Poveglia, l’isola più infestata del mondo

1200px-Poveglia_Closeup_of_Hospital
The most haunted isle of the world. Provate a scriverlo sul vostro motore di ricerca e scoprirete che si tratta di “Poveglia”.
Quei sette ettari e mezzo di case diroccate e di vegetazione incolta, nel bel mezzo della laguna sud di Venezia, sarebbero i più infestati al mondo da presenze ultraterrene: spiriti maligni, fantasmi di morti di pestilenze, vittime senza pace di folli esperimenti psichiatrici.
L’aspetto davvero incredibile della vicenda è che tra noi abitanti della laguna, nessuno ne era consapevole. Perlomeno sino a quella mattina del 18 luglio dell’anno scorso, quando, nell’aprire la pagina di cronaca cittadina dei giornali locali, i veneziani hanno letto la notizia del giorno: “I fantasmi “cacciano” 5 americani” (La Nuova di Venezia e Mestre), “Aiuto i fantasmi! Turisti americani portati in salvo dai vigili del fuoco” (Gazzettino).
Continua

Senza tregua. A settembre si torna a manifestare contro le Grandi Navi, par tera e par mar

IMG_2001l
E' il momento della svolta. Da un lato una intera città che ha sostenuto il referendum per ribadire il suo No alle devastazioni provocate dalle Grandi Navi, dall'altro un Governo che non sa governare e che - in incontri dove la trasparenza non la fa certo da padrona con gli alti dirigenti delle multinazionali crocieristiche - ancora torna a sbattere su progetti di scavo e di allargamento dei canali già bocciati dalla valutazione di impatto ambientale.
Per chi ha a cuore Venezia e la sua laguna, è il momento giusto di rilanciare la battaglia contro le Grandi Navi. Ed è questo che è stato ribadito in tutti gli interventi che si sono susseguiti questa pomeriggio nel chiostro di San Lorenzo, durante l'assemblea popolare riunita per commentare il risultato del referendum.
E partiamo proprio dai famosi "18 mila 105 Grazie" a tutti coloro che hanno votato ai seggi. "Una scommessa che abbiamo decisamente vinto e vinto ben oltre le previsioni" ha commentato Tommaso Cacciari del Laboratorio Morion. La generosità dei volontari che hanno seminato di banchetti la città d'acqua e la terraferma è stata superata solo dall'entusiasmo dei cittadini che si sono messi in fila per votare. E a proposito, è stato ricordato negli interventi in risposta a chi li ha accusati di aver "taroccato" le firme, tutti i 18 mila e 105 nominativi con mail, numero di carta di identità o patente, nome e cognome di chi ha votato, sono a disposizione di quanti vogliano effettuare una verifica.
Continua

E' arrivata la siccità. Tra cambiamenti climatici e cattive gestioni, il futuro è arido

Dry_Ryegate__1491315600_151.84.6.110
Una lunga striscia di sabbia. Una volta lo chiamavamo fiume Adige. E la Piave, solo per restare in Veneto, non è ridotta molto meglio. In quanto al lago di Garda, uno dei bacini idrici più grandi d'Italia, siamo all'allarme rosso: il livello sta scendendo di due centimetri al giorno e attualmente è attestato sui 70 cm, contro i 128 o 130 dei tre anni precedenti.
Le altre regioni italiane non sono messe meglio. Solo nell'ultimo anno, in Sicilia, le riserve idriche sono scese del 15 per cento. In Emilia, le città di Parma e Piacenza hanno dichiarato lo stato d'emergenza. La Sardegna è alla disperazione. Rispetto alla stagione precedente, le precipitazioni sono state minori del 40 per cento e il rifornimento idrico per le coltivazioni hanno registrato punte del 90 per cento di deficit. Anche se la situazione migliorasse improvvisamente, saranno ben poche le coltivazioni dell'isola che riusciranno a sopravvivere.
E poi leggi che che il Food sustainability index - lo studio internazionale dell''Economist Intelligence Unit che mette in relazione risorse e sostenibilità - piazza l'Italia al sesto al mondo per quantità di acqua a disposizione!
Stavolta però, i cambiamenti climatici non c'entrano. O meglio, c'entrano a livello globale. L'eccezionale ondata di caldo ha colpito tutto il bacino Mediterraneo sino al nord Europa. Solo in Italia, è stata registrata una temperatura media di 1,9 gradi in più rispetto alla media stagionale. Fatto salvo per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nessuno mette più in dubbio che questi picchi siano imputabili alla nuova stagione climatica verso cui l'intero pianeta si sta avviando, oramai, senza possibilità di ritorno.
Continua

"Sopravvivere a Sarajevo", voci dall'assedio a Sherwood 2017

19274885_10212700955106442_2201291520354298683_n
Il Washington Post l'aveva definita "una perfetta parodia di una guida turistica alla moda". Il formato era quello delle celebri Michelin, infatti, ed anche le informazioni che vi si trovavano erano quelle che ci si aspetta di trovare in una guida: come vivere in una città straniera. Ma nel caso in questione, la parola esatta sarebbe "sopravvivere". La città infatti è Sarajevo ai tempi dell'assedio (1992 - 1996). La "Survival Guide Sarajevo" nasceva all'interno della città martoriata da un collettivo di artisti e scrittori, Fama, per dare voce alle tante pratiche di resilienza messe in atto dai cittadini della città bosniaca. Le informazioni che trovate sulla guida non sono quindi "dove si beve la migliore birra di Monaco di Baviera" ma "come costruire una lampada ad olio con un bigodino di metallo e un batuffolo di cotone", oppure "come coltivare funghi nello scantinato che serve anche da rifugio dai bombardamenti", "come attraversare la strada senza farsi cecchinare" o, ancora più importante, "come far sorridere e distrarre un bambino mentre fuori sparano".


Continua

Referendum Grandi Navi. Non ha vinto solo il Si', ha vinto la democrazia

ref - 1-sq
Lasciamo parlare i numeri. Votanti: 18 mila 105, in una sola giornata di raccolta schede, dalle 9 di mattina alle 18 di sera. Favorevoli all'allontanamento delle Grandi Navi dalla laguna il 98,7 per cento, uno per cento i contrari, 0,3 schede annullate. Lasciamo parlare i numeri e abbiamo già detto tutto. Il resto sono tutti tentativi di sminuire una reale pratica di democrazia dal basso da parte di spaventati politici di palazzo. "Si sono votati tra di loro" ha detto qualcuno. "Hanno fatto votare anche i cani e i gatti" ha rilanciato qualcun altro. Ma chiunque si sia anche solo avvicinato ad uno dei 46 banchetti elettorali predisposti dal comitato No Grandi Navi sa bene che non è così. Le attiviste e gli attivisti ai seggi hanno sempre chiesto ai votanti un documento di identità valido. Tutti i nomi sono stati diligentemente registrati nei moduli predisposti con firma, mail (facoltativa), numero del documento e sono a disposizione di quanti vogliano verificare. Avessimo voluto copiare l'elenco telefonico di Venezia lo avremmo fatto spendendoci meno tempo, meno soldi e pure meno sbattimento dei cosidetti. Ed avremmo facilmente raggiunto cifre di "votanti" ancora più elevate. Ma non sarebbe stata la stessa cosa. Perché quei banchetti sono stati prima di tutto un presidio della città. Una dimostrazione -anche per noi stessi - che possiamo riprenderci un bene che ci è stato scippato. E' anche per questo, e non per qualche punto di percentuale in più di votanti, che abbiamo aperto la consultazione a studenti fuori sede, pendolari e anche a turisti. Perché il referendum è stato anche uno strumento per parlare e per ascoltare la città. Una città che è fatta anche di studenti fuori sede, pendolari e turisti. Come quei tanti francesi che si sono avvicinati al mio seggio, alle Fondamente Nuove, per chiedere come sia stato possibile che un luogo magico come "Venise" venisse brutalizzata da quel mostro chiamato Mose (i giornali francesi non sono mai stati raggiunti dalla lunga mano del Consorzio e hanno potuto scrivere la verità!), oppure come sia possile che il Governo continui a permettere a quei condomini galleggianti delle Grandi Navi di ammorbare la laguna.
Continua

Referendum Grandi Navi. L’appello di EcoMagazine per il SI’

Daniele_Cappelletto_1-sq
Ci siamo. Oggi l’altra Venezia, quella che respira con la sua laguna, la Venezia che non ci sta a lasciarsi trasformare in un grande parco giochi per turisti, questa Venezia no logo, scende in calle e va a votare. Le attiviste e gli attivisti del comitato No Grandi Navi, dei centri sociali e delle associazioni ambientaliste hanno sistemato seggi in tutte i principali luoghi della città. Sarà impossibile per un veneziano, o anche per un visitatore diretto alla Biennale o alle spiagge, uscire di casa senza incocciarne uno. Un modo anche questo di riappropriarsi dei campi e delle fondamente della nostra città e di rispondere con i fatti a chi si lamenta del degrado scrivendo lettere ai giornali o postando foto di amorosi lucchetti serrati nelle ringhiere dei ponti sui social.
Perché, sia ben chiaro a tutti, che non andremo a votare solo per cacciare le Grandi Navi dalla laguna. Certo, quelle specie di condomini galleggianti, con i motori accesi anche all’ormeggio, sono una fabbrica di inquinamento come neanche un inceneritore riesce ad essere. Certo, il loro assurdo via vai per scarrozzare qualche turista idiota e dargli l’illusione di aver viaggiato per mare, ha il solo effetto di far guadagnare milioni alle compagnie crocieristiche e maciullare i fondali della laguna mettendo a rischio un equilibrio salvaguardato per secoli. Certo, il gigantismo ha fatto il suo tempo come le energie fossili che lo hanno nutrito. In qualunque direzioni questi villaggi vacanze low cost galleggianti girino la prua, il futuro della terra - sempre che la terra abbia un futuro - sta dall’altra parte.
Continua

I Pfas versati in Veneto ammazzano. Lo svela una ricerca pubblicata sul European Journal of Public Health

Schermata-2016-03-21-alle-17.19.52-680x480
Di Pfas si muore. E si muore male. Ad affermarlo non sono più i "soliti" ambientalisti ma una ricerca pubblicata sull'ultimo numero dell'European Journal of Public Health. Rivista scientifica con tanto di peer review, vale a dire la procedura di valutazione applicata a tutte le pubblicazioni specialistiche da parte di esperti nel settore atta a verificare ed a garantire la validità di quanto pubblicato. La ricerca in questione, titolata "Drinking water contamination from perfluoroalkyl substances (Pfas): an ecological mortality study in the Veneto Region, Italy" (traducibile con "Contaminazione da acqua potabile da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas): uno studio ecologico di mortalità nella Regione Veneto, Italia") porta la firma di una equipe di scienziati coordinata dalla biologa Marina Mastrantonio dell'Enea. In fondo alla pagina, come allegato potete leggere una sua breve presentazione e l'integrale dell'intervista.
La ricerca ha messo a confronto i decessi avvenuti in Veneto nei Comuni dove le acque sono state contaminate dalle sostanze perfluoroalchiliche, Pfas, e quelli non interessati da questi inquinante, rivelando una innegabile presenza statistica nei primi di patologie come il tumore al rene e del seno, il diabete, le malattie cerebrovascolari, l'infarto miocardico, le malattie di Alzheimer e di Parkinson. Nonché un aumento della mortalità media di circa il venti per cento.
Continua

Venezia vs Grandi Navi. Domenica 18 giugno si vota Sì al Referendum

ssssd
Sarà una domencia importante per Venezia, quella del 18 giugno. Il comitato cittadino che lotta contro le Grandi Navi e il loro carico di inquinamento e di devastazione delle rive e dei fondali lagunari, ha indetto un referendum popolare autogestito. Il quesito è facile: "Vuoi che le Grandi navi da crociera restino fuori dalla laguna di Venezia e che non vengano effettuati nuovi scavi all'interno della laguna stessa?" La risposta che il comitato chiede alla cittadinanza è naturalmente Sì.
Stiamo parlando, ovviamente, di un referendum autoconvocato, considerato che i favorevoli alle Grandi Navi non hanno accettato di misurarsi nelle urne, ma che ha comunque un grande valore politico. Per la prima volta, i veneziano avranno la possibilità di contarsi e di dire la loro opinione su un problema, come quello delle Grandi Navi, sul quale non hanno mai avuto voce, considerando che fino ad oggi ad esprimersi sono stati solo ministeri, comitatoni vari e, last but not least, le compagnie di crociera che sono le vere padrone della laguna. Considerando che se ne sono bellamente infischiate di tutte le decisioni prese dalle autorità politiche. Anche i decreti che cercavano di contenere i danni all'ecosistema, come quello Clini Passera che il 2 marzo 2012 aveva vietato il transito anche alle stazze superiori alle 40 mila tonnellate, hanno avuto vita breve di fronte alle pressioni delle multinazionali del turismo. Quelle che Venezia la sfruttano solo e non lasciano un soldo in città.
Continua
Leggi gli articoli precedenti