In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.

Arrivederci alla prossima emergenza!


E così abbiamo assistito all’ultima “emergenza maltempo” che, con un bollettino di morti ammazzati degno della prima guerra mondiale (per citare un periodo che pare essere tornato di moda), ha messo ancora una volta in ginocchio il Paese dell’abusivismo edilizio, delle Grandi Opere e dei grandi condoni, dell’ambiente usato come un bancomat per mercificare i beni comuni, dirottare denaro pubblico nelle casse di aziende in odor di mafia e fabbricare consenso per politici inqualificabili.
Ma stavolta il Governo del Cambiamento ci ha spiegato con chiarezza di chi è la colpa: dei Governi precedenti, della Comunità Europea che non ci dà i soldi da spendere in altre Grandi Opere con le quali potremmo peggiorar ulteriormente la già pessima situazione, e, new entry, degli “ambientalisti da salotto”.
Virgolettato sparato dal ministro Ruspa, Matteo Salvini. Quello che nella sua veste di deputato europeo ha votato contro la ratifica degli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici.

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Se il problema è la pioggia...

Ci risiamo. "Italia sferzata dal maltempo" leggiamo nei giornali. Titoli che sono gli stessi di un anno fa. Poi c'è la conta delle vittime. Sette persone hanno perso la vita lunedì. Altre quattro corpi sono stati recuperati oggi. Ci si augura che non arrivino altri aggiornamenti, ma anche così il numero delle vittime è superiore a quello dell'ultima "emergenza maltempo".

E dopo la conta delle vittime, ecco che i telegiornali sparano l'elenco dei danni. A Rapallo cede una diga, acqua alta da record a Venezia, la provinciale 227 per Portofino è cascata giù e il paese noto per la vita mondana è isolato, in Trentino 170 persone sono bloccata al passo dello Stelvio, tromba d'aria in Valsugana, decine di famiglie evacuate dalle loro case a Moena e nei paesi vicini, il mare spazza il porto di Posillipo devastando in maniera democratica tanto le barche dei pescatori che gli yacht dei vip, Adige e Piave in piena nel Veneto, scuole chiuse e incidenti un po' dappertutto.

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Internazionale “agisce e reagisce” per il sindaco di Riace


Il festival del giornalismo di Ferrara si ferma per manifestare a sostegno di Mimmo Lucano. Ed il Gad invita tutti a denunciare Salvini


“Agire e reagire” è il tema che Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, ha scelto per il festival del giornalismo più importante d’Italia che si sta svolgendo in questi giorni a Ferrara. E “Agire e reagire” di fronte ad un sopruso come quello dell’arresto del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, è quanto hanno fatto i ferraresi che, grazie all’associazione Cittadini del Mondo, Ferrara che Accoglie, Rete per la Pace ed al Gad, Gruppo Anti Discriminazioni, hanno organizzato un presidio in contemporanea con la grande manifestazione che si stava svolgendo a Riace, nel pomeriggio di sabato.

Solidarietà e sostegno a Mimmo Lucano sono venuti dal pubblico di Internazionale, dallo stesso sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, e dai tanti giornalisti presenti ai dibattiti, tra i quali Gad Lerner e Ida Dominijanni, che hanno partecipato attivamente a presidio, nella piazza principale della città, ai piedi dello storico castello degli Estensi.

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All’arrembaggio! Venezia sale in barca contro le Grandi Navi

E’ stata una grande giornata di festa e di mobilitazione per Venezia. Una giornata in cui chi abita la città e chi l’ha a cuore ha trovato l’orgoglio di salire in barca o di scendere in fondamenta per ribadire che Venezia appartiene a chi la vive e non a chi la sfrutta come un bancomat. In questo senso, le Grandi Navi non sono altro che un emblematico esempio di una economia al collasso che scarica inquinamento e devastazioni ambientali sul territorio per produrre profitto per pochi, mercificando ed umiliando la stessa democrazia di base. Perché i canali sono le strade di Venezia e i veneziani li vogliono attraversati da imbarcazioni tradizionali a remi e non da questi immensi centri commerciali galleggianti, pieni di turisti da vacanza in saldo, che guardano la città dall’alto senza comprenderne la natura, e salutano dall’alto con la mano i pochi residenti rimasti come fossero vuote comparse in una insulsa cartolina.
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Ambiente e democrazia. A Venezia si sono riuniti i movimenti contro le grandi opere per la giustizia climatica

Fuori, sui masegni della fondamenta, decine di palloncini colorati, bandiere al vento e le installazioni galleggianti pronte per la grande festa di domani. Dentro, la “meglio gioventù” d’Italia. Quella capace di mobilitarsi per la giustizia climatica, la tutela dei territori e la democrazia ambientale. E sono in tanti. Nella sala degli antichi magazzini dove un tempo la Repubblica Serenissima conservava il prezioso sale, si sono radunate più di 300 persone, in rappresentanza dei 56 comitati e movimenti provenienti da tutta la penisola che hanno raccolto l’appello lanciato dai No Grandi Navi.
Siamo in fondamenta delle Zattere. Proprio sulle rive del canale che unisce Venezia alla Giudecca. Proprio dove transitano le Grandi Navi. Abnormi condomini galleggianti, il cui continuo via vai inquina l’aria e devasta i fondali di una città che vive della sue laguna, anteponendo il profitto di pochi ad un bene di tutti.
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Ogm nei nostri supermercati? Pochi ma presenti

Ogm negli scaffali dei nostri supermercati? Sì. Ce ne sono. Basta fare un po' di attenzione e leggere le etichette. Io stesso, nel market sotto casa, ho trovato una farina precotta a marchio Pan e proveniente dagli Usa con la scritta - in piccolo e tra parentesi, ma comunque visibile - "Prodotta con mais geneticamente modificato". 
Come è possibile? In Italia è vietata la coltivazione di piante geneticamente modificata, ma non è vietata la loro importazione, sia pure limitatamente a prodotti destinati all'alimentazione animale, e previa una autorizzazione del prodotto a livello europeo. Ma la normativa europea è molto meno rigida di quella italiana. E con i regolamenti 1829 e 1830 del 2003 consente la commercializzazione di certi prodotti Ogm, purché la loro presenza sia indicata nella confezione.
Si capisce quindi, come possa capitare che un prodotto geneticamente modificato in vendita oltre frontiera, finisca per "cascare" nello scaffale di un supermercato nostrano.

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Quel pasticciaccio brutto assai del glifosato Monsanto

Duecento e ottantanove milioni di dollari di risarcimento. È costata cara alla Monsanto la sentenza del tribunale di San Francisco che ha sposato la tesi del giardiniere 46enne Dewayne Johnson, secondo cui la multinazionale non lo avrebbe informato correttamente sui rischi inerenti all’uso del glifosato. La Monsanto, come era prevedibile, ha già annunciato ricorso, ma la sentenza emessa questa estate, precisamente l’11 di agosto, rischia di spalancare le porte di penali miliardarie a tutte le altre cause di risarcimento per i danni causati dal glifosato. Ne sono in corso, nei soli Stati Uniti, quasi 5 mila. E questo è probabilmente uno dei motivi per i quali la Monsanto, sempre questa estate, è stata acquisita della Bayer per la cifra di “soli” 63 miliardi di dollari. La casa farmaceutica tedesca ha già deciso di cambiare il nome dell’azienda, oramai “sporcato” dalla cattiva fama che la multinazionale leader nella produzioni di ogm, si è ritagliata nella sua storia. E non solo per colpa del glifosato.
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Spoiler Protection 2,0: l'app che fa sparire il ministro "Ruspa" dalla tua pagina social e ti salvaguardia il fegato

Anche voi non ne potete più di aprire la vostra pagina social e di vedervi sparare in faccia le ultime razzistate del nostro poco amabile ministro degli Interni? Sì, d'accordo. I commenti che leggete sotto, quelli dei vostri "amici" di Facebook - altrimenti non sarebbero vostri amici di Facebook - sono tutt'altro che favorevoli a Mister Ruspa, Matteo Salvini. C'è chi si indigna, chi ne sfotte l'ignoranza, chi sottolinea la deragliata fascista in cui sta spingendo il Paese, chi posta "not in my name" per ricordargli che gli italiani non sono tutti con lui. C'è anche chi lo denuncia, chi organizza presidi, chi scende per strada e chi sale in barca. Come oggi, a Venezia, dove un gruppo di ragazze e ragazze ha occupato il pontile della Regione Veneto. Tutte ottime iniziative di resistenza civile, per carità! Fatto sta che la bacheca di chi, come me, segue più la politica che il gossip o il calcio, straripa di immagini, notizie e segnalazioni che riguardano tutte lui: il signor Ruspa. Tanto per fare un esempio, ho appena aperto la mia pagina social e, solo nei primi dieci post, quattro mi piazzavano in bella mostra, e senza avviso "solo per stomaci forti" il faccione del nostro vice (?) premier che, per dirla soft, non mi ispira particolari moti di simpatia. Che vi devo dire, allora? Non so voi, ma io non lo reggo più e sto cominciando a rimpiangere quei bei post di una volta pieni di gattini che ruzzolavano su un gomitolo di lana!

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Storie dentro e oltre i muri

«Coltivavo patate e ora coltivo migranti. E' molto più remunerativo». Perché questo sono i profughi: una merce. Una merce come tante altre. Raffaello Rossini, documentarista e regista, tra le altre cose, del documentario dal significativo titolo La merce siamo noi, ricorda così le testimonianze dei contadini della valle della Bekaa, a una trentina di chilometri da Beirut, che affittano i loro terreni alle famiglie siriane che fuggono dalla guerra. 
«La valle è coperta di tendopoli dove i profughi siriani, nell'indifferenza più completa del governo libanese, si sforzano di tenere una vita il più possibile normale. Pagano affitti altissimi sia per la terra che occupano che per le tende e i materiali che utilizzano. Sono anche una forza lavoro non indifferente perché, per non essere sfrattati, finiscono per lavorare a bassissimo costo nei campi che circondano le loro tendopoli. Nessuno può dire quanti sono perché il governo libanese ha vietato altri censimento da parte dell'Unhcr, dopo aver raggiunto la cifra di un milione e mezzo di rifugiati, un paio di anni fa. Nessuno dà loro nulla, né assistenza sanitaria, né scuole. E' gente che non esiste. Gente che non altro futuro se non non quello di morire in silenzio, coltivando il sogno, sempre più impossibile, di ritornare un giorno nella loro terra distrutta».

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Chi inquina l’acqua, uccide l’umanità. Nella giornata dei Crimini Ambientali, i cittadini avvelenati dai Pfas circondano la Miteni

Tante strade quelle che, nella giornata di ieri, hanno portato a Trissino movimenti, associazioni, spazi sociali, gruppi ambientalisti, cittadini stanchi di farsi avvelenare in silenzio. Tante strade che procedono verso una unica direzione e con un unico obiettivo: difendere la terra e l’ambiente in cui viviamo perché noi stessi siamo l’ambiente in cui viviamo. E se si ammala la terra, si ammala l’umanità.
Ieri, domenica 22 aprile, a Trissino, si è svolta la Giornata Contro i Crimini Ambientali. E quale piazza poteva essere migliore che lo spazio davanti la Miteni, la fabbrica della morte che per anni, nel silenzio complice di chi doveva controllare e non ha controllato, ha avvelenato le falde acquifere di mezzo Veneto?
All’appuntamento di lotta e di informazione, si sono presentati in tanti. Tra i duemila e i duemila cinquecento, secondo gli organizzatori. Non soltanto associazioni o i cittadini che per primi hanno denunciato la presenza di Pfas – i pericolosi composti perfluoroalchilici – nell’acqua che esce dal rubinetto di casa, ma anche movimenti ambientalisti dal respiro più ampio come GreenPeace, Legambiente, nominati Acqua Bene Comune, Medici per l’Ambiente, No Navi, reti Gas, associazioni contro la Tav e la Pedemontana, Salviamo la Val d’Astico, le guerriere ed i guerrieri delle Climate Defense Units con le loro maschere di Angry Animals, animali arrabbiati, e tante altre realtà ancora. Tutte accanto alle Mamme No Pfas che per prime hanno preso la parola nel palco antistante la Miteni, difesa, ancora una volta, da un cordone di polizia.
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