Medjugorje tra miracoli e burroni

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Sono un miracolato e lo posso dimostrare scientificamente! Certificati oculistici alla mano, sin dalla nascita ho sofferto di astigmatismo e presbiopia. Senza due lenti spesse come i proverbiali fondi di bottiglia non riuscivo neppure ad indovinare i titoli in prima pagina dei giornali.
Poi - questo autunno - mi sono recato a Medjugorje.
Adesso ho i dieci decimi da entrambi gli occhi e lo posso provare non solo con un certificato medico ma anche leggendo con la massima facilità le righe piccole di un qualsiasi contratto assicurativo, davanti al più incredulo degli scettici.
Se questo non è un miracolo, ditemi voi cosa è.
Certo, una settimana dopo Medjugorje mi sono anche sottoposto ad un intervento di chirurgia refrettiva col laser. E qualche incredulo potrebbe sostenere che ciò abbia velocizzato il compiersi del miracolo.
Ma quello che mi è toccato di vedere a Medjugorje val la pena di essere raccontato. Oggi, da vero miracolato, lo posso fare nell’articolo che trovate di seguito, senza tirare gli occhi sulla tastiera del computer.
Grazie alla madonna di Medjugorje.
E grazie anche al laser!


Il villaggio di Medjugorje dista appena un tiro di schioppo dalla città Mostar. Non è un caso. Così come non è un caso che le apparizioni della Madonna siano cominciate a ridosso dello scoppio del conflitto balcanico, il 24 giugno del 1981. Un tempismo che potremmo definire “cinematografico” e che ritroviamo tante altre volte nella storia. Ricordiamo solo le apparizioni mariane a Monte Berico, nel lontano 1426, avvenute proprio nel momento in cui la Repubblica Serenissima minacciava di espandersi verso la terraferma, sino ad inglobare la cattolica Vicenza.
Nell’81, un anno dopo la morte del maresciallo Tito, i Balcani cominciavano ad essere scossi da movimenti indipendentisti perlopiù di matrice fascista. La religione cominciò a giocare un ruolo importante per l’espandersi dei conflitti. I cattolici croati, gli ortodossi serbi, i musulmani bosgnacchi occupavano a macchia di leopardo il territorio che formava l’oramai ex Jugoslavia titiana. Nel piccolo villaggio di Medjugorje, attualmente all’interno della Bosnia Erzegovina, era arroccava una agguerrita ‘enclave’ croata a ridosso della contesa città del Ponte, la bella Mostar, che fu uno dei primo obiettivi dell’esercito croato allo scoppiare della guerra. L’apparizione della madonna giocò quindi un ruolo importante nelle rivendicazioni territoriali croate. E non è nemmeno un caso che, tra i primi messaggi della madonna ai sei pastorelli croati, figurino diversi attacchi al vescovo di Mostar che all’epoca si stava spendendo in favore dei principi della convivenza interetnica ed interreligiosa.



La storia poi, è, andata come è andata. Ma certo era una madonna assai poco sensibile ai temi della pace, quella di Medjugorje, che non nascondeva le sue spiccate simpatie per i paramilitari ùstascia che combattevano - ma potremmo anche scrivere “massacravano” - con gli adesivi ritraenti il suo volto angelico appiccicati sul calcio del mitragliatore.
Forse è proprio per questo che il Vaticano non si è mai ufficialmente espresso sui miracoli e sulle apparizioni che, a detta dei fedeli, continuano imperterrite a manifestarsi a Medjugorje, preferendo mantenere un distaccato riserbo. Non è lo stesso per i tanti religiosi e per i tantissimi cattolici, comprese personalità della tv come l’ex giornalista Paolo Brosio, che continuano a recarsi numerosissimi in quella che oggi è diventata una vera e propria Disneyland del sacro.
Io ci sono passato di ritorno dalla mio ultimo viaggio in Albania. Medjugorje dista pochi chilometri dalla costa croata ma per arrivarci bisogna attraversare il confine con la Bosnia in direzione Mostar. Una deviazione lungo una ripida stradina che corre a ridosso di un profondo burrone - e ricordatevi di questo burrone perché lo ritroveremo in fondo all’articolo - ti porta in una mezzoretta di auto nel cuori del paesino: una cinquantina di vecchie case, una trentina di alberghi di nuovissima costruzione, altrettanti ristoranti con nomi italiani come Il Sole, La Fede, Il ristoro del pellegrino. “Qua si parla italiano e veneto”, ho trovato scritto su una di queste entrate. E poi chilometri e chilometri di affollatissimi negozi di souvenir religiosi come madonnine, rosari, corone di spine, volti santi… Prezzi esclusivamente in euro. Bandiere esclusivamente croate e vaticane.
E poi ci sono le chiese. Una grande in centro città e una più piccola ai piedi della collina delle apparizioni. Chiese con annessi e connessi: confessionali in tutte le lingue, punti di riposo, vie crucis, vendite di oggettistica religiose, statue infiorate. E ancora, gruppi di pellegrini che cantano, pregano, piangono e si pentono dei loro peccati salendo scalzi e con i piedi insanguinati quella sorta di pietraia da capre che altro non è la collina delle apparizioni. Apparizioni che, secondo i fedeli, continuano ancora oggi. Sui siti dedicati al santuario o sui libri di Brosio potete trovare testimonianze a bizzeffe.
In cima alla collina, la cui salita mi è costata una scarpa rotta, una puntura di vespa, un’ora di sudore e un bel po’ di “smadonnamenti”, ho trovato alcuni religiosi incaricarti di “aiutare” i fedeli ad ottenere la grazia di una personale visione della madonna. Il metodo utilizzato è quello di far fissare a lungo, pregando, uno schematico disegno in bianco e nero ritraente il volto della madre di dio e poi di guardare verso il cielo contrastato di nubi. Per funzionare, funziona. L’ho sperimentato anche io e senza bisogno di pregarci su. Ma non serve avere la tessara del Cicap in tasca per capire che si otterrebbe lo stesso risultato con una immagine di Che Guevara o di Maradona!
Ma, apparizioni a parte, il miracolo che più attizza i fedeli di Medjugorje è quello del ginocchio di Gesù. Dietro la chiesa principale è stata alzata una grande e spettacolare statua del Cristo crocifisso alta una decina di metri. I fedeli sostengono che dal ginocchio destro di Gesù fuoriesca un liquido miracoloso. Per poter avere il privilegio di asciugare la gamba del Cristo, bisogna mettersi pazientemente in fila. C’era una coda lunga una trentina di fedeli, tutte donne. Per dirvela francamente, io ci ho rinunciato. Ho comunque osservato da vicino la “pulitura” e vi posso assicurare che l’unica “acqua santa” che ha inumidito le salviette era quella del sudore delle mani. Infatti, mi hanno spiegato, perché il miracolo avvenga deve fare molto caldo ed è necessatio strofinare forte per interi minuti.
Da sottolineare che, siccome pare brutto adoperare un normale fazzoletto da naso per un uso così santo, la chiesa vende delle speciali pezze da dieci o anche da venti euro, se optate per il modello “de luxe”.
A questo punto credo che possa essere utile riportare, senza spendere commenti ma anche senza cambiare una parola, alcuni discorsi dei pellegrini italiani che mi è toccato sentire. Bambina di 5 o 6 anni: “Mamma, quando vedrò la madonnina?” “Dopo, in cima alla collina. Ma solo se sei una brava bambina perché da quelle cattive la madonna non si fa vedere”; una ‘laureata in matematica’ con una maglietta con la scritta ‘Cattolica al 150%’ all’amica alle otto della sera sotto un pino “Si capisce che siamo in un luogo sacro! Senti che bel fresco! Mentre questo pomeriggio a Mostar faceva un’afa…”; bambino di 8 o 9 anni davanti alla statua del Cristo: “Mamma, ma l’acqua dal ginocchio non finisce mai?” “No” “Ma neanche dopo tanto tempo?” “Ti ho già detto che è infinita” “Sì… ma dopo tanto tanto tanto tempo?” “Non può finire mai” “Ma perché?” “Perché è santa!” “Ah….”; signora anzianotta dall’accento veneto: “E da quella volta che mio cognato ha detto che non crede nella madonna, gli si fulmina una lampadina al giorno in casa sua! Una al giorno tutti i santi giorni!”
E con questo, credo di avervi dato una idea dell’umanità che si reca in pellegrinaggio da queste parti e che ha decretato l’innegabile successo di questa sorta di Expo dei miracoli.
Mi perdonerete quindi se concludo l’articolo con un ‘copia e incolla’ da quell’impagabile e geniale sito satirico che è Lercio. “Medjugorje: appare la madonna e spinge Paolo Brosio giù per il burrone”.
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