- 2005

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A questo punto credo di dovervi una spiegazione

Era la fine del 2004, e secondo me era tempo di cambiare.
Il momento sembrava propizio: finita l’era eroica del mezzo, ognuno cominciava a usarlo senza più tanti metadiscorsi, per discutere di sé e degli amici davanti a sé e agli amici. Tutto ampiamente pronosticato – e anche piuttosto noioso.
Quindi era tempo di cambiare. Prima degli altri (perché è solo così che funziona), e senza troppo preoccuparsi di come sarebbe andata a finire. Si sa come vanno a finire i progetti lungamente ponderati: accartocciati nel cestino. Allora si fa così: si prende un’idea semplice e si tira avanti alla giornata (perché il senso di un blog rimane questo: alla giornata). Poi, verso l’estate, si fa una pausa, si tirano le somme, e si conclude. Facile, no?
No?

L’idea
Allora, vediamo, prendiamo il blog, e vediamo come può evolvere in qualcosa di diverso. Non stiamo parlando di rifare il template, la carrozzeria. A quello son capaci tutti. No, è tempo di modifiche strutturali.
Si fa presto a dire. Cos’è la struttura di un blog? Il calendario. Possiamo modificare il calendario: per esempio, mandarlo avanti. Quanto tempo in avanti? Parecchio, altrimenti che senso ha? Ma devo ancora essere vivo e pensante. Vent’anni, ottimo, così mi becco l’ovvio revival sugli anni ’00.
Se è un futuro prossimo, sarà naturalmente una distopia – e qui pensavo di andare sul sicuro, ormai è un genere più codificato del western. Anzi, meglio non esagerare. Mantenere un respiro crepuscolare: niente topi cupi, un grigio indistinto. Una società dove tutto è permesso ma tutto è noioso. Il grande Echelon ti guarda, ma nessuno ha voglia di mettersi lì a guardare tutti i nastri del grande Echelon, sicché alla fine tutto questo gran controllo va in vacca. E non è tutta colpa di Berlusconi o Bush, ovvero: sì, in parte è colpa loro, ma anche mia, perché è un futuro che ho immaginato io, e ci ho messo molti difetti che sono miei prima di essere di Berlusconi e Bush. In pratica, cosa accadrebbe se io e Berlusconi avessimo la possibilità di governare insieme per vent’anni? Leggete 2025 e lo saprete. Beh, sembrava una buona idea. Se avessi avuto più tempo per svilupparla, senza dubbio l’avrei appallottolata e indirizzata nel cestino, ma così, di primo acchito, una sera di nebbia, sulla nazionale per Carpi…

Postmoderno è chi il postmoderno fa
"Ma dove trovi le idee?" Di solito, le copio agli altri. Fanno tutti così. Genius is 1% inspiration and 99% perspiration. Parlare di genius, in questo caso, mi sembra inopportuno; garantisco in ogni modo che la mia formula è 100% traspirazione (e il risultato si vede, direte voi).
Però bisogna chiarirci su cosa intendiamo per citazione. La citazione in sé e per sé non m'interessava. Non m'interessa far sapere a chicchessia che ho letto Orwell, Bradbury (in realtà ho visto solo il film), l'Apocalisse, i profeti Ezechiele e Daniele, il primo romanzo del ciclo Left Behind (una noia infernale), qualcosa di Dick (non saprei neanche cosa), niente del cyberpunk (ma penso di averlo respirato), Infinite Jest, Marco Polo… il gioco all'"indovina chi sto citando adesso" non m'interessava minimamente.
Quello che m'interessava era ragionare sopra questo mio immaginario distopico. Prendiamo ad esempio Fahrenheit 451: cosa mi ha lasciato? Qual è la mia posizione, oggi, nei confronti della letteratura apocalittica? Credo che sia un genere interessante, e che valga la pena contribuirvi? Il dibattito era aperto – naturalmente in classe sbadigliavano.
Il senso finale (qualcuno potrebbe esserselo perso) è: no. In fin dei conti (anche se considero a tutt'oggi 1984 uno dei più poderosi oggetti letterari mai scritti) penso che gran parte della letteratura apocalittica sia il frutto di un egotismo malato ("dopo di me il diluvio", ecc.) e che, a furia di immaginare apocalissi, rischiamo prima o poi di avverarle, come di solito si avverano le profezie. Il caso di Left Behind mi sembra eloquente – ma anche Matrix, coi suoi fumi gnostici, non è il prodotto dello stesso brodo di cultura di Al Quaeda? Dimentica tutto quello che vedi e che senti, sono solo idiozie, la tua vera vita è altrove, e devi combattere per tornarci… tutto questo, non è terribilmente pericoloso?

Ma se è terribilmente pericoloso – se è roba che scotta, come i libri di Montag – allora perché ho voluto provarci anch'io?
Non lo so. Forse perché poteva essere divertente. Scottarsi. Ogni tanto.
Non lo farò più.

Questa è letteratura, (stronzi!)
Una cosa che mi era rimasta sul gozzo, adesso posso dirlo, è il non essere mai stato considerato un blog narrativo. In parte è colpa mia, naturalmente. Forse bastava mettere fuori un cartello: Ehi, sono anch’io un blog narrativo. Sembra politica, ma è letteratura. Sembra filosofia, ma sono solo storielle. Sembra diario, ma è narrazione...
Forse bastava partecipare a qualche discussione. E’ paradossale questo signore che pretende di farsi leggere sull’internet ma non ama le discussioni. Un cuoco che non ama i fornelli. In ogni caso, se avessi mai fatto qualcosa di diverso, era inteso che sarebbe stato a carattere scopertamente narrativo. Così se ne sarebbero accorti, quelli…

Scusate, come non detto
Un anno dopo, sono più che mai contento che non se ne siano mai accorti, quelli. Visto com’è andato l’esperimento. A un certo punto del 2025, ho ricominciato a consultare febbrilmente il contatore, ma con un atteggiamento nuovo: non più “vediamo quanti visitatori abituali riesco a conquistare questo mese”, ma “vediamo quanti riesco a perderne”. Passare da una media di quattrocento giornalieri (con picchi di 450) a centoottanta (con picchi di 200) mi ha regalato una sorta di perversa gratificazione. Visto che tutto sommato le cose andavano male, era molto meglio che nessuno se ne accorgesse.

Però, devo dire, sono un poco stupito che non se ne sia accorto davvero nessuno. In una s-comunità estesa di persone che non fanno che scriversi addosso, dove ci sono siti fatti apposta per parlare male di altri siti fatti apposta – e sono i più consultati – e a ragione, perché spesso sono quelli scritti con più talento e partecipazione – non c’è stato nessuno, ti giuro, nessuno che si sia alzato a dire: Leonardo è scoppiato. Possibile che nessuno abbia voluto infierire? Facevo così pena? No, il fatto è che i più non se ne sono accorti. Mi hanno lasciato perdere e basta. Per stroncarmi bisognava leggermi e leggermi stava diventando sempre più faticoso. Ecco come mi sono salvato dai critici: li ho ammazzati sotto quintali di narrativa scadente. Per altro, qualche critica mi avrebbe fatto bene. Ma… no, non mi sentivo ancora pronto.

(Per correttezza, bisogna aggiungere che non ho semplicemente perso accessi: ne ho anche guadagnati. C’è gente che ha iniziato a leggere questa roba senza conoscere quello che facevo prima, e che mi apprezza proprio per questa roba. Sono un po’ imbarazzato nei loro confronti. Per fortuna sono pochi).

Ma che braaaaaaahung…
Poi ci sono quelli che in generale apprezzavano, ma col tempo hanno iniziato a sbadigliare sempre più di frequente, e hanno concluso che non era colpa mia, ma del mezzo: la narrazione a lungo respiro non si adatterebbe al ritmo quotidiano del blog. Per cui hanno lasciato perdere le puntate settimanali e si sono ripromessi di leggersi il malloppo finale, magari raccolto in volume, o al limite in pdf.
Io ringrazio per la fiducia, ma purtroppo non sono d’accordo. Continuo a pensare che ci sia spazio, sull’internet, per il caro vecchio feuilleton a puntate (scritto magari da uno bravo). In ogni caso provateci pure, adesso, a rileggere il tutto come se fosse un’opera conclusa. Provateci, su. E poi ditemi se funziona.

Funziona?
No.
La trama è al tempo stesso esile e astrusa. I personaggi sono pure macchiette, alcune sembrano prese di pacca dagli stereotipi della letteratura di consumo (con tanto di cappello a chi questa roba riesce anche a renderla consumabile). Alcuni – prevedendo forse il flop – si levano dai piedi diversi mesi prima del finale. E questo era l’esperimento che avrebbe dovuto dimostrare a tutti le potenzialità narrative di Leonardo? Come la mettiamo?

Di fronte a queste critiche ovvie, che nessuno mi ha fatto ma che ero in grado benissimo di farmi da solo, la mia linea di difesa è: non è un romanzo. Voi pensavate che fosse un romanzo, ma io non mai detto che volevo fare un romanzo. Quando vorrò fare un romanzo, ve lo dirò, e voi vedrete che se m’impegno so fare un romanzo bellissimo, ma stavolta no. Volevo fare un’altra cosa. L’intreccio era solo un pretesto, l’ho voluto apposta esile e astruso, in modo da attaccarci qualunque cosa mi venisse in mente. Anche i personaggi erano un pretesto, alcuni li ho lasciati appunto al livello di macchiette proprio perché un approfondimento psicologico non m’interessava punto, quella è roba da romanzi e io non volevo farne. Al momento. Questa è la mia linea di difesa.

Il 2025
Ma se davvero non volevo fare un romanzo, cosa stavo facendo, esattamente? Se non m’interessavano i personaggi, né la trama, qual era il punto?
Tutto sommato il punto restava il buon vecchio blog. Chi ha smesso di leggerlo pensando di non riuscire più a capire cosa stava succedendo, secondo me si è sbagliato. Non stava succedendo niente di particolarmente nuovo. I post continuavano a parlare di quello che accadeva nel 2005 – da una prospettiva distorta, certo, ma nemmeno tanto. Si parla del Live 8 e degli uragani, del referendum e della morte del Papa. Con l’idea che molto spesso gli avvenimenti possano cambiare di significato in vent’anni: ricordare l’attentato in Inghilterra solo per la tempesta di messaggini che la Farnesina mandò a tutti i cittadini italiani residenti a Londra, o l’11 settembre perché la cessazione improvvisa di tutti i voli sul continente nordamericano rese possibile calcolare l’influenza delle scie dei jet sul riscaldamento globale. Ecco. Si trattava di smuovere un po’ di polvere di ovvietà dai fatti di cronaca. Purtroppo oggi il blog molto spesso funziona da catalizzatore di ovvietà. Se c’è un incidente devi dire “oh, quanto mi dispiace”. Se il tuo avversario politico fa una cazzata devi scrivere “yahoo, sono contento”. Cacofonia, inutile, pura funzione fatica – che fatìca. Volevo anche prendermi una vacanza da tutto questo.

In realtà, senza dialoghi e senza flame, mi sono sentito piuttosto solo. Ben mi sta.

Il 2005
Tutto questo, in realtà, non è molto importante. È possibilissimo che si sia trattato, alla fine, di un fallimento. Un passo più lungo della gamba. Qualche anno fa mi avrebbe steso, adesso no. Durante l’anno la preoccupazione dover terminare una storia ambientata nel 2025 è scivolata piuttosto sul fondo della lista delle mie priorità.
E' stato un anno discretamente difficile, il 2005; non sto a spiegare il perché. Ma soprattutto è stato un anno molto offline. Certe sere l’idea di mettersi a tavolino a continuare la storia di un cinquantenne che vivacchia nel 2025 mi suonava assurda. Il fatto è che man mano che vado avanti nella mia vita, il blog funziona sempre meno come fonte ausiliaria di gratificazioni. Questo è buono per me. Per i lettori, non so. Non credo.

E nel 2006?
Per il primo semestre, almeno, pensavo a una cosa molto politica. Perché mi fa rabbia questa cosa, che molti non si siano resi conto quanto questo blog sia un oggetto politico. Anche quando sembra narrativa, in realtà è politica al 100%. Quest’anno poi abbiamo le elezioni, e non vorrei ripetere la figura di cinque anni fa, quando iniziai a preoccuparmene solo a frittata fatta. In realtà vorrei essere più serio e costante in quello che faccio. Più attendibile. Se poi le elezioni le perdiamo anche stavolta…

…nel secondo semestre si vedrà. Secondo me con un po’ di sforzo il feuilleton può funzionare. Insistendo di più sui personaggi, variando i punti di vista. (Uno dei limiti, nella prima parte, era doversi inventare tutto alla prima persona. Quando ci ho rinunciato mi è sembrato di cominciare ad ingranare, non so se qualcuno ha provato la stessa sensazione). Ecco, più protagonisti, più storie, intrecciate tra loro – in pratica, una soap. Ma non credo di esserne capace - vediamo cosa ci riserva il futuro.
Non posso che concludere con le parole che Tim Burton mette in bocca al mio eroe, E. D. Wood Jr, al telefono col suo primo produttore: se mi rendo conto di aver realizzato il peggior film di fantascienza di tutti i tempi? Beh, il prossimo sarà migliore.
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- 2005

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La fine ????

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La fine ?????

Sono felice di informarvi che Leonardo adesso sta meglio, dopo un lungo periodo confusionale in cui ha perso molti dei suoi abituali lettori (a un certo punto anche sua mamma non ce l'ha fatta più a continuare).

Anzi, colgo l'occasione per ringraziare tutti i lettori che hanno tenuto duro e sono venuti a leggerlo in questa lunga parentesi di follia. A un certo punto avremmo voluto staccargli la spina (del modem, intendo), ma gli specialisti ci hanno detto di no, che il blog poteva essere un'ottima terapia (tra una seduta di cyclette e l'altra), e che le visite e i commenti dei lettori potevano aiutare a sbloccarlo, anche se lui all'apparenza non riusciva a sentire né a leggere niente.

Come forse qualcuno ricorderà, io (Arci) sono il responsabile dell'incidente che ha proiettato Leonardo nel… nel delirante futuro della sua immaginazione. L'anno scorso usai il mio amico come cavia per una mia invenzione. È tutto documentato qui.
Si trattava di uno strumento dalla concezione rivoluzionaria che doveva aiutarci a immaginare proiezioni della realtà più realistiche; perché noi, intesi come genere umano, siamo fatti male, sbilanciati sul passato: abbiamo troppa poca memoria e poca immaginazione. Così quando immaginiamo un futuro, non riusciamo mai a trovare le tonalità intermedie: tendiamo a vederlo tutto nero, oppure tutto rosa e azzurro, insomma, mai nella tonalità giusta, che è il grigio. la mia invenzione doveva servire a immaginare futuri un po' più grigi e praticabili. Sarebbe stato un passo decente per l'umanità.

All'inizio l'esperimento sembrò un fiasco. Leonardo ha continuato a scrivere una manciata di post come se nulla fosse. Le cose hanno iniziato a complicarsi a gennaio, forse in seguito agli stravizi natalizi. A un certo punto, L. si è proiettato vent'anni in avanti, ritrovandosi cinquantenne in un mondo di sua invenzione, in cui tutti i suoi aneliti alla libertà e alla pace universale erano stati virati in grigio. Grazie al mio apparecchio è riuscito a trasformare anche una rivoluzionaria teoria della liberazione sessuale in qualcosa di fastidioso: a cinquant'anni, L. si immaginava sposato con due mogli senza desiderarne nessuna delle due. Ma c'è di più: a un certo punto, se ho ben capito, L. è arrivato a teorizzare un sistema per ottenere la vita eterna sulla terra – a patto di renderla eternamente grigia e noiosa. Insomma, il mio apparecchio funzionava fin troppo bene.
Così l'ho distrutto.

Nelle ultime settimane l'attività onirica del paziente si era intensificata – un buon segno, a quanto pare. Io non posso fare a meno di sospettare che da diverso tempo fosse già tornato in sé, e continuasse a fare il matto solo per non perdere la faccia, stile Enrico IV di Pirandello. In ogni caso, ieri ha aperto gli occhi, ha chiesto di sapere la data, ed è corso a dare un'occhiata al frigorifero. Direi che sta tornando in sé.

Non dico che sia un bene, tornare. Anzi, se fosse per me abolirei quel verbo dal dizionario ("tornare"). Invece i condizionali li terrei. Nel suo 2025, Leonardo li aveva aboliti. Non è una grande idea, io trovo. Tra tante cose brutte e inutili che ha la lingua italiana, il condizionale mi sembra che abbia un suo perché. Non vedo l'ora di parlarne con lui, di questa e d'altre cose. E intanto vi auguro un buon Natale e un buon 2026, bambini.
Ovunque voi siate.

Arci
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- 2025 aC

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La fine???

E proprio quando il romanzo sembrava finito, senza nessuna soddisfazione per l'eroe, ecco che fuori tempo massimo mi sveglio e ho davanti la donna dei miei sogni, e nel fondo dei suoi occhi verdazzurri che mi scrutano con apprensione mi sembra di leggere ke i miei sogni sono anke i suoi.

È tutto bianco intorno. Apro la bocca per esclamare il più classico dei "dove sono", ma mi fa male tutto. I denti. Le tonsille. La lingua mi sega il palato. Mi sembra di non aver mai parlato in vita mia.

"Abbi pazienza. Le ghiandole inizieranno a produrre saliva, tra un sekondo".

È molto strano. Riesco a sentire le sue kappa. Ma come…

"So quel ke vuoi sapere. Vuoi kapire se anke questo è un sogno, o se finalm è la realtà. Mi dispiace non avere una risposta facile. In realtà posso dirti ke in questo momento ci troviamo in 1 sogno reale. Mi kapisci??? Hai fatto un passo avanti, xché prima kredevi d essere sveglio - e invece sognavi. Stavolta invece sei sikuro ke stai sognando. Hai kapito??? Ne sei sikuro. Questo è un s o g n o v e r o. Non c sono dubbi in riguardo. Io nn sono reale. Però t sto dicendo la verità. Non trovi ke sia 1 passo avanti??? Io trovo ke sia 1 passo avanti!!!".

Io no, ma non riesco a obiettare niente.

"C'è un'altra kosa difficile da mandare giù. Tu non sei esattamente tu. L'originale, intendo. 6 un klone. Preciso identico all'originale. Kon gli stessi rikordi, le stesse sinapsi cerebrali, gli stessi vizi kardiaci. Fai un po' fatika a parlare xché 6 un klone e 6 appena nato, nn ai mai parlato in vita tua. T dovrebbero anke bruciare gli okki".

Ora che ci penso, mi bruciano.

"Se vuoi 1 konsiglio, questa kosa della klonazione prendila kon filosofia!!! Se 6 al 100% = all'originale, tu 6 l'originale. Lui non ha nulla ke tu nn abbia. Anzi, tu hai un'opportunità in +: xché t ho preso io…"

Mi hai preso, sì. E non ti mollo più.

"…invece di quell'idiota SuperCon, Bar Taddei. C'era 1 patto preciso tra noi 2: il primo ke ti trovava poteva tenerti. T ha trovato lui (ke lavora per la CIA, se nn l'hai kapito), X cui l'originale è suo. Ma io ho fatto in tempo a kopiarti nei miei appunti".

Lasciami capire. Hai fatto un…

"Ho fatto 1 kopia-incolla, sì. In questo sogno le persone sono komposte di dati. Cifre binarie. Triliardi di cifre binarie. Ma io ho una clipboard abbastanza grande, miliardi e miliardi di terabyte, così se devo kopiare una persona, mi basta fare ctrl+C, ctrl+V, e il gioko è fatto. M dispiace solo ke sia 1 po' doloroso x te".

Tanto è un sogno e tra un po' mi sveglio.

"Io nn ne sarei kosì sicura. Nn si è ancora capito dove t sveglierai. Magari in 1 posto dove il genere umano si è estinto X una stupidissima guerra nucleare, o X un asteroide, ke ne sai??? Oppure in realtà 6 all'inferno e devi pedalare X l'eternità. Se vuoi 1 consiglio, koncentrati su qsto sogno. È la realtà migliore ke puoi trovare in circolazione. È una simulazione Xfetta, molto + logica dell'originale. È stata programmata dalle + professionali Intelligenze ARtifiCiali del settore. Ed ha vinto il premio "best strategy computer game ever"!!!

Vuoi dire k... che ci troviamo in…

"Si kiama Civilization XIII. Tu conosci già la versione VII: questa è molto, molto + sofisticata. Noi nn sappiamo esattam ki ci sta giocando: forse l'uniko uomo sopravvissuto sulla terra, naskosto al Polo Sud. O forse è il passatempo preferito in una stazione orbitante intorno al Sole, dove il genere umano si sta estinguendo X noia. L'unica cosa ke sappiamo X certo è d essere pedine in 1 gioko + grande d noi. Tu dirai: kome facciamo a essere kosì sicuri???"

Già, sentiamo, come.

"Qsta verità è stata rivelata in sogno ad alkuni d noi (noi li kiamiamo "gli illuminati"), ke dopo anni e anni d meditazione hanno visto davanti a sé, X poki istanti, il Grande Kodice Sorgente. E hanno kapito. Qsta realtà in cui viviamo, ci riproduciamo e moriamo, è solo un match di Civilization XIII, livello "principiante"', e noi stiamo perdendo!!!"

Noi chi?

"Noi saremmo l'Impero Bizantino (kapitale Istanbul), ke si estende dalla Spagna alla Siria. Fino al 2000 eravamo konosciuti kome Unione Europea, ed eravamo ankora la prima ekonomia del mondo. Poi siamo dekaduti, dekaduti orribilm. E nn riusciamo a kapire il xché. Quand'è ke le kose sono iniziate ad andare male? Qual è l'errore fatale ke abbiamo kommesso? Se riuscissimo a risalire a quell'errore fatale, potremmo fare Ctrl+Z fino ad allora, e ripartire kol piede giusto e vincere!!!"

Probabilmente commetterete un altro errore nel turno successivo.

"E allora faremo Ctrl+Z di nuovo, e d nuovo e d nuovo, finké nn vinceremo!!!"

Ci tenete così tanto, a vincere?

"I nostri Illuminati hanno sviluppato una Fede nella Vittoria. Secondo loro, le pedine del vincitore del Match successivo nn muoiono, ma vengono klonate al livello successivo, "capotribù".

La metempsicosi nei videogiochi. Ci sta. Voglio dire, in mancanza di un altro motivo per vivere o morire.
Ma io che c'entro, scusa.

"Allora abbiamo mobilitato tutte le pedine X cerkare di capire qual era stato l'Errore Fatale nella nostra storia + recente. E alla fine i nostri esperti hanno scoperto una katena di causalità ke risale fino al novembre 2004 (anno del match, nn anno reale)".

E cosa è successo nel novembre 2004?

"Hai lasciato il frigorifero aperto".

Embè?

"Il giorno dopo, la bistekka ke volevi cucinarti nn era freskissima".

Beh, quando succede, d solito ci metto del…

"Pepe verde. Hai un po' esagerato kol pepe verde. La settimana successiva hai avuto un'infiammazione alle emorroidi".

Ma come fate a saperlo?
"È tutto nel backup, i nostri Illuminati hanno accesso ai file di backup. Con le emorroidi infiammate, tu nn potevi + sederti sul sellino della tua bicicletta quando andavi a prendere il treno".

Ah, sì, ricordo. È quella volta che ho rotto un pedale.

"Con il tuo peso hai rotto 1 pedale e perso il treno, ti sei molto arrabbiato con te stesso, e hai deciso ke dovevi dare una svolta alla tua vita, dimagrire e sospendere il blog, ke ti faceva perdere troppe ore seduto davanti al PC".

Ma continuo a non capire cosa c'entra.

"Una settimana dopo hai incontrato Defarge al Bar Taddei, e vi siete messi a discutere. Di chiudere i blog, di scendere in campo, di darsi da fare... Da quella discussione è nato il germe del Teopop".

Ma no… il Teopop sarebbe nato anche senza d noi.

"Forse. Ma almeno in qsto match è nato grazie a voi. Una dozzina d'anni dopo l'Italia, allagata e Teopopizzata, si è stakkata dall'Unione Europea, ke è risultata squilibrata verso est. La scissione tra Europa e Italia c ha fatto perdere i nostri punti d vantaggio sui gialli e gli azzurri!!!"

I gialli sono i cinesi e gli azzurri…

"Gli amerikani, esatto. Xciò i miei Illuminati Principali mi hanno mandato in qsta palude padana del kakkio. Lo skopo della mia missione era clonarti, istruirti, e rispedirti nel backup del novembre 2004, in tempo xché tu possa kiudere il frigorifero e nn condire con il pepe la bistekka fatale. Nn soffrirai + d emorroidi, nn chiuderai il Blog nel gennaio 2005, tu e Defarge nn darete vita al Teopop, e Bisanzio vincerà il match!!!"

E di me k… che sarà?

"Verrai kon noi nel livello «capotribù»".

Con te?

"Kon noi".

Non sono sicuro di volerlo fare. Voglio dire, a che pro vivere, riprodursi, morire, rinascere per l'eternità? È davvero Civilizzazione questa? Forse non è il gioco che fa per me.

"Rikordati ke 6 solo 1 klone. Io ti ho fatto e posso cancellarti e rifarti d nuovo".

Fa così: cancellami e rifammi. Vedrai che ti dirò la stessa cosa.

"Ok, hai ragione, è il sesto klone ke mi ripete 'sta stronzata. Mi arrendo. Kosa devo fare X convincerti?"

Beh…

"Nn posso crederci. Davvero. T ho appena detto ke questo è 1 sogno, una simulazione, un videogioco di strategia. Sul serio vuoi una prestazione sessuale dalla pedina d un gioko d strategia??? 6 MESSO COSÌ MALEEEEE???"

No, non è la prestazione sessuale.

"Noooo???"

Non la prestazione sessuale in sé, perlomeno. Io voglio vivere con te, Aureliana. Una vita intera, nel livello "Capotribù". Due cuori e una capanna - areremo le terre verdi e costruiremo granai e biblioteche. Faremo tanti figli biondi e…
"E tu mi tradirai kon tante skiave more, kredi ke nn ti konoska??? Lo sai ke 6 fondamentalm poligamo??? LO SAI??? Ti rendi konto ke hai fatto un'intera rivoluzione soltanto X sposarti 2 mogli invece ke 1??? E ke se nn c'era quel puritano d Defarge a frenarti, probabilm avresti imposto X legge il quadrimonio, il pentamonio, l'esamonio, l'enne-monio???"

Ma questo è successo nel livello "principiante", Aureliana… sono cresciuto.

"Vabbè, tanto nn ho scelta. E sia, prometto d sposarti, nel 2026. Ma ora t devo mandare nel 2004. Ricordati d kiudere il frigo".

Come, non facciamo sesso prima?
"Pensavo ke la prestazione sessuale in sé non t'interessasse".

Ma no… si faceva per dire… in realtà io…
"C rivediamo tra 21 anni. E mi rakkomando, LO SPORTELLO DEL FRIGO. È MOLTO IMPORTANTEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"
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- 2025

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La fine??

Caro Leonardo,
bentornato tra noi. Scusa se in questo momento non siamo vicino a te, come vorremmo. Dobbiamo lavorare, lavorare tenacemente, e questo ci ha impedito di essere presenti al momento del tuo risveglio. Inoltre, la Medicina Umana prevede che il paziente si risvegli da solo, e in solitudine prenda coscienza della realtà. Per questo motivo ora tu leggi queste parole proiettate sulla parete. Se le metti a fuoco correttamente, significa che sei sveglio e hai recuperato del tutto il senso della vista. Questo è molto positivo. La tua madre – l'Umanità – ha bisogno anche dei tuoi occhi.

Alcuni di noi – che ti hanno conosciuto prima dell'incidente – hanno pensato di farti cosa gradita dando a questa proiezione l'aspetto del tuo vecchio blog. Sostengono che questo avrà un effetto rassicurante su di te. Non c'è motivo nel dubitarne. Ma se questa forma grafica non ti piace, non hai che da premere il pulsante blu del tuo telecomando.

Se i tuoi occhi mettono a fuoco correttamente, ora avrai fatto una piccola pausa, e i tuoi occhi saranno tornati sulla data, che prima avevi scorso sbrigativamente. Non è sbagliata: oggi è il 19 dicembre del 2025.
Questo significa che per vent'anni sei stato in animazione sospesa – in seguito a un incidente frontale con un'autocisterna sulla Strada Statale Goitese, nel gennaio del 2005. Perdonaci, ma non c'è un modo più gentile per dirtelo. La Medicina Umana rifugge l'eccessiva indulgenza nei confronti dei pazienti e non ha tempo per i percorsi graduali di autocoscienza. Può darsi che questa rivelazione ti renda pazzo – noi ci auguriamo di no e, pur partecipando al tuo comprensibile dolore per gli anni di fiero lavoro che ti sono stati sottratti – speriamo che tu superi presto questa fase di autocommiserazione e possa al più presto unirti a noi nel lavoro tenace. A cinquant'anni hai ancora molta energia da donare alla tua madre – l'Umanità. E hai molti figli da nutrire e da salvare.

Il mondo in cui rinasci oggi, Leonardo, è molto più giovane di quando l'hai lasciato. Più della metà dei suoi abitanti sono nati in questi vent'anni: sono tutti tuoi figli, e tu hai concreti doveri nei loro confronti. Se decidi di non impazzire e di unirti a noi nel lavoro tenace, dovrai accettare i nostri quattro principi.
Il primo principio è: dimentica il passato. Tu provieni da un'epoca che noi, volenti o nolenti, ci siamo dovuti lasciare alle spalle. Un'era di ingiustizia e soprusi, disordine morale e miseria materiale, in cui gli uomini erano divisi in Nazioni e in Classi, in perenne lotta cruenta tra loro.
Sappiamo che, per quanto terribile ed ingiusta, quell'epoca ti era cara, perché è l'unica che hai vissuto. Sappiamo che tutto sommato allora le cose non andavano troppo male per te, membro di una classe media in una nazione parassita del Nord del mondo. Ma chi è nato in questi ultimi vent'anni, Leonardo, ha un'idea molto diversa in proposito.

Dimenticare il passato, significa rinunciare a gran parte di quello che eri. Da oggi non sei più membro di nessuna classe media. Non hai più nessuna nazionalità, che comunque non ti servirebbe più. Non hai più nessuna religione – perlomeno, nessuna pratica religiosa giustificherà le tue eventuali astensioni dal lavoro tenace. Non sei nemmeno più un "uomo bianco" – nessuno ti considererà come tale. Potresti chiederti, allora: se non sono più tutte queste cose, chi sono?
Questo è il secondo Principio, la legge dell'Umanità. Essa dice: Tu sei umano. Niente di più, niente di meno.
Ogni cosa che è umana ti riguarda. Ogni umano è tuo figlio o tuo padre, ogni umana è tua figlia o tua madre. Ogni umano che muore, tu l'hai ucciso. Ogni umano che vive, tu l'hai generato. Questa è la legge dell'Umanità. Sei libero di accettarlo; ma sappi che se non lo accetti, non potremo più nutrirti. Altre bocche hanno bisogno del tuo cibo.

Il terzo principio che devi seguire, è la legge del Lavoro. In questi vent'anni, mentre dormivi, altri lavoravano per te. Ora è tempo di restituire ciò che ti è stato offerto, lavorando tenacemente. L'Umanità ha bisogno delle tue mani, dei tuoi occhi, della tua voce, della tua mente. L'Umanità è spiacente di non poterti chiedere il lavoro delle tue gambe, che hai perso nell'incidente (sappiamo che spesso, nel sonno, sei convinto di agitarle; purtroppo non pedalerai più. Ma forse sognerai per sempre di pedalare).

A questo punto hai diritto a una rapida spiegazione. Dai tempi in cui l'hai conosciuta, tua madre – l'Umanità – è radicalmente cambiata, e non in peggio.
Gran parte del cambiamento non è dovuto a qualche guerra o rivoluzione – come forse già immagini – ma a un asteroide. Si chiama Apophis, è stato scoperto nel Giugno del 2004, ha un diametro di 390 metri, e tra undici anni entrerà in collisione con il nostro Pianeta. L'impatto scatenerà un'energia pari a centomila Hiroshima; la polvere oscurerà la terra per qualche decina d'anni, causando l'estinzione di tutte le forme di vita pluricellulari sul pianeta (eccezion fatta per qualche cocciuto scarafaggio).
Preveniamo la tua prima obiezione: no, non si può bombardare l'asteroide, come nei film catastrofici della tua epoca corrotta. I detriti del bombardamento potrebbero causare una distruzione anche peggiore – è un rischio che non possiamo correre.
La realtà è che l'Umanità non ha possibilità concrete di sopravvivere a una catastrofe del genere sulla Terra. Nessun bunker sotterraneo sopravvivrà alle scosse telluriche che seguiranno all'impatto. Col genere umano, perirà tutta la sua cultura: millenni di arte, letteratura, indagine sui segreti dell'Universo, sparirà nel nulla. L'unica possibilità di sopravvivere, è trasferirsi su stazioni orbitanti intorno al Sole (l'orbita della Terra verrà probabilmente sconvolta dall'impatto con l'asteroide).

L'Umanità ha preso coscienza del problema sedici anni fa (2009), relativamente tardi. Da allora, tuttavia, tutti i membri delle Nazioni Unite hanno fatto un concreto passo indietro e hanno deciso di fondersi in un entità sola, con l'unico scopo di perseguire con ogni mezzo la sopravvivenza dell'Umanità. Uno staff di filosofi e teologi di ogni fede laica e religiosa ha messo a punto un Umanesimo Provvisorio, che dal 2011 è legge marziale per tutti i sette miliardi di abitanti. (Sì, siamo solo sette miliardi. La procreazione è stata rigidamente limitata). L'economia capitalistica è stata momentaneamente sospesa, dal momento che nessuna libera concorrenza ci permetterà di schivare l'asteroide con più precisione o più in fretta. Gran parte dell'industria bellica mondiale è stata riconvertita, al fine di produrre le stazioni orbitanti che a partire dal 2020 stanno disperdendo l'Umanità sotto ai 35 anni in un'ellittica intorno al Sole. Siccome sappiamo che le possibilità di sopravvivenza di queste stazioni non sono altissime, abbiamo deliberato di inviarne il più possibile, nella speranza che l'equipaggio di una su dieci sopravviva e possa tornare sulla Terra quando sarà nuovamente abitabile.

Queste decisioni, prese in uno stato di emergenza e disperazione, hanno provocato in capo a qualche un fenomeno inatteso. La pianificazione mondiale ha ridotto sensibilmente le differenze tra Nord e Sud. Lo sforzo dell'industria bellica riconvertita ha provocato una sorta di boom economico nei Paesi del Sud dove la manodopera era comunque a buon mercato. La razionalizzazione ha ridotto gli sprechi e ha eliminato tanti rami secchi e marci dell'economia mondiale – sono stati liquidati i signori della guerra, i consulenti finanziari, gran parte degli avvocati e dei pubblicitari (uno su dieci è stato riassorbito negli uffici di Propaganda Umana).

Per farla breve: l'Umanità ha finalmente trovato il prodotto ideale: la sopravvivenza. Tutti la vogliono, e sono disposti a lavorare tenacemente per averla. La sopravvivenza non ha bisogno di molto marketing. Nelle scuole tutti la imparano volentieri, sin dalla più giovane età. I preti di ogni religione non hanno altra scelta che includerla nei loro sermoni. Nel mondo che troverai qua fuori, ogni gesto quotidiano è giudicato secondo un solo parametro: aiuta o no i miei figli a sopravvivere? Questa è la domanda che ogni Umano si fa, ventiquattro ore al giorno. E non c'è molto tempo per decidere, perché – questo è il quarto principio che devi accettare – abbiamo una fretta dannata, Leonardo. Non c'è tempo per fare tutte le cose bene.

Sappiamo che nel tuo passato amavi scrivere storie sul futuro – e che spesso lo immaginavi grigio, freddo: una proiezione delle tue delusioni. Il mondo qui fuori non è così. Forse è un po' troppo spigoloso per i tuoi gusti. Ma è un mondo pieno di speranza. La speranza è giovinezza, la speranza è fede. La speranza ci ricompensa da tutti gli errori che facciamo – sappiamo di non essere infallibili. Tutto sommato il nostro mondo non è così diverso da quello in cui tu avresti sperato di vivere, se avessi avuto mai la fantasia per immaginarti un futuro ideale. Ma tu preferivi sognare futuri deludenti, eroi infelici, illusioni frustrate. Noi non tolleriamo questo tipo di fantasie, è bene che tu lo sappia. Viviamo proiettati verso lo Spazio, e non abbiamo bisogno di grilli parlanti. La Morte è sempre nei nostri pensieri, e si avvicina a una velocità di Xmila chilometri all'ora.

Bene. Se sei arrivato fino a questo punto, la situazione dovrebbe esserti sufficientemente chiara (e se non lo è, ciccia, non abbiamo così tanto tempo). Ora tu devi decidere, in breve, se decidi aderire all'Umanesimo Provvisorio o no. Te lo riassumiamo in breve.

I PRINCIPI DELL'UMANESIMO PROVVISORIO:
1. (OBLIO) Lascia perdere il passato
2. (UMANITA') Tu sei umano. Ogni umano è tuo figlio o tuo padre, ogni umana è tua figlia o tua madre.
3. (LAVORO) Lavorerai tenacemente, perché i tuoi figli sopravvivano.
4. (FRETTA) Abbiamo una fretta dannata, non possiamo fare tutte le cose bene

Se ora premi il tasto verde, tu decidi di accettare questi quattro principi, e diventare uno di noi. Un Umano. Avrai un miliardo di genitori, un miliardo di fratelli, cinque miliardi di figli, sette miliardi di amici. Lavorerai tenacemente per salvare ognuno di loro.
Se invece il dolore per la tua mutilazione è troppo forte, e il ricordo del passato troppo dolce, puoi ancora premere il tasto rosso. Tornerai al coma, continuerai a pedalare a vuoto nei tuoi sogni, ancora per qualche tempo. A te potrà sembrare un'eternità – il coma gioca questi scherzi.
In realtà – ci duole dirtelo – in capo a qualche giorno sospenderemo del tutto la somministrazione di cibo. Altre bocche ne hanno bisogno. Bocche di lavoratori. Perciò morirai di fame. Ma, per quanto ci è possibile saperlo, non te ne accorgerai e non ne soffrirai. I tuoi sogni, i tuoi mondi grigi e deludenti, sbiadiranno a poco a poco nel niente.
A te la scelta.

L'UMANITA' – rappresentata dalle infermiere del tuo reparto – ASSUNTA & CONCETTA.

PS
Ti vogliamo bene.
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La fine?

Caro Leonardo,
Ciao. Hai fatto bene a venire a leggere qui.
Ora, per favore, inspira ed espira. Forte.

Fatto?

Fallo di nuovo. Inspira ed espira. Bene.

Fallo ancora.

E ancora.

E ancora.

Di solito cinque respiri forti bastano, ma se ti senti ancora il cuore sul gozzo, per favore, modifica il post, aggiungi un altro "e ancora" per la prossima volta. Sai benissimo come si fa. Protocollo www, interfaccia blogger… è tutto come ai vecchi tempi. Proprio come piace a te. Perché è giusto farti sentire a casa.

Naturalmente, sei ancora molto nervoso, e stai pensando: "Non sono affatto a casa! Dove sono? Sto sognando? Sono in uno di quei paradisi e inferni a pedali che sogno in continuazione?"

In linea di massima, no. Sei nel mondo reale. Solo nel mondo reale c'è questo buio e questo vecchio monitor catodico MS1570P. Per favore, controlla la sigla. Se la sigla corrisponde, quasi sicuramente non stai sognando.

Purtroppo, ultimamente la tua capacità di costruire sogni sempre più intricati e realistici rende tutto più difficile. Per cui non è sicuro al 100% che tu sia davvero sveglio. Potrebbe anche trattarsi di un sogno dove ricordi di esserti svegliato e aver letto questo post sul tuo monitor M51S70P.

In ogni caso, se stai sognando, stai facendo uno dei sogni più realistici da molti mesi in qua. Ti consiglio di prenderlo per buono, come se fosse la realtà. Nella tua situazione non vale la pena di essere molto schizzinosi, nei confronti della realtà. Prendila per buona.

Non innervosirti. Ora ti spiego tutto. Questo post serve appunto a spiegarti tutto. È giusto che tu sappia, ma non devi innervosirti, perché la tua situazione è molto delicata. Bisogna andare per gradi.

1. Dove sono?

Sei in Antartide, la terra delle opportunità. Più precisamente nella Terra della Regina Maud. È un vero peccato che tu non possa uscire dalla tua tenda canadese a goderti il panorama, che è meraviglioso. In Antartide la vita ha attecchito solo da alcuni anni, eppure sembra già millenaria. È incredibile vedere certe forme di vita che arrivano qui ancora praticamente monocellulari, e nel giro di pochi mesi riescono a metter su un guscio, una casa, una palazzina. Sarà per via delle radiazioni: in ogni caso è fantastico.

2. Che anno è? Che giorno è?

Questo lo hai già capito leggendo la data sul blog – il post si pubblica in automatico ogni volta che ti svegli.
Per cui sai di trovarti davvero nel 2025. Di solito riesci sempre a conservare la nozione del tempo, malgrado i dodici mesi di sonno. Sei abituato a svegliarti brevemente verso a Natale, quando qui ci sono ventiquattr'ore di sole. Nota che la tua canadese è schermata contro ogni tipo di radiazione, luce compresa. Eppure ti svegli lo stesso.

3. Radiazioni? Che cazzo è successo?

In pratica, la fine del mondo. Respira ed Espira.
Ti ricordi di Og e Magog? L'alleanza russo-persiana che attaccava Israele, secondo il Libro del Profeta Ezechiele? Ecco. Il mondo è finito nel 2013.
Si è trattato di un errore umano. Pare che un tecnico iraniano, mentre si inginocchiava per le preghiere, abbia urtato un bottone rosso. I dispositivi di sicurezza iraniani lasciavano molto a desiderare – in breve, una testata nucleare è esplosa sulle alture del Golan, Siria.
A quel punto il presidente iraniano, per una questione di prestigio internazionale, decide di proclamare l'attacco nucleare finale contro Israele; così in mezzo a tante testate nessuno avrebbe fatto caso alla prima caduta per accidente nel posto sbagliato. Naturalmente gli israeliani – che erano già sul chi vive – non restano lì ad aspettare. Lanciano un attacco mirato a tutte le basi missilistiche iraniane, nella speranza di prevenire l'attacco nucleare.
Purtroppo – questa è la cosa più stupefacente – anche i dispositivi di controllo dell'arsenale nucleare israeliano lasciano a desiderare. Per una mezza dozzina che centrano gli obiettivi, uno finsce nella periferia di Teheran, uno nel deserto, e uno… nel Mar Caspio, nominalmente ancora territorio russo.
Beh, a questo punto, indovina un po': si scopre che l'ordigno "fine del mondo", quello immaginato nel Dottor Stranamore, hai presente? Quello per cui non appena una bomba nucleare scoppiava nel territorio della vecchia Unione Sovietica, quest'ultima avrebbe automaticamente spedito tutto il suo arsenale negli USA… beh, non era una barzelletta! Era esistita! Progettata da scienziati staliniani, poi krusceviani, che Breznev aveva purgato senza prima chiedergli se per caso non custodissero qualche segreto importantissimo! Per cui per 40 anni i sovietici avevano avuto questa favolosa arma di dissuasione, e non lo sapevano! E il meccanismo automatico aveva continuato a funzionare anche dopo la fine dell'URSS – anche se molte rampe di missili erano state smantellate, cosicché quando il missile israeliano esplode nel Mar Caspio, sono appena una ventina i missili vetero-sovietici arrugginiti che si alzano in volo e vanno a esplodere su altrettante centrali nucleari americane!
Gli americani non ci credono. Pensano a un'astuta mossa nordcoreana. Così spediscono la Corea del Nord nell'orbita di Saturno. La Repubblica Popolare Cinese se ne risente, e riduce gli Stati Uniti al territorio intorno alla tangenziale di Kansas City. Nel frattempo India e Pakistan hanno preso anche loro a palleggiarsi bombe N a raffica, giusto per non restare indietro. Finché tutti non smettono, perché il gioco non è poi così divertente, e i sopravvissuti non iniziano a morire a causa del fallout, il buon vecchio fallout dei film in technicolor, te lo ricordi? È pazzesco, no? Che il mondo sia finito come in un vecchio film degli anni Cinquanta. Che sciocchezza. Che banalità. Eppure.

4. Io solo sono scampato a raccontarla?

Non è detto. In ogni caso, gli ultimi esseri umani che hai visto in vita erano i tuoi 19 compagni di spedizione. Siete fuggiti in Antartide dove l'aria è buona, la temperatura non è rigidissima (c'è stato un discreto riscaldamento globale, in questi anni), e soprattutto nessuno vi rompe le scatole – a parte le bande armate di Pinguini Radioattivi, che avete dovuto sterminare. Dopo aver arrostito l'ultimo Pinguino, avete iniziato a litigare tra voi a un punto tale da decidere che, dal 2019 in poi, ognuno faceva una civiltà a sé. Da allora in poi vi siete isolati sempre più nelle vostre tende. Fino a un paio di anni fa vi mandavate ancora e-mail (eravate cablati), ma da allora in poi Internet ha smesso di funzionare. Forse perché i Pinguini sono tornati. O forse perché il fallout è arrivato fin qui. In ogni caso, è prudente non uscire più dalla tenda. Anche perché dovresti staccarti dalla flebo e dalla bombola ad ossigeno, e non vale la pena.

5. Perché dormo sempre?

Valium nella flebo.

6. Ho abbastanza nutrimento, ossigeno e medicinali per sopravvivere fino a quando?

Non saprei. Dormendo 364 giorni all'anno stai razionando le provviste nel modo ottimale. D'altro canto, che senso ha chiedersi "fino a quando"? Questa non è una fase, questa è la fine. Non stai aspettando nessun salvatore. Un giorno un pinguino assassino troverà la tenda e il genere umano, per quanto ti riguarda, sarà finito. Altre prospettive, a essere onesti, non ce ne sono. Devi inspirare ed espirare, essere calmo e pensare di vivere al meglio anche questa esperienza, che è l'ultima.

7. E l'energia? Da dove la tiro fuori l'energia?

Ma che domande. Pedalando. Mentre dormi, pedali: così ti tieni in forma e intanto produci l'energia che ti tiene al caldo d'inverno e fa andare questo computer. Ci hai messo un bel po' a imparare a pedalare in sonno, ma adesso non ti fermi più.

8. Mi sembra di avere già sognato tutto questo.

Già. Non fai che sognare tutto questo, in milioni di varianti diverse. A volte t'immagini interi popoli di sopravvissuti a una catastrofe che pedalano ignari. A volte sogni di svegliarti e scoprire che stai pedalando, ma in realtà stai ancora dormendo. Poi mescoli ricordi e desideri: infili i tuoi amici, i tuoi sensi di colpa nei loro confronti; i tuoi desideri (di solito ti immagini un piccolo harem personale, due o tre donne tutte per te); la politica, la guerra, eccetera. A volte ti sdoppi in personaggi diversi, con opinioni opposte: così potete perdervi e ritrovarvi e litigare tutto il tempo. Molto spesso c'è una grande rivoluzione e tu partecipi, anche se dopo un po' ti chiami fuori. A volte ti capita anche di essere torturato. Una cosa curiosa è che ogni anno tendono a ritornare i ricordi di venti anni prima. Hai costruito anche una teoria su questa osservazione – in effetti, le teorie che concepisci mentre sogni sono molto affascinanti, se esistesse ancora un genere umano da affascinare.

9. E allora che mi resta da fare?

Devi aggiornare il blog. Il blog serve a rassicurarti quando ti svegli, a fine anno: perché non c'è nulla di più tranquillizzante per te del buon vecchio blog di quando eri giovane. Così, se c'è qualcosa che vuoi aggiungere a questo post (ogni anno più o meno ci aggiungi qualcosa), scrivilo pure: ti aiuterà, l'anno prossimo, a tornare in te stesso più tranquillamente.
Come al solito, mentre premi il pulsante "Publish", inizierai a sentirti le palpebre pesanti. Non hai che da tornare sulla poltrona a pedali e chiudere gli occhi. Il resto verrà da sé, non preoccuparti. Hai organizzato tutto alla perfezione cinque anni fa.

10. Allora, Buon Natale.

E felice 2026! Ciao!

(Continua…)
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Giù in Antartide
Ci stan venti piramidi
Giù in Antartide
Ci stan venti piramidi


Il Veglio Reloaded

"E questo è quanto, Signore".
"Non ti sei scordato nulla, Agente CoPro?"
"Beh, dettagli. Una volta identificato Leonardo davanti all'obiettivo, ho provveduto a immobilizzarlo…"
"Lo hai steso con un pugno".
"Per carità di Dio, no. Una fiala di anestetico – ne avevo una scorta con me".
"Dalle comunicazioni riservate dei bizantini – stiamo intercettando i loro messaggini, sai – risulta che hai raccontato alla loro agente di averlo steso con un pugno".
"Ho preferito non divulgare… sa, la prudenza non è mai…"
"Lasciamo perdere. E poi?"
"E poi? E poi ho requisito un mezzo, ho caricato Leonardo nel bagagliaio, ho salutato Aureliana che era accorsa ad aiutarmi, e sono partito in direzione dell'ambasciata americana. Rozzo ma efficace".
"Già. Naturalmente il cancello dell'ambasciata che hai sfondato con la Nuova Topolino ti verrà detratto dal compenso finale. E poi?"
"E poi, Signore? E poi… eccomi qui".
"E il Veglio della Montagna?"
"Goddamn, Signore, stavo dimenticandomi il Veglio! Sì, dunque. Nell'ambasciata ho avuto una serie di colloqui molto franchi con Leonardo, che, stimolato adeguatamente, mi ha raccontato senza indugio la sua esperienza".
"Questo è il tipo di cose, Agente, che non andrebbero fatte negli scantinati delle nostre ambasciate".
"Signore, ma sul serio, non è stato niente! È bastato mostrargli un gancio e uno spinotto e…"
"Andiamo avanti".
"Dunque, lui mi ha raccontato come la sua fuga dalla stanza 68 sia stata organizzata da un gruppo di defargisti – una corrente eretica in seno al Teopop che…"
"Lo so cosa sono i defargisti. Su. Voglio essere a casa entro Natale".
"A un certo punto è stato prelevato da due uomini dall'apparenza vagamente artificiale, vestiti di nero con occhiali scuri. Le ricordano niente, Signore?".
"I Blues Brothers. Hey… Baby don't you wanna go…".
"No, Signore, no, anche se apprezzo molto la canzone. I due uomini lo hanno condotto in un cunicolo scavato sotto a una grande montagna – il Rocciamelone".
"Dunque la montagna c'è. C'è anche il Vecchio?"
"Pare di sì, Signore. All'interno di questa montagna, Leonardo ha perso i sensi. Quando li ha recuperati, aveva la sensazione di trovarsi all'inferno. La sua definizione di inferno è: un luogo sotterraneo dove c'è gente che pedala dappertutto, senza andare da nessuna parte".
"Un enorme fitness center".
"Possiamo anche chiamarlo così. E mentre pedalava, per un tempo che gli è sembrato infinito (almeno un paio di mesi), un vecchio che gli stava alle spalle gli raccontava come stavano realmente le cose: che il petrolio era finito, i cinesi avevano brevettato l'unico generatore di energia a idrogeno davvero economico, cosicché agli occidentali non era restato altro che ritirarsi nel sottosuolo a pedalare, per produrre l'energia necessaria: e che quello in pratica era l'inferno".
"E lui si beveva queste stronzate?"
"Probabilmente dopo due mesi di condizionamento non aveva altra scelta che ritenerle probabili. Il vecchio alle spalle gli spiegava che tutti gli abitanti dell'inferno passano la vita a pedalare senza saperlo, perché il loro cervello in realtà si trova in una proiezione virtuale chiamata Paradiso a Pedali".
"Un Paradiso a Pedali".
"Sì, in pratica i pedali creano l'energia sufficiente per far vivere il cervello in questa proiezione virtuale, che però non è così paradisiaca come uno crede, anzi: la proiezione è stata deliberatamente resa un po' noiosa e ripetitiva nel tentativo di rallentare la percezione del tempo, fin quasi a fermarla".
"Dunque, fammi capire. Nella leggenda di quel tale, il Vecchio convinceva il giovane di essere appena uscito dal paradiso".
"Qui la leggenda di Marco Polo è ibridata con quella diffusa da un film molto popolare verso la fine degli anni Novanta, Signore. Un Giovane vive una vita piatta e monotona. Un bel giorno viene contattato da persone misteriose con occhiali scuri che gli spiegano che il suo paradiso piatto e monotono è solo una simulazione, che nella realtà lui è solo un ingranaggio di un complicato sistema di produzione di energia, una specie di batteria tascabile, in questo caso una sorta di dinamo a pedali… naturalmente il Giovane è scelto, anzi, pre-scelto, per ribellarsi e porre fine al paradiso simulato".
"E per ribellarsi…"
"Il Vecchio ha persuaso Leonardo a farsi esplodere".
"Ma si è capito chi è davvero il Vecchio?"
"Impossibile. Lui sostiene di aver riconosciuto, verso la fine, la voce di Defarge – ma c'è da fidarsi di un cinquantenne che pedala per due mesi di fila in un sotterraneo? Io rimango dell'idea che Leonardo si trovasse in una proiezione virtuale. Magari gli hanno messo un casco – proprio come quelli che usava quando si faceva chiamare Arci – gli hanno fatto vedere moltitudini di persone che pedalavano al suo fianco, e gli hanno detto: questa è la realtà, la tua vita a San Petronio con le tue due mogli è solo una simulazione. E tu devi distruggere la simulazione. Ogni terrorista in fondo viene condizionato in questo modo: la tua vita quotidiana è un sogno, distruggila. È buffo che un film americano abbia anticipato il training del fondamentalista-kamikaze tipo, non trova?"
"Non ci sto capendo niente, Agente. Mi sembra tutto talmente sconclusionato. Un paradiso a pedali. Che razza di idea è? Chi è stato tanto malato da concepirla?"
"Forse non lo sapremo mai, Signore".
"Che assurdità. Va bene, Agente, direi che il tuo rapporto è finito. Arrivederci".
"Grazie Signore. A proposito, posso smettere di pedalare, adesso?
Signore?
Signore?
Perché si è fatto tutto buio, ora?

Giù in Antartide
Ci stan venti piramidi
Giù in Antartide
Ci stan venti piramidi
Giù in Antartide
Ci stan venti piramidi
Una è bianca
E diciannove, no.
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Il secondo modo di acchiappare un coniglio

E insomma, Signore, andò proprio così: alla fine di luglio Leonardo-Immacolato entrò in una Stanza 68… e scomparve. Qualcuno, in un qualche modo, lo aveva fatto evadere. Si pensò a un passaggio segreto, che non fu mai trovato. Si torchiò l'inquilino della stanza, che non disse una parola. Allora lo si condannò per favoreggiamento a tot anni, che in seguito, grazie all'interessamento di amici e ammiratori, divennero tot anni al quadrato. Ma il fuggitivo sembrava scomparso per sempre. E con lui, spariva ogni possibilità di tornare nel nostro Grande Paese con una storia decente da raccontare.

Allh gli o detto: kretino d 1 Kap Amerika, lo sai ke c sono 2 modi X dare la kaccia a 1 koniglio no?
Modo 1: lo insegui (ma e' troppo tard, lui e' stato + veloce & adesso nn lo trovi +!!!).
Modo 2: LO ASPETTI AL VARKO!!!
Ke varko??? dice lui. Nn lo so, ma prima o poi salta fuori, e allora troviamo il posto dove e' + facile ke salta fuori, & lo aspettiamo la'!!! Ma nn sapevamo in ke posto aspettarlo.


È andata così.
In via del Guasto c'erano in effetti i due tizi antipatici in occhiali scuri – il fatto d'aver poi scoperto che non si tratta di due tizi veri, ma di due software ispirati a due giornalisti del secolo scorso, non me li ha resi più simpatici di tanto. Mi hanno ficcato in una Nuova Duna bianca senz'aria condizionata, e siamo rapidamente filati via nelle paludi padane. Ogni tanto qualche indigeno devoluto ci salutava sbracciando e grugnendo. È gente simpatica, in fondo, quando non ha fame.

Devo confessare, Signore, che l'idea di attenderlo al varco mi fu suggerita da Aurel… dall'agente bizantina. La sparizione di Immacolato, in effetti rientrava in una casistica abbastanza diffusa: ogni tanto nel Teopop qualcuno scompare, per riapparire mesi dopo davanti a una centralina elettrica con indosso una pettorina esplosiva. Non ci era ancora chiaro se Immacolato fosse una semplice pedina o addirittura il Vecchio della Montagna: in ogni caso il posto più adatto dove aspettarlo era una centralina elettrica. Detto questo, nella sola San Petronio ce n'era ancora una manciata in funzione.

Qstione d qlo. Ql mattino in via Martiri di Kanale 5 poteva esserci lui o io. C davamo i turni, xché le centraline da sorvegliare erano tante!!!
Avevamo deciso ke il 1° a trovarlo se lo portava a kasa.
L'a trovato lui. RABBIA & RAKKAPRICCIO!!! (Xo'… il Kap America mi e' rimasto 1 po' simpa ;-P)


Dopo qualche ora la macchina è scomparsa in una grotta – credo che si trattasse del Grande Tunnel Subalpino, quello che secondo una leggenda dovrebbe sbucare a Lione. Ma secondo me non sbuca proprio da nessuna parte: dopo un poco mi sono addormentato. Forse per la mancanza di ossigeno.
O forse per le chiacchiere dei due. Esasperanti.
"E io ti dico che il cardinale Cirillo è fuori di testa".
"Sono d'accordo solo a metà".
"Perché sei un fighetto ignorantello".
"Non sono un fighetto ignorantello".
"Vuole dare il voto agli spermatozoi! Il voto!"
"Lo so che sbaglia. Ma non ha tutti i torti. Cioè, se ammettiamo che abbiano un'anima, perché non possono avere un voto?"
"Ma chi lo ha detto che hanno un anima?"
"C'è stato un referendum popolare".
"E tu credi nei referendum popolari?"
"Dipende, e tu?"
"Dipende, e tu?"
"L'ho detto prima io".
"Perché sei un fighetto!"
"Non è vero!"
"Sì è vero".
"Allora diciamo che è vero solo a metà, così siamo entrambi d'accordo".
"Non sono d'accordo. Tu sei un fighetto al cento percento".
"Settantacinque".
"Cento".
"Ottantasette virgola cinque".
"Cento".
"Io proprio non ti capisco. Sembra che tu non voglia dividere nessuna verità con gli altri. Ma che senso ha avere una verità, se non la dividi?"
"Che senso ha dividerla? Non è mica un pallone, la verità. Me la tengo io e ci gioco solo io".

E così, Signore, non è del tutto una colpo di fortuna se il giorno 14 del mese scorso mi è capitato di imbattermi in Immacolato-Leonardo, in via Martiri di Canale 5 (ex via Mentana) a San Petronio – proprio nel momento in cui si accingeva a saltare in aria davanti a una centralina.

Sembra ke c sia stata una colluttazione… era suXpericoloso, Leonardo poteva saltare in aria, ma il Kapitano e' riuscito a tramortirlo col suo pugno…… poi Xo' non siamo riusciti a farci rakkontare la storia, quando e' rinvenuto era ancora ½ skonvolto…

Dicevo: mi sono addormentato sulla Nuova Duna, al buio del Grande Tunnel.
Quando mi sono svegliato, non ero a Lione.
Ero all'inferno.
E pedalavo.
E una voce alle spalle mi ha detto: Caro Leonardo,
(se ha ancora senso adesso chiamarti così)
rieccoci qui, insomma. Da dove comincio?
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I ricordi puzzano – un prigioniero

Sì, quel che racconta risponde al vero. Verso la fine di luglio – non ricordo bene il giorno – ebbi un diverbio con Pioquinto, che dirigeva il reparto Nostalgia.

Vuole sapere il perché. Oh, le solite futili risse da redazione. Pioquinto, come sa, era un papista convinto… Per lui il compito del Reparto era dimostrare come già vent'anni fa il futuro Papa avesse già in mente il Teopop fatto e finito. Ci spingeva a forzature esagerate, in questo senso.
A un certo punto però passò il segno. Credo che fu quando mi chiese un pezzo su una dichiarazione dell'estate 2005. A quel tempo il futuro Papa aveva parlato dell'Italia come di una terra felice, in cui tutti i ragazzini avevano un paio di telefoni cellulari. In fede, può persino darsi che allora le cose andassero così: erano anni incredibili.
Ma Pioquinto voleva spingermi a scrivere un pezzo sull'"accorato invito all'austerità del predestinato Pontefice", e per quanto spingesse (e anch'io spingevo) il pezzo non usciva, niente. La crisi del foglio bianco – consideri che facevano 35° all'ombra, e niente elettricità: battevamo su vecchie macchine da scrivere dal nastro scolorito, e il sudore ci colava sui tasti. E Pioquinto faceva la voce grossa perché voleva il pezzo. A un certo punto devo semplicemente avergli suggerito dove infilarselo, il pezzo. E lui ha chiamato la sicurezza – due buttafuori partime – e mi ha fatto portare nella Stanza 68 del MinCul, sede di San Petronio.

Se ho avuto parua? E beh certo, che mi crede, un eroe? Io sono sempre stato sensibile a questo tipo di cose.
No, in realtà non sempre.
Fino a trent'anni io non ho mostrato un solo sintomo. Un po' di insofferenza, è vero, per certi ritornelli. Per dire, appena sentivo dire "io sono figlio di una generazione", mettevo mano al telecomando. Come si fa a dire "io sono figlio di una generazione"?
Ricordo una delle prime crisi. Fitte allo stomaco, poi vomito, diarrea, una cosa molto penosa. Per sbaglio facendo zapping ero incappato in Albano Carrisi.
Sulle prime fui incapace di collegare davvero causa ed effetto, voglio dire, l'espressione "Albano mi fa cagare" poteva avere un senso figurato, ma… non potevo davvero credere che questo signore che in realtà non conoscevo (benché ne sapessi parecchio su, di lui: ma mai abbastanza, secondo i direttori di rete) mi facesse cagare, concretamente (molto concretamente). Non sapevo ancora che in quegli stessi giorni, in tutta la penisola, centinaia di miei coetanei condividevano la mia stessa incredulità.
Nei mesi seguenti, però, divenne sempre più difficile negare a sé stessi l'evidenza. Nausea, vomito, diarrea. Foruncoli. Emicranie lancinanti. Raptus nervosi e fenomeni di autolesionismo. Fosse stato solo Albano: ma anche Celentano sortiva lo stesso effetto (il che poneva dei problemi ai palinsesti: c'era forse qualcosa d'interessante da offrirci, a parte Albano e Celentano?) E Morandi e i Rolling Stones. E i filmati inediti in esclusiva di Lucio Battisti. Fu proprio durante la trasmissione di un filmato inedito in esclusiva in un tg estivo che avvenne il primo caso d'intossicazione di massa: centinaia di chiamate al pronto soccorso in tutt'Italia, un suicidio a Viterbo e almeno tre stragi famigliari in Lombardia. In tutti i casi erano coinvolti dei trentenni, come me.

Appariva evidente che gli Anni Sessanta ci avessero stracciato definitivamente. Ma era difficile dare una spiegazione scientifica a un fenomeno siffatto. Psicosi collettiva? Sindrome? I medici scuotevano la testa: non è possibile essere davvero intolleranti agli anni Sessanta. Sono stati anni meravigliosi – sa, io sono figlio di una generazione che…
(In molti casi il soggetto tendeva ad avere una ricaduta davanti al medico).

Una risposta l'avrebbe data soltanto Arci, anni dopo, in un corollario della sua Teoria dei Cristalli che riguardava appunto l'intolleranza agli anni Sessanta (e Settanta, come purtroppo scoprimmo quando iniziammo a vomitare davanti a dibattiti su Italia-Germania 4-3 e il movimentismo e gli Anni di Piombo). Secondo Arci il ricordo può essere cristallizzato e immagazzinato così per molti anni. Perfetto. La cristallizzazione è una specie di pastorizzazione del ricordo: si perde un po' del gusto, ma in compenso il prodotto si conserva molto meglio.
Però non è che si possa conservare in eterno – dopo un po' anche i ricordi puzzano. La sindrome dei Sessanta-Settanta non era stata che l'esposizione al pubblico di una partita di ricordi pesantemente avariata. Gli operatori dell'infotainment avevano colpevolmente lasciato in commercio ricordi fuori data di scadenza. Tutto qui?

No, non tutto qui. Se siete arrivati fin qui, lo sapete che tipo era Arci. Per lui non esisteva teoria astrusa senza applicazione pratica. La sua prima e ultima domanda era sempre: "Questo può servire al Teopop?" Un nuovo modo per far soffrire la gente? Eccome se poteva servire al Teopop! Così, quando si pose il problema dello smaltimento degli anziani babyboomers (nessuno aveva più intenzione di pagare le loro pensioni, e avrei voluto anche vedere), Arci si fece promotore del progetto "Stanza 68". Trasformare innocui e ciarlieri pensionati in aguzzini. Poteva venire in mente solo a lui.

Come forsegià sa io con Arci ci ho lavorato, insomma, il settore non mi è del tutto sconosciuto. Per esempio so che c'è una stanza 68, a San Prospero, dove quando abbassano il reticolato c'è Mario Capanna che ti schizza in faccia e inizia a spiegarti quanto erano formidabili quegli anni. È due piani sottoterra, ma ugualmente si sentono le urla. A San Lazzaro c'è un posto dove ti fermano le palpebre e ti costringono a vedere Bertolucci per ore e ore. Ecco, io temevo una cosa del genere.
Mi trovo invece davanti un vecchietto mite, quasi nascosto da una pila di libri e giornali (una cosa indecente, con quel che costa la carta. Ma il Teopop non lesina certo in crudeltà).

"Oh, eccoti finalmente. Non abbiamo molto tempo".
"Ci conosciamo?"
"No. Tu forse hai sentito parlare di me. Io sono un prigioniero".
"Certo, e chi non lo è".
Fa una faccia come chi ingoia un rospo. "Io lo sono da molto tempo, Immacolato. Prima che tu…"
"Sì, certo, certo, prima che io nascessi tu eri già prigioniero, tu sei figlio di una generazione di prigionieri, e come ci si divertiva in prigione quando la tua generazione dava assalti alle prigioni, perché credevate in una prigione migliore, dove secondini e prigionieri avessero tutti insieme il diritto di bleaaaaaaaaaargh…"

Ho rovesciato il pranzo lì per lì, credo su un trattato di Spinoza. Lui ha scosso impercettibilmente la testa. Se mi disapprovava, lo faceva con un certo stile.

"Va meglio?"
"No".
"Vedo che ormai riesci a fare tutto da solo".
"Sarà l'ambiente, non so… l'odore dei libri. Com'è che hai tutti questi libri?"
"Ti offendono?"
"No, ma è…"
"È sempre così, con voi. Mi invidiate perché ho il tempo per leggere. «Avessi io il tempo che ha lui». Poi vi vergognate della vostra invidia e state male. Ma io non ci posso fare niente. Ogni tanto riesco a farmi dare un libro dalla direzione, tutto qui".
"Ma qui ce n'è parecchi".
"Sono prigioniero da molti anni, Immacolato".
"E non hai fatto altro che leggere?"
"All'inizio scrivevo anche. Scrivevo piuttosto bene. Non c'è niente come la reclusione, per scrivere".
"Lo so".
"So che lo sai. Scrivevo parole piene di buon senso, e vuoi sapere una cosa? La gente le leggeva. La gente amava le mie parole piene di buon senso. Si commuoveva. Diceva a gran voce: quanto buon senso, questo prigioniero".
"Quanto buon senso".
"Lui sì che ha capito. Lui sì che si è pentito. Lui sì che ha parole di buon senso".
"Ma non ti hanno liberato".
"No, perché? A loro piaceva leggere, tutti i giorni, le mie parole di buon senso. Che interesse avrebbero avuto a liberarmi?"
"Ma perché eri dentro?"
"Storia lunga".
"In soldoni"
"Ho desiderato la morte di un uomo".
"Tutto qui?"
"In seguito quell'uomo è stato ucciso".
"Ma questo non vuol dire che…"
Scuote la testa. "Lascia perdere. Ero giovane, avevo un certo ruolo, scrivevo già cose non del tutto piene di buon senso, erano anni difficili… forse non puoi del tutto capire. La mia generazione…"
"Bleeeeargh!"
"Ecco appunto. Mi dispiace".
"Bleeeeeargh!"
"E mi dispiace essere qui a torturarti con questa storia. D'altro canto…"
"Bleeeeeeeeeeargh!"
"…erano mesi che ti aspettavo".
"Come… come sapevi che sarei venuto?"
"Prima o poi avresti fatto incazzare Pioquinto, è matematico. D'altronde, io sono solo una pedina in tutta questa storia. Il mio compito è farti uscire dalla porta sul retro".
"C'è una porta sul retro?"
"È un passaggio segreto, come nei romanzi d'appendice. Sbuca in via del Guasto. Troverai due vecchie conoscenze che ti accompagneranno a un'auto parcheggiata. Per di qui".
"Un momento. Cosa sta succedendo?"
"Stai per entrare in clandestinità, Immacolato. Per la seconda volta. C'è un movimento di opposizione al Teopop che…"
"Bleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeargh!"
"Vedo che sei già alla bile, mmm. D'altronde puoi ancora scegliere. Qui c'è il VHS della Meglio Gioventù: scegli. Puoi accomodarti sul divano e morire di conati o…"
"C'è Defarge dietro a tutto questo, vero?"
"Non sono autorizzato a rispondere".
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Cosa c'è nella stanza 68

"E proprio quando io e Aureliana credevamo, Signore, di aver scoperto chissà quale mistero intorno a Leonardo – la sua doppia personalità, intendo, Immacolato vs. Arci – bene, proprio in quel momento lo perdemmo. Smise di venire in facoltà. Le mogli lo cercavano. Sulle prime pensammo che ci avesse scoperto. La verità era più banale: si era cacciato nei guai. Guai professionali. Guai politici.
Come forse non le ho ancora detto, Immacolato lavorava partime per il Ministero della Propaganda del Teopop, presso il Reparto Nostalgia. Pare che fosse stata la bismoglie più giovane a brigare per fargli avere quel posto, nel quale sembrava particolarmente dotato. La cosa non sorprende, visto che il reparto stesso era stato fondato da "Arci", ovvero da lui medesimo.

Gli impiegati del Reparto Nostalgia (detto anche "Progetto Duemila") sono addetti alla memoria collettiva. Riciclano materiali audiovisivi di repertorio risalenti a 20 anni fa e li trasformano nel Passato Ufficiale del Teopop. Ovviamente tagliano le cose che intendono dimenticare e far dimenticare. Immacolato aveva una buona memoria (requisito importante per lavorare al Reparto), ma che a volte lo tradiva, mettendolo nei guai. Per esempio, in occasione del ventennale della morte di Papa Giovanni Paolo II, sostenne davanti a un alto prelato di aver visto ai suoi tempi l'immagine video del Grande Papa che stringeva le mani a un dittatore cileno. Un finto ricordo, tipica illusione dell'inconscio. Ma Immacolato scelse male il tempo e il modo, e la figuraccia davanti al cardinale costò il posto al suo principale (mentre lui rimediò solo un'espulsione). In questo modo favorì involontariamente l'ascesa di Pioquinto, un viscido funzionario clericale che fu nominato responsabile del reparto. Immacolato lo conosceva già (e lo disprezzava), ma non poteva sapere che Pioquinto apparteneva alla fazione papista del Teopop – una corrente che appoggiava il Papa del Teopop, e il suo tentativo di riprendere saldamente il controllo del regime.
Pioquinto si era affrettato a richiamare Immacolato al lavoro – ne conosceva le doti e preferiva averlo con sé che contro. Ma Immacolato non era più l'impiegato remissivo di un tempo. Forse la possibilità di confidarsi liberamente a un blog aveva risvegliato in lui sopiti istinti di ribellione… fatto sta che Pioquinto si trovò più volte ai ferri corti con lui, e alla fine, per una banale divergenza di vedute, lo condannò alla Stanza 68. Non mi faccia quella faccia, Signore. Non ha mai sentito parlare della stanza 68?

La Stanza è una delle peculiarità logistiche del Teopop italiano, un po' come i bunker di cemento in aperta campagna erano la peculiarità del comunismo albanese. Ogni edificio pubblico (cioè, in pratica, ogni edificio) è equipaggiato con una stanza 68. Di solito è in fondo al corridoio, di fianco all'infermeria. A volte manca l'infermeria, ma di solito non manca la stanza 68.
Si tratta sostanzialmente di un'elementare forma di castigo, prevista dal regime: se qualcuno continua a pestare i piedi al superiore, quest'ultimo come extrema ratio può indirizzarlo alla stanza 68. Lo stesso Immacolato, nell'unico luogo dove era in grado di esercitare un minuscolo potere (la facoltà di Scienza Inutili) aveva qualche tempo prima ricorso alla Stanza 68 con uno studente che lo innervosiva. Va detto che si tratta di solito di casi molto rari; tutti preferiscono essere buoni e ubbidienti piuttosto che passare una mezza giornata nella Stanza 68. Ora lei, Signore, vorrà sapere cosa ci sia di così universalmente deterrente nella Stanza 68. Beh, non mi crederà.

La Stanza 68 è una capsula del tempo.
Contiene libri, riviste, manifesti, materiale audiovisivo, tutto risalente a un determinato periodo della storia d'Italia. E di solito, in ogni stanza 68 seria c'è anche una persona, anch'egli risalente a quel periodo, il cosiddetto "aguzzino". Da questo punto di vista la Stanza 68 risolve uno dei problemi fondamentali del Teopop: lo smaltimento di una generazione in esubero. Si tratta ovviamente della generazione nata tra il 1940 e il 1955 – i babyboomers.
Come sicuramente sa, Signore, in tutto l'Occidente la generazione del baby boom è quella che ha avuto la possibilità di crescere, mettere famiglia e conquistare il potere nella fase migliore di tutto il Novecento – e forse di tutta la storia dell'umanità: la Guerra fredda garantiva stabilità (e una relativa pace); i mercati si espandevano, c'era lavoro quasi per tutti, ecc. ecc.. Furono gli anni della conquista dello spazio e della rivoluzione sessuale, Signore, senz'altro lo sa meglio di me, non aggiungo altro. In ogni caso, già verso gli anni Ottanta questa fase di benessere stava rapidamente declinando. In alcune nazioni declinò molto più bruscamente che in altre – è il caso dell'Italia, naturalmente.

Deve sapere che durante la Guerra fredda l'Italia aveva goduto di una sorta di rendita di posizione. Voi americani avevate tutto l'interesse a mantenere a un certo livello di benessere una nazione al centro del Mediterraneo, a ridosso della cortina di ferro e del Medio Oriente. Era un modo per dimostrare la superiorità dell'Occidente, della Nato. Ma dopo il 1989, le priorità cambiarono. L'Italia doveva tornare a camminare con le sue gambe, e riprendere il mediocre destino di sottosviluppo a cui sembrava condannata dalla Storia. Questo lasciò spiazzati i babyboomers. Essi erano nati e cresciuti in un mondo pieno di opportunità. In un certo senso, pensavano che tutto fosse loro dovuto: pensioni sempre più cospicue, scuole sempre più formative, ospedali sempre più puliti, lavori sempre meno faticosi… ma questo non era più sostenibile. Economicamente.
La reazione emotiva di questi babyboomers fu devastante. Si chiusero in un passato fatto di canzoni e immagini della loro gioventù. Siccome erano la fascia di popolazione più numerosa, il mercato rispose massicciamente alla loro fuga della realtà, producendo un revival infinito sugli anni Sessanta-Settanta. Il processo regressivo fu tale, che l'Italia fu l'unico Paese in cui i babyboomers non andarono mai al potere. Nella stanza dei bottoni ci rimasero i nonni: i papà a un certo punto si rintanarono nella stanza dei giochi e non ne uscirono più.

Il Teopop – che era stato ideato da esponenti della generazione dei figli, cioè dalla mia – si era naturalmente posto il problema: cosa facciamo di 'sti bamboccioni – nel frattempo diventati tutti arzilli pensionati, assolutamente improduttivi, ma ancora pieni di voglia di raccontare dei loro anni ruggenti in cui loro sì che sapevano divertirsi ballare fare la rivoluzione? Ci sarebbero voluti ancora molti anni prima di smaltirli: i babyboomers avevano usufruito di una sanità pubblica efficiente e avevano un'aspettativa di vita altissima. Si calcolava che l'ultimo scaglione di babyboomers non avrebbe smesso di intonare canzoni di Battisti prima del 2035. Bisognava dunque rassegnarsi ad altri vent'anni di ritornelli di Battisti in tv? Qualche membro del Teopop iniziava già a parlare di eutanasia di massa.
Ma altri si opponevano. "Nel Teopop c'è posto per tutti", dicevano. "Possiamo trovare un posto anche per loro".
La soluzione definitiva fu piuttosto ingegnosa, e non mi stupirei se il diabolico Arci non fosse stato tra gli ideatori. Rientra un po' nel suo stile, per così dire. I babyboomers furono esaminati per quello che erano: un branco di sessanta-settantenni inutili e nostalgici. Che cosa potevano ancora fare, di utile?
"L'unica cosa che sanno fare è tediare il prossimo con nostalgie inutili. È una tortura".
"Già, ma nel Teopop c'è bisogno di tutto. Anche di torturare il prossimo, quando se lo merita".

E fu così che nacque il progetto "Stanza 68". Il babyboomer, detto anche "aguzzino" fu preso e isolato nella sua Stanza dei giochi – poster, libri, dischi, film, tutto il più possibile originale, tanto di quella paccottiglia ce n'era in eccesso. E quando qualcuno si comporta male… lo si manda nella Stanza 68 a farsi raccontare i vecchi tempi: la Vespa, Celentano, quel che Pasolini disse agli studenti di Valle Giulia, ecc., ecc., ecc..
Il risultato (anche solo dopo mezza giornata) è devastante. Pare che tu possa sentire le tue cellule grigie liquefarti. Non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico.
Ora che ci penso, il mio peggior nemico era lui.

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Me lo ricordo come fosse ieri – ventun anni fa.
Defarge e Arci intorno al tavolino di un bar, che discutevano.
Di chiudere i blog, di scendere in campo, di darsi da fare. Defarge forse no, ma io ricordo. Tutto.
Anche il nome del Bar.
Taddei

(Io ho pagato i caffè).


Estratto da: UNION DES ÉTATS UNIS EUROPÈENS - ISTANBUL
BUREAU CENTRAL DES AFFAIRES CONFIDENTIELLES ET RESERVÉES – STRICTEMENT CONFIDENTIEL

Rapporto finale sul caso Defarge (dicembre 2025)

Il rapporto è stato inviato dall'agente ****** (d'ora in poi "Aureliana", nome da lei assunto durante la missione) mediante il telefono satellitare celato nel suo Ipodo, attraverso un protocollo desueto che gli americani non sanno decifrare (perché non si sono mai abbassati a usarlo): il protocollo SMS. Trattasi di un sistema per inviare brevi messaggi di testo attraverso una tastiera numerica, avete capito bene, non alfanumerica, proprio numerica, pazzesco, ma è così. È un protocollo che ha avuto un discreto successo in Europa durante il boom della telefonia satellitare (anni '90-'00), per poi decadere rapidamente, resistendo soltanto come cultura residuale in quelle comunità di italiani della diaspora che sono fiorite in tutto il mediterraneo durante l'emigrazione degli anni '00-10 (nota come La Grande Fuga dei Cervelli). Questo fa sì che oggi la lingua comunemente usata per gli SMS sia una versione particolare dell'italiano, con abbreviazioni e grafie particolari che la rendono incomprensibile a chiunque non la padroneggi dall'infanzia. Perfetto per le informazioni confidenziali, no? Un po' come il dialetto degli indiani Navajo che gli americani usavano durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli americani hanno i Navajo con i loro dialetti, e noi abbiamo gli italiani con i loro messaggini.

Ciaooooooooo! Qui è sempre la vsa Aureliana!!!! Come butta???
A me, ALLA GRANDE! Ho kapito finalm il mistero d Leonardo
A malinqre, devo konfessare ke nn ce l avrei mai fatta senza il super-neo-con from USA, veram un connard (ma dooooolce…………) Lui mi a fatto leggere il blog di Leonardo!!!! & li ho capito ke c trovavamo davanti 1 psicopatico + skizofreniko + gravi rimorsi!!!
Il suX-neo-con cerkava il misterioso Arci. 6-1-scem8, gli o detto, nn ai capito ancora??? Sai fare 1+1=? Prova:
1. Arci non è 1 nome d bisbattesimo (i cittadini del Teopop anno tutti nomi d santi del calendario, es. Aureliana)
2. Dove compare X la prima volta il nome Arci??? Sul blog Leonardo, nel 7mbre 2004, in un post ke non fa ridere.
3. Ki parla sempre & solo d lui??? Leonardo!!!!
4. Leonardo è il solo membro della 1ma cellula del Teopop ke sopravvissuto dopo 20 anni. Eppure dice sempre ke nn a fatto niente d importante. Nel suo blog è terribilm evasivo.

"Era nato il Teopop. Io portavo le paste".
"Io dirigevo il traffico".
"Io preparavo il caffè"...
Ora io t chiedo: È MAI POSSIBILEEE??? Ke in 20 anni di rivoluzione tu conosci tutti i pezzi grossi come Defarge & Arci, ap., & resti sempre uno sfigato ke porta paste & caffè alle ri1ioni???? Tu c credi? Io nn c credo.
E poi: sai qnti anni di rieducazione si e' fatto qst'uomo, prima d essere riammesso nel Teopop? Credi ke facciano qsto trattam X tutti i pesci pikkoli? Maddai……

Adesso prova a fare 1+2+3+4= NON AI ANCORA KAPITO?

IMMACOLATO=LEONARDO=ARCI!!!

ARCI È 1 NICKNAME KE USAVA NEL SUO BLOG 20 ANNI FA, UN XSONAGGIO DEI SUOI POST BUFFI (ke a me nn mi fanno ridere)!!!

QNDO A LASCIATO IL BLOG & È PASSATO IN CLANDESTINITA', HA USATO ARCI COME NOME DI BATTAGLIA, PROPRIO COME ********* SI E KIAMATO DEFARGE!

È STATA 1 FIGURA D PRIMO PIANO DEL TEOPOP! HA INVENTATO IL TRIMONIO (=rapporto matrimoniale tra 3 Xsone di sesso diverso), HA ABOLITO TUTTI I CONDIZIONALI DEI VERBI E LE DESINENZE DEGLI AVVERBI, XCHE' DOPO 5 ANNI D BLOG ERA STANCO D PERDERE TEMPO CON LA CONSECUTIO E TUTTE QLLE DESINENZE!!! (lo capisco!!!)

POI PERO' QNDO IL REGIME SI È NORMALIZZATO È CADUTO IN DISGRAZIA ANKE LUI, COME DEFARGE, COME TROTSKIJ, DANTON, ROBESPIERRE: E LO ANNO INTERNATO.
FORSE LO ANNO TORTURATO (& forse no)

LUI A TRADITO IL SUO MIGLIORE AMIKO DEFARGE. LA VERGOGNA (O I MALTRATTAMENTI SUBITI???) ANNO KAUSATO IN LUI 1 SDOPPIAM DI XSONALITA'. SI È IMMAGINATO UN ALTER EGO "IMMAKOLATO", TIMIDO MEDIOKRE & INCAPACE D FARE MALE A N.1 MOSKE!!! XCHE' NN VOLEVA AMMETTERE D AVER TRADITO IL SUO AMIKO!!!

A ql punto il SuX-Neo-Con from the USA mi a detto Shit, (lui sempre moooolto fine!!! Xò mi fa ridere……), Shit, se Leonardo è Arci, Arci nn può essere il fottuto Vekkio dlla montagna ke fottutam cerkiamo.
Ma io la pensavo altrim.
Pensavo: noi conosciamo solo 1 lato d Leonardo. Il lato Immakolato. Ma se lui a una 2ppia vita? Se nel tempo libero ri-diventa Arci e ordina ai suoi sudditi d farsi esplodere? Dovevamo fermarlo!!!

[...]
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Mister T e Madame A

D'accordo, Signore, confesso. Ho avuto paura e ho disertato. Ma non è questa la mia colpa più grave, lo sa? Vuole sapere qual è, la mia colpa più grave? Aver perso la fiducia in me stesso. Non aver più creduto in me. Proprio quando ero così vicino alla meta…

(Del resto, non era facile mantenersi lucido laggiù, in un Paese sprofondato, fuori dalla grazia di Dio e dalle rotte commerciali del caffè).

Mi era bastato vedere Leonardo-Immacolato la prima volta, per convincermi di aver fatto un buco nell'acqua. Mi aspettavo un leader ancora lucido e battagliero. Mi sono trovato davanti un cinquantenne grigio, ingrassato, pavido. S'immagini che non osava rispondere alle mie domande sulla più recente storia del Teopop. Se le fece mettere per iscritto, e poi si diede malato. Col senno del poi, avrei potuto trovare sospetta tutta questa reticenza. Ma lì per lì non ci feci caso. Ogni tanto davo un'occhiata clandestina al suo blog personale: una palla. Pareva proprio che la politica non lo interessasse più: la guerra e gli attentati per lui erano solo seccature, lui preferiva parlare dei suoi lavori, della famiglia, delle corna che gli metteva la bismoglie…

Dopo un paio di mesi ero ancora all'Ospedale Maggiore – e avevo finito i soldi. A quel ho avuto paura che voi assumeste Damaso per riportarmi in America. Come ha ben detto lei, Signore, io sono una carta verde di terza categoria, e non avrei mai potuto rifondarvi i debiti con gli interessi. Così ho usato gli ultimi spicci per corrompere gli infermieri e me ne sono andato. Dalla porta, sì, dalla porta. La voce secondo cui li avrei aggrediti per poi spiccare il volo è una leggenda urbana che si è diffusa con facilità – nel suo blog Immacolato sostiene che avrei fatto saltare due denti a un infermiere. Ma quel tipo i due denti li aveva persi da un pezzo, lei non si immagina che dentature marce si vedono in giro nel Teopop.


All'inizio mi sono rifugiato sul litorale di Bologna, in una zona che mi è particolarmente cara perché vi sorge un cimitero di guerra americano. Per un poco ho campato di espedienti, pattugliando le centraline energetiche: ma i terroristi non si sono fatti vedere. Allora ho provato ad attirarli io, compiendo alcuni gesti vandalici che avrebbero potuto destare la curiosità del fantomatico Arci: un piano disperato, ora me ne rendo conto. Eppure in un certo senso funzionò. Arci non si fece vivo, ma Immacolato sì. Trovò il mio nascondiglio e mi spiegò che fino a quel momento non aveva potuto sbottonarsi per paura dei microfoni. Ma se mi aspettavo che mi rivelasse chissà quale congiura, rimasi ancora una volta deluso.

Comunque Immacolato decise di aiutarmi (probabilmente pensava di rivendermi a Damaso, come ha detto lei, Signore). Mi portò all'università, cercò di spiegarmi come usare la consolle di una playstation per navigare sul Supernet. Ha mai visto una consolle, Signore? È un trabiccolo infernale. Tasti e cloches dappertutto. In confronto l'interfaccia utente di un sottomarino atomico è uno scherzo.

Fu proprio armeggiando malamente con la consolle che m'imbattei in una studentessa del corso di Immacolato, una biondina che mi sembrava troppo sofisticata per rimanere a studiare in quel regime da cerebrolesi. Sosteneva di chiamarsi Aureliana. Iniziò a puntarmi. Ora, l'aver perso vent'anni d'età non fa comunque di me l'oggetto del desiderio di ventenni sofisticate. E infatti sul più bello saltò fuori che per mantenersi all'università lei faceva l'agente segreto part-time, proprio come me, ma per i Bizantini. E che anche lei, come me, era a Bologna per lo stesso motivo: trovare il Vecchio della Montagna.

La differenza principale stava in questo: che mentre io mi ero incaponito in una sterile pista Leonardo-Arci, lei si era persuasa che il Vecchio fosse un altro vecchio esponente del Teopop, il misterioso Defarge. La cosa strana è che anche la pista di Defarge portava a Leonardo-Immacolato. In effetti, tutte le strade sembravano portare a questo individuetto insignificante. Aureliana aveva fatto una ricerca in archivio, e si era resa conto che del primo gruppo dei "Duemilacinquisti" (i fondatori del Teopop), solo Leonardo-Immacolato era ancora in circolazione: gli altri erano tutti finiti male o scomparsi, come Arci e come Defarge.

Non mi guardi così, Signore. È vero, a quel punto accettai di collaborare con un'agente bizantina. Non avevo più nulla da perdere; le informazioni che mi dava lei sembravano più importanti di quelle che ebbe in cambio da me; e poi, era tanto carina… Lavorando in coppia speravamo di carpire a Immacolato qualche informazione in più. Lei già da più di un mese tentava di sedurlo, con scarsi risultati: pur trovandola anch'egli carina, Immacolato continuava a dibattersi in puerili sensi di colpa postcristiani. A un certo punto corrompemmo i suoi studenti (non fu difficile) organizzando un vero e proprio teatrino: al termine di una lezione Immacolato si trovò circondato da un nugolo di giovani decisi a processarlo per non so più quale reato ideologico – finché non intervenni io a salvarlo. Era una tattica psicologica mirata ad accrescere in lui la fiducia nei miei confronti… eppure alla fine fu con Aureliana che si sbottonò maggiormente, un giorno, davanti a una macchinetta del caffè del surrogato alla cicoria. In quell'occasione ammise di essere stato il collaboratore di Arci, "allo stesso modo in cui il cane di Pavlov poteva essere considerato il collaboratore di Pavlov". Una specie di cavia per i suoi esperimenti. Arci era una specie d'inventore pazzo, con un pallino per la realtà virtuale: più volte aveva fatto indossare al suo assistente interfacce cerebrali (i vecchi "caschi"). Quando Aureliana mi diede queste informazioni, qualcosa nella mia testa iniziò a prendere consistenza. Interfacce cerebrali. Realtà virtuale. Nel 1200 il Vecchio della Montagna si serviva dell'hascisc e di un castello isolato per irretire i suoi discepoli. A suo modo, anche il paradiso artificiale del Vecchio era una realtà virtuale. Ma nel 2025, in un arcipelago impantanato in mezzo al mediterraneo, che strumenti avrebbe usato il Vecchio per dare l'illusione dell'eternità?

Un'interfaccia cerebrale. Un casco.

L'uovo di Colombo. Naturalmente mi guardai bene dal dirlo ad Aureliana.


DE: NOME EN CODE 'AURELIANA'
AGENT SECRET À LA PIGE POUR LE SECTEUR DE LA MEDITERRANéE CENTRALE

Á: BUREAU CENTRAL DES AFFAIRES CONFIDENTIELLES ET RESERVéES, ISTANBUL

Ciaoooooooo!!!! Mi mankate tutti 1 casino!
(Fare la Lolita monakella perbene per un po' è sympa! ma alla lunga superpallosissimo…………)
Raccolti altri indizi ke konfermano la mia ipotesi iniziale: il Vekkio usa un Kasko-interfaccia-cerebrale per attirare i poveretti nel suo paradis artificiel. Ke merdiqo! (Ma un po' l'ammiro….……)
Devo fare attenzione al super-con americano: riskio di metterlo al korrente delle mie scoperte. Ma! Mi sembra troppo connard per comprendre alkunkè!

Vogliate gradire i miei più distinti baciooooniiiiiiiiiiiiiiiiiiii! SMACK!

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An Italian Job

Ora vediamo se ci riesco io, a fare il riassunto.

Ricapitolando.

Ti chiami Abramo Taddei e sei nato nel mediterraneo centrale, quando c'era ancora una penisola a forma di stivale al posto dell'arcipelago che c'è adesso. Bene.

Venti e più anni fa, quando dichiarammo guerra al… al… al Terrore, già, la guerra al Terrore, tu ti arruolasti volontario blogger. Gente come te era la nostra Quinta Colonna su Internet. Difendevate ad oltranza il nostro espansionismo militare e lo facevate gratis. Ma a un certo punto abbiamo persino cominciato a pagarvi. Segno che le cose andavano male, credo. Mboh.

Poi a un certo punto lo Stivale si è inabissato, tu sei emigrato da noi, e noi abbiamo smesso di preoccuparci della palude europea. Recentemente però ci siamo accorti che qualcosa bolle in pentola dalle vostre parti, e ti abbiamo proposto d'indagare. Da qualche parte, nel Mediterraneo Centrale, qualcuno giocava a fare il Vecchio della Montagna: siccome tu sei di quelle parti, ti abbiamo chiesto se lo conoscevi. Tu ci hai pensato su e hai risposto che forse sì.

Stronzate.

Però sei riuscito a vendercele: complimenti. Insomma, hai individuato un tuo vecchio nemico sul fronte di Internet, tal Leonardo, col quale probabilmente avevi una ruggine personale, e ci hai *dimostrato* che potevi portarci al Vecchio: come pezza d'appoggio hai usato alcuni suoi vecchi post, in cui lui parlava del Vecchio, o alludeva a un suo misterioso amico Arci, uno sempre con tante strane idee in testa. Come dire che… non lo so, io bloggo da quando avevo sei anni: tu potresti prendere il mio archivio e dimostrare che sono una buona pista per arrivare a Winnie-the-Pooh, o a Harry Potter, o persino al Conte Dracula, che ne so io? Voglio dire, ti sembra il modo di lavorare? Un agente segreto a… come si dice dalle vostre parti? All'italiana.

Ti abbiamo messo in contatto con un agente segreto freelance operativo sul territorio, nome in codice Damaso. Gli hai detto di trovare questo Leonardo. Lui è stato rapidissimo, bisogna dire. Nel giro di pochi giorni si è scopato sua moglie.

A quel punto hai fatto questa cosa incredibile. Hai speso tutto il budget in operazioni estetiche. Ti sei fatto togliere vent'anni di vita. E poi ti sei fatto spedire nel mediterraneo centrale in un costumino da supereroe appena scongelato, come Captain America nei primi albi dei Vendicatori. Solo dei fessi ci sarebbero cascati. I tuoi conterranei ci sono cascati. Damaso ti ha combinato un primo incontro con Leonardo.

Quando lo hai visto la prima volta, hai capito subito che eri fuori strada. Leonardo – che adesso si chiamava Immacolato – era solo un povero cinquantenne impaurito, reduce da una di quelle periodiche purghe di potere che fanno da voi. Certo, forse era solo un'astuta copertura. Forse era solo il paravento di qualcuno. Fatto sta che il povero Leonardo-Immacolato nei suoi colloqui all'ospedale non si sbottonava. Aveva una fifa del diavolo anche solo a raccontarti degli ultimi vent'anni.

A quel punto ti sei fatto prendere dal panico. Dovevi tornare da noi a mani vuote? Con tutti i soldi che ci avevi speso? E se ti avessimo chiesto di restituirli? Tu sei una Carta Verde di terza categoria, non hai assicurazioni sanitarie. Rischiavi di perdere del tutto i diritti civili e passare i tuoi vent'anni-regalo in una piantagione di soia.

Allora hai deciso di evadere dall'Ospedale – rivelando, in quella situazione, una notevole forza d'animo e muscolare. Damaso, che ti sorvegliava per conto nostro, si è volatilizzato poco dopo. Tu invece hai iniziato a farti strada nei bassifondi del Teopop, in principio come ladro di polli. In seguito come supereroe.

Come tu abbia poi fatto a dare questa immagine di maschio energico, non lo so. Forse hai usato abilmente i gadget che ti avevamo fornito. In ogni caso, avevi deciso di bazzicare dalle parti delle centraline elettriche, per vedere se ti capitava d'intercettare un martire, di risalire al Vecchio. Ma non hai trovato niente. Invece, ti ha ritrovato Immacolato. E tu hai dovuto di nuovo recitare la parte del bello addormentato che non sa cos'è successo negli ultimi vent'anni. (Sai una cosa, Bar? Credo che sotto sotto ti piace, quella parte. Credo che tu abbia una nostalgia paurosa per il 2005).

Però grazie ai contatti di Immacolato hai cambiato settore. Dai cimiteri di Bologna all'università, dove Immacolato ti ha fatto entrare come Privatista Fuoricorso. Lui – povero illuso – sperava di rivenderti a Damaso, quando fosse ricomparso. Ignaro che Damaso nel frattempo fosse già a Bisanzio sotto contratto per i cinesi…

Tu, invece, cercavi ancora una pista che ti portasse al Vecchio. L'Università e il terrorismo, si sa, vanno sempre a braccetto. Così hai iniziato a guardarti intorno, a chiedere in giro, e prima o poi hai raccattato qualcosa. Una voce, un frammento, una storia, chissà.

E adesso sei tornata a rivendercela.

È così?

"Sissignore signore, lo ammetto è così, e tuttavia…"

E tuttavia?

"Lei non mi crederà, Signore. Alla fine avevo ragione io. Il Vecchio della Montagna…"

È Immacolato?

"Sì. No. Lasci che le spieghi, Signore…"

Ancora?

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Se la Montagna non va da Taddei

L'agente CoPro BARTDD73H11F752W, con contratto a progetto ai sensi del Conspiracy Act del 2012, durante il colloquio del 21/11/2025 sosteneva:

– di aver svolto missioni Offline e soprattutto Online (blogging, networking, spamming, trolling) per la CIA da vent'anni a questa parte (prima missione dichiarata: l'operazione "Stay Besides", inverno 2005/6),
– di essere emigrato negli USA nel 2013, coronando quello che chiama "il sogno della sua vita",
– di aver ottenuto dall'Agenzia l'incarico per l'operazione "Veglio della Montagna" nel gennaio 2025 (vedi Box).

Operazione Veglio della Montagna

All'inizio del 2025, l'arcipelago-del-mediterraneo-centrale (formerly known as "Italy") è stato funestato da un'impressionante serie di attentati suicidi (suicidi?), rivolti per lo più agli impianti energetici, e soprattutto alle cabine elettriche (anche di dimensioni modeste).

Il regime teocratico che vige nell'Arcipelago (denominato "Teopop") ha reagito dichiarando guerra a un Paese confinante (la Libia), accusato di sponsorizzare gli attentatori. In realtà mancano le prove di un coinvolgimento libico negli attentati. Probabilmente la stessa dichiarazione di guerra del Papa del Teopop al dittatore libico è una semplice bluff: non risultano a tutt'oggi effettivi scontri militari tra le due nazioni. Del resto, quello che fa o pensa il Papa del Teopop ci disinteressa profondamente.

Quello che ci interessa è la matrice degli attentati. Con ogni probabilità, essi sono stati scatenati da un leader scissionista del Teopop, in grado di plagiare la coscienza dei suoi seguaci e convincerli a immolarsi a un suo ordine. Il modello è quello dei Grandi Vecchi del bacino del mediterraneo, a partire dal Veglio della Montagna narrato da Marco Polo, giù giù fino a Bin Laden e compagnia.

L'obiettivo della missione è catturare il presunto leader scissionista e studiare i suoi sistemi, che potrebbero tornarci utili in futuro, in caso di OMISSIS AI SENSI DEL LIBERTY ACT (2009).


L'agente CoPro BRRTDD dichiara ancora:
– che questa storia del Vecchio della Montagna gli diceva qualcosa, che lui l'aveva già sentita. In un vecchio blog italiano, forse…
– così si era messo a sfogliare l'archivio di www di Echelon, e bingo! in breve aveva trovato un post sul Vecchio della Montagna risalente addirittura al 2003, con interessanti paragoni tra il Veglio in questione e Bin Laden. L'autore del blog in questione era un noto agitatore comunistoide.
– Il ritrovamento era di particolare interesse, in quanto l'autore dello stesso blog (da qui in poi: Leonardo) due anni più tardi era passato in clandestinità, aderendo a una fazione politica che dopo alterne vicende aveva fondato il Teopop.
– C'erano quindi fondati sospetti che questo Leonardo potesse essere il Veglio della Montagna, o magari il suo ispiratore.

A questo punto il nostro agente di contatto obietta che questi non sono "fondati sospetti", bensì tutt'al più "vaghi sospetti" che l'agente CoPro BRRTDD avrebbe tentato di vendere all'agenzia in mancanza di meglio. L'agente CoPro BRRTDD protesta ribadendo la sua professionalità e la sua dedizione alla Causa. Dichiara altresì:

– di avere teso all'autore del blog in questione quello che lui definisce "un astuto tranello", aprendo in un ambiente Online un simulacro di protocollo www mediante il materiale prelevato dall'archivio di Echelon (vedi Box 2):

Box 2: dichiarazione dell'agente CoPro BRRTDD risalente al 3/1/2025

"Sono sicuro che abboccherà. Voglio dire, nel Teopop stanno messi da panico. Non hanno più PC funzionanti, usano vecchi residuati Commodore, stanno pensando seriamente di tornare alla macchina da scrivere e al pallottoliere. L'unica cosa che sanno ancora usare un po' sono le playstation, perché hanno conservato quelle che usavano da piccoli vent'anni fa. Bene, sono sicuro che se il tipo che stiamo cercando ha modo di usare una playstation sul luogo di lavoro, ogni tanto andrà a cercare se riesce a connettersi alla Rete col vecchio protocollo WWW. Era un blogger incallito, capite, sono cose che lasciano il segno.
Allore io faccio così: sbatto sul Supernet un po' di archivio del WWW di 20 anni fa, compreso il suo vecchio blog. Lui si ritrova davanti la sua identità virtuale di 20 anni prima, e cosa fa? Impazzisce? Forse. Ma di sicuro si rimette a scrivere. Ci scommetto al cento per cento. Non può immaginare che qualcuno lo stia spiando. Nessuno va più sul WWW, nel 2025. Così vedrete che si sbottona. Se è lui, il Veglio della Montagna, sarà la prima cosa che ci scrive. Se non è lui, ma lo conosce, ce lo dirà. Non può mentire al suo blog. Alla stanza 68, forse sì. Ma non al suo blog".

– Purtroppo il tranello, per quanto astuto, aveva funzionato solo parzialmente. Leonardo aveva effettivamente ripreso il controllo del suo blog: ma le sue testimonianze si erano rivelate deludenti. Contrariamente alle attese, egli non si era accreditato come un leader del regime Teopop, bensì come un semplice funzionario, di recente tornato da un campo di rieducazione, alle prese con la banalissima vita di tutti i giorni: il lavoro, le due mogli (nel Teopop vige la bigamia), ecc..

– Tuttavia nelle nuove pagine del suo blog, Leonardo faceva più volte menzione di un personaggio chiamato "Arci", il quale sarebbe stato un "pezzo grosso del Teopop" sin dalla sua fondazione, e avrebbe contribuito all'elaborazione dell'ideologia Teopop in vari modi: scoprendo la Teoria del Muro di Cristallo, il Corollario dei Seminaristi, inventando il Trimonio, ecc. ecc. ecc.. Ora: benché tutte queste teorie e scoperte siano note all'Agenzia, manca nei nostri files qualsiasi riferimento al suddetto "Arci". Il che appariva all'agente CoPro BRRTDD alquanto sospetto.

– Dopo un'attenta riflessione, l'agente CoPro BRRTDD concluse che il termine "Arci" non era da considerarsi un nome di bis-battesimo (tutti i nomi dei sudditi del Teopop essendo tratti per legge dal Calendario cattolico romano). Esso era invece un nome in codice (una cifra?) rappresentante qualcuno che anche nel segreto del suo Blog, Leonardo non osava nominare. E con ogni probabilità, questo personaggio innominabile doveva essere il Grande Vecchio che cercavamo (a questo punto il nostro agente di contatto ribadisce le proprie perplessità sull'espressione "con ogni probabilità").


– Per questo motivo l'agente CoPro BRRTDD afferma di avere ottenuto un finanziamento dalla CIA per recarsi nell'arcipelago-del-mediterraneo-centrale (formerly known as "Italy"), e in particolare in San Petronio (the town formerly known as "Bologna"), onde prendere contatto con Leonardo, e attraverso lui giungere ad Arci, alias il Vecchio della Montagna


– All'obiezione che il budget del finanziamento fu ampiamente sforato per operazioni di chirurgia estetica che poco sembravano avevano a che fare con la missione, l'agente CoPro BRRTDD ribatte che è stata unicamente la dedizione alla Causa ad averlo sorretto nella penosa decisione di togliersi vent'anni d'età, onde presentarsi a Leonardo come un trentenne congelato che nulla sa della Storia mondiale da vent'anni a questa parte: e sostiene altresì che solo con questa fine tattica psicologica sarebbe riuscito infine a penetrare la barriera di omertà di Leonardo, e farsi confessare il nascondiglio di Arci, alias il Vecchio della Montagna.


– Alla domanda del nostro agente di contatto "ma non facevi prima a imbatterti in lui in un vicolo e torturarlo?", l'agente CoPro BRRTDD risponde che sì, avrebbe fatto prima, ma non gli era venuto in mente: in effetti la prima cosa che gli era venuta in mente una volta ottenuto il finanziamento era stata questa fine strategia psicologica che comportava l'asportazione chirurgica di vent'anni di età, e che lui, l'agente CoPro BRRTDD, si era sobbarcato con abnegazione a questo intervento, in virtù della sua dedizione alla Causa.


– Al che il nostro agente di contatto lo manda affanculo. Continua...
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Riassunto: pensavate fosse un fesso qualunque, e invece Bar Taddei (Teddi il Neocone) è un fesso a pagamento. Con un contratto Co.Pro per la CIA. E adesso sentiamo la sua missione.

Nome in codice: Agente CoPro
Operazione Veglio della Montagna


"Ma, Signore, in confidenza credo che lei ne sappia più di me. Voglio dire, non credo di doverle riassumere…"
"E invece sì, Taddei, ora mi farai un bel riassunto dell'ultima missione. Come se tu la dovessi raccontare a un novellino della CIA appena assunto con un contratto appena appena migliore del tuo".
"Ma non è il suo caso, Signore, lei mi sembra un superiore serio e preparato, che senza dubbio…"
"Certo, Taddei, e chi dice di no? ma devo verificare la tua abilità nei riassunti. Allora. Operazione "Veglio della Montagna*". Vorrei sapere chi le ha dato il nome in italiano".
"Marco Polo, Signore".
"E cioè?"
"Un grande scrittore italiano, Signore, nel tempo libero. Di professione commerciante, con contatti in tutto il mondo conosciuto. Una fiorente ditta di import-export a Venezia".
"Anche lui a libro paga CIA?"
"No, Signore, con tutto il rispetto, dovevamo ancora scoprire l'America. È successo nel Milleduecento – quasi Milletré. Marco Polo è in viaggio per affari sulla Via della Seta**, quando raccoglie la leggenda di questo capo musulmano sciita, che aveva fondato una setta di schiavi dell'hascisc – gli assassini, appunto. "Assassini" deriva da "hascisc". È una parola che ci ha lasciato in eredità Marco Polo: assassinare, da hascisc".
"E costoro ammazzavano per un po' d'hascisc".
"No, non esattamente. La cosa funzionava così: questo Veglio rapiva dei ragazzini, e adoperava l'hascisc per piegare le loro coscienze. Marco Polo narra che verso i dodici anni li faceva addormentare per tre giorni; e al loro risveglio si trovavano in un luogo incantato, colmo di tutte le bellezze e i piaceri: oro, vino, fanciulle…"
"Vino? Ma i musulmani odiano il vino"
"Già, ma pare che Marco Polo abbia viaggiato per anni in mezzo a loro senza accorgersene. Insomma: non è chiaro se il luogo sia una fantasia creata dall'hascisc, o un parco a tema organizzato dal Veglio, fatto sta che i ragazzini si convincono in breve tempo di trovarsi nel paradiso islamico, con le 72 vergini e tutto il resto. Finché un bel giorno non si risvegliano al di fuori del palazzo".
"Comincio a capire".
"Sono ancora mezzi intontiti e delusi, quando s'imbattono nel Veglio, che non hanno mai visto prima, e per via del suo portamento, lo scambiano per un Profeta. «Da dove vieni», lui chiede a loro. E loro rispondono: «Dal paradiso. E vorrei tanto tornarci». E lui: «Figliolo, se vuoi tornarci, non hai che da scendere a valle e assassinarmi il tale. Se ce la fai e sopravvivi, puoi tornare da me. Se muori nell'impresa, arrivi in Paradiso anche più spedito. E cosa fai ancora qui? Corri!». In questo modo il Veglio della Montagna disponeva dei migliori killer di tutto il Medio Oriente, che è come avere l'esclusiva dei ventilatori nel Sahara, se mi concede la similitudine".
"Concessa. Ma tutto questo cosa c'entra con noi? L'America, se ho ben capito, non era ancora stata scoperta".
"Signore, lei lo sa".
"Rispiegamelo".
"È che un bel giorno all'Agenzia vi siete resi conto che il Veglio della Montagna è ben più di una leggenda o di un racconto storico: è un archetipo fondamentale di tutto il mediterraneo. Il Grande Vecchio che trama nell'ombra. Il Boss che manda ad ammazzare i suoi ragazzi come ignare pedine. Il Califfo Bin Laden coi suoi kamikaze. Il controllo dell'oppio, le chiavi del paradiso, la politica dell'assassinio mirato… tutta la civiltà mediterranea, in pratica, si fondava su una leggenda sola. La leggenda del Veglio della Montagna".
"Embè, e allora?"
"E allora vi siete chiesti se non stesse succedendo la stessa cosa all'inizio di quest'anno, quando nel settore mediterraneo centrale (l'arcipelago formerly known as Italy) un sacco di gente ha iniziato a farsi esplodere senza un perché, nei pressi di normalissime centrali elettriche. Chi li pilotava? Chi era realmente il nuovo Veglio della Montagna? E quale sistema usava per irretire i suoi schiavi? Tutto questo vi interessava terribilmente. Così mi avete mandato in missione laggiù".
"Tutto qui?"
"Beh, una volta là, Signore, io…"
"Stop. Stop. Rewind. La cosa c'interessava e così ti abbiamo mandato in missione laggiù. Non hai altro da aggiungere su questo punto?"
"No, Signore, non mi pare".
"Neanche su queste fatture? Lifting, liposuzione, trattamento a base di steroidi anabolizzanti… persino un intervento tricologico. Taddei, ti sei rifatto da capo a piedi a spese del bilancio federale!"
"Ma Signore, era la mia copertura! Io dovevo risultare come appena scongelato, altrimenti il mio contatto inconsapevole non si sarebbe mai sbottonato con me".
"E la tutina di Capitan America? Spiegami almeno perché ti sei presentato in missione indossando quella tutina!"
"Signore, non ho certo inflitto un grave colpo al bilancio federale acquistando un costume…"
"Una calzamaglia Bianca-Rosso-Blu? No di certo! Però me la devi spiegare, Taddei, io devo avere una spiegazione razionale per i superiori".
"Signore, temo non ci sia. Io… avevo carta bianca e… avevo sempre sognato di indossare quel costume".
"Santo cielo".
"A James Bond danno l'Aston Martin. Io per sei mesi mi sono girato tutta Bologna a piedi. Almeno una piccola soddisfazione".

(*) in italiano nel testo
(**) qui Taddei non sa – o finge di non sapere – che la leggenda del Veglio circolava in Europa già prima di Marco Polo, e che Polo stesso poteva averla raccolta tanto lungo la Via della Seta quanto in cella a Genova, quando fu fatto prigioniero. Del resto è un agente segreto, mica un medievalista. Per quel che lo pagano, poi.
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Nome in codice: Agente CoPro.
Operazione Stay Besides!


Riassunto dell'ultima puntata: da qualche parte, in un posto che rassomiglia curiosamente al Paradiso a Pedali, Bar Taddei (per gli amici Teddi, il Neocone) è a rapporto. O credevate che gestisse il suo blog filoamericano a gratis, come quello di un fesso di neocone qualunque? Macché, Teddi è un evoluzione del neoconismo, è il neocone che sa associare passione e concretezza, ideali e $: Teddi è agente della Cia, cioè, non proprio un agente, perché mica ti assumono per scrivere stronzate su un blog: solo un Collaboratore a Progetto (Nome in codice CoPro). Verso la fine del 2005 iniziò a farsi pagare dall'Agenzia un cent ad accesso. Era l'inizio di una non entusiasmante carriera. E ora, vent'anni dopo, è finalmente giunto il momento di vendicarsi del suo diabolico nemico, ovvero…

"Eppure qualcosa non mi torna, Bar. Voglio dire, dovevamo essere davvero disperati per pagare gente come te, vent'anni fa. Eravamo così disperati?"
"Abbastanza, Signore. Vi eravate infilati in una guerra al Terrore virtualmente infinita, e stavate perdendo il sostegno di tutti i governi europei. La cosiddetta coalizione della Buona Volontà stava abbandonando l'Iraq alla chetichella. Avevate bisogno di riconquistare le opinioni pubbliche della Terra di Mezzo…"
"Finanziando siti amatoriali?"
"Signore, era un'idea all'avanguardia! Erano i tempi del viral marketing, del nanopublishing…"
"Parla la mia lingua, agente Bar".
"Questa è la sua lingua, Signore!"
"Allora dev'essere successo qualcosa alla mia lingua, perché io sono nato nel 2001 e non le ho mai sentite con le mie americanissime orecchie*, queste stronzate".
"Davvero è nato nel 2001, Signore?"
"Sì, perché?"
"Complimenti, Signore".
"Chi ti capisce è bravo, Bar. E io non sono bravo. Ma scusa, non potevamo finanziare qualche opinion-leader serio?"
"Signore, nessun opinion-leader di qualche peso si sarebbe messo a difendere l'uso del fosforo a Falluja o cose così".
"Ma non ne avevamo già a libro paga?"
"Alcuni sì. Giuliano Ferrara, ad esempio".
"Giuliano chi?"
"Con tutto rispetto, signore, un ex comunista che vi rifilò un paio di sòle. Organizzava fiaccolate bianco-azzurre a Roma, e cercava di dimostrarvi che l'Italia stava diventando filoisraeliana grazie a lui".
"E non stava diventando filoisraeliana".
"No, signore, non abbastanza almeno".
"Va bene, e così abbiamo iniziato a finanziare la gente come te. Ho qui il tuo dossier… ci sei stato utile in varie occasioni, Bar, questo è indubbio. Per esempio, ehm… l'operazione Stay Besides"
"Un'idea geniale, Signore".
"Già, già. Beh… in realtà il dossier in vent'anni s'è un po' deteriorato… facciamo così: spiegami con parole tue cos'era questa operazione Stay Besides".
"Semplice, signore. Avevamo deciso – pardon, avevate – di riscrivere la Storia d'Italia dal dopoguerra sotto una luce diversa. Per cinquant'anni ce l'eravamo raccontata come se si trattasse di pacificare un Paese del Patto Atlantico sulla soglia della Cortina di Ferro: Comunisti e anticomunisti, anni di piombo, caduta del muro, fine delle ideologie, ecc.. Questo modello non vi soddisfaceva più".
"Naturalmente".
"Vi serviva un nuovo modello, che proiettasse le ombre della Guerra al Terrore sul passato dell'Italia. Occorreva dimostrare che molto prima di Al-Quaeda, molto prima dell'11/9, l'Italia era già stata colpita dal terrorismo islamico".
"E come… potevamo fare?"
"Non era così difficile, Signore. Bastava trovare piste islamiche per tutte le stragi impunite degli ultimi 40 anni".
"Ah, perché in Italia c'erano state stragi impunite?"
"Parecchie, Signore. E tanti altri casi misteriosi. Per esempio, nel 1980 era esplosa una bomba a Bologna, una città governata dal Partito Comunista: 80 morti. Il processo andò avanti per vent'anni, e alla fine condannarono un paio di fascisti. Ma restavano molti misteri. E a questo punto arrivammo noi, con l'Operazione Stay Besides".
"E cioè?"
"Qualche suo collega andò a spulciare in un cartone di un vecchio Servizio Segreto Italiano – lì si trova qualsiasi cosa, a cercarla. Si scoprì infatti che c'erano indipendentisti palestinesi a Bologna quel giorno".
"Ma Bologna è una città molto grande, no?"
"Sissignore. In ogni caso venne confezionato un articolo sulla «pista islamica». Fu pubblicato sul peggior Giornale italiano e lì sarebbe rimasto, Signore, se noi blogger filo-Bush non gli avessimo dato una spinta".
"E qualcuno se l'è bevuta?"
"Signore, era solo l'inizio. Nei mesi seguenti dimostrammo che l'ordine di assassinare Aldo Moro era partito dal noto nazista Arafat".
"Aldo Moro?"
"Che l'assassinio di Pier Paolo Pasolini era la naturale conseguenza di una fatwa proclamata da un oscuro Ulema di che aveva avuto una sincope assistendo a una proiezione del Fiore delle Mille e Una Notte in un cinema per adulti di Alessandria d'Egitto".
"Pier Paolo Pasolini?"
"Che la strage del Cermis era stata provocata da un kamikaze siriano che si era rotolato nella neve causando una valanga che aveva trascinato con sé i tiranti della funivia, malgrado l'eroico sforzo dei piloti USA di salvare i passeggeri…"
"Stop. Stop. Io non so chi sia questa gente, Taddei. Non ne ho sentito parlare. Per me potrebbero essere tutte frottole (**)"
"Certamente, signore".
"Perché non erano frottole, vero?"
"Non lo so, signore. Io linkavo, copiavo, incollavo".
"Ma eri sicuro delle notizie che linkavi, copiavi, incollavi?"
"Ero sicuro della Causa, Signore. La Causa prima di ogni cosa".
"Taddei, guardami negli occhi. Hai raccontato altre bugie?"
"Per la Causa, Signore. Per la Causa".


(*) Lui in realtà dice: "All-american ears"
(**) "Bullshit"
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Ma poi come andrà a finire, il povero Teddi? Scomparirà in una nube di bile, o sarà in grado di riprodursi? Gli capiterà mai di arruolarsi per una di quelle guerre che sostiene con tanta convinzione?

Il ritorno di Teddi, il Neocone.

Quel mattino Taddei Abramo detto Teddi, il Neocone, ebbe un risveglio difficile.

Forse per via della pizza ai peperoni, o della lunga sessione serale al PC – sì, ma ne era valsa la pena. Il suo attacco a un blog sinistroide era diventato, paragrafo dopo paragrafo, un vibrante atto d'accusa contro i pacifisti neofascisti neocomunisti antiamericani e antisemiti. AmericaMyLove, IlikeAmerica e AmericaIsMyCountry lo avevano lincato immediatamente, il contatore era schizzato, e un centinaio di lettori entusiasti erano venuti a complimentarsi nei commenti. Più qualche idiota di troll antiamericano e antisemita, prontamente ridicolizzato. Che serata di gloria.

Poi evidentemente i peperoni, rimasti fino allora in sonno, avevano cominciato a lavorarlo ai fianchi. A un certo punto Teddi aveva quasi rischiato di addormentarsi sulla postazione, il naso schiacciato sui pulsanti H e J. In un qualche modo era riuscito a spegnere tutto e a raggiungere la camera, buttandosi sul letto senza neanche lavarsi i denti. (Fortuna che Teddi era solito scrivere i suoi vibranti pezzi già in pigiama).

Seguirono sogni inquieti. Non uno. Non due. Una notte intera trascorsa in fantasie affannose e angoscianti – ma vaghe, impalpabili, nulla che Teddi riuscisse a mettere a fuoco. Solo verso la fine dell'incubo un uomo arrogante gli era entrato in casa, e adducendo folli argomenti, aveva iniziato a murare Teddi vivo nella sua stessa camera da letto. Nel sogno Teddi aveva urlato cose orribili e irreparabili, e poi si era svegliato, forse...


...E ora ecco Teddi a rapporto, sudato, nel suo pigiama red-white-and-blue, sulla sua cyclette di ordinanza.

"Agente Bar a rapporto, signore".
"Riposo, agente".
"Grazie signore".
"Riposo non significa che devi smettere di pedalare".
"Certo signore, mi scusi, signore".
"Hai avuto un sonno inquieto, lo sai, Bar?"
"Così sembra, signore".
"Vorresti per una volta lasciar perdere il «signore»? Non sei un marine dell'esercito, Bar, sei solo un CoPro della Cia".
"Signore, mi lasci dire quanto sia per me un onore e un privilegio poter servire…"
"Bla bla bla. Bar, se ti pagassimo un dollaro a parola saresti ricco, lo sai?".
"Lo so bene, Signore".
"Ho dato un'occhiata alla tua scheda, mentre eri di là. Tu sei stato uno dei primi blog italiani sul nostro libro paga. Prime sovvenzioni occulte già verso la fine del 2005. Vent'anni di onorata carriera. Complimenti".
"Signore, all'inizio mi pagavate un cent ad accesso. Non ci coprivo le bollette. Era più un hobby, una passione".
"Una passione, eh?"
"Sissignore, ho cercato di guadagnarci. Sono forse stato l'unico? Tutti cercavano di aprire blog tematici a fini commerciali, in quel periodo. Chi lo apriva sulla tv, chi sul calcio… argomenti fin troppo inflazionati, da noi. Ma nessuno aveva ancora pensato…"
"All'America".
"La terra del Libero e la casa del Bravo".
"Più o meno, sì. Così sei riuscito a farti finanziare un blog dalla Cia".
"È stato facile, Signore. Ho scritto una mail a Langley, e mi avete risposto".
"Trovo difficile crederti, Bar".
"Ha ragione, signore. Un povero cittadino italiano come me, con un misero blog stellestrisce, cosa aveva da offrire alla più grande democrazia del pianeta?"
"Ci hai mentito. Ci hai scritto che sapevi l'arabo e non era vero".
"Una piccola licenza, signore".
"Hai sfruttato le debolezze del nostro sistema. Sapevi che la Cia cercava ovunque arabisti a poco prezzo, e ti sei venduto come osservatore sul fronte medio-orientale. Ci abbiamo messo anni a capire che ci rifilavi le rassegne stampa dei blog italiani filo-arabi. Eppure lo sai che noi anglosassoni non tolleriamo le menzogne".
"Tranne quelle a fin di bene, signore".
"Già, già. Nel frattempo ti sei messo in bella mostra sul network dei blog italiani filoUSA. Hai partecipato a tutti i flame più importanti. Hai gettato discredito su tutti i principali blog antiamericani, e qualche schizzo è arrivato anche ai giornalisti e comici di professione. E per tutto questo ti pagavamo".
"Un cent, signore. Un misero cent ad accesso".
"Ne hai fatta di strada da allora, eh, Bar?"
"Signore, non mi lamento".
"E tanta ancora ne farai. Continua a pedalare".

(Continua)
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Karillon

Potenza delle vecchie immagini tv:
io i kamikaze me li immagino sempre giovani, magri e dallo sguardo intenso.
Non è proprio il mio caso: ho una bella pancia – benché io stia pedalando su infiniti universi – che la pettorina a malapena comprime. Pochi capelli, sguardo lesso. E più di cinquant'anni alle spalle, che nel periodo di decadenza in cui vivo, nell'unico universo in cui ancora non pedalo, è forse il tempo giusto per morire.
D'accordo, sì, tengo famiglia, ma è davvero un problema? Mio figlio è emigrato da un pezzo. Assunta e Concetta si prenderanno cura di Letizia. Il trimonio è proprio una grande invenzione.
Sempre che esista Letizia, nell'universo vero. Ecco un problema. Defarge non mi ha mica spiegato tutto. Quand'è che siamo stati messi a pedalare? Magari Assunta e Concetta non si erano ancora conosciute, quindi non siamo sposati, e magari Letizia non è nata. Se Assunta e il padre di Letizia non si sono conosciuti carnalm – ma solo virtualm – Letizia non può essere nata. È solo un parto della nostra immaginazione. E adesso io la cancello…
Ma Defarge me l'avrebbe detto, o no?
O forse ha preferito non dirmelo.
E già. Mica fesso, lui.

Riassumendo:
1. Ora io vado al Ripetitore e mi faccio esplodere.
2. Nell'esplosione io perdo la vita, perlomeno su questo universo; ma probabilm anche in quello reale (anche su questo, Defarge è stato fin troppo elusivo: inutile nutrire speranze).
3. Interrompo la corrente dei PP, che di fatto si spengono.
4. Nell'America del Nord (e del Sud), del Giappone, dell'Italia e in altri posti, milioni di persone si accorgono improvvisam di pedalare nudi in uno scantinato.
5. Scoppia finalm la rivoluzione comunista.

Mi sembra tutto piuttosto improbabile, a parte il punto 5, che è la solita supercazzata che sta in calce a ogni diabolico piano di Defarge, una specie di firma. D'altro canto non ha tutti i torti: gli devo qualcosa. Quando i giochi si facevano duri, io l'ho venduto al nemico.
Certo, rimane la possibilità che sia tutto uno scherzo: qualcuno mi ha rapito, ipnotizzato, raccontato un mucchio di balle molto complesse, in cui comparivano vecchi amici e mi venivano rinfacciati antichi crimini. Non si può escludere a priori.
Ma resta da spiegare perché improvvisam mi trovo qui, nel vecchio ghetto di San Petronio, via Canale 5 (già via Mentana) davanti a una vecchia cabina Enel (che ironia volermi assegnare proprio questo obiettivo!) con un panciotto che mi comprime il ventre ed è, lo so per esperienza, una pettorina esplosiva.
C'è una specie di gancio che esce da quella che sembra una tasca interna – assomiglia alla corda che tirano i paracadutisti. O ai carillon di plastica dei bambini piccoli (Letizia ne aveva uno): tiri il cordino e senti: pling, pling. In questo caso: bùm.
È vero, Letizia ne aveva uno.
A forma di orsacchiotto.
Ma non era suo.

(Che pensieri strani vengono al kamikaze in questi istanti – niente bilancio di cinquant'anni, niente ricordi d'infanzia, niente anticipazioni e trailer sulle 70 vergini, macché), sto pensando che Letizia giocava spesso con un orsacchiotto di famiglia, prima di lei era stato del fratellastro, e si chiamava
si chiamava
aveva un nome ricamato sulla pancia
si chiamava

Teddy
Bear
(Ora devo tirare la cordicella, e flop! Paracadute)
Teddy
Bear
(Tiro la cordicella, e pling! Carillon)
Teddi
Bear
(Tiro e Boom!)
Teddi
Bear
Teddi
Bear
(Ma abbiamo sempre avuto una pronuncia inglese cane, in famiglia. Del resto si sa, chi sapeva bene l'inglese è emigrato da un pezzo. E i bambini. Cosa vuoi che sappiano i bambini. Mio figlio per esempio lo chiamava:)

Bar.
Teddi.


O se preferite Bar Taddei, che poi sarebbe quel tipo in felpa e cappuccio rossoblu che mi trovo davanti, proprio adesso.

"Hi, Leonardo".
"E adesso che caz…"
"Sciatàp, le parolacce le dico io. Ora silenzio, per favore".
"Ma…"
"Per favore. Per favore. Guarda le stelle".
"Ma quali stelle, Taddei, io…"
"Queste, guarda".

Me le fa vedere.

Flop!
Pling Pling.

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Vai ed esplodi

Leonardo, caro vecchio coglione:
puoi smettere di pedalare ora.
Ma non voltarti. Non vale la pena, del resto, non mi riconosceresti. Io non sono di questo universo; l'involucro che indosso per parlare con te su PP1078 ti è completam sconosciuto.
Ti riformulo le domande di poco fa:
1. hai capito cosa ti chiedo di fare?
2. E hai capito perché lo sto chiedendo a te?

(1). Io voglio che tu ti faccia esplodere, tra qualche ora, nei pressi di un convertitore elettrico di PP1079. I convertitori sono meccanismi virtuali che trasmettono l'energia dall'universo reale U a tutti i PP. Volendo essere pignoli, a venire trasmessa da U a PP non è l'energia, ma l'informazione dell'energia – ma a questo punto io mi sarei anche stancato di queste dotte disquisizioni e, se sei d'accordo, me ne fotterei. In ogni PP, i convertitori sono mimetizzati nelle cabine dell'energia elettrica: un'idea semplice ed efficace, giacché di torrette elettriche ce n'è dovunque e nessuno le nota mai - hai mai letto un libro e guardato un film o giocato a un videogioco in cui si menzionava una torretta elettrica? Mai, esse sono dappertutto e invisibili. Perfette.

La maggior parte delle cabine convertono semplicemente quel poco di energia che serve a fare andar avanti il PP. Ma da qualche parte esiste un Convertitore Generale che trasmette anche una serie d'informazioni fondamentali sulla natura dell'universo. In pratica si tratta delle istruzioni per il montaggio del PP successivo. Queste istruzioni vengono trasmesse ad alcuni individui particolarmente sensibili e carismatici – gli Spiriti Eletti – che si mettono anima e corpo a edificare il nuovo PP.
Nel caso ti fosse venuto il dubbio: no, tu non sei uno Spirito Eletto. Non sei particolarmente sensibile, né carismatico. Vuoi sapere chi è un Eletto, invece? Papa Silvio, esatto. Ti sei chiesto diverse volte, quest'anno, come aveva fatto a risorgere dal coma vigile e a riprendere il controllo della situazione. È molto semplice: ha ricevuto il Messaggio. L'idea di avere una missione da compiere ha avuto su di lui un effetto tonificante.

Se ti può consolare, anche tu hai una missione, ed è quella di mettergli i bastoni tra le ruote. Morirai facendogli un dispetto, non è una gran consolazione? Non è quello che hai sempre sognato di fare, da quando eri piccolo e lui interrompeva Bim Bum Bam con la pubblicità? Bene, l'ora è giunta. Dimostrerai ai tuoi amici che hai le palle interrompendo il suo Paradiso a Pedali con la tua esplosione. Questa sì che è una promessa da fare a un uomo. Altro che le 72 vergini. Che poi, a quanto pare, non è vero che il Corano prometta 72 vergini ai martiri, è solo bieca propaganda fallaciana…

Ma perché divago sempre. Ogni volta che io e te potremmo dirci cose importanti… macché, divaghiamo. È una cosa che mi fa incazzare, a te non fa incazzare? Ma cosa ti stavo dicendo? Il Convertitore Generale. Se riuscissimo a farlo esplodere, a interrompere il flusso di energia e informazioni, tutti i PP si spegnerebbero di botto. Avremmo svegliato l'Italia. Perlomeno, quel poco d'Italia che non è ancora sotto il livello del mare.

È da un bel pezzo che lo cerchiamo – da gennaio, mi pare. Reclutiamo volontari come te, da tutti i PP. Gente che senza saperlo è stanca di pedalare all'infinito e di creare universi noiosi e insofferenti. Gli spieghiamo tutta la complicata storia, li convinciamo, e poi li mandiamo a esplodere contro le finte torrette elettriche. Confidando che in questo modo prima o poi troveremo il Convertitore Generale. È una strategia un po' grezza, lo so, ma altre per ora non ne abbiamo.

E veniamo al (2): perché proprio te? Beh, ti confesserò, per un bel pezzo ho cercato di non reclutarti. Ma i mesi passano, il Convertitore Generale non si trova, e tu corrispondi perfettamente al profilo del kamikaze che cerchiamo… non potevo continuare a far finta di niente, solo perché siamo amici.
Anche perché a volte, sai, mi vien da pensare… Amico? Cosa è amico? Quando t'iscrissero al corso di Rieducazione, facendoti firmare una liberatoria in cui affermavi di trovarti molto bene in quel Campo lì, che il vitto era ottimo e che nessuno ti torturava contro la tua volontà, tu eri ancora mio amico?
Forse che non ti hanno chiesto dove mi ero nascosto?
E tu, vecchio coglione, non hai forse cercato di tradirmi? Non lo hai fatto?

Ma non è questa la cosa che mi offende di più, sai? Vuoi sapere quel che mi offende di più? È che tu pensassi davvero che io mi fossi rintanato a San-Gem – il primo posto al mondo in cui mi avrebbero cercato. Possibile? Mi facevi davvero così idiota?
Guarda che sono un cittadino del mondo, io – io non mi sono ammuffito in un bilocale con bismoglie, io – io, mentre tu cambiavi il pannolino a una bimba non biologicamente tua, mi sono addottorato a Oxford, poi ho preso un perfezionamento a Salamanca, e di recente mi sono pigliato una cattedra a Rabat, Unione Europea! E in tutto questo sono rimasto un agente della Quarta Internazionale, proprio come ai vecchi tempi, un entrista spudorato – anche se tu eri già troppo coglione per accorgertene! E comunque, se ho accettato di lavorare a questo progetto di scardinamento del Paradiso-a-Pedali-versione-Teopop, è solo per puro spirito di servizio, perché alla fine credo che non ci sia nulla di più rivoluzionario di questo, nel 2025! Svegliare una mandria di pecoroni che ha deciso di annoiarsi a morte nei secoli dei secoli! Questa è la mia missione ed è anche la tua! E credo che per una missione del genere valga la pena farsi esplodere.
Perlomeno, credo che tu debba.
E che tu lo debba a me, soprattutto.
Tutto chiaro, ora?

"Defarge…"

Sì, Leonardo?

"Mi dispiace".

Sì, certo, come no. Però adesso, se non ti dispiace, vai.
Vai ed esplodi.
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Il Regime d'la Rasdòra

Mentre Leonardo si prepara alla sua terza (o quarta) (ma comunq, si spera, ultima) missione suicida, vale forse la pena schiarirsi l'idea su: Ma cos'è questo Teopop di cui si parla tanto?

Oh, ma andiamo:
Tu sai cos'è il teopop
Tutti sanno cos'è il teopop
Il teopop non è il tuo incubo peggiore:
il teopop è il tuo sogno più banale.



Il teopop è un regime fondato sul lavoro
, tanto, poco pagato e inutile.
Il teopop è un regime fondato sul compromesso, un compromesso fondamentale tra tutte le parti sociali di questo grande Paese, con l'obiettivo ultimo di scontentarle tutte.

Il teopop crede nella legalità. Viva le leggi! E non stiamo a sindacare su chi li ha scritte, se le ha scritte così avrà avuto i suoi motivi.
La legge è pane per l'affamato, acqua per l'assetato, tetto per l'immigrato clandestino sbaraccato; copertura infortunistica per il lavoratore in nero sciancato. E cosa sono questi tumulti alla finestra?
"Maestà, chiedono giustizia".
"E voi dategliene, no?"
"Ma non ce n'è abbastanza per tutti".
"Come sarebbe a dire".
"Sarebbe a dire che non ci sono abbastanza edifici a norma per tutti. Non ci sono abbastanza permessi di soggiorno legali per tutti. Non ci sono abbastanza lavori non sommersi per tutti. In effetti, Sire, è un'epoca di carestia della legalità, per cui questi qui si lamentano e noi non sappiamo bene che fare".
"Certo che lo sappiamo. Chiedono legalità e noi gliela diamo".
"Ma insomma, se non ce n'è abb..."
"E voi spalmatela! Sui manganelli, guardate, così".

Il teopop crede nell'inalienabile diritto, anzi dovere, del cittadino alla Ricerca della Felicità, e si pone il problema di rendere questa ricerca della felicità più lunga e movimentata possibile.

Ne consegue che:


Il teopop non proibisce nulla, il teopop sconsiglia. Continuamente.
Il teopop è in agguato alle spalle, non per farti del male, ma per dirti vedi, io te l'avevo detto.
Quando vai a donne e droga, il teopop ti aspetta fino a tardi, con il rosario in mano e la cena pronta.
Siamo stati abbastanza chiari? Hai capito cos'è il Teopop?
Il teopop è Tua Madre, ora e sempre.

Attenzione, però:

Il teopop non reprime, il teopop stanzia


Vuoi fare la rivoluzione? Fammi un preventivo, presentalo nell'ufficio rivoluzioni, mettiti comodo in sala d'aspetto, può darsi che troviamo un finanziamento anche per la tua rivoluzione.
Il teopop non schiaccia, il teopop coopta.

Il teopop è cristiano, se serve
Il teopop è popolare, se serve

Il teopop è qualunque cosa ti possa venire in mente. Vieni da noi, fratello, parlaci. C'è un posto anche per te nel Teopop.

Secondo una leggenda, all'inizio il Teopop era la commissione di una consulta alle politiche giovanili di un comune emiliano, che in un qualche modo sopravvisse a quell'epoca di caos e distruzione in cui orde di giovani imbelli bruciavano automobili per il solo motivo che esse prendevano fuoco bene; sicché ben presto tutta l'Italia fu messa ferro a fuoco; e solo in quella città un sindaco integerrimo e malvagio di cui purtroppo si è perso il nome (lo chiameremo Innominato, giusto per) riuscì a imporre il suo pugno di ferro e il coprifuoco: sicché nella desolazione che ne seguì, non fu difficile per un manipolo di eroi marciare sulla capitale al grido di ordine, legalità, morte ai pancabbestia e ai lavavetri!
Non incontrarono resistenza, a eccezione di un manipolo di Irriducibili della Lazio che si trincerò in uno stadio e ivi gloriosamente si estinse, perché non avevano pensato a portarsi le ragazze.

Che ne pensi? Hai una leggenda migliore da proporci? Scrivici, fratello, l'indirizzo è qui di fianco. C'è un posto anche per la tua storiella nella gloriosa mitopoiesi del Teopop.

Secondo altri, "Teo" sta per "teologia", il Teopop è un movimento integralista cristiano.


Nessuno tocchi il Papa
Nessuno tocchi il crocefisso-nelle-scuole.
Nessuno tocchi Babbo Natale
Nessuno tocchi la Bibbia (abbiamo provveduto a sigillarla).
Nessuno tocchi qualsiasi cosa tu non vuoi che sia toccata, fratello, vieni anche tu! C'è un posto anche per te nella grandiosa paranoia Teopop!

D'altro canto, queste non sono proibizioni, sono solo consigli.
Se conosci qualcuno che non segue questi consigli, vieni da noi, fratello, parlacene. C'è un posto anche per te nella grande famiglia del Servizio Segreto di Strada del Teopop. In regalo con la prima delazione il kit del confidente e il simpatico distintivo del SSS!

Secondo altri, "Pop" sta per "Popolare". Il Teopop è un regime comunista.
Il capitalismo, infatti, è stato sconfitto dalla Storia. Come andò?
Ebbene, pare che successe durante le vacanze estive: quando i manager tornarono dalle Maldive, trovarono sulle loro poltrone tanti simpatici segretari cinesi che costavano meno e producevano uguale. Il capitalismo finì lì, e noi non lo rimpiangiamo. Per ora. (Che succede, fratello, lo rimpiangi? Vieni da noi, parlacene. Facci un progetto, potremmo anche decidere di passare al Teocap).

Secondo altri ancora, il "Teopop" nacque in ambito musicale, quando Comunione e Liberazione invitò alcuni complessi Indiepop a suonare ai matrimoni. Ne nacque una scena locale battezzata, per l'appunto, Teopop, che prese il potere in un momento in cui il potere non lo voleva nessuno. Come vedete, noi abbiamo tutte le teorie del mondo, e anche di più.

Perché... il Teopop sei tu,
chi può darti di più?

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A less dangerous mind

Ancora quella vecchia storia. Vabbè, come si dice, posso spiegarvi tutto.
Naturalmente non mi feci esplodere, quella sera; la ragione ufficiale, verbalizzata da Arci nel rapporto al comitato centrale, fu "troppa poca gente". In realtà mi ero cagato in mano un'altra volta.
Come a Napoli due settimane prima – l'idea di farsi esplodere durante la simulazione di un attentato, per aumentare il caos, fu un parto geniale di Arci; cui purtroppo non corrispose una realizzazione efficace da parte mia. Ora, due cilecche su due sono una media disastrosa per un kamikaze; per cui non fui molto sorpreso di sentirmi scaricare dal comitato. E siccome altri volontari per ora non si trovavano, la strategia della tensione fu aggiornata a data da definirsi. Sì, mi rendo conto che suona tutto molto dilettantesco, ma a quel tempo eravamo solo una giovane organizzazione segreta ancora ignara del suo destino di fondatrice del Teopop.
Per darvi un'idea del grado di dilettantesimo, considerate che era nato tutto da un blog.
Il mio blog, già.

Uno dei primi in Italia. Niente di speciale, pensierini in libertà, qualche esca per le femmine, un po' di politica. Ecco. Fu la politica a fottermi.

Era il 2001, e SB aveva appena vinto le elezioni. Tirava una brutta aria, e di lì a poco George II doveva venire a Genova per un summit. Lo sapevano anche i sassi che ci sarebbe stato un enorme casino. Ma i sassi non avevano ancora aperto un blog (nel 2001). Io sì.
Feci in modo di trovarmi là, affettando una coscienza politica che, beh, tutto sommato, chissà se avevo davvero. Ma la politica è come la squadra del cuore, non è vero? Più hai paura di non crederci, più ci devi credere. I blog lo sanno. I blog sono i gabinetti dove ognuno scoreggia e annusa le proprie opinioni – e quelle dei compagni di latrina. Io avevo scelto il cesso pubblico in fondo a sinistra, e da lì in poi ci dovevo credere; e più cresceva la puzza intorno, più forte doveva essere la mia fede. Sì, mi rendo conto, siamo a un basso livello di metafore stasera, ma tant'è.

Nei tempi lunghi la mia scelta si rivelò perdente. Pare infatti che i blog fossero roba di destra. A sinistra, la gente preferiva esprimersi sui forum, i newswire, i quotidiani, i dvd allegati alle riviste di geopolitica, e persino le riviste medesime, a s-celofanarle. Insomma, un blog di sinistra in sé non lo cagava nessuno, la sola idea di farsi notare con un mezzo simile era demenziale, e dubito di averla nutrita consapevolmente mai. Ma che altro mai avrei dovuto scrivere? Critica televisiva? Gossip? Esegesi biblica? Ancora ganci per ragazze? Troppo tardi, ero stato agganciato io.

La politica, invece, mi veniva spontanea. La politica è una droga. Che bisogno avevo di parlar male di neoconi, ex-socialisti, israeliani, radicali, in pratica di tutte le lobby più vendicative di questo mondo? Che bisogno avevo di atteggiarmi a estremista extraparlamentare, quando nella realtà quotidiana ero solo un timido maestrino rispettoso della legge e dell'ordine? Nessun motivo, a parte l'istinto di autodistruzione che sta nel fondo di ogni cuore tossicomane. Io anelavo a finire bruciato vivo in un flame, coi troll che mi rosicavano le carni, ecco cosa.

Era un periodo di grandi frustrazioni non solo per i blog di sinistra, ma per la sinistra in generale. La botta peggiore fu la clamorosa seconda vittoria elettorale di Bush II, nel novembre del Quattro. Alla coscienza di un europeo standard sembrava incredibile che quella bertuccia, arrivata alla Casa Bianca per un inghippo di schede, venisse riconfermata a stragrande maggioranza per altri quattro anni. Il tutto grazie a Bin Laden, naturalmente. C'era da impazzire, e quale luogo migliore di Internet per impazzire? Io organizzai una riunione permanente coi miei lettori sull'annoso tema: "perché la sinistra perde sempre?" Poteva sembrare la trovata di uno che ha ormai esaurito gli argomenti. Ma da quei colloqui nacque un gruppetto di azione, che poi confluì in un movimento, che poi si scisse in vari tronconi, uno dei quali si fuse con altre corporazioni che presero il nome di Teopop. Nel gruppetto originale c'era Defarge – di cui dopo il processo fu cancellata quasi ogni testimonianza digitale. E c'era Arci, ricercatore in sociologia, che era entrato nel movimento per studiare quelli che lui chiamava i "rapporti sessuali verticali" – e non ne era più uscito. I casi della vita.

Ora non ricordo esattamente chi fu a concepire per primo l'idea dei kamikaze, se Arci o Defarge. Ma so che entrambi caldeggiarono fortemente la mia candidatura.
È vero che io attraversavo un periodo difficile, più o meno da quando passando in clandestinità avevo chiuso il blog. Avevo creduto di diventare una persona migliore, passando dalla scrittura all'Azione. Avevo creduto di essermi liberato del blog, uh, illuso. Come guarire un alcolizzato dissanguandolo. In realtà avevo attraversato tutto il 2005 esangue, senza più opinioni da regalare al prossimo, un morto ambulante. La mia donna aveva smesso di stimarmi ed era tornata al suo paese. Il lavoro non mi dava più nessuna soddisfazione. In quella situazione, farsi saltare in aria in un gesto di guerriglia psicologica non doveva sembrarmi una cattiva idea. Per non parlare delle 72 vergini, che, a priori, non mi sentivo di escludere.

E poi, certo, è un brutto momento quando ti rendi conto che neppure questo, sei in grado di fare. Non eri Einstein, non eri Paolo Rossi, e non eri nemmeno il kamikaze che avrebbe fatto scoppiare la guerra di religione in Italia. Non è stato facile, ma ok, ci sono passato. E quindi?
Cosa ci si aspetta da me, adesso?
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Il Kamikaze di Via Nomentana

[...]

Caro Leonardo,
hai capito cosa ti chiedo di fare?
E hai capito perché lo sto chiedendo a te?

Non schermirti, ti prego. Non ti abbiamo scelto a caso. Non sei il classico prescelto da trilogia hollywoodiana. Sei semplicemente uno sfigato che ha qualche esperienza nel settore. Non è la prima volta che ti fai esplodere, non è vero? Non la prima volta che ci provi, perlomeno.

Come faccio a saperlo?
Beh, io lo so.
Non è una risposta, dici.
Lo so.

Hai ancora dubbi? E allora ascoltami:

Verso la fine del 2005, nella penisola che nomavasi Italia, ad alcuni liberi pensatori cominciavano a girar le palle...

Da vent'anni costoro puntavano la loro carriera su questo o quel cavallo, nel grande ippodromo delle idee – e da vent'anni non avevano ancora azzeccato un piazzamento.
In una sala scommesse un po' più seria sarebbero già stati allontanati, ma l'Italia è evidentemente una bisca di quart'ordine, dove si fa credito sulla parola, o sulla faccia, o sul cognome; sicché questi continuavano imperterriti a giocare, sempre inseguendo la vincita clamorosa che avrebbe riscattato il cumulo di debiti. Proviamo a ricapitolare:

– avevano puntato sull'uomo nuovo, decisionista e di sinistra, senza tanti fronzoli moralistici: Bettino Craxi. Era finita molto male.

– avevano sperato nel libero mercato, bella speranza! Complimenti! Quanti bei soldi bruciati sul Nasdaq, bravi! E che astuti, geniali, a spellarsi le mani quando la Cina entrò nel WTO, che grande idea! Dopo qualche tempo, pur continuando a professarsi liberali, smisero di parlarne.

– nel frattempo avevano anche puntato sull'imprenditore nuovo, decisionista e anticomunista: Silvio Berlusconi. Pensavano: di politica sa nulla, avrà bisogno di noi. Si misero a libro paga, ottennero quotidiani e ministeri.
…Ma in capo a tre mesi dalla presa del potere era chiaro che non contavano niente. SB pensava solo a SB, ai suoi condoni e alle sue prescrizioni, al massimo alla formazione del Milan. Le dotte analisi sociopolitiche le dava da leggere alla moglie.

– allora avevano alzato lo sguardo: non c'è un padrone più grande (e più fesso) che ci possa adottare? Nessuno sembrava più grande e fesso di George Bush II, e loro accorsero scodinzolando. Guerra al terrorismo! Togliamo il burqa alle madri afgane! Saddam Hussein produce armi di distruzione di massa, è una vergogna! Esportiamo la democrazia! Giù le mani da Israele e dal nostro stile di vita!
…Ma si era tutto impantanato tra Tigri ed Eufrate, in quella guerra assurda che George Bush I aveva troppo saggiamente evitato. E benché non si potesse negare che Afganistan e Iraq fossero stati, in qualche modo, 'liberati', sul piano mediatico nel 2005 la battaglia era chiaramente persa. 2000 vittime americane (e 40 italiane) erano sufficienti a rendere il boccone per sempre indigesto. Si stavano defilando tutti: persino Berlusconi avvertiva di essere sempre stato contro la guerra. Persino Pannella.

– allora, ormai piuttosto nervosi per via degli uragani, si erano giocati il tutto e per tutto sulla carta dell'identità religiosa. Trascendendo dal Neoconismo al Teoconismo, avevano trovato il loro Dio, incarnato nell'essere perfetto e incorruttibile: l'Embrione. E sulle prime – complice un Papa morto di fresco – la cosa sembrava poter funzionare. Avevano persino vinto un referendum, senza partecipare (impossibile, lo so, ma è così). Avevano iniziato a tirar bordate contro il relativismo laico. Avevano festeggiato le detrazioni fiscali alla Chiesa. Erano pronti a inneggiare alla chiusura delle frontiere, delle moschee, dei campi nomadi. Tutto era pronto, occorreva solo un piccolo aiuto per saltare il fosso. Una catarsi. Un botto – insomma, non sono abbastanza chiaro?

Un attentato, perdio!


Un attentato kamikaze a Roma, Milano, Napoli o Torino, che ci voleva? Perché gli spagnoli gli inglesi gli indonesiani sì e noi no?
Apposta, a guerra fatta, eravamo andati ad appollaiarci a Nassiryia – o credevate che ci fossimo andati ad aprire le scuole e addestrare la polizia? Qualche anima bella l'avrà creduto. O che fosse per il petrolio? Qualche cronista addentro l'avrà pensato. Illusi! Macché scuole, macché petrolio! Era una provocazione bella e buona, uno sputo all'Islam, in diretta dalla ridente penisola nel bel mezzo del mediterraneo. L'Italia reclamava il suo piccolo undici settembre nazionale! La sua festa del "nulla sarà mai più come prima!" La sua pearl harbour in sedicesimo, il suo piccolo incendio del Reichstag! E non ci voleva mica tanto, no? Ci si accontentava di poche centinaia di morti, a Trastevere o in Galleria, per sedersi al tavolo dei vincitori…

Nell'estate del 2005 tutto era pronto. Ma niente. Cioè, quasi niente, appena una strage a Sharm el Sheik, colonia italiana d'oltremare. A sentire i servizi, la penisola pullulava tuttavia di alqaedisti in sonno, eppure nessuno si sognava di farsi esplodere qui. Ed era un bel guaio, per certi opinionisti nostrani, che sull'attentato si giocavano l'ultima fiche della loro carriera. Berlusconi stava per tramontare (così sembrava, almeno) e li avrebbe trascinati con sé. Dovevano agire. Entrare anche a gamba tesa, se necessario.

Ormai ogni scusa veniva buona per provocare. Per esempio: gli elettori iraniani, che forse si percepivano accerchiato dai contingenti angloamericani in Iraq e Afganistan, avevano espresso a sorpresa un presidente ultra-integralista. Uno di quegli effetti indesiderati dell'esportazione violenta di democrazia… bene, qualche mese dopo il neo-eletto presidente islamico annunciò a un congresso di studenti che Israele andava tolto dalla cartina. La solita boutade, niente di nuovo. Certo, l'Iran stava diventando una potenza nucleare – d'altro canto Israele lo era già da un pezzo. Certo, Israele si era appena ritirato da Gaza (che senso ha minacciare un ladro proprio quando dopo quarant'anni inizia a restituirti i cocci di casa tua?) Insomma, quel che aveva detto il presidente iraniano era molto grave, come tutto quello che succedeva in medio oriente da diversi anni. Ma in Italia – solo in Italia – divenne un fatto d'interesse nazionale, perché un quotidiano liberale, pochissimo letto, ma finanziato dallo Stato, decise d'indire una manifestazione di solidarietà a Israele. Lodevole iniziativa, no?
E tutti avevano aderito: da destra, da sinistra, dal centro; tutti a sventolare stelle di David azzurre in campo bianco, per la gioia dei telespettatori di Al Jazeera in mondovisione. Così, benché non si aspettasse milioni di persone in strada, il direttore del piccolo quotidiano poteva a ragione fregarsi le mani: era riuscito a far dire all'Italia intera: "cucù, siamo qui, siamo in mezzo al mediterraneo, e siamo filo-israeliani". Se gli alquaedisti in sonno non si svegliavano quel giorno, non si sarebbero svegliati mai. O no?

E se ora mi rivolgo a te, è perché lo so.
Quella sera di vent'anni fa – stai cristallizzando il ricordo giusto or ora – tu eri a Roma, barbuto e abbronzato, con una pettorina esplosiva e forse una kefiah.
Forse che non c'eri?

"Arci…"
"Sì?"
"Mi sa che stiamo facendo una cazzata ".
"Non ti preoccupare. Inspira ed espira, su. Ricorda l'addestramento".
"Ma che addestramento, Arci, dai. Andiam via. Ho paura".
"Sssst. È tardi. Inspira ed espira".
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L'eternità frattale

Caro Leonardo, è tutto chiaro adesso? Tu non sei reale. Non lo sei più da un pezzo. Sei in un meandro del tuo cervello. Il tuo cervello è pieno di meandri infiniti, in cui Achille può correre in eterno senza mai raggiungere l'orrida tartaruga della morte. Questo è il più grande passo dell'umanità: un passo né avanti né indietro, un passo che si arrotola su sé stesso all'infinito. E ci sono arrivati insieme Tom, Arnold, un sociopatico della Miskatonic, Albert Einstein e molti altri anonimi eroi. Il lavoro di gruppo, non c'è niente come il lavoro di gruppo. Il lavoro di gruppo rende l'uomo superiore a Dio, perché anche se è vero che Dio è onnipotente, d'altronde è Unico, non è in concorrenza con nessuno, molto spesso si annoia e non ha mai fatto un brainstorming, da solo si sentirebbe ridicolo.

Devo spiegarmi meglio? Mediante proiezioni virtuali noi ritardiamo il tempo, o se preferisci: acceleriamo la percezione del tempo. Più la acceleriamo, più tempo abbiamo a disposizione per nuove proiezioni virtuali che lo accelerino ancora di più. Nel giro di qualche anno avremo già vissuto dei secoli. Quando poi avremo secoli a disposizione per ogni minuto secondo, il tempo inizierà ad accelerare iperbolicamente. E non è previsto che si fermi mai, a meno che il tempo non sia composto di singoli atomi indivisibili di tempo. Ma se anche fosse, in una manciata di secondi avremo milioni di anni a disposizione per studiare il problema, vuoi che non troviamo una soluzione?

A questo punto ti chiederai: ma mentre noi ci avvitiamo in una serie infinita di PP, che ne sarà dei nostri corpi su U? Ecco, questo è un problema di cui abbiamo smesso di preoccuparci. È possibile che i nostri corpi continuino a pedalare per qualche decennio; non è improbabile che una carestia spinga i gialli a paracadutarsi sull'America e a mangiare i nostri corpi fritti. Tutto questo è sempre più lontano dal nostro orizzonte. Se la nostra eternità è da qui al tramonto, l'alba di domani è un problema non nostro.

Tutto questo renderà tra breve inutili le pedalate: difatti, quando in un giorno di U ne vivremo dieci o venti in PP(N), basterà qualche centrale nucleare su U a fornirci tutti i kilowatt virtuali di cui abbiamo bisogno in PP(N). Di lì a poco, basterà una duracell su U a scaldare focolari virtuali per millenni. Noi non pedaliamo più all'infinito senza una meta: noi pedaliamo verso la libertà!

È anche vero che pedaliamo su un'infinità di universi: lo richiede la logica frattale della nostra fuga. Ogni PP dev'essere infatti una copia più piccola, ma perfetta, del PP precedente. Per capirci: tuttora il tuo corpo sta pedalando su U. La tua mente, dopo avere per qualche tempo indugiato su PP1 credendo di essere la totalità di Leonardo, si è scissa a sua volta in due: una parte si è messa a pedalare su PP1, e un'altra parte si è ritrovata proiettata su PP2, dove credeva ancora di essere la totalità di Leonardo, mentre invece era solo un quarto. Ma anche il quarto di Leonardo su PP2 si è presto diviso in due: un ottavo è rimasto a pedalare, l'altro ottavo a sognare in PP3, dove si è scisso in sedicesimi, e via, e via. Attualmente c'è una parte di te che sta pedalando in PP1078. È una parte minuscola: un due-alla-millesettantottesima frazione di Leonardo – zero virgola parecchi zero, eppure: ti senti meno vivo del solito? No, questo è il bello.
Mi rendo conto che preferiresti essere la due-alla-millesettantottesima parte che vive ignara nella proiezione successiva, il PP1079. Voglio tranquillizzarti in questo senso: sto per mandarti appunto là, nel luogo da dove provieni. Nella città in cui credi di vivere, con le mogli che credi di aver sposato e i progetti a cui credi di lavorare. Tutte proiezioni – se ci fai caso – vagamente noiose e spiacevoli. E già. Un po' di tedio e dispiacere è fondamentale per accelerare il PP. È il prezzo da pagare per vivere nell'eternità frattale.

Ti starai ora chiedendo chi sono io, e perché dovevo metterti al corrente di tutto questo.
Te lo chiedi?
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Teoria della Relatività con la Ragazza

Lascia ora (caro Leonardo) che ti introduca a uno dei più grandi benefattori dell'umanità: Albert Einstein.
Anche se nell'unità di tempo ha venduto meno magliette di Che Guevara, Albert ha senz'altro lasciato una più cospicua eredità ai posteri, e non parlo della bomba atomica. No, mi riferisco alle tre teorie della relatività: ristretta, generale, e con le ragazza.
La teoria ristretta (magari ne hai sentito parlare) mette spazio e tempo sullo stesso piano, e assume come costante la velocità della luce.
La teoria generale (questa l'hai sentita di sicuro) dice tra l'altro che energia e massa sono due modi di indicare la stessa cosa: in particolare, l'energia è uguale alla massa per la velocità della luce al quadrato. Ma la più conosciuta – e la più gravida di conseguenze – resta la teoria detta "con la ragazza". Te la recito testualmente, come fu pubblicata sul "Journal of Exothermic Science and Technology", Vol. 1, N° 9 – 1938:

Quando un uomo siede un'ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività.

La teoria, come vedi, stabilisce che la piacevolezza di un'esperienza (P) e la sua durata (T) sono inversamente proporzionali: T=k/P, insomma, dove k è un valore costante che Albert non si prese la briga di calcolare. Non solo, ma siccome non scrisse mai questa banalissima equazione su una lavagna, per tutto il Secolo Breve gli scienziati pensarono che la Teoria Con la Ragazza fosse solo la boutade di un fisico esasperato di fronte all'ennesimo intervistatore che pretendeva di farsi spiegare in cinque minuti perché E=mc2.
I primi a prendere sul serio la Teoria con la Ragazza furono i fisici scritturati da Tom per trovare l'eternità definitiva – come ti dicevo, Tom non sopportava di dover cedere il suo scettro all'entropia, e accarezzava ormai l'idea di fermare il tempo una volta per tutte. Una parola.

L'idea di fermare il tempo (o comunque di rallentarlo molto) non era nuova. Ne aveva parlato per primo un fisico usastro, Freeman Dyson, addirittura nel 1979. Ma a quel tempo l'immortalità sembrava un problema lontano, e le ipotesi di Dyson non avevano avuto molto seguito. La teoria della relatività ristretta sembrava offrire un appiglio: essa sostiene che il tempo rallenta man mano che ci si avvicina alla velocità della luce. Già, peccato che anche la massa aumenti, proporzionalmente: fino a raggiungere il punto di vista della luce, per cui il tempo è uguale a zero (quindi è fermo? mah), e la massa è uguale a infinito.

"Lasciamo perdere", disse a questo punto Tom. "Io voglio fermare il tempo, non prendere peso. Trovatemi un sistema per bloccarmi il tempo senza aumentarmi la massa".

Che modi, eh? Già, ma ormai era abituato a ottenere tutto quello che chiedeva. E anche stavolta i fatti gli diedero ragione, la sera che un membro del comitato scientifico, in seguito a un mix sballato di alcaloidi e anfetamine, iniziò a riflettere sulla Teoria Con la Ragazza. E se Albert non avesse scherzato? Se la Teoria fosse verificabile sperimentalmente?
"Allora avremmo trovato un sistema per rallentare il tempo: rendendolo spiacevole".
Un'ipotesi di questo tipo, lo capisci da te, non poteva andare a genio a Tom. Tanto più che se la teoria funzionava l'immortalità (T=infinito) sarebbe venuta a coincidere con la massima spiacevolezza (P=0). Un bel guaio. Però valeva la pena di lavorarci su.

Passò qualche mese di frenetica attività di laboratorio, finché alle teste d'uovo di Tom non sembrò di aver calcolato il valore della costante k – un valore molto alto, purtroppo. La percezione soggettiva del tempo poteva davvero rallentare, come aveva previsto Einstein: ma di poco (qualche minuto all'ora), e comunque il prezzo da pagare era una lunga serie di esperienze avvilenti e spiacevoli. A Tom sembrava di aver buttato via il suo tempo prezioso, coi pochi millenni che gli restavano ancora da vivere!

E poi ci fu un altro fantastico UdC, Uovo di Colombo. Qualcuno si accorse che le regole fisiche potevano essere eluse nell'ambiente inventato da Tom: il paradiso a pedali. Qui era possibile trasformare un semplice 'rallentamento' in uno stop definitivo del tempo, attraverso una fuga di proiezioni infinite. Cerco di spiegarmi.

Chiamo U l'universo in cui viviamo, dove le regole della fisica sono (più o meno) vere, e PP il paradiso a pedali inventato da Tom. Mettiamo che, con l'inserimento di esperienze spiacevoli e noiose, il tempo di PP inizi a rallentare di un minuto all'ora: sicché al termine di un giorno PP è indietro di 24 minuti rispetto a U. È molto poco. Ma è già qualcosa.

A questo punto io, che sono in PP, scopro che questo universo virtuale non mi soddisfa, e decido dunque di creare un nuovo universo virtuale all'interno di PP, con esperienze altrettanto spiacevoli e noiose (lo chiameremo PP2). Possiamo paragonare PP e PP2 a due tapis roulant che vanno alla stessa velocità: però, se un tapis è sopra all'altro, la persona che sta su PP2 va al doppio della velocità di quello che sta su PP. In realtà PP e PP2 non sono tapis roulant che vanno avanti nello spazio, ma universi virtuali che restano un po' indietro nel tempo: PP (al termine della giornata) è 24 minuti indietro; PP2 è già 48 minuti indietro rispetto a U. Ma una volta che io mi sono ambientato in PP2, nulla mi proibisce di inventarmi al suo interno un PP3: e siamo a 72.

Ora mi chiederai: quanti universi posso creare, l'uno dentro l'altro? Beh, su questo i fisici divergono, ma sembra proprio che siano un insieme non finito di universi: il che significa, in altre parole, che il tempo si può graduamente rallentare fino a fermarlo del tutto… perlomeno, all'interno di una teoria infinita di universi virtuali. Che è più o meno dove siamo adesso – anche se mi rendo contro che la cosa può farti girare la testa.

Sì, hai capito bene: non siamo in U, ora, e nemmeno in PP o in PP2. Quelle che vedi pedalare non sono le tue gambe. Quelle le hai lasciate più di un migliaio di rivoluzioni fa. Ora siamo in PP1078 – un universo che è in ritardo di circa 18 giorni rispetto a U. C'è ancora molta strada da fare, come vedi.
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Il Paradiso a Pedali (e i suoi problemi)

Caro Leonardo,
ora viene il tempo delle facili obiezioni. Per questo ho preparato un FAQ. Non prendertela, ma non sei il primo a chiedermi sempre le stesse cose.

1. Ma andiamo, pensi che io me la beva? Se il corpo restituisse il 75% delle calorie che riceve, non saremmo mai passati dalla trazione animale al vapore! E allora perché non rimettiamo il basto ai vitelli? O facciamo correre criceti in tante piccole ruote? Funzionerebbe.

Certo che funzionerebbe, ma perché darsi la pena di nutrire milioni di criceti? O vitelli, o cavalli, o qualsiasi altro animale? Molto meglio risolvere il problema energetico tra noi umani usastri. Pedalare è una scelta autarchica. Abbiamo deciso di salvaguardare il nostro stile di vita, e di non portarci dietro nessuno con noi. È passato il tempo in cui credevamo di poter esportare qualcosa – libertà, democrazia, benessere – è passato alla grande. Mandavamo i nostri migliori ragazzi a morire, e il gran risultato era cambiare cricca di governo qua e là. E allora basta. Come disse Monroe: gli Usa agli usastri. E i criceti si fottano.
Tu dici che un usastro che pedala non rende il 75%? Devi considerare un paio di rivoluzioni tecnologiche di cui nessuna rivista specializzata ha mai fatto menzione. O credi che ci preoccupassimo davvero di andare su Marte? Pura copertura. Ci interessava assai di più condurre esperimenti sulla riduzione dell'attrito – quelli erano i nuovi mondi da esplorare, altro che un sassetto in orbita. Anche negli anni in cui ci eravamo fatti una religione del petrolio, non avevamo mai smesso di fare ricerca sulle fonti alternative. Avevamo anche provato a super-potenziare la trazione animale: ma niente da fare, anche il cavallo più focoso ci restituiva al massimo il 60-65%. L'Uovo di Colombo, anzi, di Breznev, fu sostituire gli animali con gli uomini: il mezzo con il fine.

2. E comunque, resta un 25%…
Già. Quello era uno dei problemi più gravi. Si potevano mantenere alcune centrali nucleari – ma occorreva personale sveglio, le macchine non erano abbastanza affidabili. Alla fine Tom riuscì a trovare un'altra idea, per la quale vedi la risposta al punto 5.

3. Ma gli usastri sono un grande popolo, non si sarebbero lasciati ipnotizzare in massa!
Beh, non tutti, hai ragione. Alcuni si ribellarono e vivono tuttora in clandestinità nei deserti o nelle praterie. Tieni conto però che a questa altezza gli Usa erano diventati una parademocrazia presbiteriana; che i Padri Pellegrini di Washington, dopo essere stati messi al corrente al corrente della truffa della Rapture, vivevano nel terrore di essere scoperti dai loro fedeli, per cui appoggiarono entusiasticamente l'idea di addormentarli per sempre.
Ma devo dirti che, al di là delle pecorelle più o meno infinocchiate dai loro pastori, ci furono anche milioni di laici e liberi pensatori che scelsero il Paradiso più o meno consapevolmente, come l'unico luogo in cui potevano salvaguardare il loro tenore di vita. La vita sulla terra era diventata piuttosto grigia e noiosa, sai, da quando i Gialli avevano ereditato il mondo.

4. I Gialli, appunto. Se ne stettero li a guardare gli usastri scomparire? Non tentarono uno sbarco in Oregon, così, giusto per fare un tentativo?
Fu detto forte e chiaro, e scritto in caratteri visibili dai satelliti, che il Sacro Suolo della Nazione, in quanto Sacro, era inviolabile, e pertanto minato a testate nucleari.
In ogni caso i Gialli erano in quella fase della civiltà in cui hai un certo disprezzo per i vecchi e la loro tendenza a richiudersi in sé. Ci fu, è vero, qualche intellettuale e scienziato che propose di copiare anche quest'ultima novità usastra, il Paradiso a Pedali: ma furono subito ritenuti decadenti e irretiti dalle mollezze occidentali e fucilati molto sbrigativamente.

3. Bene, ma ammesso che io ti creda anche solo per un istante, che ci faccio all'inferno? Io non sono un usastro, sono un [aggiungi nazionalità di provenienza]
Altri Paesi furono più ricettivi dei Gialli. Di solito erano nazioni in crisi strutturale, con una lunga prospettiva di impoverimento davanti a loro. Tu provieni da un Paese dell'America Latina, del Giappone o del Teopop (già conosciuto come Italia). I leader di questi Paesi riuscirono a strappare a Tom – a volte come favore personale – i rudimenti del Paradiso a Pedali, e misero insieme una loro variante locale, di qualità inferiore, ma cosa vuoi.
Alcuni sostengono che Tom scelse con oculatezza i suoi discepoli internazionali: come dire che diede il Paradiso ai colombiani perché i venezuelani disertassero e passassero il confine, o ai giapponesi perché i gialli morissero d'invidia; o al Teopop, per indurre in tentazione i popoli dell'Unione Bizantina. Ma sono solo illazioni, dietrologia. La verità è che a Tom non fregava più niente. Lui aveva trovato finalmente un sistema per viversi i suoi film in eterno: chi voleva venire, che pagasse il biglietto, e amen.

4. Dunque dovrei pensare che la mia vita normale è una finzione? Un paradiso artificiale, che mi creo da solo pedalando? E se è un paradiso, perché è così scadente?
In parte ho già risposto: le versioni non usastre del Paradiso a Pedali sono di qualità nettamente inferiore. In particolare, i software che creano i personaggi di contorno sono spesso poco credibili; il senso dell'odorato è quasi del tutto assente; e alcune regole della grammatica e dell'ortografia sono saltate. Ma questo è niente, non è vero? Se la tua vita fosse un paradiso, ti fregherebbe poco del fatto che nessun angelo azzeccasse i condizionali. Il problema è che nei codici sorgente di questi Paradisi non è contemplata la Felicità. È un problema culturale: noi usastri ce la meniamo dal tempo della nostra Costituzione, con la ricerca della Felicità: tanto che adesso che l'abbiamo trovata, ci ritiriamo volentieri dalla lotta. Invece voi cattolici – o buddisti-scintoisti – non date molto peso alla Felicità. Anzi, i vostri dirigenti vi preferiscono un po' depressi, sostengono che è la condizione migliore per governarvi.

5. Ma non regge lo stesso. Non è un'eternità: prima o poi succederà qualcosa, un terremoto, un meteorite. Il sole collasserà. L'universo imploderà. E noi moriremo.
Hai naturalmente ragione: nei tempi lunghi saremo comunque morti, come diceva quell'economo. E sai una cosa? Questo cominciava a impensierire Tom.
Si capisce che un uomo, nel corso della sua vita mortale, ha assai poco tempo per preoccuparsi della fine del Sistema Solare, del Big Crunch, o del Big Rip, o in generale dell'Entropia. Ma quando ti abitui all'idea che hai davanti a te svariati millenni da vivere, improvvisamente il problema ti si pone in tutta evidenza: l'Universo è finito. Un giorno finirà, e io con lui. Era intollerabile, per un Dio come Tom.
Bisognava trovare un'altra idea.
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E ora pedala

A questo punto, Leonardo, i tempi erano maturi per l'uovo di Colombo. Tu naturalmente sai cos'è, l'uovo di Colombo, vero?

L'U.d.C. è l'idea sciocca che non era ancora venuta in mente a nessuno. Ed è una componente fondamentale del Progresso umano, dalle grotte in poi. Molta gente è convinta che gli scopritori e gli inventori siano tutti semidei, Prometei, Archimedi, Einstein – Macché. La maggior parte è gente qualsiasi che se ne esce con idee sciocche a cui nessuno ha ancora pensato.
Prendi Archie Breznev, ingegnere. Per uno strano complotto della sorte, l'uomo che affrancò definitivamente gli USA dalla schiavitù del petrolio ha un nome da premier sovietico. Senz'aver mai visto la Russia, peraltro. Usastro al 100%, laureato alla Miskatonic con voti abbastanza qlsiasi, Breznev aveva accettato di lavorare al progetto Rapture perché la paga era buona, il sabato libero, e i rapporti umani fortemente disincentivati. Non era uno stagista, un porta-caraffa del caffè, come sostengono certe leggende urbane. Svolgeva invece una mansione importante, ancorché un po' macabra, nello staff medico del Progetto. Che ci faceva un ingegnere in uno staff medico? Ora ti spiego.

Contrariamente a quanto potresti pensare, lo staff medico di un ospedale con 144.000 pazienti in coma perpetuo ha moltissimo lavoro da fare. Vivere in coma, sai, non è come ibernarsi: il corpo deve assumere ossigeno e nutrimento, espellere anidride carbonica e feci. Le unghie e i capelli crescono, vanno tagliati. E gli organi invecchiano: vanno rigenerati, ogni tanto, e a volte persino sostituiti. Non è un problema: il Progetto ha tutte le cellule staminali che servono. Ma è ugualmente un'operazione brigosa. (Per questo alcune Teste d'Uovo di Tom insistono che conservare i corpi è un inutile spreco: bisognerebbe buttar via tutti gli involucri e conservare solo i cervelli, in un brodo adeguato: Tom annuisce con la sua faccia da schiaffi, ma la sola idea lo fa rabbrividire).
Uno degli aspetti più macabri di lavorare nello staff medico è la Ginnastica a Impulsi. Qualche mese prima, una Testa d'Uovo aveva proposto di ridurre almeno l'invecchiamento dei tessuti dei pazienti (e le spese mediche) costringendoli a sforzi fisici quotidiani. Anche questa era una piccola idea banale-geniale: se fai ginnastica vivi più a lungo, lo sanno tutti.
Per convincere i Giusti a fare ginnastica malgrado il loro beato stato d'incoscienza, era dunque stata messo a punto una rete neuronale che collegava i loro midolli spinali, bypassando i cervelli veri e propri. Così i fortunelli, a seconda dell'impulso, potevano muovere braccia, gambe, testa, e persino recitare l'intera coreografia del video di Thriller (e si dice che nella notte di Halloween del 2023 lo abbiano fatto: ma è solo un'altra leggenda), senza saperlo.

Ebbene, Archie passava le sue otto ore (con pausa sindacale) a mandare questo genere d'impulsi ai 144.000 giusti, tutti persi nei propri Paradisi personali, ignari di danzare aerobica o di muovere la testa al tempo di 666 The number of the beast degli Iron Maiden (Archie aveva gusti musicali osceni, e si prendeva libertà ai limiti del rispetto del regolamento interno).
Fu a quanto pare proprio nel corso di una simulazione di festival metallaro, che Archie si accorse improvvisamente di qualcosa. Aveva caldo.
Nel New Mexico non è certo una novità: ma i sotterranei del progetto erano ovviamente ventilati e condizionati; e il termostato segnava rigorosamente 13°C, la temperatura considerata ottimale per la conservazione dei Giusti. Eppure, malgrado il termostato, Archie aveva caldo. Cosa stava succedendo?
Anche i Giusti sembravano accaldati – ma giustamente, loro erano sotto sforzo. A meno che…
Leggenda vuole che Archie si picchiasse la fronte col palmo inferiore della mano, proprio come nei film e in tv. Non esclamò "Eureka", ma ci mancò poco.

Le cose più difficili da trovare sono quelle che abbiamo sotto il naso. Per anni avevamo avuto davanti a noi il miglior generatore di energia pulita del mondo, e non lo avevamo degnato di uno sguardo. Ci volle l'intuizione di un tipo qualsiasi, sociofobo e fan dell'heavy metal d'annata, perché ce ne rendessimo conto. Il miglior generatore eravamo noi.
I nostri corpi. Generano calore. Ma non solo. Possono trasformare il calore in energia cinetica. Gli zuccheri vanno nel sangue, il sangue pompa nei muscoli, i muscoli spostano gli oggetti. Che tipo di oggetti? Mah, dei pedali, per esempio. Pedalando, i muscoli diventano sempre più forti e resistenti. Basta non esagerare mai – pedalare piano, ma continuamente. Il tuo corpo è un motore a cereali – e cereali, per fortuna, gli USA ne aveva ancora tantissimi, e Tom ormai aveva un latifondo tutto suo nel Corn Bealt.

Il tuo corpo è uno dei motori più sofisticati al mondo – tot calorie in entrata, tot in uscita, pochissimi sprechi, rifiuti totalmente biodegradabili. Naturalmente il tuo corpo non può spostare le montagne. Ma se attacchi ai pedali una dinamo adeguata, l'energia che produci è il 75% di quella che il Progetto Rapture impiega a mantenerti. Sì, hai capito bene. Pedalando, ti rendi autosufficiente al 75%. Non corri il rischio di annoiarti, perché il tuo cervello non è coinvolto. Il tuo cervello è in paradiso a spassartela, il tuo corpo è all'inferno a pedalare. Dico, non è geniale?

Quando Arnold lo seppe, chiamò il suo staff perché facesse i conti. Si calcolò che servivano più o meno duecento milioni di cyclette, e altrettante dinamo – e bisognava ristrutturare i vecchi rifugi antiatomici – ma si poteva fare, anzi si doveva fare. Tom aveva inventato il paradiso. Breznev lo aveva reso autosufficiente (al 75%, almeno). Ora toccava a lui. Da qui all'eternità, America, mancava ormai solo un passo.
O meglio, una pedalata.
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Il Paradiso non è un modello di sviluppo economicamente sostenibile

Bene, Leonardo
A questo punto stai iniziando a chiederti seriamente se è un sogno, il tuo, o non piuttosto un'allucinazione guidata, un'ipnosi, ecc.. T'interessa il mio parere?
È da un tempo indefinito che stai ascoltando le mia storia che, per quanto sconnessa, conserva una certa dose di consequenzialità. Questo tenderebbe a escludere i sogni, che non sono sequenziali. I sogni sono straordinarie divagazioni: se in un sogno inciampi in qualcosa d'interessante, improvvisamente l'obiettivo del sogno si sposta su questo oggetto. Non mi sembra che sia il nostro caso.
D'altro canto, se io stessi cercando di plagiarti, facendoti credere a qualcosa di non vero, sarei venuto probabilmente a te con una storia più semplice e credibile. Invece questa storia è molto complicata e vagamente surreale. Che senso ha cercare di circuire un individuo intelligente con una storia complicata? Nessun senso. (Ad esempio, perché proprio 19 piramidi? Perché non un bel numero tondo?)
Non ti resta che una terza possibilità: la storia che ti sto raccontando è autentica. È complicata ma in qualche modo consequenziale, proprio come la Realtà. Nessuna simulazione è altrettanto pasticciona della Realtà, come ben sai.
Considera questo: Tom, l'Anticristo, aveva centrato l'obiettivo a cui tendeva l'umanità da migliaia di anni (la felicità, l'immortalità, ecc.) per un puro accidente. Ci era inciampato mentre stava cercando di evitare una banale crisi economica e la conseguente Guerra Mondiale. Serendipità. E per qualche tempo, non si rese conto dell'effettiva portata della sua scoperta. Nemmeno quando si sentì chiedere da molti personaggi potenti di tutto il mondo, nei circoli in cui le informazioni filtrano, ehi, senti, perché non ci porti con te nel tuo Paradiso?
"Ma non è il Paradiso. È solo una pietosa menzogna".
"La vita è una menzogna. La tua, almeno, è pietosa".
"Ma non è vita la mia, è solo un sogno".
"La vita è sogno".
"Oggi non riesco proprio a spiegarmi. Voglio dire, non è un Paradiso. È solo una buona simulazione. Abbiamo preso lo staff di The Sims, gli abbiamo dato tutti i terabyte che gli servivano e…"
"Tom, Tom, tutta la vita è una simulazione. Ma tu solo ci prometti una buona simulazione".
"Beh".
"Solo tu hai il Codice Sorgente di vita eterna".

Il successo della sua invenzione impensieriva Tom. 144.000 persone in animazione sospesa da qui all'eternità sono già un bel po' di Kilowatt; ma se la voce iniziava a spargersi e la gente si metteva in fila per andare in coma, dove l'avrebbe trovata, l'energia? Ne parlò col Presidente.
"Arnold, sono molto in pensiero".
"Problemi di budget?"
"Alla grande. E soprattutto: questa cosa è potenzialmente eterna. Non rientrerò mai nei costi".
"Perché non metti l'accesso a pagamento? La gente ha sempre pagato per salvarsi l'anima. Nella mia vecchia Europa, sai, nel Medioevo…"
"Arnold, io non metto in dubbio la tua cultura e la tua conoscenza, ma le mie teste d'uovo mi hanno già avvertito che il modello ticket-per-eternità non può funzionare. Per quanto sia alto il ticket, l'utente lo paga una volta sola. E poi io devo mantenerlo nei secoli dei secoli. Dopo un paio di millenni vado in rosso. È matematico".
"Ma se reinvesti i fondi con un tasso d'interesse…"
"Ma cosa sono i fondi davanti ai millenni? Tra l'altro, se la voce inizia a spargersi davvero tutti vorranno entrare, l'economia occidentale andrà a rotoli e i titoli di borsa saranno carta straccia".
"Vuoi dire che tutti preferirebbero vivere in una simulazione, piuttosto che nella Realtà?"
"Pare proprio di sì. Ho fatto dei sondaggi".
"Ma come. La vita è così bella".
"Arnold, tu sei Presidente degli USA, ex campione del mondo di culturismo, hai recitato a Hollywood e intrattenuto relazioni sessuali con centinaia di partner. Ti sei fatto anche tutto l'umanamente fattibile. Può darsi che la tua esperienza di vita non sia quella dell'umano medio".
"Dici?"
"E comunq stai perdendo i capelli anche tu, non credere".
"Sì, già, beh, sai che ti dico? Ti aiuterò, Tom. Il tuo progetto tutto sommato mi piace. Mi fa risparmiare un sacco, sai?"
"Risparmiare?"
"Ha ha, sì, non lo avevi capito? Tu spendi, ma io risparmio. Hai fatto piazza pulita di 144.000 consumatori, e sai cos'è successo?"
"Hai perso forza lavoro".
"Macché, erano lavori inutili. Ho risparmiato energia. Non usano più il frigo, il PC, il microonde. Non vanno più a prendere i bambini a scuola con la 4x4. Niente più riscaldamento d'inverno e condizionamento d'estate. Tutto quello che gli serve è…"
"Una flebo di alimenti e una nicchia calda nei sotterranei del Mars Project, New Mexico".
"E non si riproducono più, non creano ulteriori consumatori. Perciò, se altri miei cittadini venissero da te, a chiederti il Codice Sorgente di vita eterna, tu non preoccuparti della spesa, Tom. Anzi, sai che ti dico. Di' agli ingegneri di preparare qualche nicchia in più, cento o duecento milioni. È l'occasione per trasformarci finalm in una nazione economa e virtuosa".
"Arnold, hai intenzione di dare la vita eterna a tutti i cittadini americani?"
"Perché no? Io sono democratico, dopotutto. E comporterebbe un taglio alla spesa pubblica, quindi…"
"Ma ci vorrà pure qualcuno al piano terra, a produrre alimenti ed energia!"
"Non lo possono fare le macchine?"
"No, non sono abbastanza affidabili! E se s'inceppano? E se si ribellano?"
"Ha ha ha, Tom, sai una cosa? Sei sempre uno spasso. Le macchine che si ribellano, roba da matti. Hai visto troppi film, amico".
"Certo che ho visto troppi film. Ho visto anche i tuoi. E tu hai visto i miei. Siamo di Hollywood, i film erano il nostro mestiere! Com'è che dei guitti come noi si ritrovano affibbiato il destino dell'uomo?"
"Bella domanda. Non lo so. Forse è uno stadio dell'evoluzione".
"Tu credi all'evoluzione?"
"Sì, perché?"
"Ma ti sei visto in faccia?"
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Da qui all'eternità (e ritorno)

Ciao, Leonardo.
Eccoci di nuovo qui – un riassuntino: Verso il Duemila-e-rotti la terra si stava scaldando troppo; i gialli (detti anche cinesi) decisero di trovare forme d'energia più pulite; perfezionarono l'Idrogeno e lo brevettarono. Da lì in poi solo loro potevano permettersi di usarlo. Le altre civiltà dovevano rassegnarsi a pagare. Gli usastri (abitanti degli USA), che temendo un'alterazione dello status quo non avevano investito troppo sull'idrogeno, si ritrovarono scalzati dal trono nel mondo. Nel frattempo mezza Antartide si era squagliata, rivelando al mondo 19 copie conformi della Piramide di Cheope, che retrodatavano l'inizio della civiltà umana al 42.000 a.C. e mettevano in grave imbarazzo le chiese fondamentaliste cristiane.

Ma non tutti gli usastri erano seguaci di Gesù. Al tempo imperversavano anche le tecno-sette, culti sincretici che frullavano fantascienza e riti pagani e la servivano ai gonzi. Una delle tecno-sette più potenti era nelle mani di Tom, prestigioso attore hollywoodiano che a un certo punto aveva iniziato a sentire sulle sue spalle il peso del mondo intero, e a porsi i problemi dal punto di vista di Dio. Un Dio benevolo, per fortuna. "Cosa posso fare", si diceva, "per salvare il mondo?"

Il sistema usastro crollava. I gialli imperversavano. Si è mai visto un impero crollare senza grandi dolori e spargimenti di sangue? (L'Unione Sovietica non conta, quello non era un impero, era un bluff). La guerra era all'orizzonte. Tom aveva i mezzi per prevederla. Poteva anche prevenirla?

Assunse uno staff di storici, sociologi, analisti finanziari – qsti ultimi li licenziò, non ne beccavano una. Scritturò i migliori creativi pubblicitari e soggettisti di Hollywood. Ai primi disse: "datemi la Verità"; ai secondi "trovatemi un'Idea". Questi due motti sono rimasti leggendari e si trovano incisi nel Codice Sorgente: VERITAM DATE – IDEAM INVENITE. Gli usastri hanno un debole per la lingua dell'Impero Romano. Un'antica vocazione alla grandezza – e alla decadenza. "Rise and Fall". Ma divago.

Gli studiosi arrivarono a un'onesta conclusione: ostinandosi a estrarre petrolio, gli Usa stavano andando a sbattere contro il picco di Hubbert. Nel giro di pochi anni (mesi?) il prezzo dell'oro nero sarebbe schizzato alle stelle e sarebbero iniziati i razionamenti. I consumi sarebbero crollati e addio economia. La prima cosa che doveva fare Tom era vendere tutte le azioni e comprare terra. Un mucchio di terra nella fascia dei cereali – al riparo dagli uragani.

"Maledizione", disse, "ma non potremmo passare a un'altra energia?"
"Potremmo passare al nucleare", dissero le teste d'uovo, "ma ci vuole tempo".
"I gialli sono passati all'idrogeno in un lampo".
"I gialli hanno un'economia di piano e una società piramidale teocratica, possono imporre cambiamenti molto rapidi, e se muoiono milioni di persone, nessuno ti fa causa".
"E allora diventiamo anche noi un'economia di piano e una società piramidale teocratica! Che ci vuole?"
"Un miracolo".
"Perfetto, grazie"

Tom sorrise a 32 denti, strinse le mani e firmò autografi a tutti, prese l'ascensore e spuntò al piano superiore. Lo attendevano i creativi, i pubblicitari, gli scenografi, i neurochirurghi e i narcologi.

"Dovete inventarmi un miracolo".
"Che religione?"
"Cristiana protestante".
"Ci sarebbe la Rapture".
"Sarebbe a dire?"
"La sparizione improvvisa di tutti gli uomini giusti, che vanno in Paradiso senza passare dal Via. Ci hanno scritto molti libri di successo. C'è stato anche un ciclo di B-movies...".
"Ottimo, facciamolo".
"Rapire all'improvviso tutti gli uomini giusti? Forse l'FBI avrà qualcosa da dire".
"E allora fatemi un preventivo di spesa e lo presentiamo all'FBI. Anche loro hanno bisogno di idee. E di sicuro hanno un file riservato con tutti gli uomini giusti. A proposito, cosa ne facciamo di tutti gli uomini giusti che rapiamo?"
"Ce lo dica lei, Mr Tom".
"Vediamo, siccome sono Giusti mi sembrerebbe il caso di ricompensarli. Vorrei che sparissero, ma che allo stesso tempo fossero per sempre felici. Non so…"
"Animazione sospesa. Come il Papa cattolico. Possono sognare in eterno".
"…una volta ho visto un film buffo, spagnolo… l'ho anche rifatto a Hollywood, per cui lo ricorderete sicuramente".
"Ehm".
"C'è un tale che va di sua spontanea volontà in coma, e sogna tutto quello che vuole… se gli piacciono i Monet, per dire, sogna di vivere in un cielo color vaniglia… in un universo privato di cui ignora di essere il Dio. Vive mille storie di cui è il protagonista… diventa lo sceneggiatore di sé stesso…"
"Ma poi va in crisi e apre gli occhi".
"Beh, sì, ma quello era solo un modo elegante di finire il film. Lasciate perdere le vie d'uscita. È possibile mantenere in coma perpetuo tutti questi uomini giusti, ognuno nel suo paradiso personale?"
"Sarà molto costoso".
"I soldi non sono un problema. Quando saremo una teocrazia li stamperemo, i soldi".
"Non in termini di soldi, in termini energetici. Migliaia di uomini giusti in animazione sospesa per l'eternità consumano energia da qui all'eternità".
"Una cosa alla volta, ora preoccupiamoci dei primi vent'anni. E poi vedremo".

Come previsto, l'FBI si mostrò discretamente interessata al progetto Rapture – anche perché alla Casa Bianca c'era un vecchio collega di lavoro di Tom, con un debole per i plot macchinosi e apocalittici. E bastò il ratto di appena 144.000 uomini giusti in tutto il continente a trasformare la più antica democrazia liberale in un delirio neo-presbiteriano. Il Campidoglio fu chiuso e riaprì come Consiglio dei Padri Pellegrini. Furono revocati diversi emendamenti. Le truppe sparse in mezzo mondo a guardia dei pozzi sempre più profondi furono bruscamente richiamate in Patria. Le minoranze furono 'caldamente' invitate a convertirsi… Sì, fu bruciata anche qualche strega qua e là, ma in generale la criminalità diminuì, quindi è inutile scandalizzarsi. Ma soprattutto: gli Usa iniziarono una brusca riconversione al nucleare. Ci furono naturalm disordini e disastri, ma Dio lo voleva – e Dio aveva appena dimostrato i suoi poteri in modo eloquente.

Dio, in realtà, era Tom. Questo era un piccolo segreto condiviso dal suo staff e dai Padri Pellegrini, assisi nei loro scranni a Washington. Erano per la maggior parte pastori protestanti, con un grave peso sulla coscienza. Dovevano la loro fortuna politica a un miracolo. Ma sapevano che il miracolo era stato organizzato ad arte, per giunta dal leader di una tecno-setta. Se avessero divulgato il segreto, avrebbero fatto perdere ai loro fedeli (ed elettori) la fiducia in Dio – dunque il fondamento del loro potere. Di conseguenza, Tom li teneva per le palle.
Proprio quel Tom lì, esatto.
L'Anticristo.
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L'uomo d'acciaio

Bene, Leonardo.
Fin qui, la storia delle tue disgrazie non disvela nessun Complotto Planetario. Nessun Grande Vecchio, niente Stand Behind, terzo o quarto livello, eccetera. Solo un immane caos provocato da gruppi dirigenti mal selezionati che cercano goffam di mettere pezze a guai più grandi di loro. Questo è il succo della Storia. E quando dico Storia sto pronunciando la S maiuscola, si sente la S maiuscola?

A questo punto però bisogna cominciare a stringere. Banalmente, ti serve un nemico. A chi non serve. Un catalizzatore per la tua troppo giusta rabbia. Un faccino da appendere al bersaglio delle freccette. Qlcuno da maledire la mattina presto. Bene, siamo qui apposta.
Chiamiamolo Tom. Classe '62, nato sulla East Coast, famiglia di remoto ceppo celtico che trottola per tutto il Nordamerica durante la sua infanzia: Canada, Kentucky, New Jersey. Il bambino è ambidestro, un po' dislessico (un disordine bilaterale?) e cerca Dio: a 14 anni entra in un seminario francescano. Ci resta un anno, poi ha un ripensamento: diventerà attore. Una buona idea. Di lì a poco un suo mediocre collega s'insedia alla Casa Bianca, eloquente segno dei tempi.
Tom non è certo il migliore talento maturato col metodo Stanislawskij, ma ha un faccino da schiaffi estremamente plastico, che gli porta una gran fortuna: ruoli da bulletto-che-diventa-una-persona-seria, nominations, soldi a palate. Nel frattempo è entrato in una setta teo-tecnologica che lo ha guarito, sostiene, dalla dislessia; e soprattutto lo tiene lontano dall'uso smodato di stupefacenti, che è un po' la tassa sullo star-system. Così, dalla fine degli anni Ottanta in poi, Tom è un ometto ricchissimo e libero di fare e pensare ciò che vuole, senza dipendenze da nessuna sostanza tossica e con una tecno-setta di fanatici a sua disposizione. Una posizione del genere è più rara di quanto non si pensi.
Siccome nei vent'anni successivi continua a mietere successi commerciali a palate; siccome nel frattempo riesce a divorziare dall'attrice più bella del mondo e a imbarazzare i benpensanti coi suoi interventi in difesa dei tecno-fanatici, a nessuno viene da sospettare che Tom sia in realtà un'intelligenza del tutto fuori dal comune. È un segreto, quello del suo IQ, perfettamente custodito dietro l'inossidabile faccia da schiaffi, che 25 anni d'onorata carriera riescono appena a scalfire.
In realtà, mentre viaggia da un set all'altro, da una sparatoria in motocicletta a una guerra si samurai a un'invasione marziana, Tom sta maturando una profonda ansietà per le sorti del pianeta. Sta andando tutto a puttane e sembra che non interessi niente nessuno. Washington è in mano a buffoni che a Hollywood non passerebbero un casting da figuranti. Il mondo si surriscalda, si sovrappopola – sei miliardi di persone che si stringono le spalle e si considerano troppo piccole per contare qualcosa. Tom non la pensa così.
Tom non è piccolo: è ricco ed è potente. Una piccola curiosità: ti ricordi il Grande Revival dei Supereroi? A cavallo del secolo l'inaridimento della creatività collettiva aveva fatto sì che i soggettisti di Hollywood cominciassero a ripescare qualsiasi vecchio personaggio dei fumetti, meglio se totalm improbabile. L'Uomo Ragno, i Fantastici 4, il terribile Hulk… Tom non aveva voluto partecipare a nessuno di questi progetti strampalati. Ma per molti anni aveva chiesto per sé il ruolo di Iron Man.
Iron Man, te lo ricordi? E adesso spiegami: per quale motivo un attore dovrebbe avere una passione per un personaggio assolutam secondario come Iron Man – che oltretutto, nelle scene d'azione, è totalmente nascosto in una maschera di ferro? Che senso ha? Come si fa ad amare un personaggio così?
Ma Iron Man, se ti ricordi, ha una doppia identità. Nella vita di tutti i giorni è un multimiliardario. Nessuno sa che i suoi soldi sono tutti impegnati nello sforzo di aiutare gli Uomini. Hai capito l'immedesimazione? Tom si sente l'Iron Man. Da anni sta lavorando di nascosto per salvare il genere umano da sé stesso. Proprio come in quel fumetto assurdo che leggeva da ragazzino.
Naturalmente, nella realtà Tom non va in giro in un'armatura di ferro a combattere il male. I suoi metodi sono molto più sottili. Chi sorride del suo impegno nel difendere la setta tecnoreligiosa non può sospettare nemmeno della posizione di potere assunta da Tom nella setta medesima. Di lì a poco ci sarà una scissione – al termine della quale Tom avrà praticam un culto tutto suo, con un sistema ramificato di chiese e comunità di adepti in tutto il mondo – senza che nessuno riesca nemmeno a immaginare che il Pontefice Massimo è lui, Tom, quella simpatica faccia da schiaffi. Nel frattempo lui fa un po' di politica a tempo perso, per uno dei due grandi partiti americani. Uno qualsiasi, tanto ormai.

La comparsa delle 19 piramidi d'Antartide – e il relativo crollo di sfiducia nei confronti dei culti tradizionali – segna il trionfo di Tom: per i suoi mistici non è poi così difficile riscrivere i testi tecno-sacri in modo da dare una spiegazione *ragionevole* al ritrovamento archeologico: molti born again delusi passano al suo culto..

Tom ha vinto, ma non vuole stravincere. Sottrarre adepti a un altro culto non rientra nelle sue priorità: lui vuole salvare il mondo da sé stesso: ne più ne meno. È lui – o perlomeno, una task force di soggettisti e sceneggiatori pagati da lui – a proporre a una Commissione segreta del Congresso il progetto Rapture: rapire nottetempo una discreta percentuale di uomini giusti e trasferirli in un paradiso artificiale a basso consumo energetico. Prego di notare la differenza: i Born Again si limitavano ad aspettare la Rapture: Tom decide di attuarla. Si sostituisce a Dio. Pensa di averne il diritto, o meglio: il dovere. "Il tempo è fuori squadra! o maligno destino che a me sia toccato di nascere per rimetterlo in sesto!", come diceva il collega Mel Gibson in un film di Zeffirelli.

Tom ci pensa da anni. Se sono Dio, se esserlo è mio preciso dovere, per il bene della collettività, come posso garantire all'uomo il suo agognato paradiso? Questo è stato il rovello di Tom per diversi anni. L'illuminazione decisiva fu un classico caso di serendipità – era andato in un multisala a guardarsi ma aveva sbagliato sala, ed era rimasto invischiato in una piccola produzione spagnola, assurda.
Il film aveva dei tempi tutti sbagliati – come ogni film europeo che si rispetti – e cominciava con il solito figaccione faccia-da-schiaffi, un ruolo in cui Tom non poteva non immedesimarsi. A un certo punto, però aveva iniziato a sentirsi molto inquieto, perché il figaccione veniva coinvolto da una ragazza gelosa in un terribile incidente in cui la sua bella faccia veniva orrendam mutilata.
Il film proseguiva poi in un modo veram insolito. Tom rimase ipnotizzato, lo vide quattro volte di seguito. Vuoi per i ritmi europei tutti sbagliati, vuoi per la protagonista, una chica niente male, vuoi per la storia assurda. Sulle prime prese questa fascinazione per istinto artistico: acquistò i diritti del film e cercò di rifarlo in maniera decente. Chiamò a Hollywood la chica perché reinterpretasse la parte; ci andò d'accordo, ci andò a letto, forse alla fine era solo amore? Il film andò così così, gli fruttò appena venti milioni di $. Ma tutti lo presero per un capriccio da attore-produttore. La storia di un figaccione che perde la faccia in un incidente; si mette una orribile maschera (di nuovo la maschera!); ma poi forse non è successo niente, forse è tutta un'immaginazione, forse vive in un universo tutto suo che aspetta solo un suo cenno per scomparire; forse è stato ibernato un secolo prima e vive le sue fantasie d'onnipotenza in uno stato di sospensione animata. Forse può aprire gli occhi alla fine del film. Forse no.
Che razza di storia, eh?
Ma tu, che c'entri?
Pedala, ora ti spiego.
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Il paradiso scoprirai

E tuttavia c'era poco da fare. Le piramidi esistevano. Tutti potevano vederle dal satellite, con Planet-Google 3-D potevi anche andare a visitarle. Certo, era possibile comportarsi come se non esistessero, ma non si può vivere per sempre in un come se. Non puoi mandare avanti a lungo una civiltà come se il globo non si stesse scaldando, come se l'economia non fosse in declino, come se le fonti d'energia non rinnovabile non fossero a un punto dal non essere più rinnovate. Insomma, non puoi raccontarti bugie in eterno. Prima o poi ti scontri con qualcosa di estremamente freddo, rigido, spigoloso, che si chiama Realtà.

E la Realtà era una gran botta nei denti. Il liberismo economico, che per due secoli era stato un favoloso acceleratore di benessere e civiltà, aveva un difetto sistemico: mancavano i freni. Era una locomotiva lanciata a tutto vapore verso il binario morto del picco di Hubbert. Ti ricordi il picco di Hubbert, Leonardo?

"Vagamente".

Hubbert era un geofisico, che spiegò in un grafico il modo in cui gli uomini si comportano nei confronti delle risorse non rinnovabili. All'inizio le sprecano – finché il processo di estrazione non comincia a costare troppo. A quel punto è una gara a tener dietro al consumo, a occupare i pozzi più ricchi e meno profondi. Infine si arriva a un picco: dopodiché, inevitabilm, la produzione inizia a declinare. L'estrazione diventa troppo costosa. Naturalm, il picco di Hubbert era un problema solo se credevi in Hubbert. Gli usastri un po' ci credevano (avevano fatto il possibile per accaparrarsi i pozzi del Medio Oriente, quelli che si sarebbero esauriti più tardi) e un po' no. Dipendeva dall'ufficio di consulenza. Cifre oggettive era impossibile averle: quasi tutte le nazioni petrolifere truccavano i dati sulle riserve. Ma intanto il picco si avvicinava. Gli hubbertiani più ragionevoli lo davano certo per il 2020. E l'idrogeno era blindato dai gialli. Che fare?

Ora ti dico cosa avrebbe fatto una civiltà matura: provviste per l'inverno petrolifero. Avrebbe pianificato un passaggio in grande stile a un'altra energia: il carbone, il nucleare… tutte fonti non rinnovabili, ma in grado di garantire alle tv e ai forni a microonde, e ai frigoriferi e alle caldaie e ai pick-up un altro mezzo secolo di autonomia. E poi chissà.
Purtroppo, la civiltà usastra aveva superato la maturità di qualche lustro. Era una società vecchietta e bisbetica: individualista, riottosa, aliena al concetto di "pianificazione", pronta a qualsiasi scorciatoia irrazionale che permettesse di sottrarsi al freddo attrito con la Realtà. Ci voleva una religione. Ma quella ufficiale era in crisi, per via delle 19 piramidi snobbate dai testi sacri. Occorreva un colpo di scena, qualcosa che rafforzasse la fede nei credenti e nei semi-credenti, negli atei devoti e in tutti quanti.
"Un miracolo".

Sì, ma ricordati che siamo in un mondo protestante: niente stimmate, ampolline, madonnine, tutto questo bric-a-brac per pastorelle non poteva andare. I born again si aspettavano ben altro.

"La Rapture".

Il Ratto Divino. L'ascesa al cielo dei Giusti – e gli Esclusi, i left behind, giù a sgobbare. Era tutto scritto in quei libri scemi, la Bibbia versione Harry Potter, quella schifezza che propinavi ai tuoi studenti.

"Ero costretto. Il programma…"

Non crucciarti. Pedala. Tutto ti è stato perdonato. Tutto è come se Nulla fosse successo. Ma pedala un po' più forte, dai. Dove eravamo.

"Gli usastri organizzano la Rapture".

Una gigantesca Operazione Condor al contrario. Schedare tutti i puri di cuore, perché vedranno Dio. Entrare nelle loro case, come i ladri nella notte, in una nube di cloroformio, e portarli via. Il tutto sincronizzato su cinque fusi orari diversi. Fortuna che era tutta gente che andava a letto presto, ma... Era o non era un età surreale? L'era in cui le profezie si autoavverano.

"Li hanno portati su Marte, allora, è così".

In un certo senso – che ironia. La base Marte in New Mexico, migliaia di ettari di deserto rosso schermato al satellite che doveva servire alle riprese di un film in cui gli astronavi atterrano, piantano la bandierina e ripartono.

"Mi sembra più una location da inferno".

L'inferno? Ma guardati in giro, Leonardo: è tutto intorno a te. Tu che credi in quel che vedi, in quel che senti; sei quel che dici, quel che puzzi. Devi liberarti di qsto involucro, capisci? Del sacco di merda che chiami corpo".

"A scuola mi hanno insegnato che era la macchina perfetta".

Storie vecchie, didattica del secolo scorso. Il tuo corpo è una macchina obsoleta, che consuma troppe calorie, sporca, ingombra. Rottamare! È tempo di essere leggeri, leggeri, hai presente la leggerezza di Calvino?

"No, la leggerezza di Calvino no".

Tu mangi, caghi, sudi, pedali. È quello il tuo inferno. Il paradiso, invece, è dentro di te. Questa è la vera grande scoperta del Secolo XXI. Il paradiso scoprirai / se tu scopri quel che hai…

"Parole che non ho mai capito".

Perché sei vecchio, vecchio, sei un pezzo di secolo scorso ambulante e pedalante, ed è tragico, lo sai? Giacché sei immortale, ed è molto triste diventare immortali da vecchi, c'è un mito greco che ne parla, credo.

"Come sarebbe a dire che sono im…"

Siamo tutti immortali, se ci pensi, Leonardo. Pensa al Papa – non al pagliaccio che avete a Roma al momento – pensa al vero Papa eterno che dorme a Buenos Aires. Perché Lui sì e tu no?

"Perché lui è in coma".

Lo vedi che se ti applichi sei intelligente? Allora non c'è bisogno di allestire il New Mexico con cori angelici e nuvolette celestiali stile spot lavazza. Serve solo un enorme silos sotterraneo ben climatizzato.

"Il paradiso è un freezer?"

Molto più di un freezer, molto di più.

"E Taddei viene da là allora. Taddei è un Giusto. È così?"

Taddei chi?
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L'età surreale

A qsto punto, caro Leonardo, la storia vira al surreale. La storia con la S maiuscola, intendo.
Non è quella pedissequa catena di cause ed effetti che t'immagini, sai? la Storia ha i suoi quarti d'ora di pazzia. I conquistadores in America. La Rivoluzione francese. I bolscevici in Russia. La seconda guerra mondiale. Tutti eventi surreali e difficilm pronosticabili. Cose che fanno impallidire l'immaginazione dei migliori scrittori ucronici. Pensa a H. G. Wells: l'uomo che ha saputo immaginare la Macchina del Tempo, la Guerra dei Mondi; e che ha mancato clamorosam la Rivoluzione d'Ottobre. E Voltaire, con i suoi Candidi e i suoi Micromegas: com'è potuto sfuggirgli l'orizzonte della ghigliottina? E Ariosto, che spronò l'ippogrifo sulla Luna: perché non gli venne in mente di fare una capatina nel Nuovo Mondo? Lì sì che stavano per arrivare le donne e i cavalieri e le armi e gli amori più improbabili, a quel tempo. La Storia è l'ucronia più imprevedibile, ecco quel che è.
Ma dov'ero rimasto.

"I gialli avevano scoperto la locomozione a idrogeno".

Sì, beh, quella l'avevano copiata dagli usastri. La vera scoperta dei gialli fu il modo di ricavare l'idrogeno dall'acqua a basso costo e basso impatto ambientale. Anche gli usastri ci stavano lavorando, ma in qualche modo i gialli ci arrivarono per primi. Perché? Forse perché erano un miliardo di cervelli e avevano più fretta. O forse per puro caso. E poi tirarono all'occidente uno scherzetto perfido. Brevettarono il procedimento.
Proprio così. Un bel brevetto internazionale, con tutti i crismi del WTO, blindato per 70 anni. C'era un sistema solo, evidentem, per ricavare l'idrogeno dall'acqua senza rimetterci; e siccome l'avevano scoperto loro, nessun altro avrebbe potuto usarlo per tre quarti di secolo. I bizantini e gli africani volevano le auto a idrogeno? I gialli gliele avrebbero vendute volentieri, a prezzi di favore: e altrettanto volentieri avrebbero venduto il combustibile, trasportandolo attraverso comodi idrodotti. Ma l'eventualità che il resto del mondo potesse prodursi l'auto e l'idrocombustibile da solo era esclusa a priori.
A questo punto il Resto del Mondo aveva due possibilità: o mendicare dai gialli l'energia più pulita (o comunq meno sporca e costosa del petrolio), o lasciare i gialli al loro splendido isolamento, e riprendere sdegnati la via dei combustibili fossili (era poi discutibile chi isolasse chi). C'era anche una terza possibilità, a esser sinceri, ed era mandare all'aria il WTO e dichiarare guerra ai gialli. E qui entrava in ballo il solito deterrente: forse non era il caso far incazzare la seconda potenza nucleare del mondo.
A ben vedere, gli unici che avrebbero potuto scoprire il bluff atomico erano gli usastri, ma a loro l'idrogeno a quel punto non interessava più, per principio. Avevano ormai sposato la causa del combustibile fossile, con tutta l'anima e tutto il cuore. La loro politica energetica era ormai entrata da un pezzo in un loop vizioso: per non alterare lo status quo (dopo l'Unico Esperimento dell'11/9) avevano mandato i petrolieri al potere; questi ultimi, proprio per mantenere il potere, avevano puntato sul petrolio, occupando giacimenti e oleodotti nelle zone strategiche, e snobbando l'idrogeno; e ora non avevano altra scelta che continuare così. Il Combustibile Fossile diventò un comandamento di Dio: svariati versetti della Bibbia furono mobilitati per dimostrare che Dio aveva esortato l'uomo a trarre la sua energia dalle viscere della terra, ecc..
Nel frattempo, ironia della sorte, il pianeta continuava a scaldarsi e sciogliersi. E questo malgrado metà mondo fosse passato all'idrogeno: ma i climatologi sostenevano che era normale, che uno non può mica aspettarsi cambiamenti repentini, che i risultati si sarebbero visti nel giro di 50 anni. Nel frattempo conveniva scavare degli argini. Quando cominciò a liquefarsi l'Antartide, la Storia precipitò in uno di quei momentanei periodi di surrealtà.

L'Antartide è il continente dei ghiacciai perenni, ma sappiamo che ha avuto anche lui le sue ere tropicali, in cui dev'esser stato fecondo e rigoglioso di specie animali e vegetali. Donde era lecito aspettarsi dal disgelo una ricca messe di combustibile fossile: e infatti gli usastri non si fecero attendere con le loro trivellone, già impiegate in Alaska.
Ma oltre a scoprire il petrolio (e l'oro, i diamanti, e ogni bendiddio), gli usastri scoprirono qlcosa di davvero destabilizzante. Manufatti.
Utensili d'ossa scheggiate, incisioni rupestri? Beh, sì, qualcosina. E già lì occorreva riscrivere la storia del genere umano, ma pazienza, in fondo ormai i darwiniani erano una setta confinata nelle università. No, un utensile o un bue muschiato sulla parete di una grotta antartica non avrebbero destabilizzato un'intera cultura.
Ma 19 piramidi – 19 piramidi dislocate a intervalli regolari ed equidistanti dal polo magnetico – 19 copie conformi della Grande Piramide detta di Cheope – beh, questo era duro da mandare giù.
Bisognava retrodatare la civiltà umana di… quarantaduemila anni. E questo era duro sia per i cristiani che per i darwiniani. La teoria dell'anello mancante era tutta da rifare, ma anche la Bibbia ne usciva malconcia: il testo sacro sembrava aver glissato su qualcosa come 37.000 anni di storia dell'uomo. Sai quei momenti in cui ti senti improvvisam piccolo e insignificante – te l'hanno detto sempre tutti, ma di colpo ti accorgi che è assolutam vero, sei senza ombra di dubbio piccolissimo e insignificantissimo? Ecco, una sensazione così, ma a livello planetario.
Ora: ti senti di biasimarli se ti dico che la prima reazione fu di rifiuto assoluto? Tirar giù i ghiacciai e andarsene facendo finta che non era successo niente? No. Credo che anche noi avremmo fatto la stessa cosa.
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Volevi la bicicletta

Il sogno è molto sciocco, non varrebbe la pena parlarne.
Io ho studiato Freud, sapete, e anche il mio inconscio lo ha studiato. Perciò non è così facile infinocchiarlo. Non è quel tipo di inconscio che sogna simboli fallici evidenti, del tipo banane o Space Shuttle, seh, stai fresco. È un inconscio scaltro.
Nel sogno in questione – per esempio – sto pedalando.
Mi piaceva pedalare da ragazzino, ero un discreto passista. Una volta andai al mare da solo, la bici la tenda ed io. Dormivo in tenda con la bici, per salvarla dall'umidità. È chiaro il simbolismo? Autonomia, mi porto la casa sulle spalle, come una chiocciolina. E la sera mi ritiro nel guscio, e tiro dentro la bicicletta. Autonomia, autoerotismo? O la bicicletta rappresenta la partner? Ma non credo che pedalare significhi far sesso. Freud non avrebbe dubbi, ma il mio inconscio è più furbo di Freud. Noi stiamo sulle spalle dei giganti, e il mio inconscio sta appollaiato sull'inconscio di tutti i pazienti di Freud. Per cui escluderei il trito simbolismo sessuale.
In ogni caso, se è sesso, è sesso faticoso e sterile e inutile: per quanto pedalo non mi sposto di un centimetro. All'inizio questo aspetto del sogno ne era la componente più angosciosa. Ma in una versione più recente l'angoscia si è condensata in un particolare iperrealista e bizzarro: non mi sposto di un centimetro, perché sto pedalando su una cyclette.
Una cyclette in stile Liberty, o Secessione, il mio inconscio se ne intende più di me di qste cose. Non credo che esistessero attrezzi ginnici di qsto tipo nel periodo Liberty, ma il mio inconscio se ne frega.
Mi trovo dunque in una palestra (odore di suole di gomma e sudore), una bizzarra palestra liberty con vetrate istoriate di scene di caccia e Santi martiri, ma in realtà non è vero, è solo una pietosa bugia che il mio inconscio racconta a sé stesso, perché io e lui sappiamo bene che siamo all'inferno.
A questo punto c'è sempre un brivido che corre lungo la schiena (sudata, è da un'eternità che pedalo) fin sulla punta dei miei capelli, e probabilm è il momento in cui potrei svegliarmi se volessi, ma evidentem non voglio, e continuo a pedalare, senza più speranza di poter essere altrove che all'inferno.
L'inferno è a 144 piedi di profondità, il numero lo so con precisione, ma purtroppo ho dimenticato quanto è lungo il piede. Un demone (non riesco a vederlo, è alle mie spalle) mi suggerisce che un piede è lungo esattam un piede: ci sono piedi lunghi e meno lunghi, piedi di vecchi e fanciulle, e sono conficcati uno sotto l'altro nel sottosuolo. Mi vergogno un poco a confessare queste simbologie idiote. Non so poi perché il numero 144 rappresenti per me l'essenza della malvagità e della lussuria. Un ricordo puberale forse.
Il demone sa tutto di me, e mi rassicura. Si crea quel tipo di affetto che unisce carnefice e vittima, sul quale Orwell scrisse pagine che non vi devo rammentare. In ogni caso so per certo che il mio inconscio le ha lette. Se smetto di pedalare lui mi punzecchia, o morde, non è chiaro. Non gli piace farlo. Ma se smetto di pedalare, se smettiamo tutti di pedalare (siamo in tanti), l'inferno va gambe all'aria in mezz'ora, e io non voglio questo, vero? Me lo chiede con tono di supplica. Dà per scontato che l'inferno sia qualcosa di doloroso, d'accordo, ma meglio l'inferno di tante altre robacce che ci sono in giro, e poi quando sei fuori ti vengono in mente tante cose che non avresti mai creduto ti potessero mancare, e insomma lo rimpiangi, l'inferno. In breve, l'inferno è casa tua. Sei tu. Chi può darti di più.
Ultimam il sogno si è fatto sempre più nitido, ormai sembra una fiction via supernet. Io pedalo, e non provo particolare dolore. Solo un po' di fatica, e sudo. Sono ammanettato al... portapacchi? Ogni tanto il demone alle spalle mi fa un discorso.
Discorsi strani. Sembrano scritti (male). Siamo verso la fine del romanzo, il protagonista è prigioniero, ma il carnefice prima di sopprimerlo gli svela tutto il meccanismo. La macchinazione ai suoi danni. Il mio inconscio è un narratore non così imprevedibile come crede.
Inizia sempre con "Caro Leonardo" – bella presa per il culo.
E sì, d'accordo, sono stato un pollo. Ho abboccato a un'esca grossa così. Pensare che esistesse ancora il vecchio protocollo www. Che esistesse solo per me. Ma sono davvero così cretino?
Forse l'età. O forse sono sempre stato cretino. Forse mi sono incastrato vent'anni fa. Il mio inconscio non ha idee chiare.
Inizia sempre con "Caro Leonardo" – e poi continua con toni da blog saccente. Mi spiega cose arcinote sul petrolio, i gialli, gli usastri, l'idrogeno… un riassunto, il mio demone mi sta riassumendo svariate puntate precedenti. Il mio inconscio è un narratore assai sciatto. Ma sì, certo, ce ne sono di peggiori, ma non è il caso di vantarsi.
Sarebbe il caso di svegliarsi, piuttosto. Dato che è un sogno. Un sogno ricorrente. Anzi, di più, un sogno condiviso. So che lo abbiamo fatto in tanti. Concetta è stata una delle prime. A riprova che è un sogno. Mi sono svegliato tante altre volte e mi sveglierò anche stavolta. Sono già in quella fase meta-onirica, in pratica sto facendo la critica, la recensione del sogno, per cui coraggio, al mio tre, uno, due, due e mezzo…
Il demone m'ha morso.
Non fa davvero male (è un sogno). Solo un brivido. Sudore freddo. Mi sveglierò con la febbre.
Dalla schiena alla punta dei capelli.

"Caro Leonardo…"

E ricomincia.
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- 2025

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Risciò a idrogeno

Caro Leonardo,
tutto bene? Un po' scosso? È dura, lo so. Vuoi un riassuntino? Ecco: più o meno vent'anni fa gli usastri decisero (sulla base di considerazioni non del tutto campate in aria) che avrebbero continuato a consumare idrocarburi e disseminare diossidi. La cosa inquietava i gialli (detti anche cinesi), da soli più o meno un quarto del consorzio umano: essi temevano che il riscaldamento globale provocato (forse) dall'effetto serra avrebbe ridotto drasticamente i raccolti di riso. Fu così che decisero di passare ad altre fonti d'energia, almeno loro. Tutto chiaro fin qui, no?

Ora si trattava di scegliere l'energia alternativa. L'opzione più immediata era la fissione nucleare; la Cina non aveva nemmeno bisogno di importare materie prime, le regioni centrali erano ricche di uranio: e chi avrebbe mai fatto caso ai tassi di radioattività nelle steppe dell'Asia centrale? Laggiù è ancora pieno dei freaks nati ai tempi dell'atomica sovietica.

Il Grande Balzo Nucleare conobbe però una brusca interruzione quando i primi due noccioli radioattivi sprofondarono in direzione Argentina (l'Argentina è agli antipodi della Rep Pop Cinese, lo sanno tutti). Malgrado l'enfasi operaista, i cinesi hanno una specie di congenita diffidenza nei confronti delle normative di sicurezza, molto utile quando si tratta di far dumping nel settore tessile, ma che con la fissione nucleare non paga.

E poi era anche una questione di mentalità. Il nucleare risponde a una logica centralizzata: c'è un grosso stabilimento (chiamato "centrale") che eroga energia elettrica a un contado. In apparenza l'ideale per una società monocratica e tecnorurale. I gialli però cercavano qlcosa di più. La globalizzazione fin de siècle li aveva contaminati, la modernizzazione post Xiao-Ping aveva creato una classe media di consumatori. Qui non si trattava soltanto di avere luce per le fabbriche e filobus: i gialli volevano le macchine! Come nei film usastri. E nella macchina non puoi metterci una pila a fissione. Bisognava trovare qualcos'altro. Qualcosa in grado di eclissare il fascino dell'oro nero, la fragranza inebriante della benzina appena munta al serbatoio.

Fu a quel punto che qualcuno, un giallo dal nome qualunque, si guardò intorno e disse (con ideogrammi suoi): ok, compagni, proviamo con l'idrogeno.
Le soluzioni migliori sono spesso le più banali. I gialli lo sanno. E non hanno questa fregola tutta occidentale dell'originalità a tutti i costi. Se l'idea migliore è venuta a qualcun altro, loro gliela copiano, che problema c'è. Avevano già copiato il nucleare. Trovarono il modo di scopiazzare anche le celle a combustibile, che da anni alimentavano i sistemi elettrici delle navette spaziali americane. Piazzarono un paio di spie alla Nasa – tanto, chi faceva più caso a un giallo in camice? Riportarono a casa i progetti più avanzati, secondo alcuni li perfezionarono (secondo altri no). Nel giro di cinque anni, ogni nucleo familiare urbano nella Rep Pop aveva la sua brava macchinetta a idrogeno. Col motore che non si scaldava mai. E uno scappamento che sputazzava ossigeno. L'impero di Diesel e Benz era finito.

Naturalm gli usastri non se la raccontano così. Sul supernet esistono un sacco di contenuti tesi a dimostrare che la pila a combustione è una tecnologia rigorosam made in USA. Hanno ragione. E le prime auto miste diesel-idrogeno nacquero in America ed Europa. Ma erano prodotti di nicchia, magari col catalizzatore ancora in platino. Costavano troppo. Erano un gadget per quel tipo di ricchi che si può permettere una coscienza ambientale.

La realtà è che gli usastri avevano sì scoperto la propulsione a idrogeno, ma più o meno come i greci all'apice della civiltà alessandrina scoprirono il vapore: alla stregua di una curiosità, di un optional. Teoricam, un'invenzione del genere avrebbe potuto scuotere la loro economia dalle fondamenta. Ma una civiltà secolare non ha quasi mai voglia di scosse di qsto tipo. Gli alessandrini non furono mai tentati di sostituire la forza lavoro degli schiavi con caldaie e bielle. Quanto agli usastri, avevano un sacro timore di alterare lo status quo, adottando un'energia più pulita. "Le pile a combustibile costano troppo", dicevano i produttori. E sarebbero continuate a costar troppo, finché nessuno programmava di adottarle in larga scala. Il libero mercato le rifiutava. Il regime di libera concorrenza sfavoriva un'innovazione senza prospettive di guadagno immediato. Il liberismo, in questo caso, assecondò l'inerzia e il declino usastro.

Ma i gialli, dall'altra parte del mondo, erano un miliardo e mezzo, guidati da una classe dirigente compatta. E quando un miliardo e mezzo di utenti di utenti passa di botto all'idrogeno, fidati, i costi di produzione precipitano. Dopo aver risolto il problema della locomozione privata, i gialli si avviavano di lì a poco a diventare il primo esportatore mondiale di automobili. A questo punto, capisci, era la guerra…
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Il pericolo Giallo

Caro Leonardo

Come ti stavo dicendo: trovandosi a scegliere tra una catastrofe planetaria immediata e una nel medio-lungo termine, gli usastri fecero la scelta più ragionevole, cartesiana, occidentale: spassiamocela finché possiamo, e amen. Cercando di limitare le disgrazie, e magari di profittarne. Per esempio: le città sulla linea costiera si potevano trasferire nell'entroterra nordamericano, che è ben spazioso; agli uragani occorreva fare il callo, magari modificando un po' l'edilizia popolare, passando finalmente (secondo l'esempio europeo) dalla baracca in legno alla baracca in cemento. (E qui, pensa che pacchia per costruttori e immobiliaristi! Che meraviglioso fioccare di opportunità, un po' come dopo in Europa dopo qualche bombardamento a tappeto…) Altro cemento occorreva poi per imbrigliare in robuste dighe il Mississippi, nemico interno, che rischiava di invadere di acquitrini proprio il centro del Paese: dopodiché, tutto sommato, lo scenario non era dei peggiori. Il riscaldamento non avrebbe avuto troppi danni sull'agricoltura, il che era ottimo, perché nel giro di pochi anni il prezzo dei cereali sarebbe salito alle stelle negli altri Paesi allagati. Insomma, non tutti i mali venivano per nuocere…

Ma quando ti dico, Leonardo, che "gli usastri fecero la scelta più ragionevole", non vorrei che tu iniziassi a fantasticare paranoicam a un pomeriggio in cui un uomo, o più uomini (e magari anche qualche donna), bianchi e protestanti (ma anche un po' neri e cattolici) si riuniscono in una stanza (magari Ovale) a confrontare costi e benefici e concludere: "Ok, continuiamo pure a riscaldare l'atmosfera". No, decisioni di qsto tipo sono troppo importanti per essere prese in modo consapevole. In generale, l'idea di prendere decisioni ad alto livello in modo consapevole e razionale era considerata sorpassata in quei giorni. Come si diceva in quei tempi, in una lingua morta: laissez faire. Come il Debito Pubblico, anche il Riscaldamento Globale era diventato abbastanza grande per badare a sé(*).

La scelta degli usastri (o meglio, la loro non-scelta) poggiava però su un difettoso postulato: che ciò che andava bene per gli Usa sarebbe andato bene anche a tutti gli altri, volenti o no. Ma pur essendo di gran lunga i più potenti, e i maggiori responsabili dell'emissioni di Co2, gli usastri non erano l'unico impero sulla faccia della terra. Ce n'erano altri. I gialli, soprattutto. O cinesi, come preferivamo chiamarli, in quei tempi più gentili.
(O anche rossi, per via della loro religione).

A proposito di religione: è proprio vero che nessuno è profeta in patria. Lo disse per primo un nazareno che fece poi fortuna a Roma, a Mosca, finanche a San Francisco, ma è tuttora assai poco popolare a Nazareth. Come Buddha, che trovò la sua India in Tibet e in Giappone; Mosè stesso era un rinnegato egiziano. Ma l'esempio clamoroso è probabilm quello di Marx e Lenin. Si sarebbero mai immaginati, il filosofo tedesco e il rivoluzionario russo, che il loro destino era quello di fondare una quarta grande religione monoteista con capitale Pechino? Domanda stupida: un pescatore ebreo-palestinese chiamato Pietro poteva immaginarsi il cupolone di Michelangelo? E poi se la menano con le radici: ma cosa c'è di più contorto di una radice? Il marx-leninismo cinese è una tra le mille assurdità della storia. Tutto ciò che irrazionale è reale: ogni impossibilità è tale finché non si realizza. Eccetera eccetera.

La Repubblica Popolare Cinese è tuttora un robusto Stato teocratico; il potere è in mano a una casta sacerdotale che stila piani quinquennali e fucila gli eretici. E dire che a un certo punto sembrava quasi sul punto di occidentalizzarsi... Quando la Cina entrò nell'Organizzazione Mondiale del Commercio, i guru festeggiarono: l'opinione corrente è che attraverso i buchi praticati per il commercio, le libertà occidentali sarebbero filtrate all'interno. Laissez faire. Laissez transpirer. Cazzate.

Si vide presto che la libertà non passava – ostruita da tonnellate di merci a prezzi stracciati, destinate a far saltare il banco mondiale dei diritti dei lavoratori. Dai fori uscì piuttosto una gelida brezza che trasportava perniciosi germi teocratici. Fu l'Occidente a orientalizzarsi, piano piano. Per contrastare la manodopera a prezzo irrisorio occorrevano Stati forti e gelosi delle proprie merci. Per avere Stati forti servivano ideologie forti. Siccome il comunismo in occidente era ormai irrecuperabile, non si trovò niente di meglio dei cari vecchi monoteismi tradizionali. E si videro così certe vecchie cariatidi ultraliberali, reduci da decenni di sermoni sulla fine delle Ideologie, accodarsi improvvisam sulla via di Damasco, riscoprire in un botto la Fede in Dio e nei suoi comandamenti, battezzarsi e bisbattezzarsi, ungersi e consacrarsi… troppo tardi, forse.

Anche i gialli avevano comunq i loro bravi problemi. Due, principalm: il riso e il petrolio. Due fonti energetiche indispensabili. Peccato che l'una escludesse l'altra.
Per alimentare il proprio sviluppo, la propria rivoluzione permanente, ogni anno la Cina importava dosi sempre più massicce di greggio. (Qsto, per inciso, stava già facendo lievitare i prezzi in tutto il mondo, e soprattutto in quei Paesi sciocchissimi in cui le merci viaggiavano principalm su gomma). Nessuno glielo impediva. Tutti riconoscevano il diritto dei gialli a liberare dosi sempre crescenti di diossido. Persino quel famoso Protocollo che comunq nessuno rispettava.
Intanto però i raccolti di riso calavano. E calavano a causa delle piene, dei tifoni, degli uragani. Cioè, in pratica, del Riscaldamento Globale.

Ora, mentre gli usastri avevano 'lasciato fare' alle lobbies, e le lobbies avevano mandato in vacca il consenso scientifico a furia di finanziamenti, i gialli, nella loro loro rigidità monoteista e vagam razionalista, continuavano ad avere per la Scienza un certo deferente rispetto. Se la maggior parte degli scienziati nel mondo continuava a collegare l'effetto serra alle carestia di riso, il Partito Comunista Cinese ci credeva. E prendeva le misure. Per questo era stato creato, no? per pianificare.

Per i mandarini del Celeste Impero Comunista si trattava di scegliere tra due opzioni: o comprare cereali dagli usastri, o trovare fonti di energia alternative per lo sviluppo industriale di un miliardo e mezzo di persone. E sì, possiamo anche fantasticare su cosa sarebbe successo se qualcuno di quei mandarini avesse avuto una passione per i popcorn. La Storia ci dice però che il Partito optò per la seconda soluzione: sostituire il petrolio con qualcosa di più pulito, possibilm made in China. Ma cosa?


(*)Qui c'è un probabile riferimento a un motto celebre di un Presidente usastro: "Il debito pubblico è abbastanza grande per badare a sé stesso", o qlcosa del genere.
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Se il cielo è troppo blu

Caro Leonardo,
ricapitolando: il riscaldamento globale è un grande casino. Questo anche prima che i maggiori istituti di ricerca venissero privatizzati, causando la Grande Crisi del Consenso Scientifico, e le lobbies meteo-allarmiste e meteo-minimizzatrici coalizzassero gli scienziati in schieramenti l'un contro l'altro armati, in una lotta senza esclusioni di colpi a furia di statistiche farlocche, colonnine di mercurio sgonfiate, anemometri manomessi, barometri screditati pubblicamente, tsunami strumentalizzati, ghiacciai tinti a vernice, nevi della Groenlandia aggiunte col fotosciop, eccetera. Anche prima di tutto qsto, ti dico, Leonardo, e tu credimi: il riscaldamento globale era comunq un gran casino. Bisognava tener conto di migliaia di fattori non ancora sufficientem conosciuti. Le variazioni dell'asse terrestre. Le ancora misteriose glaciazioni. Il centro della terra, caldo e rotante. E poi le maree, le correnti… Un'equazione a mille incognite.

Poi, certo, empiricam uno fa presto a dire che fa caldo, sempre più caldo: ma qsto poteva anche essere un effetto della soggettività dei ricordi in via di cristallizzazione (i meteo-minimizzatori riuscirono a dimostrare, secondo loro, che i ricordi perdevano un quarto di grado centigrado all'anno, per cui i 35° all'ombra di un afoso meriggio del 1975 diventavano, nel 1995, un più ragionevole 30° Celsius). Ma insomma, a un certo punto le cantine continuavano ad allagarsi, e dopo le cantine toccò ai piani terra, e in breve certe valli (la padana, per esempio) si ritrovarono paludi, e qsto sembrava un invincibile argomento a favore dei meteoallarmisti. Ah, ma restava da dimostrare la causa umana. Era possibile dimostrare che l'uomo e le sue attività c'entrassero qualcosa con il caldo e le piogge e le alluvioni e gli uragani e l'impaludamento et cetera et cetera? No, non era possibile.
"Come sarebbe a dire non è possibile" (obiettavano i meteoallarmisti). "Se non siamo stati noi umani, chi è stato? Siamo noi l'unica novità di rilievo nell'atmosfera terrestre degli ultimi 4 millenni. Noi e la nostra abitudine a liberare diossidi. Può essere una coincidenza?"
E i meteo-minimisti, di rimando: "Ecco, i soliti tolemaici. Dev'essere per forza colpa vostra, cioè nostra. Ma la nostra presenza sul luogo del misfatto è al massimo un indizio, non una prova. È facile prendersela col diossido, qui servono prove concrete".
"Ma che prove e che indizi, non siamo mica in un processo qui. Siamo in un pantano!"

I meteominimisti tuttavia non avevano torti: le prove provate latitavano. D'altro canto, come si può provare qualcosa di così enorme? La temperatura di uno strato gassoso attorno a un pianeta di 40.000 km. di circonferenza aumenta a causa delle insolite attività di alcuni miliardi di parassiti che vivono sulla crosta del detto pianeta. È vero o no? Non esistono modellini su cui riprodurre il problema. Servirebbe un altro pianeta terra, del tutto identico al primo, ma senza umani, per vedere la differenza. Altrimenti, restiamo in un ambito puram speculativo. Cioè, tu dici di sì, ma lo dici perché il tuo sponsor ti paga per dirlo: il mio sponsor però mi paga di più per dire di no, così è inutile che insisti. È proprio inutile che dialoghiamo, capisci. Finché non arriva qualcun altro che paghi di più entrambi per metterci d'accordo…

L'unico dato abbastanza certo – ottenuto in quella data fatidica, l'Undici Settembre dell'Uno – era che se i parassiti avessero cessato di colpo alcune attività ritenute molto inquinanti (i voli di linea, ad esempio), la temperatura si sarebbe alzata ancora di più, e di colpo. Un grado centigrado in due giorni: e se gli aerei non fossero partiti per una settimana? Per un mese? Nessuno lo sapeva. Bisognava ripetere l'esperimento, ma nessuno poteva permetterselo.
Di certo non potevano gli usastri. A quel tempo erano la prima potenza mondiale, e preferivano di gran lunga vedersela con dei nemici da operetta, Alì Babà e i quaranta kamikaze, piuttosto che con sconvolgimenti globali siffatti. Si trattava di un normale istinto di autodifesa: gli usastri non potevano mettere in discussione il loro stile di vita. Forse nel medio-lungo termine la loro ossessione per i combustibili fossili avrebbe comportato una catastrofe ambientale: era possibile, ma non dimostrabile. Quel che invece era stato dimostrato, l'11/9, con l'Unico Esperimento, era che un'improvvisa interruzione del sistema consumistico, due-tre giorni senza scie di vapore nell'aria, bastava a cambiare il clima. E se il capitalismo avesse rallentato? Se la gente avesse deciso di viaggiare meno, lavorare meno, comprare meno, disperdere meno Co2? Se progressivamente il cielo si fosse liberato di gran parte delle scie di vapore? Se fosse successo tutto qsto, da un cielo più azzurro il sole avrebbe iniziato a picchiare più forte: qsto era l'unico dato sicuro. Magari la progressiva diminuzione dell'effetto serra avrebbe poi riequilibrato la temperatura. Magari. E magari no. Non si poteva correre il rischio.

A quel tempo si parlava molto del protocollo di Kyoto – un documento più simbolico che realm efficace, che si proponeva di diminuire le emissioni di Co2 di un cincinnino. Giusto per abituarsi all'idea neo-tolemaica che siamo noi umani i responsabili del mondo, ci piaccia o no.
Gli usastri naturalm si guardarono bene dal ratificare il protocollo. E siccome da soli bruciavano un terzo del diossido mondiale, capite bene che il protocollo restò una simbolica carta straccia, e perfino chi lo aveva firmato non si abbassò a metterlo in pratica.
La cosa non giovò molto all'immagine degli usastri nel mondo, e in particolare alla dinastia al potere a quel tempo – una ganga di petrolieri che passava il tempo a tagliar tasse e invadere i continenti, con la tracotanza di chi a Risiko ha appena pescato tre carte buone. Ma bisogna essere giusti. Difendendo il loro stile di vita, gli usastri difendevano anche noi. Trovandosi a scegliere tra una catastrofe immediata e una nel medio-lungo termine, essi avevano fatto la scelta più logica, cartesiana, occidentale: spassiamocela finché possiamo, e amen. Come biasimarli? Avevano tutto da perdere, in fondo.

Purtroppo,gli usastri non erano il solo impero sulla terra – pur essendo i più potenti. C'erano altri imperi, meno favoriti dallo status quo. Imperi più sfigati, tirati su alla bene e meglio, ancora fetenti di sangue e sudore. Gente che da un catastrofico rivolgimento climatico mondiale non aveva necessariam tutto da perdere. Come ad esempio… [continua]
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Riscaldo, quindi sono

Caro Leonardo,

è vero, c'è stato un periodo in cui lagnarsi del Riscaldamento Globale, in quanto Provocato dall'Uomo in un Modo o nell'Altro, andava molto di moda. La teoria, in effetti, aveva una sua solidità scientifica – ma questo accadeva prima della Grande Crisi del Consenso Scientifico. In seguito fu declassata a credenza religiosa, come l'evoluzionismo, il nutrizionismo e tutta l'economia in blocco. E cominciò a parlarsene meno, anche perché pioveva pioveva e sempre più pianure cominciavano ad andare a mollo, e la gente, rientrando a casa all'asciutto dopo 14 ore di lavoro alle idrovore, aveva voglia di distendersi e cambiare argomento.

In quanto pensatore anticonformista, Arci odiava questo tipo di discorsi. Li considerava un puro aggiornamento pseudo-scientifico del vecchio "non ci son più mezze stagioni". E sotto sotto ci scopriva il vecchio antropocentrismo pre-galileiano. Proprio così:

"Dietro ogni apocalittico c'è un egocentrico. Non solo il mondo deve finire, e male, ma deve finire proprio quando ci sono io, e possibilmente per colpa mia, per espiare i miei peccati. Tsunami nel Pacifico? È colpa mia. Il Vesuvio ci dà dentro? È stata la speculazione edilizia. Uragano in Nordamerica? È il presidente usastro che si è scordato di firmare un protocollo. La Valpadana s'impaluda? Sono i peccati dei padani che gridano vendetta al cospetto d'iddio. L'uomo non si rassegna alle sue proporzioni di lombrico".
"Ci sono lombrichi molto pericolosi, Arci".
"Seh, come no".
"Diciamo che l'uomo potrebbe essere anche meno di un lombrico, un virus, qualcosa tipo l'HIV…"
"La tua metafora è trita e antiscientifica e maldestra. L'uomo non infetta nessun organismo, perché la terra non è un organismo, no e poi no".
"Eppure la terra sta peggio da quando abbiamo fatto la rivoluzione industriale, è pacifico…"
"La terra non sta né peggio né meglio, la terra cambia continuamente. Cambiava prima di noi e cambierà quando noi non ci saremo più – a proposito, il nocciolo ruota più veloce della crosta, lo sapevi? E accelera. I poli magnetici s'invertono. L'asse traballa. Le glaciazioni. Gli animali si estinguono in continuazione, e altre specie si evolvono, e l'uomo crede di controllare il fenomeno, quando è solo parte del fenomeno. Una gigantesca teoria consolatoria. Io riesco a cambiare il clima del pianeta, quindi esisto! Anzi, sono molto importante! Il più importante! Sciolgo le calotte polari e schermo l'atmosfera, sono praticamente Dio!"
"Fammi capire. Il riscaldamento globale sarebbe una teoria consolatoria".
"La più consolatoria di tutte. Galileo sconfitto, Tolomeo vendicato. L'uomo torna al centro! L'asse terrestre s'inchina al suo cospetto!"
"Però è un Dio che deve darsi da fare, emettere meno Co2, inventarsi motori all'idrogeno, salvare l'Amazzonia…"
"Sì, siamo d'accordo, è un Dio che si suda la pagnotta".
"Più Cristo che Budda".
"Ma Budda è più intelligente. Budda sa di essere un lombrico".
"Ma se Cristo non si sbriga con l'idrogeno, muore affogato anche il Budda-lombrico".
"Pazienza, si reincarnerà in una zanzara palustre. O nel plancton".

(Budda, in realtà, non si poteva più re-incarnare, avendo raggiunto il Nirvana che è l'assenza di ogni tipo di desiderio e dolore; e qsto Arci lo sapeva benissimo, ma faceva finta di no per amor di metafora).

"Eppure che male c'è a sentirsi responsabile per quello che accade? Succede a tutti. Specie nelle disgrazie. Muore un tuo amico, ti va a fuoco la casa. E tu ti senti in qualche modo colpevole".
"È uno stadio dell'elaborazione del lutto".
"Ah sì?"
"Sì, ed è uno stadio che va superato alla svelta, perché è del tutto irrazionale e può portare a scelte pericolose. Un amico del giovane Martin Lutero fu ucciso da un fulmine. Risultato a lungo termine: la Guerra dei Trent'anni".
"Ma sarà stata l'eterogenesi…"
"…di staminchia. Certo che è stata l'eterogenesi dei fini. È sempre l'eterogenesi, Mac. È questo che dobbiamo capire. Altrimenti finiamo per essere oppressi dai fantasmi di colpe che non abbiamo".
"Ma è un modo di assumersi la responsabilità di quello che succede nel mondo".
"Ma noi non abbiamo la responsabilità".
"Ma forse potrebbe essere utile comportarci come se l'avessimo. Voglio dire, forse non è colpa nostra se il mondo si scalda. Ma se non ci diamo una mossa noi a raffreddarlo, chi altri lo farà?"
"Fammi capire. Secondo te noi dovremmo comportarci come se credessimo di essere Dio…"
"Sì".
"Anche se sappiamo di non esserlo".
"Sì".
"Ma saremmo dei matti schizzati. Non puoi fondare una civiltà su dei matti schizzati, Mac".
"Forse la civiltà consiste in questo. E poi scusa, se Martin Lutero non si tormentava per il fulmine, e poi reagiva riformando il cristianesimo, non ci sarebbero stati i puritani e la Dichiarazione d'Indipendenza".
"Questo tipo di discorsi non porta in nessun luogo".

Andavamo avanti per ore. E ore.
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L'Esperimento Unico

Caro Leonardo,
va bene, daccapo. Forse la storia ha più senso se narrata dal primo giorno.
E il primo giorno è – ci ho messo molto a capirlo, ma ormai mi sono rassegnato – l'Undici Settembre dell'Uno. Ricordo perfettam dov'ero, anche se non ha la minima importanza.
Diciamo che a quel tempo stavo facendo bla bla con bla bla e bla bla, giusto per intenderci, e nel pomeriggio ci fu un po' di agitazione per un attentato terroristico a New York. A quel tempo erano cose che facevano ancora parecchia notizia, e qll'attentato in particolare fu il fattore scatenante di un paio di invasioni usastre in Asia negli anni successivi. Mi sembra.

Qsto, comunq, c'entra poco o nulla. L'Undici Nove è passato alla Storia per l'Esperimento Unico, anche se per parecchi anni ancora sarebbe rimasto perlopiù argomento da cocktail ai convegni dei climatologi. Vedi, Leonardo, era un mondo così. Ogni giorno si scoprivano cose eccezionali. Troppe cose. Stava diventando semplicem impossibile tenerle tutte insieme, anche per i più benintenzionati, che non sono mai la maggioranza, tralaltro.

L'Esperimento, in sé, era di una banalità sconcertante. Riguardava le scie dei jet di linea. Erano decenni che gli studiosi si facevano domande su questi cirri enormi, bianchissimi, e quindi in grado di rimandare molto calore al mittente, raffreddando di conseguenza le terre emerse sottostanti: il Nordamerica soprattutto, la portaerei del Mondo.

Sin dagli anni Settanta del secolo scorso qlcuno aveva ipotizzato che i jetto-cirri stessero abbassando la temperatura globale. In seguito, però, la temperatura globale aveva smesso di abbassarsi ed era andato piuttosto alzandosi, a un ritmo che innervosiva i meteorologi più scafati. Anche allora qlcuno aveva ipotizzato che i cirri c'entrassero per qlcosa. Insomma, in un modo o nell'altro dovevano pure avere una conseguenza climatica, 'sti benedetti cirri. Possibile che la crosta del pianeta si raffreddi e si riscaldi fregandosene del tutto del suo più invadente parassita e della sua più chiassosa e petulante invenzione, i voli di linea?

A dire il vero un modo per risolvere la questione con tutti i crismi scientifici c'era: bastava fermare tutti gli aerei a reazione del continente nordamericano per un paio di giorni e misurare la temperatura media, e vedere se il mercurio nella colonnina saliva o scendeva, anche solo di un quarto di grado. Già, una cosa da niente. Bastava aspettare una sollevazione sindacale di dimensioni continentali, estesa a tutte le compagnie del mondo, inclusi i charter bielorussi battenti bandiera paraguagia. Oppure. Oppure un allarme terroristico, ma terroristico veramente, una cosa talm spaventosa da bloccare tutti i boing e i concorde negli hangar per tre giorni. Il che appunto avvenne, l'Undici Nove dell'Uno, il giorno in cui iniziarono anche i miei guai. I nostri guai.

Ora, non vorrei che qlcuno capitando qui pensasse che io aderisco a qlla teoria del complotto secondo cui i terroristi islamici erano in realtà pilotati dall'infame e potentissima lobby dei Meteoallarmisti, che vedevano catastrofi climatiche dappertutto, che finanziavano film catastrofici a Hollywood e che in seguito fecero la pelle a quel bravo scrittore usastro, come si chiamava, qllo che fu lessato durante la piena dell'Hudson – che insomma, i Meteoallarmisti tenevano così tanto a quell'esperimento da finanziare l'abbattimento di due grattacieli non bellissimi ma pieni zeppi di cittadini usastri, soltanto per avere tre giorni di traffico aereo quasi nullo su tutto il continente in modo da calcolare con calma se le scie c'entravano sì o no con le variazioni di clima. Ah, beh, scusate, no. C'è un limite anche alla dietrologia più paranoide.

In realtà si trattò solo di un classico esempio di eterogenesi dei fini. O dei mezzi. Gli Islamici ce l'avevano con l'Occidente per via di una serie di discrepanze nei libri sacri, da cui una millenaria storia di luoghi di culto contesi e un conseguente scontro di civiltà – storie vecchie e anche abbastanza incomprensibili, col senno del poi. Non avrebbero mai pensato di cambiare la storia dell'Occidente nel modo in cui la cambiarono: dando cioè agli usastri la possibilità di valutare gli effetti delle scie dei jet sul clima. Effetti spettacolari, si seppe poi.

Non si trattava di un quarto di grado, infatti. E neanche di mezzo. Un grado secco, invece. Un grado tondo in più, senza le scie. Una sciocchezza se stai prendendo il sole in terrazza – un passo da gigante se il pianeta sta bollendo e tu stai cercando un modo per raffreddarlo appena un po'. Con buona pace dei meteoallarmisti, quei frignoni. Qlle checche.

Naturalm, c'era la possibilità che l'esperimento non dicesse la verità: magari erano intervenuti fattori sconosciuti ecc.. Il metodo sperimentale non è infallibile, come già sapeva Galileo, che consigliava di ripeterli parecchio, gli esperimenti. Galileo però aveva a che fare con cannocchiali e pendoli, non col traffico aereo dell'area NAFTA. Le condizioni dell'Undici Nove dell'Uno non si sono più ripetute (grazie al cielo, vien da dire), e quindi per ora siamo fermi alle conclusioni provvisorie dell'Unico Esperimento. E cioè, sappiamo che forse, dico forse, la coltre dei motori a reazione è in grado di schermare il continente nordamericano di almeno un grado tondo, genuino, scala Celsius. Una magra consolazione, visto che lo schermo non impedisce affatto alla temperatura di aumentare altrove – per esempio nel bel mezzo degli oceani – di modo da creare spaventosi uragani che poi vanno a impattare comunq sulle coste del Nordamerica, fregandosene assai, loro, delle scie degli aeroplani.

Il risultato dell'Unico Esperimento, tuttavia, aveva il grosso pregio (per il Congresso Usastro, almeno) di essere in controtendenza rispetto ad alcune opinioni un po' troppo diffuse, come quella – mai veram dimostrata – che facesse caldo, sempre più caldo, e che magari c'entrassero per qlcosa gli umani, con la loro abitudine a liberare carbonio nell'atmosfera. Anch'io, ricordo di aver condiviso per molte torride estati qst'idea, che più che un'idea era un consolante luogo comune… [continua, spero con una certa regolarità]
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Caro Leonardo,
(se ha ancora senso adesso chiamarti così)
rieccoci qui, insomma. Da dove comincio?

[...]
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Il buon pastore

Caro Leonardo,
una volta Arci mi disse una cazzata. Tra tante. Ma sul Vangelo.
Si parlava della pecorella smarrita, che dà più gioia (ritrovata) di 99 pecorelle beghine.
"Hai mai provato a riflettere sulla moralità della cosa? Voglio dire, hai la responsabilità di 99 anime, e le molli per una sola. Qual è il senso?"
"Arci, è solo un paradosso".
"Sì, certo, Gesù parlava per parabole, per paradossi, inoltre era paramedico…"
"Arci, io sarei credente".
"Ma sì, ma sì, ma infatti ti volevo solo indurre a riflettere: qsto Buon Pastore paradossale, che si annoia delle 99 pecorelle che ha, e mette a soqquadro la Galilea finché non trova la sola che non ha, a chi assomiglia? Se fosse un uomo del secolo Ventunesimo, che genere d'uomo sarebbe?"
"E che ne so?"
"Un dongiovanni".

Ogni uomo conta le sue donne, ogni uomo è Buon Pastore del suo harem di ricordi, ma c'è chi le conta dal capo, e chi dalla coda.
C'è chi le conta dal primo incontro, o dal primo bacio, o coito, o anellino. Ed è tutta gente sana. E poi ci sono i malati, come me, che le contano dalla coda. Dall'ultima parola. Dall'ultimo insulto. Dall'ultimo freddo arrivederci. E sai che gran soddisfazione, pascere il tuo gregge di 99 freddi arrivederci.
C'è gente che accumula titoli, esperienze, amori. Gente appassionata, metodica, soddisfatta. Hanno schedari ordinati, con tutte le loro esperienze in ordine cronologico. Li invidio molto.
Io non ho mai imparato a riordinare un cassetto, ma non è sciatteria, o perlomeno: non confondiamo l'effetto con la causa. La causa è che le cose nei cassetti non mi interessano più. È che col tempo i ricordi felici si annebbiano, e le figure di merda invece assumono una singolare lucentezza, dimodoché se guardo al passato vedo solo un'interrotta teoria di smaglianti figure di merda, dal primo giorno delle elementari fino al mio 52esimo compleanno: e questa è un'autentica malattia per cui io dovrei essere curato, perché non sono normale, la gente normale vede sparire il suo passato in nuvole rosee di dolce rimpianto, mentre il mio passato è una piaga purulenta e vergognosa che puzza. Vi sembra normale? No, non rispondete, lasciate stare, non esistete nemmeno.
Ma insomma, per me si tratta solo di vagare nottetempo in cerca dell'ultima pecorella che ancora non mi conosce. Le 99 non contano più, mi hanno visto piangere ed eiaculare a sproposito, se solo ci penso ci sto male. E qsta cosa, il mio Dio, la capisce?

Lui ha detto di tagliarsi la parte del corpo che ti dà scandalo, ma ha anche detto che per peccare basta il cuore. Singolare contraddizione. Potrò cavarmi un occhio, ma resterà il mio cuore, ed il cuore mi è sufficiente per essere infelice e peccare. Peraltro ha detto anche "chi non ha peccato scagli la prima pietra", dunque solo io posso mutilare me stesso. E se ci fosse una differenza tra "peccato" e "scandalo"? F'nql, perché non ho studiato il greco al liceo (invece di ql tedesco inutile).
C'è sempre la possibilità che sia uno dei suoi famosi paradossi. Provo a immaginarmi: Gesù fa la vita del predicatore, si muove in un demi-monde di pubblicani, centurioni e prostitute (e malati, infermi, lebbrosi…) Gente bisognosa di perdono e guarigione. In pratica, gente che ha bisogno di essere toccata, guarita, compresa. Un soffio, un tocco, anche solo una parola di salvezza.
E poi ci sono i farisei che sono rimasti al Levitico, e vivono in un mondo di prescrizioni e tentazioni. Tutto un roteare d'occhi per evitare di guardare l'impuro, il malato, il diverso, la donna. E Gesù: senti, perché non te lo cavi, quell'occhio? Se ci vedi tante tentazioni, cavatelo: starai meglio tu e staremo meglio noi. E qlla mano che tocca o ha paura di toccare: per quanto ancora ci seccherai con le tue turbe postpuberali? Tagliatela, se ti scandalizza tanto. Se non hai ancora capito che il problema è nel cuore, taglia pure, taglia tutto. Taglia a te stesso, però, non agli altri. Per punire gli altri devi prima essere senza peccato: ma per essere senza peccato devi tagliarti, e una volta tagliato non portai far male a nessuno.
Ecco, qsta è la mia interpretazione preferita. Un Dio che frega i bacchettoni con le loro stesse mani. Non male.
Dovrei parlarne con qlcuno.
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Not under discussion

Caro Leonardo,
un blecaut di sei giorni non s'era ancora visto, ma siamo al mondo per questo, no? Per vedere cose nuove.
Un fulmine in Svizzera, dicono. Io penso e non dico che qualche riccone abbia insistito troppo con l'aria condizionata, qlla vera. La spiegazione ufficiale, comunq è: terrorismo. Non spiegano neanche dove e perché, ormai. Terrorismo e basta.
"Ma fai così fatica a crederci?"
"E insomma, Concetta, i libici… ma chi li ha visti tutti 'sti libici in giro? Non capisci che è solo Teo-Prop?"
"Ssst! Che ci sentono!"
"Ma chi vuoi che ci senta, la microspia è scarica da due mesi!"
"E perché non me l'hai detto, vado a comprare le pile".
"Siamo a qsto punto? Che dobbiamo andare noi a comprare le pile per le microspie che il governo ci tiene in casa? Ma ti sembra una cosa normale? No, dico. Ti sembra un regime serio?"
"Ma se si accorgono che non funziona si insospettiscono…"
"Conci, io li conosco qlli del Teo-prop. Praticam ci lavoro. A qst'ora stanno ancora cercando di avviare il loro server dopo il blecaut dei diabolici libici".
Interviene Sunta, la donna di mondo. "Magari non sono libici, magari è gente di qui".
"E si fingono libici?"
"Non si fingono libici, qlla è Teo-prop. In ogni buon depistaggio c'è un po' di vero e un po' di falso".
"Sì, ma allora chi sono? Padani delle paludi?"
"Magari è gente di qua che è stufa di come vanno le cose".
"Sì, ma perché di tutte le forme di dissenso proprio qlla che…"
"Perché magari sono ragazzini che non si perdono una puntata del nostro programma, e noi guardacaso in qsto periodo non facciamo che parlare di terrorismo e di attentati di vent'anni fa".
"La storia che si ripete in farsa".
"È il nostro mestiere".
"Non lo so. Non mi sembra il caso. Noi mostriamo treni e alberghi esplosi. Qsti qui se la prendono solo con le centraline energetiche. Non vedo il nesso".
"Magari sono solo più furbi. Fa più panico un video spento che un vicino di casa morto".
"Dovrebbero davvero essere troppo furbi. I rivoluzionari non sono così furbi".
"Parla per la tua generazione".

In qsti giorni avevo molte cose da scriverti; ho provato sulla tastiera meccanica, ma è inutile. Non riesco ad avere pensieri coerenti con l'inchiostro.
In particolare, mi è rimasta da terminare una meditazione sul peccato secondo il vangelo e secondo me. La metto domani (terrorismo permettendo).
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Il vangelo, secondo me

Caro Leonardo,
a volte mi sorprendo a domandarmi se sono un bravo cristiano. È l'età, probabilm.
E mi restano dei dubbi.
Eppure ricordo d'aver letto da qualche parte che il nostro Superego, col passare degli anni, cala dimolto le sue aspettative. Il Dio tremendo che ti avrebbe bruciato nella geenna per via della caramella sottratta con destrezza al fratellino, col tempo si addolcisce, non si scompone neanche quando dichiari i redditi e racconti menzogne ai tuoi studenti, se la scusa è buona è disposto a chiudere un occhio, e anche due, e anche tre (chi lo sa quanti occhi ha Dio?)
Gli imperativi si fanno sempre meno categorici, dopo un po' non sono neanche più imperativi, al massimo condizionali: non dovresti tradire le tue mogli, Mac.
(Dio per fortuna se li ricorda ancora, i condizionali).

E tuttavia rimane sempre questo grosso scoglio del Vangelo. Il mio Dio, a differenza d'altri, ha pensato bene di lasciar scritte le sue volontà nere su bianco, e questo rende più difficile addolcirle. Non impossibile: soltanto più difficile. Si tratta di lavorare d'interpretazione, e fabbricarsi il proprio Vangelo secondo sé stessi. Nell'impresa ti aiuta il fatto che a Dio, facendosi uomo, capitava come ad ogni uomo di contraddirsi, o magari non riusciva a farsi capire degli apostoli (che notoriam non capivano mai nulla, vedi Luca Diciotto.34).
Io, tutto sommato, dopo una vita di lavoro, credo di essermi fatto un Vangelo secondo Me abbastanza conforme al mio stile di vita. Do a Cesare quel che è di Cesare, non nascondo i miei talenti, la mia destra molto spesso non ha la minima idea di quel che fa la mia sinistra, eccetera. Pian piano sono riuscito a mettere in fila quasi tutti i versetti. Mi rimane un paio di grossi scogli. Uno è Matteo Cinque.28:
chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

In questo versetto c'è la superiorità della mia religione su tutte le altre: noi cristiani virtualm possiamo andare all'inferno senza muovere un solo muscolo, ci basta semplicemente un movimento delle pupille: l'ho vista! Tac! Adulterio.
Prima del nostro Dio era impossibile andare all'inferno per un semplice desiderio. In effetti, non esisteva nemmeno il concetto di desiderio (e forse neanche l'inferno). L'uomo era ciò che faceva, il bene e il male erano le semplici conseguenze delle sue azioni. Mangi maiale, pratichi l'incesto? Sei cattivo. Sgozzi un montone, paghi la decima? Bravo. Ma con Matteo Cinque.28 il nostro Dio ha inventato l'Interiorità (lui la chiamava "cuore"), una nuova dimensione dell'esistenza in cui le persone possono compiere buone e cattive azioni senza nemmeno alzarsi dalla sedia. (È la dimensione in cui io passo la maggior parte del mio tempo, peraltro).
Comunq, non è nulla di grave. Sì, tecnicam, per Dio io ho già commesso adulterio con Aureliana diverse volte. Almeno una trentina di volte. In ogni caso posso pentirmi e ottenere il perdono, è un procedimento abbastanza standard. Ma c'è uno scoglio ulteriore, e cioè Marco Nove.23-48:
Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Questa cosa di doversi tagliare mani e piedi, e cavarsi gli occhi, per un nonnulla, un pensiero, una sbirciatina, è una cosa molto difficile da addolcire. E ogni volta che la rileggo ci resto male. Possibile che il mio Dio abbia detto una cosa così dura? Il Dio delle prostitute e dei pubblicani, il Dio che se lo inviti a un matrimonio alla buona lui viene con sua mamma e ti cambia pure l'acqua in vino, renditi conto! Un Dio che beve vino e se la prende col perbenismo dei Farisei; uno che per una parola gentile ti perdona un brigante assassino in punto di morte; un Dio così, come può essere lo stesso Dio che propone la legge del taglione per ogni tuo desiderio? Si sono confusi? Hanno mescolato due vangeli di due Dei diversi? Oppure è lo stesso Dio che all'inizio era puritano e poi col tempo e gli affanni si è addolcito? Ma non potrebbe essere il contrario: che all'inizio era un mollaccione e poi si è indurito? È difficile capirlo. Nel frattempo, io mi sono già meritato la Geenna una trentina di volte, negli ultimi tre mesi. Devo assolutam trovare un modo di addolcire i versetti di Marco, o finisce che faccio una pazzia.

[continua domani, o posd.]
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Satellite d'amor
Caro Leonardo,
sempre su Taddei:
come sai, quell'uomo è in perenne agitazione, non riesce a star fermo in un posto per più di qualche minuto. Per molto tempo ho pensato che si trattasse della reazione standard di una persona che si sveglia dopo vent'anni di congelamento: come una foga di voler recuperare il tempo perduto, eccetera. Pensavo anche che col tempo si sarebbe attenuata. Ma passano i mesi, e lui resta indiavolato come il primo giorno. Di più: sta contagiando l'ambiente circostante. Quando vado in facoltà sento come un'agitazione che monta, echi di assemblee autogestite, cose da cui cerco di tenermi lontano.

Nel frattempo, comincio a pensare che non ci sia nulla di eccezionale nella sua agitazione. È semplicem il modo di fare standard di un trentenne-e-qualcosa nel 2004. A quel tempo, si viveva a una certa velocità, a un certo ritmo. Col tempo, e con le varie crisi economiche, questo ritmo si è via via rallentato, in modo troppo graduale perché noi riuscissimo ad accorgercene. Ma se potessimo tornare a vent'anni fa, probabilm ci accorgessimo che tutti a quel tempo schizzavano di qua e di là a velocità oggi impensabili.

"Ah, sei qua. Ma dove cazzo…"
"Taddei, insomma!"
"…sei stato, ti ho cercato tutto il giorno".
"Sono dovuto venire a piedi perché il filobus non passava, c'è stato una specie di attentato a una centralina energetica e…"
"Maledetti terroristi!"
"Sì, sì, certo. Comunq sono in ritardo solo di sei ore".
"Sei ore? Ti sembra una cosa normale? Dovevi fare degli esami oggi! I tuoi studenti saranno esasperati"
"I miei studenti sono in ritardo come me, non c'è nulla di eccezionale".
"Ma ti rendo conto che per sei ore sei stato irreperibile? Nessuno poteva sapere dove stavi. Magari eri rimasto vittima di un attentato e…"
"Taddei, ti vuoi calmare? Sono qui. Sono arrivato. Adesso, se c'è qualcuno da interrogare, lo interrogo e amen. Non stiamo a fare un duemilaesedici".
"Un che?"
"Niente. Taddei, devi abituarti ad aspettare le persone. Tutti qui passiamo ore ad aspettare le persone. E finché non arrivano, non possiamo sapere con certezza dove si trovano".
"È intollerabile".
"Sul serio? Ma perché?"

Flash! Come la classica lampadina nei fumetti.

"Aspetta, Taddei. Forse ho capito il tuo problema. Ora ti faccio una domanda: qual è la tecnologia di vent'anni fa che oggi rimpiangi di più?"
"Non so, forse la moka".
"Quella esiste ancora, manca il combustibile. Ma sei sicuro di non avere un profondo e sottaciuto rimpianto per la telefonia cellulare?"
"Ah, sì, beh, non è che io fossi un appassionato di telefoni, ma…"
"Ma ti manca la reperibilità. Sapere dov'è la gente in tempo reale".
"Ah, sì, quello era importante. Ma che fine hanno fatto i cellulari?"
"Nessuna fine. Sono invecchiati e si sono rotti. Siccome nel Bel Paese nessuno li produceva più, quando c'è stato l'embargo anti-bizantino…"
"Non è possibile. Qualcuno funzionerebbe ancora. Almeno di contrabbando".
"Ah, ma comunq non ci sono più i satelliti".
"Ce li hanno tolti a causa della guerra, vero?"
"No, perché? Anche in guerra non c'è motivo per non fare buoni affari, e far telefonare gli italiani è sempre stato un buon affare per i bizantini e tutti gli altri. Ma a un certo punto ci hanno impedito di trasmettere perché facevamo troppi guai".
"Guai?"
"È una storia un poco imbarazzante. Fu durante gli attentati del 2011… o del …13? Non mi ricordo".
"Attentati? Chi attentava chi?"
"Guarda, non mi ricordo con precisione, comunq tutte le capitali bizantine furono prese di mira. A quel tempo c'erano ancora molti cittadini del Bel Paese in giro per il mondo, per studiare o lavorare per farsi i fatti altrui, sai".
"Per turismo".
"Ecco. Insomma, a un certo punto ci fu un attentato più grosso degli altri, in una grande capitale… Londra o Parigi o Vilnius, non mi ricordo… e la copertura satellite andò in tilt. Andò talm in tilt che un paio di satelliti artificiali esplose, disseminando cocci su un'orbita ellittica che interseca pericolosam l'atmosfera ogni tredici novembre. Peccato che da noi sia sempre nuvolo, perché lo spettacolo di stelle cadenti dicono sia notevole".
"Un sovraccarico di informazione. Tutti volevano sapere dov'erano tutti".
"Magari. In realtà le indagini appurarono che il sovraccarico era stato causato da un solo messaggino di testo, hai presente? Quelli che si digitavano coi tasti numerici…"
"Gli sms"
"Esse-emme-esse, già, li chiamavamo così".
"Un solo sms?"
"Sì, che proveniva dall'unità di crisi della Farnesina, insomma, dal nostro ministro degli esteri del tempo".
"E cosa c'era di così distruttivo in questo sms?"
"Nulla, era un semplice messaggio di testo. Ma il ministero aveva pensato bene di spedirlo a tutti gli italiani all'estero. Siccome l'Italia era nello spazio Schengen, era impossibile capire quali italiani fossero all'estero e quali no, così una cima dell'unità di crisi pensò bene di tagliar la testa al toro spedendo l'sms a tutti gli italiani".
"Cinquantasette milioni".
"No, no, almeno centoottanta".
"Centoottanta milioni di italiani?"
"Centoottanta milioni di cellulari, ogni italiano ne aveva a testa tre. Così questo semplice sms di testo fece esplodere i satelliti".
"Ma cosa c'era di così importante da comunicare a tutti gli italiani?"
"Beh, sai, in un'emergenza del genere… le solite cose: PER FAVORE, CHIAMA A CASA PAPA' E MAMMA, LORO MOLTO IN PENSIERO, eccetera eccetera".
"Stai scherzando?"
"No, era un modo per accelerare il lavoro dell'unità di crisi, sai… reperire tutti gli italiani all'estero, chiamare i papà e le mamme".
"Vuoi dire che nel momento in cui un ignobile attentato paralizzava una capitale d'Europa, e i soccorsi avevano bisogno di comunicare tra loro, la Farnesina sovraccaricò il satellite per una cazzata del genere?"
"Non era una cazzata, si trattava di calmare il legittimo cardiopalma di tutte le mamme italiane, e dei papà!"
"Non posso credere che sia successo".
"Ma in realtà era già successo altre volte, e la comunità internazionale aveva portato pazienza, perché si sa come siamo noi, siamo dei simpatici cazzoni e…"
"Dei simpatici cazzoni? Noi siamo i figli di mamma che alla prima bomba frignano e telefonano ai fottuti parenti. Noi siamo la vergogna del continente, noi. Peggio degli albanesi, siamo! Dei fottutissimi…"
"Sssst, Taddei, per favore! Qua di fianco c'è il dipartimento di studi schipetari, e i madrilinguisti sono molto sensibili".

Se n'è andato, in una nuvola di livore. A volte mi chiedo se non esploderà, un giorno.
Proprio come i satelliti.
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It was twenty years ago, today
Sgt. Pepper taught his band to play
They've been going in and out of style…


A-aid, 2025

Caro Leonardo,
Ieri finalmente Taddei è riuscito ad accedere da solo a qualche contenuto Supernet. E ha avuto una brutta sorpresa, ovviam.
"Non chiedevo molto. È il Quattro Luglio e volevo vedere una parata. Ma in quel corridoio fottuto…"
"Ssst! Siamo in Facoltà, Taddei".
"Scusa. Dicevo che sono finito in una specie di corridoio digitale e sentivo che gli altri utenti fottuti mi spingevano in una direzione diversa".
"Te l'ho detto, è quasi impossibile connettersi con gli usastri. Vanno troppo veloci per noi. Mentre provavi sei stato assorbito da una corrente di utenti della zona mediterranea".
"Ma se io volevo andare da un'altra parte…"
"Te l'ho spiegato varie volte. È come una strada supertrafficata, te le ricordi le strade supertrafficate?"
"Sì, bei tempi".
"Ecco. Fa conto di essere nei vecchi tempi, all'ora di punta, e di dover svoltare a sinistra senza semaforo. Non ci riesci. Devi seguire la corrente".
"Su Internet non era così".

Su Internet qua, su Internet là… che palle, Taddei. "Internet non c'è più, va bene? Devi imparare a guidare nel vero traffico, adesso".
"Ma insomma, guarda dove sono andato a sbattere. Un concerto benefico in Africa. Voglio dire, è possibile che stiano andando tutti a un fottuto concerto?"
"Direi di sì. È l'A-Aid di Dakar, l'evento musicale del ventennio".
"Allora lasciatelo dire, è stato un ventennio di merda. Valeva proprio la pena di svegliarsi per vedere gli U2 coi capelli bianchi che leccano il culo sul palco al tirannello africano di turno…"
"No. No. Ti stai sbagliando. Gli U2 si sono sciolti una dozzina di anni fa, per motivi di salute, e…"
"Ok, chiedo scusa, c'è solo Bono sul palco con una buzzica da un quintale, che stringe le mani a un dittatore".
"Da capo. Reset. Controlzèta. Intanto quello non è un dittatore, è il grande Baaba Maal".
"Un santone?"
"No, un mito della musica africana…"
"E allora perché sta discutendo con Bono da dieci minuti? Non possono iniziare il loro fottuto duetto e amen?"
"…e non ci sarà nessun duetto, perché quello non è Bono, ma Paul Hewson, il Presidente dell'Unione Bizantina".
"Ah".
"… e prima che me lo chiedi, sì, Paul Hewson una volta si faceva chiamare Bono e cantava negli U2; adesso invece non canta più".
"Perché si è dato alla politica?"
"No, piuttosto viceversa: si è dato alla politica perché in seguito a un'overdose di aerosol ha perso l'ultimo residuo di corde vocali. Anche adesso è solo in grado di bisbigliare grazie a un laringofono digitale. Immagino che stia cercando di ringraziare Maal per aver organizzato questo bel concerto, vent'anni dopo il Live Aid".
"Vent'anni? Non credo. Al massimo quaranta".
"Hai ragione anche tu. Ce n'è stato uno nel 1985 e uno nel 2005, ma probabilm tu eri già in coma".
"Mi sono risparmiato almeno una fiera dell'ipocrisia. Io mi chiedo con che faccia continuino a chiedere soldi alla gente. Non sono bastati quarant'anni per capire che la beneficenza non serve?"
"Taddei, per favore…"
"Possibile? Non hanno occhi per vedere che più li aiutiamo peggio è?"
"Taddei, abbassa la voce".
"Cos'è, hai paura? Guarda che qui intorno gli studenti mi rispettano, non te ne sei accorto? Finalmente qualcuno che parla politically uncorrect, senza troncare tutti i fottuti avverbi. Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire che se vogliamo realmente aiutare l'Africa…"
"Taddei, non è un concerto per aiutare l'Africa".
"E allora perché lo fanno a Dakar?"
"Lo fanno là perché là c'è una borghesia giovane e rampante che può permettersi di pagare il biglietto. Il concerto serve ad aiutare le popolazioni europee colpite dalla carestia di questo inverno".
"Gli europei?"
"Sì, e non è escluso che una parte dei proventi non finisca anche nelle casse del Teopop, per cui te ne prego, non essere troppo uncorrect in pubblico, se non ti spiace".
"E quindi in Africa se la passano bene?"
"Sì, ma non ti preoccupare, non è stato grazie a Bono o Geldof. Su quello hai ragione: la beneficenza non ha portato a grossi mutamenti strutturali. È stato il libero mercato".
"Il Libero Mercato!"
"Già!"
"Lo vedi che avevamo ragione!"
"Voi chi?"
"Noi che… noi che difendevamo il Libero Mercato!"
"Sssst!"
"E allora perché sssst?"
"Perché il libero mercato, dopo aver sospinto tutte i popoli del mondo allo sfruttamento indiscriminato delle risorse, ha provocato l'erosione dei poli, che ha trasformato l'Europa in una palude e ha messo in ginocchio il settore più protetto dell'economia occidentale".
"L'agricoltura".
"Già. Perché l'Europa agricola era una grande pianura, mentre l'Africa…"
"È il continente degli altipiani".
"Gli africani producevano già molto più del loro fabbisogno. Ma finché l'Europa sosteneva i suoi contadini e i suoi consumatori, gli africani erano condannati a fare la fame in mezzo alle piantagioni di caffè e di banane. Finché il Libero Mercato non ha distrutto il nostro ecosistema. Adesso sono liberi di coltivare quello che gli piace, commerciarlo tra loro e arricchirsi. E poi ci sono i metalli preziosi, gli idrocarburi…"
"Il continente più ricco del mondo".
"Potenzialm, sì. Se i cinesi e gli indiani non lo invadono prima. È per qsto che organizzano concerti benefici per gli amici europei. Sperano di rilevare l'arsenale militare bizantino, che è ancora il più forte del mondo. E magari riescono anche a infilare qualche aiuto per noi".
"Ma noi non abbiamo avuto la carestia".
"Dipende dai punti di vista".
"Senti, io mi sto facendo una cultura, qui. E so che tutti qsti studenti lavorano nel riso part-time. Da Bologna in su è tutta una risaia. Abbiamo riso da vendere".
"Non ce lo compra nessuno. E non si vive di solo riso, Taddei".
"E vendiamolo agli africani, no? Scambiamolo con la frutta, col caffè! O costa troppo per loro?"
"Costa troppo poco. Loro devono proteggere il loro prodotto interno".
"Ma che razza di stronzi… fanno i concertini benefici e non ci comprano il riso?"
"Taddei, lo so che è uno choc culturale, ma prima o poi devi accettarlo: gli africani sono intelligenti come noi".
"Qsto lo so, ma…"
"E quindi altrettanto stronzi. Hanno tutto l'interesse a lasciarci nel nostro sottosviluppo. Possono farci la carità ogni tanto, foraggiare i nostri dirigenti più o meno corrotti, qsto sì. Ma se volessero incentivare davvero la nostra economia, finirebbero per mettere in crisi la propria. E qsto va contro le leggi del Libero Mercato".
"Il Libero Mercato".
"Sempre lui. E adesso, per favore, zitto. C'è Youssou N'Dour sul palco. E qllo… qllo dev'essere El Hadji Faye!"
"E allora?"
"E allora? E allora vuol dire che sono riusciti a riunire la formazione originale dell'Étoile de Dakar, qlla del 1977! Dopo 45 anni! Pensa!"
"Ma cantano in inglese".
"Ah, sì, la canzone è un tributo ai Beatles. È commovente, no?"
"Commovente? Cosa?"
"Che un gruppo di senegalesi si ricordi ancora dei Beatles, nel 2025. Non lo trovi commovente?"
"No".

So may I introduce to you,
the act you've know for all these years,
Sgt. Pepper's Lonely Heart's Club Band


"Non vorrei mai venire ad abitare in una casa più piccola della mia".
(Paul Hewson, negli anni Novanta, a chi gli proponeva di candidarsi alla Casa Bianca).
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Tu dirai: Andrò contro una terra indifesa,
assalirò genti tranquille che si tengono sicure,
che abitano tutte in luoghi senza mura,
che non hanno né sbarre né porte,
per depredare, saccheggiare,
metter la mano su rovine ora ripopolate
e sopra un popolo che si è riunito dalle nazioni,
dedito agli armenti e ai propri affari,
che abita al centro della terra.

(Ezechiele 38,11-12)


Arriva Gog

Caro Leonardo,
certe volte Taddei mi fa veram innervosire. Voglio dire, dormire per vent'anni potrà anche essere stata un'esperienza spiacevole; ma non ti dà automaticam il permesso di giudicare il mondo e dividerlo in buoni e cattivi. Anzi, in colpevoli (noi) e innocenti (lui, perché dormiva). Secondo lui dovremmo passare il tempo a provare vergogna per qsti anni disastrosi. Come se viverli da svegli non fosse già stato abbastanza avvilente.

Per esempio, la Palestina. Non fa che chiedermi della Palestina (e so che chiede anche in Facoltà: prima o poi scoppia un casino); ma non appena tento una spiegazione, lui perde la calma.
"Ma come fai a parlarne così, con tanto distacco…"
"…"
"Si vede che non te ne fotte niente, eh? Come a tutti del resto. E allora vedi che ho ragione: peggio dei nazisti. Siete stati peggio dei fottuti nazisti. Sei milioni…"
"Dodici".
"Dodici milioni di persone, e tu me ne parli così, come se fosse una battaglia navale del Settecento. Hai assistito alla più grande tragedia dell'umanità e fai finte di niente".
"Non faccio finta di niente, ma cerca di capire. È passato del tempo, sono successe tante cose…"
"Tante cose? Che cazzo vuol dire Sono successe tante cose? Dodici milioni di persone sterminate nello spazio di un mattino!"
"È terribile, lo so":
"E ne parli come se fosse un incidente in autostrada. Ma non provi nessuna vergogna? Non ti senti in qualche modo responsabile?"
"No, onestam no. Se mi sentissi anche per una minima percentuale responsabile, credo che impazzirei. È una cosa troppo grande per essere condivisa".
"È un meccanismo di rimozione".
"No, è proprio che non sono colpevole".
"Perché sono stati gli iraniani – Ma io dico che è proprio grazie a gente come te che regimi come l'Iran hanno potuto…"
"Alt. Chi ti ha detto che è stato l'Iran?"
"L'ho letto sul Supernet".
"Aspetta un attimo. È vero che gli iraniani avevano in programma un attacco nucleare preventivo. Ma non sapremo mai come sono andate veram le cose".
"Perfetto, li difendi pure. La sera prima programmano un attacco nucleare, la mattina dopo Israele è distrutto. E secondo te può trattarsi di una coincidenza. Dodici milioni di israeliani assassinati, e tu…"
"Non dodici: sei".
"Lo hai detto tu che erano dodici!"
"Dodici milioni di morti: sei milioni di israeliani, sei milioni di palestinesi. Ti dimentichi sempre di loro. Ma quel mattino anche la Palestina è diventata un lago d'acqua morta. E la terza città santa dell'Islam è radioattiva. È improbabile che l'Iran mirasse a qsto".
"Perché no? Un governo di pazzi integralisti sospinti dall'odio… Desiderosi di aumentare la tensione con l'Occidente…"
"…E così spazzano via la Palestina dalle cartine. No, è più sensata la tesi dell'errore umano. La vera cazzata fu permettere a un Paese a elevato rischio sismico come l'Iran di metter su impianti nucleari. A un certo punto un microsisma nel Caspio fa scattare un allarme radioattivo: un generale fesso crede che sia un attacco israeliano e va in panico; scatta il contrattacco nucleare, che secondo i piani doveva centrare solo gli obiettivi militari, con precisione chirurgica".
"Come no".
"Ma i missili iraniani sono roba sovietica di terza mano, sballano le traiettorie e colpiscono la Palestina a casaccio. Qsta è una prima teoria".
"Mi meraviglia che tu non abbia dato colpa agli americani, già che c'eri".
"Ecco, qsta è una seconda teoria. Gli usastri".
"Non ci credo. Esiste anche una teoria del genere?"
"Sì, ed è molto interessante. Si basa sul principio secondo cui le profezie tendono nei tempi lunghi a realizzarsi, non in quanto autentiche rivelazioni divine, ma perché stimolano gli uomini a comportarsi in modo da avverarle…E abbiamo allora le cosiddette «profezie che si autoavverano»…"
"Self-fulfilling prophecies. E allora?"
"Ora, come sai, in seguito alla storica Rapture – le misteriose sparizioni avvenute su suolo usastro – una setta di cristiani protestanti che predicava la prossima fine dei tempi aveva ottenuto la maggioranza al Congresso. Qsta setta era convinta che l'Apocalisse sarebbe stata annunciata da una serie di segni, tra cui l'invasione di Israele da parte di un misterioso Og, re di Magog. È un passo del libro di Ezechiele, nella Bibbia. Lo conosco bene perché se ne parla nel libro che sto spiegando a lezione".
"Ne ho sentito parlare. Ma cosa…"
"In realtà era da decenni che qsta setta protestante si adoperava affinché la profezia si avverasse. Per prima cosa, i protestanti erano diventati i migliori amici dello Stato d'Israele, sostenendolo politicam ed economicam – perché senza Israele, non si sarebbe mai avverata nessuna profezia, mi segui? Niente Israele, niente profezia, niente Apocalisse, niente Gerusalemme celeste, niente di niente".
"Sì, ma…"
"Non solo, ma inconsapevolm gli usastri – appoggiando uno Stato di etnia e religione ebraica nel centro del Medio Oriente – avevano creato anche le premesse perché si formasse una robusta alleanza anti-israeliana nella regione. Che guarda caso è proprio qllo previsto dal profeta Ezechiele. "La Persia, l'Etiopia e Put, con scudi ed elmi…" sto citando a memoria. La Persia sarebbe l'Iran, l'Etiopia in realtà il Sudan, un altro cosiddetto «Stato Canaglia»… e Put indicherebbe il despota russo, che si chiamava Putin, non so se te lo ricordi…"
"Come se fosse ieri".
"Già, dimenticavo. Anche se nella realtà russi e sudanesi hanno respinto ogni addebito: la guerra l'hanno fatta gli iraniani, più o meno da soli, e non si è trattata di un'invasione, ma di un bombardamento – e soprattutto, Dio si è ben guardato dal fermare Gog all'ultimo momento, come aveva promesso al profeta Ezechiele. La responsabilità degli usastri sarebbe quella di aver messo Israele in una situazione in cui avrebbe avuto bisogno di un intervento divino, che alla fine però non c'è stato. E qsta è una seconda teoria".
"Ripugnante".
"Ah, ma c'è di peggio. C'è chi sostiene che Dio non abbia affatto mentito al profeta, e che abbia realizzato tutto ciò che gli aveva promesso. I sostenitori di qsta tesi sottolineano l'attacco del capitolo 39… Aspetta un attimo… qui:

Eccomi contro di te, Gog, principe capo di Mesech e di Tubal.
Io ti sospingerò e ti condurrò
e dagli estremi confini del settentrione ti farò salire
e ti condurrò sui monti d'Israele.
Spezzerò l'arco nella tua mano sinistra
e farò cadere le frecce dalla tua mano destra.
Tu cadrai sui monti d'Israele
con tutte le tue schiere e i popoli che sono con te:
ti ho destinato in pasto agli uccelli rapaci
d'ogni specie e alle bestie selvatiche.
Tu sarai abbattuto in aperta campagna, perché io l'ho detto.
Oracolo del Signore Dio.
Manderò un fuoco su Magòg
e sopra quelli che abitano tranquilli le isole:
sapranno che io sono il Signore".
.

"E questo cosa vorrebbe dire?"
"Non è chiaro, ma secondo alcuni in realtà Gog rappresenta proprio il moderno Stato d'Israele: Dio ha permesso che si riformasse grazie a gente venuta "dagli estremi confini del settentrione"… sai, la massiccia immigrazione russa… poi, quando Israele si accinge ad attaccare preventivam l'Iran, è sempre Dio a «spezzare il suo arco»".
"Ma non è stato l'Iran a colpire per primo?"
"Forse. E secondo altri, è stato Dio a fare esplodere le testate israeliane a terra".
"E perché lo avrebbe fatto?"
"E che ne so. Dio è Dio, e soprattutto qllo dell'Antico Testamento, non va molto per il sottile"
"Sono stronzate, Mac. La verità è che un regime islamofascista ha compiuto un atto senza precedenti contro Israele…"
"E la Palestina. Ti scordi sempre la Palestina".
"…e la colpa è anche di quelli come te, che con la loro indifferenza hanno permesso che l'unica democrazia del Medio Oriente rimanesse isolata e…"
"No, aspetta. Io sarò anche indifferente, ma gli israeliani non avevano bisogno del mio aiuto. Si sono isolati da soli".
"Lo vedi. Lo vedi. La gente come te non cambia mai. Dopo vent'anni ragioni ancora in quel modo. E allora dillo. Dillo che secondo te se la sono cercata".
"Non lo dico".
"Ma lo pensi!"

Qnto mi fa incazzare.
Tanto più che magari ha ragione.
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L'ultimo duemilaecinquista

Caro Leonardo:
È successo qlcosa, in facoltà. E temo che mi riguardi.
Dopo l'incidente della scorsa settimana, pensavo di avere chiuso un bel cerchio di odio e livore nei miei confronti: studenti defargisti a sinistra, fallaciani a destra, tutti uniti contro di me. Mi aspettavo di fare il vuoto a lezione (un po', lo ammetto, ci speravo: Left behind è veram una palla).
E invece, sorpresa! Ieri ho fatto il pieno. In prima fila tutti i fallaciani, nel cui sguardo catatonico intravedo ora una strana sfumatura riverenziale. Qsto deve avere a che fare con Taddei: ma è strano. Chi è Taddei per loro? Un fuoricorso fuorisede? Un tipo strano che si aggira per i corridoi e impreca mentre tenta di usare una normalissima consolle universitaria? Un supereroe? Chi è?
Sul fondo dell'aula, poi, si sono rifatti vivi quelli che nello scorso trimestre avevo identificato come defargisti (e che ero riuscito con qualche sforzo ad allontanare). Persino l'amico di Aureliana, il quattrocchi col nome buffo, quello che avevo mandato nella stanza 68 per punizione (lui, a dire il vero, è il più catatonico di tutti: temo non abbia retto al supplizio). Perché sono tornati? Credo c'entri Aureliana.
Aureliana, infine, è stata la sorpresa più grande. Mi ha teso un agguato. Alle spalle. Ieri. Davanti alla macchinetta della cicoria.

"Il latte no, professore".
"Eh?"
"Non la prenda al latte, la polvere dev'essere scaduta. C'è stata una specie di epidemia di dissenteria tra gli studenti".
"Ah, ma io ti conosco. Ti chiami…"
(Seguono sei secondi di silenzio imbarazzato in cui io, che non voglio ammettere di ricordare il suo nome, attendo che lei, pietosa, stia al gioco):
"Mi chiamo Aureliana, e mi conosce perché frequento il suo corso di Ucronica".
"Ma certo, Ucronica, come no". (È l'unico corso che faccio).
"Mi scusi se l'ho chiamata professore, so che lei ha qsto pallino di non volersi chiamare così".
"Non è un pallino, è… ecco, io… potrei incorrere in sanzioni".
(Altri cinque secondi in cui il non-professore, mordendosi la lingua, evita di iniziare un lungo discorso sulla sua posizione di docente a progetto, che porterebbe a tutta una serie di considerazioni sulla sua vita da eterno precario, e altre chiacchiere da cinquantenne a cui le laureande carine son fin troppo aduse).
"Lo sa, stavo riflettendo a qllo che è stato detto in classe l'altro giorno".
"Ti prego, se hai considerazioni su Left behind, salvale per la lezione. Sono stufo di parlare solo io, e inoltre…"
"No, non ho niente da dire su quel libro merdico".
"Ah".
"Stavo invece riflettendo sull'intervento di alcuni dei miei compagni… colleghi di corso. Mi ha molto incuriosito".
"Oh".
"Così ho controllato, ed è vero! Lei è un duemilaecinquista".
"Un che?"
"Uno di quelli che hanno preso parte ai primi raduni segreti del 2005, in pratica i fondatori del Teopop".
"Beh, beh, no, il Teopop è venuto dopo".
"Certo, e tra i fondatori c'erano in pratica tutti i duemilaecinquisti. Compreso lei".
"Davvero?"
"Non mi dica che non ci aveva mai pensato".
"No, perché sai, poi, i casi della vita, con molti mi sono perso di vista, e…"
"Qsto è patente".
"?"
"Pardon. Volevo dire: è chiaro che lei li ha persi di vista. Tutti li abbiamo persi di vista. In effetti lei è l'unico ancora in circolazione".
"Ah sì?"
"Anche a qsto, non aveva mai pensato?"
"Ma no, scusa… posso essere franco con te, come ti chiami? Anastasia?"
"Aureliana".
"Aureliana, mi sembri una ragazza sveglia. In cosa ti laurei? Storia Moderna?"
"Contemporaneistica".
"Ecco, allora non sto a farti la storia della mia generazione, penso che tu la conosca già abbastanza bene. Tu sai che due terzi degli italiani della mia età dopo la Catastrofe hanno smammato, no? E il più era gente sveglia, come te, che sapeva le lingue e non riteneva giusto rimanere in Valpadana se diventava una palude".
"Ma con qsto cosa…"
"Il che significa, se ci pensi, che due terzi delle persone che conoscevo le ho perse di vista. Compresi i miei amici, i compagni, la mia fidanzata, eccetera. E probabilmente anche tutti qlli che erano all'incontro di Firenze nel giugno 2005. Che, tra parentesi, non fu nemmeno una gran riunione. Faceva caldo e io stavo alla fotocopiatrice. E adesso ci chiamano duemilaecinquisti?"
"Sul sito ufficiale di contemporaneistica, sì".
"E c'è un elenco di nomi? Ma a quel tempo ci chiamavamo tutti con un nome diverso".
"Sul sito ufficiale comparite coi nomi di bisbattesimo. Tranne, ovviam, Defarge".

È solo a prezzo di un indicibile sforzo interiore che riesco a tossir fuori il caffè non sulla camicetta bianca di Aureliana, ma sul fondoschiena del professore che fuma accanto, affacciato alla finestra. Mi aspetto di essere mandato al diavolo almeno da lui: macché. Si volta, si accorge che sono io, bisbiglia un 'faccia più attenzione' e fugge via. Mi temono anche i professori, adesso. Non mi piace.

"Tutto bene?"
"Sì, non è niente, diceva?".
"Lei ha conosciuto Defarge".
"Ah, beh, certo. Voglio dire, chi della mia generazione non ha conosciuto…"
"Ma anche Arci. Ecco, qsta cosa non sono riuscita a controllarla. È vero quel che hanno detto i miei compagni? Lei era il suo assistente?"
"Di nuovo con qsta storia. Sì. No".
"Sì o no, scusi".
"In un certo senso lo assistevo, ma chiamarmi assistente… Sarebbe come dire che il cane era l'assistente di Pavlov".
"Pardon?"
"Ero piuttosto la sua cavia. Mi somministrava delle cose… mi faceva indossare dei caschi… roba del genere. Quando voleva sperimentare qlcosa, veniva da me".
"Dev'essere stato molto interessante. Ma qndo Arci e Defarge ruppero, lei da che parte stava?"
"Da che parte? Da nessuna parte, forse al buffet, ah-ah".
"Davvero, è molto curioso. Lei ha partecipato ad alcuni momenti cruciali della nostra storia, e sembra non ricordarsi niente".
"Non è così curioso, magari è triste, ma non è curioso. L'età, sa, col tempo si seleziona…"
"Si cristallizza, vorrà dire".
"Ah, certo, sì".
"Quindi tra qualche anno avrà ricordi più definiti di quel periodo".
"Penso di sì".
"Ma saranno probabilm falsi".
"Perché dici una cosa del genere, scusa?"
"È una sensazione. Mi sembra che lei stia facendo del suo meglio per riscrivere il suo passato. Il modo in cui ne parla… nel 2005 è addetto alle fotocopie, quando Defarge scappa è al buffet… possibile che lei sia passato indenne attraverso tutto qsto?"
"Perché no? Il cane di Pavlov è morto di vecchiaia".
"Sì, certo. Posso farle un'ultima domanda?"
"Sì. No. Dipende".
"Secondo lei chi ha tradito Defarge?"
"Non lo so".
"Certo. Grazie, comunq. È un onore poter frequentare il corso dell'ultimo dei duemilaecinquisti".
"Bah".
"Non le piace qsto nome, vero?"
"È molto brutto. E poi mi ricorda i diciannovisti".
"Chi?"
"Un gruppo di rivoluzionari che nel 1919 fecero un'adunata per fondare un movimento antimonarchico, anticlericale, libertario…"
"E come lo chiamarono?"
"Decisero di chiamarlo Fascio, perché dava un'idea di compattezza e unità, e poi evocava il simbolo della Roma repubblicana".
"Non ebbero molto successo, vero?"
"No. Sì. Dipende dai punti di vista".
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Kamikaze d'Occidente

Quando è giugno inoltrato, e al Progetto Duemila si guasta l'ultimo condizionatore, restiamo soli io e la mia Bismoglie al rezzo dei ventilatori, senz'altra alternativa che socializzare.

"Mac, qsto spot però spiegamelo".
"Qsta? È uno campagna Coop del giugno di vent'anni fa: una cliente raccatta un camice e si spaccia per inserviente del supermercato. Lo spirito del 2005".
"Lo spirito del 2005 era spacciarsi per inservienti? Eravate messi così male?"
"Ci sentivamo impoveriti ed avevamo un bisogno disperato di appartenere a una qualsiasi istituzione".
"Un supermercato?".
"L'incarnazione più bonaria del Potere. Niente politica, niente esercito, solo un Marchio. Garanzia, però, di qualità. Come sai il motto del Teopop…"
"…Fu preso da quello della Coop, lo so. «Il Teopop sei tu / chi può darti di più». Non so se valga la pena ricordarlo agli utenti".
"Perché no? Lo spot mostra già quella concezione bonaria del potere, quella retorica partecipativa che lanciò il Teopop come rivoluzione su misura per pensionate e commessi. Poche ciance, mettiti un camice e datti da fare, che ce n'è di lavoro qui! La vecchina col camice fu il nostro Zio Sam".
"Chi è Zio Sam?"
"Lascia perdere, va".


"Parlando d'altro, non mi hai ancora spiegato come ne sei venuto fuori, l'altro giorno".
"No?"
"Eravamo rimasti a quando hai scoperto di avere la classe piena di fallaciani…"
"…che ce l'avevano con me perché pensavano che l'Apocalisse fosse solo un libro della Fallaci, così praticam io stavo abusando di un sacro nome che…"
"Mac?"
"Assunta?"
"Ti-faccio-una-domanda-e-non-devi-alzar-la-voce, ok? Siamo sul luogo di lavoro"
"Non sai cos'è l'Apocalisse".
"Certo che lo so, è un libro della Bibbia. Qllo che parla di quel che succede adesso, gli usastri che fuggono su Marte e tutto il resto".
"Marte è solo una teoria. Ma allora cos'è che non sai?"
"Insomma, qsta Fallaci…"
"Non conosci la Fallaci?"
"Ti avevo chiesto di non alzar la voce!"
"Ah, ma… Fallaci è l'ispiratrice dei fallaciani, no?"
"Sì, tante grazie".
"Si tratta di una famosa giornalista italiana che, quando seppe di essere afflitta da un morbo incurabile, decise che avrebbe messo a profitto il poco tempo a disposizione, e si adoperò in tutti i modi per farsi lanciare una fatwa internazionale. Stile Rushdie, hai presente".
"Lo scrittore indiano perseguitato dagli islamici perché aveva scritto…".
"Una manciata di paragrafi irrispettosi sul Profeta. Per essere sicura, qsta giornalista scrisse ben più di una manciata di lenzuoli editoriali in cui offendeva il Profeta, la sua barba, l'Islam e chiunq le capitasse a tiro. Era appena stato l'undici settembre, ed eravamo tutti molto sensibili su qsti argomenti… in pratica, voleva morire col botto e diventare un martire dell'Occidente. Ché è meglio di farsi venire le piaghe da decubito in una clinica privata, se ci pensi".
"E la gente come reagì?"
"Ah, fu un grande successo mondiale. Ristampe, traduzioni, aggiornamenti…"
"Ma la fatwa?"
"Ecco, qllo resta un mistero. Nessun Imam o Mullah si decise a promulgarla. Passavano gli anni, lei continuava a berciare, e loro niente. Da chiedersi cos'è che avesse fatto di male, per esser snobbata così. Ormai aveva esaurito gli insulti, ma la fatwa ancora non arrivava".
"E poi? Com'è finita?"
"Non si sa bene. Secondo alcuni è volata su Marte… o comunq in cielo… durante la Rapture. Perché viveva a Manhattan, sai, e da lì sono decollati in parecchi. Secondo altri è stata effettivam martirizzata da un Commando islamico. In ogni caso, i suoi testi hanno dato vita a una setta, qlla dei fallaciani, appunto".
"Ma tu, alla fine, come l'hai spuntata?"
"Non te l'ho ancora detto? Mi ha salvato Taddei, sai, il tipo congelato".
"Il clandestino di San Lazzaro? Era lì?"
"Viene lì tutti i giorni, a farsi un corso accelerato di Supernet… è entrato pensando che la lezione fosse finita, proprio nel momento in cui stavano per saltarmi al collo".
"Non ti sarebbero saltati al collo, è solo un'impressione".
"Senti, ne avevo almeno quattro che mi abbaiavano intorno, voglio proprio vedere tu, se…"
"E lui cosa ha fatto? Ha sollevato la cattedra e gliel'ha scagliata addosso? O altre cose da supereroe?"
"Macché, ha cacciato un urlo e lanciato un'occhiataccia, tutto qui".
"Tutto qui. E loro si sono placati. Una cosa molto istintiva. È come se riconoscessero un loro superiore".
"Ci sa fare coi ragazzini".
"Ho scoperto che è un mezzo idolo della facoltà. C'è chi sostiene che abbia già sventato due attentati libici in piazza".
"Attentati libici in facoltà?"
"La gente è pazza, sai".
"Mac, io vorrei che mi spiegassi una volta per tutte chi è Taddei e perché è così importante per te. E per Damaso":
"Ecco, era da un po' che non mi saltavi fuori con Damaso. Te l'ho già detto, Damaso mi aveva assunto per fargli un corso aggiornato di civiltà, poi lui è scappato… ora l'ho ritrovato, non mi resta che ritrovare anche Damaso, e intascare…"
"Trovarlo? Quindi non sai che lo hanno trasferito?"
"Sì? Dove".
"Non lo so di preciso, ho solo sentito… Appennino reggiano, credo".
"Brrr. Ospedale di Bismantova?"
"No, niente ospedale. Hanno scoperto che non aveva una laurea vera in psicologia".
"Qsto si sapeva già. È solo caduto in disgrazia".
"Ma neanche una laurea in medicina. Salta fuori che è un veterinario".
"Tipico".
"Come sarebbe a dire tipico?"
"Tipico Teopop: se c'è un camice in giro che non sta usando nessuno, mettitelo tu. Che c'è un sacco di lavoro da fare".
"Certe volte, sai non ti capisco".
"È perché sono vecchio, Sunta".
"No, secondo me eri fuori già ai vecchi tempi".
"E tu che ne sai, dei vecchi tempi?"
"Me li faccio raccontare".
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Antichrist for dummies

Caro Leonardo,
va bene, a me piace scherzare sullo stato catatonico dei miei studenti: però in qsto trimestre francam si esagera.
Posso capire tutto: l'aria condizionata, che ha non va, anzi peggio, fa finta: in teoria il solo frastuono della ventola dovrebbe, per autosuggestione, arrecare sollievo agli alunni nell'ora meridiana. Sì, col cacchio (Taddei mi sta contagiando con le sue scurrilità). E il libro, anche il libro è indubbiam una palla. Quando leggi i born again, rivaluti la Bibbia vera. Ma riabiliti anche la Tamaro. Riabiliti tutto. Non si capisce mai se abbiano deliberatam scritto un libro per bambini, o lo abbiano fatto scrivere ai bambini direttam.

"E così, nei giorni successivi alla Sparizione (Rapture) dei Giusti, mentre il pilota Rayford si converte alla vera fede e s'informa sulla Grande Tribolazione a venire, assistiamo all'ascesa al potere di Nicolae Carpathia, l'anticristo in pectore. Qui ci troviamo di fronte a una libera reinterpretazione di un personaggio dell'Apocalisse biblica, declinata secondo i gusti dominanti del Midwest usastro della fine del secolo scorso. Qlcuno mi sa definire i tratti caratteristici del personaggio?"

Niente, mi sembra di parlare un'altra lingua. Straniero in terra straniera. Sutherland in Animal House. Quasi rimpiango il branco di defargisti del trimestre scorso. Solo Aureliana è rimasta, e mi tiene il broncio. È ancora arrabbiata con me per quando mandai il suo amico nella stanza 68. Da allora niente più defargisti alle mie lezioni. Solo zombie.

"Va bene, li dico io. Carpathia, per prima cosa, è europeo. Per giunta rumeno, quindi connazionale di Vlad l'Impalatore detto Dracula; ma in alcuni passi si insiste sulla remota origine italiana: Carpathia, infatti, è ecumenico, favorevole alla creazione di una sola religione mondiale; purché la sede sia a Roma. Insomma, sotto sotto è anche cattolico e papista… e qsto spiega in parte il deterioramento dei nostri rapporti con gli usastri, quando i born again ebbero la maggioranza del Congresso, dopo la Rapture. Mi riferisco alla Rapture storica, non qlla immaginata dagli autori del libro vent'anni prima.
Essendo tuttavia l'impersonificazione del Male Assoluto, Carpathia deve essere tante altre cose. È un ambiguo amico degli ebrei; ammette di essere una pedina delle "Banche Mondiali", anche se sta per prendere in mano le redini del gioco ammazzando a bruciapelo i suoi potenti amici londinesi. Ma è, soprattutto, un grande diplomatico, fautore della Pace mondiale e del disarmo multilaterale. Il suo programma prevede la distruzione del 90% degli arsenali militari di tutti i Paesi del mondo: il restante 10% sarà amministrato dall'Onu, cioè da lui. Carpathia è il Multilateralismo fatto uomo: ha studiato per anni la storia dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, sicché, quando giunge a New York, gli basta tenere una lezione di Storia dell'Onu per infiammare il Palazzo di Vetro. Pag. 201: "Per essere uno che non aveva mai messo piede sul suolo usastro, mostrava di possedere congnizioni stupefacenti sui meccanismi più reconditi dell'Onu". I "meccanismi più reconditi" sarebbero poi qlli del Consiglio di Sicurezza, che Carpathia estende a otto membri. Ora voi potreste chiedermi come fa, un signor Nessuno venuto dalla nazione letterariam più sfigata d'Europa ad arrivare come ospite all'assemblea Onu e a farsi proclamare dopo 48 ore Segretario Generale, a riformare il Consiglio di Sicurezza e a spostare, già che c'è, tutto il carrozzone onusiano a Babilonia…

(Vdrong, vdrong, fa la ventola. A. si mangia le unghie con ostentato metodismo)

…ma un'altra caratteristica di Carpathia è il suo ipnotico carisma, del resto non sarebbe Anticristo se la sua parola non facesse innamorare chi gli sta davanti. "People" lo nomina "Uomo sexy dell'anno", anche se è ancora febbraio; le donnine poco serie – perché non stanno a casa o in chiesa – cinguettano estasiate. Per qlcuno è la prima volta in trent'anni che un politico ha qlcosa da dire. "Carpathia poteva essere un altro Lincoln, un Roosevelt, o l'incarnazione di Camelot come a suo tempo lo era stato il clan dei Kennedy?" Domanda retorica, visto che siamo a pag. 291, e a qsto punto anche un bambino avrebbe capito che Carpathia è l'Anticristo, vale a dire il degno successore, se non di Lincoln, certo di Delano Roosevelt e Robert Kennedy. Ricco, democratico, diplomatico, idealista, multilateralista, sexy: in una parola, liberal. Ecco l'Anticristo per il Midwest.
Ora, malgrado le tesi di alcuni critici, che hanno tentato di identificarlo con Clinton, io credo che Carpathia tradisca un poco la difficoltà dei born again di visualizzare un nemico: nessun leader europeo o del Terzo Mondo, nessun candidato democratico alla Casa Bianca, poteva assomigliare realm a Carpathia. Si trattava di un modello già vecchio ai tempi della pubblicazione del libro. Voi che ne pensate?"

(Tanto ormai è finita l'ora…)

"Io lo trovo molto simile ad Arci".
"Eh?"
"Sì, anche lui ipnotizzava i suoi uditori".
"Ma…"
"E aveva un sacco di idee innovative, e riusciva a farle approvare tutte. Non trova, professore?"
"No professore. Io…"
"Sì, lo sappiamo, lei è appena un assistente didattico".
"E prima di essere assistente didattico…"
"Era l'assistente di Arci".

Uh-oh.

"Va bene, la lezione è finita. Per lunedì…"
"Professore, ci spieghi una cosa. Lei è un rivoluzionario, un patriota…"
"Un teopoppista della prima ora, uno di quelli che era passato in clandestinità fin dal 2005".
"Giugno ’05, il raduno segreto a San Firenze, si ricorda? E come mai oggi non è nemmeno Professore?"

"Mah, sapete, per molti anni mi sono disinteressato alla letteratura, ho fatto altro, e poi…"
"Certo, se uno pensa ai suoi compagni, non le è andata male".
"È vero, di qlli del 2005 è l'unico ancora in circolazione. Gli altri o sono caduti…"
"O sono scomparsi, come Arci".
"O come Defarge".
"E invece lei è ancora qua, a spiegarci l'Apocalisse. Che strano. Che strano".
"Bella, però, l'Apocalisse".
"La parola è molto bella, ma in bocca a lui…si sporca un po', non trovate?"
"È vero, c'è una sola Apocalisse, e non è qsta qui".
"Meriterebbe una punizione, professore".
"Pardon, assistente".

Ecco, ho capito adesso chi sono questi. Fallaciani.
Mi hanno teso un agguato. Inutile provare a scappare.
Inutile - soprattutto - tentare di ragionarci.
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Democrazia abrogativa

Caro Leonardo,
un altro giorno, un altro duro colpo per Taddei.
Sembra quasi che faccio apposta, a demolire tutte le sue certezze. Lui, in fondo, vorrebbe solo essere sicuro di vivere in un film, una specie di 1984 cattocomunista con Papa Silvio al posto del grande fratello. Un incubo, certo, ma un incubo rassicurante, con i cattivi da una parte e i buoni dall'altra, e lui supereroe in felpa e cappuccio. Ma poi si guarda intorno – dov'è la repressione? I carabinieri hanno le stesse panze di vent'anni fa. E i passanti, guardali in faccia: ti sembra abbiano paura? Guarda la vecchietta in fila per la soia: sgrana un rosario, spende il tempo in avemarie: il miglior investimento, alla sua età. E il signore alla fermata filobus, il colletto ingiallito dal sudore: ha paura? Sì, di fare tardi, proprio come ai tempi tuoi. E i due bambini a un angolo della piazza: vendono floppy disc in una cassetta di frutta. Ti sembra una scena da regime?
"Ma li usate ancora, i floppy?"
"Tornano di moda".
"Ma va".
"Di necessità virtù. C'è gente che passa i giorni nelle discariche a disseppellire schede di vecchi 486".
"Good grief. Ma perché sei in ritardo".
"Scusa, mi ero scordato di avvertirti. Sono andato a votare".
"Eh?"
"Pensavo di fare in dieci minuti, ma avevano preparato una cabina sola, così c'era una fila che…"
"Ma voi votate?"
"Certo, perché? Non dovremmo?".
"Per la salute di Cristo, no! Pensavo che qsto fosse un fottuto regime!"
"Ancora con qsta storia, Taddei, dai…"
"Aspetta. Sarà la solita montatura. Chi ha il diritto di voto?"
"Tutti".
"Tutti gli uomini, ma le donne…"
"Tutti e tutte, dai quindici anni in su. Fai la cresima e vai a votare".
"Ah vedi, serve il consenso del prete".
"Tanto il voto è segreto".
"Seh, segreto…"
"Matita copiativa, seggio, scheda in quattro parti. Come ai tempi tuoi".
"Sarà tutto ripreso, m'immagino".
"Senti, guardati intorno. Hai mai visto una telecamera a circuito chiuso in giro?"
"Sì, quella lì sopra, per esempio".
"È un giocattolo. Non ci sono i soldi per riprendere il corpo elettorale. È assurdo".
"E ogni quanto votate? Un plebiscito ogni dieci anni?"
"Una volta al mese".
"Una volta al mese? E che c'è da votare una volta al mese?"
"Un sacco di cose, c'è. Noi abbiamo un parlamento, sai. È eletto dal concistoro dei cardinali, ma è pur sempre un parlamento".
"E voi eleggete il concistoro?"
"No, i cardinali li nomina il Papa".
"E il Papa lo nomina lo Spirito Santo".
"Naturalm".
"E allora che c'è da votare una volta al mese, me lo spieghi?"
"Ah, scusa, vedo che non hai ancora chiaro un principio basilare del Teopop. Vedi, lo Spirito Santo, che è Dio, non spira solo sui Vescovi e sui Cardinali. Esso è libero di ispirare ogni cittadino bisbattezzato. Perciò, quando andiamo alle urne, noi eleggiamo Papa, Concistoro e Parlamento".
"Una volta al mese".
"Certo".
"E se da un mese all'altro smettete di votare Silvio…"
"Lui si dimette da Papa".
"Lo può fare?"
"Se glielo dice lo Spirito Santo, lo deve fare".
"E allora scusa, perché non lo avete ancora buttato giù? È il candidato unico, o sbaglio?"
"Non funziona così. Il voto è un referendum. Vuoi sollevare il Papa attuale dall'incarico, sì o no? Se vince sì, il Papa si dimette. Vuoi votare la sfiducia al Concistoro, sì o no? Se vince il sì, i Cardinali si dimettono. Vuoi sciogliere le camere, sì o no? Eccetera".
"E questo tutti i mesi".
"Ah, ma non è mica finita qua. Noi votiamo anche per abrogare le leggi del parlamento".
"Quali leggi?"
"Tutte, tutte le leggi votate dal parlamento durante il mese. Oggi ho votato, nell'ordine: NO all'abrogazione del divieto di fumo nelle classi scolastiche, SI' all'abrogazione di all'enciclica De anima illa quam spermata quoque habent che sancisce che gli spermatozoi hanno un'anima, SI' alla rimozione di un condono edilizio per le case costruite sulla spiaggia di Torino; SCHEDA BIANCA al bilancio agricolo del mese scorso; NO…"
"La mente vacilla".
"Non te l'aspettavi, eh? Ma è uno dei vanti del Teopop: la partecipazione abrogativa. Se una legge ti fa cagare, il 15 del mese vai nel seggio e la stralci. È una gran soddisfazione. Riduce i tumulti di piazza del 25%. Anch'io, guarda, oggi mi sento tanto più leggero".
"Non lo so. Io… io, guarda, ero un convinto assertore dei referendum".
"Ah sì?"
"Però questo mi sembra, come dire, un po' esagerato… e la percentuale ai seggi in media quant'è?"
"Mah, intorno al novanta, novantacinque…"
"Novantacinque per cento?"
"Ma no, sciocchino, per mille. Non si usa più, il per cento. Siamo moderni, noi".
"E il quorum? Non ditemi che non avete il quorum!"
"All'inizio, in effetti, non c'era. Si puntava molto sullo spirito di partecipazione. Poi però il sistema è diventato ingestibile, c'erano pericolosi capipopolo che riuscivano ad abrogare qualsiasi cosa… a un certo punto li hanno perseguiti e imprigionati con scuse qualunq, calunnie estorte ai loro collaboratori dietro minacce di torture… sono vecchie storie, preferirei parlare d'altro".
"Ed è stato introdotto il quorum".
"Sì".
"Cinquanta per cento più uno".
"Non proprio. Cinquecento per mille più uno".
"Ed è mai stato raggiunto?"
"Una volta… tre quattro anni fa, mi ricordo, era febbraio…"
"E cosa è stato abrogato?"
"Il vincitore di Sanremo".
"Fottuto Teopop".
"Sssst. Non dire così. Il Teopop sei tu. Chi può darti…"
"Lo so io cosa darti, altroché".
"Taddei!"
A volte il ragazzo m'impressiona. Un attimo prima c'era, e poi – puf! Giù il cappuccio, e via nella notte. Evaporato. Ma tornerà. Torna sempre.
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Come sapete

Caro Leonardo,

ogni docente ha il suo intercalare preferito, che sarà senza dubbio rivelatore di qlcosa. Chi dice "è vero" ogni tre frasi ha paura di mentire (o di farsi scoprire?); chi dice: "se non vi dispiace" ha un gran bisogno di piacere a qlcuno.
Io credo di aver capito ql è il mio intercalare: "Come sapete". Simpatico modo di esorcizzare il fatto che i miei studenti non sanno un c.

"Come sapete, questo trimestre è dedicato a una delle opere di narrativa scritta più importanti del secolo scorso, Left Behind di Tim LaHaye e Jerry B. Jenkins. Solo di recente l'opera è entrata nei programmi didattici del Teopop, in parte a causa del lungo periodo di ostilità tra il nostro Sistema e gli usastri. Perdurava inoltre la secolare, cattiva abitudine di studiare soltanto le opere narrative lette e divulgate dalle élites culturali, con qualche concessione ai generi che le élites stesse amavano consumare nel dopocena divertimento: il pulp, la space opera di Lucas… Oggi il nostro approccio è molto cambiato, come sapete".

(Due sbadigliano, uno già dorme. La coppia sul fondo è interdetta, pensava che si proiettasse un video. Adesso non sanno se uscire o limonarmi davanti).

"Oggi, dopo le varie rivoluzioni perlopiù religiose che hanno profondam mutato le società sulle due sponde dell'atlantico, il ruolo di qste famose élites è stato molto ridimensionato, e gli studiosi preferiscono occuparsi delle opere che hanno maggiorm segnato l'immaginario popolare: il codice Da Vinci, la profezia di Celestino, l'Alchimista, eccetera. E Left Behind ovviam. Non per il loro intrinseco valore letterario (che in certi casi, come il nostro, è irrisorio), ma per l'importanza che hanno avuto nel modificare il comportamento di vaste moltitudini di persone. Un libro può essere bello o no: ma quando riesce a riformare una religione, provocare una rivoluzione e svariate guerre, è senza dubbio importante, e meritevole di essere studiato. Siete d'accordo?"

Silenzio-assenso. "Left Behind descrive – e in parte provoca – il radicale mutam religioso della fede protestante usastra a cavallo tra i sec. XX e XXI. Sapete come in quel periodo molte vecchie comunità protestanti chiudano i battenti, sostituite da chiese di concezione nuova. Ora, se voi due in fondo mi date una mano ad abbassare le tende, proietterò il mio visore a pag. 104:

Per anni aveva sopportato la chiesa. Ne frequentavano una che chiedeva poco e offriva molto. Avevano allacciato diverse amicizie; avevano trovato il loro medico, il loro dentista, il loro assicuratore e persino avuto accesso al circolo sportivo grazie a quella chiesa. Rayford era riverito, presentato con orgoglio come il comandante di un 747 ai neofiti e agli ospiti; aveva prestato persino servizio nel consigli pastorale per diversi anni.


Ecco, direi che qui si descrive in sintesi il senso di un'appartenenza religiosa di fine secolo. La parrocchia come mini-lobby: in una società che sta smantellando il welfare, la Chiesa consente ai nuovi arrivati in un quartiere di inserirsi in un proficuo circuito di conoscenze e di scambio dei saperi. Una chiesa di qsto tipo "chiede poco e offre molto": non in termini di vita ultraterrena, ma di benessere quotidiano. A un certo punto, però qsto modello entra in crisi ed è soppiantato da qlcosa di nuovo, che all'inizio è solo "una stazione radio".

Dopo la scoperta della stazione radio cristiana e di ciò che definiva "la vera predicazione, la vera dottrina, Irene si era definitivam disillusa nei riguardi della loro chiesa e aveva preso a cercarne un'altra. Rayford allora aveva colto l'opportunità per abbandonare del tutto le sue frequentazioni, assicurando la moglie che quando lei avrebbe trovaro una nuova chiesa che davvero le piacesse, lui l'avrebbe seguita. Irene ne trovò una e Rayford occasionalm si provò a seguirla; ma prendevano le cose troppo alla lettera da qlle parti, scendevano troppo sul piano personale; il che era troppo gravoso per lui. Non era riverito, aveva come la sensazione d'essere parte di un progetto e quindi prese a tenersene più o meno alla larga.

Si tratta evidentem di una chiesa born again. La prima reazione di Ray è tipica: alla larga, quelli fanno sul serio. Dopo qualche tempo inizia a temere per le "manie religiose" della moglie. Pag. 9:

La più grande paura di Rayford era che le manie religiose di Irene non si sarebbero dissolte nel nulla come il suo entusiasmo di venditrice porta a porta per la Amway o di propagandista per la Tupperware, e come la sua passione per la ginnastica aerobica. Se l'immaginava tutta intenta a suonare campanelli e a chiedere alla gente se poteva leggere un paio di versetti.

Amway, tupperware, aerobica: il triangolo usastro delle Casalinghe. È questo il primitivo brodo di coltura delle chiese Born Again. Il libro insiste su qsto punto: è la Casalinga che deve pregare per il Marito, e tentare di evangelizzarlo. Anche se c'è il concreto rischio di allontanarlo da sé, come succede nel caso di Ray. Domande?

"Che vuol dire born again?"
"Significa «rinati». Per i born again occorre rinascere alla fede, buttar via la vecchia religione e rinascere alla nuova. Non a caso in qsto periodo viene esaltato il bambino appena nato, come individuo perfetto perché senza peccato".
"E il peccato originale?"
"Non è più così importante. Tanto che, come sapete, si arriva all'esaltazione del super-bambino: l'embrione, il feto. Sono senza dubbio meritevoli della vita eterna. Durante la Rapture spariscono bambini appena nati, come a pag. 41:

La CNN ritrasmise il video al ralenti mostrando il ventre ingrossato della donna che diventava quasi piatto, come se avesse partorito in quello stesso istante. […] La sequenza si bloccà nel momento in cui il ventre della donna si afflosciava. «Il camice dell'infermiera sembra ancora gonfio, come se lo indossasse una persona invisibile. È sparita! Lì, lo vedete?


"Altre domande?"
"Cos'è Amway?"
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Gran turismo

Caro Leonardo, e Taddei?

Potrebbe stare meglio. Continua a nascondersi nel Cimitero di Guerra, dice che si trova al posto suo. Non so bene, non voglio sapere come si nutre: spero che le razzie nei pollai di San Lazzaro siano terminate. Oh, beh, frugherà nei cestini da pic-nic dei bagnanti, fatti suoi. Io posso offrirgli un panino ogni tanto, ma mica posso fargli la spesa.
Nei giorni convenuti passa a trovarmi in facoltà, dove l'apparizione di un trentenne imbacuccato in una felpa col cappuccio ante-guerra non è del tutto incongrua. Sto cercando di imparargli la consolle Supernet, ma è un caso disperato.
"Accelera adesso".
"Cosa?"
"Accelera, dai gas!"
"Ma con cosa?"
"Il triangolino a destra, oppure la leva a sinistra".
"Questa?"
"Sì, ma in avanti, altrimenti è in retromarcia".
"Ma vaf…"

A volte penso che sia come insegnare la motocicletta a un paraplegico. Che però non abbia nemmeno mai visto una motocicletta in vita sua. Un aborigeno. Un paraplegico aborigeno.
Poi rifletto meglio. Anch'io all'inizio ero un paraplegico del genere. Ho solo avuto più tempo a disposizione (continuo a essere una schiappa, del resto. Media oraria 120 km/h).
"Senti, devi rilassarti. In fondo è una simulazione di guida, no? Non avevi la patente?"
"Ma se è una fottuta simulazione di guida, perché non usare un fottuto volante con marcia e pendali, no? Invece di questo fottutissimo giochino per decerebrati giapponesi…"
"Te l'ho già detto. Esistono anche interfacce utenti a forma di volante e pedali. Ma costano troppo, e ormai la gente si è abituata a riutilizzare le vecchie consolle da videogiochi che aveva in casa. Costano meno e funzionano uguale, quindi…"
"E porcaputtana, il mouse e la tastiera? Costavano troppo anche quelli?"
"La tastiera (te l'ho già detto) è quasi del tutto inutile sul Supernet, visto che i testi scritti sono pochissimi, e quasi tutto il contenuto è sotto forma di files multimediali. Quanto al mouse, ti rendi conto? È come se nel bel mezzo di una guerra termonucleare tu chiedessi in dotazione una pistola. Quando entri nel Supernet devi inviare migliaia di impulsi diversi al minuto, e non puoi farlo semplicemente con un affarino con un tasto o due. Non esiste. Ti servono una dozzina di tasti e un paio di leve. Visto che non abbiamo i caschi".
"Non riesco a capire".
"Cosa non riesci a capire, adesso?"
"Io pensavo che la tecnologia andasse verso la semplificazione. Ai tempi miei ogni anno uscivano prodotti sempre più facili da usare".
"La consolle è facilissima da usare, Taddei. La gente che ha trent'anni nel 2025 ha imparato a usarla prima di imparare a leggere e scrivere. Tu eri bravo a usare il mouse perché eri cresciuto con Space Invaders o Pacman. Non so in quanti modi posso ancora spiegartelo".
"È una fregatura. Qsta roba non è paragonabile a Internet. Non importa se gira a tot giga al secondo. Non c'è nessuna condivisione dei saperi. È solo un fottutissimo videogioco".
"E allora te lo ripeto di nuovo: tu non sei sul Supernet. Lo stai solo caricando. Per accedere al Supernet dobbiamo fare una specie di anticamera – dovuta al fatto che i server stanno a Bisanzio, e noi siamo solo attaccati con una connessione di fortuna che passa sotto l'Adriatico, e i molti giga al secondo diventano mega".
"Ma se è solo un fottuto programma di caricamento, perché devo guidare una macchinina? Non basterebbe la scritta loading e un fottuto orologio, o una clessidra? Perché devo dare gas e sentirmi vibrare le mani quando esco dalla fottutissima strada?"
"Per tanti motivi. Primo: ci si abitua all'interno di Supernet, dove dovrai guidare in mezzo ai contenuti. Secondo: serve a scremare gli utenti, visto che la banda che passa sotto l'Adriatico non è poi molta: così quelli che sono troppo lenti nel caricamento non possono accedere. Terzo: la simulazione di guida è divertente. Visto che la gran parte di noi non guida più, abbiamo trasferito questa passione nazionale nella nostra interfaccia Supernet. So che ci sono posti dove la gente usa le cloche e fa simulazioni di volo. Ma il caricamento più diffuso è quello della simulazione di guida, così se impari a guidare abbastanza velocem riesci a connetterti dove vuoi".
"E i caschi?"
"Quelli scordateli. Ce li hanno soltanto gli Usastri".
"E cosa fanno? Guidano? Volano?"
"No. Non hanno bisogno di visualizzare immagini, hanno tutta la banda che vogliono. Fluttuano in mezzo ai concetti. Tutto qui".
"Che significa?"
"Non ne ho idea, è una cosa che non nemmeno immaginare finché non ci sei dentro. Si mettono i caschi e lasciano che lavori il cervello. Mandano milioni di impulsi cerebrali al secondo, senza nessuna fatica. Non hanno bisogno di spingere tasti. Pensano e trovano quello che cercano".
"Ma è possibile comunicare con loro?"
"In teoria. In pratica in un secondo tu puoi spingere tre tasti – se sei bravo – mentre loro possono pensare centomila pensieri. È come se una tartaruga tentasse di comunicare con Einstein".
"E la tartaruga siamo noi".
"Decisam, sì".
"È terribile".
"Una volta tutto il mondo usava le stesse interfacce, ma quando le Civiltà si differenziano è sempre più difficile trovare una base comune di comunicazione. È qllo che noi abbiamo chiamato Divario Digitale".
"Sì chiamava così anche vent'anni fa".
"Ah sì?"

Me n'ero dimenticato.
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Apocalypse on air

Caro Leonardo,
giornate difficili. Taddei è depresso. Io soffro l'afa e un'ondata di polline micidiale, che mi ha spinto in piazza a cercare antistamina di contrabbando. E devo anche fare lezione.
E a lezione, come temevo, non c'è più lei.

"I PENSIERI DI RAYFORD STEELE vagavano di continuo su una donna che non aveva mai neanche toccato. Il suo 747, a pieno carico e con il pilota automatico innestato, faceva rotta sopra l'Atlantico; ora prevista dell'atterraggio a Heathrow: le sei del mattino. Rayford aveva rimosso deliberatam ogni pensiero riguardo ai familiari".


"Qsto è l'incipit del romanzo che ha maggiorm segnato la cultura usastra nel ventunesimo secolo – benché sia uscito nel 1995. Ora, voi sapete che noi insegnanti amiamo fissarci sulle frasi iniziali dei romanzi, che sono spesso rivelatrici".

[In realtà noi insegnanti a volte arriviamo in Facoltà intorpiditi da dosi illegali di cortisone, abbiamo amnesie e crisi d'ispirazione, e ci fissiamo sulle prime righe di un libro in attesa che il buio passi o regni del tutto].

Ma in qsto caso, a dire il vero, l'incipit è depistante. Il lettore iper-occasionale, quello per intenderci che scorresse qste righe nel chiosco di un'edicola, s'immaginasse… che cosa? Voi cosa vi immaginate? Fingete di non aver letto le prime cento pagine per oggi.

[Fingono fin troppo bene, vedo].

"Prof…"
"No prof, ma dimmi".
"Sembra… un testo immorale".
"In che senso immorale?"
"L'apologia di un adulterio".
"Come il sessanta per cento di tutta la letteratura occidentale, esatto. Il caro vecchio adulterio. Ma il libro, come sapete, non ci racconterà nulla di tutto ciò. Rayford Steele non 'toccherà' mai la donna a cui sta pensando così intensam. Il lettore iper-occasionale non lo sa ancora, ma in ballo qui c'è molto di più di un banale adulterio con l'assistente di volo: in gioco c'è addirittura l'anima di Steele. Proprio all'inizio del libro, nel momento in cui in tutto il mondo i Prescelti sono assunti in cielo in anima e corpo, il pilota è sorpreso nel mezzo di un peccato di pensiero. La sua immaginazione corre liberam, come l'aereo in pilota automatico: Steele non pensa ai familiari che ha lasciato sulla terra, e qsti stanno volando in cielo. Passerà il resto del libro a pensare a loro. Altre considerazioni?"

"Mi stavo chiedendo… perché un aereo? Considerato che il libro poteva iniziare in qualsiasi punto del mondo, perché proprio un aereo?"

Tenera manina che spunti dalle ultime file, allora ci sei! Il cuore mi dà un colpo un po' più forte, un fiotto di sangue spazza via il cortisone soporifero e mi riporta in vita.

"Ecco una buona domanda. L'aereo risolve in maniera economica alcuni problemi narrativi. Come sapete, il libro è il primo di un ciclo di testi che si pone il problema dei problemi: come descrivere la fine dei tempi in modo verisimile? Come calare le profezie del Vecchio e Nuovo Testamento nella contemporaneità, e in particolare nella vita quotidiana di un lettore del midwest usastro? Per fare un esempio: nella Bibbia si parla di Rapture, di salita al cielo degli eletti del Signore. Un evento miracoloso che non è facile da immaginare. I pittori di tutte le epoche lo hanno raffigurato in modi diversi. Nel 1995 tocca a Tim LaHaye e Jerry B. Jenkins. Noto qui che è erroneo chiamarli profeti, loro non hanno mai preteso di avere qsto dono. In realtà le profezie esistevano già. Qllo che LaHaye e Jenkins hanno fatto con i testi Left behind è un'opera di illustrazione: hanno illustrato l'Apocalisse, il Libro di Daniele, le Epistole di San Paolo eccetera… in sintonia con i canoni estetici del Midwest, l'area di principale diffusione della fede born again. Niente aure new age, dunque – ma neanche fanfare cattoliche, niente angeli sulle nuvolette che l'usastro Mark Twain aveva deriso un secolo prima. La genialità degli autori sta nella semplicità delle loro scelte. L'ascesa dei puri è una sparizione. Un momento prima c'erano, il momento dopo non ci sono più. Spariscono dai loro letti, dagli stadi, dalle ecografie. Abbandonano le macchine in strada, i carrelli nei supermercati, il bagaglio a mano nell'aereo. Segno della loro scomparsa, i vestiti abbandonati: proprio come il sudario di Gesù dopo la Resurrezione. Ecco un'illustrazione dell'ascesa al cielo abbastanza verosimile.

La verosimiglianza è ottenuta anche con riferimenti alle tecnologie più avanzate. Avrete notato che durante gran parte del libro i personaggi non fanno che chiamarsi in segreteria. Qsto può snervare il lettore contemporaneo, ma nel 1995 era il modo più moderno di comunicare. Il più 'sportivo' dei personaggi, Buck, riesce a connettersi a Internet sull'aereo; e pensate che il WWW era appena nato. E pensate all'aereo. Un non–luogo che li comprende tutti. La signorina si è in pratica risposta da sola. Proprio perché il libro deve cominciare in "tutto il mondo" (le sparizioni accadono nei cinque continenti), non può che iniziare su un aereo. Non c'è nulla come un Boeing per farti sentire che il mondo è piccolo rotondo. E Lahaye e Jenkins sono due scrittori apocalittici per un mondo piccolo e rotondo, così come San Giovanni era l'apocalittico di un mondo immenso e piatto.
Allo stesso tempo, il Boeing è anche un pezzo di Midwest semovente, che trascina con sé i suoi personaggi 100% usastri nel primo passo verso la fine dei tempi… toh, è già finita l'ora. Ci vediamo domani. Sì? Che altro c'è?"

"Prof, ma è successo davvero?"
"Sì, più o meno vent'anni dopo l'uscita del libro è successo qlcosa del genere. Molti usastri sono spariti dall'oggi al domani. Quelli che sono rimasti hanno rifondato la loro nazione su basi puritane e isolazioniste, come sapete".
"Allora l'apocalisse è già successa?"
"Tecnicam, è una cosa che è cominciata e che sta succedendo tuttora".
"E quando finisce?"
"Scusate, ora devo scappare. A domani".

[Mi piace lasciarli a fiato sospeso. Non so quanto sia pedagogico o didattico, ma mi piace.
Lo scrittore dovevo fare, mica il prof.]
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Il Sindaco Malvagio

Ah, ho ricominciato il corso in Facoltà. È il Trimestre caldo. Qllo che odio di più.
Una volta qndo faceva caldo non si lavorava. Noi italiani eravamo fatti così. Poi l'Italia è colata a picco (un bel pezzo), e ora si studia d'estate, in collina, quando non c'è altro da fare. D'inverno il livello del mare s'abbassa e gli studenti vanno in palude ad anguille. O nelle risaie. Beata gioventù.
Il problema è che San Petronio non è collina. In teoria non avrebbe dovuto salvarsi. È tutto merito di un Sindaco malvagio di cui s'è perso il nome (damnatio memoriae). Qsto Sindaco, ai tempi dei disastri, si sentì dire da una commissione che l'unico modo per salvarsi dall'alta marea era scavare dei polder, come in Olanda: ma a Castelbolognese. Ma si trattava di scavare buchi di melma nella melma, un lavoro schifoso, e non c'era più quella bella manodopera di una volta: arabi e albanesi ai primi diluvi se l'erano squagliata in Germania, ingrati.
"Nessun problema", disse allora il Sindaco malvagio, "ho io la soluzione".
Qualche giorno dopo iniziarono le retate dei pancabbestia, ordinate per i più futili motivi, tipo che non facevano l'antirabbica al cane, non si lavavano, non facevano un cazzo, stavano sempre a rompere i coglioni, disturbavano coi bonghi le lezioni della più antica facoltà del mondo, rubacchiavano, e spacciavano, anzi no, non erano neanche bravi a rubare senza dar nell'occhio e a spacciare seriamente per cui creavano solo indotto per gli spaccini stranieri, eccetera. Tutte qste frescacce da Sindaco stronzo. Ma lui era più che stronzo. Era proprio malvagio.
Invece di metterli dentro, li assunse tutti ai lavori forzati comunali. A tempo indeterminato. A Castelbolognese c'è un monumento che ricorda i pionieri della melma, gli uomini valorosi che hanno salvato qsta città dove ora, a fine maggio, fa un caldo bestiale, e la sera i cani ululano alla luna per i loro padroni pulciosi che non torneranno mai.
(I cani, quando sono stati abbandonati dai pancabbestia, si sono organizzati e adesso gestiscono il loro quartiere. Si vede che erano traviati dalle cattive compagnie).

L'altro motivo per cui odio qsto trimestre è il corso istituzionale. Mi hanno promesso che in inverno mi sarei sbizzarrito con film e quant'altro, purché in estate presentassi il Sacro Testo degli usastri. Era sul contratto.
"Dai, dai, che vuoi che sia".
"Ma a me quel libro fa sch…"
"Piano a dirlo, l'hai letto almeno?"
"Sì!"
"Ah, complimenti. Beh, come sai, gli usastri ora sono nostri amici. Così in consiglio abbiamo pensato che fosse giusto introdurre gli studenti allo stile di vita usastro, spiegare i libri che leggono, le cose che mangiano, ecc.. Sa, non è mica come ai nostri tempi, che c'era la tv e s'imparava di tutto… Adesso gli usastri sembrano dei marziani".
"Un po' lo sono".

"Va bene, se ci siamo tutti possiamo cominciare.
Come abbiamo già osservato, la narrativa Ucronica è un genere molto particolare, assai indicato per veicolare proposizioni ideologiche in modo convincente. Tanto che diversi libri sacri sono, in effetti, opere di narrativa ucronica. L'esempio più celebre è l'Apocalisse di San Giovanni.
Il testo che leggeremo in qsto trimestre è l'opera più importante della letteratura usastra del secolo scorso, che pure al tempo della sua pubblicazione fu snobbato da tutti i critici. È il destino dei, ehm, dei grandi libri.
Ma più per il suo valore letterario, l'opera in questione è importante per l'influsso che ha esercitato sulle comunità religiose di qsto grande Paese e, di riflesso, sul mondo intero. Tanto che possiamo dire che qsto libro ha effettivam fatto la Storia.
"Molto bene. Per la prossima volta leggetevi le prime 50 pagine. Anzi. Le prime 100, così vi fate davvero una cultura usastra, su. Ne riparleremo lunedì".
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Memory is my playlist


Caro Leonardo,
alla fine si sono rifatti vivi i due cagnoni.
È stato ieri, in via del guasto. Uscivo dalla facoltà ad occhi bassi, per timore dei cocci di bottiglia al piscio di cane, così per poco non andavo a finire addosso al più alto.
"Ehi bimbo, attento!"
Il bimbo ero sempre io.
"Vedi, Roc, questo è il problema con te. Ti lasci prendere e ti abbandoni a valutazioni errate. Il signore non è certo un bimbo".
"E cosa sarebbe?"
"Non lo so".
"Vedi Luc, questo è il problema con te. Che non sai mai un cazzo di niente. Ti sembra più un lampione?"
"No, direi di no".
"Ti sembra più un bimbo o un lampione?"
"Mi sembra più un bimbo".
"Lo vedi, lo ammetti anche tu".
"Non ammetto niente. Il signore è senz'altro qualcosa a metà".
"A metà tra cosa? Tra un bimbo e un lampione?"
"Ma no, sarà a metà tra due cose che non so".
"Ecco, vedi…"

"Scusate", ho detto io. "Era da un po' che speravo di vedervi. Volevo dirvi che ho trovato Taddei".
"E a noi che frega?"
"Vi avevo promesso che sareste stati i primi a saperlo. E poi voi sapete dov'è Damaso…"
"Damaso chi?"
"Il neurologo dell'Ospedale Maggiore, quello che si è lasciato scappare Taddei. Siete voi che lo avete arrestato, no?"
"Ehi, Luc, ma il bimbo sa un sacco di cose, hai notato?"
"Non esageriamo. Ci saranno anche molte cose che non sa".
"Forse dovremmo interrogarlo. Hai le domande?"
"Le hai tu".
"Ah, già. Dunque".

1. Volume totale dei file musicali sull'Hard Disk
"Cosa?"
"È un interrogatorio. Rispondi".
"Ma cosa c'entra con Taddei?"
"Oggi non ci frega di Taddei. Stiamo conducendo una ricerca sui gusti musicali. Domani magari ti interroghiamo su Taddei. Ma oggi…"
"Un momento. State bislavorando, è così? Lavorate sia per il MinInt che per una qualche azienda di indagini di mercato. Mi sbaglio?"
"Hai sentito, Luc? Il bimbo ha della fantasia, o no?"
"Sì, ma non è un bimbo".
"Lo vedi? Ti contraddici. La fantasia è tipica dei bimbi. Lui ne ha, quindi è un bimbo. Ma insomma, rispondi o no? Ce l'hai un hard disk, a casa?"
"Uno ce l'ho, ma… è vecchio".
"Giga?"
"Mah, una ventina".
"Che è, un residuato bellico?"
"In effetti, sì".
"E lo usi solo per la musica?"
"No, dentro c'è di tutto, i documenti, i video dei bambini, sai, i bisbattesimi le comunioni eccetera. Avrò si e no cinque giga di roba mia".
"Pochina".
"Avevo un sacco di roba su cd, anche quei file compressi che andavano molto una volta, sapete, gli emmepi… poi un giorno mi sono reso conto che non avevo più lettori cd in casa. Ho perso migliaia di ore di musica senza accorgermene".
"È sempre così".
"Una volta credevo che la tecnologia ci avrebbe permesso di conservare tutto, ma non è così. La tecnologia dimentica più in fretta di noi".
"Sì, sì, come no, andiamo avanti".

2. L'ultimo CD che hai comprato:
"E che ne so, è stato trent'anni fa. Mele ed arance".
"Che cosa?"
"Un gruppo inglese di tre lettere, mele e arance in copertina".
"Non è mica un cruciverba, sai".
"Doveva essere un successo mondiale, e io volevo comprarlo per primo. Due settimane di paghetta".
"Era bello, almeno?"
"Ma sì, carino. Due anni dopo era sulle bancarelle a novemilalire, dallo choc non ho più comprato un cd per uso personale. Però ne ho noleggiati parecchi".
"Il noleggio era vietato".
"In alcuni comuni dell'Emilia Romagna era fortemente incoraggiato dagli assessorati, con scopi propagandistici".

3. Canzone che stai suonando ora
"Non sta suonando nessuna canzone".
"Oh. L'ultima canzone che hai sentito".
"Non lo so. Stamattina mi sono svegliato che avevo in testa… hai presente quel rock irlandese che fa biuacciuà, biuacciuà…"
"Ma che sei scemo?"
"Biuacciuà, vuol dire: "Sii quel che sei", ma in inglese è molto più cantabile. Dice: non voglio essere l'eroe di nessuno, non voglio essere la star di nessuno, voglio essere quel che sono. Biuacciuà. È in uno di quei cd che non posso più leggere. È terribile alzarsi con una canzone e rendersi conto che non la sentirò più".
"Puoi farti prestare un lettore".
"E chi ce l'ha più un lettore, tutti rottamati".
"Magari la ridaranno per radio".
"Sì, tra un rosario e l'altro. No, ormai posso contare solo sulla mia testa".
"Stai fresco, allora".
"Ecco, appunto".

4. Cinque canzoni che significano molto per te
"Ah, questa la so, me l'avevano fatta 25 anni fa…"
"Magari in 25 anni hai cambiato qualcosa".
"Ma no, perché. Da bambino ero innamorato di Cuccuruccuccù Paloma, poi ho comprato la cassettina dei Police con Camminando sulla luna, "Qualcuno potrebbe dire che sto buttando via il mio tempo", ogni giorno è come se me la ricantassi dentro… e poi c'era un pezzo strano degli Stranglers col clavicembalo, mi faceva impazzire quando passava da tre a quattro quarti. E il riff di tastiera di quel classico dei Doors, lo ascoltai per la prima volta un pomeriggio che pioveva e fu una scossa elettrica, avevo la sensazione di averlo già ascoltato in una vita precedente, metempsicosi e cose del genere… quanti ne ho detti?"
"Siamo a quattro".
"Bene. Quando ero bambino ero molto impressionabile. Un giorno vidi a discoring un video dei Pink Floyd con un maestro a forma di martello che infilava gli studenti in un tritacarne ed ebbi una specie di minicrisi di panico".
"E i tuoi genitori?".
"Non c'erano. C'era solo mia zia che disse: prega molto e vedrai che ti passa. Così mi venne pure una crisi mistica. Credo che quella canzone significhi molto per me".

5. Passa il testimone a cinque persone
"Che cosa?"
"È solo un gioco. Serve a capire le dinamiche di diffusione dei messaggi in un ambiente sociale. Si fanno domande inutili e si chiede di passare il testimone, e poi si calcola quanto tempo ci vuole a saturare l'ambiente, così".
"Una catena di Sant'Antonio. E va avanti da tempo?"
"Da vent'anni. In effetti, l'esperimento ci ha preso la mano. Non siamo più in grado di fermarlo".
"Basterebbe non passare più il testimone".
"Sì, ma nessuno vuole fare il vicolo cieco. I componenti di un ambiente sociale si qualificano soprattutto per la quantità e la qualità delle loro relazioni. Così la catena non si è mai interrotta. Va avanti e indietro da anni. C'è gente che ha già risposto centinaia di volte. Nessuno osa spezzarla".
"La spezzo io".
"Bah, sfigato".
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La democrazia ha dei grossi limiti (e il tempo è una treccia)

Ricapitolando, qlla notte a Bisanzio Arci m'insegnò tre cose. Cominciando dalla meno importante:

1. Io ho dei limiti. Tutto sommato, non sarei stato un'ottima alternativa a Berlusconi. Avrei portato al governo le mie incompetenze e idiosincrasie, così come lui aveva portato le sue. Il mio score finale era 2,5% ("gli annalisti ti ricorderanno come RUTELLI IL RISIBILE"). Da quel giorno mi fu più simpatico, tanto che in seguito fui onorato di prendere parte all'unità di crisi che organizzò il blitz e la liberazione del futuro pontefice del Teopop (io preparavo il caffè).

2. Anche la democrazia occidentale ha dei limiti, più tragici dei miei. Chiunque prenda per cinque anni il volante di una piccola grande nazione, può al massimo evitare dignitosam qualche buca nel tracciato. Non c'è tempo per cambiare la rotta. I principali disastri finanziari (la Fiat, la Parmalat), erano già in cantiere; i bond argentini sarebbero comunq crollati con o senza di me. In un senso aveva ragione Berlusconi: è colpa della gestione precedente. È sempre colpa delle gestioni precedenti.
"Sono qste maledette elezioni che ci fottevano. Ogni cinque anni cambiava tutto".
"E poi qlle a medio termine, le provinciali, comunali…"
"Se una farfalla batteva le ali ad Aci Trezza, a Roma cambiavano due ministri".
"E i referendum su questo e quello".
"Il sistema non selezionava buoni statisti. Selezionava solo ottimi conduttori di campagne elettorali. Che a loro volta avevano interesse a trasformare la vita politica nazionale in una campagna elettorale permanente. Ma scusa, tu investiresti in un'azienda che cambia tutti i quadri ogni cinque anni?"
"Ho investito un gatto, una volta".
"Ci difendevamo dietro l'alibi che lo Stato dovesse comunq divenire più leggero. Ma dove, ma quando. Lo Stato continuava a crescere, con gli interessi in ballo. Politiche ambientali, energetiche, militari; interi popoli in migrazione; la responsabilità dello Stato cresceva, e noi continuavamo a eleggere supplenti a tempo determinato. Se vuoi un lavoro fatto bene, non chiami un supplente a tempo determinato".
"Ma certo che no".
"Guarda i cinesi. Solo loro hanno saputo giocare la partita dall'inizio ad adesso. È dal 3000 BC che sono in campo. Hanno solo cambiato dinastia ogni tanto. La dinastia di adesso si chiama Partito Comunista".
"E funziona".
"Altro che piani quinquennali, i piani cinquantenari, fanno. Se c'è da spostare una regione per fare una diga, loro prendono la regione e la spostano. Niente comitati di protesta. Niente campagne elettorali. Pura gestione del potere. C'è tanto da imparare, sai".


3. Il futuro è già determinato, perché il tempo è una treccia. Qsta è l'idea di cui Arci andava più fiero. Come quel biologo (non mi ricordo il nome), che dopo aver studiato per anni il puzzle del DNA, un giorno si svegliò pensando: e se avesse la forma di una doppia spirale? Allo stesso modo, un giorno Arci si era svegliato con qsta idea: il tempo è una treccia, composta da vari fili annodati assieme e infiniti.
"I fili rappresentano i nessi di causalità. Mi spiego. Quand'ero studente una sera ho lasciato per sbaglio il frigo aperto, e ho rotto un pedale della bicicletta".
"Poverino, e quindi?"
"Lasciami continuare. C'è un filo che porta lo sportello del frigo lasciato aperto al buco al pedale della mia bicicletta: basta solo capire da dove passa. Nel frigo c'erano tre bistecche che il mattino dopo non erano molto fresche. Il filo lega sportello di frigo e bistecche".
"Non le hai buttate via".
"No. Detesto buttare via il cibo, così le ho mangiate. Ho camuffato il gusto del rancido alla maniera degli antichi: con molto pepe. Il filo passa dallo sportello del frigo al pepe".
"Il pepe fa male".
"Infatti tre giorni dopo ho avuto un'infiammazione alle emorroidi, e il filo passa anche da qui".
"Non so se ho voglia di sapere il seguito".
"L'infiammazione m'impediva di sedermi sul sellino della bicicletta, che era il mio mezzo di locomozione. Ma ero giovane e sportivo, così continuai a usarla per una settimana, reggendomi in piedi sui pedali. Finché uno dei pedali non ha ceduto sotto il peso. Ecco dove arriva il filo. Ma in realtà il filo non comincia e non finisce da nessuna parte: c'è un'infinità di fili che partono dall'infinito e finiscono nell'infinito".
"E se fosse un solo filo che compie infiniti giri?"
"È un'ipotesi molto elegante che ho accarezzato a lungo. Anche perché, se così fosse, basterebbe tirare il filo in un punto per cambiare tutto l'universo. Cambi le previsioni del tempo del 13 maggio 2001, metti bel tempo invece che pioggia, i berlusconiani vanno al mare, Rutelli vince le elezioni, l'Italia non va in crisi. Ma come vedi non è così. Il futuro è altrettanto determinato del passato. I fili sono infinitamente annodati tra loro, di modo che non puoi modificare più di tanto il loro assetto. Se tiri un filo da qsta parte, l'universo lo tira dall'altra, e il risultato finale non cambia".
"Stai dicendo che avresti rotto il pedale anche se avessi gettato via le bistecche?"
"Ti sto dicendo che oltre al filo che porta dalle bistecche al pedale, ce ne sono altri che passano per la mia passione smodata per il pepe, per il perno arrugginito dello sportello del mio frigo, per le mie emorroidi soggette a infiammazioni, per la fragilità dei pedali della mia bicicletta, tali da rendere comunq molto probabile il risultato finale. Le causalità sono fili, ma miliardi e miliardi di fili. Non puoi pensare di cambiare il mondo tagliandole un filo alla volta. Berlusconi ti sembrava molto importante, ma è solo un filo tra tanti".
"Un filo molto grosso".
"Non più grosso di tanti".
"Va bene, cosa mi vuoi dire? Che il futuro non si può determinare?"
"Ti sto dicendo che il presente è determinato tanto dal passato quanto dal futuro. È una sezione di una treccia infinita che non puoi districare, perché ciascun filo che la compone è infinito".
"Insomma, tu credi al destino".
"Ti sto presentando una descrizione scientifica e razionale del concetto di destino".
"Non ci vedo nulla di scientifico in qsto, Arci".
"Se ti rimetti il casco, ti posso mostrare scientificam in che modo…"
"No, va bene, mi fido".
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Civilization VII - Lo Scenario Rutelli (continua da venerdì).

Ave, Rutelli. Sei il Primo Ministro della Repubblica Italiana nel 2001 AD. Gli italiani sono simpatici, improvvisatori e inconcludenti.

"Be', ma come si permette?"
"In effetti questo è uno degli aspetti più discutibili del software. Ogni civiltà ha delle caratteristiche innate che si porta avanti in ogni fase del gioco, dalla preistoria all'era spaziale".
"Sì, lo so benissimo. I tedeschi sono metodici ed espansionisti, gli indiani sono mistici e pacifici, eccetera".
"Ah, vedo che hai giocato, qualche volta".
"Io… sì, qualche versione precedente. Negli anni Novanta".
"Ah sì? E come mai non sei diventato un Neocone?"
"Un che?"
"È una teoria molto in voga, ultimam. Fino a qualche tempo fa si pensava che la generazione di intellettuali USA formatasi negli anni Novanta avesse abbracciato l'ideologia neoconservatrice dopo aver letto il libro di Huntington, The Clash of Civilizations, hai presente".
"Che non è un Neocon".
"Diciamo che era un buon antipasto. Perché, l'hai letto?"
"Beh… ho guardato le figure".
"Ecco, appunto. A un certo punto qualcuno si è reso conto che The Clash of Civilizations era stato molto più citato che letto, e comunque era uscito solo nel 1996, mentre Sid Meier aveva pubblicato Civilization I già nel 1991".
"Sul serio? Pensato che le teorie di Huntington lo avessero influenzato".
"Era il contrario. Il videogioco aveva influenzato Huntington. O perlomeno i suoi lettori. Anche perché… pensaci un momento. The Clash of Civilizations si legge in una settimana. Quanto ti dura una partita di Civilization?"
"Io… non so. Trentasei ore".
"Di più, di più. E se ci giochi una volta…"
"…ci giochi altre volte".
"Insomma, i neoconservatori degli anni dieci erano tutti appassionati giocatori di Civilization negli anni Novanta. Erano maturati ideologicamente durante lunghe sessioni di gioco. E poi può darsi che leggessero anche un po' di Huntington, ma un buon gioco di simulazione ti penetra molto più di qualsiasi opera letteraria".
"Vabbè, ma che vuol dire, ci giocava anche un sacco di gente non Neocona… Io mi ricordo una volta che tornavo in treno da una manifestazione, sai, quelle cose enormi che facevamo ai tempi dell'Iraq, e non riuscivo a dormire perché il mio dirimpettaio pacifista si ostinava a spiegare a un suo amico come aveva scatenato la guerra nucleare contro gli egiziani e… ma come, sono già sotto coi soldi?"
"È il buco lasciato dal governo precedente".
"Ma no! Amato non mi avrebbe mai tirato un gioco simile. Lui era un uomo onesto, un…"
"Un socialista, sì. Non ti ricordi il bonus fiscale del 2000? Il tuo primo aumento alla tua prima busta paga. Pura manovra elettorale".
"Allora Tremonti non mentiva".
"Era solo un simpatico esageratore".
"Beh, che importa, tanto non ho mica promesso mari e monti, io. Ci metto solo un turno a… Momento. Cos'è qsta puzza di fritto?"
"Qsto è un altro aspetto discutibile della simulazione. Ogni ambasciatore si annuncia dal suo… profumo".
"Mao Tze Tung?"

Ave, Rutelli. L'ambasciatore della Repubblica del Popolo Cinese ti augura pace e prosperità.

"Sì, mi rendo conto che a questo livello avrebbero potuto usare volti più verosimili, ma pare che agli utenti piaccia più così. Quando tratti coi francesi c'è sempre Napoleone, e l'ambasciatore indiano è sempre Gandhi, anche quando ti lancia l'offensiva nucleare. Piccoli effetti umoristici".

Abbiamo sentito dire che state fondando un'Organizzazione Mondiale del Commercio con USA, Europa e Russia.
Ci piacerebbe aderire alla vostra Organizzazione.
Possiamo vendere: utensili in acciaio, manufatti tessili, tecnologia hi-tech
.

"La traduzione lascia un po' a desiderare. Cosa gli rispondo?"
"Sei tu, il Presidente. Improvvisa. Sei italiano o no?"
"Se gli dico di no, cosa fa, mi invade?"
"Ufficialm no. Potrebbe usare le bombe umane".
"Bombe umane?"
"Un deterrente molto efficace. Libera qualche milione di cittadini ansiosi di emigrare in Italia clandestinam".
"Beh, meglio così, un sacco di forza lavoro. Tanto io sono di sinistra… e qsto chi è?"

Ave, Rutelli, sono il tuo Ministro degli Interni, on. D'Alema

"Ma se non ha i baffi!".
"Porta pazienza, è uno scenario che ti ho fatto in due ore, secondo te avevo il tempo di mettere i baffi a D'Alema? Senti che ti dice".

Rapporti confidenziali dicono che un attacco umano dalla Repubblica del Popolo Cinese causerebbe rivolte in tutte le città del Nord.

"Beh, ma si fottano, quei Padani!"

Se questo è il tuo volere, Presidente, devo rassegnare le dimissioni

"E si fotta anche D'Alema! Però, mi piace qsto gioco. Ma la prossima volta mettici i baffi, mi darà più soddisfazione… beh? È già finita?"
"D'Alema si è dimesso, i Diesse ti hanno tolto la fiducia, il tuo governo è caduto, hai perso la partita".

Addio, Rutelli.
Il tuo governo è durato 27 giorni.
Gli annalisti del futuro ti ricorderanno come:
RUTELLI L'IMBELLE


"No, no aspetta. Torno indietro. Come non detto. Control Zeta. C'è un modo di fare Control Zeta?"
"Come no, basta pensarlo intensamente".
"E infatti! Dunq, sono di nuovo di fronte a Mao Tze Tung che sa di fritto. Gli dico che può entrare nell'Organizzazione Mondiale del Commercio, però… deve rispettare alti standard in materia di diritti umani! To', beccati questa".
"Lui che dice?"
"Fa sì con la testa e sorride".
"È un modo del software per esprimere assenso «all'orientale»".
"Più che sorridere ridacchia".
"È sempre un cenno d'assenso".
"Bene. E qsta adesso cos'è… cannella?"

Ave, Rutelli. Sono il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush

"Sì, e sai di cannella. Cosa vuoi?"

Vedo che anche tu sei d'accordo all'ingresso della Cina nel WTO. Firmeremo l'accordo formale al prossimo summit, in Italia, in luglio. Mi raccomando di curare le misure di sicurezza anti-terrorismo".

"E se lo mando a f'nql?"
"Non credo che andrai molto avanti".

"Va bene, allora Ok, George, non ti preoccupare, anzi, te lo posso dire? Preoccupati. Osama Bin Laden sta preparando un attacco alle Due Torri in settembre. Ouch! Che succede?"
"Succede che stai barando. Stai usando il senno del poi".
"E mi arriva la scossa?"
"Un piccolo deterrente".
"E qsto casino cos'è?"
"Non è niente, c'è malcontento popolare".
"E perché? Cosa ho fatto?"
"Pensano che organizzando un summit in Italia attirerai i terroristi; inoltre né Mao Tze Tung né George W. Bush sono molto popolari".
"Vabbe', ma che ci posso fare?"
"Più o meno lo sai cosa puoi fare. Puoi intrattenerli, costruire stadi, ripetitori tv, cinematografi…"
"Ci sono già in tutte le città, non bastano".
"Puoi farli lavorare meno a parità di salario".
"Ma sono già in rosso".
"Ti sarà già capitata una situazione del genere, no? Di solito cosa facevi?"
"Beh, la cosa più facile era distaccare un'unità militare nella città in tumulto".
"Bene, allora fa così. Prima concentri tutto il malcontento popolare in una città… in qlla dove avverrà il summit. E poi, con la scusa dell'antiterrorismo, ci mandi un bel po' di unità-carabinieri".
"Non è che ne abbia tante a disposizione. Mi servono per gli stadi".
"E allora prendi anche i poliziotti, i finanzieri, i forestali… tutto quel che hai".
"Però non so… non mi sembra una cosa molto di sinistra".
"Se te ne vengono in mente altre…".
"Non conosco il gioco abbastanza".
"Lo conosci benissimo. Improvvisa".
"E qsto chi è?"

Ave, Rutelli, sono il tuo Ministro degli Esteri, on. Veltroni

"Veltroni?"
"Pensavo che ti sarebbe piaciuto, sai, è un brav'uomo, ogni tanto lo mandi in Africa…"

Il summit internazionale è stato un successo. I terroristi non hanno colpito. Il mondo ti stima.

"Oh, bene".

Ave, Rutelli, sono il tuo Ministro degli Interni, on. D'Alema

"E tu che vuoi?"

La sollevazione popolare nella città di Genova è stata sedata.

"Ottimo".

Perdite: una unità.

"Che significa?"
"C'è scappato un morto".
"Militare o civile?"
"Senti, è una simulazione fatta in poco tempo, non ha nessuna importanza se è morto un carabiniere o un manifestante. Uno su 57 milioni è comunque poca cosa".
"Poca cosa? Questa è una Repubblica! Non è che può morire una persona in una città così".
"Certo che puoi, se concentri tutto il malcontento e tutte le forze di polizia in una città sola! Quando giocavi alle versioni più vecchie non ti capitava mai di far morire i tuoi cittadini?"
"Sì, ma era un gioco. Non me ne accorgevo neanche".
"È un gioco anche questo".

Ave, Rutelli, sono il tuo Addetto Stampa, Michele Serra

"Piuttosto inverosimile".
"È il primo che mi è venuto in mente".

Lieve malcontento in tutte le città, per la morte di un cittadino durante la rivolta di Genova.
La tua popolarità è crollata. Fini e Bertinotti vinceranno le prossime elezioni.

"E va bene, che ci posso fare?"
"Puoi chiedere scusa, nominare una commissione d'inchiesta e scaricare le colpe sui sottoposti".
"Giusto. Faccio dimettere tutti i dirigenti delle forze di polizia. E anche D'Alema, to', non è agli Interni, D'Alema? Al suo posto ci metto Fassino, così i DS mi mantengono la fiducia. Come sto andando?"
"Non male, sei arrivato al settembre del 2001 senza ancora fare una sola cosa di sinistra".
"Va be', ho ancora cinque anni, tanto".

(continua)
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Caro Leonardo, anzi no, non a te oggi.
Scriverò piuttosto al

Caro astensionista di sinistra,
È da un po' di tempo che non ci sentiamo, vero?

E tu senz'altro non ti ricordi di me. Non ti ricordi neanche di te. Di essere stato, anche un giorno solo, astensionista. Di sinistra.
Quel giorno è stato esattam 24 anni fa, figurati. Con tutto qllo che è successo dopo – Genova, le Due Torri, l'Iraq, la Cina, le grandi alluvioni, il Teopop, le piramidi in Antartide, eccetera. In mezzo a tante catastrofi, com'è possibile che io possa portare rancore per te? In fondo cosa hai fatto di così grave? Niente. Un giorno c'era da salvare l'Italia da cinque anni di merda e non l'hai fatto. Tutto qui.
Il giorno dopo eri già pronto a riparare. Hai organizzato comitati, hai promosso referendum, girotondi intorno ai tribunali, forum internazionalisti, eccetera. Ma era troppo tardi, per l'Italia, forse: di sicuro era troppo tardi per me. Tu mi hai spezzato il cuore il 13 maggio 2001, astensionista: e nessun girotondo, nessun forum, nessun referendum me l'ha più rimesso insieme. Finché ho avuto un blog, ti ho scritto, Astensionista. Ti ho scritto nel 2001, nel '2, nel '3, nel '4, finché ho avuto speranza di convincerti dell'enormità del tuo errore. Quando ho perso quella speranza, ho smesso di scrivere.

Perché vedi, caro Astensionista, sono anch'io un po' come Taddei. Lui ha il pallino delle elezioni americane di vent'anni fa: io mi sono bloccato in quel piovoso giorno di maggio del 2001. Niente e nessuno riuscirà a convincermi che le cose dovevano andare per forza così. No. Quel giorno avevamo il destino tra le mani, e ce lo siamo fatti soffiare. Da allora ogni catastrofe, ogni carestia, ogni frana, mi sembra in qualche modo meritata.

Quando dico che niente e nessuno riuscirà a convincermi, parlo con cognizione di causa, visto che una volta ci provò Arci stesso. Fu a Bisanzio, nel… nel… (ho delle difficoltà a orientarmi negli anni Dieci), durante gli accordi di pace trilaterali. Facevamo parte tutti e due parte della delegazione del Teopop: lui era l'eminenza grigia, io qllo che prenotava ai ristoranti. In verità, non ne prenotai nessuno.

Bisanzio ha da esser splendida, con tutte qlle moschee ultramoderne, ma l'ho giusto ammirata da un balcone. La nostra delegazione non usciva quasi mai dall'albergo, ufficialm per motivi di sicurezza, in realtà per un senso di vergogna che ci pesava addosso fino a schiacciarci al suolo. I bizantini consideravano gli accordi di pace un'occasione per processarci davanti alla loro opinione pubblica. L'accusa ci era stata formalizzata il primo giorno: genocidio.
"Ma non siamo stati noi!"
"Avete però contro tutte le evidenze".
"Eravamo giovani! I nostri padri…"
"Signori, noi da giovani fummo giudicati per un genocidio compiuto dai nostri bisnonni. In politica le colpe dei padri ricadono sui figli, benché nel vostro libro sacro sia scritto diversamente".
"Lasciate perdere i libri sacri! Noi non potevamo sapere…"
"Non sapevate, non immaginavate, avete ubbidito agli ordini. Coi genocidi è sempre così. Siamo spiacenti".

Era successo che gli storici bizantini avevano pensato bene di fare il calcolo di tutti i morti sulla frontiera del mare, durante le grandi migrazioni degli anni '90-'10. Compresi qlli rimpatriati a forza in Libia, e poi morti in qualche campo di lavoro nel Sahara. E i morti suicidi nei CPT. Trent'anni di gommoni e pescherecci colabrodo. La cifra era spaventosa, la vergogna ancora da spartire.
"Sarà dura spiegare ai nostri compatrioti che sono responsabili di tutto qsto", disse Arci, l'ultima sera. Era disteso sul letto nella nostra camera d'albergo, e pensava a voce alta. Io stavo facendo la valigia. "Non siamo tutti responsabili", dissi.
"Sì, dai trent'anni in su, sì. Sapevano benissimo cosa stava succedendo. Sapevano del Canale d'Otranto e degli scafisti libici e tunisini. Dei CPT. E della schiavitù e della prostituzione. Sapevano tutto e non hanno fatto niente. Peccato d'omissione, c'è nel nostro libro sacro".
"Lascia perdere quel libro lì. Ci sono persone più colpevoli di altre".
"E sarebbero?"
"Bossi e Fini, sarebbero".
"Ma la gente annegava anche prima. E dopo".
"La maggior parte è annegata durante".
"Mac, dove vuoi arrivare? Secondo te dovremmo scaricare tutto su un paio di vecchi politici?"
"No, non dico qsto. È colpa di chi ha permesso che Bossi e Fini scrivessero qlla legge. Se solo il 13 maggio del 2001…"
"Ci risiamo col 13 maggio".
"Per me è importante. È lo spartiacque. Quel giorno potevamo decidere del nostro destino. Essere complici di un genocidio o no. Scusa se è poco".
"No, Mac, no, te l'avrò detto mille volte. Il futuro non si determina in un giorno. Tieni. Mettiti qsta".
"Un altro casco? Cos'è?"
"Un gingillino, tecnologia usastra. Le interfacce utenti di adesso le fanno così. Bella, no?"
"È più elegante di qlle che ti facevi nel garage, ma… mi sta punturando il cervello, o sbaglio?"
"Rilassati, non ti farà più male di un'aspirina".
"Le aspirine fanno male. E cosa dovrebbe succedermi? Finirò in una specie di realtà virtuale?"
"No, il concetto è diverso. Una periferia del tuo cervello carica un software, e interagisce con te con stimoli discreti. Vedrai scritte e disegni in sovrimpressione, ma continuerai a vivere e operare nel mondo reale. È difficile da rendere a parole, ma… anche i rumori e gli odori e le sensazioni tattili le percepirai in sovrimpressione".
"Da impazzire"
"No, anzi, pare che distragga meno di un comune monitor. E della marijuana. Sai, ogni volta che arriva una tecnologia nuova c'è qualche flippato a Londra o Boston che riesce a dimostrare che fa più male della ganja, ih ih".
"Arci, siamo due diplomatici del Teopop, se i nostri compagni sapessero… Oddio".
"Hai caricato?"
"Che roba mi hai messo qui dentro? Sento delle voci".
"Seh, capirai le voci, ti bastava un walkman. Rilassati, piuttosto, e inizierai a pensare dei pensieri".
"Tredici maggio del 2001. Sono nel tredici maggio del 2001! Cosa significa? Sto viaggiando nel tempo? E allora perché non piove? Quel giorno pioveva".
"Mac…"
"Ci sono: è un universo parallelo. È così. Mi sta mostrando un universo parallelo in cui il 13 maggio c'è il sole, Rutelli vince le elezioni e…"
"Mac, non è un universo. È solo un giochino".
"Un giochino?"
"Un gioco di simulazione di civiltà, l'ho comprato al duty-free dell'aeroporto. Roba usastra, illegale da noi. Si chiama Civilization VII".
"Stai scherzando".
"Ho sentito dire che a furia di evolversi qsto software ormai è diventato più determinista della Storia vera, nel senso che ormai tiene conto di variabili di cui la Storia s'infischia. Per esempio, se il cavallo bianco di Napoleone diventa grigio, cambia l'esito di una certa battaglia, e altre cose così. Ieri ci ho giocato un po' e poi ho preparato uno scenario per te. Ti piace?"
"Ssst. Aspetta. Sono al Quirinale che presto giuramento. Sono Rutelli, è così?"
"Proprio così. Come ti senti?"
"Non tanto bene".

(Continua)
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Verso il Partito Unico

Caro Leonardo,
è da un po' che non ti racconto come va in casa. Beh, va male.
Quando mi sospesero dal Progetto Duemila, non me l'ero presa più di tanto. Avrei avuto più tempo per curare le lezioni al corso di Ucronia (sta per iniziare il nuovo trimestre), e tanti altri lavoretti sospesi – inclusi gli appostamenti per localizzare Taddei, naturalm. Ma è un fatto che il più del tempo stavo in casa. Una situazione esplosiva.
Da quando Damaso è scomparso, in teoria andiamo tutti d'amore e d'accordo. In realtà Concetta non sopporta di avermi tra i piedi tutto il santo giorno, ed è convinta che dovrei trovarmi un lavoro. Un altro. Che sono il solito buono a niente. E anche Assunta è scontrosa. È convinta che io le nascondo qlcosa, e ha ragione, ma che ci posso fare? Crede che io sappia dov'è Damaso, ma qsto non lo so. All'ospedale non c'è, il suo nome non è più nell'organigramma. Ora sto aspettando che i cagnoni si facciano vivi e mi chiedano di Taddei – è da un po' che sono scomparsi anche loro. Nel frattempo, è vero, non combino molto in casa. Giro per le stanze, mi faccio una cicoria, vado in bagno, inciampo in un soprammobile, un giocattolo di Letizia…
"Papà! Hai pestato Teddi!"
"Eh?"
"È l'orso Teddi. È vecchio adesso. Sta più attento".
Un vecchio orso di peluche – fabbricazione cinese. Letizia lo ha ereditato dal fratello.
"Cristo, vuoi stare attento a dove metti i piedi?"
"Scusa, Concetta, nel corridoio è buio e io…"
"Ma perché non esci a farti un giro? Eh? Potresti comprare il pane".
"Già preso".
"Vai da Marino, allora. Vai a farti una birra".
"Ho un po' di gastrite".

È un po' il limite strutturale del Trimonio: quando Arci lo inventò, fece ben presente che sarebbe occorsa una drastica rivoluzione edilizia. Secondo le sue stime una famiglia con tre elementi adulti e due bambini necessitava, minimo, di tre camere da letto: occorreva tener conto del fatto che i tre adulti non avrebbero necessariam voluto dormire insieme (letti a tre piazze e cose simili erano fuori discussione), bensì in due, o anche tre camere separate. Qsto si scontrava con l'edilizia degli ultimi trent'anni, concepita per lo più per famiglie a figlio unico: occorreva dunque abbattere muri, rifare planimetrie. E qualcosa in effetti fu messo in cantiere, ci furono appalti, se ne occupò una commissione su cui poi indagò un'altra commissione, che si sciolse tra mille polemiche e si riformò, e nel frattempo i trimoni andarono a vivere nelle case che erano disponibili. Noi, per dire, siamo in quattro in un bilocale. Non si vive male, a patto di non essere tutti in casa nello stesso momento.
Quanto ai letti: nei primi tempi io dormivo sul divano, da noi si usa così, è il posto degli uomini. Poi tra Assunta e Concetta cominciò a far freddo, e piovve, piano, e crebbero stalagmiti e stalattiti, finché Assunta non volle prendermi il posto e io tornai a letto con Concetta. Poi le cose peggiorarono sempre di più, Assunta aveva trovato un uomo e Concetta si era evoluta nella nota casalinga frustrata, faceva tardi sul divano davanti a Supernet, sognandosi numeri al lotto, cyclettes all'inferno e altre cose così, e per la prima volta in diversi anni di matrimonio io e Assunta ci siamo trovati a letto assieme. Buffo.
No, per niente buffo.
Io russo un po', ed è stabilito che lei può prendermi a calci. Sono gli unici contatti che abbiamo. A volte lei mi dà dell'idiota per essermi fatto sospendere dal lavoro, io replico che non era lei un tempo a lamentarsi del mio eccessivo conformismo? Lei risponde piccata che non si può passare dall'eccessivo conformismo a pigliare i sacerdoti per il bavero davanti a un cardinale, non è coerente, io le obietto che non è scritto da nessuna parte che io devo essere coerente, non sono mica come quei personaggi dei romanzi che fanno tutto qllo che ci si aspetta da loro, lei mi dice che nessun romanzo è abbastanza scadente per un personaggio lunatico e smorto come me, e che mi merito tutto il mio fallimento, tutto tutto tutto. E io allora le chiedo se ne tutto tutto è inclusa anche lei che a letto con me, e Letizia, e lei risponde lasciami stare, sto dormendo, e la cosa finisce lì.
Ma l'altro ieri mi ha detto: "Domani torni al lavoro".
"Ma sono sospeso a tempo indeterminato".
"Nessun tempo è indeterminato per sempre, Mac. Il nuovo capo ha chiesto di te. Te l'ho detto che Antonio-Abate è stato rimosso, no?"
"Per colpa mia?"
"Può darsi. Così il nuovo capo ti deve qlcosa".
"Mm".
"Per favore, niente sensi di colpa. Antonio-abate era un noto incapace. Non si ricordava nemmeno il colore delle sue mutande. Voltati sul fianco e dormi. Domani devi essere in forma".
Ha spento la luce, prima che io potessi alzare le lenzuola e dare una sbirciata alle mutande. Di che colore erano? Mah.

***

Io non bestemmio, per antica e inveterata abitudine, ma se c'è stato un momento nella mia vita in cui avrei dovuto e forse voluto, è stato il giorno dopo, appena entrato nell'ufficio che era stato di Antonio-Abate.
"Oh, habemus Immacolato! Come va?"
"Ma Diob…"
"Ssst! Ssst…" (Il suo sguardo si mette a vagare nell'aria a formare il tipico messaggio Attento ai microfoni) "ti ho appena riabilitato e già vuoi farti mettere ai ceppi?"
"Tu mi hai riabilitato?"
"Sic. Questo dovrebbe suggerirti qualcosa"
"Sei tu? Pioquinto, tu sei il nuovo Capo?"
"Tu lo dici. Mi hai aggredito davanti al Capo; tu sei stato sospeso, il Capo rimosso, e io ho preso il suo posto. Se ci rifletti un po', Immacolato, qsta è la storia della tua vita".
"E ora che altro vuoi da me?"
"Beh, la tua anima".
"?"
"Ma no, scherzo. Voglio il tuo lavoro. Ora che io dirigo il Reparto Nostalgia, voglio solo i migliori. Tu sei il migliore in circolazione, perciò voglio te. È molto semplice".
"Ma io e te la pensiamo diversam su molte cose".
"Suvvia. Gente come me e te nella vita l'ha pensata praticam in tutti i modi possibili. Occorre soltanto sintonizzarci un po'".
"Io so che Wojtyla ha stretto la mano a Pinochet in Cile. Sintonizzati su questo".
"Sei sicuro che gli abbia stretto la mano? Forse era sul balcone e ha rifiutato di stringergliela. Sei sicuro di ricordare bene?"
"Se mi lasci andare nell'archivio, io…"
"Nell'archivio non c'è più niente, Immacolato. Resti solo tu. Sei sicuro di qllo che ricordi? Magari non gli ha stretto davvero la mano. Vuoi montare un polverone per qlcosa che non ti ricordi bene? E a che pro?"

Caro Leonardo, uno dei grandi flagelli dell'umanità è l'inveterata abitudine a sottovalutare i preti. Prendi qsto. Dov'è finito il sonnacchioso abatino di tre mesi fa? Al suo posto c'è un avvocato del diavolo coi controcoglioni. Mi fa impressione.
"Ora, se stai tranquillo e non ti metti a cianciare di complotti e altro, ti spiego cosa vorrei da te, per esempio, entro stasera. Un bel pezzo sull'anniversario del V-day di vent'anni fa. Sai cos'è il V-day?"
"Sì, ma non mi ricordo niente".
"Nel 2005 era il sessantenario della presa di Berlino. Grandi festeggiamenti a Mosca. C'era anche Berlusconi, anzi, Berlusconi-bis. E il presidente usastro… non mi viene il nome… del resto è irrilevante. Ma concentrati con Berlusconi. Che ci faceva là?"
"Non mi ricordo".
"Prova a inventare".
"Inventare?"
"Una sfilata di anziani combattenti dell'armata Rossa, sulla Piazza Rossa, il Cremlino… le falci e i martelli rimessi a nuovo da Putin… e Berlusconi-bis che guarda tutto qsto, e sorride, e saluta…"
"Forse rammento qlcosa".
"Sì?"
"È qlla volta che ha detto: non saluto i comunisti, ma i patrioti!".
"Dimenticatene. È irrilevante".
"Ma…"
"Quel che dovresti invece ricordare, Immacolato, se tieni al posto tuo e a qllo di tua moglie, è che Berlusconi tornò da Mosca con un'idea fulminante destinata a sconvolgere definitivam la scena politica del Bel Paese. Il Partito Unico, Patriottico e Popolare! Un Partito, Un Dio, Un Popolo, Un canale digitale terrestre! In pratica, la prefigurazione del Teopop".
"Ma è una stronzata".
"Come tante".
"No, più di tante altre. Il Teopop è nato da un'altra parte, e all'inizio Berlusconi non c'era. Mi ricordo benissimo, io lavoravo nel catering, e…"
"E se trovassi in archivio una serie di articoli datati maggio 2005 in cui B. parla di Partito Unico?"
"Non vuol dir niente. Eran solo discorsi. Mi ricordo bene. Il Teopop è nato in un'assemblea permanente in cui ci si chiedeva perché la sinistra perde sempre. Ma eravamo tutte mezze calzette, e B. non c'era".
"Perché, tu c'eri?"
"Andavo avanti e indietro coi carrelli".
"Ne hai fatta di strada, da allora".
"In discesa, direi".
"Immacolato, ascoltami. C'è ancora tempo per salire. Perché non varchi la soglia della speranza?"
"F'nql".
"Non avere paura".
"Non dirmelo. Non dirmelo mai più".
"Va bene, come vuoi. Ma buttami giù due cartelle su Mosca, 8 maggio 2005. Berluconi in visita a Mosca ha la prima folgorante intuizione che lo porta alla creazione del Teopop".
"Quindi è così. Ha davvero ripreso il controllo".
"Non lo ha mai perso ".
"E tu sei un suo uomo".
"Io sono un vincente, Immacolato. I vincenti puntano sui vincenti. I perdenti rosicano, s'arrabbiano, sollevano un polverone, e quando il polverone si abbassa, il vincente è sul podio. A maggior gloria di Nostro Signore, amen".
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I colloqui eccetera (4)

Attacco alle torrette elettriche

Caro Leonardo,
mi rendo conto che qsta fissazione di Taddei per la sfida Bush-Kerry ha qualcosa di maniacale. Ma bisogna mettersi nei suoi panni. Oppure, fingiamo di essere nell'intervallo del primo tempo della finale Italia – Germania Ovest, luglio 1982, stadio Bernabeu, e di cadere in coma profondo davanti alla tv. Svegliandoci vent'anni dopo, qual è la prima cosa che chiederemmo agli infermieri? Se i nostri parenti sono ancora in vita? Se la DC è ancora al governo? Se l'olocausto nucleare poi c'è stato? O come sta Pertini? E chi ha messo la bomba a piazza Fontana? Tutte cose importanti, indubbiam. Ma non saremmo più curiosi di sapere chi ha vinto la partita?
Credo che con Taddei sia andata così. Si è addormentato a metà di un evento mediatico molto importante, che a noi non dice più niente, ma che per lui era la vita. Non fosse stata per quell'indigestione di peperoni.
Peperoni, peperoni.
Cosa mi ricordano?

"Che strano però. Mi ero quasi convinto che fosse colpa di Kerry. Vince nel 2004, la guerra al Terrore si sgonfia…"
"Colpa di cosa?"
"Di tutto questo. Invece di cacciare Al Qaeda nelle sue tane… richiama a casa i ragazzi e si allea con sceicchi ed emiri vari… Signori, non mi frega nulla se siete dei tiranni: garantitemi tot petrolio all'anno e una parvenza di democrazia… anzi, perché non eleggete una principessa, una da copertina, stile Giordania? In Occidente la chiameremo presidentessa, da voi la chiamerete Califfa, e saranno tutti contenti".
"Magari è proprio andata così".
"No, fottimadre, non è andata così, perché Kerry ha perso!"
"E quindi?"
"E quindi ha vinto George W. Bush, che ha riappacificato l'Iraq trasformandolo nella prima, anzi nella seconda democrazia del Medio Oriente, e ha diviso equamente i proventi del petrolio tra i cittadini iracheni. Perché lo ha fatto, vero?"
"Guarda, adesso su due piedi, così…"
"E l'esempio dell'Iraq è stato così fulgido che in pochi anni tutto il Medio Oriente arabo ha cacciato i suoi tiranni si è federato in un'unica democrazia! E ci saranno state tante rivoluzioni pacifiche, finanziate dai paladini della libertà… la rivoluzione del dattero, la rivoluzione dell'ulivo, la rivoluzione del cuscus…"
"Quella me la ricorderei".
"…finché non è nato, in tutto il territorio dell'antico califfato, un'unica grande democrazia, che ha eletto sua rappresentante: una donna araba!"
"Kadija Bin Laden".
"È andata così?"
"Sì, magari è andata così"
"Che significa magari! Anche prima hai detto magari!"
"È andata in entrambi i modi. Sono solo due modi diversi di raccontare lo stesso processo".
"No. Non è lo stesso processo. Il primo caso è Kerry-style. Il secondo è Bush".
"Sono solo persone. Tu credi che le persone possano cambiare la storia".
"Certo che è così".
"La tua fiducia è irrazionale e a-scientifica. Ricordati che noi siamo venti anni avanti a te, e sappiamo che non è vero. È la Storia che cambia le persone".
"Stronzate".
"Guarda noi. Guarda cosa abbiamo fatto a Berlusconi. Avevamo bisogno di un simbolo del passato, qualcosa di rassicurante, in cui si riconoscessero anche le vecchiette. Come gli argentini quando richiamarono Peron. Abbiamo preso un vecchio tycoon iperliberale e lo abbiamo trasformato nel capo di un regime teocratico-socialista. E lui si è lasciato manovrare. È la Storia che fa gli uomini".
"Ma se ho capito bene, adesso è lui che manovra voi".
"Incidenti di percorso. Ma noi sappiamo che…"
"Ma che cazzo volete sapere, voi. Piantate alberi, riciclate tovaglioli sporchi e comunicate con la playstation".
"È solo un'interfaccia utente. Che c'è di male. Guarda che ci sono volute generazioni di studiosi ed ergonomi per arrivare a…"
"Generazioni di segaioli".
"Sentilo, ha parlato il superoe. Hai fatto qualche altra buona azione di recente? Rubati molti super-polli nel contado? Sai che hanno dato la colpa ai terroristi libici anche delle tue scorrerie nei pollai?"
"Non sono libici".
"Certo che no".
"Non parlano arabo. Ne ho fermati un paio e…"
"Cos'hai fatto?"
"Ho sventato un paio di attentati, qui. Alle torri dell'enel. Che immagino non si chiami più enel, ma comunque…"
"Taddei, gli attentati non sono veri. È solo propaganda di regime. Speravo che tu lo capissi. Che leggessi tra le righe che…"
"Ho letto tra le righe, grazie. Ma i terroristi ci sono. Io li vedo. Di notte. E ti dico che non sono arabi. Io me li ricordo, gli arabi".
"Non ne hanno mai trovato uno vivo".
"Sono svelti. Appaiano e scompaiono".
"E magari si immolano alle torrette dell'enel di San Lazzaro, dai. Non pensi che dovresti tornare all'ospedale?"
"Sto bene qui".
"Sei proprio sicuro? Voglio dire, vivi in un rifugio sotto il cimitero ai caduti americani. La sera esci, rubi un pollo, compi qualche vilipendio alla religione, vegli sulle torrette enel, distruggi il male, e poi? Ti sembra una cosa normale alla tua età? Hai cinquant'anni!"
"Trentuno".
"Oh, sì, va bene. Adesso però, scusa, mi parte il filobus. E non vedo altri motivi per perdere tempo con un fanatico filo-usastro che vent'anni fa ha fatto un'indigestione di peperoni e…"
"Tu sei qui perché ti hanno promesso soldi. Molti soldi".
"Non così tanti, poi".
"E, in secondo luogo, sei qui perché io ho voluto incontrarti, e non te ne andrai finché io non lo vorrò".
"Credi di farmi paura?"
"Sì. Per cui spero che risponderai senza troppe cerimonie. Voglio la decima risposta".
"Cosa?"
"Quando sei stato malato, ti ho scritto dieci domande. Tu hai risposto solo a nove. Hai finto di non vedere una domanda, e non hai mai risposto. Voglio sapere il perché".
"Semplice distrazione".
"Stronzate".
"Ma no, sul serio, non ricordo neanche più qlla domanda…"
"Strano, per uno con la tua prodigiosa memoria. Quando ho visto che non avevi risposto, mi sono molto preoccupato. Ho domandato una cartina geografica. Non ne avevano. Sono arrivati con una di qlle fottutissime playstation, gliel'ho rotta in testa".
"Qllo lo ricordo".
"Poi sono evaso. Tutto perché ti sei rifiutato di rispondere a qlla fottuta domanda, e non credo che tu sia poi così distratto, herr Immacolato".
"Si è fatto tardi".
"Rispondi, una volta buona, o t'ammazzo. Non scherzo".

Non scherzava, così gli ho risposto.
Lui poi è restato ancora a lungo sulla panchina, il volto infagottato nel cappuccio. Se ha pianto è stato in modo molto discreto. Io sono riuscito a prendere il filobus in tempo. Gli ho dato un appuntam in facoltà, la vita continua, ed è tempo che impari a usare la playstation.
Volevo dire, l'interfaccia utente di Supernet.
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I colloqui di via Cracovia, 3
(Siamo sempre a San Lazzaro, caro Leonardo, il 25/4/25: finalm ho trovato Taddei e posso parlargli in piena libertà).

L'elenco telefonico di San Possidonio

"Va bene, e adesso tocca a me imparare qualcosa", dice lui.
Ha appena mandato giù l'ultimo boccone del mio panino. Tra le mani tiene ancora il tovagliolo di cartapecora, senza sapere bene che farne. Non si accorge nemmeno del momento in cui gli cade. Me ne accorgo io, invece, ed è come se mi accendessero un semaforo rosso nella testa.
"Spiegami di Bush. Spiegami 'sta cosa. Ormai mi ero rassegnato alla vittoria di Kerry, mi ero costruito tutta una mia teoria su quello che è successo dopo, poi invece leggo il tuo messaggio sulla trave e scopro che ha vinto Bush. Ma che razza di fottuta…"
Ma brutto usastro edonista e puzzone… "Il tovagliolo", faccio io.
"Eh?"
"Ti è caduto il tovagliolo".
"Ah, sì, scusa…" si china, raccoglie, e poi si guarda intorno con quell'occhio vago.
"Non ci sono cestini, no. Noi ricicliamo tutto".
"Come fate a riciclare senza cestini? Questa carta è…"
"Intanto non è carta. È cartapecora industriale, un sottoprodotto della lana. Si lava, si essicca al sole, e si può riutilizzare. Infatti ql tovagliolino è mio, se non ti dispiace".
"Già, vero, siete rimasti senza carta… eppure alberi ne avete".
"Anzi, stiamo rimboscando".
"E perché non li usate?"
"È proibito dalle convenzioni bilaterali. Noi non possiamo usare i boschi per scopi industriali. Servono solo alla produzione di ossigeno. È un vanto nazionale: il Teopop è il più grande esportatore di ossigeno nel mediterraneo".
"Lo esportate? Lo mettete nelle bottigliette, per caso?"
"Ma no, che idea. Noi non esportiamo materialm l'ossigeno, è solo un modo di dire. L'ossigeno creato dalle piante si disperde nell'atmosfera, come ha sempre fatto. Ma c'è un vecchio protocollo internazionale, non so se te ne ricordi, che prevedeva che potevi produrre tot anidride carbonica se in cambio piantavi tot piante e producevi tot ossigeno…"
"Kyoto?"
"No, non Kyoto, dopo. Insomma, a un certo punto ci siamo messi d'accordo con Lady Bin Laden, la Califfa, te ne ho già parlato, no? Loro hanno molta industria pesante, sai, nei deserti c'è il petrolio e un sacco di spazio per la metallurgia e tutto il resto. Ma non ci crescono le piante. Allora abbiamo risolto di fare così: loro si tengono l'industria, e noi i boschi. Loro emettono anidride e in cambio noi emettiamo ossigeno, e l'equilibrio è salvo".
"Ma la val Padana è sott'acqua".
"Mica tutta, e mica tutto l'anno. E comunq non è colpa nostra, ma del governo precedente".
Mi guarda strano. Ha deciso che non si fida di me, ma per il resto, è curioso come prima.

"Mi spiegherai anche qsta cosa della Bin Laden. Ma dimmi di Bush, prima".
"Beh, non c'è molto da dire. Ha vinto lui, punto".
"E perché fingevi di non saperlo quando eravamo all'ospedale?"
"Troppe orecchie in giro".
"Non capisco. Che c'è di strano se ti ricordi un presidente USA che è stato eletto vent'anni fa?"
"Significa che conservo ricordi che ufficialm non sono stati cristallizzati… già, ma tu non sai di che sto parlando. Allora: sulla memoria il Teopop ha idee molto diverse da qlle che avevate voi".
"Noi?"
"Sì, voglio dire, noi vent'anni fa. Per voi "nostalgia" era solo una parola, per noi è un concetto scientifico. È una specie di sub-coscienza che vive tutto qllo che abbiamo vissuto noi, ma molti anni dopo che lo abbiamo vissuto. Per dire, la tua subcoscienza rivivrà qsto giorno approssivam nell'estate del 2045. Ma mi sembri scettico".
"Sì, ma va avanti".
"In pratica la nostalgia è una specie di badante dell'inconscio, che spazza via tutti i frammenti di memoria in eccesso, salvandone soltanto alcuni in una forma compressa e stereotipata che da quel momento diventa il nostro effettivo passato. È un fenomeno che abbiamo chiamato cristallizzazione. E poi abbiamo deciso che potevamo lavorarci su, per il bene del Teopop".
"Controllate le coscienze".
"Macché, solo i ricordi. Io lavoro appunto a un programma sperimentale, che aiuta i cittadini del Teopop a cristallizzarsi un passato dignitoso e privo di particolari inutili. Ora, sei mesi fa ci siamo appunto occupati di qlle elezioni che ti appassionavano tanto. In quell'occasione abbiamo deciso che non c'interessavano, e non le abbiamo cristallizzate".
"Quindi le avete dimenticate".
"In teoria. E anche in pratica, gli altri".
"Ma tu no".
"Ho un problema col mio cervello. Non cristallizza tanto bene. È per qsto che Damaso ha voluto che fossi io a parlarti. Perché ho più ricordi del passato".
"Ma li tieni per te".
"Non mi fidavo. Né di Damaso né di nessuno. Non voglio tornare a Rieducazione a imparare a memoria di nuovo l'elenco telefonico di San Possidonio".
"Che stai dicendo?"
"È la cura per chi ha troppa memoria. Ti costringono a memorizzare chili e chili di informazioni inutili. È un sistema rozzo ed efficace per purgare il cervello dai ricordi indesiderati. Lo ha inventato un mio amico".
"Un fottuto pazzo".
"Sì, ma non privo di ingegno".
"Ma siete tutti pazzi, qui. La memoria non è mica un intestino, che si spurga. Anzi, più cose impari a memoria, più la alleni, e più informazioni riesci a contenere".
"È qllo che ho pensato anch'io, e in effetti non mi sembra che abbia funzionato. Ma è ugualm doloroso".
"E il tuo amico? Vi prendeva in giro?"
"A volte penso proprio di sì, che ci prendesse in giro".
"Ma scusa. Se nessuno a parte te si ricorda che ha vinto Bush, come fanno a controllare che stai dicendo il vero?"
"Senti, se vuoi fare il supereroe da qste parti, vorrei che ti rendessi conto di una cosa, che è fondamentale: nel Teopop nessuno è tanto fesso quanto sembra. E in ogni caso la mia risposta era cifrata: volevo dirti che non ha nessuna importanza chi abbia vinto nel 2004".
"Nessuna importanza?"
"Nessuna"
(Continua)
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I colloqui di via Cracovia, 2

Le mezze stagioni della vita

Caro Leonardo,
faccio fatica a spiegarti cos'è Taddei per me. È come una semipiovosa giornata d'aprile, di quelle non proprio indimenticabili, anzi dimenticabilissime (la memoria è in bianco e nero, seleziona estati afose e inverni rigidi, e non ha pietà per le mezze stagioni). È la vecchia foto che salta fuori all'improvviso e non ti ricorda nulla, ma è una tua foto, e sei più bello e giovane, e sorridi. È un vecchio nastrone fatto in un pomeriggio e mai ascoltato, perché precipitato nella fessura di un mobile: canzoni che volevi prenderti il tempo di amare, e quel tempo non c'è stato mai. È quel tipo di ragazza con cui hai solo preso un tè un pomeriggio, non avrebbe mai funzionato, eppure. E tante altre bolle di felicità che non sono mai scoppiate, frammenti che non sono diventati ricordi, materiale inutilizzato, e ormai inservibile. Segni di un passato ancora più struggente, perché mai realm vissuto. Non so cosa pagherei per un tesoro del genere (non so neanche qnto mi pagheranno per Taddei, ma sono ottimista).
Se ho mai conosciuto Taddei – prima del suo congelamento, intendo – dev'essere stato in una di quelle mezze stagioni della vita in cui prendi tè con sconosciute e passi lunghi giorni inconcludenti a combinare progetti che poi si infilano in fessure tra i mobili. Quegli anni che il film della memoria scorre rapidam, come tempi morti tra una scena madre e l'altra. O come le interruzioni pubblicitarie nelle vecchie VHS, che a distanza di anni erano la cosa più interessante.

Prendi qsta cosa degli stranieri. L'avevo persa. Eppure c'è stato un tempo in cui i portici della mia città rimbombavano di pettegolezzi slavi e barzellette arabe. Tanto che ci avevo fatto l'orecchio, sapevo distinguere una rumena da una moldava dall'accento. E dove sono tutte quelle moldave, e le ucraine della vecchia scuola serale? Le bambine saranno madri, e le madri saranno nonne. Ricordo (ora ricordo) che avevano un debole per i verbi riflessivi, non si stancavano mai di farseli spiegare. E i pachistani che giocavano a cricket nei parcheggi, e i sikh della bassa modenese, con le loro cuffie strane: dove saranno adesso? In quali pascoli condurranno i loro armenti, o quelli altrui? In USA, a Bisanzio, in Antartide?

"Gli stranieri, già. Ti mancano?"
"Vuoi sapere cosa mi manca davvero? A me manca il posto che c'era qui. Ti ricordi?"
"Il MacRonald sulla Via Emilia".
"Sempre aperto. Una certezza".
"Me l'ero dimenticato. Poi un giorno sono venuto qui al mare con mia figlia, e ho visto quel che hai fatto con la croce. A proposito, sei stato tu?"
"Non ne sono sicuro".
"Ma la statua del Patrono l'hai buttata giù tu".
"Sì, quella sì. Ero molto incazzato. Faccio un'indigestione di peperoni, mi sveglio dopo vent'anni, e la mia città è in mano a una fottuta dittatura cattocomunista. Non ci ho visto più".
"Cattocomunista! Hai detto cattocomunista!"
"Ti eri dimenticata anche questa?"
"Ce la siamo dimenticati tutti".
"Strano, la trovo molto appropriata".
"E poi sei venuto a nasconderti qui. Dovevo capirlo subito".
"E da cosa l'avresti dovuto capire?"
"Dovevo mettermi nei tuoi panni. Tu sei un supereroe patriottico americano, in una città del futuro dominata dai cattocomunisti. Non puoi andare in giro per sempre a spaventare la gente e buttar giù le statue dei santi. Dovevi cercarti un rifugio, una base per le operazioni".
"Anche questa storia del supereroe ha stancato, io…"
"Alcuni hanno una caverna. Altri un rifugio nei ghiacci. Tutte cose difficilm reperibili a San Petronio. Poi ci sono qlli che si nascondono nei cimiteri. Quando sono venuto qui con mia figlia l'ho capito. Ti sei sistemato al cimitero di guerra. È così?"
Il cappuccio di Taddei si china in un timido cenno di assenso. "Avevo paura che fosse stato abbandonato. Così sono venuto qui…"
"E strada facendo ti è venuta fame. Ma quando sei arrivato ti sei reso conto che l'insegna del vecchio MacRonald di fronte al cimitero di guerra è stata trasformata in un monum al vecchio Papa polacco, e non l'hai presa bene. A proposito, perché tanta rabbia per Wojtyla? Tu sei un anticomunista, no? E lui non è qllo che ha liberato l'Europa dal comunismo?"
"Ma no, ma no, ma è mai possibile. Non è stato Wojtyla".
"Ma mi sembrava…"
"Ti ricordi male. È stato Reagan. Lui ha spinto l'industria bellica americana al massimo, i russi non hanno retto il colpo, e il comunismo è crollato. E poi se n'è uscito qsto polacco a prendersi tutto il merito. Ma cosa avrebbe fatto senza gli americani, lui? Senza l'industria, l'esercito…"
"Senza nemmeno una divisione corazzata".
"Già. Ma è sempre così. Gli americani sgobbano e i polacchi si prendono il merito. Del resto, guarda qsti due cimiteri di guerra. Guarda la modestia e la semplicità di qllo angloamericano. Confrontalo con la magniloquenza di qllo polacco, ancora in stile fascista. Uno che passasse di qui senza saperne niente, penserebbe che Bologna l'abbiano liberata i polacchi".
"E non sono stati i polacchi".
"Ma certo che no! Sono stati gli inglesi e gli americani!"
"Ah, già, certo".
"Mi prendi in giro?"
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I colloqui di Via Cracovia, 1
25 aprile, porchetta

Caro Leonardo, indovina un po'.
Trovato Taddei. Nel luogo e nel momento appropriato, debbo dire.

Mi piace questa stagione, è la stagione delle feste nazionali ed è divertente, anche quando fuori piove. La pioggia del resto mi ha fornito un'ottima scusa per uscire senza Letizia. Nell'aria odore di pioggia e porchetta, sempre più intenso man mano che mi avvicinavo all'appuntamento.
L'odore non aiutava certo a calmarlo. Sedeva sulla panchina del capolinea di via Cracovia, nascosto nella barba di un mese e in una felpa con cappuccio di quelle che si sono cristallizzate definitivam con gli anni Novanta – ma a vederla bene sdrucita e lisa, sottratta certo al bucato steso di qualche massaia. Tempi duri per i supereroi.
"Ed eccoci qua".
"Ma che odore che c'è, oggi".
"Vero?"

Alla seconda occhiata, mi sono reso conto che Taddei aveva una sola priorità: lo stomaco. E io, naturalm, un panino solo.
(Non te l'immagini così, la vita degli agenti segreti).
"Tieni, è per te", ho mentito. "Ti piace la porchetta, spero".
La sua prima risposta è un grugnito di soddisfazione, mentre già mastica mezza michetta. Ma ci vogliono solo pochi secondi perché le proteine raggiungano i globuli rossi e questi il cuore, e dal cuore al cervello, e più precisam la rotella più oliata del cervello di Taddei: quella preposta al Sospetto. E non appena la rotellina del Sospetto inizia a fare clic, il supereroe in felpa e cappuccio interrompe immediatam la masticazione, trangugiando in fretta e furia e iniziando l'interrogatorio.
"Perché me l'hai chiesto?"
"Perché te l'ho chiesto?"
"È uno dei vostri trucchetti nazisti? Un test? Vuoi vedere se ero in grado di mangiare carne di maiale? È così?"
"Ma no, è che oggi è il venticinque…"
"So che giorno è oggi, e mi chiedo cos'abbiate da festeggiarlo, porci nazisti di m…"
"Aspetta. Forse ho capito. Tu credi che noi siamo nazisti".
"Io non credo. Io lo so. Avete mandato via tutti quanti".
"Tutti quanti? Tutti chi?"
"Non fare il furbo. Non siamo più all'ospedale adesso. Se vuoi parlare con me prometti di non fare il furbo".
"Prometto. Ma…"
"E in ogni caso non mi fido di te, signor Bianco. Mi sai spiegare perché siete tutti così bianchi nel vostro fottutissimo Teopop?"
"Ah, ecco, ho capito. Tu pensi che…"
"E non credere di avere a che fare con uno di quei multiculturalisti culattoni, sai? Non era proprio la mia parrocchia. Ma che fottuto accidenti è successo, buon Dio. Dovunque vado vedo solo facce pallide come la mia. Dove li avete mandati quei fottuti extracomunitari?"
"Extracomunitari!"
"E non ripetere le mie parole come un idiota".
"Scusa, ma non posso farne a meno. Era una parola che non sentivo da vent'anni. Non l'avevo cristallizzata".
"Sì, come no".
"Extracomunitari! Erano gli stranieri che non provenivano dalla… dalla… da una qualche comunità, vero?"
"La comunità europea. Dove li avete portati?"
"Ecco, vedi, non ci avevo pensato. Credevo di averle pensate tutte, e questa mi era sfuggita. Mi ero detto: cosa può sconvolgerlo di più? Il mare in Val Padana? Berlusconi pontefice? Le piramidi in Antartide? No! Mi era sfuggita una cosa talm banale! Non ci sono più extracomunitari in giro! E io me n'ero dimenticato".
"Ti hanno fatto un lavaggio del cervello?"
"No. Me ne sono proprio dimenticato".
"Spiegati meglio, fottimadre! Come puoi essertene dimenticato? Dove li avete portati?"
"Da nessuna parte".
"Da nessuna parte?"
"Noi non li abbiamo portati da nessuna parte. Se ne sono andati loro. Pian piano, alla spicciolata. Per qsto me ne sono dimenticato. Uno tende a ricordare gli eventi traumatici, l'11 settembre o la Grande Pioggia. Ma in qsto caso non c'è stato nessun evento traumatico".
"Li avete costretti ad andare via, m'immagino. Leggi razziali e cose così".
"Leggi razziali in effetti ne abbiamo fatte".
"Ecco, vedi?"
"Ma per convincerli a restare. Benefici fiscali, cittadinanza facile, cose così. Fu anche nominata una commissione per semplificare la lingua italiana".
"È per qllo che nessuno è più in grado di azzeccare un condizionale?"
"Il condizionale, in teoria, è stato abolito. Ma loro se ne sono andati ugualm".
"E perché?"
"Guarda, non lo so. Si tratta di un macro-evento economico, sai, di qlli indecifrabili per chi ci vive in mezzo, senza contare che di recente la macro-economia è stata declassata da scienza a dottrina religiosa. Credo che in sostanza la forza lavoro sia andata in cerca di lavoro".
"Ah sì?"
"In effetti se ne sono andati anche molti bianchi come me e te. E chi resta di solito non si chiede perché gli altri se ne siano andati. Piuttosto si chiede perché è rimasto lui".
"E tu perché sei rimasto?"
"Responsabilità. Ho due mogli e due figli".
"Hai due mogli?"
"Sì, scusa, poi ti spiego anche questa cosa. Finisci il panino, intanto".
"…"
"Ti piace?"
"È da un bel po' che non ne mangio, sai".
"Sì. Oggi mangiamo meno carne, in generale, ma il 25 aprile è una tradizione".
"È incredibile che festeggiate ancora il 25 aprile".
"E perché? È sempre San Marco Evangelista, no? Si mangia il porco per ricordare l'espediente con cui i veneziani portarono dall'Oriente le reliquie del Santo: coperte di braciole di maiale che gli infedeli avevano pudore a toccare".
"Ah, già".
(continua)
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Il Camerlengo Calvo

Caro Leonardo,
A volte mi chiedo perché prendersela tanto. Tanto alla fine tutto torna.
Fingiamo che sia un romanzo. I romanzi sono economici, non sprecano dettagli inutili. Se c'è una pistola in un cassetto, prima o poi qualcuno cadrà riverso con del piombo in corpo; e se una bionda ti dà un'occhiata a pagina venti, hai buone possibilità di trovartela a letto verso pagina duecento. Basta rilassarsi e aspettare: prima o poi ci saranno pistolettate e baci, i cattivi faranno davvero i cattivi, gli antieroi si concederanno una pagina di eroismo, i nodi arriveranno al pettine, e persino Bar Taddei salterà fuori. Perché non dovrebbe. I personaggi dei romanzi fanno così.

Nel frattempo la festa è finita: il Papa si è affacciato e ha nominato il Gran Camerlengo. Lo stesso che c'era prima, solo un po' più calvo. Se ci penso, i grandi camerlenghi sono sempre stati uomini calvi e posati. E anche in questo c'è della profonda saggezza. Non c'è mai stato un calvo rivoluzionario, a parte Lenin (che ovviava con la barbetta mefistofelica): gli altri, tutti cappelloni. I calvi trasmettono una sensazione di pace e serenità. Si dice, e io ci credo, che gli usastri dopo la Seconda Guerra Mondiale accettarono di aiutare l'Italia a un patto: che per sessant'anni restassero i calvi al potere. Di quel regime io ricordo molto poco: anni di noia soffusa e dolciastra. Si chiamava Democrazia Cristiana.

Anche il nostro attuale Papa è stato calvo, molto prima di essere Papa: poi è ringiovanito, come fanno adesso i ricchi, e i suoi boccoli hanno suscitato invidia e irrequietezza nei fedeli. È anche per qsto che nella sua inesauribile fantasia il Teopop gli ha affiancato il Gran Camerlengo, che viene rieletto ogni anno e la cui unica funzione è tranquillizzare le genti, Dio sa quanto ne hanno bisogno.

Il Papa, che in verità è solo un vice-Papa, il suo successore vivendo ancora in coma profondo ed eterno in una clinica di Buenos Aires, è eletto come tutti dallo Spirito Santo. Qst'ultimo però non spira più soltanto su un centinaio di cardinali a rischio sclerosi, bensì su tutta l'opinione pubblica teopopolare, che una volta al mese si pronuncia mediante sondaggio supernet a cura della Congregazione Statistica. Il sistema funziona quasi da dieci anni, e vigliacco se m'hanno mai chiamato. (In ogni caso avrei eletto Lui, ci tengo a non mettermi nei casini. Ho due mogli e due figli).

Finora B. ha sempre vinto, mese dopo mese; ma sin dall'inizio avevamo notato un pericoloso ondeggiare del consenso, con alti e bassi: i bassi, soprattutto in primavera. Non che B. deluda i suoi fedeli più in primavera che nelle altre stagioni: ma i suoi elettori sono sempre stati i primi a uscire di casa e andare al mare, quando esce il sole. Fateci caso: le sue grandi vittorie le ha sempre avute nei weekend piovosi.

Il gran Camerlengo è stato istituito proprio per cercare di arginare qsto crollo balneare dei consensi, vivacizzando il dibattito teopolitico, in qsto modo: quando dopo febbraio il tempo volge al bello, e i sondaggi accusano il colpo, il Camerlengo in carica inizia a borbottare che le cose non vanno, che il governo non sta rispettando la playlist degli impegni, che Tizio e Caio contano più di Sempronio e del Camerlengo medesimo, etc.. Verso marzo il borbottio diventa più continuo e gutturale, una nota di fondo che attraversa tutti i notiziari supernet, dall'oroscopo mattutino sino ai dibattiti notturni. Non che nessuno stia ad ascoltare, ma intanto cresce la stima per un uomo coerente coraggioso e tutto d'un pezzo come il Camerlengo, che quando qualcosa non va bene lo dice, eccheccazzo.

Ad aprile partono gli acuti. Il Camerlengo fa notare che il Teopop è alla frutta, che così non si può continuare, che la monarchia deve finire, che B. è bravo e bello ma non può prenderlo in giro, all'infinito, lui, che non è mica l'ultimo dei coglioni (infatti è il Gran Camerlengo). Fino appunto al Diciotto, festa nazionale, in cui il Papa torna dalla sua isola privata, ammette gli errori del passato da Galileo a Previti, fa ammenda davanti ai fedeli nella piazza, poi si reca in Basilica a dare le dimissioni allo Spirito Santo, che puntualm le rifiuta. A quel punto se ne torna fuori con un sorriso a 48 denti, annunzia gaudio magno (che è una cosa che gli piace moltissimo fare), forma il nuovo governo e nomina il Gran Camerlengo. Che di solito è lo stesso Camerlengo dell'anno prima, visto che persone così calve e posate sono difficili da trovare, e valgono tanto oro quanto pesano.

Ma che ora è già. Scappo, che ho un appuntamento decisivo. Forse. Ti terrò informato.
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Nei secoli dei secoli

Caro Leonardo,
Bella giornata. Festa nazionale. Il tempo promette bene, e Supernet comunq trasmetterà tutto il giorno la diretta da San Pietro, così tanto vale farsi un giro al mare. Ripasserò a San Lazzaro a vedere se ci sono novità.
Nel frattempo, Il Papa cappellone benedirà i compagni e i fratelli, invocherà sui libici qualche flagello biblico, incoronerà il Gran Camerlengo, e poi rievocherà il giorno della sua investitura. Diciotto aprile 2012: il Grande Scisma.
È una cosa che tuttora mi fa pensare. Voglio dire, io non ho ancora capito in tutta la faccenda chi avesse torto o chi no. Ci ho ragionato da laico, poi mi sono convertito e ci ho ragionato da convertito, e ancora non mi sono deciso. Insomma, quel povero Papa è in visita apostolica in Sudamerica, quando rimane fulminato da un ictus, lo attaccano a un macchinario di una clinica privata, e non si rialza più. Encefalogramma piatto, ma di staccare la spina a un Papa, non se ne parla, vorrei anche vedere. Giornalisti di tutto il mondo si precipitano in loco, in attesa del Decesso dell'Anno. Ma passa un anno, passa un anno e mezzo, e il Papa è ancora là. Non muore. Lentamente le redazioni di tutto il mondo richiamano alle basi coccodrilli e avvoltoi. Per ultimo rimane un oscuro vaticanista del Resto del Carlino, che la sera prima di ripartire offre un negroni a un componente dello staff medico della clinica. Si vede che li fanno molto forti, i negroni, a Buenos Aires, perché una settimana dopo i giornali italiani escono tutti con lo stesso titolo: IL PAPA È IMMORTALE. Non che ci fossero molti altri modi di dirlo.

Sotto il titolo, i cronisti spiegavano come negli ultimi anni i progressi della medicina nel campo della conservazione della vita avessero raggiunto il limite dell'Immortalità. Ma l'Immortalità della medicina occidentale presentava ancora due enormi limiti: era molto costosa (gli organi vanno sostituiti periodicam con altri freschi), e praticabile soltanto su soggetti in coma profondo. Ciò non aveva impedito alle cliniche più prestigiose del mondo di attrezzarsi per accogliere pazienti ricchi in coma eterno, e proprio in una di queste era stato soccorso il Papa.
Naturalm, nessuno è tanto ricco da potersi permettere di trapiantarsi organi in eterno… nessuno, salvo appunto un'Istituzione millenaria come la Chiesa, forte dei contributi di un miliardo di fedeli. E certo, non tutti sarebbero stati d'accordo a versare parte delle loro offerte nel sostentamento di un uomo in coma profondo da qui all'eternità: alcuni, anzi, avrebbero trovato l'idea perfino blasfema: ma l'unica alternativa possibile era staccare la spina, cioè un omicidio, e questo i cattolici non lo possono fare.
Poi si capisce, "Immortale" è solo un bel titolo per i quotidiani, ma nulla è veram immortale a lungo termine: prima o poi il genere umano si sarebbe evoluto o estinto, oppure l'impatto di un meteorite avrebbe posto fine alla vita sulla Terra; al limite, in capo ad alcuni miliardi di anni, il Sole avrebbe collassato. A quel punto anche il Papa sarebbe salito alla casa del Padre: ma i Cardinali non avevano tutta qsta pazienza. La Chiesa aveva bisogno di un capo, uno che nominasse Santi e prelati, benedisse i fedeli urbi et orbi e facesse tutte qlle cose che fanno i Papi, quando il loro encefalogramma è ok. Allo stesso tempo, nessuno di loro poteva assumersi la responsabilità di staccare la spina. L'unico che forse aveva l'autorità morale per risolvere il diabolico dilemma era appunto immerso in un coma profondo e potenzialm eterno.
Ufficialm, la Curia continuò ad aspettare un miracolo per altri sei mesi: in realtà oltretevere i Cardinali stavano venendo ai ferri corti, e in certi casi anche alle mani. Immaginarsi la frustrazione dei porporati che da mesi attendevano di chiudersi a conclave e avevano scoperto improvvisam che conclavi non ce ne sarebbero mai stati, mai più. A un certo punto sembrò prevalere il partito dei vicaristi, secondo i quali non c'era niente di male nel nominare almeno un vicario del vicario di Cristo. Ma dal Sudamerica i Vescovi del primo continente cattolico fecero sapere che il loro unico e vero Vicario restava a Buenos Aires, dove evidentem la Divina Provvidenza aveva voluto trasferirlo per i secoli dei secoli, amen. E fu il primo Scisma, qllo atlantico. Poi ci fu una lunga contesa tra polacchi e nigeriani, sulla nomina del Vice-Papa, finché i Cardinali esausti decisero che potevano benissimo nominarne due. Ma a quel punto ormai la Curia era screditata. A quel punto entrò in scena il Teopop.
Il Teopop, in quel momento, era una miscela troppo omogenea di due movimenti (i teocon e l'indiepop) ancora fortem distinti tra loro, malgrado i tanti trimoni misti incentivati dal governo. Nello specifico, i Teocon pensavano che servisse un Vice-Papa forte, mentre i secondi accarezzavano subdolam l'idea di un Vice-Papa ridicolo. Eppure, anche in qsto caso, riuscirono a trovare il candidato ideale per entrambi.

A quel tempo il futuro pontefice del Teopop viveva in un esilio dorato nel suo monastero privato in Sardegna, dove si era ritirato dopo aver preso i voti, novello Carlo V, in segno di disprezzo per la classe politica che l'aveva spremuto come un limone e sbattuto via come la buccia. Ma aveva ancora una sua popolarità, e c'era sempre il rischio che tornasse, nei panni di Berlusconi III, l'angelo sterminatore. Molto meglio confinarlo nei giardini Vaticani, opportunam pattugliati da un robusto cordone di guardie e infermieri svizzeri. Solo Defarge era contrario. "E se va in coma pure lui, Dio non volesse, che succede? Ce lo teniamo nei secula seculorum?" Col senno del poi si trattò di un'incredibile sottovalutazione. La maggior parte di noi lo considerava un vecchietto megalomane e bollito, e si spellò le mani quel diciotto aprile del 2012 in cui si affacciò dal sacro cornicione:

"Fratelli, compagni, ricordate chi vi disse Se Sbaglio Correggetemi. Beh, vi dico subito che con me il problema non si pone, perché fratelli, ditelo, diciamocelo: quando mai ho sbagliato, io? Quando? Eh? E allora complimenti a voi, ma soprattutto allo Spirito Santo, che per una volta ne ha fatta una buona, nominando una persona che era Infallibile già da prima. E viva il Teopop!"
"Viva il Teopop!"
Io dirigevo il traffico.
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Le manovre del Cardinale Ambrogio

Caro Leonardo,
è vero che ho una buona memoria, ma non è affatto prodigiosa, come dicono. E ho dei buchi notevoli, come tutti.
I buchi. Arci mi diceva di non preoccuparmene: "I buchi sono la prova che tu hai dei ricordi. Chi non ha ricordi, non ha più nemmeno i buchi. Ti può mancare il nome di una canzone, o come finiva un film. Ma vuole ancora dire che ti ricordi di quella canzone, o quel film".
"Forse me ne sto dimenticando".
"No, non credo. In realtà i buchi non si allargano. Al massimo se ne creano altri".
"E come fai a saperlo?"
"Se ti metti qsto casco in testa, te lo dimostro".
"Stasera no, grazie".

Arci era un matto, coi suoi caschi e gli esperimenti eccetera, ma non aveva tutti i torti. In effetti, più uno ha memoria, più uno ha buchi. Per dire, ieri ho visto il faccione lindo e roseo del cardinale Ambrogio al Supernet, e ho passato mezza giornata a cercare di ricordare il suo nome pre-Teopop. Invano. Un bel buco.
Epperò, più ci pensavo, più mi venivano in mente cose sul cardinale Ambrogio. Che è nato in una valle delle Alpi, attualm contesa tra Padani delle Valli e Grande Elvezia. Che nel '94 fu eletto coi postdemocristiani che però in quell'occasione (unica nella Storia d'Italia) non contavano un c, dimodoché nella prima sessione utile passò a Forza Italia e il suo voto alla Camera fu determinante per la nascita del Berlusconi Uno. Mi ricordo.

E ancora mi ricordo che fu ricambiato nell'occasione con un bel Ministero, che onorò varando un decreto che portava il suo nome, un sistema per detassare gli investimenti produttivi, la pacchia per tutte le fabbrichette che si misero allegramente a investire in macchinari, ma anche semplicem in macchine sportive per il padroncino.
E poi mi ricordo che la pacchia durò poco, il Berlusconi Uno cadendo subito in una pozza di fango, e lasciando in tutti gli industriali pre-Padani una voglia insoddisfatta di Porsche, che li avrebbe accompagnati per sette anni, una lunga traversata nel deserto. Fino alla soglia di quel 2001 in cui il Berlusconi Due cominciò a profilarsi all'orizzonte, e il primo effetto sull'economia fu il crollo delle vendite di Porsche, perché tutti volevano attendere il momento in cui il Ministro Ambrogio, reinsediandosi, avrebbe fatto il suo bis, detassando e contribuendo a un fragoroso rilancio dell'economia. Me ne ricordo, non serve a nulla ma me ne ricordo.
E poi ricordo che il rilancio dell'economia non fu così tanto fragoroso, anzi: come certe scoregge che si annunciano imperiose e poi alla prova dei fatti risultano miseri flop puzzolenti, così si ritrovò l'Italia quando i padroncini delle fabrichette si accorsero che la Porsche nuova fiammante nel garage non li avrebbe protetti dal Grande Slancio In Avanti della Repubblica Popolare Cinese. La mia memoria senza dubbio semplifica, ma più o meno andò così. A quel punto i padroncini volsero tremebondi i loro cofani ad Ambrogio, invocando il suo aiuto, ma Ambrogio era lontano, a Roma, tutto preso da bilanci farlocchi, cedole, cartoline e aliquote, in qlla città dove non puoi pestare i piedi a lungo senza trovare prima o poi qlcuno coi piedi più grossi dei tuoi. E infatti a un certo punto si prese una gran pedata dal governatore della Banca d'Italia, e sembrava finito, ma non era finito. Non lui.
Si mise a frequentare i salotti tv, dove il tono stridulo della sua voce si prestava molto bene al proferir di garbate minacce. Berlusconi Due mangiò la foglia e lo insignì al volo della prima carica che gli venne in mente, vicepresidente del Partito o giù di lì. Poteva sembrare un contentino, e invece stava creando le premesse per la nascita di Berlusconi III. L'episodio atteso da anni, in cui il protagonista finalm cede al lato oscuro della Forza. La mia memoria può fare confusioni, ma più o meno il senso è quello.

Nel frattempo Berlusconi 2 viveva giorni difficili. Le Grandi Opere sonnecchiavano, l'Italia era tutta un fragore di betoniere che giravano a vuoto perché mancavano i fondi per il calcestruzzo. I padronicini, delusi, avevano eletto il padroncino della fabbrichetta più grossa, che chiedeva a gran voce elezioni. Ed eravamo in guerra, come al solito. L'Euro era forte, sempre più forte, ci sfondava i pantaloni quando uscivamo a fare la spesa, e fingevamo che fosse la moda. Certo, potevamo rifarci all'estero, passando meravigliose vacanze nelle isole del Sud, ma ogni volta arrivava lo tsunami. Quando la benzina cominciò a costare più dell'olio di semi, automobilisti e rosticcerie tentarono di passare a qst'ultimo. Le patatine di mcronald cambiarono improvvisam sapore. Non sapevi più di chi fidarti. Meno male che c'era sempre il Papa. Ma morì. Insomma, tutte le sfighe. Non c'era neanche più gusto a scrivere il blog, e infatti io smisi. Passai alla clandestinità, in quel gruppo che poi si divise e si riunì ad altri gruppi, eccetera. Ma qsta volta non volevamo disperderci. Volevamo creare una vasta rete di consensi trasversali. Sapevamo che dopo il Berlusconi Due i padroncini avrebbero acclamato un insipido Prodi Due, come un Rambo tra un Rocky e l'altro, e volevamo qlcosa di più.
Una specie di rivoluzione, ma seria, anche pacifica se necessario, partecipata e collettiva, una cosa che piacesse anche alle vecchiette. E cercavamo contatti in tutte le direzioni. Non ci precludevamo nessuna alleanza.
E infatti mi ricordo, mi ricordo benissimo di qlla sera che in tv il solito Ambrogio si mise a spiegare che la crisi era solo colpa dei Cinesi. Tante grazie. Ma poi spiegò che erano state fatte scelte dissennate in sede europea, che il WTO andava ridiscusso, che tutta qsta foga tecnocratica e neoliberista e blablabla…
"Aspetta un attimo. Io ho già sentito questa roba".
"Vero? Sembrava anche a me".
"Ha detto neoliberista, lo ha detto? Ho sentito bene?"
"Qualcosa del genere. E tra un po' dirà moltitudini".
"No…"
"Fidati. Ancora un piccolo sforzo".
"Vuoi dire che sta dicendo le stesse cose di Casarini sei anni fa? Siamo a questo punto?"
"Grande è la confusione sotto il sole. La situazione è…"
"Un casino. Adesso però devo capire chi dei due ha cambiato idea".
"Le idee sono come l'acqua, non ci si bagna due volte nella stessa".
"Sì, certo, e tante altre cazzate".
"Pensa laterale. Pensa laterale. Forse nessuno dei due ha cambiato idea. Forse è l'idea che ci ha cambiati, tutti".
"No. Io no. Non sarò mai d'accordo con qsti stronzi".
"C'è troppo ego nei tuoi pensieri. Purificati dall'ego. Spogliati dei tuoi rancori personali. Non hai più orgoglio. Non hai posizioni da difendere, non hai più un blog con tot accessi giornalieri. Sei un uomo nuovo che cerca soluzioni nuove".
"Qll'uomo non è una soluzione nuova! È da dieci anni che ci ammorba con soluzioni disastrose!"
"Il Passato non esiste. Il Passato è passato".
"Arci, sei più fumato del solito stasera. Non è che stai sperimentando qlcosa?"
"Uh, mettiti un attimo il casco e ti faccio vedere".
"No, quel casco lì, basta".

Due anni dopo Ambrogio riceveva il bisbattesimo nella cattedrale omonima. Per uno con la sua esperienza, che aveva trattato per anni con postdemocristiani, postfascisti e prepadani, mettere d'accordo noglobal e berluscones fu un gioco da ragazzi. Era nato il Teopop.
Io portavo le paste.
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Savena Beach

Caro Leonardo,
qst'epoca di merda ha purtuttavia i suoi vantaggi, per esempio: da aprile in poi, se a San Petronio ti girono le palle, puoi prendere un filobus e andare al mare, e il tempo è quasi sempre bello.
Una volta non era così, e lo sai. Una volta qui aprile era grigio e uggioso, ogni giorno un barile, e il mare a centinaia di chilometri di distanza. Adesso la spiaggetta più vicina è a San Lazzaro, e aprile è il più dolce dei mesi, così se Antonio-Abate ha proprio deciso di sospendermi per come mi sono comportato in presenza del cardinale, che posso dire: f'nql e grazie. Vorrà dire che porterò mia figlia al mare.
"Ma qsto è il bus sbagliato, papà".
"Non andiamo a scuola, oggi".
"Papà!"
"D'aprile la scuola fa male".
Letizia è allergica ai pollini, proprio come me. Da quando siamo tornati ai combustibili fossili la sua rinite è peggiorata. Una coincidenza, naturalm. Gli antistaminici costano tanto, e non abbiamo più un dottore disponibile a passarci campioni omaggio. Per ora, almeno. (Devo trovare Taddei).

"Ma qui non c'era la grande croce?"
"Sì, l'hanno tirata giù".
Via Cracovia si chiamava così anche prima che morisse Wojtyla, per via di certi polacchi che sono venuti a combattere una guerra e sono sepolti in un cimitero a pochi passi: a un certo punto poi sembrò impossibile che all'incrocio con la via Emilia non ci fosse un monumento al grande Papa: ma siccome eravamo già in un'epoca di austerity, si decise di riconvertire quel pilastro di cemento che già sorgeva in loco. È buffo pensare a quel che era prima di diventare un braccio della grande croce. Ma nessuno se ne ricorda, in verità. E in ogni caso il problema non pone più: abbattuto.
"Ma chi è stato?"
"Non lo so. I terroristi".
Dopo la fase di attacchi suicidi alle infrastrutture, i famigerati libici hanno attraversato in primavera una fase iconoclasta. Poca roba, in realtà: la statua del Patrono abbattuta sotto le torri, e la croce di Polonia proprio nel ventennale della morte. Più qlche altro danno qua e là a varie madonnine e presepi, che probabilm sono solo opere di mitomani o emulatori. Ma so che a San Lazzaro parlano già di una terza fase, in cui i terroristi si starebbero dedicando a razziare il pollame ruspante sulle rive del Savena: insomma, l'invasione è cominciata…
"Ma tu ci credi, nei terroristi, papà?"
"Certo, certo che ci credo".
"Uh, non ho neanche il costume".
"L'ho preso io, è in valigia".
"Le mamme non se ne sono accorte?"
"No, pare di no".

Ogni volta che vengo qui, dopo un po' mi viene in mente una cosa: che a me la spiaggia annoia. M'ha sempre annoiato.
Una volta almeno potevo portarmi da leggere. Che follia. Preziosi tascabili squadernati al sole. Le pagine ingiallivano a vista d'occhio, s'imbibivano d'olio solare e sabbia, mentre l'incollatura si scioglieva. Pensare quanto sarebbero costati, anni dopo, al telemercato nero. Pensare che di molti classici ci sono rimaste solo le versioni tascabili, perché i rilegati, a parte i bestseller, non li comprava più nessuno, non li stampavano nemmeno più. Pensare che ora in facoltà di lingue hanno l'opera omnia di Michael Crichton e Dan Brown, e niente De Lillo. Una volta me lo portai, un De Lillo in spiaggia. In tre giorni lo feci a pezzi. Che anni cretini.
No, non cretini, dai. Ma improvvidi, qsto sì. Terribilm improvvidi. Consumavamo un sacco di cose senza nemmeno rendercene conto. Ci riempivamo di parole contro il consumismo, e intanto consumavamo. Protestavamo contro le biblioteche a pagamento, e intanto ci riempivamo le case di libri incollati, che nel giro di vent'anni si sarebbero scollati regolarm. E lo sapevamo. Dovevamo saperlo. Io li ho ben visti scollarsi, i sonzogno pocket di mia madre, gli Oscar Mondadori a 350 lire. E intanto compravo Miti Mondadori a tre euro e mezzo, e me li portavo in spiaggia. Così. Tutto dato per scontato. La cultura costava meno dell'olio solare e io manco mi ponevo il problema.
"A cosa pensi, papà?"
"A niente. Facciamo una corsa".

Fin da quando mi riesce di ricordare, ho sempre passeggiato sulla spiaggia rimuginando finché non esaurivo i pensieri. E ho sempre pensato alle storie che avrei scritto. Storie lunghe e complicate, che prima o poi mi sarebbero venute in mente. Ma non è mai successo. Ho cinquantun anni ed è almeno da quarantuno che vado su e giù per le spiagge adriatiche, senza mai trovare una trama decente. E dire che ai tempi dei tempi ero considerato uno di talento, uno che se solo si fosse applicato un po'… se solo avessero saputo quanto mi applicavo, ogni estate, su e giù, su e giù, senza costrutto. Giusto qlche infiammazione inguinale ogni tanto.
"Dove arriviamo?"
"Alla croce abbattuta, dai".

In definitiva credo che il mio sia stato un semplice caso di diagnosi errata: l'applicazione c'era, mancava piuttosto il talento. Tutto qui. Averlo saputo prima.
Avrei imparato un altro mestiere. Non sarei diventato il precario a vita che sono. Avrei avuto un'esistenza più tranquilla. Meno ansia. Cioè, non esiste che a cinquantun anni uno ancora si fa sospendere dal lavoro. Ma quando cresco. Davvero, quand'è che finalm –
"Perché ti sei fermata?"
"Hai il fiatone, papà".
"Ma no, non è niente".
"Hai preso le tue medicine stamattina? Qlle per il cuore"
"Eh? Tanto non mi servono".
"Papà".
"Non mi fanno niente, dai. Finiamo la corsa".
"No, non ho più voglia".
"Come vuoi".

La croce è ancora lì, per terra, dove un tempo c'era un parcheggio e ora la banchina di un porticciolo sul fiume. Nessuno ha interesse a spostarlo. Sembra quel che resta di un immenso aquilone, il giocattolo rotto di un bambino gigante. A volte qualche bagnante viene a vederla e si fa il segno della croce: ma adesso non c'è nessuno.
Quasi quasi.
"E adesso?"
"E adesso torniamo indietro. Ti do un minuto di vantaggio".
"Cosa fai con quel sasso, papà?"
"Non ti preoccupare".

Se me lo sarei immaginato, avrei portato del gesso. Con un sasso è difficile lasciare qlcosa di leggibile. D'altro canto, se è davvero nei pressi è meglio non attirare l'attenzione, no? Nessuno fa caso a due segni sul cemento.

BAR-TADDEI
DEVO-PARLARTI.
ORA-POSSO-RISPONDERTI.
IMMACOLATO.


Già. E perché dovrebbe fidarsi, poi?

2004:-HA-VINTO-BUSH

Qsto dovrebbe fargli tornare la curiosità.
"Papà!"
"Arrivo".
Adesso sì, adesso il cuore batte troppo forte.
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Quei due


Caro Leonardo, non faccio che pensare a Bar Taddei
Bar Taddei
Bar Taddei


Ma è inutile così, non mi viene in mente niente.


Ecco un'altra sensazione che non sperimentavo da anni: il blocco. Giro in tondo per la casa, inciampo nei giochi di Letizia, mi verso una cicoria, vado in bagno, mi verso un'altra cicoria, vado di nuovo in bagno. E ho le palpitazioni. So che c'è un modo di uscire da questa condizione, ma è impraticabile.
Una doccia calda.


Ci sono stati periodi della mia vita (non lunghi, non eccezionali), in cui la qualità della mia vita dipendeva dalle idee che mi venivano. In quei periodi potevo anche saltare i pasti, ma non la doccia serale.
È da lì che vengono le idee.
Fanno condensa sullo specchio.
Ora, naturalm, una doccia del genere consumerebbe tutto l'approvvigionamento serale dello stabile. È per qsto che ci sono sempre meno idee in giro.


Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei
Bar Taddei Bar Taddei Bar Taddei


Buffo come ogni parola, a ripeterla un po', perde tutto il suo significato. Succede anche ai volti, fissandoli a lungo. Ai sogni se li racconti. Io peraltro continuo a fare quel sogno in cui pedalo sottoterra, ma ormai mi sono adeguato: se c'è da pedalare pedalo. Se smetto di pedalare, sorgono complicazioni, fruste, forconi. Così pedalo. Tanto è un sogno, dopo un po' passa. Nel sogno, comunq, Bar Taddei non compare.
E allora dov'è, che l'ho già sentito.


BarTaddei BarTaddei BarTaddei
BarTaddei BarTaddei BarTaddei
BarTaddei BarTaddei BarTaddei
BarTaddei BarTaddei BarTaddei


Sarei meno nervoso se non avessi rivisto quei due. Ieri mattina, sotto casa mia. Le loro chiacchiere salivano dalla tromba delle scale. Parlavano di letteratura, mi pareva.
"Tutte cazzate. Ma sai chi è il migliore romanziere del decennio?"
"Il decennio è a metà, veram".
"Non spaccare il capello in due. I fighetti spaccano i capelli in due".
"Non è un capello, è un decennio".
"Lo vedi? Lo vedi che sei un fighetto? Comunq: Rufino. Rufino è il romanziere del decennio".
"Sono d'accordo…"
"Scherzi?"
"…a metà".
"Ah, ecco".
"Anche perché l'ho letto a metà".
"Le pagine dispari?"
"Mai! Le pagine pari".
"Allora non sai come inizia. L'inizio è la cosa più importante dell'opera".
"Vero, l'inizio è la metà dell'opera".
"E non ti piace".
"Non ho detto che non mi piace".
"Non l'hai negato".
"Non l'ho detto e non l'ho negato. Cerco una posizione intermedia".
"Perché sei invidioso. Stai rosicando".
"No, non credo".
"E invece è vero. Riesco a sentire forte e chiaro che rosichi".
"In qsto momento?"
"In qsto preciso momento. E tu, bimbo, secondo te qual è il migliore romanziere del…"


Il bimbo ero sempre io.
"Mi spiace, non so leggere. Dovete dirmi qlcosa?".
"Hai sentito, Luc? Il bimbo non sa leggere! Perché perdiamo tempo con lui?"
"Attento, Roc. Potrebbe essere ironia".
"Ironia? Non ha senso. Ironia è darti del fighetto. Tu ti incazzi e io mi diverto ".
"Io non sono un fighetto, Roc".
"Infatti: per qsto è ironia. Invece, se un analfabeta dice che non sa leggere, dov'è l'ironia?"
"Scusate", intervenni io, "ho un po' fretta, quindi, se avete un messaggio per me…"
"Un messaggio? Hai sentito, Luc? Qsto sfigato analfabeta vuole un messaggio da noi! Ci ha preso per dei profeti".
"Noi non siamo profeti, Roc".
"Proprio no".
"Non abbiamo che mezze verità".
"E va bene, fuori le mezze verità. Siete in contatto con Damaso? Posso usarvi come tramite?"
"Siamo stati in contatto con Damaso, sì".
"Siamo stati in stretto contatto con Damaso, ih ih".
"E lui ci ha consigliato di venire da te ­ ti stima molto".
"E di salutargli tua moglie".
"Non è in casa, mi spiace".
"E Taddei? Lui c'è?"
"Lui è sparito, come sapete".
"Già, Luc, ora che ci penso, lui è sparito".
"Forse, Roc. Ma forse è sparito solo a metà. Forse è sparito per Damaso, e non per… per… com'è che ti chiami?"
"Immacolato, mi chiamo. E quando troverò Taddei, voi sarete i primi a saperlo, daccordo?"
"Allora lo stai cercando?"
"Sto cercando di farmi trovare".
"E perché lui dovrebbe cercarti?"
"Perché mi ha fatto delle domande e non ho ancora finito di rispondergli".
"E tu, perché ci tieni tanto?"
"Soldi. Damaso mi paga a progetto".
"Uh, hai sentito qsto sfigato? Lo pagano a progetto".
"E a noi come ci pagano?"
"Non lo so. Ma a progetto è da sfigati".
"Devi guardare anche i lati positivi: non ha da sopportare i colleghi idioti".
"Ah, io ne so qlcosa, ah ah".
"Anch'io ne so qlcosa".
"Non fare ironia. Non sei capace. Io sono ironico. Tu sei un fighetto".
"Non sono un fighetto!"
"Lo vedi?"


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Da allora non hanno smesso di seguirmi. Quando sono in casa si accampano da Marino. Già non amavo l'idea di essere un verme all'amo, ma che siano quei due a reggere la canna, è una cosa che mi butta giù. Vestono buffo e mi ricordano qlcuno che non mi ricordo. Qlcuno che comunq non è Taddei.


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Prima lo trovo, meglio è.
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Potere alle vecchiette (1)

Caro Leonardo,
È stato stamattina: dietro una porta a vetri Assunta e Antonio-Abate parlavano del mio destino. Io sedevo nel corridoio cercando di ripescare i ricordi nel modo sbagliato: concentrandomi. Volevo trovare un'immagine di Wojtyla che fosse solo mia: tutto qllo mi veniva in mente era un vecchio film di Don Camillo.
C'è Peppone che deve buttare giù una madonnina (e ci siamo io e Arci su un divano con due birre, e aspettiamo che il Papa muoia). Ha l'autorizzazione della Curia; ha l'autorizzazione di Don Camillo. Ma c'è una vecchietta che si mette tra la madonnina e l'autocarro, la gente sul ciglio della strada grida vergogna, e Peppone non sa che pesci pigliare. Alla fine smusserà l'angolo della Casa Popolare e ingloberà la Madonnina nel progetto.
"Ce ne sono di angoli smussati, da queste parti".
"Non ti immagini quanti".
La notizia arriva fino "a Roma", dove i "pezzi grossi del Partito mormorano": e Peppone, al telefono, perentorio: "mettetevi voi, contro un migliaio di vecchiette".
"Peppone aveva capito tutto".
"Naturalmente", feci io. "Cioè?"
"Le vecchiette. Ogni rivoluzione italiana finisce lì".
"Le vecchiette ci sono dappertutto".
"Ma in Italia è diverso. C'è un matriarcato nascosto. E la DC che si batte subito per il suffragio femminile. L'età media più alta del mondo. Tutto porta in una sola direzione: potere alle vecchiette!"
"E ai vecchi no?"
"Le donne vivono di più".
"Allora a 80 anni avremo l'imbarazzo della scelta, ih ih".
"Non sei divertente. E probabilmente non ci arriveremo, ad 80".
"Fanculo, perché no?"
"Perché, perché, il solito occidentale evoluto che crede che tutto gli sia dovuto. Nei prossimi anni l'età media si abbasserà".
"E come fai a saperlo".
"Vuoi davvero che ti tiri fuori i grafici e i calcoli per dimostrarti che…"
"Lascia perdere. Mi dicevi delle vecchiette. Erediteranno il mondo?"
"No, assolutamente. Ma hanno ereditato l'Italia. La prossima rivoluzione sarà con le vecchiette o non sarà".
"Uh, la vedo grigia".
"No, perché? Basta trovare un obiettivo comune. Qualcosa per cui le vecchiette siano disposte a combattere. Qualcosa che desiderano ardentemente, o che hanno una paura matta di perdere".
"E cosa?"
"E che ne so".

In quel mentre il film sfumò su un'edizione straordinaria. Comparve… come si chiamava… Emilio Fede, malrasato e scollettato ad arte, e disse: "Non avrei mai voluto dare questa notizia, il Papa è morto".
"Amen", dissi io.
"Alleluia", soggiunse Arci.
"Non essere blasfemo".
"Voglio ragionare da cristiano. Era anziano, sofferente, e puro di cuore. Al massimo stasera in cielo c'è un Santo in più, che c'è da piangere? È assurdo".
"Ma la pietà…"
"È roba da morti. È scritto sul Vangelo: lascia che i morti seppelliscano i morti. I vivi hanno altre incombenze"-
"…e la figura storica…"
"Sì, sì, certo. Ma voglio ragionare da cristiano cattolico. I Papi sono eletti dallo Spirito Santo, che è Dio, e che sicuramente non tarderà a ispirare un altro Papa infallibile e carismatico come questo. O dubitiamo dell'onnipotenza dello Spirito Santo Dio?"
"Ci sarà chi dubita un po', evidentemente".
"È scritto: chi bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonato".
"Sul Vangelo?"
"Sul Vangelo".
"Ma quando l'hai letto, tutto questo Vangelo".
"Ho fatto un corso, una volta".

Questo era il ritornello di Arci: una volta aveva fatto un corso, ecco perché sapeva tutto. Anni dopo mi sono reso conto che lo diceva con lo stesso tono di Stallone in Rambo-Tre, quando un pakistano gli chiede: "Ehi, ma vuoi andare in Afganistan da solo? Ma lì ci sono i sovietici, la guerra, tu te ne intendi un po' di guerra? Sai cos'è? Eh?" E lui, John Rambo Tre, risponde: "Ho sparato, qualche volta".

Ho sparato, qualche volta…
"Sveglia".
"Uh, Assunta, ciao. Mi ero messo a pensare e…"
"Stavi russando, Mac. Qui nel corridoio".
"Mm. Com'è andata?"
"Abbiamo concluso che sei un coglione".
"Ma qsto già si sapeva, no".
"Hai aggredito un collega di lavoro davanti all'ispettore della Propaganda Fidei. Hai messo nei guai il tuo capo e tua moglie che ha brigato per farti avere il posto. Diciamo che ieri hai stabilito nuovi standard di coglionaggine. Senza parlare del fatto che hai fornito ricordi fittizi, sui quali non c'è riscontro…"
"Ancora con qsta storia? Wojtyla è stato a Santiago, lo giuro su…"
"Non risulta".
"Ma i giornali…"
"Sono carta straccia e lo sai. Ricordi almeno in che anno sarebbe successo?"
"Io… non so, facevo il liceo… dall''87 al '92".
"Abbiamo cercato. Niente. Ha ragione Pioquinto".
"Oh, ma andiamo. Da quando in qua mi invento i ricordi".
"A volte succede, Mac".
"Succede agli altri. Ma io non… la canzone. Cerchiamo la canzone".
"Mac, stai parlando di avvenimenti oltre il Muro di Cristallo. Evidentem non sono stati salvati dalla cristallizzazione, quindi sono persi. Fine".
"Bisogna cercare la canzone".
"Ricordi l'autore?".
"No".
"Molto strano, non trovi?"
"Non l'ho cristallizzato, tutto qui. Può essere l'unica prova che il Papa sia stato a Santiago".
"Non è una prova. Anche se tu trovassi la canzone, e dubito, devi dimostrare che allude a un viaggio storicam avvenuto. Non capisco perché t'infervori tanto".
"Perché ti voglio dimostrare che non m'invento le cose. Taddei".
"Eh?"
"Devo trovare Taddei. Lui sa. Si ricorda".

(continua)
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"Io non lo scorderò"

Caro Leonardo,
l'ho capito da un pezzo: la Primavera mi fa male. Ho un sacco di pensieri, sono un po' agitato, e poi va a finire che perdo di vista le cose importanti.
Su una preziosa agendina di pergamena che mi sono fatto regalare a Natale e poco dopo ho perso in un cassetto, non mi ero dimenticato di annotare le scadenze più importanti dell'anno. Il Due Aprile, per esempio. Il Due Aprile era una cosa da non mancare assolutamente. Se volevo dimostrare che il Progetto Duemila aveva bisogno di me, avrei dovuto impegnarmi. Magari fermarmi una mezzora di più in ufficio ogni tanto, qualche straordinario non pagato, qualche videoricerca sistematica in archivio. Tempo bene speso, perché il Due Aprile era fondamentale. Avrebbero mandato senz'altro qualche pezzo grosso a controllarci, magari un porporato, e il grosso pezzo di porporato sarebbe stato molto contento del mio lavoro. Lo avrebbe detto in giro. Lo sapete che già al Progetto Duemila c'è un tipo molto in gamba, con una buona memoria? Sì, lo so che è un ex defargista rieducato, ma mica possiamo tenerlo in cantina per tutta la vita, no? Ci sarà un motivo se si chiama Rieducazione, no?

Poi sono successe tante cose, i blecaut, Taddei… di mezzore straordinarie per costruirmi il mio piccolo dossier Wojtyla non ne ho avute. Ogni tanto ci pensavo, certo. Pregustavo il mio trionfo, alla vigilia del Due Aprile fatidico.

ANTONIO-ABATE: Maledizione, qui siamo alla vigilia di un fatto storico di prima importanza e non ci ricordiamo un cazzo. Qualcuno ha qlche idea?
IMMACOLATO: Beh, io partirei con l'ultima immagine del Papa dal balcone, che cerca di parlare. Uno stacco sulla piazza gremita, un altro stacco sulla salma circondata dai vescovi, e con le immagini di morte e di lutto finirei lì.
ANTONIO-ABATE: Ma le abbiamo, tutte qste immagini?
IMMACOLATO: Certo che le abbiamo. Poi passerei a un montaggio più veloce, con tutte le classiche immagini del Papa Buono: il bambino che gli cava la coppola, la bambina che in braccio a lui si ficca un dito sul naso, il piccione che gli atterra sulla testa, il Papa in montagna, il Papa sugli sci…
ANTONIO-ABATE: Gli sci! Me li ero totalmente dimenticati. E poi…
IMMACOLATO: Il Papa calciatore, il Papa capo indiano, il Papa alle giornate mondiali dei Papaboys, il Papa al concerto di Bob Dylan…
LORETO: L'Indagatore dell'Incubo?
IMMACOLATO: Taci, Loreto. Poi, lentam, inizierei a infilare tutti i personaggi importanti che gli hanno stretto la mano: Reagan, Gorbaciov, Madre Teresa, Fidel Castro eccetera. E finirei con… col suo attuale successore.
ANTONIO-ABATE: Sì, certo, tutto molto bello, ma dove stanno le immagini? Quanto ci metteremo a trovarle? E ci resterà tempo per montarle?
IMMACOLATO: Non c'è bisogno, è già tutto pronto.
TUTTI: Tutto pronto?

Così, mentre fantasticavo (e portavo Letizia in spiaggia, e facevo la spesa, e preparavo le lezioni, e facevo da amo per Taddei, eccetera), quatto quatto è arrivato Aprile, al suono del cucù – un brusco risveglio.

ANTONIO-ABATE: Sia Lodato Gesù Cristo. Seduti. Prima di iniziare la riunione, volevo dare il benvenuto a Monsignor Elpidio, della Congregazione Propaganda Fidei, che è venuto a trovarci proprio oggi. Non poteva scegliere un giorno migliore, dico bene?
ELPIDIO: Buongiorno a tutti. Ma iniziate, iniziate pure. Io vi osservo con attenzione.
ANTONIO-ABATE: Già. Come sapete, l'occasione è importante, tra le più importanti da quando il Progetto ha avuto inizio. Sappiamo che nei prossimi mesi la morte di Giovanni Paolo II si cristallizzerà nella memoria di milioni di fratelli e concittadini. Il nostro compito è quello di assisterli in questa fase delicata. Possiamo iniziare. Dunq.
ELPIDIO: E-ehm…
ANTONIO-ABATE: Ah, sì dimenticavo. Devo avvertirvi: non calcate la mano. Sappiamo tutti quanto sia stato importante e amato qsto Papa. Ma dobbiamo tener conto che presso i nostri attuali alleati, gli Usastri, è ancora forte una corrente di pensiero che riteneva la Chiesa Cattolica una creazione dell'Anticristo e Woytjla almeno parzialm succube ai disegni di… di… insomma, ci siamo capiti, no? Equilibrio. Ecco quel che ci serve. Ora: alcuno ha delle proposte?

Silenzio. Il Monsignore è il classico tipo paffuto con gli occhi piccoli e furbi. Qlli come lui non crescono. Nascono già Monsignori
Antonio mi guarda. Spera in me per rompere il ghiaccio. Ma io sono frastornato, come lo studente secchione il primo giorno che non ha fatto i compiti. Ho la testa vuota e ci ronza dentro una vecchia canzone. Come faccio a ricordarmela?

E spera e spera un uomo arriverà

Poi accade ql che non deve mai accadere: Loreto alza la mano. Di solito la deve tenere ben alta per una mezzora prima che qlcuno si ricordi di lui. Ma stavolta Antonio è proprio disperato.
ANTONIO-ABATE: Sì, Loreto? Dicci pure.
LORETO: Mah, secondo me dovremmo iniziare col suo discorso più famoso, sa, quello dell'abbraccio…
In un angolo, Pioquinto sbianca. Antonio non ha ancora capito.
ANTONIO-ABATE: Il discorso dell'abbraccio? Non me lo ricordo.
LORETO: Ma sa, quello che… che c'è la piazza tutta piena e lui dice: "date un abbraccio ai vostri figli, dite che è l'abbraccio del Papa", e poi…
IO: Stai sbagliando Papa, idiota.
LORETO: Sì?
ANTONIO-ABATE: Ma, ma, ma forse tu hai un'idea migliore, eh, Immacolato? Con la tua famosa memoria?
IO: Beh, sì, io pensavo a una serie di filmati di repertorio in cui…
ANTONIO-ABATE: Li hai già pre-selezionati?
IO: …no.
ANTONIO-ABATE: Ma se ve l'ho detto mille volte. Venite qui già con materiale pre-selezionato, sennò come facciamo. E le musiche? Hai pensato alle musiche?
IO: Ah, sì, in effetti ho in mente una canzone, non so se qualcuno se la ricorda… avete presente qlla che fa:

e l'uomo in bianco scese dal cielo
ma era di là dalle barricate


ASSUNTA: E di che parla?
IO: Parla del Papa, appunto, di quel Papa lì.
PIO-QUINTO: Impossibile. Mai sentita.
IO: Beh, tante cose non hai mai sentito. Era una canzone che… di un gruppo che mi piaceva molto e poi a un certo punto non mi è piaciuto più. Sapete come vanno qste cose, no?
PIO-QUINTO: No.
IO: e l'uomo in bianco vide la morte
ma era di là dalle barricate.
Santiago del Cile
padre tuo figlio dov'è

ASSUNTA: Dai, Mac, piantala.
PIO-QUINTO: Che roba è, qsta? Che vuol dire?
IO: Santiago del Cile. Era il titolo. Parlava di quando il Papa andò a Santiago, del Cile, salì su un balcone con il dittatore e…
PIO-QUINTO: Qsta cosa non mi risulta.
IO: Forse non risulterà a te, ma io mi ricordo benissimo che il Papa andò a Santiago durante la dittatura, salì sul balcone del dittatore, e forse non gli volle dare la mano, ma a ql tempo io pensavo che era già troppo così, e infatti…
PIO-QUINTO: Non credo che Wojtyla sia mai stato a Santiago.
IO: Ma chi credi di prendere in giro?
PIO-QUINTO: Negli ultimi giorni ho visionato le trasmissioni tv di 20 anni fa. Sapete che ci fu una specie di non-stop su tutte e sette le reti nazionali, con molte immagini di repertorio. Mi sono detto: inutile perdere tempo a pre-selezionare, quando qlcuno l'ha già fatto al nostro posto 20 anni fa. Ho raccolto e montato. Ci sono immagini del Papa in Africa, nelle Filippine, negli USA, a Cuba. Nessuna immagine del Cile.
IO: Oh, ma andiamo.
PIO-QUINTO: Nessuna immagine del Cile. Ti stai inventando le cose, Immacolato. E secondo me non è neanche la prima volta.
IO: E perché mai dovrei inventarmi una cosa del genere.
PIO-QUINTO: Non so. Magari per metterti in buona luce davanti al Monsignore.
IO: Ma io… ma qsta è… ma brutto figlio di…
ANTONIO-ABATE: Silenzio. Propongo di visionare il montato di Pio. I vostri problemi, per favore, li risolvete poi in privato.
IO: No, ma scusa, ma è troppo grossa! Ma io ne trovo finché ne voglio, di immagini del Papa a Santiago!
PIO-QUINTO: Dici?
IO: E poi lo dice anche la canzone. "e dittatura e religione fanno l'orgia sul balcone". Secondo te me la sono inventata?
PIO-QUINTO: Secondo me, sì.

A quel punto mi sono alzato e, al cospetto del Monsignore Elpidio, ho cercato di prendere Don Pioquinto per il bavero. E ci sarei riuscito, non mi avessero trattenuto Assunta e Loreto. Proprio come i ragazzini.
Mi fa male, la Primavera.
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Cadono statue

Caro Leonardo,
Cosa vuoi mai, routine.

Sul Supernet di San Petronio dicono che i terroristi hanno alzato il tiro in città. Niente più kamikaze negli stabilimenti, bensì un paio di colpi in banca e un gesto simbolico e spettacolare: l'abbattimento della statua del Patrono sotto le torri.
Le banche sono sicuram una stronzata. Ormai uno tende a prendersela coi terroristi anche se il micio gli sale sull'albero. La statua è un altro discorso. Non è esplosa: l'hanno tirata giù. Se è stato un vandalo, doveva avere con sé un piccolo bulldozer. Un bulldozer silenzioso e invisibile, o perlomeno con lo ZTL, che attraversa la città di notte senza dar nell'occhio né a Sirio né a un nottambulo né a nessuno.
La notizia ha comunq rimesso la guerra all'ordine de giorno, e meno male: ormai le centrali energetiche in tilt e i blackout non se li filava più nessuno. Ora pattuglie di volontari montano la guardia al Santo Padre Pio del Cassero, e li capisco. Mentre il Patrono ha sempre avuto l'aspetto bonario di uno santificato secoli fa che non deve più dimostrare niente a nessuno, qll'altro, oltre a essere relativamente fresco di nomina, è uno che s'incazza. E se s'incazza, ha senza dubbio i mezzi per portare sfiga.

Quanto a me, sono preoccupato: nessuna traccia di Taddei. Neanche di Damaso, se è per questo: all'ospedale non me lo fanno più vedere (Assunta è molto preoccupata). Io mi sono rimesso a venire in Facoltà quasi tutti i pomeriggi (Concetta è preoccupata). Certo, lei ha questo chiodo fisso che io una di queste primavere inciampi in qualche fanciulla in fiore. In realtà non è come lei pensa: bensì, dopo attenta valutazione, ho concluso che per trovare Taddei o farmi trovare da lui un posto vale l'altro; e siccome mica posso andare in giro con la lanternina, mi conviene stare fermo da qualche parte e aspettare che la legge dei grandi numeri me lo conduca tra le braccia.

Naturalm in base alla vera legge dei grandi numeri, questo può accadere in un momento qualsiasi da qui ai prossimi diecimila anni; ma per ora non si sta male, qui. Sotto Pasqua non c'è mai molta gente, studenti professori drogati cani e barboni si prendono tutti un meritato ponte lungo. La brezza in Piazza Verdi sa di mare. Solo qlche giovinetta ogni tanto percorre i portici ad ampie falcate con una tesina ritardataria stretta in seno, ma non è come Concetta pensa. Del resto la biondina, come si chiama, Aureliana, non si fa vedere, sarà in Liguria o Versilia, chissà.

C'è un'altra cosa. Mettiti nei panni di una persona scongelata vent'anni prima che si sveglia in un ospedale della sua città e scappa in un pigiama a righe: dove vai? Cosa fai? Per prima cosa, hai voglia di rivedere casa tua, controllare se c'è ancora qualche amico o familiare. Ma amici e familiari, per quanto ci è dato di sapere, non ne ha più (tutti morti o emigrati): la sua casa natale era a San Lazzaro, in uno di quei caseggiati buttati giù per far posto agli stabilimenti balneari. A Pasqua porterò Letizia a farsi un bagno e darò un'occhiata in giro, ma secondo me non è rimasto lì. (E in ogni caso non mi posso permettere di andarlo a cercare sul bagnasciuga tutti i santi giorni. Per quel che mi pagano. Non sono mica un informatore a tempo indeterminato, io, ecchecazzo. Sono un collaboratore part-time e finora i rimborsi spese li ho letti nei romanzi. Se volevano un lavoro fatto bene mi pagavano di conseguenza. E F'nql).
Dicevo, secondo me non è rimasto lì. Bella spiaggia, bella gente, magari un pigiama a righe si può mimetizzare, ma non c'è niente che possa ricordargli davvero l'infanzia o quant'altro. Inoltre è maledettam curioso, qll'uomo. Avrà voglia di sapere cos'è successo negli ultimi vent'anni. Le mie risposte imbarazzate devono avergli creato solo confusione. Che farà?
Cercherà giornali. Non ce ne sono. Librerie. Molto rare, e i libri sono gli stessi tascabili di vent'anni fa, ingialliti e scollati. A meno che non decida di far pace con l'interfaccia utente del Supernet, non avrà nessun modo di informarsi. E a quel punto, dove arriverà, guidato dalla disperazione?
Al tempio del sapere. L'ateneo più vecchio del mondo. Là ci saran bene testi di Storia sugli ultimi quattro lustri, penserà. Naturalm non li troverà. Ma troverà me.

Dopodiché…
Non lo so. Speriamo bene.
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2 Pasque (il pezzo vecchio stile)

Caro Leonardo,

Ho preso le ferie arretrate, ho preso le anticipate, ho preso anche un po' di quelle di Assunta, ma prima o poi dovevo tornare anche al Progetto Duemila.
"Ciao Loreto"
"Toh, a volte ritorna".
"Come andiamo con l'Abate?"
"Andiamo di merda. Odio la quaresima. Niente primi piani femminili per 40 giorni".
"Addirittura?"
"Direttive dall'alto. Hanno scoperto che vent'anni fa le donne in tv erano tutte troppo scollacciate".
"Ma dai ".
"Siccome però la direttiva non era del tutto chiara, per sicurezza Pioquinto ha proposto di toglierle tutte. Stop. Da 40 giorni in qua la storia la fanno solo gli uomini. A parte l'usastra immortale".
"Chi?"
"Una per niente scollacciata. Un'usastra in coma, un caso di bio-etica di vent'anni fa. Mai sentito parlare?"
"Forse sì. E perché l'avete tirata fuori?"
"Perché, perché, perché. Perché non c'è venuto in mente niente. Tu non c'eri e avevamo finito i ricordi. Sai cosa penso del 2005, collega Immacolato?"
"Dimmi, collega Loreto".
"Che è stato un anno inutile e insulso, non succedeva niente che valesse la pena. L'altro giorno abbiamo fatto il servizio d'apertura su una bimba rapita dagli zingari. E un cane che mordeva la padrona".
"Non so che dirti"
"Ma mica ti devi scusare, non è colpa tua se hai vissuto anni insulsi".
"In effetti non erano un granché, c'era la guerra…"
"…come sempre"
"…e una campagna elettorale".
"Come sempre. Senti, Abate mi ha detto di chiederti un pezzo vecchio stile"..
"Che vuol dire vecchio stile".
"E che ne so. M'ha detto: appena lo vedi, qllo, chiedigli un pezzo vecchio stile per la Settimana Santa'"
"Settimana Santa? Siamo in Settimana Santa?"
"Sì, collega miscredente. Lunedì, a Dio piacendo, ci ributtiamo sulle donne. È da un mese che sto lavorando a un montaggio di spot telefonici. Taglio tutti i cellulari e lascio la gnocca. Voglio proprio vedere se…"
"Ciao Loreto".

Pasqua è una strana festa, ondivaga, che da sempre ci coglie di sorpresa. Difficile da vivere e difficile da interpretare. Se il Natale è la celebrazione puntuale della Nascita, la Pasqua celebra qualcosa di più ambiguo e inafferrabile: vita e morte, resurrezione e mortalità. Sta ai fedeli decidere quale aspetto celebrare. E se mettessimo in fila le Pasque degli ultimi venti, trent'anni, scopriremmo che la vita e la morte si è alternata nelle nostre celebrazioni, puntuale come un pendolo.
Così, non c'è dubbio che la Pasqua 2004 celebrasse la Morte: in piena Grande Guerra Mediorientale, a un mese dall'attentato di Madrid, compariva nei cinematografi del Bel Paese la Passione di Mel Gibson: i supplizi di Nostro Signore diventavano spettacolo cruento, a cui assistere con occhi sbarrati, per dare prova di zelo nella fede. La prova generale in attesa delle videodecapitazioni mediorientali che avrebbero inondato i palinsesti tv nell'autunno successivo. Il buon cristiano del 2004 è l'uomo che contempla i sacrifici, senza staccare l'occhio, e si rende testimone dell'orrore. Ma già verso la fine dell'anno il modello comincia a dare i primi segni di stanchezza. Il più grande spettacolo del 2004 è il maremoto dell'Oceano Indiano: un supplizio immenso di cui l'uomo, per quanto si sforzi, non riesce a trovarsi colpevole. Il 2005 nasce su una nota diversa.

È l'anno della vita. I media insistono sulle malattie del Pontefice, sottolineano l'aspetto eroico della sua caparbia sopravivenza. L'accanimento terapeutico autoinflitto al corpo di Giovanni Paolo II è un segno del consolidarsi della nuova alleanza tra Scienza e Fede. La morente civiltà dello spettacolo reagisce producendo pellicole inneggianti all'eutanasia, premiate dalle giurie internazionali, che destano l'ira dei nuovi credenti. Nel Bel Paese il dibattito sull'embrione, rimasto in sordina negli anni precedenti, scoppia in occasione del referendum. E a Pasqua, sui media di tutto il mondo, tiene banco il caso giudiziario di una cittadina usastra in coma, a cui il marito vorrebbe interrompere l'alimentazione. Il buon cristiano del 2005 è uno zelante difensore del diritto alla vita: un uomo che si sarebbe rifiutato di spezzare le gambe ai ladroni crocefissi (Giovanni 19,31).
C'è contraddizione? Assolutamente no. C'è solo una sensibile oscillazione. Contemplazione della morte e lotta per la vita sono due aspetti complementari della nuova fede cristiana che prende forma nella prima decade del nuovo millennio. Un Cristianesimo rinnovato, adeguato alle innovazioni tecniche che stanno rendendo la vita sempre più lunga e dolorosa. Terri Schiavo, come Nick Berg, come il Gesù di Gibson, è l'agnello che deve soffrire ogni suo ultimo respiro, ogni stilla del suo sangue, ogni vertebra spezzata del suo corpo, perché così ha deciso lo spettatore credente.

Ironicam, in quello stesso marzo 2005 in una valle tibetana il Gruppo Fiume Perpetuo maturava le prime formulazioni che avrebbero portato anni dopo al brevetto dell'Immortalità: un'invenzione che, pur prevedibile, avrebbe messo in crisi i movimenti di lotta per la vita d'ispirazione cristiana.

"E qsto sarebbe il pezzo vecchio stile ".
"Sì, Loreto mi ha detto che toccava me".
"E bravo il piccolo scaricabarile".
"Non è un problema. Qsta roba mi viene facile, lo sai".
"Lo so, lo so. Infatti non è male. Vita, morte, Mel Gibson, Terri Schiavo, i tibetani… Ma come ti vengono certe idee?"
"È un periodo un po' così, sai, mi capita di pensare alla vita, alla morte, al fatto che invecchio e…"
"Sì, sì, ho capito. È il cambio di stagione. Comunq adesso fammi una cosa".
"Ehi, cosa fai col foglio?"
"Lo sto strappando, vedi. Così puoi andare a scriverne un altro sui successi delle squadre italiane in Champions League, contro i decadenti bizantini ".
"Che squadre?"
"Juve, Milan, Inter".
"Ancora?"
"Cosa vuoi farci. Era il 2005":
"Che anno insulso".
"Vabbè, non è mica colpa nostra".
No?
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Rapporti sessuali verticali

Caro Leonardo, come va?
Come vuoi che vada.
Non mi faccio illusioni. So cosa mi sta succedendo, era previsto, era descritto. E so cosa accadrà. Nulla di buono per me, in definitiva. Non si spianeranno le rughe sulla mia fronte, non mi cresceranno i capelli; non si spegnerà il fuoco allo stomaco, né il mal di schiena; i ricordi continueranno a sbiadire e i sogni a non farsi ricordare. È solo primavera, una in più, una in meno. Non si rinasce in primavera, al limite ci si innamora, e non c'è nulla di eccezionale in qsto. Era previsto. E quando dico 'previsto' non mi riferisco mica a horus o barbanera, heh. È stato Arci.

Fu una delle prime volte che ci rivolgemmo la parola – già ci conoscevamo di vista, eravamo membri di un'associazione che poi confluì in un partito che si scisse in due tronconi, di cui il nostro passò in clandestinità e si federò a un'altra rete di movimenti che organizzava spesso riunioni a San Petronio, prima che la città prendesse qsto nome. Eravamo in pausa pranzo e lui mi stava spiegando che faceva nella vita.
"Ricercatore".
"Pure tu, un'orda, siete. E che ricerchi?"
"Statistica applicata alla sociologia. Studio i rapporti sessuali verticali".
"Ah, sì. Interessanti, anche se io preferisco…"
"No, non in quel senso. Per 'verticale' si intende intergenerazionale: i rapporti sessuali tra individui di generazioni diverse".
"Mm".
"Non fare qlla faccia. Fino a cento anni fa erano i rapporti più frequenti, anzi, a ql tempo erano i rapporti tra individui della stessa generazione a esorbitare dalla norma. Il matrimonio 'standard' prevedeva una differenza di 15-25 anni tra uomo e donna. Poi qlcosa è cambiato, e non è chiaro il perché".
"La parità dei sessi…"
"La parità dei sessi è un grosso problema, da un punto di vista sociale, perché crea un conflitto in più. È chiaro che due persone della stessa età, con esperienze magari diverse, ma di cui si riconosce la pari dignità, non potranno che entrare in competizione e lottare per il predominio, fino a far scoppiare il rapporto di coppia. I matrimoni intra-generazionali, cioè tra persone della stessa generazione, durano in media 15 anni".
"Perché, i rapporti tra vecchi e ragazzine durano di più?"
"Buffo, sì".
"Che?"
"È un dato molto curioso, che nessuno ha interesse a divulgare, comunq sì. I matrimoni intergenerazionali sono più stabili. In pratica, accade che in coppie di qsto tipo non ci sia una vera lotta per la conquista del ruolo di capofamiglia, perché nella prima parte del rapporto esso spetta di 'diritto' al coniuge più anziano, mentre in seguito…"
"…il vecchio rincoglionisce e la signora prende il comando".
"In pratica sì, ma qsto succede anche a sessi scambiati, sebbene siano casi più rari. In pratica, la lotta per il predominio viene sostituita dal normale avvicendamento biologico. Il coniuge più debole sa che un giorno sarà il più forte, e qsto rende più sopportabile la sua momentanea sudditanza. E poi c'è un aspetto fondamentale: il trapasso delle nozioni sessuali".
"Sarebbe a dire…"
"L'educazione sessuale. Sai che è solo con la diffusione della coppia orizzontale che nasce la moderna educazione sessuale. E perché nasce? Perché un maschio e una femmina alla prima esperienza non hanno la minima idea di cosa fare e perché. Con la coppia orizzontale viene a mancare un aspetto fondamentale della conoscenza sessuale: il trapasso delle nozioni".
"Se ho ben capito, stai dicendo che era meglio nell'Ottocento. I ragazzini imparavano educazione sessuale al casino…"
"Con professioniste più anziane di loro, esatto".
"E poi si sposavano verginelle sedicenni e…"
"E trasmettevano in qsto modo le loro nozioni sulla pratica sessuale".
"Lo trovo ripugnante".
"Ma funzionava".
"Ma che vuol dire funzionava, anche il calesse coi buoi funzionava".
"E funziona. E non ha mai smesso di funzionare. In realtà è stato dimostrato che anche in una società orientata verso i rapporti orizzontali, l'iniziazione sessuale avviene per via verticale. Cerca di ricordare le tue prime esperienze sessuali. È probabile che tu ti sia rivolto, istintivam, a una partner più esperta di te".
"Che mi diede picche".
"Vedi qnt'è frustrante, ai nostri giorni? In ogni caso, per diversi anni la tua pratica sessuale è stata (mi auguro) piacevole, in quanto scoperta, processo di conoscenza. Oggi, probabilm, hai scoperto tutto ql che dovevi scoprire".
"Ma mi diverto ancora molto".
"Infatti sei ancora relativam giovane, per gli standard attuali. Ma è inevitabile che da qui a vent'anni inizierai a rivolgerti a partner più giovani. Trarrai piacere non più dallo scoprire, ma dall'insegnare".
"Non credo che avrò nulla da insegnare a…".
"Qsta è una tua valutazione razionale, di cui tra vent'anni la tua libido si fregherà altamente".
"La mia libido".
"Tra vent'anni ti suggerirà di instaurare rapporti di coppia verticali con ragazze di vent'anni più giovani".
"Beh, sarà molto difficile, non lavorando io all'università".
"Ih, ih, in effetti l'ambiente accademico è una delle poche oasi dove è possibile coltivare i rapporti verticali al giorno d'oggi. Non che siano particolarm incentivati. Ma altrove non sono nemmeno tollerati. Ed è un grande problema, perché sempre più uomini e donne tendono a cercare partner intergenerazionali. Purtroppo la società non fornisce molti luoghi adatti a intrattenere qsto tipo di relazione. E qsto è uno dei motivi per cui sono qui".
"Qui dove? A un congresso di un movimento politico clandestino?"
"Ssst. Non dirlo in giro".
"Vuoi dire che sei qui perché stai facendo una ricerca sul sesso nei…"
"Nei movimenti politici. È buffo, ma il secondo luogo più adatto dopo l'accademia, per i rapporti verticali, sembra essere il movimentismo politico. Avrai notato anche tu che tende a essere sempre più intergenerazionale: vai a un forum e ci trovi la diciottenne, il ventiquattrenne, la trentaseienne, il quarantacinquenne… Guardati in giro".
Io lo feci: mi guardai in giro e vidi Concetta (che non si chiamava così) puntare dritta verso di me, con un plico di fotocopie in mano. "È una mezz'ora che ti cerco. Hai visto Defarge?"
"È senz'altro giù al bar che complotta. Ti posso presentare…"
"…dopo. Ho qui un messaggio che devo portare a Defarge subitissimamente. Ci vediamo. Un bacio. Ciao".

Vidi che Arci si mordeva le labbra, in un'espressione che avrei imparato ad associare all'imbarazzo.
"Carina, è la tua ragazza?"
"Sì".
"E avete più o meno la stessa età".
"Pochi mesi di differenza, sì".
"Complimenti".
"Abbiamo tutte le statistiche contro, vero?"
"Ah, ma il futuro è molto incerto. E poi: sai qual è il rapporto tra le statistiche e gli individui?"
"No".
"È un rapporto orizzontale. Le statistiche si fottono degli individui. E gli individui si fottono delle statistiche".
"Grazie".
"Ma di che".
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Elaborato di: Aureliana, anno I. (Ah, ecco, la Biondina).

"Buongiorno.
Fahrenheit 451 esce nel 1964. È la prima grande produzione internazionale di François Truffault, e il suo primo film a colori. Ma il potere contrattuale del giovane autore di Jules et Jim gli consente di gestire il soggetto – un romanzo di fantascienza di Ray Bradbury di dieci anni prima – con una certa libertà. Così, in luogo del regime totalitario e spersonalizzante prefigurato da Bradbury, il libro diventa un dichiarato pretesto per esibire la grande passione del regista: la lettura".

(Ha fatto una ricerca. Ha evidentem accesso alla Banda Larga e può fare tutte le ricerche che vuole. Potrebbe anche mettersi a scaricare film più interessanti di qlli che proietto io).

"Sennonché per una serie di motivi, forse contingenti – la difficoltà di maneggiare dialoghi e attori in lingua inglese, di cimentarsi con un genere particolare come la fantascienza – il film rimane irrisolto. Montag, il protagonista che si pretenderebbe risvegliato alla 'vera vita' dal contatto coi libri, non cessa per un istante di apparire un automa. La conversione da pompiere a lettore è meccanica, e i suoi compagni lettori non sono meno meccanici di lui. Meccanico è il modo in cui arrivano a uccidere sé stessi e gli altri per salvare un volume o una biblioteca. Come abbiamo avuto la possibilità di vedere durante il dibattito seguito alla proiezione, lo spettatore di oggi non riesce a trovare nessun moto di simpatia per qsti personaggi. Gli "uomini-libri" dell'ultima scena del film vivono di convenzioni meccaniche né più né meno che i teledipendenti della città. Tutto qsto è ben visualizzato da quel che io definisco un lapsus cinematografico: l'attrice Julie Christie interpreta sia la maestrina lettrice ribelle che la casalinga teledipedente.

(Ah, sì, ma mi pare che fu per motivi di budget…)

"Sappiamo che qsta scelta fu dettata da motivi di budget: l'attrice aveva appena vinto l'Oscar e doveva risultare protagonista del film, anche se nessun ruolo femminile era abbastanza importante – così le furono affidati entrambi i ruoli. Ma non basta cambiare un acconciatura per ottenere un personaggio diverso. Dai due lati della barricata, la Christie interpreta lo stesso ruolo: una donna inquieta che cerca conforto in supporti culturali ormai inadeguati. E viene da chiedersi perché l'uomo-automa, Montag, debba per forza sceglierla nella versione 'maestrina' piuttosto che in qlla 'casalinga'.

In qsto il film di fantascienza svela i legami con le convenzioni del presente in cui è stato girato. Ed è come scoprire la quinta di un fondale. Non si tenta nemmeno di dimostrare l'idea che la lettura sia in sé un'azione più positiva di qualsiasi altro atto di ricezione culturale, come assistere a una proiezione o ascoltare un file audio o qnt'altro. Qsta idea non ha bisogno di essere dimostrata perché in quel periodo storico è condivisa universalm, fa parte della natura: il cielo è azzurro, i prati verdi, i libri fanno bene, i videoschermi fanno male. Ed è per me fonte di continua sorpresa che questa idea sia condivisa con tanta convinzione da uno dei grandi pionieri del linguaggio audiovisivo, François Truffault.

Per qsto dico che il vertice del film è costituito dai formidabili titoli di testa, in cui le didascalie vengono abolite e sostituite da una voce narrante. Per un attimo il regista si accorge che l'abolizione e la ghettizzazione della letteratura non dipendono dai pompieri neri e cattivi, ma da lui, e si spinge sull'abisso di una comunicazione totalmente non scritta: «guardate», sembra dire allo spettatore: «qsto è qllo che potrei fare coi mezzi a mia disposizione, se solo volessi». Su uno sfondo di tetti e antenne televisive, il regista minaccia e blandisce lo spettatore: spegni e mettiti a leggere, finché sei in tempo. L'ambiguità del messaggio è patente".

(È cosa? Rewind).

"…è patente".


Ma quant'è intelligente qsta

Avrà copiato, con la Banda Larga si può fare

Ha copiato molto bene, però, per la sua età

Neanche un accenno all'incidente del suo amico

Qlche ingenuità, certo

Be' ci mancherebbe altro

Il messaggio è patente

Qsta cosa dei titoli di testa, interessante

Mi piacerebbe riparlane con lei per

No.

Neanche un accenno all'incidente del… come si chiamava?

È ricca. È facile per i ricchi essere intelligenti.

Teresino (ih ih ih)

Leggi, guardi, ascolti, hai un sacco di stimoli

Il messaggio è patente

Non è un bel lavoro

Che fine avrà fatto Teresino?

Ricca, intelligente, defargista

Mi piacerebbe riparlarne per…

Stanne fuori

Stai diventando paranoico, vedi defargisti dappertutto

Sei ridicolo

È senz'altro l'allieva più brillante ed è

Alla tua età

Carina

Ma certo, figurati, adesso ci mettiamo a flirtare con le studentesse, infatti qui non c'è un cazzo da fare, abbiamo due mogli tre lavori e dobbiamo anche inseguire un supereroe in pigiama a righe che si aggira per la città, così, guarda, al di là di ogni valutazione morale che io non sono solito fare e lo sai, di tutto puoi accusarmi fuorché di essere un bacchettone, però guarda, mi sento di dirtelo:

F'nql

Ecco.

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3 compiti di punizione

Caro Leonardo,
io non ho niente contro i romanzi, e ne scriverei volentieri, come tutti, se solo avessi il tempo: quanto alla mia vita, decisam un romanzo non è.
Se fosse un romanzo, martedì scorso mi sarei messo immediatam alla ricerca di Taddei, e chissà come e dove l'avrei trovato, perché nei romanzi bene o male chi cerca trova, come chi ha una pistola primo o poi spara. Ma la mia vita romanzo non è, e martedì scorso avevo fretta di svignarmela dal pronto soccorso anche perché avevo un altro impegno. Capirai, dopo dieci giorni di influenza le pendenze si accumulano. Per esempio, dovevo passare in facoltà a scaricare i compiti di penitenza su Fahrenheit 451 che avevo dato ai miei studenti. Avevo rinunciato a scaricarli a casa durante la convalescenza: troppi e troppo pesanti.
Già qsto mi preoccupava. Dare compiti a casa non è prassi usuale: se l'avevo fatto, era per scoraggiare gli studenti a ripresentarsi a lezione. Il mio è un piccolo corso non obbligatorio, che non deve dare fastidio a nessuno. Non so ancora se me lo pagheranno, del resto, è un finanziam bloccato del MinCul. L'unico guadagno sicuro è la possibilità di accedere ai terminali della facoltà, che sono un po' più potenti.

Elaborato di: Faustino, anno II.

"Buongiorno professore, questo è il mio elaborato, nel quale, ehm, spiego la storia che lei ci ha fatto vedere sullo schermo grande.
La storia, allora, si svolge nell'Impero Bizantino, in una città dove i pompieri bruciano i libri, perché sono troppi e la gente non sa dove metterli. Il protagonista è il capo dei pompieri che spiega che i libri sono inutili e rendono triste la gente. Anche suo figlio fa il pompiere, ma non va d'accordo con sua moglie, così si mette a leggere libri di nascosto. Il padre se ne accorge e gli ordina di bruciare i libri, ma lui si ribella e lo brucia, con un lanciafiamme bizantino, poi fugge nei boschi dove trova altre persone sciroccate come lui, che non bevono più né mangiano, né… né… ih, ih"
(Imbecille).
"…ma restano nei boschi a imparare a memoria i libri e vogliono trasformarsi essistessi in libri, perché…, perché è così. Qsta è la prima parte dell'elaborato in cui facevo il riassunto della storia. La seconda parte contiene la mia riflessione che lei ha chiesto.
La mia riflessione è che i bizantini sono strani. Hanno un sacco di regole che non capisco, come questa dei libri. Li proibiscono, e poi li nascondono da tutte le parti. Cioè, non sono coerenti. Non ho mai visto tanti libri come in qsta storia dove in teoria sarebbero proibiti. È meglio da noi, io trovo, dove non è proibito niente, e infatti ci sono anche meno libri".

Il mio giudizio su Faustino.
Per la sua generazione, non è neanche l'ultimo dei coglioni. Non sa cos'è un film: per lui si tratta di una "storia su uno schermo grande". Non sa cos'è la finzione: non ha capito che la storia è ambientata in un futuro ipotetico: ha sentito dire che la produzione è europea, e ha attribuito le usanze, gli abiti e le scenografie strane ai "bizantini". Non sa distinguere tra fiction e documentario, per lui è lo stesso genere. Peraltro, ha seguito tutto il film e non si è assopito: la trama che ha ricostruito è assolutam coerente.
Naturalm non ha nessun trasporto emotivo per i libri: una cosa che Truffault e Bradbury non potevano immaginare. Quando costruiamo un futuro, non ci accorgiamo di appenderci sempre a qlcosa del nostro presente. Gli autori del film si sono ingegnati a costruire una figura di 'padre' proprio perché immaginavano che la ribellione contro i padri sarebbe stata sempre attuale. Sessant'anni dopo Faustino riconosce nel film il 'padre', e istintivam si fida di lui. Invece non riesce a capire la ribellione del 'figlio'. Una buona notizia per il Teopop – almeno, per il Teopop di adesso.
Ma ripeto, non è un coglione: ha capito il senso del film. C'è un solo modo per rendere desiderabile qlcosa, ed è proibirla. Per mostrare il suo amore per i libri, Truffault ha dovuto bruciarli. Qsto, per Faustino, "non è coerente". E infatti "è meglio da noi": nulla di proibito, nulla di desiderabile.


Elaborato di: Matilde, anno III… (ah, sì, la cozza che sta sempre in prima fila).

"Buongiorno prof. Colgo l'occasione per fare i miei complim per il corso di qst'anno, per la scelta del lungometraggio… l'ho trovato avvincente e interessante".
(Il film è una pizza, peraltro l'unica disponibile al videonoleggio di facoltà che avesse una minima attinenza col mio corso)
"Ho apprezzato molto il montaggio, che mi pare ispirato al migliore Hitchcock, con alcune scelte rivoluzionarie – l'abolizione dei titoli di testa, ad esempio, la rinuncia alla forma scritta, molto in anticipo sugli anni, bla bla bla bleeeeeeee…".

(Già, Matilde, hai ragione. A quel tempo la gente sistemava scritte dappertutto, anche nei titoli dei film. Poteva sembrare scomodo, ma in realtà permetteva allo spettatore di non leggere le cose inutili. Per dire, ai vecchi tempi tu mi avresti scritto un paio di fogli protocollo, e io li avrei sfogliati senza leggerli, perché tanto si capisce al volo che sei una cozza che si applica. Ora invece tu mi parli davanti a un lettore, e io per risparmiare tempo sono costretto a sentirti squittire in modalità FFWD)

"…eee in definitiva credo che il film sia un inno alla letteratura del passato, ai valori della narrazione, che rischia di scomparire in un mondo meccanizzato e dominato da videoschermi onnipresenti e invasivi".

Il mio giudizio su Matilde: si applica, cerca di farsi notare. Cultura di base buona, filtra i messaggi standard. Ed è una cozza.

Elaborato di: Gastone, anno I. (Non mi sembra di averlo visto alla proiezione).

"Buongiorno. Il film parla di pompieri. Qsti pompieri…hanno sempre un gran daffare col loro lavoro. Alla fine uno è sempre stanco, non ne può più e va a vivere nei boschi. A me il film ha fatto riflettere sul fatto che il lavoro dei pompieri è molto duro. Bisogna essere fieri dei pompieri, uno non ci pensa mai, a quanti incendi spengono. Io ho uno zio nei pompieri e sono fiero di lui".

(Ah, ok, era uno di quei due in fondo che hanno pomiciato tutto il tempo).
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Un supereroe si aggira per la città in pigiama a righe

Caro Leonardo, beh,
di cose me ne son successe.

Sembra ieri, ma vedo che è stato martedì scorso: Damaso mi chiamava d'urgenza. "Il Capitano s'è infuriato", diceva, "non riusciamo a sedarlo".
"E che sarà mai", ho pensato, "un elefante". Insomma, ammetto di aver preso la cosa un poco sottogamba. Questo forse mi ha fatto perdere una coincidenza del filobus, col risultato che è trascorsa un'ora buona prima del mio arrivo in Ospedale. Nel frattempo il Capitano s'era dato, ma io non potevo saperlo. Capii però rapidam d'essere nei guai, quando vidi quei due piantonati davanti a Neurologia.
Sembravano di un altro mondo. Vestiti come non s'era mai visto, forse in qualche action movie usastro di cui si è persa ogni copia in dvd. Giacche nere, occhiali neri. Chi porta occhiali neri in un giorno nuvolo? È assurdo. Parlavano dei fatti loro, senza troppo impegno. Di musica barocca, mi parve, avvicinandomi.
"Ma ultimam ascolto più volentieri Foxtrot".
"Perché sei un fighetto".
"Non è solo questo. È che ho notato che supper's ready si sta facendo strada nella statistica dei pezzi che ascolto abitualm. Lo sai che mi piacciono le statistiche".
"Come piacciono ai fighetti".
"Come puoi generalizzare. Io credo che sia più complesso di così. Piaceranno un po' ai fighetti e un po' ai non fighetti".
"È quel che dico io. Le statistiche piacciono un po' ai fighetti, infatti a te piacciono, ergo sei un po' fighetto".
"Io non ho detto questo, Roc".
"Ah no?"
"No, io ho detto una cosa più complessa e mediata".
"Lo so che tu dici sempre cose più complesse, Luc, e lo sai perché? Perché sei un fighetto. E io le tue complessità da fighetto non le capisco, ultimam sto più sui pink floyd".
"Quelli vecchi?"
"Perché, tu preferisci i nuovi?"
"No, preferivo i metà e metà".
"Ma figurati. E tu chi sei, bimbo, scusa".

Il bimbo ero io, che pure avevo il doppio dei suoi anni, e li mostravo bene.
"Sono un collaboratore del dott. Damaso, mi ha convocato d'urgenza".
"Cognome?"
"Io… non ce l'ho".
"Uh, Luc, hai visto questo sfigato? Neanche un cognome".
"Nessuno ha un cognome, qui".
"È perché siete tutti sfigati. Non credo che tu possa entrare".
"E perché?"
"Non c'è niente da vedere. Non è successo niente".
"Ma se le dico che mi ha convocato il dottor…"

Mi interruppe una mano sulle spalle, mi voltai di scatto, Damaso, incappucciato con una garza.
"Giusto lei. Vienga di qua, tanto non c'è più nulla da vedere in Reparto".
"Ma Taddei…"
"S'è dato".

***

"E quei due, chiccazzo…"
"Li lasci perdere. Cagnoloni del MinInt. Abbaiano, più che mordere".

Avevo seguito Damaso al Pronto Soccorso, dove (mi resi conto), cercava i badanti feriti che aveva perso di vista durante l'inseguimento. Non se la passavano troppo bene. Un romagnolo massiccio si reggeva con la mano il setto nasale. Il suo collega aveva perso due denti davanti. Hai capito il Capitano. E io che mi commuovevo a vederlo legato.
"Il MinInt? Cosa c'entra il MinInt?"
"Ho paura che c'entri dall'inizio, Immacolato".
"Io non voglio averci a che fare, con quelli. Ho brutti ricordi".
"A proposito dei suoi ricordi, una volta hai alluso ai poteri peculiari degli uomini in calzamaglia, come li ha chiamati?"
"Superpoteri?".
"Ecco. Riesce a ricordare i superpoteri di quel Capitano America?"
"Sì. No. Vagam. Era molto idealista agile e forte, stordiva a pugni e a retorica".
Si passò una mano sulla fronte. "Sulla retorica deve ancora lavorarci".
"Ma perché lo avete slegato?"
"Bene, da lei mi aspettavo sempre la domanda opposta: perché lo tenete legato? Adesso sa perché. Si è liberato da solo, quando ha voluto farlo".
"Le manette…"
"Trinciate".
"Forse le aveva limate in precedenza".
"Coi denti? E in quella posizione?"
"Potrebbe avere un complice".
"È una persona sola al mondo che si risveglia dopo vent'anni. Le uniche persone che conosceva le ha mandate in infermeria. Poi ha imbucato un corridoio stendendo tutti qlli che gli si paravano davanti; ha preso la finestra ed è sparito".
"Sparito?"
"Volatilizzato. Capitan America sapeva volare?"
"No, non mi pare".
"Lo abbiamo cercato in lungo e largo. E qualche idiota ha chiamato i Vigili, cosa che io avrei evitato di fare".
"Ma non sono arrivati".
"No, si sono presentati quei due cagnoloni".
"Ma cosa lo ha fatto arrabbiare in quel modo? È successo dopo le mie risposte, non è vero?"
"Ah, le sue risposte, sì. No. Non direttamente. Certo, lui leggendole si era un po' agitato – gli ho anche dato un calmante".
"E lui?"
"Sembrava disponibile al dialogo. Mi ha chiesto conferma, io, per quel che sapevo, ho confermato: siamo in pace con gli usastri, sotto tiro dei kamikaze libici, eccetera. A ogni conferma, lui s'innervosiva di più. Ha chiesto una… una carta geografica".
"No".
"Naturalm non ne avevamo, ma per calmarlo ho provato a mostrargliene sul Supernet".
"Non era una buona idea".
"Tante grazie, adesso lo so. Quando ho preso in mano la consolle del Supernet, lui ha maturato la convinzione d'essere preso in giro. Non so perché. Ha farfugliato qualcosa sul fatto che era troppo vecchio per… per i videogiochi".
"Ah, non ci avevo pensato. Ma deve fare qll'effetto".
"In che senso?"
"La consolle del Supernet. È stata mutuata dai videogiochi degli anni Novanta, le playstation. A casa mia usiamo ancora una vecchia consolle per connetterci".
"Pittoresco, ma questo non spiega del tutto la sua reazione. Si è liberato, ha afferrato la consolle e me l'ha spaccata in testa, ha steso i due badanti e ha sfondato la porta".
"E ora è là fuori che cerca una cartina geografica".
"Dice? Farà fatica a trovarla. Io stesso ne ho viste ben poche in vita mia. Ma perché ci tiene tanto?"
"Sappiamo che è molto interessato alla geopolitica, a modo suo. Qlle strane domande su usastri e Iraq e il resto, rimandano al dibattito politico di vent'anni fa. A quei tempi si parlava sempre di politica con una cartina sullo sfondo. Tutti i tg avevano un planisfero per scenografia. Gli serve per riprendere contatto con il mondo. Peraltro, quando ne troverà una si arrabbierà ancora di più".
"È molto difficile che la trovi".
"Potrebbe imparare a consultare il Supernet".
Un'altra mano sulla testa. "Non mi sembra molto portato".
"Va bene, che ci resta da fare? Chiami i Vigili, qlli veri, e gli chieda di cercare un uomo in calzamaglia blu".
"Un pigiama a righe, magari. La calzamaglia è in lavanderia".
"Ahi".
"Comunq ha ragione Immacolato, chiamerò i Vigili e gli dirò che un supereroe in pigiama a righe è evaso dall'ospedale dopo vent'anni di ibernazione, in cerca di una carta geografica, e di stare attenti che ha una forza sovrumana".
"No, forse è meglio se proviamo a trovarlo noi. Con l'aiuto dei due cagnoloni, magari".
"I cagnoloni non sono qui per Taddei".
"No?"
"Sono qui per me. Non credo che mi lasceranno uscire dall'ospedale per un po'. Mi faranno domande e quant'altro. Immacolato, dovrebbe pensarci lei".
"Da solo?"
"È l'unica persona di cui lui si fidava. Credo che prima o poi tornerà da lei con altre domande. Faccia in modo di farsi trovare".
"Devo fare l'esca, adesso? E perché?"
"Perché, perché. Lasci che le spieghi un'altra volta cos'è Taddei per lei e per me. È una miniera di denari se lo troviamo e lo rendiamo collaborativo. È un guaio immenso se lo perdiamo – un guaio con l'Esercito e, da oggi, anche col MinInt. Tra parentesi, quei due adesso la conoscono".
"Sì, e ho detto che collaboravo con lei. Ma maledetto me…"
"Quando mi ha incontrato, sì. Immacolato, lasci perdere. Non guardi indietro. Non si guarda mai indietro negli affari. Esca di qua e lo trovi. O si faccia trovare. Lei è l'unico che ha un effetto calmante su quell'uomo. E io ho fiducia in lei"

Ha fiducia in me.
Per dire in che guai siamo.
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Dieci risposte per il capitano
(In realtà sono nove e continuano da ieri)

Sei. Quali sono i nostri attuali rapporti con gli Stati Uniti d’America? Spero buoni.

"Ottimi. No, sul serio.
Dopo un periodo di, ehm, crisi , causata dal collasso del sistema economico neoliberale, i rapporti con gli Usastri sono andati via via migliorando, fino alla ratifica del trattato di San Gennaro da parte del Sommo Pontefice e dei Reverendissimi Padri Pellegrini, tre anni fa.
Il trattato (ancora uno sfrusciare di pergamena) sancisce che… uh, Teopop e Usa sono parti diverse di un solo grande sistema, fondato sul consumo di idrocarburi di origine fossile, così com’è prescritto nel Santo Vangelo di Gesù Cristo nostro Signore e Sovrano. Almeno fino all’anno prossimo, poi il trattato scade e si vedrà".

Sette. Mi è parso di capire che l’Italia, o come diavolo si chiama adesso, è attualmente coinvolta in operazioni militari contro la Libia. Potrei avere qualche ragguaglio sulle ragioni e l’andamento del conflitto? La Libia è forse una dittatura islamofascista? Gli USA partecipano al conflitto?

"Ehi ehi ehi, queste sarebbero tre domande in una. Nell’ordine:
a) l’Italia come lei l’intende non esiste più, in buona parte. Noi ci riferiamo al Paese-Sistema in cui viviamo col nome di Teopop, o al limite di “Bel Paese”, quando abbiamo bisogno di sinonimi.
b) Attualm la Libia è un piccolo emirato-cuscinetto incuneato tra il Califfato del Levante e l’Africa Bizantina, retta da un tiranno sanguinario e pessimo centrocampista, tal Gheddafi. Già da tempo egli rifiutava di pagarci il pizzo la quota sugli scafisti, ma i suoi crimini contro l’umanità sono diventati definitivam intollerabili a partire dall’entrata in vigore del trattato di San Gennaro di cui sopra, vale a dire dal momento in cui abbiamo deciso d’amore e d’accordo con gli usastri di tornare nel sistema petrolifero. Così abbiamo dislocato una missione di pace nei punti nevralgici del Paese, con lo scopo di controllare la produzione di greggio e i traffici degli scafisti. Inviperito, in gennaio il sanguinario panchinaro ha lanciato una controffensiva di kamikaze: i suoi martiri hanno causato danni sensibili alle infrastrutture del Bel Paese, in particolare alle centrali energetiche. Ma questi colpi di mano non hanno fatto che rafforzare la nostra fede nella vittoria finale, che a Dio piacendo consegnerà le valli dove sgorga il nobile fossile nero ai suoi legittimi e cristiani possessori, Amen.
c) Gli usastri non partecipano al conflitto, anzi, più volte hanno cercato di dissuaderci: la sola idea di dislocare militari in un altro Paese per motivi umanitari o economici o quant’altro è assai lontana dalla loro mentalità isolazionista e monroviana. Inoltre, loro preferirebbero che noi acquistassimo il petrolio dell’Alaska o dell’Antartide da loro, più caro ma più theologically correct. In ogni caso, bizantini e gialli non gli permetterebbero mai di entrare nel mediterraneo".

Otto. Perché sono stato vestito così? Posso cambiarmi?

"Spero che il personale paramedico l’abbia già rifornita di un cambio. In realtà lei ci è stato consegnato dal personale diplomatico usastro in quegli abiti – abiti che corrispondono, se non sbaglio, al costume del supereroe Captain America, apparso in diverse pubblicazioni a fumetti usastre a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso".

Nove. Qui sostengono che il caffè in Italia non si beve più perché “non piace più a nessuno”. Mi stanno prendendo in giro?

"Assolutam no. Nell’ultima decade il consumo di caffè nel Bel Paese è drasticam diminuito, fino a scomparire quasi del tutto. Gli studiosi hanno fornito diverse spiegazioni al fenomeno, ma la più convincente rimane quella culturale: il caffè oggi è associato allo stile di vita edonista, vizioso e depravato tipico delle culture materialiste dell’Estremo Oriente. Non a caso in questa stessa decade il consumo di caffè e derivati della caffeina da parte dei gialli è via via aumentato, determinando l’ascesa dei prezzi e l’esaurimento delle risorse mondiali. In pratica, se lo bevono tutto. Tanto peggio per loro. Noi siamo passati a bevande più salutari, e radicate nella nostra tradizione comunitaria e cattolica".

Dieci. Cosa c’è nella stanza 68?

"Oh, beh.
Non credo che valga la pena parlarne adesso.
Voglio dire, non dev’essere difficile da immaginare. Insomma, se ci pensa bene lei sa cosa c’è in quella stanza.
Deve solo sperare di non entrarci mai".

FINE DEL MESSAGGIO

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Da: dott. Damaso, primario Ospedale Maggiore, San Petronio
a: sig. Immacolato, via Beato Giussani 12 San Pet. Nord
Oggetto: Re: Dieci risposte per Taddei
MESSAGGIO A CARICO DEL DESTINATARIO


"Immacolato, sono io, maledizione.
Vieni appena puoi. Il Capitano si è infuriato e non riusciamo a sedarlo. E se mi scappa siamo entrambi a culo a terra".
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DA: Immacolato, via del Beato Giussani 12 – San Petronio Nord
A: – Ospedale Maggiore – alla cortese attenzione del primario dott. Damaso
OGGETTO: DIECI RISPOSTE PER IL CAP TADDEI
(Messaggio a spese del destinatario)


"Si è già sentito il bip?
Oh, beh, comincio.
Buongiorno dottor Damaso, buongiorno sig. Taddei. Chiedo scusa per la pessima qualità dell'immagine, anzi, direi che non vi arriverà nessuna immagine dal mio lettore, giusto un fotogramma fisso. È un aggeggio un po' antico, ma tanto quel che conta è l'audio, giusto?
Spero che stiate bene, e che in particolare il sig. Taddei si sia ormai rimesso dal, ehm, trauma post-ibernazione. Approfitto della comunicazione per scusarmi della mia lunga assenza, dovuta a un malessere influenzale. E veniamo alle sue domande". (rumore di pergamena spiegazzata)

Uno. Chi ha vinto le elezioni americane del 2004?

"Caro sig. Taddei,
per prima cosa, un appunto linguistico: cerchi di evitare espressioni come "elezioni americane". Esse non sono consentite considerate corrette. Oggi noi usiamo l'aggettivo "americano" solo nel suo uso linguisticam corretto, vale a dire riferito all'intero continente americano, compreso tra Alaska, Groenlandia e Terra del Fuoco.
Per indicare invece il Paese noto come Stati Uniti d'America, noi utilizziamo l'aggettivo "usastro", che ha ormai perso la sua iniziale sfumatura negativa.

Quanto alla sua domanda:
mi dispiace non essere in grado di rispondere. I dati in mio possesso non mi consentono di rispondere con esattezza. So bene quanto la cosa la turbi, ma la prego di credere che non è il caso di spaventarsi più di tanto. In effetti, anche ai suoi tempi, non erano molte le persone che ricordavano con esattezza i Presidenti usastri eletti vent'anni prima. E anche qste poche persone, difficilm avrebbero potuto tenere a mente una nozione del genere senza l'aiuto costante di supporti informativi: tv, stampa, eccetera. Una sorta di archivio omnisciente che fino a vent'anni fa si tendeva a dare per scontato.
Ora, si dà il caso che negli ultimi vent'anni, a causa di una serie di contingenze, l'accesso a questo archivio sia stato molto meno condiviso che in passato. Alcuni media, come tv e internet, sono stati dismessi in quanto formati desueti; anche i quotidiani del passato non sono stati raccolti, ma riciclati per… per stamparne altri. Qsto fa sì che anche persone dotate di buona memoria, come me, abbiano grosse difficoltà a ricordare eventi importanti che non li hanno riguardati di persona. Per capirci, negli ultimi vent'anni ci è mancato il ripasso. E gli studi più recenti sulla memoria ci confermano l'importanza cruciale del ripasso, per la conservazione delle nozioni.

In ogni caso ho una vaga idea di quel che fece il vincitore di quelle elezioni: cercò di mettere una toppa nel paio di guerre che il suo predecessore aveva cominciato, chiedendo l'aiuto degli europei che erano rimasti un po' scettici, e senza troppo urtare cinesi e russi. Insomma, quel che tutti si aspettavano facesse".

Due. Osama Bin Laden è stato catturato?

Se, come credo, per "Osama Bin Laden", lei intende il cugino di terzo grado dell'attuale Califfa del Levante, Lady Kadija Bin Laden, la risposta è: no.
Osama Bin Laden, per molti anni è stato sospettato di essere il Numero Due della potente organizzazione terroristica diretta da Al Zarqawi, Al Zahari e Muhammad Omar, nota al mondo come Al Qaeda. In realtà è stato dimostrato che per tutto questo tempo si trovava in coma profondo in un ospedale di Dubai. Posso capire la sua incredulità, ma ci sono tre anni di registrazioni di lui immobile su un letto.
In seguito si è risvegliato, e ora conduce un programma molto seguito e controverso su un'emittente pan-araba. Una volta lo trasmettevano anche da noi, poi hanno smesso. Se le interessa possiamo cercare di sintonizzarci all'ospedale.

Tre. Qual è la situazione attuale del Medio Oriente? L'Iraq è una repubblica democratica?

In parte ho già risposto. Gran parte della regione nota come "Medio Oriente" – incluso quasi tutto l'Iraq – è oggi parte del Califfato del Levante, una media potenza del sistema petrolifero. Il Califfato non è una "repubblica democratica" nel senso che davate a questa espressione… ehm… nel 2005. Ci sono elezioni e candidati, tuttavia su una base di censo, com'è inevitabile in una nazione dove le disparità economiche restano fortissime e le classi sociali hanno la compattezza di caste. La stessa Califfa, pur avendo ricevuto un'investitura popolare mediante un plebiscito, è l'espressione di un'oligarchia petrolifera. Qui da noi accadde una cosa simile con Montezemolo… no, aspetti, lei era già ibernato quando Montezemolo…

Cinque. Nel nostro unico colloquio, a un certo punto lei accennava al fatto che gli Stati-Nazione non esisterebbero più. Si riferiva per caso all'Unione Europea? Qual è l'attuale assetto politico europeo? La Turchia ne fa parte?

Anche in questo caso, devo farle presente che l'espressione Unione Europea è fortem sconsigliata in società.
Oggi noi preferiamo dire "Unione Bizantina", e ci riferiamo agli abitanti dell'Unione come Bizantini. Questo vezzo linguistico data per l'appunto dal momento in cui la Turchia, vincendo le titubanze interne, accettò definitivam di entrare nell'Unione, a patto che ne uscissimo noi. Ne seguì un breve conflitto, al termine del quale un ramo del Parlamento Europeo fu trasferito da Strasburgo a Istanbul, che dell'Unione è la vera capitale politica e commerciale.
Attualm l'Unione è una media potenza del sistema tecno-consumistico. Il paragone con l'età di Giustiniano è in parte autorizzato dall'attenzione maniacale per leggi e regolamenti e dalle frustrate ambizioni imperiali: tuttora i Bizantini mantengono avamposti in Romagna e nelle Puglie".

(continua)
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Come vinsi Sanremo 2021

Caro Leonardo,

casomai te lo fossi scordato, voglio rammentarti il vecchio trucco che più volte m'è stato utile a Rieducazione, il trucco più stupido del mondo.
Può darsi sia un trucco istintivo, un dono di Madre Natura, in dotazione alla nascita con l'endorfina. Ma di Madre N. io fui figlio assai degenere, e anche questo trucco devo averlo imparato su un libro. Uno di quei volumetti di Primo Levi che i ragazzini a scuola si divorano: e giustam, perché c'è un sacco di roba utile, dentro, sia per chi studia da vittima che da carnefice.

Il trucco, dunq, consiste in questo: quando vedi o senti qlcuno che viene verso te con stivali borchiati, o cavi elettrici, o qlsiasi altra cosa atta a farti urlare, ebbene, non farti pregare: urla subito. Ricordati che chi ti tortura è un professionista, ergo la tortura è la sua professione ergo nel momento in cui ti tortura preferirebbe essere altrove, magari a cazzeggiare sul supernet. Perciò, salvo la sfiga di incorrere in un vero sadico, o peggio ancora, uno stacanovista, nessuno si sentirà in dovere di darti un calcio in più, o di spostare la manopola un po' più a destra – se tu già urli come un ossesso. Varie volte ho assistito a scene del genere e ho avuto modo di constatare come il più scafato dei carnefici sia sensibile a uno squillo stridulo e prolungato. È qualcosa di subliminale: tu sai che il tuo uomo sta soltanto fingendo, che non gli hai fatto nulla di veram serio, eppure stai già picchiando con meno convinzione. Urlare, urlare bisogna. Piangere e implorare. Niente dignità, niente orgoglio. Se sei un vero uomo, sai dove mettertelo.

IO: "Ahi! Basta! Per favore, basta!"
DAMASO: "Ma è solo un massaggio".
IO: "Ahi! Le dirò tutto".
DAMASO: "Tutto cosa?"
IO: "Ahi! Quel che vuole sapere".
ASSUNTA (si decide ad aprire la porta): "Ma che state facendo, insomma".
DAMASO: "Gli stavo solo facendo un massaggio, è… un fascio di nervi".
IO: "Tutto, dirò tutto! Ahi!"
ASSUNTA: "Damaso, credevo di avertelo detto: mio marito non si è ancora ripreso dal campo di Rieducazione in Riviera. Lo hanno torturato, sai".
DAMASO: "Torturato? Ma non risulta dalla scheda".
ASSUNTA: "Quale scheda?"
IO: "Quale scheda (ahi)?"
DAMASO: "La scheda, la scheda, la sua scheda sanitaria. Che scheda vuoi che sia, no?"
ASSUNTA (scuote la testa): "Non ce la stai contando giusta, Dammi".
IO: "Ahi! Dammi? Lo chiami Dammi?"
ASSUNTA: "Lo chiamo come mi pare e tu smettila di urlare, ha smesso di toccarti da un pez…"

Drin, drin, fa il campanello.
È quel tesoro di Letizia, che lo suona perché sa che in casa c'è papà.
E lo suona anche se con lei c'è mamma Conci, che ha le chiavi.
E infatti, se tendi l'orecchio, riesci a sentire l'enorme mazzo di chiavi di mamma Conci che echeggia nell'androne.
Sei rampe di scale separano Mamma Conci, la paranoica di famiglia, dal divano in cui l'amante della bis-moglie, sotto gli occhi di quest'ultima, sta praticando un massaggio al marito.
La mia reazione, un po' istintiva, è cercare di infilare la testa in una fessura del divano. Damaso è più professionale.
"Ci voleva anche questa. Assunta, scendile incontro e trova una scusa".
"Una scusa?"
"Mandale a comprare qlcosa. Magari va anche tu con loro".
"Non credo che…"
"Dai, è anche una bella giornata. Approfittane per stare un po' con tua figlia".

Assunta sbuffa
Quindi scende!
Assunta fa tutto qllo qst'uomo le chiede di fare.
Un motivo in più per ammazzarlo. Devo mettermi a contarli, i motivi.

"Bene, ci siamo liberati delle donne. Domando scusa per prima, ignoravo che in Riviera lei…"
"Damaso, preferirei che mi dessi del tu stavolta".
"Vabene, come vuoi".
"E vorrei farti io alcune domande. Sei un dottore vero?"
"Vero come una laurea breve sotto il Teopop".
"È una risposta molto ambigua".
"Tutti lo siamo. Ma che problema c'è? Hai visto dove lavoro, no?"
"E quindi sei un neurologo".
"La laurea breve è quella. Poi ho preso tante minispecializzazioni… vuoi vedere le pergamene? Non ti fidi?"
"Non è che sei un neurologo dei servizi, per caso? O del MinInt?"
"Ma no, te l'ho ben detto. Ho un contratto a progetto con l'esercito. Devo restituirgli Taddei in pieno possesso eccetera. E confido che col tuo prezioso aiuto …"
"Tu hai letto la mia scheda al MinInt. Non credo che l'esercito la faccia leggere agli esterni. Non credo neanche che l'esercito sappia che c'è. Qlle schede ce l'ha il cardinale Cirillo al MinInt e se le tiene. In nessun altro posto puoi leggere che non mi hanno torturato. E lo sai il perché?"
"?"
"Perché è la pura verità. Solo al MinInt c'è la scheda con la verità, le altre sono bugie".
"Ma io non potevo sapere. Ho detto che non sapevo se ti avessero torturato".
"No, Damaso, no. Tu sapevi che non mi avevano torturato: c'è una bella differenza. Ed è la pura verità. Non mi hanno torturato. Ho cantato prima. È stato giusto 4 anni fa, una sera di disgelo, come oggi. Eravamo rimasti in 12 pezzi grossi defargisti, ma io ero il favorito. Alla fine le guardie erano una pasqua, avevano quasi tutte puntato su di me e non si erano sbagliate: ho cantato per primo e ho cantato bene. Ho vinto il mio piccolo festival di Sanremo".
"Che cos'è il festival di…"
"Lascia perdere. Dimmi solo sì o no: sei un Inquisitore? Taddei è un'esca per farmi dire qualche cazzata defargista? Facciamola finita".
"Immacolato, io sono un dottore".
"Questa l'ho capita, sì".
"E posso… devo aiutarti. Tu stai sviluppando una mania di persecuzione".
"Già, più o meno da quando la gente mi persegue".
"Come tua moglie Concetta… è stata lei, è vero? Le hai spiegato il lavoro che fai e lei ha iniziato a infilarti pulci nell'orecchio".
"Non è andata così".
"Non è andata così?"
"In effetti forse è andata così, ma anche senza di lei… insomma, tu le hai sentite quelle domande, no? E adesso dimmi come faccio a rispondere?"
"Come faccio a dirtelo? È il tuo lavoro. Io mi limito a pagarti".
"Sì, sì, certo, ma non è questo. Spiega come faccio a rispondere a delle domande sul caffè o gli usastri senza compromettermi. Di certo è tutto registrato…"
"Immacolato, sai benissimo dove vanno a finire tutte le registrazioni".
"Sì, sì. Senti, mi spiace, tu sei un tipo simpatico, anche se esci con mia moglie e mi hai quasi spezzato la schiena. Non è nulla di personale, insomma. Ma non posso fidarmi. Ti renderò i soldi. Io…"
"Ho capito. Devo dimostrarti che Taddei è autentico".
"Non c'è modo in cui tu possa".
"Senti, se io m'inventerei un Taddei, non gli metterei in bocca le domande che ha fatto. Metà delle domande non le capisco nemmeno. Cos'è questo Iraq, per esempio".
"È una regione del Califfato. L'avrai studiata a scuola".
"A medicina non c'è geografia. Io stesso quando ho letto le domande ci sono rimasto male. Non avrei mai pensato che un ibernato dopo vent'anni si preoccupasse per primo di sapere cose del genere".
"Perché? Tu cosa chiederesti?"
"Ma non so, se c'è ghiaccio ai poli, forse".
"Vent'anni fa non era un problema".
"Come no!"
"Non era sentito come un problema. I poli no. L'Iraq sì. No, Taddei è una perfetta ricostruzione d'epoca. Sembra un… un…" (odio le parole che non mi vengono).
"Un fanatico. Iraq, Usastri, Medio Oriente, terroristi, democrazia… A chi interessa qsta roba, oggi. E il costumino che lo copre la dice lunga".
"Lui sostiene che gliel'abbiate messo voi".
"È chiaro che non ricorda molte cose avvenute prima dell'ibernazione, tra cui la decisione di resuscitare vestito come il supereroe preferito".
"Già, magari pensa di ereditarne i superpoteri, ah ah".
"I superche?"
"Niente. Non ha importanza, è solo uno specchio per le allodole. Taddei è solo un bambolotto modellato sui miei ricordi d'infanzia per farmi cantare: è così? Il problema è che non ho più niente da cantare".
"Immacolato, tu credi che tutto il mondo sia una macchinazione nei tuoi confronti. Questo è noto col nome di…"
"Solipsismo".
"Bravo. Hai studiato psicologia?"
"Cultura generale".
"Ma scusa, non hai pensato all'aspetto economico? Se il Teopop vuole sapere qlcosa da te, perché mettere su tutta qsta costosa messinscena, invece di riportarti in Riviera a cantare? Scusa la franchezza, ma s'è già visto che tu canti presto e bene".

Franchezza a parte, ecco un argomento interessante. Io non valgo tutta qsta messinscena. Io no.
Forse sono la pedina di qlcosa di più grande. Più grande di me e senza dubbio più grande di Damaso.
La cosa dovrebbe spaventarmi. E invece inspiegabilm, mi rassicura. Proviamo a vedere cosa succede.
"E va bene, Damaso. Risponderò a qlle domande".
"Oh, bene".
"Ma voglio duecento denari in più".
Che nessuno abbia a dire che ci sono cascato per coglionaggine. Denaro. Ci cascai per denaro. Che si sappia.
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Il disgelo

Caro Leonardo,
siccome tu sei me, non c'è bisogno che te lo spieghi: sono depresso.

Sono sempre depresso quando se ne va un'influenza. I dolori se ne vanno e resta tutto questo spazio per l'angoscia.
Di solito succede a febbraio, e quasi sempre è un giorno limpido. Io odio i giorni limpidi di febbraio, per diversi motivi. Se c'è ancora uno sprazzo di neve fuori, la luce è come moltiplicata, filtra dal mio abbaino e mi trapassa il cuore. E dire che sono vecchio, ormai. Ho fatto il callo a tutte le malinconie d'inverno e a tutti gli affanni della primavera: ma il disgelo è un'altra cosa. È una tristezza sorda e lucida.
Questa è la stagione in cui i ghiacci eterni si sciolgono, i canali tracimano, e le paludi padane si sciacquano nel fetido bidé adriatico. Significa che è passato un altro anno, e io non ho portato Letizia a vedere San-Gem.
Non ricordo neanche più quando abbiamo smesso di andarci. Una volta passavamo ogni Natale: un giro in gondola in Canal Chiaro, la messa nel Duomo sommerso. Bisogna dire che ogni anno era meno pittoresco e più fangoso. Poi ci fu il famoso assedio, perché i Padani delle Paludi avevano escogitato di sequestrare i monumenti dell'Umanità e chiedere un riscatto all'Unesco: ma essendo Padani fecero solo un gran casino, uno dei loro Incursori tirò la leva sbagliata, e la cupola pressurizzata intorno al Duomo s'incrinò. Questo almeno secondo l'inchiesta ufficiale. Qualche fallaciano suggerì che si trattava di un sigillo dell'Apocalisse, il quarto o il quinto, non so. Ma da allora in poi bisognava proprio volerle bene, a San-Gem, per tornarci. E io forse non le voglio così bene. Non più.
Vorrei anche vedere, dopo quel che ho fatto a Defarge.

Tempo fa, quando ci fu il ripulisti, e m'iscrissero d'ufficio a un corso di Rieducazione, facendomi firmare una liberatoria in cui affermavo di trovarmi molto bene in quel Campo lì, che il vitto era ottimo e che nessuno mi torturava contro la mia volontà, io ero un po' inquieto.
Sapevo benissimo cosa volevano da me: il rifugio di Defarge. Io, però, questo non glielo potevo dire, per mille ragioni di lealtà e decoro, e anche perché non lo sapevo. Se lo avrei saputo, magari avrei fatto l'eroe: ma non lo sapevo, punto. Farti torturare per una qualcosa che non sai è quanto di più assurdo possa succederti a questo mondo: e pensare che accade a molte persone, molte più di quanto non si creda.
Così gli dissi (le mani legate ai piedi posteriori della sedia, uno stivale chiodato sulla testa), all'Inquisitore io gli dissi: sentite, dove sia non lo so, ma se lo conosco un minimo è a San-Gem. Insomma, dove volete che sia. Dove volete che vada. Ma ve lo devo dire proprio io?

In seguito, dentro di me, si sono sviluppate due scuole di pensiero. La prima va molto forte nella stagione autunno-inverno, e sostiene che tecnicam non è stato tradimento. Tradimento è quando tu abusi della fiducia di qualcuno. Ma Defarge in questo caso non aveva avuto fiducia di me: era partito senza dir niente. (Troppo giusto, col senno di poi). Ma siccome non m'ha detto niente, io non posso averlo tradito. Mi sono limitato a esprimere un parere a un Inquisitore che me l'aveva chiesto. Un parere? Un'ovvietà. Come dire: d'inverno nevica. D'estate c'è il sole. A febbraio, il disgelo. Non ci sono più le mezze stagioni. E se Defarge non è qui, è a San-Gem. E una volta qui era tutta campagna. Questa è la prima scuola di pensiero.

La seconda scuola, che s'impone nella primavera-estate, muove da una differente considerazione: chi l'ha poi detto che Defarge fosse a San-Gem davvero, il primo posto in cui tutti l'avrebbero cercato? E allora chi lo sa, può darsi che sotto sotto, senza dirlo a nessuno, io davanti a quell'Inquisitore abbia dimostrato mostrato nervi saldi, scaltrezza e tempra d'eroe. Senza i compiacimenti sadomaso di chi per essere eroe deve per forza farsi un po' torturare. No. Prendere tempo, snocciolare ovvietà, confondere le acque, depistare, e nel frattempo recitare la parte dell'uomo nudo, legato a una sedia, che trema come una foglia e implora di non essere ucciso ché ha famiglia: riuscite a immaginarvi qualcosa di più eroico? Io no. Almeno per sei mesi l'anno, no.

Così lo vedi, Leonardo, il problema non è l'autunno-inverno. E neanche la primavera-estate. Io ho alibi comodi, confortevoli, per tutte le stagioni. Ma il disgelo. Il disgelo mi frega sempre.
Sono solo in casa, convalescente sul divano. Letizia è a scuola, Concetta a far la spesa. Mi hanno lasciato solo con la luce, quella impietosa luce azzurra. L'abbaino è una specie di specchio, e se stringo gli occhi riesco a specchiarmi. Ci sono io dall'altra parte. Come nel sogno. Ci sono io…

Rumore di chiavi. Un mazzo piccolo. Io riconosco le mie due mogli dal rumore che fanno con le chiavi.
Concetta per esempio ha un mazzo enorme, come la vecchia di Raskolnikov, un mucchio di ferraglia che si annuncia dalla tromba delle scale.
"Svelto, non abbiamo molto tempo".

Difatti questa è Assunta, e indovina un po', non è sola.
"Assunta, sei matta?"
"Anzi, mi sembra di essere rimasta l'unica persona un po' sensata in questo Trimonio".
"Se vi scopre… "
"Se ci scopre vedremo, ma tu sei a letto da una settimana con la febbre alta, e quando una persona sensata ha la febbre, chiama un dottore".

Già, un dottore. "Buonasera Immacolato".
"Buonasera dottor Damaso, posso essere onesto? Lei è l'ultima persona che vorrei vedere in questo momento".
"Che cattivo carattere oggi, eh? Buon segno. Molte persone vanno in depressione al termine della convalescenza".
"Ma và, non lo sapevo".
"Si scopra la schiena, andiamo. La ausculto un po' – e intanto facciamo il punto sul nostro comune amico. Dica trentatré".

Mi sembra di stare in una barzelletta. A un suo cenno, Assunta fila in cucina. Le fa rigare dritte le donne, lui.

"E andiamo Immacolato, un po' di collaborazione!"
"Trentatré, trentatré".
"Bene. Ma lei è un groviglio di nervi, sa? Si metta un attimo prono".
"È anche un fisioterapista, dottore?".
"Glielo detto, al Maggiore c'ingegniamo. Ora, come andiamo con Taddei? Lui comincia a spazientirsi. Ha preparato le risposte?"
"No".
"Troppo malato?"
"No, no. È più grave di così".
"Più grave?"
"Senta dottore, come avrà capito io sono un po' col culo a terra, attualm. Ma solo un po'. Metà acconto glielo posso rendere tra una settimana. Il resto tra un mese. Agli interessi che vuole lei, se vuole degli interessi. Mi dispiace, ma non posso più lavorare per lei. Ouch! Che cosa mi ha fatto?"
"Che brutti nervi che ha, Immacolato. Che brutti nervi".
Assunta bussa alla porta, neanche fosse in casa d'altri. "Qualcosa che non va?"
"Tutto bene cara, prego, lasciaci soli".

[continua]
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Un incubo e 10 domande

Caro Leonardo,
adesso va meglio, ma un febbrone così non mi veniva da anni.
L'influenza si è fatta annunciare da un sogno assurdo – io che non faccio incubi da quando ero bambino. Fu proprio l'altra sera, rincasando dall'ospedale.
Avevo camminato per un'ora, sotto una fitta pioggia di minuscoli grani di ghiaccio. Il sogno ricominciava da lì: di nuovo ero là fuori, sotto la pioggia, e camminavo, ma non avevo più una casa a cui tornare. Nel sogno sentivo una grande angoscia per Letizia. A volte era davanti a me e non riuscivo a raggiungerla. Altre volte era al mio fianco. Reggeva un orsetto che non era suo, suo fratello ne aveva avuto uno simile. Almeno una volta mi chiese: "Papà, cos'è Bar Taddei?"
"Tesoro, non te lo posso dire".
Io sapevo quanto fosse importante per lei, e mi vergognavo di non poterglielo. Temevo anche di offenderla, e subito la perdevo. Poi mi sentivo scuotere, ed era Assunta, arrabbiata, che mi chiedeva dove fosse Letizia. (Ho saputo più tardi che davvero Assunta venne a scuotermi, perché dal letto chiamavo Letizia a gran voce).
Nel sogno avevo paura di trovarmi solo con Assunta. Temevo che Concetta ci scoprisse e ci cacciasse via. Inoltre, ero vestito da Capitan America e me ne vergognavo profondam.
"Ma come sei conciato", rideva lei. E io – siccome la logica dei sogni è tutta particolare – continuavo a chiederle se avesse visto Letizia.
"Certo, eccola qua!" E mi porgeva l'orsacchiotto. Cercavo di spiegarle che Letizia non era l'orsacchiotto, invano.
Poi – sempre per via della logica nei sogni – l'orsacchiotto cominciò ad appartenermi perché lo avevo vinto a una Pesca del Festival dell'Amicizia, in un'estate di un agosto lontano, tirando a sorte un 52. Ma poi, invece dell'orsetto, mi veniva consegnata una Graziella azzurra, la bicicletta su cui salivo di nascosto a mia madre. Un attimo dopo ero in sella – e a quel punto mi svegliavo e mi trovavo in una galleria dell'inferno, nudo, in sella a una cyclette, ammanettato al portapacchi. Ciò che rendeva spaventosa questa parte del sogno era la straordinaria impressione di realtà: io sapevo che tutto il resto era sogno e quello era la realtà, per sempre, e non avevo più nessuna paura, ma un'angoscia orribile. Tutto intorno, disseminati fin oltre l'orizzonte, file di ciclisti uguali in tutto per tutto a me, salvo che indossano il passamontagna del Capitano. Sopra di me, non il cielo ma la volta di una caverna: sospesi alla volta, ancora ciclisti come me, capovolti. Come un grande specchio.
Poi la volta diventa davvero un grande specchio, e io penso: se guardo bene, riesco a vedere anche il mio volto riflesso. Guardo in alto. Mi vedo. Tutto tranne il volto. Metto a fuoco. Ora mi vedo. Ma non sono più io. O no?
Grido.

"L'altra notte avevi quaranta minimo".
"Come fai a dirlo, Concetta".
(Abbiamo perso il termometro).
"Deliravi".
"Dai, come nei romanzi! E cosa dicevo?"
"Di tutti i colori. Hai persino tirato fuori il 52, davanti ad Assunta, ho avuto paura. E parlavi inglese".
"Io? In inglese?"
"Qualcosa su un orsetto, mi pare. E a un certo punto ci siamo messi a ridere perché hai urlato forte: Sono giovane!"
"Guarda, non ti puoi immaginare lo spavento. Era come se il cielo fosse uno specchio, e io mi specchiavo, ma la mia faccia era diversa. Aveva vent'anni di meno".
"Ah, capisco lo spavento".
"Guarda che non niente male, sai".
"Oh, ma sei ancora niente male".
"F'nql"
"E adesso sei anche un uomo importante. Ti è arrivato un messaggio Supernet, stamattina".
"Per me? E che dice?"
"Non si sa. È tutto crittato, anche il mittente. Serve il riconoscimento oculare. L'unica cosa che si capisce è la parola urgente".
"Va bene. Dammi una mano ad alzarmi".

Il sistema di messaggeria via Supernet è roba da ricchi professionisti, ormai. Mentre fisso il lettore ottico per farmi riconoscere, mi viene un attimo di panico: e se fosse un sistema per spillarmi soldi? Un messaggio pesantissimo a carico del destinatario? Poi compare il nome del mittente: Ospedale Maggiore. Meno male.
In seguito, purtroppo, compare anche Damaso, seduto dietro la sua scrivania. Concetta, che è di fianco a me, spalanca la bocca e non la chiude più per un po'.

INIZIO MESSAGGIO

"Buongiorno Immacolato.
Ho saputo da Assunta della tua influenza, spero che tu possa rimetterti quanto prima. Ne approfitto per scusarmi per il modo in cui ti ho trattato l'altra sera. Ero al termine di un lungo turno straordinario, e avevo passato l'ultima mezz'ora a cercare di immobilizzare quell'energumeno... spero che accetterai le mie scuse.
Devo riconoscere che il tuo breve intervento è stato in un qualche modo risolutore. Dall'altra sera Taddei si è decisam ammansito. Tanto che stiamo riflettendo se non sia il caso di levargli le manette".

(È rimasto ammanettato tutto questo tempo?).
"L'idea che da qualche parte ci sia una persona che è in grado di comunicare con lui gli è di grande aiuto. D'altro canto, il fatto che tu sia mancato all'appuntamento che avevate fissato è stato per lui un grande motivo di frustrazione. Gli abbiamo spiegato che eri indisposto, ma non è che si fidi molto di noi. Nel frattempo ha stilato la lista delle prime dieci domande che tu gli avevi chiesto.
Ho pensato di fartele avere via Supernet, di modo che tu possa preparare risposte convincenti e misurate. Non sarebbe male se tu ti facessi vivo con le risposte al più presto, di persona o via Supernet. Addebita pure il messaggio al destinatario..."

(Che gentile).
"... provvederò io a scalarlo dal tuo compenso".
(F'nql).
Stacco. Compare il faccione di Taddei in primo piano. Una voce fuori campo che dice: Adesso puoi parlare. Si schiarisce la voce.
"Molto bene, signor... signor Immacolato, mi hanno detto che è ammalato e che in questo modo io posso comunicare con lei. Le faccio i migliori auguri e le pongo le dieci domande che mi aveva chiesto. Ci sono molte altre cose che vorrei sapere, ma queste mi sembrano indispensabili per cominciare.
(Adesso è lui a darmi del lei?)

Uno. Questa in realtà gliela avevo già fatta, ma spero che nel frattempo abbia controllato: chi ha vinto le elezioni americane del 2004?
Due. Osama Bin Laden è stato catturato?


"E chi diavolo sarebbe questo Osama..."
"Zitta, Concetta".

Tre. Qual è la situazione attuale del Medio Oriente? L'Iraq è una repubblica democratica? Mi sembra che questi infermieri non sappiano nemmeno cos'è l'Iraq. Mi sembra che non sappiano niente... mi dica lei, per favore.
Quattro. In realtà farebbe parte del Tre... Come è stato risolto il problema del terrorismo islamico nel territorio di Israele? Perché è stato risolto, non è vero?


"Mac, siediti, sei pallido come un cencio..."
"Ssst, Concetta, per favore".

Cinque. Nel nostro unico colloquio, a un certo punto lei accennava al fatto che gli Stati-Nazione non esisterebbero più. Si riferiva per caso all'Unione Europea? Qual è l'attuale assetto politico europeo? La Turchia ne fa parte?
Sei. Quali sono i nostri attuali rapporti con gli Stati Uniti d'America? Spero buoni.
Sette. Dai discorsi dei miei carcerieri infermieri, mi è parso di capire che l'Italia, o come diavolo si chiama adesso, è attualmente coinvolta in operazioni militari contro la Libia. Potrei avere qualche ragguaglio sulle ragioni e l'andamento del conflitto? La Libia è forse una dittatura islamofascista? Gli USA partecipano al conflitto?
Otto. Questa è solo una curiosità mia, credo legittima: perché sono stato vestito così? Potrei cambiarmi?
Nove. Mi è capitato di chiedere del caffè. Qui sostengono che il caffè in Italia non si beve più perché non… "non piace più a nessuno". Mi stanno prendendo in giro?
Dieci. Cosa c'è nella stanza 68? Mi riferisco alla stanza 68 di questo ospedale. Gli infermieri vi alludono spesso. Si tratta di minacce?".

FINE DEL MESSAGGIO


"Mac".
"Sì?"
"Il tuo nuovo lavoro…"
"Sì, è un'idea di Damaso".
"Perché lo hai accettato?"
"Perché stavamo alle pezze, come sai bene".
"Mac, ti sta incastrando".
"Eh?"
"Questo è materiale compromettente. Un tizio che ti fa delle domande sul caffè e sugli usastri via Supernet…"
"Concetta, è tutto a posto. È un progetto finanziato dal Teopop".
"Mac, ci vuole distruggere. Vuole portarci via Assunta e la bambina".
"Concetta, in tutta franchezza…"
"Ascoltami…"
"Tu mi preoccupi".
"No, tu mi preoccupi".
"No, c'ero prima io, scusa. Prima mi ferisci con un cutter; poi ti giochi i miei risparmi al lotto. E adesso mi salti fuori con un delirio paranoide. Concetta, tu non stai bene".
"Tu non stai bene. Ieri notte deliravi".
"Io ho avuto una febbre alta".
"Tu hai avuto una febbre alta perché l'uomo che si scopa tua moglie ti fa andare a spasso in una bufera di neve senza darti un passaggio! Ma lo capisci che vuol farti fuori!"
"Non era una bufera! Almeno il senso delle proporzioni!"

[Va avanti a lungo, ma mi fermo qui].
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Il risveglio del Capitano (3)

Caro Leonardo,
quando alla fine sono arrivato all'ospedale, fradicio, il Cap era già sveglio, e mi guardava furente e imbavagliato dal vetro della corsia.
In quell'istante, ti dirò, non mi ha fatto una bella impressione. Era ammanettato ai due piedi posteriori della sedia su cui sedeva. Si tratta di una postura odiosa che conosco molto bene. Quando penso alla Rieducazione, mi vengono sempre due fitte ai fianchi.
"Ah, Immacolato, giusto te".
"Buonasera dottor Damaso. Non è che avete delle aspirine, qui".
"Senti, mettiamo in chiaro una cosa. Io ti pago. Anche piuttosto bene. Ti pago per un lavoro ed esigo puntualità".
Noto che ha già smesso di darmi del lei.

"Me la sono fatta a piedi da Porta San Felice. Con la neve si sono fermati i filobus…"
"Appunto perché nevica abbiamo dovuto togliere la corrente ai congelatori. Ordinanza comunale. Però vedi, Immacolato, nel mio congelatore non ci sono cento chili di macinato che posso congelare e scongelare quando voglio".
"Questo è meglio non farlo neanche col macinato…"
"Non interrompere. Lì dentro c'è un cervello, e io non posso continuare a tirarlo dentro e fuori senza aspettarmi dei seri danni cerebrali. Per essere franchi: questa è l'ultima volta che lo scongelo. O inizia a collaborare da stasera, o ciccia".
"Ciccia?"
"Nel cui caso, non avrò più bisogno dei tuoi servizi".
"E dovrò restituirti l'acconto".
"È chiaro. Stavolta è più calmo del solito, sai perché?"
"Tranquillanti?"
"Se ne avessi non li userei su di lui. Siamo riusciti a tenerlo un po' calmo promettendogli che stava arrivando uno importante, uno che conosce la risposta a tutte le sue domande. Spero vivam che tu le conosca".
"Al massimo me le invento".
"No. Quando non sai qualcosa, di' che risponderai più tardi, quando lui sarà pronto. A parte questo, meglio dirgli la verità. Le bugie sono più difficili da gestire".
"Ci sono delle verità che è meglio non sappia?"
"In che senso?"
"Per esempio: è il caso di dirgli subito che anno è, e che ha dormito per più o meno vent'anni?"
"Non lo so. Tu prova".
"Come 'prova', scusa, il neurologo sei tu".
"Se io sarei un neurologo vero non lavorerei qui, coglione. Entra adesso, e datti un contegno. Ti ha già visto".
"Mi ha visto? Ma io credevo che questo fosse uno di quei vetri a specchio che…"
"Ma per chi ci hai preso, la spectre? Vai, vai dentro".

"Ciao. Mi chiamo Immacolato, e tu probabilm sei Abramo Taddei, detto Bar. Mi hanno detto che hai domande da farmi".
Quando sei ammanettato ai piedi posteriori di una sedia, quello che ti fa incazzare è che non ti senti veram immobilizzato. Non lo sei. Sei sempre sicuro che ci sia un qualche sistema per liberarsi. Così inizi a contorcerti. Anche il Cap, appena ho aperto la porta, ha inarcato la schiena.
"Ti prego, no, non farlo. Rischi di…"

La sedia è di ferro e ha uno schienale ruvido e appuntito. Invariabilm, dopo due-tre minuti cadi a terra di pancia, con lo schienale puntato contro le vertebre, ed è tutta colpa tua, solo tua.
"Ecco, vedi. Aspetta, ti aiuto. Non urlare".
Gli tolgo il bavaglio, per sentirgli dire:
"Ma che fottuta tortura del cazzo è questa!"
"È una tortura stupida e artigianale. Tortura Teopop".
"E cos'è questo fottuto Teopop di cui tutti parlano".
Socchiudo le palpebre. "Il-Teopop-sei-tu".
"Ma che cazzo dici".
Spalanco le palpebre. "Scusa, è la forza dell'abitudine. Il Teopop è il… è il sistema nel quale viviamo".
"Ma siamo in Italia, sì?"
"Parzialm".
"Eeeeeh?"
"Intendevo dire: parzial-mente. Siamo un po' in Italia e un po' no".
"Ma possibile che in questo ospedale di merda non ci sia nessuno che ti sa rispondere a una fottuta domanda? Che cazzo vuol dire parzialmente? Siamo in Italia o no?"
"Noi non usiamo volentieri quella parola, Italia. È una cosa del passato. A noi il passato non piace".
"Perché non vi piace?"
"Perché non esiste. Così ogni tanto cambiamo i nomi alle cose. È un modo per abituarci ai cambiamenti. Inoltre, non esistono più le nazioni sovrane come le intendi tu".
"A-no?"
"No, esistono i sistemi. È una cosa un po' complessa. Se hai pazienza, posso spiegar…"
"Non ho nessuna fottuta pazienza. Liberatemi!"

Armeggia ancora con le manette. È molto energico. Guardo al vetro: dall'altra parte c'è Damaso con un bicchiere di cicoria in mano, che mi fa no con un dito.

"Non ti posso liberare, mi spiace. Non ho le chiavi".
"Credevo che tu fossi il capo ".
"No. Sono solo la persona che risponde alle domande".
"Oh, e va bene, fanculo. In che anno siamo? Duemilaetrecento? Cinquecento?"
"Vedo che sei cosciente di essere stato ibernato".
"Ma senti questo. Uno va a dormire e si sveglia in un fottuto congelatore in mezzo a un branco di sconosciuti in camice bianco che non sanno nemmeno chi ha vinto le elezioni del '04. Tu che fottuta spiegazione ti daresti?"
"Ricordi quando sei stato ibernato?"
"Col c… ricordo che ero sul divano che mi guardavo la notte delle elezioni, e un salatino fottuto mi è andato di traverso. Tutto qui. Mi sai almeno dire chi ha vinto?"
"Chi ha vinto cosa?"
"Le elezioni più importanti del mondo! Ma in che fottuto anno siamo? Ci sarà almeno scritto nei vostri libri di storia…"
"Senti, prima te lo dico meglio è. Siamo nel 2025".

Succede qualcosa. Il Capitano, che fino a quel momento continuava a saltellare nervoso sulla sua sedia, si lascia cadere di peso. Mi guarda negli occhi. Nei suoi begli occhi azzurri c'è scritto: dimmi che non è vero.
Io mi frugo nella tasca. Da qualche parte devo avere… ecco. La tessera annonaria. Una cartapecora sottile con la scritta "2025" bene in evidenza. È un po' stropicciata, ma visibilm nuova. Gliela mostro. Aggrotta la fonte.
"Per stasera non ho altre prove con me; ma nei prossimi giorni, se sarai un po' più calmo, convincerò Damaso a farti uscire. Gireremo per la città e ti convincerai che non sto mentendo. Non ho alcun interesse a mentirti. Questo è il febbraio del 2025. Tu hai un buco di vent'anni abbondanti. Ma in questi vent'anni sono successe molte cose".
Lui sembra aver perso ogni curiosità.ora guarda un punto del pavimento.
"Mia moglie".
"Proveremo a rintracciarla. Ti dico subito che non sarà facile. Può anche darsi che non sia membra del Teopop, ma di un altro sistema. In quel caso sarà quasi impossibile".
"Devo andare su Internet".
"Non puoi, mi dispiace".
"Perché? È proibito?"
"No, noi non proibiamo nulla. Ma Internet non si usa più".
"Che cosa?"
"Ti prego, cerca di capire. Tu hai un buco di vent'anni, non è uno scherzo. Vent'anni fa Internet era una tecnologia all'avanguardia; oggi è desueta e non la usa più nessuno. Come i dischi in vinile o… i CD".
"Non avete più nemmeno i CD?"
"Buon Dio, no! Tu vent'anni fa ascoltavi ancora CD?"
"Va be', chi se ne frega. Se non c'è internet, ci sarà qualcosa di molto più avanzato, no?"
"Certo, certo che c'è".
"E allora voglio andare su quella cosa molto più avanzata, e trovare dove sta mia moglie".
"Non è possibile neanche questo, mi spiace. La cosa molto più avanzata non consente agli utenti ricerche di persone e oggetti per uso personale ".
"Ma è mia moglie!"
"Guarda, se è per quello non esistono più nemmeno i matrimoni".
"Eh?"
"Sono stati cancellati. E in ogni caso tua moglie oggi è bisbattezzata, quindi…"
"Bisbattezzata?"
"Ha cambiato nome. Abbiamo tutti cambiato nome. Sempre per il motivo che ti dicevo: abituarsi al cambiamento. Anche tu, forse è meglio se ti ci abitui. Per esempio: tu quanti anni hai?"
"Trenta".
"Ne hai trentuno. Tua moglie?"
"Ventinove. No. Trenta".
"No, Bar, non Trenta. Cinquanta".
"Ma certo, è naturale".
"Sei sicuro di trovarlo naturale?"
"Ma sì, sì. Ma lei magari è in pensiero per me".
"Bar, sono passati vent'anni. Hai capito? Vent'anni".
"Sì, sì, certo"

Scuote la testa, mansueto come un agnellino. Mi volto un attimo per gustarmi la faccia di Damaso. Sembra impassibile, ma ha ancora il bicchiere di cicoria pieno. Si è dimenticato di averlo in mano.
"Bar, ascolta. Nessuno ti vuole male, qui. Anzi, noi abbiamo bisogno di te. E tu hai bisogno di noi. Etcì".
"Salute".
"Grazie. Senti, adesso si è fatto tardi e io mi sto prendendo un accidente. Ma pensavo di tornare domani. Tu fa così: preparami una lista di domande. Dieci domande. Io le leggo e ti rispondo, così non perdiamo tempo. D'accordo?"
"Io… d'accordo. Ma dimmi almeno chi ha vinto quelle fottute elezioni".
"Italiane?"
"Americane!"
"Dammi un aiutino. I candidati erano…"
"Bush e Kerry".
"Ma sì, certo, Bush, il padre di quell'altro che…"
"Mi prendi in giro? Nel 2004 era Bush figlio!"
"Il figlio? Nel 2004? Sei sicuro".
"Come se fosse ieri. Anzi, è ieri per me".
"Sarà. Comunq credo che abbia vinto l'altro, come si chiamava…"
"Kerry?"
"Sì, direi di sì. Cioè, credo".
"E tu saresti quello che ha tutte le risposte?"
"Senti, è roba antica, in vent'anni ci sono stati tanti presidenti e non puoi pretendere che…"
"Ma quelle erano elezioni decisive!"
"Ma sì, certo, come no. Adesso scusa, devo andare.
Etcì".
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Il regime vintage

Caro Leonardo,
Tempo di merda (neve). E poi dicono: la terra si surriscalda. E più si surriscalda più a San Petronio nevica in gennaio. Una gran presa in giro. Io odio la neve, per strada mi si bagnano i piedi e non mi si asciugano più. E l'obbligo di staccare il frigo – che anche se non lo rispetti, dopo un po' la luce si stacca ugualm, quindi… le risse coi vicini di casa perché dal loro davanzale è sparito un pezzo di carne. Lo sanno tutti che è il cane del portiere. Adora succhiare le braciole congelate. O le seppellisce in qualche aiuola e le recupera frolle in primavera. I cani di San Petronio sono i più astuti del mondo, erediteranno la città.
Sono molto teso per via che stasera ho il mio primo colloquio con il Cap (scongelano anche lui). Sempre ammesso che smetta di nevicare e un filobus riesca a portarmi in Ospedale. A piedi rischio di prendermi un accidente. Beh, magari Damaso ha un'aspirina. In un ospedale dovrebbe averne. È bello avere amici dottori (come Assunta ben sa).

L'altro giorno in facoltà è successo un incidente curioso. Come promesso, ho visto Fahrenheit 451 coi miei studenti. Dev'essersi sparsa la voce che si proiettava roba bizantina in facoltà, così c'era quasi una dozzina di studenti, un successo. "Dopo una mezz'ora usciranno tutti", pensavo. E invece no, si sono bevuti tutto il noiosissimo film che è un piacere. La nouvelle vague torna di moda. Pazzesco. Vent'anni fa i film così te li tiravano dietro. Adesso più sono lenti e noiosi meglio è. L'anno prossimo provo con un muto in bianco e nero. La Corrazzata Potiemkin, perché no. Magari si commuovono e piangono. Ma forse è un film scoraggiato dal Teopop (il Teopop non proibisce, il Teopop scoraggia).

Per quasi tutto il film la biondina ha tenuto l'ipodo puntato sul video. Ha ripreso il film con quell'affare. Oltre a essere probabilmente proibito fortem scoraggiato, è anche dispendiosissimo. Continuo a pensare che un informatore userebbe mezzi più discreti.
Finito il film c'è pure stata un po' di discussione. Io non ero molto ispirato, volevo sparare il solito paio di palle e andarmene. Il trito argomento: perché i film fantascientifici del passato trattavano così spesso di regimi totalitari?

"C'è un motivo politico: la paura per il regime bolscevico, che in quel periodo controllava metà del Continente. Il ricordo ormai cristallizzato del nazismo. Ma ci sono anche ragioni più banali e contingenti. Per esempio, le scenografie.
Un film ambientato in un futuro, come questo, ha bisogno di scenografie avveniristiche molto costose. In questo caso la produzione se la cava con poco, come vedete. Una monorotaia nella campagna, un quartiere all'avanguardia ripreso dall'alto, qualche elettrodomestico 'strano', e il gioco è fatto".
"Ma prof, i telefoni…"
"Bravo, ma non chiamarmi prof. I telefoni, come hai notato, sono pezzi d'antiquariato. È un trucco molto semplice: invece di perdere tempo a immaginare il design di un telefono del futuro, si ottiene lo stesso effetto di spiazzamento temporale con un telefono del passato, che si immagina tornato di moda. Con un notevole risparmio di tempo, denaro e fantasia, perché l'oggetto del passato non va immaginato: basta recuperarlo da un trovarobe.
Tutto il film è giocato su questa specie di effetto vintage, anche se a distanza di 60 anni è difficile rendersene conto. Prendete l'autocisterna dei pompieri: le linee della carrozzeria rimandano alla prima metà del Novecento. Così le tute dei pompieri, che ricordano vagam le uniformi nazifasciste, ma anche le tute da operai. Tutto il futuro del film è ricostruito con scarti del passato. Possiamo interpretare questa scelta come un'ossessione per i regimi totalitari degli anni '30-'50, ma anche come una semplice scelta economica. Il passato è molto più facile da rendere, specie se è un passato vicino a noi e facilmente riconoscibile. Per spiegare allo spettatore che i pompieri sono 'i cattivi', non c'è bisogno di molte parole. Basta vestirli di nero.
Questo espediente economico finisce però per segnare il nostro modo di vedere il futuro. Negli anni '50 e '60 molti film di fantascienza ci mostrano il futuro come un incubo totalitario. Per motivi politici, ma anche perché l'incubo totalitario è l'opzione cinematografica più semplice ed economica. Per evitare di dovermi inventare scenografie fantasiose (e costose), io invento un regime totalitario che non solo è privo di qualsiasi fantasia, ma che la reprime: come i pompieri di questo film, che bruciano i libri. Siccome poi i regimi totalitari sono spesso in recessione economica, non ho nessuna necessità di inventare troppi accessori futuribili. Ci saranno ancora vecchie case in stile normanno, la gente si sposterà in treni non molto simili dai nostri. Addirittura, le scenette familiari non saranno molto diverse dalle nostre. In questo senso, dietro lo schermo del futuro, il film ruota su un dramma che più "anni '50" non si può: il marito rincasa stanco e vorrebbe mettersi a leggere in santa pace, ma la moglie casalinga e alienata insiste per guardare qualche stupido programma in tv.

A questo punto la biondina alza la mano.

"Sì?"
"Mi scusi, prof…"
"Niente prof".
"Non importa. Se ho capito bene lei sta dicendo che gli autori del film, come si chiamano…"
"François Truffault e Ray Bradbury".
"Quelli. Lei li sta accusando di essere i dittatori del loro mondo del futuro. Il loro piccolo mondo del futuro è piatto noioso e repressivo perché loro non avevano i mezzi e la fantasia per immaginarne uno meno piatto noioso e repressivo".
"Ma no, no, non sto dicendo questo".
"A me sembrava così".
"Ma no, è che… è che… È chiaro che, una volta immaginato questo mondo piatto noioso e repressivo, l'avventura dell'eroe del film consiste proprio nella rivolta, nello scardinamento del regime, nella conquista della libertà".
"Ecco, questa è un'altra cosa che non ho capito. Chi è l'eroe del film?"
"Ma… è Montag, il pompiere ribelle, no? Mi sembra chiaro".

In quel momento mi accorgo di avere addosso almeno 24 occhi perplessi. La biondina sta per riprendere, ma il quattrocchi davanti a lei la interrompe.
"Professore, io non sono tanto d'accordo. Quel pompiere uccide un uomo".
"Un uomo?"
"Il suo capo".
"Ah già, certo, sì".
"Lo uccide con lanciafiamme! Davanti a tutti! Nessun altro nel film compie un'azione talm crudele".
E la biondina, dietro: "È un uomo che si è fidato ciecam di lui. È quasi un padre per lui".
"E Montag lo uccide. A sangue freddo! Preferisce bruciarlo vivo piuttosto che dare alle fiamme qualche libro".
Cerco di riprendere la parola. "Ma non capite. I libri simboleggiano la fantasia, la capacità di scambiare le nostre vite con quelle dei nostri simili. Per Montag dietro ogni libro c'è un uomo".
Mi interrompe la biondina. "No, professore".
"Come sarebbe a dire no?"
"È esattam l'inverso. Per lui dietro ogni uomo c'è un libro. Gli uomini non gli interessano. Sua moglie non gli interessa. La fa piangere, fa piangere le sue amiche. Suo padre non gli interessa: lo brucia vivo. Lo ha detto lei: la sua ansia di libertà è quella del padre di famiglia che torna a casa e vuole soltanto leggere in santa pace. Immergersi nei libri. Dimenticare i suoi prossimi".
"È un maledetto feticista. Necrofilo, anche. Gli uomini gli interessano purché morti da un pezzo, e riconvertiti in carta".
"Su, ragazzi, calma adesso".
"Alla fine va a vivere nei boschi, in mezzo a un gruppo di gente alienata come lui, che non ha più veri rapporti umani".
"Ma non capite. Quelle sono le persone libere".
"Non sono d'accordo. Quelli sono ancora più alienati degli abitanti della città".
"Non comunicano più. Citano. Il citazionismo è la fine della comunicazione".
"Il citazionismo non è un bel lavoro".

A questo punto, siccome sono vecchio ma non ancora del tutto scemo, capisco qual è il problema.
Il problema è che c'è un defargista in sala. Probabilm è il quattrocchi. Si è fatto sfuggire un defargismo tipico. "Il citazionismo non è un bel lavoro". Non credo che Defarge lo abbia detto, ma avrebbe benissimo potuto.
E forse c'è di più. Forse anche la biondina al suo fianco è una defargista. Forse, anzi, la vera defargista è lei, e il compagno sta defargizzando solo per darsi un tono. Tipico dell'età.
Ma questo significa anche che, essendo di gran lunga la biondina la persona più avvenente del corso, tutta la mia classe diventerà in tempi brevi un covo di defargisti scatenati. E io faccio in tempo a tornare in Rieducazione entro la fine del semestre. La cosa più saggia sarebbe allontanare la biondina, subito.

Apro il registro alla pagina delle foto segnaletiche. Il Quattrocchi si chiama… Teresino. Nato decisam nel giorno e nell'anno sbagliato.
"Teresino-del-Bambin-Gesù".
"Sono io, sì".
I compagni, è ovvio, ridacchiano.
"Teresino, non mi è piaciuto il tuo atteggiamento durante la lezione".
"Ma sono solo intervenuto con…"
"Sei intervenuto a sproposito e con una foga che non si addice al tempo e al luogo. Per questo motivo passerai la prossima lezione nell'aula 68".
Teresino sbianca. Anche il resto della classe ammutolisce. Si vede che non ho fama di duro. La biondina guarda in basso. È meglio battere sul ferro, ora.
"La settimana prossima mi consegnerete un elaborato. Un riassunto del film e le vostre opinioni in merito. Soprattutto le vostre opinioni saranno esaminate con estrema attenzione. Sono stato abbastanza chiaro?"
Altroché se lo sono stato. Defluiscono rapidam; molti non torneranno più. Ecco come ti stronco l'idra a nove teste del defargismo. Per ultimi escono Teresino e la biondina. Si bisbigliano qualcosa.
Lei mi fa un gestaccio.
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Il risveglio del Capitano (2)

Caro Leonardo,
come ben sai, sono all'Ospedale Maggiore, ospite dell'amante di mia moglie, davanti a una mummia congelata in calzamaglia, e mi sto giusto chiedendo: cosa posso fare io per Capitan America?


"Quel che ci serve", dice Damaso, "è una specie di interprete".
"Non di inglese, spero. Il mio è parecchio arrugginito".
"Niente inglese. L'uomo che ha di fronte è italiano".
"Italiano in che senso?"
"Nel senso che è nato nella Repubblica Italiana, come lei e come me, e risponde al nome pre-teopop di Taddei Abramo detto Bar, nato nel giugno 1973 in questa città. I suoi documenti erano allegati alla bolla di accompagnamento".
"Non lo avete trovato in un iceberg, allora".
"Non credo di sapere cos'è un iceberg. Taddei ci è stato consegnato sei mesi fa, nel quadro delle trattative trilaterali di pace tra noi, bizantini e usastri".
"Uno scambio di prigionieri".
"Precisam. Come sa, stiamo facendo il possibile per recuperare i nostri uomini catturati dagli usastri nella campagna del '20, e loro ce li restituirebbero anche volentieri, ma non abbiamo prigionieri usastri con cui scambiarli".
"Non facevamo prigionieri, eh?"
"Proprio no, per quanto ci impegnassimo. Tutto quello che siamo riusciti a rimediare sono 18 ustascia bizantini presi nella campagna balcanica del '19, che abbiamo scambiato con 6 marines usastri catturati dai bizantini nel '15. Poi abbiamo offerto i sei marines agli usastri, che in cambio ci hanno dato …"
"Taddei Abramo congelato in costume da Capitan America".
"Proprio così".
"Bella sòla".
"Apparentem sì, siamo stati abbindolati. Durante le trattative gli usastri avevano alluso a un agente segreto dell'SSS caduto nelle loro mani da molto tempo".
"L'SSS è stato sciolto da Defarge almeno dieci anni fa".
"Appunto. E siccome dopo il suo scioglimento l'archivio SSS era stato distrutto, poteva trattarsi di un bluff. In ogni caso l'offerta era assai ghiotta. Un agente dell'SSS redivivo poteva aiutarci a far luce su molte cose. Senza dubbio valeva sei vecchi marines".
"Non credo che l'SSS mandasse i suoi agenti in giro vestiti da superoi".
"E perché?"
"Ma… perché avrebbero dato nell'occhio".
"Ah, sì? Noi pensavamo che la tuta blu fosse in qualche modo mimetica, che imitasse l'abbigliamento usastro, militare o civile…"
"Buon Dio, no! Gliel'ho detto, era un personaggio dei fumetti".
"Ma non lo sapevamo. Non potevamo saperlo".

(Caro Leonardo, mai avrei creduto di dover rimpiangere l'era della tv. Pure, è così: la gente è più stupida da quando non c'è più la tv. No, non stupida: ignorante. Non sanno cos'è un iceberg. Non hanno mai visto un usastro, non sanno come si veste, per l'oro potrebbe benissimo andare in giro con una calzamaglia rossa bianca e blu. E questa sarebbe la nostra prossima classe dirigente. Sconfortante).

"Senta, da come parla di tutta stafaccenda, lei mi sembra qualcosa di più di un primario".
"No, non si faccia pensieri strani. Sono stato coinvolto in quanto neurologo".
"Credevo fosse pediatra".
"Neurologo, pediatra, endocrinologo… ci ingegniamo, qui. Attualm ho stipulato un contratto a progetto con l'Esercito. Il progetto consiste nel rianimare Taddei senza farlo impazzire. Per limitare lo shock da risveglio, è stato trasportato nella sua città natale. Ora, per quanto riguarda la rianimazione, è una cosa semplicissima: basta staccare la spina".
"E perché non lo fate?"
"Lo abbiamo già fatto diverse volte. Il problema è tenerlo calmo una volta risvegliato. Mi ha già mandato sei badanti in infermeria. Ogni volta dobbiamo ricongelarlo e resettare l'operazione".
"Ah, ecco, comincio a capire".
"…E siccome non può ricordare i risvegli precedenti, ogni volta si comporta allo stesso modo. Sbatte le palpebre, si alza, e chiede chi ha vinto le elezioni. Non siamo ancora riusciti a capire di che elezioni stia parlando, ma per lui sono fondamentali. Tanto che s'innervosisce, fa altre domande impossibili, diventa violento… eccetera".
"E qui arrivo io, con la mia famosa memoria".
"E con la sua conoscenza della cultura usastra. Lei può aiutarci a capire Taddei, e può aiutare Taddei a capire noi. Una specie di interprete, come le ho detto. È stata Assunta a convincermi".
"Assunta sa di Taddei?"
"Assolutam no. Ma mi ha parlato molto di lei. Senza saperlo è riuscita a convincermi che lei sia la persona giusta per questo lavoro. Tanto più che in questo modo io do una grossa opportunità a lei e alla sua famiglia".
"Opportunità?"
"Suvvia. Taddei ha 52 anni, ma ne dimostra grosso modo venti di meno. È ragionevole pensare che sia stato ibernato all'incirca vent'anni fa".
"Il che esclude che possa trattarsi un agente dell'SSS. E allora, perché darsi pena?"
"Perché quella che per il Teopop si sta rivelando una "sòla", come dice lei, in altre mani può essere un'arma micidiale. Ci pensi, Immacolato. Non pensi solo a quel che può fare per Taddei. Pensi a quel che Taddei può fare per lei".
"Per me?"
"Lei lavora al Progetto Duemila, non è vero? Non trova che Taddei potrebbe rivelarsi una risorsa straordinaria? Un uomo in diretta dal passato. Un uomo che conserva in sé milioni di ricordi diretti, freschi, non cristallizzati".
"Giusto un po' surgelati".
"Converrà che è ben diverso. E allora, che ne pensa?"

Che ne penso. Penso che non sono del tutto sicuro di volermi trovare a tu per tu col Capitano, in una stanza di ospedale, nel momento in cui scopre che ha ronfato per vent'anni. Penso che non posso dire di no a Damaso: abbiamo già speso il suo acconto. Penso che forse ha ragione: Taddei potrebbe essere una risorsa importante per il progetto Duemila. Per me. E per la mia famiglia, certo.

Ma soprattutto penso: Bar Taddei, Bar Taddei. Io ho già sentito questo nome. Bar Taddei. È come una pietra che rotola in qualche crepaccio della mia memoria: e rotolando fa questo rumore: Bartaddei, bartaddei. Siamo coetanei, anche se lui in qualche modo è rimasto indietro. Bartaddei. Potrei averlo già incontrato: in ogni caso non mi riconoscerebbe. E allora perché continua a tormentarmi questo suono, Bartaddei, Bartaddei? Che vuol dire?
"Penso che accetterò".
"Magnifico. Quando possiamo fissare il primo incontro?"
"Se non le spiace, preferirei cominciare la prossima settimana. Ho qualche lavoro arretrato, capisce".
"Altroché se la capisco. A lunedì?"
"A lunedì".
"Le preparo un contratto per allora. Saluti".

Bartaddei, Bartaddei.
Dove ti ho già sentito.
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Il risveglio del Capitano (1)

Caro Leonardo, che te lo dico a fare?
Per quanto possa prolungare questa mia non brillante esistenza, sotto sotto io resto un uomo del Novecento.
E in quanto uomo del Novecento, per lunga parte della mia vita ho praticato la fantasia, ben sapendo che c'erano limiti invalicabili, e incrollabili colonne d'Ercole a segnare il confine tra fantasia e realtà. Per esempio: una catastrofe climatica, un innalzamento del livello del mare, un'onda anomala che dilaga nella valpadana da oriente e travolge nei suoi flutti una civiltà: questa era fantasia. Un ingorgo nel traffico, un cielo tossico e piccante nei bronchi: questa era realtà. La prima era vagamente plausibile, ma impossibile; l'altra, ordinaria amministrazione. Se una logica superficiale poteva talvolta suggerirmi un collegamento tra fantasie catastrofiche e grigia realtà, l'inconscio più profondo la negava: la valpadana sott'acqua, figurati. Non siamo mica in un film. (Per film si intendevano i lungometraggi, spesso usastri, in cui si mostravano tutte le cose di cui si desiderava esibire l'impossibilità).

Invecchiando ho poi assistito a tanti avvenimenti, compresa la famosa onda anomala (che arrivò per altro in modo del tutto banale, salvo non ritirarsi più). Oggi, se racconti ai bimbi che a San Petronio vent'anni fa non si respirava (e la spiaggia a San Lazzaro non c'era), ti guardano male. Realtà e fantasia si sono travasate, e le colonne d'Ercole sono sempre là, indifferenti. Tutto accade in un composto squallore, ma io ho deciso di non stupirmi più di niente.

Per esempio: scoprono 19 copie conformi della Piramide di Cheope in Antartide? Beh, senz'altro è seccante per il turismo egiziano. Wojtyla scappa in Argentina e Berlusconi lo rimpiazza? Cose che capitano. I tibetani scoprono il segreto dell'Immortalità (che a loro manco interessa) e… lo brevettano? Cazzi vostri, avete voluto il WTO? Crepate. Gli Usastri si accingono a lasciare il pianeta? Si vede che non ci meritano. I cinesi cominciano a dislocare le fabbriche nella piana di Catania? Prima o poi doveva succedere.
Questo per dirti che se Damaso voleva stupirmi coi suoi effetti speciali, aveva proprio sbagliato il soggetto. Un uomo congelato. Un uomo in calzamaglia. Ma io sono un uomo del Novecento, cocco, io ci sono cresciuto, a pane e uomini in calzamaglia.

"Le dirò che forse la cosa che ci inquieta di più è proprio il costume ".
"Non glielo avete mai tolto?"
"Sì, sì, ma ci tenevo che lo vedesse come ci è arrivato".
"Non aveva per caso anche un cappuccio?"
"…"
"Un cappuccio blu, con un'A bianca sulla fronte e due ridicole alette bianche sulle orecchie, due minuscole ali di aquila… se ha presente com'è un'aquila".
"È fantastico".
"È anche un po' pacchiano".
"No, dicevo, è fantastico che lei… non mi sbagliavo sul suo conto. Come fa a conoscere la foggia del cappuccio?"
"Fa parte del costume".
"Si tratta di un costume particolare, dunq. Una specie di uniforme…"
"È il costume di un supereroe dei fumetti. Lei conosce i fumetti, immagino".
"Narrativa sequenziale. C'è tutto un canale Supernet che…"
"Quelli sono i fumetti in tv, non è esattam la stessa cosa. I fumetti sono nati a cavallo tra l'Otto e il Novecento, in America, e sono narrativa sequenziale su supporto cartaceo, con disegni misti a dialoghi e didascalie scritte. All'inizio li pubblicavano sui quotidiani, poi sono diventati un medium a sé".
"Aspetti, non ho capito. Come si fa a mettere su un foglio…"
"Si accostano tante vignette piccole, da sinistra a destra e dall'alto in basso, come le parole di un testo scritto".
"Affascinante. E lei ne ha viste?"

Se ne ho viste? Io ci sono vissuto dentro, bamboccio.

"…Ne ho viste, sì. Anche lei ne deve aver viste, quand'era bambino".
"Non mi ricordo niente. Quindi lei può aiutarci a identificare questo… personaggio?"
"Si tratta di Capitan America, un super-eroe usastro nato all'inizio degli anni Quaranta. I super-eroi sono uomini dotati di poteri sovrumani, che di solito mettono al servizio dell'umanità. In particolare Capitan America era l'interprete del patriottismo usastro, e divenne molto popolare con una serie di albi in cui sgominava torme di nazisti. Per dire, era in grado di fermare un carro armato a mani nude".
"E i lettori ci credevano?"
"No, ma leggevano ugualm. Era palesemente non credibile, ma proprio per questo assai divertente, mi segue?".
"No, credo di no".

No, non mi segui, non puoi. Ah, non fai più tanto l'arrogante adesso, eh? Sei nel mio territorio, adesso. Hai una mummia in calzamaglia in un congelatore e non ti resta che chieder consiglio all'uomo del Novecento. Generazione di mezzo, tzé. La vostra arroganza è pari solo alla vostra ignoranza.

"…Al termine della Seconda Guerra Mondiale il personaggio viene accantonato, per essere recuperato a metà anni Sessanta, quando la moda dei Supereroi conosce uno dei suoi ciclici revival. Così gli sceneggiatori immaginano che Capitan America venga ritrovato congelato in un iceberg, che l'avrebbe conservato integro per… vent'anni, più o meno".
"Mi suona in qualche modo familiare".
"Sì? Beh, sarà un archetipo dell'inconscio collettivo".
"In ogni caso, la sua conoscenza della cultura usastra è stupefacente".
"Grazie. Adesso però mi spiega chi è questo ragazzone e cosa dovrei fare io per lui".

[continua]
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- il noioso riassunto (2)

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Salve a tutti sono sempre io, Arci, quello che gestisce il sito e ogni tanto passa col riassunto.
Come forse saprete, Leonardo era un blog qualsiasi, fino a due mesi fa: un po' diaristico, decisamente prolisso, politicamente discutibile. All'inizio di gennaio sembrava aver chiuso; invece – a causa di un disguido di cui sono parzialmente responsabile – è soltanto slittato di vent'anni in avanti. Attualmente Leonardo scrive dal febbraio 2025. Scrive a sé stesso, perché dice di sentirsi più sicuro così. Purtroppo in questo modo continua a dare per scontate troppe cose che non sappiamo.

Per esempio: a volte dice che c'è stata una rivoluzione, altre volte una catastrofe, e non si capisce se stia parlando della stessa cosa. A volte ne parla come se alla rivoluzione avesse partecipato anche lui: in quel caso non deve essere riuscita molto bene, visto che l'Italia (o almeno parte di essa) è precipitata in un regime teocratico e sostanzialmente poco serio, il "Teopop", e lui stesso ha trascorso un periodo in un campo di rieducazione.

Questo Teopop si barcamena in una situazione di crisi economica abbastanza grave, con frequenti black-out che denunciano la penuria di materie prime. A capo del Teopop sembra essere il Papa, un Papa dalla lunga chioma folta che ricorda per certi versi una nota personalità politica dei giorni nostri, e che di recente si è svegliato da un coma vigile in cui sembrava ormai confinato per riprendere il controllo della nazione e dichiarare guerra a un'ex riserva del Perugia Calcio, ora dittatore di una nazione affacciata sul Mediterraneo. Costui dovrebbe essere il responsabile di una serie di attentati che hanno causato le sempre più frequenti interruzioni di energia, ma non ci crede nessuno.

Attualmente Leonardo non si chiama nemmeno più così, ma Immacolato: pare che durante la rivoluzione la gente sia stata 'bisbattezzata' coi nomi dei santi del calendario, e a lui è capitato l'8/12, Immacolata Concezione. Anche le città non sembrano avere conservato gli stessi nomi: Immacolato vive in una che si chiama San Petronio. Ha diversi mestieri, che tuttavia gli consentono un tenore di vita appena dignitoso: tiene un seminario (piuttosto disertato) alla Facoltà di Scienze Inutili della città, e lavora (assieme alla seconda moglie) al reparto nostalgia di Supernet, qualunque cosa sia questo Supernet. Compito del suo reparto è riproporre al pubblico da casa immagini e spezzoni di vent'anni prima (cioè, guarda che coincidenza, di adesso!), in modo da modificare la loro immagine del passato, prima che sia troppo tardi: questo alla luce di una teoria secondo cui i ricordi si cristallizzano definitivamente nella nostra mente entro i vent'anni e 45 giorni. Di questa teoria io non ho mai sentito parlare, ed è un peccato, visto che l'avrei formulata io stesso.

Immacolato vive in un Trimonio, che è come una famiglia, ma invece di avere due genitori ce ne sono tre: il Trimonio, come ha occasione di spiegare alla figlia Letizia, è una grande invenzione del Teopop, (cioè mia, perché io sarei una specie di eminenza grigia di questo movimento). I Trimoni sono costituiti, a scelta, da due mariti e una moglie o da due mogli e un marito, come nel caso di Immacolato. L'aspetto orgiastico della cosa non sembra sfiorare nessuno dei personaggi, che finora al sesso sembrano pensare molto poco: il che, da parte di una manciata di cinquantenni denutriti, sostanzialmente non sorprende. Delle due mogli, Concetta e Assunta, quest'ultima tradisce i coniugi con un medico trentenne facoltoso e intrallazzone; l'altra, forse a causa della gelosia, sembra sragionare, abbandonandosi a violenze domestiche e perdendo i risparmi di famiglia in un gioco di recente reintroduzione, il Lotto. Il caso, beffardo, vuole che sia stato proprio Immacolato a scrivere il testo della pubblicità subliminale che ha convinto Concetta a puntare tutto su un numero ritardatario, il 52 (la bicicletta, un sogno ricorrente di Immacolato e Concetta).

Morso forse dal senso di colpa, forse semplicemente dalla fame, Immacolato si decide a incontrare l'amante della sua seconda moglie, il dottor Damaso, che attraverso Assunta gli aveva fatto sapere di volergli offrire un lavoro. Durante un primo colloquio, in cui i due rivali si annusano, Damaso informa Immacolato che il lavoro, ben pagato, consisterebbe nell'accudire una persona. Che persona? Non lo sappiamo perché, sul più bello, Damaso interrompe la conversazione pregandolo di tornare il giorno dopo, come quando nelle soap gli sceneggiatori esauriti cercano di prendere tempo. Ed è tutto qui.
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Il Topo e il dottor Gatto

Caro Leonardo, non so bene da dove cominciare.
Damaso. Cominciamo da lui. Non me l'aspettavo così giovane. Tante cose mi aspettavo, tanti scenari mi ero fatto, strada facendo, ma questo no. Un tipo interessante, questo sì. Simpatico, e non brutto: stiamo pur sempre parlando dell'amante di mia moglie. Sicuro di sé, della sua professione; fresco di promozione, addirittura. Ma un trentenne, un bel trentenne biondo e quasi atletico, f'nql, no. Che ci trova in Assunta, uno così. Non ha abbastanza infermiere carine nei dintorni?
"Lei è Immacolato, immagino".
Mi ha preso così alla sprovvista che tutti i miei propositi di partire sulla difensiva sono andati a farsi benedire.
"E lei è il dottor Damaso, incredibile".
"Grazie dell'incredibile, ma perché?"
"Un primario così giovane".
"Sono meno giovane di quel che sembra. E non creda troppo a questa storia del primario, siamo quasi tutti primari adesso. Invece di aumentarci la paga, ci hanno tutti promossi. È un altro favoloso trucchetto Teopop".
Siamo in un bar qlsiasi sull'Emilia-Ponente, nobilitato da un videopoker originale dei Novanta. Do un'occhiata ai quattro angoli del soffitto: se è un tipo sveglio, capisce.
"No, non si preoccupi. Qui può parlare liberam".
"Forse io posso parlare liberam, ma lei no. Sono un microfono ambulante, lo sa? Ho la tessera dell'SSQ".

Il suo sorriso compassionevole era previsto e, ahimè, senz'altro meritato.
"Servizio Segreto di Quartiere? Complimenti, ma ora è fuori dal suo quartiere e dalle sue competenze".
"In ogni caso non mi parli più del Teopop in quel tono. Io sono uno zelante servo del Teopop".
"Immacolato, lei non capisce. Se dico che si può fidare, si può fidare. Perché crede che abbia voluto incontrarla in questo bar?"
"Perché è a due passi dal suo Ospedale".
"Non solo Ospedale: Territorio. E questo bar ne fa parte. È come se fosse mio. In effetti, è mio… Saverio, due espressi. Perché ride?"
"Ha ordinato caffè".
"Sì, offro io, è il minimo per il suo disturbo".
"Senta, il trucchetto dell'espresso può funzionarle con qualche collega influente, con qualche signorina, magari le è funzionato anche con mia moglie, ma non con me".
"Quale trucchetto, scusi".
"Il fatto è che la gente si è totalmente dimenticata il sapore del caffè. Crede di ricordarselo, ma non è vero. Così in certi bar c'è chi restringe la cicoria, la versa in una tazzina ardente e la spaccia per caffè. Molto semplice. Ma con me non funziona più".
"Vedo che è molto prevenuto nei miei confronti".
"Ma mi faccia il favore. Sa che a rieducazione promettevano il caffè a chi faceva le spiate migliori? E sa come mi sono sentito dopo aver mandato due compagni di camerata in isolamento, con una tazzina fumante di cicoria in mano?"
"Un pirla, presumo. Ma assaggi questa 'cicoria ristretta', adesso, la prego".

Saverio riemerge dalla cucina e mi porge una tazzina bollente. Il liquido è denso, due dita appena, con una lieve schiuma bruna. L'odore è… l'impressione di realtà è molto forte.
"Allora, che ne pensa?"
Come un colpo alla nuca, una Madeleine secca, implacabile. Sono forse in questo stesso bar, trent'anni fa, sorseggio un espresso e leggo un Carlino stropicciato. Se chiudo gli occhi ricordo persino il gilet del barista. Un gilet verde. Che anni ridicoli.

"Molto… molto verisimile".
"Lo prendo come un complimento. La macchina è una saeco domestica del '04, in realtà se ne trovano parecchie nei ferrovecchi. La miscela è una partita di arabica che mi hanno regalato alcuni clienti gialli che volevano disfarsene. Lo sa, i cinesi non amano molto l'arabica. Preferiscono…"
"Va bene, lei vuole farmi intendere che è molto potente e traffica addirittura coi gialli. Me lo tengo per detto".
"Traffico? Io sono un medico. Se un giallo si fa male, io lo curo. Se il giallo poi vuole farmi un dono, io lo accetto di buon grado".
"E d'accordo. Mettiamo che lei è il medico di fiducia dei gialli a San Petronio. Inoltre è giovane biondo e bello. Mi spiega perché deve andare a letto con mia moglie e offrire un caffè vero a me?"

Di solito non sono così diretto, ma è il primo espresso da dieci anni, uno shock per il sistema nervoso, come lui ovviam sa.
"Non avrebbe dovuto berlo d'un fiato. Dovrebbe avere più riguardo per la sua età".
"F'nql".
"Be', almeno abbiamo rotto il ghiaccio. Riguardo alle sue domande: il motivo per cui io allacciato una relazione con sua moglie è abbastanza semplice: la trovo una donna affascinante e, soprattutto, molto intelligente. Non capita così spesso di incontrare una persona in grado di sostenere conversazioni di buon livello. Può darsi che vivendo così a stretto contatto con Assunta, lei non se ne renda conto: ma sua moglie è una gemma rara".
"Ma per favore…"
"D'altro canto, io sono orfano di madre, e può darsi che in lei cercassi qualcosa di edipico… di solito quando uso questa parola, "edipico", la gente sgrana gli occhi. Vedo che lei non lo fa, Immacolato. Nemmeno Assunta lo fa. Sono anche queste piccole cose che apprezzo in voi due: un buon dizionario. È sempre più difficile trovare interlocutori con un buon dizionario. E un buon dizionario, è indizio di elasticità mentale, un'altra dote sempre più rara. Venendo alla seconda domanda: perché le sto offendo un caffè? Veram intendo offrirle molto di più: un lavoro. Bene, non c'è nessun mistero. Ho bisogno di uno specialista che mi faccia un lavoro molto particolare, e credo che lei sia la persona più qualificata per farlo".
"Io?"
"Questo significa che, per una legge economica un po' snobbata, ma tuttora funzionante – parlo della legge della domanda e dell'offerta – io sarò costretto a farle un'offerta molto generosa, perché in effetti ho bisogno di lei".
"E se le chiedessi un anticipo immediato?"
"Che fretta… non vuole sapere nemmeno in cosa consista il lavoro?"
"Senz'altro. Ma se le chiedessi duemila denari, qui, sull'unghia?"

Per un istante, almeno, sono riuscito a perplimerlo. Ora si sta tastando la giacca, cerca un libretto.
"No, niente assegni. Le persone come me non possono intascare assegni, come dovrebbe sapere".
"Non c'è problema. Saverio! Favorisci duemila?"
Saverio annuisce e torna in cucina. Damaso ammicca soddisfatto. I motivi per detestarlo crescono di minuto in minuto. "Spero di essermi conquistato un po' della sua fiducia, ora", dice.
"Mi parli del lavoro".
"Ah, qui viene il difficile. In sostanza dovrebbe, diciamo… accudire una persona".
"Come, scusi?"
"L'orario è trattabile, io pensavo a non più di dodici ore la settimana, tre pomeriggi, o mattine se preferisce. So che ha altri impegni professionali e non le chiedo certo di sospenderli. E pensavo a uno stipendio iniziale di mille a settimana.
"Mille a settimana?"
"Anche questi trattabili. Ma aspetti a trattare, è meglio se prima vede la persona".
"Ma scusi, le sembro una badante?"
"Non cerco certo una badante, tra l'altro saprei dove trovarne. Cerco lei".
"Perché?"
"Perché ha memoria, un buon dizionario, elasticità mentale, e niente da perdere".
"Senta, io sono un rieducato. Se c'è anche la minima possibilità di mettersi nei guai col Teopop, io mi tiro subito fuori".
"Veram è il Teopop stesso che finanzia il progetto".
"Lo dice lei. Come posso fidarmi?"
"Vediamo… potrebbe fidarsi dell'uomo che sinceram vuole bene a sua moglie e a sua figlia, e non lascerebbe mai che un marito e padre esemplare si ficcasse nei guai. Che ne dice?"
"Dico che non posso razionalm fidarmi dell'uomo che ha conquistato mia moglie e mia figlia, e che a questo punto potrebbe essere tentato di mettermi nei guai per togliermi di mezzo".
"E allora non le resta che fidarsi dell'acconto che io adesso le metto in mano".
"Con tutto rispetto: non è molto".
"Come acconto o come prova di fiducia?"
"Come entrambi".
"Va bene, del resto non deve scegliere stasera. Ci pensi un po' e venga a trovarmi in ospedale, uno di questi giorni, sempre a quest'ora. Passi in accettazione e chieda di me. Vorrei mostrarle una persona molto particolare".
"Cos'ha di particolare?"
"Oh, tanto finché non vede non crederebbe. Quel che posso dire di lui è che… non viene da questo mondo, ecco. Verrà?"

Sta giocando come il gatto col topo. Sa che verrò, perché ho già in mano l'acconto. Sa che dovrò dire di sì comunq, perché mille denari a settimana non li ho mai guadagnati dalla rivoluzione in poi. Sa tutto, e si diverte.
"Verrò domani, e se il lavoro non mi piace le restituirò… A proposito. Non dica ad Assunta dell'acconto".
Annuisce, sinceram divertito: "Sarà il nostro piccolo segreto, d'accordo".
Gioca a fare il bismarito, mi dà la nausea. "Ora devo scappare, mi scusi. Lei resti ancora un po', si faccia offrire qualcos'altro da Saverio. E mi saluti la sua Letizia".
"Non ci penso nemmeno".
"Come vuole, a domani".

Il gatto si è ritirato, il topo riflette. Il topo ha memoria, un buon dizionario, elasticità mentale, e niente da perdere. Forse fa ancora in tempo a salvarsi.
Il topo ha duemila denari in tasca, Conci potrà pagare i debiti, questo è importante. Col gatto, vedremo. Non è il primo che si mette a giocare con me: eppure sono ancora qui.
Facciamo finta che sia una vittoria.
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L'ora di vertigine

[Questa è la lezione con cui ho inaugurato il nuovo seminario di narrativa ucronica, davanti a sei studenti che probabilm avevano sbagliato corridoio. Un ciccio in ultima fila, con tutta l'aria di un informatore; due tizi anonimi; tre ragazze abbastanza carine, due brunette e una bionda coi tacchi. I tacchi non sono molto in linea col Teopop, specialm se ostentati in prima fila. Forse si tratta di uno scambio culturale. Oppure una studentessa della classe alta: pare siano sempre più sfacciate.
Io non sono molto concentrato. Voglio fare in fretta, stasera ho un appuntamento con l'amante della mia seconda moglie. La prima cosa che dovrò chiedergli è un anticipo per un lavoro che ancora non so che sia. A questi racconto le solite due palle sulla vertigine, e via].

"Sia lodato Gesù Cristo, inauguriamo questo seminario di narrativa ucronica. Io mi chiamo Immacolato e la mia qualifica è di docente aggiunto, quindi vi esorto a non chiamarmi professore, qualche mio collega potrebbe prendersela a male e mandarvi... nell'aula 68, ah-ah".

[Non ride mai nessuno. Ma intanto ho fatto caso ai due registratori che sono posati sulla mia cattedra. Uno è un normalissimo walkman sony di 25 anni fa, tenuto assieme col nastro adesivo: complimenti a chi proverà a riascoltarmi con quell'affare.
L'altro è, se non mi sbaglio, un ipodo, di quelli che registrano su chip. Devo averne visti un paio in tutta la mia vita. Perché mai uno che possiede un affare del genere dovrebbe perdere tempo ad ascoltare le mie lezioni?]

"Chiamatemi docente. Il corso di questo semestre è dedicato alle proiezioni del futuro, un argomento che volevo trattare da un po' [un argomento che forse non vi farà scappare dopo tre lezioni]. Voi sapete già come la nostra concezione del tempo storico sia radicalm cambiata nel corso degli ultimi anni. Fino a qualche tempo fa amavamo raffigurare il nostro cammino nel tempo come una marcia fiduciosa verso il futuro, in cui il passato veniva lasciato alle spalle, senza essere mai veramente perduto. In sostanza, l'uomo era un conquistatore, che progressivam annette a sé nuove porzioni di futuro.
Questa concezione trionfale è stata messa in crisi, negli ultimi anni, da una serie di studi, alcuni portati coraggiosam avanti da gloriosi pionieri del Teopop".

[Una volta si usava far l'inchino, a questo punto. La facoltà è scaduta di molto da quando sono state reintrodotte le sedie].

"Non mi dilungo su questi argomenti che dovreste già conoscere bene. Per farla breve, ci siamo resi conto che il passato…

[S'ode un bisbiglio collettivo, gli ultimi resti di una lunga coazione a ripetere:
"…è perduto".]

…per sempre. Quello che noi consideriamo "ricordi" sono, nella maggior parte dei casi, interazioni della nostra fantasia con alcuni oggetti grezzi, come foto, vecchi documenti eccetera, gusti, odori, che suscitano quella particolare sensazione a cui è stato dato il nome scientifico di… qualcuno lo rammenta? Un nome francese…"

"Maddalena, Prof?"
"Che in francese si dice…"
"Non lo so prof".

"Madeleine. E io non sono un Prof. Se la nostra presa sugli eventi del passato si è in gran parte rivelata illusoria, il futuro continua a essere in gran parte imponderabile. Abbiamo smesso di vedere nel tempo una marcia trionfale, una guerra di conquista: oggi più facilm immaginiamo il nostro percorso nel tempo come una caduta libera. È una visione antica, in realtà, che secondo alcuni risalirebbe ai Greci.
Noi non marciamo, dunque, bensì precipitiamo nel futuro come da una rupe. Precipitiamo a testa in su: intorno a noi scorrono immagini dei luoghi dove siamo appena stati, del nostro cosiddetto passato. Paradossalm, più le immagini sono vicine a noi, più ci sembrano mosse e indecifrabili. Molto più nitido appare il cielo sopra di noi, la cima da cui siamo caduti, il cosiddetto passato remoto. Abbiamo anche calcolato dopo quanto tempo un evento passato raggiunge questo orizzonte nitido in primo piano: il Muro di Cristallo. Qualcuno si ricorda?"

[Il ciccio in fondo sta russando]

"Vent'anni?"
"E quarantasette giorni, signorina, esatto.
Quanto al futuro – anche il più immediato – esso continua a essere un assoluto mistero. Possiamo fare congetture, ma esse sono miseram fallaci. La più diffusa è riassunta nella frase "Fin qui tutto bene". Che significa: "dal fatto che finora non c'è stato nessun impatto, io deduco che ancora per molto non ce ne sarà". Congettura che ha ben poco di logico, come vedete".

[Dalle facce direi che non vedono un bel nulla, ma andiamo avanti].

"Per la verità, accanto ai cantori del "fin qui tutto bene", vi sono sempre stati intellettuali che hanno cercato di capovolgersi e fissare il futuro, con le tecniche concesse dalla scienza e dalla fantasia dei loro tempi. Le immagini che ci hanno restituito, le loro pre-visioni, non sono naturalm meno fallaci dei nostri ricordi. Ma è interessante la sensazione che ci fanno provare. Non più il caldo conforto di una madeleine, bensì, quel brivido particolare che forse già conoscete…"

[Macché, 'sti qua manco il loro indirizzo, conoscono].

"…la vertigine. Se le immagini che ci arrivano addosso possono essere del tutto fuori fuoco e illusorie, quel brivido è reale, ed è il senso ultimo della nostra indagine. Noi non vogliamo veram sapere su cosa sbatteremo tra dieci, venti, cento anni: peraltro, non c'è nessun modo di saperlo davvero. Ma vogliamo sapere che stiamo cadendo, in questo preciso momento. Anche il futuro, come il passato, non esiste. Quel che esiste è la nostra angoscia per esso, la nostra vertigine. Ed è la vertigine che studieremo assieme nel corso di questo semestre".

[Ora stanno pensando che fanno ancora in tempo a disiscriversi e provare con Tecniche Domestiche… È ora di indorare la pillola].

"Stavolta ho pensato di privilegiare la narrativa audiovisiva, così sono riuscito a corrompere il custode e a scaricare alcuni lungometraggi del secolo scorso. Cose che Supernet non ha mai messo in onda, direi…"

[Il ciccio in ultima fila si è svegliato di botto. I filmini! Il prof ci fa vedere i filmini!]

"La prossima settimana cominciamo con un lungometraggio bizantino di metà Novecento. Per oggi direi che è tutto, sia lodato Gesucrì".
"Sempre sia".
"Ah, stavo per dimenticarmi che giorno è oggi. Ricordatevi che siete cenere".
"... e cenere torneremo, Amen".

[Vorrei scappare, invece aspetto. Magari qualcuno ha delle domande… nessuno. In realtà volevo solo vedere chi passa a prelevare l'ipodo. La biondina, naturalm.
Mi ha sorriso].
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Il Trimonio spiegato a mia figlia (2)

Continua da venerdì.
Sto spiegando il Trimonio a mia figlia, che è perplessa.
Ora siamo su divano, davanti a noi Supernet mostra il Pontefice che si sbraccia dal balcone di una clinica. Non ho mai capito se giornalisti e spettatori siano solo contenti della guarigione, o se non sperino di assistere di persona a una polmonite fulminante. Dev'essere un ambiguo misto di tutt'e due.
Dall'altra parte di una parete di cartone, so che Concetta mi ascolta. So che ha gli occhi sbarrati e non riesce a dormire. La conosco troppo bene.

"Non ho capito, papà. La Bibbia dice che ci si deve sposare in tre?"
"No, però non dice neanche il contrario. E molti personaggi importanti avevano due mogli, come Abramo o Giacobbe".
"E c'erano anche donne con due mariti?"
"No, questo in effetti è un'assoluta novità".
"Quando sono grande, voglio avere due mariti".
"Hai ancora molto tempo, per fortuna".
"E poi voglio avere un bambino".
"Ma se ti sposi con due uomini, dovrai averne almeno due".
"Perché due?"
"Ogni Trimonio deve produr mettere alla luce due bambini, è la regola".
"Ma se uno non se la sente?"
"Tesoro, avere bambini è molto importante. Un altro dei motivi per cui fu istituito il Trimonio, era il fatto che se ne facevano sempre meno. A un certo punto tutte le coppie facevano solo un bambino, e così nel giro di una generazione gli italiani rischiavano di diventare la metà, mi segui? E questo non andava bene".
"Ma non potevano farne due?"
"No, diventava sempre più faticoso, e sia la mamma che il papà dovevano lavorare".
"E se uno dei due stava a casa?"
"Non c'erano abbastanza denari per crescere i bambini. Ma Arci aveva pensato anche questo. Lui ragionava in questo modo: non c'è nulla di grave se caliamo un po', ma non dobbiamo dimezzarci. Allora possiamo fare così: invece di avere due genitori che produc che fanno un bambino, con un calo demografico del 50%, noi possiamo avere tre genitori che ne fanno due, riducendo il calo del 33%. Questo funziona anche per il lavoro: se chiederemmo a ogni madre di famiglia di stare in casa a badare ai bambini, noi ridurremmo la forza produttiva del Teopop al 50%. Ma col Trimonio, noi possiamo avere due coniugi che lavorano, e il terzo che sta a casa e bada ai due bambini. Risultato: 66% di forza produttiva esterna, 33% di autogestione familiare, e…"
"Papà, noi le percentuali a scuola non le abbiamo ancora fatte".
"Scusa, hai ragione. Ma insomma, il Trimonio risolveva un sacco di problemi".
"A me non sembra tanto".

Ora le cose si fanno difficili. Cerco di abbassare il volume di Supernet, invano. Ultimam il comando del volume non funziona più tanto bene. Spegnere non è il caso, darei una brutta immagine della famiglia, e poi magari la bambina si spaventa.

"Tesoro, non devi pensare soltanto a noi. Arci pensava alla situazione generale, non ai casi particolari".
"È vero che una volta mamma Sunta non era sposata con voi?"
"Sì, all'inizio c'eravamo soltanto io e Conci. Ci siamo sposati nel giorno del nostro bisbattesimo, ricordi? L'otto…"
"L'otto dicembre, Immacolata Concezione, per cui tu ti sei chiamato Immacolato e lei si è chiamata Concezione, anzi Concetta, me l'hai detto ottantamila volte, papà".
"E dopo un po' è nato quel debosciato di tuo fratello".
"Cosa vuol dire debosciato?"
"Hai presente tuo fratello? Ecco. Poi io sono andato in un lungo… lungo…"
"Viaggio d'affari".
"Per conto del Teopop, esatto, e mentre ero via mamma Conci ha fatto amicizia con mamma Sunta, che ti stava aspettando, così quando hanno fatto domanda al Teopop di sposarsi, il Teopop si è commosso e ha chiesto che io… che io tornassi dal mio lungo viaggio, e così siamo diventati un perfetto Trimonio, con due figli, un papà e una mamma che lavorano e un'altra mamma che sta in casa. Fine".
"C'è una cosa che non ho capito".
"Lo so, ma te la spiego un'altra volta, è ora di lavarsi i denti".
"Però, papà, quando tu eri giovane il Trimonio non esisteva".
"No".
"E adesso ti sembra una cosa normale".
"Certo tesoro, la cosa più normale che c'è".
"E allora quando io sarò grande, ci si potrà sposare in quattro, sembrerà una cosa normale".
"Ancora con questa storia? No, tesoro, non ci si potrà mai sposare in quattro".
"E come fai a saperlo, papà? Conosci il futuro?"
"No, ma… insomma, in quattro non avrebbe senso".
"Invece in tre ha senso".
"Sì, in tre ha senso. È molto meno divertente di quel che credevamo, ed è difficile, ma io sono tanto contento di essere sposato con le due mamme, e di essere tuo papà".
"Papà, io vorrei parlare con Arci".
"Tesoro, è impossibile, Arci è andato via".
"E nessuno sa dove?"
"No, nessuno sa dove. Buonanotte".

***

"Sapevo che eri sveglia".
"Ciao".
"E piangi, pure? È qualcosa che ho detto?"
"No, no sei stato abbastanza bravo. Ma lei è tanto piccola…"
"È ancora per Assunta, allora?"
"No, la puttana non c'entra. Ho fatto una cosa terribile".
"Tu? Hai comprato altra conserva scaduta?"
"Seh".
"Assunta, ce la faremo anche stavolta. Basta bollirla a bagnomaria, e i batteri…"
"Ho bisogno di soldi ".
"Va bene. Appena arriva la busta di gennaio, di solito a metà febbraio arriva…"
"No, Mac. Io ho bisogno di soldi adesso".
"Adesso?"
"Entro la settimana minimo".
"Ma il prestito…"
"È appunto il prestito che è scaduto due settimane fa ed è da saldare con gli interessi".
"Però, come passa il tempo. Va bene, lo sai dove tengo la mia scorta, no?"
"Certo che lo so".
"E allora?".
"Ho fatto una cosa terribile".

Ahi.

"Non so cosa mi sia preso, io… ero sicura di vincere".
"Di vincere cosa? Concetta, eri sicura di vincere cosa?"
"Su Supernet continuavano a dire: 'giocate, giocate, si vincono i miliardi…'"
"Ti sei giocata la mia scorta al lotto?"
"Ma non l'avrei mai fatto, ma… è successa una cosa assurda. Ho fatto un sogno".
"Un sogno".
"Nitido, come nero su bianco, una specie di ordine: gioca! E poi una bicicletta. Ho sognato che pedalavo".
"Hai sognato di pedalare?"
"Insomma non so che mi ha preso, non l'avevo mai fatto. Ho controllato su Supernet, la bicicletta è…"
"52, sulla ruota di Sanmarco".
"Proprio il numero che non esce mai, quello dei miliardi! Pensavo che fosse la volta buona. Sono stata così stupida, vero?"
"Sì, sei stata stupida, ma non è tutta colpa tua. Ed è strano il sogno che hai fatto".
"Perché?"
"Devo averlo fatto anch'io".
"E hai giocato?"
"No, no. Ma è molto strano".
"Ti prego, non dir nulla alla puttana".
"Non dirò nulla ad Assunta, ma tu devi fare pace con lei. E tra due giorni avrai i soldi".
"Mac, nessuno ci farà un altro prestito".
"Niente prestiti. Chiederò un anticipo. C'è una persona che mi ha offerto un lavoro".
"Un altro?"
"Un altro, sì. Non mi lasci molta scelta".
"Se tu sapessi che vergogna…"
"Mi posso immaginare, ma adesso basta. Ti ho detto che non è tutta colpa tua. Adesso dormi".
"Non posso dormire".
"Dormirai".

Ci siamo a lungo vegliati a vicenda, abbracciati. Il respiro regolare di Letizia, nell'altra stanza, si mescolava alle battute di un programma Supernet in replica.
Il volume.
Non si controlla più.
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Il Trimonio spiegato a mia figlia

"Papà-Mac?"
"Sì?"
"Perché la mamma vuole bene a un altro uomo?"

Caro Leonardo,
non era senz'altro ieri sera che mi sarei messo a spiegare il Trimonio alla mia piccola Leti.
Non mentre le cose sembravano filare liscie, tutto sommato. Assunta non si era presentata a cena con una scusa qlsiasi. Apparecchiando, Concetta aveva annunciato a monosillabi che non avrebbe mangiato, perché aveva mal di testa anzi sonno anzi nausea e si ritirava in camera, e i piatti li avrei lavati io. Leti si era subito offerta di aiutarmi, per il grande amore che porta al profumo del detersivo al limone. Così avevamo stabilito che lei avrebbe risciacquato i piatti che le passavo, e intanto avremmo parlato di come vanno le cose a scuola.

Ma Leti non aveva voglia di parlare della sua scuola. Voleva invece parlare del nostro Trimonio.

"Papà-Mac?"
"Sì?"
"Perché la mamma vuole bene a un altro uomo?"

Anche questa doveva succedere prima o poi, ma proprio ieri sera?

"Tesoro, sono cose che capitano ai grandi. Anche tu, quando-sarai-grande…"
"Papà no, quella frase era vietata. Lo avevi promesso!"
"Hai ragione".
"Tu lo conosci, l'uomo che piace a mamma Sunta?"
"Sì, credo di sì".
"È il dottore, quello da cui siamo andati per il vaccino, te lo ricordi?"
"Certo"

(Assunta aveva deciso d'informarci della sua relazione un giorno d'autunno che pioveva, e Supernet ogni mezz'ora interrompeva le trasmissioni con paurosi bollettini sull'incredibile virulenza del bacillo influenzale in arrivo dalla Corea, mentre Concetta faceva e rifaceva i conti di casa senza trovare i denari per vaccinare la bambina.
"Conosco un uomo all'Ospedale Maggiore", aveva detto.
Un uomo).

"Certo che mi ricordo".
"A me sta simpatico, lo sai?"
"Bene".
"Papà, ma lui non può venire a stare con noi?"
La piccola, ecco dove voleva arrivare… "No, tesoro, no. Lui non può entrare nella nostra famiglia".
"Però la mia compagna di banco, l'Elisabetta, lei ce li ha due papà, e vivono tutti e due insieme con lei".
"E quante mamme ha l'Elisabetta?"
"Una".
"Lo vedi? Lei ha due papà e una mamma: totale, tre. Tu hai due mamme e un papà: quanto fa?"
"Fa sempre tre".
"Certo, per questo si chiama Trimonio. Ognuno deve avere tre genitori, questa è la regola".
"Ma perché proprio tre?"
"Tesoro, tre è il numero perfetto. Vedi, una volta, quando il Trimonio non c'era, la gente era triste, le famiglie nascevano e morivano in un niente, i papà e le mamme si litigavano i bambini, tutta un'enorme confusione senza senso, mi segui?"
"Sì".
"Finché un giorno un gruppo di persone, che si riuniva in segreto per cercare di risolvere i problemi del mondo, decise di studiare con attenzione la faccenda e cercare di proporre delle soluzioni nuove. Qualcosa a cui nessuno avesse pensato prima".
"Chi c'era questo gruppo di persone?"
"Tesoro, nessuno lo sa. Si trovavano in segreto, appunto".
"Ma tu non c'eri?"
"No, beh, io… andavo e venivo, portavo il carrello con le paste. Ma è stato tanto tempo fa, sai. Insomma, questo gruppo di persone, che sono i fondatori del Teopop, si consultarono un uomo molto intelligente. Gli dissero: abbiamo grossi problemi coi rapporti di coppia. Gli uomini e le donne non fanno che litigare, e poi ci sono anche uomini che vogliono stare con altri uomini, e donne che vogliono stare con altre donne, e questi uomini e queste donne vogliono ugualmente crescere dei bambini, il che ci pone altri problemi di natura etica che non abbiamo più voglia di porci, perché sono irresolubili e in definitiva una gran perdita di tempo; potresti risolverci tutte queste complicazioni, e farlo in fretta, per favore? Perché noi tra una settimana facciamo un colpo di stato e andiamo al potere".
"Cosa vuol dire colpo di stato?"
"Scusami, non importa. L'importante è che questo uomo molto intelligente, che si chiamava Arci…"
"Quello che faceva gli esperimenti con te?"
"Proprio lui. Be', lui ci pensò su una mezz’oretta e poi disse: avete mai pensato che forse il problema è la coppia? Perché non proviamo a inventarci qualcos'altro, qualcosa di più stabile? La coppia è un concetto incerto, traballante, come la bicicletta, se non è in movimento cade. Non è molto più stabile il triciclo?"
"Cosa c'entra il triciclo, papà?"
"Era un esempio per spiegare la grande differenza che c'è tra una Coppia e un Trimonio. La Coppia deve sempre sorvegliare il suo equilibrio; il Trimonio invece è stabile, perché è sorretto da tre persone, come le ruote di un triciclo, e se una delle tre persone ha problemi, ce ne sono ancora due su cui si può contare. All'inizio però la gente non ne voleva sapere".
"Perché?"
"Sai, la gente non si fida delle cose nuove. Dicevano: da che mondo e mondo si è sempre fatto in due. E Arci rispondeva: ma guardatevi attorno, signori. Non vi è mai venuto in mente che da che mondo e mondo si è sempre fatto male, che sarebbe ora di provare a fare un po' meglio? Ma loro scuotevano la testa e dicevano: se aumentiamo le persone in una famiglia, aumenteranno anche i litigi".
"E lui cosa rispondeva?"
"Lui spiegava che i litigi di coppia sono i peggiori, perché si è sempre uno contro uno, e nella maggior parte dei casi uno deve cedere di sua spontanea volontà, e questo alla lunga lo avvelena. Mentre quando si è in tre o più, i litigi sono più facili da contenere, perché, per esempio, si può votare, e ci sarà sempre una maggioranza e una minoranza; oppure, molto spesso quando due litigano la terza persona cerca di rimetterli d'accordo".
"Come tu con le mamme?"
"Sì, vedi. Probabilm se avessi una sola mamma, e lei non fosse qui ora, io sarei molto arrabbiato con lei".
"Come mamma Cetta".
"Ma siccome mamma Cetta è già molto arrabbiata, io sono portato a sentirmi meno arrabbiato di lei, perché devo stare nel mezzo. Arci questo lo capiva, ma gli altri non gli credevano. Gli dicevano: non puoi generalizzare queste cose".
"E lui?"
"E lui rispondeva, perché no? Anche voi non fate che generalizzare i rapporti di coppia, perché io non posso generalizzare quelli in tre? Solo perché non si sono ancora visti? Ma appena si vedranno, sembreranno naturali e imperfetti come se fossero sempre esistiti. Altri gli dicevano: ma noi siamo cristiani e la Bibbia non lo permette".
"Davvero?"
"Macché, infatti lui rispondeva: la Bibbia è un libro molto grande, sfogliatelo bene e vedrete che vi permette qlsiasi cosa".

(Continua).
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All'inferno, e pedalare

Caro Leonardo, è da non crederci.
Il pezzo sui numeri ritardatari del Lotto, 'ribattuto' da me è finito in prima serata, a quanto pare funzionava. Un bel colpo, se l'avessi firmato io: ma tecnicam si trattava di un pezzo di Loreto.
"Almeno te l'avran pagato bene. Mi devi il sessanta per cento, se non sbaglio".
"Mi dispiace, mi hanno fregato".
"Chi? Quelli del Tg?"
"No. Sì. In un certo senso. Cioè, alla fine sei stato tu".
"Io?"
"Il tuo pezzo era così convincente. Così, tornando a casa… Sai quel tabacchino che c'è qui sotto, no?"
"Loreto, mi stai prendendo in giro. Non puoi averlo fatto davvero. O puoi?"
"Pensavo che con un po' di fortuna… e poi più si va avanti più le probabilità aumentano, no? È la legge dei grandi numeri, così…".
"Ti sei giocato il compenso".
"Io che di solito non gioco mai. È la prova che sono stato traviato. E sei stato tu, tu! con che faccia mi chiedi dei soldi, adesso?"
"E hai giocato il 52".
"Ma cos'ha quel numero? Perché non esce mai? Sul serio: Perché?"

Intanto c'è la guerra. Come in ogni decorso bellico, dopo i primi dieci giorni si comincia coi funerali di Stato in pompa magna. Stavolta è toccato a un volontario del Genio Infermieri, un ventiseienne di San Gennaro finito su una mina con l'ambulatorio cingolato. Lascia una bimba di sei mesi, una moglie casalinga e un bis-marito disoccupato: per intercessione pontificia quest'ultimo è stato assunto in una ditta del quartiere. Un ex manifattura pirotecnica riconvertita nel settore bellico, uno di quei sottoscala che sono la gloria produttiva del Nostro Bel Paese, dove realizziamo prodotti che fanno il giro del mondo: tipo le mine anticarro fatte a mano.

È da queste piccole cose che si capisce che Sua Santità è in forma – e dallo stato di agitazione del mio capo, Antonio-Abate. Fino a due settimane fa era il primo a raccontare barzellette sull'Uomo in Coma Vigile, ogni aneddoto di vent'anni fa era buono per far ridere gli utenti. La sera del Messaggio Unificato dev'essersi inghiottito un manico di scopa: ora non fa che girare per l'ufficio con passo militare e occhio clinico. Si aspetta di essere epurato alla minima grana.
"E questo cos'è?"
"Eh? Questo? È uno spot che ho trovato da qualche parte, stavo pensando di proporlo in trasmissione".
"È di vent'anni fa?"
"Precisam".
"Non ci capisco niente. Perché il signore gira su quella bicicletta finta?".
"Si chiama cyclette, signore, era un attrezzo ginnico. Quand'era ragazzino ne avrà ben visto uno…"
"Lo sa che io avuto un'adolescenza difficile…"
"Già, mi scusi"
"…e non è che mi ricordi molto del mondo di prima. Del resto, se ricorderemmo, non avremmo bisogno della sua prodigiosa memoria, Immacolato. Ma insomma, perché costringere un vecchietto a fare ginnastica? eravate così ossessionati con la forma fisica?"
"Non è ginnastica, direttore: sta cercando di produrre energia per l'uso domestico, vede? La cyclette è collegata a una dinamo".
"Aaaah, ingegnoso. Ma era conveniente? Voglio dire, per spingere quei pedali servono tot calorie. Quello che risparmi in luce lo paghi in spese alimentari. Non rischia di finire la tessera mensile prima del…"
"Si tratta di un'esagerazione, direttore. Nessuno ha mai collegato una cyclette a una dinamo per cercare di risparmiare energia, naturalm".
"…naturalm".
"È uno di quegli spot di vent'anni fa che cominciavano a gettare ombre sul benessere acquisito. A quel tempo la maggior parte delle pubblicità ci trasportava ancora in un mondo di macchine di grossa cilindrata, ristoranti di lusso, eccetera. Verso la metà degli anni Zero si impone questo tipo di pubblicità proletarizzante, in cui il consumatore si specchia in un sé stesso un po' più povero: una tendenza incoraggiata anche da molti sondaggi d'opinione del tempo. Ricordo che al tempo trovavo l'idea di impoverire nel futuro molto elettrizzante. Non mi chieda il perché".
"Non te lo chiedo".
"Avevamo un'idea molto romantica della povertà a quel tempo. Consumavamo molto, ma non rinunciavamo alle nostre oasi private di povertà. Prendevamo d'assalto gli outlet, i negozi in saldi. Violavamo la legge, duplicavamo i Cd, ci divertivamo. La povertà era un mondo immaginario in cui riuscivamo a far fruttare il nostro famoso genio nazionale. Come questo vecchietto che pedala per ascoltarsi la partita: lui non è un semplice consumatore, lui è un uomo che si conquista il suo diritto ad ascoltare i gol. È allo stesso tempo buffo, ingegnoso, eroico e ribelle. Noi volevamo essere così".
"Direi che ci siete riusciti, complimenti…"

Touché. In quel momento è passato Pioquinto:

"Io non so fino a che punto possa funzionare in trasmissione. È un frammento di passato che fa subito venire in mente il presente".
"Appunto. Così gli utenti smetteranno di considerare i razionamenti energetici una novità, e si ricorderanno che sono iniziati giusto vent'anni fa!"
"Così presto?"
"Se vogliamo tirarla per i capelli…"
"Tiriamola, tiriamo pure i capelli".
"Vent'anni fa l'Enel aprofittò dell'installazione del contatore elettronico per ridurre la portata energetica delle famiglie. Iniziò in modo soft, abbassando le soglie di tolleranza per i sovraccarichi. Improvvisamente i contatori delle case si misero a saltare, i vhs a perdere le impostazioni (molti di loro non furono reimpostati mai più). Quando il malcontento cominciò a prendere forma, l'Enel fece la sua offerta: duecento euro a chi voleva farsi alzare la soglia da 3 a 4,5 kilowatt".
"A condominio?"
"No, signor direttore, a famiglia".
"A famiglia? E cosa ve ne facevate, di tutti quei kilowatt?"
"Mah, in un modo o nell'altro, riuscivamo sempre a non farcela bastare. In fondo bastava accendere lavatrice e lavastoviglie insieme e..."
"Lavatrice e lavastoviglie? Contemporaneam nello stesso condominio?"
"No, nella stessa casa".
"Sarà stato un caso limite, qualche edonista sfrenato che..."
"No, capitava a tutti. Sarà successo anche a me, probabilm, senza pensarci. L'energia è una droga, lo sa".
"Tre kilowatt a famiglia! Però vi sentivate tanto poveri dentro, eh?"
"Erano altri tempi, direttore".
E Pioquinto: "Roba dell'altro mondo. Tre kilowatt al giorno. Poi uno si chiede perché ci fu la catastrofe. Dio dovrebbe mandarvi tutti a pedalare all'inferno, altroché!"

È buffo, lo so, ma da allora l'immagine di tutti noi cinquantenni, nudi e calvi in un girone di malebolge, incatenati a scomodissime cyclette, costretti a pedalare per mantenere costanti le fiamme dell'inferno… mi è rimasta dentro.
Cristallizzata. Come se l'avessi già vista o sentita da qualche parte. O me la fossi sognata.
Ma è da tanto tempo che non ho più sogni da ricordare.
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Il mondo senza control-zeta - il corollario dei seminaristi

Caro Leonardo,
nulla da segnalare. Come previsto, la fase di smania bellica è finita. Finite le risse al supermercato, finite le ronde, finiti i discorsi alla "niente sarà come prima". Stavolta è durata una settimana: non male, non male.
Per il resto, sembrano anni che siamo in guerra con la Libia: e in effetti sono anni che siamo laggiù in missione di pace. La sostanziale differenza è che ora siamo 'sotto attacco' da parte di fantomatici terroristi, e così, per misura cautelare, siamo passati ai razionamenti. Il razionamento energetico, in particolare, è un colpo di genio: da quando ci staccano la corrente all'una del pomeriggio non abbiamo più avuto blecaut.
Senza corrente, d'altro canto, è molto difficile lavorare. Antonio-Abate ha recuperato non so dove un paio di Olivetti, e pretende di farci scrivere i testi su quella roba. Impossibile. E' come la bicicletta: o impari da bambino, o niente. Soprattutto, è impossibile imparare quando sai già guidare un'auto a motore. Si aggiunga che non si trova più un solo millilitro di bianchetto in tutto il Teopop...

"Ma insomma come cazzo si fa il control-zeta, porcaput…"
"Su queste macchine da scrivere non c'è il control-zeta, Loreto".
"Non ci posso credere. Come si può essere così cretini da progettare una macchina senza uno straccio di…"

Loreto è cresciuto in un mondo in cui il control-zeta non è un semplice comando: è un'istituzione, una metafora della società. Come per me il semaforo rosso, credo. Ogni volta che vedo qualcosa che non devo fare, dentro di me si accende un semaforo rosso. Potenza dei simboli.
Allo stesso modo, ogni volta che fa una cazzata Loreto pensa "control-zeta". Qualche volta gli funziona, altre volte no. Col tempo si accorgerà che funziona sempre meno, ma è inutile farglielo pesare adesso.
"Cos'è che stai battendo, fammi vedere".
"Fatti i cazzi tuoi".
Una risposta così netta, nel Teopop, significa "sto bislavorando", ovvero: Non sto facendo la cosa per cui mi pagano in questo ufficio, bensì una cosa per cui mi pagano in un altro ufficio, così riesco a farmi pagare due volte la stessa unità di tempo; per favore, non immischiarti.
Io adoro bislavorare e immischiarmi nel bislavoro degli altri. "Da' qua, vediamo".

Autore: Lorreto
Oggeto: Testo per strisia tg sul lotto, numeri ritradatari, 31/1/2025


"Un'altra cosa, Loreto. Queste macchine non hanno nemmeno il controllo ortografico".
"Il che?"
"Quel software che ti corregge gli errori mentre scrivi".
"Mai usato".
"Ah no?"
"Tanto io errori ne faccio così pochi".
"Lasciamo perdere. È bislavoro per la redazione del tg, immagino".
"Immagina quel che vuoi".

Da quando la Conferensa Episcoppale a reintrodoto il giuoco del Loto, questo giuoco ha subito ripreso riconcuistato l'entusiasmo la passione l'e mozioni i favori del grande publico, che subito si è meso con grande entusiasmo a giuocare al loto (qui io ci metterei una sciena di due veccqine in una riccevitoria), in questo modo contribbuendo al rifinaniznz finanziamento delle kasse del Teopop, a lode e gloria del Signore Ns ecc.

Sopratuto l'attenzione dei giocatori piu incaliti si e' concentrata sui numeri ritardati ritardatrari, cioe' quei numeri che e' da piu' tempo ke non vengono sortegiati. Nele ultime setimane, in partixcolare, molti anno giuocato il 52 sula ruota di Sanmarco (riprese di schedine del loto con bene in evidenza il 52 IMP0RTANTE SI DEVE VEDERE BENE IL NUMER0!!!).
A diferenza di quelli che giuocano i numeri che si sono sognati, o pagano i maghi, tutte ridicole superstitioni, chi giuoca il 52, e' convinto di applicare a suo favore una legge scientifica, e cioe' la legge dei grandi numeri, secondo la cui il 52 prima o poi deve uscire, anche se potrebero passare in realta molti anni prima, ma questo il 52 non lo sa. Insomma, giocare il 52, sembra essere diventata una mania, ma giocando il 52 molte persone anno perso i loro soldi, per cui chi gioca il 52 lo fa a suo riskio e pericolo: noi consigliamo tutti: non GIOCATE IL 52! Certo, chi giocherebbe il 52, se il 52 davvero esce, guadagnerebbe TANTISSIMI DENARI COL 52!, ma non e' così facile come sembra, VINCERE COL 52. Per quets


"Lasciami indovinare: le frasi sottolineate vanno lette…"
"Con una certa enfasi, sì".
"Ma fammi capire: ti paga il Reparto Cronaca o il progetto Giochi d'Azzardo?"
"Io, veramente…"
"…stai cercando di farti pagare da entrambi. Bravo bravo".
"Mi sono ispirato ai giornali che stiamo leggendo qui, quelli di vent'anni fa. Ho visto che facevano la stessa cosa con un altro numero. Ho solo adattato allo stile giornalistico di oggi, che è, come dire…"
"Più spigliato. Buono, Loreto. A tuo modo, stai applicando il corollario dei Seminaristi".
"Eh?"
"Niente, un corollario della Prima Legge dell'Attenzione che scoprì Arci da giovane, studiando in un collegio di salesiani. A un certo punto si rese conto che ogni qualvolta un sacerdote teneva un'omelia sulle insidie della carne, la probabilità di avere una polluzione notturna aumentava drasticam".
"Ma questo cosa…"
"Per osservare la cosa in modo scientifico, decise di monitorare le polluzioni di tutta la sua camerata, che volentieri si sottopose all'osservazione sperimentale. E così Arci riuscì a dimostrare il principio dell'attenzione selettiva: ognuno di noi trattiene, di un discorso, soltanto alcune cose. I suoi compagni, ad esempio, trattenevano il concetto "carne" ed eliminavano il concetto "insidie". Allo stesso modo, c'è chi trattiene i nomi ed elimina gli avverbi, chi trattiene il significante ed elimina il significato, chi trattiene quel che vuol sentire ed elimina il resto, eccetera. E c'è anche chi trattiene i numeri e non ascolta tutto il resto. Guardacaso, è proprio quel tipo di persone in grado di giocarsi l'affitto al lotto".
"Quindi secondo te può funzionare".
"Sì, sì, funziona sempre. Basta ripetere lo stesso numero ossessivamente, tirare in ballo qualche fumosa teoria scientifica… fossi in te, aggiungerei ancora un paio di giri di parole".
"Ma devo anche montarci delle immagini".
"Cerca di farci entrare più immagini di 52 possibile. Targhe, numeri civici, titoli di giornale, va tutto bene. E qualche spunto dalla smorfia. Cos'è il 52 nella smorfia, hai controllato?"
"Varie cose. La mamma, l'abbaino, la bicicletta…"
"Perfetto, inquadra una mamma… anzi, no, una bicicletta…, aggiungi ancora un paio di "non giocate il 52", e direi che siamo a posto. Però, fossi in te ribatterei tutto quanto".
"No, non ce la posso fare".
"Te la faccio io, da' qua".
"Sul serio?"
"Sul serio. Prendo il settanta per cento".
"Sei scemo ".
"Hai ragione: te la riscrivo e te la batto e ti regalo il trenta per cento. Sono uno scemo davvero".
"Cinquanta. Ma non ti vergogni a speculare sul fatto che non so usare queste macchine del…"
"Vergognati tu, a speculare sull'attenzione selettiva dei poveri cretini. Sessanta".
"Oh, fottiti, d'accordo".
"È un piacere lavorare per te, Loreto".
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Il grande Urnificatore

Beh, Caro Leonardo, qui è da una settimana che si continua a parlare del Messaggio Unificato. In ufficio, in facoltà, a casa, non facciamo che ricaricarlo e guardarlo e commentarlo. Del resto è sempre stato così. Quell'Uomo sa attirare l'attenzione.
Poi bisogna ammetterlo, è sempre più carino. Noi passeremo alla Storia per vari motivi, tra i quali l'aver avuto un Papa cappellone. Guarda lì che bella zazzera, tra un po' si farà biondo. Quando finirà col Pontificato potrebbe entrare nei Bon Jovi.
"Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito, come va?
È da molto tempo che desideravo fare una chiacchierata con voi, prima di tutto per rassicurarvi sul mio stato di salute, che è ottimo, come potete constatare voi stessi
(si passa un'altra mano tra i capelli).Dico questo perché c'è gente che Ci vuole male, gente che Ci odia perché sa solo odiare, che ha messo in giro notizie allarmanti e disfattiste sul Nostro stato di salute.
A illazioni così meschine, Noi rispondiamo con una sola parola: vergogna.


Chi dice che è il solito lifting, chi che ha fatto il tagliando al fegato – per altri è la milza – come facciano certi a saperla così lunga non lo so. Poi c'è Loreto, che crede ai cloni: secondo lui non è il Papa vero, ma una copia di tre anni d'età.
"Da cosa lo capisci, scusa".
"Si contano le rughe sotto la punta dell'occhio. Vedi qua sotto? Ne ha tre".
"Ti confondi con gli anelli nei tronchi, Loreto".
"No, è come le corna nei cervi. I cloni nascono vecchi, e a ogni inverno mettono una ruga".
"E tu come le sai, queste cose".
"Ho un cugino che fa genetica giù a San Nicola, lui (sottovoce) si coltiva i capretti nel garage…"
"Ma va!")
vergogna! Voi rappresentanti di una cultura dell'Odio, voi che con le vostre malignità tanto dolore avete già causato ai nostri fratelli nella Fede. Ma il tempo incalza e non potrete nascondervi in eterno, come ben sa chi rammenta la barzelletta del Giudizio Universale. Ma forse è meglio se ve la raccontiamo, a quest'ora c'è qualche bambino che di sicuro non la sa. Giudizio Universale: c'è il Papa che va da San Pietro e…
La barzelletta è commentatissima. Qui abbiamo veri esperti in materia. C'è un tipo del Reparto sotto al nostro, il Gossip, che si vanta di conoscere a memoria tutto il Libro delle Barzellette del Papa, VI edizione.
"Quella del Giudizio Universale è erroneam considerata una delle più recenti; in realtà è la rielaborazione di una battuta assai più antica, che compare nell'appendice alla II edizione, la Miti-Mondadori del '09. È un testo controverso, che divide gli esegeti: secondo alcuni è un velato riferimento al dibattito sull'infallibilità del pontefice; secondo altri si prefigura il mistero del Secondo Divorzio".
"E fa ridere?"
"Dipende; se hai la fede, se non sei nel peccato, ridi".
"Ah-ah".
...E allora San Pietro: "Ma se per questo, anch'io! Ah ah ah ah!
(le immagini ballano, l'operatore sta ridendo, perché ha fede e non è nel peccato).E dopo aver divertito i bambini, veniamo ai grandi, veniamo alle cose serie. Compagni, fratelli. Voi sapete che Noi siamo sempre con voi, nella buona e nella cattiva sorte... (Altroché, se lo sappiamo) Perciò non siamo insensibili alle grida di dolore di chi in questi giorni è stato arbitrariamente privato per lunghe ore della Luce, del Calore e del Contatto coi propri cari.

"Qui sta parlando dei blecaut".
"Ha bel coraggio ad ammettere che ci sono dei problemi di erogazione"
"Lui non è il Teopop, Lui è Lui. Se Lui ha ripreso il controllo, può dire quel che gli pare. E si è già rimesso a raccontare barzellette, infatti. Non credo che il Cardinal Cirillo sia molto contento".
"Se ne farà una ragione".
Fratelli, Compagni! Una cosa possiamo dirla fin d'ora: i vili terroristi che in questi giorni hanno preso di mira la rete energetica, il vanto del nostro Bel Paese, non vinceranno! No! Noi respingeremo gli attacchi di questi emissari di una nichilista cultura che odia perché sa solo odiare...

"Terroristi?".
"Non me ne parlare, una tragedia. Brigate di martiri che minano le dighe, abbattono i tralicci, si danno fuoco nei condotti del metano. Una grave emergenza, un casino. So che al Reparto Cronaca sono chiusi dentro da tre giorni perché non sanno più cosa inventarsi.
"E la gente ci crede?"
"Ma non è importante che ci creda, l'importante è che se ne chiacchieri. A furia di chiacchierarne la gente ci crederà. Oppure si rassegnerà. Il Teopop Non Convince..."
"...Il Teopop Sfinisce".
"Precisam.Vedo che a Rieducazione ti sei applicato"
"F'nql".
Noi conosciamo i Signori che armano questi disperati: noi conosciamo le regioni ribollenti di rancore in cui si nascondono questi tiranni buoni a nulla e capaci di tutto, queste riserve in eterna attesa di un attimo di gloria. Ed è a loro che ci rivolgiamo: sappiano che Dio li vede, e che ha contato i loro giorni, e che presto il loro Regno sarà diviso...

"Questa la so, è biblica, è il Libro di Daniele! C'è ancora qualcuno che sa leggere, nello staff".
"Magari è l'orribile Bagget-Boz".
"No, quello è sotto chiave".
"O è la Fal..."
"Sssst! Non pronunciare il Nome di Lei invano. Tu sai che il suo Occhio scruta in ogni dove".
"Ma dai".
"Per una scritta sul cesso, mio cugino è stato querelato a vita".
"Zzisùa".
...esiste un'unica forza al mondo che da sempre è in grado di infrangere il Regno dell'Odio e del Rancore. Quella forza è la Libertà Umana

"Papà cosa vuol dire libertà?"
"Tante cose, tesoro. In questo momento vuol dire che siamo nei guai".
"Piantala Immacolato, mi spaventi la bambina!"
Noi proseguiremo con fiducia completa nel trionfo finale della Libertà. Non perché ci consideriamo una nazione eletta, ma perché è Dio che sceglie secondo la Sua volontà, e ha scelto Noi.
Noi, mi sente, signor Emiro Saadi Gheddafi? Noi, il Bel Paese!

"Ora sta parlando a braccio".
"Decisam".
"Lo preferisco quando parla a braccio".
"Anch'io, scrontch".
"Ehi! Cosa stai... lupini? Dammene un po'".
"Fottiti, è la mia razione"
E anche per i suoi sudditi è giunto il tempo di decidere, democraticam, di porre fine al suo rancoroso regno, che tanto dolore e ha già causato. Abbiamo pazientato per sessant'anni: ora basta! è giunta l'ora di dare a libici e tripolitani la libertà, la democrazia, le Urne. Noi porteremo al suo popolo le Urne, Sig. Emiro, noi li faremo entrare in quelle Urne, a costo di doverci entrare anche noi con loro.

"Dici che è per il petrolio?"
"Ma no, che banalità. E poi tra un po' quella roba non servirà più a niente, vedrai. No, è pura SAM, la famosa Sindrome di Accerchiamento Mediterraneo; da quando la Tunisia è entrata nell'Unione Bizantina siamo tutti un po' nervosi".
Questo è il senso della Nostra Missione di Pace su suolo africano, che verrà potenziata nei prossimi giorni con l'invio di nuove guarnigioni di aria, di terra e di mare. Nobile missione che dimostra a tutto il mondo la posizione avanzata del Nostro Bel Paese in materia di diritti umani e diritto internazionale

"...E' il Mediterraneo che è claustrofobico, lo sapevano già gli Antichi Romani. Loro non facevano che difendersi dai selvaggi rancorosi, dal Marocco alla Germania all'Iraq. Erano continuamente in giro per il mondo a difendersi. I grandi pacificatori dell'umanità".
"Scrontch!"
"Almeno non masticarmi in faccia!".
Ai Nostri uomini, ai più fedeli ed eroici servi del Teopop, Noi non abbiamo molto da dire. Non ci sono parole per esprimere la Nostra gratitudine e il Nostro orgoglio. Fuorché queste: Tornate con le Urne, o dentro le Urne. E a Lei, sig: Emiro: l'ora delle decisioni improcrastinabili è scoccata. Dio ha convocato a sé i Suoi. Dio ha letto la formazione, e lei non c'era. Lei resta in tribuna, sig. Emiro. Ora e sempre, in nome del Signore Nostro, Amen.

Amen.
...e una buona serata a tutti. Ora vi lasciamo, so che a quest'ora c'è un gioco a premi che vi piace molto, e Noi abbiamo una riunione con la Conferenza Episcopale. Ci divertiremo, ci sono in ballo alcune sorprese per festeggiare il Nostro ritorno... forse non dovremmo parlarvene adesso, ma...

Sì?
Credo che per Pasqua riusciremo finalmente a tagliarvi i peccati.

F'nql.
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Il nemico

Caro Leonardo,
pensavo che non avrei mai più avuto tempo per scrivere qui – dopo la dichiarazione di guerra sono stato co-optato nel Servizio Segreto di Quartiere. Ed è solo colpa mia, stavolta. Perché non so mai dire di no a nessuno?
Questi ragazzini del SSQ sono tanto teneri, ma pazzi, fallaciani marci. Credono di essere in diretta dall'apocalisse, al quinto o al sesto sigillo come minimo. Volevano organizzare i turni di notte che manco i padani dei vecchi tempi. Ci voleva un vecchietto coi capelli bianchi come me a persuaderli che nessuno ha intenzione di invadere il nostro isolato, per ora, e che si trattava semplicem di mettere un picchetto di fronte al supermercato per scoraggiare gli incettatori.
"Tenetevela in bene in mente, questa parola, 'scoraggiare', se volete fare strada nel Teopop. Perché il Teopop, sapete, non reprime: il Teopop scoraggia".
"Ha detto Scoreggia?"
"Ahahah".
Quindici anni che la sento, questa battuta. Un giorno di questi finisce che uccido qualcuno.

***

L'altra sera, la storica sera della dichiarazione, avevo lasciato Assunta sull'ultimo posto a sedere del filobus, con la scusa che volevo fare due passi da solo e fermarmi a bere qualcosa. Avevo in tasca il numero dell'amante di mia moglie e volevo provare a capire il perché. Magari sedermi da Marino mi avrebbe fatto bene, anche se la sua birra ormai sa esplicitam di reagenti chimici e sciacquatura di fusto.
"Non è neanche più birra, la tua, sai? È il ricordo della birra che ho bevuto già, e tutte le volte che vengo infatti è più sbiadita".
"Mica solo la birra è sbiadita, eh, prof?"

Nel quartiere io sono il prof, per antica convenzione.
A quest'ora da Marino ci sono sei clienti, quattro intorno a una briscola, uno alla playstation abusiva e uno ai giornali. Riconosco quattro facce: tre inoffensive e il quarto è Carmelo, un informatore di quartiere che abita proprio sotto casa mia. Ma ha più voglia di briscola che d'informarsi, se lo conosco bene.
"E alora, prof, siamo in guerra?"
"Pare di sì".
"Che poi per la verità c'eravamo anche prima, o no?"
"Sì, in pratica sì".
"Però questa cosa del Papa, mah… ma non era in fin di vita? Coma vigile, avevan detto".

Questo che ha parlato per ultimo è Carmelo, più per far sapere che c'è che per altro. Tiene gli occhi sulle carte e fuma. Tutti fumano. In futuro gli storici che studieranno le ere geologiche dei bar troveranno uno strato d'intonaco bituminoso e diranno: qui la gente fumava parecchio e male, un'era geologica di merda.
Io mando giù l'ultimo sorso di ricordo e poi rispondo ad alta voce, che mi senta: "sono solo voci dei disfattisti. Il nostro Santo Padre ha ancora una lunga vita davanti a sé".
"Mah", fa Marino dal bancone. "Purché sia la volta buona. Che non se ne può più di 'sti gialli".
"E chi t'ha detto che sian i gialli, a te?"
"E chi vuoi che sia, scusa"
"Ma, i Padani per esempio".
"Seh, secondo te svegliano il Santo Padre dal coma vigile per fargli annunciare la crociata contro tre Padani delle Paludi. Giusto per farsi ridere dietro in mondovisione. No, no, io dico i gialli".
"Ma i gialli sono nostri amici adesso".
"E alora gli usastri".
"Ma siamo amici anche degli usastri".
"Ma senti questi qua. Prof, glielo dica anche lei, che è da trent'anni che siamo amici di tutti e facciamo una guerra l'anno quando va bene. E se non sono gli usastri saranno i bizantini, e se non sono i bizantini sarà la Califfa…"
"Ma, no, la Bin Laden no".
"E perché no?"
"Ma è una signora tanto ammodo…".
"Ma sentilo. O! La guerra non si fa mica a simpatia! Si fa per l'energia. Glielo dica anche lei, prof".
Io sono al bancone, e guardo l'unico giocatore che continua a fissare le carte.
È chiaro che non vuole saperne mezza di me. È chiaro che stasera non ha la minima intenzione di fare tardi a stendere un rapporto. È chiaro che appena si è accorto che ero dentro, mi ha identificato come una grana: un rieducato che va a bersi una bicchiere, e magari parla, straparla, e poi tocca al povero spione di quartiere riferire. Che palle. Che stanchezza. Che scoraggiamento. Il teopop, ai suoi minimi termini.
"Eh, prof? Glielo dica".
"No, Marino, la guerra non si fa per l'energia".
"Ah no?"
"No, di regola si fa per la democrazia".
"Ma l'energia…"
"L'energia vien dopo. Prima la democrazia. E poi l'energia non è così importante. Noi abbiamo tutta l'energia che ci serve".
"Ma i blecaut…".
"I blecaut sono per via degli sprechi. C'è gente che tiene attaccato il frigo tutta notte, d'inverno, lo sapete? Anche qui da noi, a San Petronio, c'è gente che lo fa. Il frigo tutta notte e l'acqua calda tutto il giorno, e poi ci si lamenta dei blecaut. Per forza".
Adesso ho dieci occhi addosso, sbigottiti, e due soli che continuano a fissare le carte, come se stessero giocando la briscola della sua vita. Toh Carmelo, ti ho salvato la serata, contento? Ma mi sa che qua dentro non ci rimetterò piede per un bel po', dalla vergogna.

Giù dal ponte di Mascarella neanche un cane, neanche un drogato. Tutti in casa a guardare il Papa resuscitato che ci chiama alle armi contro questi o contro quelli. Ho freddo, puzzo di nicotina passiva, mi brucia lo stomaco e ho appena deciso di smettere di bere. Non sopporto che Leti mi trovi in questo stato.
"Ciao papà Mac".
"Ciao tesoro, che ci fai sul pianerottolo?"
"Sono molto arrabbiata".
"Con chi?"
"C'è un signore in supernet, che ha interrotto i cartoni".
"Tesoro, quel signore è il Papa"
"Ma io stavo guardando i cartoni".
"Si vede che doveva dirci una cosa importante ".
"Ma non è vero! Sta raccontando delle barzellette".

Ahi. Peggio di quel che pensassi.

"A me non piace. Uno che interrompe i cartoni, per me, è cattivo".
"Hai ragione, Leti. Interrompere i programmi dei bambini è pura cattiveria".
"Ma perché lo fa?"
"Lo fa perché lo ha sempre fatto. Pensa, lo faceva anche quando ero bambino io".
"Ma papà, tu sei più vecchio di lui".

Sapevo che sarebbe successo prima o poi, ma speravo più poi.
Oh, beh.

"No, Leti. Lui è più vecchio di me, anche se non sembra".
"Ma se ha i capelli neri".
"Tesoro, non sono suoi, un'altra volta ti racconto. Entriamo, adesso. Cosa c'è per cena?"
"Fagioli".
"Mmmmm! Buoni i fagioli!"
"A me non piacciono".
"Ma con la conserva?"
"Sì, con la conserva sì".
"E allora noi chiediamo a mamma Conci se ci mette un po' di conserva, solo per la Letizia, e…"

Spalanco la porta, e trovo le mie due mogli immobili sul divano. E solo allora mi rendo conto. Siamo in guerra, siamo nella disgrazia. Solo una disgrazia può unire quelle due donne sullo stesso divano. Assunta ha le lacrime agli occhi, Concetta fissa ancora il monitor spento.
"La conserva è finita", fa.
"E vabbè, ho ancora il cappotto indosso, vado a comprarne".
Mi guarda come se avessi detto la più grande sciocchezza in terra. "Dov'è che vai. Non si trova più da nessuna parte, da due giorni!"
"Gli incettatori, già?"
"Oi".
"Va bene, vado giù a chiederne alla moglie di Carmelo, mi deve un favore. Be', mi dite almeno contro chi stiamo, stavolta? Cinesi o usastri?"
"Gheddafi".
"Tutto qui? Tutta questa scena per l'ex riserva del Perugia?"
"Ma che cazzo dici" (questa è Assunta, adesso ha i pugni negli occhi).
"Tu non ti ricordi, io sì. Lo comprò Gaucci nel… nel…"
"Piantala. Non è Gheddafi il guaio. Il guaio è Lui. Ha preso il controllo".
"Ma come fai a dirlo, andiamo".
"Ha raccontato una barzelletta"
"Che tipo di barzelletta, magari è una simulaz…"
"Giudizio universale. Il Papa va da San Pietro e gli dice: permetti che ci penso io, che sono più aggiornato? E allora San…"
"Stop. Ho capito".
"È lui. Altro che coma vigile. Altro che morte clinica".

"Ha ripreso il controllo".
Che disperazione. Ma soprattutto, che palle.
Il Teopop è al suo apice.
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- il noioso riassunto (1)

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Salve, sono Arci e ho la facoltà di intervenire in questo blog, mentre Leonardo è occupato, per riassumervi le puntate. E dunque:

Leonardo è un tizio che dopo quattro anni di onorato servizio sul suo piccolo blog, ha salutato i suoi lettori in modo sibillino ed è stato misteriosamente inghiottito dal futuro, durante un esperimento di cui adesso non posso dirvi niente. In questo momento ci scrive dal gennaio 2025 (ma non può leggere né me né voi). Ha appena scoperto che la 'vecchia' rete Internet funziona ancora, anche se è piena di spam e non la usa più nessuno (?), e ha pensato di resuscitare il suo vecchio blog perché, dice lui, "è più sicuro che in un diario" (??)

Nel 2025 Leonardo si fa chiamare Immacolato, Mac per gli amici. Tutte le persone con cui interagisce hanno nomi ugualmente buffi, che richiamano il calendario cattolico: il che sembra avvalorare l'ipotesi di un regime teocratico. In realtà, della situazione politica si capisce ancora poco. Sappiamo che c'è stata una non meglio precisata "catastrofe", seguita da non meglio precisate rivoluzioni e guerre, che durano tuttora. Leonardo-Immacolato deve avere partecipato attivamente a questi rivolgimenti: in un paio di casi ha alluso alle sue esperienze in un "campo di rieducazione".

Leonardo-Immacolato ha almeno una figlia (Letizia) e, a quanto pare, due mogli (Assunta e Concetta), che dividono lo stesso appartamento. La convivenza non sembra facile: la settimana scorsa Concetta ha trovato Assunta in casa con il suo amante. Ne è nata una discussione al termine della quale Immacolato, che prendeva le difese di Assunta, è stato ferito superficialmente da Concetta.
Oltre a condurre una difficile convivenza, Immacolato e Assunta lavorano insieme nel Progetto Duemila. Si tratta della redazione di quel che una volta era un programma tv e nel 2025 è un "programma Supernet" (qualsiasi cosa questo voglia dire) dedicato ai fatti avvenuti vent'anni prima. Non si tratta di un semplice programma nostalgico, però, ma di un'operazione di scaltrita propaganda, basata su una recentissima scoperta scientifica: pare che la 'memoria' individuale sia il risultato di una ricostruzione a posteriori di 'frammenti di passato', che impiegano vent'anni per 'cristallizzarsi': quello che non viene cristallizzato, viene evacuato dalla memoria (teoria molto interessante – che a quanto pare avrei formulato io).
Il progetto Duemila si propone perciò di aiutare gli spettatori a ricostruire una memoria del passato conforme ai desideri del regime. Pare che Immacolato sia entrato nel Progetto su raccomandazione di Assunta, che ne è vicedirettore; dimostrando però di saper maneggiare il passato con notevole disinvoltura, il che ha creato un'ulteriore tensione tra i due. Nell'ultimo tête à tête, Assunta ha rivelato a Immacolato che Damaso, il suo amante, vorrebbe incontrarlo per proporgli un lavoro. Nel frattempo i sempre più frequenti black-out fanno sospettare che una nuova guerra stia per cominciare. Sospetti confermati dall'annuncio di un "messaggio unificato" del sommo Pontefice.
Questo accadeva tre giorni fa – pardon, tra vent'anni meno tre giorni.

Tutto chiaro?
No?
Beh, più in là andrà meglio. Spero
.

(Arci).
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"Non è come pensi (posso spiegarti tutto)"

Caro Leonardo,
Questi continui blecaut sono davvero preoccupanti. È chiaro che qualcuno ci sta attaccando, o che noi stiamo attaccando qualcuno, e nessuno si è ancora preso la briga di dirci niente. Ma non è solo questo.
È che senza luce è difficile restare seri. Non ci si può più concentrare sul lavoro, non si possono più mandare messaggi, montare il programma, niente. Voglio dire, che razza di regime siamo se non riusciamo nemmeno a organizzare uno straccio di onesta propaganda?
È come se il regime andasse a singhiozzo, un po' c'è e un po' non c'è. Un momento siamo cinque funzionari, cinque professionisti che lavorano in un ufficio; un attimo dopo siamo solo cinque persone sole in un palazzo freddo e buio, cinque esseri umani senza nulla di meglio che coltivare le loro stupide dinamiche interpersonali. Del tipo: Mac, perché non parliamo un po' dei nostri problemi? Dio, ti prego, no…

"Mac, ti andrebbe di parlarne?"
"No".
"Mac, prima o poi dobbiamo parlarne".
"Va bene Assunta, comincia tu".
"Quel taglio sulla fronte, è stata Concetta?"
"No, t'ho detto, sono scivolato nella vasca".
"Non era la doccia?"
"Mai raccontare la stessa versione, è una cosa che ho imparato a Rieducazione".
"Mac, per favore. Siamo in un blecaut, nessuno sta registrando. È stata lei?"
"Non è stata lei. È… è stato un attimo. L'attimo dopo era di nuovo lei. Le è bastato vedere un po' di sangue e si è calmata. Tutto qui".
"Senti, mi dispiace così tanto per come sono andate le cose l'altra sera. Io pensavo che…"
"Tu pensavi che Concetta riportasse a casa Letizia dalla palestra alle sette e mezza, ma siccome mancava la luce la palestra era chiusa. Avresti dovuto pensarci ".
"Se Concetta non fosse scattata in quel modo…"
"Se tu non ti fossi trovata nel nostro letto con un viceprimario…"
"Primario. Adesso è primario".
"Congratulazioni".
"Ma non è come pensi tu, non stavamo facendo niente".
"Dio, che brutti dialoghi che abbiamo stamattina".
"Chiacchieravamo – al buio, per forza – in effetti stavamo aspettando te".
"Sunta, ma tu mi vuoi bene?"
"Certo che ti voglio bene, perché?
"E allora non trattarmi come il nonnino scemo, almeno tu".
"Tiggiuro, è stato lui a insistere, voleva parlarti. Io gli ho detto che tu arrivavi verso le sette, e così…"
"Voleva parlarmi? Il tuo viceprimario?"
"Primario. Dice che voleva proporti un lavoro".
"Ma che gentile. Ma ne ho almeno tre lavori in questo momento, diglielo".
"Gli ho detto che hai tre lavori che ti danno poca soddisfazione, e che non vedi l'ora di trovare qualcosa di meglio. Soprattutto non vedi l'ora di andartene da qui".
"Ma no, nientaffatto. Io qua mi trovo bene".
"Mac, non mi prendere in giro. Credi che non veda quello che stai facendo qui?"
"Sto facendo il mio lavoro. Cosa…"
"Stai immerdando il Progetto Duemila, ecco cosa. Da quando ti sei messo a ripescare soubrettes fallite e reality show scadenti abbiamo avuto un crollo di qualità verticale".
"A me non risulta".
"Ah no?"
"A me risulta un aumento significativo e costante di accessi".
"Ecco, ci mancava solo che mi tirassi fuori il contatore".
"Il contatore è importante".
"Ti rendi conto che stai ragionando proprio come i direttori di palinsesto di vent'anni fa? La gente che probabilmente detestavi di più nella vita?"
"Sto solo dando una mano ad alleggerire il programma".
"Ma non è solo un programma. È la memoria della gente. Ti rendi conto della tua responsabilità? Lo sai che muovendoci a ridosso del Muro di Cristallo possiamo modificare per sempre i ricordi di chi ci guarda?"
"Di' la verità, ti brucia perché ti abbiamo cassato la tua storiella del lupo".
"Al massimo posso essere irritata per il modo in cui hai trattato me, un tuo superiore, davanti al direttore".
"Ho semplicemente spiegato perché la storiella non funzionava".
"Volevi solo vendicarti perché io esco con un altro uomo".
"Assunta, insomma… mi credi davvero così meschino?"

Stava per rispondermi, Assunta, quando si è sentito uno scatto, e il ronzio dei calcolatori che si riavviavano, e la luce improvvisa ci ha accecato per un istante: il Regime ripartiva.
"Oh-oh, guarda".
Al posto della hompage di ordinanza, una foto del Sommo Pontefice e una frase: Ore 20.30 – messaggio unificato.
"Direi che siamo in guerra davvero".
"Occazzo".
"Già".
"Io torno al mio ufficio".
"Aspetta, aspetta un attimo. Il… il tuo uomo, come si chiama, il nuovo primario…"
"Si chiama Damaso".
"Che tipo di lavoro voleva propormi?"
"Qualcosa di piuttosto riservato, credo, non ha voluto dirmi niente. Vuoi il suo numero?"
"Sì. Cioè, no".
"Tieni".
"Grazie".
"Grazie a chi?"
"Grazie, Vicedirettore".
"Prego, compagno Immacolato".
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Oggi

è sempre una giornataccia.
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Reparto nostalgia

 

"Ci siamo tutti? E Immacolato?"
"Son qui".
"E quel brutto taglio sulla fronte, cos'è?"
"Uno spigolo della doccia".
"La doccia? Ti funziona la doccia?"
"Gli spigoli sì, benissimo".
"Allora, se ci siamo tutti, aprirei la riunione. Sia lodato Gesù Cristo".
"Sempre sia"
"Seduti".
"A proposito, direttore, i migliori auguri".
"Eh?"
"Oggi è Sant'Antonio Abate, la sua festa, ".
"Oddio, avete fatto bene, m'ero già dimenticato..."

Nome: ANTONIO-ABATE (bisbattezzato il 17/1/2015)
Qualifica: Direttore del progetto Duemila
Età stimata: 45, giovanile
Capacità mnemoniche: è un miracolo che si ricordi di venir qui la mattina
Cosa penso io di lui: al suo posto farei di meglio, ma mi annoierei
Cosa pensa lui di me: sappiamo tutti che sei al capolinea, quindi: non darmi grane, e da me non ne avrai.

"Bene, se è la mia festa fatemi dire solo due parole: Basta Tsunami. Non se ne può più".
"Ma io ho appena trovato un video amatoriale tailandese che..."
"No".
"E il bimbo birmano trovato sotto le macerie dopo quind..."
"Stop".
"E i retroscena sui bimbi rapiti dai ped..."
"Zitto, Loreto, basta! Se continui ti spedisco al Reparto 68! "

Nome: LORETO (bisbattezzato il 17/12/2016)
Qualifica: Assistente
Età stimata: 23
Capacità mnemoniche: se ne parla tra vent'anni
Cosa penso io di lui: simpatico, volonteroso, ma non capisce niente. Sta lavorando per diventare un utile idiota, per ora non è ancora abbastanza utile. Si farà.
Cosa pensa lui di me: non ho ancora capito chi è il nonnino qui di fianco.

"Loreto, apprezzo i tuoi sforzi, ma noi qui stiamo lavorando alla nostalgia. Tu sai di cosa si tratta, naturalm".
"Direttore, in quanto laureato in scienze della nostalgia..."
"...sai benissimo che un immane disastro naturale non è un buon veicolo di nostalgia. Posso capire qualche scenetta edificante, un bivacco di volontari nel fango, ogni tanto, questo è ochei per la nostalgia. Ma i cataclismi no. La gente vuole dimenticarli, i cataclismi. Sono millenni che la gente ne dimentica. Questa è saggezza popolare, Loreto. Per favore, ripassati un po' la saggezza popolare. Ochei?"
"Sì, direttore".
"Io preferirei aprire con qualcosa di molto familiare. Tipo Berlusconi. Ho visto che il pubblico ha molto apprezzato il treppiede, 15 giorni fa. Se avessimo qualcosa del genere, o almeno un detto celebre...  "
"Se il comunismo andasse al potere l'esito sarebbe miseria, terrore e morte".
"Dai! Questa l'ha detta vent'anni fa?"
"E' qui su un ritaglio del 17 gennaio 2005".
"Questa mi piace, questa funziona. Miseria, terrore e morte... Questa vedrete che diventa un tormentone".
"Ci sarà chi la troverà profetica".
"Tanto meglio. Apriamo con questa, allora".
"Mi dispiace, direttore, non possiamo".
"Oh, andiamo, Pioquinto..."

 

Nome: PIO V (bisbattezzato il 30/4/2012)
Qualifica: Diacono, commissario politico della redazione, nominato dalla Curia. Veglia sulla nostra integrità morale. ('veglia' è una grossa parola. Diciamo: sonnecchia sulla nostra integrità morale).
Età stimata: 34
Capacità mnemoniche: non ricorda niente. Solo i peccati degli altri. Quelli non se li scorda più
Cosa penso io di lui: classico esempio della Generazione di mezzo. Vede ovunq peccati e tentazioni, un po' lo invidio. Sa solo dire No No No, come se la vita fosse una lezione di catechismo e lui il maestro. E piantala di vestirti in nero, bacherozzo, mi sa che porti pure sfiga.
Cosa pensa lui di me: puoi nasconderti finché vuoi, ma resti sempre un'anima nera di defargista e giuda, e verrà un giorno... verrà un giorno... ronf.

 

"Le devo ricordare, direttore, che si tratta di un soggetto molto delicato".
"Berlusconi, intende?"
"Si è aperto il processo, lo sa..."
"No! Un altro processo. Non ne sapevo niente".
"Intendo il processo di beatificazione".
"Ah, quello. Ma potevate aspettare la morte clinica, almeno".
"Direttore, le rammento che questi colloqui sono registrati".
"Ma sì, ma sì, è tutto registrato, Pioquinto. Va bene, niente Berlusconi. C'è qualche altro politico interessante?
"Nello stesso ritaglio c'è una dichiarazione di Rutelli: L'approdo della Margherita non è la socialdemocrazia".
"Bene. Cioè, bene per niente. Spiegatemi intanto chi era questo Rutelli e cos'era questa margherita".
"Rutelli era un lider politico, già nei  radicali, poi nei verdi, in seguito fondatore della Margherita. Creata nel 2000, quest'aggregazione di centro in seguito confluì nel..."
"Chi se ne frega. Non mi dice niente. E' ancora vivo, lui?"
"Vivo e operante, dopo il Bisbattesimo è noto al pubblico come Cardinal Crispino, direttore della Congregazione Fides et Spes".
"In effetti non è approdato alla socialdemocrazia".
"No, proprio no".
"Beh, mi pare abbastanza dimenticabile. Assunta, tu che ne pensi?"

 

Nome: ASSUNTA (bisbattezzata il 15/8/2016)
Qualifica: Vice-direttore. Inoltre è la mia seconda moglie. Sì, il posto lo devo a lei.
Età: 35.
Capacità mnemoniche: non saprei. Dimentica in fretta, quando vuole, questo sì.
Cosa penso io di lei: col mio consenso, mi tradisce con un uomo più giovane. Ufficialm non me la prendo.
Cosa pensa lui di me: sei troppo buono e saggio per prendertela, vecchio coglione.

 

"La penso come lei, direttore. E credo che dovremmo lasciar stare la politica per un po', era una fase di stanca. Io pescherei dalla cronaca".
"Morti ammazzati?"
"Pensavo qualcosa di più riposante. Per esempio, questo lupo trovato alla periferia di Cupolona".
"Un lupo a Cupolona?" 
"Sì".
"Ma questa che notizia è, scusa".
"Era il primo in 70 anni"
"Ah sì? Cioè, vent'anni fa non c'erano lupi a Cupolona?"
"No, era una razza in via d'estinzione. E' interessante vedere le reazioni. Ho un servizio in cui un animalista spiega di stare tranquilli, che i lupi non assaltano gli uomini..."
"Un folle!"
"In effetti no, le cose stavano così, in quegli anni i lupi avevano paura degli uomini. Anche questo, appena arrivato in città fu messo sotto da un' auto".
"Beh, beh, è interessante. Potremmo aprire con questo".
"Io non sono tanto d'accordo, Direttore".
"E perché non sei tanto d'accordo, Immacolato?

 

Nome: IMMACOLATO (bisbattezzato l'8/12/2010)
Qualifica: Redattore semplice. Già membro del Partito, collaboratore di Arci, in seguito inquisito per defargismo, dal 2023 pentito e rieducato.
Età: 51 e mezzo.
Capacità mnemoniche: Scarse. Più di tutti questi idioti messi assieme, comunq.
Cosa penso io di me: non mi ci far pensare

 

"Col suo permesso, Direttore, un lupo a Cupolona non è un frammento di passato da conservare nel presente, semmai il contrario: un frammento di presente incastrato nel passato".
"In sintesi".
"In sintesi, ha a che fare più con quello che ci succede oggi che con quello che succedeva vent'anni fa. Oggi i lupi a Cupolona sono una piaga sociale, sgozzano pecore e pastorelli a tutt'andare. Se diamo al nostro pubblico la possibilità di ricordare che vent'anni fa le cose non stavano così... rischiamo di non creare solo nostalgia. Rischiamo di creare anche malcontento".
"Il confine è molto sottile".
"Ragione in più per essere prudenti. Credo che anche il Commissario Pioquinto sia d'accordo con me. Sbaglio?"
"Zzz... eh?"
"Ssst, lasciamolo tranquillo. Tanto è tutto registrato. Ma va bene, Immacolato, capisco quel che intendi. Però siamo qui da dieci minuti e non abbiamo ancora trovato un'apertura. Tu hai qualcosa, almeno?"
"Sì, ho varie cose. Per esempio, le primarie in Puglia, un fatto politico molto importante. In un certo senso è la data che segna la nascita della democrazia partecipativa in Italia, che prelude in qualche modo all'affermazione del Teopop".
"Ma..."
"Poi ho trovato un ritaglio, qui, su "Affari e Finanza Moda e Design" di lunedì 17/1/05, in cui si anticipa con una preveggenza straordinaria l'imminente crisi strutturale della media impresa italiana. Sentite: Mentre un po' di tempo fa queste stesse realtà industriali dicevano di voler comprare aziende in Cina ora la musica è cambiata e più che comprare vogliono vendere... Che ne dite?"
"Ecco, veramente..."
"Ochei, stavo solo scherzando. Ho già qui tutto pronto: dieci minuti di montato su Pitti Uomo".
"Il Pitti Frocio! Ma potevate dirmelo prima ..."
"Una piccola sorpresa per il suo onomastico. E altri dieci minuti sui reality show che andavano per la maggiore in quel periodo, mi sembra giusto che la gente non se li dimentichi".
"Restano cinque minuti..."
"Ho un'idea anche per quelli, sono riuscito a scovare un'altra intervista alle Lecciso".
"Ancora loro!"
"Sì, abbiamo visto che funzionano":
"E dire che io me ne ero completamente dimenticato".
"Tutti se ne erano completamente dimenticati. Ma adesso, grazie a noi..."
"...Non se ne dimenticheranno mai più. Perfetto. Abbiamo finito. No, aspetta. Lo spot".
"Ne ho già due pronti. Una casa che si piega e si trasforma in un telefono cellulare. Molto bello".
"Ne abbiamo già parlato, io preferirei non insistere sui telefoni cellulari. Meglio dimenticarli, no?"
"Già. Allora abbiamo quello dell'uomo che corre nudo allo stadio".
"Aspetta! Quello me lo ricordo!"
"Con musiche di Morricone"
"...e voce brasileira, sì! Incregibile Amici!, ahah! Me lo ricordo! E' fantastico".
"Sta avendo una madeleine, Direttore?"
"Incredibile. E' l'unica cosa che mi ricordo davvero di quel periodo".
"Beh, come si dice, Nessun Ricordo, Buon ricordo".
"Già. Bene, quindi se la scaletta è completa, io scioglierei la riunione. Sia Lodato Gesù Cristo".
"Sempre sia".

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Il muro di cristallo

Caro Leonardo,
in questi giorni non ti ho scritto molto. Casini. Superlavoro. Ecco, volevo parlarti un poco del lavoro che faccio.
Beh, è tanto e vario. La sera, se c’è luce, correggo le bozze per un paio di riviste Supernet. Al mattino sono titolare precario della cattedra di narrativa ucronica – un bel lavoro, non credo che me lo pagheranno. E al pomeriggio sono qui, al Progetto Duemila.
Il progetto è… mah, temevo peggio. Quando arrivai ero convinto che facesse parte della punizione. Ma adesso credo che abbiano davvero bisogno di me. Al campo di rieducazione hanno scoperto che ho memoria, e questa per loro è una risorsa importante. (Per la verità, a me non pare di avere tutta questa memoria, adesso. Più di chiunq altro in circolazione, questo sì. Ma non così tanta, in senso assoluto).
Il Progetto Duemila non è niente di che, in sostanza è la rielaborazione Supernet di un programma tv che è sempre esistito – ricordo di averne visto qualche puntata da ragazzino, al tempo si chiamava “20 anni dopo”. Segno che i Cicli Nostalgici esistevano, e venivano adoperati, anche prima che Arci li osservasse scientificamente e ci costruisse la famosa teoria dei cristalli.

La famosa teoria dei cristalli – un'altra volta mi piacerebbe discuterne con te in senso generale. Io non è che ci abbia capito mai molto, però ho collaborato con Arci in quel periodo, lui mi faceva molti test, mi metteva un casco in testa, cose così. Per cui mi sento in qualche modo responsabile.
Comunq l’essenziale, al fine del Progetto Duemila, è solo laparte di teoria in cui si studiano le cause e gli effetti della Nostalgia.
Arci scoprì che si trattava di un fenomeno molto simile al sonno, che come il sonno seguiva precisi cicli fisiologici. Lui partiva dall'assunto che il Passato è perso per sempre, e che ne conserviamo in memoria soltanto alcuni frammenti più o meno casuali, proprio come ci succede di ricordare solo una minima parte dei sogni che facciamo la mattina.
Successivam, noi trasformiamo questi frammenti in una narrazione: li montiamo, come in un film, gli diamo un senso. Tutto questo, nel caso dei sogni, accade nei primi minuti successivi al risveglio; invece i ricordi prendono molto più tempo: mesi, e a volte anche anni. Arci scoprì che c'era un limite massimo entro il quale un 'frammento di passato' poteva essere riutilizzato, montato all'interno di una narrazione e trasformato in un vero e proprio 'ricordo': e questo limite, guarda un po', erano proprio i 20 anni. (20 anni e 47 gg., vabbè). Questa soglia è stata poi chiamata "Muro di Cristallo": un'espressione impropria per dire che dopo i vent'anni i ricordi si cristallizzano, prendono la loro forma definitiva. I frammenti che non si cristallizzano entro i 20 anni si perdono, vengono definitivamente evacuati dalla memoria. E questo spiegava un sacco di cose.
Per esempio, spiegava perché negli anni Sessanta molte persone sognassero di vivere negli anni Quaranta, rifare le brigate partigiane eccetera, e perché negli anni Ottanta la gente non facesse che cantare canzoni degli anni Sessanta, disprezzando quelle che uscivano in quel momento, che naturalm furono rivalutate e tornarono di gran moda nelle discoteche vent’anni dopo. E così via. Arci aveva capito che le persone vivono due dimensioni temporali diverse: mentre agiscono nel presente, nel loro cervello stanno ricostruendo il Passato. C'è un intervallo di 20 anni e 47 gg. in cui il passato è ancora magmatico, informe, solo parzialmente cristallizzato, e ognuno può rimodellarlo un po' come vuole: dopodiché, fine: il Sogno è costruito, il Ricordo è completo, il Tempo Perduto è Ritrovato, e non c'è più niente da fare.
Grazie ad Arci, il Teopop aveva gli strumenti scientifici per interpretare il fenomeno. Rimaneva da capire come usarlo.

Su questo, ovviam, il Teopop si divise. Secondo Defarge la Nostalgia non era un bel lavoro, essa impediva ai cittadini di vivere con pienezza il presente. Ci scrisse anche un’enciclica, dal titolo “Compagni, la Nostalgia non è un bel lavoro!”
Secondo altri, la Nostalgia poteva sempre servire, ed era meglio che servisse al Teopop. Così fu delegata una commissione, che propose un programma, il quale prevedeva l’istituzione di un comitato che supervisionasse un progetto – il progetto Duemila. Si chiama così perché è stato fondato nel 2020, con lo scopo di "assistere i cittadini affinché la ricostruzione mentale dell'anno 2000 sia la più oggettiva e la meno turbativa dell'Ordine Pubblico possibile, a maggior lode e gloria di Nostro Signore Onnipotente, amen". Dopo il Duemila ci fu il Duemila E Uno, il Due, il Tre, il Quattro, e adesso stiamo iniziando il Cinque. In pratica ci muoviamo a ridosso del Muro di Cristallo: ogni settimana ripeschiamo avvenimenti, filmati, foto di vent'anni fa, ci costruiamo un programma e lo mandiamo in prima serata sulla terza rete Supernet. La gente lo guarda, e pensa: "Toh, vent'anni fa eravamo proprio così", e in un qualche modo riadatta i suoi ricordi a quelli che abbiamo proposto noi. Nel giro di poche settimane quel riadattamento si cristallizza definitivamente, e i frammenti indesiderati vengono evacuati. E anche il 2005 "è Passato". Fine.

Un lavoro molto creativo, a raccontartelo.
Un gran paio di palle, certi lunedì mattina.
Ma di questo ti parlo un'altra volta. Alla prossima. Mac.
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Casa, dolce casa

Caro Leonardo,
sono un po’ inquieto, un blecaut programmato di sei ore non accadeva da mesi. Non è che siamo di nuovo in guerra, per caso?
Te la raccomando, San Petronio al buio d’inverno. Con la nebbia. E senza filobus: tocca scarpinare fino a casa, a rischio che mi facciano la pelle mentre scendo dal ponte di Mascarella.
A casa, poi, il solito caos. Io sono un tipo all’antica, in fondo, e continuo a immaginarmi che almeno una delle mie due mogli mi stia aspettando a casa, magari con qualcosa di caldo in un piatto: è troppo? Evidentemente sì, è troppo.
Quando alla fine apro la porta, c’è solo Leti seduta al tavolo, che sgranocchia crechers al lume di una candela.
“Ciao papà Mac”.
“Ciao Leti, hai visto per caso…”
“Mamma Sunta è andata via”.
“Via dove?”
“Non lo so, è andata via di corsa col suo collega”.
“Ah. E mamma Conci?”
“E’ di là che disfa lo zaino di mamma Sunta”.
“Bene. Cosa ci metti sui crechers?”
“Ci metto altri crechers”.
“Ma ci sarà bene qualcosa in frigo”.
“Io ho paura ad andare nel nostro frigo quando è buio”.
“Povera Leti, hai ragione, adesso ci penso io. Ma aspetta un attimo. Hai detto che mamma Conci sta disfando lo zaino…”
“Di mamma Sunta”.
“Quindi mamma Sunta è tornata”.
“Nooooo! Se ti ho detto che è andata via! Sei il solito testone, papà”.
“Tesoro, sto cercando di capire. Di solito lo zaino si disfa quando si arriva, non quando si va via, a meno che…”
“A meno che?”
“Leti, cosa sta usando mamma Conci per disfare lo zaino di mamma Sunta?”
“Le forbici e…”
“E?”
“Il catter”.
“Grazie, tesoro, adesso è tutto chiaro”

Dalla camera da letto proviene un ansimare spezzato. Vorrei essere furtivo, ma naturalm inciampo in sei paia di scarpe.
“Concetta, sei lì?”
Concetta è distesa sullo scendiletto, in una mano il catter, nell’altra un brandello di zaino invicta, uno dei tesori della famiglia. Non ne fanno più così: una volta un vicino mi offrì cinque chili di caffè vero per quell’affare. Lo abbiamo usato in tre traslochi.. Ma questo era prima che mia moglie sviluppasse istinti omicidi.
“Concetta, senti, di là c’è tua figlia che cena a grissini. Mi spieghi cosa…”
“Quella troia”.
“Ssst!
“Lo ha portato qui, hai capito? Qui! In casa nostra!”
“E tu li hai mandati via”.
“A momenti la strozzo, stavo salendo con Letizia in braccio, e lei era qui con… con quel…”
“Senti, in fondo era il posto più sicuro dove andare”.
“Ma sei ammattito?”
“No, Concetta. Sono uno che si preoccupa se sua moglie è per strada con qualcuno al buio, in mezzo a un blecaut. Sono diventato apprensivo, con l’età”.
“Sei diventato anche cornuto, sai”.
“Concetta, non ci credo. Non ci credo che hai detto questa parola”.
“E’ la parola esatta”.
“No, Concetta, no, non è la parola giusta. Siamo nel duemilaeventicinque, porca puttana. Abbiamo fatto la rivoluzione. Abbiamo inventato il Trimonio. Abbiamo fatto il Teopop. Ci si aspetta da noi qualcosa di più interessante delle solite questioni di corna. Qualcosa di più creativo”.
“Allora io, creativamente, quella lì appena torna l’ammazzo. La strozzo con le bretelle del suo zaino del c… ti pare abbastanza creativo?”
“Ma proprio non ce la fai ad accettarlo? Se c’è una persona a cui vuoi bene, con cui hai diviso tante cose, che riesce ancora a vivere una storia con una persona: buon per lei, no? Mi spieghi in che modo ti offende, oggetivam? Non ti toglie niente, non ti nasconde niente…”
“Lei, lei farebbe bene a nascondersi, perché io entro domattina l’ammazzo”.

A questo punto c’è una parola, che mi è venuta in mente da un pezzo, una parola che non dovrei assolutamente dire, perché può trasformare questo dialogo al buio in una rissa condominiale, una parola che per quanto io mi sforzi di cacciar giù sta per emergere, e io in fondo sono un debole, non so che farci, io…
“Quando mi fai queste scene, sai cosa penso di te, Concetta?”
“Cosa pensi, sentiamo”.
“Che sei gelosa”.

***

“Ciao Leti”.
“Ciao Papà, tutto bene?”
“Tutto bene, certo”.
“Ma adesso mi guardi nel frigo?”
“Povera Leti, hai ragione, vediamo. Cosa vuoi di buono?”
“Il budino”.
“Il budino, giusto. Uhm”.
“Papà…”
“Letizia, qua di budino non ce n’è. C’è un flacone di… di… conserva, e poi…”
“Papà, ti sanguina la faccia”.
“Tesoro, ti piacciono le carote?”
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L'appuntamento

Caro Leonardo,
ho deciso che d’ora in poi ti darò del tu. Questo mi farà sentire meno solo, ma soprattutto, potrà farmi comodo in sede d’inquisizione, dal momento che scrivere messaggi a un amico per ora non è peccato (gestire un blog clandestino su un vecchio protocollo di origine usastra probabilmente lo è).

Mm, ricordarsi di cancellare quanto scritto sopra.

Caro Leonardo, dicevo,
ecco, adesso mi sembri davvero un vecchio amico a cui avevo dato un appuntamento, “vediamoci tra 20 anni”, e lui, incredibilm, è arrivato. Mi era già capitato nella vita di dare simili appuntamenti a me stesso, e li avevo mancati tutti. Per esempio lavolta che mi feci Sorbara-Portovenere in bici e tenda, era il 1992, e pensai “tra dieci anni ci riprovo”, e dieci anni dopo non avevo nemmeno una bicicletta. Perché il futuro è fatto così, ti delude sempre.
Il bello è che quando ‘chiusi il blog’, vent’anni fa (in realtà non chiusi niente, smisi solo di scriverci), non ci credevo davvero, era solo una specie di scherzo, una provocazione, adesso non mi ricordo. Volevo vedere cosa succedeva.
In effetti, credo che quella fu la mossa più paracula di tutta la mia carriera.
Furono poi i commenti a far degenerare la cosa. Io non avevo mai voluto aprirli, e li abilitai per quell’ultimo messaggio, in cui salutavo tutti. Nel messaggio mi limitavo a dire che per un po’ non avrei scritto più (20 anni o “anche meno”), ma nei commenti si scatenò il panico. Man mano che la gente veniva, e vedeva la colonna di commenti spaventati, si autoconvinceva: “oddio, questo fa sul serio”. E mi autoconvincevo pure io: “oddio, sto facendo sul serio”.

In realtà, come scrisse qualcuno, avevo voluto assistere al mio funerale: e ora vedevo la gente che piangeva e che non riusciva a darsi pace (e anche quelli che sotto sotto sghignazzavano e si fregavano le mani, certo). Una cosa molto adolescenziale: dire che avevo già passato i trenta. A quei tempi eravamo tutti un po’ bamboccioni, del resto.
Ma non pensavo davvero che sarei rimasto per tutto questo tempo lontano da te, Leonardo. Doveva essere solo una pausa di riflessione. Poi, lo sai anche tu come vanno i casi della vita. Per qualche tempo ho scritto in altri blog, un po’ qua un po’ là. In seguito le cose precipitarono, ci fu la Catastrofe, la guerra, mi sposai, entrai nello staff di Defarge, ebbi un bambino, il colpo di Stato, il colpo di mano, il Teopop, mi risposai, la rieducazione, e adesso eccomi qui, in uno scantinato di San Petronio, mentre fingo di lavorare al Progetto Duemila.

Per molti anni, se debbo essere sincero, non ho più pensato a te. Mancava la luce per il frigorifero, l’idea di usarla per un blog aveva un che di osceno. Mi sei tornato in mente piano piano: soprattutto quando il Teopop ha cercato di rendere i videoblog obbligatori. La cosa non ha funzionato molto: la gente continua a preferire i frigoriferi. E li capisco. Ma qui al Progetto di luce ce n’è abbastanza, e nessuno ci fa caso se ne uso un po’ per…
Ecco, ho parlato troppo presto, sta arrivando il fattorino con le candele. Per oggi direi che abbiamo finito. A domani.

Tuo Immacolato

Ps: ti voglio tanto bene.
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Va bene: e adesso che ho ritrovato il blog, e l'ho pulito di vent'anni di incrostazioni di spam, che ci faccio?
Se fossi un po' saggio, lo chiudessi una volta per tutte. In fondo se sono riuscito a trovare il vecchio World Wide Web io, da solo, in questo sgabuzzino che è il mio ufficio, può riuscirci chiunq. Anche un informatore del Ministero. Proprio adesso che tutti i peccati a mio carico sono stati archiviati.

Certo che gli informatori del Ministero, per quello che li pagano, hanno senza dubbio di meglio da fare che usare le ore di luce elettrica per caricare un vecchio protocollo degli anni '00, e mettersi a cercare sovversivi di mezza età in mezzo alla spam. A rischio di venire tracciati a loro volta da un altro informatore. No, tutto sommato credo che scrivere qua sopra sia più sicuro che in un diario a casa mia, col caos che abbiamo in famiglia in questi giorni. Ci sono più probabilità che un informatore mi capiti in casa e mi peschi con un diario nel cassetto che qui, sul caro vecchio WWW.

Buffo, però, usare Internet per stare da soli.
Tutto il contrario di vent'anni fa.
O forse no.
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Drammatico, non riesco più a lavorare al layout. In html ero una schiappa già vent'anni fa, figurati adesso. E non c'è nessuno che possa aiutarmi, qui.
Ai bei tempi blogger dava la possibilità di scegliere dei layout, ma ora naturalm non funziona. È già incredibile che funzioni qualcosa, del resto.
Non so neanche perché mi metto a scrivere stecose, sembro il novellino che ha appena aperto un sito. Beh, in un certo senso lo sono.
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È strana stacosa dei commenti, non riesco a disabilitarli.
(Di sicuro adesso non mi servono).
E se ci clicco sopra mi dà errore. Oh beh.
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Incredibile, funziona ancora.
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????

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4004 TTP Error





Il tuo browser non riesce a caricare automaticamente il protocollo per il viaggi nel tempo (Time Travel Protocol).
Il TTP è supportato solo da browser di ultima generazione. (Microsoft ExpTerminator 2030, Macintosh Corvette, Mozilla 6.6). Se il tuo browser non è altrettanto avanzato, povero pezzente, clicca qui.

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