In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.

Olimpiadi Milano-Cortina, addetto alla vigilanza morto nel gelo

LAVORO Un uomo di 55 anni è deceduto mentre svolgeva servizio di vigilanza allo Stadio del ghiaccio di Cortina d'Ampezzo

Morire sul luogo di lavoro, morire di freddo. Morire a soli 55 anni in una gelida garitta di sorveglianza, davanti ai cantieri dei giochi olimpici. Pietro Zantonini era nato a Brindisi ma da qualche mese si era trasferito con la moglie nel Veneto alla ricerca di una occupazione stabile. Non c’era riuscito e, come tanti altri, per vivere si barcamenava nel precariato. La sua ultima occupazione era fare la vigilanza notturna nel cantiere dello stadio del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo in vista delle Olimpiadi invernali. La notte di giovedì 8 gennaio il termometro è sceso a meno 11 gradi.

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Trump contro il pianeta. Gli Usa silurano la lotta globale alla crisi climatica

Donald Trump ce ne ha regalata un’altra delle sue. Il suo personalissimo modo di augurare un “prospero anno” nuovo al pianeta Terra, è stato quello di ritirare gli Stati Uniti da 66 tra organizzazioni internazionali, trattati e organismi multilaterali legati alle Nazioni Unite e alla governance climatica globale. Tra questi figurano nomi centrali come la **Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici(UNFCCC), l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’International Renewable Energy Agency (IRENA) e l’International Solar Alliance. Tutte piattaforme fondamentali per coordinare politiche di mitigazione e adattamento al riscaldamento globale.

Una mossa a sorpresa che ha lasciato spiazzati anche i più critici oppositori al presidente Usa. 

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Venezia, la manifestazione contro Leonardo

LA PROTESTA Manganelli, idranti e un muro di scudi sorretti da agenti in tenuta antisommossa hanno impedito al corteo di entrare nei capannoni del sito di Tessera

Manganelli, idranti e un muro di scudi sorretto da agenti in tenuta antisommossa hanno impedito al corteo di entrare nei capannoni della Leonardo, a Tessera. I manifestanti si erano dati appuntamento venerdì mattina nel parcheggio di Ca’ Noghera, vicino all’aeroporto Marco Polo, e si sono mossi in corteo lungo lungo via Triestina, bloccando di fatto una delle principali arterie del Veneto orientale. Circa tremila le persone che hanno aderito alla manifestazione veneziana organizzata in supporto allo sciopero generale. L’obiettivo era quello di raggiungere lo stabilimento della Leonardo spa a Tessera e manifestare contro questa azienda a partecipazione statale specializzata nel settore bellico.

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In mille per le calli contro Venezi direttrice

ARTE E POLITICA Il corteo dei lavoratori e lavoratrici della Fenice, accorsi orchestrali da tutta Italia in solidarietà mentre uno stereo trasmetteva Vivaldi e MozartUna manifestazione come quella di ieri pomeriggio, indetta dagli orchestrali della Fenice per protestare contro la scelta di Beatrice Venezi come direttore del teatro, non si era mai vista a Venezia e, crediamo, in nessun’altra città
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Ritorna Fiano, Ca’ Foscari blindata

Università Due cordoni di polizia in assetto antisommossa hanno chiuso le calli di accesso

Una settimana dopo l’interruzione della sua conferenza da parte di un gruppo di studenti pro Pal, Emanuele Fiano, ex deputato Pd e presidente dell’associazione Sinistra per Israele, è tornato alla Ca’ Foscari di Venezia. E lo ha fatto in pompa magna, con tanto di ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, al seguito, accolto dalla rettrice Tiziana Lippiello nella sala più elegante dell’ateneo. Platea scarsa ma selezionatissima, composta per lo più da giornalisti, qualche docente e da alcuni rappresentanti della locale comunità ebraica.

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Venezia, proPal bloccano la nave Msc diretta in Israele

VENEZIA - Una vera e propria battaglia navale quella che si è svolta ieri sera davanti al porto di Marghera tra una dozzina di imbarcazioni di attivisti “battenti bandiera palestinese” e i motoscafi della polizia e della guardia costiera con tanto di droni, moto d’acqua e un aereo al seguito. I manifestanti avevano accolto l’appello proveniente dal laboratorio Morion, il centro sociale di Venezia, e si sono imbarcati per raggiungere il canale dei Petroli, che mette in comunicazione il porto di Marghera col mare aperto, e arrivare alla banchina dove era ormeggiata la nave Msc Melani III. «Fuori guerra e genocidio dal porto di Venezia!» era lo slogan.
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Espulso perché pericoloso per Israele: «Non vogliono testimoni»

Don Nandino Capovilla Parroco “scomodo” di una parrocchia nel quartiere periferico della Cita di Marghera, è stato fermato dalla polizia israeliana, gli sono stati sequestrati telefono e valigie ed è stato tenuto sotto stretta sorveglianza sino alla notifica dell’atto di espulsione


«Non scrivete di me. Io sto bene. Piuttosto che farmi domande sulle mie sette ore di detenzione, parlate di quel popolo che da settant’anni è prigioniero sulla sua stessa terra». Non si smentisce per un momento don Nandino Capovilla. Neppure l’espulsione e la notifica di un denied entry israeliano che gli impedirà di ritornate in quella terra che tanto ama lo distoglie dal suo obiettivo principale: la giustizia e la pace per un popolo martoriato.

Era sceso all’aeroporto di Tel Aviv lunedì 11 agosto, nel primo pomeriggio, con una delegazione di una quindicina di persone tra le quali l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, per partecipare a un «pellegrinaggio di giustizia» condotto nell’ambito della campagna «Ponti e non muri». Don Nandino, parroco “scomodo” di una parrocchia nel quartiere periferico della Cita di Marghera, è stato fermato dalla polizia israeliana, gli sono stati sequestrati telefono e valigie ed è stato tenuto sotto stretta sorveglianza sino alla notifica dell’atto di espulsione come persona non gradita e pericolosa per la sicurezza dello Stato. Libero sì, ma solo di tornare in Italia. Quindi è stato rimpatriato con il primo volo utile.

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Vicenza, il festival dell’amicizia con gli Usa nel nome delle armi

NO REARM EU I movimenti contestano la rassegna e il patrocinio del comune, amministrato dal centrosinistra

Vicenza città della pace, città antimilitarista per eccellenza, teatro, negli anni Settanta, delle prime obiezioni alla leva obbligatoria, che ha saputo creare un radicato e variegato movimento contro la base militare Dal Molin. Oppure Vicenza città della caserma Ederle, sede principale dello United States Army Africa che ospita la 173a brigata aviotrasportata pronta a bombardare e a portare la guerra in tutti i Paesi finiti nella lista stilata da Washington degli “Stati canaglia”. O la Vicenza della caserma Dal Din e della caserma Miotto, che ospita la 207a brigata Usa di Intelligence militare. Qual è la vera Vicenza che merita di essere celebrata?

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«Riprenidiamoci la città». Il corteo No Bezos a Venezia

VENEZIA In centinaia contro «il simbolo di quel capitassimo che nutre e si arricchisce con le guerre»


L’ultimo appello alla mobilitazione è arrivato venerdì sera dal palco del festival di Radio Sherwood. «Il terzo uomo più ricco del mondo è venuto nella nostra città, l’ha noleggiata, l’ha militarizzata per garantire la celebrazione del suo potere – grida Martina Vergnano del comitato No Bezos, No Way – l’uomo che è il simbolo dello sfruttamento lavorativo, l’uomo che siede alla corte di Donald Trump e che è il volto del nuovo fascismo economico, l’uomo che vende e che guadagna dalla vendita di software militare che vengono utilizzate dagli Usa e da Israele. Jeff Bezos è il simbolo di quel capitassimo che nutre e si arricchisce con le guerre».


APPELLO CHE NON È STATO lanciato invano. Almeno cinquemila attiviste e attivisti si sono ritrovati ieri pomeriggio nel piazzale della stazione di Venezia per dare vita ad un corteo colorato, dove le bandiere della pace e i gonfaloni di San Marco sventolavano assieme a quelle della Palestina. Striscioni contro la guerra, cartelli inneggianti alla pace o con scritte ironiche come «Di male in Bezos», salvagenti colorati e paperelle galleggianti per una mobilitazione come non si vedeva da tanto tempo nella città dei dogi. Sono state organizzate partenze dai principali capoluoghi del Veneto, Vicenza, Padova, Treviso ma anche da Trento e da Bologna. Presente anche una folta delegazione del gruppo inglese “Everyone hates Elon” (tutti odiano Elon Musk) che nei giorni precedenti ha letteralmente tappezzato calli, campielli e fondamenta con cartelloni con la scritta «Nel tempo che tu impieghi a leggere queste righe, la ricchezza di Jeff Bezos è aumentata di più del tuo stipendio mensile».

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Jet privati e yacht giganti: «Bezos paghi più tasse»

GREENPEACE
Gli attivisti: «Il 28 giugno ci mobiliteremo con pacifica determinazione»

Davvero una bella cartolina con tanti saluti da Venezia, quella che Greenpeace ha spedito a Jeff Bezos per il suo matrimonio. Una dozzina di attiviste e di attivisti dell’associazione ambientalista e del gruppo d’azione britannico Everyone Hates Elon ha srotolato ieri mattina un lenzuolo di ben 400 metri quadrati con la faccia sorridente del padrone di Amazon e la scritta: «If you can rent Venice for your wedding, you can pay more tax», se puoi affittare Venezia per le tue nozze, allora puoi pagare più tasse.

Il riferimento è alla mancata tassazione dei beni dei grandi oligarchi come i loro enormi yacht che battono bandiere di comodo.

«Se i super ricchi fossero tassati insieme alle industrie del fossile e al comparto della difesa, non solo sarebbe possibile accelerare la giusta transizione verso forme di energia pulita, ma anche contribuire a finanziare un sistema di welfare che garantisca giustizia sociale e benessere per tutti – ha spiegato Simona Abbate, responsabile della campagna Clima di Greenpeace -. Questo modello economico che privilegia i super ricchi invece non solo non è giusto, ma sta portando l’intero pianeta al collasso».

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