L'Eni pronta a trivellare l'Alaska

Offshore20drilling_gas3Aoil

Abbattuti i vincoli di Obama, la multinazionale italiana è la prima azienda ad ottenere i permessi di ricerca petrolifera nel mare di Beaufort

Di Donald Trump si può dire di tutto ma non che sia uno che non mantiene la promesse. "La nostra economia si è fatta grande grazie al petrolio - aveva dichiarato prima di essere eletto presidente degli Stati Uniti - e al petrolio torneremo in grande stile!" Detto e fatto. Il presidente che ha chiuso le porte ai migranti provenienti dai Paesi Canaglia, ha spalancate quelle stesse porte ai petrolieri, da qualsiasi Paese provengano. Ed i più lesti ad entrare sono stati quelli nostrani, quelli dell'italianissima Eni che è diventata così la prima multinazionale autorizzata ad andar di trivella dove nessuno aveva mai trivellato prima: nelle incontaminate acque della baia di Prudhoe, nel mare di Beaufort che bagna le gelide sponde settentrionali dell'Alaska.

Proprio come aveva annunciato in campagna elettorale, il presidente
tycoon ha lavorato sin dai suoi primi giorni alla Casa Bianca per affondare uno ad uno tutti i divieti sulle trivellazioni posti dal suo predecessore Barack Obama, che aveva tentato di dare una svolta green all'economia americana.
E se il petrolio è oramai ridotto agli sgocciolii anche negli ex ricchi giacimenti del Texas e delle terre artiche, ragione di più - suppone Trump - per incentivarne la ricerca, sostenendola anche con fondi statali, in luoghi dove fino a poco tempo fa l'attività non era neppure considerata conveniente, vuoi perché le condizioni climatiche rendevano l'estrazione proibitiva e poco remunerativa, o vuoi perché la particolare delicatezza dell'ecosistema comportava un inaccettabile rischio ecologico.
Continua

Quel dialogo tra sordi chiamato Cop 23

Australia-pledges-support-for-Fijis-Presidency-of-COP-23_650x350
Doveva essere una Cop dai contorni essenzialmente tecnici, questa che si è aperta a Bonn lunedì 6 e che si svolgerà sino a giovedì 16 novembre. Una Cop senza grandi novità né particolari aspettative. Perlomeno prima che arrivasse Donald Trump a scombinare tutto. Doveva essere un incontro lontano dai fari della politica e circoscritto in contorni decisamente organizzativi per dare modo ai delegati dei 196 Stati che avevano ratificato l'accordo di Parigi, cui si è recentemente aggiunta anche la Siria, di accordarsi su come continuare quel percorso già avviato in Francia, stabilendo nei dettagli i contributi da versare, gli obiettivi e le misure da adottare per ridurre la produzione di gas climalteranti. Lo scopo di questa Cop 23, in altre parole, era quello di dare un contenuto dettagliato e pratico a quel famoso - e generico! - obiettivo di "mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto di 2 gradi centigradi, meglio di 1,5, in più rispetto ai livelli pre-industriali" con il quale si terra concluso la sessione parigina.
Continua

L'alternanza scuola lavoro va in crociera! Anche le compagnie navali hanno diritto ai loro studenti da sfruttare, o no?

gthmb-loveboat-jpg
Si chiama "alternanza scuola lavoro" ed è l'ultimo inchino del Governo italiano ad una insostenibile economia che si nutre di disastri sociali e ambientali.
Con la scusa di "imparare un mestiere" e di "abituarsi alla vita da adulti", ragazze e ragazzi delle scuole superiori vengono distolti dallo studio e spediti a fare i camerieri al Mac Donald o in qualche posto infame dove, anche una volta diplomati, non avranno nessuna possibilità di essere assunti.
La cosa ci ha pure una sua logica. Questa economia da collasso planetario ha bisogno di manodopera gratuita per tirare avanti come noi dell'aria che respiriamo. E tanti saluti a tutto il resto, buono solo a fare tanti titoli di giornale come: "Quattro minorenni violentati durante lo stage", "Gravissimo l'incidente dello studente spezzino"… ma i giornalisti, si sa, esagerano sempre.
Intanto, le imprese ringraziano che risparmiano non poco assumendo meno lavoratori con sempre meno garanzie sociali, sfruttando i giovani senza nessuna garanzia sociale.
Continua

Venezia in festa, Grandi Navi ferme in porto

P10502092 sq
Alla fine le hanno fermate. Le Grandi Navi se ne sono rimaste ormeggiate alle banchine del porto e hanno evitato di transitare lungo il canale della Giudecca, risparmiandosi così¬ un altro "scontro navale". Il comitato aveva schierato in acqua una flottiglia di circa una trentina di imbarcazioni tre remi e motore, pronto a dare battaglia corsara. Cosa forse ancora più importante, i dirigenti delle compagnie di crociera hanno preferito risparmiare ai turisti a bordo lo sberleffo del migliaio di cittadini sulle rive delle Zattere, pronti a "salutare" con sfottò vari e gesti poco educati la loro presenza non gradita.
Gli altoparlanti della Msc Musica - 92 mila 409 tonnellate di stazza lorda -, della Norwegian Star - 91 mila e 740 - e delle loro sorelle minori hanno avvisato i passeggeri che potevano ritirare le valige a causa del ritardo accumulato. Solo a sera inoltrata, quando il comitato ha dichiarato conclusa la manifestazione, le Grandi Navi sono potute uscire dal porto e prendere il mare. Per questa volta, i turisti a bordo non hanno potuto godere dello spettacolo della città  dei Dogi vista dall'alto. Che poi è uno dei principali motivi per cui pagano il prezzo del biglietto.
"Ci siamo ripresi la città  - ha spiegato Tommaso Cacciari -. Hanno avuto vergogna a far vedere cosa pensano i veneziani di questo turismo che mercifica e svilisce tutta Venezia".
Continua

Voci dal Sale. Democrazia e giustizia climatica per dare un futuro alle terra

IMG_2435
Tante voci, tante narrazioni, tanti vicende di lotta e resistenza, quelle che sono riecheggiate ieri pomeriggio negli antichi magazzini del Sale della Serenissima, nella prima delle due giornate dedicate alla Giustizia Climatica, organizzata dal comitato Contro le Grandi Navi di Venezia. Tante voci ma una sola storia comune. Quella di chi difende la democrazia dal capitale, l'ambiente dalla mercificazione, i diritti dal sopruso. In altre parole, di chi difende la vita dalla morte, di chi apre strade perché l'umanità abbia un futuro in questo pianeta e chi le chiude.
Già, perché i cambiamenti climatici sono una realtà che nessuno oramai si ostina a negare. Neppure quei pochi potenti che, niente affatto disinteressatamente, affermano di non crederci. La "benzina" degli uragani che hanno investito i Caraibi e il sud degli Stati Uniti non è altro che l'aumento di vapore acqueo nell'atmosfera dovuta alla presenza sempre più massiccia di sostanze climalteranti.
Quelle sostanze di cui, per il 3% almeno, sono responsabili le Grandi Navi. Una percentuale addirittura rimasta fuori dagli accordi di Parigi perché queste navi solcano mari internazionali. Mari di nessuno, mari da inquinare a piacimento, mari dove non vi sono leggi, secondo la logica del capitale. Mari che sono un patrimonio comune, secondo gli ambientalisti, da difendere e conservare perché le generazioni abbiamo un futuro.
Continua

Pfas: il pericolo è reale. Lo ammette anche la Regione Veneto. Con almeno 4 anni di ritardo!

miteni73786
Ci sono voluti quattro di proteste e di denuncia degli ambientalisti. Ci sono voluti decine e decine di studi scientifici che dimostravano l'alto rischio per i residenti dovuto alla presenza dei Pfas nell'acqua potabile, prima di far muovere la Regione Veneto, più attenta a promuovere un insulso referendum consultivo a suon di milioni di euro (14 per l'esattezza) che alla salute dei cittadini. Per tacer della tutela dell'ambiente.
Da decenni, tonnellate di sostanze perfluoro-alchiliche, i cosiddetti Pfas, utilizzate per produrre tessuti impermeabili, sono stati versati nelle falde della nostra Regione da aziende come la Miteni di Trissino, nel vicentino, contaminando un area che si estende per circa 200 chilometri quadrati e tocca 4 province venete; Vicenza in particolare, ma anche Verona, Padova e Rovigo. Un bacino di circa 800 mila residenti vittime della contaminazione!
"Che i Pfas fossero pericolosi per la salute lo si sapeva da tempo - ha commentato la portavoce nazionale dei Verdi, Luana Zanella -. Anche in nome di un elementare principio di precauzione, l'amministrazione regionale avrebbe dovuto agire per tempo. Invece, in nome della logica del profitto che caratterizza la giunta di centrodestra che governa il Veneto, l'avvelenamento è stato coperto. Solo ora che se ne vedono i risultati sulla salute delle persone e che una ricerca ha stabilito l'alta percentuale di veleni presenti nel sangue dei giovani che hanno bevuto acqua contaminata, il governatore Luca Zaia interviene. E come è che interviene? Prendendosela con Roma! Tutto fumo negli occhi per coprire l'incapacità di gestire qualsiasi problema ambientale".
Continua

A Venezia le “Giornate europee dei movimenti per la difesa dei territori”

dscf6375-770x500
Sabato 23 e domenica 24 settembre si terranno due giornate per dire No al passaggio di quei villaggi turistici galleggianti che altro non sono le Grandi Navi da crociera low cost. Ma non solo: saranno due giornate dedicate alla difesa dei territori, alla giustizia ambientale e alla democrazia.
Le Grandi Navi inquinano Venezia tanto da farla diventare la terza città città più inquinata d’Italia per polveri sottili, e devastano i fondali della laguna espellendo ad ogni passaggio tonnellate di sedimenti vitali. “Venezia è uno strano luogo dove ambiente e città sono la stessa cosa e non è possibile difendere né l’uno né l’altra senza fare i conti con il grande tema della democrazia – spiega Marco Baravalle, portavoce del comitato No Grandi Navi -. In questa città, dove le strade sono fatte d’acqua, battersi per la salvaguardia dell’ecosistema lagunare significa automaticamente battersi per il diritto alla città, per la difesa del suo spazio pubblico, per evitare la distruzione di uno stile di vita unico che è prezioso patrimonio comune”.
Continua

Anche la terraferma dice No alla Grandi Navi in laguna

Copia di IMG_2424
"Difendere la laguna di Venezia che è anche la nostra laguna, certamente. Ma ci sono anche altri importanti motivi per cui, noi che viviamo in Terraferma, parteciperemo attivamente alle due giornate di mobilitazioni contro le Grandi Navi". Michele Valentini, portavoce del cso Rivolta, apre così l'assemblea di preparazione alle iniziative di sabato 23 e domenica 24. L'incontro si è svolto ieri sera nella sala del Laurentianum di Mestre gremita di cittadini. Il risultato del referendum autogestito di giugno, che ha visto centinaia di residenti di Mestre e Marghera recarsi alle urne per ribattere che le Grandi Navi devono restarsene fuori dalla laguna e che non devono essere effettuati altri scavi, spiega Valentini, "dimostra la grande voglia che hanno i cittadini di riprendersi in mano la città e di tornare ad immaginare un futuro per il loro territorio. Marghera è stata assassinata da un sistema economico fallimentare che ha portato devastazione e malattie. Domenica andremo a Venezia per dire a gran voce che a porto Marghera. vogliamo le bonifiche e non un'altra mega opera come un nuovo porto inquinante".
"Cinque anni e mezzo dopo il decreto Clini che, perlomeno per qualche mese, ha fermato il passaggio delle Grandi Navi - ha spiegato Stefano Micheletti, portavoce di Ambiente Venezia - ci è toccato sentire di tutto. Prima lo scavo del Concordia subito bocciato dalla Via, poi il Tresse, assolutamente inadatto per la commistione tra traffico commerciale e turistico. Poi è arrivato il Vittorio Emanuele, e poi il porto a San Leonardo. Tutte sparate senza una progetto sotto, neppure di massima. La verità è che prendono in giro la cittadinanza. Annunciano riunioni del Comitato che puntualmente vengono rinviate. Tutto per lasciare le cose come stanno. E intanto l'Unesco minaccia di depennare Venezia dalla lista dei luoghi patrimonio dell'umanità e afferma chiaro e tondo che le Grandi Navi non sono compatibili con la salvaguardia di Venezia. Governo, Regione e Comune non lo degnano neppure di una risposte, continuano a proporre 'soluzioni' già bocciate. Ed intanto le Compagnie entrano nella Vtp spa, alla faccia dell'evidente conflitto di interessi. A noi non interessa una 'soluzione' che risparmi il passaggio delle navi davanti al bacino di San Marco. Noi vogliamo le Grandi Navi fuori dalla laguna semplicemente perché, con la tutela della laguna, queste sono incompatibili".
Continua
Leggi gli articoli precedenti