Venezia scende in piazza contro i picchiatori «anti degrado»
20/09/2026Il ManifestoAlmeno quattromila persone hanno sfilato in corteo a Venezia dietro allo striscione «Ai nostri posti ci troverete, Venezia è antifa», gridando «siamo tutte antifasciste». La manifestazione è stata promossa dal cso Morion e dall’Anpi per rispondere all’aggressione avvenuta una settimana fa ai piedi del ponte di Rialto con conseguente pe
staggio di una decina di attiviste ed attivisti del centro sociale da parte di picchiatori riconducibili all’estrema destra che accompagnavano l’influencer bolognese Jolly Time in una delle sue performance «anti degrado».
Sabato corteo antifascista a Venezia: «La città non è un parco per nazisti»
15/09/2026Il ManifestoLA MANIFESTAZIONE Dopo le aggressioni della banda di Jolly Time, il Morion, l’Anpi e l’intera Venezia antifascista in piazza sabato prossimo, 19 settembre
Moschea a Venezia. Lo sciopero si arena per paura e divisioni. Una guerra di religione tutta interna alla destra
1/09/2026Il ManifestoVENEZIA Non ci sarà nessuno sciopero per la moschea. È bastato poco per far fare retromarcia a Prince Howlader, l’autoproclamatosi presidente dell’associazione islamica «Giovani per l’Umanità» ed affiliato di Fratelli d’Italia, che aveva minacciato di paralizzare l’intera città se il neo eletto sindaco Simone Venturini non avesse mantenuto fede all’impegno di realizzare una moschea in quell’area dismessa e degradata a due passi dalla stazione di Mestre. Alla freddezza della comunità islamica, divisa tra tante associazioni e spaventata dal clima di odio alimentato dalla destra nei loro confronti, ha subito fatto seguito il muro dei sindacati. «Nessuno scambio tra fede e diritti – ha tagliato corto Daniele Giordano, segretario generale della Cgil -. Si riapra piuttosto il dialogo tra le parti». Lo stesso Howlader, privato dell’appoggio della sua comunità che ha fatto capire come non rappresenti tutti i mussulmani di Venezia, è subito rientrato nei ranghi affermando che la sua non intendeva essere una minaccia o una provocazione: «Non vogliamo bloccare tutto ma siamo pronti a manifestare con la preghiera».
Senza l’ok alla moschea «Venezia e Mestre si fermano»
28/08/2026Il Manifesto«Ora basta! Siamo stanchi di essere presi in giro dal Comune. Se non ci consentiranno di costruire la nostra moschea questa volta scenderemo tutti in piazza. E se scioperiamo noi bengalesi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti ed alberghi. Volete vedere che lo facciamo?». A lanciare il guanto di sfida all’amministrazione comunale di Venezia e al neo eletto sindaco Simone Venturini, è Prince Howlader, cittadino italiano di 33 anni originario del Bangladesh. Un breve trascorso come impiegato nell’Ulss locale ed oggi proprietario di una sua azienda di servizi e presidente dell’associazione islamica Giovani per l’Umanità che rappresenta una parte considerevole della comunità bengalese del veneziano. Un trascorso politico tutto a destra il suo. «Abbiamo valori in comune, valori conservatori: la famiglia e la sicurezza per prima cosa» dichiarava Howlader entrando nel direttivo del circolo mestrino di Fratelli d’Italia.
"Giovedì Bianco" negli aeroporti italiani per ricordare il genocidio
22/08/2026Global ProjectUn “muro di coscienza” attorno a cinque aeroporti italiani. Un muro permeabile, radicalmente diverso dai sanguinosi muri di esclusione alzati dalla Fortezza Europa. Un muro fatto di persone che hanno come unico obiettivo quello di ricordare ai passeggeri in arrivo da Tel Aviv che a Gaza si sta compiendo un genocidio. Un genocidio di cui i nostri Governi sono complici. L’iniziativa chiamata “Giovedì bianco” ha coinvolto, in questa prima uscita svoltasi ieri, giovedì 20 agosto, gli aeroporti Catullo di Verona Villafranca e di Cagliari nella mattinata, di Milano Linate e di Roma Fiumicino nel pomeriggio, per concludersi al Marco Polo di Venezia in serata.
Zona industriale a fuoco, nessuno allerta gli abitanti
2/08/2026Il ManifestoVenezia, l’ambasciatore Usa Fertitta «oscura» la festa del Redentore
24/07/2026Il ManifestoUn Redentore di fuoco per Venezia. Almeno 500 attiviste e attivisti hanno sfidato ieri il caldo infernale e le manganellate per protestare contro quello che hanno chiamato «Centodiciassette metri di arroganza». Tanto è lungo il Boardwalk, il mega yacht del multimiliardario Tilman Fertitta, ambasciatore Usa e amico personale del presidente Trump, venuto in laguna per assistere ai tradizionali “foghi” del Redentore. Come ormeggio, il Boardwalk (una sorta di villaggio turistico galleggiante alto come un condominio di 12 piani, costato 450 milioni di dollari) si è scelto il posto migliore: Riva Sette Martiri, proprio davanti alla Galleggiante da cui saranno lanciati stasera i fuochi pirotecnici. Il che renderà impossibile assistere allo spettacolo per le persone radunate in quella fondamenta.
"Non c’è posto a scuola per i bambini stranieri" ESCLUSI DALLE ELEMENTARI Le lettere ai genitori: «La sua domanda di iscrizione è stata cancellata»
9/07/2026Il ManifestoContro genocidio e precariato, la protesta ferma la Biennale
9/05/2026Il Manifesto«IL PRECARIATO dei lavoratori nel settore dell’arte è una piaga alla quale nessun governo ha voluto porre un freno – spiega davanti al padiglione olandese un attivista Anga, che chiede l’anonimato -. Dicono che non ci sono risorse ma i finanziamenti per la guerra e per supportare regimi genocidari come quello di Israele li trovano sempre. Per questo noi di Anga crediamo che manifestare per i propri diritti sindacali e nello stesso tempo chiedere il rispetto delle regole internazionali boicottando quei governi che le violano siano la stessa battaglia. Una battaglia internazionale perché coinvolge tutti gli Stati del mondo. La Biennale d’arte di Venezia in questo senso è un perfetto palcoscenico».
Biennale, più di cento artisti: «No all’artwashing di Israele»
6/05/2026Il ManifestoLo hanno chiamato «il padiglione del genocidio». I visitatori vengono accolti da personale gentilissimo che regala belle borse in tela dove infila eleganti depliant. L’installazione artistica di Belu-Simion Fainaru, «The Rose of Nothingness», consiste in una grande piscina rettangolare foderata di nero dove piovono gocce d’acqua a simboleggiare le lacrime versate dagli ebrei durante l’olocausto. Lacrime che nel futuro sono servite a fecondare la Terra Promessa. Stiamo parlando del padiglione di Israele alla Biennale d’Arte di Venezia e, nelle intenzioni dei curatori, l’installazione altro non sarebbe che un messaggio di pace e fraternità.
A far invece chiudere il padiglione, ricordando che in quella Terra Promessa si sta compiendo un genocidio, ci hanno provato 113 artisti internazionali e 18 team di padiglioni nazionali riuniti nella sigla Anga (Art Not Genocide Alliance), collettivo internazionale di lavoratori nel settore dell’arte, con una lettera inviata ai vertici della Biennale. Lettera che è stata ignorata.
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