Stan giocando alla radio e al telefono

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Di certi si dice: o lo ami o lo odi. Altri sono talmente grandi da toglierti la necessità della scelta, sono parte del paesaggio e il più delle volte li dai per scontati. Alla fine è raro che ti fermi ad ascoltare, sai che comunque sono lì e che ci resteranno. Lucio Dalla è lì, e ci resta. Come tutti i monumenti, ci si passa davanti tutti i giorni ed è già tanto se non ci danno fastidio, coi loro Attenti al Lupo e i loro Caruso. Poi un giorno ti fermi e scopri un dettaglio incredibile, una cosa che è lì da anni e nessuno sembra notare più, Terra di Gaibola o Automobili, un musicarello o una sinfonia.



Alcuni, se sono fortunati, riescono a morire prima di passare di moda. Con Dalla non si poneva il problema. Gran parte di quello che aveva fatto nei suoi primi 35 anni suonava già desueto e misterioso nel 1983. Tra qualche settimana, quando nell'etere radiotelevisivo si saranno depositati i Balla ballerino e i Disperato erotico stomp di circostanza, rivedremo alla finestra quell'enorme paesaggio da scoprire. Canzoni che ci siamo dimenticati o, nella migliore delle ipotesi, non abbiamo mai ascoltato. Magari sarà la volta buona.
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