Blind blind blind blind blind

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Succede anche a voi, certe volte, di sentirvi guerci in un mondo di ciecaccioni?

Io non mi sono mai creduto un Occhio particolarmente clinico; eppure, ve lo giuro, la prima volta che ho visto questo orrore (su Paferro, il 29),



ho pensato: vabbè, ma è un fake. Una bufala. Uno scherzo fatto con photoshop, se non direttamente con lo scotch. Cioè, ma l'avete vista per più di due nanosecondi? Non si vede chiaramente che quella faccia pentagonale è rudemente appiccicata su uno sfondo nero? Da dove partirebbero, di grazia, i capelli? La sua espressione sorridente non vi ispira l'istintivo e metafisico orrore che si prova davanti alle teste senza collo, stile Jolly Joker sulle carte da giuoco? E come farebbe, vediamo, una candidata alla vicepresidenza a torcere il collo in quel modo? Provateci voi davanti allo specchio, dai. Insomma, ero convinto che Paolo Ferrandi volesse prenderci in giro. Poi lui stesso ha avvertito che era un fake, segno che per qualche ora ci doveva essere cascato. Ma continuava a sembrarmi strano.

Nel frattempo però - ormai lo sapete tutti - la foto è finita in prima pagina sulla Stampa, nelle pagine interne sul Corriere e sulla cache di Repubblica punto it. E a questo punto ci si potrebbe chiedere: cosa sta succedendo al giornalismo italiano? Manca il controllo delle fonti, va bene, ma a parte questo: state diventando tutti ciechi? Perché per uscire con una prima del genere alla Stampa doveva essere cieco il giornalista, presbite grave il titolista, astigmatico senza speranza il correttore di bozze, fulminato il direttore... cos'è, un'epidemia? Il giorno dei Trifidi?

Persino chi è riuscito ad accorgersi del fake, sembra essersi affidato più alle proprie competenze che agli occhi. Si veda per esempio il processo induttivo di Guia Soncini:
...gli ho fatto notare che quella non era la grafica di Vogue America, almeno non degli ultimi quindici anni; che Anna W mai farebbe una copertina pistacchio e fucsia; che se una misconosciuta governatrice fosse stata sulla copertina di Vogue (dove in genere ci sono attrici, la volta che ci fu Hillary da first lady ancora ce la ricordiamo) l’avremmo all’epoca notato; che le (scarse) notizie che giravano in rete parlavano di febbraio 2008, e ci volevano circa cinque secondi su google per scoprire che a febbraio 2008 in copertina c’era Kate Bosworth.
La mia prima idea era che si trattase di un’edizione minore, Vogue Australia o chessò – ma in effetti non si capisce perché Vogue Australia avrebbe dovuto copertinare la governatrice dell’Alaska.
Ci sono voluti ben due minuti di ricerche perché entrambi realizzassimo che la copertina era dichiaratamente un falso, e che il servizio (di Vogue America) era interno e nessuno aveva pensato a metterlo in rete.

Due minuti non è male. Anzi, per il giornalismo italiano è un record. Resta il problema che un normovedente ci sarebbe arrivato in dieci secondi. Forse bisognerebbe fare una campagna per introdurre persone normovedenti nei quotidiani italiani, anche se poi... sento già le critiche... ce l'hai coi redattori ciechi perché sei invidioso... il fatto che tu sappia mettere a fuoco i globi oculari non significa che tu sappia fare un giornale... no, no, lasciamo perdere.
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