In occasione dell'insediamento

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Mi sono accorto non solo che questo blog è così vecchio da aver già visto quattro presidenti alla Casa Bianca, ma che per una manciata di giorni ha mancato la possibilità di averne già visti cinque: la mattina del 20 gennaio 2001 Bill Clinton era ancora formalmente presidente USA, il primo pezzo qua sopra è del 25. 
In ogni caso gli anni dell'infanzia sono sempre i più formativi, e così come io non riesco a scacciare l'impressione che ogni nuovo presidente sia una riedizione di Ronald Reagan (e in fondo hanno tutti preso qualcosa da lui), questo blog non ha mai veramente superato gli otto anni di George W. Bush. Questo in parte può spiegare la relativa flemma con cui ho accolto l'elezione di Trump quattro anni fa, e in generale il relativo disinteresse che ho avuto per un caso umano-politico pure così emblematico e spettacolare. Quattro anni fa ho scoperto che non avevo più abbastanza animo da preoccuparmi davvero: come se avessi già bruciato le mie cartucce migliori per l'altro presidente scemo. Ho cominciato a pensare "beh, fin qui non è ancora successo niente di grave" e ho continuato a farlo per quattro anni, sicché alla fine per me la cosa più notevole dell'amministrazione Trump è che si sia conclusa senza nessuna catastrofe globale (mentre scrivo questa cosa sento dal tg che le vittime del coronavirus negli USA hanno superato quelle della Seconda Guerra Mondiale, ma mi sembra ingeneroso attribuirle tutte a Trump).


Prima che Trump vincesse credo di aver scritto almeno un pezzo per contrastare l'idea che fosse il "Berlusconi americano" a cui i giornalisti italiani tenevano in particolare; non solo per la gran soddisfazione che traggo sempre a contraddire i giornalisti italiani, ma perché Trump i media non li possedeva, ne era posseduto: benché tuttora un sacco di gente sia convinto che Trump abbia ammaliato gli elettori con Twitter (il social più sfigato), il personaggio Trump è sostanzialmente una creatura televisiva. Questa cosa poi per quattro anni ho fatto finta di non averla detta, visto che le sue elezioni le aveva vinte – con un sistema elettorale assurdo, brevettato negli USA quando in molta Europa vigeva il feudalesimo – però le aveva vinte: e quindi ora era Berlusconi da considerare un'anticipazione, una prefigurazione di Trump. Poi però c'è stata quella lunga notte delle elezioni 2020 in cui sono restato sveglio anche se non vorrei voluto, e il momento in cui ho sentito il vento davvero cambiare è stato il momento in cui la Fox ha mollato Trump, in modo piuttosto improvviso. Il fatto che Trump sia diventato patetico anche per una parte dei suoi sostenitori, credo che dipenda soprattutto da quello, e non dal fatto che due o tre social network gli abbiano sospeso l'account. A Washington il 6 gennaio c'erano soltanto gli scoppiati (il che non significa che non fossero pericolosi) ma non l'America profonda: quella magari qualche tweet ogni tanto lo legge, ma soprattutto tiene accesa la Fox, e per la Fox Trump ha perso le elezioni, amen. 
Insomma avevo ragione io (ci mancherebbe anche che non mi dessi ragione in questo mio piccolo spazietto personale): Trump non è i media, è una creatura dei media, che lo hanno tenuto in vita finché lo hanno ritenuto affidabile; e più dei media tradizionali che di quelli 2.0. Ora dovranno inventarsi qualche nuovo personaggio, ma voglio immaginare che ci sono caratteristiche di questo modello che nel prossimo non troveremo. La vittoria di Biden è stata per me la notizia più bella dell'anno scorso: quella e i vaccini. Lo scrivo perché rileggendomi non sembra che me ne sia mai fregato un granché, ma scrivo più volentieri delle notizie cattive (ultimamente neanche di quelle).

Lascio qui un appunto sul dibattito del Free Speech, al quale non ho tempo di partecipare. Nel mio piccolo penso che i fanatici di Trump (il cui contributo alla vittoria del 2016 è probabilmente sovrastimato) siano per lo più bianchi razzisti. La cosa veramente nuova è la loro ritrosia ad ammetterlo, il fatto che in molti casi cerchino di essere bianchi razzisti "in modo ironico", una cosa che la mia generazione fa fatica a capire. Col senno del poi è un atteggiamento perdente, che rivela quanto Obama e l'egemonia hollywoodiana abbiano vinto; in questi anni per la prima volta abbiamo visto bianchi razzisti sfilare non per la supremazia della razza bianca, ma per difendere la Libertà di Parola, ovvero il diritto ad offendere parte del pubblico ("triggerare") affermando eventualmente che la razza bianca potrebbe essere superiore. Confesso di trovare esilarante il modo in cui Zuckerberg e Bezos li hanno infinocchiati, ventilandogli la possibilità di ospitare un simile spazio libero, facendosi consegnare password e dati e poi cacciandoli fuori – ma solo dopo che il vento era cambiato, non un attimo prima. L'abbiamo sempre detto che l'ironia è un'arma a doppio taglio, forse varrebbe la pena aggiungere che è anche a doppio manico, nel senso che dà al tuo interlocutore la possibilità di impugnarla contro di te in qualsiasi momento: per questo andrebbe usata solo con gente che non ha davvero intenzione di farti male. In realtà i monopoli on line sono un problema anche per me, e la libertà di parola qualcosa senza la quale non sono sicuro che potrei vivere. E allo stesso tempo non ci posso fare niente, ogni volta che trovo un razzista che frigna perché non gli danno libertà di parola, che ci posso fare? È un paradosso così grandioso che mi commuovo. 
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Twitter, Wu Ming e una questione minuscola

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[Sotto il titolo "Twitter, Wu Ming e una questione minuscola", fino al pomeriggio del 28 febbraio, c'era un lungo pezzo, tenuto per mesi nella cartella delle Bozze, in cui rivangavo un'annosa discussione coi Wu Ming e chiedo la rimozione di un tweet.

Con una notevole tempestività i Wu Ming mi hanno scritto comunicandomi l'intenzione di rimuovere quel tweet. La mail si legge qui. Questo per me chiude la discussione, e quindi il pezzo torna nella cartella da cui proveniva.

Sto riflettendo se cancellare anche i commenti – quelli critici nei miei confronti li terrei anche, mentre quelli offensivi nei confronti dei WM preferirei eliminarli

Tutto qui e grazie per l'attenzione. È rarissimo che io cancelli un pezzo, ho sempre l'illusione che tutti questi anni di archivio un giorno possano essere utili a qualche povero dottorando in storia o in psicopatologia; però stavolta mi sembra giusto così. Scusate].
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La gente allo specchio (potrebbe sembrare più stupida)

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Ultimamente mi ci vuole parecchio a finire un pezzo e nel frattempo rischio di scordarmi perché lo avevo cominciato, per esempio questo nasceva come un'implorazione a Guia Soncini affinché mi riammettesse tra i suoi follower: mi ha infatti bloccato qualche giorno fa dopo uno scambio di cui si è già dimenticata, di cui tra un po' mi dimenticherò anche io. Ma insomma già Twitter lo aprivo poco; senza di lei smetterò del tutto di andarci e se Trump dichiarerà la terza guerra mondiale sarò l'ultimo ad accorgermene. Scherzo ma per me sarà una perdita secca; per molto tempo la possibilità anche vaga che lei potesse capitare da queste parti mi ha impedito di pubblicare cose tremende, non solo dal punto di vista ortografico. Comunque è già notevole che non sia successo prima: lei blocca tutti, io ho la rispostina facile. Ed è giusto che sia successo su un argomento che davvero ci divide: si parlava del famoso social media manager dell'INPS, che qualche giorno fa sbroccò davanti a utenti che continuavano a fare le stesse domande senza leggere le risposte. Un personaggio in particolare forò l'attenzione e chissà, forse ce ne ricorderemo anche tra due settimane, quando avrò finito di scrivere questa cosa: su Facebook si faceva chiamare Candy Candy Forza Napoli e sulla foto-ritratto ostentava due orecchie di coniglio. Candy Candy eccetera si rifiutava di procurarsi uno Spid e io tentavo di spiegare che non aveva tutti i torti, lo Spid è un oggetto burocratico effettivamente complicato. Il fatto che alcuni riescano a ottenerne uno in dieci minuti non significa che per altri non sia un calvario. G.S. arrivava nella discussione da una posizione che è la tipica sua, e che mi permetto di sintetizzare così: la gente è stupida. Non è una questione di reddito o di ceto, la gente è stupida e basta. Si attaccano ai commenti, ripetono le stesse domande, pretendono che gli altri googlino per loro, sono irrecuperabili. Eccetera.

https://xkcd.com/1386/
Da qui si potrebbe partire per la solita riflessione esistenziale e politica: anche ammesso che la gente sia stupida, che senso ha aggredirla? Cosa rivela di noi questa particolare forma di arroganza? Il burionismo funziona davvero? È ancora un'opzione progressista o non ci conduce verso una china reazionaria e antidemocratica, bla bla, ne abbiamo già parlato e ognuno ha già riportato a casa la sua opinione.

Invece forse è mancato un discorso a monte, ovvero: perché mai dobbiamo ammettere che la gente sia stupida? Abbiamo tutte queste prove? Votano degli imbecilli, Di Maio e Salvini, ok: vent'anni fa votavano Bossi e Berlusconi; possiamo concedere una certa miopia in cabina elettorale, ma a parte questo? Si comportano da scemi su internet. Vero. Ma anche questo dettaglio non mi sembra decisivo.

Insomma io non ci credo, per me la gente non è così tanto stupida. Certo, su internet la sensazione è decisamente questa. E se non ci fosse internet ci sarebbero gli altri media, la tv, la radio, eppure resto scettico. Credo che si tratti in parte dell'effetto Svetonio. Svetonio è ovviamente Gaio Tranquillo, l'autore delle Vite di dodici Cesari, la prima grande collezione di gossip imperiali. Leggendo il suo libro (spassoso) si ha l'impressione che i Romani stessero sprofondando nel vizio e nella decadenza e invece no, il periodo descritto da Svetonio è quello in cui l'Impero conosce la massima stabilità e la massima espansione. Senz'altro poteva capitare che un Cesare sbroccasse e capitava anzi più spesso di quanto sarebbe stato ragionevole attendersi, ma questo non impediva alla macchina statale di funzionare. Con tutti i suoi difetti, quell'impero è durato qualche secolo in più della Repubblica italiana, che pure costituisce una macchina statale straordinariamente complessa e meno fragile di quanto vogliamo credere. Svetonio però non ci parla del funzionamento dell'esercito, dell'organizzazione del lavoro, o della cura delle strade, o di quant'altro stesse funzionando: gli interessavano soltanto i vizi dei Cesari e credo che ancora oggi internet e gli altri media funzionino soprattutto così: si soffermano sui nostri difetti, perché sono più interessanti e confortano il lettore. Ma nel frattempo la macchina funziona. Ha un sacco di pecche, e alcune sono sistemiche, ma funziona. Se davvero fossimo tutti stupidi come siamo su Facebook, nessun treno partirebbe più dalla stazione. Invece partono, e la maggior parte arriva in orario. Ogni mattina aprono i bar, le scuole, i negozi, e dentro è pieno di gente che su internet sembra deficiente; e invece un bar, una scuola, un negozio, lo sa aprire. Io no, loro sì.

12 CESARI VERAMENTE FOLLI!
Il settimo ti stupirà...
Mi capita sempre più spesso di rendermene conto – forse perché passo almeno metà giornata offline? Ogni persona che incontro mi sembra migliore di me, almeno in qualcosa. Suona il campanello, è l'idraulico: in un attimo capisce il mio problema, controlla con un paio di strumenti, cerca di spiegarmi qual è la soluzione, mi convince; è un bravo idraulico, un bravo professionista, sa conquistare il suo cliente, io al suo posto non sarei mai diventato così bravo. Su Facebook invece ha un avatar pirla che copia-incolla soltanto insulti alla Juve. Esco a comprare due cose in farmacia. La commessa è preparata, comprensiva, gentile, ha una laurea che io non sarei mai riuscito a conseguire; eppure su Instagram insiste a condividere autoscatti col becco a papera. Vado a lavorare. Non c'è un collega che non mi sembri migliore di me in qualcosa: una è più preparata, l'altro è più paziente, più metodico, più esperta, più diplomatico. Mi sembra di avere a che fare con consumati professionisti, non fosse per il baccano che fanno su Whatsapp. Ogni persona che incontro mi sembra migliore di me in qualcosa, offline. Online è diverso.

Online sembrano tutti ridicoli, inadeguati, appena arrivati e invece sono dieci anni che continuano a postare vecchie gif, vignette dei peanuts con testi abusivi, tramonti, buongiornissimi, caffè. Online mi basta scrivere due scemenze originali sul fatto del giorno per sovrastarli tutti ed è forse il motivo per cui ci sono arrivato non prima di tutti ma quasi, blogger della prima ora eccetera. Online mi trovo a tu per tu con giornalisti e scrittori e me la cavo, o almeno l'Online mi suggerisce questa sensazione. Pericolosissima.

Ma per fortuna non ci passo tutta la giornata. Non importa che vette notturne io possa raggiungere, ci sarà quasi sempre una sveglia alle 6:45 e una vita offline che mi metterà ogni giorno davanti ai miei limiti. Se non ci fosse probabilmente impazzirei. Mi radicalizzerei, come certi nerd che finiscono naturalmente assorbiti dall'Alt-Right, il collettore finale di tutti i solipsismi, di tutta l'insofferenza per la mediocrità del prossimo. Mi convincerei di essere l'unico Sveglio in un mondo di mediocri, normies e altre puttanate del genere. Per fortuna che c'è l'Offline.

Faccio un altro esempio
Che è anche uno dei tanti motivi per cui mi dispiace di essere stato bannato; questi piccoli momenti di verità che mi piaceva intravedere. Al netto dell'autoironia, per cui un Grande Romanzo magari no, nessuno lo pretendeva; ma un buon romanzo in questi anni avremmo anche potuto aspettarcelo; e se non è successo non sarà anche perché alla fine ci siamo incantati un po' tutti a guardare i commentatori su facebook? Senza domandarci troppo cosa ci fosse poi di così rassicurante nella contemplazione della loro mediocrità. Alla fine bastava poco: un microscopio che ci mostrasse ogni giorno quanto erano miseri i nostri contemporanei. Ridicoli, incapaci, indegni del suffragio universale: non se lo meritavano nemmeno un romanzo, né Grande né piccolo. Anche perché per scriverlo servirebbe una minima dose di pietà per la commedia umana, e sui social la pietà è morta. Così niente romanzo, solo qualche stilettata ogni tanto. Comunque godibile, eh. Ma insomma mi dispiace che sia andata così. Anche perché credo che si sia trattato di un parziale equivoco: il microscopio non era semplicemente un microscopio, certi oggetti inquadrati in uno specchio possono sembrare più lontani di quanto non siano, e in generale può darsi che ci siamo fidati troppo dell'Online. Essendo il luogo a noi più congeniale.

Ma agli altri no. La maggior parte delle persone non dà il meglio di sé Online. Questo, mi rendo conto, può essere difficile da concepire in determinati contesti. Ci sono intere comunità di persone che senza l'interazione online non potrebbero lavorare e vivere; enormi bolle di individui che devono farsi cento scatti prima di trovare quello presentabile. Tutto assolutamente comprensibile, inevitabile; ma la maggior parte delle persone non vive lì. La maggior parte delle persone arriva sui social nei ritagli di tempo, ed è stanca o scazzata o ha solo voglia di condividere una coglionata tra amici. Il fatto che per alcuni sia una vetrina da allestire con cura non significa che per altri non continui a essere il lato interno dello sportello dell'armadietto dello spogliatoio in cui ti capita di condividere una battuta razzista per debolezza o stanchezza o genuina simpatia di chi te la sta raccontando, e non vuol dire che sei un razzista; al massimo che sei debole o sei stanco. Un sacco di gente migliore di me non sa comportarsi su facebook: e allora? Domattina la sveglia suonerà e continuerò ad aver bisogno di loro; più di quanto loro abbiano bisogno che io spieghi loro facebook. (Qualche cretino ovviamente c'è, ma molti meno di quanti appaiano).

Non so bene come finire questo pezzo. Scrivo cose su internet più o meno da vent'anni: ho sempre cercato di scriverle nel modo più chiaro possibile perché volevo che le leggesse più gente possibile. Evidentemente non ha funzionato; non sono stato abbastanza chiaro, abbastanza efficace, abbastanza bravo. Soprattutto, non sono stato abbastanza breve. Ogni tanto ci provo ancora perché non mi rassegno, né Online né Offline. Per me la gente non è stupida. Molto spesso ha priorità che non sono le mie, ideologie che non condivido, e in generale si fida poco: ha avuto brutte esperienze. A volte è stanca, quasi sempre è distratta, in molti casi ha dei casini che neanche ci immaginiamo. Ma non è stupida, e non ci conviene trattarla così. Tra i no vax ci sono medici laureati col massimo dei voti, e genitori più solleciti e attenti di me, non che ci voglia molto. Tra i terrapiattisti c'è chi sa spiegare i motivi per cui la terra sarebbe piatta molto meglio di quanto io sappia spiegare che è un geoide rotante. Sotto due orecchie di coniglio può nascondersi la migliore persona del mondo, o anche una persona mediocre quanto me, salvo che sa lavare le scale meglio di quanto non saprò mai fare, e il mondo ha più bisogno di scale pulite che delle mie spiegazioni su un blog.

Inoltre sanno quasi tutti cucinare, io in trent'anni non ho ancora ben capito come si gestisce un uovo nel tegamino. Così ogni volta che m'imbatto in qualcuno che mi sembra un cretino, Online od Offline, me lo immagino ai fornelli e questo mi aiuta a gestire la situazione. È un espediente che consiglio a chiunque abbia voglia di continuare a interagire con le persone, ma può darsi che non sia il vostro caso. Magari siete su internet in questo momento proprio perché le persone vi fanno un po' schifo e avete bisogno di essere rassicurati in tal senso. Comprendo questa posizione ma non capisco perché vi siate ostinati a leggere fin qui, in realtà non avevamo molto da dirci, il pezzo comunque è finito.
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La nostra dama

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Resto abbastanza convinto che se fosse andata a fuoco una proprietà immobiliare delle sue, e gli avessero proposto di risolvere il problema con un bombardamento a tappeto di Canadair, Trump avrebbe reagito: Are you insane? Cioè non credo che la stupidità spieghi tutto: diventiamo molto meno stupidi quando l'oggetto della discussione è una nostra proprietà (già i bambini sono molto più bravi a contarsi i soldi in tasca che le quantità astratte).

Per cui secondo me non si tratta di farsi furbi, lo siamo già se a qualcosa ci teniamo; si tratta di capire che è tutto nostro, che tutto ci riguarda, che qualsiasi perdita è una nostra perdita. Ma mi rendo conto che possa diventare un'esperienza angosciante, e che il cinismo sia una forma di difesa, per i più fragili, necessaria.
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Renzi, la trattativa, il retroscena, la polpetta

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"Questa è la storia di un governo mai nato, dell’altra strada che poteva prendere questa legislatura, dei protagonisti che hanno fatto nascere e morire, nel giro di una settimana, il governo Fico sostenuto da una maggioranza Cinque Stelle-Pd. È una storia di dominio (quasi) pubblico nei palazzi romani, ma che si tace appena si varca l’uscio e si cammina nel Paese reale, tra gli elettori e i militanti. Un po’ per il rimpianto di quel che avrebbe potuto essere la storia di questi ultimi dodici mesi, se non ci fosse stato il governo gialloverde. Un po’ perché nel frattempo il solco già enorme tra Pd e Cinque Stelle è diventato una voragine. Un po’ perché non tutti i protagonisti di questa vicenda l’hanno raccontata giusta, in quei giorni. Ecco perché questa è una storia senza nomi e cognomi, né virgolettati".
Questo è un retroscena di Linkiesta e io non credo a una parola. Niente di personale, non credo mai a nessun retroscena, per principio. È un voto che ho fatto qualche anno fa ed è già impressionante il numero di puttanate da cui mi ha protetto. Per cui se prima potevo avere la vaga impressione che ci fosse stato, verso le idi del marzo scorso, una specie di abboccamento tra dirigenti del Pd e del M5S, ora ci credo già un po' meno. I retroscena sono post-verità fabbricati a posteriori e l'ultima preoccupazione di chi li fabbrica è spiegare davvero cos'è successo ieri. Allora a cosa servono? A far succedere qualcos'altro domani.

Posso sbagliarmi, non sono un esperto, ma l'unico senso di questo retroscena è la campagna delle Primarie PD, che sta entrando nel vivo. Voi magari non ve ne eravate accorti, ma i  "protagonisti" che all'improvviso decidono di vuotare il sacco a un giornalista di Linkiesta probabilmente sì. Per una curiosa coincidenza, Renzi non è più il villain che mette i bastoni fra le ruote. Scopriamo oggi che almeno in un primo momento sarebbe stato tentato dal miraggio di approdare alla Farnesina in un eventuale governo Fico: girare il mondo, parlare in inglese a tutti. È un depistaggio verosimile, come tutti i depistaggi professionali. Il punto in cui la verosimiglianza cede è probabilmente quello che sta a cuore del depistatore, ovvero il cancelletto. In un momento tanto critico, Renzi avrebbe avuto paura del giudizio dei suoi stessi sostenitori più fedeli, che alle prime avvisaglie di un accordo col M5S avevano già messo in giro l'hashtag #SenzaDiMe. Insomma, Renzi che si fa dettare la linea da un cancelletto. La beviamo?

Che Renzi sembri in difficoltà, dal quattro dicembre e anche prima, è pacifico. Ma non al punto da confondere una cassa di risonanza, come Twitter, con un luogo reale di elaborazione e condivisione politica. Renzi non ha mai aspettato un cancelletto per prendere decisioni, anche e soprattutto quando erano decisioni che potevano disorientare la sua stessa base (ad esempio la scelta di succedere a Letta a Palazzo Chigi). I cancelletti arrivano dopo: li spingono i suoi sostenitori e riflettono il suo pensiero. E quando un pensiero non c'è, di sicuro non lo producono loro. Mi sembra impossibile che i renziani si siano messi a cinguettare #SenzaDiMe senza che Renzi gliel'abbia chiesto. Ma è esattamente quello che vuole dirci la talpa che ha raccontato questa storiella a Linkiesta: il renzismo come un mostro di Frankenstein che a un certo punto prende il controllo sul suo creatore; un Mr Hyde che a un certo punto lo soggioga e gli impedisce di prendere le decisioni più razionali.

Questo non è un retroscena contro Renzi, ma contro i renziani. Più nello specifico: mi sembra una polpetta sotterranea contro la mozione Giachetti. Io ovviamente non nutro per il personaggio nessuna simpatia; lo trovo anche un po' inquietante, mi sembra il tizio che viene sempre mandato avanti quando c'è da perdere una battaglia, e Renzi ha questa cosa che per tutta una serie di motivi di battaglie ha deciso di perderne parecchie. Invece chi detta questa roba a Linkiesta sembra quasi aver paura che vinca: ecco, questo è piuttosto strano.
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La diabolica strategia mediatica

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(La notte)

"Va bene, adesso interroghiamo. Nizzoli per esempio, che Paese dell'Africa Occidentale portavi? Mi vuoi parlare del Senegal?"
"No".
"No?"
"No".
"Forse la Gambia?"
"No".
"Di cosa mi vuoi parlare, Nizzoli?"
"Della strategia social di Salvini".
"No".
"Credo che Salvini ci stia fondamentalmente trollando, postando contenuti provocatori che dovremmo invece ignorare..."
"Ok, è un incubo, vero? Adesso mi sveglio".
"Per esempio la Nutella..."
"Oppure guarda facciamo così, adesso bussano ed entra un elefante nella stanza".
"O De Andrè..."
"Ma perché no, va bene, fate entrare De Andrè..."


(Al forno)

"Buongiorno, come va?"
"La strategia social di Salvini non va presa sottogamba".
"Eh? No, no certo. Mi darebbe uno sfilatino ai cereali, per favore".
"Questa sua enfasi sul cibo, per esempio, è una chiara rincorsa al pubblico dei talent, e in generale delle trasmissioni sul food..."
"Ho cambiato idea, scusi, lo prendo senza cereali..."
"Ma secondo me sbagliamo a rispondere sempre alle sue provocazioni".
"Anzi no guarda non lo prendo proprio, mi scusi, mi è passata la fame".
"Per esempio, rifarsi a De Andrè..."
"Addio".



(Dal barbiere)

"Come li tagliamo?"
"Beh, corti".
"Sì però non faccia quella faccia".
"Che faccia?"
"Lei ha la faccia di uno che sta per mettersi a parlare della strategia social di Salvini".
"No le giuro no".
"Dicono tutti così, e poi...  Io tra l'altro faccio un mestiere a rischio, non so se la gente ci riflette, ma sono sempre qui con le forbici in mano".
"Eh, mi rendo conto".
"Un giorno o l'altro succederà, capisce? Uno si siede, mi parla della strategia mediatica di Salvini, della Nutella e di De Andrè e io... zac".
"Un solco lungo il viso".
"No anche un po' più sotto guardi".
Drin
"...Allora se preferisce non dico niente".
"Grazie".
Drin
"Ma stanno suonando?"
"Sì, è l'elefante. Ma io non lo faccio entrare".
Drin
"Bravo".
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Burioni e il futuro del PD (è il futuro del PD?)

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Le primarie non le vincerà, ma almeno il Congresso Pd sembra averlo portato a casa Dario Corallo. A distanza di qualche giorno il suo intervento è l’unico rimasto in mente a chi non segue il dibattito congressuale per mestiere o masochismo. Non era neanche così imprevedibile che un outsider ottenesse questo risultato, anzi, è una situazione ricorrente nelle fasi più critiche della storia del partito: qualcosa di molto simile capitò quasi 10 anni fa dopo la caduta di Veltroni, quando a un’assemblea parlò una giovane Debora Serracchiani. Corallo non era nemmeno l’unico giovane a proporre l’ennesima tabula rasa, l’ennesima rottamazione; se è riuscito a battere la concorrenza e a imporsi su YouTube è perché ha avuto l’idea di scatenare una polemica con un personaggio che in rete funziona meglio di qualsiasi quadro del Pd: Roberto Burioni.


Con una mossa apparentemente pretestuosa, al culmine di un ragionamento un po’ confuso, Corallo ha avuto quel guizzo di genio che gli ha permesso di apparire sulle homepage di più testate nazionali. Anche perché Burioni se l’è presa – ma questa era la cosa più prevedibile di tutte – mettendo in guardia il Pd dalla “tentazione di fregarsene della scienza (e della salute delle persone), per accarezzare il pelo all’ignoranza”.

Vale la pena di spiegare l'equivoco? Corallo ovviamente non proponeva di ”fregarsene della scienza”, ma lamentava che il Pd avesse fatto proprie un insieme di dottrine economiche – più liberali che socialdemocratiche – scambiandole per scienza “esatta” e rifiutandosi di discuterle con gli elettori, così come Burioni si rifiuta di discutere seriamente coi NoVax. È un paragone piuttosto sghembo: i NoVax sono una frangia tutto sommato modesta dell’elettorato (anche se blandita da M5S e Lega); il Pd deve porsi il problema di recuperare un bacino molto più ampio.

Evocando Burioni, Corallo è riuscito a dirottare un po’ di attenzione su di sé, ma il risultato è che ora non stiamo parlando davvero di Corallo: stiamo parlando di Burioni. Malgrado abbia colto l’occasione per ribadire che non intende impegnarsi in politica, è lui il vero vincitore del congresso. Non come candidato, ma come programma politico. Chiunque vincerà le Primarie – Zingaretti o Minniti, la gara non entusiasma – si troverà davanti a un bivio: essere burionisti o rinnegare il burionismo? Il Pd del 2019 sarà il partito delle eccellenze, dei professionisti di successo, o sarà il partito del “99% che non ce la fa”? Sembra che alla fine lo scontro – perché di uno scontro c'è bisogno – sarà questo. In attesa che Renzi si rifaccia vivo (impossibile pensare che non vorrà di nuovo dire la sua); in mancanza di candidati dalla personalità forte; nell’eclissi generale dell’ideologia, il burionismo è almeno un argomento su cui ci si può confrontare.


Ha anche il pregio della chiarezza: il burionismo non è così difficile da definire. È una forma di meritocrazia – parla solo chi è competente, parla solo chi è laureato – che da lontano può somigliare a quel caro vecchio elitismo, quell’attitudine snob che gli avversari della sinistra le hanno sempre imputato. Salvo che una volta la sinistra respingeva la definizione o, quando proprio non poteva respingerla, l’ammetteva con pudore, come una debolezza, un peccato originale; mentre il burionismo oggi rivendica la propria superiorità senza vergogna, anzi con una certa sfacciataggine – e in questo modo, paradossalmente, perde tutta quella patina snob e talvolta finisce per somigliare, nei toni urlati e sprezzanti, ai populisti che combatte: vedi come ha reagito all’intervento di Corallo la fanbase dei seguaci di Burioni su Twitter.


Il burionismo, poi, non poteva che nascere sui social: è una strategia comunicativa che ha senso soprattutto lì. E forse non è un caso che i grandi “blastatori” italiani su Twitter siano quasi tutti professionisti ultracinquantenni, che scoprono il mezzo quando ormai i giorni in cui erano abituati a confrontarsi tra pari sono un ricordo lontano. Paradossalmente è proprio questo approccio verticale a dare spettacolo, quando impatta contro l’architettura democratica dei social network e produce scintille: le “blastate”. La differenza tra il burionismo e il grillismo, o il leghismo 2.0 rifondato su Facebook da Salvini e Morisi non è il mezzo, infatti, ma il fine: il burionismo è arrogante perché deve proteggere la scienza e salvare delle vite. Di questo Burioni è convinto e non si stanca di spiegarlo – anche se non ha ancora i numeri per provarlo: blastare funziona. A chi gli obietta che le umiliazioni e gli insulti non hanno mai convinto nessuno, Burioni risponde che il suo scopo non è convincere i NoVax – per Burioni sono irrecuperabili – ma impressionare il pubblico che assiste agli scambi, e che evidentemente si lascia conquistare più da un blastaggio che da un ragionamento pacato. Il burionismo è uno scientismo cinico: crede nella scienza e solo nella scienza, ma allo stesso tempo non ritiene che la scienza sia comprensibile a tutti. La divulgazione dev’essere semplice, e includere qualche momento catartico-liberatorio in cui l’ignorante viene sollevato dallo spettacolo dell’umiliazione di qualcuno più ignorante di lui.

Luca Morisi

Questo per sommi capi è il burionismo, e non è detto che non funzioni. Il personaggio c’è, vende libri, va in tv, egemonizza il dibattito del principale partito d’opposizione, e nel frattempo le vaccinazioni aumentano – non necessariamente grazie a lui, ma aumentano. Non è così strano che il nome di Burioni desti più attenzione di quello di qualsiasi concorrente alla segreteria del Pd. Il Pd è reduce da un insuccesso storico; Burioni, per dirlo con le sue parole, è: “Qualcosa di unico sia dal punto di vista social media sia dal punto di vista editoriale, non solo nel nostro Paese”. Ma il burionismo può davvero diventare la base programmatica e la strategia comunicativa del Pd? Burioni diventò famoso quando gli capitò di scrivere che la scienza non è democratica, un’affermazione abbastanza controversa che fece breccia però immediatamente, al punto da alimentare un sospetto: non è che a tanti burionisti la scienza piace proprio perché non è democratica? Un bell’argomento per chi si scopre critico nei confronti del suffragio universale, per chi periodicamente propone di “superarlo”.

Può il Partito Democratico ospitare in sé un punto di vista così poco democratico? E cosa succede – si domandava Corallo – quando dalla scienza “dura” si passa a discipline più controverse, come l’economia, la sociologia, l’ecologia? Come impedire che la fiducia nella competenza si trasformi in dogma, e il burionismo diventi una specie di religione? Ammesso che blastare i NoVax funzioni, possiamo pensare di blastare allo stesso modo i NoTav, fingendo che non abbiano argomenti e obiezioni sensati, basati su osservazioni, calcoli, ragionamenti?

Si sarà capito che per me tutte queste sono domande retoriche. Non credo che si possa essere burionisti e democratici, bisognerebbe scegliere: e in un partito che si chiama ancora “Democratico”, la scelta mi sembra ovvia – sempre che possiamo ancora permetterci di essere democratici. Perché ecco, forse il problema è proprio questo: possiamo ancora permettercelo?

Corallo propone di andare verso il popolo, una proposta fin troppo ovvia per quello che in teoria sarebbe un partito di (centro) sinistra. Ma nella pratica il popolo è già stato opzionato da altri due partiti populisti, che si sono contesi lo stesso bacino elettorale con promesse imbattibili, e attualmente governano insieme. Certo, prima o poi saranno costretti a vedere i loro bluff, prima o poi ogni promessa elettorale rivelerà il suo lato oscuro. Ma potrebbe volerci ancora qualche anno, e a quel punto è persino possibile che gli elettori reagiscano alla delusione cercando qualcosa di sensibilmente diverso. Per un partito politico in crisi la ricerca di un’identità coincide spesso con la ricerca di una nicchia elettorale e con due avversari populisti al governo, il Pd non potrebbe essere popolare e democratico, neanche se ci tenesse davvero (continua su TheVision sempre più menagramo).




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Italo Calvino è un troll dal Cremlino?

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Come se non ne producessimo già noi in abbondanza.

Li abbiamo sospettati, li abbiamo sognati, ci abbiamo scherzato sopra, e adesso sappiamo che esistono: i “troll russi” hanno veramente creato dei meme per influenzare la campagna elettorale americana. Alcuni erano così efficaci che sono rimbalzati persino da noi: ricordate la ragazza velata che consulta indifferente il cellulare sullo sfondo del tragico attentato di Westminster? A osservarla bene, la ragazza non sembrava affatto serena o indifferente (qualche giorno dopo avrebbe partecipato, nello stesso luogo, a una manifestazione di solidarietà alle vittime dell’attentato). Aveva tutto sommato l’espressione che potrei avere io sulla scena di un disastro, mentre cerco in rubrica il numero dei miei per rassicurarli - impressione confermata dallo stesso fotografo. Eppure per qualche giorno la foto rimbalzò in rete come esempio dell’indifferenza di tutti i musulmani d’Europa e d’Occidente. Ma chi era stato il primo a farla circolare? Un account twitter apparentemente e fieramente texano, @SouthLoneStar, aveva twittato di una “donna musulmana che cammina disinvolta vicino a un uomo che muore mentre guarda il suo telefono”. Oggi @SouthLoneStar non esiste più; nel frattempo è stato inserito in una lista di 2700 account che secondo una commissione del Congresso Usa sarebbero stati appositamente aperti a San Pietroburgo per diffondere in Occidente odio e disinformazione.

Come se non ne producessimo già noi in abbondanza.

(Ho scritto un pezzo per TheVision, dall'allarmante titolo I TROLL RUSSI STANNO GIÀ INFLUENZANDO L’OPINIONE ITALIANA).

Se è davvero un meme russo, potrebbe essere il primo ad avere avuto un certo successo anche in Italia. Qui da noi la foto è apparsa qua e là nelle bacheche corredata da un’eloquente didascalia (NO IUS SOLI) che chiunque non seguisse da vicino e con una certa esperienza la politica italiana farebbe fatica a decifrare - insomma, è più probabile che la didascalia sia stata aggiunta in Italia, magari da un islamofobo in buona fede. Non ne mancano. Purtroppo cercare queste cose su internet è difficile - buffo, su internet trovi informazioni su tutto, tranne che sulle informazioni che girano su internet. Quelle possono essere continuamente modificate, cancellate (la Stampa ha appena scoperto che da Beppegrillo.it spariscono parecchie pagine). In un qualche modo riesco a risalire a un personaggio televisivo che per quanto bizzarro non è senz’altro un troll (sul suo profilo twitter si qualifica “Medico Psichiatra, psicoterapeuta, criminologo, Primate Metropolita Chiesa Ortodossa Italiana”). Quest’ultimo a sua volta non ha fatto che ritwittare un altro tizio sconosciuto dal profilo molto peculiare - ma a questo punto forse è il caso di aprire una parentesi: siccome è ormai dimostrato che in mezzo a noi ci sono professionisti del fake, gente che li sparge per mestiere, c’è un modo per riconoscerli?

Propongo alcuni criteri empirici.

  1. Un professionista non potrà evitare di tradire un minimo di professionalità. Questo è il suo punto debole, visto che deve produrre contenuti apparentemente rozzi, amatoriali, involuti. I troll russi scrivevano schifezze, ma secondo l’inchiesta del Congresso rispettavano un orario di ufficio. Le persone che non stanno su internet per lavorare non parlano sempre dello stesso argomento: i professionisti sì. Se un tizio twitta tutti i giorni contenuti sullo stesso argomento, molto probabilmente lo sta facendo di mestiere.

  1. Un professionista ha tempo per fare cose che il semplice passante non avrebbe mai tempo di fare. Ok, un meme si fa in cinque minuti, ma il 90% degli utenti di facebook o whatsapp non perderebbero nemmeno quei cinque minuti - se glielo offri già pronto lo ripostano con gioia, ma farselo in casa è troppo sbattimento. Insomma un tizio che si inventa molti meme forse non lo sta facendo gratis.

  1. Un dettaglio dissonante - non so come spiegare. Il professionista che si finge dilettante commetterà sempre un errore stupido a un certo punto. È come nei vecchi film di guerra, quando il nazista interroga l’americano in fuga e lui gli risponde in un tedesco perfetto, poi alla fine gli fa: “thank you”, l’eroe risponde “you’re welcome”, ed è fottuto.

Il tizio che ha fatto circolare il meme NO IUS SOLI soddisfa questi tre criteri? Twitta tutti i giorni contenuti xenofobi, sullo stesso argomento: molto spesso sono meme; il suo nome è preso dal personaggio di una serie di racconti di Isaac Asimov, l’avatar su Twitter è una foto di Italo Calvino (ma come banner ha la bandiera degli Stati Confederati). Ecco, secondo me il fotoritratto di Italo Calvino davanti alla bandiera confederata è un dettaglio molto dissonante. C’è una strategia dietro? Oppure c’è un tizio che vuole sembrare autorevole e ha preso la prima foto di “italiano autorevole” che ha trovato su google, ignorando che si tratta di un italiano ancora molto riconoscibile - e che con la xenofobia davvero non ha molto a che spartire? È come se un alieno cercasse di mimetizzarsi tra di noi italiani travestendosi da Giuseppe Garibaldi.

Naturalmente posso sbagliarmi. Non farebbe molta differenza: l’autore dopotutto è la cosa meno interessante di un meme. Un contenuto virale funziona soltanto se trova il terreno adatto: è uno strumento che serve a dire alle persone quello che vogliono sentirsi dire. Quindi che senso ha definire un meme “fake”? Esiste un meme autentico? Un meme razzista avrebbe successo se non ci fosse un pubblico razzista? Il Washington Post ha scoperto che la “fabbrica di troll” russa ha speso centomila dollari in un mese per pubblicare contenuti virali su Facebook durante la campagna elettorale USA? Wow, chissà quanti meme riesci a pubblicare con centomila dollari. Nel frattempo però i comitati elettorali di Trump e Hilary Clinton spendevano su Facebook 81 milioni di dollari. Se davvero i troll russi sono riusciti con una cifra tanto inferiore a fare l’ago della bilancia in qualche Stato del Midwest in bilico, beh, direi che si meritano di manovrare il presidente del mondo (c’è da dire che il meme di @SouthLoneStar non è nemmeno stato sponsorizzato).

Ma supponiamo che quei centomila dollari siano il budget fisso mensile che il Cremlino butta su Facebook: nel 2010 lo stesso Washington Post aveva scoperto che l’esercito americano aveva appena sborsato dieci milioni di dollari per finanziare la creazione di siti web pro-USA in tutto il mondo. La propaganda, insomma, costa, e gli USA ci hanno sempre investito massicciamente, sin dai tempi della radio. Che i russi ci provino è naturale, oserei dire legittimo. Resta da dimostrare che abbiano consapevolmente agito per sostenere Trump: a quanto pare pubblicavano anche contenuti antirazzisti e antitrumpiani. Quello che è stato osservato è che i messaggi trumpiani e razzisti trovavano un terreno migliore su cui attecchire. Insomma, se la storia ha una morale è che quando i toni si fanno accesi, e i memi sostituiscono le discussioni, la destra vince sulla sinistra. Può essere una riflessione utile a chi pensa in buona fede di mutuare a sinistra le strategie virali della destra (vedi alcune disavventure mediatiche dei renziani): se fin qui non ha funzionato, forse c’è un motivo. Attento quando usi un meme: potrebbe essere il meme a usare te.

Comments (3)

Un anno su Twitter (autunno)

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23 settembre ·Twitter
Ciao, sono il portiere di casa tua se la gestisse Yahoo. Senti,è da due anni che qualcuno ti ha clonato la serratura, cosa aspetti? Cambiala

25 settembre ·
La Lorenzin buuh, certamente, ma anche i grafici che vogliono essere pagati, mah, parliamone. Cioè si vede roba in giro che, insomma, trovarsi un lavoro?

27 settembre ·Twitter·
Nel corridoio m'imbatto in alcune ex colleghe in pensione. Ci salutiamo. Una mi sorride e mi fa un ganascino. Ho 43 anni.

28 settembre ·Twitter
Di tutti i giorni in cui Renzi poteva scegliere di spararla grossa, proprio quello in cui poi arriva Elon Musk e ci porta su Marte.




Ottobre

1 ottobre ·Twitter
Una volta mi mise le paulaner a 80 centesimi, Caprotti, se ci penso ancora mi commuovo.

Se lo sapeva, non moriva.

L'immagine può contenere: sMS

3 ottobre
Io per due anni a chi mi chiedeva:"cosa scrivi col cell?" "I romanzi della Ferrante". Qualcuno l'avevo anche convinto, maledetti giornalisti.



3 ottobre ·Twitter
Volevo dirvi che Francesco Petrarca si chiamava piuttosto sor Cecco Petracco, ed era, più o meno, un prete:ora potete bruciare il Canzoniere





4 ottobre ·Twitter
Non so, non l'ho mai letta, ma a questo punto mi piacerebbe che un'inchiesta rivelasse il nome di chi ha fatto quelle copertine così brutte.

La cosa che davvero mi lascia perplesso è che svelare le generalità della scrittrice italiana ormai più letta e famosa sarebbe un'operazione maschilista (perché si è scoperto che è una donna sposata a uno scrittore maschio, credo) e addirittura antisemita (perché ha origini ebraiche). Se invece si fosse scoperto che Elena Ferrante era un gay cattolico, sarebbe stata un'operazione omofoba e laicista? A quanto pare esiste una specie di principio di indeterminazione del pregiudizio, nel senso che certi pregiudizi li puoi determinare solo a posteriori, il che rende la parola "pregiudizio" ancora più paradossale.



7 ottobre ·Twitter
Certe notti uno precipita per 40 metri nel Rio Torto e poi se la fa a piedi fino a Lama Mocogno https://t.co/ICmeVVgkPL

8 ottobre ·Twitter
Vota "no" perché sai come si scrive (l'altra parola nessuno l'azzecca, neanche sulla scheda).



9 ottobre ·Twitter
Che poi io Trump, le tictac, me lo immagino mentre ne manda giù scatolette intere, invano



11 ottobre ·Twitter
Domani scriveranno che l'Isis ce l'ha con la cioccolata, e un clic glielo darete, perché ormai più che informarsi è un premiare la fantasia.

13 ottobre ·Twitter
Magari Bob nel complesso no, ma Subterranean Homesick Blues si meritava un Nobel da sola.

Per esempio, se il Nobel l'avessero dato, uh, a Baricco, Dylan non si sarebbe chiesto: ma allora cos'è la letteratura? Al limite si sarebbe chiesto: chi è Baricco? (Ma neanche)



14 ottobre ·Twitter
Sentite:mettete da parte due soldi e istituite un premio allo scrittore con le regole che decidete voi. Che è poi quel che fece Alfred Nobel



17 ottobre ·Twitter
Cari giornalisti, io ho sempre voglia di leggere pezzi su Dylan, e praticamente mai voglia di leggere pezzi su quanto sia giusto premiarlo.

Ciao,siccome non mi sopporti più pensavo di abolire me stesso e poi entrare in casa con un nome diverso(se Renzi fosse consulente coniugale)









22 ottobre ·Twitter
Tutto 'sto fior d'analisti che ha paragonato Trump a Berlusconi non poteva almeno aspettare che Trump vincesse qualcosina? Boh, se li pagano



23 ottobre ·Twitter
Ci ho ripensato, non ha senso dare un nobel a Dylan (se prima non lo dai a Joni)







25 ottobre ·Twitter
Coraggio, ancora due ore a mezzanotte, ancora un paio di dozzine di sapidissime battute sui frigorifer

26 ottobre ·Twitter
La tipa che al mcdrive ti serve e sta già prendendo l'ordine dell'auto successiva continua a sembrarmi la persona più intelligente al mondo





29 ottobre ·Twitter
You have to write a hundred bad songs before you write one good one. https://t.co/nLeytfvrtS

30 ottobre ·Twitter
È normale che fonti diverse, basandosi su sismografi diversi, diano magnitudo un po' diverse: per favore spiegatelo in giro.

Socci in realtà fa progressi: si rivolge a Bergoglio quasi lo considerasse un pontefice legittimo.



31 ottobre ·Twitter
Una scema scrive un tweet scemo, lo cancella subito. Intervengono gli intelligentoni dei social: lo ripubblicano a nastro per 24 ore. Bravi.


Novembre

1 novembre ·Twitter
Mentre vi apriva la mente, il latino vi spiegava che ogni misurazione, anche la più scientifica, è soggetta a un margine di errore?



4 novembre ·Twitter
Alla Leopolda se magari trovano cinque minuti per risolvere questa cosa che Rondolino sta ancora su twitter.

Chi un terremoto lo ha vissuto anche solo di striscio non lo augura al peggior nemico (qualcuno può avere un nemico peggiore del terremoto?)



7 novembre ·Twitter
La psicoanalisi è forte. Se a un congresso politico chiami un oculista per denunciare la miopia degli avversari,non funziona. Cogli psico sì

Ormai io "asfaltare" non lo sopporto neanche quando si parla di manto stradale, mi serve un sinonimo.

8 novembre ·Twitter
Poi ci sono gli scenari strani, tipo: Trump alla Casabianca, Democratici al Senato, e Marijuana legale dovunque.

9 novembre ·Twitter
E ogni volta stupirsi di come hanno disegnato male il Maryland, più di 200 anni fa, e nessuno protesta.

La sensazione che tra una donna e un comodino avrebbero comunque scelto un comodino.

(Ma adesso a Riotta la NSA cambia il software, o diventa un antiyankee accanito? Sarà buffo in entrambi i casi).

Col senno del poi, Nate Silver ai mondiali brasiliani non ne aveva azzeccata una, era meglio concentrarsi sul baseball.

Fondare un'agenzia di sondaggi che fa la media delle altre e poi dichiara l'esatto contrario: sarebbe la più attendibile.

Almeno finirà quella fase in cui sembrava che i Grandi Discorsi Presidenziali fossero una cosa importante.

C'è gente che per 20 anni ci ha scongiurato di non prendercela coi berlusconiani che adesso se la prende col suffragio universale - uhm.


10 novembre ·Twitter
Buongiorno, no, questo è il 10 novembre e anche oggi vi siete svegliati in quella parte del multiverso in cui Trump ha vinto le elezioni.




Gramellini dovrebbe essere meno maschio e, quando gli fanno presente di avere scritto una cazzata, abbozzare

Idea fantastica, tremenda: se adotto massicciamente i favolosi aggettivi di Trump,mi svolteranno enormemente la vita.Non è pazzesco,incredib

11 novembre ·Twitter
E comunque senza Dylan non avremmo avuto Cohen, quindi sì, il Nobel se lo merita Dylan (ma Cohen era più bravo)

Comunque alle mie orecchie ignoranti il discorso della vittoria di Trump sembra molto keynesiano: costruiremo, faremo, sistemeremo, infrastrutture, ponti, muri, lavoro per tutti. Certo, probabilmente non ha intenzione di mantenere molto, ma se invece ci provasse? Servono risorse ma non è che agli americani manchino dopotutto. Cioè a naso capisco che qualcosa andrà storto, ma cosa? Inflazione?

(Il muro di Trump un po' me lo immagino come quello di Pacific Rim: non tiene fuori gli invasori, crea posti di lavoro, e intanto i ricchi si stanno costruendo rifugi più solidi da qualche parte)

Beh, c'è sempre Chris Cohen // As If Apart (Official Video) https://t.co/ZOqoqOsODN

13 novembre ·Twitter
(Il fatto che i musei vaticani non siano sul territorio nazionale non significa che ciò sia giusto).





15 novembre ·Twitter
L'autoradio ha trovato They All Laughed cantata da Tony Bennett, ed è stato come avere Trump a bordo, ora mi sento sporco.

17 novembre ·Twitter
Ma quando a Stoccolma non ci andò Sartre, tutto questo baccano l'avran fatto? Boh.

De Luca è una scheggia impazzita se va avanti così dovranno abbattEHM NO NIENTE.

Il fatto di essermi diplomato in un corso che di lì a poco venne smantellato mi ha sempre un po' lusingato: come se dopo di noi avessero rotto lo stampo. Quando i ragazzi mi chiedevano, prof, ma lei poi che liceo ha fatto? io scuotevo la testa, lascia perdere, storia lunga. Col tempo ho iniziato a raccontarne una: l'hanno chiusa perché era pericolosa, ci facevano studiare troppo, facevamo piangere i ginnasiali, a un mio compagno durante un'equazione esplose la testa, diventavamo così intelligenti che il Potere ci temeva, ecc. Quando non c'è tempo taglio corto e dico che ho fatto la Scuola dei Giovani Talenti del prof. Xavier, ma poi me ne sono andato perché troppo caos onestamente.

18 novembre ·Twitter
Secondo me Dylan ha pure votato per Trump.

Oh ma che carino, If you're feeling sinister compie 20 anni FATEVI DA PARTE ACHTUNG BABY NE FA 25.

19 novembre ·Twitter
Io sarei per il No, ma se stavolta il Sì è davvero scritto con l'accento, nella cabina avrò un tentennamento.

20 novembre ·Twitter
Dovevate fare come me,per 2 mesi non leggere niente di riforma costituzionale. Invece è dall'estate che andate dietro e adesso siete spompi.

e ora accozzateci tutti



21 novembre ·Twitter
Ora telefono che non si sa mai, ma secondo me il 5 dicembre Bottura ha già tutto prenotato.

Tra quelli che sfottono Dibba oggi, c'è già qualcuno che un giorno lo saluterà come un grande comunicatore che capiva gli italiani eccetera.

22 novembre ·Twitter
Se davvero non capto più Cartoonito ho un problema grosso, grossissimo.



24 novembre ·Twitter
La morale del caso Bea Di Maio è che gli esseri umani si comportano proprio come i bot: speriamo non ci facciano il test di Turing.

25 novembre ·Twitter
Io magari tra un po' vado a letto ma non significa che stia smettendo di maledire drupal e chi lo sviluppa.



28 novembre ·Twitter
Se Renzi pensa che la TV sposti dei voti, perché non si occupa del conflitto d'interessi? Se non lo pensa, perché va a Buona Domenica?

Con quella faccia un po' così che fanno i colleghi che hanno dimenticato per la 49esima volta la password e prima o poi dovranno dirmelo.

Ho beccato un vicino che non tirava su la cacca del cane, ha cercato di giustificarsi dicendo che però aboliva il cnel.

Compagni. Quante volte in questi anni abbiamo sentito suonare la ritirata strategica, quante volte abbiamo dovuto concedere al nemico le nostre conquiste, i nostri diritti, la nostra storia, il nostro lavoro? Quante volte ci siamo chiesti: ma scapperemo sempre? Quand'è che finalmente tracceremo una linea e la terremo? Toccherà ai nostri figli o ne saremo capaci? Amici, fratelli, l'ora è suonata. Stavolta non si fugge, stavolta stiamo al nostro posto e non cediamo. Caschi il mondo, il CNEL non cade. Votate no.

29 novembre ·
Ricordo a tutti i moralisti in ascolto che se c'è un modo, un solo modo al mondo in cui gli ereditieri possono rendersi utili alla collettività, è precisamente dilapidando il proprio patrimonio, e da questo punto di vista l'unico appunto che si può muovere al giovane Elkann è di non essersi impegnato maggiormente in tal senso. Più Ferrari customizzate, più startup, più coca, più mignotte, più indotto per le economie sommerse e non sommerse, più sabbia nell'ingranaggio dell'accumulazione del capitale. Da questo punto di vista anche la nostra morbosità di spettatori borghesi o neoproletari ha un senso evolutivo, il che ci induce a un esame di coscienza: stiamo facendo tutto quello che è nelle nostre possibilità per convincere i ricchi a dissipare di più, a rimettere più ricchezza in circolo? Ci ricordiamo di mettere un like a ogni balletto di Vacchi che ci passa in bacheca? Quando in tv passa un programma in cui giovani viziati comprano cose stupide, lo snobbiamo, o almeno facciamo finta di guardarlo commentandolo sul tuitte? Possono sembrare piccole cose, e invece sono importanti: l'oceano è fatto di gocce, il deserto è fatto di polvere, e anche l'ereditiere a modo suo.



Raga ma pensate se quando uno si sposa, invece di sposarsi, il pubblico ufficiale gli chiedesse: vuoi separarti da questa persona e vedere i figli solo al week-end? Certamente lui direbbe NO! E questo probabilmente vuol dire qualcosa anche se non so cosa, la gente ragiona in modi misteriosi.

Anche a Trump nelle ultime ore lo staff sequestrò l'account twitter, voglio dire, magari Rondolino è scaramantico.

30 novembre ·Twitter
Se vi foste impegnati a scrivere una buona riforma un decimo di quanto vi state impegnando a vendercela.

Uno ce la mette tutta per non cedere alle paranoie delle banche al potere, e poi arriva Trump.

Non è che una volta clandestini i sondaggi diventino più attendibili.


Dicembre

1 dicembre Twitter
Insomma Prodi dice che la riforma è superficiale e opaca, e la vota perché così modificano la legge elettorale. Ma la modificano lo stesso.

'La vostra riforma fa un po' senso, ma almeno così cambiate l'italicum che fa ancora più senso'.

Il CNEL non si discute, si ama.


2 dicembre · Twitter
Se devi chiedere cos'è il CNEL, non lo capirai mai.



3 dicembre alle ore 16:40 ·Twitter
Nel segreto dell'urna Renzi non ti vede, Dio sì, il CNEL ti aspetta fuori.



4 dicembre  ·Twitter
In questi giorni sono stato un po' preso e ho colpevolmente snobbato la #festadellarete . Però vi devo qualcosa come quattromila grazie.

Io credo che l'unica matita davvero indelebile sia quella che usarono i falegnami sul pavimento di casa mia, non ne fanno più.

Anche se vincesse il No, più di 12 milioni di Sì sarebbero un buon successo per Renzi (alle Europee prese 11 milioni di voti).

Poi magari sto fraintendendo i segnali, ma preferirei avere a palazzo Chigi un capo di governo, non una drama queen.

TUTTO IL POTERE AL CNEL.

5 dicembre  ·Twitter
Renzi parla di sé, di sé, di sé, e poi lamenta l'autoreferenzialità della politica.

Così innamorato di sé e dell'arte del Concession Speech da mandare all'aria il 40% del consenso: un ragazzo. Avevamo a pal.Chigi un ragazzo.

ll culto del "discorso della sconfitta", 4 anni fa come oggi. Passammo da una sinistra che si lamentava di perdere a una che se ne vantava.

Insoma ai mercati alla fine fregava nulla. A posto così. https://t.co/9M9tAFllVH

"Stanotte ho fatto schifo".Sì. "Però lo ho ammesso".Ah beh. "Non è da tutti ammetterlo".Hai comunque fatto schifo. "Però.." HAI FATTO SCHIFO

6 dicembre · Twitter
Si dimette,ma Mattarella non vuole, forse si vota,forse no...cioè non si erano neanche preparati il piano B. (Siamo nelle mani di ragazzini)

Come alcuni sapranno, Anningan è il dio della Luna presso le popolazioni Inuit della Groenlandia. Insegue continuamente la sorella, Malina, la dea Sole, in cielo. Durante questo inseguimento, si dimentica di mangiare, e perciò si assottiglia: da cui le fasi lunari. La necessità di soddisfare la sua fame lo porta a scomparire per tre giorni ogni mese (luna nuova) e poi ritornare pieno per inseguire la sorella di nuovo. Malina ha una vera avversione per il suo cattivo fratello: che è il motivo per cui i due astri compaiono in tempi diversi. Molto interessante l'inversione del maschile e del femminile rispetto alla maggioranza delle mitologie. Simile situazione si ritrova anche NO RAGA VOLEVO SOLO DIRE RENZI MERDAAAAAAAAA!

7 dicembre Twitter
Ma il bambino della Butterfly lo cambieranno tutte le sere? Cioè dopo 5 minuti in grembo al soprano direi che i timpani te li sei giocati.

Quando non gli funziona lo storytelling, lo chiamano post-truth.

Ogni giorno un analista si sveglia e sa che deve trovare un incesto, Recalcati per esempio nella democrazia diretta


Lo psicanalista: "Il mito che sostiene i seguaci di Grillo è di natura incestuosa"
UNITA.TV/INTERVISTE/REC…






Greg Lake, un cantautore tenuto ostaggio da un gruppo prog.




From the Beginning is a song written by Greg Lake and performed by the progressive rock trio Emerson, Lake…



9 dicembre ·Twitter
Ma pensate se i giornalisti cominciano a dirsi addosso "patto Gentiloni" e poi lo googlano, lo trovano su wikipedia, si confondono, caos.

Comunque nel Paese reale se prenoti per un vaccino c'è fila fino a giugno.

10 dicembre
Certi che sfottono Dibba e che domani gli faranno la riverenza: almeno a guardarli ci divertiremo un po.

11 dicembre·
Raga vi voglio bene e capisco le vostre finalità didattiche nonché la sana voglia di dimostrare le vostre competenze in materia di diritto costituzionale, ma se leggo un solo altro messaggio in cui mi spiegate, entro mezzanotte, che il premier non lo eleggono i cittadini ma il parlamento, io passo veramente ai cinque stelle, vi garantisco, non ve ne rendete conto, ma son meno molesti.

C'è un tipo di silenzio, in una classe, che si ottiene solo mettendo su Vai e Vivrai. Nessun paragone (c'è su Ytube)



Africa, 1984. Il Mossad, il servizio segreto israeliano, sta organizzando la cosiddetta "Operazione Mosè" che, con la collaborazione della CIA e dell'NSA sta...
YOUTU.BE/Y8Q5QNRLSQY

13 dicembre  ·Twitter
Vorrei un filoncino e tre michette, possibilmente non eletti dal popolo.

Ho messo su il riso. Se mi si scuoce lascio la politica.

Tra i caratteri sessuali secondari maschili, il più inspiegabile è il polpastrello prensile svita-coperchi.

14 dicembre ·Twitter
I forconi si vedono in giro solo d'inverno, dopo aratura e semina suppongo.

17 dicembre ·Twitter
Il momento in cui senti le fatidiche parole Ho bisogno di soldi devo andare a Bologna.

18 dicembre ·Twitter
Ciao!!! Vuoi sapere come diventare ricco su internet??? Corcà che te lo dico!!!

20 dicembre ·Twitter
So che è una sciocchezza, ma ieri in tv tutti dicevano che il Tiergarten fosse lo Zoo, pure Repubblica, beh, andateci a Berlino ogni tanto.

Ora potrei sbagliarmi ma secondo me per esempio questo è un cinghiale. https://t.co/yUqBxoVcVA



Get the whole picture - and other photos from Leonardo Blogspot
PIC.TWITTER.COM/YUQBXOVCVA|DI LEONARDO BLOGSPOT


Quando PadoaSchioppa disse Bamboccioni si rivelò un cattivo comunicatore. Oggi se Poletti dice Pistola si rivela al massimo un coglione.

21 dicembre ·Twitter
C'è gente che per 20 anni ha ripetuto che le tv non spostano voti, ora è molto preoccupata per i siti di fake news che spostano i voti.
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Un anno su Twitter (estate)

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Luglio
Secondo uno studio di Confindustria, se votiamo no al referendum arriva lo sciame di locuste.

Un mio cugino una volta ha votato No a un referendum e si è svegliato in un fosso senza un rene! Oh, lo dice una ricerca di Confindustria!


3 luglioTwitter
Cimino diceva che Eastwood gli aveva insegnato il mestiere. Eastwood sul set di Thunderbolt gli aveva imposto il tetto di tre take per scena








7 luglioTwitter
Vabbe', ma tutta questa suspense per Capitan America nazista si è già sgonfiata al secondo numero, non c'è gusto.

8 luglio ·Twitter
Il giorno in cui ci siamo fottuti è quello in cui abbiamo cominciato a dire "politicamente corretto", invece di "beneducato".

Quelli che credono di difendere Blair invocandone la buona fede, come se in generale ai leader bugiardi preferissimo i leader fresconi.

Una delle mie croci è che non mi ha mai dato del fascista nessuno. Neanche Fofi. Neanche Luttazzi. Forse WuMing1, ma vabbe', quello tutti.


9 luglio ·Twitter
Non credo che una società davvero civile tollererebbe ulteriormente Vittorio Feltri.

Io toglierei dalla prima serata anche le scene etero,da bambino m'imbarazzavano(mi imbarazzava voltarmi e guardare papà e mamma imbarazzati)


10 luglio ·Twitter
C'è in giro una parodia di Aldo Nove così crudele e caustica che non escludo l'abbia prodotta lo stesso Aldo Nove.



12 luglio ·Twitter
Fiore di tiglio, che sopra il parabrezza fai un poltiglio, preferirei la merda del coniglio.


13 luglio ·Twitter·
L'arrivo della May a Downing Street è una vittoria soprattutto per la lobby dei titolisti arguti che fanno i giochi di parole.



14 luglio ·Twitter
Altro che Pokemon, il gioco dell'estate è comporre l'Orario Scolastico (e ti pagano per farlo!)


15 luglio ·Twitter
Oggi troverete chi piange insieme a voi e chi cerca già di speculare sulla vostra rabbia e vendervi soluzioni facili.Sarà utile distinguerli





16 luglio ·Twitter
I social sono il male, nel senso che se uno ha un debole per i golpe dei colonnelli dovrebbe almeno avere il pudore di tenerlo per sé


17 luglio ·Twitter
Caro amico musulmano di Gramellini, ok, la tolleranza è una gran cosa ma levagli il vino.


18 luglio ·Twitter
Adesso che lo fa Erdogan il colpo di stato non vi piace più, ah, ma pensa.


19 luglio ·Twitter
No ma io mi sento sicurissimo sapendo che in giro per la città ci sono poliziotti tesserati Coisp

Uno cerca in tutti i modi di seguire la retta via, di migliorarsi, di fare la differenza, e gli aprono il pub scozzese sotto casa.


20 luglio ·Twitter
Il giorno che uscirà Civilization Go non preoccupatevi, passo ad avvertirvi io coi Panzer.






21 luglio ·Twitter
Secondo uno studio che sto per fare il wifi comunale è nocivissimo, perché quando ti serve non funziona mai e ti fa alzare la pressione.

Eppure spero ancora in una puntata in cui Don Matteo si rompe i coglioni e li mena tutti quanti.







26 luglio ·Twitter
Appena letto un pezzo che propone di respingere i migranti,non per razzismo ma perché la loro religione è sbagliata. [L'ha scritto un rabbino] Edit: in realtà non è un rabbino, chiedo scusa.




27 luglio ·
Quell'età in cui non dico che Fogli Google sostituisce il sesso, ma dà più soddisfazioni.


28 luglio ·Twitter
Un giorno scopriremo che i critici musicali sono tutti sordi dal tour dei My Bloody Valentine del '90, e in 25 anni non se ne sono accorti.

29 luglio ·Twitter
Ho letto un pezzo che spiega che l'islam ha una permalosità "sconosciuta alla nostra cultura". L'ha scritto Filippo Facci.

Agosto



7 agosto ·
Ogni tanto su Facebook leggo ancora la storia per cui se in Italia vuoi avere successo non ti resta che bruciare i documenti e diventare clandestino a 35€ al giorno più idromassaggio e wifi. Ecco: volevo avvisare che c'è una milizia segreta che scandaglia Facebook, identifica tutti quelli che scrivono questa cosa, li vanno a prendere a casa, bruciano i loro documenti e li paracadutano nel porto di Bengasi. È successo anche a un amico di mio cugino.

9 agosto ·Twitter
Qualcuno ha già scritto che Trump si sta inconsciamente autosabotando? Io intanto la butto lì.

10 agosto ·Twitter
A volte trovo le politiche del governo di Israele molto discutibili.

11 agosto ·
Volevo dirvi che è impossibile criticare la Boschi. Se noti che è bella, sei un maschilista guardone; se avanzi perplessità sulle leggi costituzionali che scrive, stai facendo mansplaining. Se allora fai finta che non esista e attribuisci la legge a Renzi, stai negando l'importanza del ruolo della donna. Se cominci a sospettare che tutto questo sia voluto, cioè che la Boschi sia dove sia esattamente perché è impossibile criticarla senza passare per un becero segaiolo alla Feltri (chiedo scusa ai segaioli non beceri e ai beceri non Feltri), ebbene questa tua malizia è senz'altro in qualche modo riconducibile al patriarcato in un modo che io devo ancora scoprire. Se lei va scosciata alla Festa dell'Unità, come ci vanno in tante e la cosa mi è sempre piaciuta, ma di solito non salivano sul palco a spiegare le riforme costituzionali, che fai? Lo fai notare? Sei becero. Fai finta di niente? Stai negando l'importanza della coscia, stai offendendo chiunque le porta e non si vede perché non le debba sfoggiare con orgoglio. Quindi boh, proposte?

13 agosto ·
Jonathan Franzen, Le correzioni (2001): ogni famiglia è infelice a modo suo, inoltre il neoliberismo e la speculazione ci porteranno alla rovina. Jonathan Franzen, Libertà (2010): ogni famiglia è infelice a modo suo, inoltre il fracking e la copula ci porteranno alla rovina. Jonathan Franzen, Purity (2015): ogni famiglia, indovinate, è infelice, inoltre internet, immaginate, dove ci porterà?

14 agosto ·Twitter
Adesso che Carpi ha una gloria olimpica, potremmo anche restituire il povero Dorando a quelli di Correggio.

15 agosto ·Twitter
Ma insomma i jihadisti in occidente si sono presi 15 giorni di ferie in agosto come gli idraulici.

16 agosto ·Twitter
Sognai di guidare una pattuglia di elicotteri,sulle note dell'Inno Alla Gioia incendiavamo stabilimenti balneari che espongono l'Union Jack


18 agosto ·Twitter
Dopo aver visto SuicideSquad vorresti chiedere scusa a tutti i film di cui hai mai parlato male. Tipo il Ragazzo invisibile: gran film.

Eppure in spiaggia tanta gente non sospetta nemmeno quanto sarebbe più sexy in burkini.







29 agosto ·Twitter
Io la prima volta che sono uscito con una ragazza credo di averla portata a vedere Labranca (scusami).

Per vedere i film con Wilder bisognava litigare perché Italia1 li faceva una volta alla settimana alle 22:30. O era Rete4.

Comunque una volta Labranca l'ho incontrato, non dimenticherò mai quel che mi disse.("E tu chi saresti, scusa?")(È ancora un'ottima domanda)

30 agosto ·
C'è un prelato, che dopo il terremoto ha vissuto a scrocco per tre anni, che va in giro a spiegare come sia un'ottima occasione per ritrovare la fede.

I nostri corsivisti, che si sono aperti la mente col latino, non sanno tradurre in latino "facebook"

31 agosto ·
In effetti il preciso motivo per cui non ho fatto figli a 20 anni è che nessuno me l'ha proposto con un manifesto.

L'apice della traiettoria della socialdemocrazia europea è probabilmente rappresentato dalla piscina comunale di Correggio.

Genitori modenesi, eletta schiera: esiste in città un posto dove si salta con l'elastico?



Settembre







6 settembre ·Twitter
Ecco una cosa che sbalordirà molti giornalisti e politici romani: ci sono 58 milioni di italiani che vivono altrove (inimmaginabile, lo so).

7 settembre ·
Comunue ieri a Cavezzo, giusto per tenersi allenati, hanno avuto una tromba d'aria. Mia zia tutto ok, dice che sono appena venute giù due tegole ma non hanno preso né la macchina né lo zio, è stata una giornata mediamente fortunata a Cavezzo.

8 settembre ·Twitter
Meno male che han tolto un buco a un telefono, sennò qua sopra andavate avanti con le mail del sindaco di Roma fino a novembre.

9 settembre ·Twitter
Comunque il titolo giusto per Bacalaureat era proprio "esame di maturità".Avrebbe anche dato una mano al botteghino.



11 settembre ·Twitter
Il tizio che ha messo la fiducia sull'Italicum ci spiega che farà una proposta sull'Italicum

12 settembre ·Twitter
Non potendo querelare i terremoti, si è provato a denunciare gli scienziati ma non ha funzionato. Adesso proviamo coi vignettisti, chissà.

13 settembre ·Twitter
Un solo mantra, una sola certezza: Drupal, monnezza.

14 settembre ·Twitter
Te la prendi col patriarcato.Difendi la libertà di spogliarti in pubblico.Qualcuno si spoglia, non regge la pressione.Incolpi il patriarcato



14 settembre ·Twitter
Credo nella democrazia parlamentare, o in alternativa Alex Zanardi re assoluto.

15 settembre ·
Quando a Modena, sull'onda del successo del festival di letteratura di Mantova, decisero di fare il festival di filosofia, io per un attimo pensai che il trend sarebbe proseguito con un festival di latino a Rovigo, e poi esaurite le discipline liceali magari gli addetti alla cultura si sarebbero messi a saccheggiare l'orario degli Iti, degli Ipsia, Fidenza avrebbe organizzato il festival dell'aggiustaggio e poi, alla fine del raschiamento del barile, a Ghedi avrebbero deciso di organizzare un festival di geografia e io, a quello, ci sarei andato, e finalmente mi sarei sentito, persino a Ghedi, a casa.

16 settembre ·
Sono un insegnante. Tre mesi di pausa sono troppi, mi dimentico il mestiere io, figurati loro. Do pochi compiti perché correggerli è una palla. Se fossi un genitore ne chiederei di più perché fare l'animatore di mio/a figlio/a è ugualmente una palla - peraltro in luglio e settembre si lavora, e spesso anche d'agosto, e i campi estivi son soldi. L'importante è che poi alla fine le cose si sappiano, o come si dice adesso, le competenze siano maturate. Però non è che dovete giustificarvi voi genitori, i compiti li devono fare loro da soli, non li dovete fare voi: molto spesso l'equivoco è quello.





19 settembre ·Twitter
Che poi io pensavo: NYC, 8 milioni di abitanti, figurati se non c'è uno scemo che fa esplodere un cassonetto una volta a settimana. Ingenuo.

21 settembre ·Twitter
Non c'è niente da fare, la Lorenzin è un grandissimo argomento in favore dell'estinzione.

Ministro, un'idea:lei mi dà 100000€ cash,io mando un sms a tutti gli italiani con scritto:RIPRODUCITI STRONZO.Sarà la sua campagna migliore.

Poi pensate a quei poveracci che in questo periodo stanno cercando di avere un bambino, e se ci riescono è come darla vinta alla Lorenzin.


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Un anno su Twitter (primavera)

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Aprile

Venerdì 1 aprile

Una cosa che vorrei capire è com'è possibile dopo 12 anni che esistano cittadini valdostani che ancora non hanno fatto il gioco dei pacchi.


Renzi che per darsi il piglio decisionista cita Mussolini sul delitto Matteotti, e lo sa, e sa che lo sappiamo, e che c'indigneremo ecc.





6 aprileTwitter
Ci sono in Italia giornalisti con voglia/capacità di metter Renzi in difficoltà? Altrimenti sì, tanto vale disintermediarsi.






Se non siete allergici non potete neanche sospettare quanto siano zozzoni i fiori oggi.

Oggi sono andato dalla mia medica della mutua e mi sono autodiagnosticato un lieve fuoco di Sant'Antonio. Lei mi è stata a sentire e non ha escluso che potessi aver ragione, a tal punto l'ho ridotta.


13 aprileTwitter
Tra qualche anno Doina Matei sarà libera; Gramellini sarà ancora costretto a diluire quotidianamente fascismo per il ceto medio.

"Ma ha capito di aver pestato una merda?" "Sì, ma ho una scarpa 2.0".

Se ti comporti bene ti prendo il gelato.Se ti comporti bene andiamo sul gonfiabile.La giostra. SE INSISTI A COMPORTARTI BENE FINISCO I SOLDI



18 aprileTwitter

Sostenere un referendum astruso. Autoconvincersi che stavolta il quorum si raggiunge. Restarci male. Offendersi per un"ciaone". Ricominciare


20 aprileTwitter
Patch Adams gira il mondo visitando gli ospedali; passa da quello di Carpi e si fa ricoverare


Ho scoperto che ci sono degli influencer qui che twittano senza farsi pagare. Guardate che è dumping. Ci rovinate la piazza. Smettetela svp.



Maggio



9 maggioTwitter
Ma se WuMing e la Boschi la pensano su di me allo stesso modo, allora... allora...

Ciao, state mangiando le verdure? Perché ecco, anche Hitler ne mangiava parecchie (oh, è un dato di fatto).


Se non lo avete mandato una volta sola a cagare in vita, non credo che abbiate niente di interessante da dire adesso.


Comunque sì, è struggente che vi abbia tutti ascoltato, una volta, a tutti vi abbia stretto la mano. E che poi vi abbia preferito Capezzone.


Quindi per 30.000 voti l'Austria è democratica e non fascista. Ma a voi piace sul serio il presidenzialismo?


(Ve lo dico piano piano: molti partigiani "veri" erano persino monarchici).

Anche Pacciani è stato partigiano. Purtroppo è un po' tardi per chiedergli un'opinione di rilievo sulla riforma costituzionale.


Giugno


Benigni sta coi gatti, ma capisce le ragioni dei topi.

Rissa in coda al sindacato su chi evade.Per i locali sono i meridionali.I meridionali accusano i migranti. I migranti zitti prendono appunti

Quando chiamo una ditta e mi risponde un fax, penso sempre che siano tutti morti nel '99.

Sto facendo il tecnico di scrutinio, son quello che tecnicamente trasforma i 5 in 6, lo spirito di don Milani scorre potente in me.

Un leader giovane e promettente come Renzi, al Pd, capita una volta al secolo: quindi era necessario prolungare la legislatura e sobbollirlo

nessun jihadista farà di me un astemio; ci riusciranno, per contro, gli uligani ubriachi in tv.







Questa cosa che torno a casa alle 19:30 e son partito alle 7:30, e il 90% della gente crede che in giugno il prof medio sia in vacanza.

Ma fatemi capire: avete sentito per la prima volta l'espressione "peccato mortale" e l'avete scambiata per una minaccia di morte?

Passava di qua D'Alema, l'ho sentito dire che io sarei un ottimo assessore ai lavori pubblici. I candidati possono contattarmi in pvt.

Ma il famoso consulente americano dell'immagine di Renzi fin qua cos'ha prodotto? Non ditemi che è venuta a lui l'idea:"blame it on D'Alema"

Giusto perché so che non aspettavate altro, i miei cinque libri della vita: 1. Tutto ruote di Richard Scarry; 2. Il libro con tutti gli spartiti di Lennon/McCartney, che sarebbe stato più bello se c'erano pure i pezzi di Harrison ma in quel volume non c'erano, sfiga; 3. Un libro che ho scritto io e non ho fatto leggere a nessuno; 4 L'enciclopedia Conoscere; 5 Un'antologia per la terza media di cui non ricordo il nome ma era un volumone immenso, copertina marron, non era la mia, ce l'avevamo nell'armadio in classe.

Nessuno parla mai del buffet del Titanic, ma pare che gli intingoli fossero ottimi fin quasi verso la fine.




Orali alle Medie. "Non è nel programma, ma...ieri giocavamo contro una squadra britannica?" "L'Irlanda? No". "Ok, ne sai già più dell'Ansa".
(La butto lì e mi allontano) se i britannici avessero un sistema elettorale razionale, non avrebbero bisogno di un referendum oggi

Ma quindi ci hanno sbattuto fuori dal Commonwealth.

Folli ormai come Catone, qualsiasi scusa è buona per ricordare che l'italicum dev'essere distrutto

Guardate che il problema del voto agli ignoranti era già noto ai nostri bisnonni, che avevano pure trovato la soluzione: il parlamentarismo.


Comunque t'immagini se il 3 giugno '46 Umberto avesse detto: ok, me ne vado appena sono pronto.


Everybody Wants Some mi scatena tante emozioni, tra le quali non si può tuttavia ignorare la rottura di palle.



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Un anno su twitter (inverno)

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(Ogni anno si porta via tutta una serie di messaggi che regalo a Twitter, che regalo a Zuckerberg, roba che un bel giorno si cancellerà portandosi via quel poco senso che aveva. Quest'anno ne salvo un po' qua, nel sito che coincide con la mia memoria. Forse se uno li legge dall'inizio alla fine possono restituire la sensazione di un anno che passa, non lo so, ora provo).


Gennaio





6 gennaioTwitter
Come ogni anno, domani torno a lavorare e in questo momento non mi ricordo come si fa.

L'aristogatta che fa tanto la preziosa, ora che ci rifletto, ha tre mici di tre colori diversi.




17 gennaioTwitter
Qualcuno l'avrà già detto che The Revenant è il Good Dinosaur per adulti.

27 gennaioTwitter
Il giorno in cui accesi internet e scoprii che la nostra cultura si salva esibendo i piselli delle statue.

Lunedì avevate ancora paura dei genitori gay, ora pare che i nudi artistici siano il fronte contro l'Eurabia. E siamo solo a metà settimana.

Febbraio
Il DDL io lo sostengo solo se aggiungete quel famoso comma per cui tutti possono sposare Adinolfi senza il suo consenso.

Tra le cose assurde e inutili che si potrebbero fare per festeggiare Infinite Jest, qualcuno residente a Bo o dintorni potrebbe andare in Sala Borsa, annusare la loro edizione a scaffale e dirmi se sa ancora di sabbia e crema solare.

4 febbraioTwitter
Le ultime ricerche sulle famiglie omosessuali dicono che i bambini stanno bene, ma non ne possono più di rispondere ai ricercatori.


7 febbraioTwitter
Il Manifesto non paga i collaboratori - lo scoprite oggi? Credevate che fin qui chiedessero l'elemosina per sport?

Buonasera, siamo nel 2016 e non c'è proprio modo di fare battute sui cinesi alle primarie senza riuscire razzisti, mi dispiace.


8 febbraioTwitter
Da un punto di vista statistico ogni gay dovrebbe avere almeno 5 amici omofobi, ma che razza di gente frequentate?


Un robot, per essere in grado di avere relazioni con noi, deve essere progettato in un modo così raffinato che poi non ce le vorrà comunque avere, le relazioni, con noi.
Come faccio a ridere dei Pooh e della loro generazione, se la mia partecipa sotto forma di Morgan. #Sanremo2016


14 febbraioTwitter
Alla Rai sembrano terrorizzati dall'idea che milioni d'italiani vadano alle poste a pagare il canone per sbaglio.



16 febbraioTwitter
Scanu non avrà vinto Sanremo, ma bisogna dargli atto che non ha più smesso di piovere da allora.


17 febbraioTwitter
Se sei triste e ti manca l'allegria, scacciar tu puoi la malinconia. Vola di qua e vola di là, la canzone della felicità (Giacomo Leopardi).


18 febbraioTwitter
"No tengo dinero oh / No tengo dinero no, no, no, no" (J. L. Borges, Rime Extravaganti).


20 febbraioTwitter
Mi sento già più stupido.

21 febbraioTwitter
Coriandoli fin nella fottuta milza.




23 febbraioTwitter
La triste verità è che i vostri figli non piacciono neanche ai pedoffi on line.



Marzo


4 marzoTwitter
Ho girato su Vespa e c'era il plastico della Libia, direi che è guerra.

Sinergie possibili: prendere i punti fermi che avanzano a Ilvo Diamanti, e metterli nei pezzi di Riotta.


14 marzoTwitter
Io vi posso solo dire che non si scrivono da soli, quei fottuti romanzi di Elena Ferrante


15 marzoTwitter
Vabbè oggi Wu Ming prima di colazione mi ha dato del fascista (o fiancheggiatore di) https://t.co/awg6pl2VZ9 https://t.co/Z6rruUAEub


16 marzoTwitter
È cosa ben nota ai ladri che in tante borse, lasciate in bella vista, ci siano per lo più pacchi di temi da correggere.


23 marzoTwitter
Se ci tenete tanto a perdere subito la stima dei vostri figli, insistete pure con questa storia che il terrorismo si sconfigge col presepe.


25 marzoTwitter
Bisogna che noi viventi cominciamo a far qualcosa d'interessante, sennò diventa dura.



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Ma cos'è questa storia che non possiamo insultarvi su facebook?

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Ieri Tortosa era fiero d’essere stato alle Diaz e lo avrebbe rifatto 1000 volte; appena Repubblica se n'è accorta ha fieramente cancellato il suo scritto su Facebook, (probabilmente lo cancellerebbe altre 1000 volte). Al telefono ha spiegato che era là ma non ha visto niente, non sa niente, è stato travisato. Finirà sotto inchiesta, una gran seccatura, e tutto questo perché? Ha solo scritto che loro poliziotti ci odiano perché non abbiamo la tuta e siamo radical chic. Ha scritto quel che pensa. È colpa sua se non ha capito che Facebook è un luogo pubblico, e che occorre riflettere prima di rovesciarvi scemenze da bar?

Non è una domanda retorica.

È la stessa che sollevava ieri Gramellini: in fin dei conti cosa ha fatto la povera Paola Saluzzi? Ha scritto che Alonso è un imbecille. Vabbe', spiega Gramellini, "gli ha dato dell’imbecille su Twitter, non in tv". È solo Twitter! Adesso non ci si può più dare dell'imbecille su Twitter? E Alonso osa prendersela? E Murdoch sospenderla? Ma mica per buona educazione, sapete, solo per “gli interessi economici”. Cioè al giorno d’oggi l’educazione serve anche a fare affari, signora mia. Ma davvero uno se la può prendere per un imbecille su Twitter?

Anche questa non è una domanda retorica.

Sono due domande sceme. No, non potete offendere chiunque in pubblico. No, se qualcuno se la prenderà non potrete sempre contare sulla solidarietà della vostra categoria. Ai vostri figli perlomeno lo stiamo insegnando: speriamo che a casa ve lo spieghino.


(Ma non avevo dubbi, guarda).
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Bisogna essere idioti (sull'internet)

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"Toscana. O sei solo contento di vedermi?" 
Tra le varie ipotesi su come internet ci stia modificando - il che non è necessariamente un male, non è che prima fossimo proprio così belli o funzionali - mi domando se non sia già stata formulata quella dello Sbaglio consapevole e programmato. Magari qualcuno l'ha già messa in circolo con un nome migliore. Ma insomma mi riferisco a tutte quelle notizie, o dichiarazioni, o iniziative terribilmente sbagliate, comunicate magari in modo ancora più sbagliato, che proprio per questo attirano quella parte della nostra attenzione che si può misurare in clic, come la attira un incidente stradale o un bambino che scivola su una buccia di banana. Per fare un esempio di ieri: la Santanché dice una cosa razzista e vagamente complottara? In questo non c'è nulla di sbagliato, la Santanché ha un bacino di utenza razzista e vagamente complottaro. Qualche centinaia di migliaia di clic se li prende di sicuro.

Ma se la Santanché, dicendo una cosa razzista e vagamente complottara, scrive "autobus" al posto di "aeroplano", i clic diventano milioni. C'è insomma intorno al bacino della Santanché un oceano di gente potenzialmente interessata alle cazzate che scrive la Santanché, ma che le noterà soltanto se la Santanché scrivendole commette un lapsus qualunque. Quindi il lapsus a un certo punto può fare la differenza. Se un fascista che scivola su una buccia di banana fa più clic del fascista che parla al balcone, non risulta così strano che i fascisti si mettano a cascare apposta sulle bucce di banana. Purtroppo non funziona così solo coi fascisti - la tentazione dello Sbaglio consapevole ci riguarda tutti, in un mondo in cui le bucce di banana fanno mille volte più accessi di un contenuto bello o interessante.

Un altro esempio freschissimo è il logo Expo della regione Toscana. I loghi, come è noto, fanno notizia soltanto quando sono brutti. Quelli belli diventano parte del paesaggio; dopo un po' smettiamo di notarli, al punto che a volte le compagnie per attirare l'attenzione cedono alla tentazione di peggiorarli con qualche restyling. Stavolta però all'opera c'è un brutto talmente efficace, talmente due-punto-zero, da generare in me che lo guardo il sospetto di avere davanti uno Sbaglio consapevole: possibile che il grafico che ha messo assieme il rebus sia l'unica persona al mondo che non vede l'erezione di Pinocchio? Questa non è una buccia di banana, questa è un'immagine che sembra creata apposta per diventare virale sui social network. La gente riderà della trombetta pinocchiesca, la condividerà con gli amici, e il prodotto si guadagnerà tutta la visibilità che un bel logo non avrebbe mai ottenuto. Ecco.

La lotta per la sopravvivenza virale è appena iniziata. Cosa sarà di noi, di qui a qualche anno? Passerà la moda dei titoli trucidi o evasivi? Io già da qualche anno ho aumentato gli errori di battitura per indurre al clic almeno i grammarnazi. La gente in realtà legge di tutto, ma solo dopo aver cliccato; e clicca solo se intravede qualcosa di pazzesco o ridicolo. Bisogna essere pazzeschi o ridicoli. E il guaio è che non lo puoi programmare, perché la gente se ne accorge se lo fai apposta: dev'essere una cosa spontanea. Devi essere te stesso e te stesso dev'essere un imbecille. Io magari partivo avvantaggiato ma è stato una vita fa. È dura, sempre più dura; e io temo davvero di non essere imbecille abbastanza.
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La mia amica Timeline (non me la canta giusta)

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Senza i tuoi capricci che farei? 

Ci sono stati giorni d'odio, ci sono state mezz'ore d'amore. Mesi, soprattutto, di reciproca indifferenza. Poi siamo invecchiati assieme e ormai se penso a lei penso soprattutto a un'amica, talvolta bizzarra ma tutto sommato affidabile. A volte ho il sospetto che parli male di me alle mie spalle, ma non potrei evitarlo - e poi forse a volte me lo merito. Perciò sì, in linea di massima le voglio bene, alla mia amica Timeline.

Se non ci fosse lei, certe cose le imparerei per ultimo. Non ci fosse lei, certe risate proprio non me le farei. A volte penso che sia un po' troppo sofisticata per me. Altre volte troppo frivola, ma è anche colpa mia se me la sono cresciuta così, e poi se passa qualcosa di interessante in tv lei mi avverte in tempo reale. Davvero preferirei che mi disturbasse con gli ultimi sviluppi della politica internazionale?

A volte le invidio la vitalità, la voglia di scherzarci sopra sempre e comunque. Altre volte la stessa vitalità mi infastidisce - voglio dire, non è che devi sempre fare la battuta su qualunque cosa. A volte se non ci fosse mi mancherebbe. Altre volte è Sanremo. Una cosa che se chiedo in giro a scuola, o tra i coetanei boh, sembra non interessi più a nessuno. E questo un po' mi dispiace, non so perché; al punto da trovare consolante il fatto che se ne preoccupi la mia amica Timeline. Perché a lei miracolosamente Sanremo interessa ancora.

Non dirò che le piace, anzi - non le va mai bene. Se lo fa la Clerici è troppo trucido, se lo fa Fazio troppo intellettuale, se lo fa Conti era meglio Fazio, eccetera. Ma almeno lo guarda, non se lo perde mai. E a me importa che qualcuno lo guardi. Possibilmente in un'altra stanza rispetto a quella dove sto io, com'è sempre stato credo dall'Ottantacinque. Alla fine è una vecchia zia, la mia amica Timeline.

Lo si capisce dopo un paio d'ore di battute sagacissime, dopo che ha demolito il presentatore e le vallette e com'erano vestite loro e com'era abbronzato lui. Lo si capisce quando arrivano Albano e Romina, e lei senza vergogna si mette a cantare come fosse l'Ottantacinque, la mia amica raffinata e incontentabile, la mia cara Timeline.
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#ilConfrontoPD

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Da quel che ho capito funziona così: venerdì sera Sky Tg24 organizza il confronto tra i candidati alle primarie, che tanto bene funzionò l'anno scorso (anche perché lo trasmetteva in chiaro Cielo).
Civati, Cuperlo e Renzi risponderanno a tante domande, e tra queste anche a una che viene dal meraviglioso mondo della Rete, che saremmo noi. In particolare a me e a Luca Conti di Pandemia è stato affidato l'on*re di lanciare la lenza su twitter e di vedere cosa ne salta fuori.

Non ho idea di come funzionino queste cose di solito, ma la mia esperienza assembleare mi sconsiglia di andare semplicemente sul fringuello e scrivere una cosa tipo: #uelà raga come #butta che #domanda si fa a #ilConfrontoPD? Quindi qui sotto metto giù alcune domande - non ho molto tempo - e voi siete liberi di reagire come vi pare e di suggerirne altre. La discussione dovrebbe farsi su twitter (hashtag #ilConfrontoPD; io sono @LeonardoBlog, casomai vi fosse sfuggito), ma se vi sentite più a vostro agio qua sotto nei commenti fate pure.

Alcune domande che io farei a Renzi e agli altri due:

1. Il semestre di presidenza UE lo lasci fare a Letta o preferiresti farlo tu?

2. Uno di voi tre ha già dato un ultimatum a Letta: una nuova legge elettorale o a casa. Spiegaci tu che legge elettorale vorresti e perché.

3. A questo punto della serata avrete senz'altro tutti e tre detto che con Berlusconi e Forza Italia non farete un governo mai più, mai e poi mai, assolutamente mai. Adesso fingete che sia la primavera dell'anno prossimo: ci sono già state le elezioni e i risultati sono più o meno gli stessi di un anno fa. Improvvisate il discorso con cui spiegherete agli elettori che bisogna rifare un governo con Berlusconi.

4. I grillini, un po' ingenuamente, sono convinti che esista un patto occulto tra il PD e Berlusconi, per preservare le aziende di famiglia, e soprattutto i canali televisivi che gli permettono di avere ancora un peso politico enorme malgrado sia fuori dal parlamento. Volete provare a convincerli del contrario, più che con le parole con qualche proposta concreta? O ritenete che la Mediaset debba essere lasciata a disposizione di un condannato che la usa per difendersi dai giudici e dagli avversari politici?

5. Papa Francesco. Che persona meravigliosa. Quanta umana compassione nei suoi appelli alla povertà. Lo vogliamo aiutare? Riusciamo a far pagare alla Chiesa qualche giusta tassa in più? O va tutto bene così?

6. Immagina di essere solo con Angela Merkel. No. Mettiamola così: davanti a un caminetto ci sei tu, Angela Merkel e due interpreti simultanei. Una pioggia incessante picchietta le finestre con ostinazione teutonica. Convincila che l'austerità sta distruggendo l'Europa e che bisogna invertire la rotta al più presto. Con parole tue.

7. Le donne italiane hanno diritto ad abortire, o si tratta di un lusso per chi se lo può permettere? Sbattere fuori dagli ospedali pubblici tutti gli obiettori quanto è in alto nella vostra lista delle priorità?

8. (Questo è un pallino mio). Uno di voi tre l'anno scorso approfittò di questa ribalta per lanciare l'idea di un servizio civile obbligatorio. Buona idea o straordinaria cazzata?

9. L'anno scorso c'era anche una donna lì sopra, anche se diciamolo, era più decorativa che altro. Qual è la prima cosa che farete per le pari opportunità quando e se sarete a Palazzo Chigi?

10. Mentre tutto il mondo comunica su internet, l'Italia è in controtendenza. Che si può fare per convincere gli italiani a sfruttare le potenzialità della Rete? Per favore, non un convegno e neanche un nuovo pool di esperti.

E ora scatenatevi. Pandemia non prevarrà!
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Twitter ha fatto fuori Bersani?

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Il tacchino e i passerotti

Ma sul serio Twitter può aver fatto fuori Bersani? No, sul serio no.

In un certo senso Pier Luigi Bersani non era più segretario del PD già da qualche settimana, anche se la situazione non gli consentiva di cedere un posto in cui, peraltro, nessuno in questi giorni vorrebbe sedersi. In un certo senso il Pd è già finito a febbraio, abbiamo avuto il tempo per elaborare il lutto. Dopo la sconfitta elettorale Bersani più che segretario era diventato curatore fallimentare, con l'incarico di verificare due possibilità: un accordo col M5S (mandato a monte in una storica e avvilente diretta in streaming), e un compromesso più o meno onorevole col PDL. Quest'ultima possibilità richiedeva l'elezione di una persona non sgradita a Berlusconi; l'accordo quindi era possibile, ma a quel punto qualcuno ha detto no. Cioè, molti hanno detto di no. E pare che l'abbiano detto su Twitter (e su Facebook, certo).

Il primo a scriverlo, con tutte le sue tipiche cautele, è stato Luca Sofri: il modo in cui si è arrivati al boicottaggio di Marini, con i Grandi Elettori terrorizzati da quello che leggevano sui loro feed, è qualcosa di nuovo, che nel mondo pre-social-network non avremmo visto. Poi la discussione si è ampliata, ma nel frattempo pare che Bruno Vespa abbia accusato i Grandi Elettori di essere "tutti prigionieri di questo oggetto qua", indicando un Ipad; Ferrara ha proposto di censurare tutto quanto ecc. ecc. Insomma l'argomento è diventato mainstream, ne parla anche chi non sa bene di cosa si tratti. Non è la solita proiezione autoreferenziale dei venticinque sciroccati che senza i social non saprebbero nemmeno se fuori piove o cosa c'è in tv (presente). Pare che Twitter sia diventato importante. E non ha nessuna importanza che lo spaccato di società che offre ai suoi utenti non sia in nessun modo significativo; basta che ne siano convinti i grandi elettori mentre scrollano i loro iPad.

Può darsi che Twitter abbia funzionato proprio perché, paradossalmente, è ancora uno strumento poco diffuso in Italia, poco rappresentativo, poco penetrante; se nei feed ci fosse realmente tutto il Paese reale, la campagna #RodotàPerchéNo scomparirebbe come una goccia nel mare. Ma Twitter non è ancora un mare, è una pozza dove pastura qualche migliaio di utenti a cui è toccata quasi in sorte quella che una volta chiamavamo egemonia culturale. Come i cinquantamila fortunelli che hanno il diritto di decidere il candidato M5S per tutti gli otto milioni di elettori M5S: non ha nessuna importanza che siano così pochi, l'importante è che tutti si convincano che la scelta è stata condivisa con "la gente". Allo stesso modo in cui lo streaming non serve a rendere davvero trasparenti le decisioni, ma a fornire un simbolo di trasparenza. Magari quando tra sette anni si rieleggerà un presidente sarà tutto diverso, magari l'idea di considerare rilevante il flusso di emozioni di qualche migliaio di follower ci sembrerà di nuovo fuori dal mondo. Oppure sarà il concetto stesso di elezione indiretta del presidente della repubblica a sembrarci fuori del mondo: saremo troppo abituati a esprimere giudizi e condividerli continuamente per sopportare che un Presidente venga espresso da intermediari. Ma sarà già una gran cosa arrivarci, nel 2020.

Già da ieri Bersani era stato sostanzialmente sostituito da un'intelligenza collettiva che aveva deciso di bocciare qualsiasi ipotesi collaborazionista con il PdL esprimendo il candidato meno gradito a Berlusconi: Romano Prodi. Si è visto nell'occasione quanto fosse intelligente l'intelligenza, e quanto fosse collettiva la collettività. A questo punto francamente non so cosa succederà, però tutto sommato non mi sembra che la situazione sia tragica: Rodotà, la Cancellieri, perfino D'Alema, sono ancora buoni nomi; rammento quando nella stessa aula si contavano le schede di Forlani o Andreotti, direi che un progresso c'è. Mi dispiace per Bersani, che paga per errori non solo suoi, per Prodi che aveva il curriculum migliore, e un po' meno per il PD, che si è dimostrato sterile come molti ibridi. Avrei preferito che Bersani curasse il fallimento ancora un po', lasciando ad altri il tempo per mettere in piede qualcosa di nuovo e più credibile. Invece adesso diventa tutto più caotico e con gli anni il caos mi piace sempre meno.

Per esempio, in questi giorni mi sembrate tutti incazzati, eccitati. Stracciate tessere, scrivete "mai più", scommettete, litigate, ecc.. Non è che io non capisca tutto questo - e se devo essere onesto sono preoccupato anch'io. Però non ho tutta questa voglia di tifare. Anche l'altra sera, forse qualcuno si aspettava un proclama "mai con Marini", "no all'inciucio" e tutta questa serie di cose. Io in realtà l'ho scritto, che se fosse stato per me avrei preferito Rodotà; ma l'ho scritto in piccolo, in un inciso, perché le mie preferenze in un'elezione indiretta sono abbastanza secondarie. È che in questi giorni tutti tifano, e io non ho nulla contro chi tifa, ma non ho molta voglia. È proprio un atteggiamento: quando tutti fanno una cosa, a me passa la voglia di farla. Questo non mi rende la persona più simpatica al mondo, ma credo sia il motivo per cui questo blog qualche volta (qualche volta) è interessante: se volete qualcuno che scriva semplicemente "votiamo Rodotà!" "No all'inciucio", là fuori è pieno. Sul serio, ce n'è di molto bravi, non avrebbe neanche senso gareggiare.
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Come cinguettare in campagna

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Ormai ci siamo, la campagna elettorale sta per iniziare. Tra poco conosceremo i candidati, e a quel punto succederanno cose diverse dal solito. Per esempio, cosa sarà di Twitter? Un mezzo semplice, gratuito, modernissimo, alla portata di tutti: potranno resistere, migliaia di candidati in tutt'Italia, alla tentazione di conquistare un po' di elettori sul social network più sintetico e in voga, lanciando slogan, sperimentando salacissime battute, cercando il dialogo con i follower? Temo proprio di no. Insomma, stanno per aprirsi le cataratte del ridicolo. Bisogna fare qualcosa, qualcosa che non sia necessariamente prepararsi i popcorn. E così, cari aspiranti parlamentari, ecco il mio Decalogo per Cinguettare in Campagna Elettorale Senza prendersi troppe beccate e schizzi di guano. Chi sono io per fare un decalogo? Non ha la minima importanza, sono uno che usa un po' twitter per i fatti suoi come chiunque. Per cui vedi all'art. 1.

1. Qualsiasi espertone voglia prenderti dei soldi per insegnarti a usare twitter ti vuole rifilare un pacco. Non hai speso soldi per imparare ad andare in bicicletta, ce la puoi fare anche con twitter. Tutto quello che ti scriverò qui sotto è orribilmente ovvio.

2. Twitter, in sé, non sposta un voto. Non lo farà. È inutile che cerchi di sembrare interessante, divertente, appassionato, quel che vuoi. E se ci provi per parecchio tempo, ti farai male del male da solo. Infatti, se vai all'art. 3 scopri che

3. Uno degli scopi principali di Twitter è far perdere del tempo a gente che, evidentemente, questo tempo da perdere ce l'ha. Magari anche tu ce l'hai, però tra due mesi si vota, rifletti bene. Porteresti a riparare la tua auto da un meccanico che è su twitter continuamente? Voteresti un tizio che twitta compulsivamente? No, e faresti bene. Per cui: hai già un profilo su twitter, e lo usi per cazzeggio? Chiudilo, sospendilo, metti un cartello che dica pressapoco "sono impegnato a vincere le elezioni e salvare l'Italia, ci vediamo tra un po'". Fa' vedere che non hai tutto questo tempo da perdere, in amore e su twitter vince chi fugge.

4. D'altro canto twitter costa infinitamente meno di un lancio d'agenzia, e quindi, se non hai un profilo ufficiale da candidato, forse è il caso di aprirlo. Per scriverci le stesse cose che dichiareresti ai giornali. E qui arriviamo al vero problema: cosa dichiareresti ai giornali? Che ti ha fatto ridere il tweet del candidato Sarcazzo che non conosce l'0rtografia? Non sei un vitellone al bar, magari lo eri il mese scorso; adesso sei un candidato alla Camera dei Deputati o al Senato della Repubblica, hai comprato almeno una cravatta? Comportarsi bene su twitter costa anche meno (continua sull'Unita.it, H1t#160).

5. Ma cosa li scrivi a fare gli slogan su twitter, sei un deficiente? Per lo stesso motivo per cui non si mettono i manifesti col tuo bel faccione nel punto in cui sei statisticamente sicuro che ci cacherà un cane, non si mettono gli slogan su twitter, dove si possono rimediare soltanto sberleffi e parodie. Tanto comunque non sposti un voto, ma almeno mostri di capire la differenza tra un social network e una bacheca pubblicitaria, magari un elettore su centomila apprezzerà che non interrompi il suo flusso di news e chiacchiere di amici con degli spot pubblicitari; e butta via.
6. E quindi cosa scriverai? Dichiarazioni ufficiali, di quelle assolutamente necessarie. Poche. Brevi. Senza repliche. Agenda degli impegni: nessuno verrà a sentirti a Buco di Sotto perché lo ha letto su twitter, ma almeno sapranno che ti stai dando da fare. E se hai un discorso più lungo e complesso da fare?
7. Se hai un discorso più lungo e complesso da fare, twitter non è il posto adatto. Non fare come i bimbominchia e Veltroni che fanno i tweet a puntate, riflettici bene: hai mai letto un tweet a puntate? Chi si legge i tweet a puntate? Metti il tuo discorso lungo su un blog e linkalo con un titolo interessante su twitter facebook e anche google plus, crepi l’avarizia. Se il titolo è interessante la gente cliccherà e leggerà. Se non sai scrivere titoli interessanti, affitta qualcuno bravo con i soldi che hai risparmiato mandando a quel paese il tizio che voleva farsi pagare per spiegarti come si va in bicicletta o su twitter.
8. Altri replicheranno. Se non è Napolitano Obama o Elvis Presley, ignorali. Tutti i discorsi sul medium orizzontale, lasciali ai gonzi che commentano beppegrillo.it (e Grillo, giustamente, non gli risponde). Nessun social network è veramente orizzontale e tu non hai proprio tempo per rispondere al primo che passa. Hai un lavoro da fare, una missione. Ti fermi solo un attimo per lasciare un avviso con le cose che stai facendo, e te ne vai. La gente ha diritto di prenderti in giro, tu hai il dovere di pensare a cose più importanti. Se non sai gestire  il dibattito lascia perdere twitter, o fallo scrivere a un collaboratore che sappia gestirlo.
9. Si stima che un candidato al parlamento della Repubblica un minimo di 140 caratteri senza errori di ortografia punteggiatura e sintassi dovrebbe riuscire a buttarli giù – Monti non ce l’ha fatta, ma quelli sono bocconiani, mica si può pretendere. Comunque un errore può scappare a tutti: si cancella e si riscrive. Se è passato troppo tempo, amen, la gente ti prenderà in giro: vedi al punto 8. Fregatene; se ti chiederanno conto della cosa risponderai che non sei bravo a trovare gli apostrofi col tablet, forse che importa qualcosa a qualcuno? Hai di meglio da fare che trovare gli apostrofi sui tablet, vivaddio.
10. I cancelletti (#), solo se lo ritieni necessario e sempre con la condiscendenza con cui balleresti la macarena alla festa di compleanno di tua figlia di sette anni. Se non hai capito di cosa sto parlando lascia pure perdere, tanto la possibilità che qualcuno rintracci il tuo fondamentale tweet tra un milione usando il cancelletto è inferiore a quella di conquistare dei voti su twitter, per cui vedi all’articolo 2.
Ecco qui. A dire il vero è parecchia roba, forse è un po’ complicata da ricordare. Ma se vuoi si può sintetizzare così: hai presente Mario Adinolfi? Ecco, il contrario.
E ora vai, giovane candidato (ma anche vecchio), twitter è tuo. Sarai un po’ noioso, non avrai molti follower, non farai molti danni, e alla fine della fiera prenderai gli stessi voti che avresti preso senza. Con qualche figuraccia in meno, sputaci su. http://leonardo.blogspot.com
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Avete vinto voi

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Congratulazioni ai renziani (SENZA IRONIA, MI CONGRATULO DAVVERO, vi invidio anche un po')

Le primarie sono andate benissimo, abbiamo vinto tutti. A saperlo prima potevamo magari evitare di incanaglirci sulle procedure, che è il modo migliore per delegittimarci a vicenda. Però è facile col senno del poi. Quindi sì, poteva andare persino meglio - ma è andata benissimo.

Bersani ha il margine che gli serviva per chiudere la discussione: queste sono le sue seconde primarie, non era tenuto a farle, le ha volute fare a due turni e li ha vinti tutti e due. Ora magari si potrebbe per un po' cessare di sventolare i santini di Berlinguer - Berlinguer, con tutto il rispetto, non ha mai dovuto rifondare un partito (a Bersani è successo un paio di volte) né combatterci dentro una mezza guerra civile: il suo compromesso storico era tutto sommato più indigesto di quello che stiamo mandando giù con Monti, e il suo massimo risultato fu un 33%, da morto. Bersani è vivo, è segretario nel momento peggiore dal dopoguerra, e ieri i sondaggi davano il suo partito al 34. Certo, sono solo sondaggi. Però comincia veramente a mostrare gli anni, il santino di Berlinguer.

Ma quelli che devono essere veramente contenti sono i sostenitori di Renzi: io, almeno, se fossi un sostenitore di Renzi, a questo punto avrei di che dirmi soddisfatto. Basta pensare a com'era il PD neanche due anni fa: a quel tempo una minoranza interna con un'identità riconoscibile e compatta come quella che gli hanno dato i renziani era inimmaginabile. La questione generazionale non era al primo punto né al secondo, forse non era nemmeno nelle agende dei più. I liberaldemocratici sembravano una presenza residuale. Oggi possono dire, con qualche ragione, di essere quasi il 40 per cento. Renzi poteva pretendere di più? Secondo me no, non sono nemmeno sicuro che ci abbia davvero provato. Verso la fine mi sembrava quasi che stesse provando a scassare il PD, ma forse sono prevenuto.

Una delle sue carte vincenti, che negli ultimi giorni è stata giocata a ripetizione, era la vocazione maggioritaria, il rifiuto di alleanze stile Ulivo: un bluff che si può giocare soltanto se si ha una ragionevole certezza di non vincere mai. Renzi non sarà il candidato del 2013, non sapremo mai se in una situazione di necessità avrebbe rifiutato i voti di un Casini (col risultato di consegnare comunque l'Italia a qualche altro governo tecnico sostenuto da Casini). I suoi sostenitori possono continuare a crederlo, e questo è un altro bel motivo per essere contenti che abbia fatto una bella campagna e abbia perso, evitando di sporcarsi le mani con la morchia della prassi. Il suo discorso da perdente poi è stato un capolavoro, la conferma di un vero talento per le autocritiche, che a sinistra apprezziamo tantissimo. In questo momento è un grande leader senza partito, mentre nel centro liberale c'è qualche partito senza leader: chissà come andrà a finire. Io se fossi un renziano, o per meglio dire un liberaldemocratico del PD che questa volta ha appoggiato Renzi, comincerei a guardarmi in giro: se non altro perché Renzi non era il candidato perfetto - lo ha ammesso anche lui - e anche se era umanamente assai migliore di come il suo staff lo ha cucinato verso la fine, molti renziani, pardon, libdem che hanno sostenuto Renzi, si meritavano di meglio.

Ne approfitto per salutarli, mi dispiace che si siano molto incazzati per le ultime cose che ho scritto. Non chiedo scusa perché non sarebbe serio: quelle cose le ho scritte e tutto sommato le penso: mi sembra che Renzi abbia imposto la sua leadership in modo non trasparente, con un uso dei sondaggi che avrebbe dovuto destare qualche diffidenza in più, e che in linea di massima si sia dimostrato un pessimo negoziatore - e la negoziazione è una delle principali abilità dei politici, più dei bei discorsi che comunque uno bravo a scriverteli lo trovi. A me poi rileggendomi non sembra di esserci andato giù così pesante. Ma forse era l'atmosfera generale: mi pare che molti, su internet, siano reduci da quindici giorni di guerra fratricida. Mi chiedo se non sia un po' l'effetto di twitter e dei social network in genere, perché ogni volta che ho messo il naso fuori di casa non ho trovato nessuno davvero incazzato per Renzi o per Bersani. Nulla di paragonabile allo psicodramma dell''89, quando i comunisti cambiarono nome, o alle litigate furibonde tra rifondaroli e prodiani nel '98 (quanto sto diventando vecchio, mi sembro Matusalemix su una panchina).

Su twitter dovremmo tutti per legge seguire almeno una dozzina di persone che parlano solo di cose di cui non sappiamo niente: sarebbe sano, ci aprirebbe gli orizzonti. Altrimenti finiamo per soffrire realmente, fisicamente, per delle tempeste che si consumano in bicchieri d'acqua. La percentuale di persone a cui interessavano le primarie (tre milioni su sessanta) era già abbastanza esigua; la percentuale di questi tre milioni interessati a polemizzare sul comitato dei garanti o sulle inserzioni pubblicitarie (o anche al limite sui contenuti) era comunque minima. Però, certo, su twitter uno rischia sempre di selezionare solo le persone che hanno gli stessi interessi che hai tu, e se ci vai più volte al giorno a un certo punto rischi di confondere twitter col paesaggio, vedi un centinaio di persone che litigano (son tante: dal vero raramente hai visto centinaia di persone litigare) e ti convinci che là fuori litighino tutti. Secondo me no, secondo me la maggior parte degli elettori ha letto un po' di cose sui quotidiani (o su internet) magari ha visto il dibattito di sky, ha apprezzato i toni di tutti e in particolare di un candidato, ha votato per lui; e c'è senz'altro stato anche qualcuno che per curiosità si è fermato a guardare il dibattito il mercoledì seguente su rai1, e magari gli è piaciuto e gli è venuta mezza voglia di andare a votare - ma quando ha capito che non era tanto semplice, il più delle volte ha lasciato perdere; ecco, a tutta questa gente secondo me la rissa sulle regole e sulle giustifiche è scivolata intorno, come tutte le polemiche tecniche e noiose. Almeno mi piace pensarla così.

L'invito a non confondere internet col mondo, in ispecie quella piccola porzione del mondo che è l'Italia, suona sempre un po' antipatica. La raccomandazione a mantenere una vita anche offline, se ve la fa uno che scrive lenzuolate da dodici anni su un blog, è facile che la rispediate al mittente. Troppo giusto, però lasciatemelo dire, secondo me ve la siete presa troppo. Non credo che i miei pezzi, soprattutto gli ultimi, abbiano conquistato un solo voto a Bersani, o tolto un solo voto a Renzi. Non è per quello che li ho scritti, non sono bravo a fare propaganda. Li ho scritti perché mi diverte scrivere questo genere di cose, mi piace ragionare sulle cose che succedono, e mi piace anche molto litigare, non è una cosa di cui vada fiero, ma preferisco farlo sul mio blog personale dove non dovrebbe davvero farsi male nessuno. Non credo di avervi fatto davvero male, e poi sul serio, di che vi lamentate? Avete un partito che supera il 33 per cento, e che quasi sicuramente governerà il Paese. Certo, sarà costretto ad allearsi con gente orribile, ma voi potrete dire in continuazione Not In My Name (anche su questo blog, venite copiosi a smerdare l'autore, non c'è problema). Bersani dovrà fare delle scelte impopolari, scelte che anche a Renzi sarebbero toccate (ma secondo me non ci ha mai pensato seriamente). In tutti i casi deluderà i suoi elettori e la vecchia classe dirigente ne risulterà definitivamente compromessa. A quel punto può toccare a voi. A Renzi non so, ma a voi sicuramente. C'è solo da mostrare di essere un po' migliori, e non sarà così difficile. Congratulazioni, avete perso la migliore battaglia che potevate perdere, e l'avete persa bene. Per come vanno le cose, anche solo statisticamente, una guerra prima o poi la vincete.
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Il nuovo sole in tasca

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Sabato scorso ho assistito a una scena interessante: un intervento di Matteo Renzi accolto da centinaia di fischi. Ma credo valga la pena raccontare il contesto.

Ero alla Blogfest, un raduno di internauti che una volta scrivevano i blog e oggi stanno passando più o meno tutti a twitter, e che una volta all'anno si trovano a Riva del Garda per distribuirsi dei premi che a volte vinco anch'io, ma sempre più di rado. Quindi ci potrebbe stare un titolo del tipo "la blogosfera fischia Renzi", e forse qualcuno l'ha già fatto, ma temo che nessuno abbia mai veramente capito cos'è questo accidenti di blogosfera. E comunque in generale non è vero che essa fischi Renzi: al contrario, la maggior parte di chi ha votato lo ha eletto il Miglior Politico su Twitter. Però a Riva non c'era tutta la blogosfera, o twittersfera, o come preferite. La maggior parte dei presenti alla premiazione avevano ottenuto una nomination, insomma erano in lizza per prendersi un premio. Ecco, i *nominati* hanno quasi tutti fischiato Renzi. Mi sembra che nessuno lo abbia applaudito, tranne me ma stavo facendo il cretino. Quindi: se nella blogosfera c'è un elettorato attivo e uno passivo, il primo stima Renzi abbastanza per eleggerlo Miglior Politico; il secondo non lo sopporta e comincia a fischiarlo appena parla. In realtà Renzi non c'era, aveva mandato un video per ringraziare. Il problema dei video è che durano troppo, la gente ha fretta di sapere chi ha vinto gli altri premi e poi vuole andare a ballare, Renzi poteva immaginarselo, ma deve essere dura per un politico accettare di avere soltanto venti secondi per esprimersi.

L'episodio non avrà ovviamente nessuna ripercussione sulla campagna di Renzi, che si muove su ben altri fronti. Credo che sia interessante perché mostra un fattore che forse anche lo staff di Renzi dovrebbe valutare: chiamiamola irritanza. I nominati di Riva, con un'età media intorno ai 37, non fischiavano Renzi per le sue parole (udibili solo nelle prime due file) ma per la sua faccia, il suo sorriso, quel po' di timbro vocale che si riusciva a sentire, in breve per il suo Essere Renzi, che trovavano sommamente irritante. Credo che molti lettori dell'Unità, sopra e sotto i 37, capiranno quello che sto cercando di spiegare. C'è un tipo di umanità, non necessariamente vecchia, non per forza rottamabile, che Renzi non lo regge, già molto prima che Renzi cominci a dire qualcosa. Perché questo accade?

Onestamente non lo so (ma continuo a parlarne sull'Unita.it, H1t#147).

Matteo Renzi e l’«irritanza».


Ho delle ipotesi (lo scoutismo, la faccia di schiaffi, la toscanità), ma nessuna mi sembra soddisfacente. Non solo, ma mi sembra che gli aspetti che lo rendono irritante a un settore importante dell’elettorato di centrosinistra siano gli stessi che lo rendono simpatico agli altri. Sotto il dibattito sui programmi e sulle idee, a cui assistiamo un po’ svogliatamente (tanto alla fine l’agenda è quella di Monti), cova una lotta subliminale tra chi voterebbe Renzi perché è proprio simpatico, e chi non lo può fisicamente soffrire. Non è una questione anagrafica, e non è nemmeno una lotta tra sinistra e destra. Vi propongo un esperimento: andate su google immagini e cliccate Matteo Renzi. Io ogni tanto lo faccio, quando devo scegliere un’immagine da rubacchiare per il mio blog. Ecco, non riesco mai a trovare una faccia di Renzi che non mi sembri buffa. Questo mi fa arrabbiare, perché non ho mai amato le caricature, le considero la forma meno civile della comunicazione, e vorrei parlare dei contenuti di Renzi, non della sua faccia buffa.
Ma è un fatto che tutte le sue facce mi sembrano buffe. E allo stesso tempo, credo che molti non le considerino affatto buffe, ma gradevoli, simpatiche: e che apprezzino Renzi non solo per le cose che dice e che fa, ma anche perché le dice e le fa con quella faccia lì. C’è un solo personaggio che fino a qualche tempo fa riusciva a dividere gli italiani in due blocchi incomunicabili e l’un contro l’altro armati: di fronte alla stessa faccia un blocco vedeva il Grande Uomo, l’altro blocco un abominio ridicolo e osceno. Sappiamo tutti di chi si tratta, e io non voglio dire che Matteo Renzi ne sia la nuova versione. Anche se sulle labbra di parecchi dei suoi sostenitori non stonerebbero le parole di Alfano: vidi un uomo con il sole in tasca. Sono sicuro che Matteo Renzi, per tantissimi italiani, il sole in tasca ce l’ha davvero. Non è una questione semplicemente mediatica, perché alla fine Renzi non è quel bravissimo comunicatore che tutti danno per scontato: ma neanche Berlusconi lo era. Entrambi, per esempio, mostravano le corde in televisione: un luogo dove Berlusconi non andava spesso (ma perché ne parlo al passato?), e soltanto in territorio amico. Renzi non può ancora permetterselo, ma l’agone televisivo lo mette ancora in difficoltà. Non è lì che si sta costruendo la sua vera popolarità. I talk politici non servono a questo (e allora a che servono? Forse a niente).
Un’altra ipotesi è che Renzi, senza ovviamente volerlo, stia riempiendo un vuoto nel nostro immaginario: dopo vent’anni all’improvviso non abbiamo più una Faccia che ci divida e ci contrapponga. Dovremmo cominciare a occuparci dei problemi veri, e trovare soluzioni pratiche, ma è complicato, e mal che vada ci pensa Monti. Nel frattempo ci stiamo già mettendo istintivamente a cercare un’altra Faccia sorridente e abbronzata su cui litigare, raccontando a noi stessi che litighiamo intorno a delle idee. Può anche darsi. Alla fine non sono nemmeno sicuro che l’irritanza sia un problema per Renzi e il suo staff. Forse è l’altra faccia della medaglia: un leader può piacere a molti, ma non a tutti. Mi domando però perché nessuno debba mai piacere a me. http://leonardo.blogspot.com
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"Non si celebra il nulla"

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Trascurabili questioni di stile

Questo non è un pezzo sulla politica. Non c'è nulla che valga la pena di scrivere in questi giorni che non sembrerà ridicolo tra un mese. Non è neanche un pezzo sul calcio. Forse è un pezzo sullo stile. Il problema con lo stile è che se non sai cos'è, non capisci nemmeno che ti manca. La maggior parte delle persone ne ha quel poco che basta per capire che gliene servirebbe di più. E poi c'è Adinolfi. Purtroppo questo è anche un pezzo su Mario Adinolfi.

Adinolfi sta su twitter. Ha anche un blog a dire il vero, cioè lo aveva sul Cannocchiale, poi lo ha chiuso, poi lo ha riaperto, non lo so, non è che sia così interessante in fin dei conti. Io lo seguo su twitter, e tanto mi basta. Sì, non è un grande indizio di stile da parte mia. Su twitter Adinolfi ha tutta una teoria su cosa bisogna fare e cosa no, tutto un catechismo che vi risparmio; lui sostanzialmente lo usa per esprimere le sue opinioni politiche, festeggiare quando vince a poker e tifare Juventus. Quest'ultima cosa lo rende più di altri un cinguettatore molesto, perché, non so se ci avete fatto caso, poche cose si sopportano meno nel flusso di twitter di uno che non commenta nemmeno la partita in modo tecnico, no, lo usa solo per fare i cori come in curva, ma d'altro canto Adinolfi è così. Tifa la Juventus, la quale squadra almeno di questo non ha colpe. La domenica che ha vinto il campionato magari vi siete chiesti chi sono stati gli sfigati che hanno fatto invasione di campo, ecco, Adinolfi c'era e si è fatto pure il video col telefonino e l'ha pure messo su internet, perché Adinolfi è uno che in internet ci crede, sa come usare internet per farsi compat... per attirare l'attenzione sul personaggio. Vabbe'.
campioni di sto kazzo..ma andate a lavorare,con tutti i problemi ke ci sono in italia pensate a ste minkiate,poi se ce da andare a manifestare x sto paese ke sta andando in rovina nessuno si muove..siete dei pecoroni di merda,ke italiani di merda e pure ciukki,bravi coglionazzi pensate al calcio ke sicuramente vi darà da mangiare...koglioniiiiiiiiiii.­.....!!!!!!!!!!!!! (D'altronde, se carichi un video su youtube che reazioni ti aspetti? No vabbe' ma sei tu l'internettologo).
Ora io dirò una cosa di calcio, una sola. Non ho mai sopportato la Juventus. Quando sei bambino hai bisogno di una squadra che compensi la tua autostima, tanto meglio se è l'unica con due stelle sullo stemmino. Io probabilmente avevo un'autostima pazzesca, una sindrome da onnipotenza mai veramente rientrata, perché dopo attenta riflessione scelsi il Torino. Però voglio aggiungere un'altra cosa, un'ultima. Per quanto io possa avere odiato la Juventus bistellata dei miei tempi, il mio era un odio grondante di stima. Confusamente sapevo che non mi sarei mai potuto fare dei nemici migliori di Platini, di Zoff, di Boniperti, di Trapattoni. Era una squadra che aveva stile, non è solo un modo di dire. Anche quel modo di vincere ma non stravincere: per esempio il campionato mai due volte di fila, sarebbe stato inelegante. Il mio era un odio che si è incrinato in due momenti precisi, filtrando un dolore sincero: Juventus-Amburgo e Juventus-Liverpool. Ci soffro ancora a pensarci, che quella squadra non ha mai veramente vinto una Coppa come si deve. Se la meritava ma non è successo, e ciò me la rende un po' più Torino di quanto non sia Juventus. Quella Juventus non esiste più, anche questo non è un modo di dire. È cambiato tutto nel frattempo, stravincere è diventato un imperativo commerciale, però tutta la polemica sulla terza stella, ecco, al di là di tutto, è la morte dello stile. Uno sportivo che ha stile, se ritiene che gli sia stata fatta un'ingiustizia, se pensa che gli siano stati scippati due scudetti, alza le spalle e dice: va bene, siccome me li merito li rivincerò. Questo è lo sport, questo è lo stile, questo è l'unica labile connessione tra il guardar tirare calci a un pallone e il diventare uomini. Che era il fine per cui lo abbiamo inventato, lo sport moderno: diventare uomini. Non intrattenere bamboccioni quarantenni che si filmano l'invasione di campo, manco avessero vinto loro. (Sì, Adinolfi, non "avete vinto" voi tifosi: han vinto loro, voi al massimo avete pagato il biglietto, eh, ma questa cosa, se non ti è entrata a sedici, a quaranta è durissima).

Sabato sera c'è stata Juventus-Napoli, finale di Coppa Italia. Per i non esperti: è un trofeo nominalmente importante, ma sempre un po' snobbato dal pubblico. Per alcune squadre di livello medio è un palcoscenico fondamentale. Comunque stiamo parlando di un trofeo professionistico, ci si aspetta che tutti diano il meglio. Adinolfi, che su twitter aveva appena finito di esternare la sua opinione criminologica sulla bomba di Brindisi (Non è una bomba di mafia, questa è opera di un Brevnik all'italiana, trovatelo subito), si è messo subito a spiegare che la Coppa per lui era un "portaombrelli", non gli interessava, e vabbe'. Ha vinto il Napoli e Adinolfi ha commentato così:


E uno dice sì, un po' acidino, ma d'altronde è un tifoso, bisogna entrare nella semantica dei tifosi. Magari tra un po' cancella. E dopo un po':
Capisci che twitter è demoniaco? Perché son tutte opinioni non richieste, cioè Adinolfi, fermati, che rosicata indegna, che piccola grande figura di merda stai facendo, e perché? Sei un personaggio pubblico, ti sei anche candidato, e questi sono quei momenti in cui uno ti legge e pensa: fortuna che non t'abbiamo eletto. E non ha niente a che vedere con le tue idee o le tue appartenenze, ha unicamente a vedere con lo stile, però non credo di potertelo spiegare se non sai cos'è. C'è una differenza, ci dovrebbe essere, tra il "tifare" una squadra e regredire a uno stadio infantile di sfottò e pappapero. La famosa questione generazionale. Il guardare all'estero, dove i trenta-quarantenni si fanno sotto nel mondo della politica: vatti a vedere se un trentenne di belle speranze inglese si mette a commentare una partita così sui twitter. Io scommetto di no. Il "tifo", nei Paesi sportivi, implica un rispetto per gli avversari, per la competizione, per la bellezza del gioco, che tu in questi piccoli momenti mostri di non sapere neanche dove sta di casa, e spero violentemente che tu non sia rappresentativo di una tifoseria o di una società. Comunque magari era solo lo sfogo di un momento e dopo un po' gli è passata.

Non gli è passata.
Questa è una piccola storia che avrei dimenticato subito, non fosse che ieri Adinolfi si è messo a festeggiare - stavolta non la Juventus, ma sé stesso, perché è stato eletto in Parlamento. Sì. È andata così. A Civitavecchia è stato eletto un sindaco già parlamentare, ma tra le due cariche c'è incompatibilità e quindi dovrà dimettersi, e lo scranno libero spetta per legge al primo dei non eletti nella stessa lista, che era evidentemente Mario Adinolfi. Secondo lui è una grande vittoria di internet, infatti Adinolfi è un grande esperto di internet, ha avuto anche per anni un blog sul Cannocchiale. E ha un sacco di gente che lo segue su twitter. Per cui insomma tra l'incredibile consacrazione di Adinolfi che entra finalmente alla Camera e il risultato comunque apprezzabile delle liste appoggiate da Grillo, è tutto un trionfo di internet.

Certo, c'è il particolare trascurabile che Adinolfi era in una lista del PD, partito di cui ha stracciato la tessera un anno fa, con un intervento molto polemico nei confronti della segreteria Bersani. Al tempo noi pochi adinolfologi (razza strana) ci domandavamo in cosa consistesse abbandonare il PD, dal momento che Adinolfi non aveva nessun ruolo a nessun livello: di solito i divorzi comportano qualche rinuncia, ma non era chiaro a cosa stesse rinunciando il nostro. Per esempio, a un eventuale seggio in parlamento qualora se ne presentasse l'eventualità? No, pare di no, adesso che si è liberato un posto Adinolfi si è sbrigato ad annunciare che entrerà nel gruppo del PD, "da indipendente": che bella espressione anni Ottanta, mi fa tornare in mente Zbigniew Boniek. Un altro stile, comunque.

Questo non era un pezzo di politica. Era un pezzo sullo stile. Per esempio. Cosa c'è di peggio di sputare nel piatto in cui si mangia? Ci può essere qualcosa di peggio? Sì, qualcosa c'è: riprendere il piatto dopo un po' e rimettersi a mangiare come se nulla fosse. Da indipendente. D'altro canto, che senso ha parlarne. Chi legge fin qui, o condivide il mio parere su Adinolfi (e allora è inutile continuare) o è Adinolfi. Nel qual caso non credo che possa capire cosa intendo per "stile". Probabilmente pensa che lo stia prendendo in giro perché è sovrappeso. No, Adinolfi, giuro, il girovita non c'entra niente.
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Sembravi un politico

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Ormai commentare le iniziative mediatiche di Veltroni è un po' come ridere delle chiacchiere di un umarell sulla panchina, un gesto sostanzialmente vile dal quale chi ha un minimo di autostima saprebbe astenersi. A mia discolpa posso dire che l'umarell è creativo: anche quando pensi che non potrà mai più stupirti riesce sempre ad aggiungere qualche nuovo dettaglio. In questo caso, per esempio, ha usato twitter. L'anno scorso chiamava i pacifisti alle manifestazioni pro-guerriglieri libici via facebook, adesso usa twitter e anche stavolta si distingue. Pensandoci, riuscite a trovare qualcosa di meno efficace di una dichiarazione ufficiale spezzettata in cinque o sei tweet che ovviamente leggeremo in ordine inverso, come la segnaletica orizzontale in autostrada (DI NEBBIA / IN CASO / RALLENTARE)? Oltre al senso di totale solitudine che ti dà quell'uomo che "vede solo ora" una cosa di cui stanno parlando tutti da un giorno, e reagisce scrivendo sei tweet di getto. Uno si chiede. Non ce l'ha VW da qualche parte un sito ufficiale, sul quale pubblicare questa breve dichiarazione, che poi si potrebbe linkare con un tweet, uno solo, basta e avanza? Oppure neanche uno, non sarebbe meglio lasciare che siano gli altri a cinguettare di noi?

È un vecchio discorso. Che ci fanno i politici su twitter? Davvero credono di poter interagire con chiunque passa, così, senza diaframmi? A parte il fatto che un diaframma spesso c'è ed è un ufficio stampa incapace, ma in generale è una cosa che a un politico conviene? Sicuri che non sia meglio mantenere una certa distanza, una certa aura di professionalità e ineffabilità? I re merovingi a un certo punto non parlavano più con nessuno, se ne stavano impalati sul trono in silenzio, e se ti toccavano ti guarivano dalla scrofola. Quello era carisma: non dico che sia riproponibile nella postmodernità digitale, ma sicuri che valga la pena di esserci sempre, in qualsiasi accrocchio comunicativo vada di moda in quel momento? Vent'anni fa non c'era twitter, ma andavano già molto forte le scritte sui muri dei bagni pubblici. La gente le usava per esprimere i propri punti di vista sulla politica e sulla società, e per incontrare nuovi partner. E tuttavia a nessun politico venne in mente di armarsi di uniposca e di intervenire in quella che era già una grande conversazione sociale. Non è che se scrivevo CRAXI LADRO lui perdeva tempo ad affittare un muro e scriverci SIAMO TUTTI LADRI IDIOTA. Dite che facebook o twitter siano meglio delle scritte sui bagni? Per qualità? Per quantità? Perché finalmente si può usare il simbolo del cancelletto che prima nessuno sapeva a cosa servisse? Se ne può discutere, ma se mentre discutiamo Veltroni decide di dire la sua su twitter, chi lo proteggerà dagli schizzi di guano?

Prendiamo il caso Calearo. Il mio politico ideale, in una situazione del genere, non risponde. Siccome non c'è nessuna risposta elegante, la cosa più elegante da fare è star zitti, aspettare un'occasione migliore per apparire intelligenti. Ma se proprio vuol parlare, il secondo mio politico ideale è quello che affetta un minimo di astuzia. Non quello che scrive "sembrava diverso", forse la frase più patetica che può dire un adulto senziente. Chi è che nella vita normale dice "sembrava diverso"? Ve lo dico io: La moglie con due occhi neri al pronto soccorso dice che quando si è fidanzata il tizio "sembrava diverso", il puttaniere che scopre troppo tardi di aver imbarcato una trans si guarda allo specchio e dice "sembrava diverso"; nessuno con un minimo di professionalità politica da difendere risponde "sembrava diverso". È un'affermazione che contiene già in sé la risposta più sensata: no Veltroni, Calearo non sembrava diverso, Calearo è sempre sembrato quel che era. Davvero la tua linea di difesa è: non mi sono accorto che Calearo è Calearo? L'inno di Forza Italia sul cellulare ti suonava un po' Fossati? Stai invocando l'infermità mentale, renditi conto. Il secondo mio politico ideale, visto che non riesce a mandare giù in silenzio, risponde: sì, Calearo è quel che è, e lo abbiamo sempre saputo (mica siamo fessi, eh), ma nel 2008 stavamo cercando di sparigliare le carte: candidare un imprenditore arrogante in Veneto poteva destabilizzare gli equilibri, magari alla Lega sbroccavano e candidavano un cattedratico di filosofia teoretica nato a Timbuctù. Ci abbiamo provato, è andata male, ma bisognava provarci, facile giudicare col senno del poi. Ecco, se proprio deve rispondere, il mio politico ideale la mette giù così. Non dico di essere astuti, ma almeno di fare un po' finta, ammiccare.

Nel merito, sul serio, tutto si può dire tranne che Calearo non sembrasse Calearo. Però è troppo facile prendersela con Veltroni: forse che nel 2008 non sembrava già Veltroni? Come diamine è potuto succedere che ci siamo fidati di lui, come possiamo aver buttato via due partiti che funzionavano discretamente per creare al loro posto un paciugo su misura per lui, che non è stato in grado di gestire sin dall'inizio? Io parlo per me, non è che lo stimassi tantissimo, ma ritenevo che avrebbe affascinato molta gente intorno a me, nel qual caso mi sarei accodato volentieri, meglio lui che altri eccetera. Evidentemente mi sbagliavo. Però non è che vado a dire in giro "sembrava diverso". O lo sto dicendo?
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#Twitter vs #Serra vs #La_gente

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Da quel che ho capito su Twitter ieri è successa una tragedia orribile che non ha a che fare con crisi umanitarie o catastrofi naturali o quegli orribili fatti di cronaca che tengono in piedi i palinsesti pomeridiani, epperò è pur sempre orribile, ovvero Michele Serra ha parlato male di twitter. No.

Serra ha detto una cosa un po' più complessa: ha detto che se avesse Twitter, direbbe che gli fa schifo. Ma non ce l'ha. E non avendo twitter, non ha la necessità di essere sbrigativo e tranchant in quei 140 caratteri, che fra parentesi, non so se ci avete pensato, ma sanciscono il definitivo digital divide con gli anglosassoni: loro hanno molti monosillabi e in 140 caratteri riescono a farci stare pensieri complessi, noi - se non siamo battutisti di professione - no. E non siamo praticamente mai battutisti di professione. Ci mancano i monosillabi.

Insomma Serra ha fatto un'operazione un po' più barocca, un periodo ipotetico della possibilità, un mezzo adynaton, una forma di comunicazione che fino alla generazione scorsa funzionava, anzi io sono convinto che fino a qualche anno fa tutto questo equivoco su un'amaca di Serra non sarebbe scoppiato (una volta, secoli fa, le rubriche di Serra erano considerate eccezionali per brevità chiarezza e densità dei significati): Serra non ha detto che twitter gli fa schifo, ma che abitua le persone a esprimersi in affermazioni sbrigative e perentorie, come ad esempio "twitter fa schifo". Capito? Aspetta, controllo se l'ho spiegato in 140 caratteri. Se sono 140 caratteri è chiaro, sennò ormai è incomprensibile.

Nel frattempo si è aperto il cielo, ovviamente su twitter, perché tutte le forme di comunicazione sviluppano sindromi autoreferenziali, specie quando sono allo stato infantile (nei primi anni la maggior parte dei blog scriveva del fatto di scrivere di blog su un blog), insomma questa cosa che Michele Serra ha parlato male del nuovo giochino l'abbiamo presa proprio male. Serra vergogna, Serra chiudi, Serra apri twitter prima di giudicare, Serra sei vecchio. Gli anni passano per tutti e poi Serra è uno che non è mai sembrato un ragazzino, io lo stimo soprattutto per questo. Può darsi che sia invecchiato, ma non gli si può non riconoscere una profonda coerenza. Oggi torna sul luogo del delitto e ci fa notare che negli ultimi giorni ha criticato due cose: la superficialità dei quotidiani e la superficialità di twitter. L'amaca sui quotidiani è stato accolto con cinguettii di entusiasmo. Quella su twitter è stata rapidamente cosparsa da una pioggerella di guano. Non è una sorpresa, anzi, è la conferma di come funziona, di come ha sempre funzionato Michele Serra: è un osservatore dei costumi che da sempre guarda la società di sbieco e rivolge le sue critiche non nello stesso punto (il palazzo, la partitocrazia, eccetera) ma su un arco di 90°. Sin dai tempi di Cuore e forse di Tango, Serra aveva un'idea di satira che lo rendeva diverso dagli altri: non si trattava di prendersela coi potenti, ma anche con la gente. Per Serra la gente è colpevole tanto quanto i potenti: primo perché li vota, secondo perché ogni volta che Serra esce di casa e si fa un giro, nota gente che ha gli stessi identici comportamenti dei potenti. Quindi merita altrettanto di essere sbertucciata, almeno fino alla fase-Cuore: era una forma di satira curiosamente impermeabile al populismo, che in seguito non c'è più stata, anche perché (secondo me) il populismo ne è un ingrediente fondamentale, benché con Serra ci fossimo illusi di no. Ma solo Serra riusciva a esser cattivo con Andreotti e coi piccoli commercianti che danno nomi imbecilli ai propri negozi, e anche Serra non ci è riuscito a lungo. In seguito non è invecchiato, non subito almeno: si è solo evoluto nel classico paternalista che invece di sbertucciare la gente si arma di pazienza e cerca di spiegare alla gente che non ci si comporta così. (Sì, è la mia stessa tribù, sì, non siamo simpatici e non sempre ci teniamo).

Per esempio, non si affida a un mezzo pubblico qualsiasi parere ci venga in mente in mezzo secondo, perché non siamo battutisti o titolisti (Serra lo era, noi no). Critichiamo la superficialità dei giornalisti, il loro sensazionalismo, ma poi li imitiamo, pretendiamo di occuparci di problemi ma poi ci fermiamo sempre alla superficie, la Fornero dice "paccata" e tutti per una mezza giornata a dire "buu #paccata". Il mezzo è pericoloso proprio per la sua illusione di facilità: che ci vuole a sembrare intelligenti in 140 caratteri? Una vita, ci vuole, e certi non ci riescono lo stesso. E invece su Twitter c'è anche la gara a chi arriva prima, immaginatevi, su una pista per principianti. Va a finire che commentiamo cose che non abbiamo nemmeno fatto in tempo a capire, ad esempio le amache di Serra, e guardate che Serra è uno che scrive cose brevi e semplici. In mille caratteri più che in 140, sì, è il suo limite. Io per dire sotto i tremila sembro un deficiente.

(Però su twitter ci sono, eh, giusto perché poi arrivano quelli che "come fai a saperlo se non lo usi" eccetera).
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