Da Helsinki a Capo Nord

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Diario di viaggio in Finlandia, Norvegia e Lapponia

8.407 chilometri dopo

Venezia - Si torna a casa. Un ultimo giro per la piazza sul mare, tra bancarelle di carabattole per turisti e battelli che vendono pesce ai nativi. Un saluto al monumento di Sibelius in mezzo ad una marea di turisti giapponesi. E poi il saluto alla nostra brava Clio e l'aereo per la laguna. L'ultimo post è sempre il più difficile da scrivere. Ed anche il più triste, perché in Finlandia siamo stati bene. Forse non rimpiangeremo Helsinki ma senz'altro porteremo nel cuore un Paese coperto da sterminate foreste, e la sua lieve terra sospesa tra cieli azzurri e gelidi laghi. Un Paese di donne e uomini "civili", intendendo con questo termine la capacità di rispettare le regole di convivenza in cui ci si riconosce con la cultura sufficiente per saper difendere ed apprezzare i beni comuni. Un Paese che, per più di un mese, ci ha regalato paesaggi sconfinati, architetture d'avanguardia, case accoglienti, strade, parchi e luoghi pubblici mantenuti alla perfezione e curati sino al vaso di fiori colorati sul lampione nelle vie più laterali del villaggio più remoto.
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Sei isole per una inutile fortezza

La storia di Suomenlinna, la fortezza che sorge su un arcipelago di sei piccole isole davanti al porto di Helsinki, è un riassunto di tutte le vicende militari accadute in terra di Finlandia. Costruita dagli svedesi per opporsi all'avanzata dei russi, al momento fatidico si è rivelata perfettamente inutile e si è arresa senza colpo ferire. Poi arriva la guerra di Crimea e con lei la navi della flotta di Sua Maestà Britannica che spazzolano i figli della Santa Madre senza scomporsi più di tanto. Storie così ne avremmo sentite una mezza dozzina nel nostro viaggio. Nel caso di Suomenlinna, il risultato finale della battaglia è stato di 21 mila cannonate messe a segno dagli inglesi, contro le zero messe a segno dai russi. Il che la dice tutta sull'efficacia delle fortificazioni realizzate sull'isola. Quel che rimane delle mura, dopo la grandinata di cannonate targata Unin Jack, è oggi a disposizione dei turisti o dei finlandesi che vengono a prendersi una giornata di riposo dal traffico di Halsinki. Si raggiunge l'arcipelago su una motonave che pare proprio una di quelle che a Venezia portano al Lido o a Burano. Anche i turisti sembrano gli stessi: famiglie spagnole caciarone, giapponesine vestite da bamboline. La sola differenza è che qui nessuno ti chiede il biglietto. C'è una macchinetta davanti all'imbarcadero e danno per scontato che chi sale se ne sia servito. E questa è una delle cose che mi sono piaciute di più della Finlandia. Nessuno, nemmeno lo Stato, cerca di fregarti e tutti, compreso lo Stato, danno per certo che tu sia onesto con loro.
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Delusione Helsinki

Helsinki è tanto brutta quanto la Finlandia è bella. Chi lo sa perché, ma ci si illude sempre che le capitali siano un riassunto potenziato, nel bene e nel male, del loro Paese. Ma non è mai così. Perlomeno nella mia esperienza. La prima delusione cocente è arrivata dalla celebre Temppellauktion Kirkko, la chiesa scavata nella roccia che le guide vantano come la principale attrattiva turistica della città. Beh… è davvero banale ed inutile! Dovrebbe incarnare la spirituale finnica fondata sul rispetto della natura ma la roccia e il cemento armato con cui è stata realizzata non ha neppure l'odore delle sterminate foreste finlandesi. Da fuori sembra una collinetta attrezzata a campo giochi ed è visibile solo la porta di un caffè (che fa parte della struttura) e l'entrata al tempio che è solo un banale portone. Pare la caverna di Bilbo Baggins, se non fosse che questa dentro è accogliente. La chiesa invece è piuttosto piccola e non c'è praticamente niente di originale se non i muri che sono sono di pietra lasciata apposta un po' grezza. Non è neppure una grotta vera. Insomma, di interessante c'è solo la notizia: "la prima chiesa al mondo scavata interamente nella roccia". Se vi accontentate di questo, va bene così. Anche il decantato tetto realizzato con un "filo di rame lungo 22 chilometri" attorcigliato, non ha nessun senso. Lo stesso effetto che non è poi questo granché si poteva ottenere con del legno ricoperto di rame. Ma i "22 chilometri" hanno il solo obiettivo di battere un record e far felici i turisti giapponesi che a decine si fanno i selfie dentro Temppellauktion.
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Sulla strada costiera

La Finlandia è una terra di pietre e di legno. Di legno proveniente dalle sue sterminate foreste e di pietre lentamente trascinate per millenni dai ghiacciai durante le ere glaciali. Pietre che oggi troviamo ancora là, incastonate in mezzo ai campi di grano come pietre preziose in montature d'oro zecchino o ricoperte da strati di umido muschio a in mezzo alle perenni foreste. Legno e pietra che troviamo anche nelle case e nelle chiese finniche, a testimoniare che sono loro, il cuore pulsante del Paese. Pietre e legno che predominano come elemento architettonico in tutte le città e i paesi che troviamo nella strada costiera che va da Hamina ad Helsinki.
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A sud di Tampere

Il verde assedio di pini e betulle che soffocano i panorami lapponi si fa meno opprimente quando si scende a sud di Tampere. Vaste distese di grano di colore dell'oro si alternano all'azzurro freddo dei laghi e dei fiumi, indistinguibili senza una carta geografica in mano. La regione è tra quelle più densamente popolate della Finlandia e, seppure risulti praticamente deserta se misurata col metro italiano, per chi viene del nord del Paese la differenza salta agli occhi. I villaggio di tre case sono ormai un ricordo e, in prossimità delle placide cittadine, tranquillamente adagiate sui loro corsi d'acqua, si trovano grandi supermercati e pompe di benzina. Anche le attività umane cominciano a caratterizzare il territorio. Iittala, che visitiamo in mattinata, è famosa per il vetro soffiato. Niente da spartire con i maestri di Murano, ma la fabbrica che lo lavora, barcamenandosi tra artigianato e catena di montaggio, produce comunque dei validi prodotti, puntando per di più sul design che sulla qualità del vetro o della lavorazione.
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L'angelo ferito di Tuomiokirkko

Da estate all'inverno, dal sole caldo alla fredda pioggia, dai 23 ai 13 gradi celsius in un paio di ore. Non è la prima volta che la Finlandia ci tira questo scherzo. Ed ai finlandesi tutto ciò deve apparire normale. Girano sotto la pioggia battente in maglietta e pantaloncini corti come niente fosse. Sono pochi quelli che si prendono la briga di aprire un ombrello. Sono tanti i ciclisti con caschetto e maglietta attillata che pedalano sulle loro bici da corsa incuranti dell'ira di Giove Pluvio. Anche nel campo da golf pare che della pioggia non gliene freghi niente a nessuno e continuano ad andar di mazza sulla palla. Per i bambini poi, è una festa. Sotto la finestre del mio B&B - con riscaldamento acceso! - saltano e sguazzano sulle pozzanghere in maglietta e sandali. Noi intanto, abbiamo rimesso le scarpe invernali.
La mattina però, il sole splendeva che pareva estate. Intendo: estate non come la concepiamo nel Mediterraneo. Qui hanno criteri diversi. Ci siamo fatti un bel giro per il centro della città ammirando soprattutto il recupero di tutti gli edifici industriali. Fabbriche e casermoni risalenti ai primi del '900, ai tempi in cui Tampere aveva un suo importante ruolo nel tessile. Il centro Finlayson, sulle rive del Tammerkoski, il primo in tutta la Scandinavia ad essere alimentato dall'energia elettrica prodotta dallo scorrere del fiume, oggi ospita pub, negozi e musei, ed è il cuore della vita culturale cittadina. Ma tanti altri edifici in mattone rosso sono diventati sale da concerto, teatri e centri commerciali. Oggi Tampere, che per la sua tradizione operaia nella guerra civile è stata la capitale dei Rossi, è una bella città, vitale e colta, che ha saputo trasformare un problema come quello della chiusura di tante fabbriche, in un patrimonio urbanistico.
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Valtatie 66

La strada che da Tampere porta a Virrat, la Valtatie 66, è per i finlandesi quello che la Route 66 è per gli statunitensi o la Routa 40 per gli argentini. Cantata da musicisti e percorsa da viaggiatori di tutti i tipi. La 66 ha anche una sua versione acquatica, la via dei Poeti, che porta sempre da Tampere a Virrat ma in barca, di lago in lago e di fiume in fiume, intrecciandosi con il percorso della nostra strada. Noi arriviamo a Virrat da est, dopo aver visitato due splendide chiese in legno. La prima in particolare, quella di Petäjävesi, era davvero suggestiva. Costruita nel 1763 e scampata agli incendi che hanno fatto tabula rasa delle altre chiese del suo tempo, mantiene il fascino del signorotto di campagna. Purtroppo non abbiamo potuto visitarla come avremmo voluto in quanto c'era una funzione in corso. Ci hanno colpito comunque i tavolati lignei deformati dal tempo e la faccia rubiconda del santo raffigurato sotto l'altare. Una nota, stampata in italiano, sottolineava l'orgoglio degli abitanti del paese in quanto i dipinti che ornavano le pareti erano stati commissionati a "pittori professionisti".
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Caro Alvar

Da Savonlinna a Jyväskylä. In linea retta i chilometri non sono poi molti. Ma lo spazio, su questa terra che in Finlandia chiamano la regione dei laghi, non segue le rigide regole euclidee. La strada segue i profili dei laghi, costeggia fiumi e corsi d'acqua, e salta di isola in isola su ponti di tutte le dimensioni. Siamo nella grande regione dei laghi, la grande regione dove c'è più acqua che terra e che dà alla Finlandia meritato titolo di "terra dei mille laghi". Che poi, se li conti sono anche di più: 187 mila e 888, secondo la stima ufficiale della società geografica finnica.
E sempre di isola in isola, siamo a Mikkeli. Città che ti mostra subito tutta la koinè della Finlandia. Strade squadrate, villette con giardino ben curato nelle periferie, edifici moderni e alti al massimo tre piani adibiti a negozi e supermercati nel centro. Una bella e ampia via perdonabile che porta alla piazza centrale piena di caffè e banchetti di specialità (ah, quanto gli piace sedersi all'aperto con una brioche ed un caffè annacquato ai finlandesi). Uno spazio coperto adibito a "salone del gusto", così che lo possono utilizzare anche d'inverno. Tanto verde ed aiuole fiorite ad angolo di strada, un paio di musei assolutamente inutili e privi di materiale di qualche interesse che non sia la storia locale degli ultimi 50 anni, ma comunque disegnati da qualche grande architetto, e poi qualche attività all'aperto. A Mikkeli ad esempio stavano preparando una gara di go kart in pieno centro con un impegno degno dell'avvenimento dell'anno.
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Musica e castelli

Non c'è proprio niente da vedere a Varkaus se non il museo della musica meccanica. Ma vi assicuro che è già abbastanza. Già appena ci arrivi davanti, in quel giardino con un paio di lunghe auto anni '50, improbabili tempietti buddisti e cabine telefoniche vecchio stile inglese riciclate a scambio libri, capisci che non è un museo come gli altri. Poi trovi lui, tedesco (scappato dalla "Germania insanguinata degli anni '70" per motivi che non ci ha voluto dire) naturalizzato finlandese che ti aspetta seduto su una sedia a dondolo davanti all'ingresso e ti arpiona come un capitano Achab alla balena bianca. A questo punto, sei sicuro che sei capitato in una gabbia di matti. Non che il tipo che sembra un po' un Geppetto con in più un ghigno luciferino, ne faccia mistero: "Più che un museo, il mio è un manicomio". Quando entri, ti pare di essere nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka, solo che al posto di dolci ci sono due piani pieni zeppi di strumenti musicali meccanici: pianoforti che suonano da soli, organetti che girano a manovella, quadri di Gioconde che strabuzzano gli occhi ascoltando Beethoven, violini meccanici, complessi di manichini che strimpellano jazz… Una girandola di effetti davvero indescrivibili a parole! E poi c'è lui, il tedesco pazzo che odia i nazisti e che suona, canta, balla, se la piglia con gli inglesi e gli americani, e con i politici del suo Paese adottivo e non solo. Quando da una mela posta ai piedi di un uccello impagliato che fischietta Mozart sale su un verme, ci spiega che lo hanno chiamato Berlusconi. Il nostro poco amato ex premier non è ben visto in Finlandia da quella volta che - con quello stile da macho stronzo impunito che tutti gli riconosciamo - è andato a dire che si era sedotto la prima ministra finnica ad un incontro internazionale. I finlandesi non se la sono presa bene e il Berlusca si è guadagnato la fama di verme. E vai a dargli torto, tu!
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Di monasteri e di altre sciocchezze

Vietato correre. Vietato fumare. Vietato indossare calzoni o gonne corte. Vietato parlare ad alta voce. E di colpo la Finlandia non appare poi così evoluta rispetto all'Italia. Ma è solo perché siamo capitati in un monastero. L'unico monastero ortodosso del Paese. Siamo a Valamo, una cinquantina di chilometri di foresta da Joensuu. Il monastero sorge sulle rive del solito lago. Una volta stava in una isola ma sono scappati su un "miracoloso" lago ghiacciato quando sono arrivati i russi. Intendo, scappati portandosi dietro tutte le reliquie e gli ori. Ora ci sono quattro monaci in tutto che gestiscono tutto l'ambaradan. Ci facciamo un giro tra chiese povere fuori e dorate dentro, tra icone di Cristi con la faccia cattiva e dipinti di preti che non sanno dove stia di casa neanche l'accenno del sorriso. Ad una quindicina di chilometri più in là, a Lintula, c'è un convento di monache. Un po' meno turistico rispetto al primo ma della stessa pasta. Anche questo è l'unico convento femminile di tutta la Finlandia. Verrebbe da scrivere "pure troppi", ma alla fin fine una ragione ce l'hanno anche loro: ci puoi portare le scolaresche a far vedere cosa sono le religioni.
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