L'ultimo aggiornamento che ho scritto per la testata Dossier Libia di cui sono direttore responsabile. In questa pagina trovate tutti i miei articoli in merito agli abusi e alle violazioni che avvengono sull'altra sponda del Mediterraneo
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  • “Sono solo bambini”. Un report di Human Rights denuncia le torture che la polizia egiziana infligge ai minori
    L’esercito e la polizia egiziana arrestano arbitrariamente, uccidono e torturano anche i bambini. Lo afferma una particolareggiata inchiesta pubblicate dall’ong Human Rights Watch e dall’associazione per i diritti umani Belady. Il report, dal significativo titolo di “A nessuno importava che fosse un bambino”, documenta terrificanti abusi compiuti contro una ventina di ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni arrestati dalle forze dell’ordine egiziane.
    L’esercito e la polizia egiziana arrestano arbitrariamente, uccidono e torturano anche i bambini. Lo afferma una particolareggiata inchiesta pubblicate dall’ong Human Rights Watch e dall’associazione per i diritti umani Belady.

    Il report, dal significativo titolo di “A nessuno importava che fosse un bambino”, documenta terrificanti abusi compiuti contro una ventina di ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni arrestati dalle forze dell’ordine egiziane.

    Di fronte a tali crimini contro dei minori, Human Rights Watch chiede a tutti gli Stati “alleati degli egiziani, in particolare gli Stati Uniti, ma anche la Francia e gli altri Paesi dell’Unione Europea, di interrompere il sostegno alle forze di sicurezza egiziane fino a quando l’Egitto non prenderà tutte le misure necessarie per porre fine a questi abusi e punire i responsabili”.

    Aya Hijazi, responsabile dell’associazione Belady, ha sottolineato come “quando si tratta di minori o di bambini, le autorità egiziane agiscono come se non dovessero rendere conto a nessuno delle loro azioni. Si sentono superiori alla legge ed agiscono in totale impunità”. Parole che fanno pensare quanto accaduto, sia nell’esecuzione dell’omicidio sia nei successivi depistaggi, nel caso del nostro Giulio Regeni. Adesso, grazie al dossier di Human Rights Watch, sappiamo che questo accade anche quando le vittime sono bambini.

    Le testimonianza che si possono leggere nel dossier, liberamente scaricabile da questa pagina del sito di Human Rights, sono degne di un film dell’orrore. Sette bambini hanno riferito che gli agenti di sicurezza li hanno torturati con l’elettricità e facendo anche uso di pistole stordenti.

    Altri sette minori hanno spiegato che i poliziotti li hanno sospesi con una corda al soffitto dalle braccia che gli avevano legato dietro la schiena e li hanno strattonati sino a slogare loro le spalle.

    “Altri bambini sono stati torturati col waterboarding (una forma di tortura che consiste nel tenere fermo il bambino a testa in giù e versargli acqua nella bocca e nel naso sino a simulare l’annegamento. Ndr) e con scariche di elettricità nei genitali e nella lingua – ha denunciato Bill Van Esveld, direttore di Human Rights Watch -. Tutto questo viene compiuto nella più totale impunità”.

    Alcuni bambini sono stati tenuti arbitrariamente in detenzione per 13 mesi, senza che venisse dato alla famiglia la benché minima informazioni sulla sorte dei loro figli. In tre casi, tra quelli documentati nel rapporto, i minori sono stati trattenuti in isolamento, negandogli anche le visite dei genitori, per più di un anno. Altri bambini, sono stati rinchiusi con adulti in celle così sovraffollate che erano costretti a dormire a turni, senza cibo e cure mediche.

    “Avevo 17 anni quando gli agenti della sicurezza nazionale mi hanno arrestato – racconta Belal B. – Gli agenti mi hanno tenuto per tre giorni legato stretto ad una sedia, in isolamento. Non mi hanno detto nulla e i miei genitori non sapevano che fossi stato fermato”. Ricordiamoci che l’Egitto, in violazione al diritto internazionale, ha già condannato a morte un minore.

    “La legge egiziana impone alla polizia di segnalare a un pubblico ministero i soggetti fermati entro 4 ore dall’ arresto – si legge nel rapporto – ma è una pratica comune che le date siano falsificate dagli stessi magistrati, in modo da coprire detenzioni molto più lunghe. In nessuno dei casi che abbiamo esaminato le autorità hanno presentato un mandato di arresto o arrestano i minori in modo lecito”.

    Ci sono casi di ragazzini trattenuto senza processo per più di 30 mesi, quando il limite per la legge egiziana è di due anni.

    “Un minore è stato accusato di aver partecipato ad una protesta avvenuta mentre era in detenzione e si sono rifiutati di lasciargli sostenere gli esami di scuola, minando le sue possibilità di proseguire gli studi”. Il sistema giudiziario penale egiziano non si è mai preoccupato di indagare seriamente sulle accuse di tortura e maltrattamenti da parte dei bambini. “In un caso che abbiamo esaminato – si legge – il pubblico ministero ha persino minacciato il minore di riconsegnarlo all‘agente che lo aveva torturato se avesse rifiutato di sottoscrivere la confessione che gli volevano imporre”.

    E non solo giudici civili! In due casi tra quelli esaminati nel rapporto, i bambini sono stati processati e condannati addirittura da un tribunale militare!

    “Il sistema giudiziario egiziano invece di proteggere i bambini dai maltrattamenti, copre i torturatori – ha affermato Hijazi -. I Governi dei Paesi che sostengono di avere a cuore i diritti umani, dovrebbero porre fine ad ogni sostegno ai servizi di sicurezza egiziani, altrimenti non sono altro che complici di questi orrori”.

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Il sole nasce a Wirikuta

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Magari non avevano chiaro il significato del termine scientifico "biodiversità", ma certamente gli antichi del popolo wixarikà non avevano scelto male, quando avevano indicano in quelle colline che hanno chiamato Wirikuta il luogo dove è nato il sole.
Siamo nel cuore del Messico, nello Stato federale di San Luis Potosí, a circa 360 chilometri a nord di Mexico City.
La riserva naturale di Wirikuta sorge nelle alture della Sierra de Catorce, in quella vasta area chiamata deserto del Chihuahua che dal Messico centrale sale sino a varcare il Rio Bravo ed a lambire le praterie del Texas e dell'Arizona. Un'area di 140 mila ettari quadrati che nel 2004 il governo messicano ha dichiarata Riserva Ecologica Naturale e Culturale, e che nello stesso anno è entrata a far parte dei siti Sacri Naturali dall’Unesco come Patrimonio mondiale dell’umanità.
Già. Perché questo "deserto" non è affatto… deserto. Tutto il contrario. In questo angolo di mondo si concentra la maggior biodiversità e ricchezza endemica cactacea per metro quadrato dell’intero pianeta terra.
Non è per caso quindi, che il popolo indigeno wixarikà, meglio conosciuti in Centroamerica come gli huichol, hanno visto in Wirikuta il luogo magico in cui nacque la vita. Su questa alture sacre, dimore elettive degli dei dei wixarikà, ebbe origine, in tempi remotissimi, la Creazione ed ancora oggi queste alture reggono il peso dell'equilibrio del vivente. Da Wirikuta si dipana nella nostra Terra l'eterno ciclo della natura.

Manco a dirlo, oltre che di biodiversità, queste colline sono ricche di minerali preziosi e il Governo Messicano, più incline alle argomentazione dei dollari messi in campo dalle multinazionali estrattive che alle sacre ragioni dei wixarikà, ha pensato bene di concedere ben 22 concessioni minerarie all’impresa canadese First Majestic Silver Corp. Mentre la zona più sacra della già sacra riserva di Wirikuta, l'area di Bernalejo che è la casa del cervo Kauyumari, è andata per intero ad un'altra multinazionale canadese, la West Timmins Mining.
"E’ come se volessero mettere un distributore di benzina in Piazza San Pietro a Roma o scavare sotto la Basilica della Madonna di Guadalupe a Città del Messico" ha sintetizzato Santos De La Cruz, portavoce della comunità wixárika.
"Il tipo di estrazione utilizzato dalle industrie minerarie è il sistema 'a cielo aperto' - spiega De La Cruz -. Questo sistema rimuove nel giro di qualche ora, lo strato superficiale della terra attraverso moderni scavatori e esplosioni al fine di rendere accessibile i minerali. Successivamente per separare il metallo dalla terra si utilizzano dei processi chimici, con il cianuro e il xantatos, altamente contaminanti, con delle enormi quantità di acqua. Ne consegue anche un inquinamento delle falde acquifere e lo svuotamento dei già precari bacini idrici".
Per le multinazionali minerarie, è un affare di miliardi ed una ulteriore conferma della loro ragione di essere. Esistono perché depredano, depredano perché esistono.
Per il Governo messicano - o meglio, per il Narcogoverno messicano, come lo chiamano da queste parti (e vai a capire il perché) - è un buon sistema per ottenere denaro da investire in facile consenso e voti. Senza contare l'appoggio di quelle finanziarie che oramai non dettano più i tempi solo all'economia ma anche alla politica.
Per i campesinos di San Luis Potosí, lo sfruttamento minerario che devasterà i loro campi, prosciugherà le falde acquifere e avvelenerà la loro terra, si tradurrà al massimo in qualche anno di lavoro, in condizione di sfruttamento e di semi schiavitù (che i padroni de las minas non amano avere sindacalisti tra i piedi). Poi, quando tutto l'estraibile sarà estratto, potranno prendere la via di una delle tante e sempre più numerose favellas che arricchiscono l'America latina. Parlo di quell'America che non fanno mai vedere ai turisti.
Per i wixárika, le concessioni minerarie significano la fine della comunità. Senza alternative. La lingua e la cultura huichol non si tramandano in forma scritta. Ogni giovane la impara in un lungo pellegrinaggio attraverso i luoghi sacri di Wirikuta. Un pellegrinaggio talmente importante che è stato definito una “università itinerante mesoamericana”.
"Questo pellegrinaggio - spiega il portavoce della comunità wixárika - è l’asse portante della nostra identità e il mezzo attraverso cui trasmettere alle nuove generazioni un sistema di conoscenza ancestrali basato sulla natura". Senza Wirikuta non possono esistere gli huichol. Così come senza laguna, non può sopravvivere la nostra Venezia. Perché gli huichol sono Wirikuta così come Venezia è laguna.
Ma la cosa che fa da pensare che davvero su quelle alture ci debba abitare un qualche dio è che la battaglia in difesa di Wirikuta non è ancora persa. Anzi, è tutta da combattere. La strenua resistenza degli huichol alle devastazioni minerarie, come quella di tanti Davide che non arretrano di fronte ai loro Golia, ha suscitato le simpatie di intellettuali, premi Nobel, musicisti e artisti di fama (l'elenco sarebbe davvero lungo) che hanno aderito alla campagna Salviamo Wirikuta. In rete, a questo link, trovate anche una sottoscrizione che vi invitiamo a firmare.
Ne è nato un agguerrito movimento di opinione che, grazia anche alle determinate azioni di resistenza sul campo degli huichol, è riuscito a congelare buona parte delle concessioni minerarie.
Ma la battaglia, come abbiamo detto, è ancora tutta da combattere. "Resistere" è un verbo da coniugare sempre al presente e al futuro. Mai al passato.

Parleremo della difesa di Wirikuta anche nel veneziano, con due incontri ai quali parteciperanno il portavoce della comunità Santos De La Cruz e la scrittrice e sciamana wixárika Maria Mendicino.
Gli appuntamenti sono al centro Dedalo di Mira, via Enrico Toti 35, mercoledì 3 maggio alle ore 18, e all'aula 1B San Basilio a Venezia, salizada San Basegio, giovedì 4 alle ore 17.
Se potete, partecipate e venite a discutere con noi di una lotta a difesa di un patrimonio di tradizioni e di biodiversità che non è solo degli wixárika ma di tutta l'umanità.
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