L'ultimo aggiornamento che ho scritto per la testata Dossier Libia di cui sono direttore responsabile. In questa pagina trovate tutti i miei articoli in merito agli abusi e alle violazioni che avvengono sull'altra sponda del Mediterraneo
Stacks Image 2460
  • “Sono solo bambini”. Un report di Human Rights denuncia le torture che la polizia egiziana infligge ai minori
    L’esercito e la polizia egiziana arrestano arbitrariamente, uccidono e torturano anche i bambini. Lo afferma una particolareggiata inchiesta pubblicate dall’ong Human Rights Watch e dall’associazione per i diritti umani Belady. Il report, dal significativo titolo di “A nessuno importava che fosse un bambino”, documenta terrificanti abusi compiuti contro una ventina di ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni arrestati dalle forze dell’ordine egiziane.
    L’esercito e la polizia egiziana arrestano arbitrariamente, uccidono e torturano anche i bambini. Lo afferma una particolareggiata inchiesta pubblicate dall’ong Human Rights Watch e dall’associazione per i diritti umani Belady.

    Il report, dal significativo titolo di “A nessuno importava che fosse un bambino”, documenta terrificanti abusi compiuti contro una ventina di ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni arrestati dalle forze dell’ordine egiziane.

    Di fronte a tali crimini contro dei minori, Human Rights Watch chiede a tutti gli Stati “alleati degli egiziani, in particolare gli Stati Uniti, ma anche la Francia e gli altri Paesi dell’Unione Europea, di interrompere il sostegno alle forze di sicurezza egiziane fino a quando l’Egitto non prenderà tutte le misure necessarie per porre fine a questi abusi e punire i responsabili”.

    Aya Hijazi, responsabile dell’associazione Belady, ha sottolineato come “quando si tratta di minori o di bambini, le autorità egiziane agiscono come se non dovessero rendere conto a nessuno delle loro azioni. Si sentono superiori alla legge ed agiscono in totale impunità”. Parole che fanno pensare quanto accaduto, sia nell’esecuzione dell’omicidio sia nei successivi depistaggi, nel caso del nostro Giulio Regeni. Adesso, grazie al dossier di Human Rights Watch, sappiamo che questo accade anche quando le vittime sono bambini.

    Le testimonianza che si possono leggere nel dossier, liberamente scaricabile da questa pagina del sito di Human Rights, sono degne di un film dell’orrore. Sette bambini hanno riferito che gli agenti di sicurezza li hanno torturati con l’elettricità e facendo anche uso di pistole stordenti.

    Altri sette minori hanno spiegato che i poliziotti li hanno sospesi con una corda al soffitto dalle braccia che gli avevano legato dietro la schiena e li hanno strattonati sino a slogare loro le spalle.

    “Altri bambini sono stati torturati col waterboarding (una forma di tortura che consiste nel tenere fermo il bambino a testa in giù e versargli acqua nella bocca e nel naso sino a simulare l’annegamento. Ndr) e con scariche di elettricità nei genitali e nella lingua – ha denunciato Bill Van Esveld, direttore di Human Rights Watch -. Tutto questo viene compiuto nella più totale impunità”.

    Alcuni bambini sono stati tenuti arbitrariamente in detenzione per 13 mesi, senza che venisse dato alla famiglia la benché minima informazioni sulla sorte dei loro figli. In tre casi, tra quelli documentati nel rapporto, i minori sono stati trattenuti in isolamento, negandogli anche le visite dei genitori, per più di un anno. Altri bambini, sono stati rinchiusi con adulti in celle così sovraffollate che erano costretti a dormire a turni, senza cibo e cure mediche.

    “Avevo 17 anni quando gli agenti della sicurezza nazionale mi hanno arrestato – racconta Belal B. – Gli agenti mi hanno tenuto per tre giorni legato stretto ad una sedia, in isolamento. Non mi hanno detto nulla e i miei genitori non sapevano che fossi stato fermato”. Ricordiamoci che l’Egitto, in violazione al diritto internazionale, ha già condannato a morte un minore.

    “La legge egiziana impone alla polizia di segnalare a un pubblico ministero i soggetti fermati entro 4 ore dall’ arresto – si legge nel rapporto – ma è una pratica comune che le date siano falsificate dagli stessi magistrati, in modo da coprire detenzioni molto più lunghe. In nessuno dei casi che abbiamo esaminato le autorità hanno presentato un mandato di arresto o arrestano i minori in modo lecito”.

    Ci sono casi di ragazzini trattenuto senza processo per più di 30 mesi, quando il limite per la legge egiziana è di due anni.

    “Un minore è stato accusato di aver partecipato ad una protesta avvenuta mentre era in detenzione e si sono rifiutati di lasciargli sostenere gli esami di scuola, minando le sue possibilità di proseguire gli studi”. Il sistema giudiziario penale egiziano non si è mai preoccupato di indagare seriamente sulle accuse di tortura e maltrattamenti da parte dei bambini. “In un caso che abbiamo esaminato – si legge – il pubblico ministero ha persino minacciato il minore di riconsegnarlo all‘agente che lo aveva torturato se avesse rifiutato di sottoscrivere la confessione che gli volevano imporre”.

    E non solo giudici civili! In due casi tra quelli esaminati nel rapporto, i bambini sono stati processati e condannati addirittura da un tribunale militare!

    “Il sistema giudiziario egiziano invece di proteggere i bambini dai maltrattamenti, copre i torturatori – ha affermato Hijazi -. I Governi dei Paesi che sostengono di avere a cuore i diritti umani, dovrebbero porre fine ad ogni sostegno ai servizi di sicurezza egiziani, altrimenti non sono altro che complici di questi orrori”.

Vedi gli altri articoli sulla Libia


Quanto accade in Libia va al di là di ogni possibile giustificazione politica

Stacks Image 1617
Lo dice un rapporto dell’Onu che invita gli Stati europei a soccorrere in mare i migranti e ad evitare qualsiasi collaborazionismo con le autorità libiche.
L’ultimo rapporto degli osservatori Onu sulle condizioni dei migranti in Libia è un campionario di orrori indicibili. Ve lo diciamo col cuore in mano: abbiamo fatto fatica a leggerlo sino alla fine. Eppure per l’Italia e per l’Europa, rimane un “Paese sicuro” e chi se ne frega se le autorità libiche non hanno mai ratificato la Convenzione del 1951 sullo status dei rifugiati, si guardano bene dal riconoscere l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e non si sono nemmeno mai sognate di abbozzare una qualsiasi politica di asilo, abbandonando volontariamente queste persone allo sbaraglio, in mano ai ricatti e alle vessazioni delle bande criminali organizzate, se non dalla stessa polizia, senza nessun diritto riconosciuto dallo Stato. Il rapporto, che potete scaricare integralmente in fondo alla pagina, si basa su informazioni raccolte dai funzionari dei diritti umani tra gennaio 2017 e agosto 2018, su visite di monitoraggio regolari a 11 centri di detenzione e su una serie di interviste raccolte in Nigeria e in Italia ai migranti che sono riusciti ad abbandonare il Paese “sicuro”. “Migranti e rifugiati – leggiamo – soffrono orrori inimmaginabili durante il loro transito e soggiorno in Libia. Dal momento in cui entrano nel territorio libico, diventano vulnerabili a uccisioni illegali, torture e altri maltrattamenti, detenzione arbitraria e privazione illegale della libertà, stupri e altre forme di violenza sessuale e di genere, schiavitù e lavoro forzato, estorsione e sfruttamento da parte di attori sia statali che non statali”. “Tali violazioni cominciano nel momento in cui migranti e rifugiati attraversano il confine meridionale della Libia durante il loro viaggio verso la costa settentrionale. Il viaggio prosegue con il pericoloso attraversamento del Mar Mediterraneo, che finisce sempre col l’intercettazione da parte dalla Guardia costiera libica che li riportano indietro, dove sono sottoposti a detenzione indefinita e frequenti torture e altri maltrattamenti in centri inadatti ad ospitare esseri umani”. A tutto questo orrore le autorità libiche non possono, o non vogliono, porre rimedio e si sono rivelate “incapaci o riluttanti a porre fine alle violazioni e agli abusi commessi contro migranti”. “Anni di conflitti armati e divisioni politiche hanno indebolito le istituzioni libiche, compresa la magistratura, che non sono state capaci, se non addirittura riluttanti, ad affrontare la pletora di abusi e violazioni commessi contro migranti e rifugiati da parte di contrabbandieri, trafficanti, membri di gruppi armati e funzionari statali che godono di totale impunità”. “Questo clima di illegalità fornisce terreno fertile per attività illegali illecite, come la tratta di esseri umani e il traffico criminale, e lascia uomini, donne e bambini migranti e rifugiati in balia di innumerevoli predatori che li considerano come merci da sfruttare e estorcere al massimo guadagno finanziario. Gli abusi contro i migranti e rifugiati subsahariani, in particolare, sono aggravati dal fallimento delle autorità libiche nell’affrontare il razzismo, la discriminazione razziale e la xenofobia”. La stragrande delle detenzioni, spiega il rapporto, sono assolutamente arbitrarie “in quanto non sono mai stati accusati o processati in base alla legislazione sulla migrazione”. Gli osservatori Onu hanno “costantemente osservato un grave sovraffollamento, mancanza di adeguata ventilazione e illuminazione, accesso inadeguato alle strutture di lavaggio e latrine, confinamento costante, rifiuto di contatto con il mondo esterno e malnutrizione. Le condizioni portano alla diffusione di infezioni cutanee, diarrea acuta, infezioni delle vie respiratorie e altri disturbi, e le cure mediche sono inadeguate. I bambini, compresi quelli separati o non accompagnati, sono tenuti insieme agli adulti in condizioni similmente squallide“. Sono state documentate “torture e altri maltrattamenti, lavori forzati, stupri e altre forme di violenza sessuale perpetrate dalle guardie. Il fatto che le donne siano detenute in strutture senza guardie di sesso femminile facilita ulteriormente l’abuso e lo sfruttamento sessuale”. “Molti di coloro che sono detenuti nei centri sono sopravvissuti a orrendi abusi da parte di contrabbandieri o trafficanti e avrebbero bisogno di assistenza medica e psicologica. Eppure sono sistematicamente tenuti prigionieri in condizioni abusive, tra cui fame, gravi percosse, ustioni con metalli caldi, elettrocuzione e abusi sessuali di donne e ragazze, con l’obiettivo di estorcere denaro alle loro famiglie … Sono spesso venduti da una banda criminale a un’altra e hanno l’obbligo di pagare il riscatto più volte prima di essere liberati o portati nelle zone costiere per attendere la traversata del mar Mediterraneo. La stragrande maggioranza delle donne e delle adolescenti più giovani intervistate ha riferito di essere stata violentata da gruppi di trafficanti e spesso sono stati portate in alloggi predisposti per per essere abusate collettivamente”. “Le donne più giovani che viaggiano senza parenti maschi sono anche particolarmente vulnerabili all’essere costrette a prostituirsi. Innumerevoli migranti e rifugiati hanno perso la vita durante la prigionia da contrabbandieri o trafficanti di esseri umani dopo essere stati uccisi, torturati a morte o semplicemente lasciati morire di fame o di negligenza medica. In tutta la Libia è facile trovare corpi non identificati di migranti e rifugiati con ferite da arma da fuoco, segni di tortura e ustioni mortali in depositi di immondizia, argini di torrenti, vicoli o nel deserto”. Tutto questo lo compiono non solo le bande di trafficanti ma anche polizia ed esercito regolare. Gli osservatori hanno ricevuto molte “informazioni credibili sulla complicità di alcuni attori statali, inclusi funzionari locali, membri di gruppi armati formalmente integrati nelle istituzioni statali e rappresentanti del Ministero dell’Interno e del Ministero della Difesa, nel contrabbando o traffico di migranti e rifugiati. Questi attori statali si arricchiscono attraverso lo sfruttamento e l’estorsione di migranti e rifugiati vulnerabili”. “Oltre alla detenzione per violazione della legislazione sull’immigrazione, i migranti e i rifugiati sono vulnerabili ad essere arbitrariamente arrestati e detenuti, anche da gruppi armati nominalmente sotto il controllo del Ministero dell’Interno, in relazione ad accuse di furto, reati legati alla droga, lavoro sessuale, consumo di alcool e terrorismo. In questo modo si tengono centinaia di persone, la maggior parte senza accusa né processo per periodi prolungati”. “Migranti e rifugiati sono a rischio di arresto o cattura arbitraria ai posti di blocco o in strada da parte di forze di sicurezza, membri di gruppi armati ma anche privati ​​cittadini privi di qualsiasi autorizzazione”. Come dire che un libico vede un migrante per strada, se è una donna la può stuprare liberamente, se è un uomo se lo può portare nei campi o nella fabbrica e metterlo al lavoro a suon di frustate. “Migranti e rifugiati sono spesso sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli che si rifiutano di pagare i loro stipendi, sapendo che in pratica non hanno alcun ricorso alla giustizia”. E questo non solo per i migranti in transito verso l’Europa ma anche per quelli che già si trovavano in Libia prima della rivoluzione e lavoravano legalmente. “La mancanza di liquidità nelle banche libiche ha lasciato migranti e rifugiati impiegati nel settore pubblico come insegnanti, infermieri e ingegneri che non riescono a ritirare i loro stipendi”. Anche l’esistenza medica più elementare viene negata a chi non è libico. Gli osservatori hanno “raccolto informazioni su migranti e rifugiati malati e feriti, tra cui anche donne incinte e in travaglio, che sono state allontanate dagli ospedali pubblici”. Rivolgersi alla legge è peggio che andar di notte. “Migranti e rifugiati cui sono stati commessi abusi, compresi i sopravvissuti alla tratta e allo stupro, si astengono dal presentare denunce o reclami alla polizia, temendo di essere arrestati e di trasformarsi da vittime a colpevoli”. Il rapporto Onu termina con una raccomandazione all’Europa che è esattamente l’opposto di quanto sta facendo attualmente il nostro Governo Lega 5 Stelle che ha scelto di perseguire la stessa politica varata da Minniti di affidare alla Libia – “Paese sicuro”! – il compito di fermare le migrazioni, condendola, per di più, con una valanga di razzismo e xenofobia, chiusura dei porti e criminalizzazione delle navi delle Ong. “Raccomandiamo che l’Unione europea e i suoi Stati membri intensifichino le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo e facilitino il lavoro salvavita delle navi di soccorso gestite dalle organizzazioni umanitarie. Esortiamo inoltre gli Stati europei a sincerarsi che qualsiasi cooperazione con le istituzioni libiche includa la garanzia del rispetto dei diritti umanitari, e che non contribuiscano o facilitino, direttamente o indirettamente, la violazioni di questi diritti”.
Torna indietro