Motivi per votare Vendola, Renzi, Bersani

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Da Angela chi ci mandiamo?

Credo che molti lettori di questo blog, che si considerano di sinistra e mettono tra le loro priorità i diritti civili o l'ambiente, alle primarie dovrebbero votare Nichi Vendola. Lo dico senza ironia, perché qui sembra sempre che si scherzi, e anche su Vendola si è scherzato ma stavolta no. È una persona onesta e un politico di esperienza, ma nel suo caso è importante soprattutto quello che rappresenta: un pezzo importante della sinistra di questo Paese, che ha commesso tanti errori ma che non si meritava di uscire dal parlamento cinque anni fa. Un voto per Vendola al primo turno è tutt'altro che un voto inutile: io non lo voterò, ma mi piacerebbe che i due sfidanti al ballottaggio scoprissero di dover contendersi un 30 o addirittura un 40% di voti a sinistra. Sarebbe un bel modo di battere un colpo, di rivedere le priorità in tutta la fase finale della campagna, di far sapere che la sinistra c'è, e che per una volta può anche essere decisiva. Pensateci.

Penso che molti lettori di questo blog che si stanno un po' annoiando, e che vorrebbero leggere pezzi più ironici o incazzati o beffardi, antiberlusconiani o antiveltroniani insomma antiqualcosa, alle primarie dovrebbero votare Matteo Renzi. Ma il discorso vale in generale per tutti gli operatori dell'infotainment e della satira, che secondo me in un Renzi premier ci sperano parecchio - bisogna anche capirci, Berlusconi ci ha viziato, ci ha fornito spunti comici e barzellette sceme per vent'anni, e poi all'improvviso ci ha lasciato in mezzo al guado, in crisi d'astinenza, e in questi casi ci si attacca a qualsiasi surrogato. Renzi non è senza dubbio Berlusconi, anche se i motivi per cui molti lo apprezzano sono gli stessi per cui qualche anno fa piaceva Berlusconi: sorrisoni, ottimismo, bei discorsi, ci penso io che ho la ricetta giusta, Italia rialzati ecc.

In molti elettori questo tipo di simpatia è probabilmente destinata a rovesciarsi nel suo sentimento speculare, non appena avranno verificato che il tizio non ha la bacchetta magica e che no, l'Italia non si può trasformare in una Danimarca ichiniana col puro sforzo della volontà creatrice, specie finché il fiscal compact non ci lascia margini di manovra. A quel punto Renzi potrebbe sperimentare un rovesciamento di immagine simile a quello vissuto dal povero Veltroni tra 2008 e 2009. Molti arguti commentatori politici e satiri vari lo aspettano lì al varco, e anch'io quando comincerà il tiro al piccione so che non saprò tirarmi indietro. Renzi non è Berlusconi, ripeto, ma è senz'altro il personaggio più buffo, il più vignettabile (a differenza di Bersani, che come personaggio comico ha un respiro cortissimo); molte delle trovate renziane sono oggettivamente divertenti (il volontariato obbligatorio, wtf?), quelle che non evaporeranno al contatto con la realtà lasceranno comunque il segno. Per fare un piccolo esempio: la settimana scorsa ha dichiarato che non vuole allearsi con Casini, e tutti a esultare. Ma mettiamo che vinca le primarie, e poi le elezioni, e mettiamo che dalle urne esca un parlamento in cui l'unica maggioranza possibile sia SEL+PD+Centro. A quel punto cosa farà? Tradirà i suoi entusiasti sostenitori? Sarebbe divertente. Preferirà passare la palla ai centristi che provino a mettere su un governo tecnico con berlusconiani, grillini, scilipoti vari? Sarebbe atroce - ma anche un po' divertente, dai. Oppure riporterà gli italiani a votare in venti giorni? Ecco, chi si annoia e ha voglia di vivere in giorni interessanti, voti pure Matteo Renzi.

Credo che chi è sinceramente preoccupato per la situazione dell'Italia, e in generale dell'Europa, dovrebbe votare Pierluigi Bersani, che ha anche lui, intendiamoci, i suoi difetti. Per esempio non è proprio nostro contemporaneo, diciamo - ma ha uno staff giovane, a differenza di Renzi che rischia di fare il ragazzo-immagine dietro a un pool di gente più grande. Ma preferirei non farne una questione generazionale. Quel che apprezzo in modo particolare in Bersani sono le doti di professionista della politica, e una in particolare che mi pare manchi a Renzi quasi completamente: la capacità di negoziazione. Perché è inutile, davvero, che ci mettiamo a scannarci sui programmi, sulle ricette, sulle idee - finché la Germania ci tiene per il colletto in questo modo. Per me l'Italia potrà uscire dalla crisi, e diventare un Paese migliore, solo a patto di uscire da una morsa rigorista che ci sta penalizzando, ben al di là delle eventuali colpe che possono aver commesso i padri o i padri dei nostri padri. Anzi, questa storia delle colpe dei padri dovremmo toglierla di mezzo, perché non è roba razionale, e porci tutti assieme l'unico problema: come se ne esce? Se ne esce col rigore? No. Se ne esce cambiando rotta, ripotenziando l'area socialdemocratica europea, facendo pressione sui tedeschi, e in questo Hollande sarà certamente con noi. Ma a quel punto il problema è: chi ci mandiamo a discutere con Angela Merkel (o col suo successore)? Ci mandiamo il miglior negoziatore che abbiamo in Italia, uno che da un anno sta giocando una partita complicatissima sulla legge elettorale con i più diabolici democristiani sulla piazza (al suo posto lo stesso brillante D'Alema avrebbe già ceduto e firmato un paio di bicamerali in bianco)? O ci mandiamo Matteo Renzi?

Non è una questione anagrafica. Matteo Renzi è un cattivo negoziatore, non perché non ha compiuto quarant'anni. Anche quando ne compirà cinquanta, temo, Renzi resterà un cattivo negoziatore, solo un po' più suonato di adesso. Renzi è un cattivo negoziatore perché quando vuole ottenere una cosa da Berlusconi, e Berlusconi gli dice vieni e casa mia, lui ci va: ed è ancora lì che difende la sua scelta, è ancora convinto di aver fatto un buon affare. Renzi è un cattivo negoziatore perché ha consentito che i vecchi savi del centrosinistra gli confezionassero un regolamento elettorale fatto apposta per farlo perdere: poi si è lamentato, certo, ma non ha fatto nulla di concreto per opporsi, non ha minacciato di far saltare il banco, neanche un bluff, niente. Al punto da far sorgere il sospetto che più che a vincere stia già pensando a trovare belle scuse per aver perso. Renzi è un cattivo negoziatore perché ha impostato buona parte della sua campagna sullo scontro interno, senza preoccuparsi delle tensioni che si creavano nella base, e che se vincesse porterebbero quasi sicuramente alla scissione del PD. Renzi, venendo allo specifico, sarebbe un cattivo negoziatore coi tedeschi, perché la pensa esattamente come loro: gli italiani sono colpevoli della crisi in cui si trovano, gli italiani devono espiare (i vecchi, almeno). Un tizio così, mi dispiace, Angela Merkel se lo mangia a colazione con l'uovo fritto e la pancetta, e ribadisco che non è una questione generazionale. Io poi forse sarò prevenuto nei confronti della mia generazione, ma anche voi, se cercando non siete riusciti a trovare un rappresentante più credibile di lui, non mi state molto aiutando a prenderla sul serio.

È una mia vecchia, noiosa abitudine quella di invitare i lettori a votare il meno peggio. In questo caso però devo confessare che Bersani non è affatto il mio Meno Peggio; che non mi viene in mente nessuno, in Italia, che possa presiedere nel 2013 un consiglio dei ministri di centrosinistra meglio di lui. Ha alle spalle importanti esperienze di amministratore; da ministro si è dimostrato un riformatore energico (peccato che a quel tempo mancassero i numeri). Da segretario del PD, ha saputo guidare il partito su un terreno complesso e in parte inesplorato. L'ultimo anno, in particolare, è stato un capolavoro di equilibrismo che riusciremo ad apprezzare solo da lontano, quando sarà passato qualche anno, quando sapremo già che non si è spiaccicato al suolo. Ah, non è un grande comunicatore. In televisione lascia sempre un po' in imbarazzo. Dopo vent'anni di berlusconismo, mi basterebbe questo.
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