La gloriosa storia della Modesta Victoria, la nave che attraversò un oceano e un deserto per navigare in un lago

Costruita nel 1830 nei cantieri di Amsterdam, la motonave fu la prima imbarcazione a motore a solcare le acque del più grande lago glaciale della Patagonia, il Nahuel Huapi

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Il varo della motonave Modesta Victoria a San Carlos de Bariloche

Raccontano le cronache locali che quel giorno, il 10 novembre 1938, sulle sponde del grande lago
Nahuel Huapi ci fosse tutta la città di Bariloche. Gauchos a cavallo erano arrivati da tutte le fazende del Rio Negro. Dalle alture andine e dai campi, erano scesi a valle anche i popoli originari della Patagonia: mapuche, tehuelche e anche aonikenk, che Ferdinando Magellano scambiò per dei giganti probabilmente per lo strano cappello che portavano in testa.
Quel memorabile giorno di novembre, che in Argentina significa estate inoltrata, erano tutti là sulle sponde del Nahuel Huapi, ad assistere ad un avvenimento che mai si era verificato in quell’immenso lago dove nelle terse notti brilla l’inconfondibile costellazione della Croce del Sud: il varo di una nave.
Una nave che non era stata costruita in Argentina ma nei cantieri Verschure di Amsterdam, otto anni prima. Una nave che era il sogno di don Exequiel Bustillo, l’uomo che ebbe dal governo argentino l’incarico di realizzare una politica di tutela e di sviluppo dei vasti territori a sud di Buenos Aires. Fu proprio don Exequiel a decidere che un lago delle dimensioni del Nahuel Huapi, 530 chilometri quadrati, doveva per forza avere una sua nave. Ma non una nave qualsiasi. Continua

Gli urinatores, i primi subacquei della storia. E gli scherzi di Cleopatra

Secondo gli autori antichi, i primi sub si immergevano respirando da otri pieni d'aria. La regina d'Egitto li usava per combinare scherzi al suo amante Antonio

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Un bassorilievo assiro mostra un subacqueo che respira da un otre gonfio d'aria

Tito Livio, uno che le cronache le sapeva scrivere, racconta che nell’anno 168 a.C.
Perseo, re di Macedonia, saputo dell’arrivo dell’esercito romano, si spaventò a tal punto che ordino di gettare tutto il suo immenso tesoro nel mar Egeo. Le cose poi andarono diversamente. Il re si pentì del suo gesto e decise di ricorrere agli urinatores per recuperare il malloppo.
Mal gliene incorse, a questi poveri subacquei dell’antichità. Per tutta ricompensa, infatti, il re macedone fece mozzare loro la testa. Che non andassero in giro a raccontare che un monarca del suo calibro si fosse lasciato intimorire da una potenza straniera a tal punto da gettare il suo oro in pasto ai pesci!
Eh sì! A quei tempi, non era cosa facile avere a che fare con i re. Le cose andavano un po’ meglio sulla sponda romana del Mediterraneo dove gli urinatores si erano costituiti in una vera e propria corporazione (oggi diremmo sindacato..), avevano stabilito un preciso tariffario sulle prestazioni che effettuavano ed un compenso sui recuperi marini proporzionale al valore degli oggetti che riportavano in superficie.
Chi lo sa? Magari un tariffario simile, legato al valore del recupero, esisteva anche in Macedonia ed è questo il vero motivo che è costato la testa agli urinatores di re Perseo! Ma per quanto ne sappiamo ora, è in epoca romana che gli urinatores si costituiscono come corpus. Tanto è vero che molte epigrafi d’epoca riportano le cause civili che questi intentavano a coloro che, usufruito dei loro servigi, si rifiutavano di pagare il dovuto. Continua