¡Que corra la voz!

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Facciamo vivere Radio Despertar
Un progetto di Ya basta! Êdî bese! per ridare voce alla stazione radio del caracol de La Realidad
La Realidad - Bisogna tirarsi giù all'amaca alle quattro della mattina per arrivare puntuali all'appuntamento con i compas di Radio Despertar. Le quattro della mattina che, da queste parti, non è neppure tanto presto. Quando il sole sorge verso le sei, trova i campesinos del caracol de La Realidad già sui campi da un pezzo. A te, ancora mezzo cotto dal sonno, vien da pensare "dormo in auto considerato che, per fortuna, non guido io" ma la strada è talmente sconnessa che ringrazi il dio dell'occidente e anche il Gran Serpente Piumato Quetzalcóatl che non hai fatto colazione prima. Poi bisogna inerpicarsi per una collina e hai appena la forza di accorgerti che il paesaggio che si dipana attorno a te, mentre la nebbia si scioglie lentamente sotto i primi raggi del sole, è tanto bello da togliere il fiato. Dall'alto, la selva Lacandona sembra un manto morbido e soffice di verde intenso, che copre tutto il Creato. Tiri gli occhi ma non trovi traccia della poche fattorie che hai incrociato. Anche la strada balorda che hai appena percorso sembra inghiottite dal verde.
Radio Despertar sorge proprio nel punto più alto della collina. Qui i compas zapatisti hanno tirato sù una antenna lunga 35 metri che, piantata là in mezzo alla selva, fa più effetto della torre Eiffel a Parigi. Proprio sotto di lei, tutta coperta di scritte e di colori, c'è la baracca della radio. "La Radio de Los Marez" si legge sul logo. Marez è l'acronimo di "municipi autonomi ribelli dell'esercito zapatista".
Il giorno prima la carovana di Ya Basta Êdî Bese era stata ricevuta dalla Giunta di Buon Governo "Hacia la esperanza" della Realidad. La radio, ci hanno spiegato i portavoce zapatisti, ci permette di raggiungere tutte le comunità, i villaggi e le piccole fattorie che fanno riferimento al caracol. Nel cuore della Locandona non c'è copertura telefonica, non c'è internet e la stessa elettricità, dove questa arriva, viene fornita saltuariamente da un generatore. La radio a modulazione di frequenza è quindi uno strumento indispensabile per comunicare, fare controinformazione ed anche allertare la popolazione nel caso di azioni da parte di reparti governativi o paramilitari. Già. Perché nel Chiapas la guerra non è ancora finita e il rischio che il Governo voglia tentare di mettere fine alla ribellione zapatista con un violento colpo di mano è sempre in agguato.

Il problema, ci spiega la Junta, è che Radio Despertar da qualche tempo è praticamente muta. La copertura assolutamente insufficiente ed il segnale debolissimo. Di cosa possa essere successo, loro non ne hanno la minima idea. Tocca a noi, il giorno dopo, andare a vedere.

E così eccoci qua. Puntuali all'appuntamento sopra la collina, nel bel mezzo della mitica selva Locandona. I compas zapatisti della radio invece, sono in regolare ritardo. Scrivo "regolare" perché altrimenti non saremmo in Messico. La stazione radio è comunque sorvegliata giorno e notte. Nella prima delle tre stanze in cui è divisa la capanna, c'è un letto con una piccola radio da amatore alimentata da una batteria. Serve per comunicare all'Ezln eventuali situazioni di pericolo, mi spiega il "compa" che era di turno per la notte. La guardia non va mai abbassata e la radio è una cosa troppo importante per perderla senza combattere.
Intanto che attendiamo i responsabili della stazione, diamo una occhiata alle attrezzature presenti. Nella saletta di regia, sotto la foto di Marcos e di una Madonna col paliacate, c'è un vecchio computer che non conosce aggiornamenti da perlomeno un decennio. Neppure un microfono, vediamo. La sala di registrazione è messa ancora peggio. Uno dei responsabili della stazione, giunto nel frattempo, mi fa vedere un amplificatore mezzo arrugginito che in Europa finirebbe in un museo della comunicazione. "Prima ne avevamo uno da 400 watt e la radio trasmetteva abbastanza. Poi si è rotto e ora adoperiamo questo da 200. Ecco perché il segnale è debole".
Ci credo che il segnale sia debole! Praticamente la radio non esiste! "Eppure per noi, questa radio è importante. E' la sola voce che abbiamo per ribattere a tutte le bugie che i media governativi diffondono. La gente è con noi ma noi dobbiamo riuscire a parlare con la gente".
Prima di risalire in macchina, che per arrivare a San Cristóbal dobbiamo sorbirci perlomeno altre sei ore di scassatissima carrettera, li salutiamo con una promessa. Una promessa che, prima ancora che a loro, prima ancora che alla Junta de Buen Gobierno, prima ancora che agli indomiti e ribelli indigeni del Chiapas, abbiamo fatto a noi stessi. Torneremo presto nella selva Lacandona e torneremo con tutta la strumentazione necessaria a ridare voce a Radio Despertarla la Radio de los Marez!
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