31 different ways to leave your leader

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Le solite frasi fatte...

...dopo un po' annoiano. Sostituiamole con frasi fatte nuove.

La maggioranza è in crisi. Da venti mesi. Il governo può cadere per un colpo di vento domani, oggi pomeriggio, stamattina. E Berlusconi ha una fretta dannata. È seccante.
D’altro canto, può anche darsi che tutto tenga ancora per un bel po’. Magari danno retta a Montezemolo. Magari attendono che scatti la pensione per parlamentari. E in fondo anche questa prospettiva è deprimente.

Non tanto per l’Italia, oddio. Ma prima di essere un cittadino sono pur sempre un telespettatore, e in quanto tale non so se riuscirò a sorbirmi altri mesi di Schifani o Cecchitto o Vito che ripetono sempre, sempre le stesse due frasi: il governo è in crisi, adesso cade, gli italiani stanno male, è colpa della sinistra estrema. Va bene, sì, abbiamo capito, però basta per favore, basta. Siete peggio dei bambini.

Tre sere fa per esempio ho sentito Schifani, o un altro schifanoide, dichiarare che “Prodi tira a campare, e l’Italia tira le cuoia”. Ora, posso capire che sia una bella frase a effetto, con il pregio d’esser concisa, ma credo di averla sentita almeno cinque volte negli ultimi sei mesi; mi viene il vomito. Variate, per amor di Dio. Per amore mio. Non ho niente contro le frasi fatte, ma cambiatele ogni tanto.

Lo so anch’io che è dura: se è da un anno che avete una sola cosa da dire, i modi per dirla ormai dovrebbero scarseggiare. E invece no! Questo è il bello dell’italiano! È una lingua ricchissima di cliché e modi di dire! Con un po’ di studio e applicazione, voi potreste dire la stessa cosa con una frase diversa 365 giorni all’anno! Non ci credete? Ve ne do una dimostrazione. Vi scriverò lo stesso concetto in trenta modi diversi, e non ci metterò più di un’ora. State a sentire.

9 ottobre
Prodi è ormai prono alle richieste delle frange più estreme. Si rialzi, e consulti gli elettori!

10 ottobre
Il governo è succube della prepotenza sinistrosa. Si arrenda. Dobbiamo votare.

11 ottobre
Ormai il vaso è colmo. Il governo non può più contenere l’indignazione popolare. Al voto!

12 ottobre
Nel giorno in cui Cristoforo Colombo ha scoperto l’America, Prodi potrebbe almeno scoprire l’acqua calda: è un ostaggio della sinistra. Occorrono elezioni al più presto.

13 ottobre
Prodi non ha più voce in capitolo. I comunisti dettano l’agenda. È tempo di convocare il popolo sovrano.

14 ottobre
Prodi casca dalle nuvole, e l’Italia casca dalla padella nella brace. Risolleviamoci! Eleggiamo una nuova maggioranza.

15 ottobre, Santa Teresa D’Avila
Prodi è come in trance, e non sente lo scontento di tutti gli italiani. Voliamo alle urne!

16 ottobre
Mentre Prodi è nelle braccia di Morfeo, gli italiani vengono stritolati dal carovita, e la sinistra-sinistra applaude. Un segno su una scheda metterà fine a tutto questo.

17 ottobre

Prodi mena il can per l’aia, mentre alla mangiatoia s’abbeverano i cosacchi! Mandiamoli a casa!

18 ottobre, San Luca Evangelista
Come dice il Vangelo: se un albero non dà frutto, taglialo! È tempo di abbattere Prodi, e seminare un nuovo governo eletto dal popolo.

19 ottobre
Guidato dai perfidi consigli di Rifondazione e Pdci, il governo ha smarrito il sentiero nel bosco. Non c’è che una via per uscirne, e passa dalla cabina elettorale!

20 ottobre
Prodi ha messo in croce i cittadini, e con una croce i cittadini lo manderanno via!

21 ottobre
Prodi è ormai al canto del cigno, grazie ai suoi alleati del teatro Bolscioi. Su questo governo è tempo di tirare giù il sipario.

22 ottobre
Prodi e i suoi sinistri generali ci considerano carne da cannone, ma la Waterloo elettorale ormai non è lontana.

23 ottobre
Il governo fa castelli in aria, e intanto l’Italia soffoca! Rianimiamoci con un’elezione democratica!

24 ottobre
Prodi ciurla nel manico, e gli estremisti godono! Licenziamoli con il voto popolare!

25 ottobre
Prodi ormai è il due di coppe, quando briscola è bastoni. E il mazziere è Diliberto! È tempo di dare nuove carte agli italiani, di quelle che si piegano in quattro e si infilano nella fessura.

26 ottobre
Se Prodi conta le pecore, e Giordano conta le tasse, noi abbiamo contato i giorni di questo governo, e sono finiti!

27 ottobre
Questo governo è costruito sulla sabbia, e non reggerà alla prossima marea di populismo di sinistra. Tra breve ne costruiremo uno più saldo in tutte le circoscrizioni elettorali.

28 ottobre
Prodi ormai dà i numeri, ma non c’è più tempo. Alle votazioni, subito.

29 ottobre
Gli italiani sono al verde, Prodi è ostaggio dei rossi, per completare il quadro non ci resta che il bianco. Il bianco della scheda!

30 ottobre
Prodi è una foglia secca, che scrocchierà presto sotto la suola dei votanti.

31 ottobre
I giorni si accorciano, e il giorno del governo Prodi è già finito. Dai seggi sta per sorgere una nuova alba!

1 novembre, Ognissanti
Prodi non ha più un solo Santo in paradiso. Una messa in suffragio non basta. Chiediamo il suffragio universale, subito!

2 novembre (Giorno dei morti)
Questa è la festa del governo Prodi, assassinato dai lembi sinistroidi della sua maggioranza. Oggi visitiamo le urne funebri – domani, quelle elettorali!

3 novembre
Prodi si difende ma ha la coda di paglia. E le italiche genti ormai hanno la febbre da fieno!

4 novembre, Festa delle Forze armate
Oggi è la Caporetto del governo. Prodi segua l’esempio di Cadorna: si dimetta. Il popolo d’Italia sia finalmente sovrano del proprio destino!

5 novembre
Prodi è ormai un trastullo in mano all’estrema. Ma la fine dei giochi è vicina. I maggiorenni d’Italia stanno per tirare le tendine e decidere.

6 novembre
Questo governo ha rotto le scatole. Riempiamole di schede elettorali!

5 novembre
Prodi è l’uomo che cade da un grattacielo ripetendo a ogni piano “Fin qui tutto bene!” Ma l’impatto con la volontà popolare è sempre più vicino.

7 novembre
Prodi è un personaggio in cerca d’autore, ma neppure la sinistra no-global ormai lo vuole dirigere. Un segno su una scheda porrà fine a questa farsa.

8 novembre
Prodi non dorme più! Di notte lo perseguita il sinistro ronzio di milioni di matite copiative che si temperano. Ancora poche ore!

(Ok, alcune fanno veramente schifo, ma non ci ho messo neanche un’ora. Schifani non ha altro da fare per tutta la settimana, e il capo lo paga un po’ di più).
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