Dal porto sommerso di Thonis-Heracleion riemerge la nave di Erodoto

Nelle sue "Storie" il grande greco di Alicarnasso aveva descritto un'imbarcazione egiziana che è rimasta per 2500 anni uno dei più grandi misteri dell'archeologia navale

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Un archeologo subacqueo esegue rilevamenti sul relitto della nave che conferma la descrizione di Erodoto

“L’albero era fatto di acacia e le vele di papiro. Questi battelli non possono risalire il fiume se non sotto la spinta di un forte vento, altrimenti vengono tirati da terra”
, scriveva Erodoto nel secondo libro delle sue Storie. Il grande storico greco visitò l’Egitto attorno nella metà del V secolo avanti cristo. Da viaggiatore curioso ed attento come era, Erodoto non trascurò di visitare i cantieri navali del Paese dei Faraoni, descrivendo minuziosamente le imbarcazioni locali e le loro tecniche costruttive.
Tra le barche che solcavano le placide acque del Nilo, Erodoto racconta in particolare di insoliti battelli chiamati “baris” che venivano usati dagli egiziani per il trasporto delle merci. E per gli archeologi comincia un mistero destinato a rimanere tale nei secoli a venire, sino all’incredibile scoperta avvenuta poche settimane or sono, nella acque antistanti il porto sommerso di Thonis-Heracleion. Continua

HackerInBoat: salperà da Genova la nave dei pirati informatici

Partirà dal capoluogo ligure ai primi di maggio la prima crociera riservata ad un pubblico assai particolare: gli hacker

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Il logo della crociera per hacker in partenza da Genova il 2 maggio

Una nave tutta piena di hacker. Partirà dal porto di
Genova, giovedì 2 maggio, e navigherà per quattro giorni nel Mediterraneo su una imbarcazione della flotta Costa Crociere, con tappe a Marsiglia e a Barcellona. E sarà certo un bel diversivo per gente abituata a navigare sì, ma soltanto nel “mare” di internet. Ad organizzare la crociera è l’associazione di hacker “etici” – poi spiegheremo cosa si intende con questo termine – HackInBo che ha pensato di spostare in mare aperto, possibilmente fuori dalle acque territoriali italiane, il suo evento annuale dedicato ai sistemi di sicurezza informatica e che hanno chiamato HackInBoat. Hacker in barca. Continua

Missione “Re d’Italia” e “Palestro”: l’immersione nei relitti e la leggenda della cassaforte piena d’oro

Oltre un secolo a mezzo dopo la battaglia di Lissa, Davide Ciampalini e il suo team Wse riescono a penetrare ad una profondità di 115 metri nelle stive delle corazzate italiane affondate dalla marina asburgica

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Un subacqueo della Wse ispeziona lo scafo della corazzata Re d'Italia

Il sogno si avvera lunedì 28 maggio 2018. La spedizione
World Submarine Exploration è pronta per scendere sino a 115 metri, dove giace il relitto della corazzata italiana. “Dopo gli ultimi controlli alle attrezzature e dopo aver caricato la barca, ci mettemmo in navigazione verso il Re d’Italia”, racconta Davide Ciampalini.
“Il mare era calmo, il tempo buono e il morale alto, anche la trepidazione era elevata, il sogno che stavo aspettando da più di 2 anni si stava per realizzare. Allo stesso tempo -ricorda Davide- cresceva anche la paura che all’ultimo momento qualcosa potesse andare storto, mille pensieri mi passavano per la testa. Dopo circa un oretta di navigazione arrivammo sul punto. Eccoci, ci siamo, questo è lo specchio di mare dove si svolse la battaglia di Lissa e qui sotto a 115 metri di profondità giace da 152 anni la Corazzata Re d’Italia”.
“Era arrivato il momento di fare sul serio -prosegue Ciampalini- ora dovevamo pedagnare il relitto. Alessio e Rolando si misero a prua con il pedagno pilota pronto ad essere lanciato, Veljano al timone ed io insieme a lui controllavamo lo scandaglio. Dopo qualche passaggio per trovare la posizione esatta del relitto, gridiamo ‘Vai! Vai! Butta!’, Ale e Rol gettano così il primo pedagno. Quello più grande, che ci servirà per la discesa, lo gettammo subito dopo, non appena ci fummo sincerati che il primo pedaggio era finito nel posto giusto”.
“Abbiamo indossato le nostre mute in silenzio -spiega Davide- con la massima calma. Eravamo entrati in modalità ‘diver’ e la concentrazione era al massima. È difficile spiegare cosa passasse per la testa di ognuno di noi in quel momento, l’emozione era indescrivibile. In acqua tutti intorno al pedagno, facemmo gli ultimi controlli, ci scambiammo gli ‘ok’ di rito e iniziammo a scendere verso il fondo. Il cuore mi batteva all’impazzata, mi accorsi subito che i miei amici durante la discesa lasciarono a me l’onore di arrivare per primo sul relitto”. Continua

Missione “Re d’Italia” e “Palestro”: la tragica storia delle prime corazzate italiane

Oltre un secolo a mezzo dopo la battaglia di Lissa, Davide Ciampalini e il suo team Wse sono riusciti a scendere ad una profondità di 115 metri ed a penetrare per primi nelle stive delle corazzate italiane affondate dalla marina asburgica durante la terza guerra di Indipendenza

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Il team subacqueo che si è immerso nel Re d'Italia

Al lavoro burocratico e quello organizzativo,
Davide Ciampalini affianca, come abbiamo detto nella prima parte dell’articolo, una fitta ricerca d’archivio per sapere tutto quello che si può sapere sulla nave. La fregata Re d’Italia insieme alla cannoniera Palestro e ad altre 10 corazzate, “facevano parete del progetto di rinnovamento e potenziamento della Regia Marina iniziato da Cavour ancor prima dell’unità d’Italia”, racconta Ciampalini.
Inizialmente la Marina italiana era composta dalla fusione della Marina sarda, borbonica, siciliana, toscana e pontificia e possedeva soltanto vascelli in legno. Per rafforzare la flotta furono commissionate 12 nuove corazzate, navi di nuova generazione per l’epoca. Queste avevano lo scafo in legno corazzato da piastre di ferro e disponevano sia di vele che di eliche, erano armate con cannoni in bordata e grossi speroni a prua sotto la linea di galleggiamento. Continua

Missione “Re d’Italia” e “Palestro”: come è nata l’avventura

Oltre un secolo a mezzo dopo la battaglia di Lissa, Davide Ciampalini e il suo team Wse sono riusciti a scendere ad una profondità di 115 metri ed a penetrare per primi nelle stive delle corazzate italiane affondate dalla marina asburgica durante la terza guerra di Indipendenza

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La squadra di Davide Ciampalini riemerge dopo essere penetrata nella corazzata Palestro

Non ha trovato l’oro, immergendosi ad oltre 100 metri di profondità, dentro le contorte lamiere del Re d’Italia. I
lingotti d’oro che la leggenda racconta siano rinchiusi nella cassaforte del Re d’Italia, e che molto probabilmente – come spiegheremo più avanti – non sono mai esistiti non erano l’obiettivo di Davide Ciampalini, istruttore trimix Utr e team leader del World Submarine Exploration, nonché “relittaro” come pochi altri al mondo. Pinneggiando tra i resti di quella che era stata la prima, orgogliosa, corazzata della Marina Militare dei Savoia, il nostro esploratore subacqueo cercava qualcosa di incomparabilmente più prezioso: l’avventura.
Ho avuto il piacere di conoscerlo all’ultimo Eudi Show che si è da poco svolto a Bologna. Disponibile e sorridente, mi ha raccontato la sua immersione mozzafiato dentro la Re d’Italia e la Palestro, con la semplicità di chi dà per scontato che tutti siano in grado di immergersi con un treno di bombole attaccato al gav e che sorbirsi tre ore di decompressione attaccati ad una fune, in mezzo al blu, sia una cosa da farsi tutte le domeniche. Continua

L’esperimento di Filadelfia: la nave che superò i confini dello spazio e del tempo

Una leggenda racconta che il cacciatorpediniere Uss Eldridge scomparve improvvisamente dal porto di Filadelfia per materializzarsi a Norfolk con un lampo di luce verde

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Una immagine del film The Philadelphia Experiment che racconta la leggenda delle sparizione del cacciatorpediniere Uss Eldridge
Il 28 ottobre 1943, alle ore 17,15 precise, il cacciatorpediniere della Marina statunitense Eldridge, ormeggiato al molo di Filadelfia, scomparve sotto un grande lampo di luce verde. Qualche minuto dopo, la nave da guerra ricomparve nelle acque antistanti la città di Norfolk, 500 chilometri più a nord. Quindi svanì un’altra volta nel nulla, per tornare a materializzarsi a Filadelfia, nello stesso identico punto in cui era sparita la prima volta.
La storia – vera – del cacciatorpediniere americano Tulsa, invisibile ai radar grazie alla tecnologia Stealth di cui abbiamo raccontato in questo articolo di Liguria Nautica, non poteva non riportarci a memoria la fantastica leggenda dell’Eldridge. La nave dove due scienziati del calibro di Albert Einstein e Nikola Tesla, avrebbero, in gran segreto, sperimentato la tecnica del teletrasporto.
Fantascienza? Anche. La leggenda del cacciatorpediniere che per qualche minuto avrebbe viaggiato nel tempo e nello spazio, era un boccone troppo appetitoso per gli appassionati del genere mystery ed è stata infatti ripresa da alcuni film hollywoodiani tra i quali il più famoso è stato “The Philadelphia experiment” del regista Stewart Raffill (1984), che ottenne un tal successo al botteghino che nove anni dopo uscì un sequel omonimo: “The Philadelphia experiment 2”. Continua

La Marina degli Stati Uniti vara la prima nave invisibile

Dotata di tecnologia Stealth e di cannoni elettromagnetici, il cacciatorpediniere Tulsa è la nave più potente mai realizzato dall’uomo

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L’incrociatore Lcs-16 Tulsa classe Zumwalt

“Difesa On Line”, testata giornalistica specializzata nel settore dell’industria bellica, le definisce come “le navi più potenti mai progettate dall’uomo”. E se lo dicono loro, c’è da crederci. Stiamo parlando della cosiddetta classe Zumwalt, cacciatorpedinieri di modernissima progettazione, il cui primo esemplare è stato varato il 28 ottobre del 2013. Ma l’ultima nata della famiglia – la quindicesima di una serie che prevedeva una trentina di navi – messa in acqua sabato 16 febbraio nei cantieri navali di Bath, nel Maine, ha qualcosa in più: è invisibile.
Fantascienza? No, ma ci siamo vicini! L’incrociatore Lcs-16, che ha preso il nome dalla città di Tulsa, nell’Oklahoma, è dotato di una tecnologia simile a quella degli aeroplani Stealth, volta a ridurre il calore, il rumore e le altre emissioni che rendono la nave percepibile dai sensori di rilevamento nemici. Se consideriamo che anche la stessa costruzione del cacciatorpediniere è disegnata lungo linee ”avveniristiche” appositamente studiate per mimetizzarlo nell’ambiente marino, si comprende come la nave risulti pressoché inindividuabile dai radar. Invisibile, insomma. Continua

La fritola venexiana. La regina del Carnevale che viene dal mare

Dai porti d'oriente alla laguna di Venezia, facendo rotta per l'isola di Candia e la Morea. La storia della frittella e dei suoi ingredienti è la storia del Mediterraneo

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Un pasticcere mostra i tre tipi di frittella più noti: alla crema, allo zabaione e alla venexiana

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, ombre, cicheti e fritole, si racconta in laguna, sono il respiro stesso della città. Per coloro che vivono al di là del lungo ponte che collega Venezia alla terraferma, stiamo parlando di chiacchiere, bicchieri di vino, stuzzichini e frittelle. Tutti prodotti da consumarsi preferibilmente in buona compagnia, seduti in un bacaro, in una furatola o in una malvasia, per ricordare solo tre delle tante categorie in cui a Venezia si classificano le osterie. E il carnevale, che neppure quest’anno siamo riusciti ad evitare, è il momento migliore per assaporare queste specialità. Una su tutte, la celebre fritola venexiana che nel Settecento, secolo d’oro della Serenissima, fu incoronata nientepopodimeno che dal Doge in persona, Regina del carnevale, nonché dolce ufficiale della Repubblica di San Marco. Continua