la commissione, tenetevela

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Ci sono tanti motivi per prendersela con questo Parlamento. Francamente, ce n’è troppi. Suggerirei pertanto di concentrarsi sui più eclatanti, senza allungare ulteriormente la lista.

In altre parole: ma sul serio vi rimane un po’ d’indignazione da impegnare in una scemenza come la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui fatti di Genova? Ma Buon Dio. Indignatevi per i torroncini di Mastella. Per la compravendita di senatori. Per la compravendita di Capezzone, che manco è senatore… probabilmente se lo sono trovati incellofanato in un’offerta speciale (bella sòla). Indignatevi per Veltroni che, incapace di illuminare le vie pedonali di Roma Centro, se la prende col presidente della Romania. Indignatevi per questi e mille altri motivi… ma non per la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui fatti di Genova. Che è una scemenza. Devo anche spiegarvi il perché?

Cinque motivi per cui la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui fatti di Genova è una scemenza, e discuterne una sconsiderata perdita di tempo ed energie

0. Premessa.
Io a Genova c’ero. Non avrei sopportato di non esserci. Sono uscito dalle Diaz cinque minuti prima che ci entrassero i carabinieri. Un ragazzo che conosco è stato a Bolzaneto. Come tutti, chiedo giustizia. Ma a chi? Di sicuro non a una Commissione Parlamentare. Almeno per ora.

1. Meglio i giudici, grazie.
Tecnicamente, la giustizia la fanno i giudici, applicando le leggi. Io non credo di vivere nel miglior Paese del mondo coi migliori giudici del mondo. Per esempio, i pubblici ministeri che hanno chiesto da 6 a 16 anni anni per un gruppo di dimostranti mi sembrano alquanto esagerati. In generale, comunque, conservo un maggiore rispetto nei confronti della giustizia che della politica: voi no? Preferite che arrivi una commissione di senatori e deputati bipartisan a interferire su procedimenti ancora in corso? Vi dispiace così tanto che questo non possa succedere? Siete ben strani.

2. Chi paga?
Provate un po’ a indovinare chi finanzierebbe i lavori della commissione. Eh, certo, dopo cinque anni in cui avete pagato gli extra a quel fine segugio di Paolo Guzzanti per indagare sulle sedute spiritiche di Prodi, l’idea di non finanziare più una commissione di politici detective vi pesa. Posso capirvi. Allora fate così: andate in banca, ritirate i vostri risparmi in mazzette da cento, e dategli fuoco sulla pubblica piazza (Per inciso, la commissione di Guzzanti ha stabilito che Prodi è uno pseudo-agente del KGB. Questo sì che è spender bene i nostri soldi, no?)

3. Precari di lusso
Se non erro, una Commissione Parlamentare dura finché dura il Parlamento. Non è un mistero per nessuno che l’attuale legislatura stia appesa a un filo. E se Prodi cadesse domani? E se ci si riducesse a votare in febbraio o marzo? Stiamo a fare tutto questo baccano per una Commissione d’Inchiesta che rischia di non fare in tempo a riunirsi? Se anche – per una coincidenza assai remota – i componenti di siffatta Commissione fossero tutti parlamentari onesti, seri, e consapevoli del proprio ruolo, pensate che possano lavorare bene in una situazione in cui qualsiasi seduta della Commissione potrebbe essere l’ultima? Che razza di inchiesta ci salterebbe fuori? Probabilmente un'inchiesta affrettata e superficiale. Ne avremmo veramente bisogno. Così, se un giorno si verificassero le premesse per fare un'inchiesta seria, probabilmente ci sentiremmo rispondere: "Grazie, no. C'è già quella affrettata e superficiale fatta durante il Prodi II, e ce la teniamo".

4. “Ma c’era nel programma”.

Ecco, appunto, ditelo. Ditelo, che a questo punto la Commissione è semplicemente un punto d’onore. Vi hanno tolto uno scalino, un ministero o un sottosegretario, e voi v’aggrappate alla Commissione. Che poi questa Commissione funzioni o no, v’interessa relativamente. Il punto è che voi avete diritto a un contentino.
Vogliamo ricapitolare un po’ la situazione? È vero, la Commissione era nel programma elettorale. Con quel programma (lunghissimo, impraticabile) Prodi ha vinto le elezioni. Di striscio. Dopo qualche mese ha perso la maggioranza in Senato e si è dimesso. In seguito è stato nominato di nuovo da Napolitano, ma con un programma di soli 12 punti, sottoscritti dalla maggioranza. Una maggioranza lievemente diversa da quella delle elezioni (fuori De Gregorio, dentro Follini). In quei 12 punti la Commissione d’Inchiesta su Genova c’è? No. E allora? Perché facciamo finta che in febbraio non sia successo niente?
La situazione è pessima, ma non così difficile da capire. L’unica maggioranza possibile in questo momento in Italia è appesa a un filo. Se cade, si va alle elezioni con una legge orribile, che probabilmente creerà un’altra maggioranza appesa a un filo. A questo punto, o si tira innanzi cercando di rimettere a posto la legge elettorale, o si va al voto e amen. Prodi ha deciso di tirare innanzi. Si può discuterne, ma chi ha votato la fiducia a Prodi in febbraio ha deciso di seguirlo. E ha sottoscritto i 12 punti. Se si accetta l’idea di governare con un voto di scarto al Senato, si accetta anche il fatto che non sempre c’è margine per i contentini. Nel caso della Commissione d’Inchiesta, non c’è. E non mi sembra nemmeno una grande tragedia. Se ne consumano ben altre, negli stessi giorni e nelle stesse stanze.

5. Così è se vi pare
Ma fingiamo di nuovo che tutto possa funzionare: che la Commissione d’Inchiesta, formata da parlamentari onesti seri e consapevoli, riesca a portare a termine un’inchiesta decente entro i termini della legislatura. Pensate che potrebbe giungere a una verità condivisa? Perché in realtà è questo l’unico senso di una Commissione di questo tipo: mettere nero su bianco quello che è successo a Genova, in una forma che possa essere condivisa da tutti. Ve l’immaginate?
Pensate ai parlamentari più seri che conoscete. Di destra e di sinistra. Chiudeteli in una stanza e immaginateli mentre discutono del G8. Pensate che ne possa uscire qualcosa di buono? Un’inchiesta parlamentare di questo tipo, nel 2007 (o nel 2008, o nel 2009), nel migliore dei casi si concluderebbe con due relazioni. La relazione di maggioranza stabilirebbe più o meno quello che sappiamo già, perché lo ha scritto Amnesty: quello che è successo a Genova nel luglio del 2001 è la più grave sospensione dei diritti civili nel dopoguerra. La relazione di minoranza spiegherebbe invece che i poliziotti e i carabinieri, accorsi in massa per evitare gli attentati di Bin Laden, sono stati attaccati dai comunisti cattivi e si sono difesi come potevano. Così in capo a un anno o due avremmo strapagato una dozzina o più di parlamentari per ottenere esattamente quello che avevamo all’inizio: due verità per due Italie diverse. Che tra loro ormai non si parlano più. Guardano gli stessi filmati e capiscono entrambe solo quello che vogliono capire. C’è davvero bisogno di scomodare una commissione per tutto questo?

Un giorno si farà, la Commissione. Spero non sia domani. Quando la giustizia ci avrà portato già qualche sentenza definitiva. Quando avremo un governo un po’ più saldo, in grado di non flettersi ad ogni venticello parlamentare. Quando Fini sarà definitivamente fuori dai giochi – sicché si potrà anche invitarlo in Commissione e fargli un paio di domande: Come mai era a Genova? A che titolo ha passato in rassegna le forze dell'ordine? Perché lei sì e il Ministro degli Interni no? I poliziotti non le sembravano un po' eccitati? Ha sentito parlare anche lei dei gavettoni di sangue infetto? Ha perso un po’ di tempo a spiegare che si trattava soltanto di una leggenda urbana? Eccetera eccetera.
Quella sì che sarà una grande commissione d’inchiesta. Ma ha da passare una nottata.
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