In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.

Parte Cop25. E parte male. Arriverà peggio?

Parte male, Cop 25. Parte senza uno degli attori principali, responsabile del 14,3% delle emissioni totali di climalteranti: gli Stati Uniti d’America. Non è un mistero che presidente Donald Trump sia un negazionista convinto. Più volte, nella sua campagna elettorale, finanziata dalle multinazionali più inquinanti del paese, ha sottolineato che il “modello di vita americano” non può essere oggetto di trattativa. La sua decisione di uscire dagli accordi di Parigi, e quindi anche dalle Cop, altro non è che una logica conseguenza della sua politica. A Madrid gli Usa faranno solo una comparsata affidata alla speaker della Camera, Nancy Pelosi, che non farà che ribadire le posizioni del suo presidente. Proprio come se gli Stati Uniti d’America si trovassero su un altro pianeta, lontano qualche anno luce, e non su questa nostra Terra colpita da uno stravolgimento climatico globale come il Climate Change.
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Unite o separate? Venezia e Mestre ci riprovano per la quinta volta

E con questo sono cinque. Per la quinta volta, i residenti di Venezia sono chiamati ad esprimersi sulla divisione dell’attuale Comune in due amministrazioni autonome, una per Venezia e una per Mestre. Si tratta di un referendum solo consultivo ma legittimato dal Consiglio di Stato e, pur se con qualche resistenza, anche dalla Regione Veneto che ha stanziato gli 800 mila euro necessari allo svolgimento della consultazione. Se vincerà il Sì, la città d’acqua e la Terraferma si separeranno, ognuna con un suo sindaco e una sua amministrazione, proprio come chiede la legge di iniziativa popolare numero 8 che sta alla base del referendum. Se vincerà il No, o l’astensione, tutto rimarrà come adesso.
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«Non chiamatelo maltempo». A Venezia, il Friday for future con gli stivali

La crisi climatica è qui ed ora. Le ragazze ed i ragazzi di Fridays for Future lo scrivono nello striscione che apre il corteo di Venezia. Portano tutti gli stivali ai piedi perché, nell’ex laguna dei Dogi, l’emergenza non è ancora finita. Dal codice rosso di «alta marea eccezionale», le acqua alte sono passate al codice arancio di «sostenuta». Che significa comunque un buon 30% della città a mollo. E vista con gli occhi di chi ha l’acqua alle caviglie, la crisi climatica acquista tutto un altro carattere di emergenzialità. Per tutti, tranne che per l’amministrazione comunale di Venezia e della sua maggioranza negazionista che continua a rifiutarsi di votare una mozione di emergenza climatica, come chiedono i FfF, nonostante nei giorni della acqua granda, nell’atrio di Ca’ Farsetti ci si potesse navigare in gondola.
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Venezia e New York, destino comune sancito dai Fridays for Future

Appuntamento a Park Avenue. Domani in laguna nuova alta marea: quarto codice rosso negli ultimi 10 giorni

Anche a New York, i Fridays For Future si sono mobilitati per la salvaguardia di Venezia, e si sono dati appuntamento per il loro sit in del venerdì a Park Avenue, davanti al consolato italiano. «Venezia è sommersa – hanno scritto in un tweet – e sta pagando l’inazione del Governo e della Regione del Veneto di fronte ai cambiamenti climatici».

Un destino comune, quello della Città dei Dogi e della Grande Mela. Entrambe le città sono considerate tra le più a rischio per l’innalzamento del livello dei mari. Ma è anche l’ennesima dimostrazione di come Venezia sia sempre al centro dell’attenzione mondiale. «La nostra città ha una innegabile dimensione globale – ha spiegato marco Baravalle del comitato No Grandi Navi -. Non è solo un simbolo, ma anche un chiaro paradigma di un pianeta condotto alla deriva da un sistema produttivo predatorio e mercificatore. Ma proprio per le sue peculiarità, Venezia ha tutte le carte in regola per riscattarsi e dimostrare che acqua, terra ed esseri umani possono coesistere in un unico ambiente come era ai tempi della Serenissima, prima che il capitalismo anteponesse gli interessi industriale a quelli della salvaguardia della città e si cominciasse ad interrare le barene per far spazio alla zona industriale».

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In piazza dopo la mareggiata per dire no al Mose

Dopo i giorni dell’emergenza, arrivano i giorni della mobilitazione. «Non ci siamo tirati indietro quando c’è stato da rimboccarsi le maniche per aiutare le persone che avevano le case e i negozi allagati, non ci tiriamo indietro adesso che vogliamo, e dobbiamo, far sentire la voce di Venezia a quanti pretendono di decidere il suo futuro senza tener conto dei nuovi scenari climatici». Anna De Faveri, giovanissima studentessa di Fridays For Future, è una delle tante ragazze e dei tanti ragazzi che i giornali locali hanno battezzato «angeli della laguna» per l’impegno profuso tra calli e campielli dopo la mareggiata di martedì 12. Anna e altri studenti di FfF, assieme a rappresentanti del comitato ambientalista No Grandi Navi, hanno annunciato una grande manifestazione per domenica prossima e sono stati i protagonisti di una affollata conferenza stampa nel cuore di Venezia, in una Scoletta dei Cale- gheri con il pavimento ancora bagnato dell’alta marea.
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La Serenissima conta i danni. Emergenza fuori dall’acqua

Dopo il picco alta marea di domenica la Laguna prova a rialzarsi. Ma è caos negli ospedali

La paura è oramai alle spalle. La seconda mareggiata prevista per domenica a mezzogiorno si è fermata di qualche centi- metro sotto il metro e sessanta annunciato. I veneziani l’hanno attesa con gli stivali ai piedi. I piani terra di case e negozi difesi da pompe e paratie d’acciaio, o da improvvisate tavole di compensato sigillate agli stipiti degli usci con speciali schiume impermeabili. Qualche spiritoso ci ha scritto sopra in pennarello: «E1 Mose dei poareti». Il Mose dei poveri. Ma i disastri che doveva fare, l’acqua granda li ha già fatti lunedì e la città, stavolta, se l’è cavata con la consueta montagna di disagi. L’atmosfera che si respira tra i residenti è quella di chi vuole tornare alla normalità il più presto possibile. Le librerie hanno sistemato dei tavolini pieni di libri danneggiati nei campielli con il cartello: «prendi ciò che vuoi, paga ciò che vuoi». Gli studenti sono tornati a scuola, i servizi di linea regolari, a parte alcuni approdi ancora sottosopra, uffici e negozi aperti, banchi dei supermercati pieni di merci. Solo il tradizionale «Buongiorno» di chi si incrociava tra le calle è sostituito da un solidale: «Danni?»
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Venezia in allerta per il picco di acqua alta

La città prova a rialzarsi dopo l’alta marea dei giorni scorsi, ma per mezzogiorno di oggi è prevista una nuova ondata di piena. Sospesi i mutui per un anno. Il comune invita i cittadini a documentare i danni subiti.


Cinque giorni dopo l’acqua granda, Venezia è ancora qua, «picada a un ciodo», appesa ad un chiodo, ma viva. Le scuole ancora chiuse e gli studenti in giro con scope e ramazze ad aiutare chi ne ha bisogno. Ad affiancarli, un nutrito numero di pensionati, già idraulici ed elettricisti, che hanno ripreso in mano i ferri del mestiere, e si sono messi a disposizione di quanti ne hanno bisogno. I negozi stanno lentamente tornado alla normalità, anche perché le maree di ieri e dell’altro ieri si sono rivelate meno pesanti del previsto. Il botto però, è atteso per oggi alle 12,30 in punto. Le previsioni del Centro Maree, che non è che ci abbia azzeccato molto in questi giorni di emergenza, parlano di 160 cm. sul livello del mare. Un numero che fa paura, e non soltanto perché significa che la città sarà sommersa per un buon 80 per cento, quanto perché era questa la marea prevista per la notte della mareggiata e che, grazie alla spinta di un «muro» di scirocco, è arrivata a ben 187 centimetri, sfiorando il record di quel terribile 4 novembre del 1966.

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«Il Mose non serve, occorre ridurre la profondità dei canali»

Intervista ad Andreina Zitelli, docente allo Iuav. «La mareggiata ha dimostrato che la laguna non è fatta per le profondità necessarie per le Grandi navi. Occorre ripristinare l’equilibrio morfologico dell’ambiente»

E intanto che aspettiamo il Mose, che facciamo? Se lo è chiesto Andreina Zitelli, già docente di analisi e valutazione ambientale allo Iuav, nonché una delle maggior conoscitrici del Mose, considerando che faceva parte della commissione Via che ha valutato, e bocciato, il progetto. Già. Sono in pochi a ricordarselo, ma l’unica valutazione di impatto ambientale che ha ottenuto il Mose è stata negativa. C’è voluta tutta la spinta dell’allora governo Berlusconi per imporlo a Venezia, sull’onda di quella Legge Obiettivo che ha sdoganato la politica delle Grandi Opere come la Tav.
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Il soccorso degli «angeli» alla città in ginocchio

Com'è triste Venezia. «Sono a San Trovaso. Ci sono delle signore anziane che ci hanno chiesto aiuto. I negozi vicini sono chiusi. Dove posso andare a fare la spesa per loro?»

«Gli angeli della laguna», li hanno chiamati i giornali locali. Sono stati questi angeli i primi a scendere per le calli ed i campi, e a mettersi a disposizione di tutti coloro – e sono tanti in questi giorni a Venezia – che ne avessero bisogno. Sono per lo più giovani o giovanissimi. Studenti medi o universitari. Molti sono residenti. Altri vengono dalla terraferma: Mestre, Marghera o anche da città vicine come Padova e Vicenza. Sono le ragazze e i ragazzi di Fridays for Future: la migliore risposta a quel trauma collettivo che ha colpito la città lagunare che ha improvvisamente scoperto di essere fragile di fronte alla sua stessa laguna, ferita da scavi, cemento e grandi opere, abbandonata e tradita da tutti quei politici che in questi giorni drammatici la usano come palcoscenico per i loro selfie elettorali.
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Serenissima stremata di nuovo sott’acqua. E la tregua è lontana

Com'è triste Venezia. Ieri puntuale è arrivata la «granda» annunciata. Oggi ne è prevista un’altra. La macabra processione dei politici per un selfie

Non è ancora finita. Anche ieri l’acqua è tornata crescere ma si è fermata «solo» a 154 cm sul livello del mare. Lo scirocco ha battuto ancora la laguna ma con minor violenza dei giorni precedenti e le previsioni originarie sono state superate soltanto di 14 cm. Che, per come gira di questi tempi, è come dire «quasi niente». Ma oggi si ricomincia a ballare. Il picco sarà a mezzogiorno: previsti 120 cm. Staremo a vedere.
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