In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.

Condizioni inumane all'hotspot di Pozzallo. La denuncia in due video

 

di Yasmine Accardo e Riccardo Bottazzo – Hotspot di Pozzallo. Da sempre luogo impenetrabile a giornalisti ed attivisti dei diritti umani. Per sapere come si vive dentro quelle mura, diamo voce ai migranti trattenuti, alle foto e ai video che vengono inviati a LasciateCIEntrare. Qui i migranti vengono rinchiusi per quarantene che durano ben oltre i 14 giorni previsti dalla normative anti Covid. E spesso accade che l’annuncio della fine della quarantena coincida con quello dell’espulsione forzata dall’Italia. Decisione che arriva senza che abbiano avuto accesso ad alcune informazione sui loro diritti e sulle procedure per la richiesta di protezione umanitaria.
Così, in questi nudi casermoni di sbarre e cemento, i migranti, in particolare coloro che provengono dalla Tunisia, vedono infrangersi il sogno di una vita lontana dalle violenze e dalla povertà. Inevitabile che l’annuncio dell’espulsione generi proteste e anche scatti di violenza ai quali la polizia risponde con durezza. Scatti di di violenza dettati dalla disperazione che, in molti casi, sono rivolti contro la loro stessa persona. Gli episodi di autolesionismo e i tentati suicidi sono frequenti tra queste mura.

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A Mestre in piazza per chiedere reddito e salute


Proteste. 
A manifestare circa 250 persone tra i quali molti attivisti di Fridays For Future che nei loro interventi hanno sottolineato come la pandemia sia solo una delle conseguenze dei cambiamenti climatici

C’è anche una piazza che va in un’altra direzione. Una piazza dove non si fanno saluti romani, non si urla “non c’è il coviddì”, e non si sfasciano le lapidi dei partigiani. Una piazza dove la prima regola è indossare la mascherina e rispettare la distanza di sicurezza. Questa piazza si è riunita alle 19 di ieri a Mestre, nel piazzale Donatori di Sangue, per ribadire che dalla pandemia non se ne esce se non si cambia quel sistema che è la causa stessa dell’epidemia. Quel sistema che ha mercificato la terra, inquinato l’aria ed in mari, innescato i cambiamenti climatici e che oggi ci pone davanti al ricatto “reddito o salute”.

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Venezia, operazione di polizia contro il centro sociale Rivolta. Gli attivisti: «È una ritorsione»

Movimento. Alle prime luci dell'alba un ingente schieramento di agenti e blindati intorno allo storico spazio sociale di Marghera per un'azione in difesa dell'ambiente


Non hanno dubbio alcuno, le attiviste e gli attivisti del Rivolta. La maxi operazione di polizia svoltasi questa mattina, martedì 20 ottobre, dentro la sede dello storico centro sociale di Marghera, non era una perquisizione ma una vera e propria ritorsione per le iniziative portate a termine dalla neonata rete Rise Up 4 Climate Justice. Come quella avvenuta il 10 settembre scorso, con il blocco dell’ impianto Eco-progetto di Veritas dove Regione e Comune vogliono realizzare un nuovo e contestatissimo inceneritore. Oppure quella del 12 settembre che ha visto i Fridays For Future entrare e appendere striscioni dentro gli spazi della raffineria Eni di Fusina. Iniziative che sono state accolte con la massima durezza non soltanto da parte di Eni e Confindustria ma anche dei sindacati confederati che, in un testo congiunto, hanno invocato «tolleranza zero» verso gli attivisti climatici.

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Fridays for Future vs Eni, gli ambientalisti rispondono alle accuse dei sindacati

Ambiente
. Dopo l'irruzione degli attivisti nella Bioraffineria di Marghera è arrivato il comunicato di condanna di Confindustria Veneto, sottoscritto anche dai confederali. Gli ambientalisti rispondono con una nuova azione «Il vero crimine è il green washing di Eni»


Non si è fatta attendere la risposta degli attivisti di Fridays For Future del Veneto al comunicato firmato congiuntamente da Confindustria e dai sindacati confederali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che hanno bollato come “fatto criminoso” l’occupazione della Bioraffineria Eni di Marghera.

Il fatto era accaduto il 12 settembre scorso, quando un nutrito gruppo di ragazze e ragazzi del Climate Camp che si svolgeva al vicino cso Rivolta, ha simbolicamente invaso l’area dell’impianto industriale appendendo striscioni in cui si denunciava le attività inquinati e climalteranti dell’Eni in Paesi come il Niger, il Mozambico e la stessa Italia. Basti pensare alle 400 tonnellate di petrolio fuoriuscite dal Centro Olio Val D’Agri che hanno contaminato le falde acquifere della Basilicata.
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A Venezia il ciclone Brugnaro travolge Baretta e resta sindaco


Comunali. Con il 54 % dei consensi l’imprenditore «del fare» guadagna il suo secondo mandato. I 5 stelle sotto il 4% perdono 8 punti. La candidata Visman superata dalla lista civica ecologista

La valanga Zaia trascina con sé anche la slavina Brugnaro. La destra conquista Venezia e lo fa al primo turno, riconfermando il sindaco uscente. La coalizione a supporto di Luigi Brugnaro si è portata a casa quasi il 55 per cento delle preferenze, lasciando il candidato del centro sinistra, Pier Paolo Baretta (sottosegretario Pd all’economia), poco sopra il 29 per cento. Sotto il 4 per cento la candidata sindaca dei 5 Stelle, Sara Visman, superata anche dalla civica ecologista Terra e Acqua di Marco Gasparinetti (4 per cento netto).

Visman si è detta comunque contenta per i risparmi sulla spesa pubblica di cui gli italiani potranno godere grazie alla vittoria sul referendum per il taglio dei parlamentari. Cinque anni fa i grillini avevano portato a casa il 12,8 per cento. Altri tempi, per il partito della Casaleggio & figli che nel resto della Regione hanno fatto ancora peggio, scendendo al 3 per cento e rimanendo fuori dal Consiglio,

Tutta un’altra musica per Brugnaro che, come Luca Zaia, è volato nel conteggio dei voti grazie alla sua lista «fucsia». Una lista che, sempre secondo il sindaco imprenditore di Venezia, non sarebbe né dei destra né di sinistra ma caratterizzata dal «fare».
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Omofobia no grazie. «Noi non ci stiamo più»


Manifestazione a Padova. Centri sociali e associazioni domani in piazza insieme a Mattias e Marlon, picchiati per un bacio gay

Torneranno là, Mattias e Marlon, colpevoli solo di essersi scambiati un bacio. Torneranno entrambi nello stesso posto in cui hanno subito l’aggressione omofoba. E lo faranno domani sera, con tutte le amiche e gli amici che vorranno dimostrare solidarietà per la violenza subita dai giovani e, soprattutto, per ribadire che episodi come quello accaduto venerdì sera a Padova, non saranno più tollerati.

In tanti hanno già aderito alla mobilitazione lanciata a sostegno dell’appello «Noi non ci stiamo più!», che si svolgerà domani a Padova, nella centralissima piazza delle Erbe, a partire dalle 18,30. Tra i firmatari troviamo Non una di meno, l’Arcigay, i centri sociali del nord est, coalizione civica per Padova (la formazione che ha sostenuto Arturo Lorenzoni, il candidato anti Zaia, sconfitto nelle elezioni di ieri), Europa Verde, Potere al Popolo, vari collettivi universitari di Padova e Venezia e tante associazioni per i diritti umani.
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Ciclone Zaia, il governatore stravince. E affossa Salvini


Veneto
. Il governatore uscente prende tre voti su quattro e la sua lista triplica le preferenze della Lega. Oggi spoglio delle comunali di Venezia

Zaia come l’acqua alta. L’onda leghista ha sommerso il Veneto. Un successo superiore alle previsioni, quello registrato in queste amministrative per il governatore in carica. Un successo avallato soprattutto dalla pratica del voto disgiunto. In poche parole, moltissimi elettori avrebbero indicato Luca Zaia come presidente, pur assegnando il loro voto a partiti inseriti in altre coalizioni. «Se l’andamento continua così ha spiegato Paolo Feltrin, responsabile dell’Osservatorio elettorale del Consiglio regionale avremo un numero di voti al solo presidente nettamente superiore ai voti dati alla coalizione». Il che, secondo il tecnico, spiega anche il rallentamento dello spoglio delle schede e nel conteggio dei voti.
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La pandemia non ferma il Climate Camp a Venezia


L’azione più spettacolare messa a segno dagli attivisti climatici del Camp è stata quella di giovedì 10 con l’occupazione e il blocco delle attività di EcoProgetto di Fusina


La pandemia non ha fermato il Climate Camp. Si è concluso ieri il campeggio climatico organizzato dai movimenti sociali di Venezia e salito agli onori di cronaca, lo scorso anno, per l’occupazione del Red Carpet della Mostra del Cinema. E si è concluso col botto. Nel pomeriggio, le attiviste e gli attivisti climatici hanno occupato sino a sera la raffineria Eni di Marghera. “È il momento di fermare chi sfrutta e devasta il pianeta hanno scritto su una nota per la stampa Eni è tra le massime aziende italiane responsabili dellestrazione dei carburanti fossili e delle emissioni clima alteranti. La nostra è una azione diretta contro chi provoca il cambiamento climatico”.

Proprio la pandemia, scrivevamo, non solo non ha fermato il Camp ma è stato il punto di partenza per rileggere la crisi, climatica ma anche sociale, che l’intero pianeta sta attraversando. “Il coronavirus è responsabile della prima crisi economica direttamente causata da un fattore ambientale ha spiegato Antonio Pio Lancellotti, direttore del sito Global Project —. Questa seconda edizione del Camp l’abbiamo organizzata proprio a partire da questa riflessione”.
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«Zaia smantella la sanità pubblica». Blitz degli attivisti climatici in Regione

Per tutta la mattinata, gli attivisti climatici hanno mantenuto l’occupazione del piano terra di palazzo Balbi

Un vero e proprio abbordaggio al cuore del potere leghista del Veneto: palazzo Balbi. Una trentina di attiviste e di attivisti del Climate Camp ha preso d’assalto su piccole imbarcazioni la sede della Giunta regionale del Veneto. I giovani, in tuta bianca e tutti rigorosamente con la mascherina sul viso, sono riusciti ad entrare dalla porta che si affaccia sul Canal Grande e che, al contrario dell’ingresso principale, non è sorvegliata dalla polizia.

Per tutta la mattinata, gli attivisti climatici hanno mantenuto l’occupazione del piano terra del palazzo, appendendo striscioni che denunciavano la gestione regionale del sistema sanitario. «La pandemia della Lega uccide la sanità», hanno scritto su quello più grande.

«Misure come il lockdown sono diventate la foglia di fico per nascondere lo smantellamento della sanità publica a favore di quella privata ha spiegato un portavoce degli attivisti -. Il presidente Zaia punta a riformare il sistema sanitario veneto, che si basa sulla sanità territoriale, per imporre il modello lombardo incentrato sul privato, tagliando i servizi di base per dirottare i fondi alle grandi aziende ospedaliere. Un sistema di cui, proprio lo scoppio della pandemia, ha evidenziato la pericolosità e che è costato la vita a migliaia di persone». 
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Gli allevamenti intensivi sono una piaga. Per gli animali e anche per noi!


Ci risiamo. Ancora un pericoloso focolaio di Covid. Ancora un focolaio che ha trovato casa in un allevamento intensivo. E’ notizia di oggi che sono stati rilevati ben 182 casi di positività al Coronavirus tra i circa 700 lavoratori dello stabilimento Aia di Vazzola, in provincia di Treviso. Ancora una volta, macelli e allevamenti intensivi si sono rivelati – oltre che luoghi in cui agli animali vengono inflitte inutili crudeltà – anche filiere di contagio, pericolose per la specie umana.
Ricordiamo che una delle più accreditate ipotesi scientifiche sul Covid è che questo sia stato diffuso a partire dal mercato di Wuhan, dove gli animali, cani compresi, vengono tenuti in condizioni vergognose e macellati al momento per il compratore.
Come verdi, ambientalisti e animalisti, crediamo che queste filiere alimentari vengano immediatamente chiuse, se non per evitare inutili sofferenze agli animali, perlomeno per evitare gli elevati rischi di contagio tra i dipendenti. Non ultimo, il pericolosissimo salto del virus tra animale e uomo, come accaduto a Wuhan e in altre occasioni.
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