- meglio un giorno da Leonessa (che 5 anni a Lecco)

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Essere pirla, oggi

Voi leggete il titolo, e subito pensate a lui. Ma vi sbagliate. Vi sbagliate pericolosamente. Come sapete, c’è una sentenza che vieta di dare del pirla all’ex ministro Castelli.

Quindi il pirla non è Castelli. E allora chi è? Ma. Facciamo che… sono io, ecco. Il pirla sono io.
E perché sarei un pirla?

Vediamo. Sono un pirla perché… nutro una spaventosa invidia per il sindaco di Brescia, proprio in questo momento. Sì. Appena tornato in Italia, nel bel mezzo di una emergenza criminalità, tra spari e sgozzamenti, io vorrei essere lui, anche solo per un istante.

Magari proprio quell’istante che il sindaco Corsini – il mio eroe – ha sprecato per dare una felice definizione di Castelli; che non sarà un pirla, no, ma è senza dubbio "un inetto rancoroso”, “uno spacciatore d'odio". C’è altro da aggiungere? No. C’è qualcosa da contestare? Direi di no.

Non c'è nemmeno niente da perfezionare. Corsini è stato breve e preciso. Lo stesso Castelli, del resto, stavolta si è ben guardato dal minacciare querele – anche perché il rischio di vedere certificata la propria inettitudine da un tribunale probabilmente c’è.

Ma poteva incassare in silenzio? Non sarebbe stato l’inetto rancoroso che è. No, doveva replicare – e dimostrare, a chi nutrisse ancora dei dubbi, l’inettitudine sua. Giudicate voi:
''Si domandi [Corsini] come è riuscito a trasformare Brescia nella capitale della violenza mentre a Lecco, dove da anni governa un sindaco della Lega, gli omicidi negli ultimi cinque anni si contano sulle dita di una mano''.
Io pensavo di aver sentito tutto, dai leghisti, e invece mi ero perso lo spot comparativo Brescia-Lecco. Ora:

mi rendo conto che non bisogna nutrire aspettative esagerate, nei confronti dei leghisti.
Non mi aspetto che un leghista lombardo sia ferrato in Storia dell’Arte o Epistemologia. Non pretendo che mi sappia dimostrare la Teoria della Relatività Ristretta o spiegare le regole del Cricket. Lo scibile umano è vastissimo, e il cervello di un leghista è… quello che è.

Quello che però mi sarei aspettato da un leghista lombardo, è qualche nozione elementare su com’è fatta la Lombardia.

In Lombardia, come tutti più o meno sapete, ci sono grandi città circondate da hinterland, e piccoli centri arroccati tra alpi e laghi. Brescia è la seconda città della regione. Dal 2004 a oggi ha probabilmente superato la soglia dei 200.000 abitanti: con i comuni limitrofi dell’hinterland raggiunge il mezzo milione. Per farla breve, se non è la quarta sarà la quinta grande città dell’Alta Italia – Emilia-Romagna inclusa. Il fatto che un delitto a Brescia faccia più scalpore di uno a Torino, a Genova o a Bologna, non dipende tanto dalla criminalità, quanto dalla nostra percezione.

Lecco è una graziosa cittadina, di recente elevata al rango di capoluogo di provincia, che si affaccia sul ramo del lago preferito da George Clooney. Non raggiunge i 50.000 abitanti. Però è tranquilla, eh! Castelli, ex ministro della Giustizia, ci dice che “gli omicidi negli ultimi cinque anni si contano sulle dita di una mano''.

Siccome io so che Castelli sa che le dita di una mano sono 5, devo concludere che negli ultimi anni a Lecco sono morti ammazzati da un minimo di due a un massimo di cinque persone. Il tutto grazie all’amministrazione leghista. Che dire, bravi. Magari quelli che c’erano prima riuscivano a farne ammazzare un po’ di più. Vabbè, certo, se qui passa un siciliano o un calabrese non capisce neanche l’ironia: tocca spiegare. Il punto è che due, tre, quattro o cinque omicidi in 5 anni, in una cittadina lombarda che non arriva a 50.000 abitanti, sono parecchi. Se poi i lecchesi non si sentono coinvolti dall’emergenza criminalità, tanto meglio per loro. In una piccola città americana, al terzo omicidio in cinque anni scatterebbe il coprifuoco.

Brescia è una grande città, dove si lavora molto (anche troppo) e si guadagna bene.
A Brescia i pancabbestia hanno il cane di razza.
A Brescia c’è lavoro, e dove c’è lavoro ci sono gli immigrati. A Brescia ce ne sono di più che in ogni altra città d’Italia.
Brescia non ha mai avuto – correggetemi se sbaglio – un sindaco leghista. Molta gente non lo sa, ma da quando esiste un centrodestra e un centrosinistra Brescia è sempre stata a centrosx.
A Brescia ci sono i soldi. Li senti, li vedi, li annusi. E non sono tutti puliti. È fatale che si sporchino, quando ne arrivano troppi in un posto solo.
Tutto questo ci porta all’emergenza criminalità, ma anche qui, bisogna intenderci. Chi ha deciso che certi crimini fanno tendenza e altri no?
Il mese scorso il gestore di un famoso bar di Brescia è stato accusato di aver stuprato una sedicenne in un casolare mentre altre due (sempre sedicenni) la tenevano ferma. Non so nemmeno se sia stato trovato colpevole, poi. Non ne ho più saputo niente. Perché non ne ha più parlato nessuno?

Perché nessuno ha organizzato un corteo spontaneo davanti ai bar di Brescia, accusando indistintamente tutti i baristi bresciani di p e d o f i l i a ?
Naturalmente i baristi bresciani non sono tutti p e d o f i l i. E non tutti i padri pachistani sgozzano le figlie. Ma certe generalizzazioni sono ammesse, altre no. Certe persone hanno il diritto di generalizzare, altre no.
Io, per esempio, non credo di aver diritto di dire che tutti gli elettori di Castelli sono dei pirla. Ops, ormai l’ho detto. Maledetto computer, dov’è il tasto canc?
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