Il mondo brucia e abbiamo ancora Grillo tra i piedi

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Comunque va bene, sì, il Covid, e Beppe Grillo che fa la pace con Conte, e tra qualche giorno l'anniversario del G8 di Genova, però intanto in Europa continentale diluvia e in Canada hanno picchi di 50°Celsius: di che altro dobbiamo parlare? Tra un po' comincerà la vera emergenza climatica, a meno che non sia già cominciata, ma in ogni caso: se il Covid è stato un'impegnativa cima appenninica, adesso abbiamo davanti l'Himalaya. Fare previsioni ora sarebbe ancora più sciocco che all'inizio del 2020; durante la spedizione succederanno molte cose che nemmeno immaginiamo: cambieremo molte opinioni e le divideremo con persone insospettabili – insomma quello che è successo l'anno scorso, moltiplicato per cento. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Riscaldamento_globale#/media/File:Urban-Rural_Population_and_Land_Area_Estimates,_v2,_2010_Northeast_Italy_(13873744025).jpg
(Comunque quella è Ferrara, non Bologna).

Sappiamo che se avevamo una vaga, vaghissima possibilità che questa crisi fosse gestita in Italia da un governo progressista, ce la siamo giocata con l'arrivo di Mario Draghi, che ha imposto un sensibile cambio di passo. Se abbiamo fretta non è difficile trovare nomi di colpevoli, peraltro recidivi: Renzi e Grillo. A distanza di qualche anno, la coerenza con la quale hanno sabotato ogni progetto progressista almeno dal 2008 in poi è impressionante; tanto più che entrambi non hanno mai smesso di professarsi progressisti, a modo loro, e a mettersi di traverso a qualsiasi iniziativa progressista che non li vedesse protagonisti assoluti. Molte volte ho rimproverato alla sinistra la mancanza di leadership, stavolta mi toccherebbe concedere che sono stati due leader a rovinare tutto. Ovviamente ho già la risposta pronta, ovvero: per forza hanno rovinato tutto, che altro aspettarsi da due buffoni? Se avessimo lavorato di più sulla classe dirigente avremmo evitato che il vuoto di leadership causasse l'ascesa di un comico e di un sindaco di Firenze. Renzi e Grillo saranno colpevoli, ma sono anche vittime di un enorme vuoto culturale che si è creato negli ultimi vent'anni, da Genova e anche prima. È facile ora trattarli da capri espiatori e non mi impedirò di farlo – chi si innalza sugli altari si merita tutta la polvere che solleva quando cade – ma il problema è un po' più grande di loro, è un po' grande di tutti noi. È peraltro un problema che non faremo il tempo a risolvere; spetterà all'Emergenza, che quasi sicuramente non scioglierà i nodi nel modo in cui avremmo voluto. È molto più facile che qualcuno in quei nodi resti stritolato, metaforicamente o meno. Poteva andare diversamente? 

Guardiamo al resto dell'Europa, dove le sinistre non dovrebbero essere disastrate come la nostra: ce n'è qualcuna che è riuscita ad approfittare dell'emergenza per imporre la sua visione del mondo, le sue priorità? Che io sappia no. Può darsi che non abbia cercato bene, anzi lo spero – mi danneggia forse la prospettiva storica, il pregiudizio per cui il progressismo è un fenomeno tipico delle crisi di crescita, mentre questa ha più l'aria di essere una catastrofe sistemica, qualcosa che in generale premia chi ha sviluppato corazze e barriere. Può darsi che un pregiudizio simile abbia portato leader di sinistra come Mélenchon o Corbyn a lambire il sovranismo. Anche in Italia è successo qualcosa di simile, non solo presso realtà ormai folkloristiche come i comunisti di Rizzo; non ce ne siamo accorti perché eravamo distratti dall'esplosione colorata del vaffanculismo Cinque Stelle. 

Sui Cinque Stelle non ho cambiato opinione (il che è sospetto, considerato quanto sono cambiati loro). Li definivo "un magma in cui si trovano ormai fuse assieme istanze che una volta erano di pura sinistra (l'ecologismo, la questione morale) e veleni di estrema destra". Con questo magma dobbiamo costruirci un riparo: non è il materiale ideale, ma altro disponibile non ce n'è, se ci fosse a quest'ora l'avremmo trovato. Otto milioni di persone votarono nel 2013 per un Movimento che a parte Grillo e il suo discutibile webdesigner, contava soltanto perfetti sconosciuti e tanta voglia di cambiamento; non dico che Grillo fosse davvero progressista (anche se è convinto di esserlo) o di sinistra; dico che tra quegli 8 milioni di voti c'erano quelli che la sinistra avrebbe dovuto intercettare per non diventare una forza residuale. Dico che nel 2008, all'ombra della fusione tra democratici e cattolici di sinistra si era consumata una scissione sotterranea; mentre il neonato PD di Veltroni ripartiva all'eterna conquista del centro moderato immaginario, nelle viscere dell'opinione pubblica si staccava un enorme scudo di persone deluse dal moderatismo, dalla ragionevolezza, scontente del berlusconismo e di chi il berlusconismo non era riuscito a respingerlo; fu quello il nucleo del grillismo e fu quella scissione che occorrerebbe rimarginare per rifare della sinistra una forza importante, ma non c'è più tempo nemmeno per recriminare. Possiamo aggiungere alla lista dei colpevoli qualche altro spauracchio: Veltroni senz'altro, e perché no, D'Alema che in un certo senso lo anticipò – e Prodi? Mettiamoci anche Prodi, troppo ragionevole per capire dove stava andando l'Italia. Insomma ne abbiamo di nomi contro cui sfogarci. Se solo servisse a qualcosa.

Negli anni successivi alla scissione è stato comodo, per tanti commentatori e anche per me, liquidare il Movimento associando a esso gli aspetti più discutibili e appariscenti: il complottismo, il mito della democrazia partecipativa e i ridicoli strumenti con cui veniva simulata, la natura reazionaria di tante rivendicazioni, l'ambiguità sull'Euro. Il M5S è effettivamente stato anche questo: una serie di risposte sbagliate offerte a un pubblico che però faceva domande importanti. Senza dubbio contiene frange complottiste e sovraniste e possiamo bollarle di destra, se ci fa stare meglio: ciò non toglie che le stesse frange esistano anche a sinistra – in un certo senso sono sempre esistite. A Genova, bisognerebbe ricordare, a contestare il G8 c'era già un universo inconciliabile e variopinto che comprendeva gli anarchici come i novax; c'era chi voleva abolire tutti i confini e chi voleva ri-istituire le dogane nazionali per fregare i McDonald's; chi voleva spegnere la luce per non surriscaldare il mondo e chi voleva tenere aperte le fabbriche per non perdere i posti. A unirli era soprattutto uno slogan: Un altro mondo è possibile. E può anche darsi che in quel momento la possibilità di un altro mondo ci fosse, ma avremmo dovuto metterci d'accordo quasi subito e sarebbe stato molto difficile. Anche qui: possiamo dare la colpa ai manganelli. Ma è una ricostruzione consolatoria: i manganelli hanno fatto molto male ma non ci hanno impedito di pensare. Anzi nei mesi successivi proprio la repressione di Genova sembrava aver creato per reazione un Movimento dove prima c'erano soltanto gruppi diversi con priorità diverse. La vera occasione l'abbiamo persa dopo il Social Forum di Firenze, e sinceramente non ho mai capito il perché. Senz'altro l'11 settembre ci ha preso in controtempo, senz'altro la Guerra Infinita di Bush figlio e Rumsfeld è diventata l'obiettivo primario e ci ha distratto, ci ha impedito di concentrarci su una serie di priorità sistemiche che a me perlomeno sembravano abbastanza chiare già nel 2001: l'emergenza climatica, i rischi connessi alla globalizzazione dei mercati e alla privatizzazione dissennata dei servizi, la speculazione finanziaria. A distanza di vent'anni non si è fatto praticamente niente: gli unici fronti in cui globalmente qualcosa è cambiato mi sembrano quelli dei diritti civili per le persone LGBT e della depenalizzazione delle sostanze. Questo mi lascia un po' perplesso: forse perché sono etero e non fumo. O forse perché si tratta di evoluzioni sacrosante ma tutto sommato compatibili con una visione del mondo liberale e individualista. In ogni caso c'è una specie di buco nella mia memoria, diciamo tra il 2004 e il 2008 non ho capito bene cosa sia successo, forse ci siamo un po' distratti a tifare per Obama (ma io neanche tanto, a rileggermi), o ad assistere alla lunga fine di Berlusconi. Credo sia un buco per molte coscienze provvidenziale, perché impedisce di collegare il movimento post-Genova al vaffanculismo dei grillini. Si capisce che in mezzo ci dev'essere stato un crollo culturale, una fuga dei cervelli, perché nel 2001 si parlava di Tobin Tax e nel 2008 di biowashball. Però temo che se avevamo una possibilità ce la siamo giocata in quel momento. 

Adesso è tardi. Da qui in poi la polarizzazione sarà tra chi accetta l'Emergenza e chi non ci vorrà credere: e come è successo col Covid, molte persone di sinistra si troveranno nel secondo insieme; io nel primo. Ovviamente discuteremo a lungo su chi ha tradito chi: aggiungete anche me alla lista, se vi fa stare bene. Per me continua a essere una questione di stile di vita: sono più di vent'anni che sento dire che sarà necessario modificarlo per sopravvivere; pensavo e penso che Bush figlio rappresentasse il nemico perché diceva chiaro e tondo che la guerra infinita si combatteva per difendere lo stile di vita occidentale. Tra tante istanze discusse e disputate questa almeno a sinistra la davo per scontata, ma poi è arrivato il Covid e ho scoperto che no, rinunciare al proprio stile di vita era per molti intollerabile tanto quanto per Salvini. E lo posso capire: il primo lockdown fu terribile, per molti più che per me; non m'interessa il discorso moralista, non c'è tempo neanche per quello. Ma molti che chiedevano un mondo diverso, dal 2020 in poi li ho visti domandare a gran voce che gli restituissero il mondo che c'era prima; se è così che un'emergenza riduce le persone, non ho che da fare le proporzioni. Nei prossimi anni arriveranno botte peggiori: può anche darsi che reagiremo meglio, magari il 2020 ci ha insegnato qualcosa. Oppure no: può darsi che ci abbia soprattutto irrigidito e incattivito. Anche questo è abbastanza naturale (se vivi abbastanza a lungo, tutto diventa abbastanza naturale. Anche le catastrofi).

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Robottoni, Keynesismo e altri complotti

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Transformers 4: l'Era dell'Estinzione (Michael Bay, 2014).

Mentre un’antica e potente minaccia Transformer prende di mira la Terra, un gruppo di potenti e ingegnosi uomini d’affari e scienziati tenta di imparare dalle passate incursioni dei robot spingendosi oltre i limiti controllabili della tecnologia, e a me sono già cascati i bulloni. No, davvero, ci andate voi a vedere i Transformers, io passo. Non è niente di personale, anzi probabilmente sì. Come può altrimenti spiegarsi che i robottoni componibili e polifunzionali di Michael Bay non mi siano mai andati a genio, mentre quelli arrugginiti e analogici di Del Toro mi hanno fatto rabbrividire e piangere per mezz'ora? È davvero così geniale e visionario Del Toro, è davvero così ipercinetico e bimbominchioide Michael Bay (che peraltro, quando vuole, sa fare film molto divertenti)?

Non sarà più semplicemente che io sono della generazione di Gig e di Mazinga, e i Transformers sono usciti nel momento esatto in cui cominciavo le medie e prendevo commiato dai cartoni animati del pomeriggio? Io con gli autobot non solo non ci ho mai giocato, ma probabilmente mi sono impedito di giocare. Li ho sacrificati all'altare della pubertà incipiente, magari li rompevo ai bambini più piccoli per dimostrare che ero un togo, che ne so. So solo che la mia antipatia per quei cosi è profondamente radicata nel mio pre-conscio. A me i robottoni piacciono solo se puzzano di officina anni Ottanta e nell'abitacolo potresti trovare un poster di Blitz. Solo se si ammaccano continuamente e dentro c'è un umano che manovra e sente le botte. Invece il robottone con la personalità, i sentimenti, il senso del destino, lo trovo un abominio. Il robottone che deve preservare la sua identità culturale - pure lui - non ci bastavano gli esseri umani con 'ste menate, tra  un po' pure la macchinette del caffè pretenderanno un seggio all'Onu. E quindi a vedere Transformers 4 non ci vado.

Sto qui a casa a pensare a quanto sarà bello Pacific Rim 2. Chissà quante belle pezze variopinte stenderà sui buchi di sceneggiatura del primo. In particolare sarebbe bello se approfondisse un'idea lasciata molto in sospeso, che secondo me potrebbe fare la differenza. Come forse non sapete, all'inizio di Pacific Rim i robottoni sono già vecchi, una tecnologia superata (e questo è geniale, perché assomigliano davvero a quelli che spuntano ancora da certi nostri cassetti nei solai o nei garage). Hanno avuto un momento di gloria qualche anno prima, ma ormai non riescono più a fronteggiare i dinosauri, e quindi l'esercito mondiale ha deciso di dismetterli, e di costruire un grande muro - probabilmente si tratta di una distopia in cui gli economisti keynesiani sono riusciti a conquistare l'egemonia. Persino il protagonista, ex conducente di robottone, dopo aver perso il fratello gemello in un combattimento, ha trovato lavoro come manovale. Il muro però, se da un lato assorbe tanta forza lavoro e rilancia l'economia, ha una grossa pecca: non funziona. Lo si vede dopo pochi minuti: il primo dinosauro che ha voglia di farsi un giro a Sidney lo sbriciola come niente fosse. Eppure l'umanità continua a costruirlo. È scema? Sì.

Molti spettatori dotati di intelligenza, e determinati a manifestarla, se la sono presa per l'apparente ingenuità: come se l'umanità, quella vera e non cinematografica, dimostrasse sempre di saper prendere le misure alle catastrofi incombenti. Se di fronte al riscaldamento globale tutto quello che abbiamo saputo opporre è il protocollo di Kyoto, perché non dovremmo reagire a un'invasione di dinosauri ciclopici alzando un muretto di mattoni? Siamo fatti così. Ma a un certo punto del film viene lasciato penzolare un altro spunto, che spero Del Toro sviluppi: forse il muro è semplicemente un diversivo.

Forse la guerra è già persa, e l'élite che governa il mondo - e che ha approfittato dell'invasione per accentrare ricchezze e conoscenza - lo sa. Questa élite nel primo film non compare mai, ma in un qualche modo sappiamo che esiste, e che ha deciso di dismettere il progetto dei robottoni. Ma proviamo a immaginare di esserci noi al loro posto. Non abbiamo i mezzi per vincere la guerra, ma abbiamo gli strumenti per calcolare l'entità della sconfitta: sappiamo che l'umanità è spacciata, e che soltanto un'esigua minoranza può sopravvivere in rifugi costosissimi. Cosa facciamo? Cominciamo a costruire quei rifugi, e nel frattempo teniamo occupata l'umanità con qualcosa. Un bel muro di mattoni, che ne dite? E speriamo che se la bevano.

Ora togliamo i dinosauri e passiamo al mondo reale, che non se la passa poi così meglio. Se davvero c'è una sottile classe sociale di super-ricchi, destinati a diventarlo sempre di più, perché non si danno da fare? È il punto di partenza di tutti i complottisti, lo so; ma se le risposte che si danno sono ridicole, la domanda è legittima. Penso alla tizia appena assunta dal M5S a Bruxelles: la sua ipotesi è che il Nuovo Ordine Mondiale stia regolando il clima mediante le scie chimiche e stabilizzando la popolazione del globo mediante la vaccinazione di massa, l'introduzione di nanomateriali plastici negli alimenti, ecc. Cioè, in pratica senza scie chimiche e vaccini saremmo già in venti miliardi. Ora io non so voi, ma la mia reazione a una teoria del genere è: magari! Cioè ci voglio lavorare anch'io per il Nuovo Ordine Mondiale, ditemi dove ci si iscrive, porto anche il caffè. Sul serio, se abbiamo trovato un sistema per regolare la popolazione mondiale senza guerre e senza carestie siamo in sostanza i più grandi benefattori di tutti i tempi - anzi io comincerei ad aumentare le dosi, perché sette miliardi francamente non mi sembrano un gran risultato; cioè ti devi impegnare un po' di più, Nuovo Ordine Mondiale.

Fuor di ironia, se non si crede a nessuna grande teoria del complotto, rimane il problema. Cosa sta facendo l'élite che sta accumulando il più grande capitale di ricchezza e conoscenza mai esistito nella storia dell'umanità? (chiediamocelo su +eventi!)

Perché non si stanno dando da fare per salvare la Terra e impedire le catastrofi climatiche che la comunità scientifica ormai dà per scontate? Il problema dovrebbe interessare ai super-ricchi per primi: non per filantropia, ma perché siamo tutti sulla stessa barca, loro compresi. O no?

Ormai sappiamo che in futuro non così remoto l’acqua sarà un bene molto più prezioso; molte specie animali si estingueranno. Anche l’umanità probabilmente dovrà ad adattarsi a cambiamenti rapidi e quasi sempre peggiorativi. Diminuiremo, anche senza bisogno di vaccini o nanomateriali. È più probabile che si ricorra ai vecchi metodi già sperimentati: carestie, epidemie, guerre per l’accaparramento delle risorse. Non è la trama di un film di Emmerich: sono le previsioni di scienziati e studiosi. Cose che sappiamo, anche se preferiamo parlar d’altro. L’élite dovrebbe saperle meglio di noi. E di conseguenza preoccuparsi un po’ di più. Invece, boh, voi li avete visti? Ok, qualcuno fa un po’ di filantropia, ma non sembrano sforzi adeguati alla drammaticità della situazione. Forse hanno fatto i loro calcoli, e da qualche parte stanno costruendo rifugi climatizzati e iperaccessoriati, dove si nasconderanno quando su questa crosta cominceremo a scannarci per un sorso d’acqua. È un complottismo come un altro.

O forse i calcoli hanno dato risultati peggiori, e l’1% ha deciso che tanto vale spassarsela finché dura. Alla plebe si può ancora offrire qualche film fracassone e divertente.
  
Transformers 4 esce oggi mercoledì 16 luglio al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo alle 20:20 (3d), 20:30 (2d), 22:00 (2d); al Multilanghe di Dogliani alle 20:45 (3d) e alle 21:30 (2d); al Vittoria di Bra alle 21 (3d). Andateci e ditemi voi. Oppure tenete d’occhio i 400 calci, loro scriveranno recensioni precise ed esaustive.

(Ps: a questo post si può commentare solo su facebook, andando in fondo alla pagina. Vediamo come va).
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Salva il mondo, scioglie la pancia

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Le pazze avventure del Dott. Arci, 23.

“Buon 2010 a tutti. Siamo qui in diretta dalla casa di Arci, il famoso inventore che...”
“Ehilà, buongiorno. Stavo giusto tirando fuori le pizzette. Si serva pure”.
“Che gentile, ma no, grazie”.
“Un paio d'ostriche, allora?”
“No, no, non mangio ostriche”.
“Aspetti. So cosa fa per lei. Lei è un tipo da cocktail di scampi”.
“Veramente, ecco... non ce la faccio a mangiare durante le riprese”.
“Ah. Io però posso?”
“Se proprio non può farne a meno”
“Beh, no”.
“...stavo dicendo, buon 2010. Siamo venuti a incontrare Arci, l'Uomo dell'anno 2009 secondo Time... e secondo tutti noi”.
“Oddio, che brutta copertina quella. Glielo avevo detto che ero meglio di profilo”.
“Arci è anche l'unico esempio da qualche secolo a questa parte di essere vivente deificato in vita...”
“Chomp. Sglush. Glom”.
“... ne avrà sentito parlare, in diversi atolli della Polinesia sono stati innalzati templi alla sua persona”.
“Sì, ma devo dire che i loro frutti di mare sono stati una delusione. Invece c'è un frutto simile alla noce di cocco che è... interessante. Vuole assaggiarne?”
“Grazie, no. Arci, lei è stato da alcuni definito il Salvatore dell'Umanità, anche se questa definizione è stata rigettata da alcuni pensatori laici che...”
“Chomp. Gnam. Glom”
“Sostengono sia troppo riduttiva: lei infatti non avrebbe salvato soltanto l'Umanità, ma l'intero ecosistema planetario”.
“Burp! Scusate”.
“Vabbè, questa la tagliamo, ma non potrebbe contenersi un po'?”
“Beh, no, perché? L'ha detto lei, io sono il dio polinesiano, se lei fosse un dio non rutterebbe in camera?”
“Non ha tutti i torti. Riprendiamo. Dunque, Arci, siamo qui oggi per ricordare il giorno che ha cambiato la Storia del mondo. È vero che lei era proprio su questo divano?”
“Sì, il divano è questo. Il palazzo tutto intorno l'ho fatto ricostruire demolendo il centro storico della città in cui abitavo, ma il divano ho voluto lasciarlo. Mi ricorda di quando ero un povero inventore sfigato”.
“Ed è proprio qui che ha avuto l'illuminazione che...”
“Non mi piace la parola illuminazione. I pastorelli hanno le illuminazioni. Io sono uno colto, uno che ha studiato un sacco di cose, sa? Per questo l'idea è venuta a me e non ad altri. Proooooot”.
“Taglia! Dio mio, questo è orribile”.
“Scusate, devo averci dato dentro coi fagioli iersera”.
“Aprite la finestra! Subito”.
“Non si preoccupi. C'è un sistema di rilevazione del metano che fa partire la ventilazione in un attimo, non sente già un gradevole odore di mughetto?”
“Gelsomino”.
“Quel che è. Su, adesso che non la inquadrano: prenda almeno un paio di babà al rum”.
“Uno solo”.
“Non si preoccupi. L'intervista verrà benissimo, vedrà... ma lei dovrebbe mangiare di più, è un grissino. A proposito di grissini...”
“Riprendiamo”.
“Aspetti, mi è venuta voglia di grissini al sesamo e rosmarino...”
“Sig. Arci, le chiedo un grande favore...”
“Per lei qualunque cosa”.
“Potrebbe astenersi dal cibo per cinque minuti?”
“In effetti, non so se posso”.
“Un favore personale. Per me”.
“E va bene. Ma lei deve fare qualcos'altro per me, ok?”
“Mi lasci indovinare. Resto a cena?”
“Esatto”.


“Tre, due, uno... azione. Arci, ci racconti quel pomeriggio di gennaio che cambiò le sorti dell'Umanità”.
“Del pianeta”.
“...e del pianeta”.
“Sì, beh, ero appunto su questo divano, che cercavo di digerire un pranzo... quello dell'Epifania, mi pare. Lei sa come ci si sente in Emilia all'Epifania”.
“Devastati”.
“Dopo quindici giorni di feste coi parenti, lasagne, zamponi e abbondante senso di colpa. E dunque ero lì, nell'abbiocco postprandiale, e guardavo distrattamente la tv, quando è passata la pubblicità di quel prodotto... posso dire il nome del prodotto?”
“No”.
“Chissà quante volte avevo già visto lo spot senza pensarci... del resto sotto le feste mostrano sempre queste compresse che “riducono le calorie”. Una cosa assurda, pensavo”.
“Cioè, fino a quel giorno aveva sempre pensato che fosse assurdo”.
“No, no, fino a quel giorno non ci avevo neanche pensato, io quando guardo la tv non necessariamente penso, sa? A volte posso vedere lo stesso spot per trenta volte senza nemmeno capire cosa dovrei comprare. Non so se capita anche a lei”.
“Io non guardo molta tv”.
“Giusto. Comunque quel pomeriggio per la prima volta ho ascoltato veramente lo spot, e ho pensato: ma questa è una truffa! Come fanno a dire che riducono le calorie? Un conto è il grasso corporeo, un altro è una caloria, che è un'unità di misura di energia e non si può “ridurre”. È una cosa che va contro i principi della termodinamica, capisce?”
“No”.
“Già, giusto, beh, dunque. Deve sapere che esistono tre principi, anzi, quattro, che...”
“Arci, la prego, questo è il servizio per il pomeridiano della rai, non può pretendere di spiegare i principi della termodinamica alle casalinghe”.
“Ma perché no? Vabbè, per farla breve: nulla si crea e nulla si distrugge, e quindi nessuno può seriamente proporti di ridurre le tue calorie con una pillola. È una truffa. Almeno, io la pensavo così”.
“Però ha deciso di provare lo stesso”.
“Sì, perché vede, io sono fatto così, le cose le provo. Mi sono detto: mal che vada racconterò la mia esperienza fallimentare al mio amico Leonardo, che ci scriverà un post buffo. Ha presente Leonardo, no?”
“No”.
“Era il blog dell'anno scorso”.
“Roba vecchia, continuiamo con la sua storia. Quindi lei ha deciso di provare le famose pillole”.
“Già”.
“E ha scoperto che funzionavano”.
“Una cosa incredibile. Sulle prime pensavo che si trattasse di autosuggestione... ma quella funziona soltanto se sei convinto che funzioni, io ero sicuro del contrario. Allora ho analizzato le pastiglie, cercando di capire come funzionavano. Io m'intendo un po' di chimica, sa, ma è stato un lavoraccio”.
“Le ha preso molto tempo?”
“Quasi una mezza giornata. Insomma, ho capito che tra gli ingredienti delle pastiglie c'era una molecola con straordinarie particolarità, che... sì! Riduceva le calorie. Impossibile, ma lo faceva lo stesso. Era una straordinaria scoperta”.
“C'è una cosa che non ho mai capito. La scoperta l'avevano fatta quelli della ditta farmaceutica, no?”
“Sì, e avevano anche brevettato la molecola”.
“E la usavano soltanto come dimagrante?”
“Incredibile, lo so, ma è già successo. Vede, erano un laboratorio farmaceutico e quindi non avevano mai pensato di poterla usare per scopi diversi... Sono i difetti della cultura specialistica. Pensi la polvere da sparo: i cinesi l'hanno scoperta, ma ci facevano i fuochi artificiali. Non avevano mai pensato di usarla per le armi...”
“In realtà sì, ci avevano pensato e le usavano anche”.
“Ahem, beh, ops, comunque il senso è quello. Loro erano farmacisti, geniali ma farmacisti. Io invece sono un inventore a tutto tondo”.
“E quindi le è venuto subito in mente di...”
“Di usarla per climatizzare le case. Beh, ovviamente. Bastava procurarsi un po' della molecola e vaporizzarla nell'atmosfera: funziona come la nebbia”.
“Ma la nebbia si vede”.
“Perché la nebbia non lascia passare la luce. Invece la molecola vaporizzata non fa passare il calore”.
“Però era coperta da copyright”.
“Appunto. Non me l'avrebbero venduta mai. E allora ho pensato che avrei dovuto salvare il mondo”.
“Stabilizzando i ghiacciai in Groenlandia e Antartide”.
“Sì, tutto il problema relativo al riscaldamento globale. In Antartide non vigono le normative copyright del WTO, e quindi prima che mi potessero far qualcosa io ero già diventato l'uomo più buono del mondo... da lì in poi è stato tutto in discesa; prima hanno ritirato tutte le denunce, e alla fine il copyright me l'hanno pure regalato. Con tutta la pubblicità che gli ho fatto gratis, del resto”.
“Ma secondo lei era colpa dell'inquinamento?”
“Boh, chissenefrega. Comunque adesso tutti possono inquinare finché gli pare. E... io posso mangiare in continuazione senza perdere la linea. Crontch”.
“Ma mi aveva promesso...”
“Non sente questo buon odore? I biscotti sono pronti. E se i biscotti sono pronti vuol dire che i cinque minuti sono finiti. Ora, col suo permesso, devo cominciare a preoccuparmi degli antipastini di stasera. Broap”.
“Ehm. Va bene. Questo è tutto da casa Arci, l'uomo che ha salvato l'Umanità...”
“Il pianeta”.
“...e il pianeta. A voi studio”.
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ogni allarme è ingiustificato

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La versione di P.P.

Chi sia il furbo, chi sia il fesso, ancora oggi non lo so.

Quando ti parlavo di Effetto Serra, tu mi prendevi per matto: non c’è nessun Effetto Serra, non c’è nemmeno la prova che il pianeta si sia riscaldando, usiamo un po’ il buonsenso, perdìo.

Poi è arrivato un uragano, e tu hai detto che un uragano non fa statistica.

Allora è arrivato un altro uragano, e tu hai detto che statisticamente è già successo, nel dodicesimo secolo, che ci fossero due uragani, embè? Ma usiamo un po’ il buonsenso.

Poi c’è stato lo Tsunami, che col clima c’entra nulla, e tu mi hai detto: Visto? L’Effetto Serra non c’entra nulla. La gente ai tropici muori anche senza. Lo vedi, PP? Tutto questo allarmismo è ingiustificato.

Poi ci sono stati altri uragani, e alla fine lo hai ammesso: il pianeta è un po’ più caldo. Ma chi ha detto che sia colpa dell’uomo? Eh? Ci sono studi seri che lo provano?

Poi sono usciti gli studi seri che lo provavano. E va bene, hai detto. Sarà anche a causa dell’uomo che fa un po’ più caldo – ma chi ha detto che sia un male? Basta con il vecchio buonsenso, perdìo.
Pensiamola diversamente. Non nascondiamo la testa sotto la sabbia! Proviamo a considerare il riscaldamento globale una risorsa. Pensa a quante isole nuove, a quante mete turistiche da scoprire. Pensa al Passaggio a Nordovest, a Nordest. Pensa al turismo antartico. E tutto questo è merito dell’uomo! Non ti fa sentire quasi un Dio?

Io ci pensavo un po’ e poi dicevo: mah. Può darsi che a qualcuno il riscaldamento globale porti fortuna, ma per la maggior parte dell’umanità sarà una disgrazia. La fascia maggiormente sconvolta sarà quella subtropicale, dove abita più gente e la più povera. Se si alza il livello del mare non potranno rifugiarsi in Groenlandia. Se il suolo si desertifica, non potranno acquistare cereali dalla Russia. Insomma, Martin, il bilancio resterà in passivo. E tu: sciocchezze, PP. La verità è che tu, questa catastrofe, te la sogni di notte. È da tanto tempo che la immagini che ne hai fatto una malattia, come lo scudetto dell’Inter. Faresti carte false pur di aver ragione. È diventata una questione tra te e il mondo! Senza una carestia o un diluvio, non sei contento. Sei proprio convinto di avere a cuore l’interesse dell’umanità? Non è che ne hai abbastanza, di questa umanità, non è che preferiresti annegarla tutta e ricominciare da capo? Ma chi sei, Noè?
Io ci sono rimasto un po’ male, perché in fondo chissà, può anche darsi che tu avessi ragione. È un po’ un’ossessione, la mia. La gente di buon senso non pensa sempre alle catastrofi. Non si fascia la testa a ogni cattiva notizia. La gente di buon senso.

Poi si è seccato il Po, il comune ha iniziato a razionare l’acqua corrente, quella minerale è aumentata del 5000%, e io sarei stato curioso di sentire il tuo parere. Ma tu te n’eri già andato nella tua nuova villetta in Canada, comprata con la liquidazione del negozio di articoli da sci alpino.
Da quel che so ti sei fatto un giardino con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà, e le ragazze si fermano ai cancelli ad ammirarla.

E insomma, chi è il furbo, chi è il fesso, non lo so. La notte – quando non sono di turno alla pompa dei nuovi argini - sogno di venirti a trovare, e a incendiare la tua casetta bella. Ah, sì, lo so che laggiù hai tutto lo spazio che vuoi per costruirne un’altra. Ho sentito che ogni anno si libera dai ghiacci più terra di quella che si è impaludata in un mese qui, in valpadana.

Terra verde, terra fresca, terra vergine.
Goditela, Martin, finché puoi. Sto arrivando.
Tuo,
Pinco Panco.

(Non nascondetevi sotto la sabbia! Studiatevi le opportunità di un sano riscaldamento globale! via Wittgenstein)
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Lettere Vitruviane #5: Sulle mezze stagioni, che scompaiono

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[Nel 2005, mentre il blog viaggiava nel futuro, collaborai tra l'altro alla webzine Sacripante!, di cui in Rete non rimane quasi traccia. Incollo qui i pezzi che scrissi per i sei o sette numeri che uscirono: da qualche parte li devo pur conservare. Non sono affatto sicuro della data in cui uscirono, comunque tra il 2005 e il 2006].

Caro Leonardo, hai notato che le mezze stagioni non sono più quelle di una volta? Secondo te di chi è la colpa? Rispondi con franchezza. 
BernH ‘73 

Caro BernH, capisco e condivido le ragioni del tuo turbamento. Mi scrivi da un settembre freddo e plumbeo, uragani alla tv, e mi chiedi conto del settembre d’una volta, del crepitare delle prime foglie secche nel cortile della scuola, e hai visto che due tette ha messo su la Mirella? Era, il tuo vecchio settembre, un terrazzino mite sulle nebbie e i geli dell’autunno-inverno; sapeva di mosto e di libri nuovi. Ora sgualciti in un cartone in soffitta, scarabocchiati, invendibili. Il boiler gorgoglia, tra un poco sarà tempo di mettervi mano. Muovere la rotellina da ESTATE (sole raggiante) a INVERNO (fiocco di neve). Il riscaldamento autonomo non contempla mezze stagioni, e tu mi chiedi di chi è la colpa.

Vorrei poterti dire: è stato George W. Bush, sempre lui. Ma parliamoci chiaro, BernH. Noi non siamo i primi due sulla terra a lamentarsi delle mezze stagioni d’antan. L’emergenza climatica ha appassionato generazioni e generazioni. Ne ho avuto conferma rileggendo, qualche giorno fa, un post di Giacomo Leopardi, datato gennaio 1828. Ferveva a quei tempi il dibattito sul raffreddamento globale: insigni scienziati si chiedevano se non fosse in qualche modo colpa dell’uomo. Leopardi scienziato non era, ma aveva questa mania fastidiosissima di dir la sua (non interpellato) su qualsiasi argomento. Riguardo alle mezze stagioni, egli copia e incolla a sua volta un post scritto 144 anni prima (e siamo già nel 1683…) in cui un tal Magalotti si lamenta “che l’ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi...

“Qui in Italia è voce e querela comune che i mezzi tempi non vi son più, e in questo smarrimento di confini, non vi è più dubbio che il freddo acquista terreno. Io ho udito dire a mio padre che in sua gioventù a Roma, la mattina di pasqua di resurrezione ognuno si rivestiva da state. Adesso chi non ha bisogno d’impegnar la camiciola, vi so dire che si guarda molto bene di non alleggerirsi della minima cosa di quelle ch’ei portava nel cuor dell’inverno”.
Magalotti, Lettere familiari, parte I. lett. 28. Belmonte 9 Febbraio 1683 Già nel XVII secolo, dunque le mezze stagioni si davano per spacciate. Ma Leopardi minimizza, secondo lui è tutto un problema di ricordanze, come al solito, di nostalgia. Il vecchio, laudator temporis acti se puero [=che loda il tempo della sua infanzia], non contento delle cose umane, vuol che anche le naturali fossero migliori nella sua fanciullezza e gioventù, che dipoi. La ragione è chiara, cioè che tali gli parevano allora; che il freddo lo noiava e gli faceva sentire infinitamente meno, ec. ec. Del resto non ha molt’anni che le nostre gazzette, sulla fede dei nostri vecchi, proposero, proposero come nuova nuova ai fisici la questione del perché le stagioni a’ nostri tempi sieno mutate d’ordine ec. e cresciuto il freddo; e ciò da alcuni fu attribuito al taglio de’ boschi del Sempione ec. ec. Quello che tutti noi sappiamo, e che io mi ricordo bene è, che nella mia fanciullezza il mezzogiorno d’Italia non aveva anno senza grosse nevi, e che ora non ha quasi anno con nevi che durino più di poche ore. Così dei ghiacci, e insomma del rigore dell’invernata. E non però che io non senta il freddo adesso assai più che da piccolo. (Zibaldone di pensieri, 8 gennaio 1827). Di chi è la colpa, dunque? Sarà in qualche modo colpa dell’uomo, che continua a tagliar boschi e trivellare pozzi. E poi è colpa tua, che sudi in un colletto di camicia invece di dar calci a un SuperTele sotto la pioggia. Tu che smadonni per due chicchi di grandine sulla carrozzeria. Mi hai chiesto franchezza, ebbene eccola qui: lascia perdere la mezza stagione. Non è più roba per te. Cordialmente.
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L'età surreale

A qsto punto, caro Leonardo, la storia vira al surreale. La storia con la S maiuscola, intendo.
Non è quella pedissequa catena di cause ed effetti che t'immagini, sai? la Storia ha i suoi quarti d'ora di pazzia. I conquistadores in America. La Rivoluzione francese. I bolscevici in Russia. La seconda guerra mondiale. Tutti eventi surreali e difficilm pronosticabili. Cose che fanno impallidire l'immaginazione dei migliori scrittori ucronici. Pensa a H. G. Wells: l'uomo che ha saputo immaginare la Macchina del Tempo, la Guerra dei Mondi; e che ha mancato clamorosam la Rivoluzione d'Ottobre. E Voltaire, con i suoi Candidi e i suoi Micromegas: com'è potuto sfuggirgli l'orizzonte della ghigliottina? E Ariosto, che spronò l'ippogrifo sulla Luna: perché non gli venne in mente di fare una capatina nel Nuovo Mondo? Lì sì che stavano per arrivare le donne e i cavalieri e le armi e gli amori più improbabili, a quel tempo. La Storia è l'ucronia più imprevedibile, ecco quel che è.
Ma dov'ero rimasto.

"I gialli avevano scoperto la locomozione a idrogeno".

Sì, beh, quella l'avevano copiata dagli usastri. La vera scoperta dei gialli fu il modo di ricavare l'idrogeno dall'acqua a basso costo e basso impatto ambientale. Anche gli usastri ci stavano lavorando, ma in qualche modo i gialli ci arrivarono per primi. Perché? Forse perché erano un miliardo di cervelli e avevano più fretta. O forse per puro caso. E poi tirarono all'occidente uno scherzetto perfido. Brevettarono il procedimento.
Proprio così. Un bel brevetto internazionale, con tutti i crismi del WTO, blindato per 70 anni. C'era un sistema solo, evidentem, per ricavare l'idrogeno dall'acqua senza rimetterci; e siccome l'avevano scoperto loro, nessun altro avrebbe potuto usarlo per tre quarti di secolo. I bizantini e gli africani volevano le auto a idrogeno? I gialli gliele avrebbero vendute volentieri, a prezzi di favore: e altrettanto volentieri avrebbero venduto il combustibile, trasportandolo attraverso comodi idrodotti. Ma l'eventualità che il resto del mondo potesse prodursi l'auto e l'idrocombustibile da solo era esclusa a priori.
A questo punto il Resto del Mondo aveva due possibilità: o mendicare dai gialli l'energia più pulita (o comunq meno sporca e costosa del petrolio), o lasciare i gialli al loro splendido isolamento, e riprendere sdegnati la via dei combustibili fossili (era poi discutibile chi isolasse chi). C'era anche una terza possibilità, a esser sinceri, ed era mandare all'aria il WTO e dichiarare guerra ai gialli. E qui entrava in ballo il solito deterrente: forse non era il caso far incazzare la seconda potenza nucleare del mondo.
A ben vedere, gli unici che avrebbero potuto scoprire il bluff atomico erano gli usastri, ma a loro l'idrogeno a quel punto non interessava più, per principio. Avevano ormai sposato la causa del combustibile fossile, con tutta l'anima e tutto il cuore. La loro politica energetica era ormai entrata da un pezzo in un loop vizioso: per non alterare lo status quo (dopo l'Unico Esperimento dell'11/9) avevano mandato i petrolieri al potere; questi ultimi, proprio per mantenere il potere, avevano puntato sul petrolio, occupando giacimenti e oleodotti nelle zone strategiche, e snobbando l'idrogeno; e ora non avevano altra scelta che continuare così. Il Combustibile Fossile diventò un comandamento di Dio: svariati versetti della Bibbia furono mobilitati per dimostrare che Dio aveva esortato l'uomo a trarre la sua energia dalle viscere della terra, ecc..
Nel frattempo, ironia della sorte, il pianeta continuava a scaldarsi e sciogliersi. E questo malgrado metà mondo fosse passato all'idrogeno: ma i climatologi sostenevano che era normale, che uno non può mica aspettarsi cambiamenti repentini, che i risultati si sarebbero visti nel giro di 50 anni. Nel frattempo conveniva scavare degli argini. Quando cominciò a liquefarsi l'Antartide, la Storia precipitò in uno di quei momentanei periodi di surrealtà.

L'Antartide è il continente dei ghiacciai perenni, ma sappiamo che ha avuto anche lui le sue ere tropicali, in cui dev'esser stato fecondo e rigoglioso di specie animali e vegetali. Donde era lecito aspettarsi dal disgelo una ricca messe di combustibile fossile: e infatti gli usastri non si fecero attendere con le loro trivellone, già impiegate in Alaska.
Ma oltre a scoprire il petrolio (e l'oro, i diamanti, e ogni bendiddio), gli usastri scoprirono qlcosa di davvero destabilizzante. Manufatti.
Utensili d'ossa scheggiate, incisioni rupestri? Beh, sì, qualcosina. E già lì occorreva riscrivere la storia del genere umano, ma pazienza, in fondo ormai i darwiniani erano una setta confinata nelle università. No, un utensile o un bue muschiato sulla parete di una grotta antartica non avrebbero destabilizzato un'intera cultura.
Ma 19 piramidi – 19 piramidi dislocate a intervalli regolari ed equidistanti dal polo magnetico – 19 copie conformi della Grande Piramide detta di Cheope – beh, questo era duro da mandare giù.
Bisognava retrodatare la civiltà umana di… quarantaduemila anni. E questo era duro sia per i cristiani che per i darwiniani. La teoria dell'anello mancante era tutta da rifare, ma anche la Bibbia ne usciva malconcia: il testo sacro sembrava aver glissato su qualcosa come 37.000 anni di storia dell'uomo. Sai quei momenti in cui ti senti improvvisam piccolo e insignificante – te l'hanno detto sempre tutti, ma di colpo ti accorgi che è assolutam vero, sei senza ombra di dubbio piccolissimo e insignificantissimo? Ecco, una sensazione così, ma a livello planetario.
Ora: ti senti di biasimarli se ti dico che la prima reazione fu di rifiuto assoluto? Tirar giù i ghiacciai e andarsene facendo finta che non era successo niente? No. Credo che anche noi avremmo fatto la stessa cosa.
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Il pericolo Giallo

Caro Leonardo

Come ti stavo dicendo: trovandosi a scegliere tra una catastrofe planetaria immediata e una nel medio-lungo termine, gli usastri fecero la scelta più ragionevole, cartesiana, occidentale: spassiamocela finché possiamo, e amen. Cercando di limitare le disgrazie, e magari di profittarne. Per esempio: le città sulla linea costiera si potevano trasferire nell'entroterra nordamericano, che è ben spazioso; agli uragani occorreva fare il callo, magari modificando un po' l'edilizia popolare, passando finalmente (secondo l'esempio europeo) dalla baracca in legno alla baracca in cemento. (E qui, pensa che pacchia per costruttori e immobiliaristi! Che meraviglioso fioccare di opportunità, un po' come dopo in Europa dopo qualche bombardamento a tappeto…) Altro cemento occorreva poi per imbrigliare in robuste dighe il Mississippi, nemico interno, che rischiava di invadere di acquitrini proprio il centro del Paese: dopodiché, tutto sommato, lo scenario non era dei peggiori. Il riscaldamento non avrebbe avuto troppi danni sull'agricoltura, il che era ottimo, perché nel giro di pochi anni il prezzo dei cereali sarebbe salito alle stelle negli altri Paesi allagati. Insomma, non tutti i mali venivano per nuocere…

Ma quando ti dico, Leonardo, che "gli usastri fecero la scelta più ragionevole", non vorrei che tu iniziassi a fantasticare paranoicam a un pomeriggio in cui un uomo, o più uomini (e magari anche qualche donna), bianchi e protestanti (ma anche un po' neri e cattolici) si riuniscono in una stanza (magari Ovale) a confrontare costi e benefici e concludere: "Ok, continuiamo pure a riscaldare l'atmosfera". No, decisioni di qsto tipo sono troppo importanti per essere prese in modo consapevole. In generale, l'idea di prendere decisioni ad alto livello in modo consapevole e razionale era considerata sorpassata in quei giorni. Come si diceva in quei tempi, in una lingua morta: laissez faire. Come il Debito Pubblico, anche il Riscaldamento Globale era diventato abbastanza grande per badare a sé(*).

La scelta degli usastri (o meglio, la loro non-scelta) poggiava però su un difettoso postulato: che ciò che andava bene per gli Usa sarebbe andato bene anche a tutti gli altri, volenti o no. Ma pur essendo di gran lunga i più potenti, e i maggiori responsabili dell'emissioni di Co2, gli usastri non erano l'unico impero sulla faccia della terra. Ce n'erano altri. I gialli, soprattutto. O cinesi, come preferivamo chiamarli, in quei tempi più gentili.
(O anche rossi, per via della loro religione).

A proposito di religione: è proprio vero che nessuno è profeta in patria. Lo disse per primo un nazareno che fece poi fortuna a Roma, a Mosca, finanche a San Francisco, ma è tuttora assai poco popolare a Nazareth. Come Buddha, che trovò la sua India in Tibet e in Giappone; Mosè stesso era un rinnegato egiziano. Ma l'esempio clamoroso è probabilm quello di Marx e Lenin. Si sarebbero mai immaginati, il filosofo tedesco e il rivoluzionario russo, che il loro destino era quello di fondare una quarta grande religione monoteista con capitale Pechino? Domanda stupida: un pescatore ebreo-palestinese chiamato Pietro poteva immaginarsi il cupolone di Michelangelo? E poi se la menano con le radici: ma cosa c'è di più contorto di una radice? Il marx-leninismo cinese è una tra le mille assurdità della storia. Tutto ciò che irrazionale è reale: ogni impossibilità è tale finché non si realizza. Eccetera eccetera.

La Repubblica Popolare Cinese è tuttora un robusto Stato teocratico; il potere è in mano a una casta sacerdotale che stila piani quinquennali e fucila gli eretici. E dire che a un certo punto sembrava quasi sul punto di occidentalizzarsi... Quando la Cina entrò nell'Organizzazione Mondiale del Commercio, i guru festeggiarono: l'opinione corrente è che attraverso i buchi praticati per il commercio, le libertà occidentali sarebbero filtrate all'interno. Laissez faire. Laissez transpirer. Cazzate.

Si vide presto che la libertà non passava – ostruita da tonnellate di merci a prezzi stracciati, destinate a far saltare il banco mondiale dei diritti dei lavoratori. Dai fori uscì piuttosto una gelida brezza che trasportava perniciosi germi teocratici. Fu l'Occidente a orientalizzarsi, piano piano. Per contrastare la manodopera a prezzo irrisorio occorrevano Stati forti e gelosi delle proprie merci. Per avere Stati forti servivano ideologie forti. Siccome il comunismo in occidente era ormai irrecuperabile, non si trovò niente di meglio dei cari vecchi monoteismi tradizionali. E si videro così certe vecchie cariatidi ultraliberali, reduci da decenni di sermoni sulla fine delle Ideologie, accodarsi improvvisam sulla via di Damasco, riscoprire in un botto la Fede in Dio e nei suoi comandamenti, battezzarsi e bisbattezzarsi, ungersi e consacrarsi… troppo tardi, forse.

Anche i gialli avevano comunq i loro bravi problemi. Due, principalm: il riso e il petrolio. Due fonti energetiche indispensabili. Peccato che l'una escludesse l'altra.
Per alimentare il proprio sviluppo, la propria rivoluzione permanente, ogni anno la Cina importava dosi sempre più massicce di greggio. (Qsto, per inciso, stava già facendo lievitare i prezzi in tutto il mondo, e soprattutto in quei Paesi sciocchissimi in cui le merci viaggiavano principalm su gomma). Nessuno glielo impediva. Tutti riconoscevano il diritto dei gialli a liberare dosi sempre crescenti di diossido. Persino quel famoso Protocollo che comunq nessuno rispettava.
Intanto però i raccolti di riso calavano. E calavano a causa delle piene, dei tifoni, degli uragani. Cioè, in pratica, del Riscaldamento Globale.

Ora, mentre gli usastri avevano 'lasciato fare' alle lobbies, e le lobbies avevano mandato in vacca il consenso scientifico a furia di finanziamenti, i gialli, nella loro loro rigidità monoteista e vagam razionalista, continuavano ad avere per la Scienza un certo deferente rispetto. Se la maggior parte degli scienziati nel mondo continuava a collegare l'effetto serra alle carestia di riso, il Partito Comunista Cinese ci credeva. E prendeva le misure. Per questo era stato creato, no? per pianificare.

Per i mandarini del Celeste Impero Comunista si trattava di scegliere tra due opzioni: o comprare cereali dagli usastri, o trovare fonti di energia alternative per lo sviluppo industriale di un miliardo e mezzo di persone. E sì, possiamo anche fantasticare su cosa sarebbe successo se qualcuno di quei mandarini avesse avuto una passione per i popcorn. La Storia ci dice però che il Partito optò per la seconda soluzione: sostituire il petrolio con qualcosa di più pulito, possibilm made in China. Ma cosa?


(*)Qui c'è un probabile riferimento a un motto celebre di un Presidente usastro: "Il debito pubblico è abbastanza grande per badare a sé stesso", o qlcosa del genere.
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Se il cielo è troppo blu

Caro Leonardo,
ricapitolando: il riscaldamento globale è un grande casino. Questo anche prima che i maggiori istituti di ricerca venissero privatizzati, causando la Grande Crisi del Consenso Scientifico, e le lobbies meteo-allarmiste e meteo-minimizzatrici coalizzassero gli scienziati in schieramenti l'un contro l'altro armati, in una lotta senza esclusioni di colpi a furia di statistiche farlocche, colonnine di mercurio sgonfiate, anemometri manomessi, barometri screditati pubblicamente, tsunami strumentalizzati, ghiacciai tinti a vernice, nevi della Groenlandia aggiunte col fotosciop, eccetera. Anche prima di tutto qsto, ti dico, Leonardo, e tu credimi: il riscaldamento globale era comunq un gran casino. Bisognava tener conto di migliaia di fattori non ancora sufficientem conosciuti. Le variazioni dell'asse terrestre. Le ancora misteriose glaciazioni. Il centro della terra, caldo e rotante. E poi le maree, le correnti… Un'equazione a mille incognite.

Poi, certo, empiricam uno fa presto a dire che fa caldo, sempre più caldo: ma qsto poteva anche essere un effetto della soggettività dei ricordi in via di cristallizzazione (i meteo-minimizzatori riuscirono a dimostrare, secondo loro, che i ricordi perdevano un quarto di grado centigrado all'anno, per cui i 35° all'ombra di un afoso meriggio del 1975 diventavano, nel 1995, un più ragionevole 30° Celsius). Ma insomma, a un certo punto le cantine continuavano ad allagarsi, e dopo le cantine toccò ai piani terra, e in breve certe valli (la padana, per esempio) si ritrovarono paludi, e qsto sembrava un invincibile argomento a favore dei meteoallarmisti. Ah, ma restava da dimostrare la causa umana. Era possibile dimostrare che l'uomo e le sue attività c'entrassero qualcosa con il caldo e le piogge e le alluvioni e gli uragani e l'impaludamento et cetera et cetera? No, non era possibile.
"Come sarebbe a dire non è possibile" (obiettavano i meteoallarmisti). "Se non siamo stati noi umani, chi è stato? Siamo noi l'unica novità di rilievo nell'atmosfera terrestre degli ultimi 4 millenni. Noi e la nostra abitudine a liberare diossidi. Può essere una coincidenza?"
E i meteo-minimisti, di rimando: "Ecco, i soliti tolemaici. Dev'essere per forza colpa vostra, cioè nostra. Ma la nostra presenza sul luogo del misfatto è al massimo un indizio, non una prova. È facile prendersela col diossido, qui servono prove concrete".
"Ma che prove e che indizi, non siamo mica in un processo qui. Siamo in un pantano!"

I meteominimisti tuttavia non avevano torti: le prove provate latitavano. D'altro canto, come si può provare qualcosa di così enorme? La temperatura di uno strato gassoso attorno a un pianeta di 40.000 km. di circonferenza aumenta a causa delle insolite attività di alcuni miliardi di parassiti che vivono sulla crosta del detto pianeta. È vero o no? Non esistono modellini su cui riprodurre il problema. Servirebbe un altro pianeta terra, del tutto identico al primo, ma senza umani, per vedere la differenza. Altrimenti, restiamo in un ambito puram speculativo. Cioè, tu dici di sì, ma lo dici perché il tuo sponsor ti paga per dirlo: il mio sponsor però mi paga di più per dire di no, così è inutile che insisti. È proprio inutile che dialoghiamo, capisci. Finché non arriva qualcun altro che paghi di più entrambi per metterci d'accordo…

L'unico dato abbastanza certo – ottenuto in quella data fatidica, l'Undici Settembre dell'Uno – era che se i parassiti avessero cessato di colpo alcune attività ritenute molto inquinanti (i voli di linea, ad esempio), la temperatura si sarebbe alzata ancora di più, e di colpo. Un grado centigrado in due giorni: e se gli aerei non fossero partiti per una settimana? Per un mese? Nessuno lo sapeva. Bisognava ripetere l'esperimento, ma nessuno poteva permetterselo.
Di certo non potevano gli usastri. A quel tempo erano la prima potenza mondiale, e preferivano di gran lunga vedersela con dei nemici da operetta, Alì Babà e i quaranta kamikaze, piuttosto che con sconvolgimenti globali siffatti. Si trattava di un normale istinto di autodifesa: gli usastri non potevano mettere in discussione il loro stile di vita. Forse nel medio-lungo termine la loro ossessione per i combustibili fossili avrebbe comportato una catastrofe ambientale: era possibile, ma non dimostrabile. Quel che invece era stato dimostrato, l'11/9, con l'Unico Esperimento, era che un'improvvisa interruzione del sistema consumistico, due-tre giorni senza scie di vapore nell'aria, bastava a cambiare il clima. E se il capitalismo avesse rallentato? Se la gente avesse deciso di viaggiare meno, lavorare meno, comprare meno, disperdere meno Co2? Se progressivamente il cielo si fosse liberato di gran parte delle scie di vapore? Se fosse successo tutto qsto, da un cielo più azzurro il sole avrebbe iniziato a picchiare più forte: qsto era l'unico dato sicuro. Magari la progressiva diminuzione dell'effetto serra avrebbe poi riequilibrato la temperatura. Magari. E magari no. Non si poteva correre il rischio.

A quel tempo si parlava molto del protocollo di Kyoto – un documento più simbolico che realm efficace, che si proponeva di diminuire le emissioni di Co2 di un cincinnino. Giusto per abituarsi all'idea neo-tolemaica che siamo noi umani i responsabili del mondo, ci piaccia o no.
Gli usastri naturalm si guardarono bene dal ratificare il protocollo. E siccome da soli bruciavano un terzo del diossido mondiale, capite bene che il protocollo restò una simbolica carta straccia, e perfino chi lo aveva firmato non si abbassò a metterlo in pratica.
La cosa non giovò molto all'immagine degli usastri nel mondo, e in particolare alla dinastia al potere a quel tempo – una ganga di petrolieri che passava il tempo a tagliar tasse e invadere i continenti, con la tracotanza di chi a Risiko ha appena pescato tre carte buone. Ma bisogna essere giusti. Difendendo il loro stile di vita, gli usastri difendevano anche noi. Trovandosi a scegliere tra una catastrofe immediata e una nel medio-lungo termine, essi avevano fatto la scelta più logica, cartesiana, occidentale: spassiamocela finché possiamo, e amen. Come biasimarli? Avevano tutto da perdere, in fondo.

Purtroppo,gli usastri non erano il solo impero sulla terra – pur essendo i più potenti. C'erano altri imperi, meno favoriti dallo status quo. Imperi più sfigati, tirati su alla bene e meglio, ancora fetenti di sangue e sudore. Gente che da un catastrofico rivolgimento climatico mondiale non aveva necessariam tutto da perdere. Come ad esempio… [continua]
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Riscaldo, quindi sono

Caro Leonardo,

è vero, c'è stato un periodo in cui lagnarsi del Riscaldamento Globale, in quanto Provocato dall'Uomo in un Modo o nell'Altro, andava molto di moda. La teoria, in effetti, aveva una sua solidità scientifica – ma questo accadeva prima della Grande Crisi del Consenso Scientifico. In seguito fu declassata a credenza religiosa, come l'evoluzionismo, il nutrizionismo e tutta l'economia in blocco. E cominciò a parlarsene meno, anche perché pioveva pioveva e sempre più pianure cominciavano ad andare a mollo, e la gente, rientrando a casa all'asciutto dopo 14 ore di lavoro alle idrovore, aveva voglia di distendersi e cambiare argomento.

In quanto pensatore anticonformista, Arci odiava questo tipo di discorsi. Li considerava un puro aggiornamento pseudo-scientifico del vecchio "non ci son più mezze stagioni". E sotto sotto ci scopriva il vecchio antropocentrismo pre-galileiano. Proprio così:

"Dietro ogni apocalittico c'è un egocentrico. Non solo il mondo deve finire, e male, ma deve finire proprio quando ci sono io, e possibilmente per colpa mia, per espiare i miei peccati. Tsunami nel Pacifico? È colpa mia. Il Vesuvio ci dà dentro? È stata la speculazione edilizia. Uragano in Nordamerica? È il presidente usastro che si è scordato di firmare un protocollo. La Valpadana s'impaluda? Sono i peccati dei padani che gridano vendetta al cospetto d'iddio. L'uomo non si rassegna alle sue proporzioni di lombrico".
"Ci sono lombrichi molto pericolosi, Arci".
"Seh, come no".
"Diciamo che l'uomo potrebbe essere anche meno di un lombrico, un virus, qualcosa tipo l'HIV…"
"La tua metafora è trita e antiscientifica e maldestra. L'uomo non infetta nessun organismo, perché la terra non è un organismo, no e poi no".
"Eppure la terra sta peggio da quando abbiamo fatto la rivoluzione industriale, è pacifico…"
"La terra non sta né peggio né meglio, la terra cambia continuamente. Cambiava prima di noi e cambierà quando noi non ci saremo più – a proposito, il nocciolo ruota più veloce della crosta, lo sapevi? E accelera. I poli magnetici s'invertono. L'asse traballa. Le glaciazioni. Gli animali si estinguono in continuazione, e altre specie si evolvono, e l'uomo crede di controllare il fenomeno, quando è solo parte del fenomeno. Una gigantesca teoria consolatoria. Io riesco a cambiare il clima del pianeta, quindi esisto! Anzi, sono molto importante! Il più importante! Sciolgo le calotte polari e schermo l'atmosfera, sono praticamente Dio!"
"Fammi capire. Il riscaldamento globale sarebbe una teoria consolatoria".
"La più consolatoria di tutte. Galileo sconfitto, Tolomeo vendicato. L'uomo torna al centro! L'asse terrestre s'inchina al suo cospetto!"
"Però è un Dio che deve darsi da fare, emettere meno Co2, inventarsi motori all'idrogeno, salvare l'Amazzonia…"
"Sì, siamo d'accordo, è un Dio che si suda la pagnotta".
"Più Cristo che Budda".
"Ma Budda è più intelligente. Budda sa di essere un lombrico".
"Ma se Cristo non si sbriga con l'idrogeno, muore affogato anche il Budda-lombrico".
"Pazienza, si reincarnerà in una zanzara palustre. O nel plancton".

(Budda, in realtà, non si poteva più re-incarnare, avendo raggiunto il Nirvana che è l'assenza di ogni tipo di desiderio e dolore; e qsto Arci lo sapeva benissimo, ma faceva finta di no per amor di metafora).

"Eppure che male c'è a sentirsi responsabile per quello che accade? Succede a tutti. Specie nelle disgrazie. Muore un tuo amico, ti va a fuoco la casa. E tu ti senti in qualche modo colpevole".
"È uno stadio dell'elaborazione del lutto".
"Ah sì?"
"Sì, ed è uno stadio che va superato alla svelta, perché è del tutto irrazionale e può portare a scelte pericolose. Un amico del giovane Martin Lutero fu ucciso da un fulmine. Risultato a lungo termine: la Guerra dei Trent'anni".
"Ma sarà stata l'eterogenesi…"
"…di staminchia. Certo che è stata l'eterogenesi dei fini. È sempre l'eterogenesi, Mac. È questo che dobbiamo capire. Altrimenti finiamo per essere oppressi dai fantasmi di colpe che non abbiamo".
"Ma è un modo di assumersi la responsabilità di quello che succede nel mondo".
"Ma noi non abbiamo la responsabilità".
"Ma forse potrebbe essere utile comportarci come se l'avessimo. Voglio dire, forse non è colpa nostra se il mondo si scalda. Ma se non ci diamo una mossa noi a raffreddarlo, chi altri lo farà?"
"Fammi capire. Secondo te noi dovremmo comportarci come se credessimo di essere Dio…"
"Sì".
"Anche se sappiamo di non esserlo".
"Sì".
"Ma saremmo dei matti schizzati. Non puoi fondare una civiltà su dei matti schizzati, Mac".
"Forse la civiltà consiste in questo. E poi scusa, se Martin Lutero non si tormentava per il fulmine, e poi reagiva riformando il cristianesimo, non ci sarebbero stati i puritani e la Dichiarazione d'Indipendenza".
"Questo tipo di discorsi non porta in nessun luogo".

Andavamo avanti per ore. E ore.
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L'Esperimento Unico

Caro Leonardo,
va bene, daccapo. Forse la storia ha più senso se narrata dal primo giorno.
E il primo giorno è – ci ho messo molto a capirlo, ma ormai mi sono rassegnato – l'Undici Settembre dell'Uno. Ricordo perfettam dov'ero, anche se non ha la minima importanza.
Diciamo che a quel tempo stavo facendo bla bla con bla bla e bla bla, giusto per intenderci, e nel pomeriggio ci fu un po' di agitazione per un attentato terroristico a New York. A quel tempo erano cose che facevano ancora parecchia notizia, e qll'attentato in particolare fu il fattore scatenante di un paio di invasioni usastre in Asia negli anni successivi. Mi sembra.

Qsto, comunq, c'entra poco o nulla. L'Undici Nove è passato alla Storia per l'Esperimento Unico, anche se per parecchi anni ancora sarebbe rimasto perlopiù argomento da cocktail ai convegni dei climatologi. Vedi, Leonardo, era un mondo così. Ogni giorno si scoprivano cose eccezionali. Troppe cose. Stava diventando semplicem impossibile tenerle tutte insieme, anche per i più benintenzionati, che non sono mai la maggioranza, tralaltro.

L'Esperimento, in sé, era di una banalità sconcertante. Riguardava le scie dei jet di linea. Erano decenni che gli studiosi si facevano domande su questi cirri enormi, bianchissimi, e quindi in grado di rimandare molto calore al mittente, raffreddando di conseguenza le terre emerse sottostanti: il Nordamerica soprattutto, la portaerei del Mondo.

Sin dagli anni Settanta del secolo scorso qlcuno aveva ipotizzato che i jetto-cirri stessero abbassando la temperatura globale. In seguito, però, la temperatura globale aveva smesso di abbassarsi ed era andato piuttosto alzandosi, a un ritmo che innervosiva i meteorologi più scafati. Anche allora qlcuno aveva ipotizzato che i cirri c'entrassero per qlcosa. Insomma, in un modo o nell'altro dovevano pure avere una conseguenza climatica, 'sti benedetti cirri. Possibile che la crosta del pianeta si raffreddi e si riscaldi fregandosene del tutto del suo più invadente parassita e della sua più chiassosa e petulante invenzione, i voli di linea?

A dire il vero un modo per risolvere la questione con tutti i crismi scientifici c'era: bastava fermare tutti gli aerei a reazione del continente nordamericano per un paio di giorni e misurare la temperatura media, e vedere se il mercurio nella colonnina saliva o scendeva, anche solo di un quarto di grado. Già, una cosa da niente. Bastava aspettare una sollevazione sindacale di dimensioni continentali, estesa a tutte le compagnie del mondo, inclusi i charter bielorussi battenti bandiera paraguagia. Oppure. Oppure un allarme terroristico, ma terroristico veramente, una cosa talm spaventosa da bloccare tutti i boing e i concorde negli hangar per tre giorni. Il che appunto avvenne, l'Undici Nove dell'Uno, il giorno in cui iniziarono anche i miei guai. I nostri guai.

Ora, non vorrei che qlcuno capitando qui pensasse che io aderisco a qlla teoria del complotto secondo cui i terroristi islamici erano in realtà pilotati dall'infame e potentissima lobby dei Meteoallarmisti, che vedevano catastrofi climatiche dappertutto, che finanziavano film catastrofici a Hollywood e che in seguito fecero la pelle a quel bravo scrittore usastro, come si chiamava, qllo che fu lessato durante la piena dell'Hudson – che insomma, i Meteoallarmisti tenevano così tanto a quell'esperimento da finanziare l'abbattimento di due grattacieli non bellissimi ma pieni zeppi di cittadini usastri, soltanto per avere tre giorni di traffico aereo quasi nullo su tutto il continente in modo da calcolare con calma se le scie c'entravano sì o no con le variazioni di clima. Ah, beh, scusate, no. C'è un limite anche alla dietrologia più paranoide.

In realtà si trattò solo di un classico esempio di eterogenesi dei fini. O dei mezzi. Gli Islamici ce l'avevano con l'Occidente per via di una serie di discrepanze nei libri sacri, da cui una millenaria storia di luoghi di culto contesi e un conseguente scontro di civiltà – storie vecchie e anche abbastanza incomprensibili, col senno del poi. Non avrebbero mai pensato di cambiare la storia dell'Occidente nel modo in cui la cambiarono: dando cioè agli usastri la possibilità di valutare gli effetti delle scie dei jet sul clima. Effetti spettacolari, si seppe poi.

Non si trattava di un quarto di grado, infatti. E neanche di mezzo. Un grado secco, invece. Un grado tondo in più, senza le scie. Una sciocchezza se stai prendendo il sole in terrazza – un passo da gigante se il pianeta sta bollendo e tu stai cercando un modo per raffreddarlo appena un po'. Con buona pace dei meteoallarmisti, quei frignoni. Qlle checche.

Naturalm, c'era la possibilità che l'esperimento non dicesse la verità: magari erano intervenuti fattori sconosciuti ecc.. Il metodo sperimentale non è infallibile, come già sapeva Galileo, che consigliava di ripeterli parecchio, gli esperimenti. Galileo però aveva a che fare con cannocchiali e pendoli, non col traffico aereo dell'area NAFTA. Le condizioni dell'Undici Nove dell'Uno non si sono più ripetute (grazie al cielo, vien da dire), e quindi per ora siamo fermi alle conclusioni provvisorie dell'Unico Esperimento. E cioè, sappiamo che forse, dico forse, la coltre dei motori a reazione è in grado di schermare il continente nordamericano di almeno un grado tondo, genuino, scala Celsius. Una magra consolazione, visto che lo schermo non impedisce affatto alla temperatura di aumentare altrove – per esempio nel bel mezzo degli oceani – di modo da creare spaventosi uragani che poi vanno a impattare comunq sulle coste del Nordamerica, fregandosene assai, loro, delle scie degli aeroplani.

Il risultato dell'Unico Esperimento, tuttavia, aveva il grosso pregio (per il Congresso Usastro, almeno) di essere in controtendenza rispetto ad alcune opinioni un po' troppo diffuse, come quella – mai veram dimostrata – che facesse caldo, sempre più caldo, e che magari c'entrassero per qlcosa gli umani, con la loro abitudine a liberare carbonio nell'atmosfera. Anch'io, ricordo di aver condiviso per molte torride estati qst'idea, che più che un'idea era un consolante luogo comune… [continua, spero con una certa regolarità]
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