Da Cervia a Venezia lungo la Rotta del Sale per rinnovare un’antica alleanza marinara

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Sulla Rotta del Sale, da Cervia a Venezia su vele al terzo.

Scritto per LiguriaNautica - La tradizione vuole che ogni estate decine di imbarcazioni al terzo salpino dal porto di Romagna per raggiungere la Serenissima e portare in omaggio un carico di oro bianco

Sin dalla fine del XII secolo la rotta che collegava
Venezia a Cervia divenne una delle principali arterie commerciali marittime dell’Adriatico. Sulle loro tipiche imbarcazioni armate al terzo, i marinai cervesi salivano a nord per riempire i magazzini della Repubblica Serenissima con i loro carichi di prezioso sale. Alimento indispensabile, oltre che per insaporire i cibi, anche per conservare le provviste a bordo e consentire alle galee veneziane di salpare per lunghi viaggi sino ai porti d’Oriente o ai gelidi mari del Nord Europa.
Non è un sale qualsiasi, quello di Cervia,
 che viene ricavato filtrando l’acqua marina in quella che è la salina più a nord della nostra penisola. E’ un sale dolce, purissimo, ad altissima solubilità, non filtrato artificialmente. Un sale dal sapore inconfondibile, leggermente speziato e tendente all’amarognolo, che tutt’ora viene prodotto in quantità limitata, secondo antichi procedimenti, non essiccato, non sbiancato.
Un prodotto di altissimo valore gastronomico che ha fatto la storia di Cervia e del suo porto, tanto che in epoca recente ne è nato un consorzio, la
Società Parco della Salina di Cervia, volto alla “valorizzazione ambientale ed ecologica, culturale e del tempo libero e a fini turistici ed ecologici, dell’area relativa all’intero comparto delle saline”. E’ stato fondato anche un interessante museo, situato proprio nel centro della cittadina romagnola, dove è possibile ripercorrere la storia e la tradizione delle saline cervesi ed acquistare una confezione del celebre sale. Continua

“Così Moore scoprì il continente di plastica”: intervista esclusiva allo scrittore Nicolò Carmineo – Pt 2

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Il Pacific Trash Vortex visto dal fondale

Scritto per LiguriaNautica - Continuiamo la nostra intervista con lo scrittore Nicolò Carnimeo, autore di “Come è profondo il mare“, edito da Chiarelettere, che ci racconta come ha circumnavigato il continente di plastica.
Tu hai visitato il continente di plastica assieme a Charles Moore. Come è stata questa tua esperienza?
“Per un amante del mare come me è stata una esperienza senza dubbio dolorosa. Ma dovevo farlo, proprio per l’amore che nutro verso il mare. Sono salito sul catamarano del comandante Moore e abbiamo circumnavigato l’isola. Ci sono voluti ben 21 giorni per tornare al punto di partenza. Una navigazione estremamente difficile perché era quasi impossibile usare il motore, considerata la quantità di immondizia che si attorcigliava sull’elica. Ci incagliavamo continuamente”.
Di che tipo di rifiuti stiamo parlando?
“Per il 90% polietilene che è la plastica più comune. Per quanto riguarda la tipologia, sono per lo più bottiglie, ma anche posate, bicchieri e bicchierini, reti, imballaggi, posate. Tutto materiale così detto usa e getta. Ricordiamocelo quando beviamo un caffè dalla macchinetta”.
Ci sono animali in quella sorta di
reef di plastica?
“Questa è la cosa più incredibile. Ci sono molti animali e provenienti da tutti i mari del mondo: gamberetti, coloratissimi pesci tropicali, uova di calamaro e anche pesci più grandi. Tutte specie che non dovrebbero essere lì e che ci sono arrivate dopo aver fatto il giro del mondo, attaccate al pezzo di plastica che hanno colonizzato, come astronauti nella loro navicella. Vale anche il detto, chi si somiglia si piglia, abbiamo trovato pesci rossi che si sono ambientati su plastiche rosse, pesci gialli su plastiche gialle, pesci piatti del mar Rosso su piatti coperchi di spazzatura. Il mare ha un enorme potere di rigenerazione e si stanno formando nuove forme di vita. Soltanto che questa è una vita malata, un tumore che si propaga e che si espande sempre di più” Continua

“Così Moore scoprì il continente di plastica”: intervista esclusiva allo scrittore Nicolò Carmineo – Pt 1

Nicolò Carnimeo
Nicolò Carnimeo

Scritto per LiguriaNautica - Dalle grandi vetrate della libreria che porta il nome di quell’indimenticabile disegnatore di sogni che è stato Hugo Pratt, c’è una vista talmente bella su San Marco e sulla laguna che non riesci neanche ad immaginare come possa esistere gente capace di vederla solo come un bancomat per cavarne profitti. Ed è proprio qui, nel bel mezzo del Lido di Venezia, che incontriamo Nicolò Carnimeo, venuto a presentare il suo ultimo libro “Come è profondo il mare“, edito da Chiarelettere.
Anche lui rapito da quell’orizzonte che ha rapito me. “Sarà per motivi spirituali o magari di semplice respiro ma non potrei mai vivere in una casa che non abbia almeno una finestra sul mare”, confida. Docente di Diritto della navigazione a Bari, città in cui è nato, scrittore, giornalista, consulente della trasmissione Linea Blu di Rai 1, delegato Wwf per la Puglia e tante altre cose ancora. Ma la qualifica che meglio lo descrive è “innamorato pazzo del mare”.
Tanto innamorato che quando ha appreso la notizia dell’esistenza di un continente di plastica, grande quasi quanto il Mediterraneo, nel bel mezzo dell’oceano Pacifico ha preso su armi e bagagli ed è andato a Londra ad incontrare il capitano
Charles Moore che per primo lo ha scoperto e denunciato al mondo. Continua

Come dire di “Sì” sotto un mare d’amore con un matrimonio subacqueo

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Scritto per LiguriaNautica - In Italia e nel resto del mondo sono sempre di più le coppie che scelgono di sposarsi con le pinne ai piedi e l'erogatore in bocca

Matrimoni per amore, matrimoni per forza, ne ho visti di ogni tipo, di gente d’ogni sorta”, cantava l’indimenticabile Fabrizio de André. Ma neppure il grande poeta e cantautore genovese avrebbe mai pensato che un giorno qualcuno avrebbe infilato le pinne ai piedi e l’erogatore in bocca per scendere sotto la superficie del mare e sposarsi davanti a branchi di pesci.
Ed invece c’è chi lo ha fatto. E non sono neppure pochi. Il
matrimonio subacqueo, per dirla come i colleghi giornalisti che scrivono di moda, è “trendy“. I diving che organizzano sposalizi in muta, infatti, sono sempre di più e sempre di più sono le coppie che scelgono il fondale del mare come cornice al cosiddetto “giorno più bello della loro vita”.
A fare da apripista sono stati gli americani. Varie città costiere della
California, hanno pensato bene di fare concorrenza alla famosa Las Vegas in quanto a matrimoni inconsueti, combinando immersioni con riti nuziali. Il mercato dell’underwater wedding oggi è quanto mai fiorente. Tanto che ci si sono buttati anche varie isole dei Caraibi, non a caso frequentate da romantico sub-turisti a stelle e strisce.
Se avete almeno mille e duecento dollari da investire, una passione travolgente per la subacquea e – condizione non trascurabile – anche qualcuno o qualcuna pronta a dirvi il fatidico “Sì”, potete scegliere i coloratissimi fondali della
Bahamas per le vostre nozze. Sposarsi in muta è possibile anche in un altro paradiso dei subacquei, le isole Maldive, altra meta gettonatissima dalle coppie americane che possono così combinare matrimonio e viaggio di nozze in un unico “pacchetto vacanza”.
Sempre guardando ad oriente, è famoso il
San Valentino di Trang, nella Thailandia del sud, dove centinaia di coppie accorrono ogni 14 febbraio per fidanzarsi o addirittura sposarsi in fondo al mare. I diving locali organizzano spettacolari cerimonie, fuori e dentro l’acqua, con tanto di fuochi e barche locali coperte di profumatissimi fiori. Il tutto ad uso e consumo dei turisti, considerato che quella di San Valentino non è certo una festività tradizionalmente celebrata nella penisola malese! Ma si sa che tutto fa business. Continua

Anche i Caraibi coperti dai rifiuti. L'isola di Roatán trasformata in una discarica

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Scritto per LiguriaNautica - La denuncia di una fotografa del National Geographic che lancia un appello contro la plastica nel mare: this has to stop

Al largo delle coste dell'Honduras, nel cuore del mar dei Caraibi, circondata da un coloratissima barriera corallina, si trova l'isola di Roatán. E' la più grande dell'arcipelago delle Islas de la Bahía ed è famosa tra gli storici della filibusta perché il famigerato pirata Henry Morgan l'aveva scelta come suo covo segreto. Chi lo sa? Secondo alcune leggende il corsaro del Galles avrebbe nascosto sotto le candide sabbie di Roatán parte del suo leggendario tesoro depredato ai galeoni di Sua Maestà Cattolica di Spagna. Tesoro che, ammesso che esista, adesso è coperto da vari strati di plastica e immondizia. Già, perché questa perla dei Caraibi, da incontaminato paradiso tropicale, si è trasformata in una discarica a cielo aperto. Scordatevi le azzurre acque cristalline ed i candidi banchi di sabbia che riverberano al sole. Se avete (s)fortuna di sbarcare a Roatán, non vedrete altro che un orizzonte coperto da rifiuti di plastica e la prua della vostra imbarcazione sembrerà il rostro di una rompighiaccio che si apre a fatica la strada in un pack di bottiglie, piatti, scatolette e schifezze varie. Continua

La storia del sommergibile Sebastiano Veniero, dal tragico affondamento all’omaggio di una immersione in saturazione di 104 ore condotta dalla Marina Militare

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Scritto per LiguriaNautica - Inabissatosi nel 1925 a causa di una speronamento e poi dimenticato, lo scafo fu ritrovato da Enzo Maiorca nel 1993 al largo di punta Passero

Una immersione in saturazione per ricordare uno dei padri della subacquea italiana, Enzo Maiorca, scomparso poco più di un anno fa e la tragica fine del sommergibile Sebastiano Veniero, affondato nell’azzurro mare di Sicilia il 26 agosto 1925. A scendere sino a 52 metri di profondità sono stati gli esperti subacquei di Comsubin, il Comando Subacquei ed Incursori della Marina Militare italiana, supportati dalla nave Anteo. Continua

Il messaggio in bottiglia più antico del mondo trovato su una spiaggia australiana

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Scritto per LiguriaNautica - A nord di Perth, nella costa occidentale d'Australia, una coppia ha scoperto una lettera arrotolata e abbandonata in mare risalente a ben 132 anni fa

Cominciano così tante storie di pirati e tesori nascosti: con un messaggio trovato dentro una bottiglia che le onde del mare hanno cullato sino a depositarla su una spiaggia. Ma le storie, qualche volta accadono davvero, se ci si crede. E così, quando la signora Tonya Illman ha notato in mezzo alle dune quella vecchia bottiglia mezzo incrostata di alghe e patelle marine, ha avuto la curiosità di andarla a prendere pensando che “sarebbe stata bene nella nostra biblioteca, accanto ai libri antichi”, come dichiarerà in seguito alla Bbc. Continua

Il mistero del mercantile Minden che trasportava l’oro di Hitler – parte seconda

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Scritto per LiguriaNautica - Una equipe di cercatori di tesori inglesi ha trovato il relitto della nave nazista ma le autorità islandesi hanno interrotto il recupero. Chi è il proprietario del tesoro?

Abbandoniamo i tetri giorni della Seconda Guerra Mondiale per tornare ai nostri tempi. Più precisamente alla metà di aprile dello scorso anno, quando sui media inglesi rimbalza la notizia di un incidente diplomatico tra l’Islanda e la Gran Bretagna. Notizia che proviene dal giornale on line IcelandMonitor e che racconta di una attrezzatissima ed ultra sofisticata nave oceanografica norvegese sorpresa ad effettuare ricerche non autorizzate nelle acque costiere dell’isola e costretta dalla marina islandese a dirigersi al porto di Reykjavik per gli accertamenti del caso.
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