Fuori format

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Dunque il M5S ha perso perché è andato in tv o perché non c'è andato abbastanza? I deputati m5s alla Camera (o perlomeno il loro Staff Comunicazione) la pensano in un modo, Casaleggio in un altro. La verità non l'ha in tasca nessuno: invece nel cestino di molti opinionisti che in questi giorni ci hanno spiegato per filo e per segno gli errori di Grillo e i successi di Renzi, ci sono le bozze di articoli in cui venivano illustrati gli errori di Renzo e si salutava la vittoria di Grillo. Materiale buttato giù appena una settimana fa, ora inservibile.

La politica non ha l'aria di una scienza esatta. L'unica evidenza a nostra disposizione però sembra parlar chiaro: quando Grillo si negava alla tv ed espelleva chiunque si esponesse alle telecamere, il MoVimento vinceva. Oggi che Di Battista e Di Maio sono diventati volti televisivi, e Grillo si abbassa persino a comparire a Porta a Porta, il MoVimento cala. Forse non ha tutti i torti Casaleggio, dopotutto: il M5S è nato fuori dai riflettori e in tv non funziona.

Allo stesso tempo, è comprensibile che i parlamentari m5s insistano sulla tv. Anche se per ora il bilancio è negativo, è solo grazie alla tv che i più intraprendenti deputati e senatori a cinque stelle sono usciti dall'anonimato. Non è una questione di vanità, anche se guardando Dibba qualche dubbio viene. Se non vuole continuare a dipendere da Beppe Grillo, e dalla sua non sempre lucida foga oratoria, il M5S deve riuscire a trovare e imporre facce nuove. La Rete, al di là dei proclami, non riesce a selezionare e dare forma a veri e propri personaggi: se oggi Dibba può vantarsi di avere trecentomila amici su facebook, è grazie alla celebrità che si è conquistato mettendosi in favore di telecamera ogni volta che ne ha avuto l'occasione.

La tv ha ancora un ruolo centrale nella creazione del consenso (continua sull'Unita.it): ce lo dimostra l’assiduità con cui anche Renzi si è fatto intervistare negli ultimi giorni della campagna. Lo stesso Berlusconi non si è risparmiato, ma lo specchio televisivo comincia a essere impietoso nei suoi confronti (e dire che è passato appena un anno da quella sua straordinaria calata a Servizio Pubblico). Quanto a Grillo, la sua visita da Vespa forse è stato l’episodio più significativo di quest’ultima campagna elettorale.

È il caso di ricordare che sullo stesso set Berlusconi ha realizzato i suoi exploit più memorabili (il contratto con gli italiani, e quell’indimenticabile “abolirò l’ICI” al termine di un confronto con Prodi). Un successo da Vespa può fare davvero la differenza: Grillo lo sapeva, ed evidentemente quella differenza gli interessava. Porta a Porta poteva essere l’occasione di parlare a un bacino elettorale diverso da quello dei suoi tour di comizi, ma strategicamente cruciale: i moderati delusi da Berlusconi, tentati dall’astensione, incuriositi da Renzi.
Col senno del poi è facile concludere che il tentativo è fallito miseramente, dandoci l’opportunità di misurare l’ingenuità del vecchio attore che riteneva di poter calcare la scena televisiva improvvisando gli stessi numeri da repertorio che porta in giro nei comizi. Un professionista consumato dovrebbe ricordare che tv e piazza funzionano in modi diversi, e che aggirarsi per lo studio gettando i cameraman in confusione crea più ansia che empatia; ma forse questi ultimi tempi il professionista si è consumato più del necessario. Eppure c’è stato un tempo in cui Grillo riusciva a comunicare anche senza urlare: un tempo in cui gli bastava gettare un’occhiata nel silenzio per catturare l’attenzione del telespettatore. Forse, se si fosse un po’ calmato, e avesse risposto alle domande non perfide di Vespa ostentando il suo buon senso con inflessione genovese, qualche voto moderato avrebbe potuto conquistarlo. Molte repliche di Vespa erano inviti in tal senso: siediti, calmati, spiega agli italiani cosa faranno di pratico i tuoi onesti al governo.
Grillo, per quanto fosse probabilmente consapevole  della necessità di smorzare i toni, non è riuscito a controllarsi. Era impossibile non ripensare a quel famoso incontro con Renzi in cui gli bastò sedersi a un tavolo e subire un paio di repliche per andare in confusione. L’embargo tv imposto da Casaleggio fino all’anno scorso forse era anche un sistema per nasconderci la situazione: l’unico vero personaggio televisivo del M5S, in tv non ci riesce più a stare. Gli altri, per quanto volonterosi, non riescono a far sentire la loro diversità in un circo di talk che a ogni personaggio trova subito la sua gabbia. Forse il problema non è tanto se andare in tv o no, ma: cosa ci andiamo a fare? Replicare i vecchi numeri evidentemente non basta: il pubblico da casa ha gusti diversi. Se davvero l’obiettivo è ancora il 51%, Grillo & co. dovranno farci i conti.http://leonardo.blogspot.com
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Renzi, Ronaldo, Veltroni, altre cose

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Cristiano Ronaldo - Ci provo con la metafora sportiva, chissà se funziona. A me Cristiano Ronaldo sta antipatico. A pelle. Poi scende sottocute e diventa antipatia per tutto un tipo di cultura calcistica che mi vien comodo fargli rappresentare. Non tiferei mai per Cristiano Ronaldo. Se lo vedessi rubare la palla a un compagno a centrocampo (non credo che un professionista lo farebbe mai) gli darei del matto egocentrico sconsiderato. Però se a quel punto saltasse tre difensori e la tirasse in porta da millanta metri, che altro potrei fare se non alzarmi in piedi e applaudire? All'estero, perlomeno, fanno così. Se un avversario fa qualcosa di molto rischioso ed eccezionale, tutti applaudono, perché la sportività consiste in questo.

Noi italiani questa cosa forse non l'abbiamo molto capita. Quando finalmente abbiamo cominciato ad avere un po' di tempo libero, cent'anni fa, abbiamo importato dall'Inghilterra una serie di passatempi agonistici ("sports") che laggiù servivano anche a educare l'individuo al rispetto per l'avversario e all'accettazione dei propri limiti. Li abbiamo presi e li abbiamo usati per fare le stesse cose che nel medioevo facevamo con i palii e i tornei: risse tra città e tra quartieri e tra vicini di casa.

Dunque se Matteo Renzi, che non è del mio quartiere - diciamo che è dalla parte sbagliata del mio quartiere - frega una palla a un compagno un po' spompato e la manda in porta da una posizione impossibile, io non posso alzarmi in piedi e applaudire. Se lo faccio, è perché voglio salire sul carro. Come se ci fosse ancora posto. Non posso ammirare, semplicemente, il gesto tecnico? No. Se lo faccio tradisco gli amici, i colori, il papà, il nonno, Berlinguer, Gramsci, Garibaldi.

È un peccato che le cose vadano così, perché la sportività è importante. È una sensibilità diversa dalla politica: io politicamente non ho cambiato idea su Matteo Renzi. Ho ricontrollato, e l'italicum continua a fare schifo come la settimana scorsa. Spero che ora non ne abbia più bisogno (ma purtroppo ci ha messo la faccia...) Spero soprattutto che superi l'atteggiamento di subalternità nei confronti della Merkel, visto che a causa di una complicata serie di fortune e circostanze è diventato nel giro di tre mesi il più importante leader socialdemocratico europeo.



Il prossimo Uomo.Così come non si pecca di trasformismo se ci si limita a riconoscere il carattere epico della vittoria di Matteo Renzi, non si fa del disfattismo a rammentare il dato numerico puro e semplice: Renzi non è che abbia preso proprio tantissimi voti. Li avrà pescati al centro, a sinistra, dalle casalinghe, chi lo sa, ma in ogni caso in un'elezione che era un vero e proprio referendum sul suo destino politico, ne ha presi meno di Veltroni, e nel 2008 ci sembravano pochi. Erano altri tempi, d'accordo, Berlusconi più in forma, ma il punto non è questo. Non si tratta di rovinare la festa ai renziani. Si tratta di riconoscere che nelle praterie dell'astensione c'è tantissimo spazio di manovra, per chiunque volesse davvero provare a creare un nuovo movimento di destra antieuropeo. Renzi ha la fortuna di trovarsi davanti avversari vecchi e litigiosi che non mollano l'osso: se Berlusconi e Grillo fossero abbastanza sportivi da cedere la mano, una sintesi tra il populismo cinquestelle, l'identitarismo leghista e il conservatorismo berlusconiano non dovrebbe poi essere così impossibile. Grazie al cielo manca l'Uomo, ma gli italiani sono così bravi a trovarlo quando gli serve.

C'è chi in questi giorni festeggia come se non avesse mai vinto. Purtroppo non è così: abbiamo festeggiato tante altre volte per un Berlusconi che rinculava o un Bossi che eclissava periodicamente. Quasi sempre erano europee e amministrative. Pensate solo Milano, esattamente tre anni fa. Sono le legislative che da quasi vent'anni ci prendono sempre in controtempo.

Respira ancora. - Non date Berlusconi per finito, per favore. Non è una questione scaramantica: 16% di Forza Italia più 4% di NCD fa 20%. Più altri 4% di Fratelli d'Italia...  se facessero un partito solo sarebbe il secondo. Ovviamente a loro non conviene, ma non è un motivo per fingere che si siano vaporizzati.





Chiedi scusa a Veltroni. C'è anche chi nei commenti è venuto a dirmelo: aveva ragione lui, e i teorici della vocazione maggioritaria. Come se la stessa mossa nel gioco degli scacchi avesse sempre la stessa importanza, a prescindere dalla posizione degli altri pezzi. Quello che fece Veltroni nel 2008, contro un Berlusconi ancora in grado di promettere miracoli, fu sconsiderato e quasi suicida: quasi, perché Veltroni non si suicidò (si lasciò morire di inedia l'anno seguente) ma assassinò una sinistra composita che con tanti difetti aveva sostenuto Prodi lealmente. È impossibile confrontare Renzi e Veltroni anche perché Renzi si trova a giocare in una situazione disperata che Veltroni ha contribuito come pochi a creare. È veramente paradossale che a questo punto il V redivivo si rimproveri di non aver avuto la stessa cattiveria di Renzi: ironia immensa e inconsapevole, perché Renzi avrà anche modi da bullo, ma il vero killer, quello che ha fatto a suo tempo il vero lavoro sporco, è stato lui, l'amabile Valter Veltroni.
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Palla al centro, Cinquestelle

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Manifesti che funzionano.
Ehi, Cinquestelle, vieni qui.

Vieni qui che non mordo. Ti giuro, non mordo.
Non ti sfotterò neanche.
Non sono quel tipo di persona.
(Quel brutto tipo di persona, lasciami aggiungere).
Non siamo mica al bar, qui; non è mica un derby. Anche se qualcosa in comune c'è; per esempio: ogni volta la palla torna al centro. Sul serio.

Ora, capisco che tu possa prenderla molto male. Fino a ieri avevi uno schema. Riempire le piazze, riempire le urne, mandare tutti a casa. Rapidi, disinvolti.

Adesso questo schema non c'è più, però, Cinquestelle, in alto i cuori: hai perso soltanto uno schema, capito? Niente di veramente indispensabile.

E non hai perso nient'altro.

Queste elezioni, per esempio: credi di averle perse? Non le hai perse.
Se credi di averle perse, è solo colpa dei sondaggi. Non dovevi crederci troppo; e però, un giorno dopo l'altro, continuavano a darti sopra al venticinque... tu non volevi crederci, e intanto ogni giorno spostavi l'asticella un po' più su.

E adesso ti sembra di aver perso. Ma cosa avresti perso, sentiamo: cinque punti immaginari? Non li hai persi, perché non esistevano. Questa era la tua prima elezione europea, e tu hai conquistato il VENTI PER CENTO DEI VOTI. Non credo sia mai successo in Italia. Come non era mai successo che un partito - pardon, un Movimento - al suo esordio alle politiche conquistasse il 25%. Sono numeri eccezionali. Non li aveva mai fatti nessuno.

Non solo, ma anche chi ha vinto ha dovuto copiare da voi. No, diciamo la verità: hanno tutti copiato da voi. Renzi che abolisce province e mette all'asta le auto blu, Berlusconi che vuole imitare Equitalia, Salvini con la sua crociata anti-euro... Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il M5S. Chiunque vinca sta usando le stesse parole, gli stessi argomenti che avete messo in circolazione, voi. C'è poco da sfottere.

Si tratta solo di capire cosa fare ora. La palla è di nuovo al centro, fidati.
Ti sembra che Renzi sia imbattibile? Non è proprio così. Due dati, giusto per il gusto del paradosso.

1) L'unico partito ad aver mai preso più del 40% nel dopoguerra si chiamava Democrazia Cristiana. Solo alle politiche e solo fino agli anni Cinquanta - Renzi nuovo De Gasperi? Eppure...

2) ...sai quanti voti ha preso davvero il Pd di Renzi? Non in percentuale, quante schede elettorali? 11 milioni e 200 mila. Tre milioni più che Bersani, d'accordo. Ma sai quanti ne prese Veltroni nel 2008? Dodici. 

Sai cosa vuol dire? Cinque anni fa, con un milione di voti in più, le elezioni si perdevano.
Oggi tutti lo portano sugli scudi, e quel che ha fatto negli ultimi mesi è sportivamente ammirabile, ma Renzi non è imbattibile. Se non lo era Veltroni - e decisamente non lo era - non lo è neanche lui.

E poi, vuoi che te la dica tutta? Gli avete dato una grossa mano.

Guarda me, per esempio. A me Renzi non è mai stato simpatico, mai. Le sue proposte di legge mi lasciano sgomento e imbarazzato; non si capisce se le abbia scritte un aspirante tiranno o un rimandato in diritto costituzionale. Fidati che non l'avrei mai votato - se non l'avessi ritenuto, a un certo punto, maledettamente necessario.

Ti garantisco che ha rischiato davvero di perdersi il mio nobile voto. Certe mattine mi svegliavo direttamente nell'Altra Europa con Tsipras. Convinto. Ho persino pensato di astenermi. E intanto però cosa facevano i tuoi amici di Movimento?

Ogni mattina venivano a salutarmi: venduto! a casa! Qualsiasi cazzata scrivessi sull'unità: Servo dei servi! leccaculo! succhiasangue! E sai che non esagero. Ho provato anche pazientemente a spiegare che non ero il servo di nessuno, che scrivevo quello che volevo senza ricevere questo gran compenso - cicisbeo, ruffiano, sei morto, sei mooooorto!

E poi... la peste rossa. No, pensaci bene.
Matteo Renzi, la peste rossa.
A quel punto stavano sbroccando, dai, ammettilo.

Negli ultimi giorni volevano pure fare i processi. Esageravano? Insomma. Vedi, io ci sono già passato. Una volta un tribunale del popolo-on-line stabilì che facevo parte di una rete pedofila. Poi si sgonfiò da solo, ma non ti dico la seccatura di avere a che fare con degli attivisti fanatici convinti di poter giudicare chicchessia senza conoscerlo.

Allora, caro Cinquestelle, può darsi che un "leccaculo" alla volta, un "servo" alla volta, io mi sia convinto che Renzi era un male di gran lunga minore. E può darsi che sia successo a molti come me. Quello che sto cercando di dirti è che lo stile inquisitorio-apocalittico oltre al 20% non ci va. Bisognerebbe provare qualcosa di nuovo.

Non ti sto dicendo - come dicono già in molti - di scaricare Beppe, perché è molto più facile da dirsi che da farsi. Se lo prendete di petto quello si scuote e vi fa crollare il tetto addosso: lui v'ha creato, lui può distruggervi. Andrebbe circondato con dolcezza, da persone che gli vogliono bene e gli riconoscono i suoi indubbi meriti, il carisma e l'energia profusa fin qui, ma che gli ricordino che è un megafono, non un cervello. Né lui né l'amico visionario che voleva circondare il Quirinale. Uno vale uno e quei due forse ultimamente si sopravvalutavano un po'.

I comitati dovrebbero coordinarsi senza passare da lui - senza neanche passare dalla piattaforma, che è roba sua e funziona anche male. Senza timori riverenziali nei confronti dei vostri parlamentari, che poi diciamolo, sono dei miracolati. Forse dovreste anche prendere l'iniziativa di registrare un marchio nuovo (ad es. "Associazione Cinquestelle" tutto attaccato), giusto per dissuadere il non-leader dalla scelta di fine di mondo: ritirare quello che ha registrato a nome suo.

E poi niente, caro Cinquestelle, mica posso dirtelo io cosa devi fare. Una cosa però è abbastanza sicura: non c'è molto tempo. Con numeri così, e un Berlusconi in ospizio, Renzi potrebbe anche decidere di riandare subito a elezioni. Prima di dare a voi e a chiunque altro il tempo per riorganizzarsi. Palla al centro, insomma, ma il tempo stringe. Del resto nessuno ti ha mai detto che sarebbe stato facile, no?

Ah, qualcuno te l'aveva detto?

Di Battista?

Senti, devi sapere che una volta, quando non c'era wikipedia, quelli come lui almeno potevano contare su un mestiere quasi onesto: vendevano encliclopedie di carta. Porta a porta. Mestieri che scompaiono. Sì, ma non possiamo mica scaricare tutti i costi sulla collettività, non trovi? Magari a Chiarelettere han bisogno di un rappresentante. Su la testa - se siete riusciti a tenere il 20% con dei tizi così, figurati quando ci metterete gente credibile.
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Ssst, abbiamo vinto

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Ciao papà

Credo che fosse inevitabile, e non escludo che possa succedere anche a voi: ieri guardandomi allo specchio ho visto un tizio coi capelli bianchi che votava la DC perché non sopportava Andreotti e non gliela voleva lasciare.

Il successo di Matteo Renzi - un successo così grande che non se l'aspettava nemmeno Matteo Renzi - così fuori misura che complica anche i suoi piani, allontanandolo da un Berlusconi che non ha più nessun interesse a far passare in senato le sue riforme - il successo di Matteo Renzi, che nessuno si aspettava fino ai primi dati del Viminale, e che in seguito tutti hanno trovato logico e inevitabile - forse era davvero logico e inevitabile, ma alzi la mano chi si aspettava un dato oltre al 40%. Cos'è successo, allora. Chi è uscito dalle catacombe?

Qualcuno che non si è fatto sentire fin qui: che non gridava basta euro nelle gabbie dei talk televisivi o sui social. Qualcuno che non ha lanciato neanche un hashtag. Qualcuno che nessuno contava più, perché la sua voce non si sente più da un pezzo, ammesso che si sia mai sentita. L'imprenditore che non si suicida. Il lavoratore che non ha ancora perso il lavoro - oppure l'ha perso ma non crede che Salvini e Grillo possano farci molto. Il risparmiatore che preferirebbe tenersi i risparmi in euro, dopotutto. Gente che non strilla nei bar, non ti tagga su facebook, e non urla in favore di nessuna telecamera. Probabilmente non risponde neanche ai sondaggi, il caro vecchio shy factor. La vogliamo chiamare col suo nome? Perché ce l'aveva un nome questa gente, ricordate?

Coraggio. Un aiutino: sono la maggioranza. Lo sono sempre stati. Esatto.

La maggioranza silenziosa.

È inutile prendersela con loro: non sono qui, non vi rispondono. Hanno fatto i loro conti e non coincidono coi vostri. Vogliono l'Europa, proprio come trent'anni fa. Oggi va molto di moda domandarsi chi mai l'ha voluta quest'Europa, ebbene, state certi che se loro non fossero stati d'accordo, non si sarebbe fatta mai. A loro andava bene Maastricht e andava bene l'euro. Non c'era bisogno di nessun referendum perché l'avrebbero vinto. Una volta votavano DC, PSI, ma anche PCI, e a parte qualche folata ogni tanto non c'era verso di smuoverli. Molti in seguito hanno appoggiato a lungo Berlusconi, e non c'è modo di sapere se oggi se ne vergognino. Adesso preferiscono Matteo Renzi. Una scelta discutibile, salvo che con loro non si discute mai un granché. Di sport, magari, o di cronaca o di gossip. La politica sembra sempre disinteressarli. E però a votare ci vanno e - sorpresa - l'Italia si riconferma la nazione più europeista d'Europa. Com'è logico che sia, per chi sa che l'unica alternativa è l'Africa. Eppure chi l'avrebbe detto mai.

Chi l'avrebbe detto mai, con quattro formazioni cosiddette populiste a raschiare il barile dell'antieuropeismo: grillini, leghisti, fascisti, residui berlusconiani - attenzione, se si mettessero tutti assieme rasenterebbero il 50. E forse un giorno lo faranno. Nel frattempo però si fanno concorrenza tra loro, hanno capi ringhiosi che non vogliono perdere il controllo - e intanto la maggioranza silenziosa li sta scaricando.

Ed eccoci qui. Una volta ci si chiedeva: moriremo democristiani? Dopo le elezioni dell'anno scorso, qualcuno cominciò a soggiungere, sommessamente: magari. Credo che sia inevitabile, per molti di noi, trasformarsi nei propri padri. Per me ormai era l'obiettivo di massima. Ciao papà.
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Io voto PD - senza mal di pancia

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1. Kyenge - 2. Schlein - 3. Pradi. 

Questo pezzo è il terzo e l'ultimo di una riflessione cominciata qui e proseguita qui. Ma i capitoli precedenti si possono tranquillamente saltare - a dire il vero si può saltare anche questo, tanto quel che importa è tutto nel titolo: io domenica voterò il PD alle europee, e lo farò serenamente, senza mal di pancia. Sono anzi molto contento di poter scrivere sulla scheda il nome di Cécile Kyenge, per la battaglia di civiltà che in questi mesi ha saputo portare avanti: una battaglia che per la verità non è ancora vinta, e che Renzi non dà nemmeno la sensazione di voler troppo combattere. Diciamo che ha altre priorità; non sarebbe la prima volta che una promozione a Bruxelles occorre a rimuovere un personaggio divenuto scomodo o ingombrante. Resto convinto che persino in un parlamento agli antipodi, la Kyenge riuscirebbe a dare fastidio ai razzisti italiani. L'europarlamento è molto più vicino: spero che potrà continuare là una lotta necessaria per i diritti civili, anche in nome di quei milioni di residenti in Europa senza cittadinanza che votare non possono.

Poi voterò per Elly Schlein e Andrea Pradi, che da quanto ho capito ricadono nell'area civatiana; perché se è vero che la mia equidistanza tra Grillo e Renzi (e Berlusconi!) è quasi totale, basta sostituire a Renzi il PD nella sua totalità e complessità perché il piattino nella bilancia si abbassi all'istante. Mi pare che il dibattito parlamentare sull'Italicum abbia dimostrato come oggi la migliore opposizione a Renzi - la più costruttiva, perlomeno - sia quella interna: persino nel momento di massimo espansione di Renzi c'è qualcuno che non si allinea, che abbozza un progetto diverso: può sembrare un segno di debolezza, ma è lo stesso che ha consentito a Renzi di succedere prontamente a Bersani. Non credo che un'alternativa sinistrorsa al progetto di Renzi possa nascere altrove che nel PD: lo dico con molto rispetto per chi in questi mesi ha lavorato per la Lista Tsipras, che spero possa oltrepassare lo sbarramento e ottenere un buon risultato. Ma credo che nei prossimi anni il quadro sia destinato a semplificarsi, con la convergenza di quelle correnti di populismo che in Italia oggi si odiano soltanto per questioni di bandiera: ormai Grillo Berlusconi e Salvini, al di là della naturale rivalità tra contendenti, dicono le stesse cose. Che siano proporzionali o uninominali, le elezioni dei prossimi anni rischiano di diventare una sfida tra europeisti e antieuropei. Toccherà farsi piacere l'Europa in blocco, o cedere al mito della piccola patria chiusa e felice. Prima ancora che socialdemocratico, io mi considero una persona razionale: qualsiasi ente sovranazionale imperfetto e corrotto mi sembra preferibile a un piccolo mondo antico che forse non è mai esistito e che comunque non ci sarà verso di far ri-esistere. L'Europa, viceversa, esisterà. Ci metterà più tempo del previsto, ma i nostri figli saranno europei.

Il paradosso delle braghe
Potendo scegliere, poi, io li vorrei pure socialdemocratici. Forse chiedo troppo, ma a questo punto il mio voto è scontato. Conosco l'obiezione: il PSE quasi sicuramente resterà abbracciato al PPE in una grossa coalizione centrista. Ora, per spostare verso la sinistra il baricentro del PSE io ho due opzioni: posso votare il PSE, sperando che questo conquisti abbastanza voti da ribaltare i rapporti di forza, e da imporre Martin Schulz come il primo leader europeo salutato da un'investitura popolare; oppure posso votare Tsipras, per "dare un messaggio". Quest'ultima mossa, alla luce degli ultimi vent'anni di esperienza italiana, mi sembra nient'altro che una manifestazione di autolesionismo: se voti a sinistra, il centrosinistra si sposta verso destra. Questo è l'unico messaggio che passa. La cosa potrà non piacere, ma portatemi un solo esempio in cui le cose non siano andate così. Io non ne conosco, per cui voto PSE.

Incidentalmente, voterò anche per Renzi, che senz'altro non si tratterrà dal mettere la sua gioiosa faccia sul mio voto, e di sbandierarlo per dimostrare che la gente è dalla sua e vuole le riforme che piacciono a lui. Tutto questo è senza dubbio fastidioso, ma mi resta pur sempre un blog per ricordare a chiunque interessi che le cose non stanno affatto così. Peraltro la riforma che più di tutte mi preoccupa - l'Italicum - mi sembra ormai destinata ad arenarsi, e di questo devo ringraziare persino la buona tenuta elettorale di Beppe Grillo.

E dunque insomma le cose stanno così: Renzi non mi piace, ma il voto al PD mi sembra l'unico sensato. Il calcolo è stato più complesso del solito, ma una volta terminato la coscienza non registra nessun dissidio interiore. La pancia, in particolare, non prova nessun fastidio; e non capisco nemmeno perché dovrebbe. Sarà perché per me il voto è sempre stato soprattutto un'operazione aritmetica, una banalissima addizione: non un'epifania, o una seduta di autocoscienza, o un modo per esprimere la propria identità più recondita nel chiuso confortevole della cabina elettorale. Prima di fare la mia addizione posso avere un po' di dubbi, ma sono tutti in un certo senso matematici: cosa succederà a y se voterò x? e se votassi z? Eccetera. Dubbi esistenziali non ne ho. La pancia poi sta già pensando ad altro; probabilmente alla scusa da trovare per aprire un pacchetto di pistacchi. Si tratta, ormai l'ho capito, di una pancia atipica rispetto alla media delle pance italiane. Che posso dire: è la mia pancia, non è più raffinata di tante altre pance. Forse è fallata, c'è tutta una gamma di frequenze che non capta e che sono evidentemente indispensabili per capire gli italiani. Io invece sto qui a scrivere, a spiegarmi, quasi come se toccasse agli italiani capire me.
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#HaVintoLui

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In base a un sondaggio che non si può pubblicare, anche perché nessuno lo ha fatto, io credo di potervi comunque annunciare che Beppe Grillo ha vinto - no, il M5S no, non necessariamente. Ma Grillo sì, anche se non si è candidato. Ha vinto lo stesso, nell'unico modo in cui poteva vincere, che è anche il peggiore. Domenica sera chiuderanno i seggi e spoglieranno le schede, tireranno le somme e ci diranno che Renzi è andato bene, anzi benissimo, o che Berlusconi tutto sommato tiene, e la Lega, eccetera eccetera, ma l'unica vittoria se l'è già presa Beppe Grillo.

200 poliziotti in più! che inseguiranno i ladri a piedi.
Se l'è presa nel momento in cui Silvio Berlusconi ha cominciato ad annunciare nei suoi comizi tv che vuole abolire Equitalia: le stesse esatte parole del programmino che Grillo aveva steso nella fase finale della campagna 2013. "Abolire", "equitalia". Se l'è presa nel momento in cui Renzi ci ha informato che a mò di copertura avrebbe abolito le province, o messo le auto blu su ebay, e poi l'ha fatto davvero. O quando ha cominciato a chiamare i suoi critici #gufi e #rosiconi. Se l'è presa quando Matteo Salvini, prima di cedere la sua piccola attività politica a un curatore fallimentare, si è messo a googlare "euro" "COMPLOTTO" "banche" "svegliaaaa!" e ha trasformato la Lega nel partito antieuro. Se l'è presa in quel momento qualsiasi a cavallo tra '13 e '14 in cui tutti i suoi avversari hanno cominciato ad andare a lezione da lui.

Più fiorini per tutti.
Chiunque avrà vinto lunedì, festeggerà con le parole di Beppe. Magari con gli hashtag di Beppe. Vincerà per aver copiato qualche promessa di Beppe, nel tentativo di strappare a Beppe qualche elettore. In base a un sondaggio che non ha nemmeno più importanza fare, Beppe Grillo ha già vinto.

Berlusconi giustizialista, rifletteteci.
A 77 anni quest'uomo riesce ancora a stupire

E non è tutto sommato la cosa peggiore che poteva capitarci: coraggio, se vince Grillo almeno l'Italicum non si farà. Giustamente: una legge così brutta nemmeno Grillo poteva scriverla. Non è uno scherzo: la proposta di legge elettorale del M5S è comunque bruttina, e a tratti assolutamente balorda. Ma decisamente migliore di quell'offesa al senso comune e alla democrazia buttata già da Berlusconi su cui Renzi doveva assolutamente mettere la sua bella faccia. Grillo non vince soltanto perché le parole d'ordine ormai le detta lui; vince anche perché, di fronte a contendenti costretti a scimmiottarlo, finisce per sembrare quasi il più lucido.
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Il complotto contro un uomo ridicolo

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Dopo tanto tempo ho provato a rivedere il vecchio video del vertice di Bruxelles (23 ottobre 2011), e devo dire che non ho cambiato idea: per me la Merkel e Sarkozy non stavano ridendo di Berlusconi. La giornalista, che aveva appena chiesto ai due leader se si sentivano rassicurati dalle riforme promesse dal governo italiano, non aveva rivolto la domanda a nessuno dei due in particolare. Sarkozy era già pronto a rispondere, ma voleva attendere che la collega terminasse di ascoltare la traduzione simultanea: così si voltò verso di lei e sorrise.

Quello che accadde davvero a quel punto - e che comprensibilmente Berlusconi non vuole sentirsi dire - è che risero i giornalisti. Non risero perché pilotati da un complotto ordito a Berlino o a Strasburgo. Non risero della situazione italiana, delle tre manovre promesse e rimangiate durante una psicotica estate trascorsa ad abolire province e ritoccare aliquote sui giornali del mattino, per rimangiare tutto nei talk della sera. Risero perché il re era nudo, perché Berlusconi era ridicolo. Oggettivamente, lo era: non è improbabile che a scatenare quella libera risata internazionale abbia concorso più Ruby Rubacuori che tutti i severissimi editoriali dell'Economist o del Wall Street Journal. Quel che importa è che B. ormai fosse un oggetto impossibile da gestire senza riderci su: all'estero soprattutto, fuori dal cono d'angoscia dello spread. Se anche ci fu un complotto, come racconta l'ex ministro del Tesoro USA Geithner, fu un complotto per convincere le istituzioni italiane a liberarsi di un capo del governo incapace e screditato. Dal mio antiberlusconiano punto di vista, avrei preferito un complotto più efficiente e tempestivo. Una nazione può permettersi di avere politici non all'altezza, se ha i conti in ordine; o può avere i conti nel caos, se ha leader carismatici e autorevoli. Nell'autunno 2011 stavamo precipitando con una squadra di pagliacci in cabina di comando (Continua sull'Unita.it, H1t#231).

Per capire quanto pericoloso e incompetente fosse B. l’Europa ci ha messo vent’anni e una crisi sistemica. Finché le cose non sono andate troppo male, i suoi colleghi erano pronti a tollerarlo anche mentre faceva le corna nelle foto ufficiali; al Partito Popolare Europeo i suoi voti non dispiacevano affatto. Ma verso l’autunno 2011 Berlusconi guidava a vista un governo in stato confusionale; a fine agosto Sacconi si era sbagliato a fare i conti e aveva proposto di tagliare a militari e laureati la reversibilità degli anni di studi e di leva. Poco prima Tremonti aveva deciso di abolire tutte le province piccole tranne Sondrio. Proposte deliranti che lasciavano chiaramente intuire il panico e l’insipienza di chi le dettava. Chi avrebbe comprato i nostri titoli di stato? Bruxelles non avrebbe dovuto preoccuparsi della catastrofe della quarta economia europea?
Come siano andate le cose non lo sapremo mai. Senza perdersi in dietrologie, non si può non rilevare come Geithner abbia scelto di lanciare il suo retroscena nel momento più delicato di una campagna elettorale europea. Il fatto che nel nostro piccolo orto italiano le sue rivelazioni offrano a Berlusconi il destro per gridare al golpe ci distoglie forse dal quadro generale. E il quadro generale che ci dipinge Geithner è quello di un’Europa asservita a una Germania arcigna, “tirchia”, risoluta a non riaprire il “libretto degli assegni” per aiutare le fragili e irresponsabili economie mediterranee; disposta persino a far cadere leader democraticamente eletti (benché universalmente screditati). Più che aiutare un Berlusconi “radioattivo”, Geithner sembra voler regalare argomenti a chi lamenta l’egemonia tedesca nel continente (suggerendo anche un euroleader alternativo alla Merkel: Mario Draghi). Non è un affatto un quadro irrealistico, bisogna ammetterlo. Ma come sempre è interessante il paradosso: mentre ci racconta di un Obama monroviano, assolutamente indisposto a sporcarsi del “sangue” di Berlusconi (“Non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani” diceva Geithner), l’ex ministro sta facendo, nel suo piccolo, esattamente quello che Obama non avrebbe voluto fare: sta intervenendo. Ci sta suggerendo che un’Unione più solida rischia di essere asservita alla Germania; ci sta spiegando come dovrebbe funzionare la BCE; ci sta mettendo in guardia dai vertici comunitari che tramerebbero contro i leader eletti dal popolo. Le forze che si oppongono all’integrazione europea non possono che ringraziare. http://leonardo.blogspot.com
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Ma di che faccia parli, Matteo Renzi

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Ormai la faccia di Renzi sta diventando un tormentone, non dissimile dalla testa di quei figli su cui Berlusconi amava giurare. Qualsiasi cosa stia succedendo, una riforma che non parte perché scritta coi piedi (bei piedi, per carità), uno scandalo di tangenti; non c'è nulla a cui Renzi non possa opporre la sua faccia, che evidentemente è un argomento. Dietro a chissà quale strategia mediatica sapientemente congegnata ('rispondi sempre così, abbiamo fatto una ricerca e pare che funzioni') c'è un profondo convincimento: Renzi è convinto di avere una faccia, per così dire, inoppugnabile. Una "faccia pulita", secondo Repubblica avrebbe proprio detto così.

io sono sicuro che tutti dicono chi te lo fa fare perché non ti conviene mischiare la tua faccia pulita con quello che è accaduto, ma preferisco rischiare di perdere qualche punto nei sondaggi per le elezioni che investimenti e posti di lavoro.

Uno potrebbe anche opinare che, se Renzi perde ancora qualche punto nei sondaggi e il M5S vince le elezioni, non è che gli investimenti e i posti di lavoro se la passeranno granché bene; se invece Renzi ci mette la sua faccia pulita di condannato in primo grado per danno erariale... cosa succederà? Non è tanto chiaro, ma pare che la faccia pulita lavi qualsiasi crimine. Non basta nominare commissioni, anzi task force: qualsiasi cosa faccia, Renzi deve farla con la sua faccia, sennò non funziona.

Sarà interessante, nei prossimi mesi o anni, misurare il decadimento della faccia di Renzi: quante promesse disattese serviranno, quante case non pagate e di non proprietà, quante riforme in cui la faccia serve a coprire parti del corpo meno nobili ma utili (e però mai utilizzate, fin qui, per riformare il parlamento e la costituzione). Così come B, ogni volta che giurava sulla testa di un figliolo, dimostrava per prima cosa l'irrisione nei confronti di chi a un giuramento come quello prestava davvero fede, sarà interessante capire quanto la faccia pulita di Renzi continuerà a ridere alla faccia nostra. Io - lo dico rischiando - ho la sensazione che abbia un respiro un po' corto: personalizza davvero tutto, ma dietro di sé non ha come aveva B. un'industria consacrata all'autopromozione. Ogni volta che dice "io", "io, "io", mi sembra un po' più solo. Finché vince, ok: ma fin qui vittorie clamorose non si sono viste. Converrebbe nel frattempo investire in facce nuove.
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La tentazione democristiana

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Quindi, insomma, Renzi prende atto che il centrosinistra è minoritario (anche la sua versione di molto annacquata) e, mentre a parole sventola una "vocazione maggioritaria", nei fatti si prodiga per trovare la quadra che gli consenta di governare anche se non supererà il tetto del trenta-e-qualcosa per cento dei consensi. Possibilmente senza troppi contrappesi istituzionali, che sono quella cosa noiosa della politica USA che né lui né Veltroni hanno ricavato dalle serie tv: per cui, insomma, il senato è solo un intoppo da sostituire con una parata di amministratori eletti da altri amministratori, eccetera. Tutto questo è pericoloso non solo per Renzi - il quale mi pare animato dalla buona fede talvolta micidiale di certi timonieri e padri della patria - ma soprattutto per chi verrà dopo di lui e non sarà necessariamente altrettanto animato da buone intenzioni.

Questo è il rischio a cui ci espone Renzi e la sua dissennata strategia: ma esistono alternative? Perché bisogna essere abbastanza onesti da ricordare che Renzi non ha vinto la leadership del centrosinistra alla lotteria, ma rilevando la direzione del PD al termine di una serie di tentativi forse meno dissennati, forse più ragionevoli, ma tutti comunque terminati in modo fallimentare. Fallì l'Ulivo del '96 per questioni bertinottiane che è sempre più difficile non confondere con capricci; fallì la gestione D'Alema-Amato, che pure le provò tutte per conquistare quella fetta di elettorato mancante (anche loro ci misero qualche soldo in busta prima delle elezioni, inutilmente). Fallì il nuovo Ulivo decapartitico dopo aver vinto le elezioni per un soffio; fallì la vocazione maggioritaria veltroniana; fallì Bersani che pure fece solo mosse ragionevoli. Siamo in uno di quei momenti della Storia in cui si fa imperatore chiunque passi di lì e abbia un paio di sesterzi da lanciare alla plebe o ai pretoriani; Matteo Renzi i sesterzi li aveva e pare che finalmente i finanziatori siano tutti on line; la sua proposta non pare proprio il massimo, ma ne abbiamo una migliore?

Forse sì.

Non dico che sia la migliore in senso assoluto - non lo è affatto - però è migliore del disastro a cui Renzi e le sue coorti un po' improvvisate stanno attendendo. Peraltro è una proposta molto semplice, lontana dalle macchinosità a cui ci hanno abituato i nostri ultimi riformatori, da Calderoli in giù (Calderoli ci sta facendo una figura da statista, rendiamoci conto). Ed è la proposta - pensate - di Beppe Grillo: torniamo al proporzionale. Ognuno vada alle elezioni con i suoi, ognuno strappi quei due o tre punti che riesce a strappare, e poi?

E poi cosa volete che succeda: quello che già succede adesso. Il PD, sospinto da populismi di segno opposto, si ritroverà al centro del parlamento, non necessariamente maggioritario ma indispensabile a qualsiasi maggioranza: in pratica, la nuova Democrazia Cristiana. E a quel punto sceglierà, come sceglievano i democristiani, se puntare moderatamente verso un populismo più berlusconiano o più grillino: come si diceva? Avanti al Centro contro gli opposti estremismi. All'inizio la comunella con Berlusconi o qualche frammento berlusconiano come il NCD sarà l'opzione più realistica, anche Grillo ci tiene molto a recitare il suo ruolo di predicatore-speaker della minoranza offesa.

(Non mi stanco di notare il paradosso: da una parte c'è un Renzi apparentemente bonario che sta, nei fatti, rottamando le istituzioni democratiche, al punto di rischiare concretamente che Grillo si ritrovi dopo un ballottaggio in maggioranza al parlamento. Dall'altra c'è un Grillo urlatore che, se gratti appena un po' la patina apocalittica, in sostanza ti sta proponendo un accordo ragionevolissimo: non mi fate governare, che non saprei che cazzo fare. Tu e Berlusconi vi pigliate il potere e io mi gestisco il malcontento che ne deriverà. E bisogna pure ringraziare che ci pensa lui e non un Genny La Carogna. Al confronto Grillo è veramente un gentiluomo. Una volta che gli è quasi scappata una marcia su Roma ha fatto dietrofront immediatamente. Ogni sua campagna sembra voler escludere sapientemente qualsiasi possibile attrito con la realtà pratica: impeachment a Napolitano! Referendum consultivo sull'euro! persino quando raccoglie le firme per qualcosa, non si preoccupa di rispettare le scadenze di legge. Se escludi l'audio frastornante dei suoi comizi e rifletti su come il grillismo sia riuscito a incanalare un enorme malcontento in forme di protesta pacifiche e civili, ancorché inconcludenti, ti rendi conto che è il migliore cane da guardia dell'opposizione che una nuova democrazia cristiana potrebbe meritarsi).

Ora io non voglio dire che l'opzione proporzionale sia la mia preferita: ma mi sembra che la Storia soffi da quella parte, perlomeno negli ultimi mesi. Grillo ci terrebbe tanto; anche il PD ne trarrebbe un sicuro beneficio; Berlusconi ne soffrirebbe ma gli resterebbe un margine per contrattare. E allora perché Renzi insiste, perché non cede a un'ancestrale tentazione democristiana? È solo cocciutaggine, o ha capito qualcosa di più?

Diamogli una chance: forse ha capito qualcosa di più. Ovvero, che il sistema tripolare è soltanto transitorio, e che non c'è un vero motivo per cui il PD debba rimanere al centro del quadrante. Anche se non possono allearsi, per motivi in un certo senso personali, Grillo e Berlusconi hanno profonde affinità e parlano a bacini elettorali parzialmente sovrapponibili. Prima o poi uno dei due personaggi ridimensionerà la sua presenza, e il populismo tornerà a occupare un solo polo, a votare un partito, a sventolare una bandiera. Che bandiera sarà? Cosa potrà sintetizzare, stavolta, l'antipolitica e la rivolta fiscale, il leghismo con il salario garantito? A occhio c'è una sola bandiera disponibile, ed è quella antieuropea. Il populismo che verrà non potrà che ritrovarsi nel grande ingorgo dell'antieuropeismo, e a quel punto probabilmente vincerà. Ma nel frattempo, a noi malgrado tutto europeisti, che portabandiera rimane? Matteo Renzi? (continua)
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Crepuscolo dell'antiberlusconi

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È da più di vent'anni che voto; non ricordo di essere mai stato indeciso come stavolta. Vi scrive un tizio che, quand'è stato il momento, ha votato per Rutelli senza trattenere il fiato. Non è insomma un problema di identità, ci tengo a dirlo dopo anni passati a polemizzare con chi concepiva il voto come un modo di esprimere sé stesso nel chiuso della cabina elettorale; io quando ho voglia di esprimermi faccio altre cose, ad esempio scrivo qui. Non ho mai trovato così consolante l'idea che il mio voto non sia che un contributo minuscolo alla Storia, destinato a perdersi tra milioni di altri. Confido che questo mi assolverà da ogni difetto di ragionamento, visto che la ricerca del Meno Peggio (sempre di questo si tratta, alla fine) non ha mai richiesto un algoritmo così complesso.

Che cos'è successo poi di tanto epocale? A occhio, è la prima volta in vent'anni in cui la partita si gioca su un campo triangolare. Cresciuto in un Paese bipolare, ho serie difficoltà a interpretare correttamente il senso di una terza dimensione. Fino a due anni fa il "terzo" era sempre un incomodo, uno che cercava di barcamenarsi al centro (perdendo sempre) o si buttava nell'angolino cercando la solidarietà di chi ha a cuore le specie protette. Ora è tutto diverso: esistono davvero tre poli, quasi equidistanti. Tutti e tre ambiscono all'egemonia, anche se il polo berlusconiano è un po' ammaccato (ma conserva le sue potenzialità). Tutto questo non era facilmente prevedibile fino a due anni fa. Che Grillo potesse ottenere un buon risultato era plausibile; non che riuscisse a mantenere un'identità e un'equidistanza quasi perfetta. Dunque quello a cui abbiamo assistito negli ultimi due anni non è la fine di Berlusconi - che è ancora a galla, e ha probabilmente degli eredi - ma la fine dell'antiberlusconismo.

Quest'ultimo si può definire in tanti modi: in un certo senso è proprio questo il problema, oggi che scopriamo che si trattava di una miscela instabile di tante cose diverse destinate a esplodere e a ritrovarsi in punti molto lontani. All'indomani dell'esplosione mi è più facile capire cosa fosse almeno per me: un orizzonte, una speranza. L'antiberlusconismo era la mia personale risposta alla domanda che da un secolo tormenta i militanti di sinistra: come facciamo a cambiare la società se siamo una minoranza? Ogni generazione ha dato le sue risposte, che accostate possono dare un'impressione di schizofrenia: riformismo, massimalismo, egemonia culturale, fronte antifascista, compromesso storico, eccetera. Ognuno ha aspettato il suo sole, il mio era quello antiberlusconiano. Il ragionamento non mi sembra così campato in aria: se tutto prima o poi finisce, prima o poi sarebbe finito anche Berlusconi; e avrebbe lasciato molti italiani delusi e insoddisfatti. Il che tra l'altro è successo. E così come nel maggio del '45 improvvisamente tutti si ritrovarono antifascisti e partigiani, non mi aspettavo poi gran cosa dagli italiani immaginandomeli, al tramonto di Berlusconi, pronti a salire sul carro di chi B. l'aveva osteggiato sin dall'inizio, e aveva proseguito a osteggiarlo con coerenza. L'antiberlusconismo, nelle mie previsioni, sarebbe stato la molla che avrebbe permesso alla sinistra di raggiungere finalmente una posizione maggioritaria. Una parte cospicua di elettorato - non una fetta grandissima, ma sufficiente - avrebbe riconosciuto alla sinistra la lungimiranza e la coerenza di una decennale, quindecennale, ventennale opposizione a Berlusconi. Anche l'astensione avrebbe giocato una parte importante. Mi sbagliavo, d'accordo, ma perché?

Da una parte bisogna dire che la sinistra non fu proprio quel campione di lungimiranza e coerenza antiberlusconiana che avrei voluto che fosse. E in parte l'insorgenza di Grillo nasce proprio da una frustrazione di questo tipo, così come il Fatto nasce da una costola dell'Unità. Devo dire che per molto tempo ho continuato a considerare il successo di Travaglio come un fenomeno assolutamente accettabile, il giustizialismo come una normale reazione a un potere che depenalizzava il falso in bilancio. Che nella miscela covassero anche spiriti di destra mi sembrava comprensibile e persino promettente: significava che anche a destra qualcuno si rendeva conto di quanto avessimo ragione. È vero che negli ultimi anni intorno all'antiberlusconismo si annusava un'aria greve, si ridesse ostentatamente di vignette e freddure sempre meno divertenti: preferivo non farci caso, così come non mi appassiono ai numeri da circo che ogni partito allestisce in campagna elettorale. Parte della mia illusione nasce dall'ottimismo della volontà: come si può vivere immaginando che dopo Berlusconi possa arrivare persino qualcosa di peggio? Non può piovere sempre. È un po' lo stesso errore che rimprovero a molti militanti di sinistra: siccome il sole non può che sorgere sulle macerie e gli errori del passato, si finisce per tifare macerie e aiutare concretamente chi le produce. Lo stesso esempio del '45, se ci avessi riflettuto meglio, mi avrebbe potuto illustrare come le cose non vadano esattamente così: da un grande disastro non nasce una grande civiltà democratica; al massimo un regime un po' meno imperfetto, un po' più perfettibile. Nei fatti, la crisi di Berlusconi ha lasciato spazio a una formazione ancora più populista, che ha unito la retorica anti-casta a quella berlusconiana dell'oppressione fiscale e burocratica. Il grillismo è una sintesi di Berlusconi e anti-berlusconismo che appena due anni fa ci sembrava impossibile. E poi c'è Renzi.

Renzi non mi è tanto simpatico, ma fosse questo il problema - ripeto: ho votato Rutelli, e sono tuttora contento di averlo fatto; ho votato Veltroni e, se mi ritrovassi in quella stessa situazione, lo rivoterei. Renzi non mi è tanto simpatico, ma è soprattutto il renzismo un fenomeno inquietante. Esso peraltro nasce dalla stessa domanda di cui parlavamo sopra: come facciamo a cambiare la società se siamo una minoranza? Naturalmente possiamo sostenere che abbiamo una vocazione maggioritaria, ma questo non ci regala neanche un cinque per cento in più. E quindi?

E quindi abbassiamo il tetto al 35%. Ovvero: siccome la democrazia non ci premia, eliminiamo la democrazia. Appesi alla contingenza storica per cui i sondaggi, per una volta, ci danno in testa (e però il 50% è lontano), scriviamo una legge che distorca la volontà popolare al punto che è sufficiente spuntarla in una gara a tre per vincere tutto. Il fatto che una proposta del genere ci venga suggerita nientemeno che da Silvio Berlusconi in carne e ossa e pendenze giudiziarie non ci impensierisce: a questo punto dei giochi B. non è che la nostra coscienza sporca. E in effetti poi Renzi si rende conto di averla sparata veramente grossa e riesce a spuntare un 2% di garanzia democratica: il parlamento verrà regalato a chiunque si aggiudichi il 37%. E se nessuno ci arriva, referendum. Renzi è abbastanza sicuro di vincerlo perché ci ha messo in busta 80 euro. Può essere la mossa giusta, ma può anche rivelare una certa ingenuità: cosa sono 80 euro in confronto ai mari e ai monti che i suoi competitor possono promettere? 80 euro solidi in confronto all'abolizione di Equitalia (leggi: abolizione dei debiti) o al referendum sull'Euro (leggi: ci stampiamo i soldi in casa)? Per tacere di tutti gli antipatici intellettuali e rocker pronti a giurare che 80 euro sono una miseria. Dall'altra parte, tuttavia, c'è una folla di militanti e una discreta quantità di politici e intellettuali disposti a credere che 80 euro in busta e un premio di maggioranza al 37% siano una prospettiva democratica e progressista. Ora bisogna averne prese di sberle - e concedo che ne abbiamo prese - per scambiare il premio al 37% per un sole dell'avvenire. Bisogna essere veramente suonati per credere che di fronte alla scelta secca tra Renzi-80-euro e Grillo-aboliamo-Equitalia i berlusconiani sceglieranno gli 80 euro che si sono già spesi tra la pasquetta e il 25 aprile. Insomma non è solo una questione di democrazia; è anche una questione di strategia. Da un punto di vista democratico, la tua legge elettorale è immonda; da un punto di vista strategico, è un disastro. Rischi di perdere tutto anche se mantieni la maggioranza relativa (forse continua).
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Carta Forbice Sasso MatteoRenzi

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Leggendo che per rimontare nei sondaggi a Berlusconi era bastato denigrare un po' i tedeschi, ho sentito in me qualcosa di assolutamente nuovo; una specie di torva soddisfazione. Non mi era mai capitato, ma per la prima volta ho scoperto di tifare un po' per l'orribile B. Non tanto: appena un po'. Non vorrei mai che vincesse le elezioni; ma preferirei che non le perdesse troppo. Cosa mi sta succedendo?

In parte è l'esito di una certa insofferenza nei confronti di chi anche stavolta lo dà per finito - e nel frattempo non si è nemmeno preoccupato di ostacolare la macchina di guerra mediatica che ogni volta, puntualmente, gli regala una rimonta. Il conflitto di interessi che regala a Berlusconi quasi metà dell'offerta televisiva generalista non sarà risolto nemmeno in questa legislatura, ci mancherebbe altro. A chi come me continua a pensare che B. debba gran parte del suo successo alla tv in fondo fa piacere notare che il problema c'è ancora (e ci sarà anche quando B. finalmente si ritirerà: volente o nolente ha degli eredi). Ma non è solo questo. Il fatto è che se Berlusconi recuperasse un po', magari riuscirebbe a levare qualche voto a Grillo. O a Renzi. E mi sorprendo a pensare che forse è meglio così.

In effetti, cosa mi posso aspettare da queste elezioni? Le riforme di Renzi non mi piacciono: le trovo dilettantesche e pasticciate. Non credo che abbia ambizioni autoritarie, ma chi le ha potrebbe in un futuro non remoto trovarsi molto avvantaggiato dalla sua pazza legge elettorale che regalerebbe il parlamento a chi si aggiudica appena il 37% dei seggi. Tutto questo è molto pericoloso e mi porta, certe sere, a invocare la forbice di Grillo. (continua sull'Unita.it, H1t#229)

E tuttavia Grillo, se vincesse davvero, sarebbe persino più pericoloso: il referendum per uscire dall’Euro, per dirne una, è una proposta semplice semplice per creare il caos tra i risparmiatori e accelerare l’apocalisse a cui lui e Casaleggio tengono molto. A quel punto non mi resta da sperare che la forbice grillina sia resa inservibile da un colpo ben assestato del sasso di Berlusconi.
Berlusconi poi non ha più un futuro che non coincida col suo personale: un suo successo non farebbe che allungare l’agonia in cui ha abbandonato l’Italia in questi vent’anni, per cui mi auguro che sia intercettato dalle carte di Renzi – per quanto dilettantesche e pasticciate.
Tra carta, forbice e sasso il gioco va avanti, e non posso dire di tifare davvero nessuno dei tre. Ma spero che perdano un altro po’ di tempo senza combinare niente di grave, in attesa che arrivi qualcosa di meglio. E qualcosa di meglio potrebbe pure arrivare. http://leonardo.blogspot.com


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Come si dice autarchia in egiziano

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Sapete che in India c'è una fabbrica che, con tante cose che potrebbe fare, fa le etichette con scritto "made in Italy", insomma se leggete "made in Italy" molto spesso è grazie alla manodopera indiana. E ci sono motivi seri per cui le cose vanno così, non ha molto ribellarsi. L'euro; la concorrenza dei grandi Paesi in via di sviluppo; la scarsità di materie prime; l'abbattimento dei costi di trasporto... ci sono tante ragioni per cui il made in Italy ormai non può che essere un'idea astratta, più marketing che altro. E non pretendo certo di indossare vestiti fatti a Prato, guidare veicoli fatti a Torino, pestare tastiere fatte a Ivrea. Quei tempi sono finiti, per ora. E però almeno i razzisti, voglio dire, qual è il problema? Dovendo produrre anche noi - come tutte le democrazie europee adulte e vaccinate - un certo tot di razzisti: non abbiamo tutti gli ingredienti in casa?



Non ce la facciamo a produrre almeno un razzista italiano? Siamo messi così male da dover importare pure quelli?

(Dall'archivio: il piccolo opinionista nero).
(Ma Sicilia e Sardegna le hai già date per perse?)
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L'ultimo grillino

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La costola e il fango

Non fosse incazzato per contratto, Grillo potrebbe mostrarsi fiero di quello che sta succedendo; perché sta succedendo anche e soprattutto grazie a lui e grazie ai suoi. È grazie alla lunga campagna sugli F35 che oggi un governo di centro sta riflettendo seriamente su come tagliare gli F35. È grazie a una lunga polemica sui segreti di Stato, condotta anche su beppegrillo.it, che Renzi a un certo punto può decidere di dare un contentino ai complottisti de-secretando qualche archivio. È grazie a una lunga battaglia condotta dal M5S dalla parte di un ceto medio impoverito che Renzi e il suo gruppo dirigente si ritrovano a correre ai ripari con una misura fino a qualche mese fa impensabile - 80 euro in più nelle buste paga dei dipendenti.

Tutte queste cose, che potremmo considerare "di sinistra", il PD non era riuscito a farle, neanche quando Prodi poté contare su una maggioranza: ma anche allora il PD doveva guardare al famoso centro, e adesso no. Adesso la lotta è contro il M5S, e questo spinge il PD a manovrare in una direzione diversa. Quale migliore dimostrazione del fatto che il M5S sia nato da una costola della sinistra, e di come pur restando all'opposizione sia riuscito a impostare l'agenda del governo, conquistandosi una vera e propria egemonia culturale su alcuni argomenti chiave? Quando rivendica orgoglioso una miserevole asta di auto blu, Renzi non è forse assimilabile a un grillino? Quando insiste a predicare il taglio dei rappresentanti nelle province e al senato come la fonte dell'Eldorado, da cui sgorgheranno fondi per coprire qualsiasi misura, non fa Renzi del grillismo dilettante, da grillino dell'ultim'ora qual è? Grillo dovrebbe essere in qualche modo fiero di lui, e forse nel segreto del suo cuore un po' lo è.

Ma è Beppe Grillo, ed è incazzato per contratto: quindi vaffanculo, non basterà tagliare un f35, e non basterebbe tagliarne nemmeno la metà; vaffanculo, gli archivi de-secretati non sono quelli giusti e c'è senz'altro da qualche parte un archivio segreto che non sarà de-secretato mai con tutte le trattative Stato Mafia Bilderberg Rettiliani e Savi di Sion. E gli 80 euro, ovviamente, non risolvono, anzi peggiorano: lo dice il tizio che vorrebbe svalutarci i soldi in tasca. Il M5S sarà pur nato da una costola della sinistra, ma per ultimarlo è stato necessario impastarlo con molto fango di destra; non solo, ma è in quella direzione che Grillo guarda per vincere le sue elezioni; dunque chi se ne frega dei dipendenti, lui sta ancora intonando la sua elegia alla Piccola-E-Media-Impresa.

Nel frattempo si avvicinano le elezioni, con il loro orribile paradosso: se qualcuno ritiene - come me - che le riforme di Renzi siano scritte malissimo, non può che augurarsi un buon risultato del M5S, che le affosserebbe. Il problema è che fin qui la mia condotta elettorale è stata molto semplice: se mi auguravo che un partito ottenesse un buon risultato, votavo quel partito. Ahem.
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Interdetto tra noi

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Nel corso della lunga, e non sempre gloriosa, storia di questo blog, mi è capitato anche più di una volta di scrivere qualche pezzo un po' critico nei confronti di Silvio Berlusconi; di chiamarlo ladro e corruttore a volte anche prima che qualche sentenza mi desse ragione. In effetti la penso ancora così, e tuttavia.

Tuttavia oggi credo che sia venuto il momento di chiedersi, con molta serenità: perché a un qualsiasi cittadino italiano, nel pieno possesso delle facoltà mentali, dovrebbe essere negato il diritto di votare per Silvio Berlusconi alle prossime elezioni europee, se proprio gli va? È un ladro, dite, un corruttore, certo; e potete mostrarmi le sentenze; sentenze definitive. D'accordo. È giusto mostrarle, d'altro canto sono di dominio pubblico; è giusto dirlo a gran voce nelle pubbliche piazze: ehi, guardate che Silvio Berlusconi è un ladro, un corruttore, eccetera.

Ma se dopo averlo gridato, qualcuno nella stessa piazza vuole comunque votare per lui, perché non dovrebbe averne il diritto? Perché toglierglielo? Ha forse fatto qualcosa di male? Non Berlusconi: lui qualcosa di male in effetti lo ha fatto: ci sono le sentenze (definitive). Ma i suoi elettori: perché punirli? Perché limitare i loro diritti? Non vi sembra un vulnus? No? A me oggi sembra un vulnus.

E non ho intenzione di tacere mentre a milioni di miei concittadini viene di fatto limitato il diritto di voto, che è il più sacro degli appannaggi della moderna democrazia. Sono dunque qui a chiedere: lasciate che i berlusconiani votino Berlusconi, se proprio ci tengono. Lasciate che il suo nome campeggi libero in cima all'elenco delle preferenze. Lasciate che gli italiani che lo amano, che lo ritengono degno di essere da lui rappresentati a Bruxelles o Strasburgo o in generale, lasciate che scrivano il suo venerando/esecrando cognome su quelle schede. Non fanno male a nessuno, e rendono onore all'uomo in cui hanno creduto per dieci, venti, alcuni trent'anni. Lasciate che lo votino.

Dopodiché quei voti bisognerà annullarli tutti, eh beh, pazienza.
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"Caccia l'eurobond o sbatto la porta!"

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Se la scelta di Grillo di nominare uno schizofrenico incompetente come uomo dell'anno 2013 vi ha lasciato un po' perplessi, forse il nuovo "Programma per l'Europa" del MoVimento 5 Stelle può aiutarvi a capire perché la schizofrenia potrebbe essere la chiave di lettura di molte scelte grilline. Ora gesticolerò i sette punti come se dovessi spiegarli a una signora tedesca di mezza età un po' perplessa, che per comodità chiamerò "Merkel".

1. Forse non vogliamo stare in Europa, può darsi che metteremo in crisi l'intera zona euro con un referendum. Il referendum a norma di legge non si potrebbe fare, ma discuterne può essere utile a creare un po' di panico e farci vincere le elezioni.

2. Forse vogliamo stare in Europa, però basta con l'austerità. Capito Merkel? Basta!!!!!1111

3. Invece vogliamo l'Eurobond, capito Merkel???^^^?? Facciamo un mucchio solo col debito pubblico italiano e quello tedesco. Cioè voi dovrete garantire anche per il nostro debito, ahahaha! Però basta austerità, finito. Così è l'Europa che ci piace. Noi spendiamo e voi garantite. Vedrete che se lo compreranno tutti un Eurobond così. Me lo comprerei anch'io... se non esco dall'euro prima.

4. Infatti forse l'Europa non ci piace lo stesso, dopotutto, e ci metteremo d'accordo con gli altri Pigs per farci la nostra unione mediterranea, e magari anche il Medibond. Così invece di fare un solo mucchio col debito tedesco lo faremo con, uhm, quello spagnolo, greco...

5. Abbiamo cambiato idea! Vogliamo stare in Europa! Però Frau Merkel devi abolire altri vincoli, devi farci spendere, Merkel, altrimenti noi ci arrabbiamo e poi diventiamo pericolosi.

6. Diventiamo molto pericolosi! Rimettiamo le dogane! Vogliamo stare in Europa però ognuno a casa sua!

7. Ah, un'altra cosa Frau Merkel. Vogliamo stare in Europa, ma senza pareggio di bilancio, ok? E il sabato devi venirci a lavare la macchina. No, niente biowashball, detersivi veri. Sennò ce ne andiamo via con gli altri Paesi mediterranei, sta' molto attenta Merkel.
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