Chi ha cambiato idea su Renzi? (Io, no).

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Tra qualche mese - al termine di vicende complesse ma tutto sommato prevedibili - Matteo Renzi diventerà il leader del centrosinistra italiano. Non necessariamente il segretario del PD, ma quasi sicuramente il candidato alla presidenza del Consiglio. A quel punto, se gli capitasse davanti alle telecamere di proporre come nuova lingua ufficiale lo svedese, e l'obbligo di portare la biancheria sopra i vestiti e di cambiarla ogni mezz'ora, io potrei valutare di non votarlo. Forse.

In ogni altro caso lo voterò, perché le alternative saranno ancora Grillo o Berlusconi (o peggio ancora, un grillino e un berlusconino), e io sono persuaso da sempre della necessità di scegliere il candidato meno peggiore. Purtroppo questa mia disponibilità ad accontentarmi di quello che passa il convento è uno dei tratti del mio temperamento che meno condivido con la maggioranza degli italiani: me ne accorgo tutti i giorni, e mi dispiace. Tutto mi lascia intendere che dovrò ancora difendere in logoranti conservazioni pubbliche un principio banalmente aritmetico (se non voti il meno-peggio, vince il più-peggio). Andrà come dovrà andare. Nel frattempo però vorrei salvare un principio: io sono tra quelli che quando si trattò di votare Renzi alle primarie, votò Bersani. Non solo pensavo che Bersani sarebbe stato un presidente del Consiglio migliore, ma ritenevo che avesse più chances di vincere le elezioni. Forse mi sbagliavo. Ma non ho cambiato idea.

Ritengo ancora che in febbraio Renzi non avrebbe vinto le elezioni; che gli eventuali elettori che voleva intercettare al centro non avrebbero compensato la fuga di quelli che se ne sarebbero andati da sinistra. E più in generale continuo a pensare di Renzi le stesse cose che pensavo un anno fa.

Tutto quello che ho scritto di lui - cose anche un po' cattive - mi sembra ancora più o meno valido. Trovavo il suo giovanilismo un po' irritante (e soprattutto osservavo come questa "irritanza" non fosse solo un'idiosincrasia mia, ma fosse condivisa da molte persone a sinistra). Non è che in seguito il giubbotto di Fonzie abbia modificato questa impressione (continua sull'Unità, H1t#201)

La sua proposta di abolire i finanziamenti ai partiti mi sembrava guardare a un futuro un po’ anglosassone in cui sarebbero stati gli sponsor economici a decidere quali candidati finanziare: e già un anno fa non mi facevo molti dubbi sul perché certi ambienti finanziari o industriali avrebbero avuto più interesse alla candidatura di un Renzi piuttosto che di un Bersani. Non mi piaceva il fatto che continuasse a insistere che i finanziatori della sua campagna erano reperibili “su internet”, quando non era semplicemente ancora vero.
Non mi piace il modo in cui molti politici di area cattolica, come lui, cercano di far passare uno smantellamento dello Stato sociale sotto l’etichetta “sussidiarietà”: una proposta demenziale come ilServizio Civile Obbligatorio, fatta l’anno scorso durante la campagna per le primarie, mi sembrava indicativa in tal senso. Spero che nel frattempo abbia cambiato idea sul Servizio Obbligatorio, ma non vedo perché avrebbe dovuto: il sostegno dell’associazionismo cattolico continua a essergli prezioso.
Non credo che potrà mai trattare da pari con Angela Merkel, non per una questione anagrafica, ma perché è succube della stessa visione cristiano-centrodemocratica delle cose: l’Italia deve scontare le colpe dei suoi genitori, lo pensano gli elettori della Merkel e lo pensa anche Matteo Renzi. Lui stesso ci volle rammentare che in tedesco “colpa” è un sinonimo di “debito” (Schuld). E i debiti si pagano.
Per farla breve: tra lui e Bersani continuerei a scegliere Bersani. Bersani però non c’è più, e nessun altro potrà veramente contendere a Renzi la posizione di leader della nuova generazione che si è conquistato (meritoriamente) in questi anni. Ha vinto lui, e se non farà o dirà cose davvero troppo sciocche, io lo voterò. Ma non ho cambiato idea su di lui. E neanche lui, secondo me, ha cambiato molte idee. E allora cos’è cambiato, da un anno a questa parte? Perché tanta gente, che l’anno scorso lo trovava interessante, ora cambia subito argomento? È il destino di chiunque cavalchi la novità: dopo un po’ la tua faccia non è già più così nuova. Ma non è solo questo.
È che Renzi sta scalando il PD, e questo lo può portare ogni tanto su posizioni un po’ a sinistra. Si tratta quasi sempre di un effetto ottico. In certi casi viceversa è il PD che si sta arrendendo a Renzi: ma l’ingresso nelle sue file di alcuni capibastone locali, per quanto giovani o almeno giovanili, lo rende meno digeribile a chi fino a ieri lo avrebbe votato soprattutto perché ieri MR era un corpo estraneo al PD. Tutto questo era assolutamente prevedibile, e in effetti noi lo avevamo previsto. Noi chi?
Noi che avevamo scelto Bersani. Quando ci esibivano i sondaggi in cui Renzi spostava milioni di elettori, restavamo scettici. Forse sospettavamo che la simpatia che molti elettori di centrodestra nutrivano per MR non sarebbe stata abbastanza forte da portarli davvero alle urne. Nei fatti lo staff di Renzi si aspettava un milione di elettori in più alle primarie (su un totale di tre milioni!) Ed era ancora il 2012: Berlusconi e Grillo non avevano ancora scaldato i motori della campagna elettorale. Grillo non aveva ancora promesso un referendum sull’euro. Berlusconi non aveva ancora inviato nelle case la busta per la restituzione dell’IMU. E Renzi non era ancora visto come il leader del PD. Tutti passaggi che avrebbero molto ridimensionato il suo gradimento presso quel bacino elettorale a cui voleva attingere. Questo era più o meno il ragionamento che facevamo un anno fa: non abbiamo cambiato idea. Altri l’hanno cambiata: appena Renzi è diventato il vero candidato, hanno iniziato a storcere il naso. Era prevedibile, lo prevedevamo.
Certo, prevedevamo anche che Bersani potesse vincere le elezioni - più che prevederlo io losperavo – e Bersani le elezioni le ha perse. Quindi stavolta voterò Renzi (alle elezioni, non alle primarie), e spero che vinca. Magari non passerò il tempo a spiegare tutte le cose che non mi piacciono di lui. Le ho scritte tutte qui stavolta, così per un bel po’ siamo a posto. http://leonardo.blogspot.com
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ll partito flottante

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Non c'è dubbio che queste primarie parlamentari del PD non siano le migliori primarie organizzabili dal migliore dei partiti possibili. Non c'è dubbio che il fine settimana sia uno dei più scomodi che si potevano trovare per gli elettori; non c'è dubbio che il poco tempo a disposizione abbia scoraggiato l'iniziativa di molti outsider a cui magari sarebbe bastata una settimana in più per sondare il terreno, raccogliere le firme, presentarsi al pubblico con un programma innovativo. Non c'è dubbio che una consultazione d'emergenza come questa non possa che rafforzare l'apparato, quella famosa struttura che è un punto di forza del PD ma è anche la cosa più criticata, e in certi casi davvero più criticabile del PD: il fatto che tra un sussulto e l'altro della società civile, tra un'ondata e l'altra di indignazione collettiva, nel PD ci sia gente che politica la fa tutti i giorni, la fa di mestiere, e se c'è da candidarsi ha già i manifesti pronti, uno staff pronto, eccetera.

Non c'è dubbio, insomma, che se pensavate che le primarie dovessero rappresentare una sfida della società liquida all'apparato, ecco, avete sbagliato partito, sbagliato anno, sbagliato tutto: niente di tragico, se avete bisogno di roba liquida ce n'è dappertutto, guardatevi in giro, sceglietevi il vostro partito liquido e non prendetevela con quella povera île flottante che è il PD. Non c'è dubbio che nel prossimo parlamento continueranno a sedere personaggi semisconosciuti che se fossero stati un po' più conosciuti probabilmente non sarebbero stati eletti, e alcuni di questi continueranno a essere esponenti del PD. Non c'è dubbio che i bersaniani partivano avvantaggiati, in generale chi è in vantaggio tende a essere avvantaggiato, prendetevela con La Palisse. Non c'è dubbio che una consultazione così frettolosa, quasi un colpo di mano, rischi di alienare la minoranza interna, già un po' demoralizzata dalla sconfitta pur onorevolissima di Renzi. Insomma dubbi proprio non ce n'è. O forse uno: se ci fosse stato più tempo per organizzarsi, per coinvolgere, per battibeccare, i vertici del PD sarebbero stati così lesti ad accettare l'idea quasi rivoluzionaria delle primarie? Ma più che un dubbio è un'insinuazione. No, il dubbio vero è uno solo: in una situazione del genere, con l'apparato che colonizza le primarie e le usa per legittimarsi, vale lo stesso la pena di andare a votare? Per gente che se non è sconosciuta è fin troppo conosciuta?

Secondo me sì, ma non sono sicuro del perché. Votare, si sa, è sempre un paradosso. Penso che chiunque abbia a cuore le primarie, chiunque sia convinto che siano il metodo giusto per riformare i partiti (io non ne sono convintissimo, ma ne parliamo un'altra volta) non si possa fare scappare l'occasione. Non c'è dubbio che non sia l'occasione migliore, ma è un precedente. I precedenti sono importanti: se queste primarie andranno male, sarà più difficile rifarne in futuro. Potrei anche approfittarne per spendere qualche parola in difesa dell'apparato, che negli anni non sempre è riuscito a mantenersi sopra la soglia della decenza, ma alla fine ci ha lasciato un partito in grado di organizzarsi nell'emergenza e provare a vincere. Ma difendere un'idea di politica come professione, al giorno d'oggi, è roba da bastian contrari persino più bastiani e più contrari di me. Del resto temo che non farò in tempo a votare, domani, ma non ha tantissima importanza il mio voto singolo. Mi piacerebbe però che votasse tanta gente, e che il PD - questo PD senza dubbio non perfetto, senza dubbio perfettibile, vincesse le elezioni. Dopodiché si può discutere di tutto. Ma almeno proviamo a vincere, proviamo a vedere cosa succede. Dopo tanti anni per me è ancora una questione di curiosità: cosa succede se per una volta tocca a noi? Ci è già successo e si è capito che non succede nulla di meraviglioso, anzi. Però ci riproverei.
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Avete vinto voi

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Congratulazioni ai renziani (SENZA IRONIA, MI CONGRATULO DAVVERO, vi invidio anche un po')

Le primarie sono andate benissimo, abbiamo vinto tutti. A saperlo prima potevamo magari evitare di incanaglirci sulle procedure, che è il modo migliore per delegittimarci a vicenda. Però è facile col senno del poi. Quindi sì, poteva andare persino meglio - ma è andata benissimo.

Bersani ha il margine che gli serviva per chiudere la discussione: queste sono le sue seconde primarie, non era tenuto a farle, le ha volute fare a due turni e li ha vinti tutti e due. Ora magari si potrebbe per un po' cessare di sventolare i santini di Berlinguer - Berlinguer, con tutto il rispetto, non ha mai dovuto rifondare un partito (a Bersani è successo un paio di volte) né combatterci dentro una mezza guerra civile: il suo compromesso storico era tutto sommato più indigesto di quello che stiamo mandando giù con Monti, e il suo massimo risultato fu un 33%, da morto. Bersani è vivo, è segretario nel momento peggiore dal dopoguerra, e ieri i sondaggi davano il suo partito al 34. Certo, sono solo sondaggi. Però comincia veramente a mostrare gli anni, il santino di Berlinguer.

Ma quelli che devono essere veramente contenti sono i sostenitori di Renzi: io, almeno, se fossi un sostenitore di Renzi, a questo punto avrei di che dirmi soddisfatto. Basta pensare a com'era il PD neanche due anni fa: a quel tempo una minoranza interna con un'identità riconoscibile e compatta come quella che gli hanno dato i renziani era inimmaginabile. La questione generazionale non era al primo punto né al secondo, forse non era nemmeno nelle agende dei più. I liberaldemocratici sembravano una presenza residuale. Oggi possono dire, con qualche ragione, di essere quasi il 40 per cento. Renzi poteva pretendere di più? Secondo me no, non sono nemmeno sicuro che ci abbia davvero provato. Verso la fine mi sembrava quasi che stesse provando a scassare il PD, ma forse sono prevenuto.

Una delle sue carte vincenti, che negli ultimi giorni è stata giocata a ripetizione, era la vocazione maggioritaria, il rifiuto di alleanze stile Ulivo: un bluff che si può giocare soltanto se si ha una ragionevole certezza di non vincere mai. Renzi non sarà il candidato del 2013, non sapremo mai se in una situazione di necessità avrebbe rifiutato i voti di un Casini (col risultato di consegnare comunque l'Italia a qualche altro governo tecnico sostenuto da Casini). I suoi sostenitori possono continuare a crederlo, e questo è un altro bel motivo per essere contenti che abbia fatto una bella campagna e abbia perso, evitando di sporcarsi le mani con la morchia della prassi. Il suo discorso da perdente poi è stato un capolavoro, la conferma di un vero talento per le autocritiche, che a sinistra apprezziamo tantissimo. In questo momento è un grande leader senza partito, mentre nel centro liberale c'è qualche partito senza leader: chissà come andrà a finire. Io se fossi un renziano, o per meglio dire un liberaldemocratico del PD che questa volta ha appoggiato Renzi, comincerei a guardarmi in giro: se non altro perché Renzi non era il candidato perfetto - lo ha ammesso anche lui - e anche se era umanamente assai migliore di come il suo staff lo ha cucinato verso la fine, molti renziani, pardon, libdem che hanno sostenuto Renzi, si meritavano di meglio.

Ne approfitto per salutarli, mi dispiace che si siano molto incazzati per le ultime cose che ho scritto. Non chiedo scusa perché non sarebbe serio: quelle cose le ho scritte e tutto sommato le penso: mi sembra che Renzi abbia imposto la sua leadership in modo non trasparente, con un uso dei sondaggi che avrebbe dovuto destare qualche diffidenza in più, e che in linea di massima si sia dimostrato un pessimo negoziatore - e la negoziazione è una delle principali abilità dei politici, più dei bei discorsi che comunque uno bravo a scriverteli lo trovi. A me poi rileggendomi non sembra di esserci andato giù così pesante. Ma forse era l'atmosfera generale: mi pare che molti, su internet, siano reduci da quindici giorni di guerra fratricida. Mi chiedo se non sia un po' l'effetto di twitter e dei social network in genere, perché ogni volta che ho messo il naso fuori di casa non ho trovato nessuno davvero incazzato per Renzi o per Bersani. Nulla di paragonabile allo psicodramma dell''89, quando i comunisti cambiarono nome, o alle litigate furibonde tra rifondaroli e prodiani nel '98 (quanto sto diventando vecchio, mi sembro Matusalemix su una panchina).

Su twitter dovremmo tutti per legge seguire almeno una dozzina di persone che parlano solo di cose di cui non sappiamo niente: sarebbe sano, ci aprirebbe gli orizzonti. Altrimenti finiamo per soffrire realmente, fisicamente, per delle tempeste che si consumano in bicchieri d'acqua. La percentuale di persone a cui interessavano le primarie (tre milioni su sessanta) era già abbastanza esigua; la percentuale di questi tre milioni interessati a polemizzare sul comitato dei garanti o sulle inserzioni pubblicitarie (o anche al limite sui contenuti) era comunque minima. Però, certo, su twitter uno rischia sempre di selezionare solo le persone che hanno gli stessi interessi che hai tu, e se ci vai più volte al giorno a un certo punto rischi di confondere twitter col paesaggio, vedi un centinaio di persone che litigano (son tante: dal vero raramente hai visto centinaia di persone litigare) e ti convinci che là fuori litighino tutti. Secondo me no, secondo me la maggior parte degli elettori ha letto un po' di cose sui quotidiani (o su internet) magari ha visto il dibattito di sky, ha apprezzato i toni di tutti e in particolare di un candidato, ha votato per lui; e c'è senz'altro stato anche qualcuno che per curiosità si è fermato a guardare il dibattito il mercoledì seguente su rai1, e magari gli è piaciuto e gli è venuta mezza voglia di andare a votare - ma quando ha capito che non era tanto semplice, il più delle volte ha lasciato perdere; ecco, a tutta questa gente secondo me la rissa sulle regole e sulle giustifiche è scivolata intorno, come tutte le polemiche tecniche e noiose. Almeno mi piace pensarla così.

L'invito a non confondere internet col mondo, in ispecie quella piccola porzione del mondo che è l'Italia, suona sempre un po' antipatica. La raccomandazione a mantenere una vita anche offline, se ve la fa uno che scrive lenzuolate da dodici anni su un blog, è facile che la rispediate al mittente. Troppo giusto, però lasciatemelo dire, secondo me ve la siete presa troppo. Non credo che i miei pezzi, soprattutto gli ultimi, abbiano conquistato un solo voto a Bersani, o tolto un solo voto a Renzi. Non è per quello che li ho scritti, non sono bravo a fare propaganda. Li ho scritti perché mi diverte scrivere questo genere di cose, mi piace ragionare sulle cose che succedono, e mi piace anche molto litigare, non è una cosa di cui vada fiero, ma preferisco farlo sul mio blog personale dove non dovrebbe davvero farsi male nessuno. Non credo di avervi fatto davvero male, e poi sul serio, di che vi lamentate? Avete un partito che supera il 33 per cento, e che quasi sicuramente governerà il Paese. Certo, sarà costretto ad allearsi con gente orribile, ma voi potrete dire in continuazione Not In My Name (anche su questo blog, venite copiosi a smerdare l'autore, non c'è problema). Bersani dovrà fare delle scelte impopolari, scelte che anche a Renzi sarebbero toccate (ma secondo me non ci ha mai pensato seriamente). In tutti i casi deluderà i suoi elettori e la vecchia classe dirigente ne risulterà definitivamente compromessa. A quel punto può toccare a voi. A Renzi non so, ma a voi sicuramente. C'è solo da mostrare di essere un po' migliori, e non sarà così difficile. Congratulazioni, avete perso la migliore battaglia che potevate perdere, e l'avete persa bene. Per come vanno le cose, anche solo statisticamente, una guerra prima o poi la vincete.
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Perché Renzi è pronto per governare l'Italia

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"Simpatico, convincente, la pensa
come me, quindi voto quell'altro".
Unfit To Lead Italy


Ma insomma alla fine di tutto un tizio così secondo voi è adatto? Metti che vinca le primarie del partito senza riuscire a distruggerlo - metti che poi vinca le elezioni: a quel punto, secondo voi, Matteo Renzi è pronto per governare l'Italia?

Un tizio che a un certo punto - ma voi riuscite a ricordare quando? - ha deciso che il leader dei giovani rinnovatori del PD era lui, ed evidentemente aveva ragione visto che i giovani rinnovatori gli sono quasi tutti andati dietro - però com'è andata esattamente, chi lo ha deciso che il Primo Rottamatore doveva essere lui e soprattutto, scusate la stucchevole domanda, ma i soldi? I fondi per organizzare tutti quei meeting e le leopolde, tutto quel fittissimo calendario di incontri che di fatto lo ha consegnato ai media come un candidato in pectore alle primarie già un anno prima che si decidesse di farle, le primarie, dove li ha presi?

Uno che se gli fai questa domanda: Matteo Renzi, ma i soldi? lui ti risponde sempre È tutto Online, che sarà anche vero per carità che da qualche parte on line ci sono le fatture e tutto quanto, ma mi fa venire in mente quel tipo di ragazza che le chiedevi il numero ti rispondeva è nell'elenco (sant'iddio quanto son vecchio, mi ricordo quando esisteva l'elenco degli abbonati telecom, quanto si vede che voterò Bersani).

Io poi ogni tanto ci vado on line, ma siccome le fatture mi addormentano vado a vedere altre cose, per esempio la pagina in cui risponde alle accuse di aver preso soldi da Lusi, il maneggione della Margherita. Va da sé che tutti sono innocenti fino a prova contraria, e prove che Renzi abbia preso soldi da Lusi non ce ne sono, però la "verità su: Lusi" contenuta nel sito ufficiale di Matteo Renzi è la seguente.

Il Sindaco, del resto, ha sempre dichiarato di non aver ricevuto un soldo e, riflettendoci, non lo avrebbe certo detto in modo così chiaro, fin dal primo giorno, se non ne fosse stato più che certo. 

Sul serio, c'è scritto così. Ogni tanto vado a controllare se il testo non è cambiato, se non hanno magari trovato uno stagista più professionale, se Gori per caso non ha dato un'occhiata - ma secondo me Gori i siti non li legge. Prendo atto che a tutt'oggi primo dicembre 2012 Renzi dichiara di non aver ricevuto un soldo e la dimostrazione è che lo ha dichiarato chiaramente e subito, non come i bugiardi che ci mettono un po' e tentennano; lui lo ha detto subito, quindi è vero: ma insomma, uno così che non si è ancora capito molto bene dove ha trovato i soldi

è adatto a governare l'Italia?

Un tizio così, che dai e dai una conferenza qui e una leopolda là, alla fine è riuscito ad accreditarsi come candidato in pectore alle primarie - con il piccolo problema che è un tesserato del PD, e a norma di statuto il candidato del PD alle primarie di coalizione poteva essere soltanto il segretario. Certo, un tizio così avrebbe potuto uscire dal PD, ma non lo ha fatto. Però a furia di interviste, e comparsate, e sondaggi (quanti sondaggi! e costano) è riuscito a convincerci tutti che valeva la pena di fare un'eccezione, che sarebbe stato un valore aggiunto. Un tizio così che si è fatto spianare la strada dai sondaggi, e poi si è fatto rifare una norma statutaria a sua misura,

è adatto a governare l'Italia?
Ci sto pensando.

Un tizio così, che all'assemblea nazionale che ha discusso e votato la deroga non c'era (in generale non va spesso alle assemblee dove parlino altri che lui), un tizio così dal giorno dopo ha iniziato a montare un casino sull'Albo degli elettori che, a detta sua, il PD voleva mettere on line con tutti i dati sensibili degli elettori, un'accusa quasi infamante; un tizio così che se cambi le regole per concedergli di candidarsi, lui in cambio ti accusa di violare la privacy dei tuoi elettori, è adatto a governare l'Italia? Non so.

Un tizio così, che ha imbastito la sua campagna sul fatto che il PD potrebbe vincere le elezioni con un largo vantaggio se solo lo guidasse lui: ed è un peccato, anzi una rara ingiustizia che tutte le persone che voterebbero il PD solo se lo guidasse lui non abbiano avuto voglia di andare a votarlo alle primarie domenica scorsa. D'altro canto se glielo chiedi è un problema di code, c'erano code dappertutto siccome bisognava anche firmare, non come le altre volte. Per la verità si doveva firmare anche le altre volte; la novità è stata che i volontari del PD hanno cercato di tenere aperti gli uffici per ricevere le iscrizioni anche qualche giorno prima - nel frattempo lui faceva scrivere ai suoi influencer che iscriversi sarebbe stato faticoso, che le code avrebbero preso come minimo 15 minuti, che ne valeva la pena ma era anche una palla, diciamolo. Un tizio così, un comunicatore tanto astuto, è pronto per Palazzo Chigi?

Io un'idea sto cominciando a farmela.

Un tizio così - che poi, chi l'ha detto che alle elezioni davvero varrebbe cinque, dieci punti in più di Bersani? I sondaggi. E i sondaggi, perdonate, chi li paga? No, scusate, son vecchio, mi ricordo di Pilo, qui dentro nessuno si ricorda di Pilo, era un tale che per far vincere le elezioni al suo datore di lavoro (uno che non si era mai candidato prima) si inventava sondaggi favorevolissimi e la gente diceva: però, questo è forte, questo vale già il 20%, e poi è uno nuovo, quasi quasi lo voto anch'io - e andò a finire che la profezia si autoavverò... ma erano i primi anni '90, eravamo tutti molto ingenui, non c'era mica Internet a diffondere nozioni e competenze. Un tizio così, che ieri per esempio butta lì un sondaggio che dice che se uscisse dal PD - naturalmente non lo farebbe mai, eh, però se lo facesse, se dopo aver fatto cambiare le regole per candidarsi perdesse e fuoriuscisse dal partito - prenderebbe tra il 12 e il 25 per cento, in pratica rischierebbe di diventare lui, Matteo Renzi, il primo partito in Italia; non so se mi spiego, c'è da ringraziarlo per la sua abnegazione, lui potrebbe vincere da solo e invece ha deciso di aiutare noi poveri rottami del pd, ma non siamo dei veri ingrati a respingere il suo spam? Un tizio così...

(...anche se a dire il vero non tutti i sondaggi dicono la stessa cosa, per esempio ce n'era uno ieri SWG che diceva che Renzi, da solo, varrebbe tra il quattro o il cinque, comunque parecchio, ma non necessariamente abbastanza per superare la soglia di sbarramento e mandare almeno un deputato alla Camera. Ed è anche curioso il fatto che sondaggi diversi dicano cose tanto diverse, viene da pensare che alcuni sondaggi magari siano stati un po', come dire, piegati ad esigenze di propaganda, oddio che parola antica, da bersaniano veramente). Comunque, dicevo, un tizio così...

è la persona giusta per governare l'Italia nei prossimi anni?
Credo di saperlo.

Un tizio così, che perde il primo turno ma s'impunta, per un giorno intero dice di avere informazioni diverse -da chi? ha una struttura parallela che scrutina a distanza e più rapidamente? o anche lì, si fida di sondaggi che però, guarda un po', si inventano un milione di elettori in più? Un tizio così, che ancora per un giorno insiste sul fatto che a lui risulta un 4% di elettori in più, parliamo di migliaia di voti in più, insomma sono brogli, e piuttosto gravi: sta accusando i dirigenti e i militanti del suo partito di truffare, è un'accusa pesante e se ne potrebbe prendere la responsabilità, magari facendo un gesto eclatante, magari fuoruscendo dal suo partito, visto che comunque un 15-20 per cento lo fa da solo... invece resta e ricomincia a leggere le regole delle primarie a modo suo. Un tizio così, è il tizio giusto per noi? Eh, mi sa che è abbastanza chiaro.

Un tizio così, che a quattro giorni dalle elezioni si mette a comprare inserzioni assai costose, e quando gli chiedono Quanto sono costate, lui ancora una volta risponde On Line, è tutto On Line, non è una risposta meravigliosa? Che poi è il tuo interlocutore a fare la figura da fesso, siccome è tutto On Line ma lui non sa trovare l'url giusta, ahah, matusa. Un tizio così, che si mette a bombardare di spam la gente, pensateci bene: quindici giorni prima aveva fatto un esposto al Garante della Privacy, accusava il PD di voler pubblicare (On Line) i dati sensibili dei suoi elettori, ecco: un tizio così quindici giorni dopo bombarda di spam le caselle dei suoi potenziali elettori, ma dove li avrà trovati gli indirizzi, ma siamo sicuri che non siano anche loro dati un pochino sensibili? Un tizio così che in sostanza fa quel cazzo che gli pare, che rivolta la regola a seconda di come gli conviene in quel momento, che si fa precedere da sondaggi favorevolissimi che nessuno gli contesta più da un pezzo, ma un tizio così è veramente adatto per governare l'Italia?

Secondo me sì.
Andiamo, è evidente.
In verità non si capisce perché non lo acclamiamo subito e non la facciamo finita.

Si è fatto da sé, spendendo un po' di soldi che comunque sono tutti On Line da qualche parte; si è fatto precedere da faustissimi sondaggi; le regole le aggira, le stravolge, le piega finché non sono roba sua: un tizio così è esattamente quel tipo di persona che gli italiani vogliono, magari ci mettono un po' a capirlo ma poi per quindici, vent'anni non se ne staccano più. Matteo Renzi è la persona più adatta a governare l'Italia, ma "adatto" non suona così bene, bisognerebbe proprio usare l'inglese "fit", perché è proprio una cosa fisica, a Renzi l'Italia calza perfettamente, è già una penisola su misura per lui, ci sarà senz'altro un sondaggio del Sole 24 Ore che ce lo conferma.

E poi un tizio così, una volta che avrà preso possesso della penisola che non gli fa difetto, come si comporterà?
Ma anche questo lo sappiamo già.

Comincerà a dire che le regole non vanno bene; che bisogna cambiarle; che fosse per lui avrebbe già calato le tasse e infilato soldi nelle tasche degli italiani che devono smetterla di remare contro; che è colpa della passata stagione, è sempre colpa di chi era al governo prima; ma anche di chi faceva l'opposizione, prima; è sempre colpa di qualcosa prima. Si circonderà di gente che sappia ascoltarlo e che non l'annoi troppo con chiacchiere non richieste; e tuttavia dopo un po' comincerà a prendersela con loro perché non fanno niente di quello che lui aveva promesso, e che lui alla fine se potesse farebbe ma non può, maledizione, non ha mica tutti questi poteri dopotutto è solo il Presidente del Consiglio, come diceva già quell'altro, può giusto decidere da che parte far andare il suo cavallo, tranne che ormai chi ci va più a cavallo, magari un cavallo virtuale, ci sarà di sicuro un app.

Matteo Renzi è sicuramente la persona più adatta a governare l'Italia mentre precipita nello stesso baratro in cui sta precipitando da vent'anni in moto rettilineo. Tanto nessuno sa veramente quando si toccherà il suolo, ammesso che un suolo ci sia - nel frattempo farci governare da simpatici istrioni è divertente. Ci siamo molto divertiti con quell'altro, ammettiamolo, ci faceva sentire così intelligenti mentre ridevamo di lui sui blog. Così impegnati mentre denunciavamo le sue truffe i suoi furti le sue collusioni e concussioni. Così chic mentre ironizzavamo sulla sua tamarraggine senza redenzione. Se tutto questo vi manca, e io so che vi manca, votate Matteo Renzi.

Se invece avete paura che da qualche parte un suolo ci sia, ecco, magari no.
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Renzi e il Partito nella Nuvola

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Finché un bel momento si accorge che la polemica sulle regole gli è scappata di mano, e che averla trascinata fino a questo punto sarà controproducente anche per lui, sia che vinca sia che (più probabilmente) perda. Così a due giorni dal voto registra un messaggio pregando, "implorando" i suoi sostenitori di parlar d'altro, "di politica, del futuro del Paese". A parte rimarcare la faccia tosta, quasi ammirevole, di chi avendo esaurito i sassi da gettare s'ingegna all'ultimo momento a nascondere la mano, io vorrei qui provare a spiegare senza troppa polemica perché Renzi non può fare così: non può pretendere che i ragni non pizzichino, che le cicale non cicalino, che i suoi sostenitori non polemizzino sulle regole. La polemica sulle regole non è una cosa semplicemente strumentale, un trucco per attirare l'attenzione. La polemica sulle regole è ormai diventata il messaggio, e riflettendoci un poco non poteva che andare a finire così.

La rissa sulle giustificazioni scritte, sui certificati, sui documenti, non è un incidente che ci ha coinvolti per sbaglio. È il modo in cui si è espressa la vera identità del movimento renziano, che non è la bozza Ichino o la vocazione maggioritaria o la mano tesa agli elettori di centrodestra. Il renzismo è, prima di tutte queste cose, un movimento generazionale, che interpreta la frustrazione di una categoria abbastanza precisa di persone. Hanno quasi tutti meno di 45 anni; alcuni sono professionisti, altri sono precari, ma in ogni caso lavorano tutti. E sul luogo di lavoro si scontrano, tutti i giorni, con gli over 50: che mantengono posizioni di potere, che hanno sempre la maggioranza, che sono troppi, si autolegittimano ma spesso non sanno come si accende il tablet che hanno appena comprato, che non si rassegnano a essere rottamati. Lo zoccolo duro di Renzi è questo, e per quanto cerchi di allargarlo alla fine i suoi ultras sono fatti così; non è un caso il fatto che litighino sulle regole, che vivano la giustificazione scritta come un'umiliazione, che non capiscano come mai l'iscrizione ai registri non si può fare on line. Non è un dettaglio. È qui che passa il fronte della guerra generazionale: carta contro iPad, giustificazione scritta contro moduli on line, file nei seggi contro clic e tag, sedi di partito vecchia maniera contro social network: burocrazia contro internet.

Sono i quasi-nativi digitali. Fin qui internet è stato l'unico ambito che ha dato loro soddisfazioni e riconoscimenti: le rare volte che sono riusciti a convincere i colleghi a snellire una procedura passando dalla carta alla cloud, oppure quella volta che il direttore ha chiesto di loro per risistemare un sito o una banca dati. Internet è l'unico territorio amico, l'unico luogo in cui si sentono più sicuri dei loro avversari: è normale che cerchino di trasferire la battaglia lì, che a tre giorni dalla fine di tutto aprano un sito internet allo scopo di attingere a un enorme bacino di potenziali elettori di Renzi. Non ha importanza che questo bacino esista o no: ricorrere a internet è una reazione istintiva, un riflesso involontario: non c'è problema che la Nuvola non possa risolvere.

La carta, invece, è il nemico. Le code sono sempre lunghissime, estenuanti, retaggi di una civiltà analogica che dev'essere smantellata al più presto e sostituita da qualche software o app altri nomi a caso che ogni tanto effettivamente Renzi pronuncia. Il renzismo non è un'ideologia, è una frustrazione: noi siamo nel 2.0 e ci tocca prendere ordini da gente che va in crisi se la fotocopiatrice è in standby? E adesso cosa vogliono, la giustifica come a scuola? Dobbiamo scrivere? Su dei pezzi di carta?  Douglas Coupland si preoccupava che fosse la prima generazione senza Dio; per adesso questo più di tanto non si nota, almeno da noi; si nota più il fatto che sia stata la prima generazione a diventare adulta senza abituarsi a timbrare un cartellino. Mettersi in coda non è semplicemente una rottura: è umiliante.

Ne conosciamo tutti di tipi così. Per esempio io nel mio luogo di lavoro conosco un tizio che ha un problema col registro di carta: non riesce a gestirlo. Proprio non ce la fa, piuttosto di mettere i numerini con la penna nei quadratini si farebbe ore di riunioni, di lezioni, di qualunquecosa. Ce l'ha a morte con la Gelmini, con Profumo, con la Moratti, con tutti quelli che non gli hanno ancora dato il registro elettronico che a sentir lui sarebbe facilissimo da usare, praticamente si riempirebbe da solo. E in effetti lui ce l'ha già una specie di registro elettronico, se lo è fatto per i fatti suoi, lo ha messo nella Nuvola e ci si trova abbastanza bene, ma quello di carta non sa proprio più fisicamente come si riempie, è un'angoscia. Ecco, quel mio collega sotto sotto è un renziano - anche se su tutti i blog scrive in lungo e in largo il contrario.
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Vinci prima tu

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C'è stato un momento, ieri sera, in cui credo che tutti abbiamo capito chi aveva vinto il dibattito. Alla fine di un break pubblicitario, quando davanti a noi si è materializzato all'improvviso Bruno Vespa, e con lui una carrellata di personaggi che sullo sfondo azzurrino di Porta a Porta non ci erano mai sembrati così esili, fragili, grigi: la Santanchè, Lupi, la Gelmini, persino la Meloni. La sigla era la solita da vent'anni a questa parte, l'immagine sembrava sbiadita come certe vhs che non abbiamo più tolto dallo scatolone dell'ultimo trasloco.

È stato quello il momento in cui abbiamo tutti capito chi aveva vinto il dibattito. Pochi secondi dopo abbiamo rivisto due candidati credibili alla presidenza del consiglio scambiarsi frecciate e battute cordiali. Non sembrava Rai1, non sembrava nessuna litigiosa tribuna televisiva di qualche anno o mese fa. Il dibattito lo ha vinto il PD, che non è mai stato così interessante, così vivace, così credibile. Qualunque sia il vincitore di queste primarie, il PD ne esce molto più forte di come ci era entrato.

Ha vinto Renzi? (continua sull'Unita.it, H1t#156). Dei due, Renzi era quello obbligato a vincere; giocava il match della vita e non lo ha giocato malissimo – ma non lo ha nemmeno stravinto, mi pare che Bersani si sia difeso bene. Lo sfidante ha insistito molto (troppo, secondo me – ma sono di parte) sugli errori commessi dalla sinistra negli ultimi vent’anni: un tema molto caro al suo zoccolo duro, e che può intercettare qualche consenso al centro e a destra (ammesso che poi vadano a votare); ma nemmeno lui probabilmente pensa di poter recuperare il 9% così. Viceversa, ha platealmente evitato di dire qualsiasi cosa di vendoliano: per sua esplicita ammissione, quei voti non gli interessano (d’altro canto negli ultimi giorni ha più volte segnalato la sua totale adesione alle proposte di Ichino, forse il modo più semplice di chiarire le idee ai vendoliani ancora indecisi). Ha persino ammesso che preferisce perderle, le primarie, se non riesce a far capire al Sud che è venuto “il momento della scossa”. Credo che l’affermazione abbia un senso più generale: piuttosto che fare concessioni e annacquare i suoi contenuti, Renzi queste primarie preferisce perderle.
Il 35% per un outsider è un ottimo risultato, destinato a migliorare al secondo turno.  Bersani è un avversario leale e forse Renzi si vede già leader di una robusta corrente di minoranza. Questo magari non è del tutto coerente con la tanto sbandierata vocazione maggioritaria, ma è l’opzione più realistica e anche più comoda – dal momento che chi vincerà e governerà si ritroverà nella situazione più delicata dal secondo dopoguerra. Io, lo ammetto, non credo che Renzi sia la persona più adatta per quell’incarico. Quel che è più interessante è che lo stesso Renzi non sembra tenerci più di tanto. http://leonardo-blogspot.com
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Motivi per votare Vendola, Renzi, Bersani

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Da Angela chi ci mandiamo?

Credo che molti lettori di questo blog, che si considerano di sinistra e mettono tra le loro priorità i diritti civili o l'ambiente, alle primarie dovrebbero votare Nichi Vendola. Lo dico senza ironia, perché qui sembra sempre che si scherzi, e anche su Vendola si è scherzato ma stavolta no. È una persona onesta e un politico di esperienza, ma nel suo caso è importante soprattutto quello che rappresenta: un pezzo importante della sinistra di questo Paese, che ha commesso tanti errori ma che non si meritava di uscire dal parlamento cinque anni fa. Un voto per Vendola al primo turno è tutt'altro che un voto inutile: io non lo voterò, ma mi piacerebbe che i due sfidanti al ballottaggio scoprissero di dover contendersi un 30 o addirittura un 40% di voti a sinistra. Sarebbe un bel modo di battere un colpo, di rivedere le priorità in tutta la fase finale della campagna, di far sapere che la sinistra c'è, e che per una volta può anche essere decisiva. Pensateci.

Penso che molti lettori di questo blog che si stanno un po' annoiando, e che vorrebbero leggere pezzi più ironici o incazzati o beffardi, antiberlusconiani o antiveltroniani insomma antiqualcosa, alle primarie dovrebbero votare Matteo Renzi. Ma il discorso vale in generale per tutti gli operatori dell'infotainment e della satira, che secondo me in un Renzi premier ci sperano parecchio - bisogna anche capirci, Berlusconi ci ha viziato, ci ha fornito spunti comici e barzellette sceme per vent'anni, e poi all'improvviso ci ha lasciato in mezzo al guado, in crisi d'astinenza, e in questi casi ci si attacca a qualsiasi surrogato. Renzi non è senza dubbio Berlusconi, anche se i motivi per cui molti lo apprezzano sono gli stessi per cui qualche anno fa piaceva Berlusconi: sorrisoni, ottimismo, bei discorsi, ci penso io che ho la ricetta giusta, Italia rialzati ecc.

In molti elettori questo tipo di simpatia è probabilmente destinata a rovesciarsi nel suo sentimento speculare, non appena avranno verificato che il tizio non ha la bacchetta magica e che no, l'Italia non si può trasformare in una Danimarca ichiniana col puro sforzo della volontà creatrice, specie finché il fiscal compact non ci lascia margini di manovra. A quel punto Renzi potrebbe sperimentare un rovesciamento di immagine simile a quello vissuto dal povero Veltroni tra 2008 e 2009. Molti arguti commentatori politici e satiri vari lo aspettano lì al varco, e anch'io quando comincerà il tiro al piccione so che non saprò tirarmi indietro. Renzi non è Berlusconi, ripeto, ma è senz'altro il personaggio più buffo, il più vignettabile (a differenza di Bersani, che come personaggio comico ha un respiro cortissimo); molte delle trovate renziane sono oggettivamente divertenti (il volontariato obbligatorio, wtf?), quelle che non evaporeranno al contatto con la realtà lasceranno comunque il segno. Per fare un piccolo esempio: la settimana scorsa ha dichiarato che non vuole allearsi con Casini, e tutti a esultare. Ma mettiamo che vinca le primarie, e poi le elezioni, e mettiamo che dalle urne esca un parlamento in cui l'unica maggioranza possibile sia SEL+PD+Centro. A quel punto cosa farà? Tradirà i suoi entusiasti sostenitori? Sarebbe divertente. Preferirà passare la palla ai centristi che provino a mettere su un governo tecnico con berlusconiani, grillini, scilipoti vari? Sarebbe atroce - ma anche un po' divertente, dai. Oppure riporterà gli italiani a votare in venti giorni? Ecco, chi si annoia e ha voglia di vivere in giorni interessanti, voti pure Matteo Renzi.

Credo che chi è sinceramente preoccupato per la situazione dell'Italia, e in generale dell'Europa, dovrebbe votare Pierluigi Bersani, che ha anche lui, intendiamoci, i suoi difetti. Per esempio non è proprio nostro contemporaneo, diciamo - ma ha uno staff giovane, a differenza di Renzi che rischia di fare il ragazzo-immagine dietro a un pool di gente più grande. Ma preferirei non farne una questione generazionale. Quel che apprezzo in modo particolare in Bersani sono le doti di professionista della politica, e una in particolare che mi pare manchi a Renzi quasi completamente: la capacità di negoziazione. Perché è inutile, davvero, che ci mettiamo a scannarci sui programmi, sulle ricette, sulle idee - finché la Germania ci tiene per il colletto in questo modo. Per me l'Italia potrà uscire dalla crisi, e diventare un Paese migliore, solo a patto di uscire da una morsa rigorista che ci sta penalizzando, ben al di là delle eventuali colpe che possono aver commesso i padri o i padri dei nostri padri. Anzi, questa storia delle colpe dei padri dovremmo toglierla di mezzo, perché non è roba razionale, e porci tutti assieme l'unico problema: come se ne esce? Se ne esce col rigore? No. Se ne esce cambiando rotta, ripotenziando l'area socialdemocratica europea, facendo pressione sui tedeschi, e in questo Hollande sarà certamente con noi. Ma a quel punto il problema è: chi ci mandiamo a discutere con Angela Merkel (o col suo successore)? Ci mandiamo il miglior negoziatore che abbiamo in Italia, uno che da un anno sta giocando una partita complicatissima sulla legge elettorale con i più diabolici democristiani sulla piazza (al suo posto lo stesso brillante D'Alema avrebbe già ceduto e firmato un paio di bicamerali in bianco)? O ci mandiamo Matteo Renzi?

Non è una questione anagrafica. Matteo Renzi è un cattivo negoziatore, non perché non ha compiuto quarant'anni. Anche quando ne compirà cinquanta, temo, Renzi resterà un cattivo negoziatore, solo un po' più suonato di adesso. Renzi è un cattivo negoziatore perché quando vuole ottenere una cosa da Berlusconi, e Berlusconi gli dice vieni e casa mia, lui ci va: ed è ancora lì che difende la sua scelta, è ancora convinto di aver fatto un buon affare. Renzi è un cattivo negoziatore perché ha consentito che i vecchi savi del centrosinistra gli confezionassero un regolamento elettorale fatto apposta per farlo perdere: poi si è lamentato, certo, ma non ha fatto nulla di concreto per opporsi, non ha minacciato di far saltare il banco, neanche un bluff, niente. Al punto da far sorgere il sospetto che più che a vincere stia già pensando a trovare belle scuse per aver perso. Renzi è un cattivo negoziatore perché ha impostato buona parte della sua campagna sullo scontro interno, senza preoccuparsi delle tensioni che si creavano nella base, e che se vincesse porterebbero quasi sicuramente alla scissione del PD. Renzi, venendo allo specifico, sarebbe un cattivo negoziatore coi tedeschi, perché la pensa esattamente come loro: gli italiani sono colpevoli della crisi in cui si trovano, gli italiani devono espiare (i vecchi, almeno). Un tizio così, mi dispiace, Angela Merkel se lo mangia a colazione con l'uovo fritto e la pancetta, e ribadisco che non è una questione generazionale. Io poi forse sarò prevenuto nei confronti della mia generazione, ma anche voi, se cercando non siete riusciti a trovare un rappresentante più credibile di lui, non mi state molto aiutando a prenderla sul serio.

È una mia vecchia, noiosa abitudine quella di invitare i lettori a votare il meno peggio. In questo caso però devo confessare che Bersani non è affatto il mio Meno Peggio; che non mi viene in mente nessuno, in Italia, che possa presiedere nel 2013 un consiglio dei ministri di centrosinistra meglio di lui. Ha alle spalle importanti esperienze di amministratore; da ministro si è dimostrato un riformatore energico (peccato che a quel tempo mancassero i numeri). Da segretario del PD, ha saputo guidare il partito su un terreno complesso e in parte inesplorato. L'ultimo anno, in particolare, è stato un capolavoro di equilibrismo che riusciremo ad apprezzare solo da lontano, quando sarà passato qualche anno, quando sapremo già che non si è spiaccicato al suolo. Ah, non è un grande comunicatore. In televisione lascia sempre un po' in imbarazzo. Dopo vent'anni di berlusconismo, mi basterebbe questo.
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Voglia di votare Santanchè

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Mi ha lasciato un po' perplesso lo sdegno unanime suscitato qualche giorno fa da Paolo Flores d'Arcais. Intendiamoci, trovo anch'io molto irritante la posizione dello stimato professore che decide di votare Renzi alle primarie e poi Grillo alle legislative, non perché si fidi di nessuno dei due, ma viceversa sperando che in questo modo vada tutto a rotoli a cominciare dal PD (il voto a Renzi lo "disperderebbe come un sacchetto di coriandoli"). Lo trovo un esempio perfetto di quella concezione del Tanto Meglio Tanto Peggio che secondo me è stato il vero nemico interno della sinistra italiana, forse più micidiale di Berlusconi: l'impulso all'autodistruzione che scatta ogni volta che ci accorgiamo che il partito o la coalizione che ci rappresenta non è il migliore dei partiti o delle coalizioni possibili, e allora? E allora bisogna spaccare tutto, far cadere il governo se siamo al governo noi (Bertinotti, D'Alema), fonderci con qualsiasi cosa ci sia alla nostra destra, Rutelli, Calearo, gli acari della polvere (Veltroni). Leggendo qualche riga in più si scopre che Flores d'Arcais ce l'ha ormai con chiunque abbia provato a fare politica a sinistra: "Pd, ma anche Idv, Sel e residui rifondazionisti", in pratica chiunque si sia candidato è diventato in breve "nomenklatura partitocratica", non si salva più niente.

Questa voglia di tabula rasa che ci assale ogni due o tre anni, sempre alla ricerca di una formula diversa, di una quadra nuova (poi ti accorgi che stanno riciclando Blair per la terza volta) è così diffusa, così metabolizzata, che Renzi può imbastirci sopra una campagna. L'insofferenza di Flores d'Arcais per il PD è a ben vedere più antica del PD stesso, e forse meriterebbe di essere rottamata per prima. Però.

Però cento volte meglio Flores D'Arcais, che annuncia che voterà Renzi anche se non sopporta Renzi, e Grillo anche se non ha particolare stima per Grillo; cento volte meglio lui che ha capito che il voto è un gioco (non molto divertente, ma è un gioco), in cui si può talvolta giocare di sponda, scegliendo x per ottenere y. Cento volte meglio lui di tutti i puristi del voto, quelli che vogliono solo x, e finché non ottengono x si rifiutano di votare qualsiasi cosa non sia assolutamente corrispondente a x. Meglio un machiavellismo sbilenco, il finto "cinismo costituzionale" per cui la combinazione Renzi+Grillo dovrebbe far saltare qualche sigillo dell'apocalisse, piuttosto che l'eterna lagna di quelli che Renzi no perché non è abbastanza di sinistra, Bersani no perché è di sinistra ma apparato, Vendola no perché è velleitario, Puppato no, Tabacci no, no, no, no. Viva Flores D'Arcais che almeno ha capito che il voto non è una questione d'identità, non è una liturgia in cui si proclama la propria consustanzialità con il candidato, e che si può votare Renzi anche se non si crede del tutto in lui, o anche se francamente lo si detesta. Viva Flores e abbasso le verginelle che nel segreto dell'urna assolutamente non possono cedere a nessun compromesso perché, boh, si vede che Dio le vede. Io penso che Dio abbia di meglio da fare che spiarmi proprio lì; del resto cedo a compromessi praticamente tutti i giorni, vendo pezzi del mio corpo un tot all'ora, voi no? Beati voi.

Io son flessibile, anche se a Ichino piacerebbe flettermi un po' di più ma non si può aver tutto; reclamo perciò il diritto di infilarmi in qualsiasi fessura mi consenta di difendere i miei diritti (legalmente, si capisce), e a tal proposito annuncio che se faranno sul serio le primarie del centrodestra, e le faranno con regole simili a quelle del centrosinistra, ci andrò. E vorrei proprio vedere chi mi tiene fuori, e con che motivazioni. Perché non dovrei dire la mia? Perché dovrei rinunciare, a priori, alla possibilità di votare il PdL? Mettiamo che non mi piaccia il candidato che esce dalle primarie del PD; mettiamo che, per qualsiasi motivo, il PdL me ne proponga uno più interessante, o viceversa talmente scrauso da assicurare l'autogol decisivo: mettiamo che io faccia un calcolo, magari meno raffinato di quello del professor Flores D'Arcais, e che questo calcolo mi dica che la candidatura di Daniela Santanchè può davvero rendere l'Italia un posto migliore: a quel punto recarmi alle primarie del PdL e votare Santanchè diventa per me un dovere civico, una cosa che potrei persino rimproverarmi di non aver fatto. Tra l'altro pare che la Santanchè si stia avvalendo dei consigli di Rondolino, l'uomo che (IRONIA) rese simpatico Massimo D'Alema (/IRONIA). Ecco, a un team del genere mi sembra impossibile non augurare una carriera di successi al vertice del principale partito di centrodestra, previo sbaragliamento di tutti i candidati più credibili. Se in questo battaglia serve il mio voto, eccolo, è qui, ma ve lo porto dovunque serva. Mi date l'indirizzo e mi arrangio, faccio anche il quarto d'ora di fila, ci ho resistenza.
Son mica renziano.
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Renzi e il volontariato obbligatorio

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Sarebbe bello se, tra tanti temi dibattuti in queste ore alla Leopolda, Renzi o chi per lui volesse dire finalmente qualche parola più chiara sul Servizio Civile. Sarebbe bello perché fin qui ne ha parlato in molti modi: sul programma si legge di un servizio europeo "su base volontaria", mentre ultimamente nei comizi Renzi ha detto che lo vorrebbe obbligatorio, a livello europeo. Però durante il dibattito su Sky ne ha parlato come di un sogno, e in effetti non sembra molto realizzabile nei tempi brevi, dal momento che nessun grande Paese in Europa prevede per i suoi cittadini un obbligo di questo tipo.

Qualche giorno fa, però, a chi gli domandava un parere sull'insegnamento dell'Inno di Mameli nelle scuole, Renzi ha affermato che "se vogliamo creare senso di appartenenza, identità e comunità non c'e' che una strada: il servizio civile obbligatorio. Magari solo per tre mesi. Ma obbligatorio, per donne e per uomini. Lì sì che si fa l'Italia''. Insomma, almeno in quel caso sembrava avere in mente una dimensione più nazionale che europea. A questo punto però forse si fa prima a domandarglielo direttamente: Renzi, che servizio vuoi? Lo vuoi obbligatorio o volontario? Lo vuoi italiano (subito) o europeo (molto dopo)? E da dove le prenderemmo le risorse? Perché a occhio forzare tutti i maggiorenni a tre o sei mesi di lavori socialmente utili sarebbe un impegno mica da ridere. Può darsi che in tempi medio-lunghi si riveli un risparmio, ma qualche spesa strutturale sarebbe necessaria.

Diamo per scontato alcune cose (che in realtà scontate non sono): probabilmente gli studenti universitari potrebbero chiedere il rinvio, come ai vecchi tempi della naja. Poi, una volta laureati, invece di gettarsi immediatamente nel mercato del lavoro (che si spera non resterà sempre così asfittico) dovranno aspettare una cartolina per qualche mese, e perdere qualche altro mese senza riuscire a portare a casa (quale casa?) qualche soldo. È lecito immaginare che gli stipendi sarebbero molto bassi (come ai vecchi tempi del servizio sostitutivo della naja), sotto il livello dell'autosufficienza. Probabilmente Renzi non prevede di dover fornire un alloggio a tutti, e quindi in sostanza la cosa si traduce in una tassa per le famiglie, a cui toccherebbe mantenere i figli per i tre o sei mesi necessari. A questo si potrebbe obiettare che tanto succede già così, i figli stanno in casa fino ai trent'anni, tre o sei mesi non fanno nessuna differenza. Sì: diciamo che non costituiscono nessun passo avanti verso l'autosufficienza.

In questi giorni ne ho discusso con qualche ex obiettore (continua sull'unita.it, H1t#153).

In questi giorni ne ho discusso con qualche ex obiettore, che ricordava con piacere il proprio servizio civile (anch’io ho nostalgia del mio), come un’esperienza formativa che in certi casi è stato il primo nucleo di una competenza professionale. Tutto bellissimo, ma non stiamo parlando di quel servizio civile lì.
Stiamo parlando di una leva obbligatoria, di tre o sei mesi, che i giovani subirebbero passivamente, perché obbligati. E quindi, se vogliamo immaginare qualcosa di paragonabile, dobbiamo pensare allo scarsissimo entusiasmo con cui i nostri coetanei partivano per la naja – ecco, magari il servizio obbligatorio risulterà più utile e interessante che passare due mesi di addestramento e dieci a grattarsi in caserma – però non pensate nemmeno per un istante che masse di neodiplomati o neolaureati lo andranno a fare con entusiasmo. Lo dice la parola: obbligatorio.
Chi fino al 2004 sceglieva di lavorare in ospedale o in casa di cura, piuttosto di finire in caserma, aveva una motivazione, che si traduceva (non sempre) in impegno personale. Non è il caso dei futuri “volontari obbligati”, a cui non si chiede nessuna motivazione, e non si minaccia nemmeno lo spauracchio della caserma. Alcuni di loro magari scopriranno che sono portati per il socio-assistenziale, il para-medico, l’associazionismo ecc. La maggior parte no: saranno una massa de-qualificata che verrà destinata a svolgere mansioni che nessun altro farebbe quasi gratis. Si creeranno competenze? Può darsi, ma non è detto che siano assorbite da quello stesso mercato in cui saranno immessi centinaia di migliaia di ragazzi ogni tre o sei mesi. Manodopera pochissimo qualificata, ma magari qualche casa di cura, qualche associazione, deciderà di avvalersene e di assumere un professionista in meno.
A trarne immediato beneficio saranno le associazioni convenzionate con lo Stato, che rinverdiranno i fasti degli anni Novanta, quando potevano contare sul lavoro (sottopagatissimo) degli obiettori di coscienza. E in effetti per ora l’unico effetto misurabile delle parole di Renzi è stata l’entusiastica adesione del mondo del volontariato, che il Servizio Civile Obbligatorio lo chiede da anni a ogni interlocutore politico. Qui magari ci sarebbe da discutere sul senso di un “volontariato” che reclama il suo diritto ad arrivare dove lo Stato non riesce (secondo il tanto sbandierato principio della sussidiarietà), e che per farlo chiede allo Stato di assumere tutti i diciottenni o i neolaureati per tre o sei mesi, a spese nostre. Ma questa discussione toccherebbe forse ai sostenitori di Renzi che si considerano ancora liberali.  http://leonardo.blogspot.com
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Alla rivoluzione senza posto macchina

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La foto è presa da qui. 
Erano tanti, erano giovani e forti. Venivano da sinistra, da destra, da centro, da su, da giù, da pertutto. Volevano cambiare l'Italia, mica tra un po', volevano cambiarla, tipo, adesso. Avevano le idee giuste, l'energia giusta, ce l'avrebbero fatta. Avrebbero rottamato tutto il rottamabile, fatto tabula rasa di un passato sconfitto e fallimentare. Avrebbero combattuto senza requie fino alla vittoria, e avrebbero vinto senz'altro!, ma poi.

Ma poi si scoprì che l'iscrizione non si poteva fare più al seggio, e questa cosa di dover parcheggiare in due posti diversi (o anche cercare un parcheggio equidistante) li smontò un pochettino, ecco. E quindi niente, basta, la rivoluzione non si fece più.

Fu un peccato perché prometteva bene, avevano progettato delle barricate spettacolari ma anche molto leggere, si potevano piegare e spostare, ikea gli faceva un prezzaccio, ma questa cosa di parcheggiare due volte fu veramente un colpo basso, è chiaro che vuoi che votino solo i vecchi, i pensionati coi permessi per disabili, tutto un complotto contro i giovani. Le loro idee. La loro energia.
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