L'ultimo aggiornamento che ho scritto per la testata Dossier Libia di cui sono direttore responsabile. In questa pagina trovate tutti i miei articoli in merito agli abusi e alle violazioni che avvengono sull'altra sponda del Mediterraneo
Stacks Image 1445
  • L’Unhcr denuncia l’ingiustificabile violenza della polizia libica contro i migranti
    50 feriti di cui 2 gravissimi è stata la risposta alla protesta dei richiedenti asilo del campo di Sikka
    Almeno 50 migranti sarebbero stati seriamente feriti dalla brutale azione condotta dalla polizia libica per rispondere alle proteste dei rifugiati rinchiusi nel campo di Sikka. Una violenza ingiustificabile portata a termine, per di più, contro persone che già versano in precarie condizioni di salute e la scorsa settimana avevano deciso di protestare contro una detenzione che si sta prolungando nei mesi e senza prospettive di soluzione. 
    La denuncia viene dalla portavoce dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, Shabia Mantoo, in occasione di una conferenza stampa svoltasi ieri al Palazzo delle Nazioni di Ginevra. Parole molto dure, queste di Mantoo, secondo il quale la reazione spropositata delle polizia ha causato anche due ferimenti gravissimi di cui non si hanno notizia.
    Al momento dello scoppio della protesta, nel campo di Sikka erano detenute circa 400 persone registrate dall’Unhcr: 200 eritrei, 100 somali, 53 etiopi e 20 cittadini sudanesi. Dopo l’irruzione della polizia, 120 migranti sono stati trasferiti in altri campi. Shabia Mantoo ha espresso grande preoccupazione sulla sorte di queste persone e anche su coloro che sono rimasti nel campo di Sikka, sottolineando come agli ispettori dell’Agenzia per i rifugiati non  sia ancora stato concesso di avvicinare i feriti per sincerarsi delle loro condizioni.
    L’Unhcr ha denunciato la detenzione prolungata e insostenibile che molti rifugiati stanno affrontando in Libia. Attualmente ci sono 5.700 rifugiati e migranti prigionieri nei campi, 4.100 sono valutati dall’agenzia come bisognosi di protezione internazionale. Parliamo di cifre “ufficiali” naturalmente, riguardanti i migranti regolarmente registrati dall’Unhcr, perché sui numeri reali non si possono che fare stime approssimative. 
    Trovare alternative alla detenzione, spiega l’Unhcr, deve essere una priorità. L’apertura di un corridoio umanitario per il rimpatrio, chiamato Gathering and Departure Facility, ha permesso all’Agenzia di salvare 3 mila 303 migranti – l’ultimo rimpatri di 128 nigerini è avvenuto due giorni fa –  ma i numeri rimangono assolutamente sproporzionati per la reale quantità di richiedenti asilo presenti nel territorio libico.  
    Per questo, l’Agenzia per i rifugiati ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché faccia pressione nei confronti del Governo libico e collabori per trovare alternative valide alla detenzione prolungata. Appello rimasto assolutamente inascoltato. 

Vedi gli altri articoli sulla Libia


Il sole nasce a Wirikuta

Stacks Image 149
Magari non avevano chiaro il significato del termine scientifico "biodiversità", ma certamente gli antichi del popolo wixarikà non avevano scelto male, quando avevano indicano in quelle colline che hanno chiamato Wirikuta il luogo dove è nato il sole.
Siamo nel cuore del Messico, nello Stato federale di San Luis Potosí, a circa 360 chilometri a nord di Mexico City.
La riserva naturale di Wirikuta sorge nelle alture della Sierra de Catorce, in quella vasta area chiamata deserto del Chihuahua che dal Messico centrale sale sino a varcare il Rio Bravo ed a lambire le praterie del Texas e dell'Arizona. Un'area di 140 mila ettari quadrati che nel 2004 il governo messicano ha dichiarata Riserva Ecologica Naturale e Culturale, e che nello stesso anno è entrata a far parte dei siti Sacri Naturali dall’Unesco come Patrimonio mondiale dell’umanità.
Già. Perché questo "deserto" non è affatto… deserto. Tutto il contrario. In questo angolo di mondo si concentra la maggior biodiversità e ricchezza endemica cactacea per metro quadrato dell’intero pianeta terra.
Non è per caso quindi, che il popolo indigeno wixarikà, meglio conosciuti in Centroamerica come gli huichol, hanno visto in Wirikuta il luogo magico in cui nacque la vita. Su questa alture sacre, dimore elettive degli dei dei wixarikà, ebbe origine, in tempi remotissimi, la Creazione ed ancora oggi queste alture reggono il peso dell'equilibrio del vivente. Da Wirikuta si dipana nella nostra Terra l'eterno ciclo della natura.

Manco a dirlo, oltre che di biodiversità, queste colline sono ricche di minerali preziosi e il Governo Messicano, più incline alle argomentazione dei dollari messi in campo dalle multinazionali estrattive che alle sacre ragioni dei wixarikà, ha pensato bene di concedere ben 22 concessioni minerarie all’impresa canadese First Majestic Silver Corp. Mentre la zona più sacra della già sacra riserva di Wirikuta, l'area di Bernalejo che è la casa del cervo Kauyumari, è andata per intero ad un'altra multinazionale canadese, la West Timmins Mining.
"E’ come se volessero mettere un distributore di benzina in Piazza San Pietro a Roma o scavare sotto la Basilica della Madonna di Guadalupe a Città del Messico" ha sintetizzato Santos De La Cruz, portavoce della comunità wixárika.
"Il tipo di estrazione utilizzato dalle industrie minerarie è il sistema 'a cielo aperto' - spiega De La Cruz -. Questo sistema rimuove nel giro di qualche ora, lo strato superficiale della terra attraverso moderni scavatori e esplosioni al fine di rendere accessibile i minerali. Successivamente per separare il metallo dalla terra si utilizzano dei processi chimici, con il cianuro e il xantatos, altamente contaminanti, con delle enormi quantità di acqua. Ne consegue anche un inquinamento delle falde acquifere e lo svuotamento dei già precari bacini idrici".
Per le multinazionali minerarie, è un affare di miliardi ed una ulteriore conferma della loro ragione di essere. Esistono perché depredano, depredano perché esistono.
Per il Governo messicano - o meglio, per il Narcogoverno messicano, come lo chiamano da queste parti (e vai a capire il perché) - è un buon sistema per ottenere denaro da investire in facile consenso e voti. Senza contare l'appoggio di quelle finanziarie che oramai non dettano più i tempi solo all'economia ma anche alla politica.
Per i campesinos di San Luis Potosí, lo sfruttamento minerario che devasterà i loro campi, prosciugherà le falde acquifere e avvelenerà la loro terra, si tradurrà al massimo in qualche anno di lavoro, in condizione di sfruttamento e di semi schiavitù (che i padroni de las minas non amano avere sindacalisti tra i piedi). Poi, quando tutto l'estraibile sarà estratto, potranno prendere la via di una delle tante e sempre più numerose favellas che arricchiscono l'America latina. Parlo di quell'America che non fanno mai vedere ai turisti.
Per i wixárika, le concessioni minerarie significano la fine della comunità. Senza alternative. La lingua e la cultura huichol non si tramandano in forma scritta. Ogni giovane la impara in un lungo pellegrinaggio attraverso i luoghi sacri di Wirikuta. Un pellegrinaggio talmente importante che è stato definito una “università itinerante mesoamericana”.
"Questo pellegrinaggio - spiega il portavoce della comunità wixárika - è l’asse portante della nostra identità e il mezzo attraverso cui trasmettere alle nuove generazioni un sistema di conoscenza ancestrali basato sulla natura". Senza Wirikuta non possono esistere gli huichol. Così come senza laguna, non può sopravvivere la nostra Venezia. Perché gli huichol sono Wirikuta così come Venezia è laguna.
Ma la cosa che fa da pensare che davvero su quelle alture ci debba abitare un qualche dio è che la battaglia in difesa di Wirikuta non è ancora persa. Anzi, è tutta da combattere. La strenua resistenza degli huichol alle devastazioni minerarie, come quella di tanti Davide che non arretrano di fronte ai loro Golia, ha suscitato le simpatie di intellettuali, premi Nobel, musicisti e artisti di fama (l'elenco sarebbe davvero lungo) che hanno aderito alla campagna Salviamo Wirikuta. In rete, a questo link, trovate anche una sottoscrizione che vi invitiamo a firmare.
Ne è nato un agguerrito movimento di opinione che, grazia anche alle determinate azioni di resistenza sul campo degli huichol, è riuscito a congelare buona parte delle concessioni minerarie.
Ma la battaglia, come abbiamo detto, è ancora tutta da combattere. "Resistere" è un verbo da coniugare sempre al presente e al futuro. Mai al passato.

Parleremo della difesa di Wirikuta anche nel veneziano, con due incontri ai quali parteciperanno il portavoce della comunità Santos De La Cruz e la scrittrice e sciamana wixárika Maria Mendicino.
Gli appuntamenti sono al centro Dedalo di Mira, via Enrico Toti 35, mercoledì 3 maggio alle ore 18, e all'aula 1B San Basilio a Venezia, salizada San Basegio, giovedì 4 alle ore 17.
Se potete, partecipate e venite a discutere con noi di una lotta a difesa di un patrimonio di tradizioni e di biodiversità che non è solo degli wixárika ma di tutta l'umanità.
Stacks Image 226
Torna indietro