#Overthefortress a Idomeni: distribuzione dei beni di prima necessità


La carovana #OverTheFortress arriva al campo profughi di Idomeni a mezzogiorno, dopo quattro ore di viaggio da Igoumenitsa. Per strada, gli attivisti italiani sono stati calorosamente accolti da varie associazioni greche per i diritti umani. Il tempo è bello e la strada che corre sotto un monte Olimpo ancora innevato, è splendida. Scorre sopra un manto verde, dolcemente ondulato, che sembra un inno alla vita.
Le tende appaiono all'improvviso. Il primo campo che ci troviamo ad attraversare è gestito dall'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati. Vi ospita qualche migliaio di profughi. La Grecia, va sottolineato, non ha militarizzato i campi. Dopo gli accordi di Bruxelles, la politica del Governo è quella di dividere i profughi di Idomeni per nazionalità e assegnare ad ognuna di queste un campo gestito da una diversa onlus. Il che significa per i profughi ancora stanziati a Idomeni, abbandonare per sempre qualsiasi speranza di varcare la frontiera con la Macedonia e di entrare nel cuore d'Europa. La situazione è molto tesa e rischia di precipitare da un momento all'altro perché è proprio la speranza di raggiungere e di essere accolti in Europa quello che ha spinto queste donne e questi uomini a lasciare i loro Paesi in guerra.

Prima di entrare nel grande campo di Idomeni, la carovana #OverTheFortress si ferma a qualche chilometro di distanza per aggregare il gruppo dei Giovani Verdi Europei che hanno raggiunto la Grecia con mezzi propri, lungo la rotta balcanica. Ma l'incontro più importante è con gli attivisti italiani che già lavoravano nel campo e che negli ultimi mesi hanno garantito, in questa come in altre frontiere, una presenza costante. "Non siamo qui per fare nulla che possa danneggiare i profughi - spiegano -. Siamo qui solo per distribuire gli aiuti che abbiamo raccolto, portare solidarietà e denunciare una Europa che ha tradito i diritti umani stipulando con un feroce e sanguinario dittatore come il turco Erdogan un accordo vergognoso che ha come merce di scambio la pelle dei migranti".

L'arrivo della carovana di #OverTheFortress viene accolta dai profughi rimasti ad Idomeini- circa 14 mila secondo le ultime stime - con un calore commovente. Il campo è una mare di tende pieno di uomini, donne e bambini che continuano ad aggrapparsi alla speranza che venga abbattuto il confine con la Macedonia. Sono siriani, pachistani, iracheni, curdi, yazidi e tante altri ancora. Raccontano volentieri la storia della loro fuga a quanti vogliono anche solo ascoltare. Alcuni di noi sono invitati a pranzo, sotto le tende o all'aperto. Volontari di Medici senza Frontiere e di altre associazioni hanno sistemato un presidio medico e un campo di giochi per i bambini. Davanti a due salterelli, troviamo una fila con perlomeno un centinaio di bimbi. Delle ragazze tedesche hanno portato una radio e fanno ballare i bambini e la sera organizzano una specie di cinema all'aperto. Il campo è strutturato come un piccolo villaggio. Ci sono anche dei banchetti che vendono frutta e verdura. Non bisogna fare l'errore di credere che i profughi siano necessariamente tutti poveri. Sono in fuga dalla guerra con le loro famiglie. E' una cosa diversa. Una signora di Aleppo mi racconta in un inglese assai migliore del mio che, quando non ce la fanno più della tenda, si permettono il lusso di una notte in un albergo vicino in modo da far lavare e riposare i loro bambini. Suo marito è ingegnere. In Patria hanno perso tutto e mi chiede sommessamente perché l'Europa non vuole dare loro la possibilità di lavorare in Germania o in Svezia.

Per tutta la giornate, le ragazze e i ragazzi di #OverTheFortress girano per il campo, distribuendo il materiale: - saponi, pannolini, vestiti, scarpe soprattutto, indispensabili a dei veri viaggiatori. C'è chi aiuta nel campo giochi con i bambini, e chi parla con la gente e raccoglie le loro storie. Con Medici Senza Frontiere mettiamo a punto alcuni progetti come la realizzazione di una stazione wifi.

Andiamo via a sera inoltrata, mentre i le famiglie di profughi accendono grandi fuochi per scaldare le loro tende. A Idomeni, la notte fa ancora tanto freddo.
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