Alla deriva nel Mar Glaciale Artico. L’avventurosa missione della nave rompighiaccio Polarstern

Una nave carica di scienziati sta cercando di raggiungere il Polo Nord per studiare i cambiamenti climatici

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La rompighiaccio Polarstern

Una
nave carica di scienziati intrappolata per un anno nei ghiacci dell’Artide. Sembra la trama di un romanzo di Jules Verne ed invece è una avventura vera. E’ l’avventura che si prepara ad affrontare la Polarstern: una nave rompighiaccio di 118 metri di lunghezza, varata nel 1982 e battente bandiera tedesca, che nel momento in cui scriviamo sta andando alla deriva al di sopra dell’85esimo parallelo nord, lasciandosi trascinare dalle impetuose correnti oceaniche verso l’Artico.
Nessun guasto ai motori. Si tratta di una missione scientifica volta a studiare e a documentare gli effetti dei cambiamenti climatici nei non più “eterni” – come venivano definiti una volta – ghiacci del Polo Nord. La Polarstern non è una semplice nave, ma una sorta di “cittadella della scienza”, come l’hanno definita gli amici di Focus, incaricata di portare a termine la missione Mosaic. Acronimo che sta per “Multidisciplinary drifting Observatory for the Study of Arctic Climate”.
“L’Artico si trova nell’epicentro del riscaldamento globale. Eppure quello che accade a quelle latitudini estreme, soprattutto in inverno, ci è ancora del tutto ignoto. Lo scopo della nostra missione è proprio quello di fare luce sui profondi e veloci cambiamenti che si stanno verificando in questi mari e che avranno una profonda ripercussione su tutta la terra”. Così la biologa marina Antje Boetius ha sintetizzato, in una intervista al Corriere della Sera, lo scopo della missione Mosaic. Continua

Dall’ultima battaglia dell’Artigliere all’auto distruzione dell’incrociatore San Giorgio: intervista alla figlia di Giosuè Nuscis, il marinaio sopravvissuto a due affondamenti

La figlia Marinella ricorda la figura di suo padre, riscoperta proprio grazie ad un articolo su Liguria Nautica

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Una immagine d'epoca del cacciatorpediniere Artigliere con la foto del marinaio Giosuè Nuscis

“Mio padre era là, tra le fiamme e le esplosioni di quella nave di cui lei ha raccontato la storia. Era un marinaio e tante volte, nelle serate famigliari che trascorrevamo nella nostra casa di Terralba, ha raccontato a noi bambini le tragiche ore dell’
ultima battaglia dell’Artigliere. Ne era ossessionato. Capitava spesso che di notte urlasse il nome del suo capitano, Carlo Margottini e degli amici morti ed inghiottiti dal mare davanti ai suoi occhi”. Marinella Nuscis è una gentilissima signora di 66 anni. E’ nata a Terralba, nell’oristanese, che è anche il paese di origine del padre marinaio, Giosuè Nuscis, di cui racconteremo la storia.
Marinella ha vissuto per molti anni a Torino, gestendo assieme al marito uno studio commercialista. Chiusa l’attività, è ritornata nella natia Sardegna ed è da qua che ci ha scritto per ringraziarci dell’articolo che abbiamo dedicato all’Artigliere su Liguria Nautica. “Quando papà mi raccontava quella storia io, glielo confesso, non lo stavo ad ascoltare troppo. Non era una storia che potesse far piacere ad una bambina! Parlava solo di guerra e di morte. Leggendo il suo articolo, ho capito tante cose che non sapevo, collegandole con i racconti di papà che all’epoca dell’affondamento aveva soltanto 24 anni. Soltanto adesso mi sono resa conto di quanto fosse stata tragica la sua vita”. Continua

Il Baron Gautsch, il relitto più famoso dell’Adriatico e la paradossale storia del suo affondamento

Al largo di Rovigno, su un fondale di 40 metri, si trovano i resti del piroscafo austriaco che oggi è una palestra per i sub più esperti

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Lo spettacolare relitto del Baron Gautsch giace su un fondale di 40 metri al largo di Rovigno

Il relitto più famoso del
Mar Adriatico è senza dubbio quello del Baron Gautsch. Il relitto giace in assetto di navigazione su un fondale di 40 metri nel mare antistante la bella città di Rovigno, sulla costa croata. I subacquei delle città adriatiche, considerano il Baron Gautsch coma la “tesi di laurea” del sub. Chi lo ha raggiunto, può vantarsi senza tema di smentita di essere un “subacqueo esperto”. L’immersione infatti è piuttosto impegnativa, sia per la corrente che non manca mai, sia per la temperatura dell’acqua, che per la notevole profondità ai limiti del brevetto di terzo grado.
Per chi sa usare le miscele, è una buona idea ascendere con il nitrox, solitamente un Ean 32, che, oltre ad una maggior sicurezza in curva, ti consente di rimanere a bassa quota più a lungo. La nave è piuttosto grande, la sua struttura ancora in buono stato e non basta una sola immersione per godersela tutta, soprattutto se mettete in conto anche qualche penetrazione nello scafo. Il piroscafo è sempre generoso con i sub che lo vanno a trovare e non manca mai di regalare loro qualche sorpresa. Continua

La storia vera di Sean Smyrichinsky, il subacqueo che cercava cetrioli di mare e trovò una bomba atomica

L’ordigno nucleare era caduto in mare da un aereo della US Air Force per colpa di una manovra sbagliata

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Sean Smyrichinsky, il sub che ha trovato una bomba atomica persa da un aereo Usa

“Credevo di aver trovato un ufo”. Così, il subacqueo canadese Sean Smyrichinsky ha raccontato alla Bbc il suo, a dir poco, sorprendente ritrovamento in mare. La vicenda risale all’autunno del 2016, quando il nostro Smyrichinsky aveva infilato le pinne per immergersi al largo dell’isola di Banks, nel mar Glaciale Artico, a nord del Canada. Uno di quei mari dove, tanto per capirci, sotto la muta stagna devi infilarti un impianto di riscaldamento, se non vuoi morire assiderato. Il suo obiettivo era quello di raccogliere oloturie, organismi marini volgarmente conosciuti col nome di “cetrioli di mare”.
Per un motivo che esula completamente dalle mie capacità comprensive, questi echinodermi sono considerati una “ghiottoneria” in certi posti del mondo. E proprio mentre pinneggiava sul fondo alla ricerca di cetrioli, il nostro subacqueo si imbatté in un bizzarro oggetto metallico. “Era grande come una letto matrimoniale e aveva la forma di un bagel”, ha spiegato il sub canadese. I bagel sono quei panini a forma di ciambella, molto comuni nel nord America.
“Vuoi vedere che mi sono imbattuto in un ufo? Mi sono detto. E così, dopo averci girato un po’ attorno, sono risalito e ho immediatamente comunicato alle autorità il mio strano ritrovamento”, ha raccontato Smyrichinsky. La faccenda è passata così nelle mani della Marina Canadese che ha studiato lo strano oggetto, senza peraltro venire a capo del mistero che racchiudeva. L’ipotesi più probabile è anche la più incredibile: si tratta di una bomba atomica “persa” da un aereo statunitense in seguito ad un incidente di volo. Continua

Un mare di bombe. Ogni anno i palombari della Marina Militare disinnescano decine di migliaia di ordigni esplosivi abbandonati nelle nostre acque

I manufatti bellici risalgono alle due guerre mondiali e possono rivelarsi molto pericolosi per i subacquei ed i marinai dei pescherecci

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Gli artificieri della marina Militare fanno brillare l'ordigno trovato dal pescereccio di Bari

Oltre
35 mila grossi ordigni esplosivi recuperati soltanto quest’anno. Senza contare 18.826 proiettili di calibro inferiore ai 12,7 mm. E’ davvero incredibile la quantità di manufatti potenzialmente pericolosi che i reparti subacquei della Marina Militare Italiana hanno trovato e recuperato nelle nostre acque. Mari, fiumi e laghi italiani sono infatti ancora “seminati” con bombe e proiettili inesplosi, rimasti in eredità dalle guerre mondiali. Bombe che ancora oggi possono rivelarsi pericolosissime tanto per i subacquei quanto per i marinai dei pescherecci. Lo scorso anno, gli ordigni bonificati sono stati oltre 44 mila. Ma tutto lascia presagire che alla fine di questo 2019, i manufatti bellici saranno assai di più.
Una delle ultime operazioni compiute dagli artificieri e dagli esperti palombari del Comsubin – il raggruppamento subacquei e incursori “Teseo Tesei” della Marina – riguarda la mina navale che i pescatori del motopeschereccio Aquila Reale di Bari, avevano inavvertitamente issato sul ponte della loro barca con la rete. Gli artificieri della Marina, prontamente avvertiti dalla prefettura, sono intervenuti rimuovendo con la massima delicatezza l’ordigno, risalente alla seconda Guerra Mondiale, per poi rimorchiarlo lontano e farlo brillare in un’area sicura, usando la massima attenzione per non provocare danni all’ecosistema marino. La manovra è stata portata a termine il 18 settembre, con pessime condizioni di tempo e di mare. Continua

A Rapallo va in scena l’Euditek, la più grande convention mediterranea dedicata alla subacquea tecnica

Il salone che si svolgerà venerdì 11 e sabato 12 ottobre sarà affiancato da un ricco programma di immersioni

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A Rapallo va in scena la subacquea tecnica

L’Euditek è senza dubbio il più importante e formativo evento dedicato alla
subacquea tecnica che viene organizzato in Italia. L’appuntamento con la seconda edizione del salone è a Rapallo, venerdì 11 e sabato 12 ottobre. Stando alla quantità e alla qualità degli sponsor, così come degli eventi già in programma, gli organizzatori sono sicuri che Euditek 2019 bisserà il già notevole successo ottenuto nella precedente edizione. Continua

Carri armati, cannoni e aerei da combattimento affondati per realizzare un enorme parco acquatico nel Mar Rosso

Nelle acqua antistanti Aqaba, una ventina di mezzi corazzati delle Forze Armate giordane è stata inabissata per il divertimento dei subacquei

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Un mezzo militare dell'esercito giordano affondato nel Mar Rosso

Qualche tempo fa avevamo riportato la
notizia di un intero aereo di linea, un Boeing 747, appositamente affondato nel golfo Persico per realizzare un sito di immersione artificiale. Una sorta di “parco divertimenti” sommerso per la gioia dei subacquei. Tutto questo a Manama, capitale del piccolo quanto ricco sceiccato del Bahrein. Un’iniziativa condotta sotto l’alto patrocinio del re, lo sceicco Ḥamad bin ʿĪsā Āl Khalīfa, che ci ha messo i 260 milioni di dollari necessari all’impresa. Tutta l’operazione, a dar credito alle dichiarazioni dello sceicco Āl Khalīfa, sarebbe stata condotta nel pieno rispetto dell’ambiente marino allo scopo di dare lustro al regno con la presenza del “parco subacqueo più grande del mondo”, come lo hanno chiamato i suoi realizzatori.
La notizia deve essere arrivata anche al re di Giordania, Abd Allah II, che ha deciso di fare di meglio. O di peggio, secondo i punti di vista. In una sola settimana, nel reef corallino antistante la splendida città di Aqaba, sono stati affondati elicotteri da combattimento, carri armati, mezzi cingolati, cannoni antiaerei e pure una enorme gru, utilissima ai sub per scendere nel blu senza neanche il fastidio di piazzare un pedagno. In totale sono finiti in fondo al Mar Rosso una ventina di mezzi corazzati da combattimento, gentilmente forniti dalle Forze Armate giordane, col risultato di trasformare quel tratto di fondale nel più grande museo militare sommerso del mondo e di declassare immediatamente il “misero” Boeing 747 nel “secondo” parco acquatico più grande del mondo. Continua

Drone esplora il relitto sorprendentemente intatto dell’Hms Terror nelle gelide acque del Mar Artico

La nave britannica era salpata nel 1845 per scoprire la rotta del mitico passaggio a nord ovest ma sparì nel nulla

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Una scena dalla serie televisiva The Terror dedicata alla perduta spedizione Franklin

La nave di sua maestà britannica
Terror lasciò il piccolo porto di Greenhithe, nel Kent, il 19 maggio del 1845, assieme alla sua gemella, l’Hms Erebus. La spedizione era comandante dall’esploratore John Franklin ed aveva l’incarico di disegnare la rotta del mitico passaggio a Nord Ovest che doveva collegare l’oceano Atlantico a quello Pacifico, attraversando le zone artiche. Nell’agosto di quello stesso anno, alcune baleniere riferirono di aver visto le due navi inglesi entrare a vele spiegate nella baia di Baffin e dirigersi a ovest. Poi, nessuno ne seppe più nulla.
La scomparsa della Terror e della Erebus inghiottite dal gelido pack polare fu insieme un mistero ed una tragedia. Nei libri di storia delle esplorazioni artiche, la “perduta spedizione di Franklin” viene considerata come il più grande insuccesso inglese che costò la vita di tutti i 129 membri dell’equipaggio. Successive spedizioni britanniche partirono alla ricerca delle due navi scomparse, senza però mai riuscire a trovare i resti delle due imbarcazioni. I soccorsi riuscirono comunque, grazie all’aiuto di cacciatori inuit, a raccogliere i corpi di alcuni marinai incastrati nei ghiacci. Continua