La resistenza di Prosfygika, il caracol zapatista di Atene
23/03/2026Global ProjectNel bel mezzo della città di Atene, batte un “corazon” zapatista. E’ il quartiere di Prosfygika. Ci sono passato per puro caso qualche anno fa e me ne sono subito innamorato. Così diverso da quell’Atene delle grandi strade asfissiate dal traffico e delle aree archeologiche affollate di turisti interessati solo a scattarsi un selfie per i loro social. A Prosfygika, le strette vie di botteghe autogestite, le case dai cui balconi svoltola la bandiera della Palestina, le piazzette dai muri coperti di murales antifascisti e la gente che lo frequenta e che parla dozzine di lingue diverse, ti raccontano una storia completamente diversa. Una storia di lotta e di resistenza.
Oggi la storia si ripete: Prosfygika è sotto assedio e i residenti si preparano resistere alle ruspe e lanciano appelli alle reti di solidarietà internazionali.
Prosfygika (προσφυγικά in greco) si può tradurre come “casa dei rifugiati”. Il quartiere è composto da 8 edifici con 228 appartamenti, progettato secondo l’architettura modernista del Bauhaus, realizzato negli anni ’30 per offrire rifugio ai profughi greci provenienti dall’Asia Minore dopo la guerra greco-turca che causò le persecuzioni e la fuga della popolazione di lingua greca che, dai tempi degli achei, abitava in Asia Minore. Durante l’occupazione nazifascista, il quartiere divenne un luogo di resistenza e le case di Prosfygika facevano da base alle organizzazioni partigiane legate al Fronte di Liberazione Nazionale (EAM) ed alla sua ala militare ELAS. Dopo il ritiro dei nazisti, durante lo scoppio della guerra civile greca, il quartiere divenne un vero campo di battaglia urbano tra la sinistra partigiana e il nuovo governo imposto da Usa e Regno Unito. Nel dicembre del 1944, gli inglesi bombardarono l’area con artiglieria e mortai per fiaccare la resistenza e causando una strage tra la popolazione. Ancora oggi, le facciate dei palazzi sono costellate di fori di mitraglie e schegge di bombe.
Ma difendere Prosfygika dalla speculazione edilizia, per la Grecia non significa solo difendere la memoria storica del Paese.
Negli anni ’90 il Governo tentò di demolire il complesso per “rimodernarlo” e realizzare un grande centro commerciale con relativo parcheggio collegato al vicino stadio della squadra calcistica del Panathinaikos. Ma grazie alla resistenza degli abitanti e ad un cambio di Governo che portò i socialisti al potere, gli edifici furono riconosciuti come monumento storico e il progetto abbandonato.
Oggi Prosfygika conta circa 400 residenti di oltre 27 nazionalità tra rifugiati, migranti, famiglie, attivisti sociali e persone in difficoltà, che hanno occupato e ristrutturato gli appartamenti che il Comune aveva abbandonato nel tentativo di allontanare gli abitanti che si sono organizzati in una comunità autogestita ispirata alle esperienze degli zapatisti del Chiapas. Prosfygika è stata costruita sul principio che la libertà individuale esista solo all’interno di una comunità solidale, autogestita e autonoma. Le decisioni vengono prese in una assemblea generale sul modello dei “caracol” zapatisti. I conflitti interni ed i comportamenti problematici vengono affrontati tramite processi collettivi di critica e autocritica, con l’obiettivo di trasformare i disagi senza mai escludere le persone.
Oggi, la comunità di Prosfygika ha realizzato una cucina e un panificio collettivo collegati a una rete di distribuzione alimentare, una biblioteca con strutture per l’educazione dei bambini, gruppi di assistenza sanitaria e legale, spazi culturali e artistici, strutture specifiche per le donne e per assistere le persone vulnerabili.
Come abbiamo detto all’inizio, un quartiere del genere non pò rappresentare altro una vera a propria spina nel fianco per una società capitalista che mira a mercificare anche il sociale. Nell’estate del 2025 gli speculatori immobiliari sono tornati alla carica, spingendo la Regione dell’Attica ad avviare le operazioni di sgombero con l’obiettivo ufficiale di riconvertire l’area ad uso commerciale. Obiettivo che nasconde, neppure troppo velatamente, un processo di gentrificazione e di speculazione edilizia a fini turistici.
Per denunciare la pesante situazione di tensione che si è creata nel quartiere e le continue intimidazioni contro i residenti, le attiviste e gli attivisti di Prosfygika hanno lanciato una campagna internazionale di solidarietà sotto l’hashtag #saveprosfygika, con raccolte fondi per sostenere i lavori di manutenzione e la difesa legale del quartiere. Parallelamente è stato avviato un piano di restauro autogestito degli edifici storici, con il coinvolgimento a titolo gratuito di architetti, ingegneri e maestranze, per dimostrare che il quartiere può essere preservato senza espellere chi vi vive. Il 5 febbraio 2026 l’attivista Aristotelis Chantzis, ha iniziato uno sciopero della fame a oltranza affermando che uno sgombero forzato significherebbe lasciare senza casa centinaia di persone e distruggere un laboratorio di convivenza e di solidarietà. Un laboratorio che ha dimostrato che si possono realizzare politiche alternative alle mere logiche di mercato e di esclusione sociale anche nel cuore di una grande e moderna metropoli europea e non sono nelle selve del Chiapas o nelle montagne del Kurdistan.

