In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.

Venezia, il welfare dal basso di «Riprendiamoci la notte»

VENEZIA DIRITTI Dopo undici anni di politiche securitarie che hanno solo reso le strade più insicure, ogni mercoledì attivisti e cittadini si fanno carico delle persone in condizione di disagio


Undici anni di politiche sociali basate sull’idea che una città “sicura” si costruisce solo attraverso controlli di polizia, repressione del disagio, allontanamenti degli indesiderati, divieti e proibizioni. Undici anni, tanto sono durate le due amministrazioni del sindaco “fucsia” Luigi Brugano, anni di “sicurezza armata”, in cui sono state sistematicamente smantellate tutte le strutture di welfare e di riduzione del danno per fare spazio all’assunzione di vigili armati di pistole e taser. Vigili impreparati al dialogo ma «capaci di correre dietro ai nigeriani», come ebbe a dichiarare lo stesso primo cittadino. 

Undici anni i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Oggi Mestre è diventata uno dei crocevia più importanti della regione per il traffico di droga e per certe strade, di notte, è consigliabile tenersi lontani. Le cronache dei giornali locali riportano quotidianamente episodi di furti, degrado e violenza di cui sono vittime soprattutto i residenti. Centri sociali come il Loco, che costituivano un presidio del territorio, sono stati sgomberati con la scusa di «combattere il degrado» e lasciare il posto a esercizi commerciali di lusso. Esercizi che sono falliti uno dietro l’altra col risultato di abbandonare altri spazi allo spaccio e alla paura. 

L’episodio più tragico è accaduto nella notte del 20 settembre 2024, quando un giovane attivista del centro sociale Rivolta, Giacomo “Jack” Gobbato, fu ucciso a coltellate mentre difendeva una donna da una aggressione. Proprio sull’onda dell’indignazione suscitata da questo e da altri episodi, sono cominciate le mobilitazioni dei residenti di Mestre e di Marghera che si sono organizzati in associazioni come “Riprendiamoci la Città” e hanno dato vita a manifestazioni che hanno visto scendere in piazza migliaia di persone, tra i quali molti elettori fucsia pentiti. 

«Quanto accaduto nella notte in cui Jack è stato ucciso ha fatto capire la necessità di costituire un presidio permanente nel territorio – spiega Laura Fontolan – così abbiamo deciso di organizzare delle ronde il cui compito non è quello di allontanare le persone che vivono per strada ma di costruire un dialogo. Insomma, vogliamo abbattere i muri e non alzarne altri». Così è nato il progetto “Riprendiamoci la Notte” che ogni mercoledì raduna una trentina tra ragazzi e ragazze del Rivolta e del laboratorio Climatico Pandora e con loro cittadini attivi nei quartieri. Indossano una pettorina nera con strisce catarifrangenti, infilano nei bagagliai delle auto coperte, termos colmi di tè zuccherato, merendine, assorbenti, vestiti caldi e altri generi di prima necessità e si dividono per andare a presidiare in piccoli gruppi le strade più a rischio della città. 

«Evitate qualsiasi situazione di pericolo – raccomanda agli attivisti ogni mercoledì Laura – niente iniziative personali. Non abbiamo bisogno di eroi. Ascoltate tutti col massimo rispetto che si deve alle persone e parlate con tutti coloro che vogliono parlare con voi ma non fate promesse che non possiamo mantenere». Sebastiano Bergamaschi, che era con Jack in quella tragica notte e rimase a sua volta ferito nella colluttazione, è uno dei coordinatori del progetto: «Qualcuno ci ha accusato di aiutare quella stessa umanità che ha partorito l’assassino di Jack ma noi sappiamo che la risposta giusta alla violenza non è l’odio. Una città sicura si costruisce assieme, vivendola in tutti i suoi aspetti, senza escludere nessuno e fornendo servizi e welfare che non siano opere di misericordia o di carità ma diritti acquisiti. Dobbiamo capire che nessuno può sentirsi sicuro se qualcuno viene lasciato indietro». 

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