In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.

Il giorno dopo la grande mobilitazione: la rassegna stampa dell'horror

Lo confessiamo. Ieri sera, mentre scrivevamo della più grande manifestazione ambientalista della storia dell’umanità, non vedevamo l’ora che sorgesse il sole di domani per andarci a leggere i titoli di quotidiani come Libero o il Giornale. “Chissà che titolacci riusciranno ad inventarsi” pensavamo. Bisogna dargli atto di una innegabile, pure se un tantino perversa, immaginazione sulle sparate in prima pagina. Tanto di chapeau, come dicono i francesi. Certe cose nemmeno in mille anni noialtri che facciamo giornalismo e non fantascienza riusciremmo ad inventarcele. E così, prima ancora del caffè, siamo andati a spulciare sui siti che riportano le prime pagine dei quotidiani in edicola e abbiamo deciso di fare una bella rassegna stampa degli orrori su carta stampata. Di solito ce n’è da fare invidia a Stephen King e paura a Cthulhu ma stavolta, ammettiamolo, siamo rimasti un pochino delusi. 

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Un’onda verde ha sommerso la Terra

La marea verde cresce e non si arresta. Il terzo sciopero globale, dopo quelli del 15 marzo e del 24 maggio, è riuscito a mobilitare ancora più giovani – e non solo giovani – di quanto fatto nelle due, già eccezionalmente partecipate, manifestazioni precedenti. Le squallide operazioni di sputtanamento lanciate contro Greta e i “gretini” – ragazzini viziati che se ne fregano dei quelli meno fortunati di loro costretti a lavorare -, gli sproloqui pseudo scientifici di chi continua  negare i cambiamenti climatici, i tentativi di distogliere l’attenzione puntando le canne di un fucile sempre carico contro migranti, neri o gli “ebrei” di turno, hanno clamorosamente fallito il loro scopo. Nemmeno le spocchiose  dichiarazioni di forza hanno ottenuto l’effetto sperato. Bolsonaro che ti va a dichiarare, proprio mentre all’Onu si parlava di clima, che “l’Amazzonia è mia e me la gestisce io” è riuscito solo a far incazzare ancora di più le ragazze ed i ragazzi brasiliani che, proprio nel momento in cui scriviamo, sono scesi in piazza a milioni per le strade di Rio e di San Paolo. La protesta ha investito tutta la terra da est a ovest, seguendo il corso del sole e del fuso orario. L’Australia dove ogni giorno sbarcano migranti costretta ad abbandonare isole già finite in fondo al mare, l’Indonesia dai cieli oscurati dai fumi provenienti dalle foreste in fiamme, e ancora l’India, la Turchia dove sono state organizzate “feste tematiche” sul clima perché nel Paese dei Erdogan non si può scioperare. In tutti le città, in tutti i paesi del mondo, i giovani di Fridays For Future si sono mobilitati come e quanto hanno potuto. 
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Deniz, rinchiuso dentro un Cpr, a due settimane di sciopero della fame, ci scrive...

Deniz è stato fermato a Piacenza perché privo di documenti. Da agosto è rinchiuso nel Cpr di Torino. Rinchiuso in una struttura carceraria, senza essere mai stato condannato e senza che nessuno gli abbia mai detto quanto durerà la sue reclusione.
Deniz Pinaroglu è di origine turca, si è dichiarato rifugiato polito, perseguitato dal regime di Erdogan. Dall’1 settembre ha deciso di intraprendere uno sciopero della fame perché considera illegittimo il suo fermo e chiede che venga esaminata la sua richiesta d’asilo.
In questa lettera che è riuscito ad inviare oltre le sbarre del Cpr, ci fa sapere come sta procedendo la sua protesta e quali sono le richieste sue e degli altri migranti rinchiusi.

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Clima, è cominciata la settimana di mobilitazione per il pianeta. Ed è cominciata alla grande!

Ci siamo. E’ cominciata la settimana di mobilitazione mondiale contro i cambiamenti climatici con l’obiettivo di far pressione sul summit dell’Onu, che si svolgerà a New York a partire da lunedì 23 settembre. Saranno sette giorni di manifestazioni, occupazioni, marce, iniziative che coinvolgeranno 156 Paesi e che culmineranno nello sciopero globale previsto per venerdì 27. 
Le prime manifestazioni che si sono svolte nella maggiori città del globo terrestre sono andate ben oltre le più ottimistiche previsioni. Ben oltre anche la precedente manifestazione del 15 marzo che hanno messo in movimento milioni di studenti. 
La piazza di Sidney riempita di manifestatnti per il clima
“Non ci sono foto che rendano giustizia a questo. I primi numeri dicono 400.000 in tutta l’Australia, 100.000 a Berlino, 100.000 a Londra, 50.000 ad Amburgo – ha scritto Greta Thunberg sulla sua pagina Facebook – . E le prime cifre in Germania sono di 1,4 milioni di persone!!! Ma è una cosa più che gigantesca ovunque!!!! In ogni città. Insieme stiamo cambiando il mondo”.
In Australia, il primo continente che, per una questione di fuso orario, si è mobilitato, la partecipazione è stata da record: 100mila persone a Melbourne, 80mila a Sydney, 30mila Brisbane, 20mila ad Adelaide e Hobart, 15mila a Canberra e 10mila a Perth. Più del doppio di quanto registrato il 15 marzo. E la protesta ha coinvolto anche Paesi come la Thailandia dove qualche centinaio di attivisti ha occupato il ministero per l’Ambiente.

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Perché abbiamo occupato il red carpet di Venezia in nome dell'ambiente

Parlano gli attivisti che hanno ‘invaso’ il Festival del Cinema e ricevuto l’appoggio di Mick Jagger e Roger Waters: “Venezia è diventata la città delle navi inquinanti e grandi opere fallimentari; da qui lanciamo l’allarme per tutelare l’ambiente e la biodiversità”
Lo avevano annunciato sin dall’inizio, i giovani del Climate Camp. Come si usa adesso, ne avevano fatto pure un hashtag: #wewanttheredcarpet. Noi vogliamo il tappeto rosso. Il tappeto in questione è quello conduce all’elegante sala delle premiazioni della Mostra del Cinema di Venezia. Quello riservato ai grandi divi dello schermo che fanno passerella tra fan scatenati a chiedere autografi e selfie. Mai, prima di sabato 7 settembre, il tappeto rosso delle celebrità era stato “profanato” da persone che con i luccichii di Hollywood hanno poco da spartire. “Anche se, a ben vedere, di film dedicati a disastri ambientali ed a futuri apocalittici ne sono stati realizzati a centinaia – scherza Chiara Buratti, attivista dello spazio sociale Morion di Venezia -. Stavolta che al futuro apocalittico ci siamo davvero vicini e che, in quando a disastri ambientali, ne avremmo da vendere, ci è sembrato giusto salire sul red carpet per ribadire che i cambiamenti climatici e le devastazioni che comportano, ci piacciono solo nei film di fantascienza”. Chiara è una dei 400 tra ragazze e ragazzi, rigorosamente vestiti di tute bianche, che al sorgere del sole di sabato hanno scalcato la cancellata del Palazzo del Cinema e sono andati a sedersi sul red carpet. Un vero e proprio blitz che ha preso in controtempo le forze dell’ordine, convinte che l’annunciata occupazione dell’ingresso delle Mostra sarebbe stata tentata nel tardo pomeriggio, in occasione della manifestazione cittadina. Alla polizia non è rimasto altro che far cordone attorno agli occupanti, impedendo a tanti altri attivisti che arrivavano da Venezia di raggiungerli per dar loro man forte, rifornirli di cibo e, soprattutto, di acqua, considerato che la giornata era afosa e il sole non dava tregua.

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A Venezia si è aperto il primo Climate Camp internazionale

Dibattiti e strategie per difendere il pianeta Terra, fino a sabato 8 settembre 
Quattro giorni di incontri per approfondire le cause economiche e sociali che stanno alla base dei cambiamenti climatici. Quattro giorni per discutere e mettere assieme le strategie per contrastarli e fermare il preoccupante trend di riscaldamento del pianeta. Il primo Climate Camp internazionale organizzato dalle ragazze e dai ragazzi di Fridays For Future e dalle attiviste e dagli attivisti del comitato No Grandi Navi è iniziato mercoledì 4 e si concluderà sabato 8 settembre. Il luogo è la spiaggia del Lido di Venezia che, proprio nei giorni in cui è illuminato dalle stelle della Mostra del Cinema. La formula è quella del campeggio libero. Un campeggio pensato con i criteri di ridurre al massimo l’impatto ambientale: niente plastiche e bicchieri monouso, cucina rigorosamente vegana, raccolta differenziata spinta, corrente elettrica fornita da impianti fotovoltaici. Inoltre, tutto il campeggio sarà recintato da un sistema di difesa delle dune di sabbia, in modo tale da non danneggiare il delicato ecosistema del litorale. 

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Grandi navi, grandi rischi in laguna

Forte di un fatturato mondiale di 14 miliardi di euro l’anno, la crocieristica detta i tempi del turismo a Venezia 
Ed anche stavolta ci è andata bene. Tanta paura ma nessuna conseguenza per le numerose persone che, nel pomeriggio di domenica 7 luglio, si trovavano nel battello di linea sfiorato dalla gigantesca mole della Costa Deliziosa, una sorta di villaggio turistico galleggiante con una stazza lorda di oltre 92 mila tonnellate.
Il Titanic, tanto per fare un esempio, ne aveva “solo” 46 mila. La grande nave, battuta sul lato di tribordo da un forte Garbinaccio, come chiamano da queste parti il vento di Libeccio, aveva scarrocciato di parecchie decine di metri proprio in uno dei punti più pericolosi della sua rotta lagunare, vuoi per la strettezza del canale che per la bassa profondità. Superate Piazza San Marco a sinistra e l’isola di San Giorgio a destra, il vento ha spinto la grande nave contro la Riva dei Sette Martiri e solo la perizia dei piloti dei tre rimorchiatori a sostegno, ha evitato alla Costa Deliziosa di abbordare la riva, limitandosi a fare per pochi metri la barba alla fondamenta (il tratto di banchina che costeggia il canale N.d.R.). I filmati girati su YouTube hanno totalizzato migliaia di Like e sono davvero impressionanti. Particolarmente coloriti i video ripresi a bordo del battello dove si si è sfiorata la tragedia per i pittoreschi insulti in autentico dialetto vene- ziano con i quali i cittadini hanno apostrofato la nave da crociera!

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Cronache di ghiaccio e di fuoco. La Siberia brucia, il nostro pianeta brucia e a qualcuno va bene così

La nostra casa è in fiamme. Letteralmente. In questi ultimi due mesi, che passeranno alla storia come il giugno e il luglio più caldi della storia del pianeta Terra, se ne andata in fumo una area più vasta del Portogallo: più di 100 mila chilometri quadrati. Anche di più, a dare retta alla sezione russa Greenpeace che afferma senza peli sulla lingua che il presidente Vladimir Putin non racconti tutta la verità quando parla della portata degli incendi.
Improvvisamente, di fronte alle terrificanti immagini di enormi ghiacciai trasformati in laghi, abbiamo scoperto tutti che la nostra Terra è molto, molto più fragile di quello che pensavamo o, meglio, speravamo. 
I ghiacci che pensavamo eterni della Groenlandia, del Canada, dell’Alaska e della Siberia si sono trasformati in fuoco, complice un aumento della temperatura su queste regioni che va dagli 8 ai 10 gradi rispetto alle medie registrate tra il 1981 e il 2010. Non ha mai fatto tanto caldo nelle terre artiche. Basta la semplice caduta di un fulmine per scatenare un incendio di proporzioni bibliche.
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In fiamme l’auto di Fulvia Gravame, membro dell’esecutivo dei Verdi e storica ambientalista di Taranto

Questa notte a Taranto un incendio doloso ad opera di ignoti ha dato alle fiamme l'automobile di Fulvia Gravame, storica esponente dei Verdi pugliesi e nota attivista sempre in prima fila nella battaglia contro l’Ilva. Le fiamme sono divampate poco dopo le 3 di notte in via Pitagora, dove Fulvia Gravame era solita parcheggiare la sua auto. 

Gli inquirenti stanno indagando sul caso ma ci sono pochi dubbi che l’incendio sia un atto intimidatorio rivolto contro l’ambientalista tarantina. Elena Grandi, coportavoce dei Verdi, ed Angelo Bonelli, coordinatore dell'esecutivo dei Verdi, invitando la Prefettura e le forze dell'ordine ad avviare le indagini necessarie per verificare la natura di questo atto inqualificabile hanno espresso la massima solidarietà all’ambientalista. 

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Un Climate Camp per discutere su come difendere la terra. Fridays fo Future e No Navi lanciano al Lido di Venezia il primo campeggio per il clima

Verranno in tanti. Verranno da tutta Europa. Verranno per rispondere all’appello lanciato dalle ragazze e dai ragazzi di Fridays For Future di Venezia e delle attiviste degli attivisti No Grandi Navi, di dare vita ad un grande Climate Camp, un grande incontro dedicato al clima, dove discutere del futuro del nostro pianeta e, soprattutto, delle iniziative e delle lotte per dare un futuro al nostro pianeta. 
L’appuntamento è a settembre, da mercoledì 4 a domenica 8, al Lido di Venezia, in una spiaggia libera che, assicurano, sarà gestita con il minimo impatto ambientale, proprio come lo Sherwood Festival che si sta svolgendo in  questi giorni a Padova. “L’approvvigionamento energetico proviene da fonti rinnovabili con pannelli ad energia solare – spiegano gli organizzatori-. Il cibo degli agricoltori locali e non trattato con agenti inquinanti e tossici”.
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