Sul fronte meridionale
03-04-2026, 17:33governo Meloni, referendum costituzionale 2026PermalinkÈ da trent'anni che gli esperti si dicono convinti di sì, che le elezioni si vincano al Centro: e che è quindi opportuno, soprattutto in campagna elettorale, tentare la fascia moderata con proposte il più possibile moderate – detassare i proprietari di prima casa mi sembra l'esempio più felice, anche se B. quelle elezioni non le vinse: le pareggiò. Quando si fa presente che a insistere troppo sul Centro si rischia di disaffezionare la fascia estrema, gli esperti fanno spallucce: in un modello bipolare gli estremisti non hanno alternative. O si turano il naso e votano moderato, o non votano proprio (il che a volte significa votare liste e candidati che non hanno chance). Inutile dire che di questo modello bipolare essi sono i più convinti fautori. Trent'anni fa speravano che l'introduzione del bipolarismo li avrebbe resi preziosi come l'ago della bilancia; quelli che nel frattempo sono cresciuti nel sistema non concepiscono proprio che ne possano esistere altri. Contro la loro tesi, noi incalliti anti-bipolari non abbiamo che invocare i fatti: non è che non funzioni, il bipolarismo; semplicemente non esiste. Per quanto il sistema elettorale possa essere truccato fino a costringere gli elettori a scegliere tra un rosso e un blu (entrambi convergenti verso il centro) senza altre opzioni, gli italiani sono ugualmente riusciti a inventarsele e a votarsele: vedi il drammatico risultato del 2013, quando un partito nato dall'insoddisfazione degli italiani per Berlusconi e per il PD si prese un terzo dell'elettorato. L'Italia non è bipolare e non c'è motivo per cui debba diventarlo – se si esclude l'interesse di qualche piccola lobby e di qualche grande proprietario che vorrebbero piazzarsi al centro e determinare ogni futura scelta con un piccolo pacchetto di voti. La scommessa dei centristi, che i centristi perdono sempre, mentre ai margini nascono formazioni magari altrettanto effimere, ma che attraggono in meno tempo molti più elettori.
Completiamo quindi l'ipotesi di Berlusconi (l'elettore vota per curare i propri interessi) con un corollario: quando non ci trova nessun interesse, l'elettore semplicemente non vota. Questo forse ci aiuta a capire cosa sta succedendo al sud, cosa Meloni & co. non hanno capito, e cosa rischiamo di non capire anche noi.
Uno dei modi in cui ci mentono le mappe è il fatto che dietro ogni colore ce ne potrebbero essere altri. Se in una provincia il rosso spunta sul verde di pochi punti percentuali, noi coloriamo la provincia di rosso e non ci accorgiamo più di quanto verde comunque c'era sotto. Tanti errori si potrebbero correggere con un uso più attento delle sfumature: ma le bugie a volte diventano soltanto più sottili. Ad esempio guardate questa.
Questa è la carta archetipica – i forestieri ci sfottono, dicono: tutte le vostre carte sono così. Nella fattispecie, si tratta dell'affluenza al voto del 2022, ma potrebbe essere il 2018 o il 1964: la gente va a votare più al nord che al sud, fine. Se poi aggiungi che il nord è più popolato, capisci perché i demagoghi storicamente abbiano preferito tarare i propri messaggi sui capannonici che sugli elettori meridionali. E però.
E però nella cartina ci sono numeri scritti in piccolo, che potrebbero dirci un'altra cosa. Ad esempio che in Campania (terza regione d'Italia per popolazione) nel 2022 ha votato il 55% degli aventi diritto. E quindi? Se guardassimo una cartina del 2018, troveremmo più o meno lo stesso colore, ma... aveva votato il 68%. Questa cosa vale più o meno per tutto il sud: nel 2018 andarono a votare centinaia di migliaia di elettori in più – ed è vero che nel complesso votarono soprattutto per il M5S. Giuseppe Conte era ancora un insigne sconosciuto. Nel 2022 invece era il leader del M5S, e in quanto tale mantenne un buon risultato soprattutto al sud, che evidentemente riconosceva nel M5S l'unico partito che tutelava i suoi interessi: ma in quell'occasione centinaia di migliaia di elettori non andarono a votare. Stanno ora parzialmente rientrando, perlomeno in un'occasione in cui non dovevano votare per un partito o per un leader, ma semplicemente per dire NO a una riforma del centrodestra.
L'errore di valutazione di Giorgia Meloni e del suo staff sta probabilmente qui. Per mesi girava l'idea che una maggiore affluenza al voto avrebbe premiato il Sì – è successo l'esatto contrario, ed è successo al sud. Un territorio che Fratelli d'Italia, e in generale il centrodestra, avevano sacrificato nel 2018, con un calcolo che almeno fino a quel momento si era rivelato corretto: si trattava di scegliere tra promettere ai capannoni la flat tax e l'abolizione del tetto sul contante e al meridione il mantenimento del reddito di cittadinanza. Il centrodestra scelse i capannoni e vinse; nell'occasione, molti suoi sostenitori meridionali non passarono al M5S o alla sinistra, ma semplicemente non andarono a votare. Meloni & co. hanno commesso l'errore di continuare a considerare quei non-elettori un esercito di riserva, una quinta colonna che in occasione del referendum si sarebbe fatta viva, ma perché? Per ideologia, per appartenenza, per inerzia? Ma la gente non vota per queste cose: ricordate cosa diceva Berlusconi?
La cartina ci dice anche che Giuseppe Conte non è esattamente il fulmine di guerra che qualcuno sta cominciando a celebrare. Perlomeno non lo era nel 2018, quando comunque poteva rivendicare la gestione di un paio di governi (che però avevano varato misure impopolari). Magari lo sta diventando ora; in certi casi l'opposizione corrobora. Ma chi davvero votava per il Reddito di Cittadinanza, lo ha già votato nel 2022. Se nel frattempo il centrodestra si inventa qualcos'altro – sembrano abbastanza suonati, ma non è detto – il meridione è assolutamente contendibile, lo dice proprio il rosso di quella cartina. Anche solo l'affluenza in Campania può oscillare di 15 punti percentuali, e sono centinaia di migliaia di voti.
La questione capannonica
27-03-2026, 19:20come diventare leghisti, poveri piccoli imprenditori, referendum costituzionale 2026PermalinkSe ora vi mostro questa mappa...
Voi pensate: si è sbagliato, è rosso anche il Friuli. Già, ma in effetti questa non è la mappa del referendum costituzionale 2026. È quella di un referendum costituzionale molto diverso, giustamente dimenticato, che si svolse nel giugno del 2006. Vent'anni fa. E per quanto sia anziano, il corpo elettorale italiano, dobbiamo comunque presumere che molti elettori del 2026 vent'anni fa non votassero; e molti elettori del 2006 non siano più tra noi. Cos'è invece rimasto fermo, in questi vent'anni: cosa porta una porzione molto geograficamente determinata (il Lombardo-Veneto!) ad abbracciare le riforme più bislacche e improponibili, mentre il resto d'Italia resta completamente indifferente?
(Digressione: tra il 2006 e il 2026 c'è ovviamente il 2016. Anche in quel caso l'Italia disse no a una riforma forse persino più bislacca; eppure in quel caso la cartina fu completamente diversa. Se quella del 2006 e del 2026 dimostra il radicamento della Lega Nord, i territori "verdi" della mappa del 2016 disegnavano la dorsale centro-settentrionale che il Centrosinistra ha ereditato dal PCI. A dimostrazione di un semplice fatto: ai referendum non si votano le riforme, si votano i partiti che le promuovono).
Ogni mappa è una bugia: se la ingrandiamo, se la raffiniamo, ci dirà bugie più sottili e interessanti, man mano che nella miscela comincia a scorgersi qualche verità. Se invece di guardare regione per regione, ci fissiamo sui comuni, ci accorgiamo che non stiamo mettendo a fuoco il Lombardo-Veneto, ma la sua provincia.
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I capoluoghi di provincia hanno quasi tutti votato no, con eccezioni interessanti ma prevedibili (Verona). È buffo perché si tratta di un referendum sulla magistratura, e i magistrati di solito lavorano in città. In provincia viceversa dobbiamo presumere molti avvocati, a macinare chilometri, da cliente a cliente.
Questo referendum, celebrato proprio all'indomani della morte di Umberto Bossi, potrebbe esserne l'epitaffio migliore. Umberto B. era uno studente trentenne fuoricorso all'università quando comprese, tra i primi, che la provincia lombarda aveva esigenze e sogni che nessuno stava interpretando: non i partiti, non la Chiesa, senz'altro non il sindacato. Ci si mise lui: e per quanto approssimative e fuorvianti siano state le sue proposte, evidentemente riempivano un vuoto. Che vuoto è rimasto: le città di provincia messe a fuoco dal Sì del 2026 non hanno nessun vero portavoce politico. Della Lega di Salvini, più di tanto, non si fidano; anche l'appeal di Forza Italia ormai è un ricordo lontano (e una Craxi non lo riavvicinerà). Quanto ai Fratelli d'Italia, folklore veronese a parte, non hanno mai cantato la canzone che le città di provincia volevano ascoltare. Nel frattempo Vannacci batte la campagna tuonando contro il politically correct, ma è difficile immaginare che a Gussago o a Conegliano quella sia la priorità. La mappa del Sì del 2026 ci dice, né più né meno, che all'Italia manca un Bossi; uno che sappia interpretare le esigenze della piccola-media industria sfarinata lungo la pedemontana e nelle valli delle acciaierie e delle tintorie. Lui la chiamò a un certo punto Padania, ma era un'esagerazione; si tratta di un territorio più limitato e articolato. A macchie di leopardo, verrebbe da dire, senonché è proprio il contrario: le macchie sono i centri urbani con la loro borghesia tradizionale, il loro terziario più o meno avanzato. Il Nord di Bossi era lo spazio tra una macchia e l'altra.
Io una volta l'ho chiamato Capannonia, la terra delle Zone Artigianali. E tutto sommato mi sembra che il nome renda ancora l'idea – nel frattempo al mio Paese la Zona Artigianale è diventata una rovina, non sto scherzando, l'erbaccia cresce davanti ai portoni degli uffici delle piccole aziende che un tempo furono leader di settore. Migliaia di mq di cemento e infissi di alluminio che nessun terremoto ha abbattuto e nessun boom economico riuscirà a riscattare. Altrove immagino sia andata meglio, ma il peccato originale della Capannonia è appunto questo: sono stati ricchi e felici per un tempo brevissimo, come Adamo ed Eva nell'Eden: e come Adamo ed Eva non si danno pace. Chi nasce ricco conserva, da qualche parte nella sua coscienza, la nozione di Privilegio, e non importa con quanti cuscini la possa soffocare; ma a chi nasce in case ipotecate dai genitori artigiani e si ritrova all'improvviso piccolo imprenditore nella caldaia della Locomotiva d'Italia, come fai a spiegare che non ci è arrivato per i suoi sacrosanti meriti, ma per una serie di congiunzioni geo-politico-socio-economiche che si sono verificati per vent'anni e potrebbero non verificarsi più per altri duemila? Bossi, se anche l'aveva capito (e non è detto) si guardava bene dallo spiegarglielo. Vale la pena di ricordare che la Lega non nasce con gli elmi cornuti e le ampolle d'acqua del Po; la fuga di Bossi nel fantasy storico arrivò dopo un decennio di richieste molto più concrete, alcune delle quali furono recepite (beffarda ironia) dal centrosinistra di D'Alema: l'unica vera coalizione politica che ha dato a Capannonia qualcosa di concreto; il federalismo sanitario. Grazie all'altro referendum costituzionale, il primo, quello del 2001, veneti e lombardi si sono ritrovati con gli ospedali più ricchi d'Italia; il che non li ha salvati dal Covid, perché puoi coprire di denaro tutte le strutture che vuoi, ma se poi arriva un virus e i capannoni non vanno in quarantena, il risultato è una carneficina.
Chi riuscisse a trovare una risposta alle esigenze capannoniche, si sarebbe assicurato elettoralmente quei territori per una generazione e più. Non è che nessuno ci stia provando; Conte varò il bonus facciate, Salvini cianciò a lungo di flat tax (a più aliquote). Non è sufficiente e non lo sarà mai: Capannonia è causa del suo male. I suoi cittadini più abbienti e lungimiranti sono i primi ad aver intuito che qualcosa si era rotto per sempre, e tra un pianto e l'altro hanno delocalizzato in Cina o in Romania (mentre Bossi buttava lì persino l'ipotesi dei dazi). Se in questi giorni vi sembrano più nervosi del solito, più del referendum può darsi che sia la constatazione che quell'attico a Dubai non lo rivenderanno mai al prezzo a cui l'hanno comprato. Anche la fiaba del Turismo Nostro Petrolio comincia a puzzare (e poi è una cosa che puoi raccontare a Marostica, al massimo a Crema: ma che turisti mai dovrebbero accorrere a Casalpustarlengo). Capannonia sprofonda, e nel frattempo diventa sempre meno bianca: sì, è un dato curioso, ma questo luogo che sembra senza speranze ne sta tuttora dando a immigrati da tutto il mondo che evidentemente qualcosa da fare lo trovano, ma cosa? Molti lavorano nell'allevamento e nella lavorazione della carne. Siamo pur sempre la macelleria d'Italia: settore sanguinolento e fetido, ma lavoro ce n'è; ed è quel tipo di impiego che non vorremmo mai per i nostri figli. Così abbiamo lasciato che il settore fosse occupato da gente che non parla la nostra lingua e ora li guardiamo con l'orrore con cui si guardano gli animali spazzini spolpare un cadavere. Ci sentiamo accerchiati da chi fa i lavori sporchi per noi, forse così si sentivano i gentiluomini sudisti? E come andò a finire?
Nessuno ci capisce, nessuno ci vuole veramente più rappresentare. Neanche noi sappiamo esattamente cosa vogliamo. Ogni tanto qualcuno butta là una riforma qualsiasi, e noi gridiamo Sì, ma è un riflesso condizionato.
Chi ha studiato Storia sa, con una relativa sicurezza, che siamo spacciati com'era spacciata Venezia il giorno in cui Vasco De Gama vide le coste indiane: questo non le impedì di vivere ancora secoli di meravigliosa decadenza, e forse anche noi ne abbiamo il diritto. Forse l'Unesco dovrebbe fare qualcosa per i nostri Capannoni, dichiarare il nostro cemento unico al mondo. Capannonia sorgerà come una piccola patria di officine - costruiremo tutto un pezzo alla volta, i carri armati e gli acquedotti e le mura intorno alle nostre Z.I. Nessuno avrà il diritto di farci la guerra, o meglio se ci attaccheranno dovranno farlo ad armi pari, con catapulte costruite secondo le antiche ricette. Verranno i turisti non solo a carnevale, saranno felici di travestirsi da cavalieri o Casanova, il cambio con la lira sarà favorevolissimo. E la legge Merlin, non c'è bisogno di dirlo, abolita. Insomma Capannonia un senso ce l'avrebbe, una storia potrebbe avercela, io che ho studiato storie forse mi ci dovrei applicare, mi domando se in fin dei conti non sia mio preciso dovere di padano...
Vanno tutti a sbattere contro un referendum (ma perché?)
24-03-2026, 02:12governo Meloni, referendum costituzionale 2026PermalinkIl risultati di questo referendum erano così ampiamente prevedibili che li avevo preveduti persino io, due anni fa, quando ancora non si sapeva su cosa si sarebbe fatto il referendum: e però sembrava inevitabile che il Centrodestra ne organizzasse uno, e ci andasse a sbattere (ma perché?) Poi lo confesso, man mano che ci si avvicinava alla scadenza, e per molto tempo sondaggi e analisti sembravano dar ragione ai meloniani, anch'io ho dubitato: del resto mica sono un professionista. E questa è forse la cosa più interessante: che anche stavolta si sono sbagliati i professionisti.
Se ne deducono alcune leggi empiriche sugli ultimi 15 anni di postberlusconismo (2011-2016), ovvero:
1) Chi si trova al governo dopo aver più o meno vinto una consultazione elettorale, cercherà dopo qualche tempo di ottenere un'ulteriore investitura popolare, mediante un voto che dovrebbe trasformarsi in un plebiscito: Renzi col referendum del 2016, Salvini facendo cascare il governo al Papeete nel 2019, Meloni nel 2026.
2) Tutti questi plebisciti falliscono, più o meno clamorosamente.
3) Gli esperti, i consulenti, i politologi, i sondaggisti... sono sempre tutti convinti che questi plebisciti siano una buona idea – finché non si accorgono che non lo è, ma sempre troppo tardi.
Tutti questi in fondo non sono che corollari dell'unica vera regola non scritta ma inossidabile del quindicennio postberlusconiano: (4) i leader ballano una sola stagione, e neanche tutta. Si scaldano nell'angolo mentre il leader precedente viene suonato al tappeto; irrompono pieni di fresca energia; cercano di reggere i colpi ma di solito non arrivano a fine legislatura (Meloni sarebbe la prima). Non ce l'ha fatta Grillo, non ce l'ha fatta Renzi (il più arrembante e incosciente, non aveva nemmeno vinto un'elezione legislativa), non ce l'ha fatta Salvini, non ce l'ha fatta Conte (che è quello che fin qui ne è uscito con le ossa meno rotte). Il potere logora chi ce l'ha, come per altro è giusto che sia in un periodo recessivo. È una regola abbastanza evidente, eppure ancora nessuno l'accetta. Nessuno che la politica la osservi e la commenti di professione; nessuno che la giochi ai massimi livelli. E ancora, perché? Cosa illude il leader di turno di poter sconfiggere il banco, anche quando ha numeri inferiori al precedente?
Potrebbe essere l'ombra lunga di Berlusconi? Magari non riescono a capire che lui non era un semplice personaggio, ma un uomo di potere, con interessi ben più concreti e ramificati. Berlusconi sì, sopravvisse a tante sconfitte elettorali, e non per qualche sua innata qualità, ma perché possedeva tutti i media necessari a restare sulla cresta dell'onda anche quando perdeva. E quindi, dopo tanti anni, e a Berlusconi apparentemente morto e sepolto, il problema sarebbe ancora lo stesso: non aver compreso in cosa consistesse il conflitto d'interessi. Renzi, Salvini, Meloni, devono essersi convinti che la longevità di Berlusconi dipendesse da una misteriosa unione empatica con gli italiani, e non dal mero controllo dei mezzi di propaganda. Ne deducono che questa unione empatica sia alla loro portata: basterebbe mettere gli italiani al muro, costringerli a scegliere tra loro e tutti gli altri. Messi al muro, gli italiani scelgono tutti gli altri. Berlusconi era un leader/boss: dopo di lui abbiamo visto dei leader/personaggi molto più volatili, sui quali i gruppi di potere (ma anche i semplici elettori) puntano finché danno una certa sensazione di novità – che dura al massimo quei due o tre anni, dopodiché ci sarà senz'altro qualcosa di nuovo e più interessante.
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| Da Wikipedia, i sondaggi sul referendum, mannaggia a chi li paga. |
Tutto chiaro, no? A me sembra molto chiaro. E allora perché ci cascano? Prendi ad esempio Giorgia Meloni. Non è che dovesse fare una cosa molto complicata: si trattava di contare i voti che stava prendendo. Non le percentuali – che finiscono sempre per illuderti: i voti secchi. Ci ricordiamo tutti che Giorgia Meloni vinse le elezioni del 2022. Secondo alcuni le stravinse. Quegli alcuni guardavano le percentuali. Il centrodestra guidato da Giorgia Meloni, nel 2022, prese dodici milioni di voti. Sono tanti? PD e M5S, che correvano separati, non arrivarono insieme a undici. Ecco.
A quel punto Giorgia Meloni doveva porsi il problema: ne prenderò mai di più? O ne prenderanno gli altri? Perché ad esempio, nel 2018 il Centrodestra ne aveva presi sempre dodici milioni (persino quattrocentomila in più); PD e M5S, invece, ne avevano presi rispettivamente undici e otto. Bene. Dunque tra 2018 e 2022 cos'era successo? Che molta gente aveva smesso di votare PD e M5S. Com'era ampiamente prevedibile, considerato che PD e M5S avevano condiviso le maggiori responsabilità di governo (peraltro durante una pandemia gravissima). Questa disaffezione non aveva portato molti più voti al Centrodestra: questo Giorgia Meloni aveva tutti i dati per capirlo. Se voleva aumentare il suo bacino elettorale, doveva inventarsi qualcosa. Ma quando si è al governo è molto più difficile, no?
Un anno fa, i più se lo saranno dimenticati, ci fu un referendum abrogativo che fu definito un "disastro" per il Centrosinistra: in effetti non fu raggiunto il quorum – com'era scontato che succedesse – e però più di dodici milioni di elettori votarono per abrogare leggi promosse e difese dal Centrodestra. Esatto, proprio dodici milioni. La stessa cifra che fin qui Giorgia Meloni non è riuscita a superare. Probabilmente in quell'occasione tramontò l'idea di un referendum sul premierato – una riforma troppo personalizzata – e però un referendum costituzionale andava fatto comunque, è come un impulso incontrollabile, una specie di bomba a orologeria innestata in ogni maggioranza di governo: e così siamo arrivati al referendum di ieri. Ora, lasciate stare le percentuali. Contate i voti secchi. Quanti voti ha preso il Sì, ieri?
Quindi ce l'ha fatta! Giorgia Meloni è riuscita a superarsi! Certo, bisogna anche calcolare i centristi che ufficialmente non si candideranno mai con lei (pronti a diventare una stampella non appena ce ne fosse la necessità) e persino certe frange di M5S e PD. Però, insomma, Giorgia Meloni dovrebbe avere più di dodici milioni di elettori dalla sua parte.
Il PD e il M5S ne hanno quindici.
Fine.
Questa è l'unico risultato che andrebbe discusso – per quanto vada contro la narrazione che tutti abbiamo deciso di farci, di un Centrodestra invincibile che dovrebbe aver conquistato il cuore degli italiani: no. Dal 2016 al 2022, ha perso dei voti. Dal 2022 al 2026, non sembra averne recuperati. Gli avversari sì. Ora, è ben vero che nei prossimi mesi tutto può succedere: ma cosa può succedere che renda Giorgia Meloni più popolare di quanto lo era nel 2022, all'opposizione? Se Trump davvero fa la pace, e la benzina crolla di schianto, e non avvengono disastri naturali, e nessun altro sottosegretario si fa beccare in società con un camorrista, forse, dico forse... ma è sempre più dura, no? Se riuscisse a parlare ai giovani... è andata da Fedez. Niente da fare. Magari brevettando una legge elettorale che offra un premio di maggioranza al secondo arrivato – conoscendo i precedenti, è persino probabile. Giorgia Meloni non è stupida. Come ha potuto convincersi che lei, a differenza di Matteo Renzi, non sarebbe andata a sbattere?
Dieci anni fa quest'uomo si fece il gioco delle tre carte da solo, e perse. E ancora non se ne fa una ragione. E vorrebbe che qualcuno facesse il suo stesso errore, così, per sentirsi meno solo. https://t.co/xkJDlxi6ry
— Leonardo Blogspot (@LeonardoBlog) March 23, 2026
C'entrano forse i sondaggi. Anche stavolta, fino a venti giorni fa, guardando i sondaggi il Centrodestra credeva di avere la strada spianata, e poi? E poi niente, all'improvviso i sondaggi hanno cambiato idea, salvo che non è possibile: qualcuno li truccava? L'unica spiegazione che riesco a trovare è la seguente: fino a venti giorni fa, la gente rispondeva a caso, più o meno quello che il sondaggista voleva sentirsi rispondere. Fino a venti giorni fa, all'italiano medio non fregava nulla di questo referendum, probabilmente non riteneva di voler votare. La vera risposta che i sondaggi avrebbero dovuto dare aa Meloni era: non ce ne frega niente del tuo referendum. E quindi i sondaggi sono soltanto la punta iceberghiana del problema, che è l'autopercezione che i questi leader hanno di sé e dell'interesse che stimolano nei cittadini. Quella bolla mediatica alla quale non riescono a sottrarsi e che li persuade di essere interessanti anche quando parlano dell'argomento meno sexy al mondo che potrebbe davvero essere la separazione delle carriere e dei CSM.
Venti giorni fa il referendum comincia a forare l'attenzione: in quel momento l'italiano medio si informa e immediatamente si polarizza: sbilanciandosi nel modo in cui tutti potevamo prevedere che si sbilanciasse, tranne paradossalmente i sondaggisti e i commentatori politici: contro il governo. Come era successo con Renzi, e per lo stesso motivo: governare stanca. Il calo di affluenza nelle regioni meridionali, che nel 2022 erano passate sensibilmente dal M5S al Centrodestra, mi suona come una conferma. E tuttavia...
E tuttavia ogni regola in politica ha le sue eccezioni. Specie se confligge con altre ancora più generali di quelle che ho trovato io. Ad esempio ricordiamoci di questa:
5) Ogni volta che la Sinistra sembra sul punto di vincere (1919 – 1994 – 2013) il Capitale si inventa qualcosa. Questo qualcosa magari non può più essere Giorgia Meloni, ma l'unico sostituto finora escogitato (il generale Vannacci) fin qui non ha dato una gran prova di sé. Può anche darsi che alla fine Giorgia Meloni rimanga alla barra in mancanza di meglio. Così come può darsi che quel misterioso corpo stellare in perenne evoluzione – il M5S – si risvegli dopo una fase relativamente stabile e deflagri in qualcosa di imprevedibile. Altre ipotesi non mi vengono in mente, ma dopo tutto non sono un esperto. Anche se, ecco, tendo ad azzeccarci un po' più spesso. Il che non cessa di sorprendermi: di inquietarmi, persino.
La riforma che piace ai Bassotti
21-03-2026, 22:33referendum costituzionale 2026PermalinkVa bene, allora proviamoci con una dimostrazione per assurdo. Ponete che un membro del governo sia coinvolto in uno scandalo – sì, lo so, è assurdo. Che scandalo? Mah, poniamo che si scopra che fa affari con la camorre. Che tipo di affari? Uff non ne ho idea. Diciamo che è socio di un'impresa che evidentemente ricicla denaro sporco, intestata a una parente di un boss della 'ndrangheta. Che tipo di impresa? Ma tiro a caso, guardate: una bisteccheria. Mi rendo conto che queste cose non potrebbero succedere, però vi chiedo la cortesia di immaginarlo. Come reagirebbe il governo, un governo di questa repubblica?
Ma ovviamente chiederebbe e otterrebbe immediatamente le dimissioni del tizio: voglio dire, se non siamo bambini piccoli sappiamo tutti cosa significa essere soci di un boss. Anche essere soci di un parente prossimo di un boss, che apre una bisteccheria in una città apparentemente lontana dai suoi interessi. Sappiamo tutti cos'è il riciclaggio di denaro, e quindi il tizio nel giro di poche ore si dimette e attende che l'inchiesta faccia il suo corso. Ma a questo punto vi chiedo un'ulteriore sforzo di fantasia.
Immaginate che non succeda così. Che al governo, per una qualche congiunzione astrale, si sia installata una gang di personaggetti piagnoni e prepotenti, che approfittino del caso per mettersi a lamentare una persecuzione della magistratura nei loro confronti – sì, capisco l'obiezione: chi li voterebbe, dei simili gaglioffi? Ma mettiamo che siano i residui di una lunga battaglia culturale perseguita da gruppi industriali (ed editoriali) che pur di non far vincere un centrosinistra avrebbero promosso anche la Banda Bassotti. Sono ipotesi campate per aria, mi rendo conto: ma per favore, immaginate che a un certo punto succeda. La Banda Bassotti vince le elezioni e poi si lamenta perché i magistrati si accorgono di certi loro addentellati con la camorra. I pm che provano a indagare vengono deferiti a un'Alta Corte composta da 15 giudici: tre nominati dal Presidente della Repubblica, tre sorteggiati in base ad un elenco formato dal parlamento in seduta comune, sei giudici e tre magistrati "requirenti" estratti a sorte. Ora, lasciamo pure stare il fatto che per introdurre questa Alta Corte bisogna scalpellare un bel po' di Costituzione, e che lo stesso ministro Nordio non ci abbia ancora saputo spiegare se e dove le sentenze di questa Alta Corte siano appellabili; lasciamo stare tutto. Abbiamo una giuria formata da sei membri politici, dai quali è lecito sospettare una certa malevolenza nei confronti di un imputato che stia dando fastidio alla maggioranza di governo (partiamo dal presupposto che se al governo c'è la Banda Bassotti, al parlamento ci sia una maggioranza che la sostiene; e al Quirinale un presidente che se la fa piacere. È fantascienza, lo so).
E poi ci sono nove togati, invece, sorteggiati tra tutti i magistrati "che abbiano i requisiti di legge per ricoprire l’incarico". Così, completamente a caso: magistrati estrapolati improvvisamente dalle loro famiglie, dalle loro inchieste, e catapultati a Roma per giudicare dei colleghi. Che ne dite? Magari, per la legge dei grandi numeri, potrebbe ritrovarsi nell'Alta Corte un nucleo di magistrati preparati, competenti e al di sopra delle parti; ma anche dotati di sufficiente autorevolezza per reggere la pressione dei membri politici. Tutto è possibile, del resto. Ma è molto possibile il contrario: che i membri togati dell'Alta Corte non abbiano né la preparazione né il carisma per contrapporsi ai membri politici. Così alla fine un'Alta Corte del genere potrebbe essere usata, da un governo colluso con la criminalità, per bloccare ogni inchiesta della magistratura nei suoi confronti. Altri motivi per istituirla, in effetti, quest'Alta Corte, non mi vengono in mente.
Mi si obietterà che sto esagerando, che nessun membro del governo si assocerebbe mai a malavitosi in società a scopo riciclaggio, e che nel remotissimo caso che ciò accadesse, si dimetterebbero subito, magari si autosospenderebbe tutto il governo in attesa che un'inchiesta assolutamente indipendente dalla politica facesse luce sulla questione. Che dirvi. Me ne rendo conto. Ma così come le nostre case dovrebbero essere a prova di terremoto, la nostra costituzione dovrebbe essere a prova di camorra. Se non la pensate così votate pure Sì, che altro ancora posso dirvi.
Un'altra riforma sociopatica
17-03-2026, 19:48cattiva politica, referendum costituzionale 2026PermalinkE le correnti della magistratura? Non possono che avercela con me.
Trent'anni di retorica scadente sul "correntismo" della magistratura (retorica promossa, ricordiamo, da un tizio che possedeva una larga fetta dei media benché i magistrati avessero dimostrato che la cosa era illegale) non dovrebbe far dimenticare al cittadino educato che l'autonomia del potere giudiziario significa che esso non deve dipendere dal legislativo e dell'esecutivo, e quindi dalle correnti che percorrono il dibattito politico; il che non significa, se non siete cresciuti a editoriali del Foglio e botte in testa, che ai magistrati non possa capitare di avere opinioni, di dividersi in correnti che le rappresentano, come del resto è inevitabile, se sono esseri umani e hanno diritti (e il diritto all'associazione, ricordiamo, è costituzionale).
Che le correnti possano degenerare in lobby e camorre è cosa senz'altro possibile – lo abbiamo tante volte visto succedere nella sfera politica, e i magistrati non sono santi – ma andrebbe dimostrato caso per caso e con prove tangibili, che di solito chi si lamenta del "correntismo" non si dà la pena di esibire.
La cosa è resa un filo più ipocrita dal fatto che molto spesso, appunto, dietro queste accuse ci sono lobby, camorre, o comunque esponenti di partiti politici che non trovano affatto strano che la propria categoria si divida a seconda di opinioni e interessi: succede naturalmente in tutti gli ambiti del comportamento umano, perché non dovrebbe succedere ai magistrati? E perché dovrebbe compromettere proprio la loro professionalità, e non quella di altre categorie?
Parlerò della mia piccola esperienza diretta. Appartengo a una categoria (gli insegnanti) che in teoria detiene un grande potere (i collegi docenti possono deliberare su tantissime cose) ma nella pratica non ho mai avuto la sensazione di esercitarlo perché, in linea di massima, i collegi sono immense assemblee di lavoratori che non hanno molta idea del potere che hanno, né fiducia dei colleghi con cui potrebbero organizzarsi a esercitarlo (spesso non li conoscono; nella scuola dell'obbligo i collegi riuniscono insegnanti di 5-6 plessi diversi, infanzia primaria e medie). Per cui ci si riduce quasi sempre a plebiscitare le indicazioni del dirigente e del suo staff, che almeno dà la sensazione di sapere di quel che parla. A questa situazione periclea, in cui l'assemblea diventa in sostanza la cassa di risonanza delle decisioni di un tecnico e dei suoi collaboratori, non siamo arrivati per caso: è un risultato che, se non è stato attentamente perseguito, comunque non dispiaceva a chi non si fidava della classe docente e dalle autonomie che col tempo si era conquistato. Chi immagina un organo rappresentativo senza 'correnti', forse non se ne rende conto, ma persegue lo stesso obiettivo: i rappresentanti dei magistrati dovrebbero smettere di avere idee e opinioni e trasformarsi in automi disposti ad alzare la mano quando qualcuno propone qualcosa (qualcuno dotato di maggiore autorevolezza, in quanto nominato da un potere politico quello sì, organizzato in solide correnti). Ovviamente non andrà così, anche solo perché il CSM sarà pur sempre un parlamentino dove il voto anche di un singolo magistrato avrà peso: salvo che invece del bilancino con cui le correnti esercitavano quel peso (con gli strumenti tipici di ogni democrazia, la ricerca del consenso e il compromesso), esso piomberà in ogni discussione con la mala grazia del bossolotto estratto a caso. Siete liberi di trovarlo un progresso, ma forse dovreste smettere di leggere il Foglio – e anche di darvi tutte quelle botte in testa.
Il referendum paradossale
10-03-2026, 00:01Berlusconi, governo Meloni, referendum costituzionale 2026PermalinkDi giustizia, ribadisco, non m'intendo, ma di paradossi un poco sì, e credo di trovarmi davanti ad uno enorme: un governo che a ogni suo minimo gesto tradisce un'impostazione autocratica, una mentalità totalitaria, e che promuove una riforma per rendere più indipendente la magistratura. In teoria: perché in pratica, ovviamente, la riforma va nel senso opposto. Però com'è successa questa cosa? I posteri magari si porranno il problema. E siccome non possiamo pretendere molto dalla loro soglia di attenzione, la faccio breve: è stato Berlusconi. Sì, ci sta ancora creando problemi. E tanti ancora ce ne creerà.
Ora, immagina di essere un ricco disonesto. Cosa vorresti dalla magistratura del tuo Paese?
– Che non si accanisca troppo nei suoi confronti. Comprensibile, dal tuo punto di vista.
– L'unico sistema è entrare in politica.
– A quel punto dovrai accusare la magistratura di essere sua avversaria per motivi politici, ovvero affermare che la magistratura è politicizzata (il che è probabile: tutto si politicizza, presto o tardi. Si è politicizzato anche il ladro, perché non dovrebbero politicizzarsi i magistrati).
– Non resta che vincere le elezioni e proporre una riforma per depoliticizzare la magistratura. Se sei molto ricco non è così difficile.
– A questo punto però... il potere politico sei tu! E se depoliticizzi la magistratura, quella poi sarebbe indipendente nei tuoi confronti e potrebbe anche indipendentemente decidere di indagare su di te! Così all'improvviso non sei più così ansioso di depoliticizzare la magistratura. Tieni ancora la questione in sospeso perché ormai è diventato uno slogan, ma hai altre priorità.
– Nel frattempo gli anni passano per tutti, cosicché magari muori. Succede anche ai ladri. Persino a quelli ricchi.
– Ma l'ideologia che hai messo assieme non te la porti nella tomba. Tanti elettori li hai convinti, tante parole d'ordine sono rimaste. Bisognerà depoliticizzare la magistratura, è scritto in un copione che nessuno ha ancora mandato al macero.
– I tuoi eredi, quando si ritrovano al potere, hanno un'esigenza apparentemente simile alla tua iniziale: la magistratura li infastidisce, scopre troppi altarini, pretende che un ministro si giustifichi per le navi che ordina di speronare, si domanda perché il tal sottosegretario ha coperto un trafficante libico di esseri umani. La differenza principale è che tu eri un ladro prestato alla politica: loro sono politici professionisti (oddio, professionisti: diciamo che non saprebbero fare nient'altro). Tu eri a Palazzo Chigi per risolvere i tuoi problemi personali, e soprattutto all'inizio sapevi che non saresti durato: per loro Palazzo Chigi è l'obiettivo finale, una volta arrivati hanno solo l'angoscia di doverne uscire e sono tuttora convinti che da qualche parte tra Costituzione e legge elettorale ci sia una fessura, un passaggio segreto, qualcosa che una volta sbloccato consentirebbe loro di governare per sempre. Ci credeva Matteo Renzi, ci crede persino la più scettica Giorgia Meloni. Per te era sufficiente che la magistratura ti lasciasse stare: loro la vorrebbero commissariare. Hai creato un mostro! Chissà se te ne rendevi conto. Chissà se te n'è mai fregato qualcosa.
Non vi farei riscrivere la Costituzione neanche se foste bravi (ma non lo siete)
05-03-2026, 22:14governo Meloni, referendum, referendum costituzionale 2026PermalinkAl referendum del 22 marzo voterò NO alla proposta di riforma costituzionale, e non credo sia una notizia. Voterò NO perché, per quel che posso capirne, si tratta di una pessima riforma. Magari se avrò tempo nei prossimi giorni mi spiegherò, ma c'è senz'altro chi se ne intende di più e lo ha già spiegato meglio di me. Quanto a me... a chi la vado a raccontare?
Non me ne intendo.
Ma è questo il punto.
Se davvero in parlamento c'è una maggioranza che ritiene di dover riscrivere un pezzettino di Costituzione; se questa maggioranza è assoluta ma non è qualificata, e quindi si riduce a dover chiedere un parere ai cittadini come me, ebbene, perché dovrei all'improvviso intendermene? Perché dieci e più milioni di persone dovrebbero nel giro di pochi mesi acquisire una competenza in fatto di giustizia e costituzione, giusto perché qualcuno in Parlamento vorrebbe ottenere i risultati ma non è riuscito ad avere i numeri? Credo proprio che non sia questo il senso dell'articolo 138.
A dispetto di qualsiasi politico che ci ha provato e ci proverà – per poi soggiungere che "non ci mette la faccia", il senso dell'articolo 138 mi sembra chiaro: se una parte politica vuole provare a cambiare la Costituzione da sola, senza ottenere la maggioranza dei due terzi in parlamento, ebbene non le resta che chiederlo al popolo con un plebiscito (la parola "referendum" l'abbiamo recuperata perché sembrava meno compromessa col Ventennio).
Che sarà, inevitabilmente, una prova di forza di quella maggioranza: un modo per dimostrare che se non ha i numeri in Parlamento, ce li ha nel Paese.
Se ce li ha.
Ma se invece non ce li ha...
Con questo non voglio suggerire che Giorgia Meloni sia sprovveduta come Matteo Renzi nel 2016 – se non altro perché ha avuto la possibilità di vedere cos'è successo a Matteo Renzi nel 2016. Si è ben guardata, quindi, di "mettere la faccia" come lui non riuscì a evitare di fare. E ha fatto bene: lui stesso, se dopo i risultati avesse contato fino a cento, avrebbe potuto rendersi conto che aveva ancora delle chance per restare in sella. Ma era Matteo Renzi, ed era circondato da gente (come abbiamo avuto l'occasione di vedere anche in seguito) non molto più avveduta di lui. Non che intorno a Giorgia Meloni si sia condensata una particolare tempesta di cervelli – non sanno letteralmente cosa gli succede intorno, perfino il portaborse della Leonardo ex Finmeccanica si fa beccare su un teatro di guerra senza scorta: e però forse non riusciranno a eguagliare quel capolavoro di autolesionismo. Il fatto che si siano messi ad arzigogolare l'ennesima legge elettorale significa probabilmente che hanno già capito che andranno a sbattere, una cosa che Matteo Renzi capì mesi dopo l'impatto. Quindi.
Quindi la questione è molto semplice: il governo Meloni mi ha chiesto un favore, e io al governo Meloni rispondo NO.
Senza entrare nel merito della questione?
No, perché dovrei? Non me ne intendo. (Dopodiché sì, mi conoscete, probabilmente nei prossimi 15 giorni entrerò nel merito della questione, non riuscirò a farne a meno). Ma non sono obbligato a diventare un esperto di carriere e di alte corti. Non è quello che si chiede a me come cittadino. Mi si chiede un atto di fiducia nei confronti di una maggioranza di governo, ora per favore guardatela.
Guardate quella maggioranza di governo.
Secondo voi si merita che io le faccia un favore?
In cambio di cosa?
Hanno appena votato al Senato una legge contro l'antisemitismo basata sulla definizione Ihra, una cosa oggettivamente ridicola che mi costringerà, una volta pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, ad autodenunciarmi perché ritengo che ci sia una lobby di persone che cercano di far votare leggi favorevoli a Israele. Il che mi sembra abbastanza autoevidente – è appena successo! – ma l'autoevidenza è una cosa che i sionisti italiani non ci possono più permettere. Sorvoliamo un attimo per carità cristiana su quei sei senatori PD che una legge così, in spregio a ogni buon senso, intelligenza e vergogna, l'hanno votata. È una legge voluta da questa maggioranza.
E io a questa maggioranza di governo dovrei fare un favore?
Vi ricordo che in Medio Oriente è appena scappata la guerra più assurda che poteva scoppiare, che ha già determinato l'aumento del prezzo del gas con cui mi scaldo in casa e del petrolio con cui ogni merce, in Italia, viene trasportata. È una guerra sciocca, che ha già complicato una situazione tragica, voluta da un governo israeliano genocida e un presidente USA affetto da demenza. A gente simile, il governo spagnolo ha detto no. E noi? Ma ci mancherebbe che Giorgia Meloni dicesse anche una mezza sillaba di biasimo o di presa di distanza. Abbiamo tante basi Nato e le concederemo, anche perché in sostanza comandano loro, noi dobbiamo inchinarci e ringraziare. Questo è quello che il governo fa.
E a questo governo io dovrei fare un favore?
Ma il pacchetto-sicurezza l'avete seguito? Col fermo di 12 ore a chi semplicemente sta andando a una manifestazione? E la possibilità di perquisire i manifestanti senza mandato? Questa è la maggioranza che mi chiede un favore. Poi magari il 25 aprile mi tiene in caserma. Dicono che se voto "Sì" la magistratura sarà più indipendente dal potere politico, cioè da loro.
E io dovrei crederci? A questa gente?
E insomma, su. Tenete conto che non è mai esistito, nella Storia della repubblica, un referendum costituzionale che non fosse peggiorativo; tenete conto che da adulto ne ho già visti quattro, letteralmente uno peggiore dell'altro, forse l'argomento migliore per chi sospettasse di un'involuzione della cultura giuridica in questo Paese (in 20 anni siamo passati da "devolviamo competenze alle regioni così togliamo un argomento alla Lega" a "parlamento grande brutto buuuuuuh! politicanti a casa!") E dovrei aspettarmi che invece un tizio come Nordio mi scriva un pezzo di Costituzione come si deve? Non dico che sia in assoluto impossibile – anche un pool di scimmie, con molto tempo, potrebbe scrivere l'Amleto, ma...
...vi sembra una cosa fattibile?
Continuare a far riscrivere la Costituzione da un pool di primati finché per la legge dei grandi numeri non ne esca almeno un articolo interessante?
Sentite, io sono in giro da un pezzo, di governi ne ho visti tanti. Alcuni li ho disprezzati più di altri, per tutta una serie di ragioni. Ma non ho mai mancato di riconoscere quando perfino il governo più manigoldo, per caso, azzeccava una legge. Berlusconi proibì il fumo nei luoghi pubblici. Matteo Renzi fece passare la legge sulle unioni civili. Giuseppe Conte prese decisioni coraggiose, durante l'emergenza Covid.
Ora ditemi una cosa, una sola cosa buona che avrebbe fatto questo governo.
Con calma, eh.
Io sono abbastanza sicuro che questa proposta di riforma costituzionale sia scadente. Non me ne intendo, ma sono abbastanza sicuro che sia peggiorativa. Non sono un esperto, ma questo governo l'ho già visto al lavoro in tanti settori e sarebbe veramente molto strano che tutta la sua competenza si concentrasse sulla questione (non così centrale) della separazione delle carriere. Ma se anche fosse una buona riforma. Se l'avesse scritta Solone coadiuvato da Montesquieu, su appunti recuperati da Calamandrei, io voterei No lo stesso, perché a un governo che mi impoverisce, che mi vieta di parlare e mi minaccia se manifesto, io non faccio nessun favore, e di sicuro non contribuisco a farlo passare alla Storia come un governo riformatore. Persino se migliorasse la Costituzione (e non lo fa), ci sono talmente altri argomenti sull'altro piattino che No, grazie, mi tengo la Costituzione così com'è. Non è perfetta, ma giù le mani. Non vi ho mai visto lavarvele.





