Venezia, la manifestazione contro Leonardo
30/11/2025Il ManifestoLA PROTESTA Manganelli, idranti e un muro di scudi sorretti da agenti in tenuta antisommossa hanno impedito al corteo di entrare nei capannoni del sito di Tessera
Manganelli, idranti e un muro di scudi sorretto da agenti in tenuta antisommossa hanno impedito al corteo di entrare nei capannoni della Leonardo, a Tessera. I manifestanti si erano dati appuntamento venerdì mattina nel parcheggio di Ca’ Noghera, vicino all’aeroporto Marco Polo, e si sono mossi in corteo lungo lungo via Triestina, bloccando di fatto una delle principali arterie del Veneto orientale. Circa tremila le persone che hanno aderito alla manifestazione veneziana organizzata in supporto allo sciopero generale. L’obiettivo era quello di raggiungere lo stabilimento della Leonardo spa a Tessera e manifestare contro questa azienda a partecipazione statale specializzata nel settore bellico.
In mille per le calli contro Venezi direttrice
12/11/2025Ritorna Fiano, Ca’ Foscari blindata
5/11/2025Il ManifestoUniversità Due cordoni di polizia in assetto antisommossa hanno chiuso le calli di accesso
Una settimana dopo l’interruzione della sua conferenza da parte di un gruppo di studenti pro Pal, Emanuele Fiano, ex deputato Pd e presidente dell’associazione Sinistra per Israele, è tornato alla Ca’ Foscari di Venezia. E lo ha fatto in pompa magna, con tanto di ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, al seguito, accolto dalla rettrice Tiziana Lippiello nella sala più elegante dell’ateneo. Platea scarsa ma selezionatissima, composta per lo più da giornalisti, qualche docente e da alcuni rappresentanti della locale comunità ebraica.
Venezia, proPal bloccano la nave Msc diretta in Israele
1/10/2025Il ManifestoVENEZIA - Una vera e propria battaglia navale quella che si è svolta ieri sera davanti al porto di Marghera tra una dozzina di imbarcazioni di attivisti “battenti bandiera palestinese” e i motoscafi della polizia e della guardia costiera con tanto di droni, moto d’acqua e un aereo al seguito. I manifestanti avevano accolto l’appello proveniente dal laboratorio Morion, il centro sociale di Venezia, e si sono imbarcati per raggiungere il canale dei Petroli, che mette in comunicazione il porto di Marghera col mare aperto, e arrivare alla banchina dove era ormeggiata la nave Msc Melani III. «Fuori guerra e genocidio dal porto di Venezia!» era lo slogan.
Espulso perché pericoloso per Israele: «Non vogliono testimoni»
13/08/2025Il ManifestoDon Nandino Capovilla Parroco “scomodo” di una parrocchia nel quartiere periferico della Cita di Marghera, è stato fermato dalla polizia israeliana, gli sono stati sequestrati telefono e valigie ed è stato tenuto sotto stretta sorveglianza sino alla notifica dell’atto di espulsione
«Non scrivete di me. Io sto bene. Piuttosto che farmi domande sulle mie sette ore di detenzione, parlate di quel popolo che da settant’anni è prigioniero sulla sua stessa terra». Non si smentisce per un momento don Nandino Capovilla. Neppure l’espulsione e la notifica di un denied entry israeliano che gli impedirà di ritornate in quella terra che tanto ama lo distoglie dal suo obiettivo principale: la giustizia e la pace per un popolo martoriato.
Era sceso all’aeroporto di Tel Aviv lunedì 11 agosto, nel primo pomeriggio, con una delegazione di una quindicina di persone tra le quali l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, per partecipare a un «pellegrinaggio di giustizia» condotto nell’ambito della campagna «Ponti e non muri». Don Nandino, parroco “scomodo” di una parrocchia nel quartiere periferico della Cita di Marghera, è stato fermato dalla polizia israeliana, gli sono stati sequestrati telefono e valigie ed è stato tenuto sotto stretta sorveglianza sino alla notifica dell’atto di espulsione come persona non gradita e pericolosa per la sicurezza dello Stato. Libero sì, ma solo di tornare in Italia. Quindi è stato rimpatriato con il primo volo utile.
Vicenza, il festival dell’amicizia con gli Usa nel nome delle armi
20/07/2025Il ManifestoNO REARM EU I movimenti contestano la rassegna e il patrocinio del comune, amministrato dal centrosinistra
Vicenza città della pace, città antimilitarista per eccellenza, teatro, negli anni Settanta, delle prime obiezioni alla leva obbligatoria, che ha saputo creare un radicato e variegato movimento contro la base militare Dal Molin. Oppure Vicenza città della caserma Ederle, sede principale dello United States Army Africa che ospita la 173a brigata aviotrasportata pronta a bombardare e a portare la guerra in tutti i Paesi finiti nella lista stilata da Washington degli “Stati canaglia”. O la Vicenza della caserma Dal Din e della caserma Miotto, che ospita la 207a brigata Usa di Intelligence militare. Qual è la vera Vicenza che merita di essere celebrata?
«Riprenidiamoci la città». Il corteo No Bezos a Venezia
29/06/2025Il ManifestoVENEZIA In centinaia contro «il simbolo di quel capitassimo che nutre e si arricchisce con le guerre»
L’ultimo appello alla mobilitazione è arrivato venerdì sera dal palco del festival di Radio Sherwood. «Il terzo uomo più ricco del mondo è venuto nella nostra città, l’ha noleggiata, l’ha militarizzata per garantire la celebrazione del suo potere – grida Martina Vergnano del comitato No Bezos, No Way – l’uomo che è il simbolo dello sfruttamento lavorativo, l’uomo che siede alla corte di Donald Trump e che è il volto del nuovo fascismo economico, l’uomo che vende e che guadagna dalla vendita di software militare che vengono utilizzate dagli Usa e da Israele. Jeff Bezos è il simbolo di quel capitassimo che nutre e si arricchisce con le guerre».
APPELLO CHE NON È STATO lanciato invano. Almeno cinquemila attiviste e attivisti si sono ritrovati ieri pomeriggio nel piazzale della stazione di Venezia per dare vita ad un corteo colorato, dove le bandiere della pace e i gonfaloni di San Marco sventolavano assieme a quelle della Palestina. Striscioni contro la guerra, cartelli inneggianti alla pace o con scritte ironiche come «Di male in Bezos», salvagenti colorati e paperelle galleggianti per una mobilitazione come non si vedeva da tanto tempo nella città dei dogi. Sono state organizzate partenze dai principali capoluoghi del Veneto, Vicenza, Padova, Treviso ma anche da Trento e da Bologna. Presente anche una folta delegazione del gruppo inglese “Everyone hates Elon” (tutti odiano Elon Musk) che nei giorni precedenti ha letteralmente tappezzato calli, campielli e fondamenta con cartelloni con la scritta «Nel tempo che tu impieghi a leggere queste righe, la ricchezza di Jeff Bezos è aumentata di più del tuo stipendio mensile».
Jet privati e yacht giganti: «Bezos paghi più tasse»
24/06/2025Il ManifestoDavvero una bella cartolina con tanti saluti da Venezia, quella che Greenpeace ha spedito a Jeff Bezos per il suo matrimonio. Una dozzina di attiviste e di attivisti dell’associazione ambientalista e del gruppo d’azione britannico Everyone Hates Elon ha srotolato ieri mattina un lenzuolo di ben 400 metri quadrati con la faccia sorridente del padrone di Amazon e la scritta: «If you can rent Venice for your wedding, you can pay more tax», se puoi affittare Venezia per le tue nozze, allora puoi pagare più tasse.
Il riferimento è alla mancata tassazione dei beni dei grandi oligarchi come i loro enormi yacht che battono bandiere di comodo.
«Se i super ricchi fossero tassati insieme alle industrie del fossile e al comparto della difesa, non solo sarebbe possibile accelerare la giusta transizione verso forme di energia pulita, ma anche contribuire a finanziare un sistema di welfare che garantisca giustizia sociale e benessere per tutti – ha spiegato Simona Abbate, responsabile della campagna Clima di Greenpeace -. Questo modello economico che privilegia i super ricchi invece non solo non è giusto, ma sta portando l’intero pianeta al collasso».
Venezia, un tuffo in laguna contro le nozze di Bezos
15/06/2025Il ManifestoUna torta nuziale indigesta, quella che i veneziani si preparano a confezionare per le nozze del secolo tra il padrone di Amazon e terzo uomo più ricco del pianeta, Jeff Bezos, e la compagna Lauren Sanchez, di professione «filantropa». Dopo il grande striscione innalzato sul campanile di San Giorgio, l’isola che il magnate ha affittato per tutta la durate dei festeggiamenti, attiviste e attivisti del comitato «No space for Bezos» si sono trovati venerdì sera in campo San Giacometto, ai piedi del ponte di Rialto, per mettere a punto nuove mobilitazioni e impedire l’ennesima mercificazione della città.
Bezos affitta Venezia per il suo matrimonio. Cresce la protesta
11/06/2025Il ManifestoQuesto sito utilizza alcuni tipi di cookie per offrirti una migliore esperienza di navigazione. Andando avanti, acconsenti esplicitamente all'uso di questi cookie.
Per saperne di più clicca qui









