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Oggi

è sempre una giornataccia.
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Drammatico, non riesco più a lavorare al layout. In html ero una schiappa già vent'anni fa, figurati adesso. E non c'è nessuno che possa aiutarmi, qui.
Ai bei tempi blogger dava la possibilità di scegliere dei layout, ma ora naturalm non funziona. È già incredibile che funzioni qualcosa, del resto.
Non so neanche perché mi metto a scrivere stecose, sembro il novellino che ha appena aperto un sito. Beh, in un certo senso lo sono.
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È strana stacosa dei commenti, non riesco a disabilitarli.
(Di sicuro adesso non mi servono).
E se ci clicco sopra mi dà errore. Oh beh.
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Incredibile, funziona ancora.
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A questo punto

Pensavo di non scrivere più qui, per un po'.
Ci si vede tra vent'anni (o anche prima).
Grazie a tutti.
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Oggi è un giorno molto particolare per me.
Torno domani. Scusate.
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F. Bacon, Untitled, 1971friends' labour lost
A quest'ora avrei dovuto metter su un altro pezzo buffo, ma che bisogno c'è? Chapeau!
Invece stasera, pensate un po', userò questo blog in modo assolutamente personale.
Ciao, J.
Volevo scriverti, ma qui dove sto adesso non avevo la tua mail.
Volevo chiamarti ma il numero l'avevo su un cellulare che ho perso.
Volevo venirti a trovare ma ti sei trasferito e non so l'indirizzo.
Volevo venire a sentire i poeti, ma dovevo andare a prendere uno della sinistra giovanile e portarlo a una riunione di attac, così in caso che all'ordine del giorno ci fosse stata la rivoluzione loro sono informati, e invece si è parlato di aprire un bar.
Volevo scrivere su polaroid, ma se in quel momento a Buenos Aires succede qualcosa rischio di coprire un reportage in diretta di Erik con le mie funzioni fàtiche, e non ci farei bella figura (neanche tu...)
Così ti scrivo qui, ma qui non so se ci vieni, così siamo da capo.
Sono perplesso, perché dovrebbe essere più semplice mantenere i contatti con gli amici, e invece comincio a sospettare che la maturità consista solo in questo: l'aumento geometrico di cazzate che ci tengono impegnati fino a notte fonda, e che rischiano di sopravviverci. E la selezione non la fanno i soldi, il lavoro, la politica, o altro, no: la fanno le agende e le segreterie automatiche del cellulare che dopo un po' cancellano i messaggi. E così via. Comunque ora Enzo mi ha passato la mail, e provo a scriverti.
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Sans culottes, Madame!

Per prima cosa: ma avete visto che bel sito sta diventando Polaroid? È bello, è vario, mette insieme Amélie, Porto Alegre e Stereo Total. Leggete Polaroid! È come la rivista che non ho mai fondato, è come il figlio che non ho mai avuto (e che non avrò mai se continuate a essere così timide, figliole. Fatevi sotto, su).

Per seconda cosa: prima o poi bisognerà anche presentarvi Madame. Sì, forse non è ancora in ordine, senz’altro starà ancora scegliendo gli abiti, il trucco adatto, però signora, ci consenta, sono già mesi che aspettiamo, lo vogliamo lanciare questo sito o no? Peggio per lei, io lo lancio adesso. Spero di non sorprenderLa a mutande calate, Madame, ma se anche fosse, in fondo è solo internet. La vita è altrove. E anche la letteratura. E la politica. E la filosofia. E tante altre cose.

Chi si aspetta un sito sconcio resterà deluso. Madame, è vero, può dare in escandescenze: del resto frequenta gli stadi, i bar di provincia, i collegi, i banchetti di raccolta firme e altri luoghi malfamati ed equivoci. Ma diciamolo, non brilla per sex appeal. Anzi, ha cambiato sesso solo di recente e non è detto che non ci ripensi. Insomma, evitate di scriverLe le cose che di solito scrivete alle blogghiste femmine, tipo: “Ho pensato tutta sera al tuo ultimo post, così intenso, chissà cosa stai facendo in questo momento”, perché magari nel frattempo Madame si sta grattando il culo. Oppure sta discutendo di ermeneutica con un Ordinario della Normale. O le due cose insieme. Insomma, vi ho avvertiti.

Per terza cosa ci sarebbe da replicare alle obiezioni di Wile sulla Tobin Tax, che a naso trovo più sensate comunque di quelle del governatore della Banca d’Italia. Però, vedi, Wile, io non sono un economista, sono un correttore, e come tale posso correggere gli errori che trovo più marchiani, come quello di contare nel mondo un miliardo di terminali telematici per lo scambio di valuta: andiamo, sono molti meno.
Di qui a convincerti della bontà della Tobin Tax, se non c’è riuscito un Ordinario della XII di Parigi, figurati. Non posso combinarti neanche un incontro con Brancaccio – che ha stilato la proposta di legge che stiamo facendo firmare – e che mi sembra una gran testa, ma è un’opinione mia. Cosa posso dire?

Vedrò di prepararmi nel week-end. Nel frattempo, però, mi sto chiedendo quali sono queste “battaglie più meritevoli” verso le quali mi consigli di indirizzare i miei ardori. Da quel che mi scrivi nel forum, sospetto che sia un velato consiglio a fare più sesso, che dal tuo punto di vista è preferibile alla masturbazione. Sì, Wile, non hai tutti i torti. Vogliamo aggiungere che il salmone è meglio della sogliola e che una Classe A è oggettivamente più desiderabile di una Seicento?
Certe volte mi ricordi Maria Antonietta alla finestra, che si chiedeva cosa avessero tutti da protestare. “Madame, domandano pane”. “E voi dateglielo!” “Madame, è finito”. “E allora dategli le brioches!”. Anche una brioche è senz’altro meglio del pane, ma mica tutti sono in grado di apprezzare le finezze.
Morale: non trattateci sempre da giacobini. Magari fossimo giacobini. Al massimo siamo sanculotti, via. Col tempo studieremo. Ma intanto ci siamo. E ci arrangiamo con quel che c’è.
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half the man
Volevo approfittare per ringraziare tante persone che mi sono state vicine in questi giorni, e che mi hanno aiutato più di quanto loro stessi possano pensare.
Alcuni leggeranno, altri no, in realtà dovrei rispondere a vari messaggi, lettere e telegrammi, e col tempo lo farò, ma sarà vergognosamente in ritardo. Il fatto è che ho una nuova vita in questi giorni, annessa di nuova casa, nuova famiglia, nuovo lavoro, mentre devo ancora liquidare la vecchia. Intanto per passarmi il tempo mi sono preso alcuni impegni, tra cui: conoscere e valutare una cinquantina di ragazzi, sfogliare una decina di quotidiani al giorno, raccogliere qualche centinaio di firme. Ecco, adesso che è tutto per iscritto mi rendo conto che, come mi è già successo, sto corteggiando l'esaurimento nervoso. E dire che dal primo febbraio avrei dovuto tirare i remi in barca: part time, abbonamento in piscina, qualche concorso così, per sport. Le cose vanno sempre diversamente. Non c'è modo per smarcarsi. Di chi è la colpa? Sicuramente mia. Punto. E scusate, abbiate pazienza, i pezzi divertenti torneranno.
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Sono tornato e sto bene. E' bello tornare a casa.
Cioè, sarebbe bello, ma non c'è nessuno e il riscaldamento l'avevo proprio spento, per cui si gela. Sarà una lunga notte, e domattina devo prendere un autobus (quanti euro fa un biglietto?)
Per una settimana non ho scritto niente, n i e n t e. Adesso ho come un tappo in testa, e non so come e quando salterà. Questo viaggio è stata una piccola cosa, ma per quanto piccola comunque molto, davvero molto più grande di me.
Buon 2002 a tutti.
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Oui, c’est moi
Ok, chiariamo una volta per tutte questa storia di Davide Ognibene. Sono io.
La mamma mi ha insegnato a non dare subito le proprie generalità su internet, e nell’ultimo paio di anni devo aver messo assieme cinque o sei false identità, con tanto di username e password, in un garbuglio ormai inestricabile (anche perché a volte un username viene riciclato come password, e viceversa).
Un segno che la cosa mi sta scappando di mano è il fatto che dichiaro ormai generalità false senza accorgermene, come Lady Lindon. Così, dopo un po’ di tempo che avevo il sito, e cominciavo a far girare la notizia, qualcuno ha iniziato a chiedermi: ma chi è questo Ognibene (e tu cos’è che fai esattamente nel suo sito?)
La cosa mi ha un po’ turbato. Ricordo vagamente di aver riempito un questionario in cui sostenevo di avere più di sessant’anni e svariate migliaia di dollari di reddito mensile, e tuttavia di non essere interessato a informazioni commerciali su nessun prodotto. Ma non ricordo affatto di avere dato questo nome, al quale sono particolarmente affezionato, e che uso soltanto nelle occasioni speciali. Il cognome è quello di mia madre. Scusa mamma. Me l’avevi pur detto.
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