In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.

Venerì 15 marzo: sciopero mondiale per il clima

“Skolstrejk för klimatet”. E’ cominciato tutto con un cartello in lingua svedese dove c’era scritto “sciopero della scuola per il clima” . Lo teneva in mano una ragazzina dalle trecce bionde affetta da sindrome di Asperger: Greta Thunberg. Ogni venerdì mattina, Greta andava a sedersi col suo cartello davanti al Riksdag, il parlamento svedese. All’inizio, non se la filava nessuno ma Greta non ha mai mollato. I suoi interventi alla Cop 24 e al vertice di Davos, l’hanno fatta diventare un fenomeno mediatico mondiale, preso come esempio dagli studenti di tutta la terra. Fridays For Future è diventata una protesta globale che, grazia anche al suo carattere di urgenza – solo 10 anni di tempo per riportarci nei limiti di riscaldamento previsti dagli accordi sul clima – e inevitabilità – l’umanità non ha alternative perché un pianeta di riserva proprio non ce l’abbiamo -, è riuscita a rilanciare una movimentazione come non ne avevamo mai viste al mondo. 

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Angry Animals all’attacco! Occupata e sanzionata la raffineria Eni di PortoMarghera

I fossili vanno lasciati sottoterra. Lo affermano i climatologi, lo hanno tradotto in pratica le attiviste e gli attivisti dei centri sociali del nord est che, questa mattina presto, hanno bloccato la raffineria dell’Eni di Marghera. Tute bianche e maschere da “angry animals” – già utilizzata in altre azioni ambientaliste, un centinaio di ragazze e ragazzi ha pacificamente chiuso i cancelli della raffineria, arrampicandosi sui tetti per “sanzionare” con la vernice i loghi del cane a sei zampe ed appendere striscioni di protesta. Il blocco è durato tutta la mattina, fermando un lungo convoglio di automezzi pesanti che cercava di entrare nel perimetro della raffineria e obbligando anche ad una petroliera di avvicinarsi al molo. 
“Contestare Eni – hanno spiegato gli Angry Animals, gli animali arrabbiati – significa denunciare un sistema di rapina e devastazione dei territori e delle popolazioni. Questo rappresenta una minaccia per la salute delle persone e un attacco diretto alla sopravvivenza di noi tutti. Essere per la giustizia climatica e per la libertà di movimento significa affermare l’incompatibilità di un sistema produttivo che rende i territori inabitabili e e costringe alle migrazioni”.
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The climate ride. In bicicletta da Venezia a Roma per partecipare alla marcia per il clima del 23 marzo

Tutto è cominciato a Copenaghen nel 2014, in occasione della presentazione del quinto rapporto dell’Ipcc sullo stato della lotta mondiale ai cambiamenti climatici. 
Un variegato gruppo formato da ambientalisti, ciclisti del Pedale Veneziano o di altri sodalizi, cicloviaggiatori e attivisti della Fiab – la federazione italiana degli amici della bicicletta – si sono riuniti sotto la sigla RideWithUs ed hanno organizzato carovane di pedalatori che, da Venezia, hanno attraversato l’Europa per raggiungere le sedi delle annuali conferenze sul clima. Lo scopo era quello di coinvolgere e sensibilizzare più persone possibile sulla necessità di intraprendere una azione rapida e radicale a tutti i livelli per contrastare i cambiamenti climatici.
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La biodiversità sta scomparendo. Il rapporto della Fao: “A rischio il futuro dei nostri alimenti, della salute e dell’ambiente”

Il rapporto globale sullo stato della biodiversità presentato ieri a Roma dalla Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e il cibo, è categorico: siamo vicini al collasso dell’intero sistema di produzione alimentare. Il modello attuale di agricoltura, industriale ed estensivo, che sta alla base dei nostri sistemi alimentari, la gestione insostenibile delle risorse naturali, la distruzione di habitat e terre destinate alle coltivazione, ha causato danne enormi alla biodiversità del nostro pianeta. Serve una azione immediata che deve diventare la priorità di ogni agenda politica. Abbiamo 10 anni di tempo per invertire rotta verso una economia più sostenibile altrimenti l’intero pianeta andrà verso un collasso totale e irreversibile dell’intero sistema di produzione alimentare  con gravi ripercussioni anche per la nostra salute.
Una volta perduta, avverte il rapporto, la biodiversità alimentare e agricola – vale a dire tutte le specie che supportano i nostri sistemi alimentari – non può essere recuperata.
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La piattaforma veneta dei comitati e movimenti per la giustizia climatica è pronta ed è una battaglia da vincere a tutti i costi

Una piattaforma che viene da lontano, che è scritta per il presente e che guarda verso il futuro
Dopo il meeting svoltasi a Vicenza il 27 gennaio, comitati cittadini, associazioni ambientaliste e spazi sociali del Veneto hanno continuato il percorso intrapreso con riunioni dei singoli tavoli tematici, confrontandosi per mail e per videoconferenze, sino a varare la piattaforma regionale veneta per la giustizia climatica. 
Una piattaforma che viene da lontano, abbiamo scritto in apertura perché da lontano vengono le storie delle tante lotte per l’ambiente e le tante rivendicazioni per la tutela dei beni comuni che i vari comitati hanno portato avanti nei loro territori. Dal Mose alla Tav, dalle cementerie alle superstrade, sino all’inquinamento da Pfas. E su tutte queste storie che si sono concluse, possiamo dire: avevamo ragione noi!
Una piattaforma scritta per il presente perché il momento per la giustizia climatica è adesso. Gli allarmi lanciati dall’Ipcc non lasciano altri spazi di manovra. Pensare globalmente va bene, ma l’azione deve essere locale e la piattaforma proposta dai comitati è essenzialmente rivendicativa ed ha come controparte le amministrazioni regionali e comunali del Veneto che, diciamocelo pure, hanno sino ad oggi interpretato l’ambiente come uno sportello di bancomat
Una piattaforma che guarda il futuro. Non un futuro possibile ma l’unico futuro possibile per questo pianeta che l’umanità ha chiamato Terra. Questa è una battaglia da vincere a tutti i costi. 
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Un venerdì per il clima. Scendono in piazza gli studenti del pianeta Terra

E’ cominciato tutto da lei, Greta Thunberg, la bionda ragazzina svedese di sedici anni che dal palco della Cop 24 ha cercato di smuovere le coscienze dei leader mondiali ad affrontare seriamente, e senza calcoli elettorali, quello che è il problema più grande che l’umanità abbia mai dovuto affrontare da quando il primo primate sceso dagli alberi per diventare un essere umano ad oggi: i cambiamenti climatici. 
Sul fatto che il suo appassionato intervento – che pure ha fatto il giro del mondo – sia davvero riuscito a muovere le coscienze dei capi di Stato, abbiamo qualche dubbio. Ma di sicuro Greta è riuscita a sensibilizzare migliaia, milioni di giovani e giovanissimi che hanno compreso come la questione climatica sia determinante per il futuro della terra. Soprattutto le ragazze ed i ragazzi hanno capito che, se non si mobiliteranno loro, nessuno lo farà al loro posto. E’ una questione, questa dei cambiamenti del clima, che investe tutto il nostro essere: dai nostri personalissimi comportamenti quotidiani all’organizzazione della società in cui viviamo. E se è vero che, soprattutto le generazioni più giovani, sono consapevoli della necessità di effettuare la raccolta differenziata, risparmiare l’acqua, consumare meno, riciclare di più, e, in poche parole, di adottare uno stile di vita più sostenibile, è anche vero che continuiamo a vivere sotto una economia ancora basata sul fossile e sul consumo sfrenato.
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A Vicenza nasce la piattaforma Veneta per la democrazia climatica. La marcia mondiale per il clima non si arresta

Una tappa fondamentale per la nostra Regione. Almeno 250 persone, in rappresentanza di comitati, associazioni e spazi sociali di tutto il Veneto, si sono riuniti al Bocciodromo di Vicenza per mettere insieme proposte, idee, iniziative, problematiche e costruire un percorso condiviso che porti alla marcia per la giustizia climatica, contro le grandi opere, che si svolgerà a Roma sabato 23 marzo. 
Un percorso, questo lanciato in Italia sotto l’hashtag #siamoancoraintempo, che apre spazi di mobilitazione in tutto il pianeta, perché non c’è zona della terra che non sia messa in pericolo dai cambiamenti climatici. Se è vero che siamo ancora in tempo, è anche vero che il tempo è questo. E’ necessario, per rispolverare un vecchio slogan ambientalista, pensare globalmente ma agire localmente. Tanto più in una Regione come il Veneto, da decenni ostaggio di una cricca di potere che ha mercificato l’ambiente sotto il tallone di grandi opere, inutili e dannose, come la Pedemontana, la Tav, il Mose, inquinando l’acqua con Pfas, la terra con capannoni, per lo più inutilizzati, e cemento, l’aria con valori di Pm10 che sono tra i più alti in Italia. E senza contare che già in Italia sono tra i più alti d’Europa!
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A Katowice è stato un funerale

Cop 24 è conclusa. Adesso sappiamo cosa bisogna fare per evitare ila catastrofe. E sappiamo anche che i Governi non lo faranno. La 24esima conferenza mondiale sul clima è finita come era cominciata. Ed  era cominciata proprio male, con il discorso di apertura del presidente polacco, il nazionalista Andrzei Duda, che augurava buon lavoro ai delegati di quasi 200 Stati presenti, aggiungendo subito dopo che “la Polonia non può rinunciar al carbone”. Non è neppure un caso che Katowice, scelta come sede della conferenza, si trovi proprio nel cuore della regione mineraria più importante della Polonia, la Slesia, che copre oltre l’80 per cento dei suoi bisogni energetici bruciando carbone. 
L’obiettivo di Cop 24 era quello di approvare il cosiddetto “rulebook“, cioè l’agenda per rendere operativo l’accordo di Parigi. Accordo che, ricordiamolo, impegnava i Paesi firmatari ad attuare tutte le misure necessarie a limitare l’aumento della temperatura globale a 2 gradi centigradi rispetto all’epoca pre-industriale ed a contenerlo possibilmente entro il grado e mezzo. Accordo immediatamente criticato dai movimenti ambientalisti di tutto il mondo, in quanto non vincolante e basato tutto sulla “buona volontà” dei vari Governi. Tutto vero. Ma dobbiamo tener presente che, se l’accordo fosse stato vincolante, almeno un quarto dei Paesi firmatari – e, guarda il caso, proprio quelli più inquinanti! – non lo avrebbero sottoscritto col risultato che di politiche volte a ridurre i gas serra non se ne sarebbe più parlato. A Parigi, si è scelta la via diplomatica. Una via che, se non altro, ha tenuto aperte le porte a future negoziazioni ed ha consentito ai movimenti ambientalisti di tutta la terra di attivarsi, agendo localmente su prospettive globali, per chiedere ai Governi dei loro Paesi il rispetto di quegli accordi che loro stessi hanno sottoscritto. 
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Attenzione: il Governo del Cambiamento sta cambiando il divieto di uso di Ogm!

5 Stelle e Lega hanno aperto la porta agli organismi geneticamente modificati e lo hanno fatto proprio lavorando all’interno della legge che doveva disciplinare le coltivazioni biologiche. Una legge sulla quali le associazioni di coltivatori come Aiab avevano già espresso forti perplessità, soprattutto in merito ai pesanti tagli dei già scarsi finanziamenti deviati verso le grandi e inquinanti coltivazioni che fanno abbondante uso di prodotti chimici. Una legge discutibile, elaborata senza tener conto delle osservazioni in merito dei coltivatori biologici che comunque non immaginavano che in fase di dibattimento, fosse accolto, nel testo approvato dalla Camera, la proposta dell’onorevole Guglielmo Golinelli, giovane deputato della Lega e grande allevatore di suini nel modenese, che abolisce in toto l’articolo 18. 
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La mappa mondiale delle lotte ambientali

Si chiama Environmental Justice Atlas traducibile come “atlante della giustizia ambientale” e la potete consultare a questo link. Vi sono raccolte tutte le grandi battaglia in difesa dell’ambiente e dei beni comuni che gli attivisti di tutto il mondo stanno portando avanti: dai popoli originari del sud America in lotta per la conservazione della biodiversità, alle denunce degli ambientalisti canadesi e statunitensi sui disastri dell’estrazione petrolifera negli oceani e sugli versamenti dei grandi oleodotti. La mappa è consultabile nel suo insieme ma anche scorporando le singole tematiche: dal nucleare alla difesa dell’acqua pubblica, dalla cementificazione alle miniere, senza dimenticare un’altro tipo di devastazione come la “turistificazione”, ovvero l’impatto del turismo di massa. Anche questa è una lotta per la difesa dell’ambiente. Il bollino viola che contraddistingue questa battaglia per la democrazia ambientale lo troviamo, come c’era da aspettarsi, sopra la nostra Venezia, accanto a quello grigio che indica la presenza di una Grande Opera devastanti: il Mose, per l’appunto. 
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