In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.
Venezia, il Mose fa felice i commercianti ma trasforma la laguna in uno stagno
16/02/2026Il ManifestoL’acqua alta non dà tregua a Venezia. Da più di due settimane, ininterrottamente, le paratoie del Mose non fanno altro che alzarsi e abbassarsi per fermare l’ingresso delle maree in laguna. I cellulare dei residenti sono un continuo trillare a tutte le ore per gli sms del Centro Maree: «Programmata l’attivazione del sistema Mose alle ore… Seguire gli aggiornamenti». Dal 27 gennaio a oggi, sono state contate 21 chiusure. Più di una al giorno. Non era mai successo prima. Quella che era la laguna dei Dogi è stata trasformata in uno stagno. In città è guerra aperta tra i lavoratori del porto, che rischia la chiusura delle attività per l’impossibilità di far transitare le navi, e gli operatori del turismo che, soprattutto in questi giorni di Carnevale, pretendono le calli sempre asciutte.
Sei anni dopo la sua inaugurazione nel luglio del 2020 (inaugurazione parziale perché l’opera non è tutt’ora completata), l’unica cosa chiara è che così non si può andare avanti. Cosa è successo? «Si è verificato esattamente quello che gli ambientalisti avevano previsto – spiega Gianfranco Bettin, coportavoce di Europa Verde Venezia – interrompere lo scambio secolare col mare non solo ha sconvolto l’equilibrio idrodinamico, portando conseguenze ancora tutte da verificare all’ecosistema lagunare, ma ha colpito al cuore la funzione portuale. Era un’opera sbagliata sin dalla sua concezione. Questa scelta scellerata ha portato un ritardo di decine di anni.
Sarebbe stato più utile un sistema diverso e meno impattante che poteva entrare in vigore almeno venti anni fa. Invece si è scelto un meccanismo di appalti miliardari perfetto per foraggiare la corruzione. Oggi il Mose continua a drenare tutti i finanziamenti che potrebbero essere utilizzati per la salvaguardia». Dal costo previsto di 1,3 miliardi di euro per la sua costruzione, l’opera è lievitata a 6,5 miliardi. E non è ancora completa. Ogni alzata di paratoia costa attorno ai 270 mila euro. La manutenzione minima dell’impianto vale circa 100 milioni all’anno. Mantenere efficiente ogni singola paratoia sommersa costa quasi 3 milioni. Tutti soldi che potrebbero essere investiti meglio.
Che il Mose non fosse idoneo a salvaguardare Venezia dalle acque alte lo affermava la stesso Via, la valutazione di impatto ambientale, che aveva dato un giudizio potenzialmente negativo sull’opera e, per realizzarla, l’allora governo Berlusconi aveva scelto di imboccare la scorciatoia del commissariamento. Il Mose era stato pensato inoltre per le acque alte eccezionali ma, con i cambiamenti climatici e l’innalzamento del livello del mare, le maree eccezionali sono diventate normali. Inizialmente venivano considerate maree eccezionali quelle superiori a 1,30 metri.
Limite che ha innescato le proteste dei commercianti di piazza San Marco, punto focale del turismo ma anche uno dei luoghi più bassi di Venezia, dispiaciuti che i loro clienti fossero costretti a bagnarsi i piedi: «Che avete costruito il Mose a fare se andiamo ancora sotto?». Inoltre, l’abbassamento da 6 a 12 metri del fondale delle bocche di porto ha innescato ingressi di marea più veloci e copiosi, rendendo più imprevedibili e più frequenti le acqua alte, con danni alle fondamenta e ai palazzi, lambiti da canali che sembrano fiumi in piena.
Così, complice anche il Carnevale e il suo indotto, la commissaria straordinaria del Mose, Elisabetta Spitz, ha deciso di portate il livello di guardia delle marea a solo un metro. Con la conseguenza che oggi le paratoie sono in un continuo saliscendi. Piedi asciutti e commercianti contenti; tanti saluti alla laguna, all’ambiente, al porto e alla salvaguardia della città.
Spiega la professoressa Andreina Zitelli, una delle firmatarie della Via: «L’opera era sbagliata nelle finalità. Non era idonea a salvaguardare la città dalla acqua alte normali essendo progettata solo per quelle eccezionali. Ora che l’eccezione è la regola non basta più. Servono soluzioni strategiche di ampio respiro come sollevare Venezia. Le tecnica c’è. Una società svizzera ha innalzato in via sperimentale l’isola lagunare di Poveglia. Bisogna cominciare a pensare a fare lo stesso per tutte le isole di Venezia. Costerà? Meno che mantenere il Mose. E poi bisognerà innalzare la soglia della bocca di porto del Lido a 6 metri per tenere lontano il mare, invece di scavarla per far spazio alle paratoie». E il Mose? «Tra una ventina di anni cominceranno a smantellarlo».

