Nelle profondità del Mar Nero scoperto il relitto di “Ulisse”. E’ la nave intatta più antica del mondo

Una troupe di scienziati archeologi, grazie a dei sofisticati droni subacquei, ha trovato i resti di uno scafo risalenti a 2400 anni fa



Scritto per LiguriaNautica - E’ il relitto più antico del mondo. Per 2 mila e 400 anni è rimasto addormentato nelle abissali profondità del Mar Nero, sdraiato in assetto di navigazione a oltre duemila metri di profondità. Trovarlo e restituirlo alla storia, è stata una impresa del celebre Map, acronimo di Maritime Archaeology Project. Una troupe internazionale di archeologi e scienziati che fa riferimento all’Università di Southampton e che dal 2015 sta setacciando con un alcuni droni abilitati per le alte profondità e attrezzati per raccogliere immagini a tre dimensioni, le coste della Bulgaria dove un tempo approdavano le navi provenienti dalla Grecia e, in generale, dai porti mediterranei.
La scelta del mar Nero non è casuale. Non soltanto per la grande attività commerciale e marittima che vi si svolgeva nell’antichità, ma per le profondità delle sue acque che assicurano una sorta di ibernazione del possibile relitto. La quasi totale assenza di ossigeno riscontrabile nelle acque profonde, impedisce infatti il proliferare degli organismi acquatici che sono la causa principale del deterioramento del legno. Continua

Il bombardiere sotto il mare: una delle più belle immersioni in Liguria

Al largo di Santo Stefano al Mare si trova il relitto dell’aereo italiano BR 20 abbattuto dall’asso francese Pierre Le Gloan durante la seconda guerra mondiale


Il relitto del bombardiere BR 20 sul fondale di Santo Stefano al Mare

Scritto per LiguriaNautica -La seconda guerra mondiale ha disseminato i fondali del Mediterraneo di relitti. Ognuno di loro ha una sua storia da raccontare. Storie di uomini e di mare. Storie che qualche volta arrivano dal cielo e che nella profondità del mare hanno trovato la loro conclusione. Una di queste storie è quella del bombardiere italiano BR 20, immatricolato MM 21503, i cui resti giacciono ad una profondità di circa 47 metri ad un miglio e mezzo dal porto di Santo Stefano al Mare, in provincia di Imperia.
L’aereo realizzato dalla Fiat nel 1936 era un
bombardiere leggero, 22 metri circa di apertura alare, 16 metri di lunghezza, armato con tre mitragliatrici e poteva trasportare un carico di mille e 600 chili di bombe da sgancio stivate, a differenza degli altri modelli di bombardieri, orizzontalmente e non verticalmente, così da privilegiare la precisione del lancio. Fu il primo bombardiere italiano realizzato completamente in metallo ed ebbe il suo battesimo di fuoco nella guerra civile di Spagna. Continua

Sui fondali di Capo Passero torna a galla l’ultima battaglia dell’Artigliere

Testando un nuovo e potente sonar, una nave laboratorio ha trovato il relitto del cacciatorpediniere italiano ad una profondità di 3600 metri


Il relitto del cacciatorpediniere Artigliere affondato dalla Royal Navy

Il mare è un grande narratore di storie ed i relitti sono i suoi libri preferiti. Ma è un narratore capriccioso. Chi ha orecchie per ascoltarlo, può attendere pazientemente che cominci a narrarci miti e leggende ma non chiedetegli mai nulla: è lui che decide quando e cosa raccontare. Prendete il signor David Reams. Uno scienziato di fama internazionale, nonché responsabile della attività marine di Vulcan, la fondazione per lo sviluppo di alte tecnologie creata da Paul Allen. Che non è un miliardario qualsiasi ma il cofondatore dell’impero Microsoft. Ebbene, Reams stava testando un nuovo sonar, dalle prestazioni a dir poco fantascientifiche, a bordo della sua nave laboratorio, la Vulcan, scandagliando a casaccio il fondale tra Malta e la Sicilia, quando all’improvviso… Continua

A Venezia va in scena lo spettacolo di “Abissi”, concorso internazionale dedicato alla fotografia subacquea

Le immagini vincitrici sono esposte nelle sale del Museo Naturale della città lagunare, assieme alle opere in vetro realizzate appositamente dai maestri vetrai di Murano



Tutta la spettacolarità del mare rinchiusa in una fotografia. L’11esima edizione di Abissi non è venuta meno alle aspettative e ci ha regalato una carrellata di immagini talmente emozionanti che non avranno senz’altro facilitato il compito della giuria incaricata di scegliere i vincitori.
Con tanti partecipanti provenienti da tutti i continenti del mondo, il concorso internazionale di fotografia subacquea
Città di Venezia, promosso dall’associazione culturale Abissi Underwater, si conferma uno degli appuntamenti più importanti per gli appassionati di scatti sommersi. E come è tradizione di questo concorso, nato nel 2008, sono stati premiati gli scatti più tradizionali, con un uso minimo di filtri ed effetti photoshoppati, senza che per questo la spettacolarità delle immagini sia venuta meno. Continua

Al largo di Framura il relitto Marcella: fu il più moderno peschereccio artico al mondo

Al largo di Framura, in provincia della Spezia, troviamo i resti di una corvetta famosi per la bizzarra posizione verticale. Ma ancora più bizzarra è la storia della nave


La prua in verticale del relitto della nave Marcella

Scritto per LiguriaNautica - Tra tutti i relitti in cui mi sono immerso quello del cacciasommergibili Marcella è senz’altro il più bizzarro, con quella grande prua in verticale diretta verso il cielo. Sembra che la nave non si rassegni al suo naufragio e cerchi ancora disperatamente di navigare verso la superficie. Ancora più bizzarra è la storia del Marcella. Sono pochi, anche tra coloro che ci si immergono, che sanno che questa non era una nave da guerra destinata al Mediterraneo, ma un peschereccio che solcava il mare Artico!
Il Marcella è stato varato in Francia, nei cantieri navali di
Saint Nazaire, nel 1932. Prima che la Kriegsmarine – la marina militare nazista – la confiscasse nel 1942 per trasformarlo in una corvetta antisommergibile con la sigla UJ 2210, il Marcella era considerata il più moderno peschereccio artico del mondo e, grazie alla sua elevata autonomia, riusciva a raggiungere le coste della Groenlandia per calare le sue grandi reti. Oggi, quello che resta del Marcella, o della corvetta UJ 2210 se preferite, giace ad una profondità massima di 65 metri a poca distanza dalle coste di Framura, in provincia della Spezia. Continua

Il mistero della Mary Celeste. Parte terza: il ritrovamento della nave maledetta

Lo scrittore Clive Cussler guida una spedizione della Numa e trova i resti del veliero in un reef di Haiti


Ecco come si presentano oggi i resti della Mary Celeste abbandonati nel reef di Haiti

Una nave maledetta, la Mary Celeste. L’inquietante mistero della scomparsa dell’intero equipaggio non fu la sola disavventura che il brigantino collezionò nella sua breve vita marinara. Sin dal suo varo, nel 1861 nelle acque dell’isola di Spencer, nella Nuova Scozia, il veliero si guadagnò la fama di nave porta sfortuna.
Il suo primo capitano,
Robert McLellan, che era anche uno dei proprietari del brigantino, contrasse la polmonite e morì a bordo nove giorni dopo aver assunto il comando, senza neppure portare a termine il viaggio inaugurale. Fu il primo di altri tre capitani che morirono sopra la Mary Celeste, senza contare Benjamin Briggs, scomparso nel nulla dell’oceano. In uno dei suoi primi viaggi, il brigantino cozzò violentemente contro un peschereccio. Fu rimorchiato al cantiere per le riparazioni e, durante i lavori, scoppiò un incendio a bordo della nave che devastò l’opera morta.
Durante la sua prima
traversata oceanica, la Mary Celeste causò poi un secondo grave incidente contro un’altra imbarcazione, proprio mentre stava per entrare nella Manica. La faccenda ebbe come conseguenza la destituzione del capitano, che fu comunque uno dei pochi ad uscirne vivo! E la lista delle disgrazie non è ancora conclusa. Qualche anno dopo, la nave si arenò nella baia di Glace, in Canada. A questo punto, i suoi proprietari decisero di disfarsene e di svenderla al primo acquirente. Cosa che avvenne nel 1867.
Il nuovo proprietario, l’armatore newyorkese Richard Haines, spese più soldi per le riparazioni che per l’acquisto, tanto era malridotta. Haines, che evidentemente non dava credito alle
superstizioni della gente di mare, pensò di cambiarle il nome. Fu lui a chiamare il nostro brigantino Mary Celeste. Continua

Il mistero della Mary Celeste. Parte seconda: le ipotesi

Il 5 dicembre del 1872, al largo della Azzorre, un mercantile incrocia una nave fantasma. Ecco tutte le ipotesi sulla scomparsa dell'equipaggio


I marinai del brigantino Dei Gratia avvistano al Mary Celeste

Come abbiamo visto nella puntata precedente, sono moltissimi gli scrittori, gli esperti di navigazione e gli “indagatori del mistero” che si sono cimentati nel tentare di dare una risposta alla domanda: cosa può aver spinto l’equipaggio ad abbandonare la Mary Celeste in pieno oceano?
C’è chi ha tirato in ballo il
Triangolo delle Bermude, scordandosi che il brigantino le Bermuda non le ha viste manco col cannocchiale! Chi il rapimento da parte di una astronave aliena. Ipotesi questa più difficile da smentire. Chi ancora l’attacco di una piovra gigante, che avrebbe inghiottito tutto l’equipaggio e, come dessert, si sarebbe pappata pure il sestante ed una scialuppa.

IL SOPRAVVISSUTO E IL TUFFO IN MARE
Nel 1913 apparve un diario, scritto da un tale Abel Fosdyk, che si professava amico del capitano Briggs e raccontava di essere stato imbarcato segretamente nella Mary Celeste per fuggire dalla giustizia americana. Secondo Fosdyk le cose sarebbero andate così: Briggs avrebbe scommesso con l’equipaggio di riuscire a nuotare anche vestito e si sarebbe tuffato in acqua per dimostrare la sua tesi, preparando prima uno speciale pontile provvisorio per dare modo alla moglie ed ai marinai di affacciarsi sull’oceano per seguire l’impresa.
Il pontile sarebbe però crollato e un
branco di squali affamati avrebbe fatto il resto, mentre Fosdyk, unico sopravvissuto, riuscì a salvarsi aggrappandosi ad una trave nuotando sino alle coste africane. La cosa più stupefacente è che ci furono dei lettori che credettero a questa improbabilissima versione. Poi qualcuno dimostrò che Abel Fosdyk non era mai esistito e che la notizia era, come diremmo adesso, una fake news creata senza lesinare la fantasia, solo per vendere qualche copia di giornale in più. Continua

A Varazze il primo Seabin V5, il “cestino dei mari” per ripulire il Mediterraneo dalla plastica

Il progetto è nato in Australia per bonificare gli oceani dall'inquinamento da detriti plastici


La posa del Seabin V5 nelle acque del porto turistico di Varazze

Scritto per LiguriaNautica - Si chiama Seabin V5, viene dall’Australia e serve a ripulire il mare dalla plastica. In Italia, il primo porto ad installalo sarà quello turistico di Marina di Varazze che ha preceduto sul filo di lana Cattolica e Venezia, pronte a seguire l’esempio della cittadina ligure nei prossimi giorni. Detto in parole semplici, Seabin V5, che potremmo tradurre come “cestino porta-rifiuti del mare“, è una specie di bidone semi sommerso, fissato ad un pontile, che filtra 24 ore su 24 l’acqua marina trattenendone anche i più piccoli detriti plastici. Il Seabin riesce a trattare 25 mila litri d’acqua all’ora, senza causar problemi alla fauna marina, raccogliendo sino a un chilo e mezzo di inquinanti al giorno. Più di mezza tonnellata all’anno. Continua