In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.

D’Alpaos: “Scandali e arresti non sono serviti a nulla. La salvaguardia è tutt’ora ostaggio della politica delgi affari”

Pubblico della grandi occasioni, questo o pomeriggio in sala San Leonardo, Venezia, per Luigi d'Alpaos. Il noto ingegnere e docente emerito di idraulica dell'ateneo patavino, era l'ospite d'onore dell'incontro organizzato dal comitato No Grandi Navi sul tema "Sos Laguna". Iniziativa che ha aperto ufficialmente la mostra multimediale, liberamente visitabile nella sala, dedicata alla salvaguardia della laguna di Venezia e al difficile problema di conciliare salvaguardia dell'ecosistema e la portualità.
D'Alpaos, come sua consuetudine, ha tenuta desta la platea con grafici e tabelle, sostenendo con dati e rilevazioni sperimentali le sue tesi.
La sua prima considerazione è stata che troppo spesso vengono confuse e mescolate senza criterio tra aspetti diversi inerenti la gestione della nostra laguna: difesa dalle acque alte, salvaguardie e portualità. 

Ognuno di questi aspetti, spiega D'Alpaos, meritano una analisi specifica, in particolare in condizioni critiche come una eventuale chiusura delle bocche di porto. Problemi squisitamente scientifici ma che sono stati sempre messi in secondo piano dalla politica. O meglio, da una politica asservita al partito degli affari.
"Sono oramai trascorsi quattro anni dallo scandalo che ha coinvolto, tra gli altri, i vertici del Consorzio Venezia Nuova. Sono arrivati i commissari. Tre commissari. Sarebbe stato preferibile uno solo, in modo da avere un referente certo e una responsabilità certa, Ma ne hanno voluto tre. Ad ognuno di loro sono stati affiancati tre cosiddetti suggeritori. Cosa è cambiato? Possiamo dire oggi con assoluta certezza che i problemi della salvaguardia restano, oggi come nel passato, sempre nello sfondo. Qualche magari vengono anche ricordati in qualche intervista, ma sono comunque secondari".
In quanto alla decisione del Governo di eliminare la figura istituzionale del Magistrato alle Acque, commenta D'Alpaos, "è stata un grave errore. I governanti hanno confuso l'istituzione con il mal operato delle persone che tra l'altro, loro stessi avevano messo dentro. Invece di sopprimere l'istituzione, meglio sarebbe stato metterla in grado di difendersi da una occupazione militare da parte della politica. Oggi come ieri, continuano a dominare i portatori di interessi privati che sostengono obiettivi funzionali a questi loro interessi, senza mai chiedersi quali siano le ricadute sull'ecosistema lagunare".

In altre parole, come gli ambientalisti hanno più volte ribadito anche in tempi non sospetti, quello che è marcio in tutto l'affare della salvaguardia, dal Mose alle bonifiche, non erano solo le mele ma tutto l'albero. Scandali ed arresti non hanno cambiato nulla.
"Doveva arrivare un'epoca nuova, ci hanno detto, ma sono arrivati soli i commissari e gli aiutanti dei commissari. E' stata soltanto la solita operazione gattopardesca. Il ministro si è vantato di aver messo degli uomini di fiducia. Sarebbe stato meglio degli uomini competenti in materia considerato che, quello che dovevano fare questi commissari era gestire una questione tecnici e scientifica".
Commissari che, spiega D'Alpaos, mancano tra le altre cose anche di tempismo, considerato che parlano quando non dovrebbero parlare e tacciono quando dovrebbero farsi sentire. Il brillante ingegnere idraulico ricorda un paio di esempi: il ventilato scavo di nuovi canali e la proposta di una chiusura differenziata delle bocche di porto.

Sulla prima questione, basterebbe ricordare i disastri conseguenti allo scavo del canal dei Petroli per rendersi conto che le autostrade d'acqua non sono compatibili con la morfologia lagunare.
In quanto alla chiusura differenziata, D'Alpaos ricorda che l'idea era già stata proposta al Comitatone "quando ancora questa era una istituzione seria, la scienza aveva il suo peso e davvero si ragionava di salvaguardia. Non come ora che è al massimo un Comitatino". Ipotesi interessante per quanto riguarda la difesa dalle acque alte ma improponibile per il gioco di correnti che si creerebbe ed i conseguenti movimenti di sedimentazioni.
Luigi D'Alpaos ricorda anche i dati e le previsioni di innalzamento del livello del mare studiate dall'Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change, premi Nobel per le fisica. Anche nella migliore delle ipotesi, quella devastante assurdità chiamata Mose sarebbe fuori gioco.

Dati e tabelle alla mano, l'ingegnere idraulico si è divertito a calcolare le ore in cui, in un ipotetico anno 2010, le bocche di porto dovrebbero rimanere chiuse. Se consideriamo lo scenario più auspicabile disegnato dall'ilcc, quello del contenimento della temperatura sotto i due gradi, in una stagione appena un po' ventosa, le bocche di porto saranno chiuse per circa sei mesi, Se poi dovesse avverarsi lo scenario peggiore, le porte dovrebbero rimanere sempre chiuse. E addio laguna.

"In queste condizioni come si fa a parlare di mantenimento della portualità? Chi è quell'armatore che manda una sua nave in porto chiuso per sei mesi all'anno e in balia di un po' di scirocco? Non c'è nulla da fare. E' tutta la filosofia con cui è stata realizzato il Mose che è sbagliata. Salvaguardia dalle alta maree e portualità sono inconciliabili tra di loro. E tutti coloro che si battono per far entrare le Grandi Navi in Laguna, magari scavando altri canali, sono destinati a rimanere delusi. Resta il perché di un progetto realizzato così male. Va bene incapacità, ma credo che nessuno poteva ignorare questi dati. Mi sono fatto l'idea che sapessero tutto sin dall'inizio e abbiano solo cercato pretesti su pretesti per prepararsi a quella grande abbuffata che altro non è stato il Mose".

L'alternanza scuola lavoro va in crociera! Anche le compagnie navali hanno diritto ai loro studenti da sfruttare, o no?


Si chiama "alternanza scuola lavoro" ed è l'ultimo inchino del Governo italiano ad una insostenibile economia che si nutre di disastri sociali e ambientali. Con la scusa di "imparare un mestiere" e di "abituarsi alla vita da adulti", ragazze e ragazzi delle scuole superiori vengono distolti dallo studio e spediti a fare i camerieri al Mac Donald o in qualche posto infame dove, anche una volta diplomati, non avranno nessuna possibilità di essere assunti. La cosa ci ha pure una sua logica. Questa economia da collasso planetario ha bisogno di manodopera gratuita per tirare avanti come noi dell'aria che respiriamo. E tanti saluti a tutto il resto, buono solo a fare tanti titoli di giornale come: "Quattro minorenni violentati durante lo stage", "Gravissimo l'incidente dello studente spezzino"… ma i giornalisti, si sa, esagerano sempre. Intanto, le imprese ringraziano che risparmiano non poco assumendo meno lavoratori con sempre meno garanzie sociali, sfruttando i giovani senza nessuna garanzia sociale.
Adesso, che un protocollo di intesa alternanza scuola lavoro venga stipulato tra il Miur, il ministero dell'Istruzione, e un museo allo scopo di tenere aperte le sale che dal Governo di soldi per la cultura non ne arrivano più (devono darli alle banche), fa comunque schifo. Che un protocollo di intesa alternanza scuola lavoro venga stipulato tra il Miur e una compagnia croceristica, e che per farsi sfruttare gratis gli studenti devono pure pagarsi la "crociera", è una cosa che fa venir voglia di prendere un mitra in mano anche a San Francesco.
Non ci credete? Leggete in allegato il protocollo che il ministero ha stipulato con il Grimaldi Group, compagnia che possiede 10 navi tra traghetti e passeggeri.

Lo scopo naturalmente è quello di "Rafforzare il rapporto tra scuola e mondo del lavoro, con particolare riferimento agli indirizzi specifici dell'Istruzione tecnica e professionale" tramite "la realizzazione di percorsi formativi a bordo delle navi Grimaldi". Certo, lavorare su una nave costa! Mica più andare a lavorare gratis! Per fortuna ci fanno lo sconto: "Per la permanenza a bordo delle navi, Grimaldi si impegna a ridurre al minimo i costi a carico degli studenti (vitto, alloggio e assicurazione) assorbendo interamente i costi del personale preposto alla formazione".
E poi ci sono pure i premi finali: "Individuazione degli studenti meritevoli del I ciclo a cui sarà conferita la nomina di Ambasciatore dell'alternanza scuola/lavoro nell'ambito del progetto Grimaldi Educa". Un progetto, come è lecito aspettarsi, più green di così non si può e che mira a "promuovere le visite guidate e i viaggi d'istruzione con il mezzo navale, al fine di perseguire obiettivi di sicurezza, economicità e salvaguardia dell'ambiente". Proprio così. Avete letto bene. Salvaguardia dell'ambiente. E tu vallo a spiegare a San Francesco che si sta caricando il mitra, adesso!

Venezia in festa, Grandi Navi ferme in porto

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Alla fine le hanno fermate. Le Grandi Navi se ne sono rimaste ormeggiate alle banchine del porto e hanno evitato di transitare lungo il canale della Giudecca, risparmiandosi così¬ un altro "scontro navale". Il comitato aveva schierato in acqua una flottiglia di circa una trentina di imbarcazioni tre remi e motore, pronto a dare battaglia corsara. Cosa forse ancora più importante, i dirigenti delle compagnie di crociera hanno preferito risparmiare ai turisti a bordo lo sberleffo del migliaio di cittadini sulle rive delle Zattere, pronti a "salutare" con sfottò vari e gesti poco educati la loro presenza non gradita.
Gli altoparlanti della Msc Musica - 92 mila 409 tonnellate di stazza lorda -, della Norwegian Star - 91 mila e 740 - e delle loro sorelle minori hanno avvisato i passeggeri che potevano ritirare le valige a causa del ritardo accumulato. Solo a sera inoltrata, quando il comitato ha dichiarato conclusa la manifestazione, le Grandi Navi sono potute uscire dal porto e prendere il mare. Per questa volta, i turisti a bordo non hanno potuto godere dello spettacolo della città  dei Dogi vista dall'alto. Che poi è uno dei principali motivi per cui pagano il prezzo del biglietto.
"Ci siamo ripresi la città  - ha spiegato Tommaso Cacciari -. Hanno avuto vergogna a far vedere cosa pensano i veneziani di questo turismo che mercifica e svilisce tutta Venezia".
Finale di manifestazione con un attacco "pirata" alla marittima, con le imbarcazioni che si sono avvicinate al molo per gridare "fuori le navi dalla laguna". Anche per informare i passeggeri del perché del ritardo (mica glielo spiegano gli altoparlanti delle navi che Venezia non li vuole¦)
Sul palco, tanta musica con Cisco, i 99 Posse, il divertentissimo e tutto veneziano! - Coro delle Lamentele e altri.
Tanta voglia di divertirsi e di fare festa, anzi, di fare la festa alle Grandi Navi, anche in fondamenta, dove la pioggia e la giornata da "climate change" (ma chi se lo ricorda un settembre così?) non ha fermato la voglia degli attivisti di lottare per un mondo dove la priorità  sia la tutela dell'ambiente e non gli interessi delle finanziarie.
Un mondo tutto da costruire. Passo dopo passo, lotta dopo lotta. Con la consapevolezza, maturata anche in queste giornate di discussione con tanti comitati e associazioni da tutta Europa, che il nemico è uno solo, sia che si chiami Pfas, Muos, Tap, Tav o Stuttgart o qualche altra grande opera, costosa, inutile e devastante.

Voci dal Sale. Democrazia e giustizia climatica per dare un futuro alle terra

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Tante voci, tante narrazioni, tanti vicende di lotta e resistenza, quelle che sono riecheggiate ieri pomeriggio negli antichi magazzini del Sale della Serenissima, nella prima delle due giornate dedicate alla Giustizia Climatica, organizzata dal comitato Contro le Grandi Navi di Venezia. Tante voci ma una sola storia comune. Quella di chi difende la democrazia dal capitale, l'ambiente dalla mercificazione, i diritti dal sopruso. In altre parole, di chi difende la vita dalla morte, di chi apre strade perché l'umanità abbia un futuro in questo pianeta e chi le chiude.
Già, perché i cambiamenti climatici sono una realtà che nessuno oramai si ostina a negare. Neppure quei pochi potenti che, niente affatto disinteressatamente, affermano di non crederci. La "benzina" degli uragani che hanno investito i Caraibi e il sud degli Stati Uniti non è altro che l'aumento di vapore acqueo nell'atmosfera dovuta alla presenza sempre più massiccia di sostanze climalteranti.
Quelle sostanze di cui, per il 3% almeno, sono responsabili le Grandi Navi. Una percentuale addirittura rimasta fuori dagli accordi di Parigi perché queste navi solcano mari internazionali. Mari di nessuno, mari da inquinare a piacimento, mari dove non vi sono leggi, secondo la logica del capitale. Mari che sono un patrimonio comune, secondo gli ambientalisti, da difendere e conservare perché le generazioni abbiamo un futuro.

Ed è qui che si gioca la partita che ha in palio il futuro dell'umanità, sotto attacco da una economia che dopo aver divorato in pochi decenni quasi tutte le energie fossili che si erano formate in ere geologiche, pretende di infilare nel tritacarne del consumismo ambiente, diritti e dignità. Proprio in questa ottica - vita contro la morte - gli amici napoletani che si battono contro le discariche nella loro terra, hanno coniato l'efficace termine di Stop Biocidio. Basta uccidere la vita. Perché, in Campania, di discarica si muore. Interi territori sono stati occupati e colonizzati dalle mafie dello smaltimento dei rifiuti tossici. Zone senza legge, dove lo Stato è assente. Dove malavita organizzata, capitalismo e politica corrotta hanno stretto un patto sulla pelle dei cittadini che ricorda per molti versi la situazione in cui sono precipitati tanti Paesi sudamericani. E capita che chi non ce la fa più, fugga all'estero. Proprio come quelle famiglie che, più per disperazione che per umorismo partenopeo, hanno chiesto asilo politico alla Svizzera. Anche l'Italia ha i suoi migranti climatici!

L'uso indiscriminato e senza legge del suolo per il deposito di sostanze tossiche nel napoletano, ha un equivalente nel Veneto. Quando prende voce in assemblea, tocca al collettivo resistenze ambientali raccontare dell'inquinamento da Pfas che ha avvelenato le falde acquifere di un bacino di utenti di circa 800 mila persone. Senza nessun controllo da parte di chi doveva controllare, nonostante le denunce degli ambientalisti e della gente che si ammalava e moriva, l'azienda Miteni di Trissino, specializzata nell'impermeabilizzazione di tessuti, ha avvelenato oltre 200 chilometri quadrati appartenenti a ben 4 province venete; Vicenza in particolare, ma anche Verona, Padova e Rovigo.

Ma sono anche racconti di resistenza, quelli che si sentono nel Sale. Resistenza da parte di politici onesti come i sindaci della Valsusa che raccontano lo scempio che la Tav sta facendo delle loro valli e della loro impotenza a porvi freno, pur essendo i rappresentanti, democraticamente eletti, dei loro concittadini. Resistenza e disobbedienza civile degli oltre 40 mila (quarantamila, avete letto bene!) bretoni che si sono messi di traverso per bloccare la realizzazione di un aeroporto inutile e devastante come quello di Notre Dame des Landes. Nonostante il Governo avesse deciso che non sarebbero stati realizzati più aeroporti in Francia, in quanto il territorio del paese era sufficientemente coperto dalla rete aerea, le multinazionali edili hanno fatto pressione sino a che quello stesso Governo dovette decidere che "prima però bisogna fare l'ultimo". Prevedendo una reazione dei cittadini, la polizia ha organizzato una grande operazione antisommossa e l'ha chiamata "operazione Cesare". Brutto nome nella terra di Asterix! Infatti, la contromobilitazione popolare, dedicata infatti, al noto gallo bevitore di pozione magica, ha portato in campo per ben tre volte 40 mila cittadini che hanno impedito la realizzazione dei cantieri. Anche senza bevanda magica!

Tante voci, dicevamo in apertura, ma una unica storia, se, invece del dito che indica, si guarda la luna. Per questo l'assemblea svoltasi ieri al sale è stata importante. Per avere un obiettivo comune, è indispensabile avere anche un linguaggio comune. "Ho sentito tanti racconti oggi - ha sintetizzato in chiusura dell'assemblea Tommaso Cacciari -. Racconti che parlavano delle lotte che si stanno portando avanti in Germania, e mi sembrava che stessero parlando di Venezia, delle battaglie nel Salento, e mi sembrava che stessero parlando di Venezia. E ancora Lisbona, Barcellona, Napoli, la Valsusa, le Marche… e mi sembrava che stessero parlando di Venezia. Perché la battaglia è solo una e racchiude in sé tutte le nostre battaglie per la difesa della democrazia dal basso, dei diritti dei migranti, della tutela della salute e del territorio: quella per la giustizia climatica, quella contro il neo liberismo, per una società più giusta e aperta. La battaglia per dare un futuro all'umanità".

E alla fine… festa in fondamenta con un banchetto degno di quelli di Asterix! Proprio come si faceva una volta a Venezia, quando non c’erano le Grandi Navi e la laguna apparteneva ai veneziani e non alle Compagnie di Crociera!

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Anche la terraferma dice No alla Grandi Navi in laguna

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"Difendere la laguna di Venezia che è anche la nostra laguna, certamente. Ma ci sono anche altri importanti motivi per cui, noi che viviamo in Terraferma, parteciperemo attivamente alle due giornate di mobilitazioni contro le Grandi Navi". Michele Valentini, portavoce del cso Rivolta, apre così l'assemblea di preparazione alle iniziative di sabato 23 e domenica 24. L'incontro si è svolto ieri sera nella sala del Laurentianum di Mestre gremita di cittadini. Il risultato del referendum autogestito di giugno, che ha visto centinaia di residenti di Mestre e Marghera recarsi alle urne per ribattere che le Grandi Navi devono restarsene fuori dalla laguna e che non devono essere effettuati altri scavi, spiega Valentini, "dimostra la grande voglia che hanno i cittadini di riprendersi in mano la città e di tornare ad immaginare un futuro per il loro territorio. Marghera è stata assassinata da un sistema economico fallimentare che ha portato devastazione e malattie. Domenica andremo a Venezia per dire a gran voce che a porto Marghera. vogliamo le bonifiche e non un'altra mega opera come un nuovo porto inquinante".
"Cinque anni e mezzo dopo il decreto Clini che, perlomeno per qualche mese, ha fermato il passaggio delle Grandi Navi - ha spiegato Stefano Micheletti, portavoce di Ambiente Venezia - ci è toccato sentire di tutto. Prima lo scavo del Concordia subito bocciato dalla Via, poi il Tresse, assolutamente inadatto per la commistione tra traffico commerciale e turistico. Poi è arrivato il Vittorio Emanuele, e poi il porto a San Leonardo. Tutte sparate senza una progetto sotto, neppure di massima. La verità è che prendono in giro la cittadinanza. Annunciano riunioni del Comitato che puntualmente vengono rinviate. Tutto per lasciare le cose come stanno. E intanto l'Unesco minaccia di depennare Venezia dalla lista dei luoghi patrimonio dell'umanità e afferma chiaro e tondo che le Grandi Navi non sono compatibili con la salvaguardia di Venezia. Governo, Regione e Comune non lo degnano neppure di una risposte, continuano a proporre 'soluzioni' già bocciate. Ed intanto le Compagnie entrano nella Vtp spa, alla faccia dell'evidente conflitto di interessi. A noi non interessa una 'soluzione' che risparmi il passaggio delle navi davanti al bacino di San Marco. Noi vogliamo le Grandi Navi fuori dalla laguna semplicemente perché, con la tutela della laguna, queste sono incompatibili".

Tommaso Cacciari, portavoce del laboratorio Morion, ricorda i tanti incidenti, da Genova al Giglio, che hanno funestato queste enormi carriole dei mari. "Eppure non è neppure questo l'aspetto peggiore. Il vero problema, a nostro avviso, è l'erosione della laguna. Un problema già messo in evidenza dopo l'acqua granda del '66 e che è peggiorati nel corso degli anni". Cacciari ricorda le immagini che l'astronauta Samantha Cristoforetti ha scattato dallo spazio e che mostrano due enormi "baffi" di sedimenti in uscita dalle bocche lagunari. "La laguna perde sei milioni di metri cubi all'anno o di sedimenti. La Serenissima lo sapeva e sapeva come porre rimedio con interventi come la deviazione dei fiumi quando questi rischiavano di interrare la laguna. Lavoravano per mantenere un difficile equilibrio tra terra e mare. Oggi questo equilibrio è stato spezzato e abbiamo con condannato la laguna diventare un braccio di mare". "Una grande nave sposta mediamente 135 mila metri cubi di acqua per il principio di Archimede. Quando quest'acqua batte sulle fondamenta, le tira giù. Ma questo sarebbe anche il male minore, perché una fondamenta può essere ricostruita. Quando arriva nelle barene invece è peggio, perché innesca un effetto tsunami. Ogni volta che uno di questi mostri passa per la laguna, se ne porta via un pezzo. Il che comporta meno resistenza durante i passaggi di marea, il che significa altra laguna che si disperde in mare, in un circolo vizioso. L'equilibrio è spezzato e la laguna è oggi solcata da vero e propri fiumi, come sa chi va in barca". "Chi amministra - conclude Cacciari - non ha imparato niente, oppure, semplicemente, non gli interessa imparare. Non p un caso che il Mose sia nato dalla sola corruzione per la sola corruzione. Continuano a proporre altri scavi. Scavi senza progetto che hanno il solo scopo di mantenere le cose come stanno".
Chiusura per Marco Baravalle, portavoce del Sale, che ha presentato l'assemblea di sabato che vedrà protagoniste più di una quarantina tra associazioni e movimenti provenienti da tutta Europa. "L'obiettivo non è quello di costruire una ennesima rete di resistenze ambientali ma di aprire una spazio pubblico di livello europeo per parlare di giustizia ambientale. Un tema che contiene in sé tutte le tematiche per le quali ci siamo battuti in questi anni. A partire dalla quotidianità di una città simbolo come Venezia, vogliamo aiutare i comitati ad uscire dalla sindrome Nimby e trovare un linguaggio comune. Lo scrittore Amitav Ghosh, che ci ha scritto per manifestare solidarietà alla nostra iniziativa, afferma che l'uomo oggi è diventato un agente geologico e non se ne rende conto. Oramai siamo entrati in una era che alcuni scienziati hanno battezzato Antropocene. Dobbiamo agire e pensare con questa consapevolezza che, sia pure lentamente, si sta facendo largo tra la gente. Ce ne rendiamo conto proprio con la nostra battaglia contro le Grandi Navi. Quotidianamente ci arrivano richieste di interviste, articoli, interventi, filmati da tutto il mondo. A parte la stampa italiana, tutti i media hanno capito che Venezia è una città simbolo. Una città che ha una dimensione globale proprio in virtù delle sue particolarità locali. Una città che alcuni, come le compagnie di crociera o il sindaco, vorrebbero ridurre ad un distretto del turismo 'mordi e fuggi'. A questa idea perdente, noi opponiamo una idea di città radicalmente diversa. Il favore con cui tutti seguono la nostra battaglia è una dimostrazione che il futuro sta dalla nostra parte".

Due giorni di festa per ribadire che la tutela della laguna e dei suoi abitanti è più importante dei ricavi delle multinazionali crocieristiche

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"Grandi Navi e Mose non sono altro che due facce della stessa medaglia". L'ambientalista Cristiano Gasparetto apre l'incontro di presentazione della Due Giorni contro le Grandi Opere, in programma sabato 23 e domenica 24 settembre, prendendo spunto dalla sentenza del processo per lo scandalo del Mose. "Dopo la condanna al ministro Altiero Matteoli, ci chiediamo perché si è arrivati ad un sistema di corruzione così diffuso. La risposta è semplice: perché senza un diffuso sistema di corruzione il Mose non sarebbe mai stato approvato. Le Grandi Navi, e tutte le Grandi Opere in generale, funzionano con lo stesso principio. Senza la corrutela, non avrebbero ragione di esistere".
Gasparetto ricorda che una nave all'ormeggio produce inquinamento pari di un cementificio e le conclusioni di Paolo Costa, al tempo provveditore al porto sono state: "non è il porto ad essere nella posizione sbagliata ma le abitazioni". Come dire: prima vengono i "schei" e dopo la salute e il benessere dei cittadini.


Sotto una pioggia battente, nella sede dei No Navi, ai piedi del ponte sul Ghetto Novo, si è svolta questa mattina alle 11 l'incontro con la stampa per presentare le giornate europee dei movimenti per la difesa dei territori, la giustizia ambientale e la democrazia.
Tommaso Cacciari, portavoce del Laboratorio Morion, ha fatto il punto delle adesioni all'iniziativa. A Venezia confluiranno nutrite rappresentanze dei No Tav dalla Valdisusa, No Muos siciliani, Stop Biocidio campani e No Tap dal salento. Inoltre, parteciperanno i tedeschi del movimento contro Stuttgard 21, Ciutat per a qui l’habita Palma delle isole Baleari, i portoghesi di Academia Cidadã e il Comitè francese contre la construction de l’aereporte de Notre Dame des Landes. A questo link potete leggere la lista in continuo aggiornamento delle adesioni.
Punto focale del programma sarà la manifestazione alle Zattere, domenica 24 pomeriggio, dove sul palco galleggiante si esibiranno musicisti come i 99 Posse, Cisco dei Modena City Ramblers e altri.

"Abbiamo presentato da tempo la richiesta di uno spazio acque all'autorità portuale, proprio come abbiamo fatto in altre occasioni, - spiega Cacciari - e devono ancora risponderci. Ma in ogni caso, la festa si farà. Sarà una festa per terra e per mare con tantissime barche in canale. Sarà una festa per tutti i veneziani e per chi ha a cuore Venezia. Ai signori politici che dopo 5 anni e mezzo devono ancora prendere una decisione, chiediamo solo che la smettano di prenderci in giro".

In questi anni di lotta per la tutela della laguna, sono saltate fuori come conigli dai cappelli dei più improbabili prestigiatori, pretestuose "soluzioni" come lo scavo del Contorta, il porto a San Leonardo, il canale Tresse, il Vittorio Emanuele e persino scavare un nuovo canale dietro la Giudecca.
"Manca solo che qualcuno proponga di sostituire il, ponte della Libertà con uno levatoio per dirottare le navi a Murano e siamo a posto con la lista delle idiozie - conclude Cacciari -. La realtà è che non sanno dove sbattere la testa e prendono tempo perché altro non sanno fare. Puntualmente, ogni tre mesi, salta fuori qualcuno con una soluzione nuova. L'ultima è quella di spostare il porto a Marghera. Dico solo: fateci vedere i progetti e ve li smontiamo scientificamente come abbiamo fatto per il Contorta. Perché qualsiasi soluzione che non preveda l'allontanamento delle Grandi navi dalla laguna non può essere compatibile con la sua tutela".
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