Quell'universo sotto il mare

Tegnua + conger
Tutto cominciò con una città che non esisteva e con dei lugubri rintocchi di campana che, nelle notti di luna piena, salivano dal fondo del mare terrorizzando gli increduli marinai.
Era l’estate di quarant’anni fa e tra i pescatori di Chioggia e di Pellestrina si vociferano cupi leggende di morti senza pace le cui anime dannate vagano nel fondo del mare. Sono le anime degli abitanti di Metamauco, sussurravano i pescatori, la città perduta e sprofondata nel mare tanti e tanti anni or sono, che ancora tormentano i vivi per testimoniare la loro tragedia.
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Le chiamano "tegnue"

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Le più belle son grandi come un campo di calcio e sono caratterizzate da merlettature rocciose alte anche tre o quattro metri. Ma se ne trovano anche grandi pochi metri quadrati: sorte di semplici “lastrure” (lastroni) poggiate sul fondale sabbioso. Ma le tegnue non sono solo il paradiso sommerso del biologo marino che vi trova concentrate tutte le specie che popolano l’Adriatico. Le tegnue sono anche la terra di frontiera dell’archeologo subacqueo che non di rado vi scopre tesori archeologici come i resti di una naufragio d’epoca romana, un’antica ancora ammiragliato, brigantini dell’ottocento o anche resti di aerei della seconda guerra mondiale.
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