In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.

Guerra e pace (e clima)

La Sardegna è presa d’assedio da una esercitazione Nato condotta in clima di guerra mentre le compagnie petrolifere fanno affari d’oro e dei cambiamenti climatici non se ne parla più

Il primo a dare la notizia è stato l’Unione Sarda. Giornale non propriamente di sinistra ma che aveva il vantaggio di giocare in casa e l’onestà di indignarsi proprio come un quotidiano che parla alla gente deve fare. Ben diciassette aree marine sarde, per lo più nel cagliaritano, sono state improvvisamente prese d’assalto da un esercito di 4mila soldati, 65 navi militari tra cui una portaerei Usa, con contorno di elicotteri, carri armati e mezzi anfibi. L’operazione targata Nato e battezzata Mare Aperto è scattata all’improvviso, senza nessun avvertimento alla popolazione dell’isola. Proprio in giorni come questi in cui la Sardegna sta rilanciando la sua offerta turistica, dopo i duri tempi della pandemia. Semplicemente, l’Alto Comando della Nato ha improvvisamente deciso di giocare alla guerra e ha ordinato, senza nessun preavviso, alla Capitaneria di Porto di interdire ai “civili” l’ingresso alle coste e alle aree di mare segnalate.

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Il 15 maggio l’Italia va a credito di sostenibilità ambientale

Immaginate di essere tra i fortunati ad avere uno stipendio fisso. Immaginate che il 10 del mese avete già speso tutto e vi tocca andare a credito. Ecco. Questo è esattamente quello che accadrà all’Italia domenica prossima, 15 maggio. Con l’aggravante che il debito del nostro Paese va ad aggiungersi ai già sostanziosi arretrati maturati negli anni precedenti. 

Per noi italiani domenica prossima scatta infatti quello che il Global Footprint Network ha chiamato l’Overshoot Day, traducibile come “il giorno del superamento”. Il giorno cioè in cui un Paese ha esaurito tutte le sue risorse  – da quelle idriche a quelle produttive, sino alle emissioni di gas serra —e deve andare a credito. “Se tutti si comportassero come noi italiani – ci avvisa Nicolas Lozito nella sua preziosa newsletter Il Colore Verde -, la Terra inizierebbe già da metà maggio a essere sfruttata oltre le sue capacità di auto rigenerarsi. Per essere considerati sostenibili ci servirebbero quasi tre pianeti”. 

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Una “barcheggiata” per ribadire il No alle Grandi Navi in laguna

Buttate fuori dalla porta – quella del bacino di San Marco -, le Grandi Navi sono rientrate dalla finestra – quella dei cinque approdi “provvisori” di Marghera e terraferma. Ma, sempre e comunque, dentro una laguna che non è fatta per il gigantismo navale rimangono. I due decreti legislativi e le sentenze della magistratura hanno sottolineato l’incompatibilità di queste enormi ”villaggi turistici galleggianti” con il delicato sistema idrogeologico della laguna, sposando le tesi sostenute dagli ambientalisti in oltre un decennio di lotte. Come se non bastasse, i recenti incidenti avvenuti alle navi da crociera dirette a Marghera – incidenti più che prevedibili in quanto il canale dei Petroli non ha la larghezza sufficiente a governare lo scarroccio della nave in caso di vento sostenuto – dovrebbe aver dimostrato ancora una volta che il gigantismo navale ha chiuso con la laguna. Sembra che se ne siano resi conto le stesse compagnie di navigazione i cui amministratori hanno dichiarato in un articolo del Sole24ore che sono intenzionati ad escludere Venezia dagli itinerari delle loro crociere. Non è certo una presa posizione, la loro, dettata da motivazioni di tutela ambientale, quanto dalla semplice constatazione che un conto è accogliere i turisti alla Stazione Marittima di Venezia e fargli far passerella davanti a San Marco, ed un altro dirottarli a Marghera lungo il canale dei Petroli col serio rischio di finire in secca al primo sventolare di scirocco!
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Donne e clima. Perché la battaglia per l’uguaglianza di genere è anche quella contro i cambiamenti climatici

 

Sono le donne a pagare il prezzo più alto dei cambiamenti climatici. Sono le donne a dover subire per prime le conseguenze delle inondazioni, della siccità e anche delle violenze e della guerre che la crisi climatica trascina inevitabilmente con sé. E sono sempre le donne, e in particolare quelle che vivono nei Paesi del sud del mondo, a dover fronteggiare in prima persona la scarsità di risorse alimentari di ecosistemi sempre più malati ed impoveriti per l’aumento della temperatura globale. 

“Sono molti i modi in cui il cambiamento climatico incide sulla vita di donne e ragazze – si legge in una ricerca dell’onlus Cesvi – . A cominciare dalla violenza di genere1 che aumenta nelle emergenze come cicloni, siccità, inondazioni o sfollamenti, e in contesti di risorse scarse: il compito di procurare alla famiglia acqua e legna infatti è affidato tipicamente alle donne e questo accresce esponenzialmente il rischio2. Anche le spose bambine sono un effetto collaterale del cambiamento climatico. Le famiglie ricorrono al matrimonio delle figlie ancora piccole come meccanismo di sopravvivenza3“.

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Storie di radio libere e indipendenti: dall’etere al digitale

EventiSeconda edizione a Padova del Gemini festival: tre giorni di incontri, workshop con il mondo delle emittenti. Un network che vuole essere sperimentazione di rete e condivisione di saperi

La radio con tutte le sue sfaccettature, dal podcast alla musica live, dalla diretta giornalistica al talk show, sarà la protagonista della seconda edizione del Gemini Festival che si svolgerà a Padova negli spazi del Centro Sociale Pedro da oggi a domenica 21. A far gli onori di casa, sarà la storica Radio Sherwood, fondata nel 1976, all’epoca dell’esplosione del fenomeno delle radio libere e alternative per dar voce alla contestazione. Quarantacinque anni dopo, Radio Sherwood non solo è sopravvissuta agli anni del cosiddetto «reflusso» ma si e ritagliata un ruolo sempre più da protagonista nella scena politica e culturale del nordest organizzando manifestazioni come lo Sherwood Festival.

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Perché Bolsonaro voleva andare al Santo e perché era necessario rovinargli lo show

Secondo gli ultimi sondaggi raccolti in Brasile, la popolarità di Jair Messias Bolsonaro nell’ultimi 12 mesi è precipitata dal quasi 40 a sotto il 30%. Le cause di questo rapido e, ci auguriamo, irreversibile declino sono imputabili a due fattori principali: la gestione criminale della pandemia e la crisi economica che ha gettato in miseria fasce di cittadinanza che, sino a qualche tempo fa, si potevano considerare benestanti.

Per quanto riguarda la pandemia, il presidente brasiliano si è barcamenato sin dall’inizio dal negazionismo complottista ai famosi “trattamenti precoci” basati sull’uso di farmaci come l’idrossiclorochina e l’ivermectina. Trattamenti considerati inutili se non addirittura pericolosi dall’Oms e dalla comunità scientifica internazionale. Il risultato è che lo stesso rapporto sulla gestione della pandemia stilato dalla speciale commissione del parlamento brasiliano ha stimato che circa 606 mila brasiliani sono morti per una gestione definita criminale del Covid. Il senatore Renan Calheiros, tra i conduttori dell’inchiesta, ha dichiarato espressamente: "ho trovato le impronte del presidente nel malaffare” e Bolsonaro è stato ufficialmente incriminato per nove pesanti reati tra i quali figurano anche i crimini contro l’umanità. Come se non bastasse, Bolsonaro è ufficialmente indagato anche per altri due scandali relativi all’acquisto di vaccini, così come risultano indagati alcuni membri della sua famiglia ai quali il presidente, all’insegna del più puro nepotismo, aveva assegnato importanti incarichi.
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Bolsonaro non è gradito, in Veneto show annullato

La visita. Ad Anguillara il presidente brasiliano costretto a disertare il comune. La cittadinanza onoraria della sindaca leghista consegnata in un ristorante. E poi va Padova senza farsi vedere

 

Niente passeggiata commemorativa per le strade del paesello che ha dato i natali a suo bisnonno Vittorio, emigrato in Sudamerica nel lontano 1888, per Jair Messias Bolsonaro. Il presidente del Brasile ha deciso all’ultimo momento di rinunciare alla cerimonia di conferimento della cittadinanza, prevista nella sede del Municipio di Anguillara Veneta, per evitare di transitare in mezzo ad una piazza pronta a contestarlo.

GIÀ ALLE DIECI DI MATTINA, nonostante il freddo e la pioggia battente di una regione in allarme giallo, almeno 200 manifestanti si erano radunati in piazza De Gasperi per attendere l’ospite non gradito. Bandiere di Europa Verde, Cgil, Rifondazione, Anpi e anche tante bandiere dei Sem Terra e del Brasile, sventolate dai migranti provenienti dal Paese sudamericano. Dietro ad un grande striscione con la scritta «Bolsonaro vergogna del Veneto» che ribaltava quello dietro al quale si erano fatti immortalare i consiglieri regionali leghisti «Bolsonaro orgoglio veneto» nei giorni della sua elezione a presidente anche una rappresentanza di consiglieri dell’opposizione.
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Frati, centri sociali e ambientalisti: «Fora Bolsonaro»

Italia/Brasile. Cittadinanza onoraria e sant'Antonio: il presidente brasiliano lunedì ad Anguillara Veneta e Padova. Ma ad accoglierlo c’è solo la Lega, che lo considera «orgoglio veneto». La mobilitazione è già partita



Anguillara Veneta, paese di poco più di 4mila abitanti sprofondato nella Bassa Padovana, si è trovata ieri mattina con il municipio ricoperto di vernice e con qualche carrellata di sterco davanti alla porta.

L’azione è stata rivendicata dalle attiviste e gli attivisti della rete Rise Up 4 Climate Justice che hanno tappezzato il paese di scritte «Fora Bolsonaro!». Un modo diretto e colorito per spiegare al presidente brasiliano che la sua visita, prevista per la mattinata di lunedì 1 novembre, non è affatto gradita a chi combatte i cambiamenti climatici.

E anche per far capire alla sindaca leghista del paese, Alessandra Buoso, che non era il caso di concedere la cittadinanza ad honorem a un politico contro cui è in atto alla Corte internazionale dell’Aja un procedimento per istigazione al genocidio delle popolazioni indigene dell’Amazzonia.

La notizia del conferimento della cittadinanza di Anguillara paese di nascita del bisnonno del presidente a un discusso uomo politico come Jair Bolsonaro ha sollevato il classico vespaio di proteste, non solo nel Veneto ma anche in tutta Europa.
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Droni, telecamere e riconoscimento facciale. L’intelligenza artificiale alla prova della democrazia

L’intelligenza artificiale e le tecnologie che la supportano, se da un lato migliorano le nostre vite offrendoci soluzioni insospettabili sino a pochi anni fa, dall’altro mettono in serio pericolo i valori fondamentali della democrazia e della libertà, rischiando di compromettere diritti come quello di espressione, di riunione, dia associazione e della tutela dei dati personali. Un tema questo, non soltanto di difficile soluzione ma anche complesso da inquadrare, in quanto la tecnologia procede ad un passo talmente spedito da lasciare indietro non soltanto la legislazione, che risulta quasi sempre obsoleta, ma anche il dibattito politico ed etico. Un esempio pratico di come il tema sia di complicato d trattare sono le cosiddette “telecamere intelligenti” che molte città moderne hanno installato per monitorare il flusso di persone che passa per le strade, rivelandone l'età, il sesso e addirittura la reazione facciale davanti a determinati contesti, oltre alla marca delle scarpe ed al colore dei vestiti. In tutto il mondo ne sono state installate, sino ad ora, 245 milioni al costo medio di soli 20 euro l’una.
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A Milano un Climate Camp per la giustizia climatica

Torna a fine settembre il Climate Camp, il campeggio delle attiviste e degli attivisti per la giustizia climatica. Dalla laguna, il Camp si sposta quest’anno a Milano per svolgersi in contemporanea con la Pre-COP sul clima, evento preparatorio della vera e propria Conferenza sul Clima che si terrà a Glasgow dal primo al 12 novembre 2021. “In 27 anni di esistenza, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici non è mai riuscita a imporre un netto cambio di rotta in termini di emissioni climalteranti e contrasto alla crisi climatica - si legge nell’appello lanciato dalla Climate Justice Plateform -. Di fronte ai limiti della Conferenza delle Parti, abbiamo deciso di costruire uno spazio alternativo alla Youth COP e alla Pre-COP milanesi, un Climate Camp che si terrà a Milano dal 30 settembre al 3 ottobre”.
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