Al via il Salone Nautico di Venezia nell’antico Arsenale: un palcoscenico unico per yacht, accessori e motori

Uno bacino acqueo di 50 mila metri quadri per le imbarcazioni e un chilometro di banchina. Tante iniziative collaterali tra le quali uno spazio per la cantieristica tradizionale veneziana

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Il bacino acqueo dell'Arsenale di Venezia

“L’arte navale torna a casa”
. E’ lo slogan del Salone Nautico di Venezia in programma fino a domenica 23 giugno nella città lagunare. La “casa” in questione è il grande bacino dell’Arsenale. Storica fucina di galee e cocche che negli anni d’oro della Serenissima, era in grado di mettere in acqua una nave da guerra al giorno, completa di vele e attrezzature, pronta per navigare. Quell’arsenale che tanto colpì Dante Alighieri che volle paragonarlo al girone infernale in cui sono puniti i barattieri: “Quale nell’arzanà de’ Viniziani bolle d’inverno la tenace pece”. Continua

A Venezia la Msc Opera travolge un battello e si schianta sulla banchina: si riapre il dibattito sulle grandi navi in laguna

Paura e panico tra i passeggeri e le persone sulla riva. Tre feriti e tante polemiche. Gli ambientalisti: "Da anni denunciamo l'incompatibilità di navi di queste dimensioni con la laguna"

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I danni causati dalla nave Opera al battello fluviale

Un
incidente annunciato, quello verificatosi alle ore 8,34 di domenica nel porto di Venezia. La Msc Opera – 56 mila tonnellate – procedeva nel canale della Giudecca, appena dopo il bacino di piazza San Marco, alla velocità sostenuto di 5,5 nodi e si stava preparando per attraccare alle banchina, quando un improvviso black out dei comandi (stando perlomeno alla prima ricostruzione dell’incidente) non ha consentito alla nave di manovrare e di ridurre la velocità. Inutile l’intervento del rimorchiatore di sicurezza, perché il forte abbrivio ha spezzato la gomena di traino e la grande nave da crociera è andata a schiantarsi tra la banchina e un battello fluviale ormeggiato sul pontile di San Basilio.
Attimi di paura tra i 110 passeggeri a bordo della lancia e tra le persone che attendevano in riva l’arrivo della nave. I video messi in rete dai testimoni sono davvero impressionanti, considerata la mole enorme della Msc Opera, un “bestione” lungo 275 metri, largo 32 e capace di trasportare circa 2.679 ospiti e 728 membri dell’equipaggio. Per fortuna, l’abbordo si è concluso con tanta paura, la caduta in acqua di diverse persone ma “solo” tre feriti. Poteva andare molto peggio.
Un incidente annunciato, abbiamo scritto in apertura, perché da quasi dieci anni gli ambientalisti di Venezia denunciano l’intrinseca pericolosità del transito di navi superiori alle 50 tonnellate, costruite per navigare in alto mare, in canali stretti e poco profondi come quelli lagunari. Senza tener conto di incidenti come questo, che nel lungo periodo possiamo considerare inevitabili, bisogna considerare anche fattori non affatto secondari come l’inquinamento atmosferico (il porto di Venezia è a ridosso della città storica e nelle calli si registrano più polveri sottili che a ridosso di un’autostrada a due corsie). Continua

La compagnia I Venturieri festeggia il suo trentennale con un raduno di vele storiche a Venezia

Il ketch bermudiano Croix Du Sud, il cutter aurico in legno S. Maria di Nicopeja, tanti Arpège varati negli anni '60 sono alcune delle imbarcazioni a vela che si sono radunate in Laguna per una regata non competitiva


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Raduno di vele d'epoca a Venezia organizzato da I Venturieri

Scritto per LiguriaNautica - Uno spettacolo davvero superbo e, per di più, andato in scena in un palcoscenico d’eccezione come il bacino di San Marco, tra palazzo Ducale e l’isola di San Giorgio. Decine e decine di velieri d’epoca a vele spiegate che dal Lido si dirigevano alla marina di Sant’Elena e all’Arsenale. Una grande festa della vela storica e delle imbarcazioni tradizionali, quella che si è svolta nella laguna di Venezia sabato 26 e domenica 27 maggio. Continua

La Vogalonga di Venezia: la più grande manifestazione al mondo dedicata alle barche a remi

Si è svolta in laguna la 44esima edizione della regata riservata alle imbarcazioni a remi. Più di 2300 barche per 8300 partecipanti da tutto il mondo hanno sfilato nel Canal Grande

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Vogalonga 2018. L'entrata a Venezia nel canal di Cannaregio

Scritto per LiguriaNautica - Colpo di cannone, remi puntati al cielo e un grande urlo collettivo: “Viva Venezia, viva San Marco!”. E si parte. Lo sfondo della Basilica e del Palazzo Ducale lascia presto spazio alle barene e alle verdi isole della laguna nord. Le barche sfiorano le Vignole e costeggiano tutto il lato interno di Sant’Erasmo, l’orto di Venezia. Poi raggiungono San Francesco del Deserto, dove il santo di Assisi fece tappa al suo ritorno dalla Terrasanta, placando con le sue preghiere una violenta tempesta.
Quindi la prua volge verso gli sgargianti colori delle case di Burano, l’isola del merletto, che già appaiono in lontananza. Lasciano a nord Torcello e, dopo Mazzorbo, si infilano nel Canal Bisatto, zigzagando tra le piccole isole di San Giacomo in Paludo e Madonna del Monte che, nel corso della loro millenaria storia, furono sia eremi monacali che depositi militari. Finalmente all’orizzonte ricompare Venezia, ma prima bisogna attraversare il canale di Murano, la cui gente attende festosa l’arrivo del corteo acqueo. Continua

Da Cervia a Venezia lungo la Rotta del Sale per rinnovare un’antica alleanza marinara

La tradizione vuole che ogni estate decine di imbarcazioni al terzo salpino dal porto di Romagna per raggiungere la Serenissima e portare in omaggio un carico di oro bianco

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Sulla Rotta del Sale, da Cervia a Venezia su vele al terzo.

Scritto per LiguriaNautica - Sin dalla fine del XII secolo la rotta che collegava Venezia a Cervia divenne una delle principali arterie commerciali marittime dell’Adriatico. Sulle loro tipiche imbarcazioni armate al terzo, i marinai cervesi salivano a nord per riempire i magazzini della Repubblica Serenissima con i loro carichi di prezioso sale. Alimento indispensabile, oltre che per insaporire i cibi, anche per conservare le provviste a bordo e consentire alle galee veneziane di salpare per lunghi viaggi sino ai porti d’Oriente o ai gelidi mari del Nord Europa.
Non è un sale qualsiasi, quello di Cervia, che viene ricavato filtrando l’acqua marina in quella che è la salina più a nord della nostra penisola. E’ un sale dolce, purissimo, ad altissima solubilità, non filtrato artificialmente. Un sale dal sapore inconfondibile, leggermente speziato e tendente all’amarognolo, che tutt’ora viene prodotto in quantità limitata, secondo antichi procedimenti, non essiccato, non sbiancato. Continua

Il "saor": più che un piatto, una tradizione della Venezia marinara

Si può fare con le sarde ma anche con i gamberoni e i filetti di pesce. Questo tipico condimento dell'alto Adriatico regala a tutte le pietanze un inconfondibile sapore agrodolce

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Un tipico piatto dei marinai della Serenissima

Scritto per LiguriaNautica - Giuseppe “Bepo” Maffioli lo definiva “il vero cibo dei marinai”. Il celebre gastronomo veneto  -nonché scrittore, attore e tanto altro ancora- che era uno che di buona tavola se ne intendeva, aggiungeva: “nonché scorta indispensabile per marinai di terraferma”.
Stiamo parlando del “saor“. Un piatto che è una autentica tradizione a Venezia ma anche Pellestrina, Chioggia e negli altri porti dell’Adriatico settentrionale. Una tradizione che nasce da lontano, da quando le navi della Serenissima Repubblica solcavano le rotte mediterranee dirette ai porti d’Oriente ed i marinai veneziani avevano necessità di imbarcare viveri che fossero allo stesso tempo sostanziosi e di lunga conservazione.
I celebri “
baicoli“, i biscotti dolci e secchi dei dogi che ancora si consumano nella città lagunare, ne sono un esempio. Ma il monarca dei piatti tradizionali da barca resta sempre lui: il saor. Termine che in dialetto veneziano significa “sapore”. Le ricetta, come tutti i piatti tradizionali, è molto semplice e povera ma, sempre come tutti i piatti tradizionali, non per questo meno saporita. Continua

Ecco le foto vincitrici del premio Città di Venezia di fotografia subacquea promosso da Abissi

Al concorso promosso dall'associazione Abissi hanno partecipato i migliori fotosub di tutto il mondo

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Scritto per LiguriaNautica - Immagini che tolgono il fiato. Vien solo da domandarsi come ha fatto la giuria a scegliere le più belle. La decima edizione del premio Città di Venezia sul tema BioPhotography ha confermato l’altissimo livello di professionalità dei tanti partecipanti a questo concorso di fotografia subacquea che nei suoi dieci anni di vita si è via via imposto sul palcoscenico europeo come uno dei più prestigiosi del settore.
Ma non sprecherò altre parole per descrivere le stupefacenti foto selezionate come vincitrici nelle 12 categorie, rimandando il lettore alla galleria che troverà in fondo alla pagina.
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Abissi lancia la decima edizione del premio Città di Venezia di fotografia subacquea

La passione per la reflex e l'amore per le immersioni hanno un unico comune denominatore: il concorso fotografico dell'Underwater Photo Venice

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Scritto per
LiguriaNautica - Gli appassionati di fotografia subacquea hanno tempo sino a mercoledì 20 settembre per partecipare  al prestigioso concorso internazionale Città di Venezia, proposto dall’associazione culturale Abissi Underwater Photo Venice.
Il premio è arrivato alla sua decima edizione raccogliendo di anno in anno sempre maggiori successi di pubblico e di critica. Continua

Le chiamano "tegnue"

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Le più belle son grandi come un campo di calcio e sono caratterizzate da merlettature rocciose alte anche tre o quattro metri. Ma se ne trovano anche grandi pochi metri quadrati: sorte di semplici “lastrure” (lastroni) poggiate sul fondale sabbioso. Ma le tegnue non sono solo il paradiso sommerso del biologo marino che vi trova concentrate tutte le specie che popolano l’Adriatico. Le tegnue sono anche la terra di frontiera dell’archeologo subacqueo che non di rado vi scopre tesori archeologici come i resti di una naufragio d’epoca romana, un’antica ancora ammiragliato, brigantini dell’ottocento o anche resti di aerei della seconda guerra mondiale.
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Quell'universo sotto il mare

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Tutto cominciò con una città che non esisteva e con dei lugubri rintocchi di campana che, nelle notti di luna piena, salivano dal fondo del mare terrorizzando gli increduli marinai.
Era l’estate di quarant’anni fa e tra i pescatori di Chioggia e di Pellestrina si vociferano cupi leggende di morti senza pace le cui anime dannate vagano nel fondo del mare. Sono le anime degli abitanti di Metamauco, sussurravano i pescatori, la città perduta e sprofondata nel mare tanti e tanti anni or sono, che ancora tormentano i vivi per testimoniare la loro tragedia.

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