In questa pagina ho riportato gli ultimi articoli che ho scritto per il quotidiano ambientalista Terra, il settimanale Carta, Manifesto, per siti come Global Project, FrontiereNews o siti di associazioni come In Comune con Bettin e altro ancora.
Le Pussy Riot «assediano» il padiglione russo
6/05/2026Il ManifestoLA PROTESTA Nella mattinata di ieri, subito dopo l’apertura dei cancelli della mostra ai Giardini dell’Arsenale, una trentina di attiviste ha messo in scena un coloratissimo corteo che si è diretto verso il padiglione russo
Sono solo loro le protagoniste della più spettacolare performance di questa 61esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia: le Pussy Riot. Nella mattinata di ieri, subito dopo l’apertura dei cancelli della mostra ai Giardini dell’Arsenale, una trentina di attiviste ha messo in scena un coloratissimo corteo che si è diretto verso il padiglione russo. Passamontagna rosa a coprire il volto, fumogeni dello stesso colore, vestiti succinti rigorosamente neri, seni scoperti con scritte in pennarello anti Putin, e musica punk a tutto volume.
Così, scandendo lo slogan «Enjoy the show, ignore the war» (goditi lo spettacolo e ignora la guerra), le giovani attiviste si sono dirette verso il padiglione russo proprio nel momento in cui l’ambasciatore di Mosca stava inaugurando la sala davanti agli ospiti invitati. Il corteo, al quale si sono uniti molti visitatori della Biennale e degli attivisti di gruppi di dissidenti anti Putin, ha cercato di fare irruzione nel padiglione ma le porte sono state prontamente sbarrate dai curatori della mostra. Immediato anche l’intervento della polizia che ha fatto cordone attorno all’edificio.
Le Pussy Riot e gli altri manifestanti, qualche centinaio in tutto, hanno comunque cinto d’assedio il padiglione per oltre un’ora, sigillando dentro l’ambasciatore e i suoi ospiti, gridando slogan contro la guerra mentre i fumogeni passavano dal rosa al giallo e azzurro, i colori della bandiera ucraina.
«Gli artisti e i curatori di questo padiglione sono stati nominati dal presidente Putin in persona col compito di propagandare una immagine della Russia come di un paese democratico e di negare i crimini del regime contro gli ucraini ma anche contro i suoi stessi cittadini – ha spiegato una giovane incappucciata – Questa non può essere definita arte. L’arte è libertà».

