Come andranno le elezioni (non mi sbaglio mai)

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Domattina - se vince Hilary Clinton - pubblicherò un pezzo in cui prendo in giro tutti quelli che hanno a un certo punto pensato che Donald Trump potesse farcela; tutti quelli che lo hanno paragonato a un Berlusconi senza prima aspettare che vincesse almeno una consultazione - perché di miliardari cafoni scopaioli e indebitati ce ne sono già stati tanti: la particolarità di Berlusconi è che le elezioni per un pezzo le ha vinte. Tutti quelli che ancora pensano che lo scandalo di Berl fossero le maniere da parvenu, e non la concentrazione economica-mediatica che rappresentava; tutti quelli che a ventennio finito continuano a insistere che no, Berl non vinceva perché aveva le tv; le tv erano un puro accidente di cui per un qualche motivo non riusciva a disfarsi (e sì che glielo chiesero in tanti). E dunque vedete? Scriverò. La vedete la differenza tra un cafone sessuomane e arrogante che controllava emittenti ed editoria e aveva la fiducia degli industriali (=Berlusconi) e quella tra un cafone sessuomane e arrogante che non controlla l'editoria, che in tv viene preso quotidianamente in giro e di cui gli industriali diffidano (=Trump)? E così - se domani vince la Clinton - avrò dimostrato il mio punto.

Domattina - se vince Donald Trump - pubblicherò un pezzo in cui prendo in giro tutti quelli che si sono fidati dei sondaggi - ancora ci cascate, è incredibile! - tutti quelli che pensavano che Trump non potesse vincere perché faceva discorsi divisivi, perché aizzava le paure del suo elettorato, mentre nel mondo post-obamiano a un certo punto qualcuno ha deciso che gli unici messaggi che dovrebbero farti vincere le elezioni sono quelli ottimisti ed entusiasti. Lo vedete che invece la paura vende benissimo? Scriverò. E del resto anche i clintoniani quando se la sono vista brutta non hanno forse cominciato a paragonare la presidenza Trump a un'apocalisse, non hanno tentato di spaventare gli indecisi? E così - anche se domani vincesse Trump - avrò dimostrato il mio punto.

Poi mi chiedono com'è che non mi sbaglio mai. Per la verità è facile. Di solito non ci provo neppure. Non avevo la minima idea su chi avrebbe vinto in UK, su chi vince domani, su chi vincerà il referendum. Dei sondaggi non mi fido e scommesse non ne faccio. C'è gente che si butta sempre sui pronostici, è una specie di malattia. Quelli che Trump doveva vincere in giugno, poi è sceso nei sondaggi e hanno scritto che lo faceva apposta perché era spaventato persino lui, poi è risalito di nuovo e... non so cos'abbiano scritto, li ho persi di vista. Buona notte a tutti (anche se andate a letto presto, domattina ne saprete quanto tutti gli altri).
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Ti piaccio? Ma quanto ti piaccio? (un sondaggio)

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Buon anno tutti, il mio 2015 davvero non mi consente di lamentarmi. Prima del solito super-interessante bilancio di fine anno, vorrei chiedere qualcosa a quelle indispensabili persone che negli ultimi anni sento un po' più distanti, i lettori. Sì perché nei commenti siamo i soliti quattro gatti (benché graditi) e sui social, eh, non si capisce mai cosa succede sui social.

Per questo motivo ho pensato di farmi un'idea con uno di questi strumenti interattivi che ci sono su internet adesso. Si chiama "sondaggio", bisogna mettere qualche puntino in qualche pallina, vi prende tre minuti e ho cercato di farlo il meno noioso possibile. Grazie fin d'ora a tutti!


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Io renziano mio malgrado (prima parte)

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I sondaggi non ci hanno preso mai. Mai. A questo punto è proprio un'evidenza statistica: se analizziamo un campione di sondaggi effettuati in Italia negli ultimi 20 anni dalle più autorevoli agenzie demoscopiche, possiamo concludere che... ops, paradosso. 

I sondaggi in Italia funzionano peggio che altrove, come le previsioni del tempo. Forse abbiamo statistici e meteorologi scarsi, o forse è colpa di un microclima, di un microambiente che funziona in modo tutto suo e se ne fotte dei Big Data. Ha forse a che vedere col modo in cui concepiamo la politica in Italia, col modo in cui andiamo a votare. Più che una compromissoria scelta tra candidati in grado di rappresentarci, si tratta di una cerimonia in cui si esprime e consacra un'identità (e dire che il luogo non si presterebbe affatto, insomma, è una piccola cabina con la tenda tirata e non puoi nemmeno farti un selfie; ma siamo cattolici, secoli fa per condividere in modo efficiente i cazzi nostri abbiamo inventato il confessionale, sempre lì torniamo). 

I sondaggisti questa cosa non la capiscono. Continuano a chiedere alla gente: per chi voterai? La gente capisce: chi sei? Cosa desideri? Cosa detesti? In cosa credi? Che musica ti piace? Ti va di uscire? Ci piace sentirci corteggiati. Il sondaggista ha bussato alla nostra cameretta: è un semplice ricercatore in cerca di dati crudi, per lui potremmo essere aironi nella stagione dell'amore invece che homo sapiens che esercitano diritto di voto. Ma noi siamo inguaribili romantici: se ha bussato, è perché sotto sotto gli interessiamo davvero. Non per le crocette che mettiamo sulla scheda; per i nostri mondi interiori che non vediamo l'ora di scoperchiargli. 

Se lui mi chiede: voterai Renzi? io so cosa vuole da me. Vuole il romanzo della mia vita, per fortuna ne ho uno avvincentissimo. Chi mi legge un po' sa come io abbia cominciato a detestare Renzi dalla prima sosta alla stazione Leopolda, e abbia perso tutti i treni che sono passati in seguito. Quindi, no, ma stai scherzando, come posso votare Renzi? Ok, una volta è pur successo... ma mai più. Ha fatto strame della Costituzione, introducendo tra le righe un premierato forte e offrendolo al primo che si piglia il 40% in una competizione elettorale. Ha calpestato la dignità della mia professione. Ha trasformato il mio partito in una corte di lacchè patetici, umiliando le opposizioni. Ci ha promesso uno ius soli che strada facendo è diventato ius-se-prendi-la-quinta-elementare, ci ha garantito le unioni civili ma nessuno ha ancora visto il cammello; e intanto ha regalato agli evasori il diritto a tenere in tasca mazzette da tremila €, eccetera eccetera eccetera, mi annoio io per primo. Perciò no, caro sondaggista, come puoi anche solo pensare che io possa votare per Renzi? Ma ti ringrazio per avermelo chiesto: così posso ribadire con fermezza la mia più decisa opposizione a Renzi e a tutto quello che ha fatto fin qua.

Intermezzo: se leggete qui forse conoscete anche Alessandro Gilioli. È un giornalista dell'Espresso fieramente antiberlusconiano e antirenziano, ma anche molto critico nei confronti dei grillini, e dell'idea di sinistra incarnata da Sel - ma anche della lista Tsipras, e di Rifondazione, e di Civati, e di sé stesso. Gilioli, una delle poche voci in Rete di cui mi sentirei di affermare che è meno renziano di me, qualche giorno fa ha pubblicato su twitter e facebook il seguente messaggio:


Si tratta di un coming out coraggioso, che allo stesso tempo svela la dinamica perversa dell'Italicum: il motivo per cui andava combattuto con tutte le nostre forze, purtroppo esigue. Un sistema che non premia la capacità di ottenere una mediazione, di trovare una sintesi tra le aspirazioni di diverse parti sociali, ma fa affidamento sull'inaffidabilità degli oppositori. Renzi in fondo potrebbe anche smettere di lavarsi, tanto i suoi contendenti hanno la rogna. Così alla fine potrebbe succedere questo: quando nel segreto dell'urna mi troverò davvero, e non si tratterà di esprimere la nobiltà del mio animo, di sfoggiare l'inossidabilità della mia coerenza; quando mi troverò a scegliere tra l'antipatico Renzi e qualche mostro vagamente antropomorfo, io alla fine penserò all'igiene e voterò per il primo. Andrà così?

Chi lo sa.

Dipende anche da quanto sarà antropomorfo il mostro (Di Maio? La Meloni? Che generazione di merda... ah è la mia). 

Inoltre, come sempre, il discorso è più complesso (continua...)
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Renzi è in crisi, o è solo quello che vogliamo sentirci dire?

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Il momento in cui Renzi spiega che la Liguria non è un “caso nazionale” è probabilmente poco successivo al momento in cui un sondaggio riservato comincia a dirgli male. Ugualmente, l’idea che la Liguria sia la sua "ultima spiaggia" mi sembra un po’ forte. Non sarà l’esigenza giornalistica di individuare svolte del destino anche dove c’è una banalissima rotonda? Non dovesse vincere al primo turno, la Paita passerà al secondo in assoluto, otterrà la maggioranza relativa; e dopo qualche giorno non farà più nessuna differenza. Anche l’enorme astensione in Emilia sembrava dover aprire una discussione, subito chiusa perché progetti credibili alternativi a Renzi, fuori o dentro del Pd, per ora non ce n’è.

Non ce ne sarebbero neanche se invece di vincere per 6 regioni a 1, come prometteva qualche tempo fa, o per 4-3, come dice oggi, il Pd risultasse sconfitto. Poco credibile: ma i sondaggi tendono a illudere gli sconfitti negli ultimi giorni; è una tendenza mondiale (vedi UK). Più che a prevedere i risultati, ormai servono a creare suspense.

Alla fine basta scegliere tra tante rilevazioni quelle che insistono a vedere un testa-a-testa finale: non le più attendibili, ma le più intriganti per i lettori. Poi si vota davvero e le maggioranze silenziose (e timide) si dimostrano più prevedibili. Che il blocco sociale coagulatosi intorno a Renzi si stia già squagliando mi pare discutibile, ma ne so meno del più piccolo dei sondaggisti, che è impossibile che sbagli sempre. Dal punto di vista statistico, almeno.
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Perché Renzi è pronto per governare l'Italia

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"Simpatico, convincente, la pensa
come me, quindi voto quell'altro".
Unfit To Lead Italy


Ma insomma alla fine di tutto un tizio così secondo voi è adatto? Metti che vinca le primarie del partito senza riuscire a distruggerlo - metti che poi vinca le elezioni: a quel punto, secondo voi, Matteo Renzi è pronto per governare l'Italia?

Un tizio che a un certo punto - ma voi riuscite a ricordare quando? - ha deciso che il leader dei giovani rinnovatori del PD era lui, ed evidentemente aveva ragione visto che i giovani rinnovatori gli sono quasi tutti andati dietro - però com'è andata esattamente, chi lo ha deciso che il Primo Rottamatore doveva essere lui e soprattutto, scusate la stucchevole domanda, ma i soldi? I fondi per organizzare tutti quei meeting e le leopolde, tutto quel fittissimo calendario di incontri che di fatto lo ha consegnato ai media come un candidato in pectore alle primarie già un anno prima che si decidesse di farle, le primarie, dove li ha presi?

Uno che se gli fai questa domanda: Matteo Renzi, ma i soldi? lui ti risponde sempre È tutto Online, che sarà anche vero per carità che da qualche parte on line ci sono le fatture e tutto quanto, ma mi fa venire in mente quel tipo di ragazza che le chiedevi il numero ti rispondeva è nell'elenco (sant'iddio quanto son vecchio, mi ricordo quando esisteva l'elenco degli abbonati telecom, quanto si vede che voterò Bersani).

Io poi ogni tanto ci vado on line, ma siccome le fatture mi addormentano vado a vedere altre cose, per esempio la pagina in cui risponde alle accuse di aver preso soldi da Lusi, il maneggione della Margherita. Va da sé che tutti sono innocenti fino a prova contraria, e prove che Renzi abbia preso soldi da Lusi non ce ne sono, però la "verità su: Lusi" contenuta nel sito ufficiale di Matteo Renzi è la seguente.

Il Sindaco, del resto, ha sempre dichiarato di non aver ricevuto un soldo e, riflettendoci, non lo avrebbe certo detto in modo così chiaro, fin dal primo giorno, se non ne fosse stato più che certo. 

Sul serio, c'è scritto così. Ogni tanto vado a controllare se il testo non è cambiato, se non hanno magari trovato uno stagista più professionale, se Gori per caso non ha dato un'occhiata - ma secondo me Gori i siti non li legge. Prendo atto che a tutt'oggi primo dicembre 2012 Renzi dichiara di non aver ricevuto un soldo e la dimostrazione è che lo ha dichiarato chiaramente e subito, non come i bugiardi che ci mettono un po' e tentennano; lui lo ha detto subito, quindi è vero: ma insomma, uno così che non si è ancora capito molto bene dove ha trovato i soldi

è adatto a governare l'Italia?

Un tizio così, che dai e dai una conferenza qui e una leopolda là, alla fine è riuscito ad accreditarsi come candidato in pectore alle primarie - con il piccolo problema che è un tesserato del PD, e a norma di statuto il candidato del PD alle primarie di coalizione poteva essere soltanto il segretario. Certo, un tizio così avrebbe potuto uscire dal PD, ma non lo ha fatto. Però a furia di interviste, e comparsate, e sondaggi (quanti sondaggi! e costano) è riuscito a convincerci tutti che valeva la pena di fare un'eccezione, che sarebbe stato un valore aggiunto. Un tizio così che si è fatto spianare la strada dai sondaggi, e poi si è fatto rifare una norma statutaria a sua misura,

è adatto a governare l'Italia?
Ci sto pensando.

Un tizio così, che all'assemblea nazionale che ha discusso e votato la deroga non c'era (in generale non va spesso alle assemblee dove parlino altri che lui), un tizio così dal giorno dopo ha iniziato a montare un casino sull'Albo degli elettori che, a detta sua, il PD voleva mettere on line con tutti i dati sensibili degli elettori, un'accusa quasi infamante; un tizio così che se cambi le regole per concedergli di candidarsi, lui in cambio ti accusa di violare la privacy dei tuoi elettori, è adatto a governare l'Italia? Non so.

Un tizio così, che ha imbastito la sua campagna sul fatto che il PD potrebbe vincere le elezioni con un largo vantaggio se solo lo guidasse lui: ed è un peccato, anzi una rara ingiustizia che tutte le persone che voterebbero il PD solo se lo guidasse lui non abbiano avuto voglia di andare a votarlo alle primarie domenica scorsa. D'altro canto se glielo chiedi è un problema di code, c'erano code dappertutto siccome bisognava anche firmare, non come le altre volte. Per la verità si doveva firmare anche le altre volte; la novità è stata che i volontari del PD hanno cercato di tenere aperti gli uffici per ricevere le iscrizioni anche qualche giorno prima - nel frattempo lui faceva scrivere ai suoi influencer che iscriversi sarebbe stato faticoso, che le code avrebbero preso come minimo 15 minuti, che ne valeva la pena ma era anche una palla, diciamolo. Un tizio così, un comunicatore tanto astuto, è pronto per Palazzo Chigi?

Io un'idea sto cominciando a farmela.

Un tizio così - che poi, chi l'ha detto che alle elezioni davvero varrebbe cinque, dieci punti in più di Bersani? I sondaggi. E i sondaggi, perdonate, chi li paga? No, scusate, son vecchio, mi ricordo di Pilo, qui dentro nessuno si ricorda di Pilo, era un tale che per far vincere le elezioni al suo datore di lavoro (uno che non si era mai candidato prima) si inventava sondaggi favorevolissimi e la gente diceva: però, questo è forte, questo vale già il 20%, e poi è uno nuovo, quasi quasi lo voto anch'io - e andò a finire che la profezia si autoavverò... ma erano i primi anni '90, eravamo tutti molto ingenui, non c'era mica Internet a diffondere nozioni e competenze. Un tizio così, che ieri per esempio butta lì un sondaggio che dice che se uscisse dal PD - naturalmente non lo farebbe mai, eh, però se lo facesse, se dopo aver fatto cambiare le regole per candidarsi perdesse e fuoriuscisse dal partito - prenderebbe tra il 12 e il 25 per cento, in pratica rischierebbe di diventare lui, Matteo Renzi, il primo partito in Italia; non so se mi spiego, c'è da ringraziarlo per la sua abnegazione, lui potrebbe vincere da solo e invece ha deciso di aiutare noi poveri rottami del pd, ma non siamo dei veri ingrati a respingere il suo spam? Un tizio così...

(...anche se a dire il vero non tutti i sondaggi dicono la stessa cosa, per esempio ce n'era uno ieri SWG che diceva che Renzi, da solo, varrebbe tra il quattro o il cinque, comunque parecchio, ma non necessariamente abbastanza per superare la soglia di sbarramento e mandare almeno un deputato alla Camera. Ed è anche curioso il fatto che sondaggi diversi dicano cose tanto diverse, viene da pensare che alcuni sondaggi magari siano stati un po', come dire, piegati ad esigenze di propaganda, oddio che parola antica, da bersaniano veramente). Comunque, dicevo, un tizio così...

è la persona giusta per governare l'Italia nei prossimi anni?
Credo di saperlo.

Un tizio così, che perde il primo turno ma s'impunta, per un giorno intero dice di avere informazioni diverse -da chi? ha una struttura parallela che scrutina a distanza e più rapidamente? o anche lì, si fida di sondaggi che però, guarda un po', si inventano un milione di elettori in più? Un tizio così, che ancora per un giorno insiste sul fatto che a lui risulta un 4% di elettori in più, parliamo di migliaia di voti in più, insomma sono brogli, e piuttosto gravi: sta accusando i dirigenti e i militanti del suo partito di truffare, è un'accusa pesante e se ne potrebbe prendere la responsabilità, magari facendo un gesto eclatante, magari fuoruscendo dal suo partito, visto che comunque un 15-20 per cento lo fa da solo... invece resta e ricomincia a leggere le regole delle primarie a modo suo. Un tizio così, è il tizio giusto per noi? Eh, mi sa che è abbastanza chiaro.

Un tizio così, che a quattro giorni dalle elezioni si mette a comprare inserzioni assai costose, e quando gli chiedono Quanto sono costate, lui ancora una volta risponde On Line, è tutto On Line, non è una risposta meravigliosa? Che poi è il tuo interlocutore a fare la figura da fesso, siccome è tutto On Line ma lui non sa trovare l'url giusta, ahah, matusa. Un tizio così, che si mette a bombardare di spam la gente, pensateci bene: quindici giorni prima aveva fatto un esposto al Garante della Privacy, accusava il PD di voler pubblicare (On Line) i dati sensibili dei suoi elettori, ecco: un tizio così quindici giorni dopo bombarda di spam le caselle dei suoi potenziali elettori, ma dove li avrà trovati gli indirizzi, ma siamo sicuri che non siano anche loro dati un pochino sensibili? Un tizio così che in sostanza fa quel cazzo che gli pare, che rivolta la regola a seconda di come gli conviene in quel momento, che si fa precedere da sondaggi favorevolissimi che nessuno gli contesta più da un pezzo, ma un tizio così è veramente adatto per governare l'Italia?

Secondo me sì.
Andiamo, è evidente.
In verità non si capisce perché non lo acclamiamo subito e non la facciamo finita.

Si è fatto da sé, spendendo un po' di soldi che comunque sono tutti On Line da qualche parte; si è fatto precedere da faustissimi sondaggi; le regole le aggira, le stravolge, le piega finché non sono roba sua: un tizio così è esattamente quel tipo di persona che gli italiani vogliono, magari ci mettono un po' a capirlo ma poi per quindici, vent'anni non se ne staccano più. Matteo Renzi è la persona più adatta a governare l'Italia, ma "adatto" non suona così bene, bisognerebbe proprio usare l'inglese "fit", perché è proprio una cosa fisica, a Renzi l'Italia calza perfettamente, è già una penisola su misura per lui, ci sarà senz'altro un sondaggio del Sole 24 Ore che ce lo conferma.

E poi un tizio così, una volta che avrà preso possesso della penisola che non gli fa difetto, come si comporterà?
Ma anche questo lo sappiamo già.

Comincerà a dire che le regole non vanno bene; che bisogna cambiarle; che fosse per lui avrebbe già calato le tasse e infilato soldi nelle tasche degli italiani che devono smetterla di remare contro; che è colpa della passata stagione, è sempre colpa di chi era al governo prima; ma anche di chi faceva l'opposizione, prima; è sempre colpa di qualcosa prima. Si circonderà di gente che sappia ascoltarlo e che non l'annoi troppo con chiacchiere non richieste; e tuttavia dopo un po' comincerà a prendersela con loro perché non fanno niente di quello che lui aveva promesso, e che lui alla fine se potesse farebbe ma non può, maledizione, non ha mica tutti questi poteri dopotutto è solo il Presidente del Consiglio, come diceva già quell'altro, può giusto decidere da che parte far andare il suo cavallo, tranne che ormai chi ci va più a cavallo, magari un cavallo virtuale, ci sarà di sicuro un app.

Matteo Renzi è sicuramente la persona più adatta a governare l'Italia mentre precipita nello stesso baratro in cui sta precipitando da vent'anni in moto rettilineo. Tanto nessuno sa veramente quando si toccherà il suolo, ammesso che un suolo ci sia - nel frattempo farci governare da simpatici istrioni è divertente. Ci siamo molto divertiti con quell'altro, ammettiamolo, ci faceva sentire così intelligenti mentre ridevamo di lui sui blog. Così impegnati mentre denunciavamo le sue truffe i suoi furti le sue collusioni e concussioni. Così chic mentre ironizzavamo sulla sua tamarraggine senza redenzione. Se tutto questo vi manca, e io so che vi manca, votate Matteo Renzi.

Se invece avete paura che da qualche parte un suolo ci sia, ecco, magari no.
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La timidezza del renziano

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Può darsi che i tre milioni di elettori delle primarie del centrosinistra 2012 non siano esattamente gli stessi tre milioni delle primarie del PD 2009; in ogni caso la coincidenza mi sembra il dato più suggestivo. È come se il PD fosse destinato, dalla nascita, a essere il partito delle primarie: anche quando ospita personaggi di altri partiti, il bacino elettorale che mobilita è lo stesso: tre milioni, e stop. Era ragionevole pensare che Vendola portasse qualche centinaia di migliaia di elettori da sinistra; che altri, un po' più difficili da quantificare ne arrivassero dal centro, attirati da Renzi (e da Tabacci...) Pare proprio che non sia andata così. Molti osservatori poi insistono sul fatto che tre milioni sono comunque tanti, nella notte dell'antipolitica. Può darsi. Ma può anche darsi, semplicemente, che alle primarie voti sempre più o meno la stessa gente, che le si chiami primarie "del PD" o di qualcos'altro. Chi si sente un po' di sinistra se c'è un Vendola voterà Vendola; se non c'è abbozzerà e voterà la cosa più di sinistra che trova. Tre anni fa votò probabilmente Bersani, e un po' Marino; stavolta vedremo.

Renzi - che avrebbe più di un motivo per ritenersi soddisfatto - aveva più volte alluso a sondaggi favorevoli, in grado di sovvertire un pronostico che per la verità era abbastanza prevedibile. In particolare i renziani si erano affezionati a un dato - l'affluenza di quattro milioni invece che di tre - su cui hanno insistito a lungo, anche sfidando l'evidenza. Forse si trattava di un semplice ottimismo della volontà. O forse non avevano calcolato lo shy factor, il "fattore timidezza" (continua sull'Unita.it, H1t#155).

Il termine fu coniato negli anni Novanta dai sondaggisti britannici dopo aver sottostimato per l’ennesima volta il risultato elettorale dei Tories. Evidentemente l’elettore-tipo conservatore era più timido dell’elettore laburista, e confessava meno volentieri la sua scelta a chi lo intervistava prima del voto. Si scoprì in seguito che questa ritrosia dell’elettore moderato, lo “shy tory factor”, era comune a molti Paesi occidentali. In Italia nel decennio seguente i sostenitori di Prodi e Veltroni commisero più di una volta l’errore di non calcolare uno “shy berlusconian factor: arrivarono alle elezioni con sondaggi falsati, che non tenevano conto delle intenzioni di voto di molti berlusconiani ‘timidi’, invisibili ai sondaggi ma decisivi nelle urne. Può darsi che un certo tipo di shy factor esista anche a sinistra, e che sia in parte responsabile degli errori commessi dallo staff di Renzi.
Non si tratta semplicemente della timidezza di qualche elettore bersaniano, nel momento in cui votare Bersani può significare per alcuni scegliere l’apparato, la conservazione. Ben più decisiva potrebbe essere stata la timidezza di molti che a detta dei sondaggi sosterrebbero Renzi, al punto di votare magari per lui… in primavera; non però adesso, alle primarie. Per fare le primarie bisogna avventurarsi in sedi di partito, biblioteche, bocciofile e altre botteghe più o meno oscure, dove molti elettori di Renzi hanno diffidenza a entrare. Il che magari è comprensibile, e tuttavia significa che per ora non sono realmente elettori di Renzi, e forse non lo diventeranno mai.
Può darsi che questa timidezza non sia emersa dai sondaggi. Può darsi che ci sia un numero non irrilevante di sostenitori di Renzi che lo sono soltanto al telefono, se qualche sondaggista gli pone la domanda in certi termini: chi voterà, chi voterebbe alle primarie del centrosinistra? Può darsi che a questa dichiarazione di intenti non corrisponda, un po’ troppo spesso, una reale disponibilità a iscriversi alle primarie e poi votare davvero. Questo era così ovvio che i renziani si sono più volte lamentati delle procedure, a detta di molti troppo farraginose, palesemente escogitate per demotivare i timidi. In realtà da quel che ho capito le file non dovrebbero essere state molto più lunghe del solito (nel mio seggio siamo passati dalla mezz’ora di Prodi 2005 ai tre minuti, più rapidi di così non si poteva, a proposito grazie a tutti). Del resto la realtà è l’ultimo dei problemi. Non ha nessuna importanza che le code fossero quasi ovunque cortissime: l’importante è che molti elettori, specie dell’area renziana, si siano convinti che sarebbero state lunghe.
Sul concetto di coda, sui “quindici minuti” che era necessario e indispensabile perdere, Renzi e i suoi collaboratori hanno insistito con un autolesionismo quasi sospetto. Siccome non sono tutti novellini; Renzi per esempio non lo è, e c’è gente che lo è molto meno di lui. È da mesi che si vantano di riuscire ad attirare un elettorato, per così dire, non nativo nel centrosinistra; un elettorato di cui si può ben prevedere la timidezza, la ritrosia: eppure hanno continuato a parlare fino all’ultimo di “quindici minuti” e di code ai seggi, gli argomenti meno adatti a smuovere dal divano un timido sostenitore renziano in un giorno di pioggia (mentre in tv la Ferrari si gioca il mondiale). Se non è stato un colossale errore, e mi sembra offensivo pensarlo, non resta che pensare a tattica già post-elettorale. Forse Renzi e i suoi non si stanno facendo nessuna reale illusione sulle possibilità di giocarsela; forse sono già in cerca di buone scuse per la sconfitta. Perdere per questioni procedurali, quasi per un vizio di forma, è decisamente meglio di perdere perché non si è riusciti a motivare abbastanza il proprio elettorato di riferimento. Che è timido, sì, non è mica un delitto. E forse aspettava soltanto l’input, la motivazione giusta per scattar giù dal divano. Da questo punto di vista il tag #15minuti non era proprio il massimo, diciamo. http://leonardo.blogspot.com
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...ma prego, figuratevi

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Io sono a spasso fino a lunedì; se però nel frattempo volete votarmi su Panorama.it, fate pure, non mi offendo.
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dichiarare la propria posizione

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In attesa di avere qualche idea originale, ecco la mia posizione secondo il questionario di geopolis (via Mau).



Valeva la pena di mostrarvelo per vari motivi: era quasi un dovere nei confronti di chi viene qui spesso, e ha il diritto di conoscere la posizione (scomoda) della persona che ci scrive. Insomma, alla fine probabilmente voterò Veltroni, ma con un mal di pancia insolito.
Inoltre così lo farete anche voi, e per un attimo la campagna elettorale smetterà di consistere in un'infinita serie di speculazioni su sondaggi farlocchi e proposte insensate e comunque poco rilevanti ("può vivere l'Italia senza Malpensa?" Così, a occhio direi di sì).
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Shyness can stop you

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Il fattore timido

Io ho la sensazione che lo staff statistico di Repubblica stia un po' mescolando le carte per il gusto di darci qualche speranza - nobile intento, non v'è sensazione più dolce della primaverile speranza che ti fa aprire le timide foglioline ai primi tepori di febbraio, salvo che poi se aprile arriva la gelata si soffre anche più di quanto previsto.

Oggi per esempio il pur degnissimo Ilvo Diamanti scrive che il vantaggio di Berlusconi su Veltroni sarebbe più o meno lo stesso (6%) che staccava Prodi da Berlusconi stesso due anni fa: e si è visto poi nelle urne che questo distacco era solo teorico. Quindi insomma, chi lo sa, forse Veltroni ce la potrebbe fare...

...il problema è che il distacco di due anni fa era un effetto ottico, dovuto alla versione italiana di quello che gli inglesi chiamano shy tory factor, ossia la timidezza innata dell'elettore tory, che non osa ammettere il suo voto se interpellato dal sondaggista.

Questo fattore esiste anche in altre nazioni, e di solito influisce sulla rilevazione del voto a destra. Quello che accadde due anni fa è che alle urne andarono molti elettori di Berlusconi che i sondaggi erano stati incapaci di rilevare, perché il loro campione statistico si vergognava ad ammetterlo (e giustamente, aggiungo io). Quanti? più o meno quel 5% che mancava all'appello. Il problema è che questo shy factor di solito funziona solo a destra: applicarlo anche all'elettorato di Veltroni mi sembra una forzatura. Quindi al massimo è Berlusconi che potrebbe salire da +6% a +11%, e non l'avversario. Ci si aspetta poi che i sondaggisti italiani comincino a calcolarselo da soli, lo shy Berlusconian factor, visto che anche per questo motivo non azzeccano una previsione da 10 anni. Ma tanto i giornali li pagano ugualmente.

Dopo questa doccia fredda, per la quale so che mi sarete grati, ho una notizia buona. Oddio, buona: curiosa. Sul blog di un gruppo di cervelli italiani fuggiti in America ho trovato (via Psycho) una proiezione interessante. Come sarebbe composto il Senato se più o meno tutti gli italiani mantenessero lo stesso voto che hanno dato nel 2006? E' una proiezione che m'interessa parecchio, dal momento che resto convinto che in Italia il bacino degli indecisi sia in realtà poca cosa (nel senso che dopo infinite discussioni con sé stessi gli indecisi italiani vanno a votare e votano più o meno per lo stesso partito per cui avevano votato nelle elezioni precedenti - come faccio io, ad esempio).

Ebbene, se le cose andassero così (se tutti gli elettori di Forza Italia e AN nel 2006 votassero PdL; se quasi tutti gli elettori DS e Margherita votassero PD, ecc. ecc.) pare che al Senato Berlusconi non riuscirebbe ad avere la maggioranza, nonostante il suo schieramento abbia perso meno pezzi di quello di Veltroni - anzi, proprio per questo motivo. E' uno dei perversi risultati del porcellum, per cui la separazione tra PD e Sinistra consente a Veltroni di usufruire del premio di maggioranza nelle regioni cosiddette rosse, Emilia Romagna e Toscana, e a portare a casa un sacco di seggi in più proprio perché vale meno voti. Il discorso in realtà è un po' più complesso, ma nel blog in questione è spiegato veramente molto bene, per cui vi ci rimando. Questo cosa significa? Beh, per prima cosa conferma un dato ben noto allo stesso Calderoli: quella legge elettorale è una porcata.

E per seconda cosa, significa che Veltroni, se ha strappato con la Sinistra per questo motivo, è un vero genio del male, a cui andrebbe tutta la mia stima, e sarei pronto a rimangiarmi tranquillamente tutto quello che ho scritto di cattivo su di lui fin qui. Forse non vincerà le elezioni, ma se riesce a pareggiarle in questa situazione sarà stato davvero bravo.
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Sient'a me: nun ce sta nient'a fa'

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La tenuta dei cespugli

Io non credo ai sondaggi e non credo a Crespi, ma siccome non so da cosa partire farò finta di credere a un sondaggio di Crespi.
Dove peraltro mancano Ferrara e Mastella (e viene assegnato ai socialisti un incredibile 1,8, quando tutti sanno che Boselli viaggia sottozero).
Malgrado tutto ciò, il sondaggio qualche cosa la dice. Non mi riferisco tanto al fatto che Veltroni+Bertinotti+Radicali batterebbero Berlusconi, anche perché è un semplice effetto ottico: se Veltroni e Bertinotti andassero alle elezioni insieme attirerebbero meno voti, e comunque in quel caso Berlusconi, Destra di Storace e i vari Casini e Tabaccini si ricompatterebbero immediatamente. In questo senso, davvero, la picconata di Veltroni al centrosinistra ha prodotto crepe in tutto il sistema. Tutto molto bello, anche se queste nuove sigle danno un po' l'impressione di una famiglia di cinquantenni che decide di ristrutturare l'appartemento: non potendo più cambiare moglie, marito o suocera, almeno si spostano i mobili. Le facce sono più o meno le stesse, benché ripartite in ambienti diversi. Ma la metafora regge fin qui, perché mentre la tendenza in architettura da vent'anni è quella di unificare gli spazi, sventrando i muri divisori, nel condominio politico italiano è tutto un alzare di muretti, alcuni abbastanza patetici: due bagni su un piano hanno anche un senso, ma cosa ce ne facciamo esattamente di due partitini di centrodestra cattolici (ai quali va aggiunto il partitino degli atei devoti, concepito probabilmente durante un errore nel dosaggio dei farmaci)?

La cosa paradossale è che questa frammentazione arriva dopo aver insistito, per anni, sulla grande voglia di bipolarismo degli italiani. Montando sul predellino Berlusconi è arrivato alle stesse conclusioni dei dirigenti del PD: non solo gli italiani erano pazzi per il bipolarismo, ma non vedevano l'ora di passare a roba anche più forte, il bipartitismo all'americana. Era necessario dunque umiliare i cespugli (Casini, Diliberto) oppure mangiarseli (Fini, Di Pietro). Quest'analisi, secondo me, è fragile perché fondata su un postulato che nessuno si è preso la briga di dimostrare. Il postulato, sul quale poggiano le traballanti fondamenta della terza repubblica, si può formulare coi versi di un grande interprete dello spirito italiano, Alberto Sordi, quando dice: “Mazza che forti 'sti americani aho!”. Poi però, come tutti ricordano, si mangia gli spaghetti.

In altre parole: i giornalisti possono sdilinquirsi finché vogliono paragonando la corsa elettorale americana con la nostrana. In realtà i paragoni non reggono, e in particolare quello tra Obama e Veltroni non rende nemmeno onore a quest'ultimo, che è assai meno messianico e un po' più concreto. La vera differenza sta altrove: negli USA la campagna elettorale dura un anno, nel quale i candidati spendono cifre astronomiche per attirare un elettorato che è per buona parte incerto, e che fino all'ultimo giorno non sa nemmeno se andrà a votare o no. Questo enorme ventre molle in Italia non esiste. Esistono gli incerti, ma non sono tanti come in America, non si lasciano entusiasmare da campagne al 90% “emozionali” come quelle americane (e comunque in due mesi non ci sarebbe il tempo per inventarsele), e infine, anche quando decidono di votare, non si polarizzano automaticamente sui due partiti principali, come avviene negli USA. In Italia c'è una specie di granulosità del sistema partitico, che ha ragioni storiche e geografiche (la terra dei localismi, dei campanili, i guelfi, i ghibellini, ecc. ecc.). Se aggiungi che il sistema elettorale non prevede grossi sbarramenti, il risultato è più o meno quello del sondaggio di Crespi: un incredibile casino. Perché se nemmeno Berlusconi riuscirà ad avere una maggioranza al Senato, cosa succederà? Le larghe intese? Difficile: più probabilmente un accordo post-elettorale a destra con Storace, o al centro con Casini: e se vi sembra improbabile che Berlusconi e Casini facciano la pace dopo le scintille di questi giorni, ripassatevi le scenate isteriche di Fini due mesi fa, quando aveva chiuso per sempre con B.

Non solo, ma la stessa cosa potrebbe succedere a sinistra: dopo due mesi all'insegna dell'“andiamo soli”, PD e Arcobaleno potrebbero il 15 aprile fare due conti e concludere “governiamo insieme!”. È improbabile, ma non impossibile. Insomma, la gran novità di queste elezioni è che le coalizioni si faranno dopo il voto, e non prima. Così ogni candidato potrà fare una campagna più forte, e raschiare più voti dal bacino (comunque esiguo) degli incerti. Da questo punto di vista il programma di Veltroni è veramente entusiasmante: come fai a non votarlo? Basta fingere di non sapere che il PD non avrà mai abbastanza voti per realizzarlo da solo, e che al massimo dovrà annacquarlo con quelli degli altri partiti che si alleeranno con lui. L'enorme accrocco del programma dell'Unione di due anni fa era più onesto, ma assai meno convincente. In fondo un po' di voglia d'America, di grandi speranze, di volti sorridenti che scrutano l'orizzonte, c'è.

Ma c'è anche l'italianissimo forchettone. Non si spiegherebbe altrimenti la proliferazione degli ultimi mesi. Non basta mettere insieme Fini e Berlusconi per catturare l'elettorato di Forza Italia e AN: c'è una percentuale non irrisoria che non si rassegna al bipartitismo, e voterà a destra lo stesso, con o senza Fini (e qui si potrebbe aprire una brevissima discussione sull'inutilità del personaggio Fini). Allo stesso modo c'è una quantità di italiani che non vuole votare Berlusconi, ma il centro: lo sa Tabacci, lo sa Casini, lo sa Mastella. Forse un giorno gli italiani si stancheranno di infrattarsi nei cespugli elettorali, che garantiscono una maggiore identificazione regionale o clientelare, ma quel giorno non sarà domani. Almeno un italiano su cinque continuerà a votare per loro, rendendoli indispensabili a qualsiasi coalizione di governo. Il risultato insomma sarà un ritorno alla cosiddetta Prima Repubblica: il bi-, tri- o quadripartito si costruirà dopo le elezioni. È una prospettiva poco esaltante ma è persino preferibile all'unica concreta alternativa: Berlusconi che vince tutto da solo, tagliando alle ali Casini e Storace. Allora sì che saremmo veramente passati all'America: soltanto un'America populista, senza potenza militare e petrolio da buttare via. Più o meno la Colombia, insomma.
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- indecisi d'Italia, 1.

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Da notare quella che è una scelta quasi sicuramente dettata dallo staff di comunicazione di Berlusconi, cioè quella di scrivere e prendere appunti continuamente, spesso disegnando delle figure geometriche e racchiudendo in cerchi le parole precedentemente segnate, come per trasmettere compiutezza e congruenza con parole che vogliono chiarire, mettere nero su bianco i risultati raggiunti dal governo.

Spindoctor for a day

Io non so se i sondaggisti se ne rendano conto, ma esiste una discreta percentuale di italiani che agli sconosciuti non risponde; o se risponde, tutto dice fuorché la verità. Specie a quelli che ti chiamano per telefono.

Fa parte della nostra cultura. Io, per dire, se stasera mi crepasse all'improvviso lo scarico del water, e una pozza d'acqua fetida cominciasse a imbevere i tappetini, mentre la mia ragazza in preda al panico comincia a chiedersi ad alta voce perché ha scelto me invece di quel compagno di banco timido figlio dell'idraulico che adesso è sei mesi all'anno a San Domingo – se in questo preciso frangente squillasse il telefono, e una seducente voce femminile si offrisse di venire, domani, stasera, senza impegno, a cambiarmi le tubature del bagno, e a farmi provare un nuovo spray antiossidante-deodorante gratis, senza impegno, io risponderei grazie, no, non ho bisogno di niente. Perché sono stato educato così, non posso rinnegare la mia cultura.

Dico questo perché negli ultimi dieci giorni si è fatta strada in me la sensazione, dapprima strisciante, poi sempre più forte e insopprimibile, che tutto questo sia soprattutto colpa mia. Volevo aspettare il dieci aprile, per dirlo, ma non ce la faccio più; all'inizio poteva essere divertente, ma ormai provo soltanto una gran pena. Eppure mi sembrava di fare la cosa giusta, quando più o meno 15 giorni fa a uno squillo risposi...

"Pronto".
"Salve, sono della ********, chiamo per un sondaggio…"
"Non compro niente".
"Non le vendo niente, è un sondaggio elettorale, vorrei sapere se…"
"Non voto per nessuno".
"Prego?"
"Non compro niente, non voto per nessuno, non m'interessa la sua offerta, non voglio cambiare gestore telefonico, i deumidificatori per ambiente mi fanno ribrezzo, e inoltre…"
"Ho capito bene, lei ha detto che non voterà per nessuno, è un astensionista, dunque? Un astensionista convinto?"
"No".
"Quindi è un indeciso? Possiamo dire che lei non ha ancora deciso per chi votare il nove aprile?"
"Non rispondo".
"Attenda in linea. Solo un istante. Ehi, ehi, ragazzi!"
"Eh?"
"Ehi, ragazzi, l'ho trovato! Centronord, trentenne, indeciso! È mio! Bingo!"
"Scusi, non la seguo"
"No, no, mi scusi lei, è che con i miei colleghi, qui, stiamo facendo una specie di gioco… il primo che trovava un indeciso-trentenne-centronord vinceva venti euro".
"Siamo così rari?"
"Rari? I sessantenni abruzzesi leghisti, quelli sono rari. Li danno a centocinquanta".
"E qualcuno li ha…"
"Ma no, nessuno beccherà mai un sessantenne abruzzese leghista, è un'astrazione matematica. E anche un indeciso come lei è già piuttosto prezioso. Ma mi perdoni, come fa?"
"Come faccio cosa?"
"Ad essere ancora indeciso. Voglio dire, è trentenne, è nel centronord, ha accesso a tv, giornali… persino internet, sa cos'è internet?"
"Vagamente".
"Insomma, ha tutti i mezzi per farsi un'opinione. I candidati sono gli stessi da dieci anni".
"Effettivamente…"
"Che cosa le manca ancora per capire, cosa vorrebbe da loro?"
"Eh, guardi, non lo so…"
"Mettiamo che io fossi un telefonista che chiama per conto di uno dei due candidati".
"Sì".
"Mettiamo che per una serie di algoritmi statistici che adesso non le posso spiegare, l'indecisione di un trentenne centronord risultasse più importante, che ne so, di quella di una casalinga centro-ovest".
"Sul serio?"
"No, non sul serio, è solo un'ipotesi. Insomma, secondo lei cosa dovrebbe fare, questo candidato per il quale io ipoteticamente lavoro, per convincerla a votare per lei? Se lei fosse lo spindoctor, ha presente cos'è lo spindoctor, no?"
"Certo che ho presente, sono un trentenne centronord".
"Ecco, faccia finta di essere anche uno spindoctor. Ci dica cosa vorrebbe".
"Beh, io vorrei… vorrei… meno promesse chiare e più…"
"Sì?"
"Ma sta prendendo appunti?"
"Certo".
"Allora, meno promesse chiare e più chiacchiere, chiacchiere televisive, ha presente? Punterei meno sui concetti e più sulla funzione fàtica, salve, sono il Grande Candidato, la prego, mi dia del lei, non m'interrompa, mi faccia finire, non mi faccia domande inutili, mi lasci parlare, se non mi dà spazio me ne vado, eccetera. Non so se mi sto spiegando bene".
"Vada avanti".
"Insomma io privilegerei un approccio… come dire… un approccio un po' paranoico. Cioè giocherei molto sull'idea che tutti ce l'hanno con me, m'impediscono di esprimermi, è una congiura nei miei confronti… ecco, mi piacerebbe sentire un candidato in tv che insiste su questo aspetto: c'è una congiura contro di me".
"Una congiura di chi, scusi?"
"Ma non so, magistratura, partiti, industriali, giornalisti… in pratica tutti quelli che osano interrompermi se parlo. Chi non è con me, è contro di me. E poi darei a vedere che sono molto nervoso".
"Sul serio?"
"Sì, per esempio. Mettiamo che si fa un dibattito al vertice, adesso non lo so, non ho seguito molto la campagna fin qui, sa, sono un indeciso. Però mettiamo che si fa una specie di dibattito in tv con i due candidati. Ecco, in questo caso a me piacerebbe vedere un candidato nervoso, che non guarda in camera, che quando non parlano di lui si distrae, fa dei disegnini con la penna… tutte cose che in apparenza sembrano controproducenti, ma in realtà…"
"In realtà?"
"Fanno risaltare la sua grande umanità, e a quel punto io che sono un indeciso guardandolo direi ecco! anche lui è distratto, nervoso, un po' indeciso come me!".
"Comincio a capire. Un meccanismo di identificazione".
"Perfetto, ecco, non mi veniva la parola, identificazione, complimenti".
"Quindi, riepilogando: per conquistarla un candidato dovrebbe apparire: paranoico, distratto, nervoso, …"
"Molto nervoso, io insisterei molto sul nervosismo, noi indecisi siamo molto sensibili al nervosismo. Anzi, vuole sapere qualcosa che ci fa impazzire? L'arroganza".
"In che senso?"
"Nel senso che, mah poniamo che questo candidato vada a un raduno, non so, di commercianti, o industriali… allora, in questi casi la cosa migliore da fare è alzarsi in piedi e arringare la folla in modo maschio, ha presente: voi non capite niente, eravate delle merde e io vi ho salvato, dovete tirarvi su le maniche, venire meno ai convegni e stare più in casa a lavorare!"
"Ma è sicuro?"
"E se il moderatore si lamenta, gli dico taci idiota, non guardare l'orologio, chi se ne frega dell'orologio, la gente è qui perché vuole sentirmi! E se dalle prime file qualche pezzo grosso si azzarda a sorridere, lo chiamo per nome e per cognome e lo accuso di congiurare alle mie spalle con le schegge impazzite della magistratura, farabutto, mi dia del lei! Questo deve fare, un candidato".
"Per convincerla".
"Per convincermi".
"Senta, la ringrazio, devo dire che parlare con lei è stato davvero illuminante".
"Ma si figuri".
"Cioè, chi l'avrebbe detto? Agli indecisi piace lo stile paranoico. È proprio vero, in questo mestiere non si finisce mai d'imparare".
"Lei da quand'è che fa il suo mestiere?"
"Da tre giorni, sono un CoPro a mezza giornata. Sa, di mattina studio".
"Scienze della comunicazione".
"Come ha fatto a capirlo?"
"Ho tirato a indovinare, siete la maggioranza"
"Lei è un mito, davvero. È stato un vero piacere parlare con lei, devo dire che mi ha insegnato molto".
"E poi le ho anche fatto vincere venti euro"
"Eh già. Ora purtroppo la devo lasciare, sa, devo ancora trovare una quarantenne calabrese imprenditrice".
"Ah, mica facile".
"Eh, no".
"Senta un po'… questa conversazione è registrata?"
"Ma cosa sta insinuando?"
"No, no, niente, è che… se nessuno ci sente, io un'imprenditrice calabrese quarantenne in effetti la conosco, pensi un po' che coincidenza…"
"Davvero farebbe questo per me?"
"Ha carta e penna? Tre-quattro-sette-[…………………]. Però non chiami subito, lei a quest'ora di solito riceve i… i… fornitori. Aspetti una mezz'ora, le dispiace?"
"Ma certo. Io non so davvero come ringraziarla per…"
"Ma figurati, se non ci aiutiamo tra noi… A risentirci, allora".
"A risentirci".
Clic.

Tre-quattro-sette-[……………………]
"Agata, ciao, come va? Mamma e papà tutto bene? Senti, non ho molto tempo".
"…"
"No, non è uno dei miei soliti scherzi. Qui se mi aiuti salviamo l'Italia, fidati".
"…"
"Senti, tra venti minuti ti chiamerà un pivello di scienze della comunicazione, ok? No, non vuole venderti niente. Tu per lui sei un'imprenditrice quarantenne di Reggio Calabria. Mi raccomando, la C aspirata".
Quelli di oggi è il Berlusconi che piace a noi: quello che parla al cuore e che entusiasma il pubblico. Non doveva andare al meeting di Confindustria, perchè malato, ma alla fine non ha resistito: ed eccolo lì, in mezzo ai suoi colleghi, fiero del suo passato e fiero del suo presente. Eccolo lì mentre si alza, di scatto, incurante del dolore alla schiena, per parlare agli imprenditori. Ne esce un discorso a braccio di una efficacia strepitosa.
Ci sono tre tipi di bugie: bugie, dannate bugie e statistiche (Benjamin Disraeli)
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