Lose This Skin

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Uno dei difetti strutturali del bloggare è che consiste nel definire regole generali partendo da osservazioni limitate, di solito autobiografiche. Si può fingere che non sia così, dissimulare; però alla fine bloggare significa scendere a far la spesa, stupirsi del prezzo delle zucchine, risalire, scrivere un post sul carovita. Questo è il blog, un posto dove un tizio che quest'anno non ha ancora scaricato un solo mp3 - neanche illegale! neanche gratis! niente - si lamenta perché in giro non c'è più musica buona. Magari ce n'è di buonissima, anzi senz'altro.

In realtà la notizia è tutta nella premessa, ed è una notizia molto intima, da diario privato: *io* non sto più ascoltando musica. È finita. Cioè. Non è vero. Ascolto la solita musica vecchia che ascolto tutti gli anni. Ma anche quella con un orecchio solo. La notizia è che a Natale ho sbattuto via un 'vecchio' laptop, e in quello nuovo non c'è il Mulo, non c'è torrent, iTunes fammi controllare... no (scusate, è che certa roba a volte s'installa da sola). Non sto ascoltando musica. I cd prendono polvere. I vinile l'ultima volta li ho visti nel solaio dei miei. Le cuffiette. Ne rompo ancora una al mese, la novità è che la ricompro due mesi dopo. In fonoteca non so più cosa prendere in prestito, mi sembra di aver ascoltato tutto. Dovrei oltrepassare delle soglie che non m'interessano, cioè un disco dei Jefferson Airplane va bene, è cultura generale, due dischi anche anche, ma io non voglio diventare un esperto dei Jefferson Airplane, nessuno mi pagherà mai, e non ne traggo altre soddisfazioni tangibili. Dovrei passare alla classica, era una svolta prevista a una certa età, ma mi sembra ancora presto e se provo qualche passo incerto mi vergogno di essere rimasto tanto ignorante tanto a lungo. Mi manca l'imprudenza, il coraggio che avrei se tutto questo m'interessasse davvero.

Insomma quando scrivo che la musica è finita, dovrei avere il coraggio di aggiungere: per me. C'è gente che la sta scoprendo in questo esatto momento, e ci scopre un giardino di delizie. Io non ci passo più, la scusa ufficiale è che non ho tempo. Ma ho tempo per cose che una volta erano meno importanti, meno vitali. Un tempo non avrei semplicemente resistito. Quest'anno devo ancora ascoltare una canzone nuova: nel mio diario personale questa è una notizia più rilevante del primo capello bianco. Non è semplicemente "sto invecchiando". Suona piuttosto "sono invecchiato".

Eppure è già successo. Sono fasi. Posso recuperarle con una precisione quasi maniacale perché niente, nella mia vita, ha trattenuto più segni del tempo della musica: ci sono stati mesi e anni in cui improvvisamente ho smesso di ascoltare musica, proprio come in questo già per altri versi apocalittico 2012. Ci sono stati  momenti in cui improvvisamente la musica che ascoltavo sempre non suonava più interessante. Potevano coincidere con cambiamenti di ambiente, di scuola o città o compagnie o fidanzata, o niente di preciso. La metafora migliore che mi viene è con la muta dei serpenti. La musica di sempre, quella che hai portato addosso con orgoglio - e ti serviva anche per mimetizzarti, o viceversa per risaltare in certi contesti - ti si desquama all'improvviso e tu resti lì, atono e scorticato, e non te ne frega niente. Tanto prima o poi cresce sempre un'altra pelle. Di solito è facile come svegliarsi al mattino, e scoprire che c'è di nuovo della musica che ti piace. Non sono soltanto artisti nuovi, nuovi generi: è il disegno delle squame che è cambiato. Nella nuova trama c'è posto anche per canzoni che amavi già; ma adesso le ami a un livello diverso; magari prima per il ritornello, adesso per la strofa, o l'arrangiamento, o la progressione, o la regressione, qualsiasi cosa. Sono periodi delicati. Molta musica che prima ti piaceva, da un momento all'altro potrebbe non piacerti più. E viceversa. Stai per scoprire mondi nuovi, ma stai anche per rinnegarne altri, è complicato.

Ma è anche bello: è il modo che alcune persone hanno di cambiare, di evolversi. Quindi succederà di nuovo, si tratta soltanto di aspettare e di non lamentarsi nel frattempo, di non generalizzare, perché là fuori probabilmente ci sono grandissime cose che tu non conosci: magari il 2012 sarà ricordato dagli storici musicali del futuro come un Anno Mirabile, non sarà il primo che ti sei perso in diretta. Insomma niente panico, aspetta - e soprattutto non scrivere di queste cose. Non scrivere di queste cose su un blog.

E se invece stavolta fosse finita? Non posso desquamarmi in eterno, e nemmeno evolvermi in eterno. Prima o poi si tirano i remi in barca, si prosegue per inerzia. Ma non è solo questo.

È che nel frattempo là fuori, oltre alle cose interessantissime che non riesco più a percepire, c'è una crisi commerciale e industriale. Strutturale. Quella altroché se la percepisco: non credo di avere assistito a una crisi da una postazione così privilegiata, tanto da aver pensato nel 2000 "ma per i negozi di dischi non c'è più speranza", e aver visto i negozi chiudere nel 2008 (e riaprire nel 2011 con più vinile che laser, ma quella è un'altra storia). Magari la musica no, ma il modo in cui la si è prodotta per 50 anni, quello è morto. Ammazzato. E pare che il colpevole sia io.
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