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Carri armati, cannoni e aerei da combattimento affondati per realizzare un enorme parco acquatico nel Mar Rosso

Nelle acqua antistanti Aqaba, una ventina di mezzi corazzati delle Forze Armate giordane è stata inabissata per il divertimento dei subacquei

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Un mezzo militare dell'esercito giordano affondato nel Mar Rosso

Qualche tempo fa avevamo riportato la
notizia di un intero aereo di linea, un Boeing 747, appositamente affondato nel golfo Persico per realizzare un sito di immersione artificiale. Una sorta di “parco divertimenti” sommerso per la gioia dei subacquei. Tutto questo a Manama, capitale del piccolo quanto ricco sceiccato del Bahrein. Un’iniziativa condotta sotto l’alto patrocinio del re, lo sceicco Ḥamad bin ʿĪsā Āl Khalīfa, che ci ha messo i 260 milioni di dollari necessari all’impresa. Tutta l’operazione, a dar credito alle dichiarazioni dello sceicco Āl Khalīfa, sarebbe stata condotta nel pieno rispetto dell’ambiente marino allo scopo di dare lustro al regno con la presenza del “parco subacqueo più grande del mondo”, come lo hanno chiamato i suoi realizzatori.
La notizia deve essere arrivata anche al re di Giordania, Abd Allah II, che ha deciso di fare di meglio. O di peggio, secondo i punti di vista. In una sola settimana, nel reef corallino antistante la splendida città di Aqaba, sono stati affondati elicotteri da combattimento, carri armati, mezzi cingolati, cannoni antiaerei e pure una enorme gru, utilissima ai sub per scendere nel blu senza neanche il fastidio di piazzare un pedagno. In totale sono finiti in fondo al Mar Rosso una ventina di mezzi corazzati da combattimento, gentilmente forniti dalle Forze Armate giordane, col risultato di trasformare quel tratto di fondale nel più grande museo militare sommerso del mondo e di declassare immediatamente il “misero” Boeing 747 nel “secondo” parco acquatico più grande del mondo. Continua

Drone esplora il relitto sorprendentemente intatto dell’Hms Terror nelle gelide acque del Mar Artico

La nave britannica era salpata nel 1845 per scoprire la rotta del mitico passaggio a nord ovest ma sparì nel nulla

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Una scena dalla serie televisiva The Terror dedicata alla perduta spedizione Franklin

La nave di sua maestà britannica
Terror lasciò il piccolo porto di Greenhithe, nel Kent, il 19 maggio del 1845, assieme alla sua gemella, l’Hms Erebus. La spedizione era comandante dall’esploratore John Franklin ed aveva l’incarico di disegnare la rotta del mitico passaggio a Nord Ovest che doveva collegare l’oceano Atlantico a quello Pacifico, attraversando le zone artiche. Nell’agosto di quello stesso anno, alcune baleniere riferirono di aver visto le due navi inglesi entrare a vele spiegate nella baia di Baffin e dirigersi a ovest. Poi, nessuno ne seppe più nulla.
La scomparsa della Terror e della Erebus inghiottite dal gelido pack polare fu insieme un mistero ed una tragedia. Nei libri di storia delle esplorazioni artiche, la “perduta spedizione di Franklin” viene considerata come il più grande insuccesso inglese che costò la vita di tutti i 129 membri dell’equipaggio. Successive spedizioni britanniche partirono alla ricerca delle due navi scomparse, senza però mai riuscire a trovare i resti delle due imbarcazioni. I soccorsi riuscirono comunque, grazie all’aiuto di cacciatori inuit, a raccogliere i corpi di alcuni marinai incastrati nei ghiacci. Continua

I più bei siti di immersione della costa toscana – le isole

Il litorale della Toscana offre un ricco quanto vario campionario di escursioni subacquee capace di soddisfare tutti gli appassionati

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Le incredibili auto pargheggiate sul fondale marino del Nasim II

Non si va all’Argentario senza fare tappa all’isola del Giglio. E questa regola vale anche per i subacquei. Nelle sue acque dal caratteristico color smeraldo si possono programmare decine di immersioni, una più spettacolare dell’altra e adattabili a tutti i brevetti.
Cominciamo con l’immersione più famosa dell’isola, quella di Punta Fenaio, il capo più a nord del Giglio. Qui i percorsi da consigliare sono almeno una mezza dozzina. Si passa dai 15 ai 42 metri di profondità. Consigliatissima ai fotosub per la ricchezza della fauna marina è la discesa sulla franata. Chi vuole spingersi più in fondo, può scegliere di affrontare la bella parete, piena di tane e di anfratti. Attenzione che la parete scende oltre i limiti dei brevetti sportivi. Mantenetevi sempre nelle quote di sicurezza. Continua

I più bei siti di immersione della costa toscana – l’Argentario

Il litorale della Toscana offre un ricco quanto vario campionario di escursioni subacquee capace di soddisfare tutti gli appassionati

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Tutti i colori di Punta Finestra

Alzi la mano il subacqueo che non ha mai fatto un’immersione all’
Argentario! Questo promontorio ci offre le più belle immersioni di tutto il Mediterraneo, è una delle mete preferite dei sub di tutta Europa e una delle palestre preferite per gli istruttori per addestrare allievi di tutti i gradi.
Cominciamo con quella che è forse l’immersione più nota del promontorio: l’Argentarola. Lo spettacolare scoglio perennemente circondato da nubi di pesci pelagici e coperto da coloratissimi ventagli di mare, ombrellini, axinelle e gorgonie gialle e rosse, comincia a 20 metri per scendere sino a 42. Su questo sito si possono programmare più immersioni, di vari livelli, tutte diverse una dall’altra.
Molto varia è anche l’immersione allo scoglio del Corallo. Si può scendere lungo la parete ad est o pinneggiare nella secca vicina. Ma non perdetevi le due gallerie che attraversano lo scoglio parte a parte a quote diverse. Le profondità variano dai 20 ai 30 metri. A fare da protagonista sono naturalmente i lunghi rami di corallo rosso. Continua

I più bei siti di immersione della costa toscana – il promontorio di Piombino

Il litorale della Toscana offre un ricco quanto vario campionario di escursioni subacquee capace di soddisfare tutti gli appassionati

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Nella costa toscana è facile imbattersi in resti di epoca romana

Continuiamo il nostro personalissimo elenco dei migliori siti di immersione della
costa toscana con un relitto, quello del Tabarca. Questa motonave adibita a trasporto truppe fu teatro di una tragedia durante il secondo conflitto mondiale. La nave, diretta ad Ostia, cozzò contro una mina nella notte tra il 30 novembre e il primo dicembre del 1942 e affondò portandosi dietro oltre 250 soldati italiani e tedeschi. La vicenda ha accora dei lati oscuri e magari ce ne occuperemo in un prossimo articolo. In quanto all’immersione, i resti della nave si trovano tra i 25 e i 30 metri. Attorno al relitto, si trovano ancora armi, equipaggiamento e anche quel che rimane delle piastrine di riconoscimento di quei sfortunati soldati.
L’area minata che difendeva le coste della toscana, non ha affondato solo il Tabarca, ma anche il Genepesca. La nave, che era stata varata appena 5 anni prima, affondò dopo uno spaventoso urto con una mina il 26 maggio 1945. L’essere una nave da pesca e non da guerra, non le risparmiò una fine violenta. Rientrava dopo una stagione di pesca sui mari della Tunisia e non trasportava né soldati né armi. La mina la spezzò in due e i due tronconi si trovano nel fondale a 33 metri di profondità ed a ben 80 metri di distanza l’uno dall’altro, a testimoniare la violenza dello scoppio. I troncone di prua è coricato su un fianco. Più spettacolare la poppa che giace in assetto di navigazione con il fumaiolo ancora ritto. Continua

I più bei siti di immersione della costa toscana – il mare di Livorno

Il litorale della Toscana offre un ricco quanto vario campionario di escursioni subacquee capace di soddisfare tutti gli appassionati

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I resti dell'ancora Ammiragliato che danno il nome ad una delle più celebri immersioni del mar Tirreno

La grande varietà dei siti di immersione che troviamo lungo la
costa toscana consente a tutti i subacquei, qualsiasi siano il loro livello e le loro preferenze, di vivere splendide avventure sommerse. Se consideriamo anche l’innegabile qualità dei diving presenti nella zona, che offrono garanzie di sicurezza e preparatissime guide, si capisce come mai questa regione sia tra le più selezionate per lo svolgimento di corsi didattici e di esami per i vari brevetti dai club subacquei di tutta Italia. Vediamo ora una carrellata dei siti in cui, perlomeno una volta nella vita, un subacqueo dovrebbe immergere le sue pinne.
Da settentrione a meridione, la prima immersione che non possiamo fare a meno di segnalare à la splendida grotta del Boccale, che si trova di fronte ad Antignano. Si tratta di un “foro” naturale che taglia l’omonima cigliata ricca di spugne e, perlomeno quando ci sono stato io, qualche anno fa, anche di corallo rosso. L’entrata è a 25 metri e l’uscita a 18. Un brevetto di secondo grado è più che sufficiente per affrontare questa divertente immersione. La corrente non è mai forte e la visibilità sempre buona. State attenti a non danneggiare i coralli con incaute pinneggiate. Continua

La tragedia del Mars e la maledizione della nave dai cento cannoni sorvegliata da uno spettro

Gli archeologi subacquei hanno identificato il relitto della nave ammiraglia della Marina svedese di re Enrico XIV affondata nella battaglia di Öland

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Un subacqueo tecnico esplora i resti del Mars a 75 metri di profondità

Il suo nome per esteso era
Makalös, aggettivo svedese che potremmo tradurre con “incomparabile” o “eccezionale”. Ma venne presto chiamata solo Mars ed era la nave più potente del suo secolo, orgoglio della Marina svedese e del suo grande re, Enrico XIV. Tre grandi alberi a vela spingevano sui freddi mari del nord il Mars e i suoi cento cannoni.
Una potenza di fuoco superiore a quella di tutti i vascelli di tutte le flotte messe in acqua dai regni di Grand Bretagna, di Danimarca, di Prussia e dell’Elettorato di Hannover, che contendevano alla corona svedese la supremazia sul golfo baltico.
Cento cannoni maledetti, ricavati dalla fusione di altrettante campane di bronzo che re Enrico, protestante, aveva confiscato alle chiese cattoliche. Una decisione “blasfema” che, secondo le leggende dell’epoca, fu la causa del tragico destino dell’incomparabile Mars.
Il vascello fu varato nel 1564 e – tanto per dimostrare che la storia sarà anche maestra di vita ma l’umanità ci mette niente a lasciarsela alle spalle – anticipò di 64 anni la tragedia del Vasa, altro superbo ed “inaffondabile” veliero svedese, che affondò a cento metri dal varo. Il Mars, perlomeno, alla sua prima e unica battaglia riuscì ad arrivarci.
Lo stesso anno del varo, la nave “incomparabile” affrontò la flotta danese al largo dell’isola Öland. Ironia della sorte volle che questa fu la prima battaglia navale in cui i cannoni, di cui il Mars era fornitissimo, furono adoperati per affondare le navi nemiche, invece di limitarsi a sparare a mitraglia per “spazzare” i ponti e facilitare l’abbordaggio, come si era fatto sino ad ora. Continua

Ancora un incidente sfiorato a Venezia. Il forte Libeccio spinge la Costa Deliziosa a pochi metri da piazza San Marco

Vento e grandine fanno scarrocciare la grande nave che sfiora un vaporetto carico di gente e rasenta la riva della città storica



Un altro incidente sfiorato a
Venezia. Incidente che avrebbe potuto avere conseguenze molto più disastrose rispetto a quello verificatosi qualche settimana fa, perché stavolta la nave non ha cozzato contro le banchine del porto ma ha sfiorato di pochi metri la Riva dei Sette Martiri, in bacino di San Marco, a poca distanza dalla celebre Basilica. Continua

La nave che non ha bisogno di marinai. In Norvegia sta per essere varato il primo mercantile comandato completamente da remoto

Si chiamerà Yara Birkeland e sarà la prima nave a solcare i mari manovrata da tecnici specializzati in una sala di controllo a terra


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Una simulazione della Yara Birkeland, il primo mercantile senza equipaggio

Si chiamerà
Yara Birkeland e sarà la prima nave senza marinai. Il varo di questo mercantile lungo 79,5 metri con una stiva capace di trasportare 120 container, è previsto per il gennaio del prossimo anno. Navigherà nei freddi mari della Norvegia, trasportando fertilizzanti dal porto di Porsgrunn a quello di Larvik, su una rotta lunga appena una quarantina di miglia nautiche.
La Yara Birkeland sarà la prima nave al mondo completamente priva di equipaggio. Ad occuparsi delle manovre sarà una equipe di tecnici altamente specialistici che opereranno da una sala di controllo a terra dotata di sofisticate tecnologie. Qualcuno ha già parlato – non senza un pizzico di ironia – di una nave comandata da casa con un joystick, proprio come in uno di quai giochi di simulazione al computer che ci hanno tanto appassionato quando eravamo più giovani. Paragone che, in effetti, non è poi così distante dal vero. Continua

Al via il Salone Nautico di Venezia nell’antico Arsenale: un palcoscenico unico per yacht, accessori e motori

Uno bacino acqueo di 50 mila metri quadri per le imbarcazioni e un chilometro di banchina. Tante iniziative collaterali tra le quali uno spazio per la cantieristica tradizionale veneziana

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Il bacino acqueo dell'Arsenale di Venezia

“L’arte navale torna a casa”
. E’ lo slogan del Salone Nautico di Venezia in programma fino a domenica 23 giugno nella città lagunare. La “casa” in questione è il grande bacino dell’Arsenale. Storica fucina di galee e cocche che negli anni d’oro della Serenissima, era in grado di mettere in acqua una nave da guerra al giorno, completa di vele e attrezzature, pronta per navigare. Quell’arsenale che tanto colpì Dante Alighieri che volle paragonarlo al girone infernale in cui sono puniti i barattieri: “Quale nell’arzanà de’ Viniziani bolle d’inverno la tenace pece”. Continua

A Venezia la Msc Opera travolge un battello e si schianta sulla banchina: si riapre il dibattito sulle grandi navi in laguna

Paura e panico tra i passeggeri e le persone sulla riva. Tre feriti e tante polemiche. Gli ambientalisti: "Da anni denunciamo l'incompatibilità di navi di queste dimensioni con la laguna"

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I danni causati dalla nave Opera al battello fluviale

Un
incidente annunciato, quello verificatosi alle ore 8,34 di domenica nel porto di Venezia. La Msc Opera – 56 mila tonnellate – procedeva nel canale della Giudecca, appena dopo il bacino di piazza San Marco, alla velocità sostenuto di 5,5 nodi e si stava preparando per attraccare alle banchina, quando un improvviso black out dei comandi (stando perlomeno alla prima ricostruzione dell’incidente) non ha consentito alla nave di manovrare e di ridurre la velocità. Inutile l’intervento del rimorchiatore di sicurezza, perché il forte abbrivio ha spezzato la gomena di traino e la grande nave da crociera è andata a schiantarsi tra la banchina e un battello fluviale ormeggiato sul pontile di San Basilio.
Attimi di paura tra i 110 passeggeri a bordo della lancia e tra le persone che attendevano in riva l’arrivo della nave. I video messi in rete dai testimoni sono davvero impressionanti, considerata la mole enorme della Msc Opera, un “bestione” lungo 275 metri, largo 32 e capace di trasportare circa 2.679 ospiti e 728 membri dell’equipaggio. Per fortuna, l’abbordo si è concluso con tanta paura, la caduta in acqua di diverse persone ma “solo” tre feriti. Poteva andare molto peggio.
Un incidente annunciato, abbiamo scritto in apertura, perché da quasi dieci anni gli ambientalisti di Venezia denunciano l’intrinseca pericolosità del transito di navi superiori alle 50 tonnellate, costruite per navigare in alto mare, in canali stretti e poco profondi come quelli lagunari. Senza tener conto di incidenti come questo, che nel lungo periodo possiamo considerare inevitabili, bisogna considerare anche fattori non affatto secondari come l’inquinamento atmosferico (il porto di Venezia è a ridosso della città storica e nelle calli si registrano più polveri sottili che a ridosso di un’autostrada a due corsie). Continua

Immergersi all’Elba: la costa meridionale

La splendida isola mediterranea, famosa per essere stata governata da Napoleone, ci regala una incredibile varietà di siti di immersione

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I resti del cargo greco affondato nella costa meridionale dell'isola d'Elba

E’ proprio nella costa che butta a meridione, che troviamo i siti di immersioni che hanno resa famosa tra i subacquei di tutto il mondo l’isola d’
Elba. Ecco i punti migliori in cui tuffarsi con pinne ed erogatore.
Secche di capo Fonza Le secche in realtà sono due, entrambe limitate da due belle pareti colorate da gorgonie, margherite e, dopo una certa profondità, anche da rami di corallo rosso. Nella secca più vicina alla costa, potete visitare anche delle belle grotte. La profondità va dai 3 ai 45 metri.
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A ponente di Marina di Campo, si trova questa celebre immersione che è tra le più morfologicamente varie che ci possano essere. Ci si immerge su una franata sino ad una prateria di posidonie che, procedendo verso il largo, si trasforma in una cigliata che a sua volta, scendendo verso i 40 metri, si spacca in larghi canaloni! Vi chiederete come fanno a starci tutte queste cose in un solo sito di immersione! Anche se il paesaggio la fa da padrone, la vita marina non manca e i fotosub torneranno a galla con belle immagini di vita marina.
Relitto della nave greca Una palestra perfetta per i “relittari” alle loro prime esperienze. La nave mercantile è praticamente integra, a parte la prua devastata, è appoggiata sulla fiancata destra ed è possibile penetrarvi attrave Continua

Immergersi all’Elba: il promontorio di Capolivieri

La splendida isola mediterranea, famosa per essere stata governata da Napoleone, ci regala una incredibile varietà di siti di immersione

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Il relitto di una aereo da turismo su una prateria di posidonie. Una delle immersioni più famose dell'isola d'Elba

Le costa meridionale e la costa occidentale dell’
Elba sono quelle a maggior vocazione marinara. Sia Porto Azzurro che Marina di Campo, ma anche la bella Capolivieri, che pure sorge sopra una verde collina, sono borghi di pescatori, dove si respira aria di mare. Nelle zone orientali dell’isola è più forte invece una tradizione montanara e pastorizia.
Ma la grande bellezza dell’Elba è proprio quella di essere un vivace mosaico di culture, di dialetti e di paesaggi. Per un appassionato di subacquea in visita all’isola, il mare che regala le immersioni più emozionanti rimane comunque quello che butta a meridione. Qui si trovano i siti più spettacolari che vi proponiamo come palcoscenico per le vostre avventure sommerse.
Cannelle Cominciamo dall’elegante paese di Porto Azzurro. Nelle acque a nord del borgo, troviamo una delle immersioni più belle dell’isola ed anche una delle più caratteristiche per l’incredibile tunnel sottomarino tutto rivestito da margherite di mare ed i cui ingressi sono coronati da grandi gorgonie rosse. Al tunnel ci si arriva dopo un pianoro situato ad una profondità di 20 metri, costeggiando una cigliata che picchia verso il fondale. La profondità massima è di 40 metri ed è consigliabile essere subacquei con una certa esperienza per affrontare questa immersione.
Relitto aereo Proseguiamo il nostro viaggio costeggiando in senso orario l’isola. Da maniaco “relittaro”, non posso non segnalare questa immersione proprio davanti a Porto Azzurro. I resti di un bimotore da turismo giacciono a 15 metri adagiati su un fondale di alta posidonia. Il velivolo è molto ben conservato ma, oltre a questo, non c’è altro da vedere. La visita ad un aereo che ha terminato i suoi giorni in fondo al mare, perlomeno per me, è comunque sempre una esperienza emozionante. Inoltre, l’immersione è una buona palestra per i neo brevettati, considerando la bassa profondità. Continua

Immergersi all’Elba: la costa settentrionale

La splendida isola mediterranea, famosa per essere stata governata da Napoleone, ci regala una incredibile varietà di siti di immersione

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Un sub fa il "passo del gigante" per immergersi nelle acque dell'Isola d'Elba

Le acque sempre azzurre che circondano l’
Elba rispecchiano fedelmente la varietà linguistica e morfologica dell’isola. Così come la terraferma è un “melting pot” di dialetti e di culture – dai ponzesi di Campo ai toscani di Portoferraio, sino ai corsi nelle sponde occidentali – sotto il mare, l’isola offre un mosaico invidiabile di immersioni: secche, cigliate, pareti, grotte, relitti…
Praticamente è possibile programmare immersioni di tutti i generi, a tutte le profondità e per tutti i brevetti. Grazie anche all’alta qualità dei diving presenti sull’isola, l’Elba è diventata una meta imprescindibile per tutti gli appassionati di subacquea ed una delle più ambite palestre per i neofiti e per chi cerca di conquistare il suo brevetto da sub. Un vero paradiso sotto il mare che, come abbiamo sottolineato in apertura, rispecchia l’Eden di paesaggi delle dolci colline e delle verdi vallate che riesce sempre ad incantare i nostri occhi.
Ecco un elenco dei migliori punti i d’immersione della costa settentrionale dell’isola, partendo da Portoferraio e spostandoci verso ovest. Continua

Dal porto sommerso di Thonis-Heracleion riemerge la nave di Erodoto

Nelle sue "Storie" il grande greco di Alicarnasso aveva descritto un'imbarcazione egiziana che è rimasta per 2500 anni uno dei più grandi misteri dell'archeologia navale

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Un archeologo subacqueo esegue rilevamenti sul relitto della nave che conferma la descrizione di Erodoto

“L’albero era fatto di acacia e le vele di papiro. Questi battelli non possono risalire il fiume se non sotto la spinta di un forte vento, altrimenti vengono tirati da terra”
, scriveva Erodoto nel secondo libro delle sue Storie. Il grande storico greco visitò l’Egitto attorno nella metà del V secolo avanti cristo. Da viaggiatore curioso ed attento come era, Erodoto non trascurò di visitare i cantieri navali del Paese dei Faraoni, descrivendo minuziosamente le imbarcazioni locali e le loro tecniche costruttive.
Tra le barche che solcavano le placide acque del Nilo, Erodoto racconta in particolare di insoliti battelli chiamati “baris” che venivano usati dagli egiziani per il trasporto delle merci. E per gli archeologi comincia un mistero destinato a rimanere tale nei secoli a venire, sino all’incredibile scoperta avvenuta poche settimane or sono, nella acque antistanti il porto sommerso di Thonis-Heracleion. Continua

HackerInBoat: salperà da Genova la nave dei pirati informatici

Partirà dal capoluogo ligure ai primi di maggio la prima crociera riservata ad un pubblico assai particolare: gli hacker

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Il logo della crociera per hacker in partenza da Genova il 2 maggio

Una nave tutta piena di hacker. Partirà dal porto di
Genova, giovedì 2 maggio, e navigherà per quattro giorni nel Mediterraneo su una imbarcazione della flotta Costa Crociere, con tappe a Marsiglia e a Barcellona. E sarà certo un bel diversivo per gente abituata a navigare sì, ma soltanto nel “mare” di internet. Ad organizzare la crociera è l’associazione di hacker “etici” – poi spiegheremo cosa si intende con questo termine – HackInBo che ha pensato di spostare in mare aperto, possibilmente fuori dalle acque territoriali italiane, il suo evento annuale dedicato ai sistemi di sicurezza informatica e che hanno chiamato HackInBoat. Hacker in barca. Continua

Missione “Re d’Italia” e “Palestro”: l’immersione nei relitti e la leggenda della cassaforte piena d’oro

Oltre un secolo a mezzo dopo la battaglia di Lissa, Davide Ciampalini e il suo team Wse riescono a penetrare ad una profondità di 115 metri nelle stive delle corazzate italiane affondate dalla marina asburgica

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Un subacqueo della Wse ispeziona lo scafo della corazzata Re d'Italia

Il sogno si avvera lunedì 28 maggio 2018. La spedizione
World Submarine Exploration è pronta per scendere sino a 115 metri, dove giace il relitto della corazzata italiana. “Dopo gli ultimi controlli alle attrezzature e dopo aver caricato la barca, ci mettemmo in navigazione verso il Re d’Italia”, racconta Davide Ciampalini.
“Il mare era calmo, il tempo buono e il morale alto, anche la trepidazione era elevata, il sogno che stavo aspettando da più di 2 anni si stava per realizzare. Allo stesso tempo -ricorda Davide- cresceva anche la paura che all’ultimo momento qualcosa potesse andare storto, mille pensieri mi passavano per la testa. Dopo circa un oretta di navigazione arrivammo sul punto. Eccoci, ci siamo, questo è lo specchio di mare dove si svolse la battaglia di Lissa e qui sotto a 115 metri di profondità giace da 152 anni la Corazzata Re d’Italia”.
“Era arrivato il momento di fare sul serio -prosegue Ciampalini- ora dovevamo pedagnare il relitto. Alessio e Rolando si misero a prua con il pedagno pilota pronto ad essere lanciato, Veljano al timone ed io insieme a lui controllavamo lo scandaglio. Dopo qualche passaggio per trovare la posizione esatta del relitto, gridiamo ‘Vai! Vai! Butta!’, Ale e Rol gettano così il primo pedagno. Quello più grande, che ci servirà per la discesa, lo gettammo subito dopo, non appena ci fummo sincerati che il primo pedaggio era finito nel posto giusto”.
“Abbiamo indossato le nostre mute in silenzio -spiega Davide- con la massima calma. Eravamo entrati in modalità ‘diver’ e la concentrazione era al massima. È difficile spiegare cosa passasse per la testa di ognuno di noi in quel momento, l’emozione era indescrivibile. In acqua tutti intorno al pedagno, facemmo gli ultimi controlli, ci scambiammo gli ‘ok’ di rito e iniziammo a scendere verso il fondo. Il cuore mi batteva all’impazzata, mi accorsi subito che i miei amici durante la discesa lasciarono a me l’onore di arrivare per primo sul relitto”. Continua

Missione “Re d’Italia” e “Palestro”: la tragica storia delle prime corazzate italiane

Oltre un secolo a mezzo dopo la battaglia di Lissa, Davide Ciampalini e il suo team Wse sono riusciti a scendere ad una profondità di 115 metri ed a penetrare per primi nelle stive delle corazzate italiane affondate dalla marina asburgica durante la terza guerra di Indipendenza

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Il team subacqueo che si è immerso nel Re d'Italia

Al lavoro burocratico e quello organizzativo,
Davide Ciampalini affianca, come abbiamo detto nella prima parte dell’articolo, una fitta ricerca d’archivio per sapere tutto quello che si può sapere sulla nave. La fregata Re d’Italia insieme alla cannoniera Palestro e ad altre 10 corazzate, “facevano parete del progetto di rinnovamento e potenziamento della Regia Marina iniziato da Cavour ancor prima dell’unità d’Italia”, racconta Ciampalini.
Inizialmente la Marina italiana era composta dalla fusione della Marina sarda, borbonica, siciliana, toscana e pontificia e possedeva soltanto vascelli in legno. Per rafforzare la flotta furono commissionate 12 nuove corazzate, navi di nuova generazione per l’epoca. Queste avevano lo scafo in legno corazzato da piastre di ferro e disponevano sia di vele che di eliche, erano armate con cannoni in bordata e grossi speroni a prua sotto la linea di galleggiamento. Continua

Missione “Re d’Italia” e “Palestro”: come è nata l’avventura

Oltre un secolo a mezzo dopo la battaglia di Lissa, Davide Ciampalini e il suo team Wse sono riusciti a scendere ad una profondità di 115 metri ed a penetrare per primi nelle stive delle corazzate italiane affondate dalla marina asburgica durante la terza guerra di Indipendenza

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La squadra di Davide Ciampalini riemerge dopo essere penetrata nella corazzata Palestro

Non ha trovato l’oro, immergendosi ad oltre 100 metri di profondità, dentro le contorte lamiere del Re d’Italia. I
lingotti d’oro che la leggenda racconta siano rinchiusi nella cassaforte del Re d’Italia, e che molto probabilmente – come spiegheremo più avanti – non sono mai esistiti non erano l’obiettivo di Davide Ciampalini, istruttore trimix Utr e team leader del World Submarine Exploration, nonché “relittaro” come pochi altri al mondo. Pinneggiando tra i resti di quella che era stata la prima, orgogliosa, corazzata della Marina Militare dei Savoia, il nostro esploratore subacqueo cercava qualcosa di incomparabilmente più prezioso: l’avventura.
Ho avuto il piacere di conoscerlo all’ultimo Eudi Show che si è da poco svolto a Bologna. Disponibile e sorridente, mi ha raccontato la sua immersione mozzafiato dentro la Re d’Italia e la Palestro, con la semplicità di chi dà per scontato che tutti siano in grado di immergersi con un treno di bombole attaccato al gav e che sorbirsi tre ore di decompressione attaccati ad una fune, in mezzo al blu, sia una cosa da farsi tutte le domeniche. Continua

L’esperimento di Filadelfia: la nave che superò i confini dello spazio e del tempo

Una leggenda racconta che il cacciatorpediniere Uss Eldridge scomparve improvvisamente dal porto di Filadelfia per materializzarsi a Norfolk con un lampo di luce verde

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Una immagine del film The Philadelphia Experiment che racconta la leggenda delle sparizione del cacciatorpediniere Uss Eldridge
Il 28 ottobre 1943, alle ore 17,15 precise, il cacciatorpediniere della Marina statunitense Eldridge, ormeggiato al molo di Filadelfia, scomparve sotto un grande lampo di luce verde. Qualche minuto dopo, la nave da guerra ricomparve nelle acque antistanti la città di Norfolk, 500 chilometri più a nord. Quindi svanì un’altra volta nel nulla, per tornare a materializzarsi a Filadelfia, nello stesso identico punto in cui era sparita la prima volta.
La storia – vera – del cacciatorpediniere americano Tulsa, invisibile ai radar grazie alla tecnologia Stealth di cui abbiamo raccontato in questo articolo di Liguria Nautica, non poteva non riportarci a memoria la fantastica leggenda dell’Eldridge. La nave dove due scienziati del calibro di Albert Einstein e Nikola Tesla, avrebbero, in gran segreto, sperimentato la tecnica del teletrasporto.
Fantascienza? Anche. La leggenda del cacciatorpediniere che per qualche minuto avrebbe viaggiato nel tempo e nello spazio, era un boccone troppo appetitoso per gli appassionati del genere mystery ed è stata infatti ripresa da alcuni film hollywoodiani tra i quali il più famoso è stato “The Philadelphia experiment” del regista Stewart Raffill (1984), che ottenne un tal successo al botteghino che nove anni dopo uscì un sequel omonimo: “The Philadelphia experiment 2”. Continua

La Marina degli Stati Uniti vara la prima nave invisibile

Dotata di tecnologia Stealth e di cannoni elettromagnetici, il cacciatorpediniere Tulsa è la nave più potente mai realizzato dall’uomo

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L’incrociatore Lcs-16 Tulsa classe Zumwalt

“Difesa On Line”, testata giornalistica specializzata nel settore dell’industria bellica, le definisce come “le navi più potenti mai progettate dall’uomo”. E se lo dicono loro, c’è da crederci. Stiamo parlando della cosiddetta classe Zumwalt, cacciatorpedinieri di modernissima progettazione, il cui primo esemplare è stato varato il 28 ottobre del 2013. Ma l’ultima nata della famiglia – la quindicesima di una serie che prevedeva una trentina di navi – messa in acqua sabato 16 febbraio nei cantieri navali di Bath, nel Maine, ha qualcosa in più: è invisibile.
Fantascienza? No, ma ci siamo vicini! L’incrociatore Lcs-16, che ha preso il nome dalla città di Tulsa, nell’Oklahoma, è dotato di una tecnologia simile a quella degli aeroplani Stealth, volta a ridurre il calore, il rumore e le altre emissioni che rendono la nave percepibile dai sensori di rilevamento nemici. Se consideriamo che anche la stessa costruzione del cacciatorpediniere è disegnata lungo linee ”avveniristiche” appositamente studiate per mimetizzarlo nell’ambiente marino, si comprende come la nave risulti pressoché inindividuabile dai radar. Invisibile, insomma. Continua

La fritola venexiana. La regina del Carnevale che viene dal mare

Dai porti d'oriente alla laguna di Venezia, facendo rotta per l'isola di Candia e la Morea. La storia della frittella e dei suoi ingredienti è la storia del Mediterraneo

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Un pasticcere mostra i tre tipi di frittella più noti: alla crema, allo zabaione e alla venexiana

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, ombre, cicheti e fritole, si racconta in laguna, sono il respiro stesso della città. Per coloro che vivono al di là del lungo ponte che collega Venezia alla terraferma, stiamo parlando di chiacchiere, bicchieri di vino, stuzzichini e frittelle. Tutti prodotti da consumarsi preferibilmente in buona compagnia, seduti in un bacaro, in una furatola o in una malvasia, per ricordare solo tre delle tante categorie in cui a Venezia si classificano le osterie. E il carnevale, che neppure quest’anno siamo riusciti ad evitare, è il momento migliore per assaporare queste specialità. Una su tutte, la celebre fritola venexiana che nel Settecento, secolo d’oro della Serenissima, fu incoronata nientepopodimeno che dal Doge in persona, Regina del carnevale, nonché dolce ufficiale della Repubblica di San Marco. Continua

A Bologna torna l’Eudi Show, il salone europeo della subacquea

Da venerdì 1 a domenica 3 marzo si svolgerà nel capoluogo emiliano l’evento fieristico più atteso dai sub italiani e non solo

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Un'immagine che mostra la grandissima affluenza all'Eudi Show 2017

Una storia lunga 27 anni. Dalla prima edizione di Verona nel 1992, l’
Eudi Show, quello che poi sarebbe diventato il principale salone italiano dedicato alle attività subacquee, è migrato a Roma, Genova e Milano, per trovare casa infine, negli ultimi sette anni, a Bologna, ottenendo successi sempre maggiori sia in termini di visitatori che di stand espositivi.
Numeri in costante crescita, proprio come è in costante aumento l’attenzione mediatica riservata alla subacquea e gli appassionati che la praticano. L’edizione dello scorso anno ha visto la partecipazione di ben 285 espositori e poco meno di 30 mila visitatori, il 48% dei quali si è dichiarato “soddisfatto” dell’offerta fieristica ed il 28% “molto soddisfatto”.
L’edizione 2019, promossa come di consueto da Assosub, si svolgerà nelle giornate di venerdì 1, sabato 2 e domenica 3 marzo negli spazi di BolognaFiere. Tra gli stand espositivi, i subacquei troveranno senza dubbio quello della loro didattica di riferimento. Inoltre, le maggiori aziende di attrezzature subacquee approfitteranno della vetrina internazionale per presentare i loro nuovi prodotti. Continua

In Bahrein apre il parco sommerso più grande del mondo attorno al relitto di un Boeing 747

L’aereo di linea è stato affondato appositamente per ricavarne una attrattiva per i subacquei

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Il relitto del Boening 747 affondato per farne una giostra subacquea

Una cosa così se la potevano immaginare solo gli sceicchi arabi. Affondare un Boeing 747 soltanto per farne una “giostra” acquatica e divertire i subacquei! E non è una fake news ma una notizia vera. Siamo nel Bahrein, piccolo staterello incastonato nel bel mezzo del Golfo Persico, con una superficie 13 volte più piccola della Basilicata, metà degli abitanti di Roma ma con un prodotto interno lordo da paura. Una isola-Stato governata da una monarchia costituzionale de iure ma monarchia assoluta de facto, che naviga in un mare di petrolio.
Noto per gli audaci skyline della sua capitale, Manama, dalle avveniristiche architetture che qualcuno, a digiuno di moderno design, potrebbe anche definire “spaventose”, il Bahrein è noto per non avere introdotto nella sua giurisdizione neppure un accenno al rivoluzionario concetto di “diritti umani”, per non parlare di quella bizzarria chiamata “emancipazione femminile”. Ma soprattutto il Bahrein è famoso per buttare vagonate di soldi in qualsiasi stravagante impresa che gli assicuri una qualsiasi visibilità a livello mondiale. Il parco subacqueo che aprirà quest’estate a poca distanza dalla capitale (che poi è l’unica città del Paese) è appunto una di queste. Continua

Il coltello subacqueo. Quale scegliere, come usarlo e perché portarlo sempre con noi sott’acqua

Trucchi e segreti di un attrezzo spesso trascurato ma indispensabile per la nostra sicurezza in immersione

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Un coltello ben affilato può rivelarsi utilissimo in immersione

Diciamo subito a cosa non serve e come non lo si deve usare. Per prima cosa, il
coltello subacqueo non va mai estratto dalla fondina quando si è in superficie. Non ci si gioca (ci si potrebbe far male), non lo si usa per passare il tempo intagliando il legno e neppure per raschiare le cozze o tagliare le torte (sì, ho visto fare anche questo!). Se lo adoperate per accorciare le cime o per altri lavori in barca, non lamentatevi se, al momento del bisogno, la lama smussata dall’uso improprio si rivelerà inefficace.
Un coltello ben tagliente, invece, potrà, non dico salvarci la vita, ma toglierci dai guai quando la nostra rubinetteria si impiglierà in una delle sempre più numerose reti abbandonate nei fondali o abbarbicate ai relitti. E’ una situazione che, statisticamente, prima o poi capita a tutti i sub. Non c’è da aver paura ma solo da rimanere calmi.
Ricordiamo che, in un caso come questo, non deve essere il sub impigliato ad agire ma il suo compagno. Spetta a chi è libero estrarre il coltello e liberare dalla rete o dalle lenze l’amico imprigionato come un insetto in una ragnatela. E’ questa la procedura più sicura. Il sub impigliato rischia di impigliarsi ancora di più nel tentativo di liberarsi. Meglio rimanere tranquilli e affidarsi al compagno che può raggiungere meglio la nostra rubinetteria. Continua

Il mistero del Lusitania, il “levriero dei mari” silurato da un U Boot tedesco

Cento anni dopo il suo affondamento, il relitto del transatlantico continua a conservare i suoi segreti in fondo al mare

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Una stampa dell'epoca racconta l'affondamento del Lusitania ad opera di un U boot tedesco

Il primo maggio del 1915, il transatlantico
Lusitania lasciò il porto di New York per dirigersi verso Liverpool. A bordo di quella che era, all’epoca, la nave più veloce del mondo, lunga 240 metri e capace di raggiungere i 25 nodi, salirono 1964 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio (circa un terzo del totale).
Non era un porto sicuro, Liverpool. L’intera Europa era precipitata in quel gigantesco ed inutile bagno di sangue che è stata la prima Guerra Mondiale e le coste inglesi erano pattugliate dai sottomarini della Kriegsmarine, i temibili U Boot.
Nei giorni precedenti alla partenza, le autorità portuali americane avevano diffuso manifesti e volantini per avvisare i viaggiatori del rischio in cui ponevano la loro vita cercando di raggiungere l’Inghilterra. Pochissimi saranno coloro che vi daranno retta e rinunceranno al viaggio. Molti passeggeri erano cittadini americani diretti al Vecchio Continente per affari o per congiungersi con familiari.
Gli Stati Uniti, nel maggio del 1915, erano ancora un Paese neutrale, pure se rifornivano non ufficialmente di armi i loro ex colonizzatori. Ma il Kaiser Guglielmo II aveva dato mandato ai suoi Unterseeboot, battelli sottomarini, di attaccare solo navi militari o carghi che trasportavano materiale bellico. Non aveva nessun interesse a far entrare gli Usa nel conflitto.
Continua

La folle impresa dei terrapiattisti: in crociera attorno al mondo per dimostrare che la terra non è tonda

La nave salperà nel 2020 e, secondo i terrapiattisti, sarà “la più grande avventura di tutta la storia dell’umanità”

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Siete convinti che il mondo sia tondo come un pallone, magari solo un po’ schiacciato attorno ai poli? Ed invece la terra è piatta come un frisbee, con il polo nord al centro ed una barriera di invalicabili montagne di ghiaccio tutto intorno. La luna? Piatta anche lei e l’uomo, naturalmente, non c’è mai salito sopra. Tutta quella sceneggiata dello sbarco – tra pompose frasi storiche e gran sventolio di bandiere a stelle e strisce – altro non è che un filmetto girato ad Hollywood per cercare di farci credere quello che non è.
E poi, diciamocela tutta, Guerre Stellari e Luke Skywalker sono assai più credibili di Apollo 11 e Neil Armstrong, che ci potevano investire una po’ di più negli effetti speciali, se volevano sperare di farci fessi! La terra tonda? Che scemenza! E quelli che stanno dall’altra parte del “globo” allora? Vivono attaccati al soffitto per non cadere giù?
Eh sì! Per i cosiddetti terrapiattisti della Feic (Flat Earth International Conference), convinti che la terra sia davvero piatta, il termine “evidenza scientifica” ha un significato diverso che per il resto dell’umanità. Tanto è vero che hanno deciso di fare i Cristofori Colombi della situazione, armare una nave da crociera, che di caravelle non se ne trovano più e navigare sino ai confini del mondo per dimostrare all’umanità la fondatezza della loro teoria sulla forma della terra. Continua

Il meccanismo di Antikythera, uno dei più grandi misteri che il mare ci abbia mai restituito

Un oggetto “impossibile” scoperto su un misterioso relitto che giace nelle limpide acque del mare Egeo tra Creta e Citera

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Il misterioso meccanismo di Antikythera esposto al museo archeolgico di Atene

Era l’estate del 1901 quando una violenta tempesta costrinse un gruppo di
pescatori di spugne greci a cercare approdo sulle rocciose spiagge di Antikythera. L’isola, indicata col nome di Cerigotto nelle mappe della Serenissima Repubblica, era stata un possedimento autonomo della nobile famiglia dei Viaro e, in seguito, delle famiglie dogate dei Giustinian e dei Foscarini.
Antikythera sorge a poche miglia marine dalla più famosa Citera, che dette i natali niente popò di meno che alla dea della bellezza, Afrodite o, se preferite il latino, Venere. Cessata la tempesta, i pescatori che provenivano dalla vicina Creta, decisero di fare qualche tuffo nei fondali allora inesplorati dell’isola nella speranza di raccogliere qualche pezzo di spugna pregiato e fu così che scoprirono, adagiato nell’azzurro del fondale, a 43 metri di profondità, il relitto di una nave che, come fu stabilito in seguito, risaliva alla metà del primo secolo avanti Cristo.
Quando ritornarono a Creta, i pescatori riferirono del ritrovamento alle autorità e gli archeologi greci si misero subito al lavoro per esaminare il relitto e riportare in superficie un gran numero di interessanti reperti come anfore e statue in bronzo e in marmo. Il 17 maggio del 1902, i reperti più voluminosi e ritenuti inizialmente più importanti erano già stati puliti e classificati e Valerios Stais, l’archeologo a capo della spedizione, decise di dare una occhiata più approfondita a quello che sembrava un blocco di pietra scrostato dall’azione del mare.
Possiamo solo immaginare la sua sorpresa quando, dopo una veloce pulizia, l’oggetto apparve per quello che era: un meccanismo in bronzo e altre leghe di metallo formato da un numero imprecisato di ruote dentate, tutte incastrate tra di loro, di cui purtroppo solo le più grandi erano sopravvissute alla devastazione del tempo. Tutto l’oggetto, che diventerà famoso come il meccanismo di Antikythera, era inserito in una specie di cornice o scatola di legno, lunga 30 centimetri, larga 15 e alta circa 5 centimetri ed era destinato a diventare uno dei più grandi misteri che il mare abbia mai restituito all’umanità. Continua

Immersioni, tutti i segreti della muta stagna

Immergersi anche in inverno è possibile grazie a queste speciali mute che isolano il corpo del subacqueo dall'acqua fredda

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Un subacqueo in immersione con una muta stagna

Il subacqueo che non vuole rinunciare ad immergersi in
inverno in mari come i nostri che non godono della mitezza di quelli tropicali, non ha alternative a quella di convertirsi alla muta stagna. In questo articolo, vedremo come è costruita e come funziona questo particolare tipo di muta che consente a chi la indossa di immergersi senza entrare in contatto con l’acqua marina. Spiegheremo anche chi la può adoperare, come si usa e vi consiglieremo anche qualche accorgimento per gestirla al meglio.
Cominciamo subito col dire che le mute stagne si possono dividere in due grandi categorie: quelle in neoprene e le altre. Le prime, sono realizzate in neoprene spesso dai 7 ai 9 millimetri, protetto da uno strato di nylon che ne garantisce l’impermeabilità. Sono mute molto comode, anche se piuttosto costose. Hanno il difetto di essere molto delicate in immersione e necessitano di molte attenzioni anche durante il “riposo” nei nostri armadi.
In compenso, tengono caldo il corpo e sotto non c’è bisogno di vestirsi molto. Solitamente è sufficiente una tuta da ginnastica o una felpa leggera. Ma dipende ovviamente dalla temperatura esterna, dai tempi di immersione e, come è facile immaginare, da quanto freddoloso è il subacqueo che la indossa. Queste mute sono le preferite dai subacquei ricreativi e da quelli sportivi.
Chi scende in acqua per mestiere, e magari deve rimanere per lunghi periodi a lavorare sul fondo del mare, sceglie una stagna in trilaminato, realizzata incollando vari strati di “fogli” di nylon e di gomma butilica. Ne consegue un tessuto molto resistente anche agli strappi, e quindi preferito dalle agenzie professionali per “vestire” i loro subacquei.
Continua

Sui fondali di Rhode Island ritrovato il relitto dell’Hms Endeavour, il brigantino del capitano James Cook

Una equipe di archeologi subacquei avrebbe individuato i resti della mitica e sfortunata nave che per prima raggiunse le coste australiane


Il capitanto James Cook in un famoso ritratto di Nathaniel Dance-Holland. Nello sfondo, l'Hms Endeavour

Scritto per LiguriaNautica - La lunga caccia al relitto dell’Hms Endeavour sembra sia giunta al termine. Dopo due anni di ricerche, il team di archeologi subacquei della Royal Australian Navy ha ristretto la possibile zona di affondamento della nave attorno ad un punto situato a poche miglia dalla costa dello Stato americano di Rhode Island.
La spedizione, salpata lo scorso settembre da Newport Harbour, una cittadina portuale situata tra Boston e New York, è stata guidata addirittura da un “pezzo grosso” della marina australiana, il vice ammiraglio
Michael Noonan, cha ha voluto infilarsi personalmente le pinne ai piedi per scendere sino al relitto e verificare se i resti dei cannoni corrispondevano alle attese degli archeologi. Alla fine dei rilevamenti l’ammiraglio ha tenuto una conferenza stampa in cui ha annunciato che il relitto ritrovato potrebbe essere davvero quello della nave europea che per prima è sbarcata nel suo Paese: l’Australia.
Una storia tanto gloriosa quanto sfortunata, quella dell’Hms Endeavour. Ricordo che “Hms” è la sigla usata da tutte le navi britanniche o del Commonwealth, e significa
Her Majesty’s Ship ovvero “Nave di Sua Maestà”. Varata nel 1764 come una semplice nave da carico per i trasporto di carbone, l’Endeavour fu acquistata 4 anni dopo dalla Marina inglese che la trasformò in un agile brigantino a palo per poi affidarla al comandante James Cook cha aveva la missione di esplorare i mari del sud alla ricerca di un mitologico continente che allora non si sapeva se esistesse o no: la Terra Australis Incognita. Continua

Immergersi sotto i ghiacci – parte seconda

Attrezzature ed accorgimenti per immergersi sotto la coltre gelata di un lago alpino


Un subacqueo in immersione sotto il ghiaccio

Scritto per LiguriaNautica - Vediamo ora cosa serve per per immergersi sotto i ghiacci. Di sicuro è indispensabile la muta stagna. Non sognatevi di provare ad usarne una umida e neppure una semistagna da 7 millimetri! Ci vuole necessariamente la stagna. E, naturalmente, bisogna essere stati addestrati al suo utilizzo. Ricordatevi, in ogni caso, che se è vero che la muta stagna non ti fa bagnare, è anche vero che da sola non basta a ripararti dal freddo. Neppure se è una di quelle in neoprene. Sotto bisogna coprirsi bene ma evitando di infagottarci in modo tale da non riuscire più a muovere un muscolo.
In commercio ci sono degli
indumenti in pile pensati apposta per questo scopo. In alternativa vanno bene anche delle tute da ginnastica pesanti, magari con una calzamaglia di lana sotto. Nei negozi di subacquea più forniti, si trovano anche dei sistemi di riscaldamento a batteria. In tutta franchezza, li ritengo più adatti a dei professionisti che devono lavorare in acque gelide per molte ore al giorno. Ricordiamoci che una immersione sotto i ghiacci dura al massimo una mezz’oretta o poco più. Continua

Immergersi sotto i ghiacci – parte prima

Tutto quello che bisogna sapere per immergersi sotto la superficie gelata di un lago alpino


Un subacqueo fa il segno della risalita dopo una immersione in un lago ghiacciato

Scritto per LiguriaNautica - L’inverno ormai è arrivato ma anche voi, come me, non avete nessuna intenzione di impacchettare l’attrezzatura e di riporla in soffitta in attesa della prossima estate, giusto? Magari, approfittando delle festività natalizie, avete già programmato qualche viaggio nel Mediterraneo meridionale, dove le acque sono sempre tiepide ed è ancora possibile fare qualche immersione senza morire di freddo.
Io, ad esempio, me ne andrò a svernare a Creta e di sicuro scriverò qualche reportage per Liguria Nautica sui fondali dell’isola greca e magari raccoglierò anche qualche bella storia di mare dai pescatori locali. Qualcun altro starà pensando al mar Rosso dove le acque sono sempre azzurre. O magari ai paradisi d’Indonesia o alla splendida Cuba che non delude mai. Continua

Il misterioso relitto di Punta Bianca: storia del piroscafo Almerian, l’ultima nave che salutò il Titanic

Nei fondali di Agrigento una spedizione subacquea è riuscita ricostruire la storia di una nave a vapore affondata durante la prima guerra mondiale


Gli archeologi subacquei esplorano il relitto di Punta Bianca

Scritto per LiguriaNautica - Senza voler essere superstiziosi, ci sono navi che non hanno certo portato fortuna a chi le ha incrociate. Ed è stato questo il destino del piroscafo inglese Almerian, l’ultima nave che vide il Titanic nel suo primo e ultimo viaggio e l’ultima nave ad essere affondata dal combattivo sommergibile tedesco U-Boat 73 che fece colare a picco ben 12 navi inglesi, senza contare i mercantili, prima di auto affondarsi davanti alle coste francesi per non consegnarsi al nemico.
Anche la storia del ritrovamento dell’Almerian è una di quelle cha val la pena di essere raccontate ed è emblematica di come agiscono i subacquei appassionati di
archeologia del mare, o se preferite chiamarli come li chiamo io, i “cacciatori di relitti”.
Comincia tutto come comincia sempre. Con un
amico pescatore che ti racconta una storia. “Nel 1991 sono venuto a conoscenza del relitto di Punta Bianca grazie al mio amico Luigi Bisulca che mi ha portato a fare un’immersione in apnea nel luogo del ritrovamento. Mi sono chiesto che tipo di relitto fosse, l’anno e le cause dell’affondamento. Le acque del sito, quasi sempre torbide, mi hanno però impedito in quel momento di rendermi conto delle reali misure del relitto”, ricorda Stefano Vinciguerra, subacqueo della Lega Navale di Agrigento e del Giass, Gruppo Indagine Archeologica Subacquea Sicilia. Continua

Nelle profondità del Mar Nero scoperto il relitto di “Ulisse”. E’ la nave intatta più antica del mondo

Una troupe di scienziati archeologi, grazie a dei sofisticati droni subacquei, ha trovato i resti di uno scafo risalenti a 2400 anni fa



Scritto per LiguriaNautica - E’ il relitto più antico del mondo. Per 2 mila e 400 anni è rimasto addormentato nelle abissali profondità del Mar Nero, sdraiato in assetto di navigazione a oltre duemila metri di profondità. Trovarlo e restituirlo alla storia, è stata una impresa del celebre Map, acronimo di Maritime Archaeology Project. Una troupe internazionale di archeologi e scienziati che fa riferimento all’Università di Southampton e che dal 2015 sta setacciando con un alcuni droni abilitati per le alte profondità e attrezzati per raccogliere immagini a tre dimensioni, le coste della Bulgaria dove un tempo approdavano le navi provenienti dalla Grecia e, in generale, dai porti mediterranei.
La scelta del mar Nero non è casuale. Non soltanto per la grande attività commerciale e marittima che vi si svolgeva nell’antichità, ma per le profondità delle sue acque che assicurano una sorta di ibernazione del possibile relitto. La quasi totale assenza di ossigeno riscontrabile nelle acque profonde, impedisce infatti il proliferare degli organismi acquatici che sono la causa principale del deterioramento del legno. Continua

Il bombardiere sotto il mare: una delle più belle immersioni in Liguria

Al largo di Santo Stefano al Mare si trova il relitto dell’aereo italiano BR 20 abbattuto dall’asso francese Pierre Le Gloan durante la seconda guerra mondiale


Il relitto del bombardiere BR 20 sul fondale di Santo Stefano al Mare

Scritto per LiguriaNautica -La seconda guerra mondiale ha disseminato i fondali del Mediterraneo di relitti. Ognuno di loro ha una sua storia da raccontare. Storie di uomini e di mare. Storie che qualche volta arrivano dal cielo e che nella profondità del mare hanno trovato la loro conclusione. Una di queste storie è quella del bombardiere italiano BR 20, immatricolato MM 21503, i cui resti giacciono ad una profondità di circa 47 metri ad un miglio e mezzo dal porto di Santo Stefano al Mare, in provincia di Imperia.
L’aereo realizzato dalla Fiat nel 1936 era un
bombardiere leggero, 22 metri circa di apertura alare, 16 metri di lunghezza, armato con tre mitragliatrici e poteva trasportare un carico di mille e 600 chili di bombe da sgancio stivate, a differenza degli altri modelli di bombardieri, orizzontalmente e non verticalmente, così da privilegiare la precisione del lancio. Fu il primo bombardiere italiano realizzato completamente in metallo ed ebbe il suo battesimo di fuoco nella guerra civile di Spagna. Continua

Sui fondali di Capo Passero torna a galla l’ultima battaglia dell’Artigliere

Testando un nuovo e potente sonar, una nave laboratorio ha trovato il relitto del cacciatorpediniere italiano ad una profondità di 3600 metri


Il relitto del cacciatorpediniere Artigliere affondato dalla Royal Navy

Il mare è un grande narratore di storie ed i relitti sono i suoi libri preferiti. Ma è un narratore capriccioso. Chi ha orecchie per ascoltarlo, può attendere pazientemente che cominci a narrarci miti e leggende ma non chiedetegli mai nulla: è lui che decide quando e cosa raccontare. Prendete il signor David Reams. Uno scienziato di fama internazionale, nonché responsabile della attività marine di Vulcan, la fondazione per lo sviluppo di alte tecnologie creata da Paul Allen. Che non è un miliardario qualsiasi ma il cofondatore dell’impero Microsoft. Ebbene, Reams stava testando un nuovo sonar, dalle prestazioni a dir poco fantascientifiche, a bordo della sua nave laboratorio, la Vulcan, scandagliando a casaccio il fondale tra Malta e la Sicilia, quando all’improvviso… Continua

A Venezia va in scena lo spettacolo di “Abissi”, concorso internazionale dedicato alla fotografia subacquea

Le immagini vincitrici sono esposte nelle sale del Museo Naturale della città lagunare, assieme alle opere in vetro realizzate appositamente dai maestri vetrai di Murano



Tutta la spettacolarità del mare rinchiusa in una fotografia. L’11esima edizione di Abissi non è venuta meno alle aspettative e ci ha regalato una carrellata di immagini talmente emozionanti che non avranno senz’altro facilitato il compito della giuria incaricata di scegliere i vincitori.
Con tanti partecipanti provenienti da tutti i continenti del mondo, il concorso internazionale di fotografia subacquea
Città di Venezia, promosso dall’associazione culturale Abissi Underwater, si conferma uno degli appuntamenti più importanti per gli appassionati di scatti sommersi. E come è tradizione di questo concorso, nato nel 2008, sono stati premiati gli scatti più tradizionali, con un uso minimo di filtri ed effetti photoshoppati, senza che per questo la spettacolarità delle immagini sia venuta meno. Continua

Al largo di Framura il relitto Marcella: fu il più moderno peschereccio artico al mondo

Al largo di Framura, in provincia della Spezia, troviamo i resti di una corvetta famosi per la bizzarra posizione verticale. Ma ancora più bizzarra è la storia della nave


La prua in verticale del relitto della nave Marcella

Scritto per LiguriaNautica - Tra tutti i relitti in cui mi sono immerso quello del cacciasommergibili Marcella è senz’altro il più bizzarro, con quella grande prua in verticale diretta verso il cielo. Sembra che la nave non si rassegni al suo naufragio e cerchi ancora disperatamente di navigare verso la superficie. Ancora più bizzarra è la storia del Marcella. Sono pochi, anche tra coloro che ci si immergono, che sanno che questa non era una nave da guerra destinata al Mediterraneo, ma un peschereccio che solcava il mare Artico!
Il Marcella è stato varato in Francia, nei cantieri navali di
Saint Nazaire, nel 1932. Prima che la Kriegsmarine – la marina militare nazista – la confiscasse nel 1942 per trasformarlo in una corvetta antisommergibile con la sigla UJ 2210, il Marcella era considerata il più moderno peschereccio artico del mondo e, grazie alla sua elevata autonomia, riusciva a raggiungere le coste della Groenlandia per calare le sue grandi reti. Oggi, quello che resta del Marcella, o della corvetta UJ 2210 se preferite, giace ad una profondità massima di 65 metri a poca distanza dalle coste di Framura, in provincia della Spezia. Continua

Il mistero della Mary Celeste. Parte terza: il ritrovamento della nave maledetta

Lo scrittore Clive Cussler guida una spedizione della Numa e trova i resti del veliero in un reef di Haiti


Ecco come si presentano oggi i resti della Mary Celeste abbandonati nel reef di Haiti

Una nave maledetta, la Mary Celeste. L’inquietante mistero della scomparsa dell’intero equipaggio non fu la sola disavventura che il brigantino collezionò nella sua breve vita marinara. Sin dal suo varo, nel 1861 nelle acque dell’isola di Spencer, nella Nuova Scozia, il veliero si guadagnò la fama di nave porta sfortuna.
Il suo primo capitano,
Robert McLellan, che era anche uno dei proprietari del brigantino, contrasse la polmonite e morì a bordo nove giorni dopo aver assunto il comando, senza neppure portare a termine il viaggio inaugurale. Fu il primo di altri tre capitani che morirono sopra la Mary Celeste, senza contare Benjamin Briggs, scomparso nel nulla dell’oceano. In uno dei suoi primi viaggi, il brigantino cozzò violentemente contro un peschereccio. Fu rimorchiato al cantiere per le riparazioni e, durante i lavori, scoppiò un incendio a bordo della nave che devastò l’opera morta.
Durante la sua prima
traversata oceanica, la Mary Celeste causò poi un secondo grave incidente contro un’altra imbarcazione, proprio mentre stava per entrare nella Manica. La faccenda ebbe come conseguenza la destituzione del capitano, che fu comunque uno dei pochi ad uscirne vivo! E la lista delle disgrazie non è ancora conclusa. Qualche anno dopo, la nave si arenò nella baia di Glace, in Canada. A questo punto, i suoi proprietari decisero di disfarsene e di svenderla al primo acquirente. Cosa che avvenne nel 1867.
Il nuovo proprietario, l’armatore newyorkese Richard Haines, spese più soldi per le riparazioni che per l’acquisto, tanto era malridotta. Haines, che evidentemente non dava credito alle
superstizioni della gente di mare, pensò di cambiarle il nome. Fu lui a chiamare il nostro brigantino Mary Celeste. Continua

Il mistero della Mary Celeste. Parte seconda: le ipotesi

Il 5 dicembre del 1872, al largo della Azzorre, un mercantile incrocia una nave fantasma. Ecco tutte le ipotesi sulla scomparsa dell'equipaggio


I marinai del brigantino Dei Gratia avvistano al Mary Celeste

Come abbiamo visto nella puntata precedente, sono moltissimi gli scrittori, gli esperti di navigazione e gli “indagatori del mistero” che si sono cimentati nel tentare di dare una risposta alla domanda: cosa può aver spinto l’equipaggio ad abbandonare la Mary Celeste in pieno oceano?
C’è chi ha tirato in ballo il
Triangolo delle Bermude, scordandosi che il brigantino le Bermuda non le ha viste manco col cannocchiale! Chi il rapimento da parte di una astronave aliena. Ipotesi questa più difficile da smentire. Chi ancora l’attacco di una piovra gigante, che avrebbe inghiottito tutto l’equipaggio e, come dessert, si sarebbe pappata pure il sestante ed una scialuppa.

IL SOPRAVVISSUTO E IL TUFFO IN MARE
Nel 1913 apparve un diario, scritto da un tale Abel Fosdyk, che si professava amico del capitano Briggs e raccontava di essere stato imbarcato segretamente nella Mary Celeste per fuggire dalla giustizia americana. Secondo Fosdyk le cose sarebbero andate così: Briggs avrebbe scommesso con l’equipaggio di riuscire a nuotare anche vestito e si sarebbe tuffato in acqua per dimostrare la sua tesi, preparando prima uno speciale pontile provvisorio per dare modo alla moglie ed ai marinai di affacciarsi sull’oceano per seguire l’impresa.
Il pontile sarebbe però crollato e un
branco di squali affamati avrebbe fatto il resto, mentre Fosdyk, unico sopravvissuto, riuscì a salvarsi aggrappandosi ad una trave nuotando sino alle coste africane. La cosa più stupefacente è che ci furono dei lettori che credettero a questa improbabilissima versione. Poi qualcuno dimostrò che Abel Fosdyk non era mai esistito e che la notizia era, come diremmo adesso, una fake news creata senza lesinare la fantasia, solo per vendere qualche copia di giornale in più. Continua

A Varazze il primo Seabin V5, il “cestino dei mari” per ripulire il Mediterraneo dalla plastica

Il progetto è nato in Australia per bonificare gli oceani dall'inquinamento da detriti plastici


La posa del Seabin V5 nelle acque del porto turistico di Varazze

Scritto per LiguriaNautica - Si chiama Seabin V5, viene dall’Australia e serve a ripulire il mare dalla plastica. In Italia, il primo porto ad installalo sarà quello turistico di Marina di Varazze che ha preceduto sul filo di lana Cattolica e Venezia, pronte a seguire l’esempio della cittadina ligure nei prossimi giorni. Detto in parole semplici, Seabin V5, che potremmo tradurre come “cestino porta-rifiuti del mare“, è una specie di bidone semi sommerso, fissato ad un pontile, che filtra 24 ore su 24 l’acqua marina trattenendone anche i più piccoli detriti plastici. Il Seabin riesce a trattare 25 mila litri d’acqua all’ora, senza causar problemi alla fauna marina, raccogliendo sino a un chilo e mezzo di inquinanti al giorno. Più di mezza tonnellata all’anno. Continua

Il mistero della Mary Celeste. Parte prima: i fatti

Il 5 dicembre del 1872, al largo della Azzorre, un mercantile incrocia una nave fantasma. Dove è finito l'equipaggio?


Una rara immagine della Mary Celeste e il ritratto della moglie Sarah e della figlia Sophia Matilda del capitano

Scritto per LiguriaNautica - La notizia del cargo indonesiano senza equipaggio, riapparso dopo nove anni dalla sua presunta scomparsa davanti alle coste del Myanmar, ci ha riportato in mente il caso, ben più misterioso e tutt’ora irrisolto, del brigantino Mary Celeste.
Tra le tante leggende che arricchiscono la letteratura di mare, quella del vascello maledetto che continua il suo viaggio a vele spiegate senza nessuno a reggerne il timone, come se fosse dotato di una propria volontà, è forse una delle più riproposte nei canoni classici dell’avventura. Ognuno di noi ricorderà certamente qualche versione cinematografica di questo mito del mare. Pochi però sanno che a diffondere la leggenda contribuì più di tutti il papà di Sherlock Holmes, lo scrittore Arthur Conan Doyle, prendendo spunto proprio dalla storia vera della Mary Celeste. Ma cominciamo col raccontare come si svolsero i fatti. Continua

Nelle stive sommerse del Re d’Italia trovata la cassaforte con l’oro della battaglia di Lissa

Una equipe di subacquei croati è riuscita ad entrare nel relitto della pirofregata speronata dagli austriaci alla profondità di 115 metri


Lorenz Marović si immerge sul relitto della pirofregata Re d'Italia

Scritto per LiguriaNautica - Nel 2005, il subacqueo croato Lorenz Marović fu il primo a localizzare il relitto del Re d’Italia affondato durante la battaglia di Lissa e ad entrare nelle sue stive. Oggi, lo stesso Marović ha annunciato ai media croati che la sua squadra è riuscita a raggiungere la cassaforte che, secondo conteneva l’oro che il Regno d’Italia aveva stanziato per aprire un sistema bancario in Dalmazia, nell’ipotesi, molto accreditata all’epoca, di una prossima colonizzazione italiana delle terre dall’altra sponda dell’Adriatico, in caso di sconfitta austriaca.
Secondo le fonti, la cassaforte dovrebbe contenere 250 mila lire dell’epoca in monete d’oro, per una valore stimato di varie decine di milioni di euro. 
“Non sappiamo ancora cosa contenga la cassaforte -ha spiegato Andy, figlio di Lorenz Marović che fa parte della sua squadra di cacciatori di tesori di Komižanon è facile immergersi a quelle profondità ed organizzare il recupero ma sono certo che ce la faremo. Il Ministero per i Beni Culturali croato ci ha assicurato il permesso di continuare ad immergerci sul relitto e di tentare l’operazione. Ce la faremo. In fondo, abbiamo portato in superficie ancore romane che pesavano anche di più”.
Il relitto del Re d’Italia giace in assetto di navigazione, leggermente reclinato sul lato di dritta, su un fondale che va dai 105 ai 115 metri di profondità, a circa 7 miglia nautiche a nord di Lissa. L’immersione è riservata a
subacquei super esperti, in grado di usare complesse miscele e di sopportare tappe di decompressione dalla durata di non meno di 5 ore. La Re d’Italia era una pirofregata – cioè una nave dotata sia di impianto velico che di motore a vapore – varata nel 1863 a New York. Assieme alla sua gemella, Re del Portogallo, faceva parte del piano di potenziamento della Regia Marina Militare voluto da Camillo Benso, conte di Cavour. Continua

Un relitto al largo delle isole Aland affondato nel 1842 ci regala la birra e lo champagne più vecchi del mondo

Le bottiglie di vino sono state vendute all'asta per 15 mila dollari l'una. La Shipwreck Beer invece è stata riprodotta dalla Stallhagen e viene venduta nei traghetti per l'arcipelago al costo di 113,50 euro


Un tesoro rimasto per 170 anni sotto il mar Baltico: birra e champagne

Scritto per LiguriaNautica - Non è un cofano straripante di dobloni d’oro ma è sicuramente un grande tesoro, quello che una equipe di archeologi ha scoperto all’interno del relitto di un brigantino naufragato al largo della costa delle isole Aland nel 1842. Nelle stive della nave, a 50 metri di profondità, i subacquei hanno trovato 168 bottiglie di champagne e 5 di birra. Bottiglie perfettamente conservate ed ancora ben tappate nonostante siano rimaste sui fondali bui, gelidi e profondi del mar Baltico per quasi 170 anni. La scoperta è avvenuta nell’estate del 2010.
Le bottiglie di champagne, che sono state identificate come appartenenti a tre storiche
case produttrici francesi, la Veuve Clicquot Ponsardin, la Heidsieck e la Juglar (poi diventata Jacquesson & Fils), sono state battute all’asta per circa 15 mila dollari l’una dopo che uno studio scientifico, pubblicato niente di meno che dalla prestigiosa rivista Pnas, edita dall’accademia delle Scienze Usa, ne aveva studiato a fondo le caratteristiche organolettiche, chimiche, fisiche, batteriologiche. Il lavoro, portato a termine da una equipe di scienziati francesi, col titolo Chemical messages in 170-year-old champagne bottles from the Baltic Sea: Revealing tastes from the past, ha dimostrato come l’ultracentenaria immersione delle bottiglie non avesse compromesso il gusto dello champagne ed ha consentito di scoprire notizie interessanti sulla vinificazione in atto nel XIX secolo e sul gusto dei suoi estimatori dell’epoca che preferivano un prodotto più dolce e meno alcolico rispetto agli standard odierni. Continua

Immergersi in Sardegna. La costa settentrionale

Famoso più per il turismo d'élite che per le immersioni, questo tratto di litorale ci offre comunque splendidi siti sommersi


In immersione nella secca delle Cernie, nel parco marino di Lavezzi

Scritto per LiguriaNautica - Andiamo ora nel nord della Sardegna. Il tratto di costa che guarda alla vicina Corsica è ricchissimo di magnifici siti di immersione, alcuni davvero unici. Cominciamo con Castelsardo. A poca distanza dalle sue mura troviamo due belle secche: quella di Treazzi e quella di Frigiano. Qui la corrente può fare qualche scherzo ed è bene scendere preparati. Ci si immerge a – 9 metri per scendere, volendo, sino al fondo sabbioso e ammantato di posidonia e pinne nobili a – 35 metri.
Ancora più interessante è la vicino secca di
Castelsardo che si presenta come una grande torre dal diametro di circa 300 metri. La parte più alta della torre si trova a 11 metri ma si può scendere in profondità sino ai – 35. Si tratta di un sito di immersione molto variegato, dove si possono programmare molti itinerari subacquei adatti a tutti i livelli di preparazione.
Procedendo verso ovest troviamo il
canyon delle Gorgonie, una sorta di panettone tagliato a fette dove si pinneggia tra foreste di gorgonie gialle e coralli rossi. Al largo di Porto Leccio è ubicata la secca cosiddetta del Vichingo. Immersione interessante soprattutto per i neofiti, considerando che comincia a soli 5 metri. Davvero particolare è il sito chiamato lo Stazzu. L’itinerario si snoda dagli 11 ai 28 metri di profondità. Il nome deriva da una serie di strane grotte che si incontrano e che somigliano agli agglomerati rurali tipici dei pastori della Gallura e che sono, per l’appunto, chiamati, “stazzi”.
Ma la più bella e famosa immersione di Costa Paradiso è senza dubbio la
Tana di Gavino che si snoda tra i – 27 e i – 28 metri in uno spettacolare e coloratissimo scenario: si segue infatti un canalone per arrivare poi ad una parete e destreggiarsi infine tra alcuni scogli ricchissimi di vita. Gavino, che dà il nome all’immersione, era un enorme astice che i subacquei non mancavano di omaggiare quando passavano davanti alla sua tana. Continua

Immergersi in Sardegna. La costa orientale

Un tratto di litorale di incomparabile bellezza che non manca di regalare autentici paradisi sommersi anche ai subacquei


Una facile immersione a Cala Mariolu. La subacquea è uno sport per tutti e tutte!

Scritto per LiguriaNautica - Col parco del Giannargentu e spettacolari paesi incastrati tra mare e montagne come l’indimenticabile Cala Gonone, la costa che butta ad oriente è – a mio personalissimo giudizio – la più bella della Sardegna. Senza dimenticare una strada come l’Orientale Sarda che va fatta perlomeno una volta nella vita. La costa est dell’isola offre anche incantevoli siti di immersione.
Nel promontorio di Golfo Aranci, tra Porto Rotondo e Olbia, segnaliamo la parete del
Mamuthone che comincia appena sotto la superficie del mare e scende a meno 25 metri. Mamuthones sono chiamati quei terrificanti mascheroni sardi che alcune rocce della parete sembrano, con un po’ di fantasia, richiamare. A poca distanza da questa parete, si trova la cosiddetta Città delle Nacchere. Immersione facilissima, tra i 6 e i 10 metri, che ci porta in una piana letteralmente coperta da grandi pinne nobilis. Alcune superano il metro e mezzo! Da non credere!
A sud, a ridosso dell’isola Tavolara, troviamo tre siti famosi. La
secca del Papa (15 – 37 metri), tra pareti ricche di vita, la Tedja Liscia (5 – 27 metri), tra massi, archi e spaccature della roccia e la secca dell’Elefante (16 – 32 metri), che prende il nome da una strana roccia che ricorda la testa di uno di questi bestioni con tanto di proboscide. Altre due secche ci aspettano nella vicina isola Molara, quella di Punta Arresto (3 – 28 metri), tra guglie altre sino a tre metri e del Molarotto (9 – 26 metri), dove ci attende una numerosissima colonia di murene. Animali, ricordiamolo, che non sono pericolosi per il subacqueo ma che comunque non vanno stuzzicati. Continua

Immergersi in Sardegna. La costa occidentale

Grotte, tunnel e anfratti sommersi sono le caratteristiche di questo litorale unico al mondo e amatissimo dagli speleosub


Un subacqueo in immersione nelle colorate acque della Sardegna

Scritto per LiguriaNautica - Continuiamo il nostro viaggio ideale lungo la costa della Sardegna, salendo sino ad Oristano. Tra Marina di Torre Grande e Bosa troviamo un tratto di costa molto interessante caratterizzato da colorate secche e formazione rocciose che fanno ritornare in mente i versi dell’Ariosto “per balze, per pendici orride e strane. Dove non via, dove sentier non era. Dove né segno di vestigie umane”-
Cominciamo con la secca di
Corona Niedda, dai 14 ai 26 metri, ricca di anfratti e tane di animali, ed in particolare la secca Su Puntillone che sorge su alla cima di una imponente torre naturale (a meno 19 metri). Non trascurare di fare un giro anche lungo le pareti del torrione, piene di animali e colorate concrezioni. La visibilità è quasi sempre ottima e non ha nulla da invidiare al decantato mar Rosso.
La
grotta dei Saggi è una delle poche immersioni in grotta consentite anche ai principianti, ovviamente seguiti da una guida esperta. Ci si immerge da 5 a 20 metri, nella parte finale, e tra anfratti e canaloni, non è difficile imbattersi in grossi pesci pelagici. Un’altra immersione facile e divertente è quella a S’Architetto, così chiamata proprio perché gli archi e i brevi tunnel che si incontrano paiono proprio progettati da un architetto! La profondità arriva al massimo a 17 metri. Archi e passaggi “orridi e strani” anche Su Tinzosu, tra pareti che sembrano condomini di murene e gronghi. Ai Denti di Libeccio (dai 3 ai 18 metri) invece ci si immerge facendo lo slalom tra delle sorte di grandi stalagmiti che altro non sono che scogli che in alcuni casi salgono sino alla superficie e che vengono, per l’appunto, chiamati “denti”. Questa è una zona di antichi naufragi e non è raro trovare nel fondo cocci di anfore e altri manufatti navali. Per ultimo ricordiamo il Carosello. Anche in questo caso, come si dice, in nome omen. L’immersione infatti si snoda in invero carosello di spaccature, tunnel, archi e selle scavate dal mare nelle rocce granitiche. Continua

Immergersi in Sardegna. La costa meridionale

Secche e relitti come il cargo Isonzo e la Romagna fanno del golfo di Cagliari un luogo ideale per i subacquei


Un subacqueo gioca con la mitragliatrice di una nave da guerra sommersa

Scritto per LiguriaNautica - I miei amici sardi mi ripetono sempre che “In Sardegna non c’è il mare”, citando lo splendido libro di Marcello Fois e alludendo alla scarsa propensione degli abitanti di quella stupenda regione italiana a rapportarsi col Mediterraneo che circonda la loro isola. Sin dalla storia antica, le aspre coste della Sardegna si sono sempre rivelate poco adatte alle attività portuale ma favorevoli alla proliferazione di malaria. Se si aggiunge che il mare è sempre stato visto come un ponte per le invasioni straniere, si capisce come mai i sardi abbiano sempre preferito arroccarsi nei monti e nelle aspre gole della loro isola, dedicandosi più alla pastorizia che alle pesca.
Ciò non toglie che il mare che circonda la
Sardegna sia uno dei più belli in cui un subacqueo si possa immergere e che quelle stesse asperità che donano alla sua costa una selvaggia bellezza si riflettano anche nel mondo marino regalandoci grotte, scarpate, crepacci e fondali e incomparabili paesaggi sommersi. Se si aggiunge la presenza di molti scafi sommersi che fanno la felicità dei “relittari” come me, la grande varietà della fauna marina, anche si specie di grosse dimensioni, e la visibilità che è tra le migliori di tutto il Mediterraneo, allora capirete coma mai quest’isola sia una delle mie mete preferite per immergermi. E’ vero che la temperatura dell’acqua, per i criteri di un sub da Alto Adriatico quale io sono, è sempre piuttosto fredda. Ma a questo inconveniente si rimedia facilmente indossando un leggero sottomuta da compensare con un chilo in più rispetto alla consueta pesata.
Vediamo ora quali sono i migliori siti di immersione della Sardegna, cominciando con la costa meridionale. Ad est di Cagliari, tra capo Sant’Elia e Capo Ferrato si trovano tre relitti particolarmente interessanti.
Cargo Isonzo Questo cargo armato è una delle tante vittime del famoso sommergibile inglese Safari che nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, compì una vera e propria strage delle navi della regia marina che solo si azzardavano ad avvicinarsi ai porti della Sardegna. Il relitto è in ottimo stato di conservazione, con tanto di cannoni e mitragliere ancora riconoscibili. La profondità, dai 42 ai 62, metri, ci consiglia di catalogare l’immersione come impegnativa. Continua

Stress, ansia e panico in immersione – parte 3

Come riconoscere gli stati d'animo alterati, in noi stessi e negli altri. E come porvi rimedio


L'importante è mantenere la calma in ogni occasione!

Scritto per LiguriaNautica - Concludiamo la nostra breve trattazione sull’ansia e sullo stress nella subacquea sportiva con qualche nota pratica su come affrontare situazioni di questo tipo.  Cominciamo col ricordare la “formula magica” da recitare ogni volta che, anche soltanto avvertiamo in lontananza i segnali dell’ansia.

Fermati, respira, pensa, agisci

Prima di tutto, fermati. La subacquea non è una gara di corsa. Prenditi qualche secondo di pausa tutto per te. Respira concentrandoti sull’aria che entra nei tuoi polmoni e che esce dal tuo erogatore, se sei in immersione. Guarda le bolle e pensa a quanto siano belle. Lascia perdere il problema che ti angustia. Respira piano e con calma, lasciando andare l’aria un po’ alla volta e poi prenditi una bella boccata piena, sino riempire tutta la cavità toracica. Segnala al tuo compagno di immersione che hai bisogno di calmarti un po’ e solo adesso pensa alla questione. Ma prima ripeti dentro di te che affrontare irrazionalmente il problema non ti aiuterà a risolverlo ma anzi te lo farà sembrare insormontabile.

Continua

Filmato per la prima volta l’incredibile “salto integrale” di una balena da 40 tonnellate

Nel suo canale YouTube il subacqueo Craig Capeheart ha postato il video di una balena che salta completamente fuori dall'acqua: un evento unico e spettacolare!


L'incredibile salto di una enorme balena

Scritto per LiguriaNautica - Un evento unico e spettacolare quello immortalato dal blogger e subacqueo americano Craig Capeheart e subito postato nel suo canale YouTube: il salto di una enorme megattera completamente fuori dalla superficie dell’acqua. L’avvenimento è accaduto in Sudafrica, un anno fa, in occasione della cosiddetta “Sardine Run“, la corsa della sardina, la più grande migrazione di pesci del mondo.
Tra giugno e luglio – in pieno inverno da queste parti del mondo – nei freddi mari del
Sudafrica le sardine si ritrovano e si aggregano in branchi di formato sferico per migrare verso est, verso le più temperate acque della costa del KwaZulu-Natal. Un avvenimento che attira, oltre a milioni di sardine, anche frotte di uccelli predatori, foche golose e animali di grandi dimensioni come delfini, squali, orche e, per l’appunto, balene. Continua

Ritrovato il relitto della Dmitri Donskoi, la nave dello zar con 133 miliardi di dollari in oro nella stiva

L'incrociatore zarista è stato affondato dai suoi stessi marinai dopo la battaglia di Tsushima. Trasportava 5 mila e 500 forzieri carichi di lingotti

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L'incrociatore pesante Dmitrii Donskoi che trasportava l'oro dello zar

Scritto per LiguriaNautica - Per anni i cacciatori di tesori del Shinil Group hanno battuto il gelido mare della Corea alla sua ricerca. Finalmente, qualche giorno fa, sono riusciti a trovarlo. A darne notizia è il South China Morning Post che nell’edizione del 18 luglio riporta il comunicato dell’equipe subacquea Shinil. “Lo scafo della nave pare pesantemente danneggiato dai bombardamenti giapponesi, ma il ponte e le fiancate sono ben conservati. L’identificazione del relitto è stata resa possibile grazie al nome scritto in cirillico sulla poppa: Dmitri Donskoi.
I resti di quella nave che giacciono su un fondale profondo
434 metri, a circa sette miglia dall’isola coreane di Ulleungdo, sono quindi proprio quelli dell’incrociatore pesante Donskoi, la nave che trasportava l’oro dello zar di tutte le Russie. E, se le cronache della marina Imperiale riportano il vero, nelle sue stive ci sono 5 mila e 500 forzieri carichi di lingotti d’oro per un valore di 133 miliardi di dollari. O 114 miliardi di euro al cambio attuale, se preferite. Continua

Stress, ansia e panico in immersione – parte 2

Come riconoscere gli stati d'animo alterati, in noi stessi e negli altri. E come porvi rimedio


Immergergiamoci sempre con la massima tranquillità

Scritto per LiguriaNautica - Nella puntata precedente abbiamo tracciato un bel campionario di tipiche situazioni d’ansia che ogni istruttore si sarà trovato ad ad affrontare nella sua carriera. Che fare in questi casi? L’appello alla logica – l’erogatore è a posto, la pinna ce l’hai in mano, la bombola è carica, i tempi e le profondità sono sempre quelli e ora te li scrivo sulla lavagnetta così non mi rompi più – è utile ma funziona solo fino ad un certo punto. L’ansia, se non rimossa, potrebbe trasferirsi da un problema ad un altro.
E’ importante quindi far star bene l’allievo, tranquillizzarlo e fargli capire che è assolutamente in grado di affrontare l’esperienza e, soprattutto, che stiamo andando a
divertirci. Una soluzione è metterlo in coppia con un compagno particolarmente esperto, con l’aiuto istruttore o anche con lo stesso istruttore. Personalmente, in queste situazioni, ho trovato molto utile responsabilizzare la persona ansiosa, facendogli prima qualche complimento per la sua preparazione e, magari, affidandogli qualche compito, sia pure di secondaria importanza. “Mi tieni il filo d’Arianna agganciato al tuo gav? Così, se te lo chiedo, me lo dai. Ok? Grazie. So che posso contare su di te!”. Continua

Stress, ansia e panico in immersione – parte 1

Come riconoscere gli stati d'animo alterati, in noi stessi e negli altri. E come porvi rimedio


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In immersione senza ansia e senza stress!

Scritto per LiguriaNautica - Finalmente si va in acqua. Tutto è pronto per un’immersione che si preannuncia spettacolare. E’ il momento che attendevamo da giorni e, come ci hanno insegnato al corso, abbiamo organizzato tutto alla perfezione. L’attrezzatura è pronta, abbiamo stabilito tempi, percorso e profondità con i compagni, ci siamo messi d’accordo sui segnali e su come affrontare eventuali problemi. Non ci resta che infilare pinne ed erogatore e saltare in acqua felici come foche.
Eppure… eppure dentro di noi sentiamo che stavolta c’è qualcosa che non va. Piccole
preoccupazioni che si fanno sempre più grandi, ci trasmettono un fastidioso senso di insicurezza e ci fanno pensare di essere inadeguati a quell’immersione. Continuiamo a guardare le tabelle, a verificare se il gav si gonfia correttamente, controlliamo dieci volte che la rubinetteria sia aperta e se l’aria esce correttamente dall’erogatore.
Niente da fare. Un pensiero maligno sembra suggerirci che
c’è qualcosa che non va. Non ci dice cosa. Solo che qualcosa non va per il verso giusto. Controllare per l’ennesima volta che tutto sia ok, a questo punto, serve solo a confermarci che il problema è più grande di come credevamo all’inizio perché non riusciamo a vederlo e, di sicuro, si presenterà nel momento più delicato dell’immersione.
Quella che ho appena descritto è una situazione che tutti i subacquei hanno vissuto. Anche coloro che vantano 500 e più immersioni nei loro logbook e non ammetterebbero mai di essere stati dei principianti come tutti gli altri. Non c’è quindi da aver paura. Uno psicologo la definirebbe una
situazione di stress. Qualsiasi sia il nostro addestramento, le profondità marine rimangono comunque un ambiente totalmente estraneo all’uomo ed è normalissimo che chi si accinge ad affrontarlo debba superare un senso di disagio che può essere più o meno forte a seconda della nostra esperienza e della nostra personalità.
Uno psicologo specializzato nelle prestazioni sportive aggiungerebbe anzi, che lo stress in questione, se contenuto dentro determinati limiti, è positivo e aiuta a concentraci sull’obiettivo e a dare il meglio di noi stessi. E’ così per tutte le prestazioni, sia intellettuali che sportive. Vi immaginate uno studente che sbadiglia di noia all’esame di laurea o il portiere di una nazionale che scende in campo talmente tranquillo da addormentarsi appoggiato al palo durante una finale?
Il problema è quando il livello di stress aumenta sino al malessere e si acutizza sino a farci precipitare in uno
stato d’ansia. Su Wikipedia l’ansia è definita come “uno stato psichico cosciente, caratterizzato da una sensazione di intensa preoccupazione o paura, spesso infondata, relativa a uno stimolo ambientale specifico, associato a una mancata risposta di adattamento”. Una definizione che si adatta perfettamente alla pratica subacquea. Al contrario di uno stress moderato, l’ansia non porta mai risultati positivi, e, in immersione, può rivelarsi davvero pericolosa. Oltre a guastarci tutto il divertimento.
Per affrontare l’ansia, il primo e più importante passo da compiere è saperla riconoscere. Ai
corsi istruttori molte lezioni vengono infatti dedicate a come capire se i nostri allievi siano in uno stato ansioso. Uno degli effetti dell’ansia è quello di farci fare cose che solitamente non faremmo. Facciamo qualche esempio. I nomi sono a caso ma le situazioni, ve lo assicuro, sono assolutamente vere e vissute in prima persona. Franco, che per tutto il corso non ha mai detto più di dieci parole in fila, sta chiacchierando da mezz’ora e non accenna a smettere. Paolo, che era sempre stato l’anima della compagnia, stavolta se in disparte, non proferisce parola. Leo si sta infilando la muta al rovescio.
Sebastiano, su cui potevi sincronizzare l’orologio da quanto era puntuale, è arrivato in ritardo e si sta attardando troppo nella vestizione. Francesca ti chiede per la decima volta in dieci minuti quali saranno i tempi e le profondità. Sandro ha smarrito una pinna e la sta disperatamente cercando per tutta la barca, senza accorgersi che ce l’ha in mano (sì, anche questa situazione mi è capitata!). Aldo si è tuffato senza maschera. Roberto senza pinne. Chiara ha caricato tutta l’attrezzatura sull’auto del fidanzato e poi è venuta al
diving con la sua auto (ma, in questo caso, più che l’ansia, credo sia il caso di considerare la personalità assai distratta dell’allieva). Federica è ossessionata dall’idea di rimanere senza aria e preme in continuazione il bottone dell’erogatore per assicurarsi che funzioni.
Continua nella seconda parte Continua

Uno squalo bianco lungo 5 metri è stato avvistato nelle isole Baleari

Una spedizione scientifica spagnola ha documentato la presenza del grande predatore che molti ritenevano scomparso dal Mediterraneo

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La foto della squalo bianco pubblicata dalla pagina Facebook di Alnitak

Scritto per LiguriaNautica - Un grande squalo bianco è stato fotografato mentre nuotava a fior di superficie nelle acque delle Isole Baleari, a 8 miglia dall’Isola di Cabrera. Un avvistamento storico che conferma la presenza della specie Carcharodon carcharias, comunemente nota come squalo bianco, nel nostro Mar Mediterraneo.
L’ultimo avvistamento certo di questa specie che, nelle credenze popolari e nella fantasia di registi con
Steven Spielberg, rimane il predatore per eccellenza degli oceani, risale infatti a più di trent’anni fa. E’ vero che, anche negli ultimi tempi, molti marinai e molti subacquei hanno raccontato di essere stati avvicinati da squali bianchi ma – diciamocela tutta – né i marinai né i subacquei sono la categoria di persone più affidabili quando cominciano a raccontare le loro avventure di mare! Continua

Jacques-Yves Cousteau, l’uomo che ci ha regalato le profondità del mare

Dall’invenzione dell’erogatore a quella del sommergibile biposto, sino alle sue battaglie in difesa degli oceani. Oceanografo, esploratore, documentarista, Le Commandant è stato tutto questo e molto di più

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Le Commandant Jacques-Yves Cousteau al timone

Scritto per LiguriaNautica - Ventun anni fa, più precisamente il 25 giugno del 1997, a Parigi, se ne andava per sempre l’uomo che ci ha regalato un continente. I più lo ricordano per gli splendidi documentari, come Il mondo del silenzio, premiato con l’Oscar e realizzato a bordo del mitico dragamine Calypso che un miliardario irlandese gli aveva noleggiato per la simbolica cifra di un franco all’anno, ma Jacques-Yves Cousteau è stato molto, molto di più. Scienziato, inventore, scrittore, regista, esploratore, divulgatore, navigatore, oceanografo, ambientalista e tante altre cose ancora.
“Le missioni impossibili -diceva- sono le sole ad avere successo”. Tante sfaccettature di un personaggio unico con un solo comune denominatore: l’amore per il mare. Cousteau è l’uomo che ha aperto all’umanità le porte dell’ultimo continente inesplorato: le profondità dell’oceano. Continua

Bahía del Correo, alle Galapagos la cassetta delle poste più incredibile del mondo

Nell'isola più occidentale delle Galapagos abbiamo trovato lo strano "ufficio postale" dei bucanieri del Pacifico

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Bahia del Correo, l'ufficio postale dei bucanieri a Floreana, Galapagos

Scritto per LiguriaNautica - Lontano. Dietro le Americhe. A tre giorni di mare – tempeste permettendo – da Puerto Baquerizo Moreno, ultimo avamposto umano di quello stupefacente arcipelago di meraviglie che sono le Galapagos, troviamo l’isola che chiamano Floreana, l’isola fiorita. Il suo vero nome, per la verità, sarebbe Santa Maria, in onore della caravella che trasportò Cristoforo Colombo. Ma El Descubridor, lo scopritore delle Americhe, da questo lato del mondo non è particolarmente amato. Vai a capire il perché ma i nativi americani continuano a pensare che non avevano nessun bisogno di essere “scoperti” da un avventuriero europeo per esistere.
Così preferiscono chiamare la loro isola Floreana per gli incantevoli colori della vegetazione. Su queste sabbie dorate, circondate da una foresta verde brillante sparpagliata di grandi fiori multicolori, approdavano i marinai per le ultime
riserve d’acqua prima della grande traversate oceanica. Floreana era l’ultima pennellata di colore per occhi che, per i lunghi mesi a venire, avrebbero vagato tra l’azzurro profondo del mare e l’azzurro terso del cielo. Continua

Blu Frontiers, la nave-isola del signor PayPal

A Tahiti sono cominciati i lavori di costruzione di una enorme piattaforma galleggiante che diventerà una nazione a sé stante, capace di fluttuare per l'oceano

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Così i progettisti immaginano Blue Frontiers, l'isola Stato di Mister PayPal

Scritto per LiguriaNautica - Sarà una grande isola artificiale, libera di fluttuare per gli oceani, dal nome alquanto evocativo, “Blu Frontiers”. Un’isola capace di scegliere la sua rotta e di navigare, come una qualsiasi imbarcazione, libera ed indipendente, in acque internazionali, un’isola – Stato, con la sua bandiera e con le sue leggi, autonoma da qualsiasi nazione costituita ed al di la di qualsiasi ordinamento giuridico oggi esistente. Nella Polinesia francese, dove l’isola sarà varata, i lavori sono già cominciati e Nathalie Mezza Garcia, scienziata e direttrice del progetto chiamato “Floating Island”, assicura che il sogno diventerà realtà entro il 2022. Continua

La compagnia I Venturieri festeggia il suo trentennale con un raduno di vele storiche a Venezia

Il ketch bermudiano Croix Du Sud, il cutter aurico in legno S. Maria di Nicopeja, tanti Arpège varati negli anni '60 sono alcune delle imbarcazioni a vela che si sono radunate in Laguna per una regata non competitiva


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Raduno di vele d'epoca a Venezia organizzato da I Venturieri

Scritto per LiguriaNautica - Uno spettacolo davvero superbo e, per di più, andato in scena in un palcoscenico d’eccezione come il bacino di San Marco, tra palazzo Ducale e l’isola di San Giorgio. Decine e decine di velieri d’epoca a vele spiegate che dal Lido si dirigevano alla marina di Sant’Elena e all’Arsenale. Una grande festa della vela storica e delle imbarcazioni tradizionali, quella che si è svolta nella laguna di Venezia sabato 26 e domenica 27 maggio. Continua

La Vogalonga di Venezia: la più grande manifestazione al mondo dedicata alle barche a remi

Si è svolta in laguna la 44esima edizione della regata riservata alle imbarcazioni a remi. Più di 2300 barche per 8300 partecipanti da tutto il mondo hanno sfilato nel Canal Grande

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Vogalonga 2018. L'entrata a Venezia nel canal di Cannaregio

Scritto per LiguriaNautica - Colpo di cannone, remi puntati al cielo e un grande urlo collettivo: “Viva Venezia, viva San Marco!”. E si parte. Lo sfondo della Basilica e del Palazzo Ducale lascia presto spazio alle barene e alle verdi isole della laguna nord. Le barche sfiorano le Vignole e costeggiano tutto il lato interno di Sant’Erasmo, l’orto di Venezia. Poi raggiungono San Francesco del Deserto, dove il santo di Assisi fece tappa al suo ritorno dalla Terrasanta, placando con le sue preghiere una violenta tempesta.
Quindi la prua volge verso gli sgargianti colori delle case di Burano, l’isola del merletto, che già appaiono in lontananza. Lasciano a nord Torcello e, dopo Mazzorbo, si infilano nel Canal Bisatto, zigzagando tra le piccole isole di San Giacomo in Paludo e Madonna del Monte che, nel corso della loro millenaria storia, furono sia eremi monacali che depositi militari. Finalmente all’orizzonte ricompare Venezia, ma prima bisogna attraversare il canale di Murano, la cui gente attende festosa l’arrivo del corteo acqueo. Continua

Immergersi nei limpidi mari d’Austria

Molti laghi e fiumi del Paese alpino sono attrezzati con ottimi diving e offrono interessanti punti di immersione per i subacquei amanti del mare e anche della montagna

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L'Austria offre numerosi punti di immersione nei suoi laghi cristallini

Scritto per LiguriaNautica - Neppure un centimetro di costa, eppure l’Austria è uno dei Paesi europei dove lo sport della subacquea è più diffuso. Non gli mancano le scuole di immersione, i club subacquei ed i diving perfettamente attrezzati. Gli manca il mare, questo sì.. e non è una cosa da poco per un subacqueo! Eppure l’Austria è ricca di siti di immersione ed offre emozionanti scenari sommersi nelle acque cristalline dei suoi laghi montani e addirittura nei suoi fiumi azzurri.
Un’occasione unica per abbinare la passione per la montagna a quella per la subacquea e vivere esperienze davvero fuori dalla norma che, per certi versi, non hanno nulla da invidiare ai “soliti” paradisi tropicali. E poi volete mettere la faccia dei vostri amici quando raccontate che andate a godervi un vacanza subacquea, vi chiedono dove e voi rispondete “In Austria”? Continua

Immergersi tra Sestri Levante e la Spezia. La guida di Liguria Nautica

Secche, franate, grotte sommerse ed il relitto storico dell'Equa sono i punti di immersione più entusiasmanti di questo tratto di costa ligure

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Tra Sestri e la Spezia si trovano dei veri paradisi subacquei

Scritto per LiguriaNautica - Continuiamo il nostro viaggio virtuale tra i punti di immersione più spettacolari della Liguria, prendendo in esame la costa che scende da Sestri Levante al Golfo della Spezia. Un’area marina ricca non solo di secche e franate ma anche di grotte e canaloni. Senza contare la presenza di uno dei relitti più interessanti del Mar Tirreno, l’Equa. Cominciamo il nostre elenco, come di consueto, scendendo da nord a sud. Continua

Al largo di Capo Noli i resti degli antichi velieri francesi affondati da Orazio Nelson durante la battaglia di Genova

Le due più grandi flotte dell'epoca si affrontarono nel Mar Tirreno nel marzo del 1975. Fu la prima vittoria del celebre ammiraglio inglese che sconfisse Napoleone a Trafalgar

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Un sub della Gue scopre i resti di un cannone francese al largo di Capo Noli

Scritto per LiguriaNautica - Era il marzo del 1795. A Parigi Napoleone Bonaparte, non ancora proclamatosi imperatore, stava preparando la campagna d’Italia con il duplice obiettivo di attaccare l’Austria da sud e di contrastare la crescente potenza inglese nel Mediterraneo. L’esercito di Sua Maestà britannica Giorgio III controllava la Corsica e la flotta francese comandata dall’ammiraglio Pierre Martin si mise in mare per tentare l’invasione. Cominciò così la battaglia di Genova, conosciuta anche come battaglia di Capo Noli, perché proprio davanti al bel promontorio ligure si svolsero le fasi più cruente dello scontro navale che si protrasse dall’8 al 14 marzo e che vide impegnate 13 navi di linea francesi contro 14 britanniche. Continua

Da Cervia a Venezia lungo la Rotta del Sale per rinnovare un’antica alleanza marinara

La tradizione vuole che ogni estate decine di imbarcazioni al terzo salpino dal porto di Romagna per raggiungere la Serenissima e portare in omaggio un carico di oro bianco

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Sulla Rotta del Sale, da Cervia a Venezia su vele al terzo.

Scritto per LiguriaNautica - Sin dalla fine del XII secolo la rotta che collegava Venezia a Cervia divenne una delle principali arterie commerciali marittime dell’Adriatico. Sulle loro tipiche imbarcazioni armate al terzo, i marinai cervesi salivano a nord per riempire i magazzini della Repubblica Serenissima con i loro carichi di prezioso sale. Alimento indispensabile, oltre che per insaporire i cibi, anche per conservare le provviste a bordo e consentire alle galee veneziane di salpare per lunghi viaggi sino ai porti d’Oriente o ai gelidi mari del Nord Europa.
Non è un sale qualsiasi, quello di Cervia, che viene ricavato filtrando l’acqua marina in quella che è la salina più a nord della nostra penisola. E’ un sale dolce, purissimo, ad altissima solubilità, non filtrato artificialmente. Un sale dal sapore inconfondibile, leggermente speziato e tendente all’amarognolo, che tutt’ora viene prodotto in quantità limitata, secondo antichi procedimenti, non essiccato, non sbiancato. Continua

“Così Moore scoprì il continente di plastica”: intervista esclusiva allo scrittore Nicolò Carmineo – Pt 2

Continuiamo la nostra intervista con lo scrittore Nicolò Carnimeo, autore di “Come è profondo il mare“, edito da Chiarelettere, che ci racconta come ha circumnavigato il continente di plastica

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Il Pacific Trash Vortex visto dal fondale

Scritto per LiguriaNautica - Tu hai visitato il continente di plastica assieme a Charles Moore. Come è stata questa tua esperienza?
“Per un amante del mare come me è stata una esperienza senza dubbio dolorosa. Ma dovevo farlo, proprio per l’amore che nutro verso il mare. Sono salito sul catamarano del comandante Moore e abbiamo circumnavigato l’isola. Ci sono voluti ben 21 giorni per tornare al punto di partenza. Una navigazione estremamente difficile perché era quasi impossibile usare il motore, considerata la quantità di immondizia che si attorcigliava sull’elica. Ci incagliavamo continuamente”.
Di che tipo di rifiuti stiamo parlando?
Continua

“Così Moore scoprì il continente di plastica”: intervista esclusiva allo scrittore Nicolò Carmineo – Pt 1

La nostra intervista a Nicolò Carnimeo

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Nicolò Carnimeo

Scritto per LiguriaNautica - Dalle grandi vetrate della libreria che porta il nome di quell’indimenticabile disegnatore di sogni che è stato Hugo Pratt, c’è una vista talmente bella su San Marco e sulla laguna che non riesci neanche ad immaginare come possa esistere gente capace di vederla solo come un bancomat per cavarne profitti. Ed è proprio qui, nel bel mezzo del Lido di Venezia, che incontriamo Nicolò Carnimeo, venuto a presentare il suo ultimo libro “Come è profondo il mare“, edito da Chiarelettere.
Anche lui rapito da quell’orizzonte che ha rapito me. “Sarà per motivi spirituali o magari di semplice respiro ma non potrei mai vivere in una casa che non abbia almeno una finestra sul mare”, confida. Docente di Diritto della navigazione a Bari, città in cui è nato, scrittore, giornalista, consulente della trasmissione Linea Blu di Rai 1, delegato Wwf per la Puglia e tante altre cose ancora. Ma la qualifica che meglio lo descrive è “innamorato pazzo del mare”. Continua

Come dire di “Sì” sotto un mare d’amore con un matrimonio subacqueo

In Italia e nel resto del mondo sono sempre di più le coppie che scelgono di sposarsi con le pinne ai piedi e l'erogatore in bocca

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Scritto per LiguriaNautica - Matrimoni per amore, matrimoni per forza, ne ho visti di ogni tipo, di gente d’ogni sorta”, cantava l’indimenticabile Fabrizio de André. Ma neppure il grande poeta e cantautore genovese avrebbe mai pensato che un giorno qualcuno avrebbe infilato le pinne ai piedi e l’erogatore in bocca per scendere sotto la superficie del mare e sposarsi davanti a branchi di pesci.
Ed invece c’è chi lo ha fatto. E non sono neppure pochi. Il matrimonio subacqueo, per dirla come i colleghi giornalisti che scrivono di moda, è “trendy“. I diving che organizzano sposalizi in muta, infatti, sono sempre di più e sempre di più sono le coppie che scelgono il fondale del mare come cornice al cosiddetto “giorno più bello della loro vita”. Continua

Anche i Caraibi coperti dai rifiuti. L'isola di Roatán trasformata in una discarica

La denuncia di una fotografa del National Geographic che lancia un appello contro la plastica nel mare: this has to stop

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Scritto per LiguriaNautica - Al largo delle coste dell'Honduras, nel cuore del mar dei Caraibi, circondata da un coloratissima barriera corallina, si trova l'isola di Roatán. E' la più grande dell'arcipelago delle Islas de la Bahía ed è famosa tra gli storici della filibusta perché il famigerato pirata Henry Morgan l'aveva scelta come suo covo segreto. Chi lo sa? Secondo alcune leggende il corsaro del Galles avrebbe nascosto sotto le candide sabbie di Roatán parte del suo leggendario tesoro depredato ai galeoni di Sua Maestà Cattolica di Spagna. Tesoro che, ammesso che esista, adesso è coperto da vari strati di plastica e immondizia. Già, perché questa perla dei Caraibi, da incontaminato paradiso tropicale, si è trasformata in una discarica a cielo aperto. Scordatevi le azzurre acque cristalline ed i candidi banchi di sabbia che riverberano al sole. Se avete (s)fortuna di sbarcare a Roatán, non vedrete altro che un orizzonte coperto da rifiuti di plastica e la prua della vostra imbarcazione sembrerà il rostro di una rompighiaccio che si apre a fatica la strada in un pack di bottiglie, piatti, scatolette e schifezze varie. Continua

La storia del sommergibile Sebastiano Veniero, dal tragico affondamento all’omaggio di una immersione in saturazione di 104 ore condotta dalla Marina Militare

Inabissatosi nel 1925 a causa di una speronamento e poi dimenticato, lo scafo fu ritrovato da Enzo Maiorca nel 1993 al largo di punta Passero

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Una immagine d'epoca del sommergibile Sebastiano Veniero all'ormeggio

Scritto per LiguriaNautica - Una immersione in saturazione per ricordare uno dei padri della subacquea italiana, Enzo Maiorca, scomparso poco più di un anno fa e la tragica fine del sommergibile Sebastiano Veniero, affondato nell’azzurro mare di Sicilia il 26 agosto 1925. A scendere sino a 52 metri di profondità sono stati gli esperti subacquei di Comsubin, il Comando Subacquei ed Incursori della Marina Militare italiana, supportati dalla nave Anteo.
Con loro, ospite d’onore, la figlia di Enzo Maiorca, Patrizia. L’operazione, durata ben 4 giorni e 8 ore (per questo si è resa necessaria la tecnica della saturazione) si è svolta nel giugno dello scorso anno ed è stata seguita anche da alcuni esperti sub della Soprintendenza che hanno provveduto a  verificare lo stato di conservazione del relitto ed a mappare il fondale. Continua

Il messaggio in bottiglia più antico del mondo trovato su una spiaggia australiana

A nord di Perth, nella costa occidentale d'Australia, una coppia ha scoperto una lettera arrotolata e abbandonata in mare risalente a ben 132 anni fa

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La bottiglia con il messaggio più antico del mondo ritrovata in Australia

Scritto per LiguriaNautica - Cominciano così tante storie di pirati e tesori nascosti: con un messaggio trovato dentro una bottiglia che le onde del mare hanno cullato sino a depositarla su una spiaggia. Ma le storie, qualche volta accadono davvero, se ci si crede. E così, quando la signora Tonya Illman ha notato in mezzo alle dune quella vecchia bottiglia mezzo incrostata di alghe e patelle marine, ha avuto la curiosità di andarla a prendere pensando che “sarebbe stata bene nella nostra biblioteca, accanto ai libri antichi”, come dichiarerà in seguito alla Bbc.
Solo più tardi, mentre tentava di pulirla, la signora si è resa conto con grande sorpresa che all’interno si trovava una rotolino di carta che sembrava un sigaro, legato da un cordino. Era un messaggio lanciato ben 132 anni fa. Il messaggio in bottiglia più antico del mondo. Il record precedente spettava ad un altro messaggio lanciato “solo” 108 anni prima del suo ritrovamento. Continua

Il mistero del mercantile Minden che trasportava l’oro di Hitler – parte seconda

Una equipe di cercatori di tesori inglesi ha trovato il relitto della nave nazista ma le autorità islandesi hanno interrotto il recupero. Chi è il proprietario del tesoro?

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Una rara immagine del cargo tedesco Ss Minden auto affondatosi per non cadere in mani inglesi

Scritto per LiguriaNautica - Abbandoniamo i tetri giorni della Seconda Guerra Mondiale per tornare ai nostri tempi. Più precisamente alla metà di aprile dello scorso anno, quando sui media inglesi rimbalza la notizia di un incidente diplomatico tra l’Islanda e la Gran Bretagna. Notizia che proviene dal giornale on line IcelandMonitor e che racconta di una attrezzatissima ed ultra sofisticata nave oceanografica norvegese sorpresa ad effettuare ricerche non autorizzate nelle acque costiere dell’isola e costretta dalla marina islandese a dirigersi al porto di Reykjavik per gli accertamenti del caso.
“Quando la guardia costiera chiese alla ciurma che cosa stava facendo qui -si legge sul sito inglese del DailyMail questa fornì ‘spiegazioni vaghe e incongruenti’, spingendo la guardia costiera ad ordinare alla nave di attraccare su un molo di Reykjavik e di mandare la polizia ad interrogare l’equipaggio”. Continua

Il mistero del mercantile Minden che trasportava l’oro di Hitler

Una equipe di cercatori di tesori inglesi ha trovato il relitto della nave nazista ma le autorità islandesi hanno interrotto il recupero. Chi è il proprietario del tesoro?

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Secondo alcuni storici, la ss Minden trasportava lingotti d'oro destinati a finanziare la guerra di Adolf Hitler

Scritto per LiguriaNautica - Un cargo brasiliano che nascondeva nelle sue stive un carico d’oro destinato alle casse del Terzo Reich, un affondamento misterioso nei ghiacciati mari artici, un relitto inaccessibile, un ritrovamento inaspettato ed un incidente diplomatico tra il governo islandese e la più grande e misteriosa associazione di cacciatori di tesori del mondo. Sembra la trama di un romanzo di Clive Cussler ed invece, quella che vi stiamo per raccontare, è una storia vera, per quanto ancora ammantata dai veli della leggenda e del mistero. Ma cominciamo dal principio. Continua

Come parlare sott’acqua: l’alfabeto dei sub. Parte terza: notturne, tavolette e segnali sonori

Farsi capire in fondo al mare è importante proprio a terra. A questo scopo i subacquei hanno creato uno speciale dizionario di gesti

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I subacquei usano un particolare dizionario di comunicazione basato su segnali con le mani

Scritto per LiguriaNautica - E in notturna? Il “dizionario” del subacqueo rimane lo stesso ma con la differenza che si fa di notte e, di conseguenza, se non ci si auto illumina con la propria torcia, nessuno vedrà i nostri  segnali. Evitate sempre di accecare istruttori o compagni di immersione puntando il faro sulle loro maschere. E’ più utile, invece, illuminare noi stessi e le nostre mani mentre comunichiamo. Ricordiamoci anche che la torcia è comunque un mezzo di comunicazione subacquea. Disegnare lentamente uno zero, significa “Ok”. Agitarla velocemente dal basso all’alto e viceversa, vuol dire che ci sono problemi o, più semplicemente, “Aspettatemi!”
Continua

Come parlare sott’acqua: l’alfabeto dei sub. Parte seconda: i segnali speciali

Farsi capire in fondo al mare è importante proprio in terra. Per questo i subacquei hanno creato uno speciale dizionario di gesti

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Un gruppo di subacquei in tappa di decompressione segnala che tutto è Ok

Scritto per LiguriaNautica - Vediamo adesso i segnali subacquei meno adoperati e quindi anche meno intuitivi. Mano chiusa e pollice che punta verso l’alto, significa “Risaliamo” e non “Ok” come qualche volta si usa in superficie. Mano chiusa e pollice verso il basso, sta a dire “Scendiamo“. Mano aperta che oscilla leggermente significa “Calma” oppure “Vai piano”. Stiamo facendo un’immersione e non una corsa subacquea! Mano tesa che ruota velocemente a disegnare una O sta invece a significare l’opposto “Accelerate“. Ho capito che vi state divertendo ma datevi una mossa che non possiamo star qua tutta la mattina! Questi ultimi due sono i tipici segnali delle guide che conducono il gruppo. Continua

Come parlare sott’acqua: l’alfabeto del subacqueo. Parte prima: i segnali convenzionali

Farsi capire in fondo al mare è importante. Per questo i subacquei hanno creato uno speciale dizionario di gesti

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Il segnale subacqueo che indica che tutto va bene

Scritto per LiguriaNautica - La necessità di comunicare sott’acqua, anche solo per far sapere al compagno che “tutto va bene”, ha spinto i subacquei ad inventarsi un vero e proprio “linguaggio muto” da immersione che è lo stesso in tutti i mari del mondo.
Conoscerlo – ed assicurarsi che anche il tuo compagno lo conosca! – è indispensabile per immergersi in sicurezza e anche per evitare figure barbine. Come quell’allievo subacqueo, tanto per citare un’esperienza personale, che all’Ok dell’istruttore risponde con un Ok alla Fonzie di Happy Days, col pugno chiuso e il pollicione alzato. Col risultato di farsi trascinare subito in superficie dal compagno di immersione, che aveva letto quel gesto come: “Risaliamo immediatamente”.
Continua

Ad Alessandria d’Egitto gli archeosub riportano a galla i tesori della città sommersa di Heracleion

La città scomparve nel VI secolo dopo un violento terremoto. Oggi è possibile visitarla con un tour virtuale sul sito dell'Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine

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Un archeologo subacqueo esamina una grande statua trovata a Heracleion

Scritto per LiguriaNautica - Per gli antichi greci era Heracleion, per gli egizi Thonis. Per noi è ancora un mistero. Sprofondando nel Mediterraneo, per motivi ancora ignoti, all’inizio del VII secolo Avanti Cristo, la città si è trascinata nei fondali marini anche la sua storia. Solo il mito è riuscito a volare sino ai nostri tempi e ci ha riportato la leggenda di una grande metropoli sulla foce del Nilo, fulcro nevralgico dei commerci tra l’Africa e i porti mediterranei.
Una grande e nobile città fondata dagli amanti Paride ed Elena, in fuga da Menelao, re di Sparta e legittimo consorte della donna che Afrodite stessa aveva eletto come la più bella del mondo. Successivamente il semidio Ercole, peregrinando per il mondo alla ricerca delle sue Dodici Fatiche, ci si fermò e le dette il suo nome, “Heracleion”.
Continua

I relitti di Sestri Levante

Nelle acque antistanti la "città dei due mari" si trovano alcuni scafi affondati durante la seconda guerra mondiale semplicemente… imperdibili!

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In perfetto assetto di navigazione, la Bettolina attende i subaquei

Scritto per LiguriaNautica - Il mare antistante la bella cittadina ligure di Sestri Levante è stato teatro di sanguinose battaglie durante il secondo conflitto mondiale. Il mare conserva il ricordo di queste tragedie ospitando molti relitti di navi militari interessanti sia dal punto di vista storico che da quello biologico.
Come spesso accade infatti, le lamiere delle navi inabissate sono diventate le casa di molte specie ittiche. Anemoni, spugne e altri organismi incrostanti hanno ricoperto e colorato i relitti, donando loro una nuova vita. Ecco i tre relitti più famosi e frequentati della zona. E diciamo subito che si tratta di immersioni riservate a subacquei esperti. Continua

Pavlopetri, la città inabissata del Peloponneso

Nel mar Egeo, tra la Grecia e l'isola di Cervi, gli archeologi hanno scoperto i resti di una civiltà antecedente ai miti omerici

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Le costruzione di Pavlopetri, la città inghiottita dal mare Egeo

Scritto per LiguriaNautica - Una città perduta in fondo al mare. Una città con tanto di case, strade, palazzi. Una città che risale ad una remota civiltà, tanto lontana nel tempo da essere stata dimenticata anche dai nostri miti più antichi. Quanti libri, film o fumetti ci hanno appassionato e regalato emozioni seguendo questa traccia narrativa? Il mito dell’Atlantide sommersa risale agli albori della civiltà dell’uomo e si sempre è rivelato un fertile terreno per l’immaginazione di innumerevoli romanzieri, sceneggiatori, disegnatori, registi. Continua

Immergersi tra Genova e Rapallo: la guida di Liguria Nautica (parte seconda)

Relitti, franate e lo splendido Parco marino di Portofino regalano a questo tratto di costa tanti siti di immersione tra i più belli d'Italia

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Il Cristo degli Abissi sul fondale di San Fruttosio

Scritto per LiguriaNautica - Continuiamo l’elenco dei più bei siti di immersione all’interno del promontorio di Portofino.

La Statua del Cristo degli Abissi
Per quanto famosa, a mio modestissimo parere non vale un’immersione. Non a caso, l’hanno posta proprio nel tratto di mare meno interessante del parco. L’opera di bronzo realizzata dallo scultore Guido Galletti, è stata ideata dal padre storico della subacquea italiana,
Duilio Marcante, per ricordare un amico scomparso in mare e posata sul fondale della baia di San Fruttoso il 29 agosto del 1954.
Ai suoi piedi, successivamente, è stata sistemata una targa in ricordo di Marcante. Il Cristo si trova a meno 17 metri. Se proprio volete andarci, dopo averci girato attorno un paio di volte, fate una pinneggiata verso la bella parete che si trova là vicino e godetevi un po’ di biologia marina.
Continua

Immergersi tra Genova e Rapallo: la guida di Liguria Nautica (parte prima)

Relitti, franate e lo splendido parco marino di Portofino, regalano a questo tratto di costa tanti siti di immersione che risultano tra i più belli d'Italia

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Nel Parco di Portofino è ancora possibile imbattersi nel corallo rosso

Scritto per LiguriaNautica - Il tratto di mare che va da Genova a Rapallo è uno dei più ricchi di spettacolari siti di immersioni di tutto il Mediterraneo. E non soltanto per la presenza di un gioiello come il Parco di Portofino che ci offre la possibilità di immergersi in un vero e proprio museo vivente di biologia. In queste acque, infatti, si trovano anche numerose navi sommerse, quasi tutte ben conservate, che fanno la gioia di tutti i “relittari”.
Inoltre, l’area costiera è ben fornita di diving molto attrezzati e professionali, ai quali un subacqueo di qualsiasi livello e con qualsiasi esperienza può affidarsi in tutta tranquillità, sia per una immersione sportiva o rilassante che per un’esperienza più tecnica e profonda. Ecco a voi un breve elenco di siti che proprio non potete perdervi! Continua

“Nel mare dell’intimità”: a Trieste la più grande mostra di archeologia subacquea sul Mar Adriatico

A Trieste una mostra per raccontare il Mar Adriatico attraverso l'archeologia subacquea

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La nave romana Iulia Felix sommersa nelle acque adriatiche

Il carico originale della Iulia Felix, assieme ad una ricostruzione a grandezza naturale della sezione traversale della famosa nave romana, sono al centro della grande esposizione “Nel mare dell’intimità” che si è aperta domenica 17 dicembre a Trieste, nella splendida cornice dell’ex Pescheria, Salone degli Incanti.
A far da contorno all’opera, appositamente realizzata dal maestro d’ascia di Chioggia, Gilberto Penzo, su indicazioni di storici e archeologi dell’
Erpac, ente regionale patrimonio culturale del Friuli, ci saranno un migliaio di reperti subacquei provenienti da musei italiani, montenegrini, croati e sloveni, sino a ricoprire l’intera area espositiva di oltre 2 mila metri quadrati. Continua

Il "saor": più che un piatto, una tradizione della Venezia marinara

Si può fare con le sarde ma anche con i gamberoni e i filetti di pesce. Questo tipico condimento dell'alto Adriatico regala a tutte le pietanze un inconfondibile sapore agrodolce

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Un tipico piatto dei marinai della Serenissima

Scritto per LiguriaNautica - Giuseppe “Bepo” Maffioli lo definiva “il vero cibo dei marinai”. Il celebre gastronomo veneto  -nonché scrittore, attore e tanto altro ancora- che era uno che di buona tavola se ne intendeva, aggiungeva: “nonché scorta indispensabile per marinai di terraferma”.
Stiamo parlando del “saor“. Un piatto che è una autentica tradizione a Venezia ma anche Pellestrina, Chioggia e negli altri porti dell’Adriatico settentrionale. Una tradizione che nasce da lontano, da quando le navi della Serenissima Repubblica solcavano le rotte mediterranee dirette ai porti d’Oriente ed i marinai veneziani avevano necessità di imbarcare viveri che fossero allo stesso tempo sostanziosi e di lunga conservazione.
I celebri “
baicoli“, i biscotti dolci e secchi dei dogi che ancora si consumano nella città lagunare, ne sono un esempio. Ma il monarca dei piatti tradizionali da barca resta sempre lui: il saor. Termine che in dialetto veneziano significa “sapore”. Le ricetta, come tutti i piatti tradizionali, è molto semplice e povera ma, sempre come tutti i piatti tradizionali, non per questo meno saporita. Continua

La piramide di Yonaguni, l'Atlantide del Sol Levante

Tra Giappone e Taiwan sono stati scoperti dei resti misteriosi. Bizzarre conformazioni rocciose oppure i resti una antica civiltà sommersa e dimenticata?

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La misteriosa piramide al largi dell'isola di Yonaguni

Scritto per LiguriaNautica - Al largo della costa meridionale dell’isola di Yonaguni si trova quello che possiamo senz’altro definire come il sito sommerso più misterioso del mondo. A trent’anni esatti dalla sua scoperta, gli studiosi stanno ancora dibattendo se si tratti di una conformazione naturale, per quanto bizzarra ed inusuale, oppure dei resti di un’antica e finora sconosciuta civiltà, una sorta di Atlantide giapponese. Continua

A Lanzarote il primo museo sottomarino

Alle Canarie l'artista inglese Jason deCaires Taylor ha realizzato la prima galleria d'arte sommersa del mondo

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Una installazione subacquea di Jason deCaires Taylor

Scritto per LiguriaNautica - Tra le tante meraviglie accessibili solo a chi è in possesso di un brevetto subacqueo, vanno annoverate anche i cosiddetti “musei sommersi”. Ci sono parchi archeologici come quello di Baia, nel napoletano, dove il sub può pinneggiare tra spettacolari rovine di epoca romana. Molto frequenti sono anche le statue sommerse, come il celebre Cristo degli Abissi, scultura bronzea dell’artista Guido Galletti, che il padre della subacquea italiana, Duilio Marcante, ha  posato nella baia di San Fruttuoso all’interno dell’Area marina protetta di Portofino. Ma quello che si può ammirare nelle acque antistanti l’isola di Lanzarote, alle Canarie, è davvero qualcosa di unico al mondo! Continua

Trucchi e segreti della compensazione (parte 3)

Tutto quello che un subacqueo deve conoscere ed a cui deve prestare attenzione per immergersi in sicurezza, con facilità e senza problemi

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Ad un Ok del compagno di immersione, bisogna sempre rispondere con un altro Ok

Scritto per LiguriaNautica - Ed ora che abbiamo imparato queste manovre, quando le dobbiamo applicare? Appena mettete la testa sott’acqua. La pressione, infatti, aumenta maggiormente nei primi metri che sono quindi i più critici. Qui bisogna compensare più spesso. Non attendete di sentire il fastidio al timpano. A meno che non siate apneisti con l’esigenza di centellinare l’aria, è molto meglio compensare cento volte in più che una sola volta in meno.
Se soffrite di una
irritazione alle tube causata da un raffreddore o da qualche altro motivo (ma in questi casi non dovrebbe neppure saltarvi in mente di andare sott’acqua), è qui che ci si ferma e si rinuncia. Pazienza. Come ho già detto, è capitato a tutti. Non ostinatevi e, soprattutto, non forzate mai la compensazione. E’ una manovra che va fatta con dolcezza. Forzare è inutile, controproducente e pure pericoloso. Questo deve essere chiaro come il sole a mezzogiorno in un deserto e in una giornata senza nubi. Mi sono spiegato? Ve lo ripeto pure: forzare la compensazione è inutile, controproducente e pure pericoloso.
Continua

Trucchi e segreti della compensazione (parte 2)

Tutto quello che un subacqueo deve conoscere ed a cui deve prestare attenzione per immergersi in sicurezza, con facilità e senza problemi

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Un sub dà l'ok. E' giunto sul fonale compensando correttamente

Scritto per LiguriaNautica - Come abbiamo spiegato nel post precedente, tanto agli apneisti quanto ai “bombolari” rimane il problema di riequilibrare la pressione di quella parte dell’orecchio chiamata “medio”. Ma prima di affrontare la questione, per amor di verità, dobbiamo citare anche i seni nasali. Anche queste sono cavità che, dopo un raffreddore o altre irritazioni, potrebbero presentarsi come bolle gassose isolate e darci dei problemi con l’aumento di pressione. Ma il massimo che possono causare, oltre ad un po’ di fastidio, è quello di farci uscire un po’ di muco dal naso. Non sarà una cosa bella da vedere dentro una maschera ma sott’acqua -per fortuna! – non valgono le regole di un pranzo in società. Continua

Trucchi e segreti della compensazione (parte 1)

Tutto quello che un subacqueo deve conoscere ed a cui deve prestare attenzione per immergersi in sicurezza, con facilità e senza problemi

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L'ok dei sub. Significa che tutto sta andando bene

Scritto per LiguriaNautica - Chi ha avuto il piacere di insegnare in un corso subacqueo di primo livello conosce bene quelle smorfie di perplessità e di preoccupazione che si dipingono nei volti degli allievi quando comincia ad introdurre l’argomento “compensazione“. Personalmente, non sono mai riuscito a concludera una spiegazione della Valsalva senza che tutti i miei primi gradi fosserò già là, a tenersi il naso con le dita, soffiando come se dovessero spegnere un incendio: “Boh? Si saranno aperte o no queste tube d’Eustachio?” Continua

Immergersi tra Varazze e Arezzano: la guida di Liguria Nautica

La guida di Liguria Nautica alle immersioni tra Varazze ed Arenzano

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Un parcheggio in fondo al mare!

Scritto per LiguriaNautica - La costa ligure presenta parecchi punti di immersione particolarmente interessanti per chi cerca la spettacolarità nei fondali  ma anche per chi ama i relitti e l’archeologia sommersa. Vediamo in questo articolo, procedendo lungo la costa da ovest verso est, le migliori “pinneggiate” subacquee tra Varazze e Arenzano, località servite da ottimi diving che facilitano l’attività subacquea e garantiscono elevati standard di sicurezza a chi ci si affida. Continua

Il tesoro della Nuestra Señora

Un incredibile bottino di 450 milioni di dollari in oro e pietre preziose. Un cacciatore di relitti che faceva l'allevatore di polli. Ecco la vera storia del ritrovamento subacqueo più mirabolante di tutti i tempi

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Il cacciatore di tesori Mel Fischer mostra alcune collane d'oro trovate nel galeone spagnolo

Scritto per LiguriaNautica - Lei era la nave più bella di tutta la flotta spagnola. Lui un allevatore di polli dell’Indiana con una sola grande passione: la ricerca di tesori perduti. E poi c’è il destino che aveva dato loro un appuntamento. Lei si chiamava Nuestra Señora de Atocha ed era ricca, ricchissima. Veleggiava verso i porti di Spagna con le stive cariche di oro, argento, preziosi smeraldi. Lui, Mel Fischer, era un uomo testardo. Tanto testardo da vendere la fattoria, diventare subacqueo e immergersi alla ricerca di lei per più di 16 anni  e mezzo di fila. E ogni volta, prima di infilarsi l’erogatore in bocca e tuffarsi nell’immenso mare blu della Florida, ripeteva alla moglie, ai figli e agli amici che lo prendevano per matto: “Oggi sarà il gran giorno!”
E il gran giorno arrivò. Era il 20 luglio dell’85. Una sabato. In futuro, quando racconterà la sua avventura ai giornalisti di mezzo mondo, Mel Fischer non riuscirà mai a trovare le parole sufficienti a descrivere l’emozione infinita che gli fece sobbalzare il cuore quando riconobbe il relitto della Nuestra Señora, adagiato sul fondale che lo stava aspettando. Continua

L’avventuroso ritrovamento della torpediniera Andromeda. Una memorabile impresa dei subacquei della Iandt (seconda parte)

Affondata il 16 marzo 1941 da un aerosilurante inglese davanti al porto di Valona, la nave militare è stata ritrovata da una spedizione subacquea dopo una emozionante immersione tecnica col trimix


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Scritto per LiguriaNautica - Come sempre accade in queste situazioni, i pescatori si rivelano un’importante fonte di informazione. Cesare Balzi, annota nel suo Gps molti punti interessanti dove vale la pena fare una immersione. Lo aiuta anche una nave oceanografica che gli concede l’opportunità di visionare i tracciati del suo side scan sonar che rileva il relitto di una nave spezzata in due tronconi adagiato a 53 metri proprio in uno di questi punti. Balzi non trascura le ricerche d’archivio e si reca a Roma, all’Ufficio Storico della Marina Militare, dove recupera molto materiale interessante, tra cui il teledispaccio del Comando di Valona che comunicava alla Regia Marina l’affondamento della torpediniera. Continua

L'avventuroso ritrovamento della torpediniera Andromeda. Una memorabile impresa dei subacquei della Iandt (prima parte)

Affondata il 16 marzo 1941 da un aerosilurante inglese davanti al porto di Valona, la nave militare è stata ritrovata da una spedizione subacquea dopo una emozionante immersione tecnica col trimix

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Scritto per LiguriaNautica - Nel dicembre dello scorso anno, la notizia di un eccezionale ritrovamento subacqueo rimbalzò dal mondo dei “relittari” a quello degli studiosi della storia della navigazione e della seconda guerra mondiale. Un’equipe di subacquei affiliati alla Iantd, l’International Association Nitrox & Technical Divers, aveva scoperto nelle acque antistanti il porto di Valona, in Albania, i resti sommersi della torpediniera Andromeda.
La spedizione era guidata da
Cesare Balzi, sicuramente uno dei più esperti cacciatori di relitti del nostro Paese, cui va anche il merito del riconoscimento del relitto della nave militare italiana, silurata dagli inglesi durante il secondo conflitto mondiale.
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Tutti i tesori del relitto dell’Incredibile a Venezia. Tra realtà, gioco e finzione

Una nave perduta, un inestimabile carico, un racconto tanto "incredibile" da non essere vero, quello proposto dall'artista inglese Damien Hirst

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Un sub recupera Topolino Opera di Damien Hirst

Scritto per LiguriaNautica - Narrano le cronache che l’immensa nave, che mai uguale aveva solcato il Mediterraneo, veleggiasse verso la ricca città di Asit Mayor, colma di tali tesori da suscitare la cieca invidia degli dei.
Cif Amotan, il liberto originario di Antiochia, l’uomo più ricco del suo tempo, aveva chiamato il suo vascello Apistos, che nella lingua dell’epoca significava “Incredibile”. Quindi lo aveva riempito all’inverosimile di gioielli, monete, sculture in marmo, onice, malachite, argento, oro e tanti altri manufatti preziosi come lo scudo del Pelide Achille, nel cui orbe è inscritta la terra, il cielo, il mare e le costellazioni tutte. Tali erano i tesori che il liberto Cif Amotan aveva raccolto in tutta l’Asia Minore per impreziosire il tempio del dio del Sole, che lui stesso aveva fatto edificare nel cuore della superba Asit, la maggiore. Continua

Ecco le foto vincitrici del premio Città di Venezia di fotografia subacquea promosso da Abissi

Al concorso promosso dall'associazione Abissi hanno partecipato i migliori fotosub di tutto il mondo

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Scritto per LiguriaNautica - Immagini che tolgono il fiato. Vien solo da domandarsi come ha fatto la giuria a scegliere le più belle. La decima edizione del premio Città di Venezia sul tema BioPhotography ha confermato l’altissimo livello di professionalità dei tanti partecipanti a questo concorso di fotografia subacquea che nei suoi dieci anni di vita si è via via imposto sul palcoscenico europeo come uno dei più prestigiosi del settore.
Ma non sprecherò altre parole per descrivere le stupefacenti foto selezionate come vincitrici nelle 12 categorie, rimandando il lettore alla galleria che troverà in fondo alla pagina.
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Immergersi tra la Gallinara e Spotorno: la guida di Liguria Nautica

I siti di immersioni consigliati in questo tratto di costa ligure sono caratterizzati dalla presenza di interessanti relitti e di splendide secche

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Immersione negli abissi

Scritto per LiguriaNautica - A poco meno di un miglio al largo di Albenga sorge l’isolotto della Gallinara, famoso per ospitare una delle più grandi colonie di gabbiani reali del Mediterraneo e giustamente tutelato dai vincoli di riserva regionale con adiacente area marina protetta.
Sino a poco tempo fa, le immersioni attorno all’isolotto erano vietate non tanto per ragioni di tutela naturalistica, quanto per la pericolosa presenza di ordigni bellici delle seconda Guerra Mondiale affondati ed inesplosi. Oggi l’area è stata bonificata, grazie all’opera degli archeologi subacquei che vi hanno rinvenuto molti
manufatti risalenti ai commerci del V secolo tra le coste liguri e quelle francesi e anche svariate anfore della Roma repubblicana. Chi è interessato all’archeologia, non dimentichi di visitare il museo navale di Albenga dove sono conservati questi preziosi ritrovamenti che tanto sanno raccontarci della nostra storia. Continua

Immersioni: come diventare cacciatori di relitti (parte 3)

Vi piacerebbe scoprire un relitto sommerso? E' tutta questione di buona volontà! Ecco qualche utile consiglio per diventare dei veri e propri cacciatori di navi sommerse

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Una nave da trasporto sommersa nel mar Rosso

Scritto per LiguriaNautica - Eccoci alla terza e ultima puntata di questa nostra breve guida su come si scoprono i relitti sommersi. Abbiamo visto come cercare informazioni, chiedendo ai pescatori o consultando le biblioteche. E, a proposito di biblioteche, non trascurate gli archivi della marina militare. Le grandi città di mare hanno sempre una scuola navale, un museo storico gestito dalla marina o comunque un ammiragliato con archivi ricchi di materiali ed informazioni. Non è sempre facile accedervi. La trafila burocratica varia da luogo a luogo. Meglio non presentarvi come “aspiranti cacciatori di relitti subacquei” ma qualificarsi come “appassionati studiosi di storia e tradizioni militari e marine” e spiegare che state compiendo una ricerca per un libro o qualche altra pubblicazione. Cosa che, per certi versi, potrebbe anche essere vera! Continua

La Trombonave pronta a salpare dal porto di Venezia

Otto giorni sul mare Adriatico per single e coppie alla ricerca di emozioni piccanti in una lussuosa nave dove tutto è permesso

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In partenza da Venezia la crociera dell'amore. Proprio come nei famosi telefilm degli anni '70

Scritto per LiguriaNautica - Tutti la chiamano la Trombonave, ma il vero nome di questo transatlantico del sesso è Azamara Quest. Una nave da crociera in grado di ospitare 690 turisti alla ricerca di emozioni piccanti. L’Azamara salperà da Venezia il 26 settembre per offrire ai suoi ospiti la “Desire Cruise”, la crociera del desiderio. Le tappe saranno Ravenna, Spalato, Dubrovnik, Zara, Capodistria, per rientrare in laguna il 3 ottobre. Ma, diciamolo subito, non sono le bellezze della Città dei Dogi, dei porti d’Istria o dei mari croati ad attirare i clienti della Trombonave. Continua

Immersioni: come diventare cacciatori di relitti (parte 2)

Vi piacerebbe scoprire un relitto sommerso? E' tutta questione di buona volontà! Ecco qualche utile consiglio per diventare dei veri e propri cacciatori di navi sommerse

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Davanti alla spiaggia di Pomonte, all'isola d'Elba, si trova il relitto di una nave da carico

Scritto per LiguriaNautica - Siamo arrivati alla biblioteca dunque. Luogo che, al pari dei fondali del mare, è l’ambiente più consono ad un cacciatore di relitti che si rispetti. Solitamente, questo non è solo il punto di partenza della nostra caccia ma anche quello di ritorno perché, una volta visitato il relitto, vorremmo sapere più notizie possibili sulla nave sommersa, sul suo carico, sulle sue vicende marine e sulle cause del naufragio. Continua

Immersioni: come diventare cacciatori di relitti (parte 1)

Vi piacerebbe scoprire un relitto sommerso? E' tutta questione di buona volontà! Ecco qualche utile consiglio per diventare dei veri e propri cacciatori di navi sommerse

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Il relitto della nave Thistlegorm Mar Rosso

Scritto per LiguriaNautica - Forse accade anche voi, proprio come accade a me: per quanto ci riflettiate sù, non riuscire a darvi una spiegazione del fascino che i relitti sommersi esercitano su di voi. Misteriosi testimoni di una tragedia come l’affondamento, l’abbraccio mortale del mare ha regalato loro una nuova vita trascinandoli giù, giù nelle profondità degli abissi marini sino a raggiungere una nuova dimensione d’esistenza. Adagiati nei punti più inaccessibili del mare, cristallizzati in uno scorrere di tempo più lento del nostro nel decadimento, i relitti continuano a raccontare le loro impalpabili storie ai subacquei che le vogliono ascoltare. Continua

Abissi lancia la decima edizione del premio Città di Venezia di fotografia subacquea

La passione per la reflex e l'amore per le immersioni hanno un unico comune denominatore: il concorso fotografico dell'Underwater Photo Venice

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Scritto per
LiguriaNautica - Gli appassionati di fotografia subacquea hanno tempo sino a mercoledì 20 settembre per partecipare  al prestigioso concorso internazionale Città di Venezia, proposto dall’associazione culturale Abissi Underwater Photo Venice.
Il premio è arrivato alla sua decima edizione raccogliendo di anno in anno sempre maggiori successi di pubblico e di critica. Continua

Il relitto dell'Equa

A due miglia da Riomaggiore, si trova uno degli scafi sommersi meglio conservati del mar Ligure

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Un sub si immerge nel cacciasommergibile affondato Equa

Scritto per LiguriaNautica - Strano destino, quello dell’Equa. Costruita per diventare una nave da trasporto merci, durante il secondo conflitto mondiale fu armata con cannoni e mitragliatrici e trasformata in fretta a furia in una motovedetta con funzioni antisommergibile. Ma il tragico 10 giugno del 1944  la nave, che stava uscendo dal porto di La Spezia per pattugliare il Mar Ligure, fu scambiata per un’unità nemica da un sommergibile dell’Asse che la speronò e la affondò senza pietà. Da allora l’Equa giace sul fondale, in perfetto assetto di navigazione, a due miglia marine da Riomaggiore con il cannone ancora minacciosamente puntato verso prua, in perenne attesa di un improbabile nemico. Continua

I migliori siti di immersione tra Sanremo a Ventimiglia

Sei tuffi da non perdere nella costa occidentale della Liguria

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Fauna del relitto Cycnus
 
Scritto per LiguriaNautica - Secche, pareti, scogli e anche relitti. Il tratto di mare che va da Imperia ai confini con la Francia è un vero e proprio campionario completo di immersione e presenta alcuni dei siti più spettacolari nei quali mi sia mai tuffato. La visibilità, come sempre in Liguria, va dal “buono” all’ “ottimo”. Le profondità sono tante e adatte ad ogni livello di esperienza. Unico neo, in questa costa, sono le correnti che montano impetuose e repentine seguendo le condizioni del meteo e delle maree. In questo caso, non rimane che affidarsi all’esperienza e alla professionalità dei gestori del diving cui ci siamo rivolti. Continua

Una esperienza irrinunciabile per un subacqueo: l'immersione notturna

Ecco perché l'immersione notturna è una esperienza a cui un subacqueo non dovrebbe mai rinunciare.

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Immersione di notte

Scritto per LiguriaNautica - “La notte è magnifica per ascoltare storie”, scriveva Antonio Tabucchi. E quali storie sono così magnifiche come quelle che ci racconta il mare? Immergendovi quando il sole è tramontato scoprirete che il buio non esiste e che il mare non dorme mai. La maggior parte dei pesci e delle altre specie animali che troviamo sott’acqua si risvegliano proprio durante le ore notturne per cacciare o per uscire dalla tana in cerca di nutrimento. Per questo l’immersione notturna è una esperienza a cui un subacqueo non dovrebbe mai rinunciare. Continua

Dieci immersioni per tutti - parte seconda

I migliori fondali subacquei dove un neo brevettato può fare esperienza

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Il Cristo degli Abissi

Scritto per LiguriaNautica - Continuiamo il nostro elenco dei migliori siti di immersione per neo brevettati.

Miramare (Trieste)
L’oasi marina di Miramare è gestita dal 
Wwf. Prima di infilare la muta, non perdetevi il museo dedicato alle specie ittiche dell’alto adriatico che poi ritroverete nell’immersione. Si entra in acqua dalla riva e si pinneggia fino a raggiungere il costone, proprio sotto l’imponente castello di Miramare, dove si comincia l’immersione. La profondità non supera mai gli otto metri. Di conseguenza, ci si può godere immersione senza stare troppo a pensare ai consumi d’aria o ai tempi di permanenza. Sotto, trovate un completo campionario di fauna adriatica. La visibilità è quasi sempre buona e non ho mai trovato forti correnti. Quasi tutti i subacquei del Veneto e del Friuli hanno fatto la loro prima notturna in questo splendido specchio d’acqua illuminato dalla luna che si riflette sui bastioni della fortezza regalandoci ricordi indimenticabili. Continua

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I migliori fondali subacquei dove un neo brevettato può fare esperienza

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Le antiche statue romane sommerse del parco archeologico di Baia - Foto Bacoli

Scritto per LiguriaNautica - Il corso è finito e il vostro istruttore vi ha appena consegnato il brevetto di primo grado, o open water diver, che vi consente di immergervi sino a 18 metri di profondità. Le esperienze in mare che avete fatto durante la scuola sub a seguito del vostro club vi hanno entusiasmato e adesso non vedete l’ora di tornare in acqua per innamorarvi definitivamente della subacquea. Continua

Come acquistare la maschera giusta

Ecco alcuni consigli per la scelta della maschera subacquea che fa per voi!

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Immersione negli abissi

Scritto per LiguriaNautica - Tempo fa mi è capitato di accompagnare una allieva del mio corso di primo grado in una grande rivendita di attrezzature subacquee per aiutarla a scegliere una maschera. C’è voluto un pomeriggio di prove e tanta pazienza da parte del negoziante per capire che il suo criterio di scelta era… il colore! Colore che doveva necessariamente stare in tinta con la sua nuova muta e le nuove pinne.
Non ritengo quindi affatto scontato dare qualche consiglio più serio su come dobbiamo scegliere la nostra prima maschera per le immersioni. Una maschera non adatta al nostro viso, infatti, rischierà di allagarsi continuamente rovinandoci l’avventura subacquea. Continua

Le secca dell'Isuela

La bellezza della secca dell'Isuela è tale da oscurare un punto di immersione che si trova a pochi metri dalla secca: la cosiddetta secca dell'Isuelita

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La secca dell'Isuela, tra le più belle immersioni del Mediterraneo

Scritto per LiguriaNautica - Nelle classifiche delle dieci immersioni più belle del Mediterraneo che le riviste specializzate in subacquea puntualmente compilano ogni estate, a contendersi il primo posto, compare immancabilmente la secca dell’Isuela. Una posizione d’alta classifica senz’altro meritata per la spettacolarità del paesaggio che si apre davanti agli occhi del subacqueo che ha la fortuna di immergersi in quel paradiso di coloratissime spugne, coralli rossi e neri, madrepore gialle e gorgonie scarlatte.
La secca dell’Isuela si trova al largo di Punta Chiappa, all’interno dell’Area Marina Protetta di Portofino, in una zona classifica come “B”, ovvero riserva generale. Il che significa che è consentito immergersi con la supervisione di un diving autorizzato. Continua