Espulso perché pericoloso per Israele: «Non vogliono testimoni»
13/08/2025Il ManifestoDon Nandino Capovilla Parroco “scomodo” di una parrocchia nel quartiere periferico della Cita di Marghera, è stato fermato dalla polizia israeliana, gli sono stati sequestrati telefono e valigie ed è stato tenuto sotto stretta sorveglianza sino alla notifica dell’atto di espulsione
«Non scrivete di me. Io sto bene. Piuttosto che farmi domande sulle mie sette ore di detenzione, parlate di quel popolo che da settant’anni è prigioniero sulla sua stessa terra». Non si smentisce per un momento don Nandino Capovilla. Neppure l’espulsione e la notifica di un denied entry israeliano che gli impedirà di ritornate in quella terra che tanto ama lo distoglie dal suo obiettivo principale: la giustizia e la pace per un popolo martoriato.
Era sceso all’aeroporto di Tel Aviv lunedì 11 agosto, nel primo pomeriggio, con una delegazione di una quindicina di persone tra le quali l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, per partecipare a un «pellegrinaggio di giustizia» condotto nell’ambito della campagna «Ponti e non muri». Don Nandino, parroco “scomodo” di una parrocchia nel quartiere periferico della Cita di Marghera, è stato fermato dalla polizia israeliana, gli sono stati sequestrati telefono e valigie ed è stato tenuto sotto stretta sorveglianza sino alla notifica dell’atto di espulsione come persona non gradita e pericolosa per la sicurezza dello Stato. Libero sì, ma solo di tornare in Italia. Quindi è stato rimpatriato con il primo volo utile.
Non era certo la prima esperienza di viaggio in Palestina per don Nandino, conosciutissimo esponente di Pax Christi, che da oltre quarant’anni si batte per la libertà del popolo palestinese: ha organizzato tante iniziative di solidarietà, come l’aiuto nella raccolta delle olive nei territori occupati, e ha scritto libri per dare voce a chi voce non ha, come l’ultimo Sotto il cielo di Gaza con Betta Tusse.
«I NOSTRI SONO pellegrinaggi di giustizia che hanno l’obiettivo di denunciare e condividere quanto accade al popolo palestinese», racconta al manifesto. Proprio quello che Israele non vuole. «Lo testimonia lo spaventoso numero di giornalisti uccisi. Ed è proprio per questo che chiedo a tutti voi giornalisti di non focalizzare i vostri articoli su quello che è successo a me ma su quanto accade ogni giorno a Gaza. Usate tutti i mezzi a vostra disposizione per chiedere sanzioni a questo Stato che con suoi cosiddetti ‘errori’ bombarda moschee e chiese e continua a fingere che tutti gli orrori che commette sulla popolazione civile siano solo esagerazioni».
A Venezia, la notizia del suo fermo a Tel Aviv ha suscitato una mobilitazione come non si vedeva da tempo. Gianfranco Bettin, consigliere di opposizione, ha subito chiesto al sindaco Luigi Brugnaro di attivarsi con il governo per un pronto intervento diplomatico. Solidarietà al parroco della Cita è venuta anche dalla deputata veneziana Luana Zanella, capogruppo alla Camera di Avs, che ha sottolineato l’ennesimo «atto di brutalità delle autorità israeliane, una vergogna che si aggiunge a una lunga lista: dal blocco delle missioni pacifiste in solidarietà con Gaza, al respingimento della relatrice dell’Onu Francesca Albanese e della nostra amica Luisa Morgantini». Anche l’Anpi provinciale è uscita con un duro comunicato: il caso di don Nandino «ci convince sempre più che dobbiamo continuare ad ampliare la mobilitazione popolare contro le politiche genocidarie del governo di Israele».
«MI CONSIDERO soprattutto un uomo di pace – aggiunge don Nandino – Pace per i palestinesi ma pace anche per i tanti israeliani che si oppongono alla guerra e alle politiche assassine di Natanyahu. Mi chiedo cosa hanno visto in me per considerarmi un pericolo per la sicurezza dello Stato». Un prete sempre in prima linea, amato sia in Palestina che nella sua Cita, dove organizza iniziative per i migranti e per le persone senza fissa dimora.
All’aeroporto, ad accogliere il «pericolo per la sicurezza dello Stato d’Israele» c’era tanta gente. Tutti con le bandiere bianche, rosse, verdi e nere, a gridare con lui «Free, free Palestine».


