Un uomo chiamato Dimettiti

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(La domanda della settimana ovviamente è: ma può veramente un Ministro, seppure tra i più dimissionati della Storia della Repubblica, pensare che quell'appartamento lì costasse seicentomila euro? La domanda sarebbe retorica, se il Ministro non fosse Scajola.

Quando si parla di Scajola, e quindi di dimissioni-di-Scajola, la redazione di questo decrepito blog prova sempre un fremito di nostalgia per i vecchi tempi barricaderi, in cui a chiedere le dimissioni senza se e senza ma erano solo i brigatisti-noglobbal. Per questo motivo abbiamo pensato di festeggiare le ennesime dimissioni con un pezzo d'epoca: luglio 2002! Sì, esistevano già blog in Italia, e scrivevano pezzi sulle dimissioni di Scajola. Sembra impossibile, eppure).





Drin!
"Pronto"
"Presidente, sono Claudio".
"Claudio quale, il custode della villa?"
"No, il Ministro degli Interni".
"Ah, sì… Claudio! Che piacere, come va?"
"Insomma. Io chiamavo per via di quelle dimissioni".
"Ah, già, le dimissioni. Beh, Claudio, non se ne parla nemmeno".
"Ecco, appunto. Credo sia superfluo dirle quanta stima e quanta ammirazione io nutri per lei…"
"Non è mai superfluo, Claudio".
"…il giorno in cui io seppi che mi nominava Ministro degli Interni, non lo nascondo, ero francamente sorpreso…"
"Stupirvi è il mio mestiere, Claudio!"
"…perché fino a quel momento io di Interni non ne sapevo nulla".
"Via, Claudio, adesso sei ingiusto con te stesso".
"…però mi sono detto: il Presidente sa quello che fa, e se mi nomina Ministro, vuol dire che io ne sono capace".
"Bravo Claudio, questa è la giusta attitudine".
"…Ma i risultati, Presidente, sono stati disastrosi!".
"Ma no, che cosa dici".
"Presidente! In quest'anno di ministero io ho abusato della sua fiducia in tutti i modi! L'ho esposta al ridicolo nazionale e internazionale!"
"Ecco, Claudio, qualche errorino l'hai fatto, non lo nego… per esempio, a Genova, gli arazzi alle pareti non erano un granché…"
"A Genova ho lasciato che Fini prendesse il controllo della piazza! I poliziotti usavano armi proibite dalle convenzioni internazionali e nascondevano molotov nei dormitori, e io stavo a Roma a giocare a solitario col computer!"
"E i tappetini della passerella, soprattutto… si vedeva subito che non erano nuovi".
"E poi mi sono intrappolato da solo, con le mie dichiarazioni da deficiente! Siccome i carabinieri sparavano, io mi sono inventato di avergli dato l'ordine di sparare, e perfino i Comandanti mi hanno sputtanato! Che fosse chiaro che i carabinieri sparano quando gli pare e non glielo può ordinare nessuno!"
"Sì, quei tappetini mi hanno fatto sudar freddo. Ma da quale congresso li avevi riciclati? Ti sembrava il caso di lesinare, con Bush Putin e Chirac in giro?".
"Certo, tutto questo è successo un anno fa… ero nuovo del giro… si poteva dar la colpa al governo precedente…"
"Ed è quello che ho fatto, Claudio. Del resto non ho mai dubitato delle tue capacità".
"Lei è troppo buono con me, Presidente! Troppo! Ma è ormai evidente come io sia il più indegno dei suoi Ministri, e sì che è una bella gara!"
"Beh, se proprio insisti, Claudio, qualche rilievo da farti ce l'ho".

"Basti il modo in cui ho gestito il caso Biagi, dico, perfino il suo stalliere si sarebbe comportato in maniera più elegante di me!"
"Lasciamo stare gli stallieri, Claudio…"
"Certo, in fondo ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque! Quel signore viene, sostiene di essere un consulente importante, capirai! E pretende che gli lasci la scorta. Ma se l'ho tagliata a tutti! Me l'aveva chiesto Tremonti…"
"Sì, Tremonti, d'accordo, ma bisogna stare attenti a non esagerare".
"Ho cercato di spiegarglielo, ma lui insisteva… diceva che Cofferati lo minacciava. Ora, è facile adesso prendersela con me, ma sfido chiunque al mio posto a comportarsi diversamente: arriva un professor nessuno, dice: salve, sono un consulente importante, e Cofferati minaccia di uccidermi! Come si fa a dargli retta? Era come se avesse scritto 'Mitomane' sulla fronte".
"Per esempio, tu sai quanto io apprezzi la cura degli dettagli…"
"I dettagli, già, Presidente… Avrei dovuto pensarci. Ricordarmi di D'Antona. Fare due più due. E invece niente. I brigatisti avrebbero potuto ucciderlo in qualsiasi momento, ma hanno aspettato che la questura di Bologna gli togliesse la scorta. Avrei dovuto pensarci".
"Ma ci sono accostamenti che proprio non riesco a mandar giù"
"Neanch'io, Presidente. Non riuscivo ad ammettere che qualcuno potesse tramare alle mie spalle. Io mi fidavo, e loro mi prendevano in giro. Mi hanno fatto dichiarare che era la stessa pistola di D'Antona, e non era vero. Un'altra figura di merda".

"Per esempio, al Viminale mi è capitato di vedere una cassapanca rococò di fianco a una scrivania Luigi XIII. Beh, non mi sembra proprio il caso".
"Poi, naturalmente, Biagi è stato fatto santo. Improvvisamente si è scoperto che il Libro Bianco l'aveva scritto tutto lui. Che era il martire delle riforme. E tutti a cospargersi il capo di cenere. Un'ipocrisia rivoltante".
"Quante volte te l'avrò detto, Claudio? Al Viminale il rococò non si addice. È roba da Farnesina. Un giorno o l'altro ti mando un camioncino per la consegna. Però a queste cose dovresti pensarci tu…".
"Nessuno che si sentisse di dire la sacrosanta verità: che Biagi non aveva più bisogno di scorta perché gli stavamo dando il benservito, che Maroni non gli avrebbe rinnovato il contratto! Certo, col senno del poi era un eroe delle riforme, ma da vivo Biagi mi era sembrato nient'altro che un precario, con le classiche paranoie del caso".
"E ti dirò, anche il mobilio di palazzo Chigi lascia un po' a desiderare":
"Io ho resistito, Presidente, non sa quante volte ho rischiato di scoppiare, ma ho sempre resistito. Poi, l'altro giorno, a Cipro… non so che mi è preso".
"Tutti questi cassettoni stile Impero, te l'ho già detto di buttarle via, ma quand'è che vieni a fare un sopralluogo? Certe volte mi chiedo cosa fai tutto il santo giorno. Per esempio, a Cipro che c'eri andato a fare?"
"Lei forse può capirmi, Presidente… all'estero si crede sempre che i giornalisti non capiscano quello che diciamo. Ho il sospetto che si travestano da giornalisti stranieri. E poi il caldo, lo stress, Maroni che fa il furbo… mi è scappata. Un errore imperdonabile. Imperdonabile".
"Claudio, ma insomma, mi ascolti quando parlo?"
"Certo, Presidente".
"Direi di no. Non fai che lagnarti per delle inezie che non c'entrano niente col tuo mestiere. Io ti ho nominato Ministro degli Interni".
"Sì, Presidente".
"E tu non fai che parlare di quel poveretto di Biagi, di scorte, di carabinieri, del G8… tutto questo cosa ha a che fare con gli Interni?"
"Mah, Presidente, veramente…"

"Claudio, io è da anni che ti tengo d'occhio, da quand'eri un pesce piccolo democristiano un po' inquisito, come tanti. Ma sin d'allora ho capito che in te c'era un grande talento. Io per queste cose ho un occhio. Per esempio, un giorno ho detto: bravo questo Mike Bongiorno, sarà un grande presentatore. Ed è andata così. E un'altra volta ho visto Ruud Gullit e ho detto: però questo negro, mi sa tanto che diventerà un gran calciatore. Nessuno ci credeva, eppure è andata così. O no?"
"Certo Presidente, ma io…"
"Lasciami finire. Sin dal primo momento in cui sono stato tuo ospite a Imperia ho capito che tu avevi un vero talento per gli Interni. Per l'arredamento, le tendine alle finestre, gli stucchi, gli arazzi. Come politico, sai, sei sempre stato una mezzasega. Ma come arredatore sei un genio ancora largamente inespresso. Un mago degli Interni. È per questo che ti ho fatto ministro".
"Ah… beh…"
"E dopo un anno che sei lì, non sei ancora venuto a cambiare i cassettoni di palazzo Chigi, e non fai che rilasciare dichiarazioni su fatti che non ti riguardano! Si può sapere cosa ti ha preso?"
"Ehm… Presidente, forse c'è stato un equivoco".
"Un equivoco?"
"Sì, direi un tragico qui pro quo".
"Ma che qui e quo qua vai parlando, il fatto è che ti sei montato la testa. Non sei l'unico Ministro a cui è successo. Ma non credere che io ti mollerò così facilmente. Un talento come il tuo vale tanto oro quanto pesa. Vuoi che ti ritocchi lo stipendio?"
"No, Presidente, meglio di no…"
"Come vuoi. Allora magari ti raddoppio la scorta, eh? Quattro macchine blu davanti e dietro. Così lo sapranno tutti quanto ti stimo e la pianteranno di attaccarti".
"Beh, Presidente, se insiste…"
"Ok, da domattina scorta raddoppiata. Però domani mattina alle nove precise voglio vederti a Palazzo Chigi per quei cassettoni. È chiaro?"
"Sì, mio Presidente".
"Molto bene. Sogni d'oro, Claudio. A domani".
"A domani Presidente".

-click-
"Ouf".
"Ma si può sapere chi era? Sono le tre del mattino..."
"Ma niente, era Claudio".
"Claudio chi, il custode?"
"No, il mio arredatore, un pirla di Forza Italia. Bravo, eh. Però un pirla".
"Certo che te li sai scegliere".
"Oh, Veronica, credi che alla mia età sarei ancora in circolazione se mi scegliessi collaboratori intelligenti? Devono essere perlomeno più pirla di me".
"Bella gara…"
"Cos'era, una battuta?"
"No, niente. Buona notte, Presidente".
"Buona notte".
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nati non il 20/2

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Un governo appena appena decente è come l’acqua corrente.
Appena ce l’hai non ci fai più caso.

Io non so esattamente cosa stia succedendo in questo esatto momento: più che conclusioni, le mie son sensazioni. Può darsi che D’Alema, per la centounesima volta, abbia promesso qualcosa che non poteva mantenere.
Può darsi che qualcuno a sinistra abbia scoperto per la centounesima volta di avere una coscienza, una coscienza che trepida per la sorte dell’alpino in Afganistan ma se ne frega se Berlusconi torna a Palazzo Chigi. Questione di priorità, che dire.
Può darsi – ma questa è più una certezza – che la gran maggioranza del centrodestra se ne freghi degli Alpini, dell’Afganistan, della guerra e della pace, e di qualunque cosa che non sia la prospettiva di appoggiare l’onorevole sedere su una poltrona di maggioranza in tempi brevi.
Tutti questi sono pregiudizi, ovviamente, ma pregiudizi ben rodati. Non è la prima, non è la seconda volta che li vedo, gli stessi personaggi in azione. Non essendo nato ieri e neanche ieri l'altro, in effetti ho perso il conto.

Con un po’ più di tempo a disposizione potremmo anche tentare di fare un bilancio di questo governo appena appena decente. Certo, è passato da un pezzo il tempo in cui ci si svegliava al mattino ringraziando il Signore per Romano Prodi. Se mai c’è stato, quel tempo lì. Prodi era come l’acqua corrente: non si ringrazia, si paga. Forse si pagava un po’ troppo. Ma la puzza che c’era prima, ve la siete dimenticata?

Proviamo a fare un po’ di Scenario-Berlusconi: cosa sarebbe successo in questi giorni, se un anno fa l’unto del Signore fosse stato bisunto dagli Italiani?
Due settimane fa c’è stata una mezza guerra civile a Catania per il derby siciliano: Berlusconi non avrebbe chiuso gli stadi non a norma. Lo ha detto lui stesso, che è una misura illiberale. Forse non avrebbe nemmeno sospeso il campionato - in nome degli interessi degli italiani; soprattutto degli italiani proprietari di una squadra di Serie A, dei diritti TV e sponsor annessi.
Una settimana fa abbiamo scoperto che in Italia c’è qualcuno che ancora ci prova con la lotta armata. La polizia li ha fermati prima che riuscissero a svaligiare un bancomat. Vogliamo ricordarci cosa succedeva ai tempi in cui Claudio Scajola, l’incompetenza fatta persona, era ministro degli Interni? A quei tempi il governo toglieva le scorte agli obiettivi dei brigatisti. Del resto a quei tempi un giuslavorista a libro spese del governo poteva essere più utile da morto che da vivo. Specie se ammazzato a sangue freddo alla vigilia di una manifestazione nazionale.

Qualche giorno fa c’è stata una manifestazione nazionale. Non è successo niente. Non è una sorpresa, per chi non avesse passato gli ultimi 5 anni in apnea. Il movimento pacifista italiano è serio e maturo: ha imparato sulla sua pelle quanto sia importante non reagire alle provocazioni. Tre mesi di governo Berlusconi furono sufficienti per imparare: sono bastati i fatti di Genova a chiarire a chi convenissero davvero violenza e vandalismo.

Dal 2001 a oggi ci sono state decine di altre manifestazioni nazionali, alcune oceaniche. Tutte tranquille al limite della noia. Questo anche per merito del ministro degli Interni che subentrò a Scajola. Ma se Berlusconi oggi fosse al governo, chi sarebbe al Viminale? Un degno successore di Pisanu o un avventurista incompetente come Scajola? E perché non Fini, il ministro che nel luglio del 2001 si aggirava per Genova a incoraggiare poliziotti e carabinieri?

Il movimento pacifista italiano non tira sassi, non spacca vetrine, non inneggia al brigatismo – perché sa che tutto questo è controproducente. La polizia, da Genova in poi, non isola spezzoni di corteo, non carica, non lancia camionette allo sbaraglio come in Piazza Alimonda, non compie blitz cileni come alle Diaz, non fabbrica molotov false. Non lo fa perché nessuno glielo ordina, perché a nessuno conviene. Ma se Berlusconi fosse a Palazzo Chigi, o magari al Colle? Chi può dirlo? Possiamo dirlo noi, giusto perché non siamo nati ieri. Se anche fossimo nati a Genova, non sarebbe già più ieri. È passato del tempo, e le facce in giro sono sempre le stesse. Difficile che ci stupiscano a partire da domani.
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alta la guardia

Tante cose avrei da raccontare, ma l'attualità incombe, vale a dire:

I casi del Ministro Scaloja, II

oggi Scajola ha ribadito che "non esiste una minaccia specifica" dietro l'allarme lanciato dall'ambasciata Usa. "Esiste un avvertimento di carattere confidenziale - ha detto Scajola, intervistato dal corrispondente della Cnn a Roma - che ci ha spinto ad alzare la guardia".


Quando Scaloja alza la guardia, voi che fate? Io mi chiudo a casa. A doppia mandata. Giù le tapparelle. Ah, e mi tocco le palle, anche.

Leggete defarge, valà, che merita.
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vi tengo d'occhio, bastardi!I CASI DEL MINISTRO SCAJOLA

Non gli sfugge niente, e poi è un mago delle dichiarazioni.
Se gli fanno esplodere un motorino di polvere pirica nel cortile dell'ufficio, lui dichiara, senza piegare un ciglio: "manterremo alta la guardia".
Poi torna dentro al ministero e si rituffa nelle sue carte. Il nipotino, che a volte passa il pomeriggio con lui, e si sente trascurato da uno Zio tutto d'un pezzo e sempre così impegnato, d'un tratto afferra il modellino di panfilo che troneggia sulla scrivania, e paaaaf! Lo lascia cadere a terra e sbriciolarsi in cento pezzi.
Allora Scajola, quest'uomo tutto d'un pezzo, alza gli occhi dai suoi incartamenti, fissa il monello e gli dice: "Ehi, tu! Ti tengo d'occhio".

E un altro giorno è passato. Stanco del duro lavoro, ma pur sempre un uomo tutto d'un pezzo, Scajola gira la chiave del suo appartamento. Quanto si è fatto tardi. "Speriamo che mia moglie mi abbia aspettato. Magari mi scalda anche qualcosa da mangiare..."
Ma le luci sono spente, in cucina non c'è niente, e in camera da letto c'è sua moglie a letto col cuoco.
"Voi due!", dice Scajola, senza scomporsi. "Vi ho visto, eh!"
I due lo fissano, un po' colpevoli.

E' un mondo difficile. Accadono le cose più impensate e non ci si può fidare di nessuno. Per fortuna ci sono uomini tutti d'un pezzo come Scajola, che non abbassano mai la guardia. Vedono tutto, non gli sfugge niente, e fanno dichiarazioni all'altezza del loro ruolo. Viva Scajola! Viva l'Italia.
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Vi secca se ho un po' di fatti miei?
Ieri mattina il pc non mi si è avviato. Faceva biiip, biiip, e basta.
L'ho portato al negozio, il tipo mi fa: "Si è bruciata la scheda video. A volte succede".
"Bruciata in che senso?"
Nel senso che non si ripara, si ricompra nuova.

Di solito fanno i preziosi, all'Assistenza. Capace che gli fanno fare anticamera per una settimana, prima di darci un'occhiata. Stavolta no, stavolta c'era un tipo simpatico che ha tolto il dente e il dolore in tempo reale. Ha staccato la scheda vecchia, me ne ha venduta una nuova, l'ha montata. Non ho fatto neanche in tempo a dire "ahi" che in tasca avevo 120 euro in meno.
Ancora anestetizzato dal trauma, insistevo per farmi una ragione. E' per qualcosa che ho fatto, vero? "Ho fatto degli esperimenti con gli attacchi audio. Può essere stato quello?"
Tutto quel che volevo era sentirmi colpevole. Odio le cose che succedono per caso.
"Eh... beh, sì... ieri sera avevo scaricato un file mpeg".
Ero pronto a mentire se necessario, ad ammettere misfatti orribili. Ma il simpaticone scuoteva la testa: niente da fare.
"Non c'è niente da fare. Sono cose che succedono a volte, per caso":
Odio le cose che succedono a volte, per caso. Davvero, non le sopporto. Un giorno qualcosa funziona, il giorno dopo non c'è più, e tu non c'entri nulla.
Che rabbia.
Per cui ho deciso che anch'io seguirò la pista anarchica. Maledetti!
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Cosa c'è, adesso?

Cosa c'è al TPO di Bologna?
Cosa c'è al Gabrio di Torino?
Cosa c'è al Rivolta di Firenze?
Cosa c'è nella sede dei Cobas di Taranto?

Cosa c'è da sequestrare, che non sia già stato messo in rete?
Cosa c'è da visionare, che non avreste potuto scaricare comodamente dal terminale della questura?
Ma soprattutto: cosa c'è da far sparire, che non abbiate già fatto sparire la sera del 21 luglio, mentre i vostri colleghi ci distraevano massacrando dimostranti nella scuola di fronte? Quando siete entrati nelle scuole Diaz-Pertini, avete fatto inginocchiare tutti e avete portato via i computer?
Che altro c'è? Che altro volete?

Volete prove delle vostre violenze? E perché Indymedia avrebbe dovuto tenerle nascoste? Anzi, ne abbiamo copie in ogni computer. In quante case avete ancora intenzione di entrare senza mandato?
Volete prove delle violenze che qualcuno avrebbe commesso su di voi? Ma perché non ve le siete procurate prima? Non potevate filmare qualche carabiniere con il naso rotto, dei centinaia che nel pomeriggio del 20 luglio marcarono visita e si presero un permesso? Stavano tutti così male, non c'era nessun celerino contuso che potesse testimoniare? Un finanziere con un occhio nero? Una guardia carceraria col braccio al collo? Nessuno? Non si è mai visto nessuno in televisione, sui giornali. Ma si sa, Indymedia detiene il monopolio dell'informazione...

Volevate oscurare indymedia Italia? Sciocchini, il server è in America... Indymedia è ancora su.
Volevate che nei telegiornali la notizia dei computer sequestrati passasse rapida dopo l'approfondimento sugli avvelenatori dell'ambasciata americana, così che il telespettatore sbadato stabilisse l'equazione Indymedia = terrorismo internazionale? (Permettete però una domanda: fa più scalpore un terrorista con la mappa delle fognature di Roma o i bombardieri americani in Serbia senza la cartina delle ambasciate di Belgrado? L'ambasciata cinese la tirarono giù. Fu un tragico errore. Non avevano la cartina. Potevano chiederla al Comune, come hanno fatto a Roma i terroristi arabi).

Volevate farci paura?
Ma noi abbiamo già paura. Tanta paura.
Brrrrrrr
Non ci credete?
Eppure, con quei pistoloni, con quei manganelloni, dei giovanottoni come voi, dovete farci paura per forza.
Rassicuratevi.
E ditelo anche a Scajola, che abbiamo tanta paura di lui.
Poveraccio.
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affidereste i vostri Interni a quest'uomo?Sparlate a vista

Un ministro, lei? Mi faccia il piacere, mi faccia. Al massimo una minestrina… (Pazienza)

È vero, è facile fare brutte figure quando si è ministri degli Interni. Anzi, se si guarda al passato gli unici Ministri degli Interni che ci ricordiamo sembravano aver ricevuto la delega alle brutte figure. Il povero Bianco. Maroni. Gava, che si dimise per manifesta incapacità.
Il fatto è che nessuno studia da Ministro degli Interni. Da bambini, di solito, sogniamo di fare i calciatori. O le rockstar. O i piloti. O i navigatori. O gli astronauti. E chi studia sodo sogna di diventare Presidente. Ma nessuno sogna di fare il Ministro degli Interni. Per quanto importante e ben pagato, è un posto di ripiego. Scommetto che sulla scrivania Scajola tiene un modellino. Una macchina rossa. O una barca a vela…

Scajola era noto come un buon organizzatore di partiti. È abbastanza plausibile che il giorno prima di giurare in Parlamento sapesse poco o nulla delle mansioni spettanti a un Ministro degli Interni. Probabilmente a tutt’oggi non ne sa molto di più. Cioè, nella vita ti fai un mazzo così, alla fine ti fanno Ministro degli Interni, e non puoi neanche ordinare a un carabiniere di sparare? Pare di no. E comunque cambia poco, perché il carabiniere spara comunque, se è in giornata, se si sente in pericolo, se ha il fumo negli occhi, se è in preda al panico, se c’è un ragazzo a tre metri da lui con un estintore in mano, se i colleghi gli hanno detto che comunque sarà legittima difesa e non rischia neanche il posto. E allora, per quanto impanicato, prende la mira e spara. E poi riprende la mira e spara di nuovo, perché un ragazzo a tre metri di distanza con una pallottola in corpo è pur sempre una potenziale minaccia per sé e per compagni. Tra qualche tempo Placanica tornerà in servizio. Spero di non trovarmelo a tre metri di distanza.

Ricapitolando: quand’anche Scajola avesse ordinato alle forze dell’ordine di sparare, esse non potevano che ignorare l’ordine. Hanno sparato, sì, ma prima di riceverlo, o anche dopo, seguendo l’estro del momento. E hanno fatto altre cose che nessuno ha loro ordinato, tipo il massacro alle Diaz o le torture a Bolzaneto: dopo sei mesi di interrogatorio non sono ancora in grado di riferire chi gli ha ordinato di andare lì, e comunque quando loro sono arrivati c’erano già dei loro colleghi con un’altra divisa che avevano fatto tutto, non restava che dare una mano a pulire. Il tutto, naturalmente, all’insaputa del Ministro degli Interni, che ordini così non poteva darli. Ma se nessuno può ubbidirgli, e comunque tutti fanno quello che gli pare, allora a cosa serve un Ministro degli Interni? A nulla. A fare qualche brutta figura davanti alle telecamere ogni tanto.

La cosa interessante non è tanto la gaffe, ma il modo in cui il poveraccio è stato prontamente sbugiardato dalle forze di polizia. Una prontezza un po’ sospetta, uno sgarbo eloquente: Ministro, noi non la copriamo più.
A quel punto però il Ministro non poteva tirarsi indietro: aveva pronunciato la parola “sparare”, tutti avevano sentito, e la polizia aveva negato. Che fare? Se io fossi stato il suo Addetto alle Relazioni avrei visto una sola via d’uscita: la papera. Signori, è stata una mistificazione della sinistra, dovuta a un errore di pronuncia. Infatti, anche se qualcuno di voi ha erroneamente compreso “sparare”, io in realtà avevo ordinato di:

- sparire. Proprio così: “Se oltrepassano la linea rossa, voi sparite”. La tattica dello spiazzamento: voi fate tutto questo casino per entrare? Beh, noi spariamo. Nel senso che vi sgombriamo la piazza, non giochiamo più. Un’idea geniale, ministro. E nei fatti, almeno i carabinieri, durante il 21 luglio, erano spariti. Se ne vide solo una piccola delegazione davanti alla Diaz. Invece la polizia non sparì affatto. Sparò in compenso numerosi lacrimogeni ad alzo zero. Sempre per quel maledetto errore di pronuncia.

- sperare. “Se oltrepassano la linea rossa, voi sperate che facciano i bravi e si comportino bene”. Ed effettivamente il 21 luglio qualche manifestante oltrepassò la linea senza far nulla di pericoloso, e non fu nemmeno trattenuto. Tutto grazie alla lungimiranza del nostro ministro.

- spirare. Questa è più difficile da accettare, ma forse il Ministro chiedeva ai paladini delle Forze dell’Ordine un sublime sacrificio che avesse un valore di dissuasione morale: “Se oltrepassano la linea rossa, voi spirate”. Per ogni manifestante che entrava, un poliziotto avrebbe fatto hara kiri. Seduta stante. E a quel punto persino il più sanguinoso blecbloc (per non parlare di quelle anime belle delle tute bianche o dei lillipuziani) ci avrebbe pensato due volte a compiere un gesto che comportava il sacrificio di un innocente. Veramente crudele, ministro. Ma efficace.

- sparlare. Questa è la versione più plausibile, la più in tono con le direttive della Casa della Libertà. “Se oltrepassano la linea rossa, sparlate”. In quest’ultimo caso Scajola non avrebbe fatto altro che ripetere l’ordine che gli arrivava dal suo principale:

affidereste i vostri Interni a quest'uomo?“Capo, e se oltrepassano la linea rossa? Cosa dico ai miei uomini?”
“Digli di sparlare”
“Sparare? Ma non posso!”
“Ho detto sparlare, idiota. Dire un mare di cazzate”.
“Cazzate, Presidente?”
“Ma sì, stordirli con le scemenze, e più stupide sono meglio è”.
“Ma di che tipo, Eccellenza?”
“Le prime che ti vengono in mente. Di’ che volevi sparare. E poi smentisci. E poi che avevi paura per Bin Laden. Di’ che sai cose che non puoi dire ma che si sapranno presto. E poi di’ che la sinistra ti sta strumentalizzando”.
“Sire, non capisco”.
“A dire il vero neanch’io, però funziona. Vedi, io ho notato questa cosa. Ogni giorno io li fotto da un punto diverso, e loro se ne accorgono, e iniziano a protestare. Allora, sai cosa faccio? Dico una cazzata qualunque, del tipo: le prostitute col tanga è una vergogna. Oppure: la sinistra ha un conflitto d’interessi con la verità. Lo giuro sui miei figli. Mi consenta. E tante altre, che neanche più me le ricordo. Ne ho dette troppe. E sai cosa succede?”
“Che succede, Maestà?”
“Succede che loro s’indignano, e protestano”.
“Ma protestavano anche prima”.
“Sì, ma prima protestavano per una cosa seria. Invece dopo protestano per una cazzata. E continuano finché io ne dico un’altra. E un’altra ancora. Quante ne avrò dette in vita mia, non lo so neanch’io. Parlo, sparlo, straparlo, è l’unica cosa che so fare. È sempre stato così, sin da quando vendevo villette in Brianza. È l’unica cosa che funziona”.
“Quindi l’ordine è sparlare a vista”.
“Proprio così. Frastornarli di cazzate. A raffica. A ripetizione. I carabinieri dovrebbero essere ben esercitati”.
“Ma Padre, e se poi salta fuori che era un ordine che non potevo dare?”
“Scajola, insomma, secondo te io ti pago per dare ordini a qualcuno?”
“No, Santità?”
“No. Ti pago per prenderli da me. Ma soprattutto per dire cazzate. A raffica. A ripetizione. Anzi, adesso ti convoco una conferenza stampa per domani, e vediamo come te la cavi. Fammi vedere cosa sai fare. Mi raccomando, Ministro dei miei interni”.
“Sì, Signore”.
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