La fritola venexiana. La regina del Carnevale che viene dal mare

Dai porti d'oriente alla laguna di Venezia, facendo rotta per l'isola di Candia e la Morea. La storia della frittella e dei suoi ingredienti è la storia del Mediterraneo

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Un pasticcere mostra i tre tipi di frittella più noti: alla crema, allo zabaione e alla venexiana

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, ombre, cicheti e fritole, si racconta in laguna, sono il respiro stesso della città. Per coloro che vivono al di là del lungo ponte che collega Venezia alla terraferma, stiamo parlando di chiacchiere, bicchieri di vino, stuzzichini e frittelle. Tutti prodotti da consumarsi preferibilmente in buona compagnia, seduti in un bacaro, in una furatola o in una malvasia, per ricordare solo tre delle tante categorie in cui a Venezia si classificano le osterie. E il carnevale, che neppure quest’anno siamo riusciti ad evitare, è il momento migliore per assaporare queste specialità. Una su tutte, la celebre fritola venexiana che nel Settecento, secolo d’oro della Serenissima, fu incoronata nientepopodimeno che dal Doge in persona, Regina del carnevale, nonché dolce ufficiale della Repubblica di San Marco. Continua

A Bologna torna l’Eudi Show, il salone europeo della subacquea

Da venerdì 1 a domenica 3 marzo si svolgerà nel capoluogo emiliano l’evento fieristico più atteso dai sub italiani e non solo

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Un'immagine che mostra la grandissima affluenza all'Eudi Show 2017

Una storia lunga 27 anni. Dalla prima edizione di Verona nel 1992, l’
Eudi Show, quello che poi sarebbe diventato il principale salone italiano dedicato alle attività subacquee, è migrato a Roma, Genova e Milano, per trovare casa infine, negli ultimi sette anni, a Bologna, ottenendo successi sempre maggiori sia in termini di visitatori che di stand espositivi.
Numeri in costante crescita, proprio come è in costante aumento l’attenzione mediatica riservata alla subacquea e gli appassionati che la praticano. L’edizione dello scorso anno ha visto la partecipazione di ben 285 espositori e poco meno di 30 mila visitatori, il 48% dei quali si è dichiarato “soddisfatto” dell’offerta fieristica ed il 28% “molto soddisfatto”.
L’edizione 2019, promossa come di consueto da Assosub, si svolgerà nelle giornate di venerdì 1, sabato 2 e domenica 3 marzo negli spazi di BolognaFiere. Tra gli stand espositivi, i subacquei troveranno senza dubbio quello della loro didattica di riferimento. Inoltre, le maggiori aziende di attrezzature subacquee approfitteranno della vetrina internazionale per presentare i loro nuovi prodotti. Continua

In Bahrein apre il parco sommerso più grande del mondo attorno al relitto di un Boeing 747

L’aereo di linea è stato affondato appositamente per ricavarne una attrattiva per i subacquei

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Il relitto del Boening 747 affondato per farne una giostra subacquea

Una cosa così se la potevano immaginare solo gli sceicchi arabi. Affondare un Boeing 747 soltanto per farne una “giostra” acquatica e divertire i subacquei! E non è una fake news ma una notizia vera. Siamo nel Bahrein, piccolo staterello incastonato nel bel mezzo del Golfo Persico, con una superficie 13 volte più piccola della Basilicata, metà degli abitanti di Roma ma con un prodotto interno lordo da paura. Una isola-Stato governata da una monarchia costituzionale de iure ma monarchia assoluta de facto, che naviga in un mare di petrolio.
Noto per gli audaci skyline della sua capitale, Manama, dalle avveniristiche architetture che qualcuno, a digiuno di moderno design, potrebbe anche definire “spaventose”, il Bahrein è noto per non avere introdotto nella sua giurisdizione neppure un accenno al rivoluzionario concetto di “diritti umani”, per non parlare di quella bizzarria chiamata “emancipazione femminile”. Ma soprattutto il Bahrein è famoso per buttare vagonate di soldi in qualsiasi stravagante impresa che gli assicuri una qualsiasi visibilità a livello mondiale. Il parco subacqueo che aprirà quest’estate a poca distanza dalla capitale (che poi è l’unica città del Paese) è appunto una di queste. Continua

Il coltello subacqueo. Quale scegliere, come usarlo e perché portarlo sempre con noi sott’acqua

Trucchi e segreti di un attrezzo spesso trascurato ma indispensabile per la nostra sicurezza in immersione

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Un coltello ben affilato può rivelarsi utilissimo in immersione

Diciamo subito a cosa non serve e come non lo si deve usare. Per prima cosa, il
coltello subacqueo non va mai estratto dalla fondina quando si è in superficie. Non ci si gioca (ci si potrebbe far male), non lo si usa per passare il tempo intagliando il legno e neppure per raschiare le cozze o tagliare le torte (sì, ho visto fare anche questo!). Se lo adoperate per accorciare le cime o per altri lavori in barca, non lamentatevi se, al momento del bisogno, la lama smussata dall’uso improprio si rivelerà inefficace.
Un coltello ben tagliente, invece, potrà, non dico salvarci la vita, ma toglierci dai guai quando la nostra rubinetteria si impiglierà in una delle sempre più numerose reti abbandonate nei fondali o abbarbicate ai relitti. E’ una situazione che, statisticamente, prima o poi capita a tutti i sub. Non c’è da aver paura ma solo da rimanere calmi.
Ricordiamo che, in un caso come questo, non deve essere il sub impigliato ad agire ma il suo compagno. Spetta a chi è libero estrarre il coltello e liberare dalla rete o dalle lenze l’amico imprigionato come un insetto in una ragnatela. E’ questa la procedura più sicura. Il sub impigliato rischia di impigliarsi ancora di più nel tentativo di liberarsi. Meglio rimanere tranquilli e affidarsi al compagno che può raggiungere meglio la nostra rubinetteria. Continua

Il mistero del Lusitania, il “levriero dei mari” silurato da un U Boot tedesco

Cento anni dopo il suo affondamento, il relitto del transatlantico continua a conservare i suoi segreti in fondo al mare

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Una stampa dell'epoca racconta l'affondamento del Lusitania ad opera di un U boot tedesco

Il primo maggio del 1915, il transatlantico
Lusitania lasciò il porto di New York per dirigersi verso Liverpool. A bordo di quella che era, all’epoca, la nave più veloce del mondo, lunga 240 metri e capace di raggiungere i 25 nodi, salirono 1964 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio (circa un terzo del totale).
Non era un porto sicuro, Liverpool. L’intera Europa era precipitata in quel gigantesco ed inutile bagno di sangue che è stata la prima Guerra Mondiale e le coste inglesi erano pattugliate dai sottomarini della Kriegsmarine, i temibili U Boot.
Nei giorni precedenti alla partenza, le autorità portuali americane avevano diffuso manifesti e volantini per avvisare i viaggiatori del rischio in cui ponevano la loro vita cercando di raggiungere l’Inghilterra. Pochissimi saranno coloro che vi daranno retta e rinunceranno al viaggio. Molti passeggeri erano cittadini americani diretti al Vecchio Continente per affari o per congiungersi con familiari.
Gli Stati Uniti, nel maggio del 1915, erano ancora un Paese neutrale, pure se rifornivano non ufficialmente di armi i loro ex colonizzatori. Ma il Kaiser Guglielmo II aveva dato mandato ai suoi Unterseeboot, battelli sottomarini, di attaccare solo navi militari o carghi che trasportavano materiale bellico. Non aveva nessun interesse a far entrare gli Usa nel conflitto.
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