Perché non passerò, credo mai, a Edison Energia

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Cara Edison Energia,
(perché credo che a un certo punto bisogna anche cominciare a chiamarsi per nome, prendersi certe responsabilità, eccetera),
questo è quel periodo del mese, credo che tu lo sappia, in cui arriva una certa bolletta e qualcuno comincia a chiamarmi al telefono (anche nell'ora della siesta, che per me è molto importante). Qualcuno che ha un forte accento straniero (ma va bene, non sono razzista) e a volte, malgrado qualcuno gli abbia fornito il mio nome, insiste per chiamarmi "Signora" (ma va bene, non ho pregiudizi legati all'identità di genere). Qualcuno che vuole assolutamente che io gli legga la mia bolletta e gli comunichi certi numeretti, e che solo dopo un po' di tempo ammette di chiamare a nome tuo, e poi chissà se è vero.
Magari non ne sai niente.
Allora è il caso che tu sappia.

Cara Edison Energia,
a volte ho il sospetto che davvero tu mi faresti risparmiare. Ho fatto due conti, è una proposta interessante. Eppure non ho la minima voglia di cambiare gestore, e sai perché?

Non mi piace sentirmi preso in giro (mi domando a chi piaccia).
Non sto dicendo che mi prendi in giro, sto dicendo che mi sento preso in giro, è un po' diverso.
Credo che se la tua offerta fosse davvero buona, non avresti bisogno di farmi chiamare quelle quattro o cinque volte al mese. Soprattutto, se il tuo nome, "Edison Energia" fosse sinonimo di buone tariffe e bollette trasparenti, gli operatori non si vergognerebbero tanto di usarlo. Non comincerebbero ogni volta con la solita manfrina che sai. O non la sai? Te la devo spiegare?

Ogni mese - ogni santo mese - qualcuno con un marcato accento straniero mi informa che il mio contratto è stato cambiato; che le fasce orarie di consumo sono state abolite, insomma che ora posso attaccare la lavatrice quando mi pare e non preoccuparmi della bolletta perché comunque pagherò meno, che insomma tutto è già stato fatto e però dovrei leggergli la bolletta. Ogni volta. Ci provano tutti i mesi.

E sanno a malapena l'italiano.

Ora io magari non sono razzista - non vorrei esserlo - ma uno che fa finta ogni mese di chiamare da parte del mio gestore, uno che solo dopo che glielo chiedi due o tre volte, con insistenza, ammette che sta provando a vendermi un contratto con Edison Energia, uno così che nemmeno parla bene la mia lingua, che fiducia può ispirarmi? dimmi tu.

E allora cara Edison forse davvero hai delle tariffe buone, ma non ci credo. Mi sono fatto dire i centesimi al kilowattora e si potrebbe anche fare, ma non posso fidarmi di un gestore che ha un approccio così. Mi domando onestamente chi si possa fidare. Mi rispondo: qualcuno davvero poco attento, poco avveduto, parecchio ingenuo. E mi ridomando: quale gestore sceglierebbe di avere come target la gente poco avveduta che si fa abbindolare al telefono?

Mi rispondo: un gestore che ha tariffe poco competitive.
E magari mi sbaglio.
Ma nel dubbio metto giù, blocco tutti i numeri da cui mi chiami - numeri che ormai hanno una pessima fama, e scrivo sul mio blog che non mi fido di te. Non mi fido di Edison Energia.
In bocca al lupo.

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...e non ci asciughi nemmeno i capelli

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Das I-Experiment

“È qui che vendono il phon della Eppol?” (Anonimo carpigiano)


Leggendo qualche giorno fa queste osservazioni di Daria Bignardi...
Prendete un uomo tra i 15 e i 45 anni e portatelo in una stanza dove da un lato siede una ragazza bellissima e sull’altro lato c’è un iPhone appoggiato su un tavolo. Potete scommetterci che novantanove su cento dei maschi in questione si precipiteranno sull’iPhone come naufraghi riarsi su una fontana di acqua fresca, e cominceranno a gingillarcisi con un sorriso beato che escluderà totalmente la ragazza dalla loro visuale. Probabilmente non ricorderanno mai d’averla intravista, tale sarà l’emozione di aver messo finalmente le mani sul vero oggetto del loro desiderio più urgente: il nuovo iPhone trionfalmente arrivato dagli States.

...mi sono chiesto se la necessità di scrivere un pezzo brillante (necessità che capisco fin troppo bene, ahimè) non avesse portato la giornalista a esagerare lievemente i risultati statistici in suo possesso – via, sarà anche un bel telefono, ci ascolti la musica e vai su internet... ma 99 maschi su 100?

Ne ho parlato con un po' di gente in èppihauar e abbiamo deciso di ripetere l'esperimento.
Ho dunque selezionato 100 maschi fra amici e amici di amici, e li ho introdotti in una stanza vuota a luci spente.
Alcuni erano single, altri incredibilmente no, ma tutti erano tra i 15 e i 45 anni.
Vicino a una parete ho posato a terra un Iphone, alla parete opposta ho accomodato una ragazza bellissima (se sei una blogstar, di iphone e di ragazze bellissime te ne regalano tutti i giorni e non sai veramente più cosa farne, così li regali alla Scienza).
Ho contato fino a tre e ho acceso le luci.

Quello che è successo è questo:

- 10 individui (pari al 10% del campione statistico) appena hanno visto la donna si sono avventati verso di lei con un impeto tale da spiaccicarsi al muro. Essere single a Modena in luglio è così.

- 87 uomini (pari all'87% del campione statistico) si sono avviato verso la ragazza bellissima con più calma, cercando in qualche modo di attirare l'attenzione sui propri caratteri sessuali primari, secondari o terziari avanzati (tatuaggi, gusti musicali e letterari più o meno eccentrici, ehi, vuoi vedere come mi stappo una ceres coi denti?) La maggior parte ha desistito comunque dopo qualche minuto, e si è ritirata in un angolo a discutere di calciomercato.

- 2 uomini dopo essersi un po' fissati negli occhi si sono baciati. Ehi, che ci volete fare, alcuni dei miei migliori amici sono così.

- 1 uomo (pari all'1%) del campione statistico), dopo essersi guardato intorno, ha effettivamente notato l'Iphone e lo ha immediatamente agguantato, ma solo per brandirlo come una selce contro un rivale che sembrava avvantaggiato nella cerimonia di corteggiamento. Ne è derivato un lieve trauma cranico, e non siamo più riusciti ad accendere l'Iphone, ma non me la prenderò con Steve Jobs per questo.

Le mie conclusioni:

1) Malgrado il nuovo modello abbia sensibilmente aumentato le funzionalità, tira tuttora più un pel-de-pòta che un Iphone 3G. Non prendertela, Steve, sarà per la prossima implementazione.
2) Come arma lascia ancora molto a desiderare: un'app in questo senso (per esempio: premi su un'icona e clang! esce la baionetta) sarebbe una vera killer app.
3) Se proprio vuole generalizzare sui maschi, la Bignardi dovrebbe ampliare il suo giro di frequentazioni.
4) Ah, beh, sì, naturalmente anch'io.
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un pezzo su Sanremo, perché no

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MTT SU RAI1!!!

E dire che l'ho odiato tanto, il Festival, e non riesco neanche più a capire il perché. Ormai mi fa solo tenerezza. Sarò invecchiato, ma soprattutto è invecchiato lui.

Però fa lo stesso; non importa quanto siano ciarlieri i presentatori, male acconcie le vallette. Non importa quanto sia ridondante l'orchestra.
Non importa quanto siano stanche le canzoni, ogni singola parola d'ogni testo di canzone, e quanto stracchi e prevedibili le strofe e i ritornelli.
Non importa quanto siano anziani i cantanti, quanto siano stonati i cantanti, quanto poco cantabili i cantanti.

Non importa nulla di tutto ciò, finché ci sarà ancora qualche vecchio gagà che ci crede ancora, qualche papavero-nato-paperino in platea colto dalla telecamere mentre scrive un sms: "METTI SU RAI1!!! SONO ALL'ARISTON!!!". E qualcuno, l'ho visto io, ancora c'è.
Ed è Fabrizio Del Noce.
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pensieri di dicembre

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La K che piace ai giovani

A volte penso a quel che accadrà a questo sito, tra dieci o cento anni. Sono i classici pensieri di dicembre. Verrà qualcuno a leggere? Uno studioso del costume ci troverebbe pure qualcosa d’interessante. In effetti se avessimo i blog degli antichi Romani capiremmo un sacco di cose che in realtà non sappiamo.

Naturalmente occorre dare per scontate varie cose (tra cui, per dire, la sopravvivenza di internet e della civiltà occidentale), eppure mi capita, sul serio, di rileggere pezzi di blog fingendomi un antropologo del duemilatrecento. Di solito faccio il possibile per renderlo il più chiaro possibile anche a chi capita qui per caso, ma c’è un problema. Il solito problema. L’italiano.
È difficile pensare che nel 2300 ancora qualcuno lo parlerà. Certo, ci sarà qualcuno che lo studierà perché il corso di spagnolo aveva già completato le iscrizioni, ma saranno in pochi e concentreranno le loro ricerche su Alighieri e Buonarroti, difficile che si mettano a leggere i blog.
È un pensiero che sconsola. Grama generazione, la mia: siamo gli ultimi o i penultimi che scrivono in italiano, che senso ha farlo bene?

Questa lingua italiana che mi va stretta, questa lingua che pure è l’unico straccio che riesco a vestire decentemente, io la detesto come il secondino la prigione. Voi lettori potete andarvene, io no.
E insomma mi sono fregato con le mie mani, ho fatto della lingua il mio mestiere: passerò la vita a correggere le h al verbo avere, gli accenti sulla e, e cento altre ottuserie ortodattilografiche; nel frattempo vedrò lentamente svanire le già rare virgole, svaporare la sintassi; consapevole che tutta la fatica di correggervi i congiuntivi sarà comunque vana. Sono i pensieri di dicembre: tanto vale andarsene a letto.

Un ultimo viaggio nel tempo. Mentre provo a prender sonno mi assale una domanda: se l’italiano ha gli anni contati, quale sarà il suo ultimo respiro? L’ultima frase in lingua italiana, chi la scriverà? E cosa vorrà dire?
Sarà una frase sgrammaticata e insulsa, eppure necessaria. C’entrerà in qualche modo un passato da liquidare. Un passaggio di proprietà, perché no.
Potrebbe essere – anzi sarà - un sms. Qualcosa del tipo: Ciaooooo! O sentito il teste. Mi a detto ke kelle terre li possette per kelli anni parte Santi Benedikti. TVTB, amen.
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what you see is what you get

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E ora, bambini miei cari, se la smettete di picchiare il down; se restituite la carrozzella al tetraplegico; se tirate giù il nanetto dall’appendino; se l’effemminato si tira su alla svelta i calzoni che i cinque maschioni gli hanno abbassato; se la fazione wahhabita ha smesso di pregare e se la bimba molestata nell’ora di scienze la pianta finalmente di frignare, se l’anoressica è tornata dal bagno e il bullo abulimico ha finito di incamerare merendine potrei raccontarvi una storia! Massì, una storia, dai, che storia vi racconto?

Il Re Impiccione e lo Specchio Magico


C’era tanto tempo fa, in una terra lontana lontana, un Re che si struggeva, perché non conosceva i suoi sudditi. Oh, ma lui ci aveva provato ad andare incontro al popolo, in mezzo a loro a fare domande, come va? Vi trovate bene con un monarca par mio? Ma insomma a parte i buongiorno sua maestà, molto bene sua maestà, non poteva dire di conoscerli davvero. Era sul serio brava gente o no? Le leggi le rispettavano per intima convinzione o per paura delle frustate? Potresti anche fregartene, incassare le imposte e regnare alla benemeglio come i tuoi antenati, gli diceva il Mago di Corte. Ma lui voleva saperne di più. Era proprio un Re Impiccione.

“Se proprio insisti”, disse il Mago, “avrei l’oggetto che fa proprio per te. Eccolo qui, come vedi è uno Specchio”.
“Sì”, disse il Re, “è proprio uno specchio, embè? La faccia mia già la conosco”.
“Ah”, disse il Mago, “ma questo è uno specchio Magico. Premi di qua, gira di là, recita la formula, e vualà: ti mette in contatto con tutti gli Specchi del tuo Regno”.
“Con tutti gli Specchi del mio Regno?” disse il Re, e gli occhi già gli brillavano.
“Proprio così, e con un piccolo sovrapprezzo ti fa vedere anche gli Specchi del Regno qui di fianco”.
“No, per ora non esageriamo”, disse il Re; e premi di qua, gira di là, recita la formula, si mise a scuriosare.

Adesso, se la piantate con gli aeroplanini, con i bigliettini, con le palline di carta, con le palline di pelo, con le palline in generale, con qualsiasi oggetto in movimento, vi racconterò che cosa vide. Vide i suoi sudditi com’erano davvero! Vide per prima cosa che avevano parecchi brufoli, denti gialli rughe e borse sotto gli occhi; e già questo non era proprio un bel vedere. Ma poi cominciò a notare che erano vacui e vanitosi; violenti coi più piccoli e servili coi potenti, e lui mai se l’era immaginato. Vide che si picchiavano per un nonnulla, e gli bastava una parola per far morire il prossimo di tristezza e crepacuore. Vide che si facevano scherzi orrendi, e che non avevano rispetto per niente e per nessuno, e insomma tutto questo non gli piacque, non gli piacque neanche un po’. Eppure passava le ore a guardare questo Specchio. Al punto che la Regina brontolava: ma esci ogni tanto, fatti una passeggiata. E lui: “Taci, scema! Che mi sto tenendo aggiornato”.
“Ma cosa ti aggiorni a fare, prenditi un cavallo e fatti un giro”.
“Ma che cavallo, tu non capisci! Tu vivi in un mondo di fiaba!”
Il che era vero, per inciso. La Regina uscì a lamentarsi con le amiche.

“Aveva ragione mia madre, quando diceva mettiti con un Principe più biondo! Questo è moro e introverso e passa il tempo a guardarsi allo Specchio!”
“È il solito Re pieno di sé”.
“Ma no, è uno Specchio magico che lo mette in contatto con tutti gli Specchi del regno, così può vederci tutti mentre facciamo le smorfie e ci strizziamo i punti neri, ma mi raccomando, non ditelo a nessuno”.
“Naturalmente”.

In capo a pochi giorni si sparse la notizia che il Re Impiccione spiava i suoi sudditi. E quelli allora cosa fecero? Smisero di essere brutti e intriganti? Ma no bambini, non si può smettere d’un giorno all’altro. Anzi continuarono, e se possibile peggiorarono, sapendo che il Re li spiava, e da quel giorno ogni volta che tiravano fuori la lingua davanti allo Specchio, era espressamente per fare una pernacchia al Re Impiccione.

Quest’ultimo capì che la cosa non poteva andare avanti. E allora un giorno ebbe un’idea: prese la penna d’oca e scrisse un Editto Regale. E mandò i banditori in ogni angolo del Regno a dire: “Udite udite! Siccome il Re non ne può più, di vedere dallo Specchio quanto brutti siete ed intriganti, d’ora innanzi vi proibisce di usare i vostri specchi di casa! Rompete quindi i vostri specchi in mille pezzi, copriteli o consegnateli all’autorità competente, con decorrenza immediata, perché smorfie ne avete fatte già abbastanza”.

I sudditi all’inizio non erano molto contenti, ma dovettero rompere i loro specchi o consegnarli, per amore o per forza; e da quel giorno il Re non vide più smorfie e cattiverie e delitti nel suo Regno, e fu contento.

E adesso, bambini miei cari, potete ricominciare a taglieggiarvi gli snack e a farvi di vinavil; se la ragazzina molestata continua a frignare potete provare coi ceffoni; se il ragazzino effeminato è triste può provare a sporgersi dal cornicione; e chi vuol cominciare a giocare a bowling coi banchi, in attesa della campanella, è benvenuto.

Ma se qualcuno osa tirare fuori un videofonino, com’è vero Dio, in virtù dei poteri a me conferiti vi spezzo quelle braccine, e ve le faccio mangiare.
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- f*** you, NY

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Non dovrebbe essere un italiano a dirlo, tuttavia: coi cellulari, gli americani, si devono dare una regolata.

Io lo giuro, croce sul cuore che possa morire, in 20 giorni non c’è stata una che è una sola conversazione che non sia morta sullo squillo di cellulare. Non una.

Probabilmente non stavo dicendo nulla di importante, ma invece fossi per rivelare il Senso della Vita, eh? Ebbene Caroline, Eddie, Steve, Ju, Pablo, il Senso della vita consiste nel fatto che…

Drin.

No, macché Drin! Le polifoniche, ci hanno! Le polifoniche.

Uno cerca di razionalizzare. Non succederà la stessa cosa anche da noi? Solo che è meno facile accorgersene perché, appunto, a conversare ci abbiamo rinunciato da un pezzo. La novità non è tanto essere negli USA, ma aver lasciato a casa il cellulare.

Ma un momento. Le cassiere dei drugstore? Gli impiegati agli sportelli? E’ il quarto in due giorni che secco perché deve interrompere una comunicazione personale.

­- Scusi, eh, volevo sapere quanto verrebbe un abbonamento dei treni per…
Ti sbatte il volantino in faccia e riprende a spiegare la ricetta degli spaghetti alle polpette dentro. Ma che ti vadano di traverso.

E' che da noi ogni novita' arriva sempre accompagnata da qualche sano anticorpo scettico. Appena arrivato, il cellulare produsse il suo stereotipo negativo, il truzzo da cellulare. Qui no. Non c'e' nessuna vergogna, nessun limite fissato dalla decenza, in effetti forse non c'e' il senso della decenza. Lo stereotipo e' positivo, e' Veronica Mars che con un cellulare riesce a farti i raggi X e li scansiona subito al laptop per forwardarli all'FBI.

Il rovescio della medaglia, è che i telefoni pubblici sono sprofondati nella più deregolata e disservizievole anarchia. Hai un quartino? Te lo mangio. Compri una tessera prepagata? Per usarla ti serve il quartino. Al quarto tentativo prende la linea uno stronzo del consumer care molto seccato perché l’ho interrotto al cellulare con la fidanzata.
“Il suo numero di Carta di Credito, please”.
“Eh? Sto solo cercando di telefonare…”
“Lo so. Per metterla in contatto col numero richiesto mi serve il suo numero di Carta di Credito, please”.
“Ma ho appena pagato una prep…”
“Ci-dispiace-questo-servizio-non-è-disponibile, ho bisogno del suo numero di Carta di Credito! Ha capito! La tua Carta di Credito! Voglio sapere che numero ha!!! Parla la mia lingua? Mi capisce?”
“No”.
Mette giù lui.

Sono in un Ed-Norton-allo-specchio-nella-25ma-Ora state of mind. Un giorno, con molta calma, amerò New York, ma non oggi.
Stasera sogno di un grattacielo che piano piano s’inclina, un difetto strutturale, si appoggia a un altro grattacielo e scatabreaaaaaang! Tutti giù a domino. E piangi, piangi, bambino del romanzo di J. S. Foer. Che la mamma ti compera un tamburino.
Quel tipo di fantasie che faceva il giovane Osama quando capì che le bionde ci stavano – e di malagrazia – solo per via dei petrodollari.
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- sulla crosta sottile

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Quaquaraquà generation

Io vorrei che anche nei giorni meno ispirati, la linea ""editoriale"" di questo blog fosse la seguente: evitare i commenti tanto-un-chilo, cercare di prendere ogni argomento come se fosse solo un aspetto di un problema più vasto. Una maglia del tessuto. Un elemento di una struttura. O un pezzo dell'animale, come direbbe Baricco (che è più bravo di me, ribadisco).

Nello specifico, non si tratta di sottolineare quanto siano stronzi e maiali Principe, Sottile e compagnia, quanto di notare una volta per tutte l'epoca eccezionale in cui stiamo vivendo.

Quest'epoca eccezionale è quella in cui una tecnologia davvero rivoluzionaria (la telefonia cellulare) è stata resa disponibile anche a persone di una certa età. Il che nel passato non avveniva: quando inventarono le automobili o gli aeroplani, non credo che i sessanta-settantenni ci si dilettassero. Ma in generale, i politici, i funzionari, i principi, non sono mai stati così all'avanguardia tecnologica come adesso. Hanno imparato a usare i cellulari, adesso li usano piuttosto bene, fin troppo bene, e il risultato da un anno a questa parte è una serie infinita di scandali seguiti a intercettazioni telefoniche. Prima Ricucci e compagnia, poi Fassino un po' spregiudicato che al telefono con Consorte sbotta in un "Abbiamo una banca!" (salvo pentirsi subito, perché è Fassino). Poi Moggi. E adesso Vittorio Emanuele, che comunque di Moggi non ha né il potere né il bieco carisma. Tutta gente un po' troppo chiacchierona, e poi hai voglia a lamentarti della fuga di notizie. E star zitti?

Una volta il malavitoso di successo era il tizio con la voce bassa e roca, che parlava poco o nulla, e sempre per interposta persona. Con l'avvento del cellulare è arrivato il Chiacchierone. Indubbiamente la pubblicazione seriale delle intercettazioni è un malcostume, ma suvvia. Quante possibilità aveva di resistere il modello-Chiacchierone? Il mondo del malaffare, lo sappiamo tutti, è ferocemente darwiniano: vince chi si adatta meglio all'ambiente. Moggi parlava troppo per sopravvivere. Deve prendersela solo con sé stesso.

Il bello è che questi Chiacchieroni, lo sono diventati grazie a una tecnologia innovativa. Prima erano probabilmente intrallazzoni riservati. Il mondo del malaffare Italiano è una specie di Afganistan tecnologico, dove si è passati direttamente dalla sciabola al razzo Terra-Aria, dai pizzini di Provenzano al telefono cellulare. Risultato? Uomini potenti che si sputtanano per un nonnulla. Vittorio Emanuele si vantava di essere "il telefonino più intercettato d'Italia". E poi passava a spiegare come avrebbe rotto il naso a una giornalista tv rea d'essere brutta e comunista. Allora, a prescindere dai reati contestati, a uno così il cellulare bisogna toglierglielo. Come si sequestrano i motorini ai tredicenni.

C'è stato un periodo nella vita mia e di alcuni miei amici, in cui i nostri numeri di cellulare erano su liste della Digos. Niente di drammatico, ma c'eravamo e sapevamo di esserci. E sui nostri cellulari si sentivano clic strani: autosuggestione, probabilmente; in ogni caso era meglio non dire cazzate. Un normalissimo principio di precauzione: non si cammina su un cornicione, non ci si accende da fumare se si sente puzza di gas. E non si dicono cazzate su un cellulare. Ma noi eravamo giovani e assolutamente sfigati, non dirigevamo la Banca d'Italia né i Democratici di sinistra, né la Juventus, né la guardia al Pantheon. Questo periodo è eccezionale perché c'è un giro un sacco di vecchi furboni che di fronte a un cellulare non sanno resistere, non hanno introiettato il principio di precauzione. Come i pellerossa nei cantieri dovevano ancora introiettare il senso di vertigine. Che t'impedisce un po' nei movimenti, ma a volte ti salva la vita.

Le intercettazioni sono un colpo basso, indubbiamente. Ma posso dire una cosa poco correct? Questa gente doveva farsi furba, punto. Il reato di imbecillità non esiste, lo so bene. Ma una società che non si protegge dagli imbecilli non funziona.
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- 2025

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Me lo ricordo come fosse ieri – ventun anni fa.
Defarge e Arci intorno al tavolino di un bar, che discutevano.
Di chiudere i blog, di scendere in campo, di darsi da fare. Defarge forse no, ma io ricordo. Tutto.
Anche il nome del Bar.
Taddei

(Io ho pagato i caffè).


Estratto da: UNION DES ÉTATS UNIS EUROPÈENS - ISTANBUL
BUREAU CENTRAL DES AFFAIRES CONFIDENTIELLES ET RESERVÉES – STRICTEMENT CONFIDENTIEL

Rapporto finale sul caso Defarge (dicembre 2025)

Il rapporto è stato inviato dall'agente ****** (d'ora in poi "Aureliana", nome da lei assunto durante la missione) mediante il telefono satellitare celato nel suo Ipodo, attraverso un protocollo desueto che gli americani non sanno decifrare (perché non si sono mai abbassati a usarlo): il protocollo SMS. Trattasi di un sistema per inviare brevi messaggi di testo attraverso una tastiera numerica, avete capito bene, non alfanumerica, proprio numerica, pazzesco, ma è così. È un protocollo che ha avuto un discreto successo in Europa durante il boom della telefonia satellitare (anni '90-'00), per poi decadere rapidamente, resistendo soltanto come cultura residuale in quelle comunità di italiani della diaspora che sono fiorite in tutto il mediterraneo durante l'emigrazione degli anni '00-10 (nota come La Grande Fuga dei Cervelli). Questo fa sì che oggi la lingua comunemente usata per gli SMS sia una versione particolare dell'italiano, con abbreviazioni e grafie particolari che la rendono incomprensibile a chiunque non la padroneggi dall'infanzia. Perfetto per le informazioni confidenziali, no? Un po' come il dialetto degli indiani Navajo che gli americani usavano durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli americani hanno i Navajo con i loro dialetti, e noi abbiamo gli italiani con i loro messaggini.

Ciaooooooooo! Qui è sempre la vsa Aureliana!!!! Come butta???
A me, ALLA GRANDE! Ho kapito finalm il mistero d Leonardo
A malinqre, devo konfessare ke nn ce l avrei mai fatta senza il super-neo-con from USA, veram un connard (ma dooooolce…………) Lui mi a fatto leggere il blog di Leonardo!!!! & li ho capito ke c trovavamo davanti 1 psicopatico + skizofreniko + gravi rimorsi!!!
Il suX-neo-con cerkava il misterioso Arci. 6-1-scem8, gli o detto, nn ai capito ancora??? Sai fare 1+1=? Prova:
1. Arci non è 1 nome d bisbattesimo (i cittadini del Teopop anno tutti nomi d santi del calendario, es. Aureliana)
2. Dove compare X la prima volta il nome Arci??? Sul blog Leonardo, nel 7mbre 2004, in un post ke non fa ridere.
3. Ki parla sempre & solo d lui??? Leonardo!!!!
4. Leonardo è il solo membro della 1ma cellula del Teopop ke sopravvissuto dopo 20 anni. Eppure dice sempre ke nn a fatto niente d importante. Nel suo blog è terribilm evasivo.

"Era nato il Teopop. Io portavo le paste".
"Io dirigevo il traffico".
"Io preparavo il caffè"...
Ora io t chiedo: È MAI POSSIBILEEE??? Ke in 20 anni di rivoluzione tu conosci tutti i pezzi grossi come Defarge & Arci, ap., & resti sempre uno sfigato ke porta paste & caffè alle ri1ioni???? Tu c credi? Io nn c credo.
E poi: sai qnti anni di rieducazione si e' fatto qst'uomo, prima d essere riammesso nel Teopop? Credi ke facciano qsto trattam X tutti i pesci pikkoli? Maddai……

Adesso prova a fare 1+2+3+4= NON AI ANCORA KAPITO?

IMMACOLATO=LEONARDO=ARCI!!!

ARCI È 1 NICKNAME KE USAVA NEL SUO BLOG 20 ANNI FA, UN XSONAGGIO DEI SUOI POST BUFFI (ke a me nn mi fanno ridere)!!!

QNDO A LASCIATO IL BLOG & È PASSATO IN CLANDESTINITA', HA USATO ARCI COME NOME DI BATTAGLIA, PROPRIO COME ********* SI E KIAMATO DEFARGE!

È STATA 1 FIGURA D PRIMO PIANO DEL TEOPOP! HA INVENTATO IL TRIMONIO (=rapporto matrimoniale tra 3 Xsone di sesso diverso), HA ABOLITO TUTTI I CONDIZIONALI DEI VERBI E LE DESINENZE DEGLI AVVERBI, XCHE' DOPO 5 ANNI D BLOG ERA STANCO D PERDERE TEMPO CON LA CONSECUTIO E TUTTE QLLE DESINENZE!!! (lo capisco!!!)

POI PERO' QNDO IL REGIME SI È NORMALIZZATO È CADUTO IN DISGRAZIA ANKE LUI, COME DEFARGE, COME TROTSKIJ, DANTON, ROBESPIERRE: E LO ANNO INTERNATO.
FORSE LO ANNO TORTURATO (& forse no)

LUI A TRADITO IL SUO MIGLIORE AMIKO DEFARGE. LA VERGOGNA (O I MALTRATTAMENTI SUBITI???) ANNO KAUSATO IN LUI 1 SDOPPIAM DI XSONALITA'. SI È IMMAGINATO UN ALTER EGO "IMMAKOLATO", TIMIDO MEDIOKRE & INCAPACE D FARE MALE A N.1 MOSKE!!! XCHE' NN VOLEVA AMMETTERE D AVER TRADITO IL SUO AMIKO!!!

A ql punto il SuX-Neo-Con from the USA mi a detto Shit, (lui sempre moooolto fine!!! Xò mi fa ridere……), Shit, se Leonardo è Arci, Arci nn può essere il fottuto Vekkio dlla montagna ke fottutam cerkiamo.
Ma io la pensavo altrim.
Pensavo: noi conosciamo solo 1 lato d Leonardo. Il lato Immakolato. Ma se lui a una 2ppia vita? Se nel tempo libero ri-diventa Arci e ordina ai suoi sudditi d farsi esplodere? Dovevamo fermarlo!!!

[...]
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- 2025

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Mister T e Madame A

D'accordo, Signore, confesso. Ho avuto paura e ho disertato. Ma non è questa la mia colpa più grave, lo sa? Vuole sapere qual è, la mia colpa più grave? Aver perso la fiducia in me stesso. Non aver più creduto in me. Proprio quando ero così vicino alla meta…

(Del resto, non era facile mantenersi lucido laggiù, in un Paese sprofondato, fuori dalla grazia di Dio e dalle rotte commerciali del caffè).

Mi era bastato vedere Leonardo-Immacolato la prima volta, per convincermi di aver fatto un buco nell'acqua. Mi aspettavo un leader ancora lucido e battagliero. Mi sono trovato davanti un cinquantenne grigio, ingrassato, pavido. S'immagini che non osava rispondere alle mie domande sulla più recente storia del Teopop. Se le fece mettere per iscritto, e poi si diede malato. Col senno del poi, avrei potuto trovare sospetta tutta questa reticenza. Ma lì per lì non ci feci caso. Ogni tanto davo un'occhiata clandestina al suo blog personale: una palla. Pareva proprio che la politica non lo interessasse più: la guerra e gli attentati per lui erano solo seccature, lui preferiva parlare dei suoi lavori, della famiglia, delle corna che gli metteva la bismoglie…

Dopo un paio di mesi ero ancora all'Ospedale Maggiore – e avevo finito i soldi. A quel ho avuto paura che voi assumeste Damaso per riportarmi in America. Come ha ben detto lei, Signore, io sono una carta verde di terza categoria, e non avrei mai potuto rifondarvi i debiti con gli interessi. Così ho usato gli ultimi spicci per corrompere gli infermieri e me ne sono andato. Dalla porta, sì, dalla porta. La voce secondo cui li avrei aggrediti per poi spiccare il volo è una leggenda urbana che si è diffusa con facilità – nel suo blog Immacolato sostiene che avrei fatto saltare due denti a un infermiere. Ma quel tipo i due denti li aveva persi da un pezzo, lei non si immagina che dentature marce si vedono in giro nel Teopop.


All'inizio mi sono rifugiato sul litorale di Bologna, in una zona che mi è particolarmente cara perché vi sorge un cimitero di guerra americano. Per un poco ho campato di espedienti, pattugliando le centraline energetiche: ma i terroristi non si sono fatti vedere. Allora ho provato ad attirarli io, compiendo alcuni gesti vandalici che avrebbero potuto destare la curiosità del fantomatico Arci: un piano disperato, ora me ne rendo conto. Eppure in un certo senso funzionò. Arci non si fece vivo, ma Immacolato sì. Trovò il mio nascondiglio e mi spiegò che fino a quel momento non aveva potuto sbottonarsi per paura dei microfoni. Ma se mi aspettavo che mi rivelasse chissà quale congiura, rimasi ancora una volta deluso.

Comunque Immacolato decise di aiutarmi (probabilmente pensava di rivendermi a Damaso, come ha detto lei, Signore). Mi portò all'università, cercò di spiegarmi come usare la consolle di una playstation per navigare sul Supernet. Ha mai visto una consolle, Signore? È un trabiccolo infernale. Tasti e cloches dappertutto. In confronto l'interfaccia utente di un sottomarino atomico è uno scherzo.

Fu proprio armeggiando malamente con la consolle che m'imbattei in una studentessa del corso di Immacolato, una biondina che mi sembrava troppo sofisticata per rimanere a studiare in quel regime da cerebrolesi. Sosteneva di chiamarsi Aureliana. Iniziò a puntarmi. Ora, l'aver perso vent'anni d'età non fa comunque di me l'oggetto del desiderio di ventenni sofisticate. E infatti sul più bello saltò fuori che per mantenersi all'università lei faceva l'agente segreto part-time, proprio come me, ma per i Bizantini. E che anche lei, come me, era a Bologna per lo stesso motivo: trovare il Vecchio della Montagna.

La differenza principale stava in questo: che mentre io mi ero incaponito in una sterile pista Leonardo-Arci, lei si era persuasa che il Vecchio fosse un altro vecchio esponente del Teopop, il misterioso Defarge. La cosa strana è che anche la pista di Defarge portava a Leonardo-Immacolato. In effetti, tutte le strade sembravano portare a questo individuetto insignificante. Aureliana aveva fatto una ricerca in archivio, e si era resa conto che del primo gruppo dei "Duemilacinquisti" (i fondatori del Teopop), solo Leonardo-Immacolato era ancora in circolazione: gli altri erano tutti finiti male o scomparsi, come Arci e come Defarge.

Non mi guardi così, Signore. È vero, a quel punto accettai di collaborare con un'agente bizantina. Non avevo più nulla da perdere; le informazioni che mi dava lei sembravano più importanti di quelle che ebbe in cambio da me; e poi, era tanto carina… Lavorando in coppia speravamo di carpire a Immacolato qualche informazione in più. Lei già da più di un mese tentava di sedurlo, con scarsi risultati: pur trovandola anch'egli carina, Immacolato continuava a dibattersi in puerili sensi di colpa postcristiani. A un certo punto corrompemmo i suoi studenti (non fu difficile) organizzando un vero e proprio teatrino: al termine di una lezione Immacolato si trovò circondato da un nugolo di giovani decisi a processarlo per non so più quale reato ideologico – finché non intervenni io a salvarlo. Era una tattica psicologica mirata ad accrescere in lui la fiducia nei miei confronti… eppure alla fine fu con Aureliana che si sbottonò maggiormente, un giorno, davanti a una macchinetta del caffè del surrogato alla cicoria. In quell'occasione ammise di essere stato il collaboratore di Arci, "allo stesso modo in cui il cane di Pavlov poteva essere considerato il collaboratore di Pavlov". Una specie di cavia per i suoi esperimenti. Arci era una specie d'inventore pazzo, con un pallino per la realtà virtuale: più volte aveva fatto indossare al suo assistente interfacce cerebrali (i vecchi "caschi"). Quando Aureliana mi diede queste informazioni, qualcosa nella mia testa iniziò a prendere consistenza. Interfacce cerebrali. Realtà virtuale. Nel 1200 il Vecchio della Montagna si serviva dell'hascisc e di un castello isolato per irretire i suoi discepoli. A suo modo, anche il paradiso artificiale del Vecchio era una realtà virtuale. Ma nel 2025, in un arcipelago impantanato in mezzo al mediterraneo, che strumenti avrebbe usato il Vecchio per dare l'illusione dell'eternità?

Un'interfaccia cerebrale. Un casco.

L'uovo di Colombo. Naturalmente mi guardai bene dal dirlo ad Aureliana.


DE: NOME EN CODE 'AURELIANA'
AGENT SECRET À LA PIGE POUR LE SECTEUR DE LA MEDITERRANéE CENTRALE

Á: BUREAU CENTRAL DES AFFAIRES CONFIDENTIELLES ET RESERVéES, ISTANBUL

Ciaoooooooo!!!! Mi mankate tutti 1 casino!
(Fare la Lolita monakella perbene per un po' è sympa! ma alla lunga superpallosissimo…………)
Raccolti altri indizi ke konfermano la mia ipotesi iniziale: il Vekkio usa un Kasko-interfaccia-cerebrale per attirare i poveretti nel suo paradis artificiel. Ke merdiqo! (Ma un po' l'ammiro….……)
Devo fare attenzione al super-con americano: riskio di metterlo al korrente delle mie scoperte. Ma! Mi sembra troppo connard per comprendre alkunkè!

Vogliate gradire i miei più distinti baciooooniiiiiiiiiiiiiiiiiiii! SMACK!

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Satellite d'amor
Caro Leonardo,
sempre su Taddei:
come sai, quell'uomo è in perenne agitazione, non riesce a star fermo in un posto per più di qualche minuto. Per molto tempo ho pensato che si trattasse della reazione standard di una persona che si sveglia dopo vent'anni di congelamento: come una foga di voler recuperare il tempo perduto, eccetera. Pensavo anche che col tempo si sarebbe attenuata. Ma passano i mesi, e lui resta indiavolato come il primo giorno. Di più: sta contagiando l'ambiente circostante. Quando vado in facoltà sento come un'agitazione che monta, echi di assemblee autogestite, cose da cui cerco di tenermi lontano.

Nel frattempo, comincio a pensare che non ci sia nulla di eccezionale nella sua agitazione. È semplicem il modo di fare standard di un trentenne-e-qualcosa nel 2004. A quel tempo, si viveva a una certa velocità, a un certo ritmo. Col tempo, e con le varie crisi economiche, questo ritmo si è via via rallentato, in modo troppo graduale perché noi riuscissimo ad accorgercene. Ma se potessimo tornare a vent'anni fa, probabilm ci accorgessimo che tutti a quel tempo schizzavano di qua e di là a velocità oggi impensabili.

"Ah, sei qua. Ma dove cazzo…"
"Taddei, insomma!"
"…sei stato, ti ho cercato tutto il giorno".
"Sono dovuto venire a piedi perché il filobus non passava, c'è stato una specie di attentato a una centralina energetica e…"
"Maledetti terroristi!"
"Sì, sì, certo. Comunq sono in ritardo solo di sei ore".
"Sei ore? Ti sembra una cosa normale? Dovevi fare degli esami oggi! I tuoi studenti saranno esasperati"
"I miei studenti sono in ritardo come me, non c'è nulla di eccezionale".
"Ma ti rendo conto che per sei ore sei stato irreperibile? Nessuno poteva sapere dove stavi. Magari eri rimasto vittima di un attentato e…"
"Taddei, ti vuoi calmare? Sono qui. Sono arrivato. Adesso, se c'è qualcuno da interrogare, lo interrogo e amen. Non stiamo a fare un duemilaesedici".
"Un che?"
"Niente. Taddei, devi abituarti ad aspettare le persone. Tutti qui passiamo ore ad aspettare le persone. E finché non arrivano, non possiamo sapere con certezza dove si trovano".
"È intollerabile".
"Sul serio? Ma perché?"

Flash! Come la classica lampadina nei fumetti.

"Aspetta, Taddei. Forse ho capito il tuo problema. Ora ti faccio una domanda: qual è la tecnologia di vent'anni fa che oggi rimpiangi di più?"
"Non so, forse la moka".
"Quella esiste ancora, manca il combustibile. Ma sei sicuro di non avere un profondo e sottaciuto rimpianto per la telefonia cellulare?"
"Ah, sì, beh, non è che io fossi un appassionato di telefoni, ma…"
"Ma ti manca la reperibilità. Sapere dov'è la gente in tempo reale".
"Ah, sì, quello era importante. Ma che fine hanno fatto i cellulari?"
"Nessuna fine. Sono invecchiati e si sono rotti. Siccome nel Bel Paese nessuno li produceva più, quando c'è stato l'embargo anti-bizantino…"
"Non è possibile. Qualcuno funzionerebbe ancora. Almeno di contrabbando".
"Ah, ma comunq non ci sono più i satelliti".
"Ce li hanno tolti a causa della guerra, vero?"
"No, perché? Anche in guerra non c'è motivo per non fare buoni affari, e far telefonare gli italiani è sempre stato un buon affare per i bizantini e tutti gli altri. Ma a un certo punto ci hanno impedito di trasmettere perché facevamo troppi guai".
"Guai?"
"È una storia un poco imbarazzante. Fu durante gli attentati del 2011… o del …13? Non mi ricordo".
"Attentati? Chi attentava chi?"
"Guarda, non mi ricordo con precisione, comunq tutte le capitali bizantine furono prese di mira. A quel tempo c'erano ancora molti cittadini del Bel Paese in giro per il mondo, per studiare o lavorare per farsi i fatti altrui, sai".
"Per turismo".
"Ecco. Insomma, a un certo punto ci fu un attentato più grosso degli altri, in una grande capitale… Londra o Parigi o Vilnius, non mi ricordo… e la copertura satellite andò in tilt. Andò talm in tilt che un paio di satelliti artificiali esplose, disseminando cocci su un'orbita ellittica che interseca pericolosam l'atmosfera ogni tredici novembre. Peccato che da noi sia sempre nuvolo, perché lo spettacolo di stelle cadenti dicono sia notevole".
"Un sovraccarico di informazione. Tutti volevano sapere dov'erano tutti".
"Magari. In realtà le indagini appurarono che il sovraccarico era stato causato da un solo messaggino di testo, hai presente? Quelli che si digitavano coi tasti numerici…"
"Gli sms"
"Esse-emme-esse, già, li chiamavamo così".
"Un solo sms?"
"Sì, che proveniva dall'unità di crisi della Farnesina, insomma, dal nostro ministro degli esteri del tempo".
"E cosa c'era di così distruttivo in questo sms?"
"Nulla, era un semplice messaggio di testo. Ma il ministero aveva pensato bene di spedirlo a tutti gli italiani all'estero. Siccome l'Italia era nello spazio Schengen, era impossibile capire quali italiani fossero all'estero e quali no, così una cima dell'unità di crisi pensò bene di tagliar la testa al toro spedendo l'sms a tutti gli italiani".
"Cinquantasette milioni".
"No, no, almeno centoottanta".
"Centoottanta milioni di italiani?"
"Centoottanta milioni di cellulari, ogni italiano ne aveva a testa tre. Così questo semplice sms di testo fece esplodere i satelliti".
"Ma cosa c'era di così importante da comunicare a tutti gli italiani?"
"Beh, sai, in un'emergenza del genere… le solite cose: PER FAVORE, CHIAMA A CASA PAPA' E MAMMA, LORO MOLTO IN PENSIERO, eccetera eccetera".
"Stai scherzando?"
"No, era un modo per accelerare il lavoro dell'unità di crisi, sai… reperire tutti gli italiani all'estero, chiamare i papà e le mamme".
"Vuoi dire che nel momento in cui un ignobile attentato paralizzava una capitale d'Europa, e i soccorsi avevano bisogno di comunicare tra loro, la Farnesina sovraccaricò il satellite per una cazzata del genere?"
"Non era una cazzata, si trattava di calmare il legittimo cardiopalma di tutte le mamme italiane, e dei papà!"
"Non posso credere che sia successo".
"Ma in realtà era già successo altre volte, e la comunità internazionale aveva portato pazienza, perché si sa come siamo noi, siamo dei simpatici cazzoni e…"
"Dei simpatici cazzoni? Noi siamo i figli di mamma che alla prima bomba frignano e telefonano ai fottuti parenti. Noi siamo la vergogna del continente, noi. Peggio degli albanesi, siamo! Dei fottutissimi…"
"Sssst, Taddei, per favore! Qua di fianco c'è il dipartimento di studi schipetari, e i madrilinguisti sono molto sensibili".

Se n'è andato, in una nuvola di livore. A volte mi chiedo se non esploderà, un giorno.
Proprio come i satelliti.
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Reparto nostalgia

 

"Ci siamo tutti? E Immacolato?"
"Son qui".
"E quel brutto taglio sulla fronte, cos'è?"
"Uno spigolo della doccia".
"La doccia? Ti funziona la doccia?"
"Gli spigoli sì, benissimo".
"Allora, se ci siamo tutti, aprirei la riunione. Sia lodato Gesù Cristo".
"Sempre sia"
"Seduti".
"A proposito, direttore, i migliori auguri".
"Eh?"
"Oggi è Sant'Antonio Abate, la sua festa, ".
"Oddio, avete fatto bene, m'ero già dimenticato..."

Nome: ANTONIO-ABATE (bisbattezzato il 17/1/2015)
Qualifica: Direttore del progetto Duemila
Età stimata: 45, giovanile
Capacità mnemoniche: è un miracolo che si ricordi di venir qui la mattina
Cosa penso io di lui: al suo posto farei di meglio, ma mi annoierei
Cosa pensa lui di me: sappiamo tutti che sei al capolinea, quindi: non darmi grane, e da me non ne avrai.

"Bene, se è la mia festa fatemi dire solo due parole: Basta Tsunami. Non se ne può più".
"Ma io ho appena trovato un video amatoriale tailandese che..."
"No".
"E il bimbo birmano trovato sotto le macerie dopo quind..."
"Stop".
"E i retroscena sui bimbi rapiti dai ped..."
"Zitto, Loreto, basta! Se continui ti spedisco al Reparto 68! "

Nome: LORETO (bisbattezzato il 17/12/2016)
Qualifica: Assistente
Età stimata: 23
Capacità mnemoniche: se ne parla tra vent'anni
Cosa penso io di lui: simpatico, volonteroso, ma non capisce niente. Sta lavorando per diventare un utile idiota, per ora non è ancora abbastanza utile. Si farà.
Cosa pensa lui di me: non ho ancora capito chi è il nonnino qui di fianco.

"Loreto, apprezzo i tuoi sforzi, ma noi qui stiamo lavorando alla nostalgia. Tu sai di cosa si tratta, naturalm".
"Direttore, in quanto laureato in scienze della nostalgia..."
"...sai benissimo che un immane disastro naturale non è un buon veicolo di nostalgia. Posso capire qualche scenetta edificante, un bivacco di volontari nel fango, ogni tanto, questo è ochei per la nostalgia. Ma i cataclismi no. La gente vuole dimenticarli, i cataclismi. Sono millenni che la gente ne dimentica. Questa è saggezza popolare, Loreto. Per favore, ripassati un po' la saggezza popolare. Ochei?"
"Sì, direttore".
"Io preferirei aprire con qualcosa di molto familiare. Tipo Berlusconi. Ho visto che il pubblico ha molto apprezzato il treppiede, 15 giorni fa. Se avessimo qualcosa del genere, o almeno un detto celebre...  "
"Se il comunismo andasse al potere l'esito sarebbe miseria, terrore e morte".
"Dai! Questa l'ha detta vent'anni fa?"
"E' qui su un ritaglio del 17 gennaio 2005".
"Questa mi piace, questa funziona. Miseria, terrore e morte... Questa vedrete che diventa un tormentone".
"Ci sarà chi la troverà profetica".
"Tanto meglio. Apriamo con questa, allora".
"Mi dispiace, direttore, non possiamo".
"Oh, andiamo, Pioquinto..."

 

Nome: PIO V (bisbattezzato il 30/4/2012)
Qualifica: Diacono, commissario politico della redazione, nominato dalla Curia. Veglia sulla nostra integrità morale. ('veglia' è una grossa parola. Diciamo: sonnecchia sulla nostra integrità morale).
Età stimata: 34
Capacità mnemoniche: non ricorda niente. Solo i peccati degli altri. Quelli non se li scorda più
Cosa penso io di lui: classico esempio della Generazione di mezzo. Vede ovunq peccati e tentazioni, un po' lo invidio. Sa solo dire No No No, come se la vita fosse una lezione di catechismo e lui il maestro. E piantala di vestirti in nero, bacherozzo, mi sa che porti pure sfiga.
Cosa pensa lui di me: puoi nasconderti finché vuoi, ma resti sempre un'anima nera di defargista e giuda, e verrà un giorno... verrà un giorno... ronf.

 

"Le devo ricordare, direttore, che si tratta di un soggetto molto delicato".
"Berlusconi, intende?"
"Si è aperto il processo, lo sa..."
"No! Un altro processo. Non ne sapevo niente".
"Intendo il processo di beatificazione".
"Ah, quello. Ma potevate aspettare la morte clinica, almeno".
"Direttore, le rammento che questi colloqui sono registrati".
"Ma sì, ma sì, è tutto registrato, Pioquinto. Va bene, niente Berlusconi. C'è qualche altro politico interessante?
"Nello stesso ritaglio c'è una dichiarazione di Rutelli: L'approdo della Margherita non è la socialdemocrazia".
"Bene. Cioè, bene per niente. Spiegatemi intanto chi era questo Rutelli e cos'era questa margherita".
"Rutelli era un lider politico, già nei  radicali, poi nei verdi, in seguito fondatore della Margherita. Creata nel 2000, quest'aggregazione di centro in seguito confluì nel..."
"Chi se ne frega. Non mi dice niente. E' ancora vivo, lui?"
"Vivo e operante, dopo il Bisbattesimo è noto al pubblico come Cardinal Crispino, direttore della Congregazione Fides et Spes".
"In effetti non è approdato alla socialdemocrazia".
"No, proprio no".
"Beh, mi pare abbastanza dimenticabile. Assunta, tu che ne pensi?"

 

Nome: ASSUNTA (bisbattezzata il 15/8/2016)
Qualifica: Vice-direttore. Inoltre è la mia seconda moglie. Sì, il posto lo devo a lei.
Età: 35.
Capacità mnemoniche: non saprei. Dimentica in fretta, quando vuole, questo sì.
Cosa penso io di lei: col mio consenso, mi tradisce con un uomo più giovane. Ufficialm non me la prendo.
Cosa pensa lui di me: sei troppo buono e saggio per prendertela, vecchio coglione.

 

"La penso come lei, direttore. E credo che dovremmo lasciar stare la politica per un po', era una fase di stanca. Io pescherei dalla cronaca".
"Morti ammazzati?"
"Pensavo qualcosa di più riposante. Per esempio, questo lupo trovato alla periferia di Cupolona".
"Un lupo a Cupolona?" 
"Sì".
"Ma questa che notizia è, scusa".
"Era il primo in 70 anni"
"Ah sì? Cioè, vent'anni fa non c'erano lupi a Cupolona?"
"No, era una razza in via d'estinzione. E' interessante vedere le reazioni. Ho un servizio in cui un animalista spiega di stare tranquilli, che i lupi non assaltano gli uomini..."
"Un folle!"
"In effetti no, le cose stavano così, in quegli anni i lupi avevano paura degli uomini. Anche questo, appena arrivato in città fu messo sotto da un' auto".
"Beh, beh, è interessante. Potremmo aprire con questo".
"Io non sono tanto d'accordo, Direttore".
"E perché non sei tanto d'accordo, Immacolato?

 

Nome: IMMACOLATO (bisbattezzato l'8/12/2010)
Qualifica: Redattore semplice. Già membro del Partito, collaboratore di Arci, in seguito inquisito per defargismo, dal 2023 pentito e rieducato.
Età: 51 e mezzo.
Capacità mnemoniche: Scarse. Più di tutti questi idioti messi assieme, comunq.
Cosa penso io di me: non mi ci far pensare

 

"Col suo permesso, Direttore, un lupo a Cupolona non è un frammento di passato da conservare nel presente, semmai il contrario: un frammento di presente incastrato nel passato".
"In sintesi".
"In sintesi, ha a che fare più con quello che ci succede oggi che con quello che succedeva vent'anni fa. Oggi i lupi a Cupolona sono una piaga sociale, sgozzano pecore e pastorelli a tutt'andare. Se diamo al nostro pubblico la possibilità di ricordare che vent'anni fa le cose non stavano così... rischiamo di non creare solo nostalgia. Rischiamo di creare anche malcontento".
"Il confine è molto sottile".
"Ragione in più per essere prudenti. Credo che anche il Commissario Pioquinto sia d'accordo con me. Sbaglio?"
"Zzz... eh?"
"Ssst, lasciamolo tranquillo. Tanto è tutto registrato. Ma va bene, Immacolato, capisco quel che intendi. Però siamo qui da dieci minuti e non abbiamo ancora trovato un'apertura. Tu hai qualcosa, almeno?"
"Sì, ho varie cose. Per esempio, le primarie in Puglia, un fatto politico molto importante. In un certo senso è la data che segna la nascita della democrazia partecipativa in Italia, che prelude in qualche modo all'affermazione del Teopop".
"Ma..."
"Poi ho trovato un ritaglio, qui, su "Affari e Finanza Moda e Design" di lunedì 17/1/05, in cui si anticipa con una preveggenza straordinaria l'imminente crisi strutturale della media impresa italiana. Sentite: Mentre un po' di tempo fa queste stesse realtà industriali dicevano di voler comprare aziende in Cina ora la musica è cambiata e più che comprare vogliono vendere... Che ne dite?"
"Ecco, veramente..."
"Ochei, stavo solo scherzando. Ho già qui tutto pronto: dieci minuti di montato su Pitti Uomo".
"Il Pitti Frocio! Ma potevate dirmelo prima ..."
"Una piccola sorpresa per il suo onomastico. E altri dieci minuti sui reality show che andavano per la maggiore in quel periodo, mi sembra giusto che la gente non se li dimentichi".
"Restano cinque minuti..."
"Ho un'idea anche per quelli, sono riuscito a scovare un'altra intervista alle Lecciso".
"Ancora loro!"
"Sì, abbiamo visto che funzionano":
"E dire che io me ne ero completamente dimenticato".
"Tutti se ne erano completamente dimenticati. Ma adesso, grazie a noi..."
"...Non se ne dimenticheranno mai più. Perfetto. Abbiamo finito. No, aspetta. Lo spot".
"Ne ho già due pronti. Una casa che si piega e si trasforma in un telefono cellulare. Molto bello".
"Ne abbiamo già parlato, io preferirei non insistere sui telefoni cellulari. Meglio dimenticarli, no?"
"Già. Allora abbiamo quello dell'uomo che corre nudo allo stadio".
"Aspetta! Quello me lo ricordo!"
"Con musiche di Morricone"
"...e voce brasileira, sì! Incregibile Amici!, ahah! Me lo ricordo! E' fantastico".
"Sta avendo una madeleine, Direttore?"
"Incredibile. E' l'unica cosa che mi ricordo davvero di quel periodo".
"Beh, come si dice, Nessun Ricordo, Buon ricordo".
"Già. Bene, quindi se la scaletta è completa, io scioglierei la riunione. Sia Lodato Gesù Cristo".
"Sempre sia".

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Marciare o marcire
Quello che mi sarebbe piaciuto sentire, il giorno dopo, non sono i soliti dibattiti intorno alle cifre (tra due e tre milioni sembra che non faccia una grande differenza), e nemmeno il solito Bertinotti raggiante che annuncia: “È nato un nuovo soggetto politico” (un altro? Ma non era nato l’anno scorso, o l’anno prima?)
Quello che mi piacerebbe sentire, o leggere, e che non ho trovato (ma onestamente non ho cercato molto), è una riflessione scientifica su questo fatto: in Italia, da due o tre anni a questa parte, si radunano in piazza folle oceaniche. Perché?

La prima risposta spontanea è che si tratta di un momento storico senza precedenti, ma se abbiamo un po’ di memoria e di onestà intellettuale dobbiamo ammettere che l’unica cosa speciale di questo momento storico è il fatto che lo stiamo vivendo adesso. Per il resto, l’inverno 2002-2003 sembra un collage di momenti storici del passato: c’è una guerra nel golfo alle porte (come 12 anni fa) e Berlusconi al governo (come 9 anni fa). Anche 12 e 9 anni fa si organizzavano manifestazioni nazionali. Ma non riuscivano così oceaniche. Cos’è cambiato, esattamente?
C’è chi spiega il fenomeno come una reazione al “vuoto della politica” (come ad esempio Ilvo Diamanti sulla Repubblica di domenica (“Quel vuoto della politica che crea partecipazione”):

È che il linguaggio della politica prevalente, inaridito, povero, chiuso, genera claustrofobia politica; e suscita una diffusa domanda di partecipazione e condivisione fuori e oltre i modelli tradizionali

Non mi basta. Da quando sto al mondo sento dire che il linguaggio della politica è inaridito, povero, chiuso, claustrofobico; però è solo da due anni che mi ritrovo in strade e piazze insieme a milioni di persone. Dev’esserci qualcosa di nuovo, perché la crisi (anche economica) dei grandi partiti di massa dura da più di quindici anni. E in ogni caso non mi sembrerebbe un motivo a favore, al contrario.

Proviamo a sgomberare il campo da ogni residuato ideologico. Se tanta gente si ritrova in piazza, non sarà per una mera questione tecnica? Forse che l’innovazione tecnologica lo ha reso in qualche modo più facile? Per quanto riguarda i trasporti, no di certo: viaggiare in treno o in corriera continua a essere – per i manifestanti – comodo, costoso e pericoloso. (Ogni volta che scendo da una corriera mi vien voglia di baciare il suolo. Sabato il nostro conducente si era perso nel Raccordo Anulare, e abbiamo sorpassato un’altra corriera che aveva tamponato una volante della polizia).
L’unica vera innovazione che mi viene in mente sono i cellulari. Molta gente, che forse prima avrebbe avuto paura di perdersi nella folla e non ritrovare più la sua comitiva, oggi non conosce più questo tipo di paura: s’infila il cellulare nello zaino e va nella manifestazione. Salvo bestemmiare, perché in un caso su tre la rete non tiene e il caos diventa generale: a parte questo, il corteo è diventata una di quelle situzioni che non riesci più a immaginare senza cellulare (“ma come diavolo facevano prima?”)
Già che ci siamo, potremmo timidamente suggerire che anche Internet c’entri in qualche modo. Gli organi di partito non esistono più (a stento esistono ancora i partiti), i grandi leader hanno altro da fare che invitare alle adunate (tipo brigare per un posto in prima fila da Vespa): ma le mailing list arrivano ogni giorno a centinaia di migliaia di italiani. Magari non le leggiamo, ma le teniamo lì: quando poi ci ricordiamo che il tal giorno c’è una manifestazione, le informazioni pratiche le andiamo a cercare nella nostra casella. È solo un esempio.
In generale, Internet ti abitua a dialogare con persone che non abitano nella tua città, a pensare, se non globale, per lo meno nazionale. E qui si potrebbe parlare anche dei bloggatori, e di quanto gli piaccia andare alle manifestazioni e incontrarsi di persona (e organizzare dei progetti, come è successo con l’UBW): con l’avvertenza che i blog non rappresentano che un millesimo del fenomeno.

È possibile, poi, che molta gente vada tutta assieme nello stesso posto perché si diverte? Ammetto che la mia idea di divertimento è molto lontana dal marciare in una ressa di migliaia di persone: ma forse se sommassimo tutte le nostre idee di divertimento e le dividessimo per ciascuno di noi, il risultato sarebbe una cosa del genere. In corteo ci si trova ormai di tutto, e mescolato: sabato, cercando di entrare in Piazza San Giovanni, ci siamo incastrati tra i manifestanti del centro islamico di Bergamo che inscenavano il funerale di un bambino; più indietro c’erano ragazzi accampati sul furgone di un sound system che sembravano venire da un rave, anzi esserci; più indietro ancora boy scout, pensionati, lo SLAI Cobas che gridava “datti una mossa classe operaia”, ma come rivendicazioni era rimasta al pacchetto Treu.
È possibile che tutta questa gente sia in grado di fare qualcosa insieme, a parte marciare? Credo di no. Ed è forse per questo che continuiamo a marciare: perché è l’unica cosa che ci riesce bene. Per questo ogni volta Bertinotti saluta la nascita di un nuovo soggetto politico che, a parte nascere, riesce a fare ben poco.
Triste ironia, per un movimento pacifista e anche un po’ anarcoide: condannati a marciare compatti, per dimostrare (anche a noi stessi) che esistiamo.

Poi, appena il corteo si scioglie, ripartono i dibattiti, i distinguo, le polemiche, i rancori. Ne è prova il dopo-23 marzo: è passato quasi un anno da quando “la manifestazione più grande del dopoguerra” (perché, prima le facevano più grandi?) in mezza giornata ha detto no alla riforma sull’articolo 18. Il contenuto della manifestazione era chiaro e condiviso, lo schiaffo al governo fu sonoro e ben piazzato. Berlusconi smise di parlare di riforma del lavoro e iniziò a preoccuparsi d’altro. Bertinotti salutò la nascita, ecc..
Oggi potremmo cantare vittoria. E invece no. Il fronte che un anno fa era compatto si è già spezzato, grazie al referendum sull’estensione dei diritti. Referendum promosso anche da Rifondazione.

A me non dispiace marciare, anche se non posso dire di divertirmi. Non mi dà fastidio se molta gente intorno a me non sa che altro fare, a parte marciare: forse non lo so neanch’io. Quello che m’infastidisce è vedere persone che hanno le idee chiare su cosa intendono fare: intendono marciare. Se possibile, in testa, sennò nel mezzo, ma comunque marciare. Il problema di passare a una fase successiva non li tocca, non c’è mai una fase successiva, ogni giorno è un buon giorno per nascere. Anche cambiare il mondo, non è necessario, quel che è importante sono le loro ragioni, la loro identità. Che il mondo se ne vada a p u t t a n e, loro avevano ragione, loro lo sapevano. Avevano ragione sin dai tempi del pacchetto Treu, prima del Kossovo e del Vietnam, l’avevano prima che noialtri nascessimo. E del resto, noialtri cosa vuoi che ne sappiamo: nasciamo tutti i giorni, quindi siamo anche nati ieri. Auguri a tutti.

che il primo che mi dice qualcosa sulla bandiera appesa al balcone chiamo i miei amici, e occhio che sono centodieci milioni...
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My daddy was a friendly user
(...down in New Orleans)

Mio papà, che non ne parlo mai.
Mio papà ieri è uscito con in tasca il telecomando e ha cercato di usarlo per chiamare un cliente. Risate.

Ma riflettiamo un attimo: mio padre appartiene a una generazione eroica, per la tecnologia. Nessuna, prima o dopo, ha sperimentato tante interfacce utente diverse.
Mio padre ha dovuto acquisire familiarità con la luce elettrica, il motore a scoppio, il telefono, la mietitrebbia, (strumento per nulla user friendly), e un aggeggio caseario di cui so che ha il patentino. A vent’anni ha messo su un’autofficina, a cinquanta si è convertito in conducente di gru idrauliche; ha imparato a maneggiare svariati elettrodomestici, tutti con un’interfaccia utente diversa: la cucina economica, la lavastoviglie, il tv: in pratica è arrivato fino al micro-onde e al telefono cellulare. Mi sembra decisamente il massimo di flessibilità tecnologica che si può pretendere da un uomo.

Al suo confronto, io, il presunto giovane high-tech, cos’ho scoperto? Non ho fatto che passare da una pulsantiera all’altra, e comunque erano tutte molto simili. Mai letto un manuale d’istruzioni in vita mia, eppure sopravvivo. Tanto so già che se un giorno comprerò un dvd, sui tasti ci saranno gli stessi disegnini del registratore portatile che mi regalarono alla prima Comunione (triangolo = play; cerchio = rec; due trattini paralleli = pause).

Se ora inventeranno il cellulare che legge il pensiero, prepara il caffè, cambia la programmazione tv, io sarò molto stupito. Mio padre no. Lui non può stupirsi per così poco, dopo tutto quello che ha vissuto. Mio padre è già pronto alla prossima evoluzione, il portatile-telecomando.

E potrei seguitare con altre riflessioni molto interessanti, ma vi devo salutare. Mi sta suonando il frontalino dell’autoradio.
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You don't have to put on the red light

Non tutta la telefonia mobile viene per nuocere, comunque.
Prendi l'auricolare. Io non ce l'ho, e non lo desidero, ma sono contento che ci sia gente che lo usi, nelle strade e negli abitacoli. Non solo perché ha meno scuse per metterti sotto agli incroci, ma per tutta una serie di ricadute positive sui nostri codici di comportamento.

Infatti, io ricordo molto bene come fino a pochi anni fa la gente che camminava parlando da sola non fosse vista di buon occhio. Parlare senza un interlocutore è tuttora considerata una cosa molto sconveniente, ai limiti dell'insania mentale, e dire che pochi vizi sono così innocui e poco dannosi per il prossimo. (Non è già più fastidioso il voler trovare a tutti i costi ascoltatori per le cose che diciamo?)
Oggi, però, se calcando un marciapiede t'imbatti in un signore in giacca e cravatta che chiacchiera nervoso con sé stesso, non pensi più a chiamare l'ambulanza, perché dai per scontato che stia discutendo di cose molto importanti via satellite.
Ed è solo l'inizio. Pensatori ad alta voce, ancora un po' di pazienza, ma se l'economia si rimette a girare in primavera potrete uscire allo scoperto e raccontare le vostre cose agli alberi in fiore, senza che nessuno ci faccia più caso.

Quanto a me, non posso che essere grato agli auricolari, per la gioia che mi dà cantare in macchina a ogni ora del giorno, con la pioggia e col bel tempo, e soprattutto in coda ai semafori. E ci do dentro, sapete, piango, rido, tiro tutti i muscoli della faccia, e se per radio ci sono i Police, io non mi tiro indietro.

Roooooox-èn,
non dovevi aspettare la red light
se ti sbrigavi era yellow
non dovevi aspettare la red light


Sicuramente fino a qualche tempo fa gli automobilisti intorno a me ci facevano caso, ma ormai quei tempi tristi sono finiti. Oggi se qualcuno mi nota pensa senz'altro che è tutto ok, sto solo litigando con qualcuno, qualcuno che si fa mettere sotto al telefono, e quindi non sono un matto, bensì uno che nella vita si fa rispettare.
E questo è un gran regalo che mi ha fatto la telefonia mobile. Gratis. Grazie.
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